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  • Engagement e Social Media, alcuni consigli da LivePerson

    Engagement e Social Media, alcuni consigli da LivePerson

    Engagement e Social Media sono ormai parole chiavi obbligate per le aziende che vogliono iniziare ad usare canali di comunicazione digitale. Spesso proviamo a dare suggerimenti per fare in modo che una strategia di comunicazione possa essere d’aiuto, ma oggi vi proponiamo dei consigli preziosi che ci da LivePerson, azienda leader di soluzioni di online engagement intelligente e in tempo reale

    Engagement, ossia essere coinvolgenti coi propri utenti/clienti, ha assunto ormai un valore di fondamentale importanza nell’intento di comunicare attraverso i Social Media. Sappiamo che tante aziende, oggi, scelgono di essere presenti sui social media, ma quante di queste seguono una strategia precisa? Quante si sono prefissate un preciso obiettivo da raggiungere? Quante si pongono il problema di come gestire al meglio i canali social e massimizzare il coinvolgimento degli utenti. Chi ci segue sa quanto teniamo a questo tipo di argomenti e spesso abbiamo provato a fornire dei suggerimenti, ma oggi facciamo nostri e ve li proponiamo i consigli di Mario Manzoli, Regional Sales Manager per l’Italia di LivePerson, fornitore leader di soluzioni di online engagement intelligente e in tempo reale. Alcuni vi saranno già noti e forse vi sembreranno anche scontati, ma val la pena di ricordarli. In complesso sono essenziali e precisi, vediamoli insieme.

    1. Scegli un social media e gestiscilo al meglio

    Se ancora non hai adottato una strategia di social engagement, può non essere facile decidere da dove cominciare: Facebook, Twitter, Linkedin, YouTube, Google+, Pinterest, Blogging… la cosa migliore è identificare il social network che più di altri possa aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi di business e il livello di engagement prefissato. Per far ciò sarà necessario fare qualche ricerca a monte, per comprendere che tipo di target utilizza ciascuna piattaforma e in che modo. In un secondo momento, sarà poi ovviamente possibile estendere la propria presenza ad altri canali, ma sceglierne uno e gestirlo al meglio è il modo migliore di cominciare.

    2. Crea un team dedicato

    Niente di peggio di un canale social che non interagisca con i suoi fan/follower o che ignori le loro domande. Non basta postare contenuti di tanto in tanto: i social vanno alimentati con regolarità e il dialogo con il pubblico è fondamentale. Allo stesso modo, se decidi di abbandonare un profilo precedentemente creato, ricordati di cancellarlo definitivamente: l’inattività non è mai percepita positivamente.

    3. Ascolta il web

    Monitorare quanto viene detto sul web è fondamentale: gli Alert di Google non bastano.  Cosa devi monitorare? Per prima cosa le parole chiave associate al tuo brand, ma non solo: segui anche ciò che viene detto sul tuo settore, sui tuoi concorrenti, sui vostri prodotti. Ascoltando la voce del web potrai comprendere meglio i tuoi utenti e garantire loro un’offerta più mirata.

    4. Stabilisci la social media policy interna

    E’ sempre bene esplicitare una serie di linee guida relative al comportamento che i dipendenti di un’azienda sono tenuti a seguire sui social. Ma attenzione: l’accento non va tanto posto sulle restrizioni, ma piuttosto su ciò che i dipendenti possono fare per contribuire a sviluppare una percezione positiva dell’azienda sul web.

    5. Mostra il volto umano del brand

    Per quanto possano amare il vostro brand, i clienti ricercano un contatto umano. Anche quando si comunica per conto di un’azienda, è bene far capire al pubblico chi c’è dietro l’account, specialmente nel caso di servizi di assistenza. Ad esempio, non è una cattiva idea quella di far firmare all’operatore un tweet o un post!

    6. Proteggi il brand

    Talvolta, le campagne social sfuggono di mano: basta ricordare alcuni #epicfail, come il caso Groupalia durante il terremoto in Emilia oppure l’hastag #McDstories. Qualunque sia la causa – personale poco competente o non adeguatamente formato oppure una scarsa pianificazione – è bene ricordarsi che il web è un amplificatore e che chi gestisce il profilo di un’azienda parla a nome del brand e non a nome proprio.

    7. Occhio al mobile

    Accertatevi che la vostra presenza sui social risponda anche ai bisogni degli utenti mobile, soprattutto se ancora non avete un’app o un sito ottimizzato. Ad esempio, poiché sempre più utenti utilizzano dispositivi mobili in-store, accertatevi che i vostri profili social siano anche in grado di supportare i consumatori in negozio.

    8. State al passo con i tempi

    I social media evolvono alla velocità della luce anche grazie alla costante aggiunta di nuove feature e plug-in. Probabilmente, tra 5 o 10 anni il mondo dei social media sarà completamente diverso, il che significa che non solo è necessario stare al passo con le ultime novità ma anche – e soprattutto – lanciare uno sguardo al futuro!

    Allora che ne pensate?

  • Internet e motori, ecco i brand più discussi sui social media

    Internet e motori, ecco i brand più discussi sui social media

    Al recente “Internet Motors” di Roma Blogmeter qualche giorno fa ha presentato un’interessante indagine che ha preso in considerazione 50 brand automotive. Risultato: 280.000 conversazioni sul web, 8 milioni di interazioni su Facebook e oltre 30 mila su Twitter. I marchi: Bmw è il marchio che produce il buzz più importante, seguito da Fiat, Volkswagen, Mercedes ed Alfa Romeo

    La maggior parte delle discussioni su internet circa i brand automotive avvengono nei Forum dove gli utenti si riuniscono principalmente per confrontarsi circa le decisioni d’acquisto e per informarsi e commentare i nuovi modelli in uscita sul mercato. Se invece si guarda ai due più importanti social network, Twitter e Facebook, si scopre che il primo è ancora poco utilizzatoil 50% dei brand esaminati non lo prende in considerazione per comunicare con il pubblico italiano – mentre il secondo viene utilizzato, ma spesso solo a scopo di vetrina e non di customer care. La ricerca presentata da Blogmeter in occasione del recente Internet Motors svoltosi a Roma lo scorso 9 aprile, ha preso in considerazione 50 brand automotive e, tramite i tool proprietari Social Listening e Social Analytics, ha analizzato nel periodo che va dal 1 gennaio al 31 marzo 2013 quasi 280.000 conversazioni sul web, 8 milioni di interazioni su Facebook e oltre 30 mila su Twitter.

    Internet-Motori-Brand-Automotive-Blogmeter

    Dall’indagine emerge che il brand più discusso del trimestre è Bmw a cui si riferiscono il 13,6% delle discussioni sulle auto, seguito da Fiat con il 10,6% e a poca distanza da una triade di marchi come Volkswagen, Mercedes ed Alfa Romeo. Su Facebook la maggior parte dei marchi ha una pagina per ogni paese, altri come Fiat, Lancia e Nissan hanno deciso di accorpare le pagine utilizzando le Global Page. I brand di lusso invece preferiscono utilizzare una sola pagina internazionale nella quale dialogano in lingua inglese. Blogmeter è riuscita a isolare i fan italiani anche sulle pagine global e internazionali, scoprendo che il brand con più fan nel nostro Paese è Ferrari con quasi 800 mila fan italiani sugli oltre 11 milioni totali, seguito da Audi Italia (540 mila), Citroën Italia (420 mila), mentre Fiat è in dodicesima posizione con 220 mila fan.

    Fiat si prende però la rivincita su Twitter dove si conferma primo brand con oltre 25 mila follower e 2.341 mention (il profilo si rivolge anche ad utenti di lingua inglese), anche se nel trimestre le crescite maggiori vengono registrate da Ford Italia e Seat Italia. Come detto Twitter è un media ancora poco gettonato dai brand auto e anche chi ne fa uso – spesso utilizzando un solo account per relazionarsi con paesi differenti – ha qualche difficoltà a produrre dei contenuti che riescano a coinvolgere gli utenti. Infine la Facebook Engagement Map (che incrociando le dimensioni “total fan” e “total engagement”, posiziona le pagine Facebook in quattro quadranti che ne qualificano le performance: Leaders, Engagers, Collectors e Laggards), nella quale Blogmeter ha considerato soltanto le pagine che parlano in lingua italiana, mostra come il brand che performa meglio sia Audi Italia,  il cui post più engaging (un video di presentazione della nuova Audi A3 Sportback) è stato anche il secondo miglior post di marzo per numero di interazioni tra tutte le pagine italiane. Completano il settore dei leader Volkswagen Italia, Bmw Italia, Citroën Italia e Mini Italia.

  • David Meerman Scott per la prima volta in Italia

    David Meerman Scott per la prima volta in Italia

    Ecco uno di quegli eventi che non si devono assolutamente perdere. David Meerman Scott sarà in Italia per la prima volta per tenere una Masterclass il prossimo 9 Maggio presso l’Auditorium Gruppo 24 Ore. E’ un’occasione per i professionisti della comunicazione e per tutti coloro che sono interessati a sapere come il Web e i Social Media hanno rivoluzionato il modo di fare Marketing e Pubbliche Relazioni

    Per la prima volta in Italia il famoso esperto che negli Stati Uniti ha cambiato le sorti di numerose aziende per una due giorni di alta formazione accessibile: il 9 maggio una Masterclass dedicata alle best practice del nuovo marketing e digital PR, preceduta da un seminario a numero chiuso sui segreti del mobile marketing. Un appuntamento da non perdere per i professionisti della comunicazione, delle vendite e per gli appassionati al cambiamento e alla libera circolazione dei contenuti.

    Come può oggi un’organizzazione riuscire a far breccia nel mercato con i propri prodotti e servizi grazie al web e ai media sociali? E come può raggiungere e coinvolgere il proprio pubblico di riferimento? In questa operazione, quali sono gli strumenti più adatti e quali le regole da seguire? In che modo, infine, i professionisti della comunicazione – giornalisti, addetti stampa, blogger o community manager – possono essere di supporto alle organizzazioni nel rinnovato scenario pesantemente influenzato dai media sociali?

    Prima che arrivasse il web esistevano solo tre modi per riuscire a essere notati: acquistare costosi spazi pubblicitari, pregare i media mainstream di raccontare la propria storia o assumere un personale di vendita che tormentasse a una a una le persone in merito ai propri prodotti. Oggi esiste un’opzione migliore: pubblicare sul web contenuti interessanti che gli acquirenti siano interessati a leggere

    In questo passaggio, semplice e diretto, tratto da uno dei suoi best-seller “The New Rules of Marketing and PR”, sono condensate parte delle teorie di David Meerman Scott, celebre marketing strategist statunitense in visita per la prima volta in Italia a maggio per una due giorni di alta formazione a Milano: ospite della eastCOM Milano-Belgrado, Scott arriva infatti nel nostro paese per una Masterclass (il 9 maggio) dedicata alle nuove possibilità offerte alle aziende dal marketing digitale e dai social media preceduta da un seminario (l’8 maggio) focalizzato interamente sul mobile marketing.  

    Il libro, tradotto in 26 lingue dal bulgaro al vietnamita, tra i bestseller di BusinessWeek e prossimo alla quarta edizione, ha venduto finora oltre 250.000 copie diventando in breve tempo un classico del marketing contemporaneo, insieme a  “Real-Time Marketing and PR” e “World Wide Rave” (quest’ultimo scaricabile gratuitamente in formato ebook dal sito della Masterclass). Un testo che supera gli steccati tradizionali ed esplora le possibilità offerte dal nuovo contesto dei media sociali, che hanno potenziato le possibilità di dialogo e di vendita ma anche messo in crisi le tradizionali certezze della comunicazione e del commercio.

    Quali sono tuttavia le tendenze nel nostro paese e quali le differenze con gli Stati Uniti? L’Italia è pronta ad accogliere e ad applicare le nuove regole, sviluppatesi in altri contesti, alle pratiche quotidiane del sales, della comunicazione e del marketing digitale o è ancora saldamente ancorata alle pratiche tradizionali? La conversazione è già iniziata sui canali che hanno anticipato l’appuntamento, dal gruppo su Facebook a quello su LinkedIn e Twitter:

    In vista dell’incontro di maggio ho avuto la possibilità di confrontarmi con tanti altri professionisti del settore – commenta Biagio Carrano, Direttore della eastCOM, consulente, formatore e curatore del blog L’Immateriale– . Emerge chiaramente come l’Italia si collochi ancora un passo indietro rispetto ai cugini americani in materia di inbound/content marketing e digital PR. Tuttavia qualcosa inizia a muoversi e anche le eccellenze non sono più eccezioni isolate. L’Italia ha una tradizione certamente diversa rispetto a quella statunitense ma ha anche le tutte le potenzialità per utilizzare i nuovi media in maniera ottimale: basti soltanto pensare alla penetrazione del mobile nel nostro paese per renderci conto di quale occasione ci venga offerta”.

    I dati dell’ultimo rapporto Censis “Comunicazione e media” 2012 sull’andamento dei consumi mediatici degli italiani nel 2012 evidenziano difatti come gli unici mezzi di comunicazione che riscuotono un successo crescente nel tempo e incrementano la loro utenza sono quelli che integrano le funzioni dei vecchi media nell’ambiente di Internet, come gli smartphone (+10% dell’utenza rispetto al 2011) e i tablet (usati dal 13,1% dei giovani tra i 14 e i 29 anni). Parallelamente, continua la forte diffusione dei social network, con una tendenziale sovrapposizione tra Internet e Facebook: non esiste istituzione, associazione, azienda, personaggio pubblico che possa permettersi di non essere presente sul social network più popolare. È iscritto a Facebook il 66,6% delle persone che hanno accesso a Internet (erano il 49% nel 2011), che corrisponde al 41,3% dell’intera popolazione e al 79,7% dei giovani. YouTube, che nel 2011 raggiungeva il 54,5% di utenti tra le persone con accesso a Internet, arriva ora al 61,7% (pari al 38,3% della popolazione complessiva).

    Il confronto con un esperto mondiale come David Meerman Scott  – conclude Biagio Carrano – può sicuramente essere un’importante occasione di crescita, a costi veramente accessibili, per molte piccole e medie realtà che da sempre rappresentano lo zoccolo duro del nostro paese e che possono, attraverso il web, i nuovi media sociali e i  nuovi device, aumentare notevolmente la loro efficienza e ridurre nel contempo i costi operativi”.

    Decine di conferenze e seminari in 82 paesi del mondo hanno infatti offerto a Scott uno sguardo unico su come imprese e organizzazioni stanno innovando le proprie attività per raggiungere direttamente i propri pubblici di riferimento. Di tanti esempi concreti maturati durante la sua lunga esperienza dà conto all’interno dei suoi libri, dei suoi seminari così come del suo blog www.webinknow.com: riflessioni che tracciano uno scenario nuovo in cui non è più obbligatorio passare per le figure professionali intermediarie che hanno caratterizzato il circuito della comunicazione dall’avvento della stampa a oggi.

    Solo i migliori PR avevano relazioni personali con i media e potevano alzare la cornetta per raccontare una storia a un giornalista al quale avevano pagato la cena appena un mese addietro. Prima del 1995, al di là della possibilità di investire grandi somme in advertising o di lavorare a stretto contatto con i media, un’azienda non aveva in realtà tante altre alternative per raccontare la propria storia al mondo. Questo non è più vero. Il web ha cambiato le regole. Oggi le organizzazioni comunicano direttamente con i propri clienti”.

    Nel corso della due-giorni Scott aiuterà a comprendere come usare i social media, i video online, le applicazioni mobili, i blog, i comunicati stampa e il marketing virale per raggiungere direttamente gli interlocutori finali, qualunque sia l’attività in questione, sia essa legata ai risultati tangibili di un’impresa o alla mera visibilità personale, a incrementare i sostenitori di un’organizzazione non profit o a promuovere un personaggio politico. Aprire un blog, creare un podcast, connettersi attraverso Twitter o Facebook, lavorare con il SEO, creare pagine su Pinterest sono solo alcuni degli strumenti a disposizione, la cui scelta e pianificazione diventano ancora più complesse quando la tecnologia alla base sviluppa nuove applicazioni quasi ogni giorno.

    E se la Prima Ricerca Ferpi 2013 su Comunicazione, Università, Giovani e Mondo del Lavoro stima che la comunicazione rappresenti una professione qualificante, importante e riconosciuta per il 73% dell’universo impresa italiano, occorre iniziare a investirci seriamente e per tempo per essere competitivi e sopravvivere alla sfida internazionale che ci aspetta.

    Per iscriversi visitate il sito www.dmscottinmilan.com

    In basso la mappa per raggiungere l’Auditorium Gruppo 24 Ore, in via Monte Rosa 91 a Milano.

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  • Reputescion, ospite di stasera è Carlo Freccero

    Reputescion, ospite di stasera è Carlo Freccero

    Carlo Freccero, diretto di Rai 4, è l’ospite della quinta puntata di “REPUTESCION – Quanto vali su web?”, la trasmissione condotta da Andrea Scanzi su La3 Tv che indaga sulla reputazione online di personaggi di spicco, offrendo loro la possibilità di verificare cosa si dice di loro sul Web

    Quinta puntata stasera, lunedì 8 aprile, di “REPUTESCION – Quanto vali su web?”, la trasmissione di Andrea Scanzi in onda alle ore 22.30 su La3, il nuovo Social Media Channel (visibile su Sky canale 143, sul DTT canale 134). Primo e unico programma in grado di valutare, su base scientifica, la trasmissione indaga sulla reputazione on line di personaggi di spicco del mondo della politica, della cultura, della società e dello spettacolo, ospitandoli in studio e offrendogli la possibilità di “origliare” cosa si dice di loro sul web e misurare la forza d’impatto di ciò che dicono o scrivono.

    Il protagonista della puntata di stasera è il direttore di Rai4 Carlo Freccero, personaggio dalle tinte forti, un visionario capace di lucide anticipazioni della realtà mediatica e, più in generale, della comunicazione. Il web lo ricopre di elogi e si esalta per lui, per i motori di ricerca è un autentico Robin Hood che non risparmia frecce velenose contro la mediocrità della televisione generalista.

    La ricerca sulla reputazione on line è fatta, su base scientifica, dall’Osservatorio REDDS con la collaborazione di Ventura Research Institute e di Reputation Manager, unica società italiana che ha introdotto il concetto di “ingegneria reputazionale”, ovvero quell’analisi della reputazione on line dei brand e delle figure di rilievo pubblico.

    Reputescion offre allo spettatore la possibilità di interagire con il programma, di fruire di contenuti extra (informazioni sull’ospite e info-grafica sulla sua web reputation) grazie all’App gratuita La3.

    Per commentare la puntata su Twitter l’hashtag è #reputescion

    Reputescion è un programma ideato e scritto da Fabio Migliorati e prodotto da  Showlab per La3. 

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    La3 è il nuovo Social Media Channel di 3 Italia in onda su Sky (canale 143), DTT (canale 134), su tablet e smartphone grazie all’AppLa3” disponibile su Apple Store e market Android. La3 è visibile anche in streaming su www.la3tv.it, mentre il canale ufficiale su YouTube (http://www.youtube.com/la3tube) offre il meglio di quanto trasmesso in TV.

    Facebook: https://www.facebook.com/La3

    Twitter: @la3tv

  • La Sicurezza nei Social Media [Intervista]

    La Sicurezza nei Social Media [Intervista]

    Parliamo spesso di quanto sia importante per le aziende cogliere le opportunità che offrono i Social Media. Non solo bisogna saperci stare, e non solo esserci, ma bisogna anche avere ben presente quali siano i rischi. Ne abbiamo discusso con Mauro Alovisio e Andrea Zapparoli Manzoni, co-autori de “La sicurezza nei social media”, un interessante documento prodotto da Oracle Community for Security

    “La nostra posizione è univoca: raccomandiamo fortemente alle imprese italiane, in particolare quelle del Made in Italy, di usare i social network, in quanto essi rappresentano una reale opportunità, ma di farlo in modo intelligente e informato”. Questo è quello che si legge nella presentazione di “La sicurezza nei social media”, un interessante documento prodotto da Oracle Community for Security, interdisciplinare ed edito creative commons, scaricabile gratuitamente all’indirizzo http://social.clusit.it/views/Social/Homepage.html, che vuole puntare l’attenzione sulla sicurezza, tanto più minata quanto più le aziende, e non solo, si affacciano sui social network. Il lavoro non mette in evidenza soltanto i rischi con l’intento di far acquisire quella consapevolezza che ciascuno dovrebbe avere affacciandosi in Rete, ma fornisce dei consigli pratici per la tutela propria e dell’azienda dal punto di vista legale e informatico. Abbiamo posto qualche domanda a due dei coautori del documento: l’avvocato Mauro Alovisio per la parte giuridica e Andrea Zapparoli Manzoni per la parte informatica.

    Qual è la raccomandazione inerente la sicurezza più disattesa dalle aziende e perché?

    Nella nostra esperienza gli errori più comuni e con il più alto tasso di rischio compiuti dalle aziende sui Social sono (in ordine di frequenza):

    1. non preoccuparsi della Net Neutrality, cioè non partecipare ai Social e non tenere sotto controllo la propria identità digitale, rischiando così il Brand Hijacking (che può avere conseguenze molto gravi, trattandosi di PMI e micro-imprese)
    2. non affidarsi a professionisti. Il fai-da-te, che purtroppo è estremamente diffuso soprattutto in ambito PMI, è quasi una garanzia che si subiranno incidenti. Non mi riferisco solo alla necessità di avvalersi di esperti di Social marketing (che anzi spesso sono più “spericolati” dei loro committenti!), ma anche e soprattutto ad altre figure che dovrebbero concorrere nel supportare un’azienda che utilizzi i Social (a qualsiasi titolo), in particolare legali ed esperti di ICT Security. 
    3. gestire gli account social tramite una macchina utilizzata anche per altri fini (come ad esempio amministrativi, di segreteria o per utilizzi personali del titolare). Questo comportamento è decisamente poco “igienico”, dal momento che espone l’intera organizzazione ad ogni sorta di attacco e compromissione (antivirus e firewall sono praticamente inefficaci, ed anche un eventuale sistema di web content filtering ormai serve a poco). Porto un caso successo di recente: un’azienda mi ha contattato per un attacco veicolato via social, a causa del quale ha perso tutti i propri dati amministrativi (inclusi i backup) in quanto cifrati dai cybercriminali, che ora chiedono 50mila dollari per “liberarli”. Dal momento però che la gang in questione è appena stata sgominata dall’Europol, l’azienda non può nemmeno pagare il riscatto e sono impossibilitati a lavorare.
    4. non moderare la conversazione (o comunque non farlo in real-time). Mi rendo conto che, per volumi di conversation medio-alti si tratta di costi non indifferenti, d’altra parte è l’unico sistema che garantisce un buon livello di sicurezza (sia informatica, relativamente a dati ed infrastruttura, che degli asset immateriali come la reputazione) e che consente di ridurre al massimo l’impatto degli incidenti di data leakage.
    5. esporre i propri clienti, utenti, followers, partners ad attacchi a causa della mancata gestione dei rischi che conseguono dai punti 1-4 (il che configura scenari di liability).

    Perchè le aziende compiono questi errori?

    Dal lato della domanda:

    • errata percezione dei rischi / mancanza di awareness
    • mancanza di un budget dedicato (anche in base all’idea balzana secondo la quale Internet, ed i Social in particolare, sono “gratuiti”)

    Dal lato dell’offerta:

    • scarsità (almeno fino ad oggi) di soluzioni ad-hoc ritagliate sulle esigenze e sulle disponibilità delle PMI.

    Nella guida si raccomanda la lettura dei Terms Of Service. Ma quanti non “addetti ai lavori” sono in grado di comprenderne il contenuto? Cosa si potrebbe fare secondo te per renderli più comprensibili?

    Le social media policy esterne  ed interne per essere efficaci non devono essere calate dall’alto e  non devono essere strumenti rigidi  ma al contrario  devono essere elaborate con meccanismo bottom up e devono essere condivise dai diversi uffici dell’impresa (comunicazione, marketing, personale, sistemi informativi e non solo da giuristi) anche al fine di accrescere il senso di appartenenza all’organizzazione e la forza del brand.

    Si suggerisce  pertanto una coralità di azione e di competenze aziendali; occorre scrivere poche cose in termini chiari e trasparenti non una serie di noiosi e impraticabili  divieti: l’ottica deve essere di inclusione dei cittadini e dei consumatori, di accrescimento reciproco e di consapevolezza delle potenzialità e dei rischi dello strumento social media utilizzato. Occorre pertanto lavorare per punti  sintetici anche a livello grafico e monitorare il livello di comprensione e di interesse per il  testo.

    Si suggerisce  inoltre testare il grado di chiarezza del testo della social media policy  con alcuni test preliminari  prima della messa on line e verificare anche i profili dell’accessibilità anche dai cellulari.

    Molteplici social media policy presenti on line nelle pagine delle piattaforme trascurano i profili strategici  dell’utilizzo del marchio, logo aziendale e del brand;  il profilo di indicazione di contatti aziendali di prevenzione del contenzioso in materia di diritto d’autore e la presenza delle traduzioni in più lingue.

    Nella redazione della social media policy occorrerebbe conoscere bene il target al quale ci si rivolge,  il piano di comunicazione   dell’impresa dell’azienda e le priorità strategiche  della governance in materia di comunicazione  (es. priorità su questionari on line di gradimento servizi; su lancio di nuovi prodotti, su concorsi a premi, su campagna saldi stagionali etc..).

    Occorre inoltre tenersi costantemente aggiornati sulle condizioni legali di utilizzo dei social media e sulla giurisprudenza evolutiva comparata ad esempio in materia di diritto all’immagine, diritto di autore etc.

    Le social media policy devono inoltre essere aggiornate costantemente; si tratta di un processo di apprendimento continuo sia da parte dell’impresa sia da parte degli utenti.

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    Il logo utilizzato per caratterizzare il documento – frutto della collaborazione di una trentina tra aziende, studi legali, consulenti direzionali e associazioni – è una ciliegia. Perché i social network sono attraenti e apparentemente solo gustosi come le ciliegie. Ma come esse nascondono l’insidia del nocciolo, non solo spiacevole da addentare ma estremamente pericoloso. Soprattutto per chi non ne conosce l’esistenza.

  • Twitter aggiorna le app per Android, iPhone e mobile Web

    Twitter aggiorna le app per Android, iPhone e mobile Web

    Twitter ha rilasciato un nuovo aggiornamento che riguarda le applicazioni per Android, per iPhone e ha anche aggiornato la versione mobile web. E le modifiche più importanti riguardano proprio il sistema operativo mobile Android con la nuova barra di navigazione e con la timeline più larga e alta

    E’ tempo di novità in casa Twitter. Proprio ieri vi avevamo parlato delle nuove Twitter Cards che consentono di inserire anche link per le proprie mobile app, rendendole da subito disponibili per essere scaricate dagli utenti. E, sempre ieri, in serata arriva la notizia dal blog ufficiale di un nuovo aggiornamento dell’applicazione Twitter (4.0) per dispositivi mobili. Un aggiornamento importante che riguarda in special modo Android, ma anche iPhone e la versione mobile web di Twitter.

    Come dicevamo, l’aggiornamento più importante riguarda Android, infatti il nuovo design, molto piacevole, è frutto di un’esperienza di miglioramento dell’applicazione che nasce proprio su Android. Ora si nota una timeline più alta e più larga che riempie lo schermo, una nuova barra di navigazione piatta, è possibile ora passare da una sezione all’altra semplicemente tenendo premuto e scorrendo nella sezione che si desidera. Adesso è visibile il suggerimento dell’account mentre si digita un tweet oppure mentre si sta effettuando una ricerca, una modalità che si rivelerà abbastanza comoda, specie quando si vuole entrare in contatto con qualche amico di cui non ci si ricorda l’account.

    Ma le novità non riguardano solo Android, infatti l’aggiornamento ha riguardato anche Twitter per iPhone e mobile.twitter.com. Tutte e tre le applicazioni per cellulari, come già accade su twitter.com, mostrano ora più contenuto contenuto in Tweets estesi, di cui vi parlavamo a proposito delle nuove Twitter Cards, ossia gallerie fotografiche, applicazioni ed elenchi di prodotti.

    Sarà quindi visibile un nuovo link in basso che sta ad indicare il contenuto dalla cui mobile app è stato condiviso, come ad esempio può essere un check-in su Foursquare. Il link permette di aprire o scaricare direttamente l’app dal Tweet, a meno che non sia già installata. Ad esempio, se si espande un Tweet per visualizzare una foto da Flickr, è possibile toccare il collegamento per aprire la foto in Flickr. Se non avete ancora l’applicazione Flickr sul telefono, potete automaticamente installarla dal Tweet.

    Insomma, come dicevamo prima, è tempo di novità e aggiornamenti in casa Twitter che sta a dimostrare l’impegno a rendere sempre più coinvolgente la navigazione e la condivisione dei contenuti, nonostante i soli 140 caratteri.

    Potete già scaricare gli aggiornamenti per il vostro dispositivo da Google Play o App Store.

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  • Twitter presenta le nuove Cards per Mobile App e Foto Gallery

    Twitter presenta le nuove Cards per Mobile App e Foto Gallery

    Twitter ha modificato le proprie Cards estendendo la possibilità, tra le altre, di poter includere all’interno di esse link che riconducono direttamente alla mobile app, consentendo da subito il download della stessa. Tutto in un solo tweet

    Da oggi le Twitter Cards verranno estese per altri nuovi e interessanti utilizzi. In pratica sarà possibile includere in una Card anche le proprie mobile app, in modo da incentivare in maniera più diretta il download della stessa, oppure accedere direttamente al contenuto che volete promuovere, nel caso in cui l’utente abbia già installato la vostra app. Questa è forse la novità più rilevante delle nuove Twitter Cards che diventano in questo modo molto più creative.

    Ed è facile anche attivarle, basta aggiungere i nuovi markup tags come viene spiegato in questa pagina. Lo abbiamo provato anche noi ed è assolutamente semplice.

    Quello che vedete in alto è un esempio di come sarà la nuova Card nel caso in cui promuovete la vostra app. Nell’esempio vedete una Card di Path, che insieme ad altri ha per prima sperimentato le novità:

    Ma le novità non riguardano solo le Mobile App, infatti ce ne sono altre. Eccole:

    • App: Visualizza informazioni sulla vostra applicazione, compreso il nome app, icona, descrizione e altri dettagli, incluso il prezzo. Basta dare il vostro ID e verranno visualizzate le informazioni dell’applicazione da App Store o Google Play.
    • Prodotto: verranno mostrati i vostri prodotti con un’immagine e una descrizione, massimo di due campi personalizzabili che consentono di visualizzare ulteriori dettagli come il prezzo o valutazioni.
    • Galleria: si potrà rappresentare un album o una raccolta di fotografie tramite l’anteprima della galleria fotografica. Questa modalità di Card è un modo per segnalare all’utente che una nuova galleria è stata condivisa.

    I primi ad usare le nuove Twitter Cards sono stati Delectable, Etsy, Flickr, Foursquare, Gumroad, Jawbone, Path, Rovio Angry Birds, SoundCloud, Storenvy, Wine Library e Vine.

    Come sappiamo, Twitter è uno strumento limitato dall’uso dei fatidici 140 caratteri, ma questa nuova modalità consentirà nuove possibilità per poter inserire più contenuti e diversi tra loro, quindi più coinvolgenti.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter domina nel Mobile Advertising

    Twitter domina nel Mobile Advertising

    eMarketer ha reso noto attraverso un suo studio che Twitter toccherà nel 2014 la cifra di 1 miliardo di dollari di guadagni nel Mobile Advertising, quasi il doppio del 2013 che sono previsti a 583 milioni di dollari. Da questo punto di vista, Twitter domina il Mobile grazie anche al rilascio delle API per le campagne pubblicitarie

    Ormai è certo che Twitter domina, nel senso stretto della parola, il Mobile Advertising. eMarketer ha infatti rilasciato ieri un estratto di una sua ricerca dalla quale viene fuori che Twitter nel 2013 dalla pubblicità sul Mobile guadagnerà 583 milioni di dollari, ma nel 2014 il guadagno sarà ancora più alto, ossia quasi 1 miliardo di dollari. In buona sostanza, il 53% delle entrate pubblicitarie di Twitter provengono dal Mobile. Pensate che solo nel 2011 questo dato era nettamente inferiore. Certamente questo enorme risultato è frutto di una strategia ben ponderata e orientata a “conquistare” il Mobile, vuoi per la crescente presenza dei due diretti competitor, cioè Google e Facebook, e per la “naturale vocazione” della piattaforma stessa che sfrutta ovviamente queste qualità per crescere e fare business.

    eMarketer _twitter mobile advMa non è tutto, perché eMarketer prevede che nel 2015 il miliardo di dollari verrà superato e i guadagni si attesteranno a 1,33 miliardi di dollari. Insomma, pare che Twitter abbia imboccato la strada giusta e come abbiamo già altre volte ricordato, questa strategia può essere la strada che porta alla quotazione in borsa che pare, molto probabilmente, verrà lanciata proprio nel 2014. Se i dati che rilascia eMarketer, come tutti crediamo, vengano confermati, allora con questo vento in poppa lo sbarco a Wall Street non sarà così traumatico.

    eMarketer - Twitter mobile advA contribuire a questo grande risultato è anche il rilascio delle API per l’advertising sulla piattaforma. In pratica gli inserzionisti avranno modo di creare e gestire le proprie campagne pubblicitarie e anche comprarle da terzi. E’ quindi sulla base di questo che si basa la previsione del miliardo di dollari di entrate pubblicitarie nel 2014, il vero punto di svolta.

    eMarketer - Twitter mobile adv marketsSe guardiamo poi da dove arrivano queste entrate, allora notiamo che il mercato Usa al momento è quello più rappresentato  anche se in leggero calo. Era il 90% nel 2012, è l’83% nel 2013 e sarà il 79% nel 2014 e il 76% nel 2015. A questo ribasso si accompagna una crescita negli altri mercati, infatti la quota “non Usa” che era il 10% nel 2012, è del 17% nel 2013 e sarà del 21% nel 2014 e del 24% nel 2015.

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  • Brands & Social Media, analisi del settore Fashion [Infografica]

    Brands & Social Media, analisi del settore Fashion [Infografica]

    Prende il via, con un’analisi del settore Fashion, la seconda edizione dell’Osservatorio Brands & Social Media. Il settore, guidato da Burberry, si caratterizza per una forte comunicazione visuale e un uso dei social media come canali “verticali”, attraverso i quali gli utenti esprimono la loro affezione ai brand

    Avevamo già trattato l’argomento Fashion proprio in relazione ad una ricerca di Reputation Manager che indagava come i grandi brand del settore utilizzassero i social media nella loro comunicazione. E oggi ritorniamo sul tema che aveva riscontrato molto interesse parlandovi di una nuova ricerca, “Fashion – Luxury & Haute Couture“, ad opera dell’Osservatorio Brands & Social Media, realizzato da Digital PR e OssCom – Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica che da il via alla seconda edizione di ricerche intese ad analizzare la comunicazione sui social media di alcuni dei più rilevanti brand nazionali e internazionali presenti sul mercato italiano. La metodologia è stata arricchita e resa in grado di cogliere con precisione uno scenario comunicativo dinamico e sempre in evoluzione grazie a più di 60 diversi indicatori relativi alle variabili di esposizione, di coerenza e di interazione con il pubblico.

    Per questo report sono state selezionate 14 aziende leader di settore a livello internazionale, i cui social media sono stati analizzati nel mese di gennaio 2013.

    Presentiamo con entusiasmo la seconda edizione dell’Osservatorio Brands & Social Media, che si distingue per l’utilizzo di una metodologia arricchita, elaborata ad hoc per questa ricerca integrando il tradizionale approccio quantitativo con uno sguardo qualitativo e che comprende complessivamente oltre 60 indicatori. Durante il 2013 analizzeremo sette nuovi settori. Il primo settore preso in considerazione, “Fashion – Luxury & Haute Couture”, si caratterizza per una presenza intensiva sui social media, in grado di movimentare un vasto bacino di utenti, anche se con ampi margini di potenziamento delle forme di socialità”, spiega Piermarco Aroldi, direttore di OssCom.

    Leader della classifica è Burberry, seguito da Dior e Dolce & Gabbana. Il risultato di Burberry deriva dall’uso intensivo dei social media dal punto di vista dei contenuti, incentrati sulle caratteristiche distintive del brand: prodotti di punta, come il trench, o tratti caratterizzanti, come l’inglesità, in grado di catalizzare l’attenzione degli utenti sulle diverse piattaforme.

    Il settore si avvale ovviamente di strategie globali, con la tendenza a creare profili internazionali che raccolgono utenti da tutto il mondo, e la presenza ridotta di profili localizzati per singole lingue o Paesi.

    Rispetto alle piattaforme utilizzate, Facebook si conferma quella più adottata insieme a YouTube. Questo settore si distingue anche per un’elevata tendenza alla sperimentazione su nuovi social media, come Pinterest e Instagram, e nel mondo delle app.

    Particolarmente rilevante è il ruolo della comunicazione visuale, realizzata sia attraverso piattaforme dedicate (YouTube, Pinterest, Instagram), sia attraverso l’uso frequente di contenuti visivi su Facebook e Twitter. Questa componente visuale si traduce anche nello streaming delle sfilate attraverso piattaforme social dedicate e nell’archiviazione sistematica dei relativi video su YouTube.

    La forma di socialità che emerge dall’analisi è definibile come “verticale”, caratterizzata da elevatissimi tassi di risposta da parte degli utenti che esprimono in modo emotivo l’attaccamento al brand con like o brevi commenti, senza però instaurare un reale flusso di conversazione fra di loro o con il brand.

    L’analisi ha consentito di evidenziare tre stili comunicativi, che interpretano il brand come prodotto, come mito o come lifestyle. Nel primo caso il racconto si focalizza essenzialmente sui prodotti, nel secondo sulle radici culturali e sulla filosofia della maison, mentre nel terzo il brand viene proposto e celebrato attraverso l’evocazione di un certo stile di vita.

    La ricerca sul settore fashion – dichiara Nicolò Michetti, CEO di Digital PR presenta da un lato uno scenario eterogeneo con scelte contenutistiche differenti, incentrate rispettivamente sul prodotto, sul mito della marca e sulla sua storia, o sul lifestyle, e alcune sperimentazioni su nuove piattaforme. Dall’altro lato evidenzia approcci comuni, nell’andare chiaramente nella direzione del visual e del video, o nel mettere alla portata di tutti quelle esperienze che una volta erano appannaggio esclusivo di un selezionato circolo di eletti (le sfilate). L’eccellente risposta da parte degli utenti, che su questo settore dimostrano un particolare attaccamento emotivo a tutti e tre gli elementi contenutistici presentati dai brand, è sicuramente uno stimolo a capitalizzare, approfondire ed esplorare le opportunità in continua evoluzione offerte dai social media.”

    Il prossimo report dell’dell’Osservatorio Brands & Social Media sarà dedicato al Design e la sua pubblicazione è prevista per il mese di aprile 2013. E ovviamente ve ne daremo conto.

    Brands-&-Social-Media---Fashion-infografica

  • Big Data, quali implicazioni per la sicurezza

    Big Data, quali implicazioni per la sicurezza

    A proposito di Big Data, argomento che sta diventando ormai sempre più di uso quotidiano, Akamai propone la sua piattaforma cloud, Akamai Intelligent PlatformTM, che considerando le implicazioni per la sicurezza si dimostra una valida soluzione

    I Big Data hanno ormai invaso il quotidiano: tutti sappiamo cosa sono ma pochi sanno come sfruttarli, analizzarli e gestirli. E soprattutto pochi capiscono perché è importante farlo: le implicazioni che i big data hanno per le aziende sono parecchie, anche in ambito security, come spiega Luca Collacciani, Regional Sales Manager di Akamai.

    Sebbene negli anni l’information security abbia fatto passi da gigante, oggi è necessario analizzare il settore da un punto di vista totalmente nuovo, che privilegi l’analisi dei dati per scindere il traffico legittimo da quello illegittimo. E’ proprio nella creazione di un internet più sicuro, che i Big Data giocano un ruolo di primo piano.

    In questo contesto, si inserisce la Akamai Intelligent PlatformTM, la piattaforma cloud computing più distribuita al mondo, in grado di aggregare una serie di informazioni relative a un determinato indirizzo internet – ad esempio, la velocità di connessione, la location, il tipo di contenuto richiesto – e stabilirne la reputation. I dati hanno dunque un ruolo fondamentale nella determinazione della legittimità di una richiesta e consentono di individuare quali indirizzi IP vanno filtrati, in modo da bloccare il traffico legato agli attacchi prima che l’azienda ne venga colpita.

    I Big Data possono inoltre mostrare il modo in cui virus e traffico malevolo si diffondono. Capire e prevedere l’evoluzione di questi scenari può permettere alle organizzazioni di isolare gli attacchi e distinguerli da altri tipi di disordini, come la recisione di un cavo, evitando così problemi legati al downtime.

    Le informazioni fornite dai Big Data aiutano infine a mantenere il traffico malevolo lontano dai server d’origine delle aziende. In altre parole, consentono alle organizzazioni di combattere una battaglia in prima linea, di ingaggiare uno scontro diretto con l’attaccante senza temporeggiare nelle retrovie come spesso fanno i business online, strategia questa particolarmente rischiosa poichè, spesso, è ormai troppo tardi per respingere l’attacco.