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  • Twitter, prima trimestrale del 2019: gli utenti sono 330 milioni

    Twitter, prima trimestrale del 2019: gli utenti sono 330 milioni

    La prima trimestrale del 2019 di Twitter è all’insegna del rilancio. Dopo aver chiuso il 2018 con numeri poco entusiasmanti, la società di Jack Dorsey fa segnare un cambio di passo. Nei primi tre mesi i ricavi sono di 787 milioni di dollari, in crescita del 18% in un anno, e gli utenti, anche se in calo rispetto allo scorso anno, crescono di 9 milioni rispetto a dicembre 2018.

    Potrebbe essere finalmente arrivano il momento del rilancio per Twitter, quel cambio di passo tanto atteso che potrebbe proiettare la piattaforma di Jack Dorsey verso un futuro più limpido. Stando a quelli che sono i dati che escono dalla prima trimestrale del 2019, Twitter ha fatto segnare numeri positivi, anche dal punto di vista della crescita della base utenti. I ricavi totali sono stati di 787 milioni di dollari, in crescita del 18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando erano 665 milioni di dollari. La maggior parte dei ricavi proviene dagli Usa, 432 milioni di dollari o il 55% sul totale. L’utile è di 191 milioni di dollari, ossia di 0,25 dollari per azione. Gli analisti finanziari avevano previsto utili per 775 milioni di dollari e un EPS (Earnings per share) di 0,15 dollari per azione. Da questo punto di vista i numeri sono soddisfacenti.

    Il dato che tutti noteranno è quello relativo alla base utenti, da sempre il dato che viene messo sotto la lente di ingrandimento per il fatto che non cresce da diverse trimestrali consecutive. Ebbene, nei primi tre mesi c’è stata una crescita di 9 milioni di utenti, quindi 3 milioni al mese, arrivando ad essere in totale 330 milioni dai 321 milioni della fine dello scorso anno. Ma, e quando di stratta di Twitter c’è sempre un “ma” in più, il dato è in calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando gli utenti erano 336 milioni. Al di là di tutto, ci piace prendere questa crescita come momento di rilancio, 9 milioni in più per una piattaforma che lotta come pochi verso account bot latenti, fake e verso contenuti di odio e violenti, non sono per niente pochi.

    twitter prima trimestrale 2019

    Crescono anche gli utenti giornalieri, adesso sono 134 milioni al giorno, in crescita rispetto ai 120 milioni di utenti dello stesso periodo dello scorso anni, e anche rispetto ai 126 milioni rilevati nell’ultima trimestrale del 2018. Rispetto a questo dato, così come chiarito dalla società di Jack Dorsey, quando si parla di utenti giornalieri, Twitter intende solo quelli “monetizzabili”, ossia quelli che vedono i contenuti sponsorizzati, non tiene conto degli altri

    Come abbiamo raccontato qui sul nostro blog, Twitter proprio nei primi tre mesi dell’anno ha cominciato a lavorare molto nel tentativo di rendere la piattaforma sempre più coinvolgente per gli utenti e sempre più un luogo più “sano”. Vi avevamo già parlato del test pubblico a cui si poteva tentare di iscriversi per testare le nuove funzionalità che riguardavano l’aspetto della conversazione, per migliorarla. Il test, che ha visto il lancio di una nuova app in beta “twttr”, dovrebbe durare ancora qualche settimana e i frutti dovrebbero vedersi entro fine anno, se non prima.

    Leggi anche:

    Twitter, è ora di pensare la piattaforma come luogo di interessi

    Se c’è una considerazione da fare rispetto a questi dati, è che forse Twitter potrebbe aver iniziato la fase del rilancio della piattaforma. Come già detto, Twitter è una delle poche piattaforme che periodicamente, praticamente ogni mese, procede alla cancellazione dalla piattaforma degli account bot latenti e degli account fake, una operazione che è arrivata ad essere anche di 70 milioni di account sospesi in due mesi. Potrebbe essere che questa operazione sia finita, o quasi al termine, e allora è lecito attendersi un po’ di crescita. Il problema è che non sapremo se poi questa ipotesi sarà vera, perché, come avevamo già anticipato, questa è l’ultima trimestrale in cui viene diffuso il dato degli utenti complessivi, dalla prossima sarà diffuso solo quello relativo agli utenti giornalieri monetizzabili.

    In ogni caso, nei prossimi mesi vedremo se questa fase di rilancio sarà vera e duratura.

  • Twitter, è ora di pensare la piattaforma come luogo di interessi

    Twitter, è ora di pensare la piattaforma come luogo di interessi

    Jack Dorsey, in una sua recente apparizione al TED 2019, ha dato l’idea che Twitter del futuro, a breve, sarà diverso. Diventerà un piattaforma dove il mero dato vanity non sarà così determinante, mentre lo saranno gli interessi e, di conseguenza, i contenuti.

    Twitter, come stiamo raccontando qui negli ultimi mesi sul nostro blog, sta vivendo una fase di trasformazione, lenta, ma abbiamo la prova che è in atto. Del resto, non poteva essere diversamente su una piattaforma che è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi anni. La critica principale mossa nei confronti di Twitter da parte degli utenti è stata sempre quella di non innovare, non provare a rendere la piattaforma più interessante. La prova di questo immobilismo è poi sotto gli occhi di tutti: una scarsa crescita della base utenti che dura ormai da diversi mesi.

    Tutta questa premessa per dire che qualche giorno fa Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, ha detto chiaramente che Twitter deve cambiare, anzi sta già cambiando. Davanti alla platea del TED 2019, in una conversazione con Chris Anderson e Whitney Pennington Rodgers, ha detto chiaramente che è in atto una trasformazione di Twitter che va nella direzione di mettere in risalto gli interessi e, di conseguenza, i contenuti. In realtà il debutto non è stato felicissimo con Anderson che ha definito Twitter come un “Twittanic“, paragonandolo al Titanic, come se stesse lentamente andando a sbattere verso questo enorme iceberg senza che succeda nulla. Una considerazione che Anderson fa in risposta alle iniziali battute di Dorsey quando sottolineava la strategia messa in campo per contrastare i contenuti d’odio e la disinformazione. Ed ecco che Anderson controbatte che è tutto vero, mentre la percezione è quella di non avere una strategia chiara, concetto che abbiamo fatto nostro ormai da tempo.

    jack dorsey twitter interessi

    Ed è questo il momento in cui Dorsey, mantenendo la sua proverbiale calma, delinea quello che sarà il futuro di Twitter, neanche tanto lontano, dove il dato vanity sarà sempre meno esaltato, mentre verrà posto l’accento sul grande valore che Twitter può dare in termini di interessi.

    Non è un mistero quando diciamo, ormai da anni, che Twitter non è un social network, nel senso tradizionale del termine, ma è altro. E’ un luogo dove ci si tiene informati, dove si condividono contenuti, notizie; un luogo dove proprio il contenuto è centrale per la conversazione e la relazione. Risponde quindi al altri canoni, molto più diretti, dove, evidentemente, in risalto sono messi gli interessi. Solo che in questi ultimi due/tre anni ha preso piede anche sulla piattaforma da 280 caratteri il fenomeno vanity, ossia mostrare in bell’evidenza il numero di followers e il numero di interazioni, spesso puntando solo su questo e nient’altro. Twitter è altro.

    Dorsey ha detto chiaramente che intende, e speriamo ci riesca, di voler reimpostare Twitter, puntando su altri fattori. “Sicuramente, dovendo ricominciare da zero, non punterei sul numero dei followers, e non metterei i ‘like’ in evidenza“. Significa orientare la piattaforma verso un aspetto più qualitativo che quantitativo. Nelle ultime settimane vi abbiamo raccontato quello che è il disegno di rilancio di Twitter attraverso un test pubblico, attualmente in corso, al fine di migliorare le conversazioni, con tutta una serie di funzionalità che, per certi versi, vanno in questa direzione. Ad esempio, una di queste è quella di non mostrare subito il numero di RTs e di cuoricini su un tweet, ma questi dati compariranno solo una vota cliccatoci sopra.

    Aspetto rilevante, non secondario, è poi rappresentato da tutta una serie di azioni e funzionalità per rendere Twitter un luogo “più sano”, lontano da contenuti di odio e di violenza, condizione che spesso ha finito per allontanare gli utenti dalla piattaforma. Twitter, una volta tanto, da questo punto di vista, è la piattaforma che più ha fatto per migliorare e “sanificare” la piattaforma. Certo, per avere dei risultati concreti ci vuole un po’ di tempo.

    Di recente Twitter ha diffuso alcuni dati che ci danno la misura di questo sforzo:

    • il 38% dei contenuti offensivi viene ormai ripreso proattivamente (ovvero non serve più affidarsi alle sole segnalazioni degli utenti). Questo ha comportato una crescita ovviamente anche in termini di risorse umane impegnate al controllo proattivo dei contenuti;
    • sono calati del 16% i contenuti abusivi da parte di profili segnalati (e non seguiti dagli utenti che hanno segnalato l’abuso);
    • si é registrato incremento del 3% di account sospesi nel giro di 24 ore dalla segnalazione;
    • 100.000 sono gli account sospesi per aver creato un nuovo profilo a seguito di una sospensione da gennaio a marzo 2019, ​un incremento del 45% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    Dati molto interessanti. Ma non è finita qui, perché se ricordate, a marzo di quest’anno vi avevamo anticipato il fatto che Twitter stesse lavorando ad una funzionalità per “nascondere” i tweet, in pratica una funzionalità che darebbe pieno controllo agli utenti per migliorare la conversazione attorno ad un tweet permettendo di agire direttamente. Ebbene, questa funzionalità verrà lanciata in via sperimentale a partire dal prossimo mese di giugno. Quando annunciammo questa intenzione di Twitter, attorno al nostro articolo si è sviluppato un interessante dibattito sulla opportunità di questa funzionalità e su una possibile azione di censura. Ma chissà a quanti di voi sarà capitato di iniziare una conversazione e poco dopo veder comparire un tweet di insulti gratuiti senza avere la possibilità di agire, perché quel contenuto non dà valore alla conversazione, anzi. E anche segnalandolo a Twitter, vi sarete resi conto che quel tweet non avrebbe violato i termini di utilizzo e che quindi non sarebbe stato cancellato. Siamo sicuri che si tratta di una situazione comune a tanti. Con questa funzionalità si può intervenire nascondendo il singolo tweet, senza per forzaagire sull’account con “Silenzia” o “Blocca” come si è costretti a fare adesso. Abbiamo usato “nascondere” non a caso, infatti il contenuto fastidioso non viene cancellato, ma solo reso non più visibile in quella specifica conversazione.

    Twitter ha fatto sapere che saranno aggiornate anche le regole di utilizzo, in effetti, a fronte di un’azione intensa per rendere Twitter un luogo migliore, ci si è resi conto che l’anello debole fosse proprio lì, nelle regole di utilizzo.

    Staremo a vedere, di sicuro Twitter diventerà sempre più un luogo di condivisione di interessi e sempre meno un luogo dove mettere in bella vista metriche vanity e vacue.

    E voi che ne pensate?

     

  • Twitter riduce a 400 il numero di account da seguire al giorno

    Twitter riduce a 400 il numero di account da seguire al giorno

    Nel tentativo, avviato ormai da qualche mese, di rendere la piattaforma un luogo sempre più sano, Twitter ha deciso di ridurre a 400 il numero di account da seguire al giorno. Prima il limite era di 1000 circa. Questo per limitare il fenomeno di spam e di bot che genera un corto circuito vanitoso che non porta a nulla.

    Sapevate che Twitter permetteva di seguire 1.000 utenti al giorno? Forse no, anzi molto probabilmente no. Bene, se non lo sapevate prima, dimenticatelo, perché da oggi il limite si riduce a 400 al giorno, meno della metà. Tutto questo per continuare la strategia iniziata ormai qualche mese fa, nel tentativo di rendere Twitter un luogo sempre più sano, libero da spam e da bot che attivano quel corto circuito vanitoso e vacuo che si manifesta sulla piattaforma, e non solo su questa (ogni riferimento a Instagram è puramente voluto!).

    Twitter con questa decisione vuole mettere fine ad un fenomeno che, spesso, “avvelena” la piattaforma. Si parla quindi di quel fenomeno che in tanti attivano, nella speranza di vedere aumentare il numero dei follower, per poi vantarsi di avere tanto seguito. Il trucco, come forse già saprete, è molto semplice: ci comincia a seguire un folto numero di account, prima era appunto di mille al giorno, in attesa che questi poi restituissero il “favore”. E una volta fatto, magari, si leva anche il follow, proprio per mettere in evidenza il proprio seguito. Una pratica che si può definire vanitosa, povera di contenuto, e quindi “spammosa”, fastidiosa, molto.

    twitter bot api

    E come forse già saprete, e questo è il punto che vuole colpire Twitter, esistono poi delle piattaforme, dei bot, che permettono il follow automatico a tappeto, per attivare quella strategia. Pensate che prima questa pratica veniva accompagnata anche dal DM (messaggio privato) contemporaneo. Questa pratica è stata resa inattiva ormai da qualche anno. E’ quindi un modo di fare fastidioso che nulla ha a che fare con l’idea della piattaforma, quella di informarsi, di condividere contenuti per costruire delle Relazioni. No, questo modo di fare ha come scopo solo quello di apparire.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1115308523901079557

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1105912054123106304

    E ora, con questa decisione, viene seriamente ridimensionato. Una decisione che segue quella di un paio di mesi fa, quando Twitter decise di sospendere tre applicazioni che permettevano, appunto, il follow/unfollow selvaggio.

    Anche se, possiamo dirlo, il numero di 400 account che si potrebbero seguire al giorno resta ancora un po’ alto.

    Twitter, attraverso un suo portavoce, ha spiegato a TechCrunch di aver esaminato il comportamento relativo al follow a vari livelli, dopo di che è stato deciso il limite dei 400 account come “ragionevole” che è “in grado di fermare il livello di spam raggiunto, senza danneggiare gli altri account”.

    Quella di Twitter è quindi una strategia di punta alla qualità e non alla quantità, con buona pace di tutti coloro che puntano alla vanità. Giusto?

  • Il case study Trussardi: come lanciare un nuovo prodotto su Instagram

    Il case study Trussardi: come lanciare un nuovo prodotto su Instagram

    Instagram è sempre più parte delle strategie di social media marketing delle aziende e il case study, di una grande azienda come Trussardi, lo dimostra. Vediamo in dettaglio il caso di studio e la strategia adottata, dove non manca l’analisi dei dati per una corretta misurazione delle performance.

    Inutile sottolineare la centralità di Instagram all’interno delle strategie di social media marketing. Tuttavia, quando cerchiamo esempi e spunti concreti per ottimizzare la nostra presenza sul canale, ci imbattiamo (quasi) esclusivamente in case study di brand americani che per quanto stimolanti hanno poco a che fare con il nostro mercato per capacità di spesa e maturità digitale.

    Ad ogni modo, recentemente ho avuto la fortuna di poter presentare un case study dedicato al brand Trussardi e di come ha gestito il lancio del nuovo prodotto Dreambox bag su Instagram. Personalmente, penso che sia una storia interessante da raccontare, in quanto copre alcuni punti chiave su come:

    1. definire una pianificazione editoriale, oltre che il relativo storytelling, coerente e in grado di ispirare il processo d’acquisto;
    2. integrare in modo sinergico post, stories e influencer per attivare le audience a target;
    3. utilizzare i dati per stabilire obiettivi realistici e misurare correttamente la performance.

    Di seguito, tutti i dettagli della campagna.

    Lo Scenario & La Sfida Di Business

    La storia relativa al caso Trussardi Dreambox bag non nasce dal nulla ma è figlia dello scenario attuale in cui i social media non rappresentano ancora un punto diretto per la vendita, nonostante Instagram stia evolvendo in questo senso come possiamo osservare in questo case e dall’introduzione del test relativo al checkout, ma sono un touchpoint che guida la ricerca e l’ispirazione all’acquisto. Infatti, basta citare alcuni dati relativi all’ultimo report realizzato da GlobalWebIndex:

    • il 22% dei consumatori online dichiara di aver iniziato a seguire almeno un brand negli ultimi mesi;
    • il 42%degli utenti afferma di utilizzare i social media per ricercare nuovi brand e prodotti;
    • il 58% degli intervistati vengono classificati/segmentati come FOMO (fear of missing out) networkers. Ovvero, quegli utenti che non vogliono perdere ogni novità relativa ai loro interessi.

    Il ruolo dei social media nel processo di acquisto. Dati GlobalWebIndex’s flagship report

    A questo punto, tornando al nostro case, una domanda sorge spontanea:

    come dare concretezza a questi numeri sfruttando Instagram per il lancio di un nuovo prodotto in grado di posizionare l’offerta e ispirare le audience a target?

    La Campagna

    Partendo dal presupposto che non sono esattamente la persona più adatta per descrivere il concept creativo di una campagna nel settore fashion, proverò comunque a cimentarmi in questo racconto per darti tutti gli elementi chiave di questa storia. Il nuovo modello di borsa, la Dreambox bag per l’appunto, si rivolge a giovani donne dinamiche che vivono intensamente la città come delle vere e proprie  supereroine. Ragione per cui, ad ogni modello è associato un superpotere che permette di sfruttare al meglio questa vitalità e vivacità: velocità,  super vista, super forza e antigravità. A dare un volto all’audience, a cui questa campagna si vuole rivolgere, troviamo la testimonial Aurora Ramazzotti che in diversi episodi racconta il prodotto e i superpoteri associati tramite uno stile che riprende la pop art.

    I Driver Della Campagna

    Uno dei punti chiave di questa campagna di lancio su Instagram è l’aver pianificato uno storytelling sequenziale e congruente in grado di guidare l’utente alla scoperta di tutti i modelli. Di conseguenza, gli asset di content marketing sono stati programmati per coprire diverse fasi.

    storytelling su instagram camapagna trussardi dreambox bag

    Innanzitutto, la campagna si apre con una prima fase teaser in cui la community di Trussardi è chiamata a scegliere il nome del nuovo modello di borsa tramite un post nel feed che funge da attivatore per far atterrare gli utenti nelle Stories dove sono chiamati a esprimere la loro preferenza. Insomma, il post ha un ruolo di connettore e le Stories sono l’asset conversazionale associato.

    Trussardi case study su instagram: come sfruttare i post per generare conversazioni tramite le instagram stories

    Questa sinergia tra post e Stories è particolarmente feconda in quanto ad oggi cresce esponenzialmente l’adozione delle Instagram Stories da parte dei brand, qui puoi trovare gli ultimi dati relativi al mercato europeo ed italiano, ma i post rappresentano ancora il principale ed indiscusso veicolo (82%) della reach. Quindi, per ottimizzare la performance delle Stories, bisogna necessariamente far dialogare i due asset sfruttando la maggiore copertura dei contenuti nel newsfeed. In aggiunta, le conversazioni stimolate (DM) sono un indicatore che influenza la copertuta delle Stories stesse e genera una maggiore reach.

    Instagram stories: i dati globali sulla reach tra post e stories

    A seguire abbiamo il vero e proprio lancio con (ovviamente) la presenza sin dall’inizio di una call to action (link in bio) per avere più dettagli nella specifica landing page, leitmotiv della campagna in tandem con gli shoppable post, e soprattutto questa fase funge da anteprima e chiama gli utenti a scoprire i nuovi episodi legati ai diversi modelli.

    La fase di lancio della campagna Trussardi dreambox bag su Instagram

    Nella terza fase, si susseguono i nuovi episodi e continua la sinergia tra post e Stories con il contenuto nel newsfeed che viene arricchito di maggiori dettagli nelle Stories, dando un motivo agli utenti per continuare il percorso di scoperta, capitalizzando inoltre lo Swipe Up.

    La sinergia tra post e stories nella campagna trussardi dreambox bag su Instagram

    Come prevedibile, la campagna di lancio non si concentra esclusivamente sul canale di Trussardi ma viene attivata una comunicazione cross canale tramite il profilo dell’influencer/testimonial. Piccola nota relativa a influencer marketing e trasparenza delle partnership, come possiamo osservare il post in basso riporta il tag relativo alla sponsorizzazione e l’hashtag #adv. Questa evidenza non deve sorprendere, infatti stiamo andando verso una sempre maggiore regolamentazione del settore e gli ultimi dati ci confermano che l’utilizzo dell’hashtag #ad da parte degli influencer è più che raddoppiato nel 2018.

    Influencer marketing e lancio di prodotto su instagram: comunicazione cross canale della campagna trussardi dreambox bag tra il canale di trussardi e il profilo instagram dell'influencer

    i dati relativi all'utilizzo dell'hashtag #ad da parte degli influencer

    Infine, la nostra campagna si conclude con un evento di lancio, un vero e proprio party esclusivo, che viene principalmente coperto tramite le Instagram Stories e fa leva sul fear of missing out mostrando il dietro le quinte della festa e dei suoi partecipanti. Mi sembra superfluo evidenziare come le Stories siano un ottimo strumento per creare un punto di incontro tra online e offline.

    Trussardi dreambox bag: copertura dell'evento di lancio tramite le instagram stories

    Adesso, non ci resta che dare un’occhiata ai risultati di questa campagna di lancio.

    I Risultati

    Prima di mostrare i risultati ho approfittato della presentazione per mettere in piedi un piccolo panel di discussione, composto principalmente da clienti di Socialbakers, tramite dei sondaggi live. Il mio intento era comprendere quali sono gli obiettivi dei brand nel 2019 su Instagram e al primo posto sono arrivati a pari merito crescita profilata dei follower e drive to website.

    Gli obiettivi dei brand italiani su Instagram nel 2019

    Alcune valutazioni su questo esito:

    • personalmente sono rimasto sorpreso dal risultato relativo alla crescita dei follower in quanto mi sarei aspettato più voti per le opzioni relative a brand awareness e influencer marketing ROI;
    • invece il secondo risultato non mi stupisce perché anche le analisi a livello internazionale, confermando ancora una volta la vocazione al social selling della piattaforma, mostrano come il drive to website sia divenuto l’obiettivo adv principale dei brand.

    Distribuzione degli obiettivi adv su instagram

    La campagna Trussardi Dreambox bag non fa eccezione e la valutazione dell’operato si è basata su un mix di metriche secondarie, propedeutiche ai veri indicatori, e primarie.

    I risultati della campagna Trussardi dreambox bag su InstagramInfatti, trattandosi di una campagna di lancio, l’obiettivo era quello di guidare la scoperta del prodotto tramite un aumento delle interazioni per influenzare l’algoritmo e dare più visualizzazioni ai contenuti al fine di ottimizzare il traffico al sito proveniente da Instagram. Risultati in termini di traffico che possono essere utilizzati in una seconda fase, relativa alla considerazione all’acquisto, per affinare il retargeting. Ancora una volta, le campagne non vanno pianificate come azioni one shot ma al contrario come attività perennemente in evoluzione in modo consequenziale.

    i dati del traffico della campagna trussardi dreambox bag

    Cosa Abbiamo Imparato & Best Practice

    Per concludere la nostra storia, non ci resta che chiederci

    come possiamo farci guidare dai dati per pianificare e misurare una nuova campagna?

    Definire Obiettivi Realistici e Realizzabili

    Può suonare come una banalità ma è uno degli errori più comuni in cui mi imbatto quando si parla di pianificazione delle campagne. Ovvero, definire obiettivi basandosi su generici benchmark di mercato (generalmente globali) e/o valutazioni meramente qualitative. All’opposto, ogni campagna sui social deve partire da un’analisi dei dati storici comparando le precedenti campagne e mettendole in relazione al budget relativo alla creazione di contenuti e adv. Ulteriormente, andremo ad affinare questo esercizio per gli asset di content marketing che mostrano la migliore performance. In questo modo, avremo degli standard credibili su cui fare affidamento.

    Best practice su Instagram: Definire Obiettivi Realistici e Realizzabili

    Storytelling & Pianificazione

    Non mi dilungherò a lungo su questo punto in quanto l’ho coperto a lungo durante questo post. In ogni caso, la tua storia deve essere lineare e comunicare in modo chiaro il valore e consistenza di call to action e incentivi per attirare l’attenzione del pubblico a target. Dobbiamo sempre metterci nei panni della nostra audience e chiederci: “perché dovrei visualizzare un video/commentare un contenuto/cliccare sulla CTA?”. Naturalmente, questo esercizio non è possibile senza una corretta profilazione delle proprie social personas:

    • dove spendono il loro tempo online?
    • con quali tipologia di contenuti interagiscono?
    • fuori dalle ovvietà, quali sono i loro interessi?
    • quali tipi di adv tendono ad evitare?
    • come scoprono un nuovo brand o prodotto?
    • cosa li porta a seguire o suggerire un brand?

    In questo modo, sarà anche più semplice definire le diverse fasi e segmentare di conseguenza la distribuzione dei contenuti in relazione ai vari momenti identificati.

    Come pianificare il proprio storytelling su Instagram

    Mettere In Relazione Le Metriche & Integrare La Reportistica

    Quando parliamo di misurazione dei risultati, un altro errore che osservo spesso è la creazione di report che coprono esclusivamente i totali delle campagne ma che non mettono in relazione la performance dei vari asset alle metriche non direttamente collegate ma che rappresentano il nostro vero obiettivo. Ad esempio, in questa campagna la maggioranza dei post presenta la CTA link in bio. Conseguentemente, bisogna incocriare i dati relativi a reach ed engagement dei post al traffico effettivamente generato. Stessa storia vale per le Stories, definendo un funnel di misurazione che copra reach, completion rate, DM, tap forward (se l’obiettivo è far scoprire la Stories successiva) e traffico.

    Best practice su Instagram: mettere in relazione le metriche

    best practice su instagram: integrare reportistica

    Ciò permette di capire quali creatività (visual, copy, CTA) sono in linea con le aspettative del pubblico e naturalmente i dati vanno ulteriormente filtrati sul sito in base a lead/conversioni generate.

    Segmentare I Risultati

    L’ultimo punto fa riferimento alla segmentazione dei risultati nella reportistica. Specialmente per campagne di lancio di prodotto che prevedono più modelli, andremo a valutare l’evoluzione dei KPIs per ogni singolo modello: copertura, interazioni/conversazioni e atterraggio sul sito. Questi insight ci permetteranno di capire quali modelli hanno riscosso il maggior successo (e quali no) e potremo far leva su questi spunti per 

    • fine-tune delle creatività legate ai prodotti meno performanti;
    • allocare il budget adv in base al ritorno;
    • generare consumer insight sulle preferenze del target.

    Con questo ultimo punto, siamo arrivati alla fine della nostra storia. Se vuoi segnalare altri esempi di campagne di brand italiani su Instagram, ti aspetto nei commenti.

  • Addio definitivo a Google+, ecco come salvare i dati

    Addio definitivo a Google+, ecco come salvare i dati

    Come annunciato alla fine dello scorso anno, Google ha deciso di anticipare la chiusura di Google+. Entro oggi, 2 aprile 2019, gli utenti hanno ancora un po’ di tempo per recuperare i propri dati, ecco come.

    Oggi, 2 aprile 2019, diamo il definitivo addio a Google+, quello che doveva essere il social network di casa Google che, in realtà, non è mai decollato. Il colosso di Mountain View a fine dello scorso anno aveva deciso di anticipare la chiusura della piattaforma a seguito della pesante violazione subito nel 2015, mettendo a rischio i dati di oltre mezzo milione di utenti. Il problema è stato che per oltre tre anni la piattaforma è rimasta violata, senza che nessuno prendesse i dovuti provvedimenti. Un caso gravissimo, non all’altezza del nome Google e che, per certi versi, dimostra quello che è stato il livello di attenzione che l’azienda ha osservato verso la sua stessa creatura.

    Dall’annuncio di Google sono passati appena tre mesi e dal 31 marzo Google ha cominciato a notificare agli utenti il fatto che il 2 aprile 2019, cioè oggi, fosse l’ultimo giorno di attività di Google+, e quindi il termine ultimo per poter salvare i propri dati, da domani non sarà più possibile.

    addio google + 2 aprile 2019 franzrusso.it

    Come salvare i propri dati su Google+

    Allora, se siete tra quelli, pochi o tanti che siano, che volessero mettere in salvo i propri dati dal proprio account Google +, non dovete fare altro che seguire dei semplici passaggi.

    Andare sulla pagina Scarica i tuoi dati, fare clic su Avanti e scegliere i dati da salvare. Fatto questo, cliccate su Scegli come vuoi ricevere i dati, subito dopo proseguite, e concludete, con la creazione dell’archivio. Potete anche scegliere di scaricare determinati dati da Google +. Se volete, potete poi sempre cancellare voi il vostro account, dopo aver salvato i dati: da impostazioni, proseguite fino in basso fino alla voce Elimina il tuo profilo Google+.

    Quindi, da oggi, 2 aprile 2019, Google+ inizierà a cancellare i dati degli account, operazione che dovrebbe durare qualche settimana.

    C’è da dire anche che l’Internet Archive e l’ArchiveTeam nelle scorse settimane hanno promesso per preservare i messaggi pubblici sulla piattaforma prima che svaniscano per sempre. In verità si tratta della conservazione delle conversazioni sotto fora di html statico e che le immagini comunque non saranno salvate in alta risoluzione. Niente di più che una traccia che non farà rimpiangere nulla di quello che infatti doveva essere e non è stato.

    Google + vede la luce nel 2011 e nel 2012 era già destinato ad essere il fenomeno social che avrebbe potuto scardinare il settore dei social media. Solo che dietro tutta quella struttura è sempre mancata l’anima social, non vi è mai stato l’appeal necessario per trattenere gli utenti in un luogo che invece altro non era che una “cattedrale ne deserto”. Pensate che gli ultimi dati relativi all’engagement dicevano che la sessione media per utente durava 5 secondi!

    Addio Google+, davvero non se ne sentirà la mancanza.

  • Facebook spiega le decisioni del News Feed, ma non il perchè

    Facebook spiega le decisioni del News Feed, ma non il perchè

    Facebook ha cominciato ad introdurre una nuova funzionalità sul news feed che aiuterà gli utenti a comprendere come vengono visualizzati i post. Su ogni post si potrà visualizzare una sezione “Perchè stai vedendo questo post?” che elencherà una serie di indicazioni utili, elaborate dall’algoritmo, per capire la provenienza, come amici, pagine o gruppi. Tutto chiaro, però non spiega il perchè.

    Comprendere il funzionamento dell’algoritmo che regola il News Feed di Facebook è da sempre il desiderio di tutti gli utenti. Il News Feed è, se vogliamo, la parte più interessante, quella che gli utenti vedono per prima una volta effettuato l’accesso sulla piattaforma, è quindi il primo approdo una volta che si entra sul più grande social network del web. Ebbene, Facebook, nel tentativo di rendere sempre più trasparente il funzionamento degli algoritmi (si in effetti sono più di uno), sta cominciando a diffondere in questi giorni, e lo sarà per tutti entro fine maggio di quest’anno, una nuova funzionalità che dovrebbe aiutare gli utenti a comprendere meglio la provenienza di quei post che l’algoritmo decide di piazzare più in alto di altri, posizione che a volte non corrisponde con quello che è l’interesse dell’utente stesso.

    Diciamo subito che i fattori che partecipano nella selezione effettuata dall’algoritmo sono tanti e diversi, come gli amici con cui si è in contatto, i gruppi a cui si è iscritti, il brand che si decide si seguire. Sono un insieme di fattori che sono alla base della scelta effettuata dall’algoritmo che, elaborando il livello di interazione dell’utente rispetto a tutti questi elementi, decide di volta in volta cosa far vedere più in alto e cosa, invece, decidere di abbassare.

    facebook perchè stai vedendo questo post

    Questa nuove funzionalità sarà visibile una volta cliccato, o fatto tap sullo smartphone, sul post, subito dopo comparirà una sezione intitolata “Perchè stai vedendo questo post” che elenca tutta una serie di motivazioni. Quindi, se il post proviene da un amico con cui si è in contatto o da un gruppo a cui si è iscritti, oppure da una pagina che si segue; il livello di interazione con un post di persone, gruppi o pagine; il livello di interazione rispetto ad una tipologia di contenuto, come immagine o video e quindi la stessa popolarità generata dal contenuti. La sezione offrirà agli utenti anche la possibilità di agire immediatamente per cercare di migliorare il proprio feed proprio in relazione a quelle informazioni, sarà quindi possibile migliorare il proprio news feed per renderlo più affine ai nostri interessi.

    Oltre a questa funzionalità, Facebook introduce anche il “Perchè vedo questo annuncio” che mostrerà come l’inserzionista ha caricato quelle informazioni e se l’inserzionista ha lavorato in partnership con qualche altra azienda.

    facebook perchè stai vedendo questo annuncio

    Ovviamente, questa funzionalità, che ripetiamo pian piano di propagherà per tutti gli utenti entro il mese di maggio di quest’anno, mostra soltanto una terzina di elementi, mentre non fa alcun cenno all’”argomento” che potrebbe spiegare anche la provenienza di un post che l’algoritmo piazza più in alto. Su questo punto Laura Rivera, responsabile di ricerca del progetto, al Telegraph dice che “l’argomento non è risultato tra i primi tre elementi principali dalla ricerca effettuata tra gli utenti”.

    Inoltre, questa funzionalità non spiega quale sia il peso di questi tre elementi tale da giustificare la selezione di questo o quel post, sarebbe stato utile, infatti comprendere anche, sulla base di quella terzina, quale dei tre ha avuto un peso maggiore. Altrimenti resta comunque, sebbene utile, un’informazione a metà. Quindi, possiamo affermare che questa nuova funzionalità, in realtà, mostra gli elementi che caratterizzano la posizione di un post sul news feed, ma non ne spiega il perchè.

  • Ecco un’analisi dei trend su Instagram in Europa e in Italia

    Ecco un’analisi dei trend su Instagram in Europa e in Italia

    Quando analizziamo l’evoluzione dei principali KPIs e metriche su Instagram, spesso prendiamo in considerazione dati globali e conseguentemente rischiamo di non avere una visione completa. Ecco allora una interessante analisi relativa all’evoluzione dei principali indicatori su Instagram in Europa e in Italia: investimento adv, contenuti e Stories.

    Quando analizziamo l’evoluzione dei principali KPIs e metriche su Instagram, spesso prendiamo in considerazione dati globali e conseguentemente rischiamo di non avere una visione completa. Attenzione, si tratta di un ottimo esercizio per comprendere le tendenze in atto e io stesso lo pratico frequentemente come ho fatto in questo articolo sull’advertising su Instagram. Tuttavia, i dati a livello mondiale sono spesso influenzati dal mercato americano. Quindi, questa tipologia di analisi può restituire dei risultati lontani da quella che è la nostra quotidianità ed operatività sul canale.

    Per questa ragione, in questo articolo ho riportato una mia recente analisi relativa all’evoluzione dei principali indicatori su Instagram in Europa e in Italia: investimento adv, contenuti e Stories.

    Investimento Adv

    Partiamo da una panoramica generale, relativa all’ecosistema adv dell’impero Facebook (non dobbiamo mai dimenticare chi è il proprietario/padrone di Instagram…), per poi rientrare nel dettaglio. Se analizziamo l’insieme delle campagne adv, al di fuori del posizionamento scelto, possiamo osservare una nuova maturità del mercato europeo. Infatti, i brand puntano ad obiettivi più avanzati nel percorso d’acquisto del consumatore con il drive to website (27.93%) che supera investimenti storici come engagement e reach. Insomma, meno awareness e più valutazione delle alternative.

    La distribuzione degli obiettivi adv su facebook, Instagram, audience network e messenger

    Andando in profondità di questi numeri, ovvero spostandoci dagli obiettivi al posizionamento adv, possiamo osservare come Instagram sia diventato un canale chiave con un risultato che tocca il 58.09%. Cifre che molto probabilmente non ti sorprenderanno ma che richiedono un ulteriore approfondimento.

    Distribuzione delle campagne adv in base al posizionamento: Facebook, Instagram, audience network e messenger

    Instagram è divenuto un posizionamento fondamentale e non ci sono dubbi a riguardo. Ciò nonostante, l’investimento resta fortemente ancorato a Facebook (71.4%) e la spesa su Instagram stenta a colmare il divario con un 26.47% di budget dedicato. Risulta quindi evidente lo scollamento tra la distribuzione del posizionamento (58.09%) e quella del budget (26.47%).

    La distribuzione della spesa adv su facebook, instagram, audience network e messenger

    Molto probabilmente, questa evidenza non nasce dal nulla ma è figlia dei risultati ottenuti. Per giustificare questa affermazione, basta dare un’occhiata alla tabella in basso.

    Il CPC in Europa su facebook, Instagram, Audience Network e Messenger

    In Europa possiamo notare due grandi differenze:

    1. un CPC sensibilmente più alto rispetto a mamma Facebook (o.20 VS 0.77);
    2. un CPC più alto rispetto alle medie globali sulla piattaforma (0.45 VS 0.77).

    Ovviamente, questo risultato è anche figlio della crescita esponenziale dell’investimento sul canale rispetto a (soltanto) sei mesi fa. Una maggiore concorrenza porta fisiologicamente a costi crescenti. Ad ogni modo, deve suonare come un campanello d’allarme in merito a pertinenza della segmentazione del target e rilevanza dei contenuti proposti. Sicuramente, i brand possono trovare una boccata d’ossigeno investendo sulle Instagram Stories che al momento attuale presentano un basso livello di competizione adv (30.7% del budget adv VS 69.3% del Feed) garantendo un CPC più basso. Mi sembra doveroso ripetere che anche in questo caso, come precedentemente accennato, pertinenza e rilevanza devono essere centrali.

    Distribuzione della spesa adv su Instagram tra Feed e Stories

    Contenuti

    Come amo ripetere, i dati vanno sempre messi in relazione per poter essere correttamente interpretati. In Italia, contrariamente a come poteva essere all’inizio della piattaforma, non esiste una correlazione tra la frequenza di pubblicazione e l’engagement. Basta comparare i due dati e osservare le relative evoluzioni.

    Numero di contenuti pubblicati in Italia su Instagram

    Evoluzione dell'engagement su Instagram in Italia

    Al contrario, abbiamo una correlazione negativa: quando abbiamo picchi di contenuti condivisi le interazioni calano e viceversa. Ancora una volta, è la qualità del contenuto, in relazione ai bisogni dell’audience, a fare la differenza e non la quantità. Concretamente, bisogna sposare un approccio votato alla mappatura delle proprie Social Personas: prima l’analisi del target e solo dopo la creazione di contenuti. Saltare questo punto, andrà ad impattare l’investimento in toto.

    La tipologia di post condivisi su Instagram in italia

    La tabella appena riportata ci mostra come nel nostro paese la strategia editoriale sia ancora foto centrica, con le immagini singole che rappresentano il 73.93% dei contenuti condivisi. Ovvero, una maggioranza schiacciante. Di conseguenza, si apre un interessante ragionamento in merito al posizionamento. Ossia, in un feed in cui i brand comunicano esclusivamente per immagini singole può risultare molto interessante variare e arricchire le proprie leve di content marketing per differenziarsi agli occhi dell’utente che svogliatamente scrolla il feed. Comunque, dopo queste prime valutazioni, una domanda sorge spontanea: qual è il ritorno in termini di engagement a seconda della tipologia di contenuto?

    L'engagement su Instagram in Italia a seconda della tipologia di contenuto: foto, video e caroselli

    Come risulta evidente, il risultato più flagrante è quello relativo ai video che generano soltanto il 9.50% di interazioni e presentano un divario ancora maggiore se comparati con i risultati su Facebook.

    Le interazioni a seconda del formato su Facebook

    Nondimeno, bisogna ragionare in prospettiva e quindi mi lancio in una previsione: Instagram sta investendo molto sul formato video, basti pensare all’introduzione di IGTV, e una strategia classica di ogni piattaforma social è dare maggiore copertura (rigorosamente in fase iniziale) ai formati di cui si vuole spingere l’adozione per attrarre investimenti. Ergo, penso sia il momento giusto, prendendo anche in considerazione il basso livello di concorrenza, di investire su questo formato.

    Stories

    Concludo l’analisi con qualche dato relativo alle Instagram Stories. Come prevedibile, anche in Italia decolla l’adozione delle Stories da parte dei brand. Eppure, è interessante notare come ci sia un calo della condivisione di Stories, dal 60% al 45%, associato ai periodi (novembre e dicembre) in cui generalmente vengono condivisi più contenuti per via della stagionalità. Personalmente, penso sia un’occasione mancata in quanto durante il periodo pre e natalizio le Stories possono diventare un ottimo strumento per generare consumer insight tramite i DM e gli sticker domande, oltre che un valido alleato per la scoperta di nuovi prodotti e offerte attraverso lo Swipe Up.

     

    L'evoluzione della condivisione di Instagram Stories da parte dei brand in Italia

    Infine, possiamo osservare come ci sia un aumento esponenziale della condivisione di Stories ma il principale veicolo per la reach restano i post con le Stories che superano appena il 5%.

    La portata della reach su Instagram in Italia: post e Instagram Stories

    Tre valutazioni a riguardo:

    1. questo dato fisiologicamente andrà ad evolvere, vista l’evidente crescita relativa all’adozione di questo formato;
    2. la maggiore copertura dei post richiede di ragionare in ottima integrata con i post che devono fungere da attivatori per guidare gli utenti sulle Stories dove saranno chiamati ad effettuare delle azioni in base allo storytelling scelto;
    3. anche a livello internazionale abbiamo un divario in termini di reach tra post e Stories ma meno marcato rispetto all’Italia, il dato globale mostra un volume di Stories più importante, con le Stories che rappresentano il 18% delle visualizzazioni uniche.

    Instagram stories: i dati globali sulla reach tra post e stories

    Per concludere, spero che questi dati possano esserti utili e se stai cercando esempi concreti su come ottimizzare la tua attività sul canale, ti rimando a un case study dedicato al brand La Redoute: come trasformare le interazioni in acquisti su Instagram.

  • Il Facebook down è stato causato da un cambio di configurazione del server

    Il Facebook down è stato causato da un cambio di configurazione del server

    Quello di ieri è stato il Facebook down più lungo da quando esiste la piattaforma, ben 15 ore di malfunzionamento che hanno coinvolto tutte le maggiori applicazione dell’ecosistema Facebook. E, dopo un silenzio di 24 ore, da Menlo Park fanno sapere che tutto è stato causato da una configurazione del server.

    Più o meno intorno alle 18 di ieri, 13 marzo, si registrava quello che verrà ricordato come il Facebook down più lungo da quando esiste la piattaforma, cioè dal 2004. Si è trattato di un malfunzionamento di ben 15 ore che ha finito per coinvolgere tutte le maggiori applicazioni di quello che è oggi l’ecosistema Facebook. E quindi è andato giù Instagram, Facebook stessa, WhatsApp, Messenger e anche Oculus. Insomma, in tutto il mondo di registravano difficoltà ad accedere alle applicazioni o, in alcuni casi, un funzionamento a singhiozzo o parziale che non permetteva l’utilizzo pieno della piattaforma. Ma se in passato, in situazioni analoghe, tutto sembrava risolversi nel giro di poche ore, il tempo di arrivare più in alto nei trending topic di Twitter (è successo lo stesso anche ieri), quello che è successo nella serata del 13 marzo ha fatto pensare a tante ipotesi, compreso un attacco hacker.

    facebookdown

    In realtà, a distanza di 24 ore, è proprio Facebook a rompere il silenzio e a far sapere che la causa di tutto il malfunzionamento è stata un cambio di configurazione del server che ha finito per rendere inutilizzabili, o quasi, tutte le piattaforme collegate. La notizia è stata diffusa su Twitter dall’account ufficiale di Menlo Park:

    Facebook sostiene che tutti i problemi siano stati risolti, in realtà, come dimostra anche downdetector.com, la situazione non è ancora tornata alla normalità, certo non si registrano i problemi di ieri, ma in alcune zone in Europa, ad esempio Londra e Madrid oppure sulla costa orientale negli Usa, come pure a San Francisco, si registrano ancora dei problemi. Problemi che ancora attanagliano anche Instagram, si registrano infatti ancora problemi sulle due coste degli Stati Uniti e anche in Europa, specialmente a Londra, in Germania, in Olanda e, in parte, anche in Francia.

    Nella serata di ieri molti non riuscivano a usare neanche Spotify a causa del mancato login attraverso Facebook che era ancora down.

    Facebook ha tenuto a precisare, anche stavolta, che non si è trattato di un attacco hacker, non vi è stata alcuna violazione o bug di nessun natura, a differenza di quanto accadde lo scorso novembre, quando invece un bug aveva reso la piattaforma inutilizzabile.

    E’ ipotizzabile, ma resta solo una ipotesi, che questo malfunzionamento, e quindi questo cambio di configurazione del server, possa avere a che fare con quell’integrazione tra le varie applicazioni, annunciata nelle scorse settimane e confermata qualche giorno fa da Mark Zuckerberg.

    Da far notare che ieri la piattaforma che ha fatto un po’ da cassa di risonanza, da megafono, da diffusore di notizie in tempo reale su quello che stava succedendo nel mondo in tempo reale, relativamente a #instagramdown e a facebookdown era Twitter che ha dimostrato quello che è il suo vero valore, ossia luogo dove le persone scrivono notizie e si informano al tempo stesso. E’ questo il punto di forza di Twitter che ieri era sotto gli occhi di tutti, apprezzando il fatto che in quel momento ci fosse, senza problemi.

  • Twitter, da oggi migliora (e di molto) la fotocamera

    Twitter, da oggi migliora (e di molto) la fotocamera

    Twitter da oggi lancia una nuova funzionalità che migliora la fotocamera, un miglioramento necessario. Con questo nuovo aggiornamento, sarà quindi più semplice scattare una foto e twittarla direttamente. Le foto e i video, a differenza di quello che succedeva prima, sono adesso più grandi e quindi più coinvolgenti.

    Twitter continua a migliorare l’uso della piattaforma, soprattutto da mobile. E in attesa che si completi il test pubblico sulle nuove funzionalità che riguardano le conversazioni (potete ancora provare a iscrivervi qui), siamo in grado di dirvi, in anteprima, che da oggi viene lanciata una nuova funzionalità che migliora l’uso della fotocamera, uno dei tanti punti deboli di Twitter. La versione precedente veniva spesso snobbata, per il fatto di rilasciare foto piccole, ma soprattutto non era abbastanza smart. Al punto che, in situazioni in cui magari era anche necessario scattare e twittare un’immagine live, si preferiva sempre fare un passaggio in più, ossia scattarla dalla fotocamera del telefono e poi caricarla nel tweet.

    Ma da oggi la fotocamera di Twitter viene migliorata molto e resa quindi molto più smart, proprio per permettere lo scatto e la narrazione in modalità più live.

    [pinterest-image message=”#Twitter da oggi lancia una nuova funzionalità che migliora la fotocamera, un miglioramento necessario. Sarà quindi più semplice scattare una foto e twittarla direttamente.” align=”center” image=”https://www.franzrusso.it/wp-content/uploads/2019/03/twitter-immagini-fotocamera-2019-franzrusso.it_.jpg”]

    Da oggi vi accorgerete subito della nuova funzionalità permettendovi di:

    • accedere rapidamente alla fotocamera;
    • aprire l’app, scorrere verso sinistra e per vedere apparire la modalità videocamera.

    Due passaggi resi ancora più veloci in modo da poter scattare una foto e twittare subito.

    L’aggiornamento rende le foto e i video più grandi e coinvolgenti, valorizzando i contenuti media, che sono spesso uno strumento di conversazione. Twitter ha anche aggiornato il layout delle conversazioni per renderle ancora più semplici e intuitive.

    Nel corso delle prossime settimane, ci saranno altri aggiornamenti della fotocamera, in modo tale da renderla sempre più smart e facile da usare nei tweet. Inoltre, cosa non da poco, se l’utente si trova in una situazione in cui vuole twittare e dispone della geolocalizzazione, l’opzione fotocamera suggerirà automaticamente hashtag e posizione. Questo nuova opzione sarà disponibile in concomitanza dei grandi eventi e dei giochi sportivi negli Stati Uniti e si estenderà successivamente.

    Per l’occasione del nuovo lancio, Keith Coleman, Vice President di Consumer Product di Twitter, ci ha dichiarato: “Le persone sono su Twitter per vedere e parlare di ciò che accade in tempo reale. E’ facile condividere un’idea twittando ma lo vogliamo rendere ancora più semplice e far condividere agli utenti ciò che vedono con foto e video. Twitter vuole aiutare gli utenti a catturare ciò che vedono e condividerlo con l’audience giusta. Questo aggiornamento è un’evoluzione dei tweet in questa direzione”.

    Insomma, ci sembra un bel modo per valorizzare la fotocamera che molto spesso, come dicevamo prima, veniva snobbata. Siamo sicuri che gli utenti affezionati apprezzeranno, così come anche i nuovi (siamo sicuri sarà così).

  • Twitter lavora sul ‘nascondi tweet’ per dare più controllo agli utenti

    Twitter lavora sul ‘nascondi tweet’ per dare più controllo agli utenti

    Dopo la scoperta da parte di alcuni utenti, tra cui Jane Manchun Wong, sempre molto attenta, Twitter ha poi confermato di lavorare su una nuova funzionalità che permetterebbe di nascondere i tweet in risposta ad un tweet originale. Un modo per dare agli utenti sempre più controllo e per meglio preservare le conversazioni.

    Forse, dopo aver passato quasi tutto il 2018 a reclamare qui dal nostro blog un qualche segno di innovazione, Twitter comincia a fare sul serio per cercare di migliorare la piattaforma, soprattutto per dare agli utenti la possibilità di poterla utilizzare e controllare meglio. Dopo aver visto l’avvio del test pubblico, per il lancio di nuove funzionalità, alcuni utenti, tra i quali la sempre attenta Jane Manchun Wong, la prima a notarla, Twitter ha confermato, a stretto giro, di lavorare su una nuova funzionalità che permetterebbe agli utenti di nascondere i tweet di risposta ad un tweet originale (perdonate la ripetizione di “tweet” ma è per rendere più chiare a cosa serve la funzionalità). In pratica sarebbe più possibilità agli utenti di preservare la conversazione da possibili troll e anche da possibili risposte che potrebbero “avvelenare” la conversazione stessa. Si tratta di una funzionalità non da poco, in quanto uno dei motivi principali per cui gli utenti non si avvicinano alla piattaforma è proprio il fatto di non sapere come proteggersi da contenuti che spesso hanno solo lo scopo di rovinare una conversazione.

    twitter nascondi tweet

    La nuova funzionalità confermata da Michelle Yasmeen Haq, responsabile senior di Twitter, proprio in risposta al tweet di Jane Manchun Wong che svelava questa novità in corso, permetterà quindi agli utenti di nascondere il contenuto non in modo permanente, resta quindi un modo per scoraggiare tentativi di portare la conversazioni su toni più duri e che, spesso, non c’entrano nulla con quello di cui si discute. Michelle Yasmeen Haq, in risposta, ha avviato un vero thread fatto di 8 contenuti in cui ha spiegato che questa funzionalità ha il compito di rendere “più sane le conversazioni tra gli utenti, un aspetto per noi molto importante.

    Al momento non è dato sapere quando questa funzionalità verrà resa utilizzabile, si parla di qualche mese, ma da quanto spiegato, una volta individuato il tweet in risposta ad uno originale che si vuole nascondere, è sufficiente cliccare sul simbolo della “condivisione” e scegliere l’opzione “nascondi tweet”. Si tratta quindi di un “avvertimento” anche per coloro che partecipano alla conversazione del fatto che i loro tweet se abusivi oppure se fuori tema, violenti, fuori tema, e altro ancora, potrebbe essere nascosti.

    Il nuovo “nascondi tweet” si presenta come una modalità per proteggere la conversazione da utenti piuttosto molesti e uno strumento in più che si affianca a quelli già esistenti come “Silenzia” e “Blocca”. Solo che questi ultimi intervengono direttamente sull’esperienza di colui che silenzia o blocca, mentre il nascondi tweet va a coinvolgere anche gli altri utenti che partecipano alla conversazione.

    Ci sembra una funzionalità che prosegue nel solco che Twitter ha avviato per rendere la piattaforma, e quindi le conversazioni, più sane. E pensiamo che possa piacere anche agli utenti.

    E voi cosa ne pensate?