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Tag: social media

  • Twitter, nel 2018 quasi la metà degli utenti arriverà dall’Asia

    Twitter, nel 2018 quasi la metà degli utenti arriverà dall’Asia

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    Secondo una interessante ricerca di eMarketer, Twitter entro il 2018 avrà il 40% degli utenti attivi che arriveranno da Asia, esclusa, almeno per ora, la Cina. I paesi occidentali invece cresceranno meno, Italia compresa. E’ il segno che saranno le economie emergenti a fare in modo che Twitter possa superare lo stallo attuale

    Come è ormai molto evidente, il problema che affligge Twitter in questi ultimi mesi è proprio quello di trovare il modo per fa crescere la sua base di utenti. E questo è il problema che sta conoscendo in maniera più consistente proprio dallo sbarco a Wall Street e che sta impensierendo non poco gli investitori che stanno mettendo in pressing Dick Costolo & Co. per fare in modo che si ricominci a crescere e quindi si cominci a guadagnare sul serio. Si perchè quello che gli investitori continuano a sognare, più o meno tutte le notti dal novembre scorso, forse come un incubo, è: +utenti=>+introiti pubblicitari, quindi più soldi. Detto questo, a quanto pare il problema potrebbe presto risolversi nel giro di qualche anno, quattro per la precisione, come sottolinea la nuova ricerca pubblicata qualche giorno fa da eMarketer.

    In pratica, entro il 2018 il 40% degli utenti di Twitter arriverà dall’Asia, quindi da quei paesi definiti “economie emergenti”, come Indonesia e India, che faranno da forte traino alla base utenti della piattaforma di microblogging. Lo studio non considera la Cina per il fatto che Twitter è bloccato, ma se le cose dovessero cambiare prima del 2018, allora da quel 40% si potrebbe salire ancora di più. Ma la ricerca contiene anche dei dati interessanti che sicuramente tranquillizzeranno tanto il management di Twitter a San Francisco, quanto gli investitori che aspettano di tirare un po’ di fiato. Infatti, Twitter nel 2014, quindi in questo anno, crescerà, sempre nei paesi asiatici, del 32,8%; un po’ meno nel Nord America, dove risiede la maggior parte degli utenti Twitter. E questo è un altro dei punti interessanti evidenziati dalla ricerca.

    I paesi occidentali di Nord America ed Europa cominciano a toccare il loro punto massimo di maturità per quanto riguarda la base utenti. Come potete vedere dal grafico, fino al 2018 la crescita degli, relativamente ai paesi di queste due grandi aree, va via via riducendosi. E il grafico sulla crescita globale, evidenziato dalla linea rossa, mette in chiaro quale sarà l’andamento complessivo. Quindi, sì crescita, trainata dalle economie emergenti, ma un andamento complessivo che nel 2018 sarà del 10,7%, oltre la metà della crescita del 2014 che sarà del 24,4%.

    crescita-utenti-twitter-italia

    E in Italia?

    Anche per quanto riguarda l’Italia vale il discorso della maturità della base utenti di Twitter, ossia si sta arrivando, così come rilevato dalla ricerca, a quel livello di base di utenti che si potrebbe definire “saturo”. Il nostro paese nel 2012 fa registrare una percentuale di crescita del 43,2%, per poi dimezzare questo valore l’anno successivo, 20,3%. Nel 2014 in Italia la base utenti crescerà del 16,6%, quindi più di quanto si registrerà negli Usa, in Uk, in Francia o in Spagna. Successivamente la crescita rallenterà progressivamente, fino ad arrivare all’11,3% nel 2018. Anche stavolta più degli Usa (6,4%), Uk (4,3%), Germania (8,9%), Francia (8,1%), Spagna (5,5%).

    Insomma, la crescita di Twitter ci sarà e questo assicurerà certamente nuovi introiti pubblicitari. E da questo punto di vista la piattaforma di adv mobile sarà certamente di aiuto. Ma c’è un ultimo dato molto interessante che da pensare e cioè che la ricerca rileva che la base di utenti attivi nel 2013 è di 183 milioni e non di 255 milioni come si era saputo dalla relazione finanziaria relativa al 2013, il Q1. eMarketer elabora i suoi dati incrociando diversi fattori, però resta il dubbio che i numeri forniti da Twitter non siano poi così veritieri.

    E voi che ne pensate?

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  • In Italia sono stati 300 mila i tweets per le Elezioni Europee

    In Italia sono stati 300 mila i tweets per le Elezioni Europee

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    La giornata di oggi ci ha dato i risultati di queste ultime Elezioni Europee, ma è anche l’occasione per vedere come e quanto se ne è parlato sui Social Media, in special modo su Twitter. E grazie a Blogmeter, scopriamo che in Italia sono stati 300 mila i tweets fino ad oggi. L’hashtag più usato è stato #ep2014

    Elezioni Europee possiamo dire, almeno in termini di numeri e di risultati, archiviate, e di cui si parlerà nelle prossime ore e nei prossimi giorni in termini prettamente politici. Ma come sempre facciamo in questi casi, ci interessa sapere invece come e quanto si è parlato di queste Elezioni Europee 2014 sui Social Media, in special modo su Twitter, strumento che la politica negli ultimi tempi ama usare ovviamente in procinto di elezioni.

    E allora, grazie a Blogmeter, società di social media analytics che molti di voi conoscono in quanto più volte menzionata qui sul nostro blog, possiamo conoscere anche questi dati.

    Quindi, dall’analisi dei principali hashtag in lingua italiana relativi alle Elezioni Europee sono stati rilevati oltre 300.000 tweets, pubblicati da più di 81.000 autori unici nell’intera giornata del 25 maggio, fino alle ore 12 del 26 maggio. Numerosi sono stati gli hashtag utilizzati per commentare le votazioni e i risultati delle Elezioni, primo su tutti #ep2014, usato in oltre 93.000 tweets, seguito da #iovoto, 43.000 tweet, che invitava gli italiani a partecipare alle votazioni.

    Gli utenti di Twitter mostrano il suo sostegno a Matteo Renzi, il cui tweet sul “risultato storico” delle europee ha raccolto oltre 7.000 retweet.

    Ma anche in questa occasione non sono mancati i commenti ironici, come mostra il tweet di @Zziagenio78 che ha ottenuto più di 900 retweet.

    Il più colpito dall’ironia di Twitter è il Movimento a 5 Stelle, vittima dell’hashtag #vinciamopoi (da stamane, a lungo in vetta tra i trending topics) parodia del “Vinciamo noi” slogan della campagna del leader Beppe Grillo.

     

    EP2014_Infografica_Blogmeter-elezioni-europee

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  • Uno studio rivela le regole per ottenere il tweet perfetto

    Uno studio rivela le regole per ottenere il tweet perfetto

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    Alcuni ricercatori della Cornell University (Usa) hanno elaborato un sistema scientifico attraverso il quale ottenere quello che si definisce il “tweet perfetto”, o tweet ideale. Quello che garantisce il massimo delle interazioni, in pratica quello che tutti vorrebbero ottenere. Ecco alcune semplici regole da seguire

    Gli utenti pratici di Twitter sanno quanto sia difficile riuscire in soli 140 caratteri riuscire a scrivere messaggi che possano incontrare l’attenzione di altri utenti al fine di rendere quel messaggio molto condiviso e quindi popolare. E’ praticamente il primo pensiero che affligge chi scrive su Twitter, data l’enorme rapidità con cui si avvicendano i tweets sulla propria timeline. E quindi si cerca sempre di ricercare quell’elemento giusto per riuscire a rendere quel messaggio molto attraente. Non è affatto un’operazione semplice, ma allo stesso tempo, bastanop davvero alcune regole semplici. Ad elaborarle ci hanno pensato dei ricercatori della Cornell University, guidati da Chenhao Tan, i quali hanno elaborato un sistema affinché i nostri tweets possano ottenere la popolarità che meritano. Il fatto stesso che ci sia bisogno di un sistema scientifico, meglio un algoritmo, in parte rende l’idea di quanto sia difficile scrivere quello che tutti consideriamo il “tweet perfetto“, o se preferite il “tweet ideale”.

    Sapete che esistono diversi tweets simili, generati dallo stesso utente e che puntano tutti sul medesimo Url ed è proprio da questa considerazione che nasce lo studio. In pratica il tentativo è quello di riuscire a spiegare e a trovare la formula perfetta del tweet, anche indipendentemente dall’argomento e dall’autore. Sono stati quindi presi in considerazione 236 mila utenti per poi passare alla ricerca delle coppie di tweets simili. Da qui è venuto fuori che quegli utenti avevano generato 1,8 milioni di copie di tweets, tutti sullo stesso argomento e che puntavano allo stesso link. Procedendo in questa direzione, sono stati poi estrapolate 630 mila coppie di tweets identiche, cambiava solo la spaziatura.

    Allora vi starete chiedendo quali siano queste regole per il tweet perfetto. Ebbene l’algoritmo approntato in sostanza tiene conto delle informazioni chiare, del fatto che la lingua usata sia sempre quella e che sia in linea con i messaggi precedenti e che sia rivolta alla community di riferimento. Infine, elemento che viene ritenuto utile, è l’invito a condividere tipo: “RT per favore!”. In genere gli essere umani hanno il 61% di probabilità di individuare un contenuto che sia popolare, questo algoritmo arriva al 66%. Quindi riesce ad essere un po’ più preciso degli essere umani.

    Allora, se volete esercitarvi ad individuare il vostro tweet perfetto, potete farlo su chenhaot.com/retweetedmore/, dove avrete modo di sperimentare la vostra abilità. Poi potete anche esercitarvi ad individuare quelli che secondo voi sono tweets perfetti e con l’aiuto dell’algoritmo capirete come correggere il tiro, il sito è questo chenhaot.com/retweetedmore/quiz. Se volete, infine, studiarvi l’estratto della ricerca, potete scaricare qui il pdf.

    Allora, che ne pensate? Siete riusciti a creare il vostro tweet perfetto? Raccontateci la vostra esperienza tra i commenti.

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  • Il lancio di Nexive corre anche sul Web e sui Social Media

    Il lancio di Nexive corre anche sul Web e sui Social Media

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    Nexive, l’operatore di servizi postali che prende il posto di TNT Post, debutta ufficialmente oggi. Massiccia la campagna di comunicazione che Nexive ha messo in campo, il cui 20% coinvolge il Web e i Social Media. Ne abbiamo parlato con Valentina Pavan, Responsabile Corporate Communication di Nexive

    Come abbiamo visto oggi, raccontandovi della nostra intervista a Luca Palermo, CEO di Nexive, oggi debutta ufficialmente il nuovo brand che prende il posto di TNT Post, operatore di servizi postali, leader in Italia per quel che riguarda i servizi postali privati. Un’importante operazione di rebranding, iniziata proprio lo scorso anno, che oggi investe 12 bacini su tutto il territorio nazionale, 12 centri di smistamento, 600 filiali e 5.500 addetti. E per comunicare questo cambiamento, verrà messa in campo, sempre a partire dalla giornata di oggi, una massiccia campagna di comunicazione che coinvolge strumenti di comunicazione tradizionale e anche il Web e i Social Media. Quest’ultimi peseranno il 20% sul totale della campagna. Per approfondire meglio le modalità, ne abbiamo parlato con Valentina PavanResponsabile Corporate Communication di Nexive, a margine della presentazione alla stampa del nuovo brand venerdì scorso a Milano.

    Valentina-Pavan---NexiveAllora Valentina Pavan, che tipo di comunicazione avete messo in atto e quanto la Rete e i Social Media peseranno all’interno di essa?

    In questa campagna di informazione abbiamo deciso di investire sul Web e sui Social Media il 20% del totale. Quindi anche sulla Rete, quindi sul nostro sito, e attraverso i canali Social Media di Nexive abbiamo già iniziato un percorso che andava via via a svelare a tutti i nostri clienti questo passaggio così importante, ossia che TNT Post diventava Nexive. Quindi abbiamo lavorato proprio su questo percorso che si poneva l’obiettivo di creare coinvolgimento e attesa verso il completo debutto ufficiale di Nexive.

    Quanto è importante per voi comunicare anche attraverso la Rete e i Social Media?

    Per noi sono strumenti ormai imprescindibili e sono molto importanti per creare un contatto diretto coi nostri clienti. Nexive, così come avevamo già fatto con TNT Post, investirà molto da questo punto di vista. La nostra è un’azienda B2B che investe parecchio sui Social Media e infatti abbiamo anche aperto un canale di social caring, abbastanza inusuale proprio, come dicevo prima, del settore B2B. E anche questa esperienza per noi è molto importante che si affianca alla nostra normale attività di customer care.

    Avete intenzione di intensificare la vostra attività di social caring?

    Per ora abbiamo fatto un esperimento, abbiamo voluto testare ma la nostra intenzione è quella di implementarla e renderla un po’ più strutturata. Entrando nell’E-commerce siamo sicuri di dover affiancare un servizio di assistenza, da questo punto di vista più attento, rivolgendosi a clienti che hanno anche altri tipi di esigenze. Il nostro obiettivo è sempre quello di informare ed essere sempre al servizio dei nostri clienti. E siamo consapevoli che non sarà semplice anche perchè caratteristiche del web è la velocità e quindi dobbiamo lavorare affinché le risposte siano adeguate anche in questi termini.

    La scelta del nuovo nome, come è appunto Nexive, è anche un modo per dire che comincerete a sperimentare e a usare nuovi canali di comunicazione e a sviluppare nuovi business?

    In effetti è proprio questo, con la scelta di Nexive, e quindi di non avere il nome “Post” all’interno del nuovo marchio. Questo denota il fatto che Nexive vuole andare oltre e vuole andare nella direzione in cui di va oggi, ossia verso il Digitale che fa parte ormai nel nostro mondo e cercheremo di cogliere tutte le opportunità che questo ci offre. Certo non sconvolgeremo le nostre attività, specie quelle legate ai servizi postali classici, per noi ancora molto importanti, ma cercheremo di estendere le nostre attività, cercando di soddisfare le esigenze  che arriveranno da nuove attività che oggi diventano anche nostre. Senza però dimenticare il nostro passato e tutta la presenza capillare che siamo in grado di offrire sul territorio.

    Insomma Nexive si evolve nella direzione del digitale, sperimentando nuove strade con l’intento di cogliere le nuove opportunità che esso offrirà. In tutto questo nuovo scenario, caratterizzato anche dall’attività verso l’E-commerce, orientamento naturale per un’azienda come Nexive, i Social Media e comunque la Rete giocheranno un ruolo importante.

    L’attività sul digitale messa in campo da Nexive per questo passaggio è molto consistente e coinvolgerà campagne di adv, come ci ha detto Andrea Delfini, Communication & Web Marketing Manager di Nexive. Un’attività importante in questo contesto sarà quella di Direct Email Marketing che prevede una pianificazione di circa 1 milione di DEM. A fianco a queste attività, verranno comunque implementate le attività sui canali social, cioè Facebook (30 mila fa), LinkedIn (600 utenti) e Twitter (300 followers). All’interno di questa strategia verrà aperti nuovi canali: su Google+ e sul canale YouTube si potranno trovare gli spot e anche i video di prodotto e i tutorial.

  • Le interazioni su Twitter sono più positive di quelle su Facebook

    Le interazioni su Twitter sono più positive di quelle su Facebook

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    Un recente studio condotto da Converseon, social media agency statunitense, ha rivelato che i Social Media consentono ai brand di avere con i propri utenti di riferimento interazioni più positive. Tra i social media, Twitter è quello che permette ai brand di avere conversazioni più positive di quelle che avvengono invece su Facebook

    Di fronte a questo recente studio di Converseon, social media agency statunitense, non si può non fare riferimento ad uno dei capisaldi del marketing contemporaneo che caratterizza il Social Media Marketing. E cioè che

    I Mercati sono Conversazioni (Cluetrain Manifesto, 1-6, ed. 1999)

    Un assioma che si ritrova pienamente in questa ricerca che ha analizzato, nei primi tre mesi di quest’anno, 2.500 interazioni con 20 brands leader di mercato a livello globale. Abbiamo sempre sostenuto che le conversazioni, il modo di entrare in contatto coi i propri utenti di riferimento, sia sui Social Media il passaggio fondamentale sui cui poggia l’intera strategia. Certo, non è facile e conosciamo bene quali siano le difficoltà che le aziende incontrano nell’aprirsi al proprio pubblico di riferimento, e sappiamo anche che spesso sono i grandi marchi che meglio riescono da questo punto di vista. Ma, detto questo, lo studio si rivela comunque interessante e offre spunti e indicazioni importanti, per i marketers, ossia coloro i quali sono chiamati a organizzare e a mettere in pratica le strategie, e anche per i brand stessi, grandi e piccoli che siano.

    Lo studio, in sostanza, rivela che il 55% delle interazioni su Twitter hanno un carattere positivo, mentre il 25% è neutro e il 20% sono negative. Mentre su Facebook le interazioni positive sono di meno, cioè il 49%, quelle neutre sono il 32% e quelle negative sono, anche qui, il 20%. Google+ si piazza nel mezzo, infatti le interazioni positive sono il 53%, quindi 2 punti percentuali in meno da Twitter, quelle neutre sono il 29% e quelle negative sono il 18%, il dato più basso tra i tre principali social network. In basso il grafico realizzato da eMarketer e dedicato alla ricerca.

    social media interazioni eMarketer

    Da notare che le conversazioni tendono ad essere positive o neutrali e solo un quinto di esse tende ad essere negativo.

    Quindi questo studio ci rivela un dato importante e cioè che i brand sui Social Media devono aprirsi alle conversazioni con i propri utenti, affrontare i dibattiti sulle varie piattaforme, senza mai snobbarli, anzi. Questi stessi momenti di conversazioni sono per definizione, momenti di crescita e di miglioramento per le aziende. E i dati positivi sulle interazioni ne sono la chiara dimostrazione. Certo, di errori se ne commettono e sono sotto gli occhi di tutti, ma se non ci si apre fino in fondo, allora il rischio di sbagliare è sempre dietro l’angolo.

    Allora, che ne pensate di questa ricerca? Quali sono state le vostre esperienze in questi senso? Raccontatecelo!

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  • Come usare i Social Media nella maniera corretta [Formazione]

    Come usare i Social Media nella maniera corretta [Formazione]

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    Aprire e gestire una pagina Facebook, scrivere un tweet in modo corretto, confezionare un pin accattivante. Saranno questi gli argomenti che verranno trattati nel prossimo- “Social Media Lab, Laboratorio pratico di Facebook, Twitter, LinkedIn e Pinterest”- che si terrà a Bologna il prossimo 15 e 16 Maggio 2014, e che vi consentiranno di usare i Social Media nella maniera corretta

    Molto spesso si pensa, sbagliano, che usare i Social Media sia semplice. Come molto spesso si è portati, ad esempio, a pensare che scrivere un tweet sia una cosa semplicissima. E invece no, anche lo scrivere in 140 caratteri, per quanto possa sembrare banale, facile non è. Questi è solo un esempio di come alle volte si pensa di improvvisare piuttosto che riflettere su un uso corretto che certamente può aiutare a rendere decisamente più efficace ciò che si vuole trasmettere. Altrimenti si rischia solo di sprecare tempo e risorse e di ottenere nulla.

    Ecco che torna utile, ma molto utile, il prossimo Social Media Lab, Laboratorio pratico di Facebook, Twitter, LinkedIn e Pinterest, che si terrà a Bologna in due giornate, 15 e 16 Maggio, presso Noetica, centro di formazione molto attivo su questi temi. Il corso vuole essere un’occasione per affrontare questi temi da un punto di vista pratico, ossia che consenta ai partecipanti di mettere davvero le mani dentro a questi strumenti per imparare ad usarli al meglio. Verranno affrontati dunque tutti gli aspetti che permettono di aprire, gestire e promuovere efficacemente gli spazi aziendali e i profili amministratori, imparando a gestire in maniera professionale i social network.

    Il corso, che si sviluppa in un arco di 16 ore di aula, si rivolge a tutti coloro che desiderano approfondire l’uso, la conoscenza e le funzionalità dei social network. Docente delle due giornate sarà Angelo Valenza, uno dei giovani professionisti più preparati su questi temi.

    Ovviamente ci sarà spazio per le esercitazioni che verteranno su:

    • Analisi di una fan page aziendale
    • Redazione di un post vincente su Facebook
    • Scrittura di un tweet
    • Esercitazioni su Linkedin e Pinterest

    Per le due giornate saranno forniti a tutti i partecipanti le slides del corso, la sitografia e la bibliografica. Per maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione potete seguire questo link. E ricordate che se portate con voi un amico o un collega, la seconda iscrizione è scontata del 50%.

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  • Tranquilli, nessun encomio: Twitter non è morto

    Tranquilli, nessun encomio: Twitter non è morto

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    Un articolo apparso su The Atlantic “A Eulogy for Twitter”, “Encomio per Twitter”, sta facendo molto discutere su quale sarà il futuro della piattaforma a 140 caratteri, in evidenti difficoltà. Twitter non sparirà, ma dovrà certamente rivedere subito il suo modello, per non smarrirsi.

    Quando si parla di “encomio” di fatto si narrano e si esaltano le gesta di personalità di fronte ad un vasto pubblico. Ecco, The Atlantic ha fatto l’encomio di Twitter di fronte al grande pubblico che è la Rete con il post “A Eulogy for Twitter“, elencando le gesta, le caratteristiche che hanno reso celebre la piattaforma da 140 caratteri, ma sostanzialmente sostenendo la tesi che Twitter non sia più la piattaforma che tutti abbiamo conosciuto, sta cambiando e rischia di sparire, per come lo abbiamo appunto conosciuto e apprezzato fino ad oggi. Per quello che ci riguarda, non siamo molto d’accordo con questa idea. Twitter non è morto, anzi, come si direbbe in questi casi, “è vivo e lotta insieme a noi!”.

    Tutto il dibattito sul futuro di Twitter, val la pena di riepilogarlo, è nato con lo sbarco della società a Wall Street e con i primi numeri finanziari che si sono succeduti. Numeri che evidenziavano un calo nella crescita degli utenti e un aumento delle perdite, nonostante i ricavi si siano sempre dimostrati superiori alle attese.

    Twitter, è abbastanza evidente, ma anche questo va più volte sottolineato, non è Facebook e, forse non lo sarà mai, nel senso che non riuscirà mai ad emulare la forza del più grande social network che si manifesta in tanti modi. Ma ha comunque una sua forza, una sua specificità che ha reso possibile che un piattaforma basta su 140 caratteri riuscisse addirittura ad arrivare a Wall Street. E il vero problema sta proprio in questo passaggio.

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    Tutti voi ricorderete lo sbarco in borsa di Facebook, grande entusiasmo al debutto, ma nel giro di poche settimane il titolo crollò vistosamente arrivando a toccare anche i 17 dollari per azione, di fatto un fallimento. Inoltre, man mano che si sbloccavano stock di azioni, anche gli stessi manager di Facebook vendevano le proprie azioni. Sembrava una sorta “salviamoci prima che la barca affondi!”. Ma non era così, in effetti.

    Facebook si era messa sul mercato, aveva degli investitori che chiedevano cambio di strategia, di seguire una strada che fosse orientata a marginalizzare prima possibile, senza aspettare troppo. E chiedere questo ad una società che sbarca in Borsa senza un vero modello di business, ma sostanzialmente con un’operazione esclusivamente finanziaria, è al quanto rischioso, quindi suscettibile di variazioni repentine. A quel punto Zuckerberg e i suoi danno ascolto agli investitori, cambiano strategia e i risultati ce li abbiamo di fronte ai nostri occhi, oggi. Titolo oltre il 67 dollari e una capitalizzazione forte da mettere Facebook tra le aziende più potenti del mondo.

    Più o meno la stessa cosa sta succedendo a Twitter. Necessita e subito di una strategia che soddisfi le richieste degli investitori, per chiarirci, sono quelli che ci mettono i soldi, e quindi vogliono vedere i frutti e subito, perchè loro sono abituato così.

    Ma, tornando a quanto si diceva prima, Twitter non è Facebook. Negli ultimi mesi, nel tentativo di rincorrere la strategia ottimale e soddisfare gli investitori, Twitter ha adottato misure che hanno quasi disorientato la (piccola) community, andando verso modelli già visti. Già piccola community, perchè Twitter non ha gli utenti di Twitter. Dagli ultimi dati sono “solo” 255 milioni gli utenti attivi e le visualizzazioni sulla timeline stanno calando.

    Secondo Dick Costolo, CEO di Twitter, “le visualizzazioni risentono delle recenti modifiche“. Bene, allora caleranno di più perché di altre modifiche ci sarà bisogno per cercare di trattenere più a lungo gli utenti sulla piattaforma e invitarli ad essere più attivi, se è vero come è vero che il 44% degli utenti non ha scritto neanche un tweet!

    Per non parlare, anche se di fondamentale importanza, della strategia da sviluppare, e che sta partendo, per aumentare i profitti via advertising. MoPub sarà molto utile via mobile per aumentare le entrate, anche se bisogna davvero vedere se i numeri saranno quelli di cui si parla.

    Twitter è una piattaforma complessa ad un primo sguardo, non è facile orientarsi subito, questo è evidente. non è una piattaforma “generalista”. Ed evidente che, sempre ad un primo sguardo non è facile orientarsi in un fiume in piena come è la timeline, con un flusso di messaggi in 140 caratteri che ti investe e ti trascina via, se non hai un minimo di nozioni su come funzione e su cosa bisogna fare appena arrivati. Molti vedono Twitter come fosse un “notiziario”, arrivano e si limitano solo a leggere le notizie, e poi vanno via. Vanno alla ricerca di piattaforme “più coinvolgenti”.

    È questo che dovrà fare Twitter: essere più coinvolgente, per usare una parola che piace molto ai marketers “be more engaging“, da engagement, la parola d’ordine per eccellenza.

    E come fa una piattaforma come Twitter che ha puntato molto (anche in modo inconsapevole) sulla immediatezza e sulla velocità, a conciliare i tempi per un maggiore engagement? Semplice, rallentando, modificando e adattando tutta la piattaforma a dinamiche più adatte a trattenete gli utenti. Non c’è altra soluzione. Se non quella che vogliono Twitter come già morto! Niente di più falso.

    The Atlantic sostiene che “Twitter ha cambiato il social pubblishing come Aol ha cambiato il modo delle email, solo che ora nessuno ha più un account su Aol”. Di fatto lo ritiene spacciato, ma Twitter non sparirà, anzi, riuscirà a trovare un nuovo modello e saprà rialzarsi. Forse, ne siamo certi, scontenterà qualcuno, ma ricordiamoci che stiamo parlando di aziende che devono fare profitti. Ora più di prima.

  • Ecco come si forma un contenuto virale sui Social Media [Ricerca]

    Un recente studio condotto da alcuni ricercatori della Yale University e della Università di Madrid ha scoperto il modo attraverso il quale un contenuto, un’informazione, diventa virale sui Social Media. Il metodo addirittura permette di prevedere un contenuto di tendenza fino a due mesi prima

    Come si fa a rendere un contenuto virale? Come fa un’informazione ad essere condivisa da migliaia di utenti sui social media, al punto da diventare argomento di tendenza globale? e soprattutto, come si fa ca capirlo prima? Sicuramente questo è uno di quegli argomenti che tutti, siano essi semplici utenti o aziende, vorrebbero sapere per far girare il più possibile le proprie informazioni e raggiungere quindi un elevato numero di persone. Alle volte un contenuto diventa virale perchè ha la suo interno degli elementi i quali purtroppo non sono spesso replicabili e soprattutto non vi è mai l’assoluta certezza che quel contenuto possa davvero poi raggiungere davvero tutti. E allora vale la pena scoprire il metodo elaborato dai ricercatori della Yale University insieme a quelli della Università di Madrid attraverso il quale è possibile anche prevedere fino a due mesi prima la viralità di un dato contenuto. Il metodo può essere davvero utile per comprendere avvenimenti politici, i comportamenti dei consumatori, addirittura potrebbe rivelarsi utile anche in un contesto sanitario.

    Come sappiamo bene, data la grossa mole di informazioni che ad oggi circola sui Social Media ad una velocità sostenuta, è dunque ben difficile riuscire a fare qualche previsione sulla effettiva viralità di un contenuto. I ricercatori hanno concentrato le loro ricerche su un ristretto campione di utenti servendosi di Twitter per meglio individuare quegli utenti, meglio, gruppi di utenti, che fungessero da “sensori”, ossia quegli utenti che sono in grado poi di avviare alla diffusione globale del contenuto. I ricercatori volevano comprendere come il contenuto si sviluppasse verso il centro e come poi lo stesso si diffondesse verso gli altri utenti. Quindi una volta individuati gli utenti, definiti “sensori”, sarebbe poi stato utile monitorare come essi twittavano o conversavano con altri utenti, un procedimento che i ricercatori definiscono “sensor hypothesis“.

    Allora, per sei mesi, nel 2009,  sono stati monitorati contenuti e conversazioni su Twitter. Si è partiti con una rete di utenti di 40 milioni connessa con 1,5 miliardi di “follows”, poi in maniera casuale da questi hanno selezionato piccoli gruppi di utenti centrali, con almeno una persona che li seguisse, e sono stati creati quindi i gruppi di monitoraggio. In sostanza lo studio dimostra il modello dei “piccoli gruppi di amici” è la chiave per l’effettiva diffusione esplosiva di un contenuto e che quindi permette di prevedere la viralità di hashtag, almeno 9 giorni prima. Quindi sono gli individui “sensori” la chiave di tutto. Il modello permette quindi di rilevare che ogni utente ha in media 25 followers che a loro volta hanno 422 followers.

    La ricerca fornisce anche alcuni “prove” a sostegno della effettiva validità di questo modello. Ad esempio, attraverso questo metodo i ricercatori sono stati in grado di prevedere fino a due mesi prima l’effettiva viralità di #Obamacare come tendenza globale su Twitter, e tre mesi prima che diventasse la keyword più ricercata su Google. Il metodo può essere utilizzato anche in tempo reale e implementato anche su diverse aree geografiche.

    Questo metodo a questo punto può risultare di importanza rilevante in una prima analisi degli umori sui social media rispetto ad argomenti di natura politica, economica, sociale, come dicevamo prima utile anche a capire l’atteggiamento dei consumatori. Ma sarebbe utile anche in un contesto sanitario, come per esempio dare delle risposte immediate rispetto a epidemie o altre malattie.

    Insomma, il metodo dei “sensori” ci darà modo di capire l’effettiva portata virale dei contenuti. E voi cosa ne pensate di questa ricerca?

  • La Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II sui Social Media

    La Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II sui Social Media

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    La Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II è stato un evento straordinario per il fatto di avere due papi santi nello stesso giorno canonizzati dai due papi viventi, Papa Francesco e Papa Benedetto XVI. Ma è stata anche la prima canonizzazione raccontata sui Social Media e vediamo insieme qualche dato

    Due papi santi nella stessa giornata è un fatto straordinario, non era infatti mai accaduto. Come non era mai accaduto che a canonizzarli fossero due papi viventi come Papa Francesco e Papa Benedetto XVI. Un evento che da qualsiasi punto di vista lo si guardi è eccezionale. Si stima che oggi in Piazza San Pietro ad assistere alla Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II ci fossero poco meno di 1 milione di persone, una marea di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo arrivata in parte già nei giorni precedenti. Ma quello che vogliamo fare oggi e provare a vedere, come di solito facciamo di fronte a grandi eventi come questi, come sono stati raccontati e visti attraverso i Social Media. A vedere l’esito di questa nostra piccola ricerca e di come ci si è arrivati, non si esagera a dire che questa è stata la prima vera Canonizzazione raccontata anche attraverso i Social Media. Quindi la tecnologia anche in una circostanza come questa è stata utile per permettere ai tanti che volessero raccontare e condividere i momenti più intensi di questa giornata. E lo abbiano in effetti verificato usando la piattaforma Keyhole che ci ha permesso di seguire le conversazioni. Va anche detto che la Diocesi di Roma ha messo in piedi una vero piano di comunicazione sui Social Media usando in particolar modo Twitter, Facebook e Instagram e lanciando l’hashtag ufficiale #2popesaints che farà da colante a tutti gli altri che poi hanno preso coro durante queste giornate, in particolar modo oggi.

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    Per l’evento abbiamo preso in considerazione due tipologie di ricerca la prima vedeva gli hashtag #2popesaints #2papisanti #papisanti (nato nel corso della giornata di oggi), e poi dall’altra abbiamo preso in considerazione #canonizzazione #canonization #canonisation. Da quello che ne è venuto fuori la ricerca guidata da #2popesaints è quella che ha visto  il maggior numeri di tweets e di contenuti condivisi quindi tra Twitter, per la maggior parte dei casi, Instagram, abbastanza, e Facebook, molto poco. Anche per la seconda valgono le stesse proporzioni. Stiamo parlando di un evento che si è prolungato per la maggior parte su due giornate, vissuto e condiviso interamente dalle persone che erano a Roma, quindi questo spiega come il Mobile superi il desktop, ma lo vediamo meglio più avanti.

    Le ricerche le abbiamo avviate nella mattina di ieri e abbiamo visto come con il passare delle ore sui social media aumentava progressivamente il numero dei messaggi e dei contenuti condivisi, un flusso crescente che non si è fermato neanche durante la notte. La prima ricerca ha totalizzato 85.332 tweets (numero che sarà suscettibile di variazioni a seconda dell’inizio della ricerca), da 18.700 utenti, con un reach (il numero di utenti effettivamente raggiunti) di 56.346.000 e con Impressions (il numero di volte in cui il messaggio viene propagato) di 573.863.300. Il picco di tweet lo si è registrato alle 10, precisamente tra le 10 e le 11, proprio nel momento in cui Papa Francesco ha recitato la formula con cui dichiarava santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, momento in cui si sono totalizzati 19.417 tweets. Stesso momento di picco anche per l’altro monitoraggio, quello guidato da #canonizzazione, con 3.852 tweets.

    2popesaints Keyhole picco tweets

    L’altra ricerca ha totalizzato 18.500 tweets da 10,752 utenti con un reach di 45.831.000 e 147.354.000 di impressions. Possiamo pensare di unire i due risultati? La risposta sarebbe sì, in pratica la ricerca è stata divisa anche per il numero limitato a disposizione. Quindi se proviamo a sommare i due ceppi di ricerca il risultato è di 103.832 tweets.

    Dai dati estrapolati, il 51% degli utenti è uomo e il 49% è donna e hanno twittato da Mobile per la maggior parte. Nello specifico, Android 29%, iPhone 26,8% (che insieme fanno già il 55,8%) e 26,3 da desktop.

    Gli account @PCCS_VA (Consiglio Pontificio per la Comunicazione Sociale) e @vaticano_news (Sala Stampa del Vaticano) sono stati molto attivi e piazzano i tweet più condivisi:

    Questo, sempre tra i più condivisi, è quello dell’agenzia AP:

    E ancora:

    Molto attivo anche Antonio Spadaro, direttore della rivista “La Civiltà cattolica”, scrive anche si Wired, che ha raccontato anche la veglia che si è tenuta nella notte tra sabato e domenica nelle chiese di Roma, iniziando con questo tweet:

    Tra i vari tweets non manca certo l’ironia. Eccone alcuni:


    A fine giornata:

    Come abbiamo detto all’inizio, Facebook non produce risultati soddisfacenti e come se non bastasse, nella mattinata di oggi si verifica un nuovo #FacebookDown che blocca le attività sul social network per diverse ore.

    Su Instagram i post sono 3.400 da 1.800 utenti, con 295.000 il reach e 1 milione di impressions. Tra i più condivisi:

    Questo è quanto abbiamo cercato di raccogliere, grazie ancora alla piattaforma Keyhole che ce lo ha permesso, a sottolineare che i Social Media hanno giocato un ruolo importante in questo evento straordinario, di portata storica, comunque la si pensi. Volevamo dare una misura di questa grande portata sui Social Media e di certo questo evento va annoverato tra quelli in cui le nuove tecnologie hanno giocato un ruolo fondamentale. Ovviamente siamo aperti a qualsiasi critica, puntualizzazione  e richiesta su questi dati, ma ci piacerebbe sapere cosa ne pensate voi di questo evento.

    (image cover credits: ansa.it)

  • Il nuovo profilo di Twitter da oggi disponibile per tutti, ma sa di già visto

    Il nuovo profilo di Twitter da oggi disponibile per tutti, ma sa di già visto

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    E finalmente da oggi è disponibile il nuovo profilo di Twitter per tutti gli utenti. Quello che nelle scorse settimane era solo per pochi, da oggi gli utenti Twitter hanno la possibilità di toccare con mano il nuovo layout. Twitter punta dunque a coinvolgere di più i propri utenti, visto che da una recente ricerca il 44% non scrive neanche un tweet

    Il nuovo layout grafico dei profili di Twitter era molto atteso e da oggi, dopo una fase di test condotta su pochi utenti, è disponibile davvero per tutti gli utenti. Quindi quella che era un’idea di cui vi abbiamo parlato appena un paio di mesi fa era davvero la nuova veste grafica dei profili di Twitter. E quindi buona parte di quelle impressioni avute ad un primo sguardo, rimangono anche adesso toccandole con mano. E cioè che la prima sensazione è di avere davanti un qualcosa di già visto da qualche altra parte. Certo la somiglianza con Facebook è molto evidente, ma la vera sensazione è quella di avere davanti niente di particolarmente innovativo, sono state inglobate idee già usate, senza introdurre qualcosa di originale.

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    Adesso si ha la possibilità di personalizzare l’immagine dell’intestazione che fa da copertina al nuovo stile grafico del profilo, niente di nuovo insomma. L’immagine profilo viene spostata in basso a sinistra per metà incastonata nell’immagine di intestazione e di fianco a questa si ha il menù con tutte le informazioni: tweet complessivi, immagini e video caricati, following, followers, preferiti e liste. A sinistra del menù si trovano i suggerimenti su chi seguire. Nella parte immediatamente sotto all’immagine profilo ci sono le informazioni dell’utente, dove viene aggiunto stavolta anche il mese e anno in cui ci si è iscritti. La sezione centrale, la propria timeline dalla quale è possibile monitorare i propri tweet e le risposte, vede come novità quella di poter mettere in evidenza nella parte superiore un tweet, quello che ritenete sia per voi importante, lo potrete poi sostituire quando volete. Alta novità è che adesso i tweet che ricevono un engagement superiore risulteranno facilmente individuabili, più grandi rispetto agli altri. E infine, da oggi è possibili filtrare i tweet con queste opzioni: tweets, weets con foto/video, tweets e risposte.

    Anche lo schema grafico dei singoli menù ricorda molto qualcosa di già visto, ma al di là di queste veloci impressioni, resta il fatto che Twitter ha bisogno di coinvolgere di più i propri utenti, mantenendoli sulla piattaforma e soprattutto fare in modo che siano più attivi nella creazione di contenuti, viso che un recente studio ha rivelato che il 44% degli utenti non ha scritto neanche un tweet. Sarà interessante vedere quali effetti, se li avrà, provocherà il nuovo layout grafico.

    Intanto, voi che ne pensate? Vi piace il nuovo stile?