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  • Pick1 annuncia oggi una nuova partnership con SurveyMonkey

    Pick1 annuncia oggi una nuova partnership con SurveyMonkey

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    Pick1, la startup italiana con sede a San Francisco, ha annunciato oggi una nuova patnership con SurveyMonkey. La collaborazione consentirà un rafforzamento nella capacità di offrire analisi sui social media in tempo reale

    Ecco una bella notizia che riguarda una delle startup italiane più interessanti. Stiamo parlando di Pick1 che oggi ha annunciato una nuova partnership con SurveyMonkey, azienda leader per quanto riguarda i sondaggi online. Da questa collaborazione nascerà una forte integrazione tra i sondaggi e le opinioni raccolte attraverso i social media, in sostanza i sondaggi potranno in questo modo raccogliere risultati in tempo reale, grazie proprio alla possibilità di accedere a questi strumenti.

    SurveyMonkey è lieta di annunciare la nuova partnership con PICK1 , che ci consentira di aggiungere anche i dati dai social media ai dati raccolti attraverso i sondaggi . Questa integrazione offrirà ai clienti una migliore comprensione del “chi” grazie alle risposte ai sondaggi”, ha affermato oggi Kate Brennan, Director of Business Development di SurveyMonkey

    Con l’integrazione tra PICK1 e SurveyMonkey, l’operazione di abbinare le opinioni dei clienti con le informazioni contestualizzate in tempo reale, è resa molto più semplice”, ha affermato Paolo Privitera, AD di PICK1. “Grazie ai potenti strumenti per i sondaggi di SurveyMonkey, combinati con le nostre profonde analisi sociali e con la capacità di remarketing e retargeting, creare una piattaforma unica, uno strumento facile e veloce da implementare per i clienti che vogliono sapere di più su chi c’è dietro la loro indagine”.

    La partnership consentirà quindi a chiunque volesse andare ad indagare l’atteggiamento dei clienti verso un prodotto o servizio, oppure a chi volesse misurare il grado di soddisfazione dei clienti, di ottenere dei risultati che conterranno anche le opinioni raccolte attraverso i social media. E il risultato lo si ottiene grazie alla piattaforma Pick1 che attinge da oltre 200 social data points, da una dozzina di fonti, incluse Facebook, Twitter, LinkedIn e Google+, e che consente di conoscere la vostra audience nel lungo periodo, fare delle offerte, attivare azioni di retargeting e di remarketing, tutto in tempo reale.

    Ricordiamo che Pick1 nel 2012 ha ricevuto un importante round di finanziamenti del valore di 1 milione di dollari da finanziatori che comprendevano Oliver Fogel, ex amministratore delegato di Telefonica Cile; Jordi Ferrer, ex Head of Digital a TNS Global; Wilson Pais, Head of Innovation di Microsoft e Gonzalo Begazo, ex Direttore Finanziario di Google. 535 mila dollari del finanziamento provenivano da Chile Global Angels, grazie anche al fatto che nel 2012 Pick1 vinse Startup Chile.

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  • Per Renzi è boom sui Social Media. E ora insidia Beppe Grillo

    Per Renzi è boom sui Social Media. E ora insidia Beppe Grillo

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    Da quando Matteo Renzi è diventato Presidente del Consiglio il suo consenso in rete e sui social media è migliorato nettamente, a tal punto da insidiare Beppe Grillo. E’ questo il risultato che viene fuori dalla ricerca di Blogmeter attraverso il tool “Social Analytics”. Il premier su Facebook supera Berlusconi e Vendola; su Twitter si avvicina al leader del MoVimento 5 Stelle

    A pensarci bene forse il risultato non è poi così sorprendete, infatti Renzi ha sempre avuto buona cura della comunicazione sul web e sui social media, in particolare. Ma da quando è diventato Presidente del Consiglio ha migliorato considerevolmente il suo consenso anche in rete. E lo dimostra l’analisi fatta da Blogmeter attraverso il suo tool Social Analytics, la quale evidenzia come dallo scorso febbraio, Renzi è riuscito a guadagnare posizioni sia su Nichi Vendola, che su Silvio Berlusconi. Entrambi sono stati superati per numero di fan tanto che ora Renzi è il secondo politico più seguito su Facebook con oltre 624.000 fan.  Infatti su Facebook rimane primo Beppe Grillo che negli anni ha saputo costruire una rete di oltre un milione e mezzo di sostenitori. Il suo profilo genera qualcosa come 282.000 interazioni al giorno, mentre il Presidente del Consiglio si ferma a 10.000. E’ evidente che Renzi deve incrementare l’uso del social network più usato in Italia se vuole davvero superare il leader del MoVimento 5 Stelle.

    E Beppe Grillo anche su Twitter vanta il maggior numero di follower, 1,4 milioni contro i 980.000 di Renzi, ma dalla sua parte il Presidente del Consiglio ha la velocità con la quale sta crescendo il suo seguito, di gran lunga superiore.  Parliamo di circa 5.000 follower in più al giorno, contro i 1.300 di Grillo. Matteo Renzi primeggia per la sua capacità di coinvolgere gli utenti di questo social network. Mediamente ogni giorno riesce a stimolare 14.200 interazioni (menzioni, retweet, reply, favorites) contro le 5.300 di Grillo.

    Il suo tweet più virale, che ha ottenuto circa 19.000 interazioni, era una stoccata proprio al suo avversario politico:

    Allora, che ne pensate di questi dati? E come giudicate voi la comunicazione di Renzi?

     

  • LinkedIn non è ancora uno strumento di Comunicazione. E in futuro?

    LinkedIn non è ancora uno strumento di Comunicazione. E in futuro?

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    Una recente indagine di AxiCom Italia, una delle più importanti società di consulenza e comunicazione in Europa, ci offre uno spaccato su come giornalisti, operatori della comunicazione e blogger usino i Social Media per comunicare. Ne viene fuori che tra questi canali, LinkedIn si presta meno alla comunicazione, ma per il futuro le premesse sono buone

    I Social Media sono strumenti per comunicare e questo crediamo sia un concetto ormai acquisito. Ma questi strumenti non vanno considerati tutti allo stesso modo, ognuno di essi ha delle particolarità, delle caratteristiche che lo rendono perfetto per certi scopi e meno adatto per altri. Se inquadriamo il tema che vogliamo proporvi oggi da questo punto di vista, allora diventerà più semplice il motivo che sta alla base dell’indagine che AxiCom Italia, una delle più importanti agenzie di comunicazione e consulenza in Europa, ha voluto condurre nel nostro paese. L’indagine è stata effettuata tra operatori del settore, giornalisti e blogger che usano per le loro strategie di comunicazioni online questi strumenti. LinkedIn, tra i social media è forse lo strumento che più presenta caratteristiche particolari che lo rendono il social network professionale certamente più diffuso. Ma LinkedIn è uno strumento di interazione orientato al business networking, di conseguenza presenta alcuni limiti che dall’indagine risultato essere superabili nel prossimo futuro.

    Come sappiamo, la condivisione delle informazioni attraverso i SOcial Media favorisce, in questo conteso, ma non solo, l’interazione tra gli addetti del settore e conferisce valore aggiunto alla comunicazione agevolando il dialogo tra i professionisti, che sono, anche, utenti finali e potenziali clienti. L’affidabilità e l’attendibilità di canali come LinkedIn ben si prestano a veicolare determinati tipi di contenuti, avvalorati dal network di professionisti e di esperti di settore.

    In Italia, LinkedIn mostra ancora alcuni freni e non è ancora utilizzato appieno come strumento effettivo di comunicazione. Dalla ricerca, emergono tuttavia differenti opportunità. L’82% degli intervistati possiede un account LinkedIn, che utilizza regolarmente (60%). Tra questi, il 39% usa questo canale non solo per networking e avere visibilità dei propri contatti professionali (66%), ma come fonte di contenuti e spunti per la propria attività professionale, superando chi usa questo strumento per opportunità di lavoro (28%). Inoltre, emerge che il network di relazioni su LinkedIn non è composto solo da contatti personali e altri professionisti della comunicazione, ma anche da account aziendali (39%) e opinion leader (22%). Solo una minoranza (14%) considera questo canale non ancora maturo in Italia, mentre il 38% ha fiducia che si tratti solo di una questione di tempo.

    Oltre alla possibilità di interazione con l’azienda e altri professionisti (77%) e al contatto preferenziale con le imprese (63%), le pagine LinkedIn aziendali offrono come valore aggiunto nei confronti di stampa, blogger e altri utenti professionisti la possibilità di dialogo con operatori ed esperti del settore (50%), oltre che contenuti su misura (36%). Tra i contenuti ritenuti più interessanti emergono i punti di vista di esperti aziendali (74%), documenti in anteprima (52%), articoli a tema e news (30%).

    La qualità delle pagine e dei gruppi su LinkedIn esistenti è valutata sufficiente dal 57% dei partecipanti, annoverando tra i principali difetti e carenze la scarsa interazione (39%), la mancanza di aggiornamenti e di reattività nelle risposte (35%) e l’assenza di contenuti locali (30%). C’è quindi margine di miglioramento nella gestione di queste risorse, con un focus sulla qualità dei contenuti e un occhio di riguardo alla reattività e all’aggiornamento delle pagine, in modo da offrire un reale valore aggiunto agli utenti.

    Proseguendo con i dati dell’indagine, il 42% segue pagine aziendali LinkedIn in qualità di membro o moderatore, ma quasi la metà degli intervistati (47%) afferma di utilizzare ogni tanto le pagine LinkedIn come fonte. Emerge la convinzione che le aziende, specialmente se B2B, dovrebbero utilizzare LinkedIn per comunicare secondo il 69% dei partecipanti (e il 30% ritiene che questo sia valido anche per le aziende B2C).

    [dropcap]L[/dropcap]a comunicazione si evolve e i social media diventano uno strumento di comunicazione aziendale integrato sempre più diffuso e attendibile. In particolare LinkedIn, non solo nella considerazione di professionisti ed utenti, ma anche da parte di giornalisti e addetti della comunicazione,” afferma Chiara Possenti, country manager di AxiCom Italia. “I canali social di questo tipo possono essere utilizzati anche per facilitare lo scambio di informazioni all’interno di comunità chiuse. Articoli di esperti del settore, analisi di mercato, punti di vista tagliati su misura per il proprio audience, informazioni aziendali aggiornate e contenuti esclusivi possono valorizzare l’immagine aziendale e posizionarla al meglio per offrire valore anche a chi fa comunicazione.”

    E’ evidente che LinkedIn presenta dei limiti, ma sono limiti insiti alla natura stessa della piattaforma e siamo comunque d’accordo con l’idea che siano superabili. Ma c’è da dire anche che LinkedIn per certe acquisizioni come Pulse, ad esempio, avvenuta lo scorso anno, venne criticato in quanto stava forse orientandosi a diventare una media company che non a rimanere una business networking company. LinkedIn per sua stessa natura è un social network quindi uno strumento di comunicazione a pieno titolo. Certo, va adeguato al contesto che lo caratterizza, quindi la comunicazione che si fa attraverso questo canale va differenziata rispetto a quella che si attiva attraverso altri mezzi. Ma, detto questo, non vi è dubbio che LinkedIn abbia tutto l’interesse ad estendere i propri limiti, adottando strumenti di comunicazione più aperta con l’obiettivo di raggiungere nuovi utenti, l’importante è che modifichi la sua natura.

    Allora, che ne pensate voi utenti di LinkedIn di questa indagine? Anche voi riscontrate dei limiti? Raccontateci le vostre opinioni tra i commenti.

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  • Nella classifica dei Top Brands di Febbraio 2014 domina la Juventus [Infografica]

    Nella classifica dei Top Brands di Febbraio 2014 domina la Juventus [Infografica]

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    Eccoci di nuovo al consueto appuntamento con cui osserviamo quali brand si sono distinti nel mese precedente, grazie alla classifica Top Brands di Febbraio 2014, realizzata da Blogmeter. E il brand che si è distinto di più è quello di Juventus FC, forte su Twitter, mentre su Facebook si registra la buona performance di PaesiOnLine

    Ritorna la classifica dei Top Brands su Facebook e su Twitter questa volta relativamente alle performance dei brand nel mese di Febbraio 2014, realizzata da Blogmeter. Grossa novità, che riguarda questa rilevazione e le successive, è che da questo mese non vengono più contemplati i brands legati al settore di Media, per i quali Blogmeter ha già realizzato una classifica dedicata che debutta proprio in questi giorni: la “Facebook & Twitter Top Media Brands, Febbraio 2014“.

    Un dato che va subito sottolineato, in relazione alla classifica che brand che si sono distinti al meglio su Facebook e su Twitter, è che, come già notato in altre classifiche dei mesi scorsi, anche nel mese di Febbraio 2014 a trainare l’engagement sono lo sport, calcio in particolare, il settore della Pubblica Amministrazione e anche il settore del Turismo. Ma vediamo meglio i risultati della ricerca che trovate riassunti anche nell’infografica in basso.

    I profili presi in esame, oltre 2.800, sono relativi ad aziende che sui social network si rivolgono esclusivamente ad un pubblico italiano e che in totale hanno prodotto nel mese ben 31 milioni di interazioni.

    Su Facebook la pagina che ottiene il maggior interazioni, in rapporto ai fan, è quella di PaesiOnline (portale che fornisce servizi per il turismo) con una media di 146 interazioni giornaliere per ogni mille fan. La pagina ottiene i migliori risultati in termini di coinvolgimento grazie proprio alla pubblicazione di foto suggestive del patrimonio paesaggistico e culturale del nostro paese, nonostante più dell’80% dei post in effetti non sono altro che link i quali risultano meno redditizi in termini di coinvolgimento effettivo, ma risultano anche necessari per trainare traffico sul portale. Serie A TIM si piazza in seconda posizione con 88,2 interazione ogni mille fan, e oltre 1,6 milioni di fan. Nel mese di Febbraio 2014 è la brand page (non media) che produce più interazioni in assoluto a febbraio: ben 3,8 milioni, oltre a essere tra le più attive con circa 47 post pubblicati ogni giorno. In terza posizione si piazza la pagina della Lega Nazionale Dilettanti con 79 interazioni ogni mille fan. Vale la pena segnalare, in quinta posizione, la pagina della community per studenti Scuolazoo che supera il milione di fan ed è terza per numero di interazioni totali nel mese: 1,3 milioni.

    Su Twitter si nota la forte impronta dei brand legati al mondo dello sport. In prima posizione troviano quindi @JuventusFC che fa il vuoto dietro sé con oltre 200 mila interazioni ed un picco di engagement fatto registrare il 2 febbraio in occasione della vittoria contro l’Inter. Segnaliamo il sesto posto ottenuto dal profilo della Federazione Italiana Rugby con 56 mila interazioni nel mese, sesto brand per engagement anche su Facebook; un exploit riconducibile soprattutto all’interesse generato dal torneo Sei Nazioni, con un picco di engagement il 1 febbraio in occasione della gara d’esordio contro il Galles.

    Adesso vediamo i Brand che crescono di più. Su Facebook è Swarovski il brand che riesce ad attrarre il maggior numero di nuovio fans: oltre 100 mila fan (specie a ridosso di S.Valentino). Segue la pagina di meteo.it con più di 83 mila nuovi fan, crescita dovuta in gran parte alle condizioni climatiche, specie alle grandi piogge che hanno investito grandi centri urbani e anche la città di Roma. Su Twitter ritroviamo la Juventus che domina la classifica con picchi di engagement ottenuti in occasione delle tante vittorie in campionato che la confermano la squadra di calcio più seguita in Italia sui social network. Da segnalare il profilo della Camera dei Deputati, presente anche nella classifica di engagement, che guadagna la maggior parte dei 13 mila nuovi follower tra il 25 e il 26 febbraio, in occasione del voto di fiducia dato al governo Renzi.

    La pagina di PosteMobile si conferma anche nel mese di Febbraio 2014 la più veloce nel rispondere alle richieste degli utenti con un tempo di attesa medio di 7 minuti (calcolato h. 24, 7 giorni su 7) e 162 post degli utenti soddisfatti. Seguono la pagina di Wind, con oltre 2 mila richieste soddisfatte e un’attesa media di soli 11 minuti e quella di 3 Assistenza Clienti con 1.180 risposte e un response time di 34 minuti. TIM invece vanta il maggior numero di risposte in assoluto, oltre 2.800, ma un response time di 2 ore e 5 minuti gli vale solo il nono posto. Su Twitter guida la classifica sui tempi di risposta infoAtac, da ormai qualche mese a questa parte, con un response time di 9 minuti per 1.276 risposte, seguita da Wind con 1.149 risposte e una media di 10 minuti di attesa e FSNews con 815 risposte e 26 minuti di response time. da segnalare i profili di Roma Capitale (attivo soprattutto per l’emergenza maltempo del 2 febbraio) e della Polizia di Roma Capitale, quest’ultimo presente anche all’ottavo posto tra i brand più engaging di Twitter.

    E, infine, vediamo qual è stato il post e il tweet più coinvolgente del mese. Il post su Facebook che ottiene maggiore coinvolgimento degli utenti è quello della Juventus che celebra la vittoria per 3 a 1 nella partita contro l’Inter. Mentre su Twitter, sempre in occasione dello stesso match di campionato, l’account ufficiale, @JuventusFC, condivide in tempo reale la scenografia operata dai tifosi prima del calcio di inizio:

     

    Allora, che ne pensate di questa classifica? Raccontateci tra i commenti le vostre opinioni.

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  • Twitter innovativo come strumento, ma conservatore nelle opinioni

    Twitter innovativo come strumento, ma conservatore nelle opinioni

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    Un recente studio, ad opera di Fei Xiong e Liu Yun della Beijing Jiaotong University, pubblicato sulla rivista Chaos, della AIP Publishing, American Institute of Physics, ha evidenziato che sulla base del monitoraggio di 6 milioni di conversazioni fatte a 140 caratteri, gli utenti tendono ad essere più conservatori

    Se vi state chiedendo se Twitter con i suoi 241 milioni di utenti e i 500 milioni di tweets al giorno sia in grado di plasmare le opinioni degli utenti, allora questa ricerca realizzata da due ricercatori, Fei Xiong e Liu Yun, della Beijing Jiaotong University e pubblicata sulla rivista Chaos appartenente alla AIP PublishingAmerican Institute of Physics, potrebbe fornirci qualche utile informazione. Perchè a quanto pare, giusto per dare una estrema sintesi della ricerca, prima di vederla in maniera più ampia, gli utenti su Twitter sono in grado di far girare informazioni e opinioni in maniera elevata, ma più che cambiare la loro di opinione tendono a essere più conservatori, impegnandosi però a cercare di modificare le idee degli altri sulla base della propria. Insomma, si tende ad essere più conservatori come atteggiamento, nonostante si utilizzi uno strumento all’avanguardia.

    aip-publishing-ricerca-twitter opinioniL’indagine dei due ricercatori è stata realizzata analizzando qualcosa come 6 milioni di tweets, di conversazioni (utilizzando le API), nel classico stile distintivo dei 140 caratteri, e portata avanti nei primi 6 mesi del 2011. Il campione più ampio all’inizio, è stato pi ridotto sulla base dei temi monitorati. L’analisi delle conversazioni è stata condotta seguendo come argomenti “iPhone 4” e “blackberry“, cercando di vedere l’evoluzione nel tempo delle stesse conversazioni, analizzandone anche il sentiment. Prima di passare a vedere cose ne è venuto fuori, è importante sottolineare, quanto già rilevato dagli stessi ricercatori, che questo tipo di ricerca risulta essere molto utile tanto per candidati politici tanto per le aziende, per comprendere come si evolvono le opinioni degli utenti sui Social Media.

    Allora cosa ha scoperto lo studio? Il risultato è che le opinioni degli utenti su Twitter evolvono molto rapidamente, all’interno di un ordine nel quale un parere risulta essere dominante e nel classico stile da social media, questo parere dominante su tutti gli altri, si rafforza man mano, grazie agli “endorsements” di gruppi sempre più vasti, e così facendo tendono ad essere più influenti. Ma dominante in questo caso non significa più capace di ottenere consenso, infatti la ricerca sottolinea proprio questo aspetto, ossia che anche l’opinione più forte in quel momento non è in grado di mettere tutti d’accordo. E, aspetto se vogliamo ancora più interessante della ricerca, è che quando gli utenti, che la pensano in maniera diversa e quindi in modo minoritario, si trovano di fronte a queste opinioni dominanti, ecco che non sono in grado grado di cambiare la loro di opinione. Altro aspetto rilevante, di questa interessante ricerca, è che gli utenti di Twitter tendono più a cercare di cambiare le opinioni altrui piuttosto che cambiare la propria.

    I due ricercatori, infine, ritengono che, nonostante la ricerca sia un po’ datata, questa si riveli comunque oggi molto utile per le due categorie a cui facevamo riferimento prima, ossia candidati politici e aziende e che comunque oggi possa essere migliorata integrando nuovi algoritmi per l’analisi sentiment. Dunque attraverso questa ricerca appare utile capire come si possa stimolare le opinioni e cercare di modificarle, ove queste risultassero, dalla semplice raccolta dei dati, irremovibili. Quindi sarebbe utile mettere in campo strategie rivolte proprio a questo, e vale sia per i candidati politici che per le aziende.

    Se volete consultare appieno la ricerca, allora andate su questo link e troverete tante informazioni utili

    Allora che ne pensate di questa analisi? Anche voi siete soliti a mantenere la vostra opinione quindi tendenzialmente conservatori o siete invece più aperti? Raccontateci la vostra esperienza tra i commenti.

    (cover image credits: © designaart via Fotolia)

     

     

  • Anche Kevin Bacon sarà al prossimo Festival of Media Global 2014 di Roma

    Anche Kevin Bacon sarà al prossimo Festival of Media Global 2014 di Roma

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    Dal 6 all’8 Aprile il Festival of Media Global 2014 si terrà a Roma e sarà presente anche Kevin Bacon, attore pluripremiato e “king of connestions. Il festival è l’occasione per esplorare le tendenze globali nell’ambito del content marketing, dei dati, della tecnologia indossabile e del mobile. Tra i relatori manager di Johnson&Johnson, Net-a-Porter, Twitter e Forbes

    Il Festival of Media Global sta per arrivare, si terrà infatti da domenica 6 a martedì 8 Aprile a Roma, presso il Rome Cavalieri Hotel. Il festival quest’anno sarà focalizzato sia su tecnologia, innovazione e strategie che rendono l’industria dei media più connessa che mai, sia sulle previsioni per il futuro ed il radicale cambiamento prodotto proprio dalle nuove tecnologie. All’evento sarà presente anche Kevin Bacon, famoso attore e “king of connections”, che offrirà il suo punto di vista verso le sfide globali che ci attendono.

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    E proprio nel 2014 compie 20 anni il suo “SixDegrees of Kevin Bacon” forse il primo esempio di fenomeno sociale il cui concetto, basata su un gioco ma poi diventato una vera e propria teoria considerata anche da Google nel suo graph individuando proprio il “bacon number”, stabilisce che tra due persone sulla terra esistono almeno sei livelli di conoscenza.

    Insieme a Bacon ci saranno anche:

    • Kimberly Kadlec, worldwide VP global marketing group, Johnson&Johnson – “Empowered Consumers”
    • Craig Hepburn, global director, social media and digital of Nokia – “Media Directors Forum”
    • Lewis D’Vorkin, chief product officer, Forbes – “Content Disruptors”.

    Bacon, Kadlers e gli altri relatori condurranno dunque sessioni dedicate alle principali tendenze attuali nell’ambito dei media, dai contenuti ai little e big data, dal futuro della pubblicità in un mondo ‘multischermo’, alla tecnologia indossabile, al native advertising e al programmatic buying, solo per citare alcune tematiche.

    Inoltre Bob Pittman, fondatore di MTV e attuale CEO di Clear Channel Communication terrà una conversazione con Charlie Crowe, presidente del Festival of Media, durante la quale ci darà la sua visione del futuro dei media e del ruolo che la tecnologia sta giocando nel trasformare le comunicazioni.

    Abbiamo risposto al rapido cambiamento di passo e alla crescita dell’industria offrendo il programma più ampio e diversificato mai proposto, con un maggior numero di relatori per coprire i temi più impellenti nell’ambito dei media, dal content marketing al native advertising fino alla tecnologia indossabile. Guardiamo inoltre al futuro, esaminando tendenze, strategie ed elementi di rottura che stanno ridisegnando il settore.” – dice Crowe – “Non soltanto l’evento di quest’anno è più ampio e approfondito, ma la nuova location, il format e il programma, forniranno ai partecipanti numerose opportunità, non solo di apprendimento ma anche di business nell’ambito di un industria dei media più globale e tecnologicamente interconnessa che mai.”

    La tre giorni si preannuncia ricca di  spunti e di temi da affrontare e vi segnaliamo anche altre interessanti presentazioni come quelle:

    • “Social TV” – Steve Haskar, president, global product leadership, Nielsen
    • “Playing with Data” – David Collet, director, Perform/OPTA assieme a Riccardo Nasuti, digital content manager, AS Roma Football Club
    • “Commerce, Loyalty& the Mobile Future” – Sarah Watson, group mobile manager Net-a-Porter
    • “Stories From the Future” – Sergio Bertolucci, director for research and scientific computing, CERN

     Nel corso delle conferenze, un panel di giudici, scelti fra le personalità di punta del settore, esaminerà le 19 categorie dei Festival of Media Global Awards 2014. A guidare la giuria ci sarà Sameer Singh, VP of global media per GlaxoSmithKline. Tra gli altri giudici possiamo citare Venky Balakrishnan, global vice president for marketing innovation di Diageo e Tom Gill, global media director di Heineken International.

    Gli Awards di quest’anno prevedono inoltre quattro nuove categorie, per premiare il meglio dell’industria dei media: The Best Content Creation Award, Consumer Research Award, The Data Innovation Award, The Retail Award.

    Il Festival of Media Global è organizzato da Csquared ed è l’unico evento dedicato all’industria dei media, riconosciuto per la sua capacita di unire le figure di più alto profilo e i senior decision makers da tutto il mondo dell’advertising, dei media e del marketing.

    Potete seguire tutti gli aggiornamenti sul sito ufficiale dell’evento e anche attraverso l’account twitter @FestivalOfMedia. Hashtag da seguire è #FOMG14.

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  • Ecco i migliori strumenti per gestire i Social Media [Infografica]

    Da G2 Crowd, piattaforma di recensione di software per il business, ecco una classifica che elenca quelli che sulla base di 350 recensioni sono risultati essere i migliori strumenti per gestire i Social Media. Leader di questa classifica è Hootsuite, definito anche il miglior strumento per la customer satisfaction

    Gli addetti ai lavori, ma anche semplici utenti, sanno certamente cosa significa gestire i social media, lavoro non facile di certo, ma per fortuna esistono sul mercato validi strumenti che aiutano nella gestione e nelle varie pubblicazioni da trattare. E siccome ne esistono tanti, spesso ci si chiede quale sia quello più affidabile, quello che riesce meglio a soddisfare certe esigenze. Difficile dare una risposta precisa anche perchè molti di questi strumenti hanno raggiunto un livello di qualità e affidabilità molto alto nel tempo, però riuscire ad avere qualche suggerimento, qualche consiglio, come si sa, non fa mai male. E quindi risulta più opportuno sapere che esiste una piattaforma online, in versione beta, che si chiama G2 Crowd sulla quale gli utenti possono recensire vari software orientati al business. Qualche giorno fa G2 Crowd ha rilasciato i risultati, sulla base di 350 recensione degli utenti su The Grid il motore specifico attraverso cui sono state raccolte le recensioni, di quelli che sono stati classificati come i migliori software per gestire i Social Media. I prodotti presi in considerazione erano 13.

    HootSuite, tool che non ha bisogno certo di presentazione, è risultato essere recensito come strumento Leader con una valutazione alta anche per quanto riguarda la customer satisfaction (96% di soddisfazione); poi altro tool ben recensito è TweetDesk, anch’esso menzionato come Leader. Poi ci sono strumenti come Sprout Social (9o%), GroSocial (90%), AgoraPulse (91%) e Sendible (59%) definiti “High Performers“, nel senso che hanno ricevuto alti punteggi di soddisfazione del cliente, ma hanno ricevuto punteggi inferiori su altri livelli di considerazione.

    Come certamente saprete, molti dei tools per gestire i social media offrono anche possibilità di monitoraggio e di analisi dei dati insieme alle funzionalità classiche legate alla pubblicazione di contenuti. E dunque, nel complesso, coloro che hanno recensito i vari tools hanno espresso l‘81% di soddisfazione per quanto concerne le caratteristiche di “social marketing” delle piattaforme di gestione dei social media. Gli utenti hanno poi dichiarato di essere molto soddisfatti per quanto riguarda le funzionalità di condivisione, l’88% ha espresso pareri positivi; mentre sono meno soddisfatti delle funzionalità alla social advertising, lamentando le possibilità ristrette che offrono i tools di gestione presi in esame, solo il 70% sostiene di essere soddisfatto.

    Nell’infografica in basso vedete altri punti evidenziati dalle recensioni e notate che quelli che sono “altamente raccomandabili” sono HootSuite, GroSocial e AgoraPulse.

    E voi quali strumenti utilizzate? Fateci sapere la vostra esperienza in merito e se condividete questo risultati e scriveteci tra i commenti.

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    (cliccate l’immagine per ingrandirla)

  • Ecco quanto è digitale il Vino italiano [Infografica]

    Ecco quanto è digitale il Vino italiano [Infografica]

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    Oggi, grazie alla ricerca di FleishmanHillard Italia, una delle più importanti società di comunicazione, conosciamo la classifica riguardo alla presenza online delle prime 25 aziende vinicole selezionate per fatturato. Si evidenzia più quantità che qualità sui social network; ancora poco sfruttato l’e-commerce

    L’ultima volta che ci siamo occupati di vino e digital è stato un paio di anni fa con una ricerca che mirava a scoprire quali fossero i luoghi digitali che più parlavano di vino, scoprendo che sui social network se ne parlava poco. Oggi ritorniamo sull’argomento, con dati aggiornati, grazie alla ricerca di FleishmanHillard Italia, una delle più importanti società di comunicazione a livello mondiale, che ha analizzato, fino al novembre 2013, la presenza e le attività online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato, secondo l’ultima indagine annuale condotta da Mediobanca (aprile 2013). Stiamo parlando di un settore strategico per l’economia del nostro paese e vale quasi 9 miliardi di fatturato annuo.

    Le caratteristiche che sono subito risultate evidenti è che, rispetto alla ricerca a cui facevamo riferimento prima, sui social network si registra molta più quantità che qualità, infatti la maggior parte delle aziende vinicole usa i social media ma poche badano alla cura dei contenuti; e che in questa ricerca le aziende vinicole prese in esame devono ancora lavorare molto in ottica storytelling, attività necessaria per raccontarsi e farsi conoscere meglio, e resta molto da fare in ottica e-commerce, ancora poco sfruttato. Buono invece l’approccio al Mobile. Va detto che non mancano casi di eccellenza, ma l’impressione è che ancora molto si deve fare per “digitalizzare” al meglio il settore del vino.

    [dropcap]Q[/dropcap]uesta ricerca evidenzia il dinamismo e la capacità di cambiamento del settore vinicolo italiano. Tuttavia il processo di digitalizzazione è ancora di fase di consolidamento e per ora il comparto sembra essere più caratterizzato dalla quantità che dalla qualità, pur non mancando casi di eccellenza”, ha commentato Alessandra Fremondi, Senior Consultant e responsabile dell’area Food&Beverage di FleishmanHillard Italia. “Le principali opportunità che vediamo sono rappresentate da strategie di comunicazione basate su un adeguato storytelling, dall’e-commerce e, soprattutto in ottica esportazione, dalla capacità di rispondere alle peculiarità digital dei diversi mercati, inclusi motori di ricerca e social network”.

    L’analisi, svolta sia su parametri qualitativi che quantitativi delle principali società del settore del vino Made in Italy, ha messo in luce il primato online della Compagnia De’ Frescobaldi, seguita da Masi Agricola, Mezzacorona, Gruppo Santa Margherita e P. Antinori.

    In basso potete vedere la classifica completa delle 25 aziende vinicole analizzate, mentre in basso potrete consultare l’infografica con tutti gli altri dati.

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    Altri caratteri salienti che la ricerca ha evidenziato riguardano i siti aziendali e da questo punto di vista si è notato che:

    • quasi tutte le aziende hanno compreso l’importanza della fruizione del sito da dispositivi mobili, non dimenticando che, secondo i più recenti dati rilasciati da Iab Italia, oggi il 41% della popolazione attiva su Internet accede non solo da pc ma anche da terminali diversi, smartphone e tablet;
    • l’ottimizzazione dei siti (Search Engine Optimization), che consente di comparire tra le prime pagine nei motori di ricerca, è un elemento che ad oggi resta solo parzialmente sviluppato dalle aziende. Infatti, solo la metà dei siti analizzati ha un Google PageRank soddisfacente, e il numero di link-in che rimandano ai siti è ancora piuttosto esiguo;
    • resta invece quasi del tutto non presidiata, con solo 1 azienda sulle 25 considerate, la disponibilità sul sito corporate di un servizio di e-commerce direttamente gestito dalla società.

    Per quanto riguarda l’approccio ai Social Media, l’indagine evidenzia che:

    • le aziende vinicole prese in esame hanno in buona parte mosso i primi passi verso il mondo social, mostrando in generale una buona presenza sulle principali piattaforme. Dal punto di vista quantitativo, in testa alla classifica dei social network è presente Facebook, utilizzato da 17 aziende su 25, seguito subito dopo da YouTube con 15 aziende e solo in terza posizione da Twitter, usato da 11 aziende;
    • l’analisi quantitativa ha inoltre dimostrato che le potenzialità di Pinterest e Instagram, i due social network più giovani e dove l’immagine ha un ruolo fondamentale, vengono sfruttate in minima parte, essendo canali ad ora presidiati soltanto dal 28% del campione preso in esame (7 aziende su 25);
    • l’analisi qualitativa focalizzata sulla frequenza di aggiornamento ha invece evidenziato che solo il 64% delle aziende analizzate ha pubblicato un post sulla propria pagina Facebook nell’ultima settimana presa in considerazione; in Twitter, nel 99% dei casi l’ultimo tweet è invece avvenuto negli ultimi sette giorni. Infine, nel canale YouTube del 34% delle aziende vinicole l’ultimo video risale agli ultimi 6 mesi presi in esame.

    Volendo fare qualche considerazione conclusiva, abbiamo già evidenziato la poca qualità dell’uso dei social media da parte delle aziende vinicole e di conseguenza è necessario rivolgere maggiore attenzione ai contenuti, quindi è necessario pianificare una strategia adeguata che dia modo di aprire alla conversazione con gli utenti, dando spazio al coinvolgimento. Non basta soltanto esserci, come più volte vogliamo ricordare, ma è necessario saper usare i social media, alimentando la conversazione e l’engagement avendo cura dei contenuti. Meglio cominciare a considerare le grandi opportunità che possono offrire al settore social network come Pinterest e anche Instagram, sfruttando le caratteristiche del “visual storytelling”. Le immagini oggi giocano un ruolo importante e le aziende che producono vino da questo punto di vista hanno molto da raccontare. E sarebbe opportuno cominciare a considerare la presenza anche su social network come QZone (Cina) e VKontakte (Russia), per aprirsi ad un pubblico sempre più internazionale.

    E’ opportuno anche ottimizzare la propria presenza sul web, in ottica di ottimizzazione sui motori di ricerca. Da questo punto di vista è necessario dedicarsi alla creazione di contenuti che siano ottimizzati e, se possibile, meglio cominciare a considerare l’ottimizzazione in ottica di internazionalizzazione, guardando a motori di ricerca come Yandex, definito il Google russo, e anche a Baidu (Cina).

    Infine, l’e-commerce è un fattore altamente strategico per un settore come quello del vino. Di conseguenza, detto anche banalmente, è opportuno che i siti aziendali delle aziende vinicole abbiano al loro interno un’implementazione che consenta agli utenti di poter acquistare online. Al di là di tutte le considerazioni che si possono fare, giuste e opportune, mettere in pratica una prima soluzione come quella delineata migliorerebbe di molto la situazione offrendo alle aziende nuove opportunità di crescita, senza trascurare l’alto ritorno in termini di immagine.

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  • La King Digital sbarca a Wall Street: mossa vincente o una nuova Zynga?

    La King Digital sbarca a Wall Street: mossa vincente o una nuova Zynga?

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    Stando a guardare i numeri, la casa madre di “Candy Crush Saga” dovrebbe quotarsi immediatamente: nel 2011 aveva un fatturato di 63,9 milioni di dollari, chiude invece il 2013 con 567,6 milioni di utili! Tuttavia la londinese King Digital ha il 78% del suo fatturato concentrato nell’app delle caramelle e potrebbe dunque subire un arresto nella crescita proprio dopo l’entrata in borsa, nel caso Candy Crush lo subisse

    Tratto personalmente temi economici che ricadono sul quotidiano delle persone. Tuttavia, analizzando nel dettaglio il prossimo sbarco a Wall Street di King Digital Entertainment, non vedo cambiamenti per gli amici che utilizzano tutti i giorni l’app delle caramelle. E’ interessante però chiedersi quanto possa durare la parabola ascendente della società londinese, per farsi una opinione nell’acquisto delle azioni.

    In base agli utili fatti da King Digital, la sua offerta d’acquisto potrebbe attestarsi intorno ai 500 milioni di dollari, ed arrivare poi intorno ad un valore tra 1 e 5 miliardi. Ci si chiede come possa una società, conosciuta solo per una applicazione che muove caramelle, arrivare tanto in alto. Ma partiamo col mettere sul piatto che dal 2011 ad oggi il fatturato della società è cresciuto del 2842%.

    Questo dato nasce proprio grazie alla creazione di Candy Crush, la quale permette l’interazione del Social durante il Gaming; nasce grazie a colori brillanti che ti attaccano allo schermo così come alla voglia di competizione insita nell’essere umano. Candy Crush può infatti essere condiviso con i propri amici su Facebook, si possono chiedere aiuti per superare i livelli e la sfida non è quindi solo contro lo smartphone.

    I numeri che è riuscita a portare a casa King Digital sono spaventosi: stiamo parlando di 1 miliardo di partite giocate e 93 milioni di utenti unici al giorno!

    E ovviamente la matrice “utenti (93 milioni) * partite (1 miliardo)” genera altro enorme fatturato da quei piccoli .89 cents che di tanto in tanto vengono chiesti per passare quel livello, distruggere quella caramella o avere quell’attrezzo speciale.

    Tuttavia, come suggerivo ad inizio articolo, la King Digital Entertainment ricorda l’esperienza già vissuta degli investitori con Zynga (produttori di Farmville) che, finito l’entusiasmo per l’orto tra i profili di Facebook, subirono un tracollo sul titolo del 70% circa. Il problema per la King potrebbe chiamarsi ancora Candy Crush, non avendo diversificato a dovere i loro sforzi: basti pensare che il secondo titolo in download del gruppo fa “15 milioni di utenti unici * 100 milioni di partite/giorno”. Passato il momento di questo gioco, e si sa quanto in fretta corrano i tempi oggi, King digital potrebbe trovarsi quotata in borsa senza avere più il suo cavallo di battaglia in campo a combattere.

    zynga candy crush

    Il rischio che un investitore si porta a casa è quindi davvero importante e nel caso sia l’unico investimento fatto forse decisamente troppo.

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  • Ecco come usano Twitter i neo ministri del #governorenzi [Infografica]

    Ecco come usano Twitter i neo ministri del #governorenzi [Infografica]

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    Il #governorenzi, dopo aver ottenuto la fiducia al Senato la notte scorsa, si appresta oggi a ottenere la fiducia alla Camera. E per questa occasione IQUII ha realizzato una infografica che ci offre un quadro completo di come i neo ministri usino Twitter. Renzi è il più seguito, ma speriamo che da oggi tutti lo trasformino in strumento per dialogare

    Da ieri il nuovo #governorenzi ha ottenuto la fiducia al Senato. Un governo che, con l’Italia ancora lontana dal 2.0 visto il dato raccapricciante del 34% dei cittadini che non ha mai utilizzato internet (dati Eurostat), dovrebbe in realtà puntare su di una burocrazia accessibile, comprensibile e veloce per migliorare le condizioni dei cittadini stessi.

    Io, da cittadina, mi immagino l’agenda digitale come un Google Calendar pubblico dal quale poter seguire le vicissitudini dei ministri che stanno facendo le mie veci.

    Ora, poiché questa è un mio desiderio non [ancora] attuabile [Google pensaci tu!], ad oggi il vero canale aperto nell’interazione cittadino-politico è effettivamente solo Twitter. I numeri dicono che sarà difficile avere i ministri come follower, ma che indubbiamente gli account sono seguiti dai ministri stessi o da loro team. Renzi utilizza addirittura una interessante combinazione: Hangout live [una videoconferenza in diretta da Google+] mentre sul suo tablet scorrono veloci i tweet ai quali risponde. Ad alcuni anche scrivendo!

    E allora, difficoltà nel farsi sentire a parte, ecco che IQUII propone una interessante infografica che analizza proprio questo rapporto tra politica e cittadini.

    I dati raccolti si riferiscono alla data del 23 Febbraio 2014, quindi potrebbero subire qualche variazione con il passare del tempo, ma il quadro è ottenuto interrogando le API di Twitter. Come era prevedibile Matteo Renzi, oggi Presidente del Consiglio, è il più seguito del governo con 857 mila followers (ed è anche il più “anziano” essendo sbarcato su Twitter nel 2009). Dopo il passaggio di ieri in Senato, si appresta oggi ad affrontare la Camera dei Deputati per ottenere la fiducia; le operazioni dovrebbero chiudersi in serata.

    Tra i più seguiti, dopo Renzi, segue Angelino Alfano (su Twitter dal 2010), Ministro degli Interni, anche se molto distaccato dall’ex sindaco di Firenze, con 165 mila followers; dietro di lui si piazza Dario Franceschini (anche lui su Twitter dal 2009) con 119 mila followers ed infine Maurizio Lupi, con 71 mila followers.

    L’attuale Ministro degli Esteri, Federica Mogherini (su Twitter dal 2012), è il ministro con più following, seguendo ben 7.384 utenti; a ruota poi Roberta Pinotti, Ministro della Difesa, seppur ben distanziata, con poco più di mille utenti seguiti. Il ministro che segue meno utenti di tutti è Maria Elena Boschi, infatti ne segue solo 29.

    Tra i ministri che twittano di più, Roberta Pinotti (su Twitter dal 2010) è quella che lo fa di più infatti si piazza in prima posizione con 6.911 tweets, segue poi Maurizio Lupi (arrivato su Twitter nel 2011), con quasi 6 mila tweets.

    E di cosa parlano i neo ministri del #governorenzi? L’indagine di IQUII ha preso in esame gli ultimi 100 tweets dei neo ministri ed è venuto fuori che una delle parole più presenti è “ST”, ossia “staff”. Seguono poi “governo”, “lavoro”, “legge”, “paese” e “Renzi”. Si capisce come il “lavoro” sia il tema centrale di questo nuovo governo. È altrettanto evidente che buona parte di questi account non sono gestiti direttamente dai ministri, ma da un team che lo fa per loro.

    Sarebbe bello se alla prossima occasione quelle due lettere scomparissero: il dialogo coi cittadini risulterebbe aperto, diretto e proficuo. Alternativamente l’account urlerebbe come un megafono pensieri e idee con le quali è impossibile confrontarsi. Verrebbe meno il significato stesso di poter utilizzare strumenti come Twitter per interagire e dibattere con i propri followers.

    Di seguito l’infografica completa:

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