Tag: jack dorsey

  • Ecco chi è Parag Agrawal, il nuovo CEO di Twitter

    Ecco chi è Parag Agrawal, il nuovo CEO di Twitter

    Ecco un profilo di Parag Agrawal, nuovo CEO di Twitter succeduto a Jack Dorsey. Il suo nome arricchisce la lista dei CEO di origine indiana delle grandi aziende tech.

    La stragrande maggioranza delle persone ha sentito il nome Parag Agrawal ieri per la prima volta, colti di sorpresa dalle dimissioni di Jack Dorsey da CEO di Twitter. Eppure, Parag Agrawal, nuovo CEO della società nata nel 2006 a San Francisco, Twitter la conosce bene.

    Per saperne di più, tracceremo un breve profilo del personaggio che fino a ieri ha ricoperto il ruolo di CTO di Twitter, funzione che ricopriva dal 2017. Il suo nome va ad aggiungersi alla già lunga lista di CEO di origine indiana che guidano aziende della Silicon Valley, e non solo, e, a soli 37 anni, è il più giovane CEO tra le aziende S&P500 (le 500 aziende americane quotate a Wall Street con la più alta capitalizzazione). E c’è già chi parla di “scuola indiana” alla guida delle aziende tecnologiche del futuro.

    Parag Agrawal, da Mumbai alla Silicon Valley

    Parag Agrawal nasce a Aimer, nello stato del Rajasthan, il 21 maggio del 1984 anche se da subito si trasferisce a Mumbai (quella che fino al 1995 si chiamava Bombay). Il padre era un ingegnere, alto funzionario del Dipartimento Indiano dell’Energia Atomica, e sua madre era un’insegnante.

    Si è laureato all’Indian Institute of Tehcnology Bombay (IIT Bombay) nel 2005 per poi trasferirsi negli Usa per proseguire i suoi studi e conseguire un dottorato di ricerca in informatica presso la Stanford University.

    Ecco chi è Parag Agrawal, il nuovo CEO di Twitter

    Nell’ottobre 2011 entra in Twitter per lavorare sulla pubblicità, diventando poi il rimo ingegnere della società ad assumere il titolo di “Distinguished Engineer“. Paraga Agrawal continua negli anni successivi il suo lavoro, ricoprendo altre mansioni. Fino a quando arriva la svolta con la nomina, nel 20217 con Dorsey come CEO, a CTO dell’azienda. Un ruolo che lo vede lavorare a stretto contatto con Dorsey, sempre più impegnato, in quel periodo, ad occuparsi anche dell’altra società, Square.

    Agrawar legato al progetto Bluesky

    In un questi ultimi 4 anni Parag Agrawal si occupa del problema tecnologico della piattaforma, come quello delle password. Ma il suo nome è legato invece al progetto Blue Sky, il progetto che ha come obiettivo di trasformare Twitter in una “piattaforma libera e decentralizzata”. Il progetto sta andando avanti, lavorando a stretto contatto con il team “Crypto” voluto da Dorsey, visto il suo grande interesse per i bitcoin, che adesso continuerà a seguire, in maniera esclusiva a questo punto, con Square e la sua app Cash.

    Il progetto Blue Sky continuerà a crescere sotto la guida diretta di Parag Agrawal, visto anche il suo ruolo, per rendere Twitter più veloce e più, appunto, decentralizzata. In questo solco si inserisce la partnership con Google Cloud e la gestione della timeline ad Amazon Web Services (AWS).

    Questo un primo profilo del personaggio Parag Agrawal, persona non conosciuta ai più, ma che conosce bene i meccanismi di Twitter e gli obiettivi che l’azienda vuole raggiungere. Entra il 2023 l’azienda deve puntare a 7,5 miliardi di dollari di ricavi e ad avere 315 milioni di utenti giornalieri (oggi 211 milioni). E, nel contempo, riuscire a costruire un equilibrio attorno alla piattaforma.

    Twitter e le conversazioni da destra

    Sappiamo delle ultime vicissitudini che hanno spinto la piattaforma a sospendere per sempre l’account di Donald Trump e sappiamo anche, da un recente studio, che l’algoritmo di Twitter (senza che la società sappia spiegare il perché) ha nei fatti favorito le conversazioni di destra sulla piattaforma. Situazioni che devono trovare un equilibrio guardando sempre a Twitter come “un luogo sano dove conversare”, parole sposate proprio da Parag Agrawal.

    Ecco, queste sono le due sfide più insidiose per Agrawal già per i prossimi due anni, sapendo bene che l’azienda ha innovato tanto la piattaforma, puntando anche su nuove forme di contenuto, come Twitter Spaces, riuscendo a fornire sempre nuove funzionalità agli utenti.

    Tutto questo però ha bisogno di un piano più organizzato e siamo sicuri, da quello che abbiamo riportato in questo articolo, e da quelle che sono le opinioni di chi lo conosce bene, che Parag Agrawal sarà all’altezza del suo compito.

    I tanti CEO di origine indiana

    Ma come dicevamo in apertura, il nome Parag Agrawal come nuovo CEO di Twitter si va ad inserire all’interno di una lista di nomi di origine indiana che guidano aziende tecnologiche della Silicon Valley, e non solo. La lista di nomi, tra i più importanti, hanno una caratteristica in comune. Un grande background tecnologico, quasi tutti ingegneri, e arrivano al ruolo di CEO per dare una volta all’azienda, alla ricerca di un maggiore equilibrio per raggiungere gli obiettivi.

    E parliamo di Sundar Pichai, che arriva a diventare CEO di Google nell’agosto del 2015 quando nasce Alphabet, di cui diventerà CEO quattro anni più tardi nel 2019.

    E parliamo di Satya Nadella, altro grande nome, CEO di Microsoft nominato nel febbraio del 2014, dopo Steve Ballmer. Con lui il colosso di Redmond diventa l’azienda più valutata al mondo, superando la Apple.

    E ancora, nella lista c’è anche Arvind Krishna, CEO della IBM, nominato nel gennaio dello scorso anno, definito da Ginni Rometty come “l’uomo giusto per la nuova era di IBM”.

    E di origine indiana sono anche Ajay Banga, CEO di Mastercard, Shantanu Narayen, CEO di Adobe.

  • Jack Dorsey lascia la guida di Twitter, subentra Parag Agrawal

    Jack Dorsey lascia la guida di Twitter, subentra Parag Agrawal

    Le notizie che si sono susseguite nel pomeriggio, hanno poi trovato conferma. Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, lascia il suo incarico e al suo posto arriva Parag Agrawal, attuale CTO.

    Nel pomeriggio italiano si sono susseguite una serie di notizie sulle fonti raccolte dalla CNBC, il celebre canale finanziario americano, che dava Jack Dorsey, co-founder e CEO di Twitter, pronto a lasciare la guida di Twitter “a breve”. E così è stato.

    Al suo posto arriva Parag Agrawal, già CTO di Twitter, come nuovo CEO con effetto immediato e lo stesso Dorsey resterà comunque all’interno dell’azienda da lui fondata insieme a Biz Stone e Evan Williams. Le notizie dicono che resterà all’interno del board fino al 2022.

    Si è trattato (quasi) di un fulmine a ciel sereno, come si dice in questi casi, che arriva proprio nel momento in cui Twitter ha cominciato ad innovare la piattaforma da 280 caratteri. Quello che gli azionisti, e non solo, hanno sempre richiesto negli ultimi anni.

    Jack Dorsey lascia la guida di Twitter, al suo posto Parag Agrawal

    Dorsey già CEO di Square

    Come noto, Jack Dorsey oltre ad essere CEO di Twitter è anche CEO di Square, la società specializzata nei pagamenti mobile. Un doppio incarico che è stato mal digerito sin dal suo, secondo, insediamento nel 2015.

    In molti hanno sempre ritenuto che proprio quel doppio incarico avesse conseguenze negative nella gestione dell’azienda Twitter.

    E come ricorderete, lo scorso anno, nel mese di febbraio, il Fondo Eliiott (lo stesso che detiene il AC Milan) cercò di mettere alla porta proprio il co-fondatore di Twitter, reo, secondo Paul Singer di non aver fatto abbastanza per la crescita della società. In pratica, il Fondo Elliott, forte del suo ruolo di azionista di maggioranza, voleva fare spazio ad un suo uomo per avere un controllo più diretto della società.

    L’operazione venne poi stoppata, a distanza di pochi giorni, quando arrivò Silver Lake e mise sul piatto 1 miliardi di dollari di investimenti, con l’impegno che Dorsey mantenesse il suo posto. I ben informati dissero che l’operazione era stata animata da Bog Iger, oggi presidente della Walt Disney e grande amico di Jack Dorsey.

    In passato anche la Disney venne data come probabile compratore di Twitter, operazione che in effetti non vide mai la luce.

    Su Twitter il 25% degli utenti genera il 97% dei tweet

    Dorsey, cofondatore di Twitter

    Jack Dorsey ha fondato Twitter che ha visto la luce nel 2006 e per due anni ha ricoperto il ruolo di CEO, quindi fino al 2008. Ritornò alla guida della sua azienda sette anni dopo, quando Dick Costolo si dimise, anche per non essere riuscito del tutto nella sua missione di traghettare l’azienda dopo la quotazione a Wall Street.

    Nel momento in cui ritorna Jack Dorsey Twitter riversava in una situazione non felice, nonostante la quotazione in borsa nel 2013. E questa situazione si è protratta per diverso tempo, alimentata anche dalla scarsa crescita della base utenti.

    Una scarsa crescita che era figlia di una scarsa innovazione della piattaforma, quando invece tutte le altre piattaforme social media in qualche modo evolvevano.

    Solo nel 2019 Twitter ha cominciato a fare sul serio nell’innovare la piattaforma, mettendo al centro modalità che dessero la possibilità agli utenti di conversare più facilmente. Twitter da sempre è stata vista come una piattaforma difficile, una differenza che diveniva ancora più marcata in confronto con le altre piattaforme.

    Dorsey – Agrawal, quale futuro per Twitter

    Adesso il compito che ha davanti Parag Agrawal è quello di raggiungere entro il 2023 l’obiettivo di 7,5 miliardi di ricavi e 315 milioni di utenti giornalieri monetizzabili.

    Vedremo se riuscirà.

    Intanto, mentre scriviamo, il titolo TWTR guadagna a Wall Street già quasi il 5%. Segno che era un momento atteso dagli investitori. Salvo poi cedere il 2,74%.

    E non sfuggirà ai più attenti che queste dimissioni arrivano nel giorno in cui Twitter si avvia a sviluppare la modalità shopping con una diretta che vedrà come protagonista Walmart.

  • Cosa significa acquistare il primo tweet di Jack Dorsey

    Cosa significa acquistare il primo tweet di Jack Dorsey

    Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha messo in vendita il suo primo tweet. Le offerte sono arrivate a 2,5 milioni di dollari. Il compratore avrà un NFT, un token non fungibile.

    Come molti di voi sapranno, sabato scorso Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha messo in vendita il suo primo tweet, quello in cui scriveva, il 21 marzo del 2006, “sto settando il mio twttr“. Non è chiara la finalità che ha portato al CEO di Twitter a vendere il suo primo tweet, ma quello che certamente sappiamo è che Dorsey da un po’ di tempo a questa parte è un fan sfegatato di bitcoin, al punto che ha da poco dato vita ad un fondo di criptovalute insieme al suo amico Jay-Z, si il proprietario di Tidal acquisita da poco da Square, l’altra società di Jack Dorsey… Ok,ok. Fermiamoci un attimo e ricominciamo, altrimenti il discorso si fa troppo ingarbugliato.

    Allora, dicevamo. Jack Dorsey ha messo in vendita il suo primo tweet su una piattaforma chiamata Valuables by cent che vende tweet sotto forma di NFT, ecco perché dicevamo prima che Dorsey è un fan di bitcoin.

    jack dorsey twitter primo tweet franzrusso.it

    Che cos’è NFT

    Ma che cos’è NFT?

    NFT, “non-fungible-Token”, è un token non fungibile, quindi non intercambiabile o sostituibile, è un pezzo unico. Attraverso la blockchain, il registro elettronico usato dai bitcoin sin dal 2009, viene generato un certificato criptato che di fatto certifica (perdonate la ripetizione) l’unicità di ciò che si acquista. Nel caso del tweet di Jack Dorsey, il compratore compra un certificato che contiene la firma di Dorsey. Un po’ come se si acquistasse un autografo, anzi, è proprio così.

    Cose significa quindi, ne caso concreto, acquistare il primo tweet di Jack Dorsey? Significa entrare in possesso non del tweet, che comunque resterà online o meno a seconda di cosa deciderà il suo compratore, ma del suo certificato che ne testimonia, appunto la sua unicità.

    Sempre nel caso del primo tweet di Dorsey, le offerte sono partite subito con cifre molto alte come 88 mila dollari, per poi arrivare a 2 milioni di dollari e ora, secondo le ultime stime, si è fermato a 2,5 milioni di dollari offerti da Sina Estavi, il CEO di Bridge Oracle, il primo sistema di oracoli pubblici sul network di Tron, un sistema operativo decentralizzato basato su blockchain e la criptovaluta nativa si chiama TRX. Insomma, Sina Estavi non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione.

    Ma direte voi, cosa se ne fa della proprietà di un tweet? Semplice, non è niente l’altro che un investimento che il compratore può rivendersi in futuro.

    Da un po’ di tempo a questa parte gli NFT vengono utilizzato per la compravendita di opere darti e anche di musica. Un mese fa, l’artista digitale Beeple ha messo in vendita ben 5 mila immagini realizzate da lui in 13 anni di carriera proprio con il sistema NFT. Si è tratta della prima opera d’arte venduta con NFT e non sarà certamente l’ultima. Questa modalità sta prendendo piede soprattutto nel mondo dell’arte, e anche nella musica.

    Gli NFT sono stati anche molto usati dall’NBA per mettere in vendita momenti salienti di giocate memorabili ad opera di Lebron James, il più forte giocatore del momento.

    Ora, se vi state chiedendo quanto ci guadagnerà Dorsey dalla vendita del suo primo tweet, la risposta è il 95% della cifra finale, il restante 5% va alla piattaforma. La cifra viene poi accreditata sul portafoglio elettronico del venditore sotto forma di criptovaluta.

    Ecco, questo è la spiegazione di cosa significa metter in vendita il proprio tweet, posto che può farlo chiunque a proposito di un tweet pubblico. Quello che non è chiaro è il perché Dorsey si sia spinto a tanto. Molto probabilmente per rinforzare le proprie finanze in forma di criptovalute con un obiettivo che magari conosceremo nei prossimi mesi.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter, accordo per mantenere Jack Dorsey al suo posto. Per ora

    Twitter, accordo per mantenere Jack Dorsey al suo posto. Per ora

    Dopo l’annuncio del Fondo Elliott, intenzionato a mandare via Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, la società di San Francisco ha raggiunto un accordo dopo l’ingresso di Silver Lake che investe 1 miliardo di dollari. L’accordo prevede un comitato che riveda la leadership dell’azienda.

    Dopo l’annuncio del Fondo Elliott che annunciava l’intenzione di mandar via Jack Dorsey, attuale CEO di Twitter, in forza del suo investimento da 1 miliardo di dollari, prendendo così il controllo del consiglio di amministrazione della società di San Francisco, tutto viene congelato.

    Già, perché nel frattempo è giunta in soccorso di Twitter la società Silver Lake che investe nella società di Dorsey 1 miliardo di dollari e vuole mantenere al suo posto Dorsey. In pratica, Twitter è riuscita a raggiungere un accordo con le due società che prevede la presenza di un membro delle due società all’interno del consiglio di amministrazione (Egon Durban, CEO di Silver Lake, e Jesse Cohn per il Fondo Elliott); il riacquisto (buy back) di azioni per un valore di 2 miliardi di dollari; l’allargamento dello stesso consiglio ad altri tre membri e, soprattutto, la creazione di un comitato che riveda la leadership e la governance della società.

    jack dorsey twitter ceo 2020

    In pratica per Dorsey si tratta di una boccata di ossigeno per poi tornare di nuovo sotto esame. Dorsey nei giorni scorsi aveva rimandato il suo viaggio in Africa per via del Coronavirus e “per tutto il resto”, come da lui stesso dichiarato, lasciando intendere che per “tutto il resto” si riferiva proprio al Fondo Elliott. E pare che proprio l’annuncio del viaggio in Africa avesse spinto Elliott a rimuovere Dorsey la suo ruolo, reo di dedicarsi alla sua azienda solo in modalità “part-time”, essendo a sua volta anche CEO di Square.

    Twitter: il Fondo Elliott è pronto a mandare via il CEO Jack Dorsey

    Insomma, per il momento Jack Dorsey resta al suo posto, grazie all’aiuto di Silver Lake che ha voluto investire nella società per evitare che Elliott ne prendesse il controllo.

    E Dorsey nei giorni scorsi aveva anche ricevuto un endorsement molto importante da Elon Musk, il patron di Tesla:

    Altro elemento incluso nell’accordo è quello di raggiungere, entro l’anno, almeno il 20% di utenti unici giornalieri “monetizzabili”, il parametro che da un po’ di tempo Twitter usa per quantificare il numero degli utenti sulla piattaforma.

  • Twitter: il Fondo Elliott è pronto a mandare via il CEO Jack Dorsey

    Twitter: il Fondo Elliott è pronto a mandare via il CEO Jack Dorsey

    La notizia potrebbe davvero stravolgere Twitter. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il Fondo Elliott sarebbe pronto a mandare via il CEO e co-fondatore Jack Dorsey.

    Non è la prima volta che la posizione di Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter venga messo in discussione nel consiglio di amministrazione. Era già capitato nel 2016, quando i due maggiori azionisti di allora, il principe saudita Alwaleed bin Talal e Steve Ballmer (ex CEO di Microsoft), si erano messi in testa di vendere l’azienda. E poi, in tanti non hanno mai perdonato a Dorsey il fatto di dividere il suo tempo in due aziende, con lo stesso ruolo di CEO: in Twitter, appunto, e in Square, l’altra sua società, specializzata in pagamenti mobile, quotata in borsa.

    Non è la prima volta, dicevamo, perchè adesso la situazione si fa più difficile. Il Fondo Elliott (sì proprio quello proprietario del Milan, per intenderci), in virtù della sua quota considerevole nella società, ha deciso di fare sul serio e vuole mandare via Jack Dorsey, “colpevole” di dedicarsi abbastanza nella società. Il Fondo, secondo quanto riporta Bloomberg, ha inserito quattro suoi amministratori all’interno del consiglio di amministrazione, l’intento era quello di occupare quante più posizioni possibili per riuscire nell’obiettivo. E, a quanto pare, potrebbe riuscirci per davvero.

    jack dorsey twitter 2020

    Stavolta per Jack Dorsey si fa davvero difficile. É l’unico CEO, a differenza di Mark Zuckerberg di Facebook o di Evan Spiegel e Bobby Murphy di Snapchat a non controllare il consiglio di amministrazione della sua azienda. Un’anomalia che più volta ha posto Twitter nel mirino di possibili compratori e in situazioni difficili.

    Altro elemento che viene imputato a Dorsey, cosa che anche noi, come tanti altri, abbiamo rilevato, è che Twitter, da quando il co-fondatore è tornato, nel 2015, a ricoprire il ruolo di CEO, è cresciuta poco, solo il 6,2%. Facebook, ad esempio, nello stesso periodo è cresciuta del 121%.

    Dopo che la notizia ha fatto il giro di Wall Street il titolo TWTR ha guadagnato il 7,7% nell’after hours, chiudendo con solo + 0.55% nelle contrattazioni ordinarie. Segno che l mercato attende una mossa che possa dare una svolta a Twitter.

    Il Fondo Elliott, guidato e fondato da Paul Elliott Singer, di cui è CEO e CIO, vuole puntare alla guida di Twitter, sapendo bene che la piattaforma presto si troverà ad affrontare due eventi molto importanti come le Olimpiadi in Giappone e le prossime elezioni presidenziali negli Usa. Due eventi in cui il ruolo di Twitter è fondamentale, soprattutto in termini di monetizzazione, in relazione alle Olimpiadi ovviamente.

    Riguardo alle prossime elezioni presidenziali Usa, alcuni siti americani dando questa notizia hanno rilevato il fatto che proprio Paul Elliott Singer è un grande sostenitore dell’attuale presidente Usa Donald Trump e questo potrebbe aver esercitato un peso nella decisione.

    Jack Dorsey sembra ormai in bilico. In questi anni ha tardato a muoversi cercando di rendere la piattaforma più aggiornata e appetibile. Un vero processo di innovazione è stato avviato solo lo scorso anno, ma ora tutto questo potrebbe non bastare. In effetti, il fatto di aver ricoperto il suo ruolo a tempo parziale, e non a tempo pieno come il ruolo richiederebbe, rischia di condannarlo ad abbandonare la guida della azienda che ha contribuito a creare insieme a Evan Wlliams e Biz Stone. Uno scenario che oggi si fa sempre più concreto.

  • Twitter, il modifica tweet (forse) non arriverà mai

    Twitter, il modifica tweet (forse) non arriverà mai

    Potrebbe essere la risposta definitiva quella che Jack Dorsey ha dato, a proposito del tasto modifica tweet che gli utenti di Twitter attendono ormai da sempre. Alla domanda, durante un Q&A con Wired se arriverà il modifica tweet per il 2020, Dorsey ha detto: “La risposta è no”.

    Era esattamente un anno fa quando Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, durante un intervista, disse che l’idea del modifica tweet, un tasto che permetta agli utenti di correggere i 280 caratteri, potesse essere presa in considerazione. Addirittura, disse che l’idea di rendere la modifica nel tempo di 30 secondi dalla pubblicazione del tweet era quella più probabile. Il 2019 è trascorso nella speranza che questo benedetto modifica tweet arrivasse, prima o poi. Ma, a distanza di 12 messi, ecco la svolta. Il tasto modifica tweet potrebbe non arrivare mai, almeno questo è il pensiero di Jack Dorsey.

    Durante un Q&A con Wired ovviamente non è mancata la classica domanda sul modifica tweet. “E’ possibile aspettarsi nel 2020 il tasto modifica tweet”, è stata la domanda. Jack Dorsey con un leggero sorriso ha detto: “La risposta è no”.

    jack dorsey twitter modifica tweet 2020

    Per molti utenti Twitter, che da sempre attendono il tasto di modifica sarà una doccia fredda, la risposta di Dorsey può anche interpretarsi come un modo per poi giocarsi un cambio di programma in seguito, magari entro qualche mese. Almeno questa potrebbe essere una speranza.

    Qualche segnale la scorsa estate c’era stato, quando Kayvon Beykpour, responsabile di prodotto e co-founder di Periscope, aveva detto chiaramente che il modifica tweet non era tra le priorità dell’azienda di San Francisco, pur riconoscendo che prima o poi un tasto che dia la possibilità di modificare il contenuto debba essere inserito prima o poi.

    La risposta di Jack Dorsey pare allontanare ancora di più questa possibilità.

    Tutti sanno che Twitter nasce con i 140 caratteri perché ispirato agli SMS e, come tali, i messaggini non sono modificabili. Ecco, Dorsey spiega che questa è una caratteristica che Twitter manterrà ancora per un po’, nonostante i caratteri siano poi arrivati ad essere il doppio, ossia 280 caratteri. Quindi già di fatto Twitter ha perso la sua caratteristica originale, ragion per cui non si capisce perché non prendere in considerazione anche quella del modifica tweet.

    Queste sono le nostre considerazioni, probabilmente non lo faremo mai“. Queste le parole di Dorsey che sembrano, almeno così pare, mantenere comunque uno spazio aperto per considerare in futuro una possibilità per ripensarci.

    Eppure Twitter negli ultimi mesi ha intrapreso una decisa strada verso l’innovazione della piattaforma, puntando di molto a migliorare le conversazioni. L’ultima quella di trasformarsi definitivamente in una piattaforma chiusa. Di fatto, Twitter è cambiata, non è più quella piattaforma che si ispirava agli SMS, è molto di più.

    Motivo per cui, il modifica tweet sarebbe anche necessario, magari anche tenendo buona l’idea di renderlo disponibile entro pochi secondi, ma è una funzionalità che darebbe un qualcosa in più alla piattaforma. Completerebbe questo processo di innovazione intrapreso.

    Nonostante questa, apparente, chiusura, restiamo ancora fiduciosi.

  • Cos’è Bluesky e cosa vuole fare Twitter per il futuro dei social media

    Cos’è Bluesky e cosa vuole fare Twitter per il futuro dei social media

    Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha annunciato nei giorni scorsi l’avvio, e il finanziamento, di un progetto chiamato Bluesky che avrà il compito di realizzare un piattaforma “libera e decentralizzata”. L’idea è quindi quella di trasformare Twitter in un protocollo, simile a Mastodon che esiste già dal 2016.

    Sarà stato il viaggio in Africa a stimolarlo oppure l’idea di fare qualcosa che abbracciasse la blockchain. Sta di fatto che Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha espresso, qualche giorno fa, in una serie di tweet, quella che è la sua idea sul futuro della piattaforma. E cioè, trasformarla in un protocollo. Nel suo annuncio, e ragionamento, Dorsey fa riferimento al progetto Bluesky, un progetto che si basa sull’idea di una piattaforma “libera e decentralizzata”, che Twitter sta finanziando direttamente e che dovrebbe essere, al momento, composto da cinque persone. Ovviamente diventeranno di più se le cose proseguiranno.

    Ma perché Twitter dovrebbe mettere su un progetto come Bluesky? Qual è il fine?

    twitter bluesky social media protocollo

    Innanzi tutto, come già detto in altre occasioni, ci troviamo di fronte al periodo in cui, forse, bisognerebbe ripensare i social media per come li conosciamo e usiamo oggi. Il pensiero di Dorsey, per altro molto condivisibile, è quello di creare una piattaforma libera e decentralizzata, quindi indipendente, per permettere a chiunque di usare i social media come protocollo, come strumenti che ognuno di noi può usare liberamente. Per rendere l’idea in maniera più esplicita, Twitter diventerebbe una sorta di protocollo simile all’e-mail. Per inviare un tweet non ci sarà più bisogno di avere l’app, ma basterà un client con cui creerò il mio account (@handle) e poi gestirò i messaggi, quelli ricevuti e inviati, come avviene con la posta elettronica.

    Ma il pensiero di Dorsey forse guarda più in direzione della blockchain, suo pallino ormai da un po’ di tempo, si è parlato molto di una eventuale moneta elettronica legata a Twitter e anche legata a Square, l’altra sua società di pagamenti elettronici.

    Al momento si tratta solo di una idea, il progetto è stato appena lanciato e si prevede che possa servire anche degli anni per arrivare ad una forma di piattaforma che diventa, quindi un protocollo.

    Nella lunga serie di tweet, Dorsey spiega che questa strada potrebbe essere quella che permetterebbe una gestione più diretta, senza ritrovarsi, come accade adesso, invasi da fake news, contenuti di odio e di violenza, bot di ogni tipo. Ed è proprio questo il punto per cui, forse, è arrivato il momento di ripensare i social media per come li abbiamo conosciuti finora.

    Se questa idea dovesse prendere piede, anche Facebook potrebbe diventare un protocollo, anzi di più. Si potrebbe avere un client che mi permetterebbe di scegliere se inviare un tweet o un post su Facebook, o altro ancora. Una comunicazione quindi del tutto scollegata dalla piattaforma.

    Ecco a questo mira Jack Dorsey.

    Ma, attenzione, perché siamo sicuri che anche a voi che siete arrivati fin qui, non sarà sfuggita, come hanno già fatto notare in tanti, che questa idea in realtà già esiste e si chiama Mastodon. Del resto, quando Twitter era in piena crisi, si parlò già qualche anno fa di trasformarla in qualcosa che somigliasse a quel modo di fare social media. E infatti Mastodon, il cui fondatore è Eugen Rochko, non ha perso l’occasione di rispondere direttamente a Dorsey, sottolineando come l’intento di Twitter sia quello di “costruire un protocollo che riesca a controllare, come fa Google con Android“. In pratica Twitter creerebbe un suo protocollo per raccogliere dati sugli utenti, questa è la risposta di Mastodon.

    Certo, Dorsey conosce bene Mastodon, solo che, al di là di quelle che possono essere le critiche, e anche in assenza di altri dettagli, ha posto al centro un problema e indicato una sorta di via d’uscita. Perché, al di là di quelli che possono essere gli sforzi, apprezzabili, per contrastare fake news, bot, contenuti d’odio e via discorrendo, il problema difficilmente verrà risolto alla radice. E Jack Dorsey lo ha ammesso pubblicamente.

    Per il momento, ci fermiamo qui, in attesa di capire quali saranno i prossimi passaggi e i dettagli di tutta questa operazione che ci vede tutti molto interessati e tutti coinvolti. E ci sembrava utile mettere in evidenza qualche punto, senza entrare per forza in tecnicismi poco comprensibili al momento, per cercare di capire di cosa si sta parlando. Sperando di aver fatto cosa utile per tutti voi.

    E, se volete, fateci sapere cosa ne pensate.

  • Twitter vieta gli annunci politici, ecco perché è una scelta sensata

    Twitter vieta gli annunci politici, ecco perché è una scelta sensata

    Jack Dorsey, CEO di Twitter, ha annunciato che dal prossimo 22 novembre sulla piattaforma saranno vietati gli annunci pubblicitari politici. Una scelta coraggiosa e sensata che dovrebbero seguire tutte le piattaforme, Facebook in primis.

    Si sta molto discutendo, giustamente, della decisione annunciata da Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, di voler vietare, dal prossimo 22 novembre, la pubblicazioni di annunci pubblicitari politici. Una scelta che a noi appare coraggiosa e sensata, e siamo convinti che anche altre piattaforme dovrebbero seguire questa scelta, Facebook su tutte. Ma, proprio perché il dibattito che si è giustamente generato può sembrare fuorviante, è necessario contestualizzare questa decisione che non arriva a sorpresa o in maniera spontanea.

    Come sapete, negli Usa si stanno avvicinando le elezioni presidenziali del 2020, un momento importante che, per i contenuti politici che si propagano da questo avvenimento, interessa tutto il mondo. E ricorderete, certamente, come le precedenti elezioni presidenziali, quelle del 2016, sono passate alla storia come le elezioni pilotate da fake news, specialmente su Facebook. E sappiamo bene tutti cosa ne è scaturito da quel momento come il Russiagate e, soprattutto, lo scandalo Cambridge Analytica che ha travolto Facebook. La piattaforma di Mark Zuckerberg è stata scelta da coloro che volevano pilotare l’elezione di Donald Trump, riuscendoci.

    facebook fake news trump
    Questo grafico mostra come Facebook sia stata, in occasione delle elezioni presidenziali Usa del 2016, la piattaforma attraverso la quale le fake news si sono diffuse in modo particolare

    Ebbene, sempre per contestualizzare la decisione di Jack Dorsey, qualche giorno fa, Joe Biden, già ex vice presidente degli Usa durante i due mandati di Barack Obama, e possibile sfidante di Trump da parte dei democratici, aveva rivolto un appello alle piattaforme social media di vietare la pubblicità da parte di politici. Questo perché Biden, fautore della richiesta di impeachment nei confronti di Trump a seguito delle vicende legate all’Ucraina, si è accorto, ma non solo lui, che la macchina delle fake news è già in moto, e il rischio che si possa ripetere quanto già successo nel 2016 è molto alto.

    Ecco che, a questo punto, Jack Dorsey risponde all’appello di Biden decidendo di vietare la pubblicità politica dalla piattaforma. Dal 15 novembre verrà condivisa la nuova policy e dal prossimo 22 novembre la pubblicità politica non sarà più possibile su Twitter.

    Una decisione che merita applausi per il coraggio. Certo, non è facile prendere una decisione del genere, sapendo benissimo che la piattaforma si regge sulla pubblicità, ma forse è arrivato il momento di prendere decisioni coraggiose nel rispetto degli utenti. “Il consenso va conquistato” – scrive Dorsey nei tweet che hanno annunciato la decisione – “non va comprato“. Questa frase dice molto, perché spesso la politica si è avvicinata a questo tipo di piattaforme con la logica tradizionale, nel senso che “non importa ciò che pensano gli altri l’importante è avere un luogo dove poter acquistare consensi con la pubblicità“. Pensate che due anni fa scrivevamo di questo riferito però alle aziende, quando le invitavamo a “guadagnarsi lo spazio” invece che comprarlo sulle piattaforme, nel senso di essere aperti al confronto e alla conversazione.

    jack dorsey twitter politica
    Jack Dorsey, CEO di Twitter

    Jack Dorsey vuole sottrarre la sua piattaforma da quella politica che le vede solo come strumento per “influenzare”, per “deviare” l’opinione degli utenti, e non per informare o per confrontarsi. Dorsey sottolinea il grande lavoro che Twitter sta facendo per contrastare la diffusione di fake news e disinformazione. Da ultima, la decisione di limitare le interazioni dei tweet dei politici che violano le regole di Twitter, una decisione che ha lo scopo di annullare la reach, e quindi di impedire quel contenuto che diffonde odio o disinformazione, contrassegnandolo in grigio. Per ora Twitter non ha mai attivato questa procedura, ma è sicuramente in linea con l’annuncio di vietare annunci pubblicitari da parte dei politici.

    Leggi anche: 

    Twitter limiterà le interazioni con tweet di leader politici che infrangono le regole

    Se Twitter ha deciso di rispondere in questo modo all’appello di Joe Biden, lo stesso non si può dire di Facebook che, rispondendo comunque, ha ribadito la sua idea di non vietarli, anzi. Facebook dice che impedire gli annunci sarebbe come vietare la libertà di espressione. n realtà non è così.

    Il gesto di Twitter, anche se per ora non è stato compreso nemmeno dai mercati, è da premiare, contro quella logica che per anni ha guidato le piattaforme, ossia quella dei profitti a tutti i costi, anche al costo di diffondere fake news e disinformazione. Ecco perché il gesto di Twitter è sensato e tutte le piattaforme dovrebbero seguirlo.

  • Twitter, violato l’account di Jack Dorsey. Ecco cosa è successo

    Twitter, violato l’account di Jack Dorsey. Ecco cosa è successo

    Nel pomeriggio americano di ieri, l’account Twitter di Jack Dorsey, CEO e co-fondatore della piattaforma da 280 caratteri, è stato violato. A rivendicare l’hacking è stato un gruppo chiamato Chuckling Squad. La violazione è durata 30 minuti, giusto il tempo di twittare contenuti razzisti, a nome di Dorsey. Pare che la violazione sia partita dal numero di telefono.

    Avreste mai immaginato che l’account Twitter di @jack, Jack Dorsey, il CEO e co-fondatore della piattaforma da 280 caratteri, potesse mai essere violato? Ebbene sì, è successo ieri, nel pomeriggio americano, quando in Italia erano più o meno le 21:45, che si è scoperto che l’account dell’attuale capo di Twitter era stato violato. Una violazione durata una trentina di minuti, un periodo di tempo sufficiente per twittare, a nome di Dorsey, contenuti razzisti, antisemiti. E’ passato quindi un po’ di tempo prima che il team sicurezza di Twitter si accorgesse di cose stava avvenendo.

    A rivendicare la violazione, quindi a mettere la firma sotto questo hacking, è stato un gruppo chiamato Chuckling Squad, in Italia poco noto, ma negli Usa è ormai conosciuto per il fatto di aver preso di mira famosi youtubers. Di recente hanno preso di mira infatti James Charles, Shane Dawson, King Bach, Etika e Amanda Cerny, tutti nelle ultime due settimane. Tutti nelle ultime due settimane. James Charles ha poi annunciato un’azione legale con l’intenzione di querelare AT&T, l’operatore telefonico americano, reo di aver “permesso” l’accesso al gruppo hacker.

    jack dorsey account violato screen

    Già, ma perché querelare AT&T?

    Da quello che sembra, ne parla Business Insider, e non solo, pare che la violazione dell’account di Jack Dorsey sia partita proprio dal suo numero di telefono. I tweet sono stati fatti partire da una piattaforma, di proprietà di Twitter dal 2010, chiamata Cloudhopper. Questa piattaforma, non accessibile a tutti, permette di inviare tweet direttamente dagli SMS.

    Si tratta quindi di un caso anomalo, oltre che imbarazzante, per un CEO importante come Dorsey. Tra l’altro, c’erano state nei giorni scorsi diverse avvisaglie, al punto da suggerire a Dorsey di usare un computer protetto per twittare, invece di usare il suo iPhone. Questo è quello che scrive Ryan Mac, di BuzzFeed:

    La conferma che la violazione del numero di telefono di Dorsey arriva, dopo un po’ di tempo, da Twitter:

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1167591003143847936

    La violazione quindi è partita dal numero di telefono, ma non è chiaro, però, come questo sia potuto succedere. E’ quindi plausibile pensare, come già successo, che questo gruppo abbia preso di mira l’operatore telefonico, sicuro di poter violare account di personalità importanti. Non ci sarebbe quindi un carattere politico in capo a questo atto. Ma si tratta solo di supposizioni, senza che ci sia alcuna conferma.

    Insomma, si è trattato di una situazione per Dorsey assolutamente fastidiosa che mette in evidenza come l’attenzione, sotto molteplici punti di vista, non deve mai calare. Specie quando sei il CEO di Twitter.

     

    [Immagine di copertina: COLE BURSTON/BLOOMBERG/GETTY IMAGES]

  • Evan Williams, co-founder di Twitter, lascia il board dopo 12 anni

    Evan Williams, co-founder di Twitter, lascia il board dopo 12 anni

    Evan Williams, che insieme a Biz Stone e a Jack Dorsey fondò Twitter nel 2006, dopo 12 anni lascia il consiglio di amministrazione. Williams, fondatore e CEO di Williams, in un tweet ha ringraziato i suoi compagni d’avventura: “Grazie Jack e Biz per aver avviato questa folle azienda insieme a me”.

    Evan Williams, co-fondatore di Twitter, lascerà il consiglio di amministrazione dalla fine di questo mese, è quando si legge nei documento depositati presso la SEC (Securities and Exchange Commission), l’organo di sorveglianza di Wall Street. Williams, oggi fondatore e CEO di Medium, la piattaforma di blogging, lascia il CDA da quando questo è stato costituito, ossia nel 2007, ecco perchè viene specificato che lascia dopo 12 anni. Anche perchè, sanno tutti ormai che Twitter venne fondata nel 2006, quindi 13 anni fa, da lui, da Biz Stone e Jack Dorsey, oggi di nuovo CEO di Twitter.

    L’addio di Williams, in un momento in cui Twitter è attiva per cercare di dare una sterzata alla piattaforma, vi abbiamo dato notizie qui sul nostro blog dei vari “cantieri” aperti e dell’avvio di recente del test pubblico per provare le nuove funzioni che presto verranno messe in uso per tutti sulla piattaforma da 280 caratteri.

    evan williams twitter

    La figura di Evan Williams è stata importante nella prima fase dell’azienda, è stato lui il primo CEO di Twitter ed è stato lui a dare una forma all’azienda che fosse in grado di affrontare del sfide di allora. Il suo mandato durò dal 2008 al 2010, quando poi venne il momento di Dick Costolo come nuovo CEO, l’uomo che invece diede a Twitter la forma di azienda in grado di riuscire a entrare a Wall Street, cosa che gli riuscì poi nel 2013, per poi cedere il testimone a Jack Dorsey nel 2015.

    Il periodo in cui Twitter era guidata da Evan Williams era quello in cui sulla piattaforma, nel 2008, si contavano appena 6 milioni di utenti che poi divennero il triplo l’anno successivo, 18 milioni, per poi arrivare ad essere 54 milioni nel 2010, quando Williams lascia la guida a Costolo. Erano anni in cui Twitter costruiva la sua ossatura, cresceva con ritmi tutto sommato soddisfacenti, anche se si caratterizzava, già allora, per il fatto di non riuscire a trattenere abbastanza gli utenti. Nel 2010 Twitter riusciva a trattenere sulla piattaforma solo il 40% degli utenti, Facebook, ad esempio, riusciva già allora a trattenere il 70%.

    La notizia dell’addio di Evan Williams ovviamente si è sviluppata su Twitter, con un primo tweet di Williams in cui scrive di essere stato fortunato a prendere parte al board dell’azienda per 12 anni, e in un altro ringrazia i suoi due compagni d’avventura con cui il 21 marzo del 2006 diede vita alla piattaforma da 140 caratteri:

    E la reazione di Wall Street non si è fatta attendere, il titolo TWTR ha guadagnato oltre il 3% facendo aumentare il valore di capitalizzazione a 24,32 miliardi di dollari.

    Vedremo se questo riuscirà a diventare una scossa per Jack Dorsey.