Il Gruppo Unipol approda su TikTok, una delle prime aziende del settore assicurativo a sbarcare sulla piattaforma di ByteDance. Il gruppo coinvolgerà alcuni tra i creator più seguiti per instaurare un dialogo con la Generazione Z.
Non sono tanti i casi di aziende che approdano su TikTok nel nostro paese ed è per questo che vogliamo segnalarvi il caso del Gruppo Unipol, uno dei pochi casi corporate del settore assicurativo a sbarcare sulla piattaforma di ByteDance.
Trattandosi di una piattaforma social media con peculiarità evidenti, vista la esclusività del contenuto video, Grippo Unipol vuole sperimentare nuove forme di comunicazione e, in questo caso, ponendosi come obiettivo quello di rivolgersi alla Generazione Z per raccontare la propria dimensione nella sua interezza e attrattività, oltre la sua natura assicurativa.
I contenuti saranno condivisi in linea con lo stile e i desideri del target del canale. La regola è quella di divertirsi e imparare in maniera semplice e intuitiva, grazie a un ricco piano editoriale che vedrà il coinvolgimento di alcuni tra i creator più famosi in Italia, tra i quali Mathias Loi, Andrea Nuzzo, Marilù Casini, Matteo Albrizio e Andrea Borello. Nel dettaglio, i TikToker affronteranno temi che variano dalla mobilità sostenibile alla sicurezza informatica, dal welfare alle difficoltà che i giovani incontrano nel mondo del lavoro.
Ai contenuti dei creator si aggiungeranno, ogni settimana, quelli redazionali dedicati ai temi trattati su Changes, il progetto editoriale del Gruppo Unipol. Nei video saranno così affrontati i cambiamenti che stanno avvenendo nella nostra società sotto numerosi punti di vista, come la tecnologia, l’ambiente e il benessere.
Con questo primo canale TikTok si estende ulteriormente l’ecosistema social corporate del Gruppo Unipol, sempre più media company impegnata nella produzione e nella distribuzione di contenuti proprietari – gestiti attraverso UnipolGroup Press Room e UnipolSai Corporate – sulle piattaforme LinkedIn, Facebook, Instagram, Twitter, Youtube e sul blog Changes, con stili e linguaggi diversi a seconda dei contenuti e dei relativi target.
Un caso che ci piacerà seguire, e vi invitiamo a farlo, a questo link https://www.tiktok.com/@unipolgroup_pr. Da segnalare che la strategia del canale, lo scouting dei creator e la gestione diretta sono a cura di iCorporate, da anni a fianco di Unipol nello sviluppo del suo ecosistema social.
La Reputazione di un’azienda, di un brand, è da sempre un valore da conservare. E lo è oggi anche di più nell’era della comunicazione digitale e dei social media. Il Gruppo Unipol in questi ultimi anni ha investito molto su questo aspetto, una strategia che ha pagato.
Quanto vale la Reputazione di un’azienda oggi? La risposta è tanto semplice, quanto banale: la Reputazione è tutto. Nell’era della comunicazione digitale e dei social media questo aspetto è forse diventato più rilevante, è diventato un aspetto su cui i consumatori, gli stakeholder, in generale, guardano sempre più spesso. Il modo in cui viene percepita un’azienda è fatto di tanti fattori e tra questi oggi vengono considerati molto l’affidabilità, l’attenzione verso temi etici e ambientali, il modo in cui comunica, la capacità di innovare i suoi prodotti/servizi e la sua organizzazione. Tutti elementi che passano essenzialmente attraverso la comunicazione.
Il Gruppo Unipol è sicuramente una di quelle grandi aziende italiane che da un po’ di tempo a questa parte ha compreso il Valore della Reputazione, considerandolo un asset fondamentale per la crescita di tutta l’organizzazione, ben consapevole che tutto questo oggi è basato proprio sulla Comunicazione. L’occasione per conoscere meglio come il Gruppo Unipol gestisce il tema della Reputazione è stata il Reputation Day dell’azienda, una giornata in cui, ogni anno, l’azienda analizza la sua reputazione approfondendo alcuni temi e verificando gli sviluppi di tutta la strategia. Già, perchè, e questo è un elemento importante, avere una strategia e organizzare l’azienda da questo punto di vista è fondamentale, e per niente scontato.
Prima di vedere insieme alcuni dati rilevanti, e specifici, sulla Reputazione del Gruppo Unipol, è opportuno fare una breve riflessione su uno degli interventi più interessanti della giornata, quello di Alexia Giugni, Managing Director – Head of Institutional Clients DWS Souther Europe, dal titolo “New Capitalism e politiche di Investimento sostentibile“.
Alexia Giugni
La Giugni nel suo intervento ha messo in evidenza come oggi sia fondamentale “Investire in Conoscenza”, nel senso che oggi il capitale intellettuale ha un valore enorme ed è alla base stessa di un’azienda. L’era che viviamo, quella che viene definita “La Quarta Rivoluzione Industriale“, è fortemente caratterizzata da elementi “intangibili”, a differenza delle precedenti tre rivoluzioni industriali che invece avevano una forte connotazione tangibile, fisica. La rivoluzione che stiamo vivendo oggi è caratterizzata da meno hardware e più software, il capitale della Conoscenza si fonde con il Capitale Umano. L’Intelligenza Artificiale è l’elemento intangibile alla base di questa rivoluzione dei nostri giorni.
Il pensiero che la Giugni ha espresso durante il suo intervento è che oggi le aziende crescono se sono capaci di investire sulla Conoscenza, ma per fare questo, evidentemente, devono prima investire su sè stesse, in due modi: investire sul proprio Brand e investire in Innovazione.
Nei dati che sono stati portati a supporto, si vede bene come, negli ultimi 10 anni, le aziende che sono cresciute di più sono quelle che hanno investito su sè stesse, sul proprio nome, sui propri valori, e quelle che hanno saputo proporsi in modo innovativo.
E poi la Giugni ha anche portato il suo punto di vista sull’asset manager, nel senso che oggi le società investono su aziende ad alto capitale intellettuale. I valori come la Reputazione e anche gli ESG (Environment, Social, Governance) sono ritenuti fondamentali per individuare le aziende su cui investire.
Da questo punto di vista, il Gruppo Unipol è una delle poche aziende italiane, del settore, che ha compreso che la strada per crescere doveva passare attraverso queste direttrici. Il percorso fatto in questi ultimi anni e i risultati raggiunti sono lì a testimoniarlo.
Reputation Institute nel corso del Reputation Day ha portato i dati delle ultime rilevazioni relative a Gruppo Unipol rispetto alla Reputazione dell’azienda. E i dati sono in continua crescita. Il valore complessivo cresce e crescono tutti i driver che stanno alla base del valore stesso. Crescono i driver dell’Innovazione, Prodotti e Servizi e Citizenship, inteso come attenzione verso la società, valori molto sentiti dai clienti e da tutti gli stakeholder in generale.
Vittorio Verdone – Gruppo Unipol
Crescono le aspettative degli italiani verso una presa di posizione delle aziende sui grandi temi sociali. In linea con questa tendenza, gli ambiti nei quali gli italiani ritengono che il Gruppo Unipol possa agire sono l’ambiente, la disuguaglianza di reddito e la diseguaglianza di accesso ai servizi per la salute.
Vi è una ulteriore considerazione da mettere in conto, e cioè se cresce la Reputazione di un’azienda, è evidente che aumentano anche i rischi a cui si espone. Serve quindi dotarsi di una strategia, di una organizzazione, di un team che lavori monitorando tutti gli aspetti che concorrono a formare la Reputazione di un’azienda. Proprio come fa il Gruppo Unipol.
Abbiamo detto dall’inizio che la Reputazione è un valore su cui puntare per crescere ed è quello che sta mettendo in pratica anche il Gruppo Unipol. Il piano strategico 2019-2021 Mission Evolve poggia proprio sulla Reputazione per far sì che da leader assicurativo Unipol diventi leader di ecosistemi di servizi. Cambia quindi il modo in cui viene percepita l’azienda, gli italiani adesso rivolgono più attenzione verso la Trasparenza e verso le Persone, così come verso la Responsabilità verso la Società.
Sono questi i valori su cui oggi Gruppo Unipol poggia la propria crescita, puntando a estendere la propria leadership nel business e come riferimento per una evoluzione sostenibile della società.
Al SAS Forum Milan 2019 non è mancato l’approfondimento sull’Intelligenza Artificiale, tema che riguarda anche le assicurazioni. Ne abbiamo parlato con Giacomo Lovati, Direttore Insurance & Telematics Services – UnipolSai.
Il mondo delle assicurazioni fatto di numeri e di dati ha, per certi versi, molto a che fare con l’Intelligenza Artficiale, grande tema trattato durante il SAS Forum Milan 2019. Ne abbiamo parlato con Giacomo Lovati, Direttore Insurance & Telematics Services – UnipolSai. “Il settore assicurativo è proprio quello dove c’è spazio per introdurre in modo ‘intelligente’ l’Intelligenza Artificiale, per sviluppare le relazioni, il proprio business, per semplificare. E’ necessario sviluppare nuove modalità per mantenere viva quella parte di relazione con il cliente dove è forte la componente umana“.
Hai detto che l’Intelligenza Artificiale vi ha aiutato a semplificare i processi, a migliorare la relazione con i clienti. Ma come avete gestito l’implementazione in aziende di questa tecnologia, immaginando che sia stata abbastanza impattante sull’intera organizzazione? E in questa organizzazione, qual è l’apporto umano?
Hai detto bene, ha avuto un impatto molto forte soprattutto dal punto di vista culturale, perché oggi si parla tanto di Intelligenza Artificiale specie in toni preoccupanti. Ci si chiede spesso che l’AI rimpiazzerà il ruolo dell’uomo con una macchina, non è mai vero dal mio punto di vista. Possono però essere molto utili per migliorare le relazioni. Il mondo delle assicurazioni ha uno schema di interrelazioni abbastanza semplice e standardizzate. Faccio un esempio per ottenere un preventivo servono delle informazioni catalogate, standard, ecco in questo caso l’Intelligenza Artificiale ha un impatto molto forte, basti pensare alle chatbot che, alla fine, pongono al cliente delle domande abbastanza semplici. Quindi l’impiego di Intelligenza Artificiale in questa parte del processo rende sicuramente più agevole e snella la relazione con il cliente.
Giacomo Lovati – UnipolSai
Poi è chiaro, nel caso della gestione di un sinistro tutto diventa un po’ più complesso e niente e nulla potrà sostituire l’empatia e il ruolo di un liquidatore per la capacità di apprendere a fondo la dinamica di un sinistro. E quindi, c’è grande spazio per semplificare alcune fasi del processo, salvo restando il ruolo dell’essere umano laddove serve capire meglio le dinamiche. Paradossalmente, un cliente che non ha mai un sinistro non entra mai in contatto con la sua compagnia assicurativa. Paga tutti gli anni la sua polizza “per l’eventualità di”, ma quando ha il sinistro è lì che si vede totalmente il servizio. Quindi, attraverso l’Intelligenza Artificiale gestiamo le fasi iniziali del processo e l’essere umano entra nel processo quando c’è un problema. Le compagnie assicurative devono spostarsi sempre di più verso il concetto di risolutore di problemi piuttosto che essere individuate come semplici bancomat.
In questa costruzione di processi con tecnologia AI, qual è il ruolo di SAS Italy?
Come dicevamo prima, il mondo delle assicurazioni è fatto di numeri, di statistiche: 10 milioni di clienti auto, 16 milioni di clienti nel complesso. La costruzione stessa del prodotto assicurativo si fa con i numeri e la statistica, è ovvio che aziende come SAS Italy, leader mondiale della data analytics possono essere dei partner ideali per lo sviluppo del nostro business. Da qualche anno si parla insistentemente di Big Data, in realtà sono 50 anni che le compagnie assicurative hanno a che fare con i dati, posso dire che proprio gli assicuratori hanno inventato i Big Data 50 anni fa.
Da qui a 10/15 anni come vedi il mondo delle assicurazioni? Sempre più automatizzato con all’interno una componente “umana”?
Sicuramente ci sarà più automatizzazione, ci sarà una evoluzione del mondo assicurativo. E, in questo contesto, l’assicurazione legata al mondo dell’auto la farà da padrone, sarà ancora per lungo tempo il business principale delle compagnie. Ma assisteremo ad un cambiamento radicale del concetto di mobilità, pendo a quando adolescente io che possedere un motorino era la cosa più importante. Adesso, ai giovani di oggi, possedere un veicolo interessa veramente poco, perché ci sono altri modelli di mobilità che non passano più dal possesso, ma dall’utilizzo del mezzo stesso. Quindi ci saranno sempre meno macchine da assicurare. L’assicuratore deve pensare a questo.
Noi come Unipol siamo già entrati nell’ecosistema della mobilità, perché presidiare questo settore significa quindi poterla assicurare, e parliamo quindi del mondo car-sharing, del noleggio a lungo termine, transazioni di autovetture usate, i pagamenti in mobilità. Sono tutti elementi che appartengono al mondo della mobilità su cui stiamo portando i nostri valori di fiducia e affidabilità. Oggi l’assicurazione di evolve, è stato questo il tema al centro della presentazione del nostro piano industriale, “Mission Evolve“, ad indicare proprio questo nostro percorso che si sviluppa su tre unti essenziali: mobilità; salute/welfare, ancora poco presidiato; e IoT che comprende anche il tema dell’Intelligenza Artificiale, la domotica. Questo i temi che faranno parte del nostro futuro.
E’ stato presentato a Milano il nuovo piano industriale del Gruppo Unipol per il prossimo triennio. Un piano ambizioso che poggia su una forte Innovazione dei servizi e delle competenze e anche sulla sostenibilità. Carlo Cimbri, CEO del gruppo, ha sottolineato come il gruppo oggi sia leader tecnologico europeo nel settore assicurativo.
E’ stato presentato ieri a Milano il nuovo piano industriale del Gruppo Unipol, leader storico nel settore assicurativo, che punta ad obiettivi ambiziosi, ma raggiungibili, come ha più volte sottolineato Carlo Cimbri, CEO del gruppo bolognese. Il piano, denominato Mission Evolve, vuole segnare un ulteriore passo avanti del gruppo, nei prossimi tre anni (2019-2021) puntando molto sull’innovazione e sulla tecnologia, la base di un processo ormai maturo che ha portato il gruppo ad essere leader europeo dal punto di vista tecnologico nel settore assicurativo.
Dal punto di vista degli obiettivi, “sempre più industriali” come ha voluto sottolineare Cimbri, il nuovo piano prevede un utile netto cumulato di 2 miliardi di euro, “un obiettivo alla portata” ha detto Cimbri, “perché il gruppo ha una grande forza retail come pochi“. Il piano prevede l’uscita di 600 persone con il fondo di solidarietà e l’assunzione di 300 dipendenti, così da ridurre l’età media di 2 anni e portare nel gruppo nuove competenze, e oltre 200 milioni di investimenti in tecnologia.
Ed è proprio la tecnologia e l’innovazione la base del nuovo piano “Mission Evolve 2019-2021” che renderà il gruppo sempre più “multicanale”, proprio per il fatto che l’innovazione e la tecnologia di questi ultimi anni hanno reso il cliente sempre più esigente e consapevole. E le tecnologie su cui punterà Unipol sono Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale, robotica, Blockchain, un piano di innovazione che punta quindi a rendere i servizi sempre più flessibili e pronti all’uso.
Carlo Cimbri, CEO del #GruppoUnipol, rende noto che il nuovo piano al 2021 prevede un utile netto cumulato di 2 mld di euro. Inoltre si prevede l'assunzione di 300 nuovi persone a fronte dell'uscita di 600 persone con fondo di solidarietà@UnipolGroup_PRpic.twitter.com/GCBMxCIz2R
Unipol, come già detto, è leader tecnologico europeo nel settore assicurativo, un primato reso possibile dalla distribuzione di 4 milioni di “black box”, un elemento non da poco che permette a Unipol di accedere ad una grossa mole di dati. I Big Data sono per il gruppo uno dei principali asset per il nuovo piano industriale, come ha spiegato il Direttore Generale del gruppo, Matteo Laterza. Una massa di dati, 350 terabyte (TB), cioè 350 mila GB, che permetteranno al gruppo di elaborare nuove strategie e nuove soluzioni sempre più dirette e vicine ai propri clienti, grazie anche alla startup del gruppo, Alfa Evolution, che sulla base della elaborazione dei dati, sta lavorando ad una black box ancora più evoluta.
Carlo Cimbri, CEO del #GruppoUnipol, sottolinea come il gruppo di solito "non vende sogni, ma fa quello che dice,", sottolineando il punto della relazione sempre più diretta coi clienti@UnipolGroup_PRpic.twitter.com/NWE4FdSr0l
E non manca nel nuovo piano industriale il tema della sostenibilità, tema caro al gruppo, consapevole che “always one step ahead” significa anche soddisfare obiettivi che rendono il gruppo sempre più sensibile e consapevole da questo punto di vista. E infatti, il nuovo piano industriale prevede di centrare entro il 2021 tre obiettivi previsti dall’Agenda 2030, il programma racchiuso all’interno dell’”Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile” istituita dalle Nazioni Unite nel 2015. L’obiettivo dell’Agenda è quello di raggiungere, entro il 2030, un modello di sviluppo sostenibile che soddisfi i 17 obiettivi, quelli che si definiscono SDGs (Sustainable Development Goals). E’ un tema che spesso viene racchiuso e circoscritto al tema dell’ambiente, ma lo sviluppo sostenibile riguarda non solo questo ma anche aspetti economici e sociali. E Unipol ha già dimostrato di essere una delle poche realtà italiane che investe da questo punto di vista.
Entro il 2021 il Gruppo Unipol prevede di soddisfare 3 dei 17 con un investimento di 600 milioni di euro:
L’obiettivo 3, Salute e Benessere, attraverso una serie di soluzioni accessibili che si integreranno anche con il sistema pubblico del welfare, estendendo la protezione a un pubblico più ampio e intervenendo nella prevenzione. Obiettivo e ampliare i canali di distribuzione per raggiungere nuovi segmenti sotto assicurati.
L’obiettivo 8, Lavoro Dignitoso e Crescita Economica, sostenendo e rafforzando il business e la resilienza delle agenzie. Attraverso anche lo viluppo di modelli predittivi sul rischio climatico per le imprese, al fine di aumentare la resilienza dei vari settori.
L’obiettivo 11, Città e Comunità Sostenibili, attraverso prodotti e servizi di mobilità integrata per privati e imprese, per una maggiore sicurezza e sostenibilità delle città e delle comunità, anche attraverso la valorizzazione dei dati generati da collaborazioni tra pubblico e privato.
Matteo Laterza, DG del #GruppoUnipol, che sottolinea come la strategia d gruppo passa anche dall'analisi dei #dati, avendo la possibilità di accedere a una enorme mole di dati in conseguenza ai 4 milioni di black box distribuite@UnipolGroup_PRpic.twitter.com/KPAMxPKlib
Tutti obiettivi che il Gruppo Unipol intende soddisfare puntando su Mobilità, Welfare e Famiglie, tre leve importanti che Cimbri ha tenuto più vote a sottolineare.
[Nella foto di copertina, Carlo Cimbri, CEO Gruppo Unipol – In Collaborazione con Unipol]
All’International Journalism Festival 2019 di Perugia, il Gruppo Unipol ha presentato i dati di un’interessante ricerca sul ruolo degli Osservatori aziendali come strumenti di ricerca e di business, ma anche con strumenti di narrazione. Un esempio di come l’azienda oggi si racconta.
Gli Osservatori aziendali possono essere considerati strumenti di narrazione rivolta ai consumatori di un’azienda e a tutti coloro che sono interessati ad un dato ambito? La risposta è certamente sì, proprio perchè le aziende oggi, nell’era del digitale e dei social media, si stanno trasformando anche in media: il dato aziendale diventa esso stesso parte di una narrazione orientata ai clienti, ai consumatori, ai partner. Un esempio è proprio quello portato avanti dal Gruppo Unipol che, in occasione dell’International Journalism Festival 2019 di Perugia, ha presentato una corposa ricerca sugli Osservatori che mostra quanto questi possano trasformarsi in strumenti attraverso i quali “raccontarsi”, fare quindi storytelling, fare una narrazione che si presenta sotto diverse forme ma che trova come comune denominatore il digitale.
All’incontro, dal titolo “Gli Osservatori sono strategici per lo storytelling dell’azienda?”, che si è tenuto presso l’Hotel Brufani, hanno preso parte Fernando Vacarini, Responsabile Media Relations di Gruppo Unipol e Direttore Responsabile di Changes, Liliana Cavatorta, Responsabile Osservatorio Reputational & Emerging Risk di Gruppo Unipol, Fiammetta Fabris, Amministratore Delegato di UniSalute e Marco Lanzoni, Responsabile Mercato Finance di SCS Consulting e la moderazione di Giampaolo Colletti, Responsabile Comunicazione Digitale di Sanofi Italia e contributor per Il Sole24Ore, StartupItalia!, Millionaire e per la free press Metro.
L’incontro è stato un’occasione per presentare i risultati di una interessante ricerca, condotta dal Gruppo Unipol con SCS Consulting, sulle aziende italiane attualmente attive nella produzione di Osservatori dedicati all’approfondimento di tematiche di natura socio-economica e sulla loro diffusione. L’analisi ha riguardato 80 aziende italiane attraverso le fonti pubbliche (web), con particolare riferimento al periodo 2016-2019 ed un focus sugli Osservatori continuativi, escludendo dunque le iniziative una-tantum.
Dalla ricerca emerge che sono 15 le imprese ad adottare oggi questo strumento di comunicazione, con 33 report prodotti nel periodo in esame di cui l’84% sono continuativi ed il 16% sono saltuari. Le tematiche trattate sono prevalentemente riconducibili al business in cui opera l’impresa (82%), mentre nel 9% dei casi riflettono su tematiche legate alla responsabilità sociale d’impresa e nel restante 9% di tematiche sociali. L’indagine evidenzia come gli Osservatori aziendali si stiano trasformando, sempre di più, in veri protagonisti dello storytelling aziendale, sebbene siano tendenzialmente percepiti con una portata ancora limitata.
Delle 80 imprese analizzate, circa il 20% comunicano mediante Osservatori: ▪️15 "comunicano" anche mediante Osservatori ▪️55 Osservatori, di cui 33 proprietari e 22 Sponsor ▪️84% "continuativi" e 16% una-tantum#ijf19pic.twitter.com/VmFaIPfuXD
Interessante notare che le aziende diffondono i dati e le ricerche degli Osservatori per la gran parte attraverso articoli, newsletter. Ma assume una certa rilevanza il sito dedicato (73%) e i social media (67%).
Tuttavia, agli Osservatori aziendali, sottolinea ancora l’analisi, viene riconosciuta una correlazione positiva tra impegno comunicativo delle aziende che li adottano e livello di fiducia espresso dall’opinione pubblica, nonostante siano ancora poche le realtà che adottano con successo questa pratica.
Giusto il monito/appello di @FVacarini questi strumenti di informazione sono utili per constatare il fenomeno delle #FakeNews che imperversa anche nel mondo della salute
Interessanti alcuni concetti espressi da Vacarini, il quale ha posto l’accento sul fatto che le aziende sono delle “media company per raccontare in maniera diretta la propria storia al pubblico. La scelta del Gruppo Unipol è frutto della mediazione tra strumenti di comunicazione tradizionale e innovativi, partendo dalla solida base degli Osservatori aziendali“.
#Cavatorta: “Come potete vedere, 7 dei 14 macro trend nel radar del Gruppo hanno natura sociale e il fattore umano in comune. L’obiettivo è contribuire a dare forma a un futuro che ponga al centro le persone”. #IJF19Unipol#IJF19pic.twitter.com/t3KaGW5r1U
Altrettanto interessanti gli spunti dati da Liliana Cavatorta, Head of Reputational & Emerging Risk Observatory at Gruppo Unipol, che ha sottolineato come l’Osservatorio sia “una visione verso il futuro attraverso una mappa di interconnessioni“. La Cavatorta ha poi illustrato come “7 dei 14 macro trend nel radar del Gruppo hanno natura sociale e il ‘fattore umano’ in comune. L’obiettivo è contribuire a dare forma a un futuro che ponga al centro le persone“. Importante poi l’intervento di Fiammetta Fabris, CEO di UniSalute che ha ricordato come “l’osservatorio nato nel 2011 ci permette di fare informazione della salute in maniera scientifica e corretta” e ha posto l’accento sulla corretta informazione sull’alimentazione rivolta ai bambini, ricordando che “3 bambini su 10 in Italia hanno problemi di obesità, è necessaria una corretta informazione“.
Ecco, questo del Gruppo Unipol rappresenta un grande esempio, che ci piaceva raccontarvi, di come le aziende possono sfruttare gli Osservatori per fare “narrazione” partendo ricerche e tematiche specifiche che possono restituire quella forma di contenuto che poi si tramuta in Relazione, concetto che ci sta molto a cuore.
Qui invece il video dell’evento, per ci se lo fosse perso:
[In collaborazione con Gruppo Unipol]
[L’immagine di copertina è di proprietà di @franzrusso; i loghi utilizzati appartengono ai legittimi proprietari; qualora i titolari dei loghi ritenessero l’immagine inopportuna, verrà rimossa immediatamente]
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