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  • Le modifiche Apple costano ai social media 10 mld di dollari

    Le modifiche Apple costano ai social media 10 mld di dollari

    Le modifiche alla privacy della Apple con iOS 14.5 hanno avuto un impatto sui social media considerevole. Un report del FT lo quantifica in quasi 10 miliardi di dollari. E Facebook è quello che ha perso di più.

    Le modifiche alla privacy che Apple con iOS 14.5, e continueranno anche con iOS 15.2, ha recentemente apportato hanno tenuto banco nelle ultime trimestrali. In tanti attendevano di sapere qual fosse stato l’impatto sui social media e le risposte, appunto, non si sono fatte attendere. Come abbiamo visto, Facebook, Snapchat, e anche YouTube, hanno riscontrato una contrazione nelle entrate pubblicitarie negli ultimi tre mesi, proprio in conseguenza alle modifiche del colosso di Cupertino. Un impatto negativo, anche se minore rispetto alle altre piattaforme, lo ha fatto registrare anche Twitter. Ma in concreto, qual è stato l’impatto sui social media?

    A rispondere a questa domanda ci ha pensato il Financial Times che in un recente rapporto quantifica le perdite nelle entrate pubblicitarie di Snapchat, Facebook, Twitter e YouTube in 9,85 miliardi di dollari, quasi 10 miliardi in sostanza.

    A farne maggiormente le spese è stato Facebook, anche in relazione alle sue dimensioni, essendo la piattaforma social media più frequentata con 2,91 miliardi di utenti. Infatti, il report di FT rileva che quasi 8 miliardi dei quasi 10 relativi alle mancate entrate sono proprio i soldi che ha perso la società di Mark Zuckerberg. Ecco perché Facebook ha lungamente protestato contro le modifiche della Apple, cercando anche, senza successo, una qualche forma di trattativa. Ricorderete quando Facebook acquistò pagine sui giornali, anche su FT, dicendo di battersi per le Piccole e Medie Imprese.

    Ebbene, Facebook di fronte a questi risultati si è trovata costretta ad ammettere che, in effetti, “l’accuratezza del targeting è diminuita e, in relazione a questo, i costi per i nostri inserzionisti sono aumentati“. Queste ultime sono le parole di Sheryl Sandberg, COO di Facebook, o meglio, Meta.

    Le modifiche Apple costano ai social media quasi 10 mld di dollari

    Questo significa che gli inserzionisti cominciano a guardarsi intorno alla ricerca di altre piattaforme in grado di soddisfare le loro esigenze, dal punto di vista del targeting e dei costi. E ovviamente la piattaforma a cui tutti guardano in questo momento è TikTok.

    Sorride, almeno in parte Twitter perché, come abbiamo visto, l’impatto delle modifiche Apple sulle entrate pubblicitarie non vi è stato, anzi, le entrate sono pure aumentate in piccola parte. Questo perché Twitter si difende grazie al brand advertising, puntando decisamente, a differenza di Facebook, sulla pubblicità della marca.

    Impatto modifiche Apple Social Media franzrusso.it

    Insomma, la mossa di Apple costringerà le piattaforme social media di ricercare altre forme di entrate e le aziende inserzioniste dovranno cercare altri strumenti. Le due cose non sono realizzabili in poco tempo, serve ideare, progettare e sperimentare nuove strade, tutte operazioni che richiedono tempo. E intanto le piattaforme continueranno a perdere soldi e le aziende troveranno ancora difficoltà.

    Oltre quindi ad investire di più su dispositivi Android, l’alternativa sarebbe quella di investire nel business pubblicitario della Apple, che comunque raccoglie i dati degli utenti allo stesso modo di come fanno le app di terze parti, oppure guardare altrove.

    Vedremo sempre di più crescere il fenomeno della Creator Economy, con strumenti che permetteranno ai creator di dare vita a momenti esclusivi a pagamento e alle piattaforme di diversificare le loro entrate.

  • L′accoglienza poco entusiasta di Meta sui social media

    L′accoglienza poco entusiasta di Meta sui social media

    Facebook cambia il nome aziendale in Meta e punta tutto sulla Realtà Virtuale. Ma l’accoglienza del nuovo nome è stata poco entusiasta sui social media, passata in mood ironico o come un modo per mascherare le ultime vicende dell’azienda di Zuckerberg.

    Come tutti sapete ormai, la notizia si è diffusa quando in Italia era la tarda serata, Facebook Inc., quindi l’azienda madre, cambia nome e diventa Meta. Un nome per la verità che già si sapeva, era nell’aria ormai da giorni, e che viene reso ufficiale il 28 ottobre del 2021. Ora, le domande sul perché Facebook, nella persona del suo fondatore e CEO, Mark Zuckerberg, abbia cambiato nome sono tante e anche varie. Ma cerchiamo di individuare quelle che più si fanno strada in questo momento.

    Già dal titolo si comprende che l’accoglienza del nuovo nome non è stata entusiasmante per Facebook e in particolare per Zuckerberg. Il nostro intento era quello di andare a verificare le conversazioni sui social media, e su Twitter in particolare, per cercare di provare a dare un’idea sull’accoglienza e sul perché Facebook cambia nome.

    Da qualche mese Facebook è nell’occhio del ciclone (o da qualche anno ormai) per via della pubblicazione dei “Facebook Files”, e anche “Facebook Papers“, sulle rivelazioni di France Haugen, e a molti è sembrato che questo cambio di nome serva a distrarre l’opinione pubblica e le autorità sui veri problemi che affliggono l’ecosistema Facebook. Sostanzialmente le accuse sono quelle di aver alimentato la disinformazione, e quindi di non aver fatto abbastanza, di aver alimentato un sistema di algoritmi per accrescere coinvolgimento su contenuti molto divisivi. Di essere a conoscenza del disagio dei teenagers provocato dall’uso di Instagram e di non aver fatto abbastanza per limitarlo.

    L’accoglienza poco entusiasta di Meta sui social media

    Non un bel momento, per la verità. E la situazione negli Usa è molto pesante.

    Poi, e questo per dare una risposta più centrata sul business Facebook, non è affatto un’idea nuova che Zuckerberg puntasse alla realtà virtuale. La cosa è be nota ormai dal 2016, da quel famoso momento in cui il fondatore di Facebook parla al Mobile World Congress di Barcellona e, al suo ingresso, la platea guarda da tutt’altra parte perché osservava la scena in realtà virtuale. La sorpresa forse sta nel nome Meta che si rifà al Metaverso coniato da Neal Stephenson nel libro Snow Crash del 1992 libro di fantascienza cyberpunk tra i più amati dai cultori del genere.

    Meta in realtà è il nuovo nome aziendale di Facebook, per fare un esempio è la stessa cosa che fece Google quando si trasformò in Alphabet. Tutte le aziende che fanno capo alle varie piattaforme come Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e il nascente Facebook Reality Labs restano come sono, tutte sotto il cappello Meta. Nome che , nei fatti, rende chiara quale sarà la strada che intraprenderà l’azienda che è quella di far diventare la Realtà Virtuale come momento di relazione e coinvolgimento tra le persone.

    Gli investimenti in questo senso sono di 10 miliardi di dollari con l’assunzione di 10 mila persone in Europa. Un progetto enorme.

    Ora, tutto questo spiegato in estrema sintesi. Ma c’è un aspetto che va colto e sottolineato. Meta viene vista come una operazione di maquillage per Zuckerberg che, in questo modo, potrà passare di mano e lasciare la carica di CEO in maniera ufficiale. Una posizione che permetterebbe all’azienda di superare quello che le autorità Usa vedono come un grande ostacolo. Ed è molto probabile che questo succederà presto.

    Bene, dopo questa doverosa spiegazione, appunto sintetica, vediamo come è stata accolta la notizia del nome Meta sui social media e su Twitter in particolare. Ovviamente, non manca l’ironia sul nome che negli Usa è presto diventato “meat” e in Italia è stato accostato al cantante Ermal Meta. E non è mancata anche l’interazione del nuovo account Twitter @meta.

    http://twitter.com/Charalanahzard/status/1453812064749711373

    https://twitter.com/twittersafety/status/1453825579921420294

    https://twitter.com/aprilaser/status/1453772462731108377

     

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  • Facebook, nonostante tutto gli investitori ci credono ancora

    Facebook, nonostante tutto gli investitori ci credono ancora

    Nonostante tutto, gli investitori credono ancora in Facebook. L’azienda di Mark Zuckerberg nel terzo trimestre 2021 registra una contrazione nelle entrate, ma aumentano i guadagni. Dal prossimo trimestre via al Facebook Reality Labs.

    Nonostante tutto quanto successo in questi ultimi mesi, si può tranquillamente affermare che gli investitori credono ancora in Facebook. Lo dimostrano i dati del terzo trimestre di quest’anno che ci restituiscono un’azienda che sta rimodulando il suo business, ben consapevole che ci sono diversi situazioni da chiarire. Si potrebbe sintetizzare in questo modo l’esisto del Q3 2021 di Facebook.

    Da Facebook Files a Facebook Papers

    Tra “Facebook Files” del Wall Street Journal, a cui è seguita l’entrata in scena di Frances Haugen (che si appresta a testimoniare di fronte al Parlamento Uk), e Facebook Papers, l’evoluzione dell’azione del Wall Street Journal, con la pubblicazione di documenti segreti, quelli portati a conoscenza dalla Haugen, che dimostrano come Facebook facesse poco per contenere la disinformazione, contenuti di incitamento all’odio e violenza. Protocol ha cominciato a raccogliere tutti gli articoli apparsi finora, aggiornando la lista di continuo. Dalla pubblicazione continua di questi documenti è nato il filone denominato, appunto, “Facebook Papers”.

    Tutta questa operazione è iniziata verso la fine dell’estate ed è proseguita per tutte le settimane successive, fino ad arrivare alla pubblicazione dei dati finanziari del terzo trimestre. E gli effetti di tutto questo, per ora, sembrerebbero nulli.

    Facebook Q3 2021, contrazione nelle entrate ma crescono i guadagni

    Dai dati finanziari resi noti dal colosso di Menlo Park, viene fuori che Facebook ha mancato le previsioni degli analisti sulle entrate, facendo registrare 29,01 miliardi di dollari contro i 29,57 miliardi dollari attesi. Ma, al tempo stesso, ha superato le attese per quanto riguarda i guadagni (EPS) realizzando 3,22 dollari per azione contro i 3,19 dollari previsti dagli analisti finanziari.

    facebook investitori q3 2021 intime blog

    La spiegazione di questi due dati principali sta nel fatto che le entrate sono calate in relazione alle modifiche sulla privacy che Apple ha apportato e reso pratiche. Questo ha fatto sì che Facebook nei fatti guadagnasse di meno. L’azione di Cupertino ha coinvolto anche Snapchat con relativo crollo del 25% in borsa. A differenza di altre situazione, va detto, Facebook in questo caso è stata furba ad anticipare il calo delle entrate, in modo da evitare contraccolpi pesanti.

    I guadagni sono giustificati dal fatto che, nonostante tutto quanto successo in questo periodo, gli investitori sono ancora dalla parte di Facebook e hanno fiducia.

    Facebook, ecco il Facebook Reality Labs

    E a proposito di investimenti, Facebook ha informato che dal prossimo trimestre diventerà più concreto il Facebook Reality Labs (FRL) che raggrupperà tutte le attività di Menlo Park nella direzione di Realtà Aumentata e Realtà Virtuale (AR e VR) con un investimento di 10 miliardi di dollari. Queste attività quindi saranno rendicontate separatamente dalle altre attività, ossia Instagram, Messenger e WhatsApp.

    A fronte di questo investimento, Facebook è ben consapevole della fuga dei giovani da Facebook, così come ammesso dallo stesso fondatore Mark Zuckerberg nella conferenza di presentazione dei dati finanziari. Zuckerberg ha riconosciuto che gran parte degli strumenti disponibili non sono attraenti per i giovani e ha riconosciuto in TikTok come il competitor più agguerrito.

    Facebook, piccolo calo tra gli utenti mensili: 2,91 miliardi

    E, infine, a proposito di utenti, i dati del terzo trimestre ci dicono che gli utenti attivi mensili sono 2,91 miliardi (invece di 2,93 miliardi secondo le previsioni) e gli utenti giornalieri sono 1,93 miliardi, in questo caso previsione confermata. Da notare, infine, che (ancora una volta “nonostante tutto”) Facebook ha guadagnato utenti nel Nord America che, probabilmente, fornirà ancora elementi dei fiducia per gli investitori.

    Tutti i dati finanziari Facebook Q3 2021 li potete consultare a questo link.

  • Facebook risponde al WSJ e sospende l’app Instagram Kids

    Facebook risponde al WSJ e sospende l’app Instagram Kids

    Facebook, dopo le polemiche dei giorni scorsi su Instagram e adolescenti, risponde, senza convincere molto, al WSJ e Adam Mosseri, nel frattempo, annuncia la sospensione del lancio di “Instagram Kids”.

    La vicenda dei documenti “riservati” di Facebook pubblicati dal Wall Street Journal, inclusi quelli che dimostravano come la società di Mark Zuckerberg fosse consapevole di quanto Instagram fosse dannoso per le adolescenti in particolare, continua a far discutere e oggi, a distanza di due settimane, c’è la risposta di Facebook.

    Pratiti Raychoudhury, responsabile della Ricerca di Facebook, in un articolo pubblicato nella newsroom di Facebook, prova a spiegare il perché, invece, Instagram non sia pericoloso per gli utenti più giovani. Già, “prova” senza riuscire ad essere particolarmente convincente.

    Facebook risponde al Wall Street Journal, ma senza convincere

    Intanto, possiamo dire che la risposta sia tardiva, sono passate già due settimane dalla pubblicazione dei primi dati e questo la dice lunga su quanto non sia stato facile per Facebook trovare argomenti convincenti per provare a controbattere la versione del Wall Street Journal.

    La Raychoudhury sottolinea nel suo articolo che quei dati erano riferiti ad un sondaggio che prevedeva un pubblico molto ridotto, circa 40 rispondenti e che, di conseguenza, quei dati non corrispondono a verità. Infatti sarebbe un numero insignificante di fronte a più di 1,5 miliardi di utenti che usano Instagram. E ancora, la responsabile della Ricerca di Facebook difende il fatto che quei dati fossero rivolti a “conversazioni interne sulle percezioni più negative degli adolescenti di Instagram“.

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    Come ricorderete, i dati pubblicati dal WSJ, sempre riferiti alla ricerca interna di Facebook, riportavano anche una frase, su cui si è molto discusso, come questa: “Peggioriamo i problemi di immagine corporea per una ragazza adolescente su tre“. Su questa frase, la Raychoudhury puntualizza che quello fosse una considerazione riferita solo ad una delle 12 aree più critiche emerse dall’indagine. “L’immagine corporea è stata l’unica area in cui le ragazze adolescenti che hanno riferito di aver lottato con il problema hanno detto che Instagram ha peggiorato la situazione rispetto alle altre 11 aree“, sostiene Pratiti Raychoudhury nel suo articolo.

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    Peccato, la risposta di Facebook, per mano della Raychoudhury, non è convincente per nulla, anzi, suona molto come un’occasione sprecata per fare chiarezza su un tema molto sentito dai più giovani che non può essere sminuito sostenendo che sia solo una parte delle considerazioni da affrontare. Intanto esiste e va affrontato con l’attenzione che merita, invece che ridurlo solo come un numero.

    Instagram mette in pausa Instagram Kids

    Ma, sempre nella stessa giornata, arriva anche la comunicazione di Adam Mosseri, cioè il capo di Instagram che in un post sul blog ufficiale di Instagram dichiara di mettere in pausa il progetto di Instagram Kids, la versione dell’app che dovrebbe rivolgersi ad un pubblico al di sotto dei 13 anni.

    Pur sostenendo la necessità di sviluppare questa esperienza – scrive Adam Mosseri – abbiamo deciso di mettere in pausa questo progetto. Questo ci darà il tempo di lavorare con genitori, esperti, responsabili politici e autorità di regolamentazione, per ascoltare le loro preoccupazioni e dimostrare il valore e l’importanza di questo progetto online per i giovani adolescenti di oggi“.

    Questa la sua comunicazione ufficiale, anche se poi in un video su Instagram e in una serie di tweet se la prende un po’ coi media, per aver frainteso il vero scopo dell’app. “Non è stata mai pensata per i più piccoli (riferendosi a Instagram Kids) ma per i tweens“. Per tweens si intende quella fascia di età generalmente compresa tra i 9 e i 13 anni.

    L’idea di Instagram sarebbe quindi quella di creare, attraverso Instagram Kind, un app più sicura adeguata ad utenti più giovani. In realtà, sin dall’annuncio, non sono mai mancate le critiche a questa idea che, di fronte al caso sollevato dal Wall Street Journal, adesso è costretto a fermarsi.

    Risulta quanto mai evidente che Facebook non prende in considerazione i dati per come sono in realtà, eludendo questioni molto precise come il fatto che Instagram induca una situazione di disagio per i più giovani, e, in secondo luogo, sminuendo il numero delle persone a cui fanno riferimenti i dati diffusi dal WSJ, non fornisce un numero di persone che solitamente vengono sollecitate a rispondere a dei questionari aziendali.

    Infine, la sospensione del lancio di Instagram Kids, volente o nolente, dimostra che un problema da risolvere Instagram, come pure Facebook, ce l’ha. Eccome.

  • Dopo 30 anni, ecco quanti sono i siti web oggi nel 2021

    Dopo 30 anni, ecco quanti sono i siti web oggi nel 2021

    Era il 6 agosto 1991 quando venne lanciato il primo sito web. Ad oggi ce ne sono più di 1,88 miliardi e il numero continua a crescere. Nel 1998 andò online Google e online c’erano già più di 2 milioni di siti.

    Era il 6 agosto del 1991 quando Tim Berners-Lee, il papà del World Wide Web (W3), pubblicò il primo sito web della storia. Il sito, ospitato dal CERN sul computer NEXt di Berners-Lee, si presentava con una pagina bianca, molto minimal, e spiegava cos’era il Web e come usarlo, questo l’indirizzo: http://info.cern.ch.

    Sono passati 30 anni da allora e i siti web sono cresciuti a dismisura. Secondo le statistiche che offre Internet Live Stats, ad oggi il numero dei siti web online supera il numero di 1,88 miliardi, un numero che continua a crescere.

    Il traguardo di 1 miliardo di siti web è stato superato nel 2014 e, dopo qualche andamento verso il basso, il numero è poi ricominciato a salire due anni più tardi, nel 2016, arrivando a 1,7 miliardi del dicembre dello stesso anno.

    30 anni siti web 2021 franzrusso.it

    Ma guardando dall’inizio, dopo quel 6 agosto del 1991 i siti web erano 10 nel 1992, anche se fu poi da 1993, quando il CERN rese il World Wide Web disponibile per tutti, che si assistette ad un aumentare progressivo del numero dei siti web.

    E infatti, nel 1994 nacque il primo vero motore di ricerca che era Yahoo! e si chiamava originariamente “Jerry and David’s Guide to the World Wide Web“. Amazon viene pubblicato nel 1995, quando online vi erano 23.500 siti web. Nel 1998 fa il suo ingresso Google e all’epoca era online oltre 2 milioni e 400 mila siti web.

    siti web online

    Nel 2001 nasce Wikipedia, la enciclopedia online più famosa, quella che sarebbe passata alla storia come uno dei più grandi esempi di conoscenza collaborativa. Nel 2003 vede la luce WordPress, la piattaforma che ha sancito il fenomeno blogging, e anche LinkedIn, la prima piattaforma social nel senso vero del termine. L’anno successivo, nel 2004 nacque poi Facebook, la piattaforma social media per antonomasia.

    E poi Twitter nel 2006, il cui nome iniziale era TWTTR (in basso come appariva 15 anni fa), Dropbox nel 2008 (come il nostro InTime Blog), Instagram e Pinterest nel 2010.

    twttr twitter 2006

    Questo per citarne solo alcuni, quelli che hanno sicuramente segnato la nostra storia, quella collettiva e individuale di ciascuno di noi.

    Sono 30 anni di siti web che rappresentano la nostra storia. Basta dare un’occhiata a come si presentavano e a come sono oggi i siti web, quelli che rappresentano la Home, la casa dove ognuno in qualche modo ha rappresentato ciò che era e ciò che voleva essere. E nonostante tutto, i siti web sono ancora oggi importanti per crearsi un proprio spazio, per raccontare la propria azienda, per fare e-commerce, per fare informazione.

  • Facebook, prima rivincita sulla FTC e vola a Wall Street

    Facebook, prima rivincita sulla FTC e vola a Wall Street

    Facebook si è presa la sua prima rivincita sulla FTC e, subito dopo, ha spiccato il volo a Wall Street, toccando per la prima volta i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione.

    Facebook si è presa la sua prima rivincita sulla FTC e, subito dopo, ha spiccato il volo a Wall Street, toccando i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. In questo modo, la società di Facebook è la quinta tech company per capitalizzazione, superando il trilione di dollari; la prima è Apple che supera i 2 mila miliardi di dollari.

    Ma cerchiamo di capire bene cosa è successo ieri e quali conseguenze su Facebook sul mercato in generale.

    Come sappiamo bene, FTC (Federal Trade Commission), ossia la autorità federale sulla concorrenza americana, aveva denunciato Facebook per monopolio, in quanto l’acquisizione di Instagram e WhatsApp poneva la società di Mark Zuckerberg in una posizione dominante sul mercato. Una vicenda questa che ha molto pesato negli Usa in termini di equilibri anche a livello politico. In aggiunta a questa denuncia, ne esisteva un’altra avanzata da 48 procuratori federali, praticamente da quasi tutti gli stati, sempre ad evidenziare l’eccessiva presenza di Facebook a danno degli altri competitor. Obiettivo era quello di dimostrare praticamente che Facebook violasse le norme sulla concorrenza e obbligare, per legge ovviamente, il colosso di Menlo Park a cedere Instagram e WhatsApp.

    facebook capitalizzazione 2021 franzrusso

    La causa mirava a dimostrare che Facebook fosse in palese violazione per aver acquisito quelli che erano potenziali competitor.

    E qui succede l’imprevedibile e il colpo di scena.

    Il giudice James E. Boasberg, giudice della Corte Federale del distretto di Columbia, ha di fatto firmato una sentenza in cui si dice chiaramente che la FTC non è riuscita a dimostrare coi fatti la violazione da parte di Facebook, dichiarando soltanto che Facebook in questo modo controlla oltre il 60% del mercato. Una dimostrazione che il giudice Boasberg ha ritenuto insufficiente. Anche perché, come è scritto nella sentenza, “questo caso non coinvolge un mercato ordinario e intuitivo“.

    Facebook e FTC, cosa dice la sentenza

    La FTC non è riuscita a dichiarare abbastanza fatti per stabilire in modo plausibile un elemento necessario di tutte le sue rivendicazioni della Sezione 2 – ossia che Facebook ha un potere monopolistico nel mercato dei servizi di Personal Social Networking (PSN)“, scrive Boasberg nella sentenza.

    La denuncia della FTC non dice quasi nulla di concreto sulla questione chiave di quanto potere Facebook aveva, e ha ancora, in un mercato del prodotto antitrust correttamente definito“, si legge nel documento. “È quasi come se l’agenzia si aspettasse che la Corte annuisse semplicemente alla dichiarazione convenzionale che Facebook è un monopolista“.

    In pratica, la FTC non è riuscita a dimostrare portando “prove concrete” a riprova della sua denuncia ed è significativa l’affermazione del giudice Boasberg quando afferma che comunque ci si riferisce ad un mercato non “ordinario”. Su questa espressione ci sarebbe molto da riflettere in quanto potrebbe significare, per le leggi sulla concorrenza Usa, che sarebbe difficile dimostrare in modo pratico una violazione sul mercato di riferimento, per società come Facebook si intende.

    Boasberg ha respinto anche la denuncia dei procuratori federali.

    C’è da dire che questo è solo un primo round a favore di Facebook, in quanto il giudice ha dato tempo fino al 29 luglio di quest’anno alla FTC per presentare una denuncia puntuale che miri a specificare meglio e in modo più concreto i fatti contestati.

    La sentenza di Boasberg sta facendo molto discutere negli Usa, proprio nel momento in cui il Congresso americano si trova a discutere diversi disegni di legge con l’obiettivo di produrre norme sull’anti-concorrenza sempre più restrittive. Nel mirino ci sono proprio le compagnie tech.

    Facebook: 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione

    facebook capitalizzazione 2021 franzrusso

    Intanto a Wall Street, Facebook ha messo in pratica la sua rivincita. Dopo la sentenza, le azioni del colosso di Menlo Park sono cresciute del 4,18%, tanto è bastato per far elevare la capitalizzazione di Facebook a oltre 1.000 miliardi di dollari, 1.008 per la precisione. Si tratta della prima volta in cui la società fondata da Mark Zuckerberg supera questo traguardo, di fatto ponendola tra le prime 5 delle compagni tech che hanno superato il trilione di dollari del valore totale delle sue azioni.

    Al primo posto troviamo la Apple con 2.249 miliardi di dollari di capitalizzazione, seguita da Microsoft con 2.023 miliardi di dollari, poi Amazon con 1.736 miliardi di dollari e, infine, Facebook.

    E pensare che Facebook aveva iniziato il suo percorso a Wall Street con una capitalizzazione di 104 miliardi di dollari nel 2012. Un colpo di arresto si era registrato nel 2018, in conseguenza dei fatti legati a Cambridge Analytica, perdendo il 19%. Ma da luglio 20218 le azioni Facebook sono cresciute del 90%.

  • Facebook, ecco la risposta a Clubhouse e lo streaming dei podcast

    Facebook, ecco la risposta a Clubhouse e lo streaming dei podcast

    A distanza di 15 mesi dal lancio Clubhouse, arriva la risposta di Facebook. Si chiama Live Audio Rooms, disponibile solo negli Usa. Al via anche lo streaming dei podcast sulla piattaforma.

    A distanza di 15 mesi dal lancio di Clubhouse, arriva anche la risposta di Facebook all’app che ha sicuramente, come già sottolineato altre volte, a dare una scrollata al panorama dei Social Media. Non che lo stesso panorama fosse fermo, ma che fosse attorcigliato su sè stesso questo sì. La chat audio ha sicuramente fatto riscoprire la voce come strumento efficace per dare vita a nuovi contenuti coinvolgenti.

    C’era molta attesa attorno alla risposta di Facebook, già in test in Taiwan, ma adesso disponibile negli Usa, e soltanto lì per ora, in attesa di raccogliere qualche dato e poi passare ad un graduale rilascio a livello globale. Una pratica già vista in altre occasioni in cui Menlo Park ha provveduto a lanciare nuovi prodotti.

    Facebook Audio Rooms

    La risposta a Clubhouse in salsa Facebook si chiama Live Audio Rooms e per ora solo alcuni utenti selezionati negli Usa, per lo più influencer (si parla comunque di personaggi pubblici e creators), e una decina di gruppi sono abilitati ad usarli attivamente solo per iOS. Gli ascoltatori possono però unirsi alle stanza audio sia da iOS che da Android.

    Facebook risposta Clubhouse podcast franzrusso intime blog

    Come detto all’inizio, Live Audio Rooms arriva a distanza di oltre un anno da Clubhouse e sette mesi dopo Twitter Spaces. Con la funzionalità audio di Twitter, la proposta di Facebook ha molte cose in comune. La prima, e forse la più impostante, è quella di essere appunto una “funzionalità” e non un’app separata dalla piattaforma centrale. Questo permetterà a Facebook quello che è già possibile fare su Twitter, ossia declinare i contenuti in diverse forme. La seconda è che anche Live Audio Rooms permette interazioni attraverso emoji e i sottotitoli, esiste un modo per attivarli. Ma vediamo meglio le caratteristiche salienti di Live Audio Rooms.

    Live Audio Rooms presenta un format molto simile a quello visto già su Clubhouse o anche su Twitter Spaces, con l’host e gli speaker che appaiono in alto e gli ascoltatori più in basso. Vero, su Twitter l’impostazione tra “palco” e “platea” non è così netta, ma grosso modo è quella. Diciamo che questa somiglia molto a quella che dovrebbe apparire nella proposta audio di LinkedIn che dovrebbe arrivare presto.

    Live Audio Rooms, fino a 50 speaker

    Gli speaker possono essere fino ad un massimo di 50, mentre non vi è alcun limite per gli ascoltatori presenti in una stanza. Gli host possono invitare gli speaker a partecipare anche un attimo prima, o addirittura durante il live, e tutti possono essere invitati nei gruppi di Facebook dove la stanza viene aperta, a meno che non si tratta di gruppi privati, a quel punto la partecipazione è limitata ai soli iscritti a quel gruppo. Tutti gli utenti riceveranno una notifica nel momento in cui un amico si è unito ad una stanza.

    facebook live audio rooms franzrusso

    Nella parte bassa della stanza di vede l’icona di una mano, che serve per chiedere di intervenire, e quella del pollice in su che da accesso alle emoji che possono essere espresse dagli utenti durante l’evento live.

    Inoltre Facebook prevede per le Live Audio Rooms che gli utenti possano inviare delle “Stelle” che possono essere acquistate per poi inviarle allo stesso modo di come si inviano le emoji. Solo che queste “Stelle” permetteranno agli utenti di avanzare fino alla “Front Row” una sezione speciale della stanza dove questi utenti saranno facilmente riconoscibili dagli utenti.

    Atra cosa molto interessante che sarà possibile fare all’interno delle Live Audio Rooms riguarda la raccolta fonti. Infatti, gli host possono individuare una organizzazione non profit e organizzare una raccolta immediatamente coinvolgendo i presenti nella stanza. Una cosa molto simile l’abbiamo sperimentata anche all’interno del nostro #SpazioTech su Twitter Spaces, in quel caso però potendo riportare all’interno dello spazio il link della organizzazione a cui chiedevamo di effettuare una donazione. Nel caso della room di Facebook si può anche verificare sempre all’interno lo stato delle donazioni.

    facebook live audio rooms franzrusso

    Lo streaming dei podcast su Facebook

    Oltre alle Live Audio Rooms, Facebook completa il ciclo per quanto riguarda i podcast. dopo aver avviato la partnership con Spotify attivando un player attraverso il quale rintracciare podcast su Facebook, ma ascoltarli sulla piattaforma di musica on demand, in questo caso l’ascolto avviene direttamente su Facebook senza più uscire verso app esterne.

    I podcaster potranno quindi pubblicare gli RSS feed degli episodi direttamente su Facebook e permettere agli utenti di ascoltarli anche mentre si naviga sul News feed, anche se il display dello smartphone si disattiva, in modalità background. Dopo l’estate dovrebbero esseri attivi anche i sottotitoli automatici.

    Insomma, Facebook dopo aver studiato a lungo Clubhouse, ricordiamo che Zuckerberg ha usato diverse volte l’app di cha audio, si appresta ad investire molto su questa modalità, permettendo agli utenti di attivare stanza audio nei gruppi in modo tale da affrontare tematiche che riguardano i temi del gruppo stesso, o anche permettendo di creare dei live show. Così come Twitter Spaces, anche le Live Audio Rooms saranno programmabili e precederanno una forma di tipping, quindi una modalità per effettuare donazioni agli host.

    Facebook Live Audio Rooms è l’ultima proposta audio di un colosso social media, dopo quella di qualche giorno fa di Spotify. Adesso non resta che attendere LinkedIn.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook pronta a riaprire i suoi uffici dal 10 maggio

    Facebook pronta a riaprire i suoi uffici dal 10 maggio

    Facebook riapre gradualmente i propri uffici. Inizieranno a riaprire il 10 maggio gli uffici della Bay Area per poi pro seguire a riattivare il 10% di Menlo Park. In ogni caso, niente cibo all’interno dei campus e niente autobus.

    Secondo quanto riporta di San Francisco Chronicle, Facebook è pronta a riaprire i suoi uffici, in maniera graduale, seguendo l’andamento positivo della fase post pandemia da Covid-19. Il 10 maggio 2021 apriranno gli uffici della Bay Area, per poi arrivare a riattivare il 10% delle attività di Menlo Park, il quartier generale del colosso fondato da Mark Zuckerberg.

    Le riaperture proseguiranno poi con gli uffici di Freemont, il 17 maggio, Sunnyvale la settimana successiva, il 24 maggio, per poi proseguire il 7 giugno, quando riapriranno le due torri che si trovano al centro di San Francisco. Si tratta quindi di un lento ritorno ad una nuova normalità e di un provvedimento che si affianca a quello che in precedenza prevedeva il ritorno degli uffici a partire dal 2 luglio 2021. Data, quest’ultima, che resta comunque ancora valida per tutti gli altri dipendenti che potranno continuare a lavorare da casa.

    facebook riapre uffici franzrusso.it

    In ogni caso, Facebook prevede di riaprire i siti più grandi entro il 7 settembre 2021.

    Si tratta di un segnale positivo che testimonia come la situazione negli Usa, e in particolar modo in California, stia lentamente migliorando.

    Ma in realtà le prime aperture di Facebook avverranno già nel mese di aprile, quando si riattiveranno le attività in presenza negli uffici di Seattle. In programma c’è anche la riattivazione degli uffici in Asia.

    Gli uffici riapriranno ma con alcune limitazioni. Infatti per i dipendenti non sarà possibile più approfittare del cibo gratis e non ci saranno più gli autobus che porteranno i dipendenti nei campus. Restrizioni che al momento vengono fissate senza limiti di tempo. Una situazione questa che, come annota il SFC, potrebbe aiutare i ristoranti della zona, duramente colpiti dalla crisi pandemica, come in tutto il mondo.

    Altra notizia importante, da sottolineare, è che ai dipendenti non verrà richiesto di vaccinarsi. Una decisione che farà discutere.

    C’è da dire, però, che in parallelo al lento ritorno in ufficio per gli oltre 58 mila dipendenti, Facebook sta comunque assumendo figure professionali che resteranno a lavorare sempre da casa, o comunque in remoto.

    Nell’are di San Francisco, Facebook è la prima grande azienda ad annunciare la riattivazione dei propri uffici. A San Francisco per ora è permesso la riapertura degli uffici solo fino a 25%.

    Ad oggi, i grandi colossi tecnologici, quelli che hanno di certo guadagnato più di altri dalla crisi pandemica, stanno cominciando a rivedere i propri programmi di riapertura delle proprie sedi, in modo graduale.

    Microsoft nei giorni scorsi ha fatto sapere che i dipendenti della sede di Redmond cominceranno a rientrare dal prossimo 29 marzo, lasciano comunque la scelta se lavorare in ufficio a tempo pieno, o da casa, oppure una scelta ibrida tra casa e ufficio.

    Tra gli altro colossi, Salesforce ancora non ha deciso nulla in merito, mentre Google ha fatto sapere che i propri dipendenti potranno lavorare da casa ancora fino a settembre di quest’anno, senza programmare una vera riapertura.

  • Facebook lancia lo strumento per scoprire dove vaccinarsi

    Facebook lancia lo strumento per scoprire dove vaccinarsi

    Facebook lancia ha lanciato uno strumento che mostrerà “quando e dove” ci si potrà vaccinare contro il Covid-19, fornendo un link sul quale effettuare la propria prenotazione per l’appuntamento.

    Durante la pandemica da Covid-19 i social media hanno giocato un ruolo importante, e qui sul nostro blog lo abbiamo raccontato. E ora che ci troviamo nella fase che riguarda i vaccini, il ruolo degli strumenti digitali può rivelarsi ancora prezioso. E un buon esempio ce lo offre il sempre bistrattato Facebook che resta comunque la piattaforma social media che più di altre ci conosce meglio.

    E infatti, l’annuncio di oggi va segue proprio questa caratteristica.

    La piattaforma di Mark Zuckerberg, e l’annuncio lo ha dato proprio lui, ha lanciato uno strumento che mostrerà “quando e dove” ci si potrà vaccinare contro il Covid-19, fornendo, addirittura, un link sul quale effettuare la propria prenotazione per l’appuntamento.

    facebook strumento vaccinazione franzrusso.it

    Uno strumento che arriva in un momento cruciale che è quello della vaccinazione e sappiamo quanto queste tema sia molto sentito nel nostro paese, alle prese con un nuovo, parziale, lockdown a distanza di un anno e con una campagna di vaccini che stenta ancora a decollare.

    Oggi stiamo lanciando una campagna globale per aiutare a portare 50 milioni di persone un passo più vicino a ottenere i vaccini Covid-19“, ha scritto oggi Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook.

    Lo strumento verrà visualizzato dagli utenti nella sezione “Centro Informazioni COVID-19“, e lo stesso avverrà su Instagram, quella che appare nella parte alta del feed. Nato in collaborazione con il Boston Children’s Hospital, lo strumento orari, informazioni di contatto e link che sarà utile per fissare l’appuntamento per la vaccinazione. Sarà disponibile da subito in 71 lingue, ma la previsione è di estenderlo già nei prossimi giorni.

    Lo strumento disponibile anche su Instagram

    Come detto prima, lo stesso strumento comparirà anche su Instagram, con le informazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, come accade ormai dallo scorso anno, insieme a nuovi stickers che, se usate in maniera opportuna, potranno essere di aiuto e “spingere” altri a vaccinarsi.

    instagram vaccini stickers

    E si prevede anche di coinvolgere WhatsApp, l’app di messaggistica di casa Facebook, con l’utilizzo di bot che avranno come scopo di spingere gli utenti a prenotare la vaccinazione. “Più di 3 miliardi di messaggi relativi a Covid sono già stati inviati da governi, organizzazioni non profit e organizzazioni internazionali ai cittadini attraverso i chatbot ufficiali di WhatsApp, quindi questo aggiornamento aiuterà anche per quanto riguarda la fase della vaccinazione“, ha scritto Zuckerberg.

    L’obiettivo è poi quello di raccogliere questi dati derivanti dalle prenotazioni attraverso questo strumento e renderli disponibili nella sezione “Data for Good“, in modo tale che tutti coloro che operano nel mondo dell’informazione possano avere accesso ai dati stessi e raccontarne l’evoluzione.

    In un momento in cui il nostro paese fatica a partire in maniera efficace, questo strumento di Facebook potrebbe rivelarsi molto utile, vista la diffusione capillare di questa piattaforma nel nostro paese.

    Per una volta questa potrebbe essere un strada da percorrere, e speriamo anche in fretta.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook è pronta a lanciare il suo smartwatch nel 2022

    Facebook è pronta a lanciare il suo smartwatch nel 2022

    Facebook sta per lanciare il suo smartwatch basato su Android. Un modo per accedere ad altri dati degli utenti, dopo aver fallito l’acquisizione di Fitbit finita poi nelle mani di Google.

    Da tempo Facebook sta cercando di sviluppare non solo software ma anche hardware, cercando di posizionarsi sul mercato con proprio prodotti e provare a sfidare le grandi aziende tech che da tempo presidiano i vari settori. Stavolta, secondo quanto riporta The Information, sempre molto informato appunto, l’azienda di Mark Zuckerberg starebbe lavorando ad un proprio smartwatch e sarà sicuramente basato su Android. Una scelta questa quasi obbligata, vista la maretta tra i due colossi a proposito dell’aggiornamento iOS 14 che andrebbe a penalizzare in maniera rilevante proprio il colosso di Menlo Park.

    Non si sa se alla fine Facebook opterà per Wear OS, il sistema operativo di Google per i dispositivi indossabili, ma è certo che per il futuro Facebook vuole sviluppare un suo sistema operativo, facendo presagire che ha serie intenzioni ad inserirsi nel mercato dei wearable devices. Il lancio sarebbe previsto entro il prossimo anno.

    facebook smartwatch franzrusso.it

    Lo smartwatch di Facebook avrà come focus la messaggistica e una sezione salute e fitness molto strutturata, il tutto andrebbe poi a posizionarsi insieme agli altri prodotti come le cuffie Oculus per la realtà virtuale e Portal, il dispositivo che permette anche le video chat, completando, al momento l’intero ecosistema. E non mancheranno, nei prossimi mesi, gli occhiali, in collaborazione con Ray Ban (andando a sfidare, ad esempio Snapchat ma anche Google e Huawei).

    Non è la prima vola che Facebook si lancia sul mercato con un proprio dispositivo. Molti di voi ricorderanno lo sviluppo di uno smartphone, in collaborazione con HTC, che non venne accolto benissimo.

    Chiaro che in questa fase Facebook ha bisogno di posizionarsi nel grande mercato dei dati che derivano dall’utilizzo di questi dispositivi. E come sappiamo bene, da questo punto di vista Facebook non si presenta benissimo e quindi questo tema, se non curato secondo le leggi vigenti, soprattutto in Europa, rischierebbe di trasformarsi in una specie di boomerang, rischiando di buttare all’aria gli investimenti.

    Ricorderete anche che Facebook aveva cercato di comprare Fitbit, finita nelle mani di Google per 7,3 miliardi di dollari, proprio per cercare di mettere la sua “bandierina” anche nel mercato dei dispositivi indossabili e avere accesso ad altri dati. E anche Google ha avuto le sue grane da questo punto di vista.

    Per ora di tratta di informazioni verificate, ma non è escluso che possano nascere anche delle problematiche per cui tutto questo non vedrà mai la luce. Intanto, va registrato come Facebook cerchi di posizionarsi anche in altri mercati, pur sapendo dei rischi che non derivano solo dalla gestione dei dati. L’intento è sempre quello di riunire a messaggistica delle tre app al momento, Instagram Messenger e WahtsApp, in modo da veicolarla come una entità unica e cercare di evitare qualsiasi problema con l’antitrust Usa. E di questo se ne parlerà ancora.

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