Tag: social media

  • Su Twitter è possibile aggiungere GIF anche ai retweet con commento

    Su Twitter è possibile aggiungere GIF anche ai retweet con commento

    Twitter a partire da oggi consente l’aggiunta di GIF anche ai retweet, quelli con commento ad un tweet. L’azienda di Jack Dorsey dice che si tratta di una funzionalità richiesta da molti utenti e che comincia a propagarsi su iOS, Android e mobile browser. Non è previsto per ora da desktop.

    Come abbiamo più volte ricordato, Twitter sta iniziando una fase di rinnovamento, profonda. E in attesa di conoscere e di vedere l’esito del test pubblico che alcuni utenti stanno portando avanti in questi giorni (almeno fino a fine anno), Twitter rilascia una funzionalità che farà felici i tantissimi utenti che l’hanno richiesta in questi mesi. No, non è ancora il #modificatweet, tranquilli, quella arriva come confermato proprio da Jack Dorsey.

    No, stiamo parlando della possibilità di arricchire il retweet con commento aggiungendo quindi anche GIF. Alle volte non basta il semplice retweet e nemmeno aggiungere, in risposta, qualche semplice frase con una emoji, il solo contenuto visual che fino ad ora era consentito aggiungere. Ecco che questa funzionalità può essere davvero esaustiva.

     

    twitter retweet commento gif

    Da subito, ovviamente attendete che la funzionalità sia attiva anche per voi in tempi brevi, sarà possibile commentare con retweet aggiungendo GIF, come già detto, ma anche video e fino a 4 foto. In pratica viene estesa la possibilità di rispondere con retweet avendo a disposizione i contenuti multimediali che si potrebbero aggiungere in un semplice tweet.

    L’annuncio è stato dato dall’account Twitter Engineering

    Al momento questa funzionalità è attiva per app iOS, Android e da mobile browser. Non è prevista al momento da desktop.

    twitter retweet commento

    Twitter fa sapere che non è stato facile implementare la funzionalità e che da subito si è dovuto intervenire per migliorarla. In pratica, una volta che gli utenti hanno cominciato ad usarla, la visualizzazione del retweet con commento arricchito da immagine o GIF andava a sovrapporsi al tweet a cui si rispondeva. Di conseguenza, non era semplice per l’utenti riuscire a comprendere quale fosse il tweet originale e quale quello di retweet con commento. Adesso, il tweet originale viene più contestualizzato in un box più piccolo, per dare risalto al retweet con commento in aggiunta di video, immagini o GIF.

    Tra gli account che hanno iniziato subito ad usare la nuova funzionalità vi segnaliamo @NASA e @GameofThrones

  • Pinterest è il brand social con cui gli utenti sono più intimi

    Pinterest è il brand social con cui gli utenti sono più intimi

    Secondo il nuovo Brand Intimacy Study 2019, realizzato ogni anno da MBLM che misura il livello di legame emozionale degli utenti con i brand preferiti, Pinterest, nella nuova categoria dedicata alle App e ai Social Media, si piazza al primo posto, davanti Spotify. Facebook è solo sesto, Instagram quarto.

    Se c’è un dato molto rilevante che i social media hanno senza dubbio contribuito a realizzare è quello relativo alla relazione, sempre più stretta che gli utenti, proprio attraverso i nuovi canali di comunicazione, hanno potuto stringere con i brand di riferimento. Non che prima dei social media non fosse possibile, ma certamente non era così stretta e così “intima” come lo è oggi. E “intimo” non è un aggettivo usato a caso in questo contesto, anzi, è quello più adatto a presentare il report di cui parliamo oggi, già noto a tanti, come il Brand Intimacy Study 2019, realizzato da MBLM che riguarda, solo per ora, gli Usa, gli Emirati Arabi e il Messico. Sul sito sono presenti tutti i report riferiti all’area geografica di riferimento.

    Quello su cui ci soffermeremo è la nuova sezione del report, quella dedicata alle App e ai Social Media, la novità di quest’anno, riferita agli Usa, perché è forse quello più vicino anche alle nostre abitudini, forse. Certo, sarebbe interessante avere anche un report sull’intimità coi brand riferito al nostro paese o, quanto meno, riferito all’Europa. In assenza, per ora guardiamo al report Usa.

    E il dato che emerge è che Pinterest si piazza al primo posto come brand social media (28° nel ranking generale) con cui gli utenti hanno una relazione più intima, più emozionale. MBLM nel realizzare questo report considera le emozioni che suscita il brand sugli utenti, ottenendo queste informazioni da una survey specifica. Ebbene, il sentimento più forte che suscita Pinterest tra gli utenti è “miglioramento”, un senso di arricchimento, e anche da un alto livello di appagamento.

    brand social media intimi pinterest

    Come già ricordato qui sul nostro blog, Pinterest sta vivendo ormai la fase più importante della sua vita, iniziata nel 2010. E’ la piattaforma di “content curation” più usata, soprattutto tra il pubblico femminile, dato rilevato anche da questo report, rimasta immune dal fenomeno delle fake news e dagli scandali sulla privacy che invece hanno travolto altre piattaforme social media, prima tra tutte Facebook. E questo giustifica anche la sua crescita nel nostro paese, come abbiamo recentemente visto dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom. E’ un brand che trasmette agli utenti un grande senso di legame forte ed emozionale. Il 24% dichiara di non poterne fare a meno. E che da poco è approdato a Wall Street con un valore di 16 miliardi di dollari.

    brand social media intimi pinterest

    Dietro Pinterest troviamo Spotify, brand che suscita per la sua caratteristica molte emozioni proprio grazie alla musica. Tra le emozioni che suscita il brand troviamo “abituale”, sensazione di miglioramento, soddisfacimento, appagamento. Il 29% dichiara di non poterne fare a meno. Al terzo troviamo Pandora, servizio di radio streaming che ancora non è attivo nel nostro paese.

    Al quarto posto troviamo la prima piattaforma social media, stavolta di “content creation”, come è Instagram (98° nel ranking generale) contraddistinto dal grande valore della condivisione suscita tra gli utenti sentimenti di appagamento, soddisfacimento e arricchimento. Il 26% dichiara di non poterne fare a meno.

    Facebook si piazza in sesta posizione (112° nel ranking generale), davanti a Snapchat, settimo. La piattaforma social più usata al mondo mostra un quadro di sentimenti suscitati tra gli utenti in forte calo, segno che sta cambiando qualcosa da questo punto di vista, inevitabile. Il sentimento più alto poi “abituale”, non proprio il massimo, e solo il 19% dichiara di non poterne fare a meno.

    La classifica dedicata alle App e ai Social Media, restando proprio su quest’ultima sezione, ci mostra che le ultime due posizioni sono occupate da Twitter, 11° (139° nel ranking generale) che suscita tra gli utenti un senso di miglioramento; solo il 16% dichiara di non poterne fare a meno. E LinkedIn, in 12° posizione (166° nel ranking generale) che suscita, in maniera elevata, una sentimento di miglioramento, vista evidentemente la sua caratteristica principale come social “business” network.

    Questi i dati che abbiamo voluto vedere insieme a voi rispetto a quelli che sono i nostri interessi, ma vi invitiamo comunque a consultare e a scaricare il report dal sito ufficiale.

    E vi lasciamo dicendo che, e non poteva essere diversamente, il brand che si piazza al primo posto in assoluto è Disney.

    E voi che ne pensate. Dovendo citare un brand social con cui avete una relazione più forte, quale indichereste? Scrivetecelo tra i commenti oppure condividetelo con noi seguendo i nostri canali sui social media.

  • UniCredit lascia Facebook, ma resta su Twitter e su LinkedIn

    UniCredit lascia Facebook, ma resta su Twitter e su LinkedIn

    UniCredit abbandona Facebook. Con un post sulla propria pagina, il gruppo bancario milanese annuncia che dal 1° giugno di quest’anno “non sarà più su Facebook, Messenger e Instagram” per “valorizzare i canali digitali proprietari”. Abbiamo chiesto alla banca quale sia stata la motivazione alla base, confermandoci che resteranno aperti i profili su Twitter e LinkedIn.

    UniCredit abbandona Facebook. Una notizia che non sta passando inosservata sui social media e su Facebook in particolare. Una decisione che, come vedremo, non arriva a sorpresa, ma, come è normale pensare, è una scelta che arriva dopo un certo periodo di tempo. Per cercare di capirne di più, abbiamo raggiunto la banca milanese che ha cordialmente risposto alla nostra richiesta di delucidazioni su una scelta come questa e chiedendo anche quali fossero questi canali digitali che la banca adotterà una volta dichiarata chiusa l’esperienza su Facebook.

    Come detto, abbiamo chiesto a UniCredit quale sia stata la motivazione alla base della decisione di abbandonare Facebook, Messenger e Instagram, come si legge nel post pubblicato oggi. Abbiamo chiesto cosa non avesse funzionato rispetto a quelle che erano le aspettative e quali saranno i canali digitali che resteranno “aperti”. Dal post pubblicato sulla pagina si legge: “Valorizzare i canali digitali proprietari per garantire un dialogo riservato e di alta qualità. In linea con questo impegno, UniCredit annuncia che a partire dal 1° giugno non sarà più su Facebook, Messenger e Instagram“.

    UniCredit abbandona Facebook franzrusso.it 2019

    E questa è la risposta che abbiamo ottenuto dalla banca milanese:

    UniCredit aveva sospeso tutte le attività pubblicitarie su Facebook a partire da Marzo 2018, a causa delle preoccupazioni emerse sulla gestione di alcuni episodi da parte dell’azienda americana riportati dai media. Tali questioni sono rimaste irrisolte, pertanto UniCredit ha deciso, a partire dal 1 giugno 2019, di disattivare tutti i suoi profili su Facebook e sui canali social di proprietà dello stesso (Facebook, Messenger e Instagram).

    UniCredit ritiene che i canali di contatto presenti nelle piattaforme di proprietà, coordinati attraverso un modello di servizio che offre assistenza a 360 gradi, rappresentino la miglior modalità di fornire un servizio adeguato ai propri clienti e manterrà attivi a livello di gruppo i propri profili su altri social media, come ad esempio Twitter e LinkedIn.

    Quando UniCredit “dialogo riservato e di qualità“, intende un dialogo che sia orientato al servizio da offrire ai propri clienti, un servizio a “360 gradi”. La motivazione di chiudere la propria presenza su Facebook è data dal fatto che UniCredit non ha ottenuto da Meno Park quello che chiedeva, ossia dei chiarimenti su “alcuni episodi”. Il trascorrere del tempo senza che nulla accedesse nel frattempo, ha spinto il gruppo milanese alla decisione di chiudere, a partire dal prossimo mese, tutti i profili che fanno riferimento a Facebook, quindi la pagina, Messenger e Instagram.

    E restano aperti i canali Twitter e LinkedIn. Proprio la piattaforma a 280 caratteri resta congeniale per questa nuovo corso social che UniCredit vuole intraprendere.

    UniCredit non è la prima azienda che abbandona Facebook, il mese scorso aveva fatto molto discutere la decisione di Lush, brand molto conosciuto del settore beauty.

    E’ senza dubbio una decisione che farà discutere, perché mette al centro un tema da non sottovalutare. La banca abbandona la piattaforma dopo aver atteso che l’azienda di Mark Zuckerberg intervenisse per risolvere delle questioni che avevano destato qualche preoccupazione nel gruppo. E’ questo l’elemento su cui bisognerà riflettere, e intervenire, prima che qualche altra azienda decida di seguire UniCredit.

  • Il nuovo Facebook sarà più privato, ecco i pareri degli esperti

    Il nuovo Facebook sarà più privato, ecco i pareri degli esperti

    Mark Zuckerberg alla F8, la conferenza di Facebook per gli sviluppatori, ha delineato quello che sarà il futuro di Facebook, molto più “privato”. Il social network dopo 15 anni cambia rotta, offrendo agli utenti uno spazio più “intimo”. Per cercare di capirne di più, abbiamo chiesto un parere ad esperti della comunicazione online tra i più conosciuti in Italia.

    Il nuovo corso di Facebook sarà sempre più “privato”. Mark Zuckerberg alla F8, la conferenza annuale di Facebook dedicata agli sviluppatori, ha dato seguito a quello che aveva già in qualche modo anticipato nel mese di marzo di quest’anno, quando aveva annunciato un cambio di passo, d’obbligo per certi versi dopo gli ultimi due anni in cui la piattaforma è stata travolta da scandali, su tutti Cambridge Analytica, e difficoltà a gestire la privacy degli utenti. Durante il suo discorso, è comparso alle sue spalle quello che rappresenta il nuovo “claim” di Facebook: “The Future is Private“. Il futuro di Facebook è quindi sempre più privato, sempre più orientato ad offrire agli utenti spazi più ridotti e gestibili, all’interno dei quali dare seguito alle relazioni nate proprio sulla piattaforma in base agli interessi condivisi. Ad alcuni, visti i recenti trascorsi, è sembrata anche una visione quasi “paradossale”. Se osserviamo questo cambio di passo, per certi versi rappresenta un ritorno al passato, all’epoca di mIRC, il client che permetteva di chattare proprio con un utente in delle stanze contraddistinte dal “cancelletto” #, quello che è poi diventato celebre su Twitter per individuare un tema specifico da seguire. Un ritorno al passato di quasi 20 anni.

    mark zuckerberg facebook privato

    Ma per cercare di capirne di più, abbiamo chiesto ad illustri personaggi, professionisti della comunicazione online con esperienze diverse, di darci il loro parere, la loro opinione a riguardo, cercando di rispondere a questa domanda: “E‘ questa la strada di Facebook per superare i problemi legati alla privacy sulla piattaforma, per come li abbiamo visti in questi ultimi due anni?“. Ne è nata una “tavola rotonda” con opinioni che potrebbero in apparenza sembrare simili, ma proprio grazie alle esperienze diverse, questi professionisti hanno offerto spunti diversi tra loro. Scopriamo insieme quali.

    vincenzo cosenzaLe idee che Zuckerberg ha portato alla F8 erano già state anticipate lo scorso mese di marzo quando in un suo post aveva delineato il nuovo corso, orientato a: Interazioni private, Sicurezza e cifratura end-to-end, Permanenza ridotta, Interoperabilità, con l’obiettivo di riunire le app di messaggistica sotto un unico cappello, Conservazione di cura dei Dati. Si tratta di una mossa necessaria e coraggiosa. Questi buoni propositi, infatti, comportano diverse sfide, non solo tecnologiche, che sono finalizzate a due obiettivi principali: riconquistare la fiducia delle persone e permettere la costruzione di nuovi servizi al di sopra di questa nuova infrastruttura di comunicazione, quelli legati all’ecommerce e alle transazioni finanziarie. Vincenzo Cosenza

    vera ghenoA me quella sulla privatezza di Facebook non è sembrata per niente un’affermazione quasi paradossale. Io penso che se ne possa dare una lettura meramente utilitaristica (questo è il modo pensato da Zuckerberg per superare i molti scandali legati all’apparente incapacità di FB di gestire i dati degli iscritti in maniera rigorosa), oppure una lettura più “relazionale”, se così si può dire. Ossia: i social network sono sempre più specchio della nostra realtà, anzi, sono in continuità con essa; vivono in una relazione di permeabilità reciproca (una cosa che faccio in rete ha conseguenze nella vita reale; una cosa che faccio nella vita reale ha conseguenze in rete), e sempre di più dobbiamo imparare a gestirli come parte integrante e organica delle nostre vite; d’altro canto, come offline viviamo in spazi pubblici e privati, è giusto che anche la nostra vita online si strutturi in queste due modalità differenti. Faccio notare due cose: da anni parlo di cosiddetto “effetto-tinello”, cioè dell’incapacità di molti utenti di rendersi conto del fatto che stare in rete equivale a stare in pubblico, per cui si comportano sui social come se fossero nel salotto di casa loro, con tutte le conseguenze nefaste del caso (“Ho mandato Laura Boldrini a quel paese sul suo profilo, ma non pensavo che così tante persone mi avrebbero letto”). Una delle prime diapositive proiettate da Zuckerberg raffigurava, se non ricordo male, una situazione pubblica all’aria aperta da una parte e un salotto con le persone sedute sui divani dall’altra, mentre faceva notare come nella nostra vita reale ci muoviamo tra spazi pubblici e privati. Se una maggiore differenziazione tra pubblico e privato venisse implementata anche su Facebook, questo forse porterebbe al miglioramento delle interazioni social delle persone, che con il tempo potrebbero imparare a “relegare” a contesti “più privati” certi tipi di dichiarazioni (ovviamente sempre cum grano salis, che comunque io su Facebook eviterei di mettere, anche in un contesto privato, i miei pensieri più intimi). Insomma, questo aspetto delle novità presentate da Zuckerberg mi sembra in linea con i tempi e anche con le attese dei suoi “clienti”. Vera Gheno

    stefano epifaniChe il futuro di Facebook sia negli scambi privati Zuckerberg lo ha già detto più volte. Ribadirlo durante la F8 Conference conferisce a questa affermazione una dimensione “programmatica” più forte, ma non è esattamente una novità (basta guardare a questo post del 6 marzo, dove spiega meglio di quanto abbia fatto sia palco il suo punto di vista sul futuro dei social media. E d’altro canto questa “svolta” – se così può definirsi – risponde a due grandi motivazioni: da una parte è un tentativo di reazione a due anni di fatti, eventi e scandali che hanno minato la credibilità del social network site sul fronte della privacy (lo ammette Zuckerberg stesso). Dall’altra è in qualche modo una naturale evoluzione del percorso di sviluppo del sistema: una volta ritrovati tutti i vecchi amici delle elementari è evidente che il focus debba essere farli parlare tra di loro! Può sembrare una battuta, ma non lo è del tutto: nella continua ricerca di modi attraverso i quali aumentare il tempo in piattaforma, enfatizzare le dinamiche di gruppo e quelle private è un buon modo per rendere sempre più fitto il grafo delle relazioni degli utenti, rispondendo inoltre alla naturale tendenza degli utenti a relazionarsi tra loro al di fuori del flusso pubblico. È inoltre, quello di incrementare gli scambi privati, anche un buon modo per abbattere il carico di lavoro sul fronte delle interazioni pubbliche (anche in questo caso, le recenti evoluzioni sul fronte del copyright e delle responsabilità delle piattaforme non sono certo secondarie). Facebook deve riacquistare credibilità e fiducia da parte degli utenti, per questo viene evidenziato come le conversazioni saranno private (e codificate) ed i dati saranno conservati per meno tempo. Deve inoltre creare un contesto più fluido – a tendere probabilmente del tutto seamless – tra i diversi mondi che gestisce (primi tra tutti Messenger e Whatsapp che, per inciso, aveva promesso di non fondere mai) per creare un contesto ove l’utente possa muoversi in libertà avendo la consapevolezza (o l’impressione) che la sua privacy non venga violata. Sarà interessante vedere tanto quanto questo impatterà sul modello di business (con la comparsa degli add su whatsapp, ad esempio), tanto quanto modificherà le abitudini degli utenti anche se, è il caso di evidenziarlo, in molte situazioni una larga parte dell’utenza non si rende pienamente conto della pubblicità degli scambi che sviluppa: l’esempio dei dati e delle dichiarazioni fornite nei messaggi pubblici della pagina “INPS per la Famiglia” penso sia particolarmente istruttivo in tal senso. Non so (e nessuno può saperlo con certezza) quale sarà il punto di caduta di questa nuova fase del Social Network: certo è che il tema della privacy e quello della gestione del patrimonio di informazioni degli utenti – non solo per quanto riguarda Facebook – saranno al centro del dibattito pubblico dei prossimi anni. La sfida è quella di sviluppare una società in cui gli utenti saranno sempre più consapevoli delle questioni in gioco. Stefano Epifani

    veronica gentiliIl vero vantaggio di Facebook, quello che ne ha fatto l’ecosistema social più abitato al mondo, è sempre stato quello di adattarsi ai desideri/bisogni degli utenti se non anticiparli e con gli annunci dell’F8 continua a mostrarlo. Stiamo entrando in una nuova era dei Social Network, in cui dopo anni passati a raccontarci, informarci e relazionarci “in piazza” sentiamo il bisogno di ritornare alla dimensione più intima e autentica delle relazioni e a un racconto di noi stessi che non lasci tracce, trasformandosi in ciò che le persone chiedono di più: un ambiente sicuro e protetto. Sicuramente non sarà una transizione semplice e le aziende dovranno imparare a comprendere e valorizzare il prima possibile il nuovo ruolo che avranno, ma una cosa è sicura: Facebook inc. ha preso molto seriamente i problemi che si sono verificati negli ultimi anni e sta facendo il possibile per recuperare la fiducia degli utenti. Veronica Gentili

    giovanni boccia artieriLe dichiarazioni di Zuckerberg assecondano strategicamente due tendenze sociali e culturali in atto: la percezione di Facebook come luogo problematico per la privacy (nel post Cambridge Analytica) e la crescita di uso da parte degli utenti di quegli spazi che sono da considerare più privati, come chat, DM, ecc. Ci troviamo cioè in una condizione in cui gli utenti dei social media – in particolare le nuove generazioni – producono più contenuti in (e dedicano più tempo a) spazi privati (anche collettivi, come chat multiutente e gruppi chiusi) che nella costruzione della loro immagine pubblica. Il futuro sarà privato vuol dire, per citare la conferenza che stiamo organizzando a Urbino, che avremo a che fare con realtà online sempre più fatte di gruppi privati, piattaforme chiuse e contenuti effimeri. Giovanni Boccia Artieri

    Domitilla FerrariCredo che a Facebook siano state imputate alcune colpe che, in realtà, non sono sue. Mi spiego meglio. E’ vero, Facebook è stata accusata di leggere più dati sulla piattaforma e, di conseguenza, manipolare l’opinione pubblica, indirizzando l’advertising verso persone specifiche di cui, praticamente, sapeva tutto. Ma il punto qual è? Il punto è che siamo noi che condividiamo qualunque cosa. Quindi Facebook sta facendo una considerazione come questa: “Visto che voi non siete capaci, e noi poi usiamo la vostra incapacità, dobbiamo rendere questa piattaforma, in qualche modo, più “privacy based”, perché voi non ce la potete fare”. Si tratta quindi di un’operazione che, per certi versi, toglie a Facebook delle possibilità, come quella di utilizzare altri dati, pur di continuare a restare sul mercato. Perché altrimenti, se l’analisi sul sentiment di Facebook continua ad essere negativa, potrebbe continuare a non diffondersene l’uso, cosa che nei fatti è. La piattaforma è cresciuta tantissimo tra gli utenti over 50, ma i ragazzi la usano sempre meno. Facebook è ormai considerata la piattaforma in cui ci sono i genitori, non ci sono i figli. Quindi, Facebook in questo modo evidenzia questa capacità degli utenti di discernere cosa è pubblico e cosa è privato, facendo un passo indietro permettendo agli utenti di continuare ad usare la piattaforma. Domitilla Ferrari

    Rudy BandieraQuesto nuovo corso di Facebook si sapeva da tempo, come si sapeva da tempo che il futuro dei social, sarebbe stato privato. Proprio un paio di mesi fa, come è stato già ricordato, Zuckerberg aveva detto che lo scambio di informazioni e di conversazioni sulle app di messaggistica come Messenger o WhatsApp superava di gran lunga quello che avveniva in pubblico. Secondo me si sta andando nella direzione di creare ambienti grandi, ma sempre lasciando il controllo di chi entra ed esce e di chi dice cosa. E non è male questa cosa. Resta da capire, dal punto di vista comunicativo, come sarà questo nuovo corso. E poi c’è un dato di fatto ed è che la gente si è abbastanza stufata della socialità totale, vuole parlare con tanta gente ma in ambienti protetti. Facebook quindi gli da questo. Privato inteso quindi come spazi dove poter parlare con altri serenamente senza intromissioni esterne. E’ vero quello che dicevi all’inizio, si sta tornando indietro a quel tempo in cui l’utente poteva, appunto, controllare chi diceva cosa e dove, anche se si usavano dei nick, ma si era in pochi e ci si conosceva. Si torna a quella forma in una veste se vuoi più attinente ai tempi che viviamo. Rudy Bandiera

    Fjona CakalliNon mi sembra un “abbiano capito che la privacy è il futuro” quanto un correre ai ripari dopo i pesanti avvenimenti dopo Cambridge analytica in poi. Insomma si sono accorti che c’erano delle voragini nel sistema della privacy dei contenuti e questo a mio avviso li ha obbligati a cambiare rotta. Una rotta che stava già cambiando visto il tipo di pubblico nuovo che popola Facebook e visto anche il fuggi fuggi di giovani e giovanissimi che sono migrati verso Instagram. Probabilmente è più sensato tracciare una rotta con un cambiamento così drastico di facebook piuttosto che rimanere in balia di ciò in cui Facebook si stava trasformando. Diciamo che come un essere vivente, Facebook si è autoplasmato, adattato, evoluto sfuggendo un po’ al controllo. Questa soluzione probabilmente sarà impopolare ma forse è l’unica soluzione per riportare in porto una nave ormai alla deriva. Fjona Cakalli

    Ecco questa la nostra tavola rotonda con tanti pareri e tanti spunti interessanti che meriterebbero un approfondimento maggiore. E’ evidente che tutti hanno colto un elemento comune che questo passaggio per Facebook resta obbligato e che non ci resta da vedere come verrà gestito. E noi seguiremo a farlo.

    Ringraziamo davvero tutti gli amici e i professionisti che hanno dedicato parte del loro tempo per partecipare, non per nulla scontato, grazie davvero a tutti per aver arricchito al conversazione nel tentativo di capire meglio.

  • Facebook resta la prima piattaforma in Italia, nonostante tutto

    Facebook resta la prima piattaforma in Italia, nonostante tutto

    Gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci mostrano una crescita costante dell’audience italiana sui social media nel 2018. Tra le piattaforme, Facebook, oltre ad essere la prima in assoluto, continua a crescere, nonostante tutto. Instagram si conferma la seconda piattaforma con 23,4 milioni di utenti. Terza è LinkedIn.

    Lo abbiamo sempre detto qui sul nostro blog, gli italiani da sempre sono grandi utilizzatori di piattaforme social media e i dati recenti diffusi dall’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci confermano questa tendenza. Un dato per nulla scontato nel nostro paese per tre motivi: il primo riguarda l’aspetto della saturazione delle piattaforme, si credeva che alcune (Facebook ad esempio) fossero arrivate ad un livello massimo, ma non è così e lo vedremo fra poco; il secondo motivo riguarda la “reputazione” delle piattaforme in un momento storico dove è stata evidente la loro incapacità nel contrastare il fenomeno delle fake news e dei contenuti violenti e di odio; terzo motivo riguarda il tema della privacy, a lungo messa a rischio negli ultimi due anni. Evidentemente, queste tre motivazioni non sono ancora state in grado di scalfire il grande amore che gli italiani riservano per i social media. Dato interessante.

    social media italia

    L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci offre, come dicevamo, una panoramica sui social media in Italia in crescita, e in alcuni casi che crescita! Proprio quando tutti, in parte anche noi ad essere onesti, scommettevano sulla fine di Facebook, travolto dagli scandali sulle fake news e sulla privacy, come abbiamo visto negli ultimi due anni, ecco che la piattaforma di Mark Zuckerberg in Italia continua a crescere. Se guardiamo il grafico in basso, si nota che ad oggi Facebook conta 34,8 milioni di utenti, vale a dire l’81% della popolazione social media in Italia. E notiamo anche la crescita che si è registrata da marzo a dicembre del 2018: una crescita di 7,7 milioni di utenti in più, significa che in 9 mesi Facebook è cresciuto del 28,5%. Niente male per una piattaforma che “non se la passa bene”.

    social media italia 2018

    E cresce anche l’altra piattaforma social media di Facebook, e parliamo di Instagram, piattaforma che gli italiani amano sempre di più e i dati lo dimostrano. A dicembre dello scorso anno l’Osservatorio di Agcom registrava 23,4 milioni di utenti in Italia, con una crescita da marzo a dicembre di 8,4 milioni di utenti, +53% in nove mesi. E’ la seconda piattaforma che cresce di più nel periodo.

    Buona la performance di LinkedIn che a dicembre 2018 in Italia conta 16,5 milioni di utenti, con una crescita da marzo a dicembre 2018 di 5,5 milioni di utenti, +50% in nove mesi. Ottima la performance di Pinterest, piattaforma che mantiene intatte le sue caratteristiche lontana da fenomeni ci contenuti violenti e fake news, Da marzo a dicembre passa da 6,1 milioni di utenti a 10,3 milioni, quindi 4,2 milioni di utenti in più, +69% in nove mesi. E’ la piattaforma che cresce di più in assoluto, tanto le è bastato per superare Twitter. La piattaforma di Jack Dorsey mostra qualche segnale di crscita anche in Italia, dopo i dati che abbiamo visto nell’ultima trimestrale. La piattaforma da 280 caratteri passa dai 7,9 milioni di utenti di marzo 2018 ai 9,4 milioni di utenti di dicembre dello stesso anno, con una crescita di 1,5 milioni di utenti, vale a dire il 19% in più in nove mesi. Un dato che per Twitter vuol dire davvero tanto.

    Come avrete notato sempre dal grafico, crescono tutte le altre piattaforme, eccetto una: Google +. La piattaforma di Google, da poco mandata in pensione a dicembre, quindi quattro mesi prima della sua dipartita del 2 aprile di quest’anno (lato consumer, mentre resta in vita lato business) contava ancora 5,3 milioni di utenti. E’ molto probabile che nel prossimo report dell’Osservatorio di Agcom noteremo una completa assenza.

    social media 2018 italia dati demografici

    L’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom ci offre anche qualche interessante dato dal punto di vista demografico, elemento che può tornare utile per tracciare un profilo più preciso dell’utente che utilizza le piattaforme social media in Italia. Ebbene, l’Osservatorio rileva, in sintesi, che rispetto al totale dei soggetti che usano i social media:

    • Twitter e Google+ si caratterizzano per una maggiore presenza della componente maschile degli utenti;
    • Tumblr e Snapchat sono piattaforme preferite dagli utenti più giovani, quindi Generazione Z e Millennials; Facebook, Linkedin, Google+ sono seguiti, in maniera leggermente superiore alla media, dalle coorti d’età intermedia (Generation X e Boomers); Twitter e Pinterest sono utilizzati sopra la media da tutti gli utenti con meno di 65 anni;
    • fatta eccezione per Snapchat, tutti gli altri social network sono più utilizzati dagli utenti con una occupazione;
    • tutti i social network sono seguiti in modo più intenso, rispetto alla media, da un pubblico dotato di almeno un titolo di scuola media.

    Ecco, questa panoramica dell’Osservatorio sulle Comunicazioni di Agcom, inclusi gli interessanti dati demografici appena visti, delineano lo scenario social media in Italia. Uno scenario che, come avete potuto vedere, offre degli spunti interessanti che meritano approfondimenti.

  • Sulle Instagram Stories arriva lo sticker per i Quiz

    Sulle Instagram Stories arriva lo sticker per i Quiz

    Instagram, in un tweet, ha annunciato il rilascio di un nuovo sticker per arricchire le proprie Stories e stavolta riguarda i Quiz. Gli utenti potranno quindi fare domande ai propri followers con risposte multiple, che non va confuso con lo sticker Domande.

    Instagram, di proprietà di Facebook, è sempre più alla ricerca di modalità che possano intrattenere gli utenti sulle Stories, il modo di condivisione effimera che ormai è entrato nei canoni narrativi degli utenti e delle aziende. La novità, ultima in ordine di tempo e annunciata attraverso un tweet, riguarda il rilascio dello sticker per i Quiz. Dopo aver rilasciato in passato quello per le Domande e quello per i Sondaggi, Instagram stavolta rilascia uno sticker con cui gli utenti potranno fare delle domande offrendo loro delle risposte multiple. Infatti, questo sticker non va confuso con quello delle Domande, con cui sono i followers a fare le domande e l’utente, a cui è rivolta la domanda, risponde.

    instagram stories sticker quiz

    Con lo sticker dedicato ai Quiz, le Instagram Stories si possono trasformare in una sorta di gioco a quiz su argomenti diversi e disparati, si tratta di una una nuova forma attraverso la quale gli utenti possono generare nuovo engagement. Soono già diversi i siti e i blog che negli Usa vedono questa modalità molto simile a HQ Trivia, la popolarissima app che negli Usa ha raggiunto circa 1 milione di utenti in pochissimo tempo, impostante proprio su 12 domande. Per chi ha presente l’app, non è difficile trasformare le Stories in una sorte di Quiz.

    instagram stories sticker quiz

    Come usare lo sicker Quiz sulle Instagram Stories

    Lo sticker Quiz sta cominciando a diffondersi sulla piattaforma e, entro poco tempo, dovrebbe raggiungere tutti gli utenti, se non lo vedete ancora, pazientate ancora un po’, lo vedrete presto. Usarlo è semplicissimo. Una volta che volete aggiungere una storia, basta fare tap verso l’alto (o toccare il logo degli stickers in alto) e toccare lo sticker Quiz. L’impostazione che trovate di default è Indovina cosa preferisco, che potete ovviamente cambiare a vostro piacimento, con due possibilità di risposte: A o B. MA se ne possono aggiungere delle altre.

    Insomma, un altro modo per restare incollati alle Stories.

    E voi che ne pensate? Se vi va, raccontateci come lo userete con i vostri followers, qui nei commenti o sui social attraverso i nostri canali.

  • Twitter, prima trimestrale del 2019: gli utenti sono 330 milioni

    Twitter, prima trimestrale del 2019: gli utenti sono 330 milioni

    La prima trimestrale del 2019 di Twitter è all’insegna del rilancio. Dopo aver chiuso il 2018 con numeri poco entusiasmanti, la società di Jack Dorsey fa segnare un cambio di passo. Nei primi tre mesi i ricavi sono di 787 milioni di dollari, in crescita del 18% in un anno, e gli utenti, anche se in calo rispetto allo scorso anno, crescono di 9 milioni rispetto a dicembre 2018.

    Potrebbe essere finalmente arrivano il momento del rilancio per Twitter, quel cambio di passo tanto atteso che potrebbe proiettare la piattaforma di Jack Dorsey verso un futuro più limpido. Stando a quelli che sono i dati che escono dalla prima trimestrale del 2019, Twitter ha fatto segnare numeri positivi, anche dal punto di vista della crescita della base utenti. I ricavi totali sono stati di 787 milioni di dollari, in crescita del 18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando erano 665 milioni di dollari. La maggior parte dei ricavi proviene dagli Usa, 432 milioni di dollari o il 55% sul totale. L’utile è di 191 milioni di dollari, ossia di 0,25 dollari per azione. Gli analisti finanziari avevano previsto utili per 775 milioni di dollari e un EPS (Earnings per share) di 0,15 dollari per azione. Da questo punto di vista i numeri sono soddisfacenti.

    Il dato che tutti noteranno è quello relativo alla base utenti, da sempre il dato che viene messo sotto la lente di ingrandimento per il fatto che non cresce da diverse trimestrali consecutive. Ebbene, nei primi tre mesi c’è stata una crescita di 9 milioni di utenti, quindi 3 milioni al mese, arrivando ad essere in totale 330 milioni dai 321 milioni della fine dello scorso anno. Ma, e quando di stratta di Twitter c’è sempre un “ma” in più, il dato è in calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando gli utenti erano 336 milioni. Al di là di tutto, ci piace prendere questa crescita come momento di rilancio, 9 milioni in più per una piattaforma che lotta come pochi verso account bot latenti, fake e verso contenuti di odio e violenti, non sono per niente pochi.

    twitter prima trimestrale 2019

    Crescono anche gli utenti giornalieri, adesso sono 134 milioni al giorno, in crescita rispetto ai 120 milioni di utenti dello stesso periodo dello scorso anni, e anche rispetto ai 126 milioni rilevati nell’ultima trimestrale del 2018. Rispetto a questo dato, così come chiarito dalla società di Jack Dorsey, quando si parla di utenti giornalieri, Twitter intende solo quelli “monetizzabili”, ossia quelli che vedono i contenuti sponsorizzati, non tiene conto degli altri

    Come abbiamo raccontato qui sul nostro blog, Twitter proprio nei primi tre mesi dell’anno ha cominciato a lavorare molto nel tentativo di rendere la piattaforma sempre più coinvolgente per gli utenti e sempre più un luogo più “sano”. Vi avevamo già parlato del test pubblico a cui si poteva tentare di iscriversi per testare le nuove funzionalità che riguardavano l’aspetto della conversazione, per migliorarla. Il test, che ha visto il lancio di una nuova app in beta “twttr”, dovrebbe durare ancora qualche settimana e i frutti dovrebbero vedersi entro fine anno, se non prima.

    Leggi anche:

    Twitter, è ora di pensare la piattaforma come luogo di interessi

    Se c’è una considerazione da fare rispetto a questi dati, è che forse Twitter potrebbe aver iniziato la fase del rilancio della piattaforma. Come già detto, Twitter è una delle poche piattaforme che periodicamente, praticamente ogni mese, procede alla cancellazione dalla piattaforma degli account bot latenti e degli account fake, una operazione che è arrivata ad essere anche di 70 milioni di account sospesi in due mesi. Potrebbe essere che questa operazione sia finita, o quasi al termine, e allora è lecito attendersi un po’ di crescita. Il problema è che non sapremo se poi questa ipotesi sarà vera, perché, come avevamo già anticipato, questa è l’ultima trimestrale in cui viene diffuso il dato degli utenti complessivi, dalla prossima sarà diffuso solo quello relativo agli utenti giornalieri monetizzabili.

    In ogni caso, nei prossimi mesi vedremo se questa fase di rilancio sarà vera e duratura.

  • Twitter, è ora di pensare la piattaforma come luogo di interessi

    Twitter, è ora di pensare la piattaforma come luogo di interessi

    Jack Dorsey, in una sua recente apparizione al TED 2019, ha dato l’idea che Twitter del futuro, a breve, sarà diverso. Diventerà un piattaforma dove il mero dato vanity non sarà così determinante, mentre lo saranno gli interessi e, di conseguenza, i contenuti.

    Twitter, come stiamo raccontando qui negli ultimi mesi sul nostro blog, sta vivendo una fase di trasformazione, lenta, ma abbiamo la prova che è in atto. Del resto, non poteva essere diversamente su una piattaforma che è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi anni. La critica principale mossa nei confronti di Twitter da parte degli utenti è stata sempre quella di non innovare, non provare a rendere la piattaforma più interessante. La prova di questo immobilismo è poi sotto gli occhi di tutti: una scarsa crescita della base utenti che dura ormai da diversi mesi.

    Tutta questa premessa per dire che qualche giorno fa Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, ha detto chiaramente che Twitter deve cambiare, anzi sta già cambiando. Davanti alla platea del TED 2019, in una conversazione con Chris Anderson e Whitney Pennington Rodgers, ha detto chiaramente che è in atto una trasformazione di Twitter che va nella direzione di mettere in risalto gli interessi e, di conseguenza, i contenuti. In realtà il debutto non è stato felicissimo con Anderson che ha definito Twitter come un “Twittanic“, paragonandolo al Titanic, come se stesse lentamente andando a sbattere verso questo enorme iceberg senza che succeda nulla. Una considerazione che Anderson fa in risposta alle iniziali battute di Dorsey quando sottolineava la strategia messa in campo per contrastare i contenuti d’odio e la disinformazione. Ed ecco che Anderson controbatte che è tutto vero, mentre la percezione è quella di non avere una strategia chiara, concetto che abbiamo fatto nostro ormai da tempo.

    jack dorsey twitter interessi

    Ed è questo il momento in cui Dorsey, mantenendo la sua proverbiale calma, delinea quello che sarà il futuro di Twitter, neanche tanto lontano, dove il dato vanity sarà sempre meno esaltato, mentre verrà posto l’accento sul grande valore che Twitter può dare in termini di interessi.

    Non è un mistero quando diciamo, ormai da anni, che Twitter non è un social network, nel senso tradizionale del termine, ma è altro. E’ un luogo dove ci si tiene informati, dove si condividono contenuti, notizie; un luogo dove proprio il contenuto è centrale per la conversazione e la relazione. Risponde quindi al altri canoni, molto più diretti, dove, evidentemente, in risalto sono messi gli interessi. Solo che in questi ultimi due/tre anni ha preso piede anche sulla piattaforma da 280 caratteri il fenomeno vanity, ossia mostrare in bell’evidenza il numero di followers e il numero di interazioni, spesso puntando solo su questo e nient’altro. Twitter è altro.

    Dorsey ha detto chiaramente che intende, e speriamo ci riesca, di voler reimpostare Twitter, puntando su altri fattori. “Sicuramente, dovendo ricominciare da zero, non punterei sul numero dei followers, e non metterei i ‘like’ in evidenza“. Significa orientare la piattaforma verso un aspetto più qualitativo che quantitativo. Nelle ultime settimane vi abbiamo raccontato quello che è il disegno di rilancio di Twitter attraverso un test pubblico, attualmente in corso, al fine di migliorare le conversazioni, con tutta una serie di funzionalità che, per certi versi, vanno in questa direzione. Ad esempio, una di queste è quella di non mostrare subito il numero di RTs e di cuoricini su un tweet, ma questi dati compariranno solo una vota cliccatoci sopra.

    Aspetto rilevante, non secondario, è poi rappresentato da tutta una serie di azioni e funzionalità per rendere Twitter un luogo “più sano”, lontano da contenuti di odio e di violenza, condizione che spesso ha finito per allontanare gli utenti dalla piattaforma. Twitter, una volta tanto, da questo punto di vista, è la piattaforma che più ha fatto per migliorare e “sanificare” la piattaforma. Certo, per avere dei risultati concreti ci vuole un po’ di tempo.

    Di recente Twitter ha diffuso alcuni dati che ci danno la misura di questo sforzo:

    • il 38% dei contenuti offensivi viene ormai ripreso proattivamente (ovvero non serve più affidarsi alle sole segnalazioni degli utenti). Questo ha comportato una crescita ovviamente anche in termini di risorse umane impegnate al controllo proattivo dei contenuti;
    • sono calati del 16% i contenuti abusivi da parte di profili segnalati (e non seguiti dagli utenti che hanno segnalato l’abuso);
    • si é registrato incremento del 3% di account sospesi nel giro di 24 ore dalla segnalazione;
    • 100.000 sono gli account sospesi per aver creato un nuovo profilo a seguito di una sospensione da gennaio a marzo 2019, ​un incremento del 45% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    Dati molto interessanti. Ma non è finita qui, perché se ricordate, a marzo di quest’anno vi avevamo anticipato il fatto che Twitter stesse lavorando ad una funzionalità per “nascondere” i tweet, in pratica una funzionalità che darebbe pieno controllo agli utenti per migliorare la conversazione attorno ad un tweet permettendo di agire direttamente. Ebbene, questa funzionalità verrà lanciata in via sperimentale a partire dal prossimo mese di giugno. Quando annunciammo questa intenzione di Twitter, attorno al nostro articolo si è sviluppato un interessante dibattito sulla opportunità di questa funzionalità e su una possibile azione di censura. Ma chissà a quanti di voi sarà capitato di iniziare una conversazione e poco dopo veder comparire un tweet di insulti gratuiti senza avere la possibilità di agire, perché quel contenuto non dà valore alla conversazione, anzi. E anche segnalandolo a Twitter, vi sarete resi conto che quel tweet non avrebbe violato i termini di utilizzo e che quindi non sarebbe stato cancellato. Siamo sicuri che si tratta di una situazione comune a tanti. Con questa funzionalità si può intervenire nascondendo il singolo tweet, senza per forzaagire sull’account con “Silenzia” o “Blocca” come si è costretti a fare adesso. Abbiamo usato “nascondere” non a caso, infatti il contenuto fastidioso non viene cancellato, ma solo reso non più visibile in quella specifica conversazione.

    Twitter ha fatto sapere che saranno aggiornate anche le regole di utilizzo, in effetti, a fronte di un’azione intensa per rendere Twitter un luogo migliore, ci si è resi conto che l’anello debole fosse proprio lì, nelle regole di utilizzo.

    Staremo a vedere, di sicuro Twitter diventerà sempre più un luogo di condivisione di interessi e sempre meno un luogo dove mettere in bella vista metriche vanity e vacue.

    E voi che ne pensate?

     

  • Twitter riduce a 400 il numero di account da seguire al giorno

    Twitter riduce a 400 il numero di account da seguire al giorno

    Nel tentativo, avviato ormai da qualche mese, di rendere la piattaforma un luogo sempre più sano, Twitter ha deciso di ridurre a 400 il numero di account da seguire al giorno. Prima il limite era di 1000 circa. Questo per limitare il fenomeno di spam e di bot che genera un corto circuito vanitoso che non porta a nulla.

    Sapevate che Twitter permetteva di seguire 1.000 utenti al giorno? Forse no, anzi molto probabilmente no. Bene, se non lo sapevate prima, dimenticatelo, perché da oggi il limite si riduce a 400 al giorno, meno della metà. Tutto questo per continuare la strategia iniziata ormai qualche mese fa, nel tentativo di rendere Twitter un luogo sempre più sano, libero da spam e da bot che attivano quel corto circuito vanitoso e vacuo che si manifesta sulla piattaforma, e non solo su questa (ogni riferimento a Instagram è puramente voluto!).

    Twitter con questa decisione vuole mettere fine ad un fenomeno che, spesso, “avvelena” la piattaforma. Si parla quindi di quel fenomeno che in tanti attivano, nella speranza di vedere aumentare il numero dei follower, per poi vantarsi di avere tanto seguito. Il trucco, come forse già saprete, è molto semplice: ci comincia a seguire un folto numero di account, prima era appunto di mille al giorno, in attesa che questi poi restituissero il “favore”. E una volta fatto, magari, si leva anche il follow, proprio per mettere in evidenza il proprio seguito. Una pratica che si può definire vanitosa, povera di contenuto, e quindi “spammosa”, fastidiosa, molto.

    twitter bot api

    E come forse già saprete, e questo è il punto che vuole colpire Twitter, esistono poi delle piattaforme, dei bot, che permettono il follow automatico a tappeto, per attivare quella strategia. Pensate che prima questa pratica veniva accompagnata anche dal DM (messaggio privato) contemporaneo. Questa pratica è stata resa inattiva ormai da qualche anno. E’ quindi un modo di fare fastidioso che nulla ha a che fare con l’idea della piattaforma, quella di informarsi, di condividere contenuti per costruire delle Relazioni. No, questo modo di fare ha come scopo solo quello di apparire.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1115308523901079557

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1105912054123106304

    E ora, con questa decisione, viene seriamente ridimensionato. Una decisione che segue quella di un paio di mesi fa, quando Twitter decise di sospendere tre applicazioni che permettevano, appunto, il follow/unfollow selvaggio.

    Anche se, possiamo dirlo, il numero di 400 account che si potrebbero seguire al giorno resta ancora un po’ alto.

    Twitter, attraverso un suo portavoce, ha spiegato a TechCrunch di aver esaminato il comportamento relativo al follow a vari livelli, dopo di che è stato deciso il limite dei 400 account come “ragionevole” che è “in grado di fermare il livello di spam raggiunto, senza danneggiare gli altri account”.

    Quella di Twitter è quindi una strategia di punta alla qualità e non alla quantità, con buona pace di tutti coloro che puntano alla vanità. Giusto?

  • Il case study Trussardi: come lanciare un nuovo prodotto su Instagram

    Il case study Trussardi: come lanciare un nuovo prodotto su Instagram

    Instagram è sempre più parte delle strategie di social media marketing delle aziende e il case study, di una grande azienda come Trussardi, lo dimostra. Vediamo in dettaglio il caso di studio e la strategia adottata, dove non manca l’analisi dei dati per una corretta misurazione delle performance.

    Inutile sottolineare la centralità di Instagram all’interno delle strategie di social media marketing. Tuttavia, quando cerchiamo esempi e spunti concreti per ottimizzare la nostra presenza sul canale, ci imbattiamo (quasi) esclusivamente in case study di brand americani che per quanto stimolanti hanno poco a che fare con il nostro mercato per capacità di spesa e maturità digitale.

    Ad ogni modo, recentemente ho avuto la fortuna di poter presentare un case study dedicato al brand Trussardi e di come ha gestito il lancio del nuovo prodotto Dreambox bag su Instagram. Personalmente, penso che sia una storia interessante da raccontare, in quanto copre alcuni punti chiave su come:

    1. definire una pianificazione editoriale, oltre che il relativo storytelling, coerente e in grado di ispirare il processo d’acquisto;
    2. integrare in modo sinergico post, stories e influencer per attivare le audience a target;
    3. utilizzare i dati per stabilire obiettivi realistici e misurare correttamente la performance.

    Di seguito, tutti i dettagli della campagna.

    Lo Scenario & La Sfida Di Business

    La storia relativa al caso Trussardi Dreambox bag non nasce dal nulla ma è figlia dello scenario attuale in cui i social media non rappresentano ancora un punto diretto per la vendita, nonostante Instagram stia evolvendo in questo senso come possiamo osservare in questo case e dall’introduzione del test relativo al checkout, ma sono un touchpoint che guida la ricerca e l’ispirazione all’acquisto. Infatti, basta citare alcuni dati relativi all’ultimo report realizzato da GlobalWebIndex:

    • il 22% dei consumatori online dichiara di aver iniziato a seguire almeno un brand negli ultimi mesi;
    • il 42%degli utenti afferma di utilizzare i social media per ricercare nuovi brand e prodotti;
    • il 58% degli intervistati vengono classificati/segmentati come FOMO (fear of missing out) networkers. Ovvero, quegli utenti che non vogliono perdere ogni novità relativa ai loro interessi.

    Il ruolo dei social media nel processo di acquisto. Dati GlobalWebIndex’s flagship report

    A questo punto, tornando al nostro case, una domanda sorge spontanea:

    come dare concretezza a questi numeri sfruttando Instagram per il lancio di un nuovo prodotto in grado di posizionare l’offerta e ispirare le audience a target?

    La Campagna

    Partendo dal presupposto che non sono esattamente la persona più adatta per descrivere il concept creativo di una campagna nel settore fashion, proverò comunque a cimentarmi in questo racconto per darti tutti gli elementi chiave di questa storia. Il nuovo modello di borsa, la Dreambox bag per l’appunto, si rivolge a giovani donne dinamiche che vivono intensamente la città come delle vere e proprie  supereroine. Ragione per cui, ad ogni modello è associato un superpotere che permette di sfruttare al meglio questa vitalità e vivacità: velocità,  super vista, super forza e antigravità. A dare un volto all’audience, a cui questa campagna si vuole rivolgere, troviamo la testimonial Aurora Ramazzotti che in diversi episodi racconta il prodotto e i superpoteri associati tramite uno stile che riprende la pop art.

    I Driver Della Campagna

    Uno dei punti chiave di questa campagna di lancio su Instagram è l’aver pianificato uno storytelling sequenziale e congruente in grado di guidare l’utente alla scoperta di tutti i modelli. Di conseguenza, gli asset di content marketing sono stati programmati per coprire diverse fasi.

    storytelling su instagram camapagna trussardi dreambox bag

    Innanzitutto, la campagna si apre con una prima fase teaser in cui la community di Trussardi è chiamata a scegliere il nome del nuovo modello di borsa tramite un post nel feed che funge da attivatore per far atterrare gli utenti nelle Stories dove sono chiamati a esprimere la loro preferenza. Insomma, il post ha un ruolo di connettore e le Stories sono l’asset conversazionale associato.

    Trussardi case study su instagram: come sfruttare i post per generare conversazioni tramite le instagram stories

    Questa sinergia tra post e Stories è particolarmente feconda in quanto ad oggi cresce esponenzialmente l’adozione delle Instagram Stories da parte dei brand, qui puoi trovare gli ultimi dati relativi al mercato europeo ed italiano, ma i post rappresentano ancora il principale ed indiscusso veicolo (82%) della reach. Quindi, per ottimizzare la performance delle Stories, bisogna necessariamente far dialogare i due asset sfruttando la maggiore copertura dei contenuti nel newsfeed. In aggiunta, le conversazioni stimolate (DM) sono un indicatore che influenza la copertuta delle Stories stesse e genera una maggiore reach.

    Instagram stories: i dati globali sulla reach tra post e stories

    A seguire abbiamo il vero e proprio lancio con (ovviamente) la presenza sin dall’inizio di una call to action (link in bio) per avere più dettagli nella specifica landing page, leitmotiv della campagna in tandem con gli shoppable post, e soprattutto questa fase funge da anteprima e chiama gli utenti a scoprire i nuovi episodi legati ai diversi modelli.

    La fase di lancio della campagna Trussardi dreambox bag su Instagram

    Nella terza fase, si susseguono i nuovi episodi e continua la sinergia tra post e Stories con il contenuto nel newsfeed che viene arricchito di maggiori dettagli nelle Stories, dando un motivo agli utenti per continuare il percorso di scoperta, capitalizzando inoltre lo Swipe Up.

    La sinergia tra post e stories nella campagna trussardi dreambox bag su Instagram

    Come prevedibile, la campagna di lancio non si concentra esclusivamente sul canale di Trussardi ma viene attivata una comunicazione cross canale tramite il profilo dell’influencer/testimonial. Piccola nota relativa a influencer marketing e trasparenza delle partnership, come possiamo osservare il post in basso riporta il tag relativo alla sponsorizzazione e l’hashtag #adv. Questa evidenza non deve sorprendere, infatti stiamo andando verso una sempre maggiore regolamentazione del settore e gli ultimi dati ci confermano che l’utilizzo dell’hashtag #ad da parte degli influencer è più che raddoppiato nel 2018.

    Influencer marketing e lancio di prodotto su instagram: comunicazione cross canale della campagna trussardi dreambox bag tra il canale di trussardi e il profilo instagram dell'influencer

    i dati relativi all'utilizzo dell'hashtag #ad da parte degli influencer

    Infine, la nostra campagna si conclude con un evento di lancio, un vero e proprio party esclusivo, che viene principalmente coperto tramite le Instagram Stories e fa leva sul fear of missing out mostrando il dietro le quinte della festa e dei suoi partecipanti. Mi sembra superfluo evidenziare come le Stories siano un ottimo strumento per creare un punto di incontro tra online e offline.

    Trussardi dreambox bag: copertura dell'evento di lancio tramite le instagram stories

    Adesso, non ci resta che dare un’occhiata ai risultati di questa campagna di lancio.

    I Risultati

    Prima di mostrare i risultati ho approfittato della presentazione per mettere in piedi un piccolo panel di discussione, composto principalmente da clienti di Socialbakers, tramite dei sondaggi live. Il mio intento era comprendere quali sono gli obiettivi dei brand nel 2019 su Instagram e al primo posto sono arrivati a pari merito crescita profilata dei follower e drive to website.

    Gli obiettivi dei brand italiani su Instagram nel 2019

    Alcune valutazioni su questo esito:

    • personalmente sono rimasto sorpreso dal risultato relativo alla crescita dei follower in quanto mi sarei aspettato più voti per le opzioni relative a brand awareness e influencer marketing ROI;
    • invece il secondo risultato non mi stupisce perché anche le analisi a livello internazionale, confermando ancora una volta la vocazione al social selling della piattaforma, mostrano come il drive to website sia divenuto l’obiettivo adv principale dei brand.

    Distribuzione degli obiettivi adv su instagram

    La campagna Trussardi Dreambox bag non fa eccezione e la valutazione dell’operato si è basata su un mix di metriche secondarie, propedeutiche ai veri indicatori, e primarie.

    I risultati della campagna Trussardi dreambox bag su InstagramInfatti, trattandosi di una campagna di lancio, l’obiettivo era quello di guidare la scoperta del prodotto tramite un aumento delle interazioni per influenzare l’algoritmo e dare più visualizzazioni ai contenuti al fine di ottimizzare il traffico al sito proveniente da Instagram. Risultati in termini di traffico che possono essere utilizzati in una seconda fase, relativa alla considerazione all’acquisto, per affinare il retargeting. Ancora una volta, le campagne non vanno pianificate come azioni one shot ma al contrario come attività perennemente in evoluzione in modo consequenziale.

    i dati del traffico della campagna trussardi dreambox bag

    Cosa Abbiamo Imparato & Best Practice

    Per concludere la nostra storia, non ci resta che chiederci

    come possiamo farci guidare dai dati per pianificare e misurare una nuova campagna?

    Definire Obiettivi Realistici e Realizzabili

    Può suonare come una banalità ma è uno degli errori più comuni in cui mi imbatto quando si parla di pianificazione delle campagne. Ovvero, definire obiettivi basandosi su generici benchmark di mercato (generalmente globali) e/o valutazioni meramente qualitative. All’opposto, ogni campagna sui social deve partire da un’analisi dei dati storici comparando le precedenti campagne e mettendole in relazione al budget relativo alla creazione di contenuti e adv. Ulteriormente, andremo ad affinare questo esercizio per gli asset di content marketing che mostrano la migliore performance. In questo modo, avremo degli standard credibili su cui fare affidamento.

    Best practice su Instagram: Definire Obiettivi Realistici e Realizzabili

    Storytelling & Pianificazione

    Non mi dilungherò a lungo su questo punto in quanto l’ho coperto a lungo durante questo post. In ogni caso, la tua storia deve essere lineare e comunicare in modo chiaro il valore e consistenza di call to action e incentivi per attirare l’attenzione del pubblico a target. Dobbiamo sempre metterci nei panni della nostra audience e chiederci: “perché dovrei visualizzare un video/commentare un contenuto/cliccare sulla CTA?”. Naturalmente, questo esercizio non è possibile senza una corretta profilazione delle proprie social personas:

    • dove spendono il loro tempo online?
    • con quali tipologia di contenuti interagiscono?
    • fuori dalle ovvietà, quali sono i loro interessi?
    • quali tipi di adv tendono ad evitare?
    • come scoprono un nuovo brand o prodotto?
    • cosa li porta a seguire o suggerire un brand?

    In questo modo, sarà anche più semplice definire le diverse fasi e segmentare di conseguenza la distribuzione dei contenuti in relazione ai vari momenti identificati.

    Come pianificare il proprio storytelling su Instagram

    Mettere In Relazione Le Metriche & Integrare La Reportistica

    Quando parliamo di misurazione dei risultati, un altro errore che osservo spesso è la creazione di report che coprono esclusivamente i totali delle campagne ma che non mettono in relazione la performance dei vari asset alle metriche non direttamente collegate ma che rappresentano il nostro vero obiettivo. Ad esempio, in questa campagna la maggioranza dei post presenta la CTA link in bio. Conseguentemente, bisogna incocriare i dati relativi a reach ed engagement dei post al traffico effettivamente generato. Stessa storia vale per le Stories, definendo un funnel di misurazione che copra reach, completion rate, DM, tap forward (se l’obiettivo è far scoprire la Stories successiva) e traffico.

    Best practice su Instagram: mettere in relazione le metriche

    best practice su instagram: integrare reportistica

    Ciò permette di capire quali creatività (visual, copy, CTA) sono in linea con le aspettative del pubblico e naturalmente i dati vanno ulteriormente filtrati sul sito in base a lead/conversioni generate.

    Segmentare I Risultati

    L’ultimo punto fa riferimento alla segmentazione dei risultati nella reportistica. Specialmente per campagne di lancio di prodotto che prevedono più modelli, andremo a valutare l’evoluzione dei KPIs per ogni singolo modello: copertura, interazioni/conversazioni e atterraggio sul sito. Questi insight ci permetteranno di capire quali modelli hanno riscosso il maggior successo (e quali no) e potremo far leva su questi spunti per 

    • fine-tune delle creatività legate ai prodotti meno performanti;
    • allocare il budget adv in base al ritorno;
    • generare consumer insight sulle preferenze del target.

    Con questo ultimo punto, siamo arrivati alla fine della nostra storia. Se vuoi segnalare altri esempi di campagne di brand italiani su Instagram, ti aspetto nei commenti.

Contatti