Tag: social media

  • Twitter passa a 280 caratteri, sarà davvero utile? Ecco le risposte degli esperti

    Twitter passa a 280 caratteri, sarà davvero utile? Ecco le risposte degli esperti

    Twitter, come annunciato alla fine del mese di settembre, ha aumentato per davvero i caratteri da 140 a 280 caratteri, perdendo, forse, l’elemento che più di ogni altro caratterizzava questa piattaforma dalle altre. Per questa occasione abbiamo chiesto l’opinione di illustri esperti e personalità del web, come Vera Gheno, Veronica Gentili, Vincenzo Cosenza, Riccardo Scandellari, Giovanni Boccia Artieri, Pier Luca Santoro, Gianluigi Tiddia che commentano questa scelta.

    Alla fine Twitter è passato ai 280 caratteri. Quello che era stato annunciato a fine settembre si è poi verificato per davvero. In molti, infatti, speravano si trattasse solo di un annuncio e nient’altro, come tanti fatti nel corso di questi ultimi due anni, da quando nel 2015 Jack Dorsey, co-fondatore e attuale CEO di Twitter, ha preso le redini dell’azienda di San Francisco. Più volte su questo blog abbiamo evidenziato che in realtà il problema principale di Twitter, la crescita degli utenti sempre più stagnante, si potesse in realtà risolvere investendo sul prodotto, innovandolo. Avevamo individuato un elemento, facendoci anche promotori dell’iniziativa per renderlo ancora più evidente, come il #modificatweet, ossia la possibilità di poter modificare (entro un po’ di tempo) un tweet che spesse volte, a causa della velocità con cui si scriveva e della esiguità di spazio, presentava errori piuttosto evidenti non più modificabili.

    Ecco, quella poteva essere una prima manifestazione di voler innovare il prodotto, esigenza peraltro manifestata da tutti gli utenti a livello globale e verificata dallo stesso Dorsey quando a fine dello scorso anno chiese alla sua base utenti quali fossero le features che utenti avrebbero voluto sulla piattaforma. Per tutta risposta, oggi ci ritroviamo i tweet allargati fino a 280 caratteri.

    twitter 280 caratteri italia

    Ma sarà davvero utile, sarà questa la chiave di volta di Twitter. Per questa occasione abbiamo chiesto ad esperti e personalità del web e dei social media cosa ne pensassero e, nel caso in cui l’introduzione dei 280 caratteri non dovesse bastare, cose servirebbe oggi a Twitter per rilanciarsi. Ecco che cosa hanno risposto:

    pier luca santoro twitterPenso che possa essere una facilitazione ma che sposterà di poco la posizione, ed i relativi problemi, di Twitter. In relazione a quello che potrebbe servire oggi a Twitter, per quanto a me noto, all’interno dello staff di Twitter vi sono alcune persone che hanno lavorato su FriendFeed, credo che Twitter dovrebbe prendere a modello la struttura di FrienFeed, acquisito da Facebook e chiuso illo tempore. Pier Luca Santoro

    vera ghenoPer me, il limite dei 140 caratteri è sempre stato una bella sfida da affrontare, un esercizio di sintesi che affronto ogni giorno come una specie di ginnastica mentale. E ho sempre amato Twitter proprio per il limite così basso di caratteri. Non ho, quindi, un’opinione positiva del passaggio da 140 a 280: ci sono così tanti altri spazi social, in rete, dove scrivere pensieri più lunghi! Ho sempre pensato che il basso numero di caratteri fosse la caratteristica specifica di Twitter. Perché snaturare il social proprio nel suo aspetto più conosciuto? Tra l’altro, a essere sincera, non ho mai sentito nessuno dei miei colleghi twittatori lamentarsi del numero di caratteri. Ho sentito lamentele sul metodo di assegnazione delle spunte blu, o sul sistema degli hashtag sponsorizzati, ma mai sui caratteri. Invece, l’unica innovazione che mi farebbe davvero piacere è la possibilità di modificare i tweet dopo la pubblicazione: a volte l’errore scappa a tutti, ed è un vero peccato dover cancellare il messaggio perdendo magari tutte le interazioni (oppure lasciare il typo a imperitura memoria… non sempre questa soluzione è accettabile). Vera Gheno

    vincenzo cosenzaTwitter perde il suo tratto distintivo, ma se la scelta è basata su dati che mostrano un incremento degli utenti e del tempo di utilizzo, potrebbe riavvicinare le aziende e dare fiato alle finanze aziendali. A quel punto, però, il management dovrebbe immaginare delle novità tese a valorizzare l’unico elemento differenziante rimasto a Twitter ossia la natura pubblica del servizio, in grado di mostrare le opinioni delle persone in tempo reale, come nessun altro medium sociale riesce ancora a fare. Vincenzo Cosenza

    riccardo scandellariA mio avviso potrebbe essere una buona cosa. 140 caratteri per un tweet sono una dimensione in cui possono esprimersi giornalisti e comunicatori. Estendere lo spazio a disposizione per il testo potrebbe essere utile ad avvicinare persone meno capaci di sintesi. Immagino che dietro questa scelta ci sia una ricerca di mercato da parte di Twitter. Riccardo Scandellari

    insopportabileTwitter nasce come social dell’immediatezza, della sintesi, del commento fulminante. Raddoppiare il limite significa togliere la sua caratteristica principale. “More characters. More expression.” significa rinnegare la propria origine, anche perché non è vero che più caratteri a disposizione significhino maggior efficacia nel comunicare. Non credo che il problema della scarsa attrattività di twitter sia dovuta al limite dei caratteri ma credo più nella dispersività del sistema. Trovare modalità più semplici per far capire quanto sia formidabile per le news, ad esempio. Twitter ha bisogno di un modello di business efficiente: pagare gli account per il traffico che generano o per le sponsorizzate che condividono, ad esempio. E usare gli hashtag in maniera più strutturata come canali tematici multimedia. Gianluigi Tiddia (Insopportabile)

    giovanni boccia artieriI 280 caratteri sono il modo di andare incontro alla dimensione espressiva di popolazioni ad esempio non anglofone. Ma il tema è la natura che deve avere questo ambiente: più caratteri presuppongono una dimensione più conversazionale (più spazio per esprimersi) che non trova su Twitter un ambiente adatto a livello di affordance. La forza di Twitter è quella della segnalazione in tempo reale ed aggregazione e per questo 140 caratteri erano sufficienti. Anzi la sintesi è la cifra di Twitter vs la verbosità di altre piattaforme. Il problema è non avere chiara una destinazione d’uso. Giovanni Boccia Artieri

     

    veronica gentiliSinceramente mi sembra un passo azzardato che rischia di far perdere la vera identità alla piattaforma; dopotutto la brevità dei tweet imponeva una capacità di sintesi e “concentrazione” del pensiero che era peculiare di Twitter, un fattore differenziante. Non so se basterà questo per migliorare i numeri di questo social, sinceramente mi sarei più concentrata sulla semplificazione di utilizzo delle varie feature. Se l’obiettivo è quello di accrescere gli utenti, probabilmente rendere la piattaforma più user friendly senza stravolgerne l’identità minando caratteristiche fondamentali, sarebbe stata la scelta migliore. Veronica Gentili

    Ecco, questi i commenti da parte di tutte queste voci autorevoli che ringraziamo per la loro disponibilità. Resta, a monte, l’idea che Twitter abbia fatto una mossa azzardata che, da un lato, le fa perdere il carattere distintivo, e, dall’altro, potrebbe rivelarsi invece efficace per accrescere l’interesse degli utenti.

    Ovviamente, auguriamo sempre lunga vita a Twitter, ma stavolta sarebbe stato meglio concentrarsi su aspetti che più attengono la piattaforma. E rilanciamo il #modificatweet.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook, continua la crescita degli utenti e dei ricavi nonostante la Russia

    Facebook, continua la crescita degli utenti e dei ricavi nonostante la Russia

    Facebook in questi giorni sta affrontando un momento delicato a causa delle interferenze della Russia nelle ultime elezioni presidenziali. Un momento che però non ha interferito sulla crescita dell’azienda e della piattaforma. Nel terzo trimestre i ricavi sono cresciuti del 47% su base annua e il numero degli utenti complessivo è di 2,07 miliardi. Mentre il 10% sono utenti duplicati e 2-3% sono utenti fake.

    Facebook in queste ultime settimane, e in questi ultimi giorni, sta affrontando un momento delicato, è coinvolta anche Twitter, a proposito delle interferenze della Russia nelle ultime elezioni presidenziali. Un momento che, a quanto pare dagli ultimi dati della terza trimestrale di quest’anno, non ha scalfito le dinamiche di crescita che riguardano l’azienda e quindi la piattaforma. Facebook, ancora una volta, dimostra di crescere e questo grazie all’ecosistema che è stata in grado di costruire nel corso degli ultimi 5 anni. Un ecosistema che ha come obiettivo quello di essere un moltiplicatore di esperienze, tutte all’interno della stessa piattaforma.

    I numeri diffusi con l’ultima trimestrale ci dicono che Facebook ha realizzato profitti per 10,3 miliardi di dollari facendo registrare una crescita del 47% rispetto allo stesso trimestre del 2016. Si sale al 59% invece se questi numeri vengono paragonati all’ultimo trimestre. Numeri che battono anche le stime che gli analisti avevano avanzato per questa trimestrale, gli esperti si attendevano infatti profitti pari a 9,8 miliardi di dollari.

    facebook crescita q3 2017

    Crescono i ricavi pubblicitari di Facebook da Mobile, passano infatti dall’84% del 2016 all’88%, un successo strategico non indifferente.

    Dal punto di vista degli utenti, come detto prima, Facebook continua a crescere. Gli utenti complessivi sono ad oggi 2,07 miliardi con una crescita del 16% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e una crescita del 3,9% rispetto al secondo trimestre. Sempre del 16% crescono anche gli utenti attivi al giorno rispetto ad un anno, sono ad oggi 1,37 miliardi.

    facebook utenti totali q3 2017

    facebook utenti attivi giorno q3 2017

    Un dato, comunque rilevante e su cui vale la pena soffermarsi, proprio in relazione ai fatti che stanno riguardando Facebook e le interferenze dalla Russia, riguarda gli utenti duplicati e gli utenti fake. Mettendoli insieme viene fuori un numero rilevante. Dall’ultima trimestrale viene fuori che su Facebook gli account duplicati sono circa il 10% del totale, in crescita dal 6%. Mentre il totale degli account fake si aggira attorno al 2-3%, in crescita dall’1%. Tradotto in numeri, gli account duplicati sono ad oggi 207 milioni e gli account fake sono circa 60 milioni.

  • Wall Street premia Twitter che ammette l’errore sul totale degli utenti

    Wall Street premia Twitter che ammette l’errore sul totale degli utenti

    La terza trimestrale di Twitter alla fine è stata premiata da Wall Street: il titolo TWTR ha chiuso ieri con +18,49%. Nonostante i ricavi siano in calo, su base annua, del 4% e nonostante l’ammissione di aver “gonfiato” i numeri della base utenti dal 2014 ad oggi. Piccoli segnali, ma ancora niente di concreto.

    Periodo di trimestrale questo, le aziende pubblicano i risultati del terzo trimestre e, come ormai accade da qualche anno, c’era molta attenzione sul Q3 di Twitter. Nel fare una considerazione generale, alla fine tutta l’attenzione si è spostata sull’aspetto finanziario e, da questo punto di vista, l’azienda guidata da Jack Dorsey viene premiata. A fine giornata, ieri, il titolo ha chiuso a Wall Street con +18,49%. Un segnale positivo, i mercati mostrano ancora fiducia su Twitter. Ma in realtà si tratta di una piccola goccia.

    Ma vediamo i dati.

    Twitter chiude il terzo trimestre con i ricavi in calo del 4%, su base annua, a 590 milioni di dollari. Tutto sommato, si tratta di un dato leggermente positivo in quanto gli analisti finanziari avevano previsto ricavi, relativi al Q3 2017, per 587 milioni di dollari. Dato certamente positivo, invece, è quello relativo alle perdite che, in questo ultimo trimestre, si riducono arrivando fino a 21,1 milioni di dollari dai 103 milioni registrati nello stesso periodo del 2016. A questo punto, vista che è la prima volta che Twitter fa registrare una livello di perdite così basso, è lecito aspettarsi un utile (utile di bilancio) nell’ultimo trimestre di quest’anno. Vedremo se sarà così.

    twitter terza trimestrale 2017-utenti

    Il tema centrale però, ormai da tempo, l’evoluzione della base utenti sulla piattaforma, il vero “tallone d’achille” di Twitter. Se guardiamo ai dati positivi, da questo punto di vista, c’è da registrare un +14% degli utenti attivi giornalieri, anche se, come noto, Twitter non rilascia (e non lo ha mai fatto prima) il numero preciso degli utenti attivi giornalieri. Ma la piattaforma di Jack Dorsey avrebbe potuto sorridere meglio perchè la crescita complessiva ha fatto segnare + 4 milioni di nuovi utenti. Un dato però che va rivisto al ribasso, ossia con almeno 2 milioni di utenti in meno. Questo perchè Twitter dal 2014 ad oggi ha sovrastimato il numero degli utenti complessivi, un errore dovuto al conteggio di utenti che usavano Digits. Un errore che, alla fine, Wall Street ha perdonato a Dorsey & Co. facendo registrare, a chiusura delle contrattazioni, +18,49%, con il titolo sopra i 20 dollari per azione.

    Ma, in realtà, alla luce di tutto, il problema della base utenti resta, nella stessa maniera di come veniva visto prima. Se Twitter arriva oggi a 330 milioni di utenti complessivi non c’è da gioire.

    Lasciando stare lo scenario, per una volta, fatto ormai di piattaforme che hanno raggiunto e superato Twitter, resta un problema irrisolto. E cioè che Twitter ha un grosso problema di prodotto. Twitter Momenti è stato gestito male (non si capisce ancora come mai in Italia non sia attiva la modalità estesa); i video live, come si vede dai risultati non hanno inciso più di tanto. Per non parlare dei 280 caratteri che non risolveranno i problemi di Twitter.

    Problema irrisolto è la sicurezza sulla piattaforma, vera spina nel fianco. Twitter non è in grado di proteggere i propri utenti in maniera adeguata e le regole attualmente in vigore non tengono conto della violenza dei contenuti, lasciando che utenti possano nascondersi dietro falsi nick e andare in giro per la piattaforma a diffondere offese, ingiurie e contenuti di pesanti senza che Twitter muova un dito. Immaginatevi questo problema in relazione alle celebrità, quegli utenti che avrebbero potuto portare nuovi utenti su Twitter grazie al loro vasto seguito.

    In ultimo, su questo problema, provate a pensare un tweet offensivo con all’interno il vostro handle (@user). Oltre che segnalarlo, con scarsi risultati, non potete fare nulla nell’immediato. Certo, risponderete voi, posso bloccare o silenziare l’utente o segnalare il contenuto. Ma il tweet rimarrà online ed altri potranno vederlo in qualche modo. A meno che non intervenga Twitter. E qui sta il problema, perchè Twitter interviene molto di rado, lasciando l’utente esposto. Stiamo parlando di esempi vicini alla vita di un utente su Twitter, senza toccare i ben più gravi problemi, sempre relativi alla sicurezza, che vengono trattati con un’attenzione maggiore e differente. Era per fare un esempio in cui qualsiasi utente può riconoscersi.

  • Twitter introduce le Video Webiste Cards per tutti gli inserzionisti

    Twitter introduce le Video Webiste Cards per tutti gli inserzionisti

    Twitter introduce le Video Website Cards, un formato creativo, che si aggiunge alle altre Cards, che combina le potenzialità dei video con la possibilità di indirizzare gli utenti al proprio sito per saperne di più o per interagire in maniera immediata.

    Twitter introduce una nuova Card, il formato creativo che rende il contenuto più coinvolgente e diretto per l’utente. Si tratta delle Video Website Cards, un formato che punta sulle potenzialità dei video, come sappiamo contenuto molto coinvolgente, con la possibilità di offrire agli utenti una modalità più interessante per invitarli a visitare il proprio sito e per interagire in modo più immediato.

    Perchè usare le Video Website Cards?

    Prima di tutto questa modalità sfrutta il grande potenziale dei video, contenuto molto coinvolgente. Quindi, per annunciare il lancio di un prodotto, per invitare i viaggiatori a cliccare per scoprire di più sulla destinazione descritta, o per mostrare in anteprima il gameplay per incentivare le vendite di un nuovo videogioco, la Video Website Card può risultare una forma di contenuto utile all’utente per interagire subito con l’iniziativa.

    twitter video website cards

    Cosa possono fare le aziende con le Video Website Cards?

    Con le Video Website Cards le aziende possono:

    Attirare i consumatori qualificati con un auto-play immersivo che mostra i valori, il prodotto o il servizio di un marchio ancor prima che una persona clicchi. Complessivamente nella versione beta, la Video Website Card ha raggiunto una percentuale di clic 2 volte più elevata rispetto al benchmark del settore per gli annunci adv nel video mobile. Gupta Media (@GuptaMedia) ha collaborato per diversi clienti beta, tra cui Republic Records (@RepublicRecords), che ha utilizzato la Video Website Card per incentivare lo stream digitale dell’album di debutto della cantante hip-hop Aminé (@heyamine), “Good for You”.

    Estendere l’engagement col brand con una creatività pensata per indirizzare i consumatori al sito per scoprire di più o interagire col marchio. Per esempio, la Bank of America (@BofA) ha utilizzato vignette divertenti per mostrare le caratteristiche della sua app per il servizio di mobile banking e ha indirizzato direttamente al proprio sito tutti coloro che volevano maggiori dettagli.

    Mantenere alta l’attenzione dei consumatori. Sul cellulare, il video è fissato nella parte superiore dello schermo e continua la riproduzione anche mentre il sito web è in fase di caricamento. Riempendo anche questo momento dell’esperienza, si è notato una significativa riduzione del numero di utenti che abbandonano rapidamente il sito mentre sta ancora caricando. I brand che hanno partecipato alla beta, infatti, hanno visto un aumento medio del 60% nel mantenimento dell’utente rispetto alle medie del mercato.

    Jaguar USA (@JaguarUSA) ha utilizzato questo format per attrarre gli utenti con un video che mostra l’elegante design della F-TYPE, e che invitava i consumatori ad andare sul sito per saperne di più.

    https://twitter.com/JaguarUSA/status/879338463551795202?ref_src=twsrc%5Etfw&ref_url=https%3A%2F%2Fblog.twitter.com%2Fmarketing%2Fen_us%2Ftopics%2Fproduct-news%2F2017%2FMake-your-videos-work-harder-with-the-Video-Website-Card.html

    La Video Website Card dispone di un video a riproduzione automatica, un titolo personalizzabile e un URL di destinazione associato a un ampio target. Gli inserzionisti possono scegliere di implementare questa funzionalità creativa nelle visualizzazioni video, nei click del sito web o negli obiettivi di awareness, in modo da ottimizzare e pagare solo per le attività più rilevanti per loro. Per esempio, uno studio cinematografico che vuole lanciare un nuovo film potrebbe utilizzare la Video Website Card per ottimizzare le visualizzazioni video del trailer nella fase iniziale della campagna, quando l’obiettivo primario è quello di incrementare l’awareness e, successivamente, ottimizzare i clic al sito quando il film è nelle sale e lo scopo principale diventa quello di vendere i biglietti.

    La creatività  Video Website Card è ora disponibile per tutti gli inserzionisti a livello globale.

     

  • Pubblicità e Social Media: il caso Dove e il contenuto razzista su Facebook

    Pubblicità e Social Media: il caso Dove e il contenuto razzista su Facebook

    In una campagna negli Usa Dove, brand per l’igiene personale che tutti conoscono, sulla propria pagina Facebook pubblica un’immagine che uscita le proteste degli utenti sui Facebook e su Twitter, additandolo come contenuto razzista. Dopo i primi deboli tentativi di spiegare la propria posizione Dove ritira la campagna e chiede scusa. Ma è davvero difficile oggi fare pubblicità sui social media?

    Fare pubblicità al tempo dei Social Media non è da tutti, diciamolo chiaramente. O, quanto meno, di fronte al fatto che tutto diventa più veloce, più immediato, è anche vero che le dinamiche di interazione non sono più quelle di una volta. La velocità oggi conta molto nel rendere pubblica una campagna (molto rischioso), ma, e soprattutto, conta per quel che riguarda la reazione degli utenti. E sta tutto in questo ultimo elemento il senso della velocità. Gli utenti oggi hanno la possibilità di poter reagire immediatamente ad una campagna sui social media, per approvare o per protestare. Il cambio del paradigma della comunicazione, nell’era dei social media, sta proprio in questa velocità di reazione da parte degli utenti. Una velocità che, in alcuni casi (ma ce ne sono davvero tantissimi) può ritorcersi contro all’azienda stessa.

    Di cosa stiamo parlando allora? La rete e i social media ogni giorno registrano errori, o epic fail come li definiscono in tanti, da parte di brand che nel pubblicare una campagna compiono degli errori clamorosi, al punto da scatenare reazioni negative infinite da parte dei loro stessi utenti di riferimento, in primis. Ultimo esempio di quanto sia facile cadere nell’errore, senza considerare i danni d’immagine che da questo possono derivare, ce lo offre Dove, brand che tutti conosciamo che fa parte della grande scuderia Unilever.

    facebook campagna dove
    Immagine creata da @NayTheMua dal video della campagna

    Ebbene, sabato scorso sulla pagina Facebook negli Usa compare un’immagine in cui si vede una ragazza di colore che, una volta toltasi la t-shirt, diventa bianca. Un chiaro ed evidente errore di comunicazione, assolutamente incontrollato da parte di un brand che, per quello che se ne sapesse, non si era mai trovato in situazioni simili. Inizialmente Dove, una volta che gli utenti hanno cominciato a commentare contestando il contenuto a sfondo razzista, ha cercato di difendersi sostenendo che il loro fosse un messaggio aperto a tutti i tipi di bellezza. Dove? (nel senso di domanda). Dove si sarebbe dovuto comprendere questo messaggio, sbiancando una ragazza di colore? Ma davvero nessuno ha preso in esame quel contenuto prima di pubblicarlo?

    E dopo che le proteste sono diventate su Facebook, e su Twitter, sempre più pressanti, Dove ha ceduto, ha ritirato la campagna e ha chiesto scusa:

    https://www.facebook.com/DoveUS/posts/1493719354007207

    Intanto, tra i tantissimi commenti ricevuti prima del ritiro, c’era anche chi faceva notare che nel 2011, sempre Dove, era stata ancora accusata di razzismo per questa immagine dove si vede un “prima” di colore e un “dopo” bianco. Non molto diverso, quindi, dal messaggio diffuso nella campagna poi ritirata.

    Insomma, questo è un esempio di come sia difficile oggi fare pubblicità sui social media, nonostante questa attività venga sempre considerata con molta faciloneria accompagnata dal pensiero “e che ci vuole??”. Invece ci vuole tanta competenza; conoscenza approfondita degli utenti a cui si parla, conoscenza che si affina con un dialogo quotidiano perchè quegli utenti sono preziosi per un brand; ci vuole preparazione e pazienza, tanta pazienza, perchè in gioco, val la pena ricordarlo, c’è l’immagine del brand, c’è in gioco la reputazione stessa dell’azienda. Allora, perchè mettere tutto a rischio? Essere veloci, nel senso di voler rincorrere tempi di pubblicazione (sforando in quel mood “real time” che non sempre giova) non è la regola. La regola è essere chiari, semplici, aperti al dialogo/confronto senza mai mettere a rischio ciò che si fa.

    E voi che ne pensate?

  • Rapporto Censis, i social media sono oggi alla base nell’immaginario collettivo

    Rapporto Censis, i social media sono oggi alla base nell’immaginario collettivo

    Il 14° Rapporto Censis sulla comunicazione evidenzia come oggi i social media sono per gli utenti italiani alla base di un nuovo immaginario collettivo. Se prima era la Tv il mezzo che formava miti e simboli, oggi sono Facebook, YouTube, Instagram a esercitare questa funzione.

    E’ stato presentato oggi il 14° Rapporto Censis sulla Comunicazione, un rapporto che rappresenta come oggi il modo di comunicare, e di rapportarsi con gli strumenti di comunicazione e informazione, degli italiani stia cambiando nell’era del web e dei social media. Se il Censis da una parte registra una continua flessione del libri (sempre molto letti dalle donne) e dei quotidiani, dall’altra registra come sia mutato l’immaginario collettivo degli italiani. E’ interessante infatti osservare che se prima era la televisione, mezzo di comunicazione di massa, a formare miti e simboli a cui gli italiani in qualche modo si legavano, oggi questa funzione è esercitata dai Social Media. E sono quindi Facebook, YouTube, Instagram a creare miti e simboli che sono alla base del nuovo immaginario collettivo degli italiani.

    Va detto però che in cima all’immaginario collettivo degli italiani c’è il posto fisso, un “mito” che ancora resiste nonostante avanzino sempre di più esperienze di lavoro sempre più flessibili e sempre più smart.

    I Rapporto Censis fotografa il nostro paese, dal punto di vista della Comunicazione, una fotografia che è utile osservare per meglio comprender, anche dal punto di vista sociale, che cosa significa effettivamente per gli italia il digitale e le nuove tecnologie, fenomeni che stanno cambiando il modo di comunicare e informarsi.

    Restando sull’immaginario collettivo, va notato anche i social network (27,1%) sono subito dietro proprio la televisione (28,5%) tra i mezzi che esercitano più influenza su fattori centrali dell’immaginario collettivo di oggi. I social media sono poi al primo posto tra i 30-44 anni (34%).

    social media immaginario collettivo rapporto censis 2017

    Restando su quelli che sono i temi che solitamente trattiamo qui su InTime, e che interessano voi che ci leggete, il rapporto rileva che nel 2017 gli utenti di internet in Italia costituiscono il 75,2% della popolazione (+1,5% in più del 2016). Il telefono cellulare è usato dall’86,9% degli italiani, quota nella quale domina lo smartphone (69,6%). Proprio lo smartphone è il prodotto digitale che gli italiani hanno acquistato di più negli ultimi 10 anni (+190%).

    Guardando ai social media che gli italiani usano di più, il Rapporto Censis rileva che la piattaforma più usata dagli italiani è WhatsApp utilizzata dal 65,7% della popolazione complessiva e dall’85,8% dei giovani 14-29 anni; a seguire Facebook usata dal 56,2% della popolazione complessiva (79,9% giovani 14-29 anni); poi YouTube con 75,9% dei giovani e 49,6% della popolazione complessiva; Google+ con 34,3% dei giovani e 26,8% della popolazione complessiva; Amazon con 38,7% dei giovani e 26,7% della popolazione complessiva; Instagram, e qui notate il divario, con 48,6% dei giovani e 21% della popolazione complessiva.

    social media italia rapporto censis 2017

    La classifica continua, ma val la pena fare una nota su Twitter usato dal 26,5% dei giovani e dal 13,6% della popolazione. La piattaforma che si appresta a raddoppiare i caratteri da 140 a 280 caratteri è quindi sempre più lontana dagli italiani e soprattutto dai giovani. Altra nota val la pena farla su Telegram usata in Italia dal 9,7% dei giovani e dal 6,1% della popolazione complessiva. Riesce comunque a fare di meglio di Snapchat.

    Il Rapporto evidenzia anche che si registra un continuo allontanamento, online, tra giovani e anziani. Infatti, la quota di utenti della rete arriva al 90,5% tra i 14-29anni, mentre è ferma al 38,3% tra gli anziani 65-80 anni. il 75,9% dei giovani usa YouTube, come fa solo il 16,5% degli ultrasessantacinquenni; quasi la metà dei giovani (il 47,7%) consulta i siti web di informazione, contro appena il 17,6% degli anziani; il 40,9% dei primi guarda la web tv, contro appena il 7,4% dei secondi; il 39,9% dei giovani ascolta la radio attraverso lo smartphone, mentre lo fa solo il 3,5% dei longevi; su Twitter c’è più di un quarto dei giovani (il 26,5%) e un marginale 3,2% degli over 65. Si nota qui anche il caso opposto, quello dei quotidiani, per i quali l’utenza giovanile (il 23,6%) è ampiamente inferiore a quella degli ultra sessantacinquenni (il 50,8%).

    Allora che ne pensate?

  • Con Delta Airlines sarà possibile usare la messaggistica anche in alta quota

    Con Delta Airlines sarà possibile usare la messaggistica anche in alta quota

    Delta Airlines, una delle compagnie aeree più grandi al mondo, ha annunciato che dal prossimo 1° ottobre sarà disponibile all’interno dei propri aerei un servizio di messagistica gratuito. In questo modo i passeggeri saranno sempre connessi e in grado di scambiare messaggi attraverso iMessage, WhatsApp e Facebook Messenger.

    Delta Airlines, una delle compagnie aeree più grandi del mondo, e la più antica degli Stati Uniti (ha iniziato a volare nel 1929), annuncia che dal prossimo 1° ottobre 2017 offrirà, all’interno dei suoi aerei, un servizio di messaggistica telefonica gratuita, permettendo così l’invio di messaggi gratuiti al maggior numero di passeggeri rispetto a qualsiasi altra compagnia aerea. Delta Airlines potrà vantare di essere la compagnia con il maggior numero di aeromobili abilitati. Il nuovo servizio gratuito permetterà ai passeggeri di rimanere sempre connessi con chi è a terra, e di scambiare messaggi in tempo reale con amici, familiari, colleghi e clienti attraverso iMessage, WhatsApp e Facebook Messenger. Questo sviluppo è parte di un investimento multimiliardario di Delta diretto a migliorare l’esperienza di viaggio del passeggero.

    delta airlines messaggistica gratuita in volo

    Il servizio di messaggistica gratuita sarà disponibile su tutti i voli Delta abilitati con la tecnologia Gogo, ossia tutti gli aeromobili con due o più cabine, e sarà accessibile attraverso il portale Wi-Fi della compagnia, visualizzabile in volo visitando la pagina airborne.gogoinflight.com. Il servizio di messaggistica gratuita riguarderà i soli messaggi di testo e non supporterà l’invio di file foto o video. Oltre alla messaggistica mobile, Delta continua ad espandere il servizio Wi-Fi ad alta velocità, schermi disponibili su ogni poltrona per l’intrattenimento di bordo gratuito.

    Il Wi-Fi ad alta velocità di Delta Airlines, alimentato dalla tecnologia Wi-Fi 2Ku di Gogo, fornisce una tecnologia di prossima generazione che offre copertura ampia e ininterrotta in tutto il mondo, comprese le tratte oceaniche. Delta dispone attualmente della più grande flotta abilitata Gogo 2Ku, e l’accordo per la tecnologia 2Ku più vasto di ogni altra compagnia aerea al mondo. Nei prossimi due anni Delta configurerà oltre 600 ulteriori aeromobili con Wi-Fi ad alta velocità per voli domestici e internazionali.

    Insomma, si tratta di una vera e propria svolta. Non solo permetterà ai passeggeri di essere sempre connessi ,a permetterà anche la possibilità di messaggiare con parenti o amici. Pensate a quante volte avreste voluto scrivere un messaggio per comunicare l’arrivo in anticipo.

    E voi che ne pensate?

     

     

  • Twitter pronto per i 280 caratteri, ma il modifica tweet sarebbe più utile

    Twitter pronto per i 280 caratteri, ma il modifica tweet sarebbe più utile

    Twitter ha annunciato di aver avviato una fase di test, per un gruppo ristretto di utenti, per estendere lo spazio a 280 caratteri. Sarebbe l’addio definitivo ai 140 caratteri, il vero carattere distintivo della piattaforma. Ma davvero questo potrebbe risollevare Twitter? Forse sarebbe stato meglio pensare al modifica tweet.

    Se prima dovevamo essere 10 mila, adesso siamo sicuri che Twitter è pronto ad abbandonare il limite dei 140 caratteri. Anzi, sarebbe stato meglio, forse (e qui in tanti dovremmo fare “mea culpa”), se non si fosse parlato di “limite” ma più di caratteristica. Già, perchè la vera caratteristica di Twitter stava proprio in 140 caratteri. Adesso, come ormai ufficializzato, Twitter è pronto a raddoppiare i caratteri, arrivando a 280, esattamente il doppio. In questo modo è come se si avesse lo spazio per due tweet in uno.

    Certo, si tratta di una piccola, grande, rivoluzione per Twitter che ha bisogno, come detto in più occasioni qui sul nostro blog, di innovare il prodotto, quello che a gran voce richiedevano gli investitori e anche gli utenti. Gli utenti, il vero problema di Twitter che restano fermi al palo, per due trimestri consecutivi, dei 328 milioni totali. C’era bisogno di una scossa, di un qualche cosa che facesse sembrare la piattaforma viva e aperta a tutti. Di questo ne siamo tutti consapevoli, ma permetteteci di sostenere che questo dei 140 caratteri non era il primo dei problemi.

    twitter 280 caratteri

    Twitter giustifica questo cambiamento in ragione del fatto che ci sono paesi come la Corea del Sud, il Giappone che grazie al loro idioma sono in grado di esprimere un pensiero che sarebbe lungo più di 280 caratteri, ma loro lo esprimono in pochi simboli e tutto torna. Diversamente, se volessimo esprimere quello stesso pensiero in inglese, o anche in italiano, lo spazio dei 140 caratteri non ci basterebbe. Ed ecco quindi la motivazione di abbandonare i 140 caratteri raddoppiandoli. Del resto, questo lo si sapeva da tempo, è noto, infatti, che Twitter sia la seconda piattaforma più usata in Giappone. Twitter è molto usato dei paesi del sud est asiatico proprio per questo motivo. Una percentuale di utilizzo che non si conferma nei paesi occidentali. Allora, Twitter si allara a 280 caratteri.

    Eppure, non era difficile scrivere in 140 caratteri, bastava semplicemente scrivere nello spazio tutto il pensiero e poi “ripulirlo” delle parole che non servivano. Adesso invece sarà tutto più semplice. Per avere un esempio basta guardare il tweet con cui Jack Dorsey annuncia la grande novità, è in uno spazio da 280 caratteri.

    In verità ci saremmo aspettati l’estensione dei caratteri attraverso la funzionalità dei “tweetstorm”, di cui molto si è parlato nei giorni scorsi, ed è probabile che non venga cassata del tutto. Staremo a vedere.

    Però, come dicevamo all’inizio, davvero i 140 caratteri non erano, a nostro avviso, il vero problema. Quello che davvero gli utenti hanno chiesto a gran voce prima di tutto era, semplicemente la possibilità di avere un “modifica tweet”, la possibilità di poter modificare il contenuto, con qualsiasi modalità si desiderava. Lo chiediamo qui sul nostro blog ormai da due anni. Le opzioni e, soprattutto, i suggerimenti degli utenti erano stati presi in considerazione proprio da Jack Dorsey che a fine dello scorso anno aveva chiesto alla base utenti quali fossero le necessità. E tutti avevano risposto “edit tweet”, modifica tweet. Dorsey stesso aveva annunciato che presto ci sarebbero state novità in questo senso, ma nulla.

    Si è preferito invece perdere da subito la vera caratteristica di Twitter per dare spazio al doppio dei caratteri.

    Ma davvero adesso si riuscirà ad esprimere in 280 caratteri quel mood ironico che ha fatto la fortuna di tanti utenti, oggi delle vere e proprie star? Immaginate un meme a 280 caratteri? No, perchè perde proprio la sua natura. Adesso tutti scriveranno lunghi pensieri, ma non troppo perchè poi a 280 caratteri si fa presto ad arrivare.

    Insomma, Twitter oggi perde un po’ la sua natura, diciamocelo. Perde la sua caratteristica principale. Ma, la tempo stesso, si innova, si desta, da un segnale che qualcosa si muove.

    Per verificare l’efficacia dei 280 caratteri non ci resterà che aspettare. Per poi continuare a lamentarci dell’assenza del modifica tweet.

  • Instagram ha ora 800 milioni di utenti, 500 milioni gli utenti attivi al giorno

    Instagram ha ora 800 milioni di utenti, 500 milioni gli utenti attivi al giorno

    Continua la crescita di Instagram, alimentata è il caso di dire proprio da Instagram Stories. L’app di proprietà di Facebook annuncia il traguardo degli 800 milioni di utenti al mese e di 500 milioni di utenti attivi al giorno. Numeri che fanno di Instagram una realtà solida e interessante per gli inserzionisti, oggi 2 milioni.

    Instagram non rallenta il suo ritmo di crescita, anzi. Era il mese di aprile quando venivano ufficializzati 700 milioni di utenti. Ma oggi, durante un evento a New York, Instagram ha ufficializzato che in 4 mesi gli utenti sono diventati 800 milioni al mese, quindi una ritmo di crescita pari a 25 milioni di utenti al mese. Altro dato interessante, forse più di quello globale mensile, è che gli utenti che usano la piattaforma ogni giorno sono ben 500 milioni.

    Un risultato molto interessante se si considera anche il fatto che oggi Instagram vanta ben 2 milioni di inserzionisti, per lo più PMI, in crescita di 1 milione rispetto al mese di marzo 2017. A questo va aggiunto il dato sul coinvolgimento degli utenti sulla piattaforma, cresciuto dell’80% in un anno e che gli utenti ormai postano video, quattro volte in più al giorno di quanto non facessero un anno fa.

    instagram 800 milioni utenti

    Insomma, risultati che per gli inserzionisti risuonano come musica per le loro orecchie, ma va detto che, osservandolo bene, questo risultato è certamente merito di Instagram Stories. Un anno fa, quanto Instagram lanciò la funzionalità (ripresa da Snapchat) sulla piattaforma vi erano 500 milioni di utenti al mese. A distanza di un anno, visto il grande successo ottenuto proprio da Instagram Stories, gli utenti sono cresciuti di 300 milioni, sempre al ritmo di 25 milioni al mese.

    Instagram con questo risultato si avvicina sempre di più al club da 1 miliardo di utenti tutto nella famiglia Facebook e distanzia ulteriormente altre piattaforme. Il pensiero in questo caso va a Twitter che già nel settembre del 2015 si vide sorpassare per numero di utenti quando la piattaforma di photo sharing raggingeva il traguardo dei 400 milioni di utenti.

  • Dopo un anno Microsoft inizia ad integrare LinkedIn all’interno di Office 365

    Dopo un anno Microsoft inizia ad integrare LinkedIn all’interno di Office 365

    A distanza di poco più di un anno dall’acquisizione, Microsoft comincia ad integrare LinkedIn all’interno di Office 365, l’evoluzione in cloud di Microsoft Office. Non è un’integrazione completa con i software di Redmond, ma è comunque un segnale di come il social network per il business potrebbero essere integrato.

    Era il mese di giugno del 2016 quando Microsoft ufficializzò l’acquisizione di LinkedIn per la cifra di 26,2 miliardi di dollari, un’acquisizione che di fatto sanciva l’ingresso di Microsoft nel mondo dei social media. Da allora però da Redmond non è stata avviata nessuna attività concreta per utilizzare la grossa mole di dati che LinkedIn tiene in serbo, eppure era chiaro a tutti che questa integrazione, prima o poi sarebbe dovuta avvenire. E quindi, in occasione del Microsoft Ignite 2017, l’evento annuale della casa di Redmond, che si sta tenendo ad Orlando in Florida (Usa), è stata presentata una nuova versione di Office 365 (le versione in cloud di Microsoft Office) che prevede un’integrazione con LinkedIn.

    Non si tratta di una integrazione vera e propria, per la verità, in pratica nella nuova interfaccia di Office 365 compare una card LinkedIn premendo la quale si accede direttamente al proprio profilo sul social network del business, oppure ai profili di professionisti e colleghi, senza dover accedere da LinkedIn. Per attivare la Profile Card (questo il nome della funzionalità) non si dovrà fare altro che collegare il proprio profilo di Office 365 al profilo LinkedIn e, da quel momento, sarà possibile visualizzare tutte le informazioni, il calendario e tutti i contatti.

    LinkedIn Office 365 Profile Card

    Obiettivo è quello di arrivare all’integrazione del LinkedIn Graph e del Microsoft Graph per creare un ambiente di lavoro moderno, dove applicazioni per il business (come i software che offre Microsoft) si integrano con le funzionalità di contatto che offre LinkedIn. E così il cerchio si chiude.

    L’integrazione presentata oggi in Florida sarà completa entro le prossime settimane su Enterprise Outlook Web, SharePoint e OneDrive for Business; in seguito dall’account Microsoft personale su Outlook Web e poi, infine, su altre piattaforme come la versione desktop di Outlook, Outlook iOS e altri prodotti di Office “nei prossimi mesi”.

    Microsoft comincia adesso a fare sul serio e a dare un senso al suo investimento, integrando la piattaforma all’interno dei suoi tanti software per il business, in modo da sfruttare i dati di LinkedIn.

    E voi che ne pensate?

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