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  • Le interazioni su Twitter sono più positive di quelle su Facebook

    Le interazioni su Twitter sono più positive di quelle su Facebook

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    Un recente studio condotto da Converseon, social media agency statunitense, ha rivelato che i Social Media consentono ai brand di avere con i propri utenti di riferimento interazioni più positive. Tra i social media, Twitter è quello che permette ai brand di avere conversazioni più positive di quelle che avvengono invece su Facebook

    Di fronte a questo recente studio di Converseon, social media agency statunitense, non si può non fare riferimento ad uno dei capisaldi del marketing contemporaneo che caratterizza il Social Media Marketing. E cioè che

    I Mercati sono Conversazioni (Cluetrain Manifesto, 1-6, ed. 1999)

    Un assioma che si ritrova pienamente in questa ricerca che ha analizzato, nei primi tre mesi di quest’anno, 2.500 interazioni con 20 brands leader di mercato a livello globale. Abbiamo sempre sostenuto che le conversazioni, il modo di entrare in contatto coi i propri utenti di riferimento, sia sui Social Media il passaggio fondamentale sui cui poggia l’intera strategia. Certo, non è facile e conosciamo bene quali siano le difficoltà che le aziende incontrano nell’aprirsi al proprio pubblico di riferimento, e sappiamo anche che spesso sono i grandi marchi che meglio riescono da questo punto di vista. Ma, detto questo, lo studio si rivela comunque interessante e offre spunti e indicazioni importanti, per i marketers, ossia coloro i quali sono chiamati a organizzare e a mettere in pratica le strategie, e anche per i brand stessi, grandi e piccoli che siano.

    Lo studio, in sostanza, rivela che il 55% delle interazioni su Twitter hanno un carattere positivo, mentre il 25% è neutro e il 20% sono negative. Mentre su Facebook le interazioni positive sono di meno, cioè il 49%, quelle neutre sono il 32% e quelle negative sono, anche qui, il 20%. Google+ si piazza nel mezzo, infatti le interazioni positive sono il 53%, quindi 2 punti percentuali in meno da Twitter, quelle neutre sono il 29% e quelle negative sono il 18%, il dato più basso tra i tre principali social network. In basso il grafico realizzato da eMarketer e dedicato alla ricerca.

    social media interazioni eMarketer

    Da notare che le conversazioni tendono ad essere positive o neutrali e solo un quinto di esse tende ad essere negativo.

    Quindi questo studio ci rivela un dato importante e cioè che i brand sui Social Media devono aprirsi alle conversazioni con i propri utenti, affrontare i dibattiti sulle varie piattaforme, senza mai snobbarli, anzi. Questi stessi momenti di conversazioni sono per definizione, momenti di crescita e di miglioramento per le aziende. E i dati positivi sulle interazioni ne sono la chiara dimostrazione. Certo, di errori se ne commettono e sono sotto gli occhi di tutti, ma se non ci si apre fino in fondo, allora il rischio di sbagliare è sempre dietro l’angolo.

    Allora, che ne pensate di questa ricerca? Quali sono state le vostre esperienze in questi senso? Raccontatecelo!

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  • Come usare i Social Media nella maniera corretta [Formazione]

    Come usare i Social Media nella maniera corretta [Formazione]

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    Aprire e gestire una pagina Facebook, scrivere un tweet in modo corretto, confezionare un pin accattivante. Saranno questi gli argomenti che verranno trattati nel prossimo- “Social Media Lab, Laboratorio pratico di Facebook, Twitter, LinkedIn e Pinterest”- che si terrà a Bologna il prossimo 15 e 16 Maggio 2014, e che vi consentiranno di usare i Social Media nella maniera corretta

    Molto spesso si pensa, sbagliano, che usare i Social Media sia semplice. Come molto spesso si è portati, ad esempio, a pensare che scrivere un tweet sia una cosa semplicissima. E invece no, anche lo scrivere in 140 caratteri, per quanto possa sembrare banale, facile non è. Questi è solo un esempio di come alle volte si pensa di improvvisare piuttosto che riflettere su un uso corretto che certamente può aiutare a rendere decisamente più efficace ciò che si vuole trasmettere. Altrimenti si rischia solo di sprecare tempo e risorse e di ottenere nulla.

    Ecco che torna utile, ma molto utile, il prossimo Social Media Lab, Laboratorio pratico di Facebook, Twitter, LinkedIn e Pinterest, che si terrà a Bologna in due giornate, 15 e 16 Maggio, presso Noetica, centro di formazione molto attivo su questi temi. Il corso vuole essere un’occasione per affrontare questi temi da un punto di vista pratico, ossia che consenta ai partecipanti di mettere davvero le mani dentro a questi strumenti per imparare ad usarli al meglio. Verranno affrontati dunque tutti gli aspetti che permettono di aprire, gestire e promuovere efficacemente gli spazi aziendali e i profili amministratori, imparando a gestire in maniera professionale i social network.

    Il corso, che si sviluppa in un arco di 16 ore di aula, si rivolge a tutti coloro che desiderano approfondire l’uso, la conoscenza e le funzionalità dei social network. Docente delle due giornate sarà Angelo Valenza, uno dei giovani professionisti più preparati su questi temi.

    Ovviamente ci sarà spazio per le esercitazioni che verteranno su:

    • Analisi di una fan page aziendale
    • Redazione di un post vincente su Facebook
    • Scrittura di un tweet
    • Esercitazioni su Linkedin e Pinterest

    Per le due giornate saranno forniti a tutti i partecipanti le slides del corso, la sitografia e la bibliografica. Per maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione potete seguire questo link. E ricordate che se portate con voi un amico o un collega, la seconda iscrizione è scontata del 50%.

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  • Tranquilli, nessun encomio: Twitter non è morto

    Tranquilli, nessun encomio: Twitter non è morto

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    Un articolo apparso su The Atlantic “A Eulogy for Twitter”, “Encomio per Twitter”, sta facendo molto discutere su quale sarà il futuro della piattaforma a 140 caratteri, in evidenti difficoltà. Twitter non sparirà, ma dovrà certamente rivedere subito il suo modello, per non smarrirsi.

    Quando si parla di “encomio” di fatto si narrano e si esaltano le gesta di personalità di fronte ad un vasto pubblico. Ecco, The Atlantic ha fatto l’encomio di Twitter di fronte al grande pubblico che è la Rete con il post “A Eulogy for Twitter“, elencando le gesta, le caratteristiche che hanno reso celebre la piattaforma da 140 caratteri, ma sostanzialmente sostenendo la tesi che Twitter non sia più la piattaforma che tutti abbiamo conosciuto, sta cambiando e rischia di sparire, per come lo abbiamo appunto conosciuto e apprezzato fino ad oggi. Per quello che ci riguarda, non siamo molto d’accordo con questa idea. Twitter non è morto, anzi, come si direbbe in questi casi, “è vivo e lotta insieme a noi!”.

    Tutto il dibattito sul futuro di Twitter, val la pena di riepilogarlo, è nato con lo sbarco della società a Wall Street e con i primi numeri finanziari che si sono succeduti. Numeri che evidenziavano un calo nella crescita degli utenti e un aumento delle perdite, nonostante i ricavi si siano sempre dimostrati superiori alle attese.

    Twitter, è abbastanza evidente, ma anche questo va più volte sottolineato, non è Facebook e, forse non lo sarà mai, nel senso che non riuscirà mai ad emulare la forza del più grande social network che si manifesta in tanti modi. Ma ha comunque una sua forza, una sua specificità che ha reso possibile che un piattaforma basta su 140 caratteri riuscisse addirittura ad arrivare a Wall Street. E il vero problema sta proprio in questo passaggio.

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    Tutti voi ricorderete lo sbarco in borsa di Facebook, grande entusiasmo al debutto, ma nel giro di poche settimane il titolo crollò vistosamente arrivando a toccare anche i 17 dollari per azione, di fatto un fallimento. Inoltre, man mano che si sbloccavano stock di azioni, anche gli stessi manager di Facebook vendevano le proprie azioni. Sembrava una sorta “salviamoci prima che la barca affondi!”. Ma non era così, in effetti.

    Facebook si era messa sul mercato, aveva degli investitori che chiedevano cambio di strategia, di seguire una strada che fosse orientata a marginalizzare prima possibile, senza aspettare troppo. E chiedere questo ad una società che sbarca in Borsa senza un vero modello di business, ma sostanzialmente con un’operazione esclusivamente finanziaria, è al quanto rischioso, quindi suscettibile di variazioni repentine. A quel punto Zuckerberg e i suoi danno ascolto agli investitori, cambiano strategia e i risultati ce li abbiamo di fronte ai nostri occhi, oggi. Titolo oltre il 67 dollari e una capitalizzazione forte da mettere Facebook tra le aziende più potenti del mondo.

    Più o meno la stessa cosa sta succedendo a Twitter. Necessita e subito di una strategia che soddisfi le richieste degli investitori, per chiarirci, sono quelli che ci mettono i soldi, e quindi vogliono vedere i frutti e subito, perchè loro sono abituato così.

    Ma, tornando a quanto si diceva prima, Twitter non è Facebook. Negli ultimi mesi, nel tentativo di rincorrere la strategia ottimale e soddisfare gli investitori, Twitter ha adottato misure che hanno quasi disorientato la (piccola) community, andando verso modelli già visti. Già piccola community, perchè Twitter non ha gli utenti di Twitter. Dagli ultimi dati sono “solo” 255 milioni gli utenti attivi e le visualizzazioni sulla timeline stanno calando.

    Secondo Dick Costolo, CEO di Twitter, “le visualizzazioni risentono delle recenti modifiche“. Bene, allora caleranno di più perché di altre modifiche ci sarà bisogno per cercare di trattenere più a lungo gli utenti sulla piattaforma e invitarli ad essere più attivi, se è vero come è vero che il 44% degli utenti non ha scritto neanche un tweet!

    Per non parlare, anche se di fondamentale importanza, della strategia da sviluppare, e che sta partendo, per aumentare i profitti via advertising. MoPub sarà molto utile via mobile per aumentare le entrate, anche se bisogna davvero vedere se i numeri saranno quelli di cui si parla.

    Twitter è una piattaforma complessa ad un primo sguardo, non è facile orientarsi subito, questo è evidente. non è una piattaforma “generalista”. Ed evidente che, sempre ad un primo sguardo non è facile orientarsi in un fiume in piena come è la timeline, con un flusso di messaggi in 140 caratteri che ti investe e ti trascina via, se non hai un minimo di nozioni su come funzione e su cosa bisogna fare appena arrivati. Molti vedono Twitter come fosse un “notiziario”, arrivano e si limitano solo a leggere le notizie, e poi vanno via. Vanno alla ricerca di piattaforme “più coinvolgenti”.

    È questo che dovrà fare Twitter: essere più coinvolgente, per usare una parola che piace molto ai marketers “be more engaging“, da engagement, la parola d’ordine per eccellenza.

    E come fa una piattaforma come Twitter che ha puntato molto (anche in modo inconsapevole) sulla immediatezza e sulla velocità, a conciliare i tempi per un maggiore engagement? Semplice, rallentando, modificando e adattando tutta la piattaforma a dinamiche più adatte a trattenete gli utenti. Non c’è altra soluzione. Se non quella che vogliono Twitter come già morto! Niente di più falso.

    The Atlantic sostiene che “Twitter ha cambiato il social pubblishing come Aol ha cambiato il modo delle email, solo che ora nessuno ha più un account su Aol”. Di fatto lo ritiene spacciato, ma Twitter non sparirà, anzi, riuscirà a trovare un nuovo modello e saprà rialzarsi. Forse, ne siamo certi, scontenterà qualcuno, ma ricordiamoci che stiamo parlando di aziende che devono fare profitti. Ora più di prima.

  • Ecco come si forma un contenuto virale sui Social Media [Ricerca]

    Un recente studio condotto da alcuni ricercatori della Yale University e della Università di Madrid ha scoperto il modo attraverso il quale un contenuto, un’informazione, diventa virale sui Social Media. Il metodo addirittura permette di prevedere un contenuto di tendenza fino a due mesi prima

    Come si fa a rendere un contenuto virale? Come fa un’informazione ad essere condivisa da migliaia di utenti sui social media, al punto da diventare argomento di tendenza globale? e soprattutto, come si fa ca capirlo prima? Sicuramente questo è uno di quegli argomenti che tutti, siano essi semplici utenti o aziende, vorrebbero sapere per far girare il più possibile le proprie informazioni e raggiungere quindi un elevato numero di persone. Alle volte un contenuto diventa virale perchè ha la suo interno degli elementi i quali purtroppo non sono spesso replicabili e soprattutto non vi è mai l’assoluta certezza che quel contenuto possa davvero poi raggiungere davvero tutti. E allora vale la pena scoprire il metodo elaborato dai ricercatori della Yale University insieme a quelli della Università di Madrid attraverso il quale è possibile anche prevedere fino a due mesi prima la viralità di un dato contenuto. Il metodo può essere davvero utile per comprendere avvenimenti politici, i comportamenti dei consumatori, addirittura potrebbe rivelarsi utile anche in un contesto sanitario.

    Come sappiamo bene, data la grossa mole di informazioni che ad oggi circola sui Social Media ad una velocità sostenuta, è dunque ben difficile riuscire a fare qualche previsione sulla effettiva viralità di un contenuto. I ricercatori hanno concentrato le loro ricerche su un ristretto campione di utenti servendosi di Twitter per meglio individuare quegli utenti, meglio, gruppi di utenti, che fungessero da “sensori”, ossia quegli utenti che sono in grado poi di avviare alla diffusione globale del contenuto. I ricercatori volevano comprendere come il contenuto si sviluppasse verso il centro e come poi lo stesso si diffondesse verso gli altri utenti. Quindi una volta individuati gli utenti, definiti “sensori”, sarebbe poi stato utile monitorare come essi twittavano o conversavano con altri utenti, un procedimento che i ricercatori definiscono “sensor hypothesis“.

    Allora, per sei mesi, nel 2009,  sono stati monitorati contenuti e conversazioni su Twitter. Si è partiti con una rete di utenti di 40 milioni connessa con 1,5 miliardi di “follows”, poi in maniera casuale da questi hanno selezionato piccoli gruppi di utenti centrali, con almeno una persona che li seguisse, e sono stati creati quindi i gruppi di monitoraggio. In sostanza lo studio dimostra il modello dei “piccoli gruppi di amici” è la chiave per l’effettiva diffusione esplosiva di un contenuto e che quindi permette di prevedere la viralità di hashtag, almeno 9 giorni prima. Quindi sono gli individui “sensori” la chiave di tutto. Il modello permette quindi di rilevare che ogni utente ha in media 25 followers che a loro volta hanno 422 followers.

    La ricerca fornisce anche alcuni “prove” a sostegno della effettiva validità di questo modello. Ad esempio, attraverso questo metodo i ricercatori sono stati in grado di prevedere fino a due mesi prima l’effettiva viralità di #Obamacare come tendenza globale su Twitter, e tre mesi prima che diventasse la keyword più ricercata su Google. Il metodo può essere utilizzato anche in tempo reale e implementato anche su diverse aree geografiche.

    Questo metodo a questo punto può risultare di importanza rilevante in una prima analisi degli umori sui social media rispetto ad argomenti di natura politica, economica, sociale, come dicevamo prima utile anche a capire l’atteggiamento dei consumatori. Ma sarebbe utile anche in un contesto sanitario, come per esempio dare delle risposte immediate rispetto a epidemie o altre malattie.

    Insomma, il metodo dei “sensori” ci darà modo di capire l’effettiva portata virale dei contenuti. E voi cosa ne pensate di questa ricerca?

  • La Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II sui Social Media

    La Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II sui Social Media

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    La Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II è stato un evento straordinario per il fatto di avere due papi santi nello stesso giorno canonizzati dai due papi viventi, Papa Francesco e Papa Benedetto XVI. Ma è stata anche la prima canonizzazione raccontata sui Social Media e vediamo insieme qualche dato

    Due papi santi nella stessa giornata è un fatto straordinario, non era infatti mai accaduto. Come non era mai accaduto che a canonizzarli fossero due papi viventi come Papa Francesco e Papa Benedetto XVI. Un evento che da qualsiasi punto di vista lo si guardi è eccezionale. Si stima che oggi in Piazza San Pietro ad assistere alla Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II ci fossero poco meno di 1 milione di persone, una marea di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo arrivata in parte già nei giorni precedenti. Ma quello che vogliamo fare oggi e provare a vedere, come di solito facciamo di fronte a grandi eventi come questi, come sono stati raccontati e visti attraverso i Social Media. A vedere l’esito di questa nostra piccola ricerca e di come ci si è arrivati, non si esagera a dire che questa è stata la prima vera Canonizzazione raccontata anche attraverso i Social Media. Quindi la tecnologia anche in una circostanza come questa è stata utile per permettere ai tanti che volessero raccontare e condividere i momenti più intensi di questa giornata. E lo abbiano in effetti verificato usando la piattaforma Keyhole che ci ha permesso di seguire le conversazioni. Va anche detto che la Diocesi di Roma ha messo in piedi una vero piano di comunicazione sui Social Media usando in particolar modo Twitter, Facebook e Instagram e lanciando l’hashtag ufficiale #2popesaints che farà da colante a tutti gli altri che poi hanno preso coro durante queste giornate, in particolar modo oggi.

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    Per l’evento abbiamo preso in considerazione due tipologie di ricerca la prima vedeva gli hashtag #2popesaints #2papisanti #papisanti (nato nel corso della giornata di oggi), e poi dall’altra abbiamo preso in considerazione #canonizzazione #canonization #canonisation. Da quello che ne è venuto fuori la ricerca guidata da #2popesaints è quella che ha visto  il maggior numeri di tweets e di contenuti condivisi quindi tra Twitter, per la maggior parte dei casi, Instagram, abbastanza, e Facebook, molto poco. Anche per la seconda valgono le stesse proporzioni. Stiamo parlando di un evento che si è prolungato per la maggior parte su due giornate, vissuto e condiviso interamente dalle persone che erano a Roma, quindi questo spiega come il Mobile superi il desktop, ma lo vediamo meglio più avanti.

    Le ricerche le abbiamo avviate nella mattina di ieri e abbiamo visto come con il passare delle ore sui social media aumentava progressivamente il numero dei messaggi e dei contenuti condivisi, un flusso crescente che non si è fermato neanche durante la notte. La prima ricerca ha totalizzato 85.332 tweets (numero che sarà suscettibile di variazioni a seconda dell’inizio della ricerca), da 18.700 utenti, con un reach (il numero di utenti effettivamente raggiunti) di 56.346.000 e con Impressions (il numero di volte in cui il messaggio viene propagato) di 573.863.300. Il picco di tweet lo si è registrato alle 10, precisamente tra le 10 e le 11, proprio nel momento in cui Papa Francesco ha recitato la formula con cui dichiarava santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, momento in cui si sono totalizzati 19.417 tweets. Stesso momento di picco anche per l’altro monitoraggio, quello guidato da #canonizzazione, con 3.852 tweets.

    2popesaints Keyhole picco tweets

    L’altra ricerca ha totalizzato 18.500 tweets da 10,752 utenti con un reach di 45.831.000 e 147.354.000 di impressions. Possiamo pensare di unire i due risultati? La risposta sarebbe sì, in pratica la ricerca è stata divisa anche per il numero limitato a disposizione. Quindi se proviamo a sommare i due ceppi di ricerca il risultato è di 103.832 tweets.

    Dai dati estrapolati, il 51% degli utenti è uomo e il 49% è donna e hanno twittato da Mobile per la maggior parte. Nello specifico, Android 29%, iPhone 26,8% (che insieme fanno già il 55,8%) e 26,3 da desktop.

    Gli account @PCCS_VA (Consiglio Pontificio per la Comunicazione Sociale) e @vaticano_news (Sala Stampa del Vaticano) sono stati molto attivi e piazzano i tweet più condivisi:

    Questo, sempre tra i più condivisi, è quello dell’agenzia AP:

    E ancora:

    Molto attivo anche Antonio Spadaro, direttore della rivista “La Civiltà cattolica”, scrive anche si Wired, che ha raccontato anche la veglia che si è tenuta nella notte tra sabato e domenica nelle chiese di Roma, iniziando con questo tweet:

    Tra i vari tweets non manca certo l’ironia. Eccone alcuni:


    A fine giornata:

    Come abbiamo detto all’inizio, Facebook non produce risultati soddisfacenti e come se non bastasse, nella mattinata di oggi si verifica un nuovo #FacebookDown che blocca le attività sul social network per diverse ore.

    Su Instagram i post sono 3.400 da 1.800 utenti, con 295.000 il reach e 1 milione di impressions. Tra i più condivisi:

    Questo è quanto abbiamo cercato di raccogliere, grazie ancora alla piattaforma Keyhole che ce lo ha permesso, a sottolineare che i Social Media hanno giocato un ruolo importante in questo evento straordinario, di portata storica, comunque la si pensi. Volevamo dare una misura di questa grande portata sui Social Media e di certo questo evento va annoverato tra quelli in cui le nuove tecnologie hanno giocato un ruolo fondamentale. Ovviamente siamo aperti a qualsiasi critica, puntualizzazione  e richiesta su questi dati, ma ci piacerebbe sapere cosa ne pensate voi di questo evento.

    (image cover credits: ansa.it)

  • Il nuovo profilo di Twitter da oggi disponibile per tutti, ma sa di già visto

    Il nuovo profilo di Twitter da oggi disponibile per tutti, ma sa di già visto

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    E finalmente da oggi è disponibile il nuovo profilo di Twitter per tutti gli utenti. Quello che nelle scorse settimane era solo per pochi, da oggi gli utenti Twitter hanno la possibilità di toccare con mano il nuovo layout. Twitter punta dunque a coinvolgere di più i propri utenti, visto che da una recente ricerca il 44% non scrive neanche un tweet

    Il nuovo layout grafico dei profili di Twitter era molto atteso e da oggi, dopo una fase di test condotta su pochi utenti, è disponibile davvero per tutti gli utenti. Quindi quella che era un’idea di cui vi abbiamo parlato appena un paio di mesi fa era davvero la nuova veste grafica dei profili di Twitter. E quindi buona parte di quelle impressioni avute ad un primo sguardo, rimangono anche adesso toccandole con mano. E cioè che la prima sensazione è di avere davanti un qualcosa di già visto da qualche altra parte. Certo la somiglianza con Facebook è molto evidente, ma la vera sensazione è quella di avere davanti niente di particolarmente innovativo, sono state inglobate idee già usate, senza introdurre qualcosa di originale.

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    Adesso si ha la possibilità di personalizzare l’immagine dell’intestazione che fa da copertina al nuovo stile grafico del profilo, niente di nuovo insomma. L’immagine profilo viene spostata in basso a sinistra per metà incastonata nell’immagine di intestazione e di fianco a questa si ha il menù con tutte le informazioni: tweet complessivi, immagini e video caricati, following, followers, preferiti e liste. A sinistra del menù si trovano i suggerimenti su chi seguire. Nella parte immediatamente sotto all’immagine profilo ci sono le informazioni dell’utente, dove viene aggiunto stavolta anche il mese e anno in cui ci si è iscritti. La sezione centrale, la propria timeline dalla quale è possibile monitorare i propri tweet e le risposte, vede come novità quella di poter mettere in evidenza nella parte superiore un tweet, quello che ritenete sia per voi importante, lo potrete poi sostituire quando volete. Alta novità è che adesso i tweet che ricevono un engagement superiore risulteranno facilmente individuabili, più grandi rispetto agli altri. E infine, da oggi è possibili filtrare i tweet con queste opzioni: tweets, weets con foto/video, tweets e risposte.

    Anche lo schema grafico dei singoli menù ricorda molto qualcosa di già visto, ma al di là di queste veloci impressioni, resta il fatto che Twitter ha bisogno di coinvolgere di più i propri utenti, mantenendoli sulla piattaforma e soprattutto fare in modo che siano più attivi nella creazione di contenuti, viso che un recente studio ha rivelato che il 44% degli utenti non ha scritto neanche un tweet. Sarà interessante vedere quali effetti, se li avrà, provocherà il nuovo layout grafico.

    Intanto, voi che ne pensate? Vi piace il nuovo stile?

  • Sono Facebook e Pinterest i leader Social Referral, bene Google+

    Sono Facebook e Pinterest i leader Social Referral, bene Google+

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    Shareaholic ha diffuso i dati relativi alle principali fonti di traffico nel primo trimestre del 2014. E si evince che Facebook è saldamente la prima fonte di traffico e Pinterest si conferma al secondo posto e in gran forma. Buone notizie per Google+ che cresce e supera LinkedIn. Timida crescita quella di Twitter

    Come ben sapete, questo è un periodo in cui si tracciano i primi bilanci di questo 2014 in termini finanziari, importanti per sapere l’andamento delle compagnie quotate in borsa. Ma Shareaholic, seguendo questa stregua, ci fornisce i dati relativi alle principali fonti di traffico in questi primi tre mesi dell’anno per capire effettivamente quali e quanto incidono sul traffico di un sito web. Shareaholic aggiorna il suo studio periodicamente e si basa su dati raccolti da oltre 300 mila siti, di diverse tipologie, che raggiungono ogni mese più di 400 milioni di utenti complessivi.

    Ebbene tra gli otto esaminati, Facebook rimane leader ormai incontrastato, Pinterest si conferma seconda fonte di traffico e continua a crescere, e Google+ comincia a dare qualche segnale importante. Questo in sintesi il resoconto della studio, ma vediamo qualche dettaglio.

    social-media-report-Apr-14-stats1 - social referral

    Facebook

    Il social network per eccellenza continua a confermarsi leader in fatto di social referral, quindi come principale fonte di traffico. Nel periodo Dicembre 2013 – Marzo 2014 fa registrare una crescita del 37,65%, passando dal 15,44% al 21,25%. Un risultato che nonostante i problemi legati ai recenti, e continui, cambiamenti dell’algoritmo con il conseguente calo di visibilità delle pagine su Facebook, questa è la conferma che Facebook è ancora forte.

    Pinterest

    Pinterest non è più una sorpresa, ma è una realtà solida e lo confermano questi dati che lo vedono in crescita nell’ultimo trimestre come fonte di traffico. Negli ultimi tre mesi è passato da 4,8% al 7,1% facendo registrate il secondo tasso di crescita tra tutti gli altri: +48,36%.

    social-media-traffic-report-Apr-14-graph1

    Twitter

    Twitter ormai da tempo è in calo o comunque fa registrare risultati molto timidi come quelli visti in questo ultimo trimestre. Negli ultimi 90 giorni è passato da 1,12% al 1,14, complessivamente la crescita è del 1,6%. Numeri comunque molto piccoli e che lo vedono adesso tallonato anche da StumbleUpon che invece cresce del 15%, portandosi molto vicino a Twitter.

    Google+

    Google+ fa finalmente registrare numeri positivi e riesce addirittura a superare LinkedIn in questa classifica. La sua crescita in questi ultimi tre mesi è quantificabile in +52,4%. Un numero importante ma la quota rimane ancora molto bassa, infatti G+ è passato da 0,05% di Dicembre 2013, al 0,08 di Marzo 2014. Ma è comunque un risultato positivo che potrebbe segnare un inizio di crescita costante e magari già nei prossimi mesi si potrebbero vedere numeri più consistenti.

    Male LinkedIn e YouTube

    E sono LinkedIn e YouTube quelli che fanno registrare le peggiori performance del periodo. Il social business network, che ha da poco raggiunto i 300 milioni di utenti, perde il 20,8% di traffico referral in soli tre mesi, adesso ha una quota pari allo 0,04% ed è ultimo di questa classifica. Peggio fa YouTube che in tre mesi perde il 52,4% e la sua quota adesso è dello 0,09%.

    Insomma, questi dati ci danno comunque un quadro di ciò che riguarda il traffico referral e bisogna dire che poi vale anche verificare caso per caso. Ma complessivamente questa è la situazione e ci piacerebbe sapere cosa ne pensate e se anche voi riscontrare almeno quest proporzioni. Fateci sapere il vostro parere.

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  • Il WWF lancia la campagna #LastSelfie e si affida a Snapchat

    Il WWF lancia la campagna #LastSelfie e si affida a Snapchat

    Il WWF per sensibilizzare i giovani sulle specie animali in via d’estinzione ha deciso di puntare sui Social Media, in special modo su Snapchat, app molto popolare tra i giovani. La campagna, denominata #LastSelfie, è stata realizzata da Grey, agenzia americana, e al momento è attiva solo per la Turchia e la Danimarca

    Il WWF, la più grande organizzazione al mondo per la salvaguardia della natura, ha deciso di lanciare una nuova campagna, #LastSelfie, e di puntare su Snapchat, applicazione mobile molto usata dai giovani. L’idea di puntare su Snapchat è motivata dal fatto che la campagna punta a sensibilizzare i giovani sulle specie animali che ad oggi sono considerate in via d’estinzione. Gli animali considerati in pericolo sono le tigri, i rinoceronti, gli orango, i panda e gli orsi polari. La motivazione di puntare su questa applicazione è anche legata al fatto che un post, sia essa un’immagine o un video, su Snapchat dura pochi secondi, quindi pochissimo tempo, tanto quanto basterebbe perdere per sempre questi animali. Le immagini che vengono scattate attraverso Snapchat non possono essere salvate e di conseguenza sono visualizzabili solo per pochi secondi.

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    #LastSelfie punta proprio su questo. Il WWF ha realizzato una serie di selfies che mostrano una specie in pericolo di estinzione, agli utenti viene chiesto proprio di far girare il più possibile questi selfie prima che sia davvero l’ultimo, appunto #LastSelfie. La campagna vuole sottolineare proprio il fatto che se non si interviene presto e per davvero, questi animali spariranno.

    La campagna attualmente è attiva solo in Danimarca e in Turchia. Gli utenti possono prendere parte all’iniziativa seguendo gli account wwf_dk e wwf_turkiye, per poi condividere i selfie e aiutare a sostenere il WWF su panda.org.

    Approccio innovativo quello che il WWF mette in pratica e al tempo stesso coglie l’effettiva capacità dei social media e delle nuove tecnologie in generale di penetrare a fondo e di poter essere assolutamente in grado di veicolare messaggi e iniziative così importanti. E colpisce anche la novità di voler puntare su una delle mobile app del momento, come appunto è Snapchat, molto usati dai giovani specie in età compresa tra i 16 e i 23 anni. Certo merito è dell’agenzia Grey, agenzia di comunicazione americana, una delle più grandi con 96 uffici distribuiti in tutto il mondo. Ma merito va proprio al WWF nel voler sperimentare nuovi canali di comunicazione.

    Snapchat ad oggi conta circa 60 milioni di utenti, di cui 30 milioni sono quelli attivi ogni mese. L’80% proviene dagli Usa. Ricorderete tutti quando nel novembre del 2013 Evan Spiegel, 23enne fondatore di Snapchat, rifiutò un’offerta di 3 milioni di dollari da parte di Mark Zuckerberg per diventare parte della galassia Facebook.

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  • E LinkedIn raggiunge i 300 milioni di utenti registrati [Infografica]

    E LinkedIn raggiunge i 300 milioni di utenti registrati [Infografica]

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    LinkedIn, il popolare social business network, ha annunciato oggi di aver raggiunto il traguardo dei 300 milioni di utenti registrati, 100 dei quali risiedono negli Usa. Ogni giorno sono 15 milioni i profili consultati via mobile, 1,45 milioni le offerte di lavoro e 44 mila domande di impiego in oltre 200 paesi

    LinkedIn ha oggi reso ufficiale il traguardo dei 300 milioni di utenti registrati, un traguardo certamente importante per il socia business network per eccellenza. Ricordiamo che si parla di utenti registrati e non di utenti attivi, come sarebbe stato più interessante sapere, ma al momento da LinkedIn non ci sono risposte in questo senso. Comunque sia, questo rimane un risultato importante che andrà certamente vagliato coi prossimi dati del Q1 2014, quando saranno resi noti anche i dati finanziari del primo trimestre 2014. A inizio anno gli utenti registrati erano 277 milioni, quindi 23 milioni in più in soli tre mesi. Ma LinkedIn negli ultimi mesi sta puntando molto al mercato asiatico, quello cinese in particolare grazie al lancio, nel mese di Febbraio, del Simplified China 领英, operazione che dovrebbe consentire di raggiungere 140 milioni di nuovi utenti.

    Altro aspetto su cui LinkedIn punta, anche se non in modo esclusivo a differenza di altri, è certamente il Mobile. Ogni giorno dai dispositivi mobilie gli utenti consultano 15 milioni di profili, 1,45 milioni di offerte di lavoro e sono 44 mila le domande di impiego. E a quanto pare nei prossimi mesi, sicuramente nel 2015, ci sarà modo di svelare nuove applicazioni che si andranno ad affiancare a Pulse e a Slideshare che permetterà a LinkedIn di svilupparsi ancora di più sul mobile.

    Come giù dichiarato in altre occasioni, obiettivo di LinkedIn è quello di riuscire ad agganciare i 3 miliardi di individui che rappresentano la forza lavoro mondiale. Ora si è appena al 10% e di strada da fare ce n’è ancora tanta. Al solito, gli Stati Uniti sono il paese più rappresentato, ben 100 milioni gli utenti che provengono da lì. Seguono poi India, Brasile, Gran Bretagna e Canada.

    L’Information Technology è il settore professionale più rappresentato, così come lo era già 5 anni fa. Seguono poi Servizi legati alla sanità, Edilizia, Istruzione e Amministrazione.

    Nel corso degli ultimi 5 anni gli uomini sono passati dall’essere rappresentati dal 61% al 56% di oggi, mentre le donne sono passate dal 39% al 44%. Quindi crescono di più le donne e va ormai vero un 50 e 50.

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  • Twitter fa da oggi il suo ingresso nel mobile advertising con MoPub

    Twitter fa da oggi il suo ingresso nel mobile advertising con MoPub

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    Twitter ha annunciato oggi il lancio ufficiale della piattaforma di mobile advertising integrata con MoPub, uno strumento che consentirà agli investitori di raggiungere quasi 1 miliardo di dispositivi mobili. Più o meno la cifra che permette anche Facebook, ad oggi. Con questa piattaforma sarà possibile realizzare annunci pubblicitari per installare applicazioni

    La mossa che si attendeva alla fine è arrivata, forse anche prima del previsto. Da oggi Twitter ufficializza l’avvio della piattaforma di mobile advertising integrata con MoPub. Con questa nuova piattaforma Twitter consentirà agli investitori di raggiungere almeno 1 miliardo di dispositivi mobili, più o meno quelli che riesce a garantire oggi Facebook. In pratica da oggi gli investitori avranno la possibilità di realizzare annunci che pubblicizzano una mobile app, quindi, una volta che l’utente vede comparire sul proprio mobile device un annuncio del genere, una volta cliccatoci sopra verrà indirizzato verso un app store, da dove scaricare appunto l’app.

    Twitter metterà a disposizione di brand e inserzionisti una suite di strumenti attraverso cui effettuare il miglior targeting dei propri annunci, ma anche strumenti per la creazione degli stessi annunci e soprattutto strumenti per la misurazione dei risultai che le campagne saranno in grado di dare. Twitter descrive la tipologia dei nuovi annunci a metà strada tra le Twitter Cards e i Promoted Tweets.

    E ci sono già dei partners che hanno avuto modo di provare la piattaforma in versione beta e tra questi ci sono Spotify, HotelTonight, Kabam, Deezer, SeatGeek, GREE e Get Taxi.

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    L’accordo con MoPub fu raggiunto lo scorso Ottobre sulla base di 350 milioni di dollari. La piattaforma ad oggi gestisce 130 miliardi di richieste ogni mese e può raggiungere 1 miliardo di dispositivi mobili.

    Insomma, la guerra tra Twitter e Facebook a questo punto si gioca su un terreno vitale per entrambi, quasi ad armi pari. Dopo aver dato vita in questi ultimi mesi ad un continuo scopiazzamento, da un parte e dall’altra, ora il confronto si fa duro perchè si parla di pubblicità ed lo strumento attraverso il quale le due aziende, oramai adesso accomunate anche dalla quotazione in borsa, raccolgono gran parte dei loro introiti. Twitter non ha certo la base di utenti di Facebook, ma con questo nuovo potenziale e mirando verso aziende di e-commerce e di mobile game ha tutte le carte in regola per giocare quanto meno alla pari.

    Adesso è difficile fare delle previsioni, ma da quello che si sa è che nella fase di testing durata oltre un anno, Twitter ha fatto registrare numeri interessanti. Nell’ultimo trimestre, quello relativo al Q4 2013, Twitter ha ricavato 8 milioni di dollari da MoPub, molto più di quanto era stato previsto. Vedremo nei prossimi mesi l’entità e i numeri della piattaforma.

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