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  • Obama: i social media servono per unire, no all’uso irresponsabile

    Obama: i social media servono per unire, no all’uso irresponsabile

    In una intervista alla BBC, la prima dopo aver lasciato la Casa Bianca, Barack Obama fa un richiamo ad uso più responsabile dei social media, per evitare che le informazioni frastagliate e false possano rafforzare le divisioni dell’opinione pubblica. Non lo menziona mai, ma è chiaro il riferimento a Donald Trump.

    Se leggiamo bene le parole di Obama non suonano così stonate. Soprattutto perchè dette dal primo “social media president”, il primo presidente degli Stati Uniti d’America che nel 2008 seppe sfruttare al media Facebook e Twitter con una strategia che ha fatto storia. E nella campagna successiva, quella che lo portò a vincere la presidenza per il secondo mandato, implementò anche Instagram. Mai nessun presidente al mondo era riuscito a fare quanto fece Obama nel 2008.

    Ma oggi è lo stesso Obama a richiamare su un uso dei social media più responsabile e attento, da non lasciare nelle mani di chi vuole soltanto diffondere informazioni e notizie che hanno altri scopi.

    Obama social media intervista bbc
    Obama e il principe Harry – via Getty Images

    In un’intervista alla BBC, intervistato dal principe Harry per l’occasione nel programma “Today’s Program” (registrata a settembre), la prima intervista dell’ex presidente da quando ha lasciato la Casa Bianca, Obama ha voluto mettere in guardia sull’uso “irresponsabile dei social media” che non fa altro che rafforzare le convinzioni distorte degli utenti, contribuendo a dividere l’opinione pubblica, e non ad unirla. Obama nell’intervista non lo menziona mai, ma è evidente il riferimento all’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a sua volta molto attivo su Twitter, che ha visto la sua elezione come conseguenza di un rafforzato fenomeno di fake news, notizie false. Un fenomeno, come abbiamo visto in queste ultime settimane, che rientra in quello che ormai è conosciuto come Russia Gate, dove la Russia viene vista come responsabile della diffusione di notizie false, sfruttando in particolar modo i social media, per portare all’elezione di Trump.

    Il concetto che esprime Obama è che prima vi erano i notiziari che davano più o meno un’informazione omogenea, oggi, invece, i social media vengono utilizzati per diffondere notizie diverse, frastagliate che hanno come scopo quello di confondere e dividere l’opinione pubblica. Nell’intervista Obama spiega che “uno dei pericoli di Internet è che le persone possono avere realtà completamente diverse. Essi possono essere coinvolti in informazioni che rafforzano le loro attuali distorsioni”. Obama aggiunge che la molteplicità di voci non deve contribuire a frastagliare le informazioni, non deve “balcanizzare” la società, ma invece contribuire a condurre verso un terreno comune“. Da ricordare quando fatto da Facebook in questi ultimi mesi in materia di fake news.

    Obama ha anche fatto riferimento all’importanza dei social media per rafforzare i rapporti diretti con le persone, usarli come strumenti per dare vita a incontri personali, perchè è solo in questo modo che si comprende la complessità delle persone e della società, andando ben oltre quell’essenza di semplificazione che i social media spesso emanano.

    Opinioni molto condivisibili quella di Obama, sia per quel riguarda il richiamo, rivolto soprattutto ai politici, ad un utilizzo dei social media più responsabile, sia per quel che riguarda l’uso dei social media come strumenti per amplificare le relazioni (quello che sosteniamo da sempre) al fine di portare ad un contatto diretto, il vero motivo per cui usare questi strumenti.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter permette l’autenticazione a 2 fattori attraverso app di terze parti

    Twitter permette l’autenticazione a 2 fattori attraverso app di terze parti

    Twitter si sta sforzando di rendere la piattaforma un luogo sempre più sicuro. Per questo motivo, ha reso possibile l’autenticazione a 2 fattori anche attraverso app di terze parti, andando quindi oltre il servizio legato all’SMS che ora può essere disattivato.

    Twitter sta cercando di rendere la piattaforma a 280 caratteri (ah quanto era bello scrivere a “140 caratteri”, ma è un’altra storia) un luogo sempre più sicuro. Una strategia condivisibile proprio perchè la sicurezza è uno dei principali problemi riscontrati dagli utenti, allontanandoli sempre di più. Ebbene, da oggi è possibile l’autenticazione a 2 fattori anche attraverso app di terze parti. Che significa questo?

    Nel momento in cui fate login, inserendo il vostro user (o email) e la vostra password, notate che dopo qualche secondo ricevete un SMS in cui è scritto il codice che dovete digitare per accedere al vostro account. Ora, questa operazione è possibile farla anche con app di terze parti come, ad esempio Google Authenticator o Authy.

    twitter autenticazione 2 fattori app terze parti

    Se vi state chiedendo il perchè Twitter permetta questa operazione, allora la risposta è molto semplice. Come detto, Twitter vuole alzare il livello di sicurezza sulla piattaforma. i codici che vengono rilasciati attraverso l’SMS sono codici statici, ossia codici che possono essere intercettati da hacker, o da qualsiasi altra applicazione malevola, ed entrare quindi in possesso delle vostre credenziali.

    Facendo in vece il login attraverso l’autenticazione a 2 fattori con Google Authenticator i codici svaniscono dopo 30 secondi, questo rende quindi il processo di autenticazione molto più sicuro. Al momento le app di terze parti abilitate sono le già menzionate Google Authenticator e Authy, a cui si aggiungono anche Duo Mobile e 1Password.

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    Come fare per abilitare le app di terze pari per il processo di autenticazione a 2 fattori su Twitter

    Abilitare le app di terze parti per il processo di autenticazione di terze parti è molto semplice. Prima di tutto dovete accedere alle “Impostazioni e privacy” per poi accedere a “Account“, quindi “Metodi di verifica“. Noterete che adesso vi trovate selezionate la modalità SMS e in basso trovate “App per la sicurezza”. Potete modificare la modalità SMS, quindi anche disattivarla. Cliccando su “Riverifica” (da desktop, spuntando da mobile) nella sezione “App per la sicurezza”. Vi comparirà quindi un codice QR code da scansionare con l’app che avete scelto per gestire l’account. Una volta fatta la scansione, l’app vi rilascia il codice da inserire, da quel momento gestirete la sicurezza del vostro account attraverso un’app.

    A questo link trovate le informazioni da Twitter.

    Un processo semplice ma sicuro, e ricordate che resta sempre attivo la modalità si inserire il vostro numero di telefono per il recupero dei dati.

    Allora, provate e fateci sapere come è andata.

  • Una lista di libri di digital marketing, startup e innovazione da regalare (anche) a Natale

    Una lista di libri di digital marketing, startup e innovazione da regalare (anche) a Natale

    Manca ormai pochissimo al Natale e, da sempre, ricevere in regalo dei libri è sempre un’idea molto apprezzata. Abbiamo stilato una lista di libri che ci hanno colpito in questo anno, spaziando dal mobile marketing, al web marketing, alle startup, all’innovazione. Sono 9 (+1) libri tutti da scoprire e da leggere. Vi è poi una special mention che non poteva assolutamente mancare.

    Ormai manca poco al Natale, tempo di regali che fa  sempre piacere ricevere. E siccome manca davvero poco e i ritardatari sono tanti (come chi scrive ad esempio) oggi proviamo a darvi qualche suggerimento. No, non sono gadget particolari, stavolta abbiamo fatto un elenco di libri che più ci hanno colpito durante questo anno. Sono testi che parlano di digital marketing, di mobile, di startup, di personal branding, di innovazione e anche di come affrontare questa era digitale che ci impone ritmi sempre più veloci. Sono 9 testi (+1) a cui vale la pena dedicare del tempo per comprendere, conoscere e affrontare meglio i tempi che stiamo vivendo. E che possono rivelarsi un bel regalo da ricevere.

    libri natale 2017 franzrusso.it [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    too fast to think chris lewis libri natale 2017Il primo libro che vi consigliamo è “Too Fast To Think” di Chris Lewis, il fondatore dell’agenzia di comunicazione Lewis, uscito alla fine dello scorso anno, un testo che ci pone di fronte alla necessità di trovare una dimensione nella quale riuscire a gestire i ritmi, sempre più veloci, che la società di oggi ci impone. Ci sono casi, storie ma soprattutto consigli su come affrontare il lavoro, gestire al meglio il tempo. Il testo ha acuto una ottima accoglienza negli Stati Uniti, ma il consiglio è quello di leggerlo (in inglese) per trovare ispirazioni utili per la vostra attività.

    Su Amazon: Too Fast to Think: How to Reclaim Your Creativity in a Hyper-connected Work Culture

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    sei un genio colletti libri natale 2017A proposito dei tempi che viviamo e di come l’innovazione, il digitale li stiano cambiando radicalmente, allora è il caso di leggere il libro di Giampaolo Colletti, “Sei un Genio! – La rivoluzione degli Artigeni, artigiani e lavoratori delle idee geniali“. E’ un racconto di come l’imprenditorialità di oggi sfrutti l’innovazione per fa fiorire nuove idee. Da leggere.

    Su Amazon: Sei un genio! La rivoluzione degli artigeni, artigiani e lavoratori dalle idee geniali

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    disputa felice libro bruno mastroianniAltro libro che ci sentiamo di suggerire è “La disputa felice” di Bruno Mastroianni. Un libro che abbiamo molto apprezzato (potete leggere recensione e intervista qui). No ci sono tecnicismi particolari, ma solo una buona pratica per conversare e dialogare al meglio sui social media (e non solo) e su come evitare di degenerare in un continuo litigio.

    Su Amazon: La disputa felice. Dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico

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    condivide et impera bandiera libri natale 2017Un libro a cui siamo particolarmente affezionati è quello di Rudy Bandiera “Condivide et Impera“. Un libro che, dopo le regole del Digital Carisma, racchiude tutto il pensiero di Rudy, oggi acclamato comunicatore e formatore. Un concentrato di spunti, situazioni e fonti di ispirazione che potranno guidarvi per il nuovo anno che sta per arrivare. Anche questo da avere!

    Su Amazon: Condivide et impera. Convinci con il cervello, persuadi con il cuore e influenza per come sei
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    fai di te stesso un brand scandellari libri natale 2017Altro libro a cui siamo particolarmente legati è “Fai di te stesso un Brand“, uscito nel 2014 (qui l’intervista a Riccardo Scandellari) uscito quest’anno in una nuova edizione più ricca e completamente rivista. A distanza di tre anni, questo si conferma un grande manuale su come costruire il proprio personal branding. Da avere nel 2018 sempre sotto mano!

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    people are mediaE’ uscito da poche settimane ma sta già, giustamente, catturando l’attenzione. Si tratta di “People are media – Il Business digitale nell’era dei selfie“, Aldo Agostinelli e Silvio Meazza con la prefazione di Marco Montemagno (qui la recensione). Un viaggio di consapevolezza tra social media, IoT, E-commerce, Big Data, Blockchain, tecnologie che servono per migliorarci. Da leggere!

    Su Amazon: People are media. Il business digitale nell’era dei selfie[divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    sindrome eustachio sideri libri natale 2017Si dice spesso che gli italiani siano un “popolo di santi, poeti e navigatori”. Ma è stato un popolo di innovatori, di grandi innovatori e spesso le loro idee e le loro invenzioni sono ignorate proprio dagli stessi italiani. Il libro di Massimo Sideri, “La sindrome di Eustachio” ci aiuta a ricordare, e a scoprire, tante storie di innovazione e innovatori italiani spesso dimenticati. In quanti sanno che gli occhiali sono un invenzione italiana? Così come il pianoforte, la carta telefonica prepagata, il microchip, il robot? Allora se volete scoprirlo questo piccolo libro vi guiderà alla scoperta.

    Su Amazon: La sindrome di Eustachio. Storia italiana delle scoperte dimenticate [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    mobile marketing carriero libri natale 2017Se è vero, come è vero, che viviamo (anche) l’era del Mobile allora il libro di Cristiano Carriero “Mobile Working, lavorare ovunque in modo semplice e produttivo” è quello che serve per orientarsi al meglio. Un manuale per ottimizzare modi e tempi per lavorare da mobile, con tanti spunti e strumenti che possono esservi di aiuto. Da avere sempre nello zaino.

    Su Amazon: Mobile working. Lavorare ovunque in modo semplice e produttivo [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    nuda verità web marketing gagliardini libri natale 2017Ultimo, ma non certo ultimo, è “La nuda verità sul Web Marketing“, il nuovo libro di Claudio Gagliardini che racconta, senza mezzi termini, cosa sia il web marketing di cui tutti parlano. Partendo da uno scenario digitale ormai sempre più evoluto e innovativo, questo testo diventa quindi una guida per orientarsi nel grande mondo digitale. E’ un testo che si rivolge ai tanti operatori della rete quanto alle aziende che hanno bisogno di capire e comprendere come fare marketing digitale oggi.

    Su Amazon: La nuda verità sul web marketing. Non fa miracoli, non è per tutti, ma a molti ha cambiato la vita [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

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    Special Mention: Veronica Gentili

    facebook marketing plan gentili libri natale 2017In realtà la nostra lista non è completa, anzi. Dei libri menzionati non si può certamente non citare anche il nuovo libro di Veronica Gentili, “Facebook Marketing Plan“, uno dei libri più venduti su Amazon, nella sua categoria. Un manuale per sfruttare al meglio Facebook per la propria strategia di marketing. Un testo da avere sulla propria scrivania nel 2018, tutti i giorni.

    Su Amazon: Facebook marketing plan [divider style=”dotted” top=”10″ bottom=”10″]

    Ecco, questa è la nostra lista dei libri che ci hanno colpito nel 2017 e che, siamo sicuri, vi accompagneranno anche nel 2018. Sono testi che spaziano dal web marketing, alle startup, all’innovazione, cioè tutto quello che cerchiamo di raccontare ogni giorno. Sono dei perfetti regali di Natale, visto che è ormai alle porte, ma vanno bene per qualsiasi altro giorno perchè utili a capire dove sta andando il mondo.

  • Twitter comincia ad applicare le regole contro contenuti di odio e abusi

    Twitter comincia ad applicare le regole contro contenuti di odio e abusi

    Annunciate il mese scorso, con tanto di spiegazione, Twitter comincia da oggi ad applicare le regole previste per contrastare contenuti di odio e abusi che spesso attanagliano la piattaforma. Verranno considerate anche le immagini che istigano alla violenza e all’odio e anche eventuali azioni che da Twitter possano avere conseguenze al di fuori della piattaforma.

    Twitter passa all’azione, era quello che avevamo chiesto il mese scorso, a proposito delle nuove regole che l’azienda di San Francisco aveva messo a punto, spiegandole, per contrastare contenuti di odio, violenza e abusi. Le regole vengono applicate da oggi e costituiscono un momento importante per Twitter, consapevole che questo è uno dei talloni d’Achille della piattaforma. Molte delle regole sono la conseguenza di quanto successo sempre il mese scorso con la sospensione dell’account, verificato di Richard Spencer, appartenente a Alt Right (estrema destra americana), che aveva scritto di voler “cacciare dagli Stati Uniti neri, ispanici, asiatici e ebrei”. Un caso che ha creato non poche polemiche portando Twitter a sospendere anche le attività per richiedere la verifica dell’account, adesso sospesa.

    twitter odio abusi

    Come dicevamo, le nuove regole entrano in vigore da subito e riguarderanno anche immagini che saranno condivise per incitare all’odio e alla violenza, anche al di fuori della piattaforma. Era quello che faceva proprio Spencer dal suo profilo, incitando all’odio usando Twitter come “megafono”. Twitter in questi casi potrà chiedere la rimozione dei singoli tweet e, successivamente, procedere alla cancellazione dell’account nel caso in cui lo stesso continuasse l’attività. Da questo, e costituisce una eccezione non da poco, saranno esclusi gli account governativi e militari. Una eccezione molto criticata negli Usa per il fatto che proprio il presidente Trump, che non ha mai fatto mistero di simpatizzare per le posizione di Alt Right, potrebbe condividere contenuti incitanti all’odio senza subire alcuna limitazione.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/931552531167166469

    Nel mirino di Twitter rientrano anche gli account che minacciano altri attraverso le informazioni del proprio profilo, incluso nome utente (ossia l’handle, @), il nome (detto anche “display name”) o la propria bio. Se le informazioni sul profilo contengono minacce violente o più insulti, epiteti razzisti o sessisti, incitazioni alla paura o umiliazioni pesanti, Twitter procederà alla sospensione in modo permanente.

    L’azienda guidata da Jack Dorsey fa sapere anche di aver iniziato a sviluppare strumenti interni per identificare gli account che violano le regole e per integrare i report degli utenti.

    Twitter oggi fa un passo avanti contro il contenuto violento e di odio che, come già ripetuto anche in questa occasione, attanaglia la piattaforma. Serviva una presa di posizione come questa con regole più chiare, da questo punto di vista. La condivisione di contenuti di odio e violenza da parte di tanti utenti è una delle tante motivazioni che hanno spinto centinaia di migliaia di utenti ad abbandonare la piattaforma o a non utilizzarla affatto. Se davvero Twitter saprà applicare queste poche e semplici regole, forse comincerà ad essere un luogo più attraente, sopratutto per tutte quelle persone che non hanno mai avuto modo, giustamente, di apprezzarla. Vedremo se davvero Twitter sarà in grado e all’altezza del proprio compito.

     

  • Twitter introduce la modalità discussione per pubblicare tweetstorm

    Twitter introduce la modalità discussione per pubblicare tweetstorm

    Twitter vuole dare più spazio alla discussione sula piattaforma. Dopo aver esteso lo spazio per i tweet a 280 caratteri, a fine settembre, da oggi è possibile creare dei thread, ossia una serie di tweet legati tra loro per esprimere un pensiero o un concetto più ampio. Ma era davvero necessario?

    Twitter vuole dare più spazio alla discussione sulla piattaforma. Dopo aver esteso lo spazio per i tweet a 280 caratteri, a fine settembre, da oggi è possibile creare dei thread, come vengono definiti, dei tweet che legati tra loro offrono un ulteriore spazio per esprimere un concetto o un pensiero più ampio. In pratica, in basso a destra dove compare il cerchio che conta lo spazio dei caratteri, da oggi viene aggiunti il simbolo “+” ad indicare che è possibile legare altri tweet tra loro per poi pubblicarli sotto forma di discussione. Una volta pubblicato il thread viene visualizzato in maniera singola, nel senso che i tweet vengono visti sulla timeline come se fosse pubblicati separatamente, ma per essere visualizzati completamente si deve cliccare su “Mostra questa discussione” e viene visualizzato tutto il “filo” della discussione.

    twitter discussione thread

    Non che prima non fosse possibile condividere dei tweet storm, solo che l’operazione era lunga e laboriosa. Ora invece è tutto molto più semplice. Esistono anche app di terze parti che già rendevano possibile questa modalità.

    Qui in basso un esempio:

    Twitter aggiunge quindi ulteriore spazio per conversare, quasi che davvero il problema della poca crescita della base utenti fosse il limite dei 140 caratteri, quello che era davvero il carattere distintivo della piattaforma. Una scelta che è stata molto criticata (qui potete leggere i pareri di alcuni esperti che abbiamo interpellato). E a quanto pare la scelta ha avuto un effetto positivo incrementando il coinvolgimento degli utenti, come ha spiegato in questo post DataMediaHub. Ma forse non si potrà dire di questa nuova modalità. La maggior parte degli utenti che usavano poco Twitter per via dei 140 caratteri stanno trovano adeguato adesso lo spazio a 280 caratteri. Scrivere un thread fatto da 10 tweet da 280 caratteri significa scrivere un post da 2.800 caratteri. Difficile che qualcuno su Twitter lo legga. Non è quindi una modalità per tutti, avrà quindi un utilizzo di nicchia che, forse, non avrà affetti sul coinvolgimento pari a quello ottenuto con i 280 caratteri.

    Ma allora a che serve? Serve a Twitter per offrire nuove modalità, per evitare che gli utenti possano servirsi di app di terze parti e rendere quindi il tutto nativo sulla piattaforma. Ma questa non è vera innovazione. Non è quell’innovazione che tutti attendono per fare in modo che Twitter possa guardare al 2018 con un certo ottimismo.

    Serve introdurre il tasto “modifica tweet” per rendere la piattaforma più moderna e competitiva. Ma non solo. E’ necessario studiare lo spazio Esplora in maniera da rendere le notizie del momento più coinvolgenti e ampie, siamo ancora in attesa di vedere i “Momenti” in questa sezione. Serve agganciare un sistema di advertising che renda la piattaforma più competitiva, quello attuale non è più adatto ai 280 caratteri. Serve una maggiore attenzione sulla sicurezza, gli sforzi delle ultime settimane stanno dando qualche frutto, ma ancora non basta.

    Insomma, di cose da fare per rendere davvero la piattaforma più attraente ce ne sono, ma ancora Twitter sta lì a introdurre feature ininfluenti. Vedrete che anche nel 2018 il tema “acquisizione” tornerà di moda, e chissà che non si realizzi del tutto.

    La modalità dovrebbe essere attiva da subito, o entro pochi giorni, da mobile, iOS e Android, e anche da twitter.com.

  • People Are Media, viaggio nella consapevolezza digitale nell’era dei selfie

    People Are Media, viaggio nella consapevolezza digitale nell’era dei selfie

    È uscito da poco nelle librerie “People are Media – Il business digitale nell’era dei selfie”, libro scritto da Aldo Agostinelli e Silvio Meazza con la prefazione di Marco Montemagno. È un libro che ci porta a riflettere su quanto il digitale sia oggi sempre più parte delle nostre vite e di quanto sia cambiato il modo di comunicare. Un viaggio di consapevolezza tra social media, IoT, E-commerce, Big Data, Blockchain, tecnologie che servono per migliorarci.

    Di libri sul digitale ne esistono a centinaia ormai, ed era inevitabile che fosse così. Spesso però si rischia di cadere nel ripetere alcuni concetti senza mai guardarli nel loro insieme, per comprendere meglio la realtà che stiamo vivendo. Il digitale è ormai entrato a far parte della nostra vita, al punto che oggi suona un po’ stonata perché il confine tra online e offline si è via via sempre più ristretto da diventare, in poco tempo, una cosa sola.

    Dei libri che sono usciti in questo periodo, oggi vogliamo segnalarvi “People Are Media – Il business digitale nell’era dei selfie” (edito da Mondadori, 19,90 €), da poco nelle librerie e scritto da Aldo Agostinelli, uomo di esperienza del marketing digitale in molte aziende italiane e internazionali, vicepresidente di IAB Italia, e da Silvio Meazza, esperto di comunicazione, fondatore di M&C SAATCHI Milano, il quale ci offre quella visione di insieme che mancava. È proprio quella panoramica, come sottolineato anche da Marco Montemagno nella sua prefazione al testo, che ci permette di prendere coscienza di quanto l’innovazione tecnologica sia andata ad un ritmo talmente veloce, quasi da non ricordarci più come vivevamo prima di questa rivoluzione. Perché di rivoluzione si tratta, sotto ogni punto di vista.

    È  una rivoluzione che tocca oggi i cittadini, sono 39 milioni gli italiani che navigano online oggi, e un numero sempre crescente lo fa da dispositivi mobile. Il libro parte proprio dallo smartphone vero strumento tecnologico che è ormai diventato il prolungamento della nostra esistenza, il gadget che ha dato il via al fenomeno dei selfie grazie proprio alla “fotocamera reverse”. Un fenomeno che, tra milioni di facce, ha contribuito a prendere coscienza di sé e del proprio aspetto.

    people are media

    Da qui inizia un percorso narrato, senza inutili tecnicismi, in un linguaggio accessibile a tutti, con continui riferimenti alla vita prima del digitale, passando dal ruolo che oggi ha assunto il cittadino, un ruolo sempre più attivo, alle aziende che oggi devono abbandonare la vecchia filosofia del “comprare uno spazio” creando luoghi di incontro e confronto, adoperandosi dello storytelling. Il viaggio continua su come è cambiato oggi il modo di fare acquisti: adesso basta un click per portare l’utente a vivere una esperienza di acquisto nuova, non solo legata all’esigenza dell’acquisto.

    people are media desk

    Come ben sappiamo, il digitale, il web, sono tracciabili, tutto è conservato e tutto può essere ricostruito. È vera l’affermazione che oggi la vita di una persona è racchiusa in un browser, tutto avviene lì: i contatti, gli amici, lo svago, il lavoro, i viaggi. Tutto è racchiuso all’interno dei dati e siccome i dati aumentano esponenzialmente si parla di Big Data, preziosi per comprendere come ci muoviamo, cosa facciamo, cosa acquistiamo, cosa ci piace mangiare, e così via. Tutte le nostre informazioni sono lì. E ovviamente non può mancare l’aspetto della privacy, sempre più rilevante, un concetto che cambia all’interno di un mondo che va a gran velocità verso l’innovazione.

    People Are Media ci permette di riflettere sul fatto che noi stessi oggi siamo dei media, perché tutti abbiamo la possibilità di comunicare, con chiunque, soddisfacendo come mai prima l’esigenza primaria dell’uomo.

    Un ulteriore motivo per consigliare e acquistare People Are Media è che i proventi derivanti dalle vendite del libro saranno interamente devoluti in beneficenza a “Libera Associazione, nomi e numeri contro le mafie“.

  • Facebook copia (ancora) da Snapchat la funzione Streak e avvia i test su Messenger

    Facebook copia (ancora) da Snapchat la funzione Streak e avvia i test su Messenger

    Facebook continua a copiare funzionalità da Snapchat. Dopo aver preso di mira le Stories, e portandole su Instagram, WhatsApp, Messenger, e i filtri, adesso è la volta di Streak, la funzionalità che mostra quanti giorni consecutivi si chatta con un amico. Alcuni utenti hanno segnalato la funzionalità su Messenger e Facebook ha confermato i test.

    Facebook continua a guardare a Snapchat, rubando (è il caso di dire) quelle funzioni che hanno caratterizzato e fatto conoscere l’app di Evan Spiegel al grande pubblico di giovani. Dopo aver preso di mira le Stories ed averle portate, con grande successo, prima su Instgram e poi su WhatsApp e su Messenger, adesso nel mirino dell’azienda di Menlo Park vi è la funzionalità che mostra quanti giorni consecutivi si chatta con un amico proprio su Messenger. Alcuni utenti nei giorni scorsi hanno segnalato la funzionalità attiva su Messenger, l’app di messaggistica di Facebook che conta più di 1,3 miliardi di utenti ormai.

    Questa funzionalità, che quindi ha come obiettivo quello di spingere l’utente a chattare di più, su Snapchat va sotto il nome di streak (striscia) e appare con l’emoji del fuoco. Si legge sul servizio di supporto di Snapchat: “Se tu e un tuo amico siete Infuocati, significa che vi siete scambiati Snap (non messaggi in Chat) nell’arco di 24 ore per più di tre giorni consecutivi“. A fianco di questa emoji può apparire anche un numero che sta ad indicare i giorni in cui si è rimasti “infuocati.

    facebook messenger streak snapchat

    Bene, su Messenger, come appunto segnalato da alcuni utenti, apparirebbe l’emoji del tuono ad indicare quanti giorni consecutivi si è chattato con un amico. E anche in questo caso, di fianco all’iconcina apparirebbe un numero, ad indicare proprio i giorni consecutivi di conversazione sull’app.

    Facebook ha confermato questi test a Mashable, un portavoce ha dichiarato che questa funzionalità darà un colpo d’occhio sui “fatti divertenti sulle persone con cui si chatta”.

    Al momento non è chiaro quando questa funzionalità sarà attiva per tutti gli altri utenti, certo è che Facebook no perde il vizio, anzi. Ed è molto probabile che questa funzione sarà poi attiva su Instagram e WhatsApp, con l’obiettivo di incrementare il coinvolgimento su tutte le app dell’ecosistema Facebook.

  • Come è cambiata la Conversazione in 25 anni: dal primo SMS a Messenger

    Come è cambiata la Conversazione in 25 anni: dal primo SMS a Messenger

    Il prossimo 3 dicembre l’SMS compie 25 anni e per ricordare questa data storica Facebook ha presentato una ricerca su Messenger che spiega come è cambiato il modo di usare la messaggistica e quale ruolo gioca oggi. Se l’SMS era soltanto testuale, oggi app come Messenger hanno introdotto la comunicazione visiva. Dalla ricerca emerge anche che lo scambio di messaggi via app agevoli la conversazione di persona del 52%.

    L’SMS sta per compiere 25 anni, un quarto di secolo. Era il 3 dicembre del 1992 quando Neil Papworth, programmatore di Reading (Regno Unito) inviò un messaggio, dal suo pc al telefono di un suo amico (su rete Vodafone), nel quale vi era scritto “Merry Christmas“. Per la cronaca, il primo SMS da telefono a telefono venne inviato l’anno successivo, nel 1993, da uno stagista della Nokia. Ma quella data di 25 anni fa ha cambiato radicalmente il modo di conversare tra le persone. Da quel messaggio che veniva inviato sul cellulare (di dimensioni notevoli allora) su uno schermo freddo ad oggi il modo di conversare è totalmente cambiato al punto che oggi, a distanza di 25 anni, lo stesso SMS non è più usato come agli inizi degli anni 2000. Pensate che 17 anni fa si inviavano già 17 miliardi di messaggi e nel 2004, con una crescita vertiginosa, i messaggi scambiati erano 500 miliardi.

    Col passare degli anni il ruolo dell’SMS si è via via ridimensionato. Sono nate le prime app di messaggistica e dal quel momento sono calati gli “short message system” scambiati: nel 2015 gli SMS inviati ogni giorno erano “solo” 20 miliardi, mentre i messaggi scambiati via WhatsApp erano già 30 miliardi. Le nuove app come WhatsApp e come Messenger hanno reso la messaggistica più immediata arricchendola di nuove forme di contenuto che rendono l’invio di un messaggio ancora più rapido. L’SMS oggi è sempre meno usato, anche se resiste, ma è certamente cambiato il suo ruolo nel corso di questi 25 anni, non è più il solo modo per inviare un messaggio dal proprio telefono, oggi smartphone. Nel frattempo le app hanno rimpiazzato l’invio del messaggio testuale, addirittura Messenger ha inglobato l’invio dell’SMS al’interno dell’app.

    conversazione sms 25 anni messaggistica

    E proprio di Messenger parliamo oggi, perchè Facebook ha recentemente pubblicato una ricerca, Messages That Matter, condotta da Greenberg, su un campione di 9.264 utenti così suddivisi: 2.255 in Usa, 1.001 in Uk, 1.002 in Canada, 1.004 in Australia, 1.001 in Germania, 1.000 in Brasile, 1.001 in Francia e 1.000 in Corea del Sud. Dalla ricerca emergono fatti rilevanti che evidenziano il cambiamento, e l’innovazione, che è stata messa in atto proprio grazie a quel primo SMS inviato 25 anni fa.

    Più dispositivi portano ad una maggiore Comunicazione

    Ad oggi la messaggistica ricopre un ruolo fondamentale tanto per i giovani quanto per i meno giovani. Dalla ricerca si rileva che lo è per il 91% dei giovani di età compresa tra i 13-18 anni e lo per l’80% dei 19-64 anni. Dalla ricerca emergono delle tendenze che di fatto disegnano il ruolo della messaggistica oggi. Per prima cosa, “più dispositivi portano ad una maggiore comunicazione”. Vero, ci sono più dispositivi in circolazione e si comunica di più, si conversa molto. E questo comporta che tra gli strumenti più usati per conversare per il 67% ci sia proprio la messaggistica, per il 48% ci siano i social media, per il 47% le email, per il 47% le video chat, e per il 38% la comunicazione “vis a vis”. Inoltre, questa moltitudine di strumenti per comunicare comporta anche una maggiore soddisfazione sociale, le persone intervistate affermano infatti che le conversazioni sono anche più autentiche.

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    Le conversazioni laterali rafforzano le Relazioni

    Altra tendenza che emerge dalla ricerca è che “le conversazioni laterali rafforzano le relazioni”. Per conversazioni laterali si intende tutte quelle conversazioni che teniamo quando siamo in riunione, a cena, o quando guardiamo la tv, tutte quelle conversazioni segrete che teniamo dal nostro smartphone. Il 71% delle persone intervistate dichiara di avere conversazioni laterali e il 62% di questi dichiara anche di sentirsi più legato agli amici più stretti (contro il 36% di coloro che dichiarano di non avere conversazioni laterali). Il 79% dei teenagers dichiara di avere conversazioni laterali, anche l’81% dei millennials.

    conversazione sms 25 anni laterale

    La messaggistica ha introdotto un nuovo linguaggio

    Altra tendenza che emerge dalla ricerca è che la messaggistica ha introdotto una “nuova forma di linguaggio”. Capita molto spesso che si risponda ad un messaggio con un emoji, un’icona che è sufficiente ad esprimere una sensazione a tal punto da valere come risposta. I dati della ricerca evidenziano che il 57% delle persone invia, come risposta ad un messaggio, una GIF, mentre il 56% usa, appunto le emoji. Altro dato interessante è che il 77% degli over 55 utilizza proprio gli emoji.

    conversazione sms 25 anni emoji

    Dalla messaggistica alla conversazione vis a vis

    Mai come oggi restare in contatto con una persona è così facile. La messaggistica ha rivoluzionato il modo di conversare facendo in modo che la conversazione vis a vis, quindi quella fatta di persona, addirittura aumentasse. Di solito si è portati a pensare che i nuovi strumenti di comunicazione digitale stiano sostituendo il modo di comunicare tra le persone facendo via via perdere il contatto umano tra le persone. In realtà avviene il contrario e questa ricerca lo mette in evidenza. E’ vero che il 67% delle persone intervistate afferma di inviare messaggi più di quanto facesse solo due anni prima, ma è anche vero che le persone che conversano via messaggistica hanno il 52% di possibilità in più di conversare di persona rispetto a quelle che non usano la messaggistica. In Brasile questa percentuale è al 33%, Francia 22%, Germania 21% e Usa 20%.

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    Con la messaggistica la conversazione è più autentica

    Esiste poi un elemento non secondario che viene ben evidenziato dalla ricerca, come nuova tendenza. E cioè che le persone che conversano via messaggistica sostengono di avere conversazioni (66%), e quindi relazioni (61%), più autentiche. Sempre dalla ricerca emerge, ad esempio, che chi utilizza app di incontri inevitabilmente finisce per usare la messaggistica per continuare la relazione (34%).

    Insomma, dal primo SMS di 25 anni fa alla messaggistica di oggi emerge il fatto che dalle conversazioni nascono le relazioni. Ed è questo il vero obiettivo. L’innovazione e la tecnologia in relazione alla messaggistica di questi anni è evoluta a tal punto che non ha, di fatto, messo in discussione la relazione, il contatto umano, ma lo ha agevolato.

    E voi che ne pensate? Siete dello stesso parere? E quando avete mandato il vostro primo SMS?

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  • Twitter estende i caratteri per il nome portandoli da 20 a 50

    Twitter estende i caratteri per il nome portandoli da 20 a 50

    Twitter c’ha preso gusto, è il caso di dire. Dopo aver portato il numero dei caratteri da 140 a 280, l’azienda guidata da Jack Dorsey rompe un altro limite. Si tratta di quello per il nome solitamente contenuto all’interno dei 20 caratteri. Ebbene, da oggi lo spazio a disposizione si allunga fino a 50 caratteri.

    Può sembrare una battuta, ma Twitter con la storia dell’estensione dei caratteri sembra averci preso proprio gusto. Dopo aver esteso lo spazio a disposizione per scrivere un tweet, portandolo a 280 caratteri dai classici 140 caratteri, che erano stati l’elemento caratterizzante della piattaforma sin dalla sua creazione nel 2006, adesso da San Francisco decidono di far cadere un nuovo limite. Meno eclatante, certo, ma è pur sempre un nuovo limite che cade.

    twitter nome 50 caratteri

    Si tratta del limite dei caratteri che servivano per scegliere il proprio nome (e non il nome utente). Come forse molti di voi giù sanno, quel limite era solitamente di 20 caratteri, potete immaginare cosa hanno passato in questi anni chi aveva un nome e cognome che superava i 20 caratteri.

    Ma da oggi questo problema non esiste più. Il limite adesso viene spostato più avanti, viene più che raddoppiato, passando dai ai 50 caratteri. Quindi se avete due nomi, o un nome molto lungo, e da sempre, su Twitter, avete avuto difficoltà nello scrivere il vostro nome utente, ecco da oggi non ci sarà più nessun problema. E potete anche arricchirlo con una bella emoji.

    [box type=”info” align=”” class=”” width=””]Leggi : “Twitter passa a 280 caratteri, sarà davvero utile? Ecco le risposte degli esperti“[/box]

    Per evitare confusione, stiamo parlando del nome utente, ossia di quello che apparirà sulla vostra pagina, non il vostro @handle, quello potete sempre modificarlo, da “Modifica profilo”, e resta limitato entro i 15 caratteri. Qui trovate le informazioni specifiche che Twitter ha appena aggiornato.

    Eppure, per quanto questo possa essere importante, no siamo ancora nell’ordine di fare innovazione di prodotto. Siamo, però, molto fiduciosi che presto la vera innovazione su Twitter arriverà e si chiamerà, prima di tutto, #modificatweet. E allora si che si comincerà a parlare di rilancio della piattaforma.

  • Come trasformare un dialogo sui Social Media in una disputa felice

    Come trasformare un dialogo sui Social Media in una disputa felice

    I Social Media sono grandi strumenti di comunicazione, sono strumenti che rendono la conversazione più aperta, diretta, orizzontale. Ma spesso la conversazione si trasforma in discussione, per poi finire in disputa. Per capirne meglio, ne parliamo con Bruno Mastroianni, autore de “La disputa felice” che ci svela la regola per trasformare la discussione in una “disputa felice”.

    I Social Media sono grandi strumenti di comunicazione, sono strumenti che rendono la conversazione più aperta, diretta, orizzontale. Tutti possono dire qualcosa e tutti possono discutere su qualcosa. Il fatto è che il più delle volte la conversazione si trasforma in discussione fino a finire in disputa. Anche per cose davvero minime. All’interno di questo fenomeno vi è poi quello degli haters e di tutti quegli utenti che si prefiggono come obiettivo quello di infastidire, provocare.

    Insomma, i social media sono grandi strumenti di dialogo, di relazioni, ma, per rendere una dimensione quanto mai realistica, non si può non dire che in alcuni casi possono trasformarsi in strumenti che contraddicono proprio quello per cui sono nati, ossia il dialogo, la conversazione. E’ un fenomeno che appassiona, interessa ovviamente tutti, e oggi ve ne parliamo perchè da qualche mese è uscito un libro molto bello su questo tema, un libro che arriva fino al punto della questione, la analizza a fondo,provando a dare anche una spiegazione e una soluzione. Il libro si intitola “La disputa felice” e l’autore è Bruno Mastroianni, filoso, autore, social media manager di de @LaGrandeStoria @RaiTre e della Multipiattaforma di @RaiUno, è Tutor di Comunicazione politica e globalizzazione alla Università Telematica Internazionale Uninettuno. A Bruno Mastroianni abbiamo posto qualche domanda per capire meglio come dialogare sui Social Media e di svelarci quale sia questa regola per la “disputa felice”.

    Si dice sempre che Internet ha reso la conoscenza più accessibile, quindi alla portata di tutti. Ma è davvero un vantaggio?

    Sì, è un grandissimo vantaggio, che però non ha risolto nulla. Da sempre, la vera sfida dell’uomo, più che l’accesso alla conoscenza, è la capacità di saper organizzare e mettere in relazione le diverse conoscenze, vagliandone anche la validità. Direi che l’accesso libero e immediato alle informazioni accentua questa sfida: di fronte al sovraccarico di contenuti a cui siamo tutti esposti quotidianamente c’è bisogno di competenze per sapersi orientare. Il rischio: vivere in un mondo di informazioni poco accurate (o addirittura false) che confermano le nostre convinzioni, ma non ci dicono nulla della realtà. Il web e l’iperconnessione in cui viviamo ci chiedono un surplus di sviluppo di pensiero critico.

    Negli ultimi anni abbiamo preso in prestito dall’economia la “disintermediazione” per dire che sul web e sui social media le informazioni viaggiano senza “intermediari”. Che ne pensi?

    Credo che gli “intermediari” non siano scomparsi del tutto, ma che siano piuttosto cambiate le dinamiche di mediazione, che ora avvengono più dal basso e sono in qualche modo più libere. Prima i media, le istituzioni, i personaggi pubblici avevano ruolo di mediatori in base alla posizione preminente che ricoprivano in società. In quello scenario, gli spazi del dibattito pubblico erano determinati e c’era una sorta di “selezione all’ingresso” su chi aveva voce e chi no (pensiamo agli spazi mediatici limitati). Oggi che quegli spazi sono stati “liberati”, la selezione non può essere più fatta a priori, ma deve essere guadagnata sul campo. Questa non è la fine del ruolo di mediazione (che non può scomparire dalla società), è una sua riconfigurazione su base più libera. Oggi più che mai abbiamo bisogno di giornalisti, di esperti, di istituzioni che sappiano accettare la sfida della conversazione pubblica generalizzata per riconquistare la loro funzione in base alle loro competenze e non più in base alla posizione sociale. La chiamerei una “mediazione a posteriori”.

    Una cosa è vera e cioè che il livello di discussione, sui social media in particolare, è piuttosto alto. Si discute sempre, anche per cose in realtà futili. Si discute anche più di quello che si farebbe al bar, per esempio. Sarà che il “nascondersi” rende più facile “esporsi”. È così? E come lo spieghi?

    Intanto direi che appaiono essere molti i litigi che scaturiscono dalle discussioni, e qui il paradosso: quando diventa litigio, la discussione, e quindi il confronto, finisce. Magari imparassimo a trasformare ogni differenza di opinioni in una discussione: ciò ci farebbe crescere culturalmente. A mio avviso litighiamo perché non siamo abituati ad avere a che fare quotidianamente e ordinariamente con la differenza dell’altro (differenza di vedute, di linguaggio, di cultura). Prima del web, la diversità la incontravamo solo in momenti specifici (nei viaggi, in certe professioni), per il resto si poteva vivere nei propri contesti sociali omogenei lasciando tutto ciò che era diverso fuori dalle proprie vite. Oggi la differenza ce la ritroviamo nei commenti ai nostri post, nel tweet dello sconosciuto che viene da un altro mondo ed entra nella nostra quotidianità senza chiedere permesso. Questo genera la reazione: difesa, contrasto, livore. È un’umanissima risposta di autoconservazione di fronte al diverso che mette in dubbio le nostre certezze, il nostro mondo.

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    Il fenomeno degli haters, fenomeno che spesso e volentieri colpisce le celebrità, Twitter è un caso emblematico da questo punto di vista, è a sua volta figlio di questa libertà di accesso all’informazione?

    Trovo che sia interessante ribaltare la prospettiva: non vedere tanto gli hater come una categoria (non lo è), ma occuparsi del fenomeno dell’odio che invece riguarda tutti. È qualcosa che si manifesta con diversi gradi di intensità; parte ad esempio dai velenosi tra le righe che persone comuni si scambiano tra loro al momento di discutere, passa per quelle generalizzazioni spesso sessiste o razziste che si intravedono in certi commenti, fino ad arrivare agli insulti espliciti e alla violenza verbale diretta. Credo che sia interessante studiarlo non come qualcosa di speciale, ma come una tendenza che è dentro ogni uomo, che si manifesta in minore o maggiore intensità in base alla capacità del singolo di controllare certi istinti. Ritengo che celebrità e personaggi pubblici ricevano commenti d’odio in misura maggiore e più intensa per il fatto di essere più in vista, ma è interessante non tralasciare tutto quel panorama di grandi e piccoli episodi di odio che ognuno di noi subisce (e spesso restituisce) nei suoi spazi e nella cerchia delle sue connessioni. Gli hater siamo noi, insomma.

    Cerchiamo di arrivare al punto del tuo interessantissimo libro Bruno, cos’è la “disputa felice”? Davvero si può discutere sul web e sui social media senza litigare?

    Ho cercato di riflettere sulla possibilità di un tipo di comunicazione che, pur evidenziando dissenso e producendo discussioni sincere, non interrompa la relazione con l’altro. Non ho scritto un libro di tecniche di comunicazione (ce ne sono migliori del mio, e sono citati all’interno); ho voluto fare un libro che aiuti ciascuno a riflettere su se stesso e sulle sue capacità di comunicazione. Il centro della tesi del libro è che la maggior parte delle volte che litighiamo lo facciamo perché abbiamo qualche carenza nelle nostre convinzioni. Questa carenza ci porta ad aver paura e a non affrontare serenamente il pensiero differente dell’altro, che mette in difficoltà il nostro mondo. Se riuscissimo a scoprire che il dissenso dell’altro ci può aiutare a pensare meglio, perderemmo questa paura e rinunceremmo a tutta una serie di errori di comunicazione che ci portano allo scontro. Insomma, il litigio è un comportamento che rivela qualche nostra mancanza. Scoprirlo è iniziare a riprendere le discussioni senza la paura di essere contraddetti, ma trovando in esse il gusto di capire meglio le cose.

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    Bruno Mastroianni, autore de “La Disputa felice”

    Come ci si difende dagli insulti e come si disinnesca una lite?

    Scoprendo come la tendenza all’insulto, alle frasi sprezzanti, alla battuta offensiva, nasce dentro di noi. Quando riflettiamo su cosa succede a noi stessi quando siamo in difficoltà (l’odio è sempre una manifestazione di incapacità), impariamo a non prendercela troppo quando ne siamo vittime. L’ideale è non offendersi e non raccogliere le provocazioni, ma riconoscere, pur nelle parole aggressive dell’altro, l’argomentazione che c’è sotto (c’è sempre). Rispondere con pazienza a quell’argomentazione non solo ci rende migliori perché ci mette alla prova, ma può anche spegnere i conflitti. E se non li spegne, avrà comunque un effetto sociale positivo. Le nostre interazioni online sono sempre lette da una moltitudine silenziosa più ampia: chi legge quelle risposte argomentate, pacificanti e pacate, comunque riceve qualcosa in termini di conoscenza; un effetto alternativo al muro contro muro che in ogni caso non porta a nulla e non dà niente a nessuno.

    Allora, qual è la regola della disputa felice?

    Comunicare non è convincere, né vincere, né avere la meglio sull’altro; comunicare è capire chi non è d’accordo, perché proprio dove c’è divergenza tra idee c’è nuova conoscenza. Chi sta sempre tra persone concordi diventa un imitatore e impoverisce le sue capacità. Dissentire senza litigare ci permette invece di conoscere molte più cose e stringere relazioni con molte più persone di quanto avremmo mai potuto e immaginato. Che poi, se ci pensiamo, è l’aspetto più promettente della vita in connessione.

    Grazie Bruno per questa interessante e bella intervista e vi ricordiamo che trovate il suo libro nelle librerie e anche su Amazon.

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