Tag: social media

  • #LeMieParole, su Penelope le parole al tempo dei Social Media

    #LeMieParole, su Penelope le parole al tempo dei Social Media

    Come cambia e come è cambiato il linguaggio con la rete e i Social Media. E’ questo l’argomento che stasera Penelope Live, in live streaming alle 22 su Rai.tv, tratterà con ospiti come Alessandra Casella, Luisa Carrada, Carlo Cresto-Dina. Maker della puntata Giuseppina Ibba. Da domani invece Penelope Storie fino a venerdì

    Nuovo appuntamento stasera con Penelope Live, il nuovo programma di Giampaolo Colletti in live streaming su Rai.tv alle 22 e poi, con Penelope Storie, dal martedì al venerdì sempre sulla stessa piattaforma e alla stessa ora.

    Argomento di stasera è #LeMieParole, ossia come è cambiato e come cambia il linguaggio nell’era del Web e dei Social Media.

    Sincopato, spezzato, liquido. Eccolo il linguaggio che dalla rete sta permeando la nostra vita quotidiana. I nuovi mezzi di comunicazione reinventano parole, dando vita ad abbreviazioni ed espedienti per renderlo più incisivo. E allora se le parole hanno un peso, quali sono le tue parole ricorrenti in rete? Penelope segue il filo della comunicazione tra post e hashtag. E propone il suo, tutto da riempire: #LeMieParole. Così, tra apocalittici e integrati, tra detrattori e fautori dei nuovi mezzi di comunicazione, tu dove ti collochi? Di fronte a questo scenario, voi dove vi collocate?

    penelope parole-social-media

    E’ ovvio che le parole servono per comunicare e infatti non abbiamo mai smesso di farlo. Facebook e Twitter contribuiscono molto in questo senso, ci offrono nuove possibilità e lanciano sempre delle sfide nuove. Appunto gli hashtag, l’esigenza di tempi, spazi e modi diversi ci invitano ogni giorno a confrontarci con nuovi modi di comunicazione. Ma non alterano mai la nostra esigenza di comunicare.

    Tra gli ospiti di stasera Alessandra Casella, Luisa Carrada, Carlo Cresto-Dina. Maker della puntata Giuseppina Ibba (AliaVerba). Tutta la puntata verrà commentata sulla social tv dai migliori blogger e influencer della rete. Unitevi e commentate live  insieme a noi raccontando #LeMieParole.

  • Effetto Vine, Facebook lancia i video su Instagram?

    Effetto Vine, Facebook lancia i video su Instagram?

    Facebook si sta apprestando ad un nuovo lancio, questa è l’unica notizia certa riguardo al prossimo evento del 20 Giugno, di cui si sa veramente poco. Poco fa TechCrunch, sulla base di alcune fonti, svela che il lancio riguarderebbe una nuova feature di Instagram, ossia la possibilità di poter condividere non solo le immagini ma anche i video. E intanto Vine su Android in Italia non spopola

    Lo chiamiamo effetto Vine? A quanto pare si. In un momento in cui si assiste a continui colpi che altro non sono che la risposta al diretto concorrente, e lo abbiamo visto con la recente introduzione dell’hashtag anche da parte di Facebook, pare da fonti riportate da TechCrunch pochi minuti fa che il prossimo evento, conferenza stampa, Facebook del 20 Giugno riguarderebbe il rilascio di una nuova funzionalità di Instagram. Il servizio di condivisione di immagini acquisito da Facebook nell’aprile 2012 per 1 miliardo di dollari, sembrerebbe, condizionale d’obbligo, prepararsi alla possibilità di poter condividere sulla piattaforma anche i video. La notizia, vista in un altro contesto, potrebbe sembrare la diretta conseguenza del servizio, una evoluzione naturale, ma così non è. Dopo il lancio di Vine da parte di Twitter, prima su iOS e poi, molto di recente, su Android, se fosse vera questa notizia, allora non è altro che la diretta risposta di Zuckerberg a Vine di Costolo & Co.

    Da Gennaio a Giugno Vine ha conosciuto una grande popolarità su iOS. La possibilità di poter caricare un video, sebbene di soli sei secondi, in un tweet, è piaciuta a tal punto che nei mesi citati ha superato, in fatto di sharing, anche Instagram, nonostante Twitter non permetta più di vedere le foto condivise proprio da questa piattaforma.

    Perchè Facebook /Instagram avrebbe vantaggio a introdurre i video?

    Certamente per arricchire le possibilità di condivisione e far crescere ancora di più Instagram. Ma anche perchè questa potrebbe essere una nuova possibilità per i marketer e quindi aprirebbe la strada all’advertising su Instagram. Se è vero, come ha sostenuto Mark Zuckerberg in occasione del Q1 2013 che molti investitori hanno manifestato molto interesse per Instagram, nonostante l’assenza di formule per fare pubblicità, allora questa potrebbe essere la giusta occasione. Staremo a vedere.

    Intanto occhi puntati al 20 di Giugno per verificare se questa notizia avrà, come crediamo, conferma.

    Due parole su Vine in Italia.

    Come detto, Vine all’inizio di giugno è stato rilasciato anche su Android. Allora ci siam permessi, grazie a Distimo, di vedere, a distanza di qualche giorno, che accoglienza avesse avuto nel nostro paese. Ebbene, come detto all’inizio, in Italia Vine non spopola.

    vine ranking daily android - distimo vine ranking weekly android - distimo

    Infatti nella classifica generale settimanale, Vine si piazza come new entry in 335esima posizione. Mentre nella classifica “Social” settimanale si piazza in 11° posizione. Nella classifica, sempre “Social”, ma quotidiana le cose non vanno meglio, infatti Vine si piazza in 14° posizione. L’app è stata scaricata, in generale, 27.745 volte e ha una valutazione media su Google Play di 2,8.

  • Social Business, ecco i 4 miti da sfatare

    Vi proponiamo oggi una bella riflessione di Richard Hughes, Director Social Strategist di Broadvision, sul Social Business e quelli che sono secondo lui i “miti” da sfatare. Hughes analizza tutti i punti essenziali su cui si fonda il fare business con i social media, evidenziando quella che di fatto è la realtà. Per questo vi invitiamo a leggerlo

    Se siete interessati a quali potrebbero essere i vantaggi di utilizzare un social network all’interno dell’azienda, avrete probabilmente letto vari articoli durante tutto il 2012 che affermavano che il social business  può rendere più felici, collaborativi  e produttivi i dipendenti. Probabilmente uno degli articoli che avete letto faceva riferimento all’indagine pubblicata a Luglio 2012 da McKinsey Global Institute. Dallo studio risultava che le tecnologie sociali utilizzate all’interno dell’azienda sono potenzialmente due volte più efficaci rispetto alle attività sui social media rivolte verso l’esterno, e che inoltre possono migliorare del 20-25% la produttività dei cosiddetti Knowledge Workers.

    Al contrario, nella prima metà del 2013, sono stati pubblicati diversi articoli che “dichiaravano morto” il social business o che quanto meno consideravano esagerati i suoi benefici. I sostenitori del social business potrebbero essere un po’ preoccupati da queste notizie, ma non è il caso di esserlo: nel ciclo di vita delle nuove tecnologie punti di vista contrastanti sono all’ordine del giorno.

    Gartner descrive accuratamente questo fenomeno nel suo modello chiamato hype cycle“. Il modello spiega che nel ciclo di vita delle tecnologie emergenti esiste

    • una prima fase in cui l’elemento di innovazione tecnologica spinge all’adozione (technology trigger), in seguito si verifica
    • un rapido picco generato da forti aspettative spesso esagerate (peak of inflated expectations), per poi
    • ridiscendere altrettanto bruscamente quando si realizza che i benefici promessi erano “gonfiati” o quanto meno difficili da raggiungere (trough of disillusionment).

    Questa è la situazione attuale del social networking per le aziende, infatti tutte le tecnologie emergenti passano attraverso questa fase negativa. Nell’hype cycle, dopo questo periodo di disincanto vengono  le fasi più significative (slope of enlightenment e plateau of productivity) quando finalmente l’uso abituale della tecnologia inizia a dare veri risultati di business. Per raggiungere questa terra promessa di produttività bisogna superare la fase iniziale di eccessivo entusiasmo e l’inevitabile effetto negativo che ne consegue. Il modo migliore per arrivare rapidamente ad ottenere risultati di business è di imparare a riconoscere il picco iniziale e il conseguente contraccolpo.

    Ecco dunque quattro miti del social business spesso sfatati dalla realtà.

    I social network aziendali riscuotono più successo dove si lavora grazie alla condivisione di informazioni e dove i collaboratori, geograficamente dislocati, desiderano più apertura e trasparenza nel modo di lavorare. Certamente è possibile che il social networking possa decollare in aziende che hanno solo una o due di queste caratteristiche, ma è molto più difficile. Se tutti i collaboratori si trovano nello stesso ambito geografico, è molto probabile che le informazioni vengano scambiate verbalmente piuttosto che online. Per avere successo nell’uso del social networking, non è necessario che un’azienda abbia già impostato una cultura lavorativa più aperta e trasparente, ma se la stessa non è disposta a condividere le conoscenze tra i collaboratori, fallirà nel suo obiettivo.

    Mito: I social network per le aziende sostituiranno le email.

    Realtà: Questa affermazione è parzialmente vera, ma in modo diverso da quanto ci si aspetterebbe.

    Per molti sostenitori del social business, le email rappresentano “il male che deve essere sconfitto“, quindi c’è poco da meravigliarsi se gli scettici fanno notare che i social network generano un numero non indifferente di notifiche email. Tuttavia non è questo il punto. L’obiettivo è di spostare le discussioni tra collaboratori (per le quali le email sono poco adatte), e tutto ciò che riguarda la conoscenza aziendale, fuori dalle inbox verso i social network, garantendo una maggiore accessibilità. Di conseguenza, le email diventano un meccanismo di notifica e non più un archivio di conoscenze; per questo diventa irrilevante il numero di email inviate e ricevute.  

    Mito: Facebook (o Twitter) serve al business.

    Realtà: Non è così, ed è giusto che non lo sia.

    L’etichetta “Facebook per l’azienda” è inappropriata e pericolosa. Richiama immediatamente alla mente la condivisione di foto divertenti del proprio gatto e di scambi di battute spiritose tra collaboratori – è ovvio che, con queste premesse, i dirigenti di un’azienda difficilmente promuoveranno progetti “Social” sul luogo di lavoro. Le interazioni in Facebook e in Twitter sono, in genere, più estemporanee rispetto a quelle che avvengono tra collaboratori. Se vi perdete l’ultima foto di rito o la battuta di turno potete anche sopravvivere, se invece perdete istruzioni importanti su una scadenza da parte del vostro capo potreste subirne le conseguenze. Quindi il modo in cui sono costruite le relazioni tra utenti di un social network aziendale e il modo in cui i contenuti sono trasmessi e ricercati, deve essere molto diverso che su Facebook e Twitter.

    Mito: L’adozione del social business è virale.

    Realtà: Forse sì, ma non per molto tempo.

    Diversi anni fa, molti sostenitori del social business pensavano che i collaboratori di un’azienda avrebbero adottato gli strumenti di social business in modo virale: pochi individui avrebbero incominciato, gli altri avrebbero seguito il loro esempio e, come per magia, tutti sarebbero diventati utenti collaborativi e produttivi. E’ vero che in alcuni casi di successo è andata proprio così, ma per la maggior parte delle aziende è andata diversamente. In genere, quando una rete collaborativa parte dal modello “bottom up”, dopo un iniziale periodo di entusiasmo il suo utilizzo diminuisce o si trasforma  in un “Facebook aziendale” (irrilevante per il business). Perchè la piattaforma sociale possa dare i risultati sperati e possa realmente essere utilizzata per lavorare, la direzione aziendale deve inizialmente implementare una strategia ben precisa  che permetta di sfruttare al meglio la piattaforma tecnologica con dei chiari obiettivi aziendali.

    Allora, quali sono le vostre considerazioni? Quali altri miti a proposito di Social Business secondo voi andrebbero sfatati?

  • Twitter apre gli analytics (non) a tutti dal pannello Inserzioni

    Twitter apre gli analytics (non) a tutti dal pannello Inserzioni

    Twitter da qualche giorno consente a tutti di vedere gli analytics relativi ai propri tweets direttamente dal pannello Inserzioni. Al momento il pannello funziona solo per inserzionisti Usa e che scrivono in inglese. Ma tutti, e in maniera gratuita, possono vedere quante volte il proprio tweets è stato retwittato o preferito

    Twitter da oggi permette a tutti, utenti e brand, di monitorare le performances dei propri tweets consentendo l’accesso agli analytics in maniera gratuita. TNW riporta la notizia sostenendo che ad accorgersi di questa nuova possibilità sono stati Christopher Penn, vice presidente in Marketing Technology di SHIFT Communications, e Danny Olson, digital strategist di Weber Shandwick.  Questo il link per accedervi: https://ads.twitter.com.

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    C’è da dire subito che l’accesso a questo nuovo strumento di analisi dei tweets e accessibile dalla piattaforma Twitters Ads aperta solo ad inserzionisti Usa che scrivono tweets in inglese. Per tutti gli altri utenti è comunque possibile accedere alla piattaforma con il proprio user e la propria password di Twitter. Una volta dentro, è possibile dal menù Statistiche accedere all’”Attività sulla cronologia”, dalla quale è possibile vedere in modo analitico i vostri tweets. La schermata vi mostra quante volte i vostri tweets sono stati ritwittati, messi tra i preferiti e quante risposte hanno ricevuto. Vi mostra anche i tweets migliori e quelli che sono andati bene. Sempre dal menù Statistiche vedete un’altra voce, Followers, al momento in cui accediamo ci segnala che non vi sono abbastanza dati per procedere all’analisi. Eventualmente, segnalateci cosa visualizzate voi.

    Altro aspetto che ci sembra importante segnalarvi è che tutti i dati sono asportabili in CSV e potete scaricare dati fino a un periodo di 90 giorni o comunque fino ad un massimo di 500 tweets.

    Vi sarete sicuramente accorti che i dati che sono forniti non aggiungono nulla di nuovo rispetto a quelli forniti da strumenti di terze parti che abitualmente usiamo. Ma la vera novità sta proprio in questo, ossia nel fatto che ora questi dati sono accessibili proprio all’interno della stessa piattaforma Twitter.

    Allora non vi resta che provarlo e poi raccontateci le vostre impressioni!

    Update

    Solo un piccolo aggiornamento per inserire lo screenshot che vedete in basso (cliccare per ingrandire) per mostrare quello che dovrebbe vedersi una volta effettuato l’accesso sulla piattaforma dal menù Statistiche => Attività sulla cronologia. Dai commenti e dalle considerazioni che stanno arrivando, non tutti riescono a vedere il menù.

    twitter analytics

    Continuate a raccontarci la vostra esperienza.

  • Coca-Cola, la nuova campagna per credere in un mondo migliore

    Coca-Cola, la nuova campagna per credere in un mondo migliore

    Coca-Cola ha lanciato da qualche giorno, sulle principali tv, nei cinema e online dal 9 giugno al 10 luglio 2013, la nuova campagna video, firmata Mc Cann, uno spot in cui si invita tutti a guardare ad un mondo migliore. Un inno alla felicità e all’ottimismo. Il tutto condito dalla felicità di condividere. Lo spot ha come soundtrack “Whatever”, forse la canzone più conosciuta degli Oasis

    Avete mai provato a guardare il mondo con occhi diversi? E’ ciò che Coca-Cola invita tutti a fare, con una nuova campagna pubblicitaria: un inno all’ottimismo e alla positività, capace di farci riflettere sul significato delle nostre azioni quotidiane e di farci guardare al mondo con rinnovata fiducia.

    La campagna è on air sulle principali reti televisive, nei cinema italiani e online dal 9 giugno al 10 luglio 2013. Firmato dall’agenzia Mc Cann, lo spot è un emozionante appello a credere in un mondo migliore, in linea con la storica missione di Coca-Cola: creare momenti di gioia, ottimismo e condivisione per i propri consumatori.

    Tantissime cose belle accadono ogni giorno e sono molte di più di quelle negative: questa l’idea al centro della campagna, che  invita a cambiare il proprio punto di vista, per vedere ciò che di positivo circonda la nostra vita e rendersi conto che il mondo è un posto migliore di quanto si sia spesso portati a pensare. Ogni giorno migliaia di atti di generosità incondizionata verso il prossimo, gesti di affetto e amore e istanti di allegria colorano il mondo in cui viviamo e controbilanciano i fatti negativi. Una sorta di “indice” della felicità, che ci fa scoprire, ad esempio, come per ogni coro razzista, 80.000 italiani cantano sotto la doccia! Pochi sanno che, per ogni persona corrotta, 8.000 persone donano il sangue, o che, mentre si progetta una nuova arma, ben 1 milione di mamme sta preparando una torta.   

    coca-cola-spot-pubblicitario

    La campagna pubblicitaria punta su quelli che sono da sempre i valori chiave del brand Coca-Cola, in Italia e nel mondo la positività e l’ottimismo, come spiega Fabrizio Nucifora, Direttore Marketing di Coca-Cola Italia: 

    In un momento di difficoltà, specialmente economica, come quello che stiamo vivendo, Coca-Cola vuole dare una forte iniezione di fiducia, raccontando alcune delle tantissime belle storie che accadono ogni giorno intorno a noi. Un marchio iconico come quello di Coca-Cola, che da sempre interpreta i valori di ottimismo, felicità e condivisione, vuole stare vicino in diversi modi a chi la ama: condividere la propria genuina positività e visione del mondo è uno di questi.”

    Il segreto sta proprio nel saper vedere e cogliere questi momenti di gioia e semplicità: tra questi, conclude lo spot, la felicità di condividere una Coca-Cola.

    CREDITS ADATTAMENTO ITALIANO

    Creative agency: McCann

    Direttore Creativo Esecutivo: Alex Brunori

    Art Director: Andrea Vercellino

    Copywriter: Paolo Chiabrando

    Account Director: Enrica Ricci

    ORIGINAL TVC CREDITS

    Creative agency: Santo

    Production House: Blue Productora

    Music track author: Noel Gallagher, Neil Innes – “Whatever”

    Media Agency:  Starcom Italia

    Executive Director: Boaz Rosenberg

    Media Director: Elena Bianchi

  • Kitchenaid, il caso di crisi raccontato al Social Business Forum 2013

    Kitchenaid, il caso di crisi raccontato al Social Business Forum 2013

    Il caso Kitchenaid è stato raccontato ieri al Social Business Forum 2013. Quello che è ormai un caso da manuale dell’ottobre 2012, durante il dibattito per le Presidenziali USA, è stata ricordata da Giuseppe Geneletti di Whirlpool. Una situazione di crisi sui social media deve essere sempre affrontato con capacità di ascolto, senso di responsabilità, allineando i messaggi e controllando le reazioni

    Al Social Business Forum di ieri è stato trattato forse uno dei casi di crisi che hanno caratterizzato la storia recente sui Social Media. Parliamo spesso di strategie da approntare, di modi di comunicare e fare coinvolgimento, ma poi l’aspetto che è più evidente, comunicando sui Social Media, è il momento in cui si verifica una crisi. Come comportarsi in questi casi? Ecco che il caso che vi riportiamo oggi, torna utile a tutti.

    Cosa c’è di più inaspettato ed esplosivo di un dipendente che twitta (il tweet lo vedete in alto in copertina) dal login aziendale un insulto al presidente degli USA nel bel mezzo di un confronto elettorale? La gestione della comunicazione di crisi sui social media che ha coinvolto KitchenAid, marchio di Whirlpool, il 3 ottobre 2012 è il caso portato da Giuseppe Geneletti, director Communications and learning Whirlpool EMEA, nel suo intervento al Social Business Forum ieri a Milano. Trattando il tema “Managing the unexpected: social crisis control”, Geneletti ha mostrato un breve video che sintetizza la successione rapidissima di eventi seguente al tweet di insulti postato da un dipendente del team Twitter di KitchenAid nei confronti di Barack Obama, impegnato in un confronto con il candidato sfidante alle Presidenziali Mitt Romney trasmesso dall’emittente NBC. Il dipendente credeva di trovarsi sul login personale di Twitter; soltanto quando il tweet è stato pubblicato è stato chiaro che il login era quello dell’azienda. Ed era anche impossibile rimediare, infatti, benchè se ne fosse accorto subito provando a eliminarlo, in brevissimo tempo i retweet erano diventati 24mila e aumentavano a ritmo esponenziale mettendo a repentaglio la reputazione dell’azienda.

    kitchen-aid-apologist tweet

    È stata una pronta assunzione di responsabilità, quella del capo di KitchenAid Cynthia Soledad, a ribaltare una situazione che stava precipitando –ricorda Geneletti–: in un tweet ha chiesto scusa al presidente Obama e alla sua famiglia, si è assunta, come vertice dell’azienda, tutta la responsabilità dell’accaduto»

    Soledad ha poi utilizzato anche Facebook per creare contatti con i giornalisti che seguivano l’evento mettendosi a loro disposizione per chiarire l’accaduto. In poche ore l’emergenza è rientrata con molti tweet che hanno espresso apprezzamento per la presa di posizione di KitchenAid.

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    Il caso estremo di questa comunicazione di crisi originata da un evento imprevisto sui social media dimostra tutte le potenzialità e i rischi di questi strumenti, e l’importanza di una strategia ben strutturata per rispondere a ogni evenienza –prosegue Geneletti–. Per questo un’azienda si deve attrezzare innanzitutto con un atteggiamento di “social listening” costante, definendo le responsabilità, allineando i messaggi, monitorando le reazioni e coordinando le risposte; in una parola mettendosi in gioco. Si tratta di una vera e propria strategia aziendale, che si serve di strumenti avanzati di social listening. Si è così creato un modello olistico di social business che, oltre a essere di supporto in caso di comunicazione di crisi, permette una conoscenza più approfondita dei propri consumatori, quindi consente di rispondere al meglio alle loro esigenze»

    Whirlpool EMEA ha realizzato un manuale con specifici protocolli da seguire in caso di comunicazione di crisi provocata da messaggi negativi o lamentele dei consumatori sui social media; protocolli graduati sulla base dell’indice di rischio e che arriva a coinvolgere livelli diversi dell’organizzazione con l’attivazione di procedure ad hoc.

    Essere presenti sui social media per un’azienda significa formare i dipendenti che ne faranno uso –conclude Geneletti–; per questo Whirlpool EMEA ha dato vita da oltre un anno alla Digital School, un programma che coinvolge diverse funzioni, dal marketing alla finanza alle risorse umane per creare una struttura di competenze che possa sfruttare al meglio le potenzialità offerte dai new media»

    Allora che ne pensate? E voi come avete risolto la vostra situazione di crisi, se vi è mai capitata? Raccontateci le vostre esperienze!

  • Social Tv, la finale di Amici vince su Facebook

    Social Tv, la finale di Amici vince su Facebook

    La settimana scorsa la finale di The Voice trionfava su Twitter, questa settimana per quanto riguarda la Social Tv vediamo che la finale di Amici spopola su Facebook, grazie ai dati Audisocial Tv® di Reputation Manager. E ora con la fine dei talent show ritorna la politica in primo piano? Staremo a vedere

    E’ stato un finale di stagione, per usare termini tanto cari ai critici televisivi più compassati, che ha visto i talent show dominare la scena anche sulla Social Tv. E anche questa settimana vediamo una ulteriore conferma con la finale di “Amici” che letteralmente spopola su Facebook. E ora? Questa settimana su Twitter vince “Piazza Pulita” e questo potrebbe far pensare che sarà la politica ad accentrare l’attenzione sulla Social Tv nelle prossime settimane. Vedremo.

    “Amici di Maria De Filippi” (Canale 5), come dicevamo prima, è primo in tutte le classifiche Facebook, mentre  “Piazza Pulita” (La7) è primo su Twitter, anche se davvero di pochissimo: la differenza tra i due programmi è dello 0,2%. Questo secondo quanto rilevato da Audisocial Tv®, l’osservatorio permanente di Reputation Manager che misura le performance dei programmi televisivi sul web.

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    Su Twitter “Piazza Pulita” (La7) è il più twittato della settimana con il 15,7% dei tweet totali sui programmi monitorati, seguito con pochissimo distacco da “Amici di Maria De Filippi” (Canale 5) che registra il 15,5 % dei tweet. Al terzo posto “Otto e Mezzo” (La 7) con il 13,1%  e “Balalrò” (Rai 3) con il 9,5%.

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    Su Facebook, “Amici di Maria De Fillipi” (Canale 5) è al primo posto nella classifica Active Fan con 22.690 fan attivi che hanno prodotto 46.187 post e commenti sulla fan page ufficiale del programma. Al secondo posto troviamo “Le Iene” (Italia 1) con 3.483 fan attivi e 4.745 post e commenti seguito al terzo posto da “Piazza Pulita” (La 7) con 1.177 fan attivi e 3.333 post commenti dei fan. Al quarto posto segue “Ballarò” (Rai 3) con 956 fan attivi e 2.855 commenti e al quinto “Tha Voice” (Rai 2) con 761 fan attivi e 1.201 commenti.

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    Nella classifica Reaction, che misura il livello di reattività dei fan ai post pubblicati sulla fan page, al primo posto c’è ancora “Amici di Maria De Filippi” (Canale 5) con 588.882  like, davanti a “Le Iene” (Italia 1) al secondo posto con 75.396  like e “The Voice” (Rai 2) in terza posizione con 18.073 like. “Servizio Pubblico” (La 7) è al quarto posto con 10.251 like, davanti a “Ballarò” (Rai 3) al quinto con 9.513 like e “Piazza Pulita” (La 7) al sesto con 5.0127 like.

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    Nella classifica Action, calcolata sul numero di post pubblicati dagli amministratori delle pagine, “Amici” (Canale 5) questa settimana è il programma più attivo con 124 post della redazione, seguito da “Porta a Porta” (Rai 1) al secondo posto con 92  post, da “Agorà” (Rai 3) al terzo con 66 post e “Ballarò” (Rai 3) al quarto con 47 post.

    “Gli ultimi due mesi di programmazione televisiva- commenta Andrea Barchiesi CEO di Reputation Manager– sono stati assolutamente dominati dai talent show per quanto riguarda l’interazione sui social. Questo è dimostrato dai risultati di “Amici” e “The Voice”, che continuano a registrare valori importanti anche dopo l’ultima puntata”

    Il post che ha ricevuto il numero più alto di like (82.022), condivisioni (15.931) e commenti (5.835) è sulla fan page de “Amici di Maria De Filippi” (Canale 5): “Moreno vince “Amici 12”!” 

  • PRISM: le grandi aziende del web coinvolte, tranne Twitter

    PRISM: le grandi aziende del web coinvolte, tranne Twitter

    Il caso PRISM sta scuotendo gli Stati Uniti e non solo. Il programma conosciuto con il nome in codice PRISM reperiva dati sensibili non solo in audio, coinvolgendo Verizon, ma anche dati prelevati direttamente dai server di 9 tra le più importanti aziende web come Microsoft, Facebook, Yahoo!, Aol. Insomma tutte, tranne Twitter. Sarà un caso?

    Fino a giovedì, giorno in cui il Guardian e il The Washington Post hanno cominciato a pubblicare riguardante il cosiddetto programma PRISM, si pensava che il caso potesse essere, sì grave, ma circoscritto al traffico telefonico, visto il coinvolgimento di Verizon. Ma oggi altri particolari arricchiscono il caso con le notizie scovate dal Washington Post che vedrebbero PRISM come un programma attraverso cui prelevare dati sensibili molto più vasto. Infatti sono coinvolte anche 9 tra le più importanti aziende web come Microsoft, Yahoo!, Google, Facebook, PalTalk, AOL, Skype, YouTube, Apple. Solo nominare queste aziende e vederle coinvolte tutte insieme fa dire, senza esagerare, che rappresentano a buon titolo la Rete. Oggi il Washington Post pubblica un intero reportage a PRISM con un focus speciale proprio sulle aziende web coinvolte. Non vi sarà certo sfuggito che tra tutte queste ne manca una, ossia Twitter.

    E’ bene spiegare in due parole cosa è successo in questi giorni. Allora, il Guardian pubblicato ieri la notizia esclusiva secondo cui Verizon, grosso operatore telefonico americano, avrebbe fornito alla NSA, National Security Agency, il contenuto di milioni di telefonate di privati cittadini americani. La notizia ha fatto il giro del mondo in poche ore provocando roventi polemiche, prima di tutto sul presidente Usa Obama, reo di essere a conoscenza di quanto fosse accaduto. Ma il caso no si ferma qui, perchè oggi il Washington Post rende noto che PRISM prevedeva anche il coinvolgimento di aziende internet dai cui server venivano prelevati dati come immagini foto e altro. Ora, sapete bene che stiamo parlando di grosse aziende che gestiscono dati sensibili che non riguardano solo i cittadini americani, ma praticamente di mezzo mondo.

    [overlayer effect=”bottom” image=”https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2013/06/prism-slide-5.jpg” easing=”linear”]Prism slide – Washington Post[/overlayer]

    [overlayer effect=”bottom” image=”https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2013/06/prism-slide-4.jpg” easing=”linear”]Prism slide – Washington Post[/overlayer]

    E non è tutto, perchè sempre dal reportage del WP si viene a conoscenza anche da quando queste aziende sono coinvolte, e lo vedete dall’immagine sopra. Microsoft addirittura dal 2007, poi Yahoo! dal 2008, Google, Facebook e PalTalk dal 2009, YouTube (sempre Google) dal 2010, Skype (ora Microsoft) e AOL dal 2011, infine Apple dall’ottobre del 2012. Come c’era da immaginarsi tutte le aziende si sono affrettate a smentire questo coinvolgimento ribadendo il fatto di non far parte di questo programma e di aver sempre difeso la privacy dei loro utenti. Il programma vedeva anche il prossimo coinvolgimento di Dropbox, infatti dal programma si legge che di fianco al suo nome c’è scritto “coming soon“.

    Però balza agli occhi, come dicevamo prima, l’assenza di Twitter tra le aziende internet coinvolte. Un caso? Forse sarebbe stata coinvolta in seguito? Non sappiamo con certezza come mai, ma certo è che di recente Twitter è stata riconosciuta da Electronic Frontier Foundation come la più attenta nel proteggere i dati dei suoi utenti, ottenendo il massimo del punteggio, unica del resto, in una classifica che comprende tutte le aziende oggi coinvolte nel caso PRISM.

    Una motivazione per cui Twitter non si trova ad essere coinvolta è in quanto l’azienda fondata da Jack Dorsey nel 2006 non gestisce informazioni dettagliate relative ai propri utenti come invece accede con Facebook o Google.

    Ora immaginate il ritorno che questa vicenda potrebbe avere proprio su Twitter. Il fatto di non essere coinvolta in questa vicenda la pone sotto una luce totalmente diversa che potrebbe portare effetti altrettanto positivi. E, se è vero come è vero, nonostante non ci sia nulla di ufficiale, che Twitter si appresti a sbarcare a Wall Street, ebbene questo potrebbe essere un’arma in più attirando l’attenzione di possibili nuovi investitori. Insomma, casualità o meno, Twitter ha oggi un vantaggio notevole rispetto alle altre aziende che vale la pena sfruttare.

    E voi che ne pensate di questa vicenda? Pensate che ci sia dell’altro? E cosa pensate del non coinvolgimento di Twitter?

     

  • #Turboblogging, la ricerca è Social [Live Streaming]

    #Turboblogging, la ricerca è Social [Live Streaming]

    Si avvia a conclusione il contest che racconta tutta la ricerca in un post. Oggi, 6 giugno 2013, la premiazione nell’ambito di R2B, 8° Salone Internazionale della Ricerca Industriale. Interverranno, tra gli altri, Stefano Epifani, docente, giornalista e Chief Editor di TechEconomy e Gian Carlo Muzzarelli, Assessore alle Attività Produttive della Regione Emilia-Romagna

    L’auto del futuro: si guida da sé e non è nemmeno più tua. “Si muove grazie a dei sensori installati a bordo in modo che il veicolo comprenda in quale situazione si trova” spiega il Prof. Alberto Broggi del laboratorio VisLab, uno degli oltre 91 laboratori di ricerca industriale della Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna, dove ogni giorno lavorano 1600  ricercatori.

    [overlayer effect=”bottom” image=”https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2013/06/turboblogging-6-giugno.jpg” easing=”easeInCirc”]#Turboblogging live streaming 6 giugno[/overlayer]

    #Turboblogging ha raccontato, attraverso la penna di 30 blogger, l’innovazione made in Italy. Nuovi prodotti e materiali, soluzioni all’avanguardia che rendono competitivo il nostro sistema industriale. Tutta la ricerca in un post. A valutare i 30 blogger una giuria di esperti di comunicazione e innovazione, tra i quali Giovanna Cosenza (Università di Bologna), Marina Silverii (Aster), Elisabetta Tola (Formica Blu), Fabrizio Binacchi (RAI Emilia-Romagna), Federico Taddia (La Stampa).

    Il contest arriva oggi, 6 giugno dalle ore 11 alle ore 13, alsuo atto finale. I 3 blogger vincitori saranno premiati a Bologna nell’ambito di R2B – Research to Business, l’8° Salone Internazionale della Ricerca Industriale –  5 e 6 giugno BolognaFiere, Padiglioni 33 e 34 – con un kit completo di iPad mini Wi-Fi + Cellular 16G e GoPro Camera HERO3 White Edition. L’incontro sarà anche l’occasione per parlare di “Il Social Networking “oltre” la comunicazione – Gli impatti della rete su modelli di business, ricerca ed innovazione”. Interverranno, tra gli altri, Stefano Epifani (Università La Sapienza e Università di Urbino Carlo Bo) e Gian Carlo Muzzarelli (Regione Emilia-Romagna). A raccontare tutta la ricerca in un post i 30 blogger con la conduzione di Philip Taylor (Aster) e Giampaolo Colletti (Altratv.tv).

    L’incontro sarà in Diretta a Rete Unificata dalle ore 11 su Turboblogging.it, su Aster.it, su Altratv.tv, qui sul nostro blog e sulle web tv e sui media digitali mappati dal network. In live streaming anche sui grandi network editoriali. #turboblogging e #R2B2013 gli hashtag per twittare in diretta.

    Turboblogging è promosso da Aster, Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna in collaborazione con CNR Area della Ricerca di Bologna, Filandolarete e Cribis D&B.

     

  • Brands & Social Media, analisi del settore Design [Infografica]

    Brands & Social Media, analisi del settore Design [Infografica]

    Secondo rapporto dell’Osservatorio Brand & Social Media, realizzato da Digital PR e OssCom – Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica, dedicato ad indagare l’uso dei Social Media nelle aziende del settore Design, pubblicato oggi. Risultato? Le aziende del Design usano i Social Media in modo tattico non sfruttando le reali potenzialità

    Dopo l’interessante studio pubblicato un paio di mesi fa dedicato all’uso dei Social Media tra le aziende del settore Fashion, l’Osservatorio Brands & Social Media realizzato da Digital PR e OssCom – Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica – pubblica il secondo report dedicato al Design in cui sono stati analizzati 17 fra i principali brand di interior e lighting design italiano.

    Stiamo parlando di un settore da sempre strategico per la nostra economia, il settore che tutto il mondo ci invidia. Quindi è utile vedere e analizzare i risultati di questa ricerca che ci danno il polso di come un settore così importante non sia ancora del tutto attivo dal lato della comunicazione sui Social Media. Come ormai si dice spesso, c’è ancora molto da fare.

    Ma vediamo nel dettaglio la ricerca.

    Leader di settore è Kartell, seguito a buona distanza da Calligaris e Luceplan. Kartell costruisce il suo successo puntando su una strategia chiara e riconoscibile in cui utilizza in modo curato e costante nel corso del tempo diversi social network, dove diventa una presenza riconoscibile per gli utenti.

    Il settore in generale presenta un utilizzo dei social media tattico piuttosto che strategico, ovvero improntato su singoli contenuti e iniziative anziché costruito portando avanti un progetto continuativo e coerente nel tempo. Ad eccezione dei brand che si posizionano meglio in classifica, ovvero Kartell, Calligaris, Luceplan, Cassina e Molteni & Co, infatti, i marchi analizzati sembrano adottare strategie social deboli e denotano una limitata consapevolezza delle potenzialità delle piattaforme in termini di promozione dei propri brand o come luogo in cui instaurare conversazioni con gli utenti.

    I brand e i loro prodotti appaiono presentati in due sostanziali modalità che emergono dai dati di ricerca come tipologie di contenuto più che consolidarsi in veri e propri stili: il “brand come designer” e il “brand come ambiente”. Nel primo caso si fa leva sull’originalità delle progettazioni dei designer e sulla loro figura, mentre nel secondo caso si punta a suggerire l’inserimento dei prodotti in un contesto o a suggerire delle idee interessanti dal punto di vista delle composizioni di interior design in funzione “ispirazionale”. In questa direzione spicca l’elevato numero di condivisioni dei contenuti pubblicati dai brand da parte degli utenti, utilizzati probabilmente come indicatori di una performance di gusto, come segnalazione di un desiderio, della richiesta di un consiglio o di un oggetto realmente posseduto.

    Facebook si conferma come la piattaforma maggiormente utilizzata, presidiata da tutte le aziende analizzate. Questo settore mostra un uso limitato di piattaforme, concentrandosi su Twitter, Pinterest e YouTube, ma comparativamente differenziato anche utilizzando piattaforme di nicchia (come Vimeo e Flickr).

    Dalla ricerca emerge anche la pratica spontanea di produzione di User Generated Content per segnalare al brand un acquisto, la visita a un negozio o a un evento di settore come nel caso del Salone del Mobile di Milano.

    E’ importante notare – dichiara Nicolò Michetti, CEO di Digital PR – come un settore vivo come quello del design, caratterizzato da una eccellente e lunga tradizione italiana, sia uno dei meno attivi sui social media nel nostro paese. La situazione che emerge dai dati di ricerca presenta un netto stacco tra chi ha deciso di fare dei social un asset di comunicazione primario e chi li usa senza una chiara e articolata strategia. E’ un divario importante, sono sicuro che sarà uno stimolo ad approfondire e a esplorare le opportunità che rappresentano i social media, per supportare il business e per costruire relazioni con un bacino di utenti sempre più vasto e interessante.”

    La ricerca, che si propone di analizzare la comunicazione sui social media di alcuni dei più rilevanti brand nazionali e internazionali presenti sul mercato italiano, si avvale di una metodologia in grado di cogliere con precisione uno scenario comunicativo dinamico e sempre in evoluzione grazie a più di 60 diversi indicatori relativi alle variabili di esposizione, di coerenza e di interazione con il pubblico. Per questo report sono state selezionate 17 aziende italiane leader di settore, i cui social media sono stati analizzati nel mese di febbraio 2013.

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