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  • Come cambierà Twitter? Ecco qualche consiglio

    Come cambierà Twitter? Ecco qualche consiglio

    Conversazione a due oggi, insieme a Salvatore Russo, @WMSaver, proviamo a vedere come Twitter potrebbe migliorare ancora, aggiungendo alcune funzionalità, adesso necessarie. Rinfrescando anche alcune funzioni poco usate e poco conosciute

    E’ davvero un piacere oggi avere ospite qui Salvatore Russo, che tutti voi già conoscete, esperto di Web e Social Media Marketing e da poco lo trovate in libreria con il suo masterpiece “Scopri Google Plus e conquista il Web” (edito da Dario Flaccovio Editore, con la copertina rossa, e quale se no?). Insieme a Salvatore da alcuni giorni ragionavamo su come Twitter potesse migliorare alcune funzionalità, specie nel momento in cui accelera su azioni tese a monetizzare, una novità assoluta. E quello che segue è un post a 4 mani con 2 Russo. Un caso a dir poco eccezionale.

    twitter consigli

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    salvatore-russo

    Salvatore Russo

    Mi occupo di Marketing, Consulenza Aziendale e Formazione dal 1998. Ho partecipato alla progettazione, sviluppo e gestione di importanti portali e piattaforme di e-commerce italiani. Dal 2011 mi occupo della direzione marketing di 6sicuro di cui sono anche l’ideatore del blog, coordinatore generale e il principale punto di riferimento dell’intera squadra di blogger e giornalisti.

    Google+FacebookTwitter e LinkedIn

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    Da alcuni mesi, Twitter ha un po’ rivoluzionato la propria piattaforma cercando di migliorare il suo livello di coinvolgimento e, soprattutto, il tempo di utilizzo da parte degli utenti. Per questo motivo ha introdotto delle novità per rendere la piattaforma più adatta ad un coinvolgimento maggiore, basti pensare al redesign del layout dei profili.

    Ma Twitter, di recente e su forte richiesta degli investitori, ha cominciato a mettere in atto delle azioni rivolte a monetizzare, e vediamo quali.

    Twitter Analitycs

    È disponibile a tutti gli account una dashboard con cui è possibile verificare quanto siano apprezzati i propri tweet! Ad esempio è possibile fare clic su uno qualsiasi dei tuoi tweet per visualizzarne le statistiche generali in tempo reale (retweet, follows, grattini, click su hashtag e click su link), così come tracciare la vostra attività nel corso dell’ultimo mese. Questi sono utilissimi per coccolare il tuo ego, ma ancora di più per giustificare e misurare gli investimenti pubblicitari eseguiti su Twitter.

    ADS Twitter

    E’ ora possibile anche in Italia (Dopo Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Irlanda) creare campagne Advertising. Sono sostanzialmente di tre tipi: sponsorizzazione di un tweet, aumentare i follower ed incentivare il download di un app. Fighissimo. Ti consiglio di leggere gli ottimi post di Leonardo Bellini e Giuliano Ambrosio che ti spiegano come creare la tua prima campagna Twitter.

    Timeline

    Twitter è come una doccia. Entri, ti fai una lavata di informazioni, esci e sei fresco come una rosa. Un sistema fluido di dati con una vita brevissima, pochi secondi . Problema: se aumentano gli inserzionisti questi vorranno avere maggior visibilità e semmai qualche sistema di targetizzazione. Come facciamo?
    Mr. Anthony Noto, CFO di Twitter, ci sta pensando, come tutto il suo team. Rumors vorrebbero che nel prossimo futuro la Timeline storica, basata sulla cronologia dei tweet, sia stravolta da logiche ben diverse, alla Facebook per intenderci. Una Timeline in cui i tweet vengono filtrati e mostrati agli utenti secondo un algoritmo votato al #TiFaccioVedereQuelloCheCredoTiPossaInteressareDiPiùMaSoprattuttoGeneriPiùFatturatoInAdv.

    Molti vedono in questa soluzione il MALE ASSOLUTO, la fine di Twitter, in quanto sarebbe snaturato e reso così simile a Facebook da domandarsi perché continuare ad utilizzarlo. Un’osservazione lecita. Una piattaforma ha senso di esistere se ha una peculiarità che lo rende unico, altrimenti risulta solo una perdita di tempo.

    twitter-consigli

    Sii Propositivo

    Invece di star vicino alle transenne del cantiere a giudicare i lavori, sii propositivo e suggerisci possibili soluzioni alternative allo stravolgimento della timeline.  L’introduzione di semplici features  potrebbero avere un impatto efficace, migliorare l’utilizzo della piattaforma e andare quindi nella direzione di un maggiore coinvolgimento degli utenti. Ecco alcune ideuzze che mi sono venute in mente:

    Eliminare il bottone “Preferiti”

    Oramai è chiaro, tutti lo usano come “mi piace” e non produce nessun dato utile per Twitter. Va detto che Twitter sta sperimentando la visualizzazione anche dei preferiti sulla timeline, come già succede con RT, ma questo non avrebbe un impatto significativo.

    Creazione di nuove funzioni:

    1. Bottone “Mi piace”
      con cui appagare la voglia irrefrenabile di grattini digitali.
      Un “mi piace” è chic e non impegna, a differenza di un ReTweet.
    2. Bottone “Salva”
      prende il posto di “preferiti” e serve appunto per salvare quel specifico Tweet. Utile sia per l’utente che per Twitter, infatti in questo modo potrebbe sapere esattamente cosa interessa e fornire questa informazione ai vari brand.
      Scenario: Salvi un tweet sulle mozzarelle di bufala, quando lo riapri trovi la pubblicità di un caseificio.
    3. Condividi conversazione
      quante volte hai visto screenshot di conversazioni avvenute su Twitter postate su Facebook? Farlo ora è un po’ macchinoso e potrebbe essere un ostacolo per chi non è pratico di queste cose. Un bel tasto risolverebbe il problema. Basta Screenshot sgranati, tagliati male e perdite di tempo, un click e tutto viene postato meravigliosamente.
      Se una conversazione ricondivisa dovesse ricevere diverse visite, potrebbe attivarsi dell’adv.
    4. Modifica
      Un tasto per modificare un tweet, che bello! Ne gioverebbe la comunicazione,  l’efficienza e diminuirebbero gli #EpicFail che piacciono tanto ai saccenti, saputi e saputelli. Semmai a tempo, non puoi modificare il tweet dopo 15 minuti.

    E sempre nell’ottica di migliorare l’utilizzo della piattaforma, val la pena ricordare alcune features poco conosciute dagli utenti, ma che aiutano molto.

    • Custom Timeline
      Tramite Tweetdeck è possibile realizzare una propria Timeline personalizzata contenente solo i tweet che volete visualizzare. Un passaggio ulteriore rispetto a quello che permette la creazione e l’ottimizzazione delle liste.
    • Ti de-followo, perché ti amo troppO
      Capita a tutti di non voler più seguire qualcuno, ma come si fa? Questa operazione viene tracciata tramite diversi tool e l’utente de-followato potrebbe, forse, accorgersene e rimanerci, sicuramente, male! Allora, da qualche mese, Twitter ha inserito il tasto “Mute” (lo trovi nelle impostazione del tuo account) che ti permette di “silenziare” l’utente del quale non vuoi leggere più niente, ma senza fargli sapere che non lo seguite più. Nella versione italiana trovate, la non certamente elegante, “Togli voce a @taldeitali”.
    • Eppur si Retwitta
      Se sei un utente che twitta poco, ma retwitta molto, devi sapere che questo può risultare fastidioso ai tuoi teneri follower. Questi potrebbero brutalmente de-followarti, semmai in modo silente come visto nel punto precedente. A questo punto meglio utilizzare la funzione “Disabilita i Retweet”, con cui appunto si possono silenziare i tuoi continui Retweet dei vostri followers! Datti delle regole, 3 retweet al giorno, se ne vuoi fare di più, devi scrivere qualcosa di tuo! Non vale citare aforismi oppure trenini tipo “Buongiorno Twitterini”, “Buon Pranzo Passerotti” e “Buona notte batuffoli twittosi”. NO!

    Bene, adesso non ci resta che chiedervi cosa ne pensate e se volete suggerire qualche altra funzionalità che in due non siamo riusciti ad aggiungere in più.

    [cover image: @WMSaver]
    (image via Fotolia)
  • Ecco i top brands italiani su Facebook ad Agosto 2014 [Infografica]

    Ecco i top brands italiani su Facebook ad Agosto 2014 [Infografica]

    Top-Brands_Agosto-2014

    Blogmeter ha diffuso oggi i dati relativi ai Top Brands italiani su Facebook durante il mese di Agosto 2014. E si nota in questo mese il grosso coinvolgimento generato da brand legati sport, turismo e news. La pagina di Amazon è quella che cresce di più, Poste Mobile resta leader nel response time, mentre il post più coinvolgente del mese è quello di Scuola Zoo

    Nuovo appuntamento con gli attesi risultati dell’indagine periodica che Blogmeter diffonde a proposito dei Top Brand italiani su Facebook, una ricerca che ci indica come e con quali risultati i brand italiani usano le proprie pagine ufficiali sul popolare social network. E oggi l’azienda di social media analytics ha diffuso i dati relativi al mese di Agosto, con relativa infografica che trovate in basso al post. Quindi, sulla base di 106 milioni di interazioni su oltre 2.900 pagine, per quanto riguarda l’Engagement, quindi il livello di coinvolgimento realizzato su una pagina, il primo posto appartiene, tra i Brand, a Scuola Zoo con 212 interazioni giornaliere per ogni mille fan. Per quanto riguarda invece il settore dei Media, la pagina più coinvolgente è quella di Libero con un valore di 166 interazioni giornaliere.

    Scuola Zoo è anche la seconda pagina con il maggior numero di interazioni ricevute in valore assoluto: oltre 10,9 milioni, ed è seconda solo a Fanpage.it che ne riceve 13,8. Vanno segnalate poi tre pagine, legate al turismo e alla cultura, che ad agosto vedono aumentare il proprio engagement e sono PaesiOnLine, che pubbliga foto suggestive di alcune tra le più belle località del mondo; Skyscanner, che fa uso di immagini di luoghi incantevoli per invitare i propri fan a visitarli utilizzando gli strumenti di booking online che mette a disposizione; e  Musei Italiani, che promuove il patrimonio artistico del nostro paese.

    Come dicevamo in apertura, per quanto le pagine che attraggono più nuovi fans, è la pagina di Amazon.it quella che si piazza in prima posizione del mese di Agosto con più di 119 mila fan e supera quota 3,3 milioni di like alla pagina. Segue poi la pagina di Samsung Mobile italia con oltre 68 mila nuovi like (il colosso hi-tech coreano è presente in classifica anche con la pagina Samsung Italia). Nelle nuove entrate, segnaliamo Bed and Breakfast, in quinta posizione con 49 mila nuovi fan occupa grazie alla condivisione di immagini e informazioni per chi ama trascorrere le proprie vacanze pernottando in B&B. Nei Media la pagina del quotidiano online Fanpage.it si conferma la testata più seguita su Facebook con 90 mila nuovi fan ad agosto ed un totale di  oltre 2,8 milioni. A seguire la pagina de Il Corriere della Sera con 55 mila nuovi fan e quella dello show televisivo Coca-Cola Summer Festival, che guadagna più di 50 mila nuovi fan nonostante non abbia prodotto aggiornamenti durante il mese.

    Per quel che riguarda i tempi di risposta, c’è da rilevare che anche ad Agosto i più impegnati in attività di CRM su Facebook sono proprio i brand telefonici. Nelle prime due posizioni ritroviamo PosteMobile, con un response time medio di 5 minuti e  126 richieste soddisfatte nel mese, e Wind, con un tempo medio di risposta di 10 minuti per 2.071 risposte nel mese. In terza posizione si piazza la pagina di Tiscali Help Desk, che ha risposto a 1.622 domane degli utenti con un tempo d’attesa medio di 21 minuti. Da segnalare anche la pagina di KLM Italia in quarta posizione, unica nel settore dei trasporti, con un tempo medio di risposta di 27 minuti e 118 risposte. Stacanovista del mese è invece TIM che che ha risposto a 2.647 post impiegando in media 1h e 20m per ogni risposta.

    E per chiudere, il post più coinvolgete del mese è stato pubblicato da Scuola Zoo che, coerentemente con la linea editoriale del brand, è all’insegna dell’intrattenimento leggero.

    Tra i media invece quello che riscuote più successo è un video del ballerino Kledi Kadiu, pubblicato dalla pagina di Verissimo, che risponde alla nomination per lo “ice bucket challenge” con una video-donazione in favore della ricerca.

    Ecco, queste tutte le pagine dei brand che si sono distinti nel mese di Agosto. Un mese che comunque si è rivelato impegnativo, nonostante l’estate. Allora, voi  che ne pensate?

    Top-Brands_Agosto-2014-facebook

  • Twitter testa il Buy Button solo negli Usa, per ora

    Twitter testa il Buy Button solo negli Usa, per ora

    Twitter ha ufficializzato oggi l’avvio della fase di testing del Buy Button cioè del tasto “Compra Ora”, di cui tanto si è parlato nelle scorse settimane. I test saranno effettuati tra un ristretto numero di utenti Usa. E ‘ il primo passo che Twitter compie nella direzione dello shopping via mobile

    In realtà, dopo che Twitter aveva dato il via all’operazione con Amazon per comprare prodotti con un tweet, usando #AmazonCart in Usa o #AmazonBasket in Uk, a molti era sembrato che il passaggio definitivo di Twitter verso lo shopping via mobile fosse giunto. E infatti così è stato. Dopo quattro mesi da quella esperienza, Twitter ufficializza oggi l’avvio di una fase di test del “Buy Button”, ossia del bottone “Compra Ora”. Anche se al momento la fase di test è aperta solo ad una ristretta cerchia di utenti Usa, questo è comunque un passaggio fondamentale che proietta Twitter nella sfera del Mobile Commerce.

    In pratica, gli utenti vedranno in timeline dei Tweet, pubblicati dai partner per questa fase di test, in cui apparirà il pulsante “Buy” con il quale sarà possibile fare acquisti direttamente dal Tweet. Gli utenti avranno accesso a offerte e prodotti che non saranno disponibili altrove e potranno interagire con questi direttamente dalle app mobile per Android e iOS. I venditori avranno invece l’opportunità di trasformare in vendita la solida relazione costruita con i propri clienti su Twitter. In questa fase preliminare, Twitter ha stretto una partnership con Fancy (@fancy), Gumroad (@gumroad), Musictoday (@Musictoday), e Stripe (@stripe). Altri partner si aggregheranno nei prossimi giorni.

    Twitter Buy Now

    L’acquisto si effettua in pochi click. Una volta premuto il pulsante “Buy”, compariranno alcuni dettagli aggiuntivi sul prodotto e il modulo in cui inserire le informazioni di pagamento e spedizione. Appena completati i campi e confermati i dati, l’ordine sarà effettuato e inoltrato al venditore per la consegna. Le informazioni relative a pagamento e spedizione saranno criptate e archiviate in modo sicuro dopo la prima transazione. Il successivo acquisto su Twitter potrà così avvenire in modo più facile, senza dover reinserire i propri dati che, ovviamente, potranno essere rimossi dal proprio account in qualsiasi momento. La carta di credito sarà gestita in modo sicuro e non sarà condivisa con il venditore senza autorizzazione.

    Il test inizierà con una selezione di artisti, brand e organizzazioni no-profit, eccoli:

    • Beartooth (@beartoothband)
    • Brad Paisley (@bradpaisley)
    • Burberry (@burberry)
    • Dan+Shay (@DanAndShay)
    • Death From Above 1979 (@dfa1979)
    • Demi Lovato (@ddlovato)
    • DonorsChoose (@DonorsChoose)
    • Eminem (@eminem)
    • GLAAD (@glaad)
    • GLIDE (@GLIDEsf)
    • Global Citizen (@GlblCtzn)
    • The Home Depot (@HomeDepot)
    • Hunter Hayes (@HunterHayes)
    • Kiesza (@kiesza)
    • Keith Urban (@keithurban)
    • The Nature Conservancy (@nature_org)
    • Megadeth (@Megadeth)
    • Mike Stud (@mike_stud)
    • Panic! At The Disco (@panicatthedisco)
    • Pharrell (@pharrell)
    • Paramore (@paramore)
    • (RED) (@RED)
    • Ryan Adams (@TheRyanAdams)
    • Soundgarden (@soundgarden)
    • The New Pornographers (@TheNewPornos)
    • twenty one pilots (@twentyonepilots)
    • Wiz Khalifa (@wizkhalifa)
    • 9/11 Day (@911Day)

    E presto se ne aggiungeranno altri.

    E’ certo che con questa mossa Twitter può puntare anche ad un maggiore coinvolgimento degli utenti che saranno portati adesso anche a frequentare di più la piattaforma. Si tradurrà quindi in un maggiore tempo trascorso per utente. Quello che infatti mancava prima. Ovviamente attendiamo il rilascio della nuova funzione anche nel nostro paese.

    Che ne pensate?

  • Social Media e novità: ecco quelle da Facebook, Google e LinkedIn

    Nei giorni scorsi e nelle ultime settimane, le novità che hanno riguardato i Social Media sono state tante. Oggi ne selezioniamo alcune di cui si è molto discusso. Riguardano Facebook, a proposito del click baiting, Google, a proposito dell’addio all’authorship, e LinkedIn a proposito del Direct Sponsored Content

    Negli ultimi giorni e nelle ultime settimane non sono certo mancate le novità. Certo, è assai normale che ciò accada ed è altrettanto normale che ad alcuni possano essere sfuggite, per via della velocità con cui esse si succedono. Allora abbiamo voluto selezionare alcune, di quelle che hanno fatto davvero discutere e di quelle, forse, di cui si è parlato, ma non troppo. Noterete che forse ne mancano delle altre, ma cercheremo, settimana dopo settimana, di raccoglierle tutte, in modo da avere un quadro completo. Ad aiutarci in questo compito saranno i blogger e siti, italiani e non, che ne hanno scritto, ed oggi cominciamo segnalandovene alcuni.

    Facebook

    Ovviamente non potevamo non aprire proprio con Facebook che in settimana ha apportato un importante aggiornamento dell’algoritmo, effettuando un vero e proprio “giro di vite” contro il click baiting, ossia quella pratica per cui gli utenti vengono attratti da titoli roboanti, da immagini eclatanti e da un post che spesso non indica quasi nulla della notizia in sè, finendo sempre con la dicitura “guardate qui —–>”. Ne ha scritto bene il Tagliaerbe qui: “Facebook dichiara guerra al “Click Baiting”!“.

    Il consiglio che possiamo dare, visto che Facebook metterà in risalto la qualità, è quello di concentrarsi sulla creazione di buoni contenuti, piuttosto che pensare a come “attrarre” il maggior numero possibile di utenti. Se il contenuto è di qualità, gli utenti arriveranno, su questo si può star certi.

    Google

    La notizia che Google ha praticamente detto addio all’Authorship è l’altra notizia che ha caratterizzato il dibattito sul web e sui Social Media. Ne ha scritto bene Riccardo Scandellari qui: “Addio Authorship“. Notizia che ha sorpreso molti, ma che in realtà era nell’aria, come conferma anche Scandellari nel suo post. Il meccanismo dell’autorship in verità non è stato mai digerito del tutto, in verità. A molti è sempre sembrato macchinoso, quando invece era utile e funzionale, con lo scopo di accreditare quel contenuto a quella data persona. Ma a quanto pare, questo meccanismo non ha portato ai risultati sperati, anzi in Google sostengono anche che con o senza collegamento, il risultato non cambia. Di sicuro, non va eliminato il rel = “author”. E’ questo l’inizio dello smantellamento di Google+? Difficile dirlo a questo punto, certo il dubbio c’è. Ma anche se fosse, avrebbe senso?

    LinkedIn

    E veniamo a un’altra novità di questa estate, di cui forse si è parlato poco, ma che definisce il percorso innovativo che LinkedIn sta percorrendo in queste settimane. E il carattere che sta assumendo è sempre più quello di media company, apportando funzionalità che sono tipiche di un social network “tradizionale”. Nel mese scorso è stato lanciato il Direct Sponsored Contentfunzionalità che offre ai brand la possibilità di creare contenuti, testandoli e personalizzandoli, senza dover passare dalla propria business page. Una buona occasione, dunque, per passare all’A/B testing, con l’obiettivo specifico di creare contenuti mirati per il proprio pubblico di riferimento. Quindi, anche su LinkedIn è possibile per le aziende porre un’attenzione maggiore nella creazione di contenuti mirati. Una strategia quella di LinkedIn, come dicevamo prima, sempre più orientata ai contenuti che generano relazioni, aspetto nuovo per un social network che ha sempre spinto si alle relazioni, ma poco ai contenuti.

    Ecco, questo il nostro breve appunto sulle novità che ci sembravano più interessanti di questi ultimi giorni e ci piacerebbe sapere cosa ne pensate.

  • Stavolta gli Analytics di Twitter sono aperti davvero a tutti

    Stavolta gli Analytics di Twitter sono aperti davvero a tutti

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    Nel mese di Luglio Twitter, a sorpresa, apre i suoi analytics ai suoi utenti. Ma l’accesso non era esteso a tutti, solo alcuni avevano questa possibilità, oltre agli utenti verificati e agli advertisers. Adesso tutti possono monitorare la propria attività su Twitter in modo analitico, fruendo di preziose informazioni

    A Luglio, con effetto sorpresa aggiunto, Twitter rendeva disponibile gli analytics, ma non per tutti gli utenti, come era apparso in un primo momento. La sorpresa infatti, e la scarsa informazione a riguardo, rendeva difficile capire se l’accesso era davvero per tutti, come abbiamo creduto noi e tanti altri. Subito dopo il lancio ne abbiamo scritto con entusiasmo, anche se per dovere di cronaca il primo a darne notizia è stato Skande con dettagli dell’uso già pronti. L’entusiasmo era dovuto al fatto che finalmente Twitter apriva agli utenti la possibilità di accedere a informazioni preziose, utili, a nostro avviso, per meglio comprendere la propria attività sulla piattaforma e, quindi, migliorarla. In un primo momento, la possibilità era, infatti, estesa solo a un numero limitato di utenti, Twitter li ha definiti “super users”, oltre che agli account verificati e agli advertisers che già fruivano di questa possibilità.

    Ebbene, la novità è che da ieri la possibilità di accedere ai dati analitici su Twitter è davvero estesa a tutti. E ad annunciarlo, in un tweet (e come se no?), è stato Ian Chan, un ingegnere che lavora per Twitter proprio in questo ambito:

    Accedendo dunque a analytics.twitter.com avrete finalmente accesso a tutta una serie di informazioni che abbiamo spiegato in questo post, realizzato proprio quando ci fu la prima apertura a Luglio.

    Avere finalmente la possibilità di accedere ad un cruscotto di tool, solitamente reperibili attraverso app esterne, è sicuramente comodo. Forse non piacerà a tutti, perchè magari lo trovano macchinoso (anche se è davvero semplice ed intuitivo), ma di sicuro risulterà uno strumento utile a chi usa Twitter in maniera costante e quindi ha interesse a sapere se il suo modo di comunicare funziona a omento. conoscendo informazioni circa i RTs, le visualizzazioni e i click, tanto per citare alcune possibilità, si ha modo di incanalare nella maniera corretta il modo di usare Twitter, per meglio comprendere come interagire con il pubblico a cui mirate.

    Insomma, usatelo e stavolta, per davvero tutti, fateci sapere cosa ne pensate e se avete dubbi o perplessità a riguardo.

     

  • Snapchat vale 10 mld di dollari e ha 100 milioni di utenti attivi

    Snapchat vale 10 mld di dollari e ha 100 milioni di utenti attivi

    Snapchat-Logo

    Snapchat, il servizio di messaggistica istantanea che consente di inviare foto ad amici solo per pochi secondi, ha annunciato che Kleiner Perkins Caufield & Byers ha accettato di investire nella società. Di conseguenza, il valore arriva ad essere di 10 miliardi di dollari e gli utenti attivi sono già 100 milioni

    Il settore della messaggistica istantanea si conferma essere di grande interesse per gli investitori e per le grandi società di capitali di rischio e oggi ne abbiamo una nuova conferma. Tutti voi conoscete, più o meno Snapchat, il servizio di messaggistica istantanea che permette di condividere foto con amici per pochi secondi, trascorsi i quali le foto scompaiono. Un servizio mobile che negli Usa ha ottenuto subito un grande successo. Ora, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, la startup, nata nel 2011 e fondata da Bobby Murphy ed Evan Spiegel, ha annunciato che una delle più importanti società di venture capital, Kleiner Perkins Caufield & Byers, KPCB, ha accettato di investire nell’azienda. Un passaggio importante questo che dovrebbe tradursi in un investimento di 20 milioni di dollari entro maggio. E questo basta per far lievitare il valore dell’azienda fino a 10 miliardi di dollari.

    Va tenuto presente che stiamo parlando di un’azienda che al momento non ha un chiaro modello di business e dunque non ha ricavi da presentare. Ma a quanto pare i rumors che circolano da tempo trovano conferma, infatti da circa due mesi a questa parte i due fondatori hanno colloquiato con diversi investitori per raccogliere investimenti. Appare evidente che l’ingresso di questo importante partner permetterà a Murphy e a Spiegel di affinare il loro progetto di advertising che pare possa iniziare già entro la fine di questo anno. Snapchat solo lo scorso anno era valutata poco più di 2 miliardi di dollari e quindi con questo nuova valutazione entra a far parte dell’Olimpo delle startup del settore “tech” più “preziose”. E tra queste figurano Uber (18 mliardi di dollari), Airbnb, Dropbox, Xiaomi, e adesso Snapchat, (10 miliardi di dollari), Palantir (9,3 mld di dollari), Jingdong (7,3 mld di dollari), Pinterest (5 mld di dollari), Zalando (4,9 mld di dollari), e via tutte le altre.

    Evan Spiegel e Bobby Murphy
    Evan Spiegel e Bobby Murphy

    Per dare qualche informazione su Kleiner Perkins Caufield & Byers, bisogna ricordare che l’azienda è stata fondata nel 1972, ed in passato ha avuto modo di investire in Google e anche in Amazon. KPCB ha acquisito pacchetti di azioni anche di Facebook e Twitter, ma solo dopo che le due aziende hanno superato un certo valore di diversi miliardi di dollari.

    E sempre oggi, Snapchat fa sapere che gli utenti attivi sono più di 100 milioni e i due terzi di questi effettuano accesso giornaliero. Solo un paio di giorni fa WhatsApp, acquisita da Facebook per 19 miliardi di dollari,  ha fatto sapere di aver superato i 600 milioni di utenti attivi. Twitter ne ha ad oggi 271 milioni di utenti attivi.

    Solo qualche mese fa, Evan Spiegel, uno dei co-fondatori di 24 anni, aveva rifiutato la cifra di 3 miliardi di dollari che Mark Zuckerberg aveva offerto per l’acquisizione. Adesso si parla di trattative con Microsoft, ma adesso non c’è nulla di concreto.

  • Usare i Social Media per le informazioni finanziarie

    Usare i Social Media per le informazioni finanziarie

    social-media-informazioni-finanziarie

    E’ possibile usare i Social Media per distribuire informazioni finanziarie? La risposta è sicuramente sì, e l’uso di Twitter o LinkedIn in funzione delle “investor relations” sta cominciando a prendere piede in modo consistente. Uno studio ci dice che solo il 10% delle aziende “Fortune 100″ usa i social media per questo scopo. E in Italia? Vediamo insieme un esempio

    I Social Media si distinguono per caratteristiche come dinamicità, quindi velocità nel distribuire informazioni, e anche per la caratteristica del “tempo reale”, quello che non accadeva prima, in buona sostanza. Il tema che affrontiamo oggi si lega molto al periodo di questi giorni, contraddistinto dalla fase in cui le aziende rendono pubbliche le informazioni finanziarie ai loro investitori e ai media. E allora abbiamo voluto dare uno sguardo al fenomeno cercando anche di segnalare qualche esempio nostrano.

    Intanto diciamo subito che in ottica di utilizzo dei Social Media per la distribuzione di informazioni finanziarie e per le relazioni con gli investitori, anche la SEC, l’organo di controllo di Wall Street (l’equivalente della nostra Consob) nel 2013 ha aperto a questa tipologia di comunicazione, anche se molte aziende, scettiche sostanzialmente, non ne hanno approfittato. Uno studio del 2013 rivela che solo il 10% delle aziende inserite nella classifica “Fortune 100″ utilizza i social media per informare investitori e media, e in un altro studio condotto da CommPro, risulta che solo Google e General Electric hanno preso ad utilizzare i social media in questa ottica.

    Twitter, ad esempio, ha aperto un account dedicato per comunicare i dati relativi alle proprie trimestrali, TwitterIR (@TwitterIR). Di recente lo abbiamo seguito per l’ultima trimestrale, quella del Q2 2014, e tutte le informazioni erano collegate ad un hashtag #twtrearnings, semplice quanto efficace, fruibili in tempo reale con materiali e dichiarazioni del CEO e di altri responsabili.

    Un’altra ricerca,  “Investor Relations 2013 BNY Mellon“, ha di fatto fornito un dato relativo alle aziende globali e ci dice che solo il 27% delle aziende quotate a livello mondiale usano i Social Media per relazionarsi coi propri investitori. La ricerca ha rilevato, con una certa sorpresa a dire il vero, che l’Europa Occidentale è la regione con il più alto utilizzo dei social media per le informazioni finanziarie. Il 45% delle aziende twitta le proprie informazioni finanziarie, in aumento rispetto al 2012, quando erano il 32%. Per una volta l’Europa è avanti agli Usa, di solito all’avanguardia specie per ciò che riguarda i social media.

    Prima di passare a segnalarvi un caso “nostrano” di utilizzo dei Social Media nelle relazioni con gli investitori e nella comunicazione dei dati finanziari, è opportuno sottolineare che stiamo parlando di un tipo di attività non molto semplice da attuare. Quello che ha sicuramente contribuito a sdoganare questo tipo di utilizzo è stato certamente l’intervento, autorevole, della SEC andando nella direzione che ormai il 49% degli investitori cerca informazioni relative ai propri investimenti anche sui Social Media. Ma è opportuno che alla base di tutto ci sia una strategia mirata; serve un gioco di squadra per cui ognuno dei membri del team si effettivamente coinvolto in maniera attiva, in modo da poter offrire un contributo valido; bisogna focalizzarsi sui Social Media, andando quindi oltre le email e le telefonate, realizzando dei contenuti da distribuire mano a mano e che siano anche in grado di essere coinvolgenti; bisogna essere veloci, capaci di sintetizzare al meglio le informazioni, tenendo sempre presente lo scopo da raggiungere. Detto questo, ci sembra che l’esempio di Banca Ifis sia degno di segnalazione, da questo punto di vista.

    Proprio ieri la banca veneta ha pubblicato i dati relativi ai primi sei mesi del 2014. Un appuntamento importante, senza dubbio, ma la banca ha voluto concentrare una buona parte delle proprie risorse, nell’ottico di comunicare e informare, utilizzando proprio i Social Media. E il risultato è stato efficace e anche coinvolgente. I canali utilizzati per questa campagna di comunicazione rivolta agli investitori e ai media finanziari sono stati Twitter, utilizzato in maniera attiva riportando i dati in tempo reale, poi Facebook, LinkedIn, Slideshare, attraverso il quale sono state condivise tutte le informazioni con i relativi grafici, YouTube, utilizzato per i video. L’hashtag usato era #Risultati1H2014 e anche #Results1H2014, per le comunicazioni in lingua inglese. Il tutto è stato preceduto da una campagna di comunicazione per la “conference call“:

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    Una campagna ben studiata a livello di strategia che ha coinvolto diversi canali, segno del coinvolgimento del gruppo e ce lo conferma lo stesso Amministratore Delegato di Banca Ifis, Giovanni Bossi:

    Abbiamo creato una presenza capillare nei social network per raggiungere, anche attraverso il web, non solo i nostri clienti – imprese, famiglie e risparmiatori – ma anche tutti quegli interlocutori online con i quali la banca conversa.

    Sentiamo forte l’esigenza” – ci dice ancora Giovanni Bossi –  “di raccontare con tutti i mezzi a disposizione il valore che riusciamo a produrre, sia in termini economici, sia di conoscenza e di supporto a persone e imprese. Twitter da questa prospettiva è uno strumento ottimale per la comunicazione dei risultati finanziari della Banca: da un lato mettiamo a disposizione gli strumenti concettuali minimi per capire il bilancio di una banca, dall’altro raccontiamo le nostre performance, il tutto all’insegna della trasparenza che ci guida in ogni azione. In questo modo riusciamo a condividere la nostra conoscenza e le nostre competenze di investor relation anche sui social, nella speranza che possano essere utili a più persone possibili, del settore e non.

    Di fatto chiunque può chiederci qualsiasi cosa su come facciamo banca, pubblicamente, e noi siamo presenti a rispondere, in linea con la natura stessa delle piattaforme social.”

    Una comunicazione sui Social Media, quella che persegue Banca Ifis, orientata alla trasparenza, vista come un valore attraverso il quale coinvolgere tutti gli utenti interessati alle attività della banca: utenti, clienti, addetti ai media, investitori.

    Insomma, un buon esempio da segnalare anche in ottica di Social Media e Investor Relations.

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  • Banche e Social Media, l’analisi su Facebook e Twitter in Italia [Infografica]

    Banche e Social Media, l’analisi su Facebook e Twitter in Italia [Infografica]

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    Come comunicano le banche italiane sui Social Media? Argomento che abbiamo già trattato, ma oggi ci ritorniamo grazie all’analisi di Blogmeter effettuata tra marzo e maggio 2014. Su oltre 220 mila citazioni, risulta che Mps e UniCredit sono le più chiacchierate. Tra i temi più discussi:  buchi di bilancio, i piani aziendali per il risanamento dei conti ed il management

    Il rapporto tra Banche e Social Media è uno di quelli che affrontiamo con un certo interesse qui sul nostro blog, per verificare come gli istituti usano gli strumenti di comunicazione digitale per comunicare e conversare con i propri clienti e utenti. Per cercare di capire anche quanto sono aperte al dialogo e al confronto, in un momento certamente non facile. A tal proposito, oggi vi presentiamo questa nuova ricerca condotta da Blogmeter, tra marzo e maggio 2014, indagando sulle conversazioni spontanee degli utenti italiani e indagando anche sulla capacità dei brand di coinvolgerli attraverso i Facebook e Twitter. Le conversazioni tracciate nel periodo di riferimento, sulla base del monitoraggio di 32 istituti bancari, sono state 227 mila. E da queste conversazioni risulta che gli istituti più chiacchierati sono il Gruppo Monte dei Paschi di Siena e il Gruppo UniCredit. I temi più trattati dalle conversazioni hanno riguardato i buchi di bilancio, i piani aziendali per il risanamento dei conti ed il management. Mentre i prodotti più discussi sono stati invece i conti corrente in primis, principalmente quelli di CheBanca, Fineco, Hello Bank e ING Direct, seguiti da prestiti e mutui.

    Da quello che risulta dall’analisi è che la percezione che gli utenti hanno in rete delle banche online risulta essere migliore di quelle tradizionali. Tra quelle più criticate, per le note vicende giudiziarie delle ultime settimane e degli ultimi mesi, ci sono Banca Carige e MPS. Mentre quelle più apprezzate troviamo Carispezia e Friuladria, anche grazie alle iniziative promosse sul territorio. Tra le banche online spicca, per sentiment positivo, Hello Bank di cui l’iniziativa di aprire un nuovo conto e ricevere un buono spesa da utilizzare su Amazono è stata molto apprezzata.

    Per quanto riguarda Facebook, Unicredit ha la fanpage che vanta il maggior numero di fan ed è tra quelle che pubblicano il maggior numero di contenuti. E tra quelli che riscuotono più interesse sono quelli di ricerca di neolaureati per stage in UniCredit e le fotografie vincitrici del concorso PinTower. Mentre le banche che riescono ad essere più coinvolgenti sono BCCforWeb e Mediolanum, soprattutto con post “leggeri”, che esulano dal tema finanziario.

    Per quello che riguarda gli utenti, più di due terzi degli autori che hanno interagito con le pagine Facebook del settore sono uomini: la banca con cui interagiscono di più in assoluto è Fineco, soprattutto con post riguardanti il trading e domande tecniche. Le donne invece interagiscono maggiormente con le pagine che pubblicano contenuti più leggeri o votati all’intrattenimento e concorsi, come per esempio IBL Banca.

    Su Twitter invece è Fineco la banca che riesce a primeggiare per numero di follower, mentre leader di interazioni è, di gran lunga, Banca Etica. Quest’ultima è riuscita a coinvolgere gli utenti anche grazie ai festeggiamenti per i suoi 15 anni di attività e alla partecipazione a varie iniziative locali e internazionali. Tra le altre iniziative che hanno attirato l’attenzione di chi twitta ricordiamo anche il concorso #Appathon promosso da UniCredit per premiare la migliore idea di app per il Mobile Banking e gli Internazionali di tennis sponsorizzati da BNL.

    Infine, l’attività di social caring che dovrebbe essere fondamentale per gli istituti di credito presenta sembra ancora presentare alcune luci ma anche alcune ombre. Su Facebook la pagina più veloce nelle risposte è Superflash, ma quelle che riescono a soddisfare più richieste sono ING Direct e Intesa San Paolo. Male invece Twitter dove la situazione risulta ancora molto arretrata.

    Questo il quadro completo dell’analisi di Blogmeter e in basso potete vedere anche l’infografica con tutti i dati. Ma allora che ne pensate? Qual è invece il vostro rapporto con le banche sui Social Media? Raccontatecelo tra i commenti.

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  • Social Referral, è Facebook il leader incontrastato

    Social Referral, è Facebook il leader incontrastato

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    Come di consueto, visto che questo è un periodo di chiusura di trimestri e quindi periodo in cui si fanno un po’ di conti, Shareaholic presenta i dati relativi ai social referral del secondo trimestre del 2014. Ebbene, Facebook è l’unico social network, tra quelli monitorati, che cresce. E’ dunque leader incontrastato come principale fonte di traffico

    In linea con il periodo di conti, Shareaholic ci offre i dati di quelli che sono le principali fonti di traffico social. E Shareaholic è certamente uno strumento da tenere in considerazione da questo punto di vista, basando le sue ricerche sulla possibilità di monitorare più di 300 mila siti che permettono di raggiungere una audience di 400 milioni di visitatori unici. Il dato che emerge dall’analisi di questo secondo trimestre del 2014, il Q2 2014, è che Facebook è il leader incontrastato tra i Social Referral, quindi il social network che più di tutti è capace di trainare traffico. E oltre a questo, il dato sorprendente è che relativamente a questo trimestre, il social network di Zuckerberg è l’unico che cresce, anche a doppia cifra. Tutti gli altri sette monitorati (in totale sono 8) perdono terreno.

    In pratica Facebook in questo trimestre ha rubato traffico a tutti, lecito pensarlo. La sua quota aumenta del 10,09%, passando da 21,25% di marzo 2014 a 23,39% di giugno. E se notate dal grafico, tra aprile e maggio perde quasi tre punti percentuali che poi recupera a giugno, ottenendo un risultato migliore del primo trimestre di quest’anno. E’ evidente che Facebook continua ad esercitare ancora una posizione predominante. Nonostante le polemiche legate al calo di visibilità legate ai vari aggiornamenti dell’algoritmo che so sono susseguiti negli ultimi mesi.

    social referral q2 2014

    Anche Pinterest perde terreno, lo scorso trimestre era secondo; adesso rimane in seconda posizione come fonte ti traffico referral, ma perde il 19,38%. E da marzo a giugno ha fatto registrare un movimento calante. In calo anche Twitter, adesso ha una percentuale di traffico referral di poco superiore all’1%, era 1,14% a marzo scorso. StumbleUpon perde il 39%. Ma il peggior risultato lo fa registrare LinkedIn, -57,38%, con una quota a giugno 2014 pari allo 0,02% di traffico referral.

    Google+ continua a calare e quindi annulla la performance positiva che si era vista nello precedente trimestre, il primo del 2014, che aveva certamente fatto sperare in una conferma. Ma così non è stato. Il social layer di casa Google perde il 21,34% attestandosi ad una quota di traffico referral pari allo 0,06%. Ad aprile era arrivato a 0,09%.

    Social-Referral-traffico Q2-July-2014-graph

    Il grafico in alto rende meglio la situazione che abbiamo visto in numeri.

    In questa occasione Shareaholic ci mostra anche quello che è stato l’andamento degli 8 social network monitorati nel corso dell’ultimo anno, da giugno 2013 a giugno 2014.

    E vediamo che Facebook dimostra davvero di essere leader incontrastato da questo punto di vista. In un anno la sua quota di traffico referral è cresciuta del 150,49%, passando dal 9,34% del giugno 2013, al 23,4 del giugno 2014. Se guardiamo il suo andamento negli ultimi 13 mesi, vediamo che Facebook ha continuato a crescere in maniera costante, a differenza degli altri social network. Facebook è sempre molto consultato, il 64% degli utenti (secondo una ricerca di Pew Research) lo consulta ormai quotidianamente. E quindi gli utenti condividono, ma spesso e volentieri, per quello che condividono e per i loro interessi, spesso, forse anche in maniera inconsapevole, approfondiscono estendendo il loro raggio di azione anche al di fuori del loro gruppo di amici.

    Social-Referral-anno giugno 2013 2014

    Pinterest è, nel corso dell’ultimo anno, il secondo social network che veder crescere di più la propria quota di traffico referral: +69,53%. A marzo ha fatto registrare il suo picco, ma il mese scorso ha fatto registrare un calo. E’ presto per fare qualsiasi considerazione a ribasso, Pinterest in questo anno ha apportato importanti novità legate alla geolocalizzazione, all’adv, e ha di fronte a sè ancora ampi margini di miglioramento.

    Twitter è stabile al terzo posto, anche se fa registrare un calo del 18,12%. Il calo risiede in tanti motivi che abbiamo cercato di vedere anche qui sul nostro blog. Ma resta di fondo che Twitter ha una natura molto diversa da Facebook e quindi la stessa timeline segue il suo andamento con caratteristiche molto diverse. Molto spesso, a ragione anche, viene paragonata ad un fiume in piena. Di conseguenza è molto difficile per l’utente riuscire a focalizzarsi. Da questi dati sembra che anche le aziende non lo usino tanto per aumentare traffico sul loro sito, quanto invece per accrescere la riconoscibilità attorno al proprio brand. E di esempi in questo senso ne esistono tantissimi e molti li abbiamo visti anche di recente negli ultimi Mondiali di Calcio di Brasile 2014.

    Social-Referral-grafico anno 2013 2014 giugno

    Nell’ultimo anno si registra il forte calo di YouTube, -82,66%, che a quanto pare difficilmente riesce ad essere considerato come strumento per aumentare traffico. YouTube è uno strumento che richiede impegno e risorse particolari, perchè comunicare per video non è da tutti.

    In calo anche Google+, 19,8%, e durante tutti questi mesi non è mai riuscito a raggiungere e a superare la quota dell’1% di traffico referral. Nonostante alcuni momenti in cui sembrava esserci una certa ripresa, ecco che la volta successiva i pochi progressi fatti venivano puntualmente annullati. Possiamo solo così riassumere l’andamento di G+ durante tutti questi mesi. E’ segno che ancora le aziende non hanno ben compreso la portata dello strumento. Martin Beck di Marketing Land il mese scorso ha scritto che Google+ At 3 Years Old: Not A Ghost Town, But A Social Referral Graveyard.

    E’ da un po’ di tempo che si parla ormai di Google+ come un fallimento, spesso associando il tutto anche all’abbandono di Vic Gundotra, colui che ha creato la piattaforma, e anche al fatto che molti degli sviluppatori passeranno a lavorare su Android. Ma val la pena sottolineare che questo di fatto non significa chiudere quello che Google ha cercato di costruire in tutti questi anni, riuscendo finalmente a creare quel social layer che si interfaccia tra la struttura web e tra la struttura mobile. Certo, i dati sono lì a ricordarci che Google+ è poco usato, ma dire che è al fallimento è un po’ esagerato. Ne parlava proprio ieri Skande in suo post.

    Per quanto riguarda LinkedIn, il calo è evidente e costante e lascia un po’ perplessi. Soprattutto in relazione alle ultime novità che miravano a far diventare il social business network per antonomasia, anche un social “media”, nel senso di piattaforma dove creare contenuti che aiutassero ad estendere il raggio. Ma così non è stato e le previsioni, in termini di referral non sono affatto rosee.

    Allora, questa la situazione per quanto riguarda il traffico referral dai principali social network. Che n epensate? Siete sorpresi o avete avuto solo conferme? Raccontateci cosa ne pensate tra i commenti.

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  • What’s on your mind? Ovvero, cosa raccontiamo di noi su Facebook

    What’s on your mind? Ovvero, cosa raccontiamo di noi su Facebook

    Il video di Shaun Higton, “What’s on your mind?”, ha fatto molto discutere sulla rete e sui social media e ha ottenuto finora 8 milioni di visualizzazioni. Il tema di fondo è: quanto c’è di vero in quello che raccontiamo della nostra vita su Facebook? E perchè si sente l’esigenza di raccontare un’altra vita, piuttosto che quella che si vive ogni giorno? La riflessione che segue cerca di dare alcune risposte a queste domande

    Nel momento in cui scrivo questo post, il video “What’s on your mind?”, cortometraggio scritto e diretto da Shaun Higton , ha raggiunto le 8 milioni di visualizzazioni. A testimoniare che il tema riguarda tutti noi. E sono state molte le persone che conosco e stimo sul Web che lo hanno commentano. Si parla di distorsione della realtà, di alter ego fittizi.

    Alessandro Scuratti scrive: “Siamo davvero sicuri che tutto ciò che gli altri postano (e che noi postiamo) sui Social Network sia la verità? Non è che vogliamo presentarci meglio di quel che siamo?“. Giuliano Ambrosio e Alessandro Cosimetti si chiedono quali siano i meccanismi per cui tendiamo a raccontare sui Social una vita non del tutto reale.

    Mi unisco a loro ai loro interrogativi, cercando di approfondirne il perché. Perché proprio su Facebook – luogo pubblico di condivisione – vogliamo dimostrare di avere una vita più bella e felice di quella che abbiamo?

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    L’uomo è un essere relazionale

    Bastk pensare a quanto abbiamo bisogno di confrontare ciò che abbiamo e ciò che siamo con quello che sono e hanno gli altri: un bisogno quasi primario, oggi. In grandissima parte, tutto questo è sano, molto sano: siamo nati per confrontarci. Cresciamo in una famiglia che ci dà i punti di riferimento e i valori per il presente e il futuro, usciamo dalla famiglia per dialogare, discutere, fare paragoni. Ci innamoriamo e creiamo altre famiglie, altri valori, altre storie. Alcune hanno un lieto fine, altre no.

    La natura del confronto smette di essere sana e buona quando gli altri arrivano a condizionarci a tal punto da spingerci a essere diversi, o almeno mostrarci diversi da quello che siamo.

    Una domanda, però: sono gli altri che ci condizionano o sono le aspettative che ci siamo creati, aspettative più o meno istituite dalla società?

    Non ho una risposta univoca, ma so una cosa certa: se ci fosse davvero un nemico – qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa di tutto questo condizionarci – il problema sparirebbe. Un nemico si può sconfiggere o decidere di non ascoltarlo. Diventa tutto più complicato, invece, se i condizionamenti ce li diamo noi. Se, in qualche modo, il nemico è dentro di noi. Mi spiego meglio.

    Vincere le gare, superare gli altri nelle competizioni, avere ragione nelle discussioni, essere più belli e più bravi, confrontare la propria vita con quella degli altri è qualcosa che ci fa stare bene. Fino a che, però, rispettiamo un limite. E il limite è quel punto in cui la smettiamo di guardare gli altri – o di guardarci con gli occhi degli altri – e iniziamo, semplicemente, a guardare dentro di noi. Il confronto è crescita, la crescita è vita. Lo scopo della vita, però, non è vincere La Gara, ma Stare Bene.

    Questo è il punto.

    Questo è l’obiettivo primario della nostra vita: stare beneE si sta bene soltanto quando le cose dentro di noi vanno bene. Sufficientemente bene. Quando troviamo il tempo e il coraggio di guardarci dentro e capire se si sta bene o no. Trovare tempo, spazio interiore, forza d’animo per occuparci di noi è il primo passo. Qielli successivi verranno più facili: comprendere cosa possiamo fare di più per la nostra vita, volerci più bene, essere persone più soddisfatte.

    Non è colpa di Facebook se fingiamo di essere più belli e di avere una vita migliore

    E benvenute le foto dei matrimoni, dei bimbi con un dentino soltanto, dei momenti felici degli altri – mille amici sconosciuti -. Benvenuti i selfie divertenti, gli status pieni di dichiarazioni amorose, i successi professionali dichiarati pubblicamente. Non prendiamoci in giro: se Facebook non ci fosse, sarebbe solo un po’ più difficile sapere com’è la vita degli altri. Troveremmo, però, certamente altri modi – altri mezzi di comunicazione – per soffrire d’invidia, per credere che il treno giusto sia passato solo per gli altri, che il nostro sia già passato e non ritorni più.

    Facebook potenzia il nostro esibizionismo perché lo spara in aria e lo rende evidente

    Tutto è lì sotto agli occhi di tutti, in tempo reale. Con modi di comunicare diversi, tuttavia, noi uomini non saremmo diversi. Avremmo lo stesso una gran paura di guardarci dentro per chiederci come stiamo davvero. Saremmo comunque pronti a mentire, conformarsi agli altri, imitare gli altri.

    Per non essere da meno? Forse. Per non assumerci la responsabilità di prendere la nostra vita in mano, anche. Per non avere la costanza e la determinazione di scegliere quello che siamo, quello che abbiamo e quello in cui crediamo.

    Troviamo in Facebook piccole soddisfazioni e grandi confronti e impariamo, guardando la nostra di vita, a stare bene soltanto.

    Difficile, ma ne vale la pena, non credete?

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