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  • Ecco i migliori brand e media su Facebook e Twitter a Ottobre 2014

    Ecco i migliori brand e media su Facebook e Twitter a Ottobre 2014

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    Nuova indagine, unitaria, a cura di Blogmeter che ci mostra quelli che sono stati i brand e i media che si sono distinti nel mese di Ottobre 2014, su Facebook e su Twitter. Nel mese considerato, spiccano le pagine di ScuolaZoo, Fanpage.it e Caffeina, mentre su Twitter la regina è la Juventus, ma fanno bene anche X Factor e Repubblica

    Nuova indagine di Blogmeter che per i migliori brand e media del mese di Ottobre mette insieme i dati raccolti su Facebook e su Twitter. Uno sguardo unitario, appunto, che ci permette di vedere quali brand e quali media usano meglio i social media per conversare, comunicare, in una parola, interagire con il proprio pubblico di riferimento. La ricerca considera i 200 migliori brand e media su Facebook e Twitter: il panel di riferimento è composto da più di 3 mila pagine Facebook italiane e più di 2.300 profili Twitter.

    Su Facebook

    E cominciamo subito a vedere chi si è distinto su Facebook.

    Come già successo in altre analisi, anche nel mese di Ottobre 2014 spicca la pagine si ScuolaZoo che si conferma il brand più coinvolgente del mese grazie alla varietà dei contenuti e allo stile accattivante. La leadership viene confermata anche dal dato sugli Autori Unici che vede la pagina in cima alla classifica. In tema di coinvolgimento (engagement), lo sport e la difesa degli animali sono i temi che meglio stimolano l’interazione: Enpa, Lega Nazionale Per La Difesa Del Cane e Wwf si confermano nella top 20, mentre per quanto riguarda lo sport troviamo nella top ten due fanpage riguardanti il volley: Lega Pallavolo Serie A Femminile e Federazione Italiana Pallavolo.

    Per quanto riguarda i media, Caffeina si conferma al primo posto, ma la novità è la presenza di ben tre pagine di area cattolica nella top ten, da Avvenire a Famiglia Cristiana con Radio Maria addirittura al terzo posto. Per quanto riguarda gli Autori Unici, sezione Brand, dietro al già citato ScuolaZoo, la classifica è pressoché monopolizzata dalle pagine riguardanti la Serie A e i principali club calcistici (Juventus e Roma su tutti), oltre alla divertente pagina di Calciatori Brutti che guadagna la posizione d’onore.

    Sempre per quanto concerne gli Autori Unici, ma sezione Media, spicca la pagina di Fanpage.it, seguita a distanza dalle pagine di quotidiani come Repubblica.it e il Fatto Quotidiano. Sono invece le compagnie di Tlc che la fanno da padrone nel segmento Post Addressed: Fastweb guida la classifica, seguita da Tiscali Help Desk e Wind. Per quanto riguarda i media, invece, l’attività di rispondere ai propri utenti è meno diffusa, si salvano Real Time, Fox Italia e QVC Italia.

    L’analisi riporta anche i brand che si sono distinti per essere i più veloci a rispondere ai propri utenti. E qui le le compagnie telefoniche, le TelCo, performano meglio di tutti: PosteMobile si conferma alla testa della classifica con soli 5 minuti di attesa medi per gli utenti, seguita da altri operatori di telefonia, nell’ordine Wind, Tiscali e Vodafone.

    Su Twitter

    Per quanto riguarda il coinvolgimento, la classifica continua a essere dominata da Juventus F.C, mentre tra i restanti top 10 account troviamo oltre al calcio anche account legati all’attualità come Expo 2015, CGIL nazionale e Matera 2019, città recentemente incoronata Capitale della Cultura 2019.

    Tra i media X Factor irrompe nella classifica lasciando a La Repubblica e al Corriere della Sera la consueta sfida nel testa a testa per il secondo e terzo posto per il profilo più coinvolgente. Per quel che riguarda gli Autori Unici la classifica rispecchia in parte quella sul coinvolgimento: al primo posto tra i brand troviamo il profilo della Juventus F.C. oltre all’account di Expo 2015 Milano al terzo posto. Tra i media si ripropone la sfida tra La Repubblica e il Corriere, vinta questa volta dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

    In conclusione, uno sguardo ai migliori brand che si dedicano al social CRM, ovvero a gestire le attività di customer care sui social. Come già visto su Facebook, anche in questo caso, tra quelli con il maggior numero di Post Addressed, troviamo rappresentanti del settore delle compagnie telefoniche: Tiscali Help Desk, Giulia, assistente online del 119 di TIM, e FASTWEB Help, il profilo di FASTWEB dedicato al CRM. Il più veloce è l’account de LeFrecce che lascia gli utenti in attesa di risposta per soli 3 minuti.

    Anche su Twitter, come già visto anche in questo caso su Facebook, i media sono quelli che rispondono a meno citazioni: il migliore è l’account di Einaudi Editore, che è anche il più veloce a rispondere, facendo aspettare gli utenti solo 12 minuti.

    In basso le due infografiche per Facebook e per Twitter (clicca per vederla meglio):

    Allora, questo il quadro complessivo. E voi che ne pensate?

     

  • I nostri competitor sono una risorsa per crescere

    Molto spesso siamo portati a pensare al nostro competitor solo come ad un nemico, una forza da combattere per raggiungere il nostro obiettivo. In alcuni settori della società questo meccanismo si accentua. In altri, invece, sarebbe meglio cominciare a vedere il nostro competitor come a una risorsa per migliorarci

    Fra le tante conversazioni che nascono su Facebook, emergono di frequente veri e propri paradossi.
    Magari non ce ne rendiamo conto, ma è un paradosso ritenere il competitor una risorsa oppure simpatizzare col nemico (troller, azienda, cliente altrui, ecc.) per vincere una competizione.
    Perché in fondo, fin da molti millenni di anni fa, il competitor era chi voleva per se stesso esattamente quello che vogliamo noi.

    Quindi, il nemico. Nemico antropologicamente spiegato come chi vuole rubarci qualcosa. Qualcosa che magari non abbiamo ancora, ma che stiamo finalmente per conquistare. E diventa nemico arrivando prima di noi a mettere il proprio vessillo sul terreno in gioco. Materiale o mentale. Prodotto o persone.

    Millenni dopo, il competitor non è poi così diverso. Sono cambiate le armi, sono cambiati i ruoli – per le donne, soprattutto – sono cambiate le dinamiche.
    Non e’ che l’altra faccia di noi, in qualsiasi campo ci troviamo. Magari è più spiritoso e gagliardo, ma è pur sempre  smaliziato e pronto a fregarti.
    E poi vi vengono a dire che può essere una tua risorsa? Un paradosso, appunto!

    E’ nostro rivale e come tale farà di tutto per vincere. Aziendalmente, per portare a casa clienti e soddisfarli per non perderli. A livello personale, per trovare un accordo e una sintonia tale da creare nuove relazioni.

    Mentre scrivo penso alla pubblicità, quella che oggi guardiamo in TV. Siete, tuttavia, completamente liberi di portare questa riflessione in qualsiasi campo di vostra competenza.

    Profumi. Macchine.
    Credo veramente che siano fra i settori più statici nelle pubblicità contemporanee. I protagonisti sono sempre modelle e modelli di successo, vestiti divinamente e il clou della scena è lo stupore al loro apparire, l’invidia di chi guarda, dal divano, la loro bellezza.
    Tuttavia, il pubblicitario è furbo: non vuole farci scappare. Ha trovato una via per rendere quell’invidia sostenibile, risolvibile: l’utente è sollevato perché, in fondo, basta comprarlo quel profumo.

    E’ la vittoria dell’apparenza, ma va bene così: siamo grandi abbastanza per sapere che il mondo del marketing e dell’advertising si regge su questi giochetti.

    Però poi succede che virino le tendenze, che cambino le mode, e se vogliamo stare al passo col mercato dobbiamo per forza cambiare.
    E si cambia sempre iniziando a guardarsi intorno.
     Studiare le mosse e capire come si comportano i nostri rivali, i competitor che abbiamo.
    Loro – lo sappiamo perfettamente – nello stesso modo stanno guardando e studiando noi.

    Un’implicita lotta tra rivali per chi arriva primo all’idea creativa, alla soluzione adatta per il cliente, alla ricetta per il successo.
    La spinta a eccellere sul nostro competitor è quella che ci porta a dare il massimo di noi, perché sappiamo che c’è solo un primo posto sulla scena, e vogliamo sia nostro.

    Personalmente – proprio perché siamo grandi abbastanza per capire come funziona il mercato – non credo che ci sia nulla di male nel considerare i propri competitor una grande risorsa, fonte di energia e forza nuova, di vigore, di nuove possibilità.
    Non copiando – attenzione, però! -. Né giocando sporco.

    Come fosse un gioco che ha come traguardo l’innovazione e come pedine la creatività.

    Questo è il gioco, pulito, che mi piacerebbe vedere nel mondo pubblicitario di oggi.

    Studiamo il nostro competitor.
    E’ la nostra risorsa migliore, perché ne possiamo infrangere le regole di marketing, utilizzare strategia nuove, inesplorate, emozionali e percorrere una strada alternativa.
    Questo è ciò che io chiamo Creatività e Innovazione.

  • Ecco Twitter Offers, le offerte arrivano sulla timeline

    Ecco Twitter Offers, le offerte arrivano sulla timeline

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    Twitter fa un passo in più nella direzione dell’e-commerce. Da poco è stato presentato sul blog ufficiale Twitter Offers, un modo attraverso il quale agganciare un’offerta direttamente dalla timeline, aggiungerla alla propria carta di credito o di debito e poi riscattare il tutto presso il negozio. Twitter Offers è per adesso solo disponibile negli Usa

    La tendenza, evidente in questa fase dell’anno con il Black Friday e Cyber Monday in arrivo, per non parlare del Natale, è quella di agganciare gli interessi e le conversazioni sui socia media per tramutarli in vendite. Una tendenza che sicuramente avrà modo di consolidarsi meglio nel 2015. E Twitter oggi compie un altro passo in questa direzione, verso l’e-commerce per permettere agli utenti di agganciare offerte direttamente dalla timeline. Ed ecco che negli Usa arriva Twitter Offers, un esperimento che consentirà agli inserzionisti di connettersi con i propri utenti, potenziali acquirenti, su Twitter per poi trasformarli in clienti affezionati sul proprio sito o sulle loro app. L’annuncio è stato dato dal blog ufficiale a firma di Tarun Jain (@tarunkj) responsabile commerce di Twitter.

    Il funzionamento di Twitter Offers è molto semplice.

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    Quando gli utenti vedranno un’offerta sulla loro timeline, la stessa offerta (parliamo di sconti) la potranno agganciare alla loro carta di credito o alla loro carta di debito (una carta prepagata, ad esempio) e riscattare il tutto presso il negozio. Quindi se l’offerta reclama uno sconto di 2€ su un servizio o un prodotto che ne costa 5€, basta pagare con la stessa carta che si utilizza per agganciare l’offerta per pagare il prezzo scontato. Non c’è bisogno quindi di coupon o altro.

    Twitter Offers da quindi la possibilità alle aziende di misurare in maniera rapida il ROI di quella campagna, cosa non da poco. Il tutto senza che l’azienda sia costretta ad usare software particolari o che abbia bisogno di fare una formazione particolare ai propri collaboratori.

    I dati saranno criptati, quindi saranno resi sicuri e gli utenti avranno anche la possibilità di rimuoverli in qualsiasi momento.

    Al momento Twitter Offers è in fase sperimentale negli Usa per il web e per il mobile e Twitter sta lavorando con una serie di brand dei quali ancora non si conoscono i loro nomi, ma verranno rivelati presto.

    Twitter Offer segue a pochi mesi dall’introduzione di Buy, il tasto Compra, che Twitter introdusse nel mese di settembre, sempre solo per gli Usa, la modalità con cui formulare l’acquisto direttamente cliccando il tasto Buy all’interno del tweet.

    La dimostrazione che Twitter vuole agganciare il treno dell’e-commerce, il trend che determinerà il prossimo futuro dei social media, che nel 2015 prenderà una forma più consistente. Dopo la fase delle conversazioni, una volta in grado di conoscere meglio l’utente attraverso le informazioni a disposizione, la fase successiva è quella di agganciare gli interesse per proporre occasioni di acquisto interessanti. Non è un caso che la sperimentazione parta dagli Usa dove risiede la grande maggioranza della base utenti della piattaforma.

    Allora che ne pensate di Twitter Offers?

  • Twitter, i tweet si possono condividere in DM

    Twitter, i tweet si possono condividere in DM

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    Twitter rilascia una nuova funzionalità che permette di condividere i tweet anche attraverso i DM, i messaggi privati. Le conversazioni quindi si possono sviluppare anche privatamente sulla piattaforma da 140 caratteri. I cambiamenti che Dick Costolo aveva promesso cominciano ora a vedersi

    Twitter comincia a dare seguito a quelle che la settimana scorsa Dick Costolo aveva annunciato come prossime novità. E tra quelle annunciate c’era proprio quella di introdurre una funzionalità che potesse migliorare la messaggistica privata all’interno della piattaforma. Una mancanza sottolineata dallo stesso CEO di Twitter e che doveva essere colmata. Ed eccola arrivata, appunto.

    Con un post sul blog ufficiale Twitter annuncia l’avvio della possibilità di condividere i tweet anche attraverso i DM, i Direct Messages, ossia i messaggi privati. La funzione è già attiva su Twitter.com, via web, su TweetDeck per Chrome e Windows, per Mac arriverà presto. Ed è possibile anche via mobile su Android e iOS dopo aver effettuato l’aggiornamento dell’applicazione.

    tweet in dm

    Per condividere i vostri tweet in DM da Twitter.com e TweetDeck basta semplicemente selezionare il tweet, cliccare su “Altro” (i tre pallini) e selezionare “Condividi via Messaggio Diretto“. Da mobile è ancora più semplice perchè dopo aver selezionato il tweet è sufficiente premere a lungo sul tweet stesso e poi cliccare “Condividi via Messaggio Diretto”. La persona a cui invierete il tweet riceverà una normale notifica di messaggio.

    Con questa nuova funzione Twitter si concentra sulla messaggistica, la parte che in effetti mancava sulla piattaforma. Ovviamente sarà da verificare quanto questa fosse necessaria e se poi gli utenti ne faranno uso. Il tutto si colloca all’interno di una strategia che più volte abbiamo sottolineato, ossia quella di incrementare il coinvolgimento degli utenti, soprattutto dei nuovi utenti, quelli che si avvicinano per la prima volta alla piattaforma. In pratica gli utenti hanno adesso la possibilità di sviluppare conversazioni in privato in quanto troverebbero difficoltoso farlo in pubblico, difficoltà in effetti tutta da verificare.

    Se la vogliamo dire tutta, per quanto sia presentata come novità, questa non lo è affatto. Si ripropone uno schema già visto non solo in epoca recente ma addirittura nelle prima chat degli anni ’90, quando si selezionava l’utente con cui poi conversare “a parte”.

    Oggi Twitter ha bisogno di utenti, un grande bisogno, e ha necessità che gli stessi trascorrano sulla piattaforma più tempo possibile. Vedremo se gli effetti andranno in questa direzione.

    In attesa di altre novità che non tarderanno ad arrivare, che ne pensate voi? Raccontateci la vostra impressione.

  • Land Rover Discovery compie 25 anni, il film degli utenti

    Land Rover Discovery compie 25 anni, il film degli utenti

    Land Rover Discovery compie 25 anni e per l’occasione Land Rover ha chiesto ai possessori di Discovery di tutto il mondo di inviare un video o una foto che li ritraesse durante un’avventura vissuta con la propria auto. Il risultato è un video che racconta una storia di 25 anni di emozioni

    Per celebrare i 25 anni di storia della Land Rover Discovery, Land Rover ha chiesto ai possessori di Discovery di tutto il mondo di inviare un video o una foto che li ritraesse durante un’avventura vissuta con la propria auto. Il risultato è un video emozionante (lo vedete in alto in copertina al post), che racconta una storia lunga ben 25 anni e che è stato diffuso sui canali social di Land Rover, come Facebook, Twitter, YouTube.

    Era il 16 settembre 1989 quando al Salone di Francoforte Land Rover sorprende tutti presentando un nuovo veicolo battezzato Discovery, che arriverà po in Italia nei primi mesi del 1990. Il progetto venne sviluppato da David Evans e dal suo team, con il nome di “progetto Jay”. Land Rover Discovery venne venduta inizialmente solo in versione 3 porte, probabilmente la Land Rover temeva una sovrapposizione con la Range. Per risparmiare sui costi di produzione, molti componenti della Discovery vennero presi in prestito da vecchi modelli Austin Rover come la strumentazione, le maniglie delle porte (Morris Marina) e i fari (quelli posteriori sono gli stessi della Maestro Van).

    Fino a quella data Land Rover veniva considerato un brand conservatore, legato essenzialmente a modelli come il Range e la Land Rover, ma con il Discovery tutto cambia.

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    La Discovery prima serie subisce il classico restyling di metà carriera nel 1994. Nel 1999 cede invece il testimone alla generazione successiva, la Discovery II Series. Nonostante nell’aspetto fosse molto simile alla prima Discovery, la seconda serie era completamente nuova e disponibile solo con carrozzeria a 5 porte. Nuovo e profondo restyling nel 2002, il design fu adeguato al nuovo corso stilistico inaugurato con l’attuale Range Rover che fece il suo debutto lo stesso anno. Il 2004 vede il lancio della Discovery 3 con rivoluzionarie soluzioni tecniche adottate con l’aggiunta, sui modelli top di gamma, delle sospensioni pneumatiche regolabili in altezza su tutte e quattro le ruote e del sistema “Terrain Response”La nuova generazione 2010 della Discovery è stata presentata ufficialmente al Nyias, nel 2009 a New York durante l’International Automobile Show, meglio conosciuto come Salone di New York. Si tratta pur sempre di un restyling della versione 3, ma con importanti novità tecnologiche che, da quanto indicato dalla Land Rover, la rendono ancora uno tra i fuoristrada più validi presenti sul mercato.

    Il nuovo modello, la Land Rover Discovery Sport sarà disponibile in Italia dai primi mesi del 2015 e sarà chiamata a sostituire la Freelander. Dal punto di vista dello stile la nuova Discovery Sport mostra un forte legame di parentela con la Evoque, quindi si presenta con un fuoristrada dalla linea moderna e accattivante.

  • Twitter, tutti i tweet sono ricercabili dal 2006 ad oggi

    Twitter, tutti i tweet sono ricercabili dal 2006 ad oggi

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    Twitter in un post sul blog ufficiale annuncia che da oggi tutti i tweet, si parla di centinaia di miliardi, sono ricercabili. In verità lo erano già prima ma con forti limiti. Adesso sono rintracciabili dal 2006 ad oggi. E’ quindi possibile risalire a tutti i tweets del terremoto in Giappone, #JapanEarthquake, oppure delle Elezioni Usa del 2012, #Election2012

    Twitter ha annunciato attraverso un post sul blog ufficiale, a firma di Yi Zhuang, ingegnere che si occupa della parte search della piattaforma, che da oggi tutti i tweet dal 2006 ad oggi sono ricercabili. Un bel passo in avanti rispetto alla situazione attuale. Sì perchè i tweet che noi ogni giorno inviamo sono già rintracciabili, ma solo fino ad una settimana indietro, quelli più vecchi venivano rintracciati sono se avevano ottenuto un forte livello di condivisione, quindi molti RTs e preferiti. Stiamo parlando di una enorme massa di tweet che si potrebbe definire come centinaia di migliaia, l’intero indice sarebbe di “mezzo trilione di documenti” che cresce al ritmo di diversi miliardi di tweet a settimana.

    Con questa nuova possibilità, sarà possibile quindi rintracciare tutti i tweet durante il terremoto in Giappone, #JapanEarthquake, i tweet delle elezioni Usa del 2012, #Election2012, oppure ancora rintracciare i tweets relativi al recente referendum in Scozia, #ScotlandDecides, e tanti altri ancora. Come ricorda Zhuang, questa possibilità sarà disponibile per tutti gli utenti nei prossimi giorni.

    L’operazione è frutto di un lavoro iniziato nel 2012 quando l’indice 2 miliardi di tweet, tra quelli più condivisi, nel 2013 venne poi esteso e poi in questo anno l’indice è stato esteso ancora di più. Il post di Zhuang si spinge poi nello spiegare tutto il meccanismo che portato alla costruzione dell’indice che è quindi in grado di sostenere una tale mole di dati.

    Ecco questa è una nuova funzione che renderà Twitter ancora più completo, sempre nell’ottica di migliorare l’esperienza di utilizzo degli utenti. Come detto all’inizio, la rintracciabilità esisteva già prima ma per periodi francamente ridotti che non esaudivano le effettive richieste degli utenti. E quasi sempre bisognava ricorrere a applicazioni di terze parti per poter avere un minimo di ricerca più approfondita (basti pensare a Topsy), se non rivolgersi qui https://twitter.com/search-home.

    E voi che ne pensate?

  • Spreaker si sdoppia in due app e raggiunge i 4 milioni di utenti

    Spreaker si sdoppia in due app e raggiunge i 4 milioni di utenti

    Spreaker, la startup bolognese nata nel 2010, ha annunciato oggi il lancio di due nuove applicazioni: Spreaker Studio, che permette di trasmettere in diretta con una console professionale, e Spreaker Radio, che permette di avere i podcast preferiti sempre a portata di mano. E con l’occasione, Spreaker annuncia di aver raggiunto i 4 milioni di utenti

    Spreaker, la startup nata a Bologna nel 2010, una delle prime piattaforme in podcast nell’era dei Social Media, in questi anni ha conosciuto una crescita importante e oggi ha annunciato la nascita di due nuove applicazioni:

    Spreaker Studiola nuovissima app per Android che permette agli utenti di trasmettere in diretta con una console professionale  e l’aggiunta di effetti sonori (la versione iOS sarà disponibile a Febbraio 2015).

    Spreaker Radio: l’app per l’ascolto che permette agli utenti di interagire con i tuoi ascoltatori e di avere a disposizione tutti i podcast dei tuoi Dj preferiti a portata di mano.

    Spreaker Studio dunque è focalizzata sulla creazione di contenuti audio. La separazione dell’app dall’originale permette all’utente un’esperienza più snella per lo streaming di programmi radio in diretta o per il consumo di podcast in un secondo momento. Gli ascoltatori hanno quindi a disposizione una versione semplificata per navigare all’interno della stessa in qualsiasi momento.

    spreaker-studio

    Gran parte degli utenti di Spreaker la utilizzano l’applicazione come strumento per estendere o sostituire la radio tradizionale e trovare contenuti originali, seguendo stazioni e argomenti di proprio interesse. L’applicazione oggi è disponibile disponibile per iOS, Android o Windows Mobile e Spreaker DJ è supportata anche da iPad.

    spreaker-logo

    Ma l’altra notizia è che Spreaker ha raggiunto i 4 milioni di utenti. Un traguardo importante per la startup e pensare che solo due anni fa gli utenti sulla piattaforma erano 1 milione. Segno che l’app piace, l’idea piace e la startup ha ancora davanti a se un enorme potenziale da esprimere.

    E questa crescita è anche sostenuta da dati concreti. Aumenta l’uso di podcast, sempre più fruiti anche da mobile, e che i principali fruitori hanno un’età compresa tra i 18 e i 24 anni. E il 30% degli americani ascolta podcast.

    Questo sviluppo nella storia della nostra azienda è un salto enorme per i nostri utenti. Ora che abbiamo raggiunto i 4 milioni di utenti è il momento di diversificare i nostri prodotti, tenendo conto c’è una vasta gamma di persone che preferisce ascoltare passivamente e c’è un’altra gamma di persone che crea attivamente grandi contenuti audio, Così abbiamo deciso di fare un app specifica per ogni gruppo “, ha detto Francesco Baschieri, co-fondatore e CEO. “Con Spreaker Studio chiunque può costruirsi e mantenere un proprio pubblico, mentre gli ascoltatori possono gestire i loro podcast preferiti e la radio direttamente dal dispositivo mobile preferito.”

    Come detto all’inizio, Spreaker è in forte crescita e ora ha una sede a San Francisco.

  • Facebook lancia Say Thanks, un tool per dire grazie a qualcuno

    Facebook lancia Say Thanks, un tool per dire grazie a qualcuno

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    Facebook ha annunciato un nuovo tool, si chiama Say Thanks e serve a creare video personalizzabili con cui dire grazie ai vostri amici. Basterà andare su facebook.com/thanks, scegliere l’amico e personalizzare il vostro video. Il tool punta sul video, il futuro del content marketing, mirando ad elevare l’engagement degli utenti

    Nell’intento di rendere la piattaforma sempre più coinvolgente, Facebook rilascia una nuova feature questa volta orientata ai video. Si chiama Say Thanks e permetterà agli utenti di realizzare video personalizzabili, utilizzando dei temi prestabiliti e usando vostre foto e immagini. E poi i video potranno essere condivisi sulla vostra timeline e con quella dei vostri amici.

    Per realizzare i video basta andare su questo link, facebook.com/thanks, selezionare l’amico a cui volete dire grazie, scegliere tema (al momento ce ne sono solo due: “Amici di vecchia data” e “Amici”) e immagini che volete utilizzare e poi, dopo aver visualizzato l’anteprima del vostro video, potete condividerlo sulla bacheca del vostro amico, inserendo un messaggio personalizzato. Noterete che di default troverete #grazie.

    Il lancio di questa nuova funzionalità arriva a due settimane dal Thanksgiving Day, il Giorno del Ringraziamento, festività diffusa negli Usa e in Canada che si celebra il quarto giovedì di Novembre. Da Facebook fanno sapere che il tool non c’entra nulla con la festività imminente, ma negli Usa in queste ore su molti siti si fa notare molto la similitudine. Infatti il tool è disponibile da oggi al livello globale in inglese, francese, tedesco, indonesiano, italiano, portoghese, spagnolo e turco.

    Say Thanks ricorda molto “Year in Review” il video generato in automatico a fine anno che passa in rassegna i momenti salienti degli utenti trascorsi su Facebook. Questo invece sembra sia un tool non temporaneo e ha certamente lo scopo di invogliare gli utenti a creare contenuti. E anche la scelta del video non è affatto casuale. Il Video è il futuro del Content Marketing e, come ha sottolineato una ricerca di Cisco, i contenuti video saranno il 69% dell’intero traffico web. Insomma, contenuti video e alto livello di engagement e il gioco è fatto.

    E voi che ne pensate?

     

     

  • Facebook Messenger raggiunge i 500 milioni di utenti

    Facebook Messenger raggiunge i 500 milioni di utenti

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    Facebook ufficializza che Messenger, lanciato nel 2011, ha raggiunto i 500 milioni di utenti che lo usano ogni mese. Nel mese di aprile contava 200 milioni mentre ha più che raddoppiato i suoi utenti, nonostante dall’estate scorsa sia obbligatorio scaricare l’app per poterla utilizzare

    Giovedì scorso Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, in occasione del primo Q&A, “Q&A with Mark”, rispondendo alle tante domande che gli utenti gli hanno rivolto, ha spiegato anche perchè Messenger è diventato obbligatorio dalla scorsa estate. Semplicemente “per consentire agli utenti una migliore esperienza. Ogni giorno gli utenti inviano più di 10 miliardi di messaggi, quindi Facebook ha pensato bene che di fronte a questo dato bisognasse dare uno strumento dedicato”. Ecco in virtù di queste parole i dati da poco diffusi sugli utenti che utilizzano Messenger ogni mese danno ragione al ragionamento di Zuckerberg. Infatti i dati dicono che sono 500 milioni che lo usano ogni mese. I dati sono stati diffusi direttamente da Facebook in un post.

    Quindi se la decisione, della scorsa estate, di renderlo come una “app stand-alone“, quindi non più inglobata nell’applicazione mobile del social network ma considerata come app indipendente, aveva fatto tanto clamore, nei fatti i numeri dicono il contrario. Infatti solo ad aprile Messenger contava 200 milioni di utenti, mentre nel giro di pochi mesi riesce addirittura a raddoppiare il numero degli utenti. E stiamo parlando ancora di numeri “piccoli” se paragonati agli utenti complessivi di Facebook che sono 1,35 miliardi. Ma è chiaro che i margini di crescita ci sono e sono evidenti e gli utenti, per quanto si vedano “costretti”, usano comunque Messenger per inviare e ricevere messaggi con i propri amici.

    Un dato dunque che vede Facebook, in senso generale, vincitore. Il “rivale” in casa, WhatsApp, conta ormai 600 milioni di utenti e se Messenger continua con questo ritmo di crescita rischia anche di superarlo. Anche se va specificato che in questo WhatsApp non vede alcun ritorno, vivendo bene di vita propria. E’ chiaro, anche alla luce di questi numeri, che Facebook continuerà ad investire in questa ottica introducendo nuove funzionalità, come quella di inviare pagamenti proprio attraverso Messenger. Perchè come dice Peter Martinazzi, Director of Product Management, nel post che ufficializza il dato, Messenger “è una pietra miliare”. E’ un prodotto di quella strategia, tutta orientata sul Mobile, che Zuckerberg mise in atto nel 2012 e che ha portato ad allargare Facebook acquisendo, come ben sapete, anche Instagram.

    Insomma, quella “costrizione” di cui tanto si è parlato non trova risconto nei numeri, anzi si trasforma in un dato in forte crescita per Messenger.

    E voi che ne pensate? State usando anche voi Facebook Messenger?

  • Il panorama Video in Italia: in crescita nei prossimi tre anni

    Il panorama Video in Italia: in crescita nei prossimi tre anni

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    Una ricerca di Forrester Consulting, per conto di Videology, svela come i consumatori adotteranno nuove modalità di reperimento di contenuti video. L’indagine ha coinvolto media company, agenzie e advertiser rivelando una crescita sempre più rapida del video advertising

    Videology, una delle piattaforme di video advertising leader di mercato, ha diffuso i dati di una ricerca commissionata a Forrester Consulting sull’andamento del video in Italia nei prossimi tre anni. L’indagine ha coinvolto media company, agenzie e advertiser e nonostante le risposte abbiano evidenziato alcune aree di divergenza, le visioni di queste tre principali categorie di attori dell’ecosistema video sono risultate molto simili, preparando così il campo per una crescita e adozione più rapide del video advertising. Tutti concordano, infatti, nel ritenere che i consumatori italiani abbracceranno nuove modalità di reperimento di contenuti video nel prossimo triennio.

    L’uniformità di vedute si evidenzia nel fatto che nei prossimi tre anni aumenterà lo streaming dei programmi tv dai siti web delle varie reti televisive (73% advertiser, 79% agenzie e 66% media company), così come i servizi di streaming online on demand stile Netflix  (71% advertiser, 66% agenzie e 66% media company). La crescita della fruizione di video on demand via satellite o cavo non sembra invece convincere particolarmente media company (57%) e agenzie (60%), con le prime che sono ancora meno ottimiste (46%)  quando si parla di programmazione professionale online originale. Da notare come il 64% degli intervistati ritenga che la visione televisiva in diretta potrebbe rimanere invariata o addirittura diminuire.

    Per quanto riguarda i device maggiormente utilizzati per la fruizione dei video nel triennio a venire, i dati della ricerca evidenziano una maggiore diffusione delle Smart TV (90% advertiser, 70% media company e 69% agenzie) e dei tablet (92% advertiser, 64% media company e 87% agenzie). In terza posizione gli smartphone. Da notare come il 54% degli intervistati è convinto però che la fruizione dei contenuti video aumenterà su un dispositivo al momento non ancora identificabile.

    I prossimi tre anni, secondo gli intervistati, saranno caratterizzati dalla capacità del “second screen” di incrementare le possibilità di interagire con contenuti ulteriori relativi alla programmazione TV (la pensa così 82% advertiser, 70% agenzie e 70% media company) e ai contenuti degli advertiser (73% marketer, 78% agenzie e 70% media company). Oltre il 70% ritiene che il “second screen” offrirà nuove opportunità di engagement pubblicitario.

    Per ciò riguarda i possibili cambiamenti nel settore alla luce delle nuove abitudini dei consumatori nel prossimo triennio, tutti sono concordi nel ritenere che la tecnologia sarà un elemento differenziatore chiave (media company 76%, agenzie 75% e advertiser 74%) e che ci sarà una convergenza tra pianificazione TV e video online (advertiser 71%, media company 70%, agenzie 69%). Oltre la metà degli intervistati è fermamente convinta che ci saranno cambiamenti nel settore.

    In definitiva, la ricerca evidenzia tra gli intervistati un ottimismo generale sul futuro del video. L’ecosistema italiano è convinto che per sfruttare tutte le opportunità future sarà necessario essere in grado di operare sia a livello tradizionale che programmatico, con la flessibilità che sarà la parola d’ordine per il successo futuro della adv technology.

    La ricerca in Infografica

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