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  • Facebook e Instagram: gli ultimi dati su adv, performance e contenuti

    Facebook e Instagram: gli ultimi dati su adv, performance e contenuti

    Una ricerca che copre 356 milioni di spesa adv, 159.141 profili Facebook e 65.038 account Instagram: scopri dati e tendenze su investimento paid e contenuti.

    Questa analisi mappa tutto il 2019, copre le evoluzioni a partire del 2018 e vuole mettere in evidenza alcune tendenze con cui dovremmo fare i conti nel 2020. In particolare, andrò a coprire due punti chiave:

    1. stato dell’arte dell’investimento paid;
    2. utilizzo e risultati di formati e asset di content marketing.

    In parole povere, voglio provare a rispondere ad una semplice domanda: quale direzione stanno prendendo brand e professionisti su questi canali? Vediamo cosa è emerso.

    Facebook e Instagram Ads

    In questa sezione sviscererò alcuni dati legati a funnel di conversione, tipologie di investimenti, posizionamento e obiettivi.

    I social media sono una leva per la conversione?

    Apparentemente la risposta è no. Infatti, abbiamo un 1.58% delle visualizzazioni che diventano click e soltanto lo 0.32% di questi click si trasformano in acquisti.

    Il funnel di conversione di facebook e Instagram: quante visualizzazioni diventano click e quanti di questi click diventano acquisti

    Per quanto mi riguarda, questo risultato suona come un campanello d’allarme in merito a

    • creatività click baiting che (piccola parentesi) influenzano negativamente la fase di apprendimento del sistema di distribuzione delle ads di Facebook restituendo un peggior costo per azione. In particolare per gli obiettivi più avanzati come generazione di lead, conversioni e installazione di app;
    • performance degli asset d’atterraggio come le landing page ed eCommerce. In questo caso, andremo ad indagare UX, struttura, copy, value proposition, benefici, performance e velocità;
    • rilevanza del targeting in relazione ai bisogni del pubblico che vogliamo raggiungere e i momenti di consumo. Questo punto richiede necessariamente un approfondito studio del target nella fase di pianificazione di una campagna. Purtroppo, osservo come resti un tema molto dibattuto su LinkedIn ma poco applicato nella realtà;
    • pertinenza del messaggio a seconda della fase della relazione o del processo d’acquisto. A tal proposito, la mappatuta dei diversi touchpoint resta ancora una sfida aperta, in particolare l’integrazione online-offline, e abbiamo ancora tanto lavoro da fare. Ragione per cui, la comunicazione risulta spesso sfalsata e poco coerente.

    Queste riflessioni si rispecchiano anche nel dato legato a CPC e CTR che tra il 2018 e il 2019 hanno visto aumentare il primo e diminuire il secondo.

    l'evoluzione di CPC e CTR tra 2018 e 2019 su Facebook e Instagram

    Quali sono gli obiettivi più ricercati dai brand?

    L’auspicata fase di maturità, ovvero trasformare i social media in chiari asset di business, non è ancora avvenuta. Tanto è vero che l’obiettivo conversioni è sotto il 10% tanto su Facebook quanto su Instagram.

    distribuzione dell'investimento nei diversi obietti di facebook e instagram ads

    Facebook e Instagram sono ancora percepiti come strumenti utili soltanto nelle fasi iniziali del processo d’acquisto e di conseguenza i principali obiettivi sono traffico, engagement e reach. Insomma, un modello che prende in considerazione l’awareness e la considerazione e ancora troppo poco la vendita vera e propria.

    Come sta evolvendo l’investimento adv?

    Da un lato, abbiamo il feed di Facebook che resta il primo posizionamento per investimento ma perde 6 punti in percentuale. Dall’altro, l’investimento sul feed di Instagram vede un aumento (+1%) rispetto al 2018 ma inizia a rallentare. Infatti, osserviamo una riduzione della spesa a partire da luglio 2019 e che arriva fino a dicembre di quest’anno. Risulta quindi spontaneo chiedersi dove è stato dirottato l’investimento.

    l'investimento in percentuale sul feed di facebook

    la spesa in percetuale sul feed di Instagram

    Come prevedibile esplode l’investimento in Instagram Stories che in un anno (2018-2019) passa al più 40% con i video come formato più condiviso (52%).

    l'investimento paid in instagram stories aumenta del +40% in un anno

    Tuttavia, non è tutto oro quello che luccica. I brand sono ancora in fase di test e la vera sfida sarà fare diventare le Instagram Stories degli asset più avanzati nel percorso di conversione (c’è già chi lo sta facendo molto bene) e andare oltre il mero branding. Difatti, il risultato del CTR non è certo dei migliori.

    i dati del CTR su facebook e instagram a seconda del posizionamento

    Se parliamo di evoluzione della spesa, possiamo notare come i brand stiano iniziando a sperimentare nuovi posizionamenti puntando a scoperta e conversione. Ad esempio Instagram Explore cresce del +1.32%, interessante in fase di scoperta ma soprattutto in coppia con gli shoppable post, e le ad cominciano a popolare il Facebook Marketplace passando in un anno dallo 0.72% della spesa totale al 1.31%.

    l'investimendo ad in instagram explore aumenta del +1.32

    l'investimento adv in facebook marketplace aumenta del +80%

    Contenuti su Facebook e Instagram

    In questa sezione andremo a indagare quale tipologia di contenuti sono condivisi dai brand e i risultati in termini di interazioni con il pubblico.

    Video: le modalità di fruizione hanno un impatto sulla performance del contenuto?

    Ovviamente, la risposta è sì ma allo stesso tempo possiamo osservare alcuni dati in controtendenza. Il tempo medio di visualizzazione di un video su Facebook è di 4.57 secondi. Un risultato che non sorprende vista la crescente guerra legata al catturare l’attenzione dell’utente che porta ad una (ahimè fisiologica) sovraesposizione, la fruizione in movimento e da mobile (niente di nuovo sotto il sole), la condivisione maggioritaria (verticali più orizzontali) da parte dei brand di video sotto i 30 secondi.

    il tempo medio di visualizzazione di un video su Facebook è di 4.57 secondi

    Ad ogni modo Facebook non è Instagram, dove il numero di Stories (52.5%) condivise dai brand ha superato i post (47.5%), e di conseguenza il 70% dei video sono orizzontali senza reali distinzioni a seconda della lunghezza. Eppure i video verticali risultano più efficaci nel catturare l’attenzione nei primi secondi con una maggiore percentuale di visualizzazioni complete dei primi 30 secondi per tutte le tipologie di video, compresi quelli più lunghi di un minuto. Un dato da prendere in considerazione quando si pianificano i ganci (giocare sul mistero, mostrare immediatamente il vantaggio, giocare sull’inatteso, etc.) da utilizzare per attrarre il nostro pubblico. Ovviamente, ogni video fa storia a sé e va valutato in relazione a retention e capacità nello stimolare azioni.

    Si stanno imponendo nuovi formati?

    In questo caso la risposta è no. Su Instagram le immagini singole restano nettamente il formato più condiviso dai brand distaccando di gran lunga caroselli e video che comunque mostrano un leggero aumento nel corso del 2019. Sponda Facebook la storia non cambia con le immagini che rappresentano il 70.2% dei contenuti condivisi, i live video che restano un formato ancora non esplorato a sufficienza e i video tradizionali che toccano il loro picco (16.8%) soltanto nel quarto trimestre (ottobre, novembre e dicembre) grazie alle promozioni natalizie.

    la tipologia di contenuti condivisi su facebook e instagram

    Eppure se volgiamo lo sguardo verso l’engagement, i caroselli in media rappresentano l’asset più performante su Instagram. Alcune riflessioni su questo formato:

    • si tratta di una tipologia di contenuto molto apprezzata dall’algoritmo di Instagram in quanto, grazie allo scorrimento, aumenta il tempo di permanenza sul post;
    • grazie alla sua sequenza di contenuti, permette un migliore storytelling progressivo tramite tutorial, post before/after, utilizzo del prodotto in contesti concreti, etc.
    • consentono di posizionarsi ed emergere all’interno di un feed dove le immagini singole la fanno da padrone.

    Invece per quanto riguarda Facebook, i live video si confermano l’asset a più alto potenziale grazie alla possibilità di interagire in diretta con il pubblico.

    le interazioni generate su instagram e facebook a seconda del contenuto

    Questo era l’ultimo trend che volevo coprire ma se hai altri temi che vorresti approfondire, fammi sapere con un commento.

  • Facebook è il secondo mezzo di informazione per gli italiani

    Facebook è il secondo mezzo di informazione per gli italiani

    Il 16° Rapporto Censis sulla Comunicazione ci offre la possibilità di comprendere come noi stiamo usando gli strumenti digitali e come li usiamo per informarci. Facebook riprende quota e diventa il secondo mezzo attraverso cui più di un terzo degli italiani si informa.

    Dimmi come ti informi e ti dirò chi sei, si potrebbe anche ipotizzare questo claim per presentare il 16° Rapporto Censis sulla Comunicazione, rapporto che si presenta sempre molto interessante e utile per comprendere i tempi che viviamo. Come sempre, anche per via degli interessi che perseguiamo qui sul nostro blog, la parte che più ci interessa è quella legata al web e al digital e, a ben vedere, è una parte di anno in anno sempre più preminente.

    Il 16° Rapporto Censis mette l’accento, in questa edizione, sulla costruzione dell’identità oggi e il ruolo dei media che stanno cambiando sempre di più. La Televisione cambia pelle, gli italiani si spostano in modo progressivo ormai dalla TV tradizionale verso quella Smart TV che conta ormai il 34,5% dell’utenza, +4,4% in un anno, e la mobile tv,che è passata dall’1% di spettatori nel 2007 all’attuale 28,2%, con un aumento del 2,3% solo nell’ultimo  anno.

    facebook canale informazione social media censi franzrusso.it

    Ma è la Radio lo strumento che riesce più degli altri considerati tradizionali a saper cavalcare i tempi e a mantenere ancora una fascia di utenti molto alta. È infatti il 79,4% degli italiani che l’ascolta, un dato rimasto stabile nell’ultimo anno. Interessante notare che gli italiani la ascoltano sempre più dal proprio smartphone, l’utenza è arrivata al 21,3%, +0,6% rispetto in un anno.

    Gli Italiani e i Social Media

    E cresce anche il numero degli italiani su Internet. Il 16° Rapporto Censis sulla Comunicazione rileva una crescita dell’1% rispetto allo scorso anno, dal 78,4% al 79,3% della popolazione. Gli italiani che utilizzano gli smartphone salgono dal 73,8% al 75,7% (con una crescita dell’1,9%, quando ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione). I social network più popolari sono YouTube, utilizzato dal 56,7% degli italiani (ma il dato sale al 76,1% tra i 14-29 anni), Facebook dal 55,2% (dal 60,3% dei giovani), Instagram dal 35,9% (dal 65,6% degli under 30). E WhatsApp è utilizzato dal 71% degli italiani: il 3,5% in più in un anno (si arriva all’88,9% dei 30-44 anni, ma si scende al 30,3% tra gli over 65).

    social media italia rapporto censis 2019

    Qui in alto un grafico che rappresenta l’utenza complessiva con un focus sulla fascia più giovane, under 30 (14-29 anni), considerando i social network, le varie piattaforme digitali e anche i servizi di messaggistica. Dal grafico si nota come sia proprio la fascia degli under 30 ad essere più presente, anche se si sta riducendo sempre questa fascia di età su Facebook: oggi 60,3% mentre nel 2017 era 79,9%. Mentre invece aumenta la presenza degli utenti più giovani su Instagram, lo vedevamo prima. Oggi sono il 65,5%, nel 2017 erano il 48,6%.

    LinkedIn sempre meno usato dai giovani

    Un caso vogliamo portare alla vostra attenzione, anche per comprendere meglio questa piattaforma che ormai è sempre più catalogabile come social media a tutti gli effetti, tanto per sgombrare un po’ il campo da eventuali dubbi. Parliamo di LinkedIn. I giovani sembrano usare poco questa piattaforma, infatti se notate è uno dei due casi in cui la presenza degli under 30 è più bassa (l’altro caso è eBay). I giovani nel 2019 erano il 7,5%, mentre nel 2017 erano il 14%: quasi dimezzati in due anni. Quindi oltre che da Facebook fuggono anche da LinkedIn.

    In 10 anni quadruplica la spesa per gli Smartphone

    Prima di passare a vedere come si informano gli italiani, un dato che balza agli occhi, non proprio una sorpresa per la verità ma nel contesto ha l suo peso, è quello che riguarda la spesa degli italiani per gli smartphone: in 10 anni la spesa si è quadruplicata, +298,9% nell’intero periodo, per un valore di oltre 7 miliardi di euro nell’ultimo anno.

    bisogni digitali italiani web 2019 censis

    E poi usiamo gli smartphone principalmente per consultare la mappa (69,5%), altrimenti perdiamo per strada, per trovare informazioni su aziende/prodotti/servizi (61,8%), per online banking (48,5%), per fare acquisti (48,1%), per ascoltare musica (46,2%), per telefonare (40,6%).

    Facebook è il secondo canale usato per informarsi

    Abbiamo detto prima che, nonostante tutto, la TV resta ancora la regina, anche se il suo ruolo va via va ridimensionandosi. Diciamo che sta cambiando. A conferma di questo dato, se guardiamo come gli italiani si informano, i telegiornali sono ancora molto seguiti. Infatti, sono i programmi a cui gli italiani ricorrono maggiormente per informarsi (59,1%). L’apprezzamento è generalizzato, ma aumenta con l’età: dal 40,4% dei giovanissimi al 72,9% degli over 65. Elevato è anche il favore accordato alle tv dedicate all’informazione a ciclo continuo, 24 ore su 24, utilizzate per informarsi dal 19,6%.

    facebook informazioni italia 2019 censis

    facebook informazioni italia ultimi 7 giorni censis

    Facebook è il secondo strumento di diffusione delle notizie, dopo il telegiornale: lo utilizza per informarsi il 31,4% degli italiani, quindi più di un terzo della popolazione. La crisi di fiducia, causata dallo scandalo Cambridge Analytica e dalla diffusone esponenziale delle fake news, era stata certificata dall’arretramento dell’utenza registrato nell’ultimo anno (9 punti percentuali in meno tra il 2017 e il 2018). Il 20,7% si informa consultando i motori di ricerca e l’11,9% guardando video su YouTube. Rispetto al 2017, aumentano gli utenti che si affidano ai siti web d’informazione (+4,2% in due anni, dal 10,3% al 14,5%) e che leggono i quotidiani online (dal 10,3% all’11,4%).

    Per 1 giovane su 3 i social media contribuiscono all’identità

    C’è poi l’aspetto dell’identità, il tema di questo rapporto. Gli italiani (76,3%) considerano al primo posto la famiglia, come elemento fondamentale attorno al quale costruire la propria identità. L’essere italiano (39,9%) e il legame con il proprio territorio di origine (37,3%) si collocano a poca distanza l’uno dall’altro. Per chi ha una età compresa tra 30 e 44 anni, invece, il lavoro (39,1%) determina più identificazione sia della comunità locale che dell’identità nazionale.

    Vi è poi un dato che volevamo portare alla vostra attenzione, ossia se e come i social media contribuiscano a formare la propria identità, oggi. Ebbene, dal rapporto si evince che per il 3,5% degli italiani è il proprio profilo sui social network a determinarne l’identità. Ma questo dato sale poi al 9,1% tra i giovani under 30: uno su dieci tra i 14-29 anni. Inoltre, si scopre che a maggiore esposizione ai social network spinge a confermare le opinioni che già si possiedono, piuttosto che a modificarle. Mentre sono ancora i mezzi generalisti a svolgere maggiormente la funzione di opinion maker.

    Ecco, questo il nostro resoconto del 16° Rapporto Censis sulla Comunicazione, molto vasto, abbiamo qui infatti riportato quei rilievi che più sono in linea con i temi che solitamente trattiamo qui sul nostro blog. Sono tutti elementi utili per comprendere, da più punti di vista, come noi stiamo cambiando e come cambiamo, di conseguenza, il modo di usare questi strumenti digitali e il modo in cui li usiamo per informarci.

    E voi che ne pensate?

  • The New Facebook, ecco la nuova versione desktop 2020

    The New Facebook, ecco la nuova versione desktop 2020

    Facebook, dopo averla annunciata lo scorso anno, e dopo un periodo di test, sta cominciando a rilasciare la nuova versione desktop. Per ora è disponibile solo per pochi utenti, per lo più negli Usa. Entro la primavera lo sarà per tutti, o quasi.

    Era stata annunciata lo scorso anno e dopo un lungo test ecco che Facebook ha cominciato a rilasciare la nuova versione desktop. Per ora è disponibile solo per un piccolo gruppo di utenti, per lo più negli Usa, ma, secondo quanto confermato da Menlo Park e CNet, che ne ha dato notizia, la nuova versione dovrebbe essere disponibile per un gruppo più vasto di persone, infatti non si dice “tutti”. Ma staremo a vedere.

    Intanto, da quelle che sono le prime impressioni raccontate proprio da CNet, e anche da altri siti e blog tech americani, la nuova versione piace. Facebook l’ha chiamata “The New Facebook“, quasi a voler indicare una sorta di nuovo corso della piattaforma. Tutti coloro che troveranno un pop-up che invita a provare la nuova versione, avranno sempre valida, in questa fase, la possibilità di ritornare alla vecchia versione. Un po’ come fece Twitter, per poi rilasciare a tutti la nuova versione web.

    Ricordiamo che questo aggiornamento di Facebook arriva dopo quello mobile. In altre epoche si sarebbe visto un aggiornamento a fasi inverse, prima desktop e poi mobile. Ma adesso i tempi li detta proprio il mobile.

    nuova versione desktop facebook 2020 franrusso.it

    La nuova versione desktop di Facebook appare più ordinata e meno “pesante” di quella attuale. Sembra sia anche un po’ più veloce e dinamica, mettendo in evidenza i Gruppi, su cui Facebook vuole scommettere molto.

    Gli utenti che accetteranno di provare la nuova versione avranno comunque la possibilità di inviare feedback per segnalare eventuali situazioni particolari ed eventuali bug notati durante l’uso della piattaforma.

    Ad un primo sguardo, regna il bianco come colore principale mettendo in evidenza colori molto accesi. E’ prevista anche una versione scura, in linea con quello che già si vede su altre applicazioni.

    Insomma, Facebook prova a rifarsi un po’ il look per quest’anno che vedono la società di Mark Zuckerberg impegnata a ridare slancio alla piattaforma, parliamo sempre dal punto di vista della reputazione.

    Resta ancora il problema legato alle pubblicità fake che Facebook non vuole ancora risolvere del tutto, in aggiunta alle pubblicità che diffondono informazioni errate sui vaccini, violando palesemente la policy della piattaforma.

  • Facebook spiega la strategia per contrastare il deepfake

    Facebook spiega la strategia per contrastare il deepfake

    Facebook in un post ha spiegato la sua strategia per contrastare il fenomeno del deepfake. Verranno rimossi tutti i contenuti modificati “in modo da far credere che il soggetto del video abbia detto cose che in realtà non ha detto”. Anche quelli modificati in modi che “non sono riconoscibili da un utente medio”.

    Con una campagna elettorale in corso per le presidenziali Usa 2020, campagna dai toni ormai sempre più accesi, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca, Facebook mette in chiaro in un post ufficiale quella che è la sua strategia a proposito del crescente fenomeno del deepfake, un fenomeno che lo scorso anno abbiamo tutti, più o meno, imparato a conoscere. E sono molti i media americani che sottolineano come questa strategia venga resa pubblica alla vigilia di una importante audizione presso la Camera dell’Energia e del Commercio, proprio sui media manipolati, che vedrà protagonista proprio Monika Bickert, vice presidente della gestione globale delle politiche di Facebook, autrice del post.

    Il fenomeno deepfake

    Facebook rende nota, quindi, quella che è la sua strategia per contrastare il fenomeno del deepfake, ossia il crescente fenomeno di tecniche che, grazie all’ausilio dell’Intelligenza Artificiale, riescono a modificare contenuti video riuscendo a modificare radicalmente il contenuto. La strategia della società fondata da Mark Zuckerberg si basa sulla collaborazione di 50 esperti, provenienti da diversi settori come quello tecnico, politico, mediatico, legale, civico e accademico, al fine di migliorare le tecniche per individuare i contenuti modificati.

    facebook strategia deepfake

    Deepfake, la strategia di Facebook

    In pratica, Facebook rimuoverà tutti qui contenuti che sono stati modificati in modi che non sono facilmente riconoscibili dall’utente medio, che indurrebbero a pensare che qualcuno abbia fatto affermazioni che nella realtà, invece, non ha mai dichiarato. Saranno rimossi tutti quei contenuti modificati facendo uso di Machine Learning al fine di unire, sostituire e sovrapporre le persone che compaiono all’interno di video o immagini.

    Restano fuori da questa strategia tutti quei contenuti di parodia o satira, quei contenuti in cui è evidente la sola inversione dell’ordine delle parole. Tutti gli altri contenuti modificati saranno comunque visionati all’interno della partnership con 50 istituzioni, a cui accennavamo prima, a livello globale in oltre 40 lingue.

    Facebook inoltre fa parte della Deepfake Detection Challenge, annunciata a settembre dello scorso anno, di cui fanno parte anche Amazon Web Services, Microsoft, accademici provenienti da università come Cornell Tech, MIT, University of Oxford, UC Berkeley, University of Maryland, College Park e State University of New York.

    Cresce dell’84% in uno anno il fenomeno deepfake

    Secondo Deeptrace, sono 14.678 i video deepfake online individuati durante il 2019, con un incremento dell’84% rispetto all’anno precedente. Erano infatti 7.964 nel 2018. Il 96% di quelli condivisi online nel 2019 provengono dal mondo del porno. Si tratta quindi di un fenomeno che cresce in maniera vistosa e preoccupante. Per le sue caratteristiche infatti potrebbero essere il volano per diffondere, in maniera molto veloce, informazioni e notizie false proprio in un momento in cui, anche alla luce delle prossime elezioni Usa di quest’anno, è necessaria la massima attenzione. Anche per evitare il ripetersi di quanto avvenne esattamente quattro anni. E questo Facebook lo sa bene.

  • Facebook, ecco uno strumento per trasferire le immagini su Google Foto

    Facebook, ecco uno strumento per trasferire le immagini su Google Foto

    Facebook annuncia di aver lanciato un nuovo strumento che permette di salvare le foto su altri servizi. Per ora la nuova funzionalità viene avviata solo in Irlanda e il primo servizio ad essere lanciato è Google Foto. Se prevede che entro la prima metà del nuovo anno questa possibilità venga estesa a tutti gli utenti.

    Facebook, con un post a firma di Steve Satterfield, direttore della privacy e delle public policy, annuncia di aver avviato il lancio, per ora solo in Irlanda (dove vi è la sede europea della società di Mark Zuckerberg), di uno strumento che permette il trasferimento delle immagini verso altri servizi esterni. Per ora si inizia con la possibilità di trasferire e salvare le immagini e le foto su Google Foto.

    Si tratta di una funzionalità che viene avviata all’interno del progetto open-source “Data Transfer Project“, un progetto avviato proprio per il trasferimento dei dati, criptato, a cui hanno preso parte, oltre a Facebook, anche Apple, Google, Microsoft, Twitter, tra gli altri. Si tratta di un progetto comune allo scopo di costruire “un quadro comune con codice open-source che permette di collegare due qualsiasi fornitori di servizi online, consentendo la portabilità dei dati tra due piattaforme senza soluzione di continuità, diretta e avviata dall’utente stesso“.

    facebook immagini google foto

    Questo strumento di trasferimento, per ora solo su Google Foto, ma molto probabilmente questa possibilità verrà estesa ad altri servizi, “si basa sul codice sviluppato attraverso la nostra partecipazione al progetto open-source Data Transfer Project” – scrive Satterfield –  “e sarà disponibile per la prima volta in Irlanda, con una disponibilità a livello globale prevista per la prima metà del 2020“.

    In pratica, Facebook dà seguito all’impegno preso con la partecipazione al progetto di condivisione. Lo strumento, per certi versi, può tornare davvero utile, specie per chi non è solito fare backup automatico su Google Foto. Ecco che questa possibilità permette di salvare foto e immagini su un servizio molto usato, come è appunto Google Foto.

    Se è vero che questo strumento può rivelarsi davvero utile, c’è una considerazione da fare.

    E’ vero che si è liberi di poter spostare i propri dati, attraverso un passaggio criptato, con password, ma, come già sappiamo, questo non significa che se l’utente salva le immagini da un’altra parte sottrae le immagini da Facebook. Le immagini e le foto spostate da Facebook verso altri servizi esterni restano sempre nelle mani della società di Menlo Park, dalle quali lo stesso social network trae quelle informazioni sugli utenti che poi si trasformano in promozioni pubblicitarie mirate per gli utenti.

    Questa ci sembrava una precisazione da fare. E voi che ne pensate?

  • Facebook: al via il test per eliminare i Like, per ora in Australia

    Facebook: al via il test per eliminare i Like, per ora in Australia

    Se ne parlava ormai da qualche giorno, ma ora è ufficialmente partito il test per eliminare i Like da Facebook, in Australia. Il test segue quello avviato anche nel nostro paese su Instagram e se avrà successo verrà esteso anche ad altri paesi.

    Se ricordate, ne avevamo già parlato qualche settimana fa, quando avevamo parlato della “soffiata” della solita Jane Manchun Wong, quando aveva scoperto un codice all’interno dell’app di Facebook per Android che nascondeva il numero dei Like dai post. Ebbene, quella soffiata era vera e ieri TechCrunch ha dato notizia dell’avvio del test da part di Facebook per eliminare i Like dai post, con l’intento di verificare la reazione degli utenti. Al momento il test è programmato per la sola Australia, ma, se avrà successo, come sperano in tanti, verrà poi esteso anche ad altri paesi.

    La notizia arriva a due giorni dall’avvio del test dieliminare i Like da Instagram anche nel nostro paese e la modalità che Facebook avvierà è la medesima. Infatti, il test farà in modo che gli utenti non vedano più il numero di like totale ma solo una dicitura del tipo “(un amico) e altri…“, più o meno quello che si vede in questi giorni su Instagram, appunto. E una volta cliccato su “altri”, viene fuori l’elenco delle persone che hanno espresso un apprezzamento. Ora, se davvero qualcuno vuole conoscere quanti sono, allora non deve fare altro che contarli manualmente (lo stesso vale per Instagram).

    test facebook like australia

    Da quello che si sa, anche se era logico, Facebook vuole verificare la reazione degli utenti, vuole quindi sapere se questa modalità risulta più “rilassante” rispetto all’opprimente ricerca dei Like. Il fatto di non vedere più comparire quel numero sui post, potrebbe aiutare gli utenti a vivere meglio la condivisione, senza essere rapiti da una compulsiva ricerca di Like che non fa altro che rovinare la qualità delle condivisioni.

    Come già detto in altre occasioni, ormai si era creata la convinzione che i Like fossero sinonimo di approvazione, indipendentemente dal contenuto. Spesso si è portati a pensare, sbagliando, che un maggiore numero di Like significa maggiore approvazione. Invece non è così. La ricerca spasmodica del Like ha portato solo ad un approccio ai social media sempre più ansioso, trasformando la condivisione in una “lotta” a chi ottiene più like. Conseguenza ne è stata una qualità sempre più bassa dei contenuti condivisi.

    Questo test, per ora solo in Australia, otterrà l’approvazione che merita e presto lo vedremo anche nel nostro paese. Perché è da qui che passa la “fase 2” di queste piattaforme, sempre più appiattite verso una unica direzione, “avere più like”. E’ il momento di voltare pagina e di pensare queste piattaforme come strumenti di comunicazione e di condivisione. Una riflessione che riguarda tanto gli utenti, quanto le aziende che dovranno necessariamente puntare sulla qualità.

  • Ecco Facebook Dating, il servizio di incontri di Facebook arriverà in Europa il prossimo anno

    Ecco Facebook Dating, il servizio di incontri di Facebook arriverà in Europa il prossimo anno

    Facebook, dopo un anno dai primi test in Colombia, lancia ufficialmente Facebook Dating, il servizio di incontri per coloro che cercano l’anima gemella. Lanciato oggi in 20 paesi, in Europa arriverà il prossimo anno. Vediamo come funziona.

    Dopo un anno dai primi test, Facebook lancia negli Usa, e in altri 19 paesi, Facebook Dating, il servizio di incontri della piattaforma per chi cerca l’anima gemella. Prima di vedere come funziona, è opportuno dire che questo è uno dei primi esempi di vera integrazione con Instagram. Infatti, all’interno dell’account su Facebook Dating (in italiano diventerà “Facebook Incontri”?) sarà possibile integrare i messaggi da Instagram e, entro l’anno, sarà possibile anche aggiungere le stories, sia da Facebook che, appunto, da Instagram. Avrete notato che parliamo di Facebook come se fosse una piattaforma a parte, e infatti lo è.

    Facebook Dating è come se fosse una piattaforma a parte, specificatamente dedicata a chi è in cerca dell’anima gemella. Si tratta di un servizio gratuito e, per usarlo, bisogna avere più di 18 anni. Diciamo subito, per essere ancora più chiari, che, una volta creato il profilo, all’interno di Facebook Dating, non vedrete i vostri amici, quello sarà possibile solo utilizzando la funzione “secret crush” (cotta segreta). Tutta l’attività che si svilupperà su Facebook Dating resterà lì circoscritta e non verrà condivisa con Facebook.

    facebook dating incontri

    Quindi, una volta creato il profilo, l’utente verrà suggerito ad altri utenti sulla base degli interessi indicati al momento dell’iscrizione. Se un utente è interessato a qualcuno, per farglielo sapere basta commentare direttamente sul suo profilo oppure mettere un Like.

    L’aspetto potenzialmente interessante è quello di poter aggiungere al proprio profilo amici anche da Instagram, sempre attraverso la funzionalità “secret crush”. Infatti, è possibile selezionare fino a nove di Facebook o di Instagram che interessano, in questo caso è necessario collegare il proprio account Instagram a quello di Facebook Incontri.

    Leggi anche:

    Lo stato del dating online a livello globale, e anche in Italia, nel 2018

    Altro aspetto interessante di Facebook Incontri è quello legato alla sicurezza, da sempre anello debole di Facebook. Un aspetto in particolare è quello che si attiva toccando l’icona a forma di scudo per condividere i dettagli di un appuntamento imminente con un amico o un membro della famiglia utilizzando Facebook Messenger, oltre alla possibilità di condividere temporaneamente la tua posizione live. Un modo per informare gli altri sui propri spostamenti, utile nel caso ci fosse bisogno.

    facebook dating incontri profilo

    Facebook Dating è attivo da oggi negli Usa e anche in Brasile, Canada, Cile, Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Laos, Malesia, Messico, Paraguay, Perù, Filippine, Singapore, Suriname, Thailandia, Uruguay e Vietnam. Facebook fa sapere che in Europa arriverà il prossimo anno.

    Sarà interessante verificare come gli utenti di quei paesi utilizzeranno questo nuovo servizio e, soprattutto, se si fideranno di affidare i propri dati a Facebook anche per cercare l’anima gemella. Facbook è ottimista riguardo al successo del suo nuovo servizio, in un settore dove la concorrenza è agguerrita, sostenendo che il 40% degli utenti sarebbe deluso delle app di incontri attualmente in circolazione. Un dato che però ci sembra nettamente al ribasso.

  • Facebook, il riconoscimento facciale non è più predefinito

    Facebook, il riconoscimento facciale non è più predefinito

    Facebook ha annunciato che il riconoscimento facciale non sarà più una impostazione predefinita, ma diventerà una scelta. Un passaggio obbligato per la società di Mark Zuckerberg in chiave privacy.

    Il Riconoscimento Facciale, come certamente ricorderete, era stato attivato da Facebook nel 2017. In pratica, gli utenti che avevano attivato questa funzionalità, permettevano a Facebook di attivare il riconoscimento facciale automatico in foto postate da altri. Quindi tutte le volte che un amico postava una foto in cui compariva un amico, che a sua volta aveva attivato la funzionalità, ecco che la piattaforma taggava in automatico. Un procedimento che per i nuovi utenti era diventato di default, ossia, si impostava in automatico senza che ci fosse l’intervento dell’utente.

    Tutta questa premessa per dire che Facebook da oggi permetterà agli utenti di scegliere, rimuovendo l’impostazione di default che caratterizzava il riconoscimento facciale. Si tratta di un passaggio importante per Facebook, soprattutto nel momento in cui l’azienda si trova coinvolta in un nuovo caso legale, proprio a causa del riconoscimento facciale automatico. Di questo parleremo più avanti.

    facebook riconoscimentofacciale

    Facebook fa sapere che da oggi gli utenti potranno scegliere se attivare, o meno, il Riconoscimento Facciale. Gli utenti che hanno disattivato la funzionalità non riceveranno alcuna informazione in merito, non cambierà nulla. Invece, quelli che avevano i “suggerimenti per tag“, riceveranno un messaggio sul proprio news feed in cui verrà mostrata la funzionalità del Riconoscimento Facciale e di come attivarla, vi sarà un pulsante che permetterà l’attivazione immediata. Importante sapere che, nel caso in cui non si farà alcuna scelta, il Riconoscimento Facciale non si attiverà automaticamente. E i “suggerimenti per tag” non funzioneranno più. 

    facebook riconoscimentofacciale

    Tutti gli utenti che accetteranno di attivare la funzionalità, permetteranno a Facebook di attivare l’intelligenza artificiale, alla base della funzionalità stessa, che avviserà l’utente ogni qual volta verrà inserito in qualche immagine postata direttamente sulla piattaforma. Si riceveranno avvisi anche quando sarà lo stesso utente a postare foto in cui compariranno amici che hanno attivato il Riconoscimento Facciale, in questo caso la piattaforma suggerirà di taggarli. E qualora l’utente non volesse procedere al tag, l’amico riceverà, a sua volta, una notifica dell’esistenza di una immagine su Facebook in cui compare.

    facebook riconoscimento facciale consenso

    Facebook ha da sempre sostenuto che il Riconoscimento Facciale potesse essere uno strumento per difendere l’identità degli utenti. Solo che, e veniamo al discorso iniziato poco più sopra, negli Usa la società di Zuckerberg si trova coinvolta in una nuova causa legale per aver raccolto dati biometrici degli utenti, senza che vi fosse l’esplicito consenso degli stessi. Una situazione pesante, la società ha perso in appello, che, nel caso in cui dovesse perdere, potrebbe trasformarsi in una nuova pesante multa miliardaria.

    E dopo la multa di 5 miliardi di dollari dello scorso luglio a seguito dello scandalo Cambridge Analytica, non è il massimo.

  • Anche Facebook sta pensando di abbandonare i Like

    Anche Facebook sta pensando di abbandonare i Like

    Da quanto riportato da TechCrunch, Facebook starebbe pensando di abbandonare i Like e alla base di questo ci sarebbe l’intenzione di partire con un test. A scoprire questa intenzione è stata Jane Manchun Wong, non nuova a scoperte di questo tipo.

    Dopo l’annuncio, qualche mese fa da parte di Twitter di eliminare i conteggio dei retweet, cosa che dovrebbe concretizzarsi a breve, e dopo il test avviato su Instagram per eliminare i Like, adesso sembra arrivato il turno di Facebook. A rivelarlo è TechCrunch, basandosi su una “soffiata” di Jane Manchun Wong, non nuova a scoperte di questo tipo. La ricercatrice ha scoperto un codice all’interno dell’app di Facebook per Android che nasconderebbe il numero dei Like dai post. Come già visto per Instagram, gli altri utenti non vedranno più il numero totale delle interazioni al post attraverso i Like, il dato sarà visibile solo dal post originale.

    Facebook conferma questa intenzione di lavorare sull’eliminare del tutto il numero dei Like, anche se non conferma l’andamento del test relativo a Instagram, test, come già sapete, attivo anche in Italia e in altri sei paesi.

    facebook rimozione like

    Anche se, da quel poco che si sa, pare che, almeno per quello che riguarda Instagram, il test sia molto apprezzato dagli utenti, liberi adesso di postare foto e immagini, senza l’ansia dei like. In ogni caso, qui potete leggere il parere di sei esperti a cui ci siamo rivolti per sapere come affrontare questo cambiamento.

    In che direzione sta andando l’influencer marketing dopo le scelte di Instagram? La parola a 6 esperti

    Lo stesso può dirsi per Facebook, anzi, forse in questo contesto l’eliminazione dei Like potrebbe rivelarsi una mossa molto più positiva con effetti più evidenti. 

    Da sempre, i Like su Facebook sono quasi sinonimo di approvazione, indipendentemente dal contenuto. Una considerazione che spesso si è rivelata fuorviante per gli utenti, perché, spesso, un elevato numero di Like non è associabile ad una maggiore affidabilità del contenuto e, tantomeno, di chi lo diffonde.

    Quelle interazioni sono alla base di quello che ormai si definisce “l’economia dei Like”, ossia di una forma di pensiero per cui il Like diventa l’unica forma di approvazione possibile, da ottenere per essere considerati. Niente di più sbagliato.

    L’eliminazione dei Like potrebbe far cessare quella eccessiva pressione che spesso accompagna gli utenti, liberi, se mai fosse così, di mettere online anche cose che non necessitano di una approvazione obbligatoria attraverso un Like.

    Si tratta di un situazione in divenire, vi terremo comunque informati.

  • Su Instagram adesso c’è il doppio degli annunci rispetto a Facebook

    Su Instagram adesso c’è il doppio degli annunci rispetto a Facebook

    Facebook ha ormai il pieno controllo di Instagram. Un rapporto di The Information riporta che l’azienda proprietaria dell’app ha ordinato il doppio degli annunci su Instagram e anche l’idea di rinominarla con un nome tipo “Instagram da Facebook”.

    Facebook ormai da un paio di anni ha impresso una accelerazione della gestione di Instagram, l’app forse più promettente della famiglia di Meno Park, evidentemente. Un’accelerazione che va letta come l’intenzione di esercitare sull’app un maggiore controllo per poterla meglio gestire, soprattutto all’interno di una nuova riorganizzazione dell’ecosistema Facebook, sempre più integrato. Il recente report di The Information non fa altro che dare ancora più sostanza a questa ipotesi, anzi, evidenzia quali siano le reali intenzioni di Facebook verso l’app acquisita per 1 miliardo di dollari nel 2012.

    Secondo questo report, un anno fa i vertici di Facebook ordinarono che su Instagram dovessero esserci il doppio degli annunci che su Facebook. A pensarci bene, è uno scenario che è riscontrabile da tutti. Gli annunci su Instagram appaiono sulle Stories, nel feed e all’interno della sezione Esplora e chiunque può verificare che, in effetti, questo raddoppio c’è stato. Accrescere il numero degli annunci, raddoppiarlo rispetto a Facebook, significa quindi far lievitare le entrate. Come riportato da eMarketer, nel 2018 Instagram ha realizzato 9 miliardi di dollari di entrate pubblicitarie. E’, quindi, molto probabile che questo dato già nel 2019 sia molto più alto, le previsioni parlano di 15,8 miliardi di dollari, vale a dire quasi un quarto delle entrate complessive di Facebook.

    facebook instagram 2019 franzrusso.it

    La gestione di Adam Mosseri, l’ex responsabile del feed di Facebook, molto vicino a Mark Zuckerberg, comincia quindi a intravedersi. L’idea è quindi quella di stabilizzare Instagram da punto di vista organizzativo, renderla sempre più legata a Facebook (motivo per cui i due co-fondatori abbandonarono la loro azienda un anno fa). Uno dei rischi, e forse una delle grandi paure, era che Instagram potesse, in qualche modo, offuscare Facebook. Ecco perché, ad un certo punto, Zuckerberg decide di imprimere una accelerazione per portare Instagram sotto il grande cappello Facebook.

    E questa idea di portare Instagram ad essere sempre più legata a Facebook, trova conferma nell’idea, come riporta sempre il report di The Information, di cambiare nome all’app. Sì, l’idea è quella di fare in modo che chi guarda a Instagram abbia ben presente che sta guardando Facebook, sotto un’altra forma. E uno dei nomi, non originalissimo per la verità, sarebbe tipo “Instagram da Facebook“.

    E’ evidente, a questo punto, attendersi una metamorfosi di Instagram in salsa Facebook come mai prima, sempre all’interno di quel macro progetto di portare tutte le app ad essere sempre più integrate tra loro. Questo è il vero disegno di Mark Zuckerberg.

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