Tag: social media

  • Facebook, con Film l’esperienza del Cinema diventa social

    Facebook, con Film l’esperienza del Cinema diventa social

    Arriva anche in Italia la nuova funzionalità di Facebook, Film. Warner Bros. Entertainment Italia è una delle prime case cinematografiche a sperimentare la nuova funzionalità in occasione dell’uscita italiana di “Godzilla II, King of the Monsters”. E’ l’esempio di come l’esperienza del Cinema diventa “social”.

    Se ne parla da tempo ormai ed ora è attiva anche in Italia. Stiamo parlando di Film, la nuova funzionalità di Facebook che rende l’esperienza Cinema sempre più “social”. Lanciata per la prima volta negli Stati Uniti e più recentemente nel Regno Unito e in Canada, Film consente di visualizzare tutti gli spettacoli cinematografici nelle vicinanze, ovunque ci si trovi, e di condividere quest’esperienza con i propri amici grazie ai molti contenuti a portata di clic.

    Per provare Film è sufficiente accedere al menu generale di Facebook e selezionare l’icona con l’immagine di una bobina cinematografica. A quel punto appariranno due sezioni:

    • Film”, con l’elenco degli spettacoli in programmazione, la descrizione, il trailer, tutte le informazioni su cast e regista
    • Cinema”, con la lista delle sale, gli orari degli spettacoli e i link per acquistare il biglietto online.

    facebook film

    Una volta selezionati film e sala, i biglietti possono essere acquistati con un solo clic direttamente sul sito del cinema, dove disponibile l’e-commerce, sul quale viene effettuato il pagamento e completata la transazione. A fine procedura, il cinema invia all’acquirente una conferma via email con il codice a barre o il QR code dell’e-ticket, a seconda di quanto previsto dal sistema di e-commerce utilizzato.

    Al lancio di Film in Italia si accompagna una serie di nuove opzioni che, a partire dal 3 giugno, saranno a disposizione di tutte le major per rendere ancora più interattiva l’esperienza cinematografica per ciascuno dei loro titoli.

    facebook film

    Per le persone che faranno like alla pagina del film in uscita o in programmazione, saranno disponibili i pulsanti “Mi interessa” e “Controlla Orari”, che permettono di rimanere aggiornati sull’uscita del film nelle sale, nel primo caso, e di acquistare il biglietto  con un solo clic direttamente sul sito del cinema.

    Warner Bros. Entertainment Italia è una delle prime major a testare da subito queste nuove funzionalità in occasione dell’uscita nelle sale italiane di Godzilla II King of the Monsters – nuovo capitolo dell’universo MonsterVerse – il prossimo 30 maggio.

  • IGTV, dopo un anno arriva il supporto per il formato orizzontale

    IGTV, dopo un anno arriva il supporto per il formato orizzontale

    Lanciata un anno fa, IGTV aveva provato a fare quello che nessuno aveva mai fatto, ossia lanciare un’app video di lunga durata solo nel formato verticale. Dopo dodici mesi, Instagram abbandona la peculiare dell’app stand alone, abbracciando il formato orizzontale.

    Appena dodici mesi dopo, è stata lanciata nel giugno dello scorso anno, IGTV abbraccia il formato orizzontale, abbandonando quella che era una peculiarità dell’app di video di lunga durata: l’esclusività del formato verticale. La notizia viene data da Instagram, annunciando che il formato panoramico, quello orizzontale, è in aggiunta a quello verticale. Eppure, solo un anno fa, Kevin Systrom, co-fondatore dell’app che nel frattempo ha abbandonato Instagram a settembre del 2018, sosteneva che quella fosse la vera caratteristica interessante di IGV, “semplicemente perché nessuno ce l’ha“.

    E’ evidente che questa scelta riflette l’esigenza di rilanciare un’app che, per la verità, non è riuscita a soddisfare tutte le aspettative. Forse perché il video poteva essere caricato, e visto, solo nel formato verticale? Certo, questo alla lunga, dopo l’entusiasmo iniziale, ha finito per trasformarsi in un limite alla creatività. In effetti risulta difficile sbizzarrirsi quando a disposizione hai un solo formato molto limitativo.

    IGTV instagram tv orizzontale

    Ma forse, un altro limite è rappresentato dal fatto che i video di lunga durata non fanno proprio per Instagram, potrebbe anche essere. Pensare a video su Instagram fa pensare ormai a brevità, immediatezza, velocità, mentre un video di lunga durata fa pensare ad altro e ad altre piattaforme che riescono a soddisfare meglio questa esigenza (ogni riferimento a YouTube è puramente voluto).

    E i numeri parlano chiaro. I download dell’app non sono entusiasmanti, Sensor Tower riporta che l’app in Italia è al 131° posto tra le app più scaricate su iOS nella categoria “Foto e Video”, andazzo simile anche negli Usa. E Facebook ancora non ha mai rilasciato numeri ufficiali sull’app.

    Instagram fa sapere di aver deciso questo importante aggiornamento dopo aver dato ascolto ai tanti utenti che chiedevano il formato orizzontale. In realtà, quello che chiede la stragrande maggioranza degli utenti di IGTV è adottare un sistema che permetta loro di monetizzare. Questa sarebbe la vera motivazione per rilanciare IGTV, offrendo ai tanti utenti creators, infuencer che finora hanno cercato di fare del loro meglio nel formato verticale, sapendo benissimo che altrove era fora più facile avviare un canale per farsi conoscere.

    Chissà che non ci arrivino tra un po’.

  • Instagram, addio all’app di messaggistica Direct

    Instagram, addio all’app di messaggistica Direct

    Qualche giorno fa è comparso un messaggio all’interno di Instagram Direct che avvisa gli utenti della disattivazione dal mese prossimo. Probabile che la decisione sia dettata dall’intento di Facebook di semplificare e integrare i servizi di messaggistica e anche dalla scarsa diffusione dell’app.

    Dal prossimo mese Instagram Direct, l’app stand alone di messaggistica di Instagram non funzionerà più e tutti i messaggi torneranno ad essere parte di Instagram. Dopo averla rilasciata come app autonoma nel 2017 in diversi paesi, anche se non si è mai capito del tutto se fosse disponibile a livello globale, Instagram fa un passo indietro tornando al 2013, quando i messaggi apparvero per la prima volta in quella sezione che prendeva il nome, appunto, di Instagram Direct.

    Sono state tante le segnalazioni, negli ultimi giorni, da parte di utenti dell’app di un messaggio in cui Instagram avvisa che dal mese di giugno, senza specificare una data precisa, l’app smetterà di funzionare e che i messaggi torneranno ad essere di nuovo nell’app principale.

    instagram direct app messaggistica

    Ora, c’è da specificare che stiamo parlando di un’app che non ha ottenuto il successo sperato, tanto è vero che l’app, seppur cresciuta in termini di funzionalità nel corso di questi due anni, è rimasta sempre nello stato di “beta”. Instagram non ha mai fatto lo sforzo di arrivare ad una versione definitiva anche per l’esiguità degli utenti che la utilizzano. Quindi se eventualmente il nome Instagram Direct come app autonoma di messaggistica dovesse risultarvi nuovo, non sarebbe un problema, anzi. Sarebbe la dimostrazione che Instagram, in realtà, non ci ha mai creduto del tutto.

    instagram direct app addio

    Instagram Direct nasceva nel 2013, come ricordavamo prima, quando ancora WhatsApp non faceva ancora parte della grande famiglia Facebook, è quindi lecito pensare che i programmi fossero altri.

    Per dare qualche numero circa la diffusione dell’app, in realtà non vi è molto, salvo sapere che l’app era molto usata in Sud America, specialmente in Uruguay e che, in totale, contava circa 375 milioni di utenti. Davvero pochi se paragonati agli utenti della app cugine.

    Al momento non si conosce la vera motivazione di questa decisione, ma è probabile che, all’interno di un progetto di semplificazione e di integrazione della app di messaggistica della famiglia Facebook, insieme anche agli scarsi numeri di utilizzo, Facebook abbia pensato di disattivare l’app, concentrando tutte le energie sul grande piano di integrazione

  • Game of Thrones 2019, 100 milioni di condivisioni su Twitter

    Game of Thrones 2019, 100 milioni di condivisioni su Twitter

    Game of Thrones è finito, l’ultima puntata dell’ottava stagione è stata senza dubbio una delle più discusse sui social media e una delle più seguite. Twitter ha raccolto alcuni dati a riguardo, rilevando che nel 2019 sono stati ben 100 milioni i tweet e nell’episodio finale Jon Snow, Bran, Drogon sono stati i personaggi più citati.

    L’ottava stagione di Games of Thrones è appena terminata, è stata una delle più viste, un grande successo di pubblico e sui social media. Twitter, che ha seguito tutte le puntate, ha deciso di rendere pubblici alcuni dati anche perché i tweet complessivi, quindi il numero di tutte le condivisioni fatte sula piattaforma, nel 2019 sono stati 100 milioni. Inoltre da questo link su TrendsMap si può vedere come è stata seguita l’ultima puntata dal punto di vista delle condivisioni locali, un tripudio che ha coinvolto gli Usa, il Sud America e l’Europa.

    Tra i personaggi, i più citati sono stati:

    • Jon Snow
    • Bran
    • Drogon
    • Sansa
    • Daenerys

    Game of Thrones 8

    Sono stati registrati anche più di 100 mila tweet per Ghost, mentre di Daenerys negli ultimi giorni si è discusso molto anche su Twitter a proposito del bicchiere tipico di Starbucks che è sbucato in una inquadratura, salvo poi scoprire che non conteneva il celebre caffè ma una tisana, come ha ammesso in seguito la produzione.

    https://www.trendsmap.com/v/Xzju

    Il tweet da parte di una celebrity più retwittato è stato quello di Janelle Monae, che si è preparata a vedere l’episodio sul suo dragone. Solo 20 minuti dopo la messa in onda del finale, 9 trending topic su 10 su Twitter riguardavano Game of Thrones:

    Anche i protagonisti della serie hanno partecipato alle condivisioni su Twitter:

    E non sono mancati i tweet delle celebrity:

    https://twitter.com/PattyArquette/status/1130346863452991488

    Questo il tweet più retwittato nella stagione;

    https://twitter.com/LeoOfHyrule/status/1122850640273780737

    Questi invece sono gli episodi che hanno ottenuto più successo su Twitter:

    • Episodio 3 “The Long Night”
    • Episodio 6 “The Iron Throne”
    • Episodio 5 “The Bells”
    • Episodio 1 “Winterfell”
    • Episodio 4 “The Last of the Starks”
    • Episodio 2 “A Knight of the Seven Kingdoms”

    Questi i personaggi più twittati:

    • Arya
    • Daenerys
    • Cersei
    • Jon
    • Sansa
    • Night King
    • Bran
    • Jaime
    • Tyrion
    • Brienne

    Infine, i 5 paesi che hanno twittato di più:

    I 5 paesi che hanno twittato di più su Game of Thrones:

    • USA
    • Brasile
    • Regno Unito
    • Francia
    • Spagna
  • Su Twitter è possibile aggiungere GIF anche ai retweet con commento

    Su Twitter è possibile aggiungere GIF anche ai retweet con commento

    Twitter a partire da oggi consente l’aggiunta di GIF anche ai retweet, quelli con commento ad un tweet. L’azienda di Jack Dorsey dice che si tratta di una funzionalità richiesta da molti utenti e che comincia a propagarsi su iOS, Android e mobile browser. Non è previsto per ora da desktop.

    Come abbiamo più volte ricordato, Twitter sta iniziando una fase di rinnovamento, profonda. E in attesa di conoscere e di vedere l’esito del test pubblico che alcuni utenti stanno portando avanti in questi giorni (almeno fino a fine anno), Twitter rilascia una funzionalità che farà felici i tantissimi utenti che l’hanno richiesta in questi mesi. No, non è ancora il #modificatweet, tranquilli, quella arriva come confermato proprio da Jack Dorsey.

    No, stiamo parlando della possibilità di arricchire il retweet con commento aggiungendo quindi anche GIF. Alle volte non basta il semplice retweet e nemmeno aggiungere, in risposta, qualche semplice frase con una emoji, il solo contenuto visual che fino ad ora era consentito aggiungere. Ecco che questa funzionalità può essere davvero esaustiva.

     

    twitter retweet commento gif

    Da subito, ovviamente attendete che la funzionalità sia attiva anche per voi in tempi brevi, sarà possibile commentare con retweet aggiungendo GIF, come già detto, ma anche video e fino a 4 foto. In pratica viene estesa la possibilità di rispondere con retweet avendo a disposizione i contenuti multimediali che si potrebbero aggiungere in un semplice tweet.

    L’annuncio è stato dato dall’account Twitter Engineering

    Al momento questa funzionalità è attiva per app iOS, Android e da mobile browser. Non è prevista al momento da desktop.

    twitter retweet commento

    Twitter fa sapere che non è stato facile implementare la funzionalità e che da subito si è dovuto intervenire per migliorarla. In pratica, una volta che gli utenti hanno cominciato ad usarla, la visualizzazione del retweet con commento arricchito da immagine o GIF andava a sovrapporsi al tweet a cui si rispondeva. Di conseguenza, non era semplice per l’utenti riuscire a comprendere quale fosse il tweet originale e quale quello di retweet con commento. Adesso, il tweet originale viene più contestualizzato in un box più piccolo, per dare risalto al retweet con commento in aggiunta di video, immagini o GIF.

    Tra gli account che hanno iniziato subito ad usare la nuova funzionalità vi segnaliamo @NASA e @GameofThrones

  • Pinterest è il brand social con cui gli utenti sono più intimi

    Pinterest è il brand social con cui gli utenti sono più intimi

    Secondo il nuovo Brand Intimacy Study 2019, realizzato ogni anno da MBLM che misura il livello di legame emozionale degli utenti con i brand preferiti, Pinterest, nella nuova categoria dedicata alle App e ai Social Media, si piazza al primo posto, davanti Spotify. Facebook è solo sesto, Instagram quarto.

    Se c’è un dato molto rilevante che i social media hanno senza dubbio contribuito a realizzare è quello relativo alla relazione, sempre più stretta che gli utenti, proprio attraverso i nuovi canali di comunicazione, hanno potuto stringere con i brand di riferimento. Non che prima dei social media non fosse possibile, ma certamente non era così stretta e così “intima” come lo è oggi. E “intimo” non è un aggettivo usato a caso in questo contesto, anzi, è quello più adatto a presentare il report di cui parliamo oggi, già noto a tanti, come il Brand Intimacy Study 2019, realizzato da MBLM che riguarda, solo per ora, gli Usa, gli Emirati Arabi e il Messico. Sul sito sono presenti tutti i report riferiti all’area geografica di riferimento.

    Quello su cui ci soffermeremo è la nuova sezione del report, quella dedicata alle App e ai Social Media, la novità di quest’anno, riferita agli Usa, perché è forse quello più vicino anche alle nostre abitudini, forse. Certo, sarebbe interessante avere anche un report sull’intimità coi brand riferito al nostro paese o, quanto meno, riferito all’Europa. In assenza, per ora guardiamo al report Usa.

    E il dato che emerge è che Pinterest si piazza al primo posto come brand social media (28° nel ranking generale) con cui gli utenti hanno una relazione più intima, più emozionale. MBLM nel realizzare questo report considera le emozioni che suscita il brand sugli utenti, ottenendo queste informazioni da una survey specifica. Ebbene, il sentimento più forte che suscita Pinterest tra gli utenti è “miglioramento”, un senso di arricchimento, e anche da un alto livello di appagamento.

    brand social media intimi pinterest

    Come già ricordato qui sul nostro blog, Pinterest sta vivendo ormai la fase più importante della sua vita, iniziata nel 2010. E’ la piattaforma di “content curation” più usata, soprattutto tra il pubblico femminile, dato rilevato anche da questo report, rimasta immune dal fenomeno delle fake news e dagli scandali sulla privacy che invece hanno travolto altre piattaforme social media, prima tra tutte Facebook. E questo giustifica anche la sua crescita nel nostro paese, come abbiamo recentemente visto dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom. E’ un brand che trasmette agli utenti un grande senso di legame forte ed emozionale. Il 24% dichiara di non poterne fare a meno. E che da poco è approdato a Wall Street con un valore di 16 miliardi di dollari.

    brand social media intimi pinterest

    Dietro Pinterest troviamo Spotify, brand che suscita per la sua caratteristica molte emozioni proprio grazie alla musica. Tra le emozioni che suscita il brand troviamo “abituale”, sensazione di miglioramento, soddisfacimento, appagamento. Il 29% dichiara di non poterne fare a meno. Al terzo troviamo Pandora, servizio di radio streaming che ancora non è attivo nel nostro paese.

    Al quarto posto troviamo la prima piattaforma social media, stavolta di “content creation”, come è Instagram (98° nel ranking generale) contraddistinto dal grande valore della condivisione suscita tra gli utenti sentimenti di appagamento, soddisfacimento e arricchimento. Il 26% dichiara di non poterne fare a meno.

    Facebook si piazza in sesta posizione (112° nel ranking generale), davanti a Snapchat, settimo. La piattaforma social più usata al mondo mostra un quadro di sentimenti suscitati tra gli utenti in forte calo, segno che sta cambiando qualcosa da questo punto di vista, inevitabile. Il sentimento più alto poi “abituale”, non proprio il massimo, e solo il 19% dichiara di non poterne fare a meno.

    La classifica dedicata alle App e ai Social Media, restando proprio su quest’ultima sezione, ci mostra che le ultime due posizioni sono occupate da Twitter, 11° (139° nel ranking generale) che suscita tra gli utenti un senso di miglioramento; solo il 16% dichiara di non poterne fare a meno. E LinkedIn, in 12° posizione (166° nel ranking generale) che suscita, in maniera elevata, una sentimento di miglioramento, vista evidentemente la sua caratteristica principale come social “business” network.

    Questi i dati che abbiamo voluto vedere insieme a voi rispetto a quelli che sono i nostri interessi, ma vi invitiamo comunque a consultare e a scaricare il report dal sito ufficiale.

    E vi lasciamo dicendo che, e non poteva essere diversamente, il brand che si piazza al primo posto in assoluto è Disney.

    E voi che ne pensate. Dovendo citare un brand social con cui avete una relazione più forte, quale indichereste? Scrivetecelo tra i commenti oppure condividetelo con noi seguendo i nostri canali sui social media.

  • UniCredit lascia Facebook, ma resta su Twitter e su LinkedIn

    UniCredit lascia Facebook, ma resta su Twitter e su LinkedIn

    UniCredit abbandona Facebook. Con un post sulla propria pagina, il gruppo bancario milanese annuncia che dal 1° giugno di quest’anno “non sarà più su Facebook, Messenger e Instagram” per “valorizzare i canali digitali proprietari”. Abbiamo chiesto alla banca quale sia stata la motivazione alla base, confermandoci che resteranno aperti i profili su Twitter e LinkedIn.

    UniCredit abbandona Facebook. Una notizia che non sta passando inosservata sui social media e su Facebook in particolare. Una decisione che, come vedremo, non arriva a sorpresa, ma, come è normale pensare, è una scelta che arriva dopo un certo periodo di tempo. Per cercare di capirne di più, abbiamo raggiunto la banca milanese che ha cordialmente risposto alla nostra richiesta di delucidazioni su una scelta come questa e chiedendo anche quali fossero questi canali digitali che la banca adotterà una volta dichiarata chiusa l’esperienza su Facebook.

    Come detto, abbiamo chiesto a UniCredit quale sia stata la motivazione alla base della decisione di abbandonare Facebook, Messenger e Instagram, come si legge nel post pubblicato oggi. Abbiamo chiesto cosa non avesse funzionato rispetto a quelle che erano le aspettative e quali saranno i canali digitali che resteranno “aperti”. Dal post pubblicato sulla pagina si legge: “Valorizzare i canali digitali proprietari per garantire un dialogo riservato e di alta qualità. In linea con questo impegno, UniCredit annuncia che a partire dal 1° giugno non sarà più su Facebook, Messenger e Instagram“.

    UniCredit abbandona Facebook franzrusso.it 2019

    E questa è la risposta che abbiamo ottenuto dalla banca milanese:

    UniCredit aveva sospeso tutte le attività pubblicitarie su Facebook a partire da Marzo 2018, a causa delle preoccupazioni emerse sulla gestione di alcuni episodi da parte dell’azienda americana riportati dai media. Tali questioni sono rimaste irrisolte, pertanto UniCredit ha deciso, a partire dal 1 giugno 2019, di disattivare tutti i suoi profili su Facebook e sui canali social di proprietà dello stesso (Facebook, Messenger e Instagram).

    UniCredit ritiene che i canali di contatto presenti nelle piattaforme di proprietà, coordinati attraverso un modello di servizio che offre assistenza a 360 gradi, rappresentino la miglior modalità di fornire un servizio adeguato ai propri clienti e manterrà attivi a livello di gruppo i propri profili su altri social media, come ad esempio Twitter e LinkedIn.

    Quando UniCredit “dialogo riservato e di qualità“, intende un dialogo che sia orientato al servizio da offrire ai propri clienti, un servizio a “360 gradi”. La motivazione di chiudere la propria presenza su Facebook è data dal fatto che UniCredit non ha ottenuto da Meno Park quello che chiedeva, ossia dei chiarimenti su “alcuni episodi”. Il trascorrere del tempo senza che nulla accedesse nel frattempo, ha spinto il gruppo milanese alla decisione di chiudere, a partire dal prossimo mese, tutti i profili che fanno riferimento a Facebook, quindi la pagina, Messenger e Instagram.

    E restano aperti i canali Twitter e LinkedIn. Proprio la piattaforma a 280 caratteri resta congeniale per questa nuovo corso social che UniCredit vuole intraprendere.

    UniCredit non è la prima azienda che abbandona Facebook, il mese scorso aveva fatto molto discutere la decisione di Lush, brand molto conosciuto del settore beauty.

    E’ senza dubbio una decisione che farà discutere, perché mette al centro un tema da non sottovalutare. La banca abbandona la piattaforma dopo aver atteso che l’azienda di Mark Zuckerberg intervenisse per risolvere delle questioni che avevano destato qualche preoccupazione nel gruppo. E’ questo l’elemento su cui bisognerà riflettere, e intervenire, prima che qualche altra azienda decida di seguire UniCredit.

  • Il nuovo Facebook sarà più privato, ecco i pareri degli esperti

    Il nuovo Facebook sarà più privato, ecco i pareri degli esperti

    Mark Zuckerberg alla F8, la conferenza di Facebook per gli sviluppatori, ha delineato quello che sarà il futuro di Facebook, molto più “privato”. Il social network dopo 15 anni cambia rotta, offrendo agli utenti uno spazio più “intimo”. Per cercare di capirne di più, abbiamo chiesto un parere ad esperti della comunicazione online tra i più conosciuti in Italia.

    Il nuovo corso di Facebook sarà sempre più “privato”. Mark Zuckerberg alla F8, la conferenza annuale di Facebook dedicata agli sviluppatori, ha dato seguito a quello che aveva già in qualche modo anticipato nel mese di marzo di quest’anno, quando aveva annunciato un cambio di passo, d’obbligo per certi versi dopo gli ultimi due anni in cui la piattaforma è stata travolta da scandali, su tutti Cambridge Analytica, e difficoltà a gestire la privacy degli utenti. Durante il suo discorso, è comparso alle sue spalle quello che rappresenta il nuovo “claim” di Facebook: “The Future is Private“. Il futuro di Facebook è quindi sempre più privato, sempre più orientato ad offrire agli utenti spazi più ridotti e gestibili, all’interno dei quali dare seguito alle relazioni nate proprio sulla piattaforma in base agli interessi condivisi. Ad alcuni, visti i recenti trascorsi, è sembrata anche una visione quasi “paradossale”. Se osserviamo questo cambio di passo, per certi versi rappresenta un ritorno al passato, all’epoca di mIRC, il client che permetteva di chattare proprio con un utente in delle stanze contraddistinte dal “cancelletto” #, quello che è poi diventato celebre su Twitter per individuare un tema specifico da seguire. Un ritorno al passato di quasi 20 anni.

    mark zuckerberg facebook privato

    Ma per cercare di capirne di più, abbiamo chiesto ad illustri personaggi, professionisti della comunicazione online con esperienze diverse, di darci il loro parere, la loro opinione a riguardo, cercando di rispondere a questa domanda: “E‘ questa la strada di Facebook per superare i problemi legati alla privacy sulla piattaforma, per come li abbiamo visti in questi ultimi due anni?“. Ne è nata una “tavola rotonda” con opinioni che potrebbero in apparenza sembrare simili, ma proprio grazie alle esperienze diverse, questi professionisti hanno offerto spunti diversi tra loro. Scopriamo insieme quali.

    vincenzo cosenzaLe idee che Zuckerberg ha portato alla F8 erano già state anticipate lo scorso mese di marzo quando in un suo post aveva delineato il nuovo corso, orientato a: Interazioni private, Sicurezza e cifratura end-to-end, Permanenza ridotta, Interoperabilità, con l’obiettivo di riunire le app di messaggistica sotto un unico cappello, Conservazione di cura dei Dati. Si tratta di una mossa necessaria e coraggiosa. Questi buoni propositi, infatti, comportano diverse sfide, non solo tecnologiche, che sono finalizzate a due obiettivi principali: riconquistare la fiducia delle persone e permettere la costruzione di nuovi servizi al di sopra di questa nuova infrastruttura di comunicazione, quelli legati all’ecommerce e alle transazioni finanziarie. Vincenzo Cosenza

    vera ghenoA me quella sulla privatezza di Facebook non è sembrata per niente un’affermazione quasi paradossale. Io penso che se ne possa dare una lettura meramente utilitaristica (questo è il modo pensato da Zuckerberg per superare i molti scandali legati all’apparente incapacità di FB di gestire i dati degli iscritti in maniera rigorosa), oppure una lettura più “relazionale”, se così si può dire. Ossia: i social network sono sempre più specchio della nostra realtà, anzi, sono in continuità con essa; vivono in una relazione di permeabilità reciproca (una cosa che faccio in rete ha conseguenze nella vita reale; una cosa che faccio nella vita reale ha conseguenze in rete), e sempre di più dobbiamo imparare a gestirli come parte integrante e organica delle nostre vite; d’altro canto, come offline viviamo in spazi pubblici e privati, è giusto che anche la nostra vita online si strutturi in queste due modalità differenti. Faccio notare due cose: da anni parlo di cosiddetto “effetto-tinello”, cioè dell’incapacità di molti utenti di rendersi conto del fatto che stare in rete equivale a stare in pubblico, per cui si comportano sui social come se fossero nel salotto di casa loro, con tutte le conseguenze nefaste del caso (“Ho mandato Laura Boldrini a quel paese sul suo profilo, ma non pensavo che così tante persone mi avrebbero letto”). Una delle prime diapositive proiettate da Zuckerberg raffigurava, se non ricordo male, una situazione pubblica all’aria aperta da una parte e un salotto con le persone sedute sui divani dall’altra, mentre faceva notare come nella nostra vita reale ci muoviamo tra spazi pubblici e privati. Se una maggiore differenziazione tra pubblico e privato venisse implementata anche su Facebook, questo forse porterebbe al miglioramento delle interazioni social delle persone, che con il tempo potrebbero imparare a “relegare” a contesti “più privati” certi tipi di dichiarazioni (ovviamente sempre cum grano salis, che comunque io su Facebook eviterei di mettere, anche in un contesto privato, i miei pensieri più intimi). Insomma, questo aspetto delle novità presentate da Zuckerberg mi sembra in linea con i tempi e anche con le attese dei suoi “clienti”. Vera Gheno

    stefano epifaniChe il futuro di Facebook sia negli scambi privati Zuckerberg lo ha già detto più volte. Ribadirlo durante la F8 Conference conferisce a questa affermazione una dimensione “programmatica” più forte, ma non è esattamente una novità (basta guardare a questo post del 6 marzo, dove spiega meglio di quanto abbia fatto sia palco il suo punto di vista sul futuro dei social media. E d’altro canto questa “svolta” – se così può definirsi – risponde a due grandi motivazioni: da una parte è un tentativo di reazione a due anni di fatti, eventi e scandali che hanno minato la credibilità del social network site sul fronte della privacy (lo ammette Zuckerberg stesso). Dall’altra è in qualche modo una naturale evoluzione del percorso di sviluppo del sistema: una volta ritrovati tutti i vecchi amici delle elementari è evidente che il focus debba essere farli parlare tra di loro! Può sembrare una battuta, ma non lo è del tutto: nella continua ricerca di modi attraverso i quali aumentare il tempo in piattaforma, enfatizzare le dinamiche di gruppo e quelle private è un buon modo per rendere sempre più fitto il grafo delle relazioni degli utenti, rispondendo inoltre alla naturale tendenza degli utenti a relazionarsi tra loro al di fuori del flusso pubblico. È inoltre, quello di incrementare gli scambi privati, anche un buon modo per abbattere il carico di lavoro sul fronte delle interazioni pubbliche (anche in questo caso, le recenti evoluzioni sul fronte del copyright e delle responsabilità delle piattaforme non sono certo secondarie). Facebook deve riacquistare credibilità e fiducia da parte degli utenti, per questo viene evidenziato come le conversazioni saranno private (e codificate) ed i dati saranno conservati per meno tempo. Deve inoltre creare un contesto più fluido – a tendere probabilmente del tutto seamless – tra i diversi mondi che gestisce (primi tra tutti Messenger e Whatsapp che, per inciso, aveva promesso di non fondere mai) per creare un contesto ove l’utente possa muoversi in libertà avendo la consapevolezza (o l’impressione) che la sua privacy non venga violata. Sarà interessante vedere tanto quanto questo impatterà sul modello di business (con la comparsa degli add su whatsapp, ad esempio), tanto quanto modificherà le abitudini degli utenti anche se, è il caso di evidenziarlo, in molte situazioni una larga parte dell’utenza non si rende pienamente conto della pubblicità degli scambi che sviluppa: l’esempio dei dati e delle dichiarazioni fornite nei messaggi pubblici della pagina “INPS per la Famiglia” penso sia particolarmente istruttivo in tal senso. Non so (e nessuno può saperlo con certezza) quale sarà il punto di caduta di questa nuova fase del Social Network: certo è che il tema della privacy e quello della gestione del patrimonio di informazioni degli utenti – non solo per quanto riguarda Facebook – saranno al centro del dibattito pubblico dei prossimi anni. La sfida è quella di sviluppare una società in cui gli utenti saranno sempre più consapevoli delle questioni in gioco. Stefano Epifani

    veronica gentiliIl vero vantaggio di Facebook, quello che ne ha fatto l’ecosistema social più abitato al mondo, è sempre stato quello di adattarsi ai desideri/bisogni degli utenti se non anticiparli e con gli annunci dell’F8 continua a mostrarlo. Stiamo entrando in una nuova era dei Social Network, in cui dopo anni passati a raccontarci, informarci e relazionarci “in piazza” sentiamo il bisogno di ritornare alla dimensione più intima e autentica delle relazioni e a un racconto di noi stessi che non lasci tracce, trasformandosi in ciò che le persone chiedono di più: un ambiente sicuro e protetto. Sicuramente non sarà una transizione semplice e le aziende dovranno imparare a comprendere e valorizzare il prima possibile il nuovo ruolo che avranno, ma una cosa è sicura: Facebook inc. ha preso molto seriamente i problemi che si sono verificati negli ultimi anni e sta facendo il possibile per recuperare la fiducia degli utenti. Veronica Gentili

    giovanni boccia artieriLe dichiarazioni di Zuckerberg assecondano strategicamente due tendenze sociali e culturali in atto: la percezione di Facebook come luogo problematico per la privacy (nel post Cambridge Analytica) e la crescita di uso da parte degli utenti di quegli spazi che sono da considerare più privati, come chat, DM, ecc. Ci troviamo cioè in una condizione in cui gli utenti dei social media – in particolare le nuove generazioni – producono più contenuti in (e dedicano più tempo a) spazi privati (anche collettivi, come chat multiutente e gruppi chiusi) che nella costruzione della loro immagine pubblica. Il futuro sarà privato vuol dire, per citare la conferenza che stiamo organizzando a Urbino, che avremo a che fare con realtà online sempre più fatte di gruppi privati, piattaforme chiuse e contenuti effimeri. Giovanni Boccia Artieri

    Domitilla FerrariCredo che a Facebook siano state imputate alcune colpe che, in realtà, non sono sue. Mi spiego meglio. E’ vero, Facebook è stata accusata di leggere più dati sulla piattaforma e, di conseguenza, manipolare l’opinione pubblica, indirizzando l’advertising verso persone specifiche di cui, praticamente, sapeva tutto. Ma il punto qual è? Il punto è che siamo noi che condividiamo qualunque cosa. Quindi Facebook sta facendo una considerazione come questa: “Visto che voi non siete capaci, e noi poi usiamo la vostra incapacità, dobbiamo rendere questa piattaforma, in qualche modo, più “privacy based”, perché voi non ce la potete fare”. Si tratta quindi di un’operazione che, per certi versi, toglie a Facebook delle possibilità, come quella di utilizzare altri dati, pur di continuare a restare sul mercato. Perché altrimenti, se l’analisi sul sentiment di Facebook continua ad essere negativa, potrebbe continuare a non diffondersene l’uso, cosa che nei fatti è. La piattaforma è cresciuta tantissimo tra gli utenti over 50, ma i ragazzi la usano sempre meno. Facebook è ormai considerata la piattaforma in cui ci sono i genitori, non ci sono i figli. Quindi, Facebook in questo modo evidenzia questa capacità degli utenti di discernere cosa è pubblico e cosa è privato, facendo un passo indietro permettendo agli utenti di continuare ad usare la piattaforma. Domitilla Ferrari

    Rudy BandieraQuesto nuovo corso di Facebook si sapeva da tempo, come si sapeva da tempo che il futuro dei social, sarebbe stato privato. Proprio un paio di mesi fa, come è stato già ricordato, Zuckerberg aveva detto che lo scambio di informazioni e di conversazioni sulle app di messaggistica come Messenger o WhatsApp superava di gran lunga quello che avveniva in pubblico. Secondo me si sta andando nella direzione di creare ambienti grandi, ma sempre lasciando il controllo di chi entra ed esce e di chi dice cosa. E non è male questa cosa. Resta da capire, dal punto di vista comunicativo, come sarà questo nuovo corso. E poi c’è un dato di fatto ed è che la gente si è abbastanza stufata della socialità totale, vuole parlare con tanta gente ma in ambienti protetti. Facebook quindi gli da questo. Privato inteso quindi come spazi dove poter parlare con altri serenamente senza intromissioni esterne. E’ vero quello che dicevi all’inizio, si sta tornando indietro a quel tempo in cui l’utente poteva, appunto, controllare chi diceva cosa e dove, anche se si usavano dei nick, ma si era in pochi e ci si conosceva. Si torna a quella forma in una veste se vuoi più attinente ai tempi che viviamo. Rudy Bandiera

    Fjona CakalliNon mi sembra un “abbiano capito che la privacy è il futuro” quanto un correre ai ripari dopo i pesanti avvenimenti dopo Cambridge analytica in poi. Insomma si sono accorti che c’erano delle voragini nel sistema della privacy dei contenuti e questo a mio avviso li ha obbligati a cambiare rotta. Una rotta che stava già cambiando visto il tipo di pubblico nuovo che popola Facebook e visto anche il fuggi fuggi di giovani e giovanissimi che sono migrati verso Instagram. Probabilmente è più sensato tracciare una rotta con un cambiamento così drastico di facebook piuttosto che rimanere in balia di ciò in cui Facebook si stava trasformando. Diciamo che come un essere vivente, Facebook si è autoplasmato, adattato, evoluto sfuggendo un po’ al controllo. Questa soluzione probabilmente sarà impopolare ma forse è l’unica soluzione per riportare in porto una nave ormai alla deriva. Fjona Cakalli

    Ecco questa la nostra tavola rotonda con tanti pareri e tanti spunti interessanti che meriterebbero un approfondimento maggiore. E’ evidente che tutti hanno colto un elemento comune che questo passaggio per Facebook resta obbligato e che non ci resta da vedere come verrà gestito. E noi seguiremo a farlo.

    Ringraziamo davvero tutti gli amici e i professionisti che hanno dedicato parte del loro tempo per partecipare, non per nulla scontato, grazie davvero a tutti per aver arricchito al conversazione nel tentativo di capire meglio.

  • Facebook resta la prima piattaforma in Italia, nonostante tutto

    Facebook resta la prima piattaforma in Italia, nonostante tutto

    Gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci mostrano una crescita costante dell’audience italiana sui social media nel 2018. Tra le piattaforme, Facebook, oltre ad essere la prima in assoluto, continua a crescere, nonostante tutto. Instagram si conferma la seconda piattaforma con 23,4 milioni di utenti. Terza è LinkedIn.

    Lo abbiamo sempre detto qui sul nostro blog, gli italiani da sempre sono grandi utilizzatori di piattaforme social media e i dati recenti diffusi dall’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci confermano questa tendenza. Un dato per nulla scontato nel nostro paese per tre motivi: il primo riguarda l’aspetto della saturazione delle piattaforme, si credeva che alcune (Facebook ad esempio) fossero arrivate ad un livello massimo, ma non è così e lo vedremo fra poco; il secondo motivo riguarda la “reputazione” delle piattaforme in un momento storico dove è stata evidente la loro incapacità nel contrastare il fenomeno delle fake news e dei contenuti violenti e di odio; terzo motivo riguarda il tema della privacy, a lungo messa a rischio negli ultimi due anni. Evidentemente, queste tre motivazioni non sono ancora state in grado di scalfire il grande amore che gli italiani riservano per i social media. Dato interessante.

    social media italia

    L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci offre, come dicevamo, una panoramica sui social media in Italia in crescita, e in alcuni casi che crescita! Proprio quando tutti, in parte anche noi ad essere onesti, scommettevano sulla fine di Facebook, travolto dagli scandali sulle fake news e sulla privacy, come abbiamo visto negli ultimi due anni, ecco che la piattaforma di Mark Zuckerberg in Italia continua a crescere. Se guardiamo il grafico in basso, si nota che ad oggi Facebook conta 34,8 milioni di utenti, vale a dire l’81% della popolazione social media in Italia. E notiamo anche la crescita che si è registrata da marzo a dicembre del 2018: una crescita di 7,7 milioni di utenti in più, significa che in 9 mesi Facebook è cresciuto del 28,5%. Niente male per una piattaforma che “non se la passa bene”.

    social media italia 2018

    E cresce anche l’altra piattaforma social media di Facebook, e parliamo di Instagram, piattaforma che gli italiani amano sempre di più e i dati lo dimostrano. A dicembre dello scorso anno l’Osservatorio di Agcom registrava 23,4 milioni di utenti in Italia, con una crescita da marzo a dicembre di 8,4 milioni di utenti, +53% in nove mesi. E’ la seconda piattaforma che cresce di più nel periodo.

    Buona la performance di LinkedIn che a dicembre 2018 in Italia conta 16,5 milioni di utenti, con una crescita da marzo a dicembre 2018 di 5,5 milioni di utenti, +50% in nove mesi. Ottima la performance di Pinterest, piattaforma che mantiene intatte le sue caratteristiche lontana da fenomeni ci contenuti violenti e fake news, Da marzo a dicembre passa da 6,1 milioni di utenti a 10,3 milioni, quindi 4,2 milioni di utenti in più, +69% in nove mesi. E’ la piattaforma che cresce di più in assoluto, tanto le è bastato per superare Twitter. La piattaforma di Jack Dorsey mostra qualche segnale di crscita anche in Italia, dopo i dati che abbiamo visto nell’ultima trimestrale. La piattaforma da 280 caratteri passa dai 7,9 milioni di utenti di marzo 2018 ai 9,4 milioni di utenti di dicembre dello stesso anno, con una crescita di 1,5 milioni di utenti, vale a dire il 19% in più in nove mesi. Un dato che per Twitter vuol dire davvero tanto.

    Come avrete notato sempre dal grafico, crescono tutte le altre piattaforme, eccetto una: Google +. La piattaforma di Google, da poco mandata in pensione a dicembre, quindi quattro mesi prima della sua dipartita del 2 aprile di quest’anno (lato consumer, mentre resta in vita lato business) contava ancora 5,3 milioni di utenti. E’ molto probabile che nel prossimo report dell’Osservatorio di Agcom noteremo una completa assenza.

    social media 2018 italia dati demografici

    L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci offre anche qualche interessante dato dal punto di vista demografico, elemento che può tornare utile per tracciare un profilo più preciso dell’utente che utilizza le piattaforme social media in Italia. Ebbene, l’Osservatorio rileva, in sintesi, che rispetto al totale dei soggetti che usano i social media:

    • Twitter e Google+ si caratterizzano per una maggiore presenza della componente maschile degli utenti;
    • Tumblr e Snapchat sono piattaforme preferite dagli utenti più giovani, quindi Generazione Z e Millennials; Facebook, Linkedin, Google+ sono seguiti, in maniera leggermente superiore alla media, dalle coorti d’età intermedia (Generation X e Boomers); Twitter e Pinterest sono utilizzati sopra la media da tutti gli utenti con meno di 65 anni;
    • fatta eccezione per Snapchat, tutti gli altri social network sono più utilizzati dagli utenti con una occupazione;
    • tutti i social network sono seguiti in modo più intenso, rispetto alla media, da un pubblico dotato di almeno un titolo di scuola media.

    Ecco, questa panoramica dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom, inclusi gli interessanti dati demografici appena visti, delineano lo scenario social media in Italia. Uno scenario che, come avete potuto vedere, offre degli spunti interessanti che meritano approfondimenti.

  • Sulle Instagram Stories arriva lo sticker per i Quiz

    Sulle Instagram Stories arriva lo sticker per i Quiz

    Instagram, in un tweet, ha annunciato il rilascio di un nuovo sticker per arricchire le proprie Stories e stavolta riguarda i Quiz. Gli utenti potranno quindi fare domande ai propri followers con risposte multiple, che non va confuso con lo sticker Domande.

    Instagram, di proprietà di Facebook, è sempre più alla ricerca di modalità che possano intrattenere gli utenti sulle Stories, il modo di condivisione effimera che ormai è entrato nei canoni narrativi degli utenti e delle aziende. La novità, ultima in ordine di tempo e annunciata attraverso un tweet, riguarda il rilascio dello sticker per i Quiz. Dopo aver rilasciato in passato quello per le Domande e quello per i Sondaggi, Instagram stavolta rilascia uno sticker con cui gli utenti potranno fare delle domande offrendo loro delle risposte multiple. Infatti, questo sticker non va confuso con quello delle Domande, con cui sono i followers a fare le domande e l’utente, a cui è rivolta la domanda, risponde.

    instagram stories sticker quiz

    Con lo sticker dedicato ai Quiz, le Instagram Stories si possono trasformare in una sorta di gioco a quiz su argomenti diversi e disparati, si tratta di una una nuova forma attraverso la quale gli utenti possono generare nuovo engagement. Soono già diversi i siti e i blog che negli Usa vedono questa modalità molto simile a HQ Trivia, la popolarissima app che negli Usa ha raggiunto circa 1 milione di utenti in pochissimo tempo, impostante proprio su 12 domande. Per chi ha presente l’app, non è difficile trasformare le Stories in una sorte di Quiz.

    instagram stories sticker quiz

    Come usare lo sicker Quiz sulle Instagram Stories

    Lo sticker Quiz sta cominciando a diffondersi sulla piattaforma e, entro poco tempo, dovrebbe raggiungere tutti gli utenti, se non lo vedete ancora, pazientate ancora un po’, lo vedrete presto. Usarlo è semplicissimo. Una volta che volete aggiungere una storia, basta fare tap verso l’alto (o toccare il logo degli stickers in alto) e toccare lo sticker Quiz. L’impostazione che trovate di default è Indovina cosa preferisco, che potete ovviamente cambiare a vostro piacimento, con due possibilità di risposte: A o B. MA se ne possono aggiungere delle altre.

    Insomma, un altro modo per restare incollati alle Stories.

    E voi che ne pensate? Se vi va, raccontateci come lo userete con i vostri followers, qui nei commenti o sui social attraverso i nostri canali.