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  • Spreaker si sdoppia in due app e raggiunge i 4 milioni di utenti

    Spreaker si sdoppia in due app e raggiunge i 4 milioni di utenti

    Spreaker, la startup bolognese nata nel 2010, ha annunciato oggi il lancio di due nuove applicazioni: Spreaker Studio, che permette di trasmettere in diretta con una console professionale, e Spreaker Radio, che permette di avere i podcast preferiti sempre a portata di mano. E con l’occasione, Spreaker annuncia di aver raggiunto i 4 milioni di utenti

    Spreaker, la startup nata a Bologna nel 2010, una delle prime piattaforme in podcast nell’era dei Social Media, in questi anni ha conosciuto una crescita importante e oggi ha annunciato la nascita di due nuove applicazioni:

    Spreaker Studiola nuovissima app per Android che permette agli utenti di trasmettere in diretta con una console professionale  e l’aggiunta di effetti sonori (la versione iOS sarà disponibile a Febbraio 2015).

    Spreaker Radio: l’app per l’ascolto che permette agli utenti di interagire con i tuoi ascoltatori e di avere a disposizione tutti i podcast dei tuoi Dj preferiti a portata di mano.

    Spreaker Studio dunque è focalizzata sulla creazione di contenuti audio. La separazione dell’app dall’originale permette all’utente un’esperienza più snella per lo streaming di programmi radio in diretta o per il consumo di podcast in un secondo momento. Gli ascoltatori hanno quindi a disposizione una versione semplificata per navigare all’interno della stessa in qualsiasi momento.

    spreaker-studio

    Gran parte degli utenti di Spreaker la utilizzano l’applicazione come strumento per estendere o sostituire la radio tradizionale e trovare contenuti originali, seguendo stazioni e argomenti di proprio interesse. L’applicazione oggi è disponibile disponibile per iOS, Android o Windows Mobile e Spreaker DJ è supportata anche da iPad.

    spreaker-logo

    Ma l’altra notizia è che Spreaker ha raggiunto i 4 milioni di utenti. Un traguardo importante per la startup e pensare che solo due anni fa gli utenti sulla piattaforma erano 1 milione. Segno che l’app piace, l’idea piace e la startup ha ancora davanti a se un enorme potenziale da esprimere.

    E questa crescita è anche sostenuta da dati concreti. Aumenta l’uso di podcast, sempre più fruiti anche da mobile, e che i principali fruitori hanno un’età compresa tra i 18 e i 24 anni. E il 30% degli americani ascolta podcast.

    Questo sviluppo nella storia della nostra azienda è un salto enorme per i nostri utenti. Ora che abbiamo raggiunto i 4 milioni di utenti è il momento di diversificare i nostri prodotti, tenendo conto c’è una vasta gamma di persone che preferisce ascoltare passivamente e c’è un’altra gamma di persone che crea attivamente grandi contenuti audio, Così abbiamo deciso di fare un app specifica per ogni gruppo “, ha detto Francesco Baschieri, co-fondatore e CEO. “Con Spreaker Studio chiunque può costruirsi e mantenere un proprio pubblico, mentre gli ascoltatori possono gestire i loro podcast preferiti e la radio direttamente dal dispositivo mobile preferito.”

    Come detto all’inizio, Spreaker è in forte crescita e ora ha una sede a San Francisco.

  • Facebook lancia Say Thanks, un tool per dire grazie a qualcuno

    Facebook lancia Say Thanks, un tool per dire grazie a qualcuno

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    Facebook ha annunciato un nuovo tool, si chiama Say Thanks e serve a creare video personalizzabili con cui dire grazie ai vostri amici. Basterà andare su facebook.com/thanks, scegliere l’amico e personalizzare il vostro video. Il tool punta sul video, il futuro del content marketing, mirando ad elevare l’engagement degli utenti

    Nell’intento di rendere la piattaforma sempre più coinvolgente, Facebook rilascia una nuova feature questa volta orientata ai video. Si chiama Say Thanks e permetterà agli utenti di realizzare video personalizzabili, utilizzando dei temi prestabiliti e usando vostre foto e immagini. E poi i video potranno essere condivisi sulla vostra timeline e con quella dei vostri amici.

    Per realizzare i video basta andare su questo link, facebook.com/thanks, selezionare l’amico a cui volete dire grazie, scegliere tema (al momento ce ne sono solo due: “Amici di vecchia data” e “Amici”) e immagini che volete utilizzare e poi, dopo aver visualizzato l’anteprima del vostro video, potete condividerlo sulla bacheca del vostro amico, inserendo un messaggio personalizzato. Noterete che di default troverete #grazie.

    Il lancio di questa nuova funzionalità arriva a due settimane dal Thanksgiving Day, il Giorno del Ringraziamento, festività diffusa negli Usa e in Canada che si celebra il quarto giovedì di Novembre. Da Facebook fanno sapere che il tool non c’entra nulla con la festività imminente, ma negli Usa in queste ore su molti siti si fa notare molto la similitudine. Infatti il tool è disponibile da oggi al livello globale in inglese, francese, tedesco, indonesiano, italiano, portoghese, spagnolo e turco.

    Say Thanks ricorda molto “Year in Review” il video generato in automatico a fine anno che passa in rassegna i momenti salienti degli utenti trascorsi su Facebook. Questo invece sembra sia un tool non temporaneo e ha certamente lo scopo di invogliare gli utenti a creare contenuti. E anche la scelta del video non è affatto casuale. Il Video è il futuro del Content Marketing e, come ha sottolineato una ricerca di Cisco, i contenuti video saranno il 69% dell’intero traffico web. Insomma, contenuti video e alto livello di engagement e il gioco è fatto.

    E voi che ne pensate?

     

     

  • Facebook Messenger raggiunge i 500 milioni di utenti

    Facebook Messenger raggiunge i 500 milioni di utenti

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    Facebook ufficializza che Messenger, lanciato nel 2011, ha raggiunto i 500 milioni di utenti che lo usano ogni mese. Nel mese di aprile contava 200 milioni mentre ha più che raddoppiato i suoi utenti, nonostante dall’estate scorsa sia obbligatorio scaricare l’app per poterla utilizzare

    Giovedì scorso Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, in occasione del primo Q&A, “Q&A with Mark”, rispondendo alle tante domande che gli utenti gli hanno rivolto, ha spiegato anche perchè Messenger è diventato obbligatorio dalla scorsa estate. Semplicemente “per consentire agli utenti una migliore esperienza. Ogni giorno gli utenti inviano più di 10 miliardi di messaggi, quindi Facebook ha pensato bene che di fronte a questo dato bisognasse dare uno strumento dedicato”. Ecco in virtù di queste parole i dati da poco diffusi sugli utenti che utilizzano Messenger ogni mese danno ragione al ragionamento di Zuckerberg. Infatti i dati dicono che sono 500 milioni che lo usano ogni mese. I dati sono stati diffusi direttamente da Facebook in un post.

    Quindi se la decisione, della scorsa estate, di renderlo come una “app stand-alone“, quindi non più inglobata nell’applicazione mobile del social network ma considerata come app indipendente, aveva fatto tanto clamore, nei fatti i numeri dicono il contrario. Infatti solo ad aprile Messenger contava 200 milioni di utenti, mentre nel giro di pochi mesi riesce addirittura a raddoppiare il numero degli utenti. E stiamo parlando ancora di numeri “piccoli” se paragonati agli utenti complessivi di Facebook che sono 1,35 miliardi. Ma è chiaro che i margini di crescita ci sono e sono evidenti e gli utenti, per quanto si vedano “costretti”, usano comunque Messenger per inviare e ricevere messaggi con i propri amici.

    Un dato dunque che vede Facebook, in senso generale, vincitore. Il “rivale” in casa, WhatsApp, conta ormai 600 milioni di utenti e se Messenger continua con questo ritmo di crescita rischia anche di superarlo. Anche se va specificato che in questo WhatsApp non vede alcun ritorno, vivendo bene di vita propria. E’ chiaro, anche alla luce di questi numeri, che Facebook continuerà ad investire in questa ottica introducendo nuove funzionalità, come quella di inviare pagamenti proprio attraverso Messenger. Perchè come dice Peter Martinazzi, Director of Product Management, nel post che ufficializza il dato, Messenger “è una pietra miliare”. E’ un prodotto di quella strategia, tutta orientata sul Mobile, che Zuckerberg mise in atto nel 2012 e che ha portato ad allargare Facebook acquisendo, come ben sapete, anche Instagram.

    Insomma, quella “costrizione” di cui tanto si è parlato non trova risconto nei numeri, anzi si trasforma in un dato in forte crescita per Messenger.

    E voi che ne pensate? State usando anche voi Facebook Messenger?

  • Il panorama Video in Italia: in crescita nei prossimi tre anni

    Il panorama Video in Italia: in crescita nei prossimi tre anni

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    Una ricerca di Forrester Consulting, per conto di Videology, svela come i consumatori adotteranno nuove modalità di reperimento di contenuti video. L’indagine ha coinvolto media company, agenzie e advertiser rivelando una crescita sempre più rapida del video advertising

    Videology, una delle piattaforme di video advertising leader di mercato, ha diffuso i dati di una ricerca commissionata a Forrester Consulting sull’andamento del video in Italia nei prossimi tre anni. L’indagine ha coinvolto media company, agenzie e advertiser e nonostante le risposte abbiano evidenziato alcune aree di divergenza, le visioni di queste tre principali categorie di attori dell’ecosistema video sono risultate molto simili, preparando così il campo per una crescita e adozione più rapide del video advertising. Tutti concordano, infatti, nel ritenere che i consumatori italiani abbracceranno nuove modalità di reperimento di contenuti video nel prossimo triennio.

    L’uniformità di vedute si evidenzia nel fatto che nei prossimi tre anni aumenterà lo streaming dei programmi tv dai siti web delle varie reti televisive (73% advertiser, 79% agenzie e 66% media company), così come i servizi di streaming online on demand stile Netflix  (71% advertiser, 66% agenzie e 66% media company). La crescita della fruizione di video on demand via satellite o cavo non sembra invece convincere particolarmente media company (57%) e agenzie (60%), con le prime che sono ancora meno ottimiste (46%)  quando si parla di programmazione professionale online originale. Da notare come il 64% degli intervistati ritenga che la visione televisiva in diretta potrebbe rimanere invariata o addirittura diminuire.

    Per quanto riguarda i device maggiormente utilizzati per la fruizione dei video nel triennio a venire, i dati della ricerca evidenziano una maggiore diffusione delle Smart TV (90% advertiser, 70% media company e 69% agenzie) e dei tablet (92% advertiser, 64% media company e 87% agenzie). In terza posizione gli smartphone. Da notare come il 54% degli intervistati è convinto però che la fruizione dei contenuti video aumenterà su un dispositivo al momento non ancora identificabile.

    I prossimi tre anni, secondo gli intervistati, saranno caratterizzati dalla capacità del “second screen” di incrementare le possibilità di interagire con contenuti ulteriori relativi alla programmazione TV (la pensa così 82% advertiser, 70% agenzie e 70% media company) e ai contenuti degli advertiser (73% marketer, 78% agenzie e 70% media company). Oltre il 70% ritiene che il “second screen” offrirà nuove opportunità di engagement pubblicitario.

    Per ciò riguarda i possibili cambiamenti nel settore alla luce delle nuove abitudini dei consumatori nel prossimo triennio, tutti sono concordi nel ritenere che la tecnologia sarà un elemento differenziatore chiave (media company 76%, agenzie 75% e advertiser 74%) e che ci sarà una convergenza tra pianificazione TV e video online (advertiser 71%, media company 70%, agenzie 69%). Oltre la metà degli intervistati è fermamente convinta che ci saranno cambiamenti nel settore.

    In definitiva, la ricerca evidenzia tra gli intervistati un ottimismo generale sul futuro del video. L’ecosistema italiano è convinto che per sfruttare tutte le opportunità future sarà necessario essere in grado di operare sia a livello tradizionale che programmatico, con la flessibilità che sarà la parola d’ordine per il successo futuro della adv technology.

    La ricerca in Infografica

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  • Facebook, più controllo del News Feed e facilità di unfollow

    Facebook, più controllo del News Feed e facilità di unfollow

    Facebook ha annunciato, attraverso il Product Manager Greg Marra, nuove funzionalità che daranno un maggiore controllo all’utente del News Feed e anche la possibilità di decidere di non seguire più qualche contatto in maniera più rapida. Due novità che mirano a rendere Facebook più funzionale per gli utenti

    A poche ore dal primo Q&A di Mark Zuckerberg, la sessione di domande e risposte aperta a tutta la community di Facebook, ecco arrivare l’annuncio di due nuove funzionalità che mettono in condizione l’utente di poter gestire e ottimizzare al meglio il proprio News Feed. A conferma, come ha detto il fondatore del più grande social network del web (1,35 miliardi di utenti al 30 settembre 2014), che la piattaforma tende a valorizzare i contenuti che condividono gli utenti.

    Le novità sono state annunciate in un post da Greg Marra, Product Manager, che vedete nel video in alto spiegare quali sono le funzionalità che sono attive già da oggi. Il consiglio è quello dunque di aggiornare l’app sul vostro dispositivo iOS o Android.

    Queste nuove funzionalità vanno dunque nella direzione di ottimizzare ed eliminare tutte quelle notizie che sono in evidente sovraccarico, frutto, guarda caso, di tutti quei suggerimenti di Facebook che abbiamo collezionato negli anni. Alla fine viene dato agli utenti uno strumento per eliminare quello che già ci veniva consigliato. Comunque, meglio così.

    facebook-news-feed

    Da oggi sarà quindi possibile ottimizzare il proprio News Feed accedendo dal vostro menù Impostazioni=> Gestisci la sezione Notizie. Da qui potrete gestire i vostri account decidendo di non seguirli più, che non significa eliminarli dai vostri contatti, ma semplicemente non vedere più nel vostro News Feed i contenuti che condividono. E’ molto simile alla funzionalità di Twitter che vedete dal menù Impostazioni dall’account che vin interessa, cliccando poi “Togli voce a @…”. In questo modo Facebook rende l’utente più capace di ottimizzare i contenuti che vuole visualizzare sul proprio News Feed. Se qualche vostro contatto posta contenuti che vi danno fastidio e non li ritenete interessanti, ecco che in questo modo l’ottimizzazione del nostro feed è più semplice.news feed controls

    Da oggi si può intervenire direttamente sulle storie che i vostri contatti condividono. Dal vostro News Feed cliccate la freccetta in alto al destra del box della storia condivisa dal vostro contatto e intervenire direttamente, avendo la possibilità anche da questo menù di accedere a quello di cui parlavamo prima e decidere quindi di non seguire più l’utente.

    Dalle Impostazioni del News Feed vedrete quindi un elenco di utenti, di pagine e di gruppi che avete seguito di più rispetto alla settimana precedente. Da qui potete gestire meglio il tutto.

    Le nuove modalità nelle Impostazioni sono già disponibili su desktop e su mobile, mentre le nuove opzioni attraverso le quali rilasciare il proprio feedback sono già attive su desktop e presto lo saranno anche su mobile.

    Allora dateci i vostri feedback e diteci cosa ne pensate!

  • Le Organizzazioni Non-Profit sui Social Media, ecco le più influenti [Infografica]

    Le Organizzazioni Non-Profit sui Social Media, ecco le più influenti [Infografica]

    organizzazioni non-profit

    Interessante indagine quella che vi proponiamo oggi ad opera di Blogmeter che ci mostra come usano i Social Media le Organizzazioni Non-Profit e quali sono le più influenti. Si distinguono Legambiente, ENPA, Greenpeace ed Emergency e i temi più discussi sono l’emergenza a Gaza, l’allarme Ebola, l’orsa Daniza e le energie rinnovabili

    Di Organizzazioni Non-Profit e social media ce ne siamo occupati proprio tre anni fa, grazie allo studio Non Profit Report 2011, l’indagine realizzata da ContactLab in collaborazione con VITA Consulting. E allora sottolineavamo come il rapporto tra le associazione del Terzo Settore e i Social Media fosse ancora tutto da costruire. Ebbene, a distanza di tempo torniamo a parlarne grazie all’interessante indagine di Blogmeter che ci illustra come in effetti questo rapporto è via via diventato più robusto. E grazie a questa indagine sviluppata tra il 1° Giugno e il 19 Ottobre 2014 vediamo come si è sviluppato il passaparola sul web e sui social media, ossia Facebook, Twitter, Blog, News, Forum, Yahoo Answers relativo alle principali 40 organizzazioni non profit italiane, confrontando le performance di queste sui profili ufficiali di Facebook e Twitter.

    Quindi, Legambiente, con oltre 88mila messaggi, è la regina del passaparola online: discussa prevalentemente per via delle sue numerose attività, tra cui la contestazione, portata avanti insieme a WWF e Greenpeace, del decreto sblocca-Italia, accusato di aprire i nostri mari alle trivellazioni indiscriminate delle compagnie petrolifere. Anche Croce Rossa e Caritas sono state molto discusse in merito alla loro attività di sostegno ai migranti giunti sul territorio italiano nell’ambito del programma Mare Nostrum o in merito al conflitto in Ucraina (CRI). Tra i temi più discussi spicca anche l’emergenza a Gaza, dove sono morti 121 bambini in seguito a bombardamenti israeliani: diverse associazioni presenti sul territorio, tra cui Unicef, Medici Senza Frontiere, Save the Children, hanno mobilitato l’opinione pubblica con i loro appelli per la fine dei bombardamenti e con gli aggiornamenti dal campo. Da segnalare anche l’allarme Ebola in Africa occidentale, fronte su cui si sono attivate sia Medici Senza Frontiere, sia Emergency e le violenze perpetrate in Iraq dall’ISIS.

    Su Facebook

    Facebook è il social network dove si discute di più di temi legati alle Organizzazioni Non-Profit, con gli utenti che commentano prevalentemente i post pubblicati dalle pagine ufficiali delle associazioni. Tre su quattro sono donne e prediligono contenuti di stampo animalista. Su Facebook il leader è ENPA che riesce ad ottenere il miglior rapporto tra community coinvolta e interazioni ricevute, mentre il post che registra il maggior numero di interazioni, oltre 82mila tra like, condivisioni, commenti, è quello della LAV relativo all’orsa Daniza, catturata dopo avere attaccato un cercatore di funghi che si era trovato nelle vicinanze dei suoi piccoli e in seguito uccisa.

    A conferma della presa dei post relativi agli animali vi è il fatto che tra le pagine più coinvolgenti in assoluto ci siano quelle della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, quella dell’ENPA e quella del WWF. La pagina con con più fan è invece quella di Emergency, seguita da Medici Senza Frontiere e Greenpeace.

    Su Twitter

    Anche Twitter è molto utilizzato dalle Organizzazioni Non-Profit e si nota in questo caso, a differenza di quanto invece notato su Facebook, una prevalenza di utenti di genere maschile che parteipano alle conversazioni. I temi più discussi sono anche qui legati a #Gaza e #Ebola, ma gli utenti sono molto attivi a condividere le campagne promosse dalle associazioni, come ad esempio #NonFossilizziamoci, promossa da Greenpeace, che vanta il profilo leader per coinvolgimento totale, in favore delle energie rinnovabili, #StopEbola, di Medici Senza Frontiere, #INdifesa, promossa da Terre des Hommes in difesa, appunto, dei diritti delle donne e delle bambine o #IoStoConDaniza della LAV. Tra i profili con le migliori performance spiccano anche Emergency, che ha festeggiato il suo ventennale (per l'occasione trasmettemmo anche noi in diretta il grande concerto in diretta dal Forum di Assago), e Unicef, molto attivo con la campagna #VacciniamoliTutti.

    Comunicazione positiva e Immagini elementi di successo delle campagne

    Sia su Facebook che su Twitter il successo di una campagna è spesso determinato dall’inserimento di immagini dedicate e dalla scelta accurata di testimonial apprezzati e attivi in prima persona. E’ questo il caso della #IceBucketChallenge che ha totalizzato 58 mila tweet postati da oltre 71 mila autori unici, raggiungendo un bacino potenziale di 95 milioni di utenti, anche grazie alla partecipazione di diverse celebrities (da Andrea Agnelli, a Antonio Conte, fino al premier Matteo Renzi). Tra gli altri elementi da considerare per una buona comunicazione sui social, Luca Visone, di Medici Senza Frontiere, ha evidenziato l’importanza di una comunicazione in positivo, che sottolinei i risultati raggiunti e l’impegno degli operatori dell’associazione, coinvolti in prima persona anche nelle attività di comunicazione, per annullare davvero le distanze tra utenti e persone in prima linea.

    Paolo Ferrara, di Terre des Hommes, ha ricordato che anche le piccole-medie associazioni possono ottenere ottime performance puntando sulle proprie storie e su quelle delle persone coinvolte attraverso una comunicazione aperta, trasparente e soprattutto sinergica con le altre attività svolte al proprio interno.

    Dall’indagine emerge anche che gli utenti sono particolarmente esigenti nei confronti dell’operato delle associazioni. Apprezzano molto quando queste condividono i risultati raggiunti, come ad esempio, l’arresto di un pedofilo grazie ad un avatar in 3D creato da Terre des Hommes o la guarigione di pazienti affetti da Ebola grazie ai Medici Senza Frontiere. Non lasciano però correre se fanno qualcosa ritenuto non coerente con la loro mission o, a maggior ragione, con l’etica o le leggi vigenti.

    Ecco questo il resoconto dell'indagine che si può trovare nella sua forma completa a questo link. E voi che ne pensate? Come giudicate voi il modo di comunicare e la presenza delle Organizzazioni Non-Profit sui Social Media?

    non-profit-influenti-online-infografica

  • Il caso Moncler a Report e l’effetto sui Social Media

    Il caso Moncler a Report e l’effetto sui Social Media

    La puntata di ieri di Report ha sollevato un vero e proprio vespaio di polemiche prendendo di mira questa volta Moncler, il brand italiano famoso nel mondo per la produzione di piumini d’oca di lusso. La vicenda ha avuto un effetto immediato sui social media e anche in borsa. Abbiamo voluto verificare l’effetto proprio sui social media con qualche dato

    Ancora una volta una puntata di Report riesce a sollevare un vespaio di polemiche roventi con un effetto immediato su due fronti. La puntata di ieri dal titolo emblematico “Siamo tutti oche” con cui la trasmissione della Gabanelli ha preso di mira Moncler, il brand italiano noto nel mondo per la produzione di piumini d’oca di lusso, indagando e scoprendo il modo in cui l’azienda si approvvigiona delle piume. In sostanza, l’azienda delocalizzerebbe la produzione usando piume di qualità non eccellente. L’aspetto che più ha colpito coloro che hanno seguito la trasmissione è che l’estrazione delle piume avviene quando l’animale è vivo. Per non parlare poi del costo che avrebbe un piumino prodotto per Moncler, ben al di sotto del prezzo abituale.

    Su questo vi invito a leggere il bel resoconto che fa Riccardo Esposito sul tema e le considerazioni di Rudy Bandiera che evidenzia qualche ombra nella stessa indagine di Report. La vicenda ha di certo prodotto due effetti immediati o quasi. Il primo, evidente e per certi versi inevitabile, l’effetto sui Social Media, immediato, con una presa d’assalto dei canali sui cui il brand Moncler è presente, specie la fanpage su Facebook. Già poco prima della mezzanotte sulla bacheca della fanpage di Moncler fioccavano commenti da parte degli utenti, come potete vedere nello screenshot rilevato 10 minuti prima della mezzanotte

    Moncler-FB

    e il tutto è continuato nella giornata di oggi. L’hashtag #Moncler è stabile tra le prime posizioni in trending topics su Twitter. Altro effetto è stato il calo in borsa del titolo “MONC” perdendo il 4,9%. Un effetto che molti non credevano essere possibile, per il fatto che spesso questo tipo di notizie non influiscono particolarmente sull’azienda e sul suo business. E invece in quest caso accade il contrario. Stamattina sulla homepage del sito ufficiale si vedeva questa scritta

    report_moncler

     

    un modo inusuale di rispondere ad una polemica così forte. E invece oggi pomeriggio, forse perchè si è realizzato il tonfo in borsa, Moncler dirama un comunicato ufficiale nel quale mette in chiaro la sua posizione dando “mandato ai propri legali di tutelarsi in tutte le sedi opportune“. La vicenda a quanto pare continuerà ancora per molto. Ma fino al comunicato l’azienda ha dato dimostrazione di chiusura al confronto, mentre invece sarebbe stato meglio agire subito, con una comunicazione che quanto meno contenesse un minimo di spiegazione. Ora, può darsi che Report non sia il solo responsabile del tonfo (pare ci sia alla base anche un outlook negativo sul titolo) ma di certo ha avuto un peso, questo è sicuro.

    Ora fatta questa doverosa premessa, abbiamo voluto indagare, come spesso facciamo in questi casi, sul reale impatto della vicenda sui social media, Twitter in particolare. E con l’aiuto prezioso di Talkwalker abbiamo seguito l’hashtag #Moncler estrapolando un po’ di risultati interessanti. Certo, l’analisi può essere riduttiva, ma quanto meno ci offre uno spaccato misurabile di tutta questa vicenda che, ricordiamolo, non nasce direttamente sui social media (come il caso Barilla ad esempio) ma che sui social media si sviluppa per gran parte sotto forma di proteste da parte degli utenti e dei clienti stessi di Moncler.

    L’hashtag ha raccolto (fino a questo momento) 12.200 risultati così distribuiti: 11.485 tweet (94,4%); 586 contenuti su Instagram (4,8%); 44 notizie (0,4%) ; 21 risultati su flickr (0.2%); 20 risultati su Facebook (0.2%) ; 14 post su Blog (0,1%).

    moncler time

    UPDATE 04/11

    Un aggiornamento sul totale dei risultati rilevati da domenica 2  novembre ad oggi. Ieri ne avevamo rilevati 12.200, oggi (in questo momento) sono 22.200 con questa distribuzione:

    Twitter: 20.874

    Instagram: 1.074

    Notizie: 74

    Facebook: 56

    Flickr: 55

    Blog: 42

    moncler timeline 0411

    Come potete vedere il fenomeno ha avuto due picchi: il primo ieri alle 22 con 1.268 risultati, il secondo oggi alle 14 con 1.413 risultati.

    Diamo adesso un’occhiata alla performance dell’hashtag #Moncler. Come dicevano prima, il buzz che si è scatenato è misurabile in 14.700 risultati, coinvolgendo 12.200 utenti, il punto più alto si è toccato stamattina alle 8

    moncler buzz

    La Reach è di 124,1 milioni, quindi molto alta. è bene su questo punto, spesso molto discusso, fare una precisazione. Il dato non è altro che la somma delle reach raggiunte dalla chiave di ricerca, quello più alto in questo caso è alle 22 e alle 23 di ieri con una reach di, entrambi, 14,3 milioni; altro segmenti alto lo si è avuto oggi alle 12 con 14,28 milioni e poi alle 17 con 11,8 milioni. La somma di tutti i segmenti raccolti nelle ultime ore, praticamente dall’inizio della trasmissione fino a questo momento

    moncler reach

    UPDATE 04/11

    Aumenta di conseguenza anche la Reach che oggi è di 210,8 milioni con un nuovo picco ottenuto oggi alle ore 12 di 20,2 milioni

    moncler reach 0411

    Ora guardiamo gli influencer secondo l’hashtag #moncler, ossia gli account che meglio hanno saputo attrarre l’attenzione degli utenti raccontando cosa stava, e cosa sta ancora, succedendo. In basso una classifica totale (con tutte le fonti di contenuto) stilata per Reach:

    moncler influencer totali

    Questa invece una classifica per engagement

    moncler influencer engagement

    Questa individua i Blog per engagement

    moncler influencer blog engagement

    Infine, questa individua gli account Twitter più coinvolgenti

    moncler influencer twitter engagement

    Questo è poi il sentiment generato dalla vicenda:

    moncler sentiment

    Il 59% è neutro, il 25,8% negativo e il 15,4% positivo. Ci si aspettava forse un dato negativo più pesante.

    Questo un po’ tutto il racconto dei risultati che siamo riusciti ad estrapolare. E’ una vicenda che farà ancora discutere e questi stessi risultati potrebbero subire qualche variazione anche se il picco delle conversazioni è tutto contenuto in questa breve analisi.

    Adesso, come sempre, attendiamo le vostre opinioni a riguardo e raccontateci anche cosa ne pensate della reazione di Moncler.

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  • Facebook continua ad essere il principale social referral

    Facebook continua ad essere il principale social referral

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    Periodo di chiusura delle trimestrali questo e anche Shareaholic fa il punto della situazione sui social network che nell’ultimo trimestre del 2014, il Q3, sono stati in grado di trainare traffico verso i siti. Inutile dire che Facebook è in assoluto il leader incontrastato, segue Pinterest, mentre Twitter continua a perdere terreno. Segnali positivi da Google Plus

    Nuovo rapporto da Shareaholic che nel periodo delle trimestrali, le terze dell’anno, ci offre un quadro su quali sono stati i social network che negli ultimi tre mesi, da giugno a settembre 2014, sono stati in grado di trainare traffico verso i siti di publishers. Il rapporto prende in considerazione due periodi, l’ultimo trimestre, sulla base di 300 mila di siti web monitorati con una audience di oltre 400 milioni di utenti unici mensili, e poi quello su base annua, settembre 2013-settembre 2014, con 200 mila siti web monitorati che hanno raggiunto una audience di 250 milioni di utenti unici per mese. I social network considerati sono Facebook, Pinterest, Twitter, StumbleUpon, Reddit, Google Plus, YouTube, e LinkedIn. Ed è ancora una volta Facebook il leader in assoluto tra i social referral, anche se è calato un pochino, ma niente di importante. Il social network più usato del web riesce a trainare traffico nella misura di quattro volte tanto di quello che riesce a fare Pinterest, il secondo nella classifica a otto. Twitter continua ad essere staccato e anche in relazione all’ultima trimestrale evidenzia che il social network continua ad avere un problema di utenti e un problema relativo al coinvolgimento degli stessi in piattaforma. Ma diamo un’occhiata ai dati nello specifico.

    Traffic referral facebook

    Relativamente ai dati raccolti per l’ultimo trimestre, come potete vedere nel grafico in alto, tutti perdono un po’ di quota, solo LinkedIn e Google+, fanno segnare numeri positivi, rispettivamente +113,43% e +9,52%. Facebook perde un punto percentuale, ma si attesta comunque con una quota maggioritaria del 22,36% del traffico referral; Twitter perde il 14,34% e si ferma ad una quota dello 0,88% del traffico referral; Pinterest perde il 3,53%, fermandosi al 5,52%, in calo dello 0,2 rispetto al Q2 2014; YouTube perde nell’ultimo trimestre il 39,4% di traffico fermandosi ad una quota dello 0,04%. Presi insieme, gli otto social network considerati costituiscono il 29,5% del traffico referral totale (era il 16,4% lo scorso anno), di cui più del 99% è rappresentato da Facebook.

    Traffic referral facebook 2014

    Uno sguardo al dato negli ultimi 13 mesi ci dice, infatti, che sono tre i social network che sono cresciuti e cioè Facebook (115,63%), Pinterest (50,07%) e Google Plus (57,02%). Tutti gli altri sono in calo, YouTube addirittura perde l’87,27%.

    Insomma, volendo tirare qualche conclusione di fronte a questi dati, certamente non sorprendenti, Facebook continua ad essere il social network che più attrae traffico, un dato che alla luce delle ultime trimestrali e delle novità introdotte in questi mesi, pensiamo al click baiting, assume una certa rilevanza. E dietro di lui non c’è nessuno. E quello che sorprende è che ha ancora margini per crescere. Pinterest è saldamente in seconda posizione e con oltre 70 milioni di utenti non è possibile poter pensare di fare meglio, certamente anche in relazione alle tante novità viste in questi mesi, anche in questo caso i margini di crescita sono enormi.

    Resta poi il caso Twitter che continua a perdere terreno e non è in grado di risalire la china. Dalla quotazione in borsa sono tante le problematiche emerse, anche perchè adesso gli investitori vogliono qualcosa di più. Il punto è che a Twitter servono utenti per poter poi innescare tutta una serie di dinamiche, pensiamo alla pubblicità, ma fino a quanto il flusso degli utenti resta legato solo a particolari eventi che Twitter riesce a veicolare meglio, pensiamo alla recente Coppa del Mondo di Calcio, allora il limite sarà sempre difficile da superare. E le ultime trimestrali lo hanno evidenziato bene, con un conseguente crollo del titolo del 10% a Wall Street. Resta da capire quali esiti darà la modifica del nuovo algoritmo, quella per cui la timeline degli utenti potrà visualizzare anche tweet di persone che non si seguono ma che sono in linea con gli interessi, una modifica che ha fatto gridare, ancora una volta, alla “facebookizzazione” di Twitter. Twitter è alla ricerca di un proprio modello che dia margini per crescere, ma la stra da è ancora molto lunga.

    Google Plus, nonostante il dato positivo rilevato,anche se timido, resta ancora un punto interrogativo, anche perchè non è chiaro quale sarà il suo futuro. Da Mountain View non si riesce a decifrare quale strategia adottare per questo “social layer” e il tutto rischia di tramutarsi in un misero “nulla di fatto”. Se è verp che i numeri ci sono, allora sarebbe meglio migliorare o, forse, ripensare la strategia. Tra l’altro, i mezzi non mancano.

  • Intervista a Richard Stallman: Non si dovrebbe usare Facebook

    Intervista a Richard Stallman: Non si dovrebbe usare Facebook

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    Intervista a Richard Stallman a SIGEF 2014 a Ginevra. Il fondatore della Free Software Foundation ci dice che il software libero dovrebbe essere usato anche a Scuola, che lo Stato dovrebbe usare solo software liberi. Stallman considera Edward Snowden un eroe nazionale. E poi, parlando di social network ci dice che “non si dovrebbe mai usare Facebook

    Incontrare un personaggio di questa importanza mette sempre un po’ di nervosismo, visto anche il personaggio molto attento a quello che si dice durante l’intervista e saputo che sono italiano s’è messo a scherzare in italiano dicendomi subito che lui fa spesso scherzi, meglio indovinelli, in italiano da lui stesso ideati del tipo “Cosa fanno due sogni? Un bisogno!” oppure “Il nome perfetto per un autista? Guido Spesso”. Al SIGEF 2014, qui a Ginevra, incontro quindi il fondatore della Free Software Foundation (FSF) Richard Stallman, il primo a parlare di “software libero” già più di 30 anni fa, era infatti il 1983. Stallman è qui a Ginevra per parlare ovviamente di libertà, di software libero, di etica e di valori solidali, tutti temi che lui affronta quotidianamente in giro per il mondo durante le sue presentazioni. E’ una chiacchierata dove abbiamo spaziato molto, rimanendo sempre legati al concetto di software libero e di libertà.

    Partendo dal concetto di software libero, ossia la possibilità di modificare il codice sorgente, senza alcuna restrizione, per poi condividerlo con tutti, guardiamo a che tipo di implicazioni ha oggi il raffronto di questi due concetti e soprattutto che tipo di conseguenze ha generato oggi l’utilizzo di software proprietari. Tanto per chiarire, Richard Stallman ritiene che Edward Snowden sia un “eroe, perchè grazie a lui abbiamo scoperto quello che forse non avremo conosciuto mai”, si riferisce ovviamente allo scandalo NSA e PRISM.

    Ma partiamo quindi con le domande. Stallman ha una spilla sul petto con su scritto “Don’t be tracked, pay the cash”, un frase che esprime molto della sua filosofia.

    Signor Stallman, sono trascorsi ormai più di 20 anni da quando lei ha creato il progetto GNU. La domanda è, qual è lo stato del software libero e quale futuro immagina da questo punto di vista?

    Il progetto GNU è un sistema operativo ed esiste da 22 anni e successivamente è stato possibile aggiungere il programma Linux “liberato”. Ora, il sistema GNU deve essere compatibile e usato solo con software veramente liberi e non “proprietari”, altrimenti non si parlerebbe più di software libero. Ecco, il nostro compito è quello di combattere questa tendenza. Pensa che ci sono utilizzatori del software libero che non valorizzano il concetto della libertà in quanto tale e questo è un problema. Se viene meno questo concetto è poi facile farsi corrompere dall’idea del  software proprietario, perdendo di fatto “la sua propria libertà” (lo dice in italiano)”.

    Ora, guardiamo ad esempio Skype, programma proprietario, e quanto uno lo utilizza per chiamare di fatto invita l’altra persona ad utilizzare lo stesso software. Quando mi propongono una call via Skype io mi rifiuto perchè va contro la mia idea di libertà. Ad esempio uso Ekiga, un software libero, un programma programma compatibile con altri software liberi e che ti permette di chiamare in audio e anche in video. Altro esempio è LinePhone e i due sono assolutamente compatibili. Skype usa un codice segreto, quindi proprietario, e nei fatti implica che se due vogliono chiamarsi e uno dei due usa Skype, anche l’altro è costretto ad usarlo, un concetto contrario alla libertà.”

    Signor Stallman, libertà e privacy sono due facce della stessa medaglia. Edward Snowden è stato in grado di scoperchiare uno dei più grandi scandali, quello della NSA. E se non ci fosse stato lui molto probabilmente non avremmo saputo nulla. Qual è il suo pensiero a questo riguardo?

    Edward Snowden lo considero un grande eroe del mio paese e anche durante le conferenze che teniamo in giro per il mondo lo celebriamo come un eroe nazione degli Stati Uniti D’America. Prima di Snowden se chiedevi ad un americano se la NSA lo stese ascoltando quello ti rispondeva “non credo perchè non faccio niente di interessante”, dopo che Snowden ha rivelato lo scandalo NSA invece lo stesso americano ti risponde “eh si, adesso lo so, spiano me come spiano tutti quanti”. Vede, oggi il livello attuale di sorveglianza diffusa nella società è incompatibile con i diritti umani, obiettivo è quello di ridurre ridurre il livello di sorveglianza diffusa. Quindi usare software libero, come sostengo da 30 anni, è il primo passo per assumere il controllo delle nostre esistenze digitali. Non possiamo fidarci del software non libero; la NSA sfrutta e addirittura crea debolezze nel software non libero per invadere i nostri computer e router. Il software libero ci garantisce il controllo dei nostri computer, ma non è in grado di proteggere la nostra privacy quando mettiamo piede su Internet. Se si desidera avere privacy non bisogna mai rinunciarvi: la protezione della privacy dipende innanzitutto da se stessi. Non bisogna fornire i propri dati a siti web, si deve utilizzare Tor e usare un browser che blocchi le tecnologie usate dai server per tenere traccia dei visitatori.” [Richard Stallman invita poi ad approfondire il suo pensiero su questa pagina, dove ha illustrato meglio il suo pensiero a riguardo]

    Il software libero, come lei ci ha spiegato, da a chiunque la possibilità di approfondire e condividere. Ma, secondo lei, cosa potrebbe fare lo Stato, quindi le istituzioni e la Scuola da questo punto di vista?

    Partiamo subito da un concetto molto chiaro e cioè che lo Stato dovrebbe utilizzare solo programmi liberi, lo Stato quindi, per rispetto al suo popolo, deve gestire anche l’aspetto informatico della società, deve gestire tutto quello che riguarda i computer, deve avere lo Stato il controllo totale dell’informatica. Altrimenti il rischio è quello di cadere nelle mani dei privati, quindi è lo Stato che deve avere il controllo su tutto questo aspetto.

     

    I programmi da usare devono essere liberi, tutti gli utenti dovrebbero usare software liberi, sia esso lo Stato o un libero cittadino. Anche la Scuola deve usare solo programmi liberi, in modo tale che la sua funzione sia quella di formare persone che siano consapevoli della libertà, che siano indipendenti, che siano quindi partecipi di una società digitale e libera. Quindi se la Scuola non prende in mano questa importante funzione succede che essa stessa insegna ai suoi ragazzi l’uso di software proprietari. In questo modo è la Scuola stessa che insinua nei ragazzi la dipendenza da programmi proprietari. Ovvero sia, gli studenti diventano dipendenti del proprietario del software.

    La missione generale della Scuola è quindi quella di insegnare questi programmi liberi, di essere leale allo spirito dell’educazione. La Scuola deve aprire alla conoscenza e se quella conoscenza non è accessibile, come succede con i software proprietari, viene meno la sua funzione. La Scuola diventa quindi nemica dello spirito dell’educazione e dell’istruzione.

    Chi volesse interessarsi di informatica deve conoscere i codici, leggerli, molto, e scriverli, molto. Quindi se non c’è accesso ai codici di software i ragazzi non conosceranno mai bene i codici. Quindi se non hanno conoscenza di codici non potranno mai scrivere il codice di un gran programma. So i programmi liberi consentono ai ragazzi di apportare piccole modifiche al software e questa è una possibilità di imparare.

    La questione più importante da questo punto di vista è quella morale. La scuola deve trasmettere lo spirito di buona volontà, l’abitudine di aiutarci fra di noi, aiutare gli altri. Ogni classe deve avere questa regola di aiuto reciproco. Bisogna condividere i software per insegnare, dare il codice sorgente agli studenti per che possano imparare. La Scuola deve seguire queste regole per dare sempre il buon esempio. Ci sono altre due sezioni del nostro sito che vi invito ad approfondire questa sull’Istruzione e questa sulla nostra filosofia.”

    Signor Stallman, cosa ne pensa del fenomeno dei Social Network e soprattutto di Facebook?

    Ci sono grandi differenze fra le reti sociali ed é importante non generalizzare. Twitter proprio per i tweets non é cattivo al contrario di Facebook che spia tutti quanti. Il tweet é pubblico quindi non si perde niente della propria vita privata nel fatto che la gente possa vedere quello che hai pubblicato. Invece Facebook che contiene delle informazione private, spia le persone.

    Su Twitter, una persona può avere più di un account, con il suo nome proprio oppure aprire un account anonimo. Si può decidere di avere vari conti: personale, professionale… Se ti connetti con Twitter via Tor, riesci a nascondere a Twitter che sei la stessa persona con vari account. Non é una bugia ma una scelta personale, una libertà che va conservata.

    Facebook invece é ingiusto, sopratutto con la politica restrittiva di avere soltanto un account col vero nome della persona. Bisognerebbe non utilizzare mai Facebook. E pensate che ci sono scuole che impongono agli studenti di creare account su Facebook. E poi succede che gli stessi studenti mi scrivono per chiedermi aiuto e su come fare per rifiutare questa politica. La scuola non deve mai rivelare i dati personali suoi studenti a delle aziende private.

    Ormai le persone usano sempre più spesso questi strumenti e con il messaggio di rendere ai propri utenti un servizio sempre migliore, rischiamo davvero di dare loro buona parte dei nostri interessi a queste aziende: (risposta lapidaria)

    Io no!”

    Grazie signor Stallman per la sua disponibilità.

    [buona parte dell’intervista è apparsa prima su Tech Fanpage]
  • Twitter, il nuovo flusso dei tweet è in base agli interessi

    Twitter, il nuovo flusso dei tweet è in base agli interessi

    twitter-nuovo-flusso

    Twitter continua a rilasciare novità ma stavolta si è di fronte ad una modifica sostanziale e non una semplice feature. Dopo una fase di testing, Twitter annuncia che il flusso dei tweet che visualizziamo sulla nostra timeline comprenderà anche tweet di persone che non seguiamo ma che comunque ci interessano. Addio al flusso cronologico?

    Questa di Twitter di cui parliamo oggi non è una delle tante features che vengono rilasciate per un uso più completo ed esteso della piattaforma, no. E’, da quando Twitter è nato, nel “lontano” 2006, la prima sostanziale modifica sostanziale che rischia anche di stravolgere la piattaforma per come l’abbiamo sempre conosciuta. Esagerazione? Forse no. Come si sa e come abbiamo scritto spesso anche qui, il problema che ha riscontrato Twitter negli ultimi mesi è quello relativo al coinvolgimento degli utenti. Twitter non è uno strumento semplice, ad un primo sguardo risulta complesso e di difficile comprensione e per tanti risulta complicato seguire il flusso dei tweet che spesso viene paragonato ad un “fiume in piena“. Ovviamente queste estremizzazioni, molto comuni, ma che possono essere facilmente superate con la qualità degli account che si seguono, sempre più vicini ai nostri interessi, con le liste che ci aiutano a fare un po’ di ordine, e con gli hashtag per meglio “centrare” gli argomenti. Strumenti di base questi, il tutto deve essere poi completato con l’utilizzo della piattaforma e quindi con la capacità di twittare a 140 caratteri.

    Bene, come annunciato da Trevor O’Brien, ex Google ed ex YouTube, in un post sul blog ufficiale di Twitter, dopo un periodo di esperimenti su un numero ristretto di account, il flusso dei tweets verrà visualizzato ora non più in senso cronologico, quello che (a fatica) abbiamo imparato a conoscere ed usare, ma secondo i nostri interessi e quindi sarà possibile visualizzare anche tweet di account che non seguiamo.

    https://twitter.com/twitter/status/522902216303075328

    Questo dovrebbe migliorare di molto il coinvolgimento degli utenti perchè, come scrive O’Brine, spesso gli utenti “si perdono contenuti che potrebbero risultare interessanti” anche da account che non si seguono. E’ chiaro che se seguiamo degli account di persone che reputiamo interessanti allora siamo già sincronizzati con i nostri interessi, ma può succedere che ci siano dei contenuti che ottengano un forte interesse e che provengano da utenti che non seguiamo. Questo nei fatti potrebbe provocare una maggiore coinvolgimento e potrebbe risultare un prezioso aiuto per coloro che spesso si perdono in una timeline che risulta dispersiva. Ma, secondo il mio modesto punto di vista, abbandona una delle principali caratteristiche più apprezzate, ossia il carattere cronologico, per molti elemento essenziale. In tanti erano abituati a seguire il flusso “in tempo reale”, ora resteranno molto delusi.

    Resterà da capire se questa modalità sarà definitiva o se lascia invece la possibilità di poter ritornare al senso cronologico. Da quello che si sa fino a questo momento, la modifica resta proprio definitiva senza possibilità di poter tornare indietro.

    E come ogni grossa modifica, sostanziale, che si rispetti, anche questa è stata accolta certamente non con grande entusiasmo, anzi. I più critici si sono affrettati a dire che questa è la vera “facebookizzazione” della piattaforma a 140 caratteri. E qui ritorniamo al cruccio di Twitter, ossia il coinvolgimento reale degli utenti sulla piattaforma e questo renderà certamente più appetibile Twitter a chi oggi lo ha usato poco.

    Provocazione, se stiamo assistendo alla “facebookizzazione” della piattaforma, allora la prossima novità sarà il superamento del limite dei 140 caratteri?

    Ma adesso mi piacerebbe conoscere il vostro parere, che ne pensate? Credete davvero che questa nuova modifica renderà la piattaforma più coinvolgente?

    [special thanks to Fotolia for the cover image]