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  • Facebook, al via la sezione Trending anche su Android

    Facebook, al via la sezione Trending anche su Android

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    Facebook ha annunciato il rilascio della funzione Trending, migliorata per la versione web e anche per la versione Android. Al momento però solo limitata per gli Usa. Nelle prossime settimane sarà disponibile per iOS e per altri paesi. La sezione Trending era stata lanciata nel mese di gennaio solo per web

    Quello che un anno fa il WJS aveva lanciato come rumors, oggi comincia ad assumere una veste più ufficiale. E dopo aver lanciato lo scorso gennaio la versione per web, ecco che Facebook che annuncia il lancio della sezione Trending in una versione migliorata per il web e i lancio della versione mobile solo per Android. E comunque questa sezione resta, ancora una volta, solo limitata agli utenti degli Stati Uniti, mentre nelle prossime settimane la funzione verrà rilasciata per iOS e per altri paesi.

    Come spiegato dai Product Managers, Diana Hsu e Andrew Song, adesso accedendo alla sezione Trending le conversazioni appaiono organizzate in 5 diversi modi:

    • Articoli – da qui è possibile avere una panoramica delle notizie con due post sull’argomento mostrati in alto;
    • In the Story – qui vengono mostrati i post delle persone e delle pagine che trattano del tema in questione, evidenziando i messaggi che condividono;
    • Near the scene – qui vengono mostrati i post delle persone che stanno vivendo dal vivo l’evento, ad esempio i post di utenti che assistono ad una partita o ad un concerto molto discusso in quel momento;
    • Live Feed – qui vengono mostrati i post in tempo reale relativamente ad tema specifico. Molto simile al modo in cui vengono visualizzati i tweet relativi ad un dato trending topic su Twitter, visualizzando i tweet in senso cronologico.
    • Amici e Gruppi – qui è possibile visualizzare le reazioni dei propri contatti su un dato tema ed possibile visualizzare contenuti non pubblici.

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    Ed è proprio questo ultimo punto che differenzia Facebook da Twitter in relazione al Trending. Mentre su Twitter si ha la possibilità di verificare come si sta evolvendo un particolare argomento, per lo più in senso cronologico, Facebook, magari sempre seguendo lo stesso argomento, offre dei punti di vista diversi, in modo che l’utente abbia davvero una visione completa delle informazioni che via via si formano su quell’argomento.

    La vera novità è che Facebook rilascia questa nuova funzione anche per mobile, un passaggio importante questo che testimonia ancora una volta quanto sia importante il mobile per Facebook.

    Allora, che ne pensate?

  • Se Instagram diventa più grande anche di Twitter

    Se Instagram diventa più grande anche di Twitter

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    Instagram, il servizio di photo sharing di proprietà di Facebook, ha dichiarato ufficialmente di aver raggiunto la quota di 300 milioni di utenti attivi al mese. E con questo dato supera anche Twitter che di utenti attivi al mese ne conta 284 milioni. E se fosse stato un servizio indipendente, oggi Instagram varrebbe circa 20 miliardi di dollari

    La notizia che Instagram ha raggiunto i 300 milioni di utenti al mese fa felice certamente Mark Zuckerberg che l’ha acquisita nel 2012 per la cifra di 1 miliardo di dollari e fa felice anche il suo fondatore, Kevin Systrom, che si compiace certamente di questo nuovo grande risultato raggiungo in soli 4 anni. Instagram sin dalla sua prima apparizione su iPhone nell’ottobre del 2010 ha catturato l’attenzione degli utenti che attraverso un’app possono condividere immagini (e in seguito anche video) dando vita ad un modo di comunicare proprio basato sulle emozioni che le immagini riescono a trasmettere. L’applicazione già dopo due mesi dal lancio contava 1 milione di utenti. Nel 2012, l’anno in cui Facebook riuscì ad acquisirla, l’applicazione contava 30 milioni di utenti. Da quel momento, e con in contemporaneo rilascio dell’applicazione anche per Android, Instagram è cresciuta molto, fino al traguardo di oggi. Solo nove mesi fa aveva 200 milioni di utenti attivi.

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    Se fosse stata oggi un’applicazione ancora indipendente, il suo valore si aggirerebbe introno ai 20 miliardi di dollari. E qualcuno dice che sarebbe stato almeno quanto quello di Uber che oggi vale 40 miliardi di dollari.

    E con questi numeri, con 70 milioni di immagini condivise al giorno, Instagram è più grande di Twitter che conta, secondo gli ultimi dati relativi al terzo trimestre di quest’anno, 284 milioni di utenti attivi. E questa invece non è affatto una bella notizia anche considerato il fatto che rispetto al 2013 la piattaforma a 140 caratteri guidata dal CEO Dick Costolo ha visto diminuire la propria base di utenti attivi mensili crescere di appena il 5%. Una crescita quasi piatta che ha costretto Costolo ad adottare nuove strategie improntate ad aumentare la reach totale che era calata notevolmente, soprattutto nel primo trimestre del 2014. Il rinvigorimento apportato dai Mondiali di Calcio in Brasile infatti si è verificato solo un episodio che non ha apportato benefici duraturi. E questo lo si spiega anche per la natura stessa di Twitter, molto legato agli eventi, alle notizie, quindi ad eventi che accadono in questo momento, piuttosto che sul contenuto delle condivisioni.

    E la strategia nuova messa in atto è stata ormai ribattezzata “facebookizzazione” della piattaforma che ha adottato una serie di misure già viste altrove, ma che chiariscono l’obiettivo stesso della strategia, cioè fare in modo che più utenti utilizzino la piattaforma per più tempo. Facile a dirsi ma difficile da applicarsi. Certo è che ora Twitter ha un problema in più in questa fine d’anno che si ritroverà anche con l’inizio del 2015.

    Instagram ha ancora molte carte da giocare e Costolo è costretto a rincorrere di nuovo.

  • Twitter e lo shopping natalizio, alcuni dati e consigli per le PMI

    Twitter e lo shopping natalizio, alcuni dati e consigli per le PMI

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    Più del 50% degli utenti dichiara di essere influenzato nelle decisioni di acquisto dai contenuti visti su Twitter e il 69% ha effettuato poi un acquisto. Sono questi alcuni dati di un sondaggio che dimostrano il valore di Twitter negli acquisti. E visto il periodo dello shopping natalizio ecco alcuni consigli per le aziende, per ottimizzare al meglio questa opportunità

    Siamo ormai in pieno periodo natalizio e ci si prepara al meglio per affrontare questo periodo. Oggi vi proponiamo questi interessanti risultati, con qualche consiglio, che riguardano Twitter, la piattaforma a 140 caratteri che negli ultimi mesi sta dimostrando di voler agganciare il trend degli acquisti. Basti pensare agli esperimenti con il tasto Buy e con il recente esperimento con Twitter Offers, un’idea che sembra essere più che un semplice test. Twitter, come anche altre piattaforme del resto, sa che gli utenti stanno dimostrando di muoversi in questa direzione, cioè in quella di poter concretizzare gli interessi che si condividono acquistandoli. Una tendenza questa che vedremo concretizzarsi  meglio in tutto il 2015.

    Ebbene, è interessante sapere che oltre il 50% degli utenti afferma di essere direttamente influenzato nelle decisioni d’acquisto dai contenuti visti su Twitter. Di recente Twitter, in collaborazione con la società di ricerche Millward Brown, ha esplorato il ruolo della piattaforma all’interno del processo d’acquisto. A questo proposito è stato realizzato un sondaggio a livello europeo fra i consumatori che usano Twitter almeno una volta al mese e che sono soliti fare shopping natalizio. I risultati sono decisamente interessanti.

    Per le piccole imprese, Twitter può importante soprattutto per dare impulso alle vendite. Il sondaggio ha rilevato che il 69% degli utenti ha effettuato un acquisto perché direttamente influenzato da un contenuto visto su Twitter. Inoltre, i consumatori usano Twitter come strumento di shopping, e il trend è in crescita. Il 28% del campione dichiara di avere intenzione di usare Twitter per lo shopping natalizio di quest’anno, mentre il 78% dei consumatori afferma di voler fare acquisti presso esercizi commerciali più piccoli durante le prossime feste.

    Le persone usano Twitter per accedere a nuove informazioni su argomenti di loro interesse, e lo shopping natalizio è uno di questi. Per gli utenti Twitter la scoperta di contenuti relativi allo shopping di Natale può  avvenire in vari modi: dal vedere nella propria timeline un Tweet che cita uno specifico negozio alle conversazioni sui saldi di stagione. E gli utenti Twitter non solo scoprono queste nuove informazioni, ma, a quanto pare, ne approfittano anche. Infatti, più della metà degli utenti Twitter ha effettuato un acquisto in base a qualcosa che ha visto sulla piattaforma.

    La piattaforma da 140 caratteri, in occasione dell’imminente shopping natalizio, ha elaborato alcuni consigli da seguire, rivolti per lo più ad aziende di piccole dimensioni, le PMI. Consigli che possiamo comunque tenere a mente anche per altre strategie in generale:

    Pianificare i momenti da prevedere in anticipo: è sufficiente dare uno sguardo alle prossime festività del mese di dicembre per rendersi conto delle opportunità che si possono cogliere facendo un minimo di pianificazione, senza dimenticare le feste di fine e di inizio anno;

    Twittare contenuti interessanti: condividere contenuti interessanti è un modo per aumentare la propria base di utenti entrando in contatto con persone interessate alla vostra attività. Meglio se condividete contenuti multimediali, come i video, immagini e grafici che catturano quasi immediatamente l’attenzione degli utenti. Allo stesso modo, vale la pena di condividere contenuti esclusivi e magari provate a rispondere alle richieste e alle esigenze del vostro pubblico, Twitter da questo punto di vista funziona molto bene. Specie in un periodo come le feste natalizie.

    L’importante è Interagire: twittare significa conversare e per conversare si intende rispondere agli utenti che reagiscono ai vostri tweet. E’ senza dubbio una buona pratica quella di dare seguito all’attenzione rivolta dagli utenti ai contenuti che condividete, magari con l’aggiunta di un hashtag dedicato alla vostra campagna che vi aiuterà a distinguervi meglio;

    Curare i dettagli: i vostri utenti sono già sopraffatti da tante proposte e da tweet che propongono già tante possibilità di scelta, meglio quindi pianificare i contenuti curandone i dettagli cercando di proporre contenuti che siano davvero rilevanti per i vostri utenti/followers. Importante è che i vostri contenuti siano per loro un valore aggiunto.

    Allora che ne pensate? Anche voi siete tra gli utenti che sono interessati all’acquisto direttamente dai tweet?

  • Il Dark Social è tre volte le condivisioni su Facebook

    Il Dark Social è tre volte le condivisioni su Facebook

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    Una interessante ricerca di RadiumOne, “The Light and Dark of social sharing”, ci offre un quadro più chiaro su quello che viene definito Dark Social, cioè quella attività non tracciabile con analytics che avviene via email o messaggi istantanei. E rappresenta tre volte l’attività di condivisione su Facebook. In Europa rappresenta il 77%

    Il primo a parlare di Dark Social fu nel 2012  Alexis C. Madrigal, senior editor presso The Atlantic, riferendosi alla condivisione social dei contenuti che si verifica al di fuori di piattaforme misurabili con programmi di web e social analytics. Quindi il Dark Social si verifica quando un link viene inviato tramite messaggi istantanei o e-mail, piuttosto che essere condiviso su una piattaforma di social media, da cui rinvii possono essere misurati. In sostanza, è quando si copia/incolla un link da un sito web all’interno di un messaggio privato che può essere quindi anche una email (o anche post nei forum), per poi essere condiviso in maniera selettiva con amici, parenti e colleghi di lavoro. Fatta questa premessa, anche perchè il fenomeno Dark Social non è stato mai approfondito bene con dati alla mano, ecco che in aiuto arriva questa interessante analisi di RadiumOne, The Light and Dark of social sharing, che sulla base delle condivisioni a livello globale da parte di 9.027 utenti, con i dati forniti durante il mese di ottobre 2014 da Po.st con 900 milioni di utenti unici, ci offre le reali dimensioni del fenomeno, a livello globale appunto.

    Dall’analisi risulta che il Dark Social è praticamente tre volte l’attività di condivisione che avviene su Facebook, quindi un fenomeno molto ampio che costituisce per gli advertisers e per i publishers un bacino di traffico molto interessante anche per comprendere in real-time gli interessi e le intenzioni dei consumatori. Una componente quindi tale da attrarre nuovi utenti e nuovi consumatori.

    A livello globale la ricerca rileva che l’84% degli utenti condivide contenuti online e che il 32% lo fa solo attraverso i Dark Social. A livello globale, il 69% dei contenuti viene condiviso proprio attraverso il Dark Social e che solo il 31% viene condiviso via Facebook o altri piattaforme (23% Facebook, 8% altre piattaforme). Il 36% dell’attività di Dark Social avviene poi via mobile. Un fenomeno che non si può ignorare.

    Guardando ai dati che ci interessano più da vicino, quindi quelli europei, notiamo che il 77% dei contenuti viene condiviso con attività di Dark Social, il 16% via Facebook e 7% via altre piattaforme. Dati più alti di quello che accade negli Usa dove la condivisione via Facebook è al 31% e il Dark Social al 59%. In Uk Dark Social è il 75%, 19% Facebook e 7% altre piattaforme; in Francia, 81% l’attività di condivisioni via Dark Social (il dato più alto rilevato dalla ricerca) e 11% Facebook, 8% via altre piattaforme.

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    La ricerca evidenzia anche che regolarmente il 94% degli utenti europei utilizza attività di Dark Social accanto alle altre attività di condivisione che definiamo “tradizionali”. E che il 34% degli utenti europei condividerà contenuti solo attraverso il Dark Social. Provando un po’ a tradurre questi ultimi dati, significa che se un brand non contempla nella sua strategia anche il monitoraggio e la comprensione dell’attività che avviene attraverso il Dark Social, rischia di non sapere nulla di più di un terzo degli utenti europei, questo dato arriva ad essere il 32% a livello globale.

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    Questi che vedete sono le categorie dei contenuti condivisi e notiamo che in Europa tra le più condivise via Dark Social ci sono Real Estate (86%), Society (84%), Travel (89%), Careers (87%), Arts and Entertainment (84%).

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    E dopo tutto questo l’analisi ci offre anche l’attività di “clickback” che il Dark Social genera. Il clickback si ha quando un utente clicca effettivamente sul link condiviso. In Europa questo valore è del 20% via Dark Social, 72% via Facebook e 9% via altre piattaforme. Si nota quindi che il Dark Social essendo un’attività di condivisione one-to-one, quindi più intima, non ottiene un livello di click che si riesce a ottenere via Facebook, abbracciando un pubblico più ampio.

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    Come fare per monitorare le attività di Dark Social? Semplice (a dirsi), basterebbe usare i servizi di short Url, un esempio valido da questo punto di vista può essere Bit.ly, o anche Goo.gl. Questi servizi, specie Bit.ly, permettono di personalizzare l’Url, quindi renderlo facilmente individuabile.Quindi una volta creato lo short Url,il consiglio è quello di inserirlo all’interno del sito perchè una volta che quell’indirizzo viene condiviso diventa al tempo stesso tracciabile e quindi capace di illuminare tutta quella attività che altrimenti diventerebbe Dark Social.

    Allora, che ne pensate di questa ricerca? Fate anche voi uso di Dark Social? Utilizzate servizi come Bit.ly? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Ecco i migliori brand e media su Facebook e Twitter a Ottobre 2014

    Ecco i migliori brand e media su Facebook e Twitter a Ottobre 2014

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    Nuova indagine, unitaria, a cura di Blogmeter che ci mostra quelli che sono stati i brand e i media che si sono distinti nel mese di Ottobre 2014, su Facebook e su Twitter. Nel mese considerato, spiccano le pagine di ScuolaZoo, Fanpage.it e Caffeina, mentre su Twitter la regina è la Juventus, ma fanno bene anche X Factor e Repubblica

    Nuova indagine di Blogmeter che per i migliori brand e media del mese di Ottobre mette insieme i dati raccolti su Facebook e su Twitter. Uno sguardo unitario, appunto, che ci permette di vedere quali brand e quali media usano meglio i social media per conversare, comunicare, in una parola, interagire con il proprio pubblico di riferimento. La ricerca considera i 200 migliori brand e media su Facebook e Twitter: il panel di riferimento è composto da più di 3 mila pagine Facebook italiane e più di 2.300 profili Twitter.

    Su Facebook

    E cominciamo subito a vedere chi si è distinto su Facebook.

    Come già successo in altre analisi, anche nel mese di Ottobre 2014 spicca la pagine si ScuolaZoo che si conferma il brand più coinvolgente del mese grazie alla varietà dei contenuti e allo stile accattivante. La leadership viene confermata anche dal dato sugli Autori Unici che vede la pagina in cima alla classifica. In tema di coinvolgimento (engagement), lo sport e la difesa degli animali sono i temi che meglio stimolano l’interazione: Enpa, Lega Nazionale Per La Difesa Del Cane e Wwf si confermano nella top 20, mentre per quanto riguarda lo sport troviamo nella top ten due fanpage riguardanti il volley: Lega Pallavolo Serie A Femminile e Federazione Italiana Pallavolo.

    Per quanto riguarda i media, Caffeina si conferma al primo posto, ma la novità è la presenza di ben tre pagine di area cattolica nella top ten, da Avvenire a Famiglia Cristiana con Radio Maria addirittura al terzo posto. Per quanto riguarda gli Autori Unici, sezione Brand, dietro al già citato ScuolaZoo, la classifica è pressoché monopolizzata dalle pagine riguardanti la Serie A e i principali club calcistici (Juventus e Roma su tutti), oltre alla divertente pagina di Calciatori Brutti che guadagna la posizione d’onore.

    Sempre per quanto concerne gli Autori Unici, ma sezione Media, spicca la pagina di Fanpage.it, seguita a distanza dalle pagine di quotidiani come Repubblica.it e il Fatto Quotidiano. Sono invece le compagnie di Tlc che la fanno da padrone nel segmento Post Addressed: Fastweb guida la classifica, seguita da Tiscali Help Desk e Wind. Per quanto riguarda i media, invece, l’attività di rispondere ai propri utenti è meno diffusa, si salvano Real Time, Fox Italia e QVC Italia.

    L’analisi riporta anche i brand che si sono distinti per essere i più veloci a rispondere ai propri utenti. E qui le le compagnie telefoniche, le TelCo, performano meglio di tutti: PosteMobile si conferma alla testa della classifica con soli 5 minuti di attesa medi per gli utenti, seguita da altri operatori di telefonia, nell’ordine Wind, Tiscali e Vodafone.

    Su Twitter

    Per quanto riguarda il coinvolgimento, la classifica continua a essere dominata da Juventus F.C, mentre tra i restanti top 10 account troviamo oltre al calcio anche account legati all’attualità come Expo 2015, CGIL nazionale e Matera 2019, città recentemente incoronata Capitale della Cultura 2019.

    Tra i media X Factor irrompe nella classifica lasciando a La Repubblica e al Corriere della Sera la consueta sfida nel testa a testa per il secondo e terzo posto per il profilo più coinvolgente. Per quel che riguarda gli Autori Unici la classifica rispecchia in parte quella sul coinvolgimento: al primo posto tra i brand troviamo il profilo della Juventus F.C. oltre all’account di Expo 2015 Milano al terzo posto. Tra i media si ripropone la sfida tra La Repubblica e il Corriere, vinta questa volta dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

    In conclusione, uno sguardo ai migliori brand che si dedicano al social CRM, ovvero a gestire le attività di customer care sui social. Come già visto su Facebook, anche in questo caso, tra quelli con il maggior numero di Post Addressed, troviamo rappresentanti del settore delle compagnie telefoniche: Tiscali Help Desk, Giulia, assistente online del 119 di TIM, e FASTWEB Help, il profilo di FASTWEB dedicato al CRM. Il più veloce è l’account de LeFrecce che lascia gli utenti in attesa di risposta per soli 3 minuti.

    Anche su Twitter, come già visto anche in questo caso su Facebook, i media sono quelli che rispondono a meno citazioni: il migliore è l’account di Einaudi Editore, che è anche il più veloce a rispondere, facendo aspettare gli utenti solo 12 minuti.

    In basso le due infografiche per Facebook e per Twitter (clicca per vederla meglio):

    Allora, questo il quadro complessivo. E voi che ne pensate?

     

  • I nostri competitor sono una risorsa per crescere

    Molto spesso siamo portati a pensare al nostro competitor solo come ad un nemico, una forza da combattere per raggiungere il nostro obiettivo. In alcuni settori della società questo meccanismo si accentua. In altri, invece, sarebbe meglio cominciare a vedere il nostro competitor come a una risorsa per migliorarci

    Fra le tante conversazioni che nascono su Facebook, emergono di frequente veri e propri paradossi.
    Magari non ce ne rendiamo conto, ma è un paradosso ritenere il competitor una risorsa oppure simpatizzare col nemico (troller, azienda, cliente altrui, ecc.) per vincere una competizione.
    Perché in fondo, fin da molti millenni di anni fa, il competitor era chi voleva per se stesso esattamente quello che vogliamo noi.

    Quindi, il nemico. Nemico antropologicamente spiegato come chi vuole rubarci qualcosa. Qualcosa che magari non abbiamo ancora, ma che stiamo finalmente per conquistare. E diventa nemico arrivando prima di noi a mettere il proprio vessillo sul terreno in gioco. Materiale o mentale. Prodotto o persone.

    Millenni dopo, il competitor non è poi così diverso. Sono cambiate le armi, sono cambiati i ruoli – per le donne, soprattutto – sono cambiate le dinamiche.
    Non e’ che l’altra faccia di noi, in qualsiasi campo ci troviamo. Magari è più spiritoso e gagliardo, ma è pur sempre  smaliziato e pronto a fregarti.
    E poi vi vengono a dire che può essere una tua risorsa? Un paradosso, appunto!

    E’ nostro rivale e come tale farà di tutto per vincere. Aziendalmente, per portare a casa clienti e soddisfarli per non perderli. A livello personale, per trovare un accordo e una sintonia tale da creare nuove relazioni.

    Mentre scrivo penso alla pubblicità, quella che oggi guardiamo in TV. Siete, tuttavia, completamente liberi di portare questa riflessione in qualsiasi campo di vostra competenza.

    Profumi. Macchine.
    Credo veramente che siano fra i settori più statici nelle pubblicità contemporanee. I protagonisti sono sempre modelle e modelli di successo, vestiti divinamente e il clou della scena è lo stupore al loro apparire, l’invidia di chi guarda, dal divano, la loro bellezza.
    Tuttavia, il pubblicitario è furbo: non vuole farci scappare. Ha trovato una via per rendere quell’invidia sostenibile, risolvibile: l’utente è sollevato perché, in fondo, basta comprarlo quel profumo.

    E’ la vittoria dell’apparenza, ma va bene così: siamo grandi abbastanza per sapere che il mondo del marketing e dell’advertising si regge su questi giochetti.

    Però poi succede che virino le tendenze, che cambino le mode, e se vogliamo stare al passo col mercato dobbiamo per forza cambiare.
    E si cambia sempre iniziando a guardarsi intorno.
     Studiare le mosse e capire come si comportano i nostri rivali, i competitor che abbiamo.
    Loro – lo sappiamo perfettamente – nello stesso modo stanno guardando e studiando noi.

    Un’implicita lotta tra rivali per chi arriva primo all’idea creativa, alla soluzione adatta per il cliente, alla ricetta per il successo.
    La spinta a eccellere sul nostro competitor è quella che ci porta a dare il massimo di noi, perché sappiamo che c’è solo un primo posto sulla scena, e vogliamo sia nostro.

    Personalmente – proprio perché siamo grandi abbastanza per capire come funziona il mercato – non credo che ci sia nulla di male nel considerare i propri competitor una grande risorsa, fonte di energia e forza nuova, di vigore, di nuove possibilità.
    Non copiando – attenzione, però! -. Né giocando sporco.

    Come fosse un gioco che ha come traguardo l’innovazione e come pedine la creatività.

    Questo è il gioco, pulito, che mi piacerebbe vedere nel mondo pubblicitario di oggi.

    Studiamo il nostro competitor.
    E’ la nostra risorsa migliore, perché ne possiamo infrangere le regole di marketing, utilizzare strategia nuove, inesplorate, emozionali e percorrere una strada alternativa.
    Questo è ciò che io chiamo Creatività e Innovazione.

  • Ecco Twitter Offers, le offerte arrivano sulla timeline

    Ecco Twitter Offers, le offerte arrivano sulla timeline

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    Twitter fa un passo in più nella direzione dell’e-commerce. Da poco è stato presentato sul blog ufficiale Twitter Offers, un modo attraverso il quale agganciare un’offerta direttamente dalla timeline, aggiungerla alla propria carta di credito o di debito e poi riscattare il tutto presso il negozio. Twitter Offers è per adesso solo disponibile negli Usa

    La tendenza, evidente in questa fase dell’anno con il Black Friday e Cyber Monday in arrivo, per non parlare del Natale, è quella di agganciare gli interessi e le conversazioni sui socia media per tramutarli in vendite. Una tendenza che sicuramente avrà modo di consolidarsi meglio nel 2015. E Twitter oggi compie un altro passo in questa direzione, verso l’e-commerce per permettere agli utenti di agganciare offerte direttamente dalla timeline. Ed ecco che negli Usa arriva Twitter Offers, un esperimento che consentirà agli inserzionisti di connettersi con i propri utenti, potenziali acquirenti, su Twitter per poi trasformarli in clienti affezionati sul proprio sito o sulle loro app. L’annuncio è stato dato dal blog ufficiale a firma di Tarun Jain (@tarunkj) responsabile commerce di Twitter.

    Il funzionamento di Twitter Offers è molto semplice.

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    Quando gli utenti vedranno un’offerta sulla loro timeline, la stessa offerta (parliamo di sconti) la potranno agganciare alla loro carta di credito o alla loro carta di debito (una carta prepagata, ad esempio) e riscattare il tutto presso il negozio. Quindi se l’offerta reclama uno sconto di 2€ su un servizio o un prodotto che ne costa 5€, basta pagare con la stessa carta che si utilizza per agganciare l’offerta per pagare il prezzo scontato. Non c’è bisogno quindi di coupon o altro.

    Twitter Offers da quindi la possibilità alle aziende di misurare in maniera rapida il ROI di quella campagna, cosa non da poco. Il tutto senza che l’azienda sia costretta ad usare software particolari o che abbia bisogno di fare una formazione particolare ai propri collaboratori.

    I dati saranno criptati, quindi saranno resi sicuri e gli utenti avranno anche la possibilità di rimuoverli in qualsiasi momento.

    Al momento Twitter Offers è in fase sperimentale negli Usa per il web e per il mobile e Twitter sta lavorando con una serie di brand dei quali ancora non si conoscono i loro nomi, ma verranno rivelati presto.

    Twitter Offer segue a pochi mesi dall’introduzione di Buy, il tasto Compra, che Twitter introdusse nel mese di settembre, sempre solo per gli Usa, la modalità con cui formulare l’acquisto direttamente cliccando il tasto Buy all’interno del tweet.

    La dimostrazione che Twitter vuole agganciare il treno dell’e-commerce, il trend che determinerà il prossimo futuro dei social media, che nel 2015 prenderà una forma più consistente. Dopo la fase delle conversazioni, una volta in grado di conoscere meglio l’utente attraverso le informazioni a disposizione, la fase successiva è quella di agganciare gli interesse per proporre occasioni di acquisto interessanti. Non è un caso che la sperimentazione parta dagli Usa dove risiede la grande maggioranza della base utenti della piattaforma.

    Allora che ne pensate di Twitter Offers?

  • Twitter, i tweet si possono condividere in DM

    Twitter, i tweet si possono condividere in DM

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    Twitter rilascia una nuova funzionalità che permette di condividere i tweet anche attraverso i DM, i messaggi privati. Le conversazioni quindi si possono sviluppare anche privatamente sulla piattaforma da 140 caratteri. I cambiamenti che Dick Costolo aveva promesso cominciano ora a vedersi

    Twitter comincia a dare seguito a quelle che la settimana scorsa Dick Costolo aveva annunciato come prossime novità. E tra quelle annunciate c’era proprio quella di introdurre una funzionalità che potesse migliorare la messaggistica privata all’interno della piattaforma. Una mancanza sottolineata dallo stesso CEO di Twitter e che doveva essere colmata. Ed eccola arrivata, appunto.

    Con un post sul blog ufficiale Twitter annuncia l’avvio della possibilità di condividere i tweet anche attraverso i DM, i Direct Messages, ossia i messaggi privati. La funzione è già attiva su Twitter.com, via web, su TweetDeck per Chrome e Windows, per Mac arriverà presto. Ed è possibile anche via mobile su Android e iOS dopo aver effettuato l’aggiornamento dell’applicazione.

    tweet in dm

    Per condividere i vostri tweet in DM da Twitter.com e TweetDeck basta semplicemente selezionare il tweet, cliccare su “Altro” (i tre pallini) e selezionare “Condividi via Messaggio Diretto“. Da mobile è ancora più semplice perchè dopo aver selezionato il tweet è sufficiente premere a lungo sul tweet stesso e poi cliccare “Condividi via Messaggio Diretto”. La persona a cui invierete il tweet riceverà una normale notifica di messaggio.

    Con questa nuova funzione Twitter si concentra sulla messaggistica, la parte che in effetti mancava sulla piattaforma. Ovviamente sarà da verificare quanto questa fosse necessaria e se poi gli utenti ne faranno uso. Il tutto si colloca all’interno di una strategia che più volte abbiamo sottolineato, ossia quella di incrementare il coinvolgimento degli utenti, soprattutto dei nuovi utenti, quelli che si avvicinano per la prima volta alla piattaforma. In pratica gli utenti hanno adesso la possibilità di sviluppare conversazioni in privato in quanto troverebbero difficoltoso farlo in pubblico, difficoltà in effetti tutta da verificare.

    Se la vogliamo dire tutta, per quanto sia presentata come novità, questa non lo è affatto. Si ripropone uno schema già visto non solo in epoca recente ma addirittura nelle prima chat degli anni ’90, quando si selezionava l’utente con cui poi conversare “a parte”.

    Oggi Twitter ha bisogno di utenti, un grande bisogno, e ha necessità che gli stessi trascorrano sulla piattaforma più tempo possibile. Vedremo se gli effetti andranno in questa direzione.

    In attesa di altre novità che non tarderanno ad arrivare, che ne pensate voi? Raccontateci la vostra impressione.

  • Land Rover Discovery compie 25 anni, il film degli utenti

    Land Rover Discovery compie 25 anni, il film degli utenti

    Land Rover Discovery compie 25 anni e per l’occasione Land Rover ha chiesto ai possessori di Discovery di tutto il mondo di inviare un video o una foto che li ritraesse durante un’avventura vissuta con la propria auto. Il risultato è un video che racconta una storia di 25 anni di emozioni

    Per celebrare i 25 anni di storia della Land Rover Discovery, Land Rover ha chiesto ai possessori di Discovery di tutto il mondo di inviare un video o una foto che li ritraesse durante un’avventura vissuta con la propria auto. Il risultato è un video emozionante (lo vedete in alto in copertina al post), che racconta una storia lunga ben 25 anni e che è stato diffuso sui canali social di Land Rover, come Facebook, Twitter, YouTube.

    Era il 16 settembre 1989 quando al Salone di Francoforte Land Rover sorprende tutti presentando un nuovo veicolo battezzato Discovery, che arriverà po in Italia nei primi mesi del 1990. Il progetto venne sviluppato da David Evans e dal suo team, con il nome di “progetto Jay”. Land Rover Discovery venne venduta inizialmente solo in versione 3 porte, probabilmente la Land Rover temeva una sovrapposizione con la Range. Per risparmiare sui costi di produzione, molti componenti della Discovery vennero presi in prestito da vecchi modelli Austin Rover come la strumentazione, le maniglie delle porte (Morris Marina) e i fari (quelli posteriori sono gli stessi della Maestro Van).

    Fino a quella data Land Rover veniva considerato un brand conservatore, legato essenzialmente a modelli come il Range e la Land Rover, ma con il Discovery tutto cambia.

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    La Discovery prima serie subisce il classico restyling di metà carriera nel 1994. Nel 1999 cede invece il testimone alla generazione successiva, la Discovery II Series. Nonostante nell’aspetto fosse molto simile alla prima Discovery, la seconda serie era completamente nuova e disponibile solo con carrozzeria a 5 porte. Nuovo e profondo restyling nel 2002, il design fu adeguato al nuovo corso stilistico inaugurato con l’attuale Range Rover che fece il suo debutto lo stesso anno. Il 2004 vede il lancio della Discovery 3 con rivoluzionarie soluzioni tecniche adottate con l’aggiunta, sui modelli top di gamma, delle sospensioni pneumatiche regolabili in altezza su tutte e quattro le ruote e del sistema “Terrain Response”La nuova generazione 2010 della Discovery è stata presentata ufficialmente al Nyias, nel 2009 a New York durante l’International Automobile Show, meglio conosciuto come Salone di New York. Si tratta pur sempre di un restyling della versione 3, ma con importanti novità tecnologiche che, da quanto indicato dalla Land Rover, la rendono ancora uno tra i fuoristrada più validi presenti sul mercato.

    Il nuovo modello, la Land Rover Discovery Sport sarà disponibile in Italia dai primi mesi del 2015 e sarà chiamata a sostituire la Freelander. Dal punto di vista dello stile la nuova Discovery Sport mostra un forte legame di parentela con la Evoque, quindi si presenta con un fuoristrada dalla linea moderna e accattivante.

  • Twitter, tutti i tweet sono ricercabili dal 2006 ad oggi

    Twitter, tutti i tweet sono ricercabili dal 2006 ad oggi

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    Twitter in un post sul blog ufficiale annuncia che da oggi tutti i tweet, si parla di centinaia di miliardi, sono ricercabili. In verità lo erano già prima ma con forti limiti. Adesso sono rintracciabili dal 2006 ad oggi. E’ quindi possibile risalire a tutti i tweets del terremoto in Giappone, #JapanEarthquake, oppure delle Elezioni Usa del 2012, #Election2012

    Twitter ha annunciato attraverso un post sul blog ufficiale, a firma di Yi Zhuang, ingegnere che si occupa della parte search della piattaforma, che da oggi tutti i tweet dal 2006 ad oggi sono ricercabili. Un bel passo in avanti rispetto alla situazione attuale. Sì perchè i tweet che noi ogni giorno inviamo sono già rintracciabili, ma solo fino ad una settimana indietro, quelli più vecchi venivano rintracciati sono se avevano ottenuto un forte livello di condivisione, quindi molti RTs e preferiti. Stiamo parlando di una enorme massa di tweet che si potrebbe definire come centinaia di migliaia, l’intero indice sarebbe di “mezzo trilione di documenti” che cresce al ritmo di diversi miliardi di tweet a settimana.

    Con questa nuova possibilità, sarà possibile quindi rintracciare tutti i tweet durante il terremoto in Giappone, #JapanEarthquake, i tweet delle elezioni Usa del 2012, #Election2012, oppure ancora rintracciare i tweets relativi al recente referendum in Scozia, #ScotlandDecides, e tanti altri ancora. Come ricorda Zhuang, questa possibilità sarà disponibile per tutti gli utenti nei prossimi giorni.

    L’operazione è frutto di un lavoro iniziato nel 2012 quando l’indice 2 miliardi di tweet, tra quelli più condivisi, nel 2013 venne poi esteso e poi in questo anno l’indice è stato esteso ancora di più. Il post di Zhuang si spinge poi nello spiegare tutto il meccanismo che portato alla costruzione dell’indice che è quindi in grado di sostenere una tale mole di dati.

    Ecco questa è una nuova funzione che renderà Twitter ancora più completo, sempre nell’ottica di migliorare l’esperienza di utilizzo degli utenti. Come detto all’inizio, la rintracciabilità esisteva già prima ma per periodi francamente ridotti che non esaudivano le effettive richieste degli utenti. E quasi sempre bisognava ricorrere a applicazioni di terze parti per poter avere un minimo di ricerca più approfondita (basti pensare a Topsy), se non rivolgersi qui https://twitter.com/search-home.

    E voi che ne pensate?