Tag: social media

  • Groupon lancia Groupon Maps, il Gps dei deals in città

    Groupon lancia Groupon Maps, il Gps dei deals in città

    Groupon Italia annuncia oggi una nuova opzione per tutti i suoi utenti. Da oggi infatti viene lanciato “Groupon Maps”, uno strumento che permette agli utenti di ricercare le migliori offerte in bassa alla loro posizione geografica o in base alla categoria. Un modo quindi per orientarsi tra le tante offerte il supporto della geolocalizzazione dei deals

    Groupon Italia annuncia Groupon Maps, il nuovo strumento che permette ai clienti iscritti, a quello che è il 30° sito più cliccato d’Italia, di cercare e trovare facilmente le migliori offerte in città in base alla loro posizione geografica o alla categoria dei deal. Come funziona?

    Usare Groupon Maps è semplicissimo: basta scegliere la propria città e cliccare Maps sul menu in alto; appariranno tutte le offerte locali sulla mappa della città classificate, con un menu a tendina, in base alla categoria di consumo (ristoranti, bellezza e benessere, sport e tempo libero, hotel e viaggi, servizi, salute), per rendere ancora più facile per gli utenti la ricerca di una specifica esperienza o necessità.

    Groupon-Maps

    Groupon Maps è la conferma di un significativo passo avanti verso la nuova strategia Pull che Groupon sta adottando”, afferma Giuliomario Limongelli, International Vice President per il Sud Europa. “Groupon infatti non è più soltanto una piattaforma Push che invia i deal ai clienti tramite newsletter, ma un luogo che permette ai clienti di trovare le migliori offerte in base alla zona in cui vivono o in base al tipo di offerta e categoria di consumo che stanno cercando.

    Questa nuova funzionalità è attiva su tutte le città italiane in cui Groupon è presente e permetterà ai clienti di trovare quello che desiderano, dove lo desiderano” conclude Limongelli. “Inoltre questa novità offre ancor più visibilità ai nostri partner e alle loro offerte sul web”

    Groupon afferma che per il momento il lancio del nuovo strumento è visibile online dalla versione desktop e che presto sarà disponibile anche per mobile, che soddisfa maggiormente le richieste di clienti e partner, ottimizzando allo stesso tempo la ricerca delle offerte sul sito.

  • Lo spam su Facebook vale oltre 200 milioni di dollari l’anno [Ricerca]

    Lo spam su Facebook vale oltre 200 milioni di dollari l’anno [Ricerca]

    Una ricerca tutta italiana, condotta da Andrea Stroppa e Carlo De Micheli, insieme al loro team di collaboratori, ha rilevato che lo spam su Facebook rastrella una cifra pari a 200 milioni di dollari l’anno! Una cifra enorme che ci dà la dimensione del fenomeno sul più grande social network della rete. Il risultato evidenzia che sono 30 mila le pagine da cui viene diffuso lo spam

    Di sicuro i nomi di Andrea Stroppa e Carlo Di Micheli ad alcuni di voi non saranno nuovi, i due ricercatori italiani si sono già fatti notare per le loro competenze e abilità con altre ricerche che hanno riscosso l’attenzione dei media di tutto il mondo. Ora i due ricercatori italiani propongono una nuova ricerca, prima al mondo e pubblicata in esclusiva sul The Guardian, che ci dà la dimensione della relazione che c’è tra lo spam, problema che tutti noi conosciamo, e Facebook, il più grande social network della rete che ha ormai superato la soglia di 1 miliardo di utenti registrati, senza dimenticare i 600 milioni di utenti che vi accedono via mobile. La relazione esiste ed forte, date le dimensioni, a tal punto da valere addirittura 200 milioni di dollari l’anno! Una cifra enorme che ci dà un quadro netto del problema.

    Come sapete, sono proprie le fanpage ad amplificare il fenomeno dello spam per la loro stessa natura “aperta” e non chiusa come invece sono le pagine profilo, limitate ad un masso di 5 mila fans. Ora i due ricercatori insieme al loro team hanno deciso di avviare una ricerca su quello che è ormai a tutti gli effetti un business sotterrano e non regolamentato. E sono poi le pagine amatoriali che sono l’anima, se così possiamo dire, di questo business. Esempi di pagine amatoriali, ossia fanpage non legate ad un brand specifico, è quella di 4chan, oggi “Welcome to the Internet“, con oltre 2 milioni di fans su cui vengono pubblicati post capaci di raggiungere fino a 80 mila likes e centinaia di migliaia di condivisioni. Tanto per fare un esempio che la ricerca evidenzia come tale.

    Molti di voi si saranno certamente imbattuti in esempi di spam su Facebook, ne siamo certi. Ebbene quello che evidenzia la ricerca è che spesso il modo più efficace (per lo spammer, ovvio) è quello di associare al testo un’immagine seguita da uno short url, link accorciati cone servizi come Bit.ly o Tinyurl.com. Così facendo si rende irriconoscibile l’indirizzo verso cui verrete indirizzati. Sei fate un attimo mente locale, quante volte ci è capitato? Moltissime si presume, ma comunque, occhio.

    La ricerca ha anche permesso di scoprire dei siti in cui gli spammer propongono di creare fanpage fake al fine di indurre gli utenti di Facebook a cliccare sui link.

    Ma il dato sorprendente è il valore economico che questo business può realizzare.

    Coloro che pubblicano spam vengono pagati con una media di 13 dollari per post, per quanto riguarda le pagine con circa 30.000 fan, fino a una media di 58 dollari per quanto riguarda le pagine con più di 100.000 fan” ha detto De Micheli al Guardian. “Se consideriamo questi due estremi, le pagine abbiamo analizzato generano un gettito di 18.000 messaggi al giorno, quindi calcolare i ricavi per post – con un range che va da 13 a 58 dollari, per 365 giorni l’anno”

    Questo da vita ad una forbice compresa tra gli 87 milioni di dollari e i 390 milioni di dollari. Di conseguenza facendo una media ponderata della cifra, viene fuori che il giro di affari dello spam su Facebook è di oltre 200 milioni di dollari l’anno.

    Ora il network degli spammer si estende veramente a macchia d’olio. Infatti la ricerca rileva che molti gestori di fanpage, create per la vendita di spam, possono aggiungere altre pagine fan tra i loro preferiti. Di conseguenza, gli spam sellers aggiungono tra le loro pagine preferite altre pagine che vendono spam, o altra pagine gestite da amici conosciuti proprio attraverso forum di spam. A questo punto il circolo vizioso è avviato.

    La ricerca rileva anche che sono state 30 mila le pagine coinvolte nel postare spam e tutti hanno un numero di fans superiore ai 30 mila.

    Ma come si distingue uno spam da un contenuto che non è spam?

    Ecco uno screenshot che evidenzia bene la differenza e quello su cui da oggi dobbiamo fare più attenzione:

    ricerca-Fanpage-Facebook-spam-esempi

    Qui invece vediamo un esempio di spam in una pagina:

    ricerca-Fanpage-Facebook-spam

     

    Infine, vediamo il potenziale per lo spam su Facebook in rapporto ad altra piattaforme.

    ricerca Fanpage Facebook-luoghi-condivisione-spam

    Come vedete dall’immagine in alto, analizzando uno dei tanti url e nello specifico uno che porta ad un programma affiliato a Chacha.com, si nota che i clicks su Facebook sono stati quasi 90,000 rispetto ai 54 su Twitter.

    Tutto lo studio dimostra come in effetti agendo con sistemi veramente poco leciti gestiti con meccanismi in terze parti, su Facebook lo spam oltre che essere eccessivamente invasivo, è anche in grado di generare un volume di affari enorme, anche troppo.

    E’ ovvio che a questo punto Facebook, di fronte a questa ricerca, debba necessariamente fare la sua parte e prendere coscienza del fatto che il fenomeno spam su Facebook esiste eccome. E comunque sia, come abbiamo detto già all’inizio, è bene fare sempre attenzione su quello che si clicca!

    Vedremo cosa accadrà!

  • Twitter, cambia il modo di seguire le conversazioni su web e mobile

    Twitter, cambia il modo di seguire le conversazioni su web e mobile

    Nuova funzionalità in casa Twitter, questa volta cambia il modo di seguire le conversazioni e la modifica ha riguardato in contemporanea il web e il mobile, sia iOS che Android. Da adesso le conversazioni sulla timeline verranno evidenziate, in maniera cronologica, attraverso una linea verticale, fino ad un massimo di tre tweet

    Sicuramente vi sarete accorti che questo è un periodo in cui i più grandi social network si stanno fronteggiando a colpi di novità, ormai quotidiane. Certo, si cerca sempre di aggiornare, modificare, migliorare l’esperienza degli utenti all’interno dei social network, ma è bene anche un fase di assimilazione degli stessi aggiornamenti. Ovvio che non si può pretendere che i competitors si mettano d’accordo sulle tempistiche, sarebbe il massimo, ma gli utenti hanno bisogno anche di tempo. E spesso quello che al momento sembra essere un’opzione inutile, col tempo poi se ne apprezza l’utilità. E’ accaduto diverse volte e siamo sicuri che sarà lo stesso per l’ultima modifica che è stata lanciata da Twitter durante la tarda serata italiana.

    twitter-modifica-conversazioni

    La nuova modifica riguarda innanzitutto e in contemporanea sia twitter.com che le piattaforme mobili iOS e Android (quindi per visualizzarla dovete provedere ad un aggiornamento dell’app). E la modifica riguarda il modo di vedere, ma soprattutto di seguire le conversazioni sulla nostra timeline.

    Da oggi le conversazioni vengono evidenziate sulla timeline attraverso una linea verticale, la quale unisce gli utenti che stanno partecipando ad una conversazione, fino ad un massimo di tre tweets. Se poi si preferisce seguire tutta la conversazione, è sufficiente cliccare e si apre la visualizzazione che abbiamo già imparato a conoscere nel tempo.

    Adesso, con questa nuova modalità, la replica ad un tweet verrà rilanciata in alto.

    Ora, come detto all’inizio, la modifica, pur nella sua utilità, pecca e molto nella scelta grafica. La linea verticale infatti non ci sembra il massimo. E della stessa opinione sembra sia proprio il direttore di Twitter UK che ha ammesso di aver trovato i cambiamenti addirittura “inquietanti”. Speriamo col tempo si possa fare qualche miglioria in questo senso.

    Ma ci sono altre nività che riguardano soprattutto la sicurezza.

    Twitter ha anche annunciato che da Twitter.com e da piattaforma Android si può procedere alla segnalazione dei singoli tweet per spam o per abusi. Twitter, in seguito ai fatti relativi alle minacce soprattutto in UK sollevando polemiche roventi, aveva promesso la segnalazione per più piattaforme e quindi adesso sta procedendo a rilasciare questa possibilità.

    Allora, che ne pensate di questa ultima modifica? Vi piace la linea verticale? Dai, raccontateci cosa ne pensate tra i commenti.

     

  • Twitter, ecco come scegliere l’hashtag che fa per te [Infografica]

    Twitter, ecco come scegliere l’hashtag che fa per te [Infografica]

    Twitter si può ben affermare che è la piattaforma che ha dato vita all’hashtag, #, ormai entrato in uso anche su Facebook dopo Google+, Vine e Pinterest. Ed essendo diventato strumento fondamentale per veicolare informazioni, conversazioni e anche campagne pubblicitarie, Twitter Uk ha pensato bene di dare qualche consiglio per creare un hashtag efficace

    Come forse i meglio informati sanno, o anche, per usare un’espressione che ci piace poco, i meno giovani, l’hashtag esisteva già prima che Twitter nascesse, veniva già usato all’interno di IRC, la prima vera chat su internet e serviva proprio a catalogare gruppi e argomenti. Ma la vera notorietà, se così si può dire, l’hashtag l’ha conosciuta con Twitter esattamente dal 2007 quando fece la sua comparsa in un tweet. Dal 2009 Twitter, vista la crescente diffusione, ha cominciato ad usarlo per raggruppare in maniera ordinata i messaggi e in seguito a questo passaggio nel 2010 creò i “trending topics”, ossia la lista degli argomenti più twittati della giornata catalogata anche per hashtag.

    Ma l’hashtag è diventato un potente strumento per veicolare conversazioni, informazioni, iniziative e anche campagne pubblicitarie. Durante l’ultimo SuperBowl molti brands lanciarano le proprie campagne con hashtag mirati come Pepsi con #PepsiHalftime, Toyota con #wishgranted e soprattutto Oreo che, anche senza utilizzare un hashtag specifico, riuscì ad agganciarsi al blackout dello stadio con “Power out? No problem“, riuscendo ad ottenere quasi 16 mila RTs:

    Ecco che Twitter UK, dal blog ufficiale di Twitter, ha pensato bene di dare degli utili consigli, raccolti nell’infografica che vedete in basso, per creare il miglior hashtag possibile per quella che è l’azione che vogliamo mettere in campo su Twitter.

    Prima di tutto è opportuno chiedersi il perchè usare un hashtag ed è utile anche fare un promemoria di quegli hashtag che gli utenti hanno maggiormente apprezzato, saranno un elemento distintivo nel mare di tweets che scorre sulla timeline ogni giorno.

    Altro consiglio è quello di associare l’hashtag a campagne già in atto come può essere una campagna televisiva, una campagna stampa o una campagna di direct-mail. Questo lo renderà memorabile.

    Come potete vedere nell’infografica i consigli sono articolati e seguono un filo logico dettato prima di tutto dalla creazione di un hashtag che sia facilmente comprensibile  agli utenti con l’obiettivo di poter raggiungere il maggior numero possibile di utenti. Sembra un’operazione semplice, ma non lo è. Bisogna trovare una o al massimo due keywords che diano il senso della campagna che vogliamo avviare e bisogna fare un’attenta analisi che quelle stesse keywords non siano già state utilizzate prima.

    Se intendete arricchire una discussione già esistente attorno ad un hashtag è bene pensare di aggiungere valore alla discussione stessa inserendo la promozione dei vostri prodotti e magari anche associando al stessa conversazione ad un evento che si sta per lanciare: questo, secondo i consigli di Twitter UK, è un’ottimo modo per fare una campagna attraverso quell’hashtag.

    Altro esempio. Se pensate di introdurre un hashtag magari associato ad un concorso è opprtuno che esso stesso sia ben legato con altre campagne di marketing in atto, senza le quali sarà poco probabile aumentare il reach della campagna stessa.

    Spesso ci si chiede se un brand deve dare vita a nuovi hashtag, invece di usare una parola o una frase che gli utenti già usano. Twitter UK sostiene che non è sempre così, ossia non è sempre necessario crearne di nuovi. Se le persone stanno già utilizzando un hashtag e attorno ad esso esistono già delle conversazioni, allora parte del lavoro è già fatto. Tutto quello che il brand deve fare è garantire valore aggiunto a quella conversazione. Quindi agganciare l’hashtag esistente, ma dare la propria impronta alle conversazioni. In questo modo si creerà un hashtag che dara vita a conversazioni efficaci.

    Ora vi lasciamo all’infografica e se avete domande da porre, dubbi scriveteli tra i commenti, ci piacerebbe davvero iniziare e arricchire una conversazione su questo argomento.

     hashtag migliore twitter infografica

  • Ecco gli Italiani su Facebook: sono 15 milioni via Mobile

    Ecco gli Italiani su Facebook: sono 15 milioni via Mobile

    Ecco quanti sono ad oggi gli Italiani su Facebook, grazie ai dati che Vincenzo Cosenza ha da poco reso noti, in via esclusiva per l’Italia. Sono 24 milioni gli italiani che vi accedono almeno una volta al mese, in aumento. Salgono a 17 milioni gli italiani connessi nel giorno medio e sono 15 milioni quelli che vi accedono al mese via Mobile

    Quanti sono gli italiani su Facebook? E’ una domanda che ci poniamo spesso e che si pongono spesso gli addetti ai lavori e gli stessi inserzionisti che vorrebbero fare advertising su Facebook. Ecco che allora i dati che Vincenzo Cosenza ha da poco reso noti, in via esclusiva per l’Italia, sono davvero preziosi, utili per avere un quadro completo della situazione. Da sottolineare che, nonostante in alcuni paesi si comincia a parlare di stallo, in Italia Facebook invece è in crescita costante, anche se inferiore rispetto ai dati precedenti.

    Allora, cominciamo col dire che sono 24 milioni gli italiani che si connettono a Facebook almeno una volta al mese, dato che mette in evidenza una crescita del 7% rispetto al 2012. Volendo rapportare ai dati degli italiani che almeno una volta al mese si connette a internet, significa l’86% di essi. Quindi è vero quando sosteniamo che la stragrande maggioranza degli italiani che si connettono alla rete è perchè si connettono a Facebook. Anche volendo seguire il suggerimento di Cosenza, ossia di voler applicare una correzione del 6%, si tratta comunque di un numero enorme.

    Gli uomini sono il 52%, mentre le donne sono il 47%. Le fasce d’età più rappresentate sono quella 19-24 (19%) e 36-45 (20%). La città più rappresentata è Roma (2 milioni e 600 mila utenti), poi Milano (1 milione e 680 mila utenti), Napoli (1.020.000), Torino (500 mila), Bologna(340 mila), Firenze (300 mila).

    Aumentano anche gli italiani che si connettono al più grande social network della rete. Sono adesso 17 milioni nel giorno medio, erano 15 milioni solo ad aprile.

    Ma il dato che più ci interessa è quello relativo al mobile. E ci interessa per verificare se la massiccia strategia che Facebook ha avviato con l’acquisto di Instagram ha avuto qualche effetto da questo punto di vista. E pare proprio che per quanto riguarda il nostro paese gli effetti ci sono, evidenti, e positivi. Dunque, sono 15 milioni gli italiani che si connettono almeno una volta al mese via Mobile. Un dato impressionante, e in linea con la crescita esponenziale del mobile nel nostro paese. Infatti, solo due anni fa gli utenti Facebook via mobile in Italia erano 7,5 milioni; 10 milioni solo ad Aprile 2013. Quindi nel giro di pochi mesi si è aumentati di ben 7 milioni!

    Insomma a vedere questi dati, sembra proprio che la strategia di Facebook sul Mobile sia sulla strada giusta.

    E voi che ne pensate di questi dati? Raccontateci tra i commenti il vostro punto di vista.

    Facebook-italia-2013-vincos

    (l’immagine di copertina è di © mdesignstudio)
     
  • Gli Embedded Posts su Facebook ora sono disponibili per tutti

    Gli Embedded Posts su Facebook ora sono disponibili per tutti

    Gli Embedded Posts da ieri sono disponibili per tutti su Facebook. La nuova opzione era stata presentata agli inizi di agosto e limitata all’uso solo di alcuni grandi grossi player del mondo dei media digitali, come Mashable, CNN e Huffington Post. Ma da oggi chiunque potrà incorporare un post da Facebook

    Quello che era stato presentato agli inizi di Agosto come un possibilità limitata, da oggi invece è stata estesa a tutti. Infatti gli Embedded Posts su Facebook sono ora disponibili per tutti gli utenti. Questo permetterà a tutti di poter incoroporare dei post dal social network e riportarli sul vostro blog o sul vostro sito. Potete vedere il nostro piccolo esperimento fatto in occasione del doodle di Google di oggi dedicato a Debussy, incorporando all’interno del post il contenuto dalla pagina Facebook.

    Per importare il vostro post all’interno del vostro sito o blog, basta cliccare la freccetta in alto a destra del post e scorrere fino alla voce “Incorpora post”, come da esmpio in basso:

    InTime embedded post debussy

    Ma oltre a renderli disponibili per tutti, la vera novità è che i contenuti da condividere possono essere anche video, come quello che vedete in basso usato da Facebook come esempio. E’ un video dei Mumford and Sons:

    Altra novità è che da oggi la visualizzazione dei post incorporati e migliorata via mobile, riducendo la larghezza dei messaggi.

    Ricordiamo che per incorporare i post da Facebook non occorre nessun plugin particolare, basta semplicemente incorporare il codice che viene rilasciato all'interno del vostro post o pagina. Comunque per coloro che usano WordPress esiste un plugin di Facebook che aiuta in questo senso.

    Le nostre considerazioni rimangono in sostanza quelle fatte in occasione del primo lancio, quello di qualche settimana fa. Facebook ha intenzione di porsi come fonte di notizie in tempo reale e in sostanza entra in diretta competizione con Twitter. Solo che dal lancio degli hashtag ad ora, sembra proprio che ci si sia solo limitati a copiare quello che in realtà il diretto competitor rende disponibile da tempo, es. l'incorporazione dei post dal 2010, e proprio queste possibilità sono diventate anche carattere distintivo della stessa piattaforma. Ora Facebook decide di fare lo stesso. Vedremo con quale risultato.

    Altra nota, molti hanno fatto notare che il rilascio ufficiale degli Embedded Posts per tutti è stato quasi in contemporanea del lancio del progetto Internet.org, di cui vi abbiamo parlato proprio ieri. Ora guardando il comunicato ufficiale per la presentazione degli Embedded Posts, noterete che uno degli esempi citati per l'incorporazione di contenuto è proprio il post con cui Zuckerberg presenta il progetto, in realtà in partnership con altre sei grosse aziende. Ora, senza voler essere maliziosi, ma suona come uno spot pubblictario. Abbiamo detto che l'iniziativa è lodevole e ben venga se serve veramente a portare su Internet i due terzi della popolazione mondiale che ancora oggi non possono farlo. Non si poteva usare un altro post?

    E voi che ne pensate degli Embedded Posts? Li userete per arricchire i vostri contenuti sul vostro blog o sul vostro sito?

    (l'immagine di copertina è di © peshkova)
     

  • Vine raggiunge i 40 milioni di utenti, ma in Italia non convince

    Vine raggiunge i 40 milioni di utenti, ma in Italia non convince

    Vine, l’applicazione di Twitter che consente di inserire nei tweets anche i video lanciata all’inzio di questo, annuncia di aver raggiunto e superato i 40 milioni di utenti. E pare che una grossa mano l’abbia data Android. Infatti dal rilascio della app per la piattaforma Google, gli utenti sarebbero più che triplicati. Ma il Italia in realtà non ha molto successo

    Vine, l’applicazione di Twitter che consente di caricare video della durata dei 6 secondi direttamente in un tweet, ha annunciato di aver raggiunto e superato i 40 milioni di utenti. E sembra proprio che una grossa mano in questo senso l’abbia data Google. Si perchè dal giorno del rilascio dell’applicazione per la piattaforma mobile di casa Google, gli utenti da 13 milioni che erano, sono arrivati ad essere, nel giro di appena due mesi, più di tre volte tanto.

    Dal giorno del lancio, ricordate era gennaio di quest’anno e il primo ad annunciarla in maniera quasi furtiva fu proprio Dick Costolo col famoso teet “Steak tartare in six seconds.“, Vine ha incuriosito molto e molti non erano poi molto convinti che avesse avuto successo. Invece l’app via via ha conquistato utenti e anche le aziende che hanno cominciato ad adottarla. Conferma definitiva è stato poi l’annuncio di Instagram, proprio due mesi fa, della possibilità di poter caricare anche video dalla proprio app. La battaglia  tra le due app è ancora in pieno svolgimento e certamente questo traguardo per Vine è un dato molto significativo, anche per le strategie future.

    vine-on-android

    L’annuncio è stato dato via Twitter dall’account ufficiale, anche se in questi casi ci si attende un comunicato ufficiale. Ma è in linea con la filosofia adottata ormai sin dall’annuncio dell’acquisizione da parte di Twitter.

    Ma di fronte a questo successo, come va Vine nel nostro paese?

    Proprio in occasione del possibile annuncio di Facebook sulla nuova feature di Instagram, avevamo provato a dare un’occhiata su come fosse stata accolto lo sbarco di Vine su Android. E avevamo notato che il debutto non era stato così glorioso. Anzi, l’app debuttava nella classifica generale in 335° posizione, mentre nella classifica “Social” settimanale si piazzava in 11° posizione e nella classifica, sempre “Social”, ma quotidiana si piazzava in 14° posizione. E ora?

    Abbiamo usato sempre Distimo per verificare la classifica delle app più scaricate dopo esattamente due mesi e vediamo che nella classifica generale, in Italia su piattaforma Android riferita al mese di Luglio, Vine si trova in posizione 703, in discesa di altre 254 posizioni. Mentre nella classifica “Social” settimanale è in posizione 23, in discesa dalla nostra ultima rilevazione, e nella classifica “Social” quotidiana (20 agosto 2013) si piazza in posizione 25, in calo di una posizione rispetto al giorno prima.

    Quindi, tirando le somme, Vine nel nostro paese non ottiene lo stesso successo che ha altrove.

    Secondo voi perchè? Voi lo state usando? Raccontateci tra i commenti la vostra esperienza.

  • Su LinkedIn adesso bastano 13 anni per avere un account

    Su LinkedIn adesso bastano 13 anni per avere un account

    Anche LinkedIn in questo periodo è preso da una serie importante di aggiornamenti e rinnovi. Solo ieri venivano annunciate le pagine University. Ma sempre ieri sono state aggiornati i “Termini di Servizio” che estendono la possibilità anche a chi ha 13 anni di aprire un account sul social business network per antonomasia. Sarà un bene?

    Come abbiamo già sottolineato, questa è un’estate piena di fermento per i Social Media. Abbiamo visto insieme a voi tante novità e all’appello mancava proprio LinkedIn. E in effetti non si è fatto attendere. Quello che è ormai tono come il social business network per antonomasia, fondando nella costruzione di relazioni professionali la propria ragion d’essere, da oggi, per essere più precisi da ieri, introduce delle novità importanti, tali da, forse, modificarne la natura stessa. Esageriamo? Su questo ci sarà sicuramente da discutere.

    La grossa novità è che ieri nel dichiarare, dal blog ufficiale, di aver modificato i “Termini di Servizio” dell’utilizzo del social network, viene introdotta la possibilità che anche utenti dell’età di 13 anni possono accedere alla piattaforma aprendo un proprio account. Fino ad ora il limite di età era fissato ai 18 anni. E ovviamente questa estensione viene comunque messa in atto con le dovute accortezze come il fatto di rendere visibili al minimo i dati personali ed evidenziano con link appositi i rischi per la sicurezza, introducendo anche il “Family Center” per avere tutte le informazioni su come usare LinkedIn nel modo sicuro.

    linkedin-logo

    Proprio ieri LinkedIn introduceva un’altra importante novità, cioè l’introduzione delle “University pages” che, come dicono a LinkedIn, serviranno a mettere in contatto studenti ed ex-studenti di connettersi, comunicare ed esplorare tutte le varie possibilità di carriera che si potranno prefigurare. Un’idea, tutto sommato, molto interessante che rimane nel solco base del business networking.

    Ritornando all’abbassamento d’età dai 18 ai 13 anni, la domanda che ci poniamo è quindi: ma è davvero necessario? Già fa discutere e non poco il fatto che su Facebook, social network più generalista di LinkedIn, i minorenni possono già avere un proprio account e proprio mentre negli Usa si assiste ad un dibattito interessante sull’impatto che proprio Facebook avrebbe sui tee-agers, che senso avrebbe per una piattaforma come LinkedIn estendere l’accesso anche a chi ha meno della maggiore età?

    Il rischio è anche, come già qualcuno accennava, che LinkedIn veda crescere, da adesso in poi e in maniera esponenziale, il numero di account fake o spam oppure che di utenti che invece di creare profili per cercare lavoro o opportunità di business pensino a giocare. E cosa ne pensano allora i 225 milioni di utenti della piattaforma? Sarebbe interessante saperlo.

    Bella l’idea di cominciare già sin da subito ad infondere argomenti legati alla carriera, alle possibilità professionali, insomma a fare in modo che questi giovani pensino già a costruire il proprio futuro. Ma il rischio che le cose non vadano per il verso giusto c’è tutto.

    Da notare poi che il limite di età non è lo stesso per tutti i paesi. Infatti è:

    • 14 anni per Stati Uniti, Canada, Germania, Spagna, Australia e Corea del Sud;
    • 16 anni per l’Olanda;
    • 18 anni per la Cina;
    • 13 anni per tutti gli altri paesi, quindi anche l’Italia.

    Questa e le altre modifiche entreranno in vigore a partire dal 12 settembre prossimo.

    Allora, voi che ne pensate di questo abbassamento di età? Ne siete convinti?

     

  • Nuovo record su Twitter: oltre 143 mila tweets al secondo

    Nuovo record su Twitter: oltre 143 mila tweets al secondo

    Il 3 Agosto scorso su Twitter si è toccato il nuovo record di tweets al secondo. E questo record lo si è toccato in Giappone durante la messa in onda di “Castle in The Sky”, durante la quale il picco è stato di 143,199 tweets per secondo (TPS). Da considerare che mediamente i tweets al secondo sono 5.700 e quotidianamente passano sulla piattaforma più di 500 milioni di tweets

    Twitter ha reso noto, attraverso un post sul blog ufficiale di Raffi Krikorian (@raffi) che guida lo staff di tecnici, il nuovo record raggiunto sulla piattaforma di tweets per secondo (TPS= tweets per second). E’ accaduto il 3 Agosto scorso, durante la messa in onda in tv in Giappone di “Castle in The Sky“, in Italia è conosciuto come “Laputa – Castello nel cielo“, un classico film d’animazione giapponese che porta la firma di Hayao Miyazaki. Ad un certo punto, il flusso di tweets ha cominciato a salire vertiginosamente, fino a toccare la soglia dei 143,199 tweets al secondo (TPS), un record assoluto. E lo è ancor di più se si pensa che normalmente la media si aggira attorno ai 5.700 tweets al secondo (TPS).

    twitter picco record Giappone

    Quindi il dato che si è registrato in Giappone è 25 volte più alto del normale. Il tutto, tiene a sottolineare Raffi Krikorian, senza che la piattaforma andasse in crisi. E su questo punto nel blog si sofferma molto, sottolineando come i tecnici stanno lavorando molto per limitare al minimo i disagi e per rendere la piattaforma sempre più resistente di fronte a casi come questi. E sempre su questo punto, Raffi Krikorian annuncia che prossimamente il tema verrà approfondito con nuovi posts dedicati.

    Tre anni fa, la Coppa del Mondo di Calcio mise seriamente Twitter in ginocchio ed è per questo che lo staff di Krikorian ha ricominciato a rimodulare la struttura della piattaforma stessa. E lo spiega bene anche nel post:

    Abbiamo imparato molto da quell’esperienza. E per questo, abbiamo cambiato la nostra organizzazione tecnica. Da allora abbiamo lavorato duramente per assicurare che il servizio fosse resistente ai crescenti impulsi da ogni parte del mondo. Siamo ora in grado di resistere a eventi come il Castle in The Sky, come il Super Bowl, o come la celebrazione del Capodanno in tutto il mondo. Questa nuova architettura non solo ha reso il servizio più resistente durante i picchi di traffico a livelli record, come quello recente, ma ci assicura anche una piattaforma più flessibile.”

    Insomma, era abbastanza evidente che il record avvenisse durante la visione in tv di un evento in particolare, e la visione di Castle in The Sky in Giappone è stata vissuta con questa sensazione. Twitter è a questo punto, ma non c’era bisogno di altre manifestazioni del genere per saperlo, la piattaforma ideale per la Social Tv. E non solo, ovviamente. Ma di questo stiamo parlando nel caso specifico e guarda caso, in questo contesto viene toccato un picco di tweets mai toccato finora.

    Altra considerazione da fare è che questo picco viene toccato in Giappone e anche questo non è un caso. Twitter in Giappone, ma in Asia in generale, sta crescendo molto e questa ne è una nuova conferma.

    E voi che ne pensate?

  • Con #VoglioAndareA trivago ti fa andare in vacanza dove vuoi tu

    Con #VoglioAndareA trivago ti fa andare in vacanza dove vuoi tu

    Ieri, giorno di Ferragosto, sinonimo di vacanza per molti italiani, trivago, il più grande motore di ricerca di prezzi hotel, lancia un concorso con cui si ha la possibilità di andare in vacanza nella meta preferita. Partecipare è semplice: da ieri, e fino alla mezzanotte del 18 agosto, è possibile twittare #VoglioAndareA seguito dal #nomedelladestinazione

    Ferragosto è certamente sinonimo di vacanza per molti italiani. E certamente lo è anche trivago, il più grande motore di ricerca di prezzi di hotel, quindi se mettiamo questi due ingredienti principali, “ferragosto+trivago”, ne viene fuori un concorso che sta ottenendo davvero un grande successo.

    trivago-voglioandarea

    Partecipare è facile ed è aperto a tutti, perchè a tutti piace andare in vacanza. Trivago chiede a ogni partecipante di scrivere un tweet con l’hashtag #VoglioAndareA, seguito dal #nomedelladestinazione che si vorrebbe visitare e poi aggiungere anche @trivago_it. Un esempio può essere:

    [box type=”info” align=”aligncenter” ]#VoglioAndareA #NewYork @trivago_it[/box]

    Il concorso è iniziato ieri e durerà fino alle 23.59 del 18 Agosto. Quindi avete ancora due giorni pieni per twittare la vostra meta preferite e sperare che al sorteggio, che verrà effettuato nella giornata del 23 Agosto, verrete pescati proprio voi!

    Il concorso prende spunto dall’ultimo spot che trivago ha realizzato e che è on-air in questi giorni. Infatti tutto inizia con “Voglio andare a….Venezia!”. Lo spot lo potete vedere anche qui in basso:

    Ovviamente nei 140 caratteri che avete a disposizione su Twitter, dopo aver scritto il vosto tweet come nell’esempio che abbiamo visto prima, potete anche inserire altro testo, spiegando perchè vorreste andare in quella città.

    Dicevamo prima che il sorteggio avverrà il giorno 23 Agosto e il vincitore verrà avvisato proprio attraverso un tweet e riceverà in premio un voucher del valore di € 1.000,00 con il quale raggiungerà la destinazione preferita.

    Dimenticavamo di suggerirvi che più destinazioni twittate e più possibilità avrete di vincere!

    Termini e condizioni del concorso li potete trovare sul blog ufficiale di trivago.