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  • Twitter, al via il test che avvisa se la conversazione si infiamma

    Twitter, al via il test che avvisa se la conversazione si infiamma

    Twitter sta dando il via ad un test che ha come obiettivo quello di avvisare gli utenti se ci si sta per imbattere in una conversazione che potrebbe presto surriscaldarsi e diventare molto impegnativa.

    Twitter, come già ricordato un paio di anni fa, sembra quasi un cantiere impegnato su più fronti, dopo anni di immobilismo. L’avvio di diversi test su altrettanto funzionalità che potrebbero vedere la luce è andata avanti anche questa estate, e non sembra ci sia l’intenzione di smettere.

    Solo così possiamo leggere il lancio del nuovo test, di cui ha dato notizia Twitter Support, proprio sulla piattaforma da 280 caratteri, che ha come obiettivo quello di avvisare gli utenti se ci si sta per imbattere in una conversazione che potrebbe presto surriscaldarsi e diventare molto impegnativa.

    Nell’esempio twittato dall’account di supporto, si vede che, nel momento in cui l’utente sta per prendere parte ad una conversazione, appare un messaggio che lo avviso con questa dicitura: “Conversazioni come questa possono essere intense“. Un modo per allertare l’utente che quella conversazione può trasformarsi in una sorta di “battaglia”.

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    Nel messaggio successivo il titolo della tab rende bene l’idea, con un messaggio del tipo: “Guardiamoci le spalle a vicenda”. Più in basso appaiono poi delle esortazioni nell’affrontare la conversazione:

    • Ricorda l’umano: questa è la prima vera regola di qualsiasi netiquette, che spesso dimentichiamo. “Comunicare con rispetto rendere Twitter un posto migliore“, regola che vale sempre.
    • I Fatti contano: “verificare i fatti è un aiuto per tutti“.
    • Le diverse prospettive hanno valore: “scoprire diverse prospettive possono rafforzare la propria“. Una esortazione ad entrare in conversazione con una mentalità più aperta.

    Una volta presa visione di questi messaggi, e presa coscienza della litigiosità della conversazione a cui si decide di partecipare, si può cliccare sul tasto grande in blu: “Count me in“, una sorta di “ci stò”.

    Questo test, se dovesse mai diventare una funzionalità a tutti gli effetti, segue la strategia di fondo che Twitter persegue, in maniera più intensa, appunto da un paio di anni, che è quella di liberarsi di contenuti d’odio, di conversazioni che hanno lo scopo di diffondere disinformazione. Un test che segue la funzionalità che invita gli utenti a leggere bene prima di retwittare un articolo, questo perché, come sappiamo bene, il titolo non racconta il contenuto per intero.

    Al momento non si conosce la modalità con cui Twitter determina quale conversazione sta per infuocarsi, in risposta ad un utente, Twitter Support ha risposto che questo test ha lo scopo di affinare meglio la modalità che potrebbe cambiare nel corso della prova.

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    E non si conosce nemmeno quanti sono gli utenti che possono visualizzare e provare questo test che è stato avviato comunque sia su iOS che si Android.

    Il tentativo di migliorare la consapevolezza su cosa twittare e sulla possibilità di imbattersi in qualche conversazione che potrebbe mettere a rischio la nostra stessa serenità è sempre una buona cosa. Per questo, valutiamo questo test in maniera positiva se l’intento è quello di rendere gli utenti più consapevoli e avvicinarli alla piattaforma.

    Ma dal nostro punto di vista, per quello che può valere, resta sempre valida la regola che se non si è sicuri di ciò che si condivide, se non si ha padronanza dell’argomento, allora è meglio non twittare niente. Che ne pensate?

  • Telegram con il Facebook down guadagna 70 milioni di nuovi utenti

    Telegram con il Facebook down guadagna 70 milioni di nuovi utenti

    Il Facebook down ha segnato per tutta la famiglia Facebook il blackout più lungo mai registrato. Occasione che ha permesso a Telegram di guadagnare altri 70 milioni di nuovi utenti. Ma anche altre piattaforme guadagnano in termini di tempo trascorso.

    Sono giorni che si parla di quanto abbia perso, in termini di milioni di dollari, Facebook durante le 7 ore di blackout del 4 ottobre. Esperti della materia, analizzando i dati dell’ultima trimestrale dicono che in un’ora Facebook guadagni circa 13 milioni di dollari, moltiplicate per 7 fanno 91 milioni di dollari, circa 3.700 dollari al secondo.

    Ma Facebook in quelle ore ha perso anche qualcos’altro. Anzi, è meglio dire che le concorrenti ha guadagnato. E stiamo parlando di utenti.

    Vediamo qualche numero, per capire anche l’entità di questo guadagno e, soprattutto quale piattaforma se ne è avvantaggiata di più, anche con l’aiuto di Sensor Tower, specializzata nell’analizzare i dati da questo punto di vista, per capire le variazioni sul tempo trascorso sulle varie app.

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    Ebbene, i dati sono molto chiari. A guadagnare di più dal blackout di Facebook dell’altro giorno è stata Telegram che ha visto crescere la sua base utenti, in un giorno, di ben 70 milioni (questo dato è stato diffuso da fondatore dell’app, Pavel Durov). L’app di Durov di recente ha superato 1 miliardo di download e i 500 milioni di utenti.

    Sempre in merito a Telegram, Sensor Tower dice che anche il tempo medio trascorso sull’app è cresciuto nelle ultime settimane del 18%. Al contrario, per WhatsApp e Messenger è calato, rispettivamente del 25% e del 20%.

    Anche Signal ha avuto benefizio dal blackout di Facebook, anche se non si conoscono dati specifici. In merito all’app di messaggistica preferita da Edward Snowden, Sensor Tower rileva che il tempo trascorso sull’app nell’ultima settimana è cresciuto del 15%.

    Snapchat, sempre secondo i dati di ST, ha visto un aumento del tempo trascorso in media dagli utenti, nelle ultime settimane, del 23%. Mentre Twitter, la piattaforma che di solito in situazioni di blackout della famiglia Facebook si trasforma nel luogo ideale per avere informazioni su quanto sta avvenendo, ha visto crescere dell’11% il tempo medio trascorso dagli utenti nelle ultime settimane.

    Quindi, possiamo dire che se ci sono state delle app che hanno approfittato del blackout di Facebook, e di tutte le app della famiglia, queste sono state sicuramente Telegram e Signal.

    Una situazione analoga si era già verificata, come certamente ricorderete, quando WhatsApp propose le modifiche alla privacy e ai termini di utilizzo dell’app in maniera unilaterale. Anche in quel caso  trarne vantaggio, con gli endorsement di Snowden e di Elon Musk, furono, nell’ordine, Signal e Telegram.

  • IGTV non ha convinto del tutto, ecco Instagram Video

    IGTV non ha convinto del tutto, ecco Instagram Video

    I video su Instagram da oggi avranno un unico luogo, si chiama Instagram Video. Di fatto, IGTV in questi tre anni non ha convinto molto, era stata presentata come alternativa a YouTube, ma così non è stato.

    IGTV è stata l’ultima funzionalità lanciata da Kevin Systrom nel giugno del 2018, quando ancora ricopriva il ruolo di CEO, oltre ad essere il co-fondatore di Instagram insieme a Mike Krieger. I due, infatti, lasceranno la società, acquisita da Facebook, tre mesi più tardi. IGTV avrebbe dovuto rappresentare la svolta di Instagram verso il formato tv, ma, forse, troppe limitazioni, nella durata, nei formati e nello stesso utilizzo, e così non è stato.

    Allora Instagram, il giorno dopo il grande black-out che ha colpito la stessa app e tutte quelle della famiglia Facebook, lancia Instagram Video che altro non è che una tab all’interno della quale vengono raccolti i video condivisi nel feed e i video condivisi attraverso IGTV. Si tratta quindi di una nuova sezione e di un nuovo formato. I video destinati al feed possono avere anche una durata fino a 60 minuti, prerogativa prima permessa solo su IGTV.

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    Il modo di caricare video per il feed o per IGTV resterà come prima: cliccando sul simbolo + nell’angolo in alto a destra nella home page di Instagram e selezionando “Pubblica”.

    La nuova tab Instagram Video sarà quindi il luogo dove vedere i video condivisi sull’app e renderà più semplice per gli utenti trovare i contenuti dei creator che solitamente seguono. Guardando un video su Instagram, gli utenti possono toccare qualunque punto del video per visualizzarlo a schermo intero; inoltre, c’è sempre la possibilità di scorrere per scoprire nuovi contenuti interessanti.


    Presto Instagram introdurrà nuovi insight per permettere ad aziende e creator di poter comprendere meglio le performance dei video e dei post sul feed.

    Con l’introduzione di Instagram Video, le inserzioni di IGTV si chiameranno inserzioni video in-stream di Instagram. I creator abilitati potranno ancora monetizzare i contenuti di lunga durata, e i brand potranno raggiungere il pubblico coinvolgendolo con contenuti lunghi. Le aziende interessate a promuovere i propri video per raggiungere più utenti, potranno pubblicare video non superiori ai 60 secondi.

    Instagram quindi riprova a rilanciare il formato video provando ad entrare in concorrenza con YouTube, l’obiettivo per cui era stata lanciata IGTV. Senza dimenticare che TikTok continua a crescere, nonostante si provi a copiarne le funzionalità.

  • Cosa è accaduto con Facebook down e il racconto su Twitter

    Cosa è accaduto con Facebook down e il racconto su Twitter

    Il più lungo black-out della storia dei social media, nel giorno in cui Frances Haugen dichiarava che la società di Zuckerberg fa profitti a scapito della sicurezza degli utenti. Vediamo cosa è successo e il racconto su Twitter. Non una bella giornata per Facebook.

    Si è trattato del più lungo black-out della storia dei social media. Il down di Facebook e di tutti i servizi che fanno parte della famiglia di Menlo Park, vale a dire Instagram, WhatsApp, Messenger e anche Oculus, è durato circa 7 ore, mai successo prima, lasciando nell’impossibilità di usare le piattaforme miliardi di utenti. Perché di questi numeri si parla quando si ha a che fare con Facebook.

    Nei momenti iniziali sembrava che la cosa potesse risolversi nel giro di qualche minuto, non è la prima volta che una piattaforma social media vada in down. Solo che col passare delle ore la cosa si faceva sempre più grave, come pure le conseguenze che da questa sono derivate.

    Già, spesso pensiamo che un disservizio ad una piattaforma possa essere soltanto un incidente limitato e, invece, le cose non stanno così. Il danno che ne è derivato è enorme, per Facebook, per tutte quelle aziende che vi investono, per tutti quei professionisti che usano queste piattaforme per lavorare. Ora, il down si è verificato quando in Italia erano le 17 circa, e i danni ci sono stati, ma negli Usa la giornata lavorativa era appena iniziata, un dettaglio non da poco.

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    Facebook alle prese con le dichiarazioni di Frances Haugen

    Tutto questo accadeva in una giornata già molto difficile per Facebook e Mar Zuckerberg con Frances Haugen che è uscita allo scoperto rivelando di essere la fonte che ha passato i dati al WSJ e con l’intervista a 60 minutes della CBS in cui ha sottolineato come il vero scopo di Facebook sia quello di alimentare disinformazione e contenuti fortemente divisi per trarne profitto: “Facebook realizza profitti a scapito della nostra sicurezza“.

    Facebook down, cosa è successo

    Alla fine di una serata impegnativa, in Italia si era nel pieno dello svolgimento degli spogli elettorali delle amministrative 2021, è stata Facebook stessa, con un post sul blog “Facebook engineering” a spiegare cosa è successo. Per renderla più semplice, si è trattato di un cambiamento di configurazione dei router: “l’interruzione del traffico di rete ha avuto un effetto a cascata sul modo in cui i nostri data center comunicano, portando i nostri servizi ad un arresto.

    In pratica, un aggiornamento BGP, Border Gateway Protocol, protocollo usato per connettere più router tra loro, non è andato come doveva, finendo per cancellare le informazioni di routing DNS (Domain Name System), un sistema utile per permettere a Facebook per consentire alle reti di trovare i suoi siti. Ecco spiegato cosa è successo. Quindi niente attacco hacker o altro. Un incidente che può succedere, ma se accade ad un colosso come Facebook ecco che le conseguenze possono essere molto pesanti.

    Facebook down, quale insegnamento trarne

    Un insegnamento che da questa vicenda possiamo trarre tutti, visto che si questo blog trattiamo sempre i social media come strumenti di comunicazione, è forse quello di smettere di delegare a queste piattaforme, in via esclusiva, la comunicazione e le conversazioni che gravitano attorno ad un’azienda, ad un brand, ad un evento. Bisogna ripensare, nel 2021, il modo in cui queste piattaforme possono essere utilizzate, ricordandoci che esiste ancora il “vecchio” sito web, il perno sul quale dovrebbe essere costruita la comunicazione digitale, per meglio delineare l’identità di un’azienda o di un brand.

    Ma, come spesso accade in questi casi, se Facebook, e tutta la sua famiglia, va in down, si va alla ricerca di piattaforme che invece sono online per sfogare la propria rabbia o, semplicemente, per creare contenuti allo scopo di sottolineare il momento col sorriso (mentre dall’altra parte c’è chi voglia di ridere non ne ha poi tanto).

    Facebook down e il troll di Twitter

    E Twitter in questi casi, per le sue caratteristiche, risulta essere la piattaforma d’elezione. Vediamo allora di dare qualche numero di ciò che è accaduto sulla piattaforma da 280 caratteri, dove nemmeno Twitter stessa si è sottratta al momento dando vita ad un siparietto con gli account della Famiglia Facebook, che non avevano in verità altro luogo dove poter comunicare in maniera tempestiva, e con altri brand che hanno partecipato divertendo gli utenti. Un momento storico potremmo dire.

    https://twitter.com/Twitter/status/1445078208190291973

    Facebook down e il racconto su Twitter

    Dall’analisi con la piattaforma di social media monitoring Talkwalker vediamo che sono stati ben 3 milioni i contenuti condivisi su Twitter usando gli hashtag che hanno caratterizzato il pomeriggio/sera in Italia, e cioè: #facebookdown, #instagramdown, #whatsappdown.

    risultati totali analisi facebookdown talkwalker intime blog

    Come vedete dal grafico in altro, il 43,5% erano contenuti #facebookdown, 30,1% #instagramdown e 26,4% #whatsappdown.

    E, a fronte di 3 milioni di contenuti condivisi, le interazioni con gli stessi contenuti sono state ben 10 milioni.

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    Ovviamente, tra gli argomenti e i temi più twittati, tra i più citati c’è anche Twitter. Notate come la faccina che ride, in diverse forme, è molto presente. Questo perché i contenuti condivisi su Twitter sono stati conditi con molta ironia.

    mappa analisi facebookdown talkwalker intime blog

    Qui sopra, la “mappa di calore” che ci mostra le aree da cui si è twittato di più. Dall’analisi emerge che l’italiano è la terza lingua che compare di più nei tweet (10,2%), dopo inglese (55,1%) e spagnolo (11,5%). E l’Italia (10,2%) è il paese da cui si è twittato di più dopo gli Usa (26,6%).

    E adesso, vediamo i tweet che hanno totalizzato più condivisioni, con molto contenuti divertenti e ironici, come dicevamo. Ma non sono mancati anche quelli su cui fare qualche riflessione, come quello di Edward Snowden:

    http://twitter.com/rthur_013/status/1445088473313120266

    http://twitter.com/mazzzoff/status/1445109069845516294

    Ecco, questo è tutto quello che c’è da raccontare su quanto successo ieri, 4 ottobre 2021, una data che resterà storica per i social media.

  • Clubhouse, ecco Replays per registrare gli audio delle stanze

    Clubhouse, ecco Replays per registrare gli audio delle stanze

    Su Clubhouse arriva la possibilità di poter registrare l’audio delle stanze e condividerlo anche su altre piattaforme, la funzionalità si chiama Replays. Interessante Clips che permette di estrarre 30 secondi di audio.

    Clubhouse, dal suo blog ufficiale, ha presentato diverse nuove funzionalità e, forse, la più attesa da tutti gli utenti dell’app è la possibilità di poter registrare l’audio delle stanze. A partire da questo mese, o comunque entro qualche settimana, verrà lanciato Replays, ossia la possibilità di poter ascoltare gli audio delle rooms anche dopo che le stanze si sono chiuse.

    Capita molto spesso che gli utenti che non hanno la possibilità di poter partecipare ad una stanza in particolare chiedano come poter recuperare l’audio. E la risposta era sempre che non c’era modo di poterlo fare. Ma entro qualche settimana tutto questo sarà possibile.

    Gli utenti potranno infatti scegliere di attivare l’abilitazione dei Replay quando aprono una room. Replays renderà possibile l’ascolto delle stanze nel tempo e, cosa molto importante, sarà possibile scaricare e condividere gli audio. La funzionalità sarà perfezionata nel corso delle prossime settimane e disponibile per i creator, come dicevamo prima, nel mese di ottobre.

    clubhouse replays registrare audio stanze franzrusso

    Insieme ai Replays su Clubhouse arrivano anche i Clips, ossia la possibilità di condividere segmenti di 30 secondi di stanze pubbliche, in modo che più persone possano scoprirle e avvicinarvisi. Ecco come funzionano:

    • Quando si avvia una stanza, è possibile scegliere se si desidera abilitare Clips. Questa funzionalità può essere attiva tramite impostazione predefinita per le stanze aperte/pubbliche e si potrà disattivare in qualsiasi momento. Clips non è disponibile per stanze chiuse, con restrizioni o club.
    • Se si abilita Clips, gli utenti vedranno una nuova icona (✄), grazie alla quale potranno, in qualsiasi momento, catturare un segmento degli ultimi 30 secondi. Ciò consente di condividere un’anteprima della stanza o di salvare un momento memorabile appena accaduto.
    • Gli utenti possono condividere questi segmenti di conversazione su Instagram, Twitter, Facebook, iMessage, o WhatsApp e persino salvarli nello smartphone.

    https://twitter.com/Clubhouse/status/1443650744792453125?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1443650744792453125%7Ctwgr%5E%7Ctwcon%5Es1_&ref_url=https%3A%2F%2Fblog.clubhouse.com%2Fclips-replay-search-clubhouse%2F

    Clips in versione beta è da oggi disponibile per un ristretto numero di creator e presto sarà esteso a tutti.

    Anche Twitter Spaces sta sperimentando la possibilità di registrare gli spazi e presto verrà resa ufficiale.

    La possibilità di trasformare le conversazioni delle stanze, o degli spazi, in audio per podcast da poter condividere anche su altri canali diventa sempre quindi più concreta.

  • LinkedIn al lavoro sugli eventi con i biglietti a pagamento

    LinkedIn al lavoro sugli eventi con i biglietti a pagamento

    LinkedIn conferma di essere al lavoro sugli eventi con i biglietti a pagamento. Una opzione che nasce dopo aver visto il coinvolgimento sugli eventi online di 21 milioni di utenti nel 2020.

    Il periodo della pandemia ha sicuramente segnato il mondo degli eventi, i quali per buona parte sono riusciti a sfruttare il digitale e a reiventarsi con la formula online. Abbiamo visto tutti la grande esplosione di eventi online attraverso Teams, Zoom e anche LinkedIn. E a proposito della piattaforma di proprietà di Microsoft, sembra che proprio sugli eventi live online ci sia qualche novità.

    Da quanto riportato da TechCrunch, LinkedIn sta lavorando sugli eventi con i biglietti a pagamento. La iniziale “soffiata”, tra l’altro confermata anche dalla società, arriva dall’introduzione di un codice all’interno del backend dell’app che mostrava un nuovo elemento dedicato proprio agli eventi a pagamento. Il codice, per la cronaca, è stato dato a TechCrunch da una fonte che è rimasta anonima.

    Si tratta di una novità che va nella direzione di offrire agli utenti della piattaforma si “social business media” nuove possibilità di monetizzazione. Una direzione che trova conferma nel piano annunciato all’inizio di settembre che guarda ai creators.

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    Di fronte al cambiamento della forza lavoro e ad una transizione della forza lavoro sempre più impiegata da remoto” – spiega Nicole Leverich, portavoce di LinkedIn – “gli eventi su LinkedIn hanno visto un’impennata tale da coinvolgere 21 milioni di utenti che hanno preso parte agli eventi durante il 2020. Ecco che sulla base dei feedback degli organizzatori degli stessi eventi, stiamo lavorando ed esplorando nuove opzioni a pagamento“.

    L’introduzione di biglietti a pagamento potrebbe trasformarsi in una grande mano per tanti che lo scorso anno hanno perso tanto, dovendo annullare eventi o dovendo adattarli a nuove forme che non hanno permesso di poter far rientrare gli investimenti iniziali.

    Vista la spinta di LinkedIn verso i creator, e la Creator Economy che ormai è avviata ad essere industria a sè stante, con l’avvio di LinkedIn Creators, attraverso cui i creator possono farsi conoscere meglio, e anche attraverso il grande progetto Creator Accelerator, da 25 milioni di dollari “per aiutare i creator a costruire il loro pubblico e ad amplificare la loro voce”, questa opzione degli eventi a pagamento ben si inserisce in questa modalità.

    Soprattutto perché LinkedIn rappresenta la piattaforma di networking per antonomasia e, di conseguenza, andare nella direzione di rendere monetizzabili gli eventi è sicuramente in linea con la filosofia della piattaforma.

    Al momento LinkedIn, pur confermando di lavorare su questa opzione, non rende noti altri particolari come ad esempio la tempistica, si dice che potrebbe essere questione di settimane, e del costo dei biglietti.

    Certamente, appena saremo in grado di avere queste informazioni, vi aggiorneremo. Intanto, che ne pensate?

  • Podcast, aumentano gli utenti ma sono ancora pochi i paganti

    Podcast, aumentano gli utenti ma sono ancora pochi i paganti

    Il 30 settembre si celebra la Giornata Internazionale dei Podcast. In Italia aumentano gli utenti che ascoltano podcast, ma pochi sono quelli che pagano per la fruizione degli stessi. Vediamo a livello globale dove sono più ascoltati.

    Il 30 settembre si celebra la Giornata Internazionale dei Podcast, la International Podcast Day. La giornata è nata nel 2015 e anno dopo anno è cresciuta fino a coinvolgere podcaster provenienti da 100 paesi, tra i quali tra cui Australia, Nuova Zelanda, Thailandia, Polonia, Germania, Sud Africa, Giamaica, Spagna, Argentina, Messico, Emirati Arabi Uniti, Nigeria, Filippine, India, Francia, Svizzera, Scozia, Regno Unito, Finlandia, Canada, Stati Uniti.

    È inutile dire che il fenomeno dei Podcast è in crescita ovunque e anche in Italia, senza dimenticare anche il sensibile aumento del numero degli utenti che preferiscono ascoltare podcast registratosi lo scorso anno. Aumento che, grazie ai recenti dati dell’Osservatorio Digital Content – School of Management del Politecnico di Milano, continua anche in questo anno.

    Il mercato italiano è ancora abbastanza contenuto nelle sue dimensioni, lo vedremo anche più avanti guardando altri dati, solo che adesso si pone il vero problema legato alla monetizzazione, ossia alla possibilità di poter costruire una forma di guadagno utilizzando questo strumento.

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    Se questo è vero in altri paesi, dove esistono podcaster, e anche realtà più strutturate, che sono riusciti a mettere su un’attività sostenibile, non è altrettanto vero nel nostro paese. L’abbonamento al singolo podcast o altre forme più estese per ora non si sono verificate come concrete da questo punto vista.

    Nel nostro paese, nel 2021, il 28% degli utenti internet in Italia (erano il 21% lo scorso anno), secondo i dati del report di Politecnico, dichiara di ascoltare podcast, ma solo una parte marginale di essi paga per la fruizione degli stessi. Esiste poi un 20% di “non ascoltatori” che dice di volersi avvicinare ai podcast nel prossimo futuro.

    Il problema è quindi sempre legato alla monetizzazione, quindi alla capacità di creare contenuti interessanti e originali per cui gli utenti ascoltatori sarebbero disposti a pagare. Un’operazione non facile, al momento, ma non impossibile.

    Come dicevamo prima, ci sono altri dati che ci aiutano a delineare meglio la diffusione dei podcast in Italia e sono quelli di Statista, pubblicati proprio in occasione della International Podcast Day.

    Il sondaggio Statista Global Consumer Survey, condotto a livello globale, coinvolgendo da 1.000 a 5.700 utenti per paese (54 in totale, incluso l’Italia), rileva che il paese dovei i podcast sono più ascoltati è la Svezia, con il 47% degli intervistati che dichiara di aver ascoltato almeno un podcast negli ultimi 12 mesi. Sono pochi gli altri paesi dove si registrano percentuali così alte, come Irlanda e Brasile, oltre il 40%.

    podcast globale statista

    La percentuale di utenti che ascolta podcast negli Usa è del 34% ed è del 31% in Uk. Come vedete dal grafico, anche Canada, Islanda, Spagna, Portogallo Cile, Australia si attestano su una percentuale compresa tra 30-39%.

    L’Italia è in linea con i dati che abbiamo visto prima, infatti l’indagine riporta una percettuale di ascoltatori compresa tra 20-29%, percentuale molto diffusa nel resto del mondo.

    Diversa la situazione in Cina, dove si registra una percentuale del 19%, la stessa la si riscontra anche in Marocco e altri paesi nel Sud Esta Asiatico. Fino ad arrivare a percentuali molto basse come quella del Giappone, la più bassa con il 5% di ascoltatori di podcast, e di Taiwan, Malesia e Pakistan.

    Questa la situazione dei podcast in Italia e a livello globale nel 2021.

    E voi li ascoltate i podcast? Siete abbonati a qualche podcast in particolare?

  • TikTok, 1 miliardo di utenti e la sfida sulla Realtà Virtuale

    TikTok, 1 miliardo di utenti e la sfida sulla Realtà Virtuale

    TikTok raggiunge il traguardo di 1 miliardo di utenti entrando nel ristretto club delle piattaforme social media. Ma la concorrenza tra le stesse adesso si gioca sulla realtà virtuale.

    Ricorderete certamente il giorno in cui musical.ly diventò TikTok, era agosto del 2018 e dai due progetti nacque una piattaforma di video brevi con una forza di 700 milioni di utenti (200 milioni di musical.ly e 500 da TikTok). La scelta di ByteDance si è rivelata vincente, accorpare le due piattaforme sotto un unico cappello è stata un successo che oggi viene suggellata dal traguardo, a distanza di tre anni, e poco più, di 1 miliardo di utenti mensili.

    tiktok 1 miliardo

    TikTok entra da oggi, a pino titolo, tra le piattaforme social media che hanno raggiunto, e superato, il traguardo del miliardo di utenti attivi al mese, club ristretto che comprende:

    • Facebook: 2,9 miliardi di utenti
    • YouTube: 2,3 miliardi di utenti
    • WhatsApp: 2 miliardi di utenti
    • Instagram: 1,4 miliardi di utenti
    • Facebook Messenger: 1,3 miliardi di utenti
    • WeChat: 1,2 miliardi di utenti
    • TikTok: 1 miliardo di utenti

    Non sono stati anni facili, gli ultimi, per TikTok. La concorrenza alle grandi piattaforme da parte di TikTok ha portato stesse a cambiare completamente le proprie strategie e a introdurre strumenti che potessero attirare utenti affascinati dalle idee di TikTok. Basti pensare ai Reels di Instagram e alla possibilità di introdurre formati verticali per le stories. Uno scenario già visto, ma di fatto è quello che è successo.

    social media 1 miliardo oltre franzrusso intime blog

    TikTok, nonostante tanti problemi legati alla privacy e ai problemi legati agli utenti adolescenti, senza dimenticare però anche i tanti strumenti e accorgimenti adottati dalla piattaforma, è cresciuta molto proprio in Europa, negli Usa, in Brasile e anche nel Sud-Est Asiatico, nonostante il divieto di utilizzo in India dallo scorso anno.

    TikTok 1 miliardo utenti sfida Realtà Virtuale intime blog

    La crescita della piattaforma, tra le più scaricate, non si arresta e anzi la concorrenza a Facebook è ancora rinnovata. Di recente infatti ByteDance ha acquisito la startup di realtà virtuale Pico, a fine agosto, con il chiaro obiettivo di introdursi in un mercato che sarà in grande crescita che già oggi vale 24 miliardi di dollari. E la risposta di facebook non si è fatta attendere con il progetto Metaverse, su cui la società di Mark Zuckerberg è pronta ad investire 50 milioni di dollari.

  • Facebook risponde al WSJ e sospende l’app Instagram Kids

    Facebook risponde al WSJ e sospende l’app Instagram Kids

    Facebook, dopo le polemiche dei giorni scorsi su Instagram e adolescenti, risponde, senza convincere molto, al WSJ e Adam Mosseri, nel frattempo, annuncia la sospensione del lancio di “Instagram Kids”.

    La vicenda dei documenti “riservati” di Facebook pubblicati dal Wall Street Journal, inclusi quelli che dimostravano come la società di Mark Zuckerberg fosse consapevole di quanto Instagram fosse dannoso per le adolescenti in particolare, continua a far discutere e oggi, a distanza di due settimane, c’è la risposta di Facebook.

    Pratiti Raychoudhury, responsabile della Ricerca di Facebook, in un articolo pubblicato nella newsroom di Facebook, prova a spiegare il perché, invece, Instagram non sia pericoloso per gli utenti più giovani. Già, “prova” senza riuscire ad essere particolarmente convincente.

    Facebook risponde al Wall Street Journal, ma senza convincere

    Intanto, possiamo dire che la risposta sia tardiva, sono passate già due settimane dalla pubblicazione dei primi dati e questo la dice lunga su quanto non sia stato facile per Facebook trovare argomenti convincenti per provare a controbattere la versione del Wall Street Journal.

    La Raychoudhury sottolinea nel suo articolo che quei dati erano riferiti ad un sondaggio che prevedeva un pubblico molto ridotto, circa 40 rispondenti e che, di conseguenza, quei dati non corrispondono a verità. Infatti sarebbe un numero insignificante di fronte a più di 1,5 miliardi di utenti che usano Instagram. E ancora, la responsabile della Ricerca di Facebook difende il fatto che quei dati fossero rivolti a “conversazioni interne sulle percezioni più negative degli adolescenti di Instagram“.

    facebook instagram wsj kids franzrusso intime blog

    Come ricorderete, i dati pubblicati dal WSJ, sempre riferiti alla ricerca interna di Facebook, riportavano anche una frase, su cui si è molto discusso, come questa: “Peggioriamo i problemi di immagine corporea per una ragazza adolescente su tre“. Su questa frase, la Raychoudhury puntualizza che quello fosse una considerazione riferita solo ad una delle 12 aree più critiche emerse dall’indagine. “L’immagine corporea è stata l’unica area in cui le ragazze adolescenti che hanno riferito di aver lottato con il problema hanno detto che Instagram ha peggiorato la situazione rispetto alle altre 11 aree“, sostiene Pratiti Raychoudhury nel suo articolo.

    facebook indagine adolescenti instagram

    Peccato, la risposta di Facebook, per mano della Raychoudhury, non è convincente per nulla, anzi, suona molto come un’occasione sprecata per fare chiarezza su un tema molto sentito dai più giovani che non può essere sminuito sostenendo che sia solo una parte delle considerazioni da affrontare. Intanto esiste e va affrontato con l’attenzione che merita, invece che ridurlo solo come un numero.

    Instagram mette in pausa Instagram Kids

    Ma, sempre nella stessa giornata, arriva anche la comunicazione di Adam Mosseri, cioè il capo di Instagram che in un post sul blog ufficiale di Instagram dichiara di mettere in pausa il progetto di Instagram Kids, la versione dell’app che dovrebbe rivolgersi ad un pubblico al di sotto dei 13 anni.

    Pur sostenendo la necessità di sviluppare questa esperienza – scrive Adam Mosseri – abbiamo deciso di mettere in pausa questo progetto. Questo ci darà il tempo di lavorare con genitori, esperti, responsabili politici e autorità di regolamentazione, per ascoltare le loro preoccupazioni e dimostrare il valore e l’importanza di questo progetto online per i giovani adolescenti di oggi“.

    Questa la sua comunicazione ufficiale, anche se poi in un video su Instagram e in una serie di tweet se la prende un po’ coi media, per aver frainteso il vero scopo dell’app. “Non è stata mai pensata per i più piccoli (riferendosi a Instagram Kids) ma per i tweens“. Per tweens si intende quella fascia di età generalmente compresa tra i 9 e i 13 anni.

    L’idea di Instagram sarebbe quindi quella di creare, attraverso Instagram Kind, un app più sicura adeguata ad utenti più giovani. In realtà, sin dall’annuncio, non sono mai mancate le critiche a questa idea che, di fronte al caso sollevato dal Wall Street Journal, adesso è costretto a fermarsi.

    Risulta quanto mai evidente che Facebook non prende in considerazione i dati per come sono in realtà, eludendo questioni molto precise come il fatto che Instagram induca una situazione di disagio per i più giovani, e, in secondo luogo, sminuendo il numero delle persone a cui fanno riferimenti i dati diffusi dal WSJ, non fornisce un numero di persone che solitamente vengono sollecitate a rispondere a dei questionari aziendali.

    Infine, la sospensione del lancio di Instagram Kids, volente o nolente, dimostra che un problema da risolvere Instagram, come pure Facebook, ce l’ha. Eccome.

  • Twitter al lavoro per evitare che i tweet spariscano

    Twitter al lavoro per evitare che i tweet spariscano

    Sicuramente vi sarà capitato di leggere un tweet da mobile e vederlo sparire dopo l’aggiornamento automatico della timeline. Ecco, Twitter fa sapere che risolverà tutto entro i prossimi due mesi.

    Quante volte vi è capitato, spesso da app mobile, di leggere un tweet dalla timeline e, proprio quando eravate a metà lettura, vederlo sparire. E quante altre volte vi è capitato di leggere le risposte a quel tweet e poi di non riuscire a risalire allo steso tweet che ha generato la conversazione. La risposta sarebbe “tante volte” ed è quella che darebbe qualsiasi utente Twitter che, almeno una volta (se non di più) si è trovato in una situazione come questa.

    Ebbene, facciamo questa considerazione perché ieri Twitter ha ufficializzato che sta lavorando per risolvere questo disagio, più che problema. Infatti, dall’account Twitter Support ieri è stato twittato che nei prossimi due mesi verrà posto rimedio a tutto questo con una soluzione, senza spiegare però come fare per evitare che il tweet scompaia con l’aggiornamento automatico della timeline.

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    Sappiamo che è un’esperienza frustrante, quindi stiamo lavorando per cambiarla“, si legge nel primo dei due tweet. “Nei prossimi due mesi, introdurremo degli aggiornamenti al modo in cui ti mostriamo i tweet in modo che non spariscano“, “l’unica cosa che si sa è che “le modifiche impediranno ai tweet di sparire a metà lettura“, chiude il secondo e ultimo tweet.

    La tempistica dei due mesi vuol dire che si tratta di una operazione che ha bisogno di tempo e non dimentichiamo che Twitter ha avviato un processo di rinnovamento della piattaforma che prevede l’avvio di Community, che di fatto introduce i gruppi nella piattaforma da 280 caratteri. E poi, nel corso di questo mese ha iniziato un test su uno strumento che permette la rimozione dei follower senza procedere con il blocco. Vedremo quando accadrà.