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  • Le sfide del Social Media Marketing tra nuove piattaforme e influencer

    Le sfide del Social Media Marketing tra nuove piattaforme e influencer

    L’indagine di KANTAR TNS, Connected Life TNS Global 2016, svolta su 70.000 consumatori a livello globale, evidenzia che il 26 % degli utenti dichiara di ignorare i post sui social o i contenuti condivisi dai brand; in Italia la percentuale è del 24%. Lo studio certifica la crescita di Snapchat e Instagram, sottolineando il valore degli influencer nel veicolare la percezione del brand.

    La ricerca globale di KANTAR TNS, Connected Life TNS Global 2016, sulla base di 70 mila consumatori di 57 paesi (età compresa tra i 16 e i 65 anni) mette in fila tutta una serie di dati molto attuali, di quelli che vengono discussi molto in questo periodo. E cioè come i brand possano sfruttare al meglio i Social Media per creare coinvolgimento, come sfruttare piattaforme in crescita come Instagram e Snapchat (in un’altra ricerca si era evidenziato proprio il ruolo di Instagram come punto di riferimento) e come creare una relazione con influencer e celebrità vista la loro capacità nel veicolare i messaggi e contribuire ad una migliore percezione del brand da parte degli utenti e consumatori. Temi di cui si parla molto oggi e di conseguenza i dati di questa ricerca, che si riferiscono anche al nostro paese, assumono una valore importante.

    L’indagine di KANTAR TNS evidenzia che il 26% dei consumatori dichiara di ignorare i post sui social o i contenuti condivisi dalle marche, un dato significativo, cioè: 1 utente su 4. Il dato peggiore, da questo punto di vista, lo si riscontra nei paesi scandinavi, dove il 57%  dei rispondenti, sia in Svezia che in Danimarca, aveva dichiarato di ignorare i contenuti condivisi dalle marche. All’estremità opposta della scala solo il 15% dei rispondenti in Arabia Saudita e il 19% in Brasile avevano dichiarato di non essere interessati a contenuti brandizzati. In Italia, così come in Cina, il dato rilevato è molto vicino alla media globale con il 24%.

    Un dato, questo rilevato, che viene a confrontarsi con un altro dato interessante. E cioè che crescono ancora le piattaforme come Snapchat e Instagram, un dato che si conosceva certo, ma che vale la pena di verificare anche con questi numeri. La popolarità delle due piattaforme è cresciuta negli ultimi due anni in risposta alla richiesta di contenuti veri, personali, e istantanei, “in the moment” secondo lo studio dell’istituto globale di ricerca KANTAR TNS. Quasi un quarto degli utenti (23%) internet è ora su Snapchat, un grande salto rispetto al 12 % di due anni fa. Una situazione che si risconta anche nel nostro paese: in Italia il 25% degli utenti internet ora attivi sulla piattaforma, rispetto al 15% del 2015. In altre zone, come l’America Latina assistiamo ad un balzo dal 12 (2014) al 38% (2016).

    social media influencer brand infografica

    Anche Instagram ha acquisito popolarità, con un livello di utilizzo globale che oggi è al 42% dal 24% del 2014. In Italia, è sulla piattaforma il 51%, con una crescita del 15% negli ultimi due anni.

    Le marche, dunque, dovranno affrontare non poche difficoltà nel tentativo di coinvolgere i consumatori, dal momento che questi ultimi si sentono bombardati dalla presenza dei brands sulle piattaforme social, con il 34% in Italia (in linea con il dato Global, mentre a livello Europa, siamo addirittura al 39%) che dichiara addirittura di sentirsi “costantemente seguito” dalla comunicazione online.

    E tornando a quanto dicevamo all’inizio di questo post, uno dei temi che si affronta ogni giorno, all’interno della sfera del Social Media Marketing, è il ruolo che giocano, in maniera sempre più crescente, gli influencer e le celebrità. Da questo punto di vista, la ricerca KANTAR TNS ha evidenziato come gli influencer e le celebrità abbiano un ruolo chiave nell’influenzare la percezione sulle marche da parte delle persone. In pratica, 2 utenti su 5 (40 % nel mondo – il 32% in Italia) di età compresa tra i 16 e i 24 anni, dichiarano di avere più fiducia in quello che le persone dicono online a proposito del brand che sulle informazioni trovate sui canali ufficiali come giornali, siti o pubblicità TV.

    Come si sa, e come evidenzia anche la ricerca, giovani sono i più grandi utilizzatori dei social media, su tutte le piattaforme, ma è da notare che anche i più adulti si stanno aprendo alle novità del momento: 1 utente su 5, di età compresa tra i 55 e i 65 anni ora utilizza Instagram (un aumento del 47 % rispetto all’anno scorso nello stesso periodo). L’Italia sembra in linea con il dato globale, mentre per esempio nei Paesi del Sud America un 35% degli utenti in questa fascia accede alla piattaforma e ad Hong Kong addirittura il 44%. Anche su Snapchat in queste fasce d’età, la tendenza a condividere foto istantanee sta crescendo: il 9 % degli user globali è di età compresa tra i 55-65 anni ( era il 3 % nel 2015).

    E’ evidente che l’aumento degli user in tutte le fasce d’età rappresenta un’opportunità per i brand che possono creare contenuti condivisibili e coinvolgenti. Peraltro, con il 30 % dei rispondenti (il 35% in Italia) che ha dichiarato di essere contrario all’idea di vedere i propri comportamenti online tracciati dalla pubblicità, emerge la necessità di muoversi con attenzione.

    Di fronte a questi dati, forse sarebbe utile per le aziende qualche consiglio, e cioè:

    • concentrarsi e migliorare la creazione di contenuti che possano essere utilizzati su diversi canali, valutandone le specificità;
    • cercare di coinvolgere gli influencer coinvolgendoli nella creazione di contenuti, considerandoli come fonti attendibili di informazioni e consigli. Le partnership sono un’ottima opportunità per generare un genuino e autentico contenuto, che è quello che le persone vogliono;
    • puntare su ciò che in effetti emoziona i consumatori. La realtà oggi è che non sono più solo i teenagers coloro che utilizzano questi canali.

    Allora, che ne pensate di questi dati e se pensate che ci sia bisogno di qualche altro consiglio?

  • L’Aggressività sul Web: quando c’è e non si fa sentire

    L’Aggressività sul Web: quando c’è e non si fa sentire

    L’Aggressività è una caratteristica innata, nessuno ne è esente. Diventa particolarmente pericolosa, tuttavia, quando viene repressa, non sfogata in maniera consona, ribaltata sul prossimo per non assumersene la responsabilità. Ne deriva un comportamento dannoso soprattutto nella Comunicazione in Rete, dove lo scambio e il confronto si tramutano in ambigua violenza.

    L’Aggressività è una caratteristica innata di ogni essere vivente.
    Un istinto fondamentale con cui nasciamo e di cui possiamo solo, nel tempo, imparare a governarne la potenza e indirizzarne la strada.
    Senza necessariamente attenersi alle teorie di Sigmund Freud – il primo che la ipotizzò come pulsione sessuale e di autoconservazione – tutti noi cresciamo con questo elemento distintivo.
    L’Aggressività è una dinamica estremamente complessa, che ha basi biologiche e psichiche, e che in qualità di istinto primario viene chiamato in causa in ogni manifestazione di conflitto o violenza.
    Tutti noi, certamente, siamo stati vittime di un qualsiasi genere di comportamento aggressivo, e tutti noi, certamente, possiamo riconoscere nei nostri stessi gesti manifestazioni di aggressività, rabbia, rancore, desiderio di vendetta o cattiveria.
    Nessuno ne è esente.
    Tuttavia, la violenza che nasce se l’Aggressività non è controllata può anche non essere palese e diretta. Può essere un’Aggressività Passiva.

    aggressività web

    In Rete, l’Aggressività non esplicita è un ostacolo frequentissimo e particolarmente difficile da superare.
    Esistono molte forme per “fare del male” ai nostri interlocutori o ai nostri competitor, addirittura ai colleghi che non ci risultano, per così, dire simpatici.
    Le vittime di questa subdola forma di Aggressività avvertono con certezza l’ostilità e la cattiveria, senza per altro riuscire a difendersi. Non ci si può rivolgere direttamente a nessuno, non si capisce il motivo di una tale ritorsione e il risultato è sempre una disastrosa perdita di Autostima e di produttività.

    Analizziamo insieme come possa nascere e svilupparsi – addirittura rinforzarsi e auto-giustificarsi – questa forma di violenza a cui è tanto difficile sottrarsi.
    Nella Psicopatologia riconosciuta universalmente è descritto il Disturbo di Personalità Passivo-Aggressivo, in cui i soggetti appaiono tipicamente incapaci e remissivi, ma tale passività è messa in atto proprio per nascondere il desiderio di violenza ed evitare qualsiasi genere di responsabilità.
    Secondo il DSM-IV e V, il comportamento passivo-aggressivo si rende evidente attraverso la procrastinazione dello sfogo della rabbia e attraverso continue lamentele.
    Si nasconde l’ostilità, si arriva perfino a negarla e a rendersi agli occhi esterni vittime di accuse ingiustificate.
    La tensione sviluppata dalla componente aggressiva non trova sfogo, anzi, viene rimandata nel tempo e può finire per esercitarsi su soggetti del tutto ignari, perfino dopo mesi e anni.
    Come tutto ciò che provoca eccitazione ma non ha sfogo, l’Aggressività Passiva conduce a un’esasperazione di tutti i sentimenti ad essa legati: rabbia, rancore, macchinazione e inganno, attivazione di gesti e comportamenti violenti e/o cattivi.

    Uno degli aspetti più comuni nei Soggetti Passivo-Aggressivi è, quindi, proprio il gusto marcato per la vendetta, evitando tuttavia sempre di mostrarsi violenti.
    E si tratta sempre di una vendetta che spiazza: la persona che la subisce non comprende il perché di quest’atto aggressivo, dal momento che la rabbia è stata tenuta per tanto tempo repressa e nascosta sotto false spoglie.
    Tali soggetti riescono perfino egregiamente a calarsi nei panni della vittima stessa che, come tale, deve essere compatita.
    Da qui nasce la continua lamentela e la vittimizzazione costante.

    Naturalmente è pressoché impossibile collaborare o semplicemente confrontarsi a livello professionale con soggetti di questo tipo, perché la violenza repressa li rende particolarmente pericolosi per la loro sfuggevolezza e ambiguità.
    E dal momento che la Rete diffonde in tempo reale qualsiasi genere di comunicazione è particolarmente importante essere coscienti del loro comportamento.
    Saperli riconoscere.
    Sì, ma come?
    Innanzi tutto, non accettando o raccogliendo alcun tipo di provocazione.
    I soggetti che esprimono in maniera passiva la propria Aggressività sono particolarmente abili nel ribaltare le risposte che ottengono in offese, di cui loro stessi appaiono vittime, creando così un conflitto inspiegabile.
    Apparentemente inspiegabile. Poiché la causa di questo conflitto – come abbiamo visto – ha radici lontane: in una violenza repressa mai direttamente sfogata.

    Un altro tratto di personalità che ci fa riconoscere i soggetti Passivi-Aggressivi è il loro stile di comunicazione contraddittorio.
    E non solo contraddittorio.
    Nel loro linguaggio – nella loro scrittura – compaiono o sono implicite espressioni come: “Ma io scherzavo”, “Pensavo che lo sapessi”, “Sì, ma…”, “E’ quello che sto facendo”, “Non è certo colpa mia”, “Aspettavo te…”, etc.
    Sono espressioni che alludono ad omissioni, a colpe altrui, al desiderio di creare ansia negli altri, a un sarcasmo dallo sfondo offensivo, alla necessità di procrastinare nel tempo l’assunzione di qualsiasi responsabilità.
    L’inconcludenza sul lavoro e l’autodifesa esasperata – autodifesa per altro non richiesta – tradiscono anch’esse questo disturbo caratteriale

    L’Aggressività Passiva è un comportamento particolarmente “conveniente” rispetto a quello di assumersi la responsabilità di un’onesta discussione, che può provocare reali distacchi e prese di posizione.
    E proprio qui si trova il punto fondamentale.
    La capacità o meno di prendere decisioni, di esprimere opinioni, di scegliere.
    Perché una persona che mette in atto atteggiamenti Passivo-Aggressivi è indubbiamente una persona che non vuole scegliere, almeno non nell’immediato, almeno non per prima.
    Non si vuole esporre in prima persona, non vuole manifestare direttamente quello che pensa e che vuole.
    Tenta in tutti i modi di fare in modo che siano gli altri ad assumersi le sue responsabilità di giudizio e le sue azioni.
    E nel mondo odierno digitale, in cui il confronto di opinioni e la comunicazione è immediata, pubblica, trasparente come quella sul Web e sui Social Media, nulla c’è di più conveniente di non esporsi mai.
    Magari di metterla sempre sul ridere pur di non esprimere la propria opinione.

    Attenzione: non è affatto necessario – e non è mai richiesto per forza! – un confronto o un parere personale.
    La bellezza della comunicazione digitale sta nella libertà di esprimersi e di interagire, creando forme di collaborazione e regalandosi reciprocamente spunti di riflessione.
    Qualcosa che i soggetti che esprimono passivamente la loro Aggressività non sanno neanche cosa sia veramente.
    E, allora, per chi frequenta il Web ogni giorno – ma anche nella vita reale – scaturisce un interrogativo naturale.
    Tutta questa paura di manifestare qualcosa di sano e naturale come l’Aggressività non riconduce ad una esasperata forma di Debolezza caratteriale?

    L’Aggressività si può esprimere ogni giorno, in quanto nostro istinto innato, in infinite forme di comportamento civile, di confronto di idee e di comunicazione.
    In Rete, ancora più facilmente dal momento che la comunicazione è pubblica e gli interlocutori possono sommarsi l’un l’altro ciascuno con le proprie opinioni.
    E’ il soggetto che non ha alcuna forma di stima personale, di forza caratteriale, di struttura psichica interiore che, in realtà, necessita di rendersi vittima e carnefice insieme.
    E’ la Debolezza del suo carattere ciò che determina il mancato sfogo della sua Aggressività.
    E a causa di questa Debolezza, il soggetto reprime i sentimenti negativi per la paura di rimanerne schiacciato. Di restarne sconfitto. Di essere socialmente reietto.

    Come tutte le forme di comportamento ambiguo, anche il comportamento Aggressivo-Passivo è determinato da un’estrema insicurezza interiore.
    Ecco perché l’Aggressività non sfogata fa paura: non perché sia qualcosa di negativo in sé, ma perché diventa distruttiva reprimendosi nel tempo, e perché nasconde una debolezza con cui non sappiamo confrontarci.

    Un’ultima riflessione la lascio a voi, come un interrogativo.
    Secondo voi, esistono davvero le Persone Cattive?
    Non è che la Cattiveria è, per la maggioranza dei casi, una forma ambigua di Debolezza Umana?

  • Italiani sempre più connessi grazie a smartphone, Facebook e WhatsApp

    Italiani sempre più connessi grazie a smartphone, Facebook e WhatsApp

    Il 13° Rapporto Censis sulla Comunicazione conferma che gli italiani sono sempre più digitali e connessi. Il 73,7% accede a Internet, il 65% degli italiani possiede uno smartphone e il 56,2% degli italiani usa Facebook. Boom di WhatsApp usato oggi dal 61,3% degli italiani.

    Il 13° Rapporto Censis sulla Comunicazione fotografa un’Italia sempre più digitale e connessa. Una conferma del racconto che cerchiamo di fare qui sul nostro blog e che quindi non sorprende. Come non sorprende il dato relativo agli smartphone, gli italiani sono da sempre grande estimatori ed utilizzatori di dispositivi mobili, lo sono stati con i telefoni cellulari e lo sono ancora, più di ieri, con gli smartphone. Una dato questo che è strettamente collegato al fatto che gli italiani sono sempre più connessi grazie proprio agli smartphone che, in alcuni casi, sono il modo più veloce (se non l’unico) e diretto per accedere alla rete. Tutto questo porta dietro di sè i dati che stiamo per vedere, sempre interessanti, che testimoniano come oggi gli italiani siano sempre più digitali anche nel modo di comunicare. I social network sono oggi strumenti di comunicazione alla portata di tutti e quindi molto usati, proprio grazie (anche) alla diffusione degli smartphone. Non sorprende che WhatsApp sia molto usato dagli italiani, soprattutto dai più giovani. Ma, detto questo, vediamo insieme i dati più interessanti del 13° Rapporto Censis.

    italiani facebook whatsapp

    Aumentano gli italiani connessi, oggi il 73,7%

    Uno dei dati più rilevanti è che crescono gli utenti che accedono alla Rete, oggi il dato è che il 73,7% degli italiani accede a Internet con un aumento di quasi il 3% in un anno. E sono più le donne che gli uomini: 74,1% contro il 73,2% degli uomini. La totalità degli italiani sotto i 30 anni accede a Internet, sono infatti il 95,9%. La crescita complessiva dell’utenza del web nel periodo 2007-2016 è stata pari a +28,4%: nel corso degli ultimi dieci anni gli utenti di internet sono passati da meno della metà a quasi tre quarti degli italiani, infatti erano il 45,3% nel 2007.

    Continua la crescita degli smartphone

    E a fronte di una diminuzione degli utenti di telefoni cellulari basic (-5,1% nell’ultimo anno), cioè quelli in grado solo di telefonare e inviare sms, continua la crescita impetuosa degli smartphone, utilizzati dal 64,8% degli italiani (e dall’89,4% dei giovani di 14-29 anni). Si registra dunque una crescita di utenza complessiva in un anno pari al 12%, una crescita superiore a quella di qualsiasi altro mezzo.

    Gli italiani nell’ultimo decennio, contrassegnato da una crisi economica e da una rivoluzione digitale sempre più forte, non hanno smentito il loro amore per il digitale e la tecnologia che oggi invade anche aspetti più comuni della vita di tutti i giorni. Infatti questo amore si evidenzia negli acquisti tecnologici che crescono del 190% tra il 2007 e il 2015. Un periodo in cui i consumi generali calavano del 5,7%. E’ quindi decollata la spesa per acquistare apparecchi telefonici (+191,6%, per un valore di 5,9 miliardi di euro nell’ultimo anno) e computer (+41,4%), seppure i servizi di telefonia si riassestavano verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-16,5% negli otto anni, per un valore però superiore a 16,6 miliardi di euro), e infine la spesa per libri e giornali si riduceva del 38,7%.

    Tra i social network, Facebook è il più usato; boom di WhatsApp

    Ultimo (ma certamente non ultimo) aspetto che ci riguarda da vicino è quello dei social network. La ricerca del Censis rileva che Facebook è il social network più popolare: è usato dal 56,2% degli italiani (il 44,3% nel 2013), raggiunge l’89,4% di utenza tra i giovani under 30 e il 72,8% tra le persone più istruite, diplomate e laureate. L’utenza di YouTube è passata dal 38,7% del 2013 al 46,8% del 2016 (fino al 73,9% tra i giovani). Instagram è salito dal 4,3% di utenti del 2013 al 16,8% del 2016 (e il 39,6% dei giovani). E WhatsApp, acquisito nel 2014 da Facebook, è quello che ha conosciuto un vero e proprio boom: nel 2016 è usato dal 61,3% degli italiani (l’89,4% dei giovani).

    Allora, che ne pensate di questi dati?

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    Leggi anche:

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  • Twitter in vendita, quali vantaggi per Google o per Salesforce

    Twitter in vendita, quali vantaggi per Google o per Salesforce

    I rumors si rincorrono ormai da mesi, in estate c’era stata una continua fuga di notizie, ma ieri si è verificata un’improvvisa accelerazione. Twitter è in vendita e in pole position, per acquisire l’azienda guidata dal CEO e co-fondatore Jack Dorsey, ci sono Google e Salesforce. Ma cosa comporterebbe per questi colossi acquisire una piattaforma come Twitter?

    Sono mesi che si parla di Twitter in vendita, anzi un anno almeno, ossia da quando la crescita della base utenti ha cominciato a stagnare sempre di più. La conseguenza diretta è stata che gli investitori di Twitter hanno cominciato a lamentare che la piattaforma non avesse il giusto appeal per competere sul mercato. Le performance comunque non sono mai state in grado di tranquillizzarli, una base utenti più ampia degli attuali 320 milioni di utenti attivi (nonostante siano 800 milioni gli utenti che gravitano attorno alla piattaforma ogni mese) permetterebbe a Twitter di dormire sonni più tranquilli. Ma non è stato così, fino ad ora.

    In questi mesi Twitter ha introdotto tutta una serie di novità e strumenti per rendere la piattaforma più facile da utilizzare, già perché un problema sentito dagli utenti, e anche dagli inserzionisti stessi, è che Twitter a 140 caratteri è difficile da usare come un qualsiasi social network. Ma, come sappiamo e come abbiamo imparato in questi anni, Twitter non è un social network qualsiasi, Dorsey lo ha sottolineato spesso in queste settimane. E da poco è stata anche organizzata una campagna video per sottolineare proprio questo aspetto: Twitter è una finestra sul mondo, dalla quale osservare tutto ciò che accade nel mondo.

    twitter vendita salesforce

    Twitter in vendita, lo scenario possibile

    Nel mese di agosto i due maggiori azionisti, cioè il principe saudita Alwaleed bin Talal e Steve Ballmer (ex CEO di Microsoft) si erano uniti nell’intento di vendere l’azienda. La loro posizione era condivisa da buona parte del consiglio di amministrazione, meno che da Dorsey stesso e dagli altri co-fondatori. Nelle scorse settimana una riunione avrebbe in effetti dato il via libera alla vendita, anche se il CEO e tutto il management fosse contrario.

    Ieri CNBC annuncia che Twitter è in vendita (il titolo TWTR a Wall Street ha chiuso a +21% ieri) e che in pole per l’acquisizione ci sono due colossi come Google e Salesforce. Due nomi non certamente nuovi per chi segue questa vicenda da mesi, ne avevo parlato anche al DigitalicX del dicembre 2015 sostenendo che entro l’anno (questo) Twitter sarebbe stata acquisita dal colosso di Mountain View (qui il video).

    Ci sarebbero altre aziende interessate, come Verizon, al momento “scottata” dalla vicenda Yahoo! per via dei 500 milioni di utenti violati e starebbe rivedendo al ribasso la prima offerta di quasi 5 miliardi di euro per acquisire ll’azienda di Sunnyvale; ma ci sarebbe anche Microsoft, guidata oggi da Satya Nadella, che di recente ha acquisito anche LinkedIn.

    Lo scenario che si starebbe paventando sarebbe questo, più o meno. Come riportavano i media Usa ieri, si è in attesa di offerte formali (si vocifera di un’offerta da parte di Google vicina ai 30 miliardi di dollari). Ma quali vantaggi potrebbe portare Twitter per queste due aziende? Proviamo a vederne solo alcuni.

    I vantaggi per Google nell’acquisire Twitter

    E cominciamo da Google. Al netto del grande desiderio di Google di riuscire ad entrare in maniera forte e solida sul mercato dei social media (cosa non riuscita con G+, progetto azzeccato comunque in chiave business), Google, in sintesi, avrebbe un grande vantaggio ad acquisire Twitter per meglio integrare all’interno dei motori di ricerca i tweet; potrebbe in questo modo migliorare il motore di ricerca interno alla piattaforma di 140 caratteri (un sogno!) e, di conseguenza, incrementare le possibilità di advertising per gli inserzionisti. Ma c’è anche un altro grosso vantaggio che potrebbe prevalere su tutti, e cioè le news. Se è vero che Google ha puntato molto in questi anni su Google News, è anche vero che Google ha realizzato soluzioni orientate ai publisher e al mondo dei media proprio per avere il predominio di un settore che coinvolge sempre più gli utenti. Basti pensare al Google News Lab, al potenziamento di Google Trends. Immaginate allora cosa sarebbe tutto questo con la possibilità di integrare in questi servizi anche la potenza di Twitter, vero strumento per essere informati in tempo reale e in modo assolutamente dinamico. Le soluzioni editoriali che potrebbero scaturire da questa acquisizione permetterebbero a Google di mettersi in seria competizione con Facebook.

    I vantaggi per Salesforce nell’acquisire Twitter

    In vantaggi per Salesforce non sarebbero meno evidenti. Azienda fondata nel 1999 da Marc Benioff, oggi anche CEO e chairman dell’azienda di San Francisco, nata come cloud company, con un fatturato dal oltre 6 miliardi di dollari generato soprattutto dal suo potente software CRM (Customer Relationship Manager). L’azienda quindi potrebbe integrare (cosa che per altro già fa) Twitter all’interno della sua piattaforma, sfruttando i 140 caratteri anche in chiave CRM. Va detto che Salesforce era inizialmente l’azienda che aveva mostrato più interesse ad acquisire LinkedIn, poi finita nelle mani di Microsoft. L’interesse per Twitter nasce dall’idea di estendere il raggio d’azione dell’azienda, avendo a disposizione la liquidità necessaria per affrontare questo investimento.

    Questo il tweet di Vala Afshar, Chief Digital Evangelist di Salesforce, ieri, solito a manifestare il suo amore per Twitter, ma ieri questo tweet a molti è sembrato voler dire altro, oltre a confermare l’interesse di Salesforce.

    Resta da capire come si svolgeranno le cose e, soprattutto, bisogna attendere la presentazione formale delle proposte. dal nostro punto di vista, Google appare più avanti. Sarebbe un’occasione da non perdere dopo aver perso per poche migliaia di euro Instagram.

    E voi che ne pensate?

  • Lo Spoiler sul Web o sui Social Media: un uso sempre negativo?

    Lo Spoiler sul Web o sui Social Media: un uso sempre negativo?

    Lo spoiler sul Web e sui Social Media è considerato decisamente negativo, perché la news è sacra e chi la conosce per primo “vince”. Studi universitari, tuttavia, rivelano che l’anticipazione delle notizie aumenta l’attenzione e la concentrazione.

    Il termine Spoiler si traduce generalmente in italiano come Anticipazione, ed è usato in qualsiasi contesto online e offline, dalla rivelazione della trama di un film o di un libro, a quella di un videogioco e, soprattutto, di una notizia o di un’informazione riguardo al lancio di nuovi prodotti o di eventi.
    Sul Web è frequentissimo sentirne parlare: post sui Social Media, forum, gruppi di Facebook e blog hanno ormai quasi tutti una Netiquette per evitare che chiunque scriva eviti lo spoiler o – nel caso lo dovesse fare – lo dichiari prima.
    Lo Spoiler sul Web e sui Social Network fa paura, si evita. 

    Perché la news è sacra, perché chi arriva per primo a scrivere di una notizia vince, perché nel mondo dell’overload di informazioni in cui viviamo se acconsentissimo anche anticipazioni varie finiremmo per non capire più nulla, per non sapere più quali sono le fonti originali e affidabili, e anche chi è il vero Influencer che ha la notizia pronta.
    Spoilerare non vale.
    E’ come rivelare chi è l’assassino a una persona che ha appena iniziato a guardare un thriller.
    Semplicemente, non si fa. E’ uno sgarbo, rovina la sorpresa, toglie il gusto stesso del film.
    Eppure siamo sicuri che lo Spoiler – dall’inglese “to spoil”: rovinare, guastare – rovini veramente un’esperienza o la circolazione e la condivisione di una notizia?

    spoiler

    Una ricerca condotta dall’Università della California a San Diego nel 2011, e durata ben cinque anni, dimostra che, al contrario di quanto sia il pensiero comune, anticipare il finale di una trama – film, serie tv, romanzo, fumetto – o rivelare prima del tempo una notizia non ne rovina affatto l’effetto.
    Anzi, addirittura, lo migliora.
    Nicholas Christenfeld, uno dei professori di psicologia che hanno guidato la ricerca, sostiene che gli spoiler, quelli che online e sui Social Network tutti odiano, non sono poi così nocivi: non cambiano l’apprezzamento della notizia e l’impatto che la notizia ha, nonostante venga meno il “fattore sorpresa”.
    A suo parere, il cervello umano ragionerebbe in modo opposto: avere qualche accenno agli elementi chiave di una novità arricchisce e potenzia la curiosità e migliora l’attenzione.
    Come se la notizia anticipata esaltasse quello che verrà raccontato o sperimentato successivamente.

    Christenfeld arriva a questa conclusione alla fine della ricerca, divulgata poi su Psychological Science.
    All’Università di San Diego sono state raggruppate alcune persone, e – all’interno di ciascun gruppo – a una sola persona è stata rivelata un’importante anticipazione.
    Il risultato è apparso il medesimo per ogni gruppo: l’individuo che non ha vissuto la suspense poiché sapeva già l’informazione chiave ha pienamente goduto dell’esperienza riportando, anzi, un livello maggiore di concentrazione.
    Si sviluppa, in altre parole, un fenomeno veramente significativo: sapere in anteprima la news è un po’ come aumentare la responsabilità e l’impegno.
    Si ascolta meglio, si impara di più, ci si addentra più approfonditamente nella conoscenza.

    E non è poi così strano, se si pensa a quante volte si è letto il proprio libro preferito o visto il film che ci appassiona di più.
    In altre parole, conoscere già la news – la trama o la fine di un film – permette al cervello umano di organizzare e attivare al meglio tutti i processi della memoria, riuscire a percepire e porre attenzione a particolari che normalmente verrebbero trascurati, assimilare meglio ogni nozione, godendo anche di più della conoscenza che si fa.
    Un processo, questo, molto simile al fenomeno della Fluenza Cognitiva, secondo cui una persona valuta sempre prima la difficoltà di compito. Si tratterebbe di una valutazione percepita, quindi soggettiva, ma indubbiamente se un’attività viene percepita come facile, viene anche associata a emozioni positive, favorevoli, disponibili ad un maggior coinvolgimento (Vaughn, 2010).

    Allora torniamo a chiederci: da dove nasce tutta questa paura degli spoiler?
    E viene naturale rispondere che il timore dipende proprio dai meccanismi insiti nella Comunicazione sul Web, dove la vera paura è quella di non riuscire a “stare dietro” a tutte le informazioni.
    Se le ricerche dimostrano che la mancanza del “fattore sorpresa” non è discriminante nella scrittura di un post o nell’uso dei Social Network, si conferma l’ipotesi che la negatività del concetto di Spoiler stia esattamente nella velocità e nel sovraccarico di informazioni che girano in Rete.
    La rivelazione anticipata di una news viene vissuta come un tradimento, perché può facilissimamente sfuggire anche al miglior blogger o esperto di Web.
    Quindi, semplicemente, viene bandita.
    Chi bandisce lo spoiler tacitamente ammette che ci sia qualcuno di più bravo e veloce di lui, nel lavoro in Rete.

    Ad essere discriminante, dunque, non è la rivelazione della news, ma il fattore temporale.
    E la paura dello Spoiler rivela lo stato di una situazione sociale, lavorativa ed emozionale in cui, oggi, la velocità della tecnologia ha ribaltato tutta la nostra concezione e percezione del tempo.
    Lo spoiler è un messaggio che arriva dal futuro, ma questo futuro è già qui.
    E non c’è più tempo.
    Rimane solo il tentativo inutile di negare l’evidenza, cercando di rallentare i processi temporali di cui ormai, oggi, è immersa tutta la nostra vita.

  • Twitter conferma, da oggi i tweet sono più lunghi di 140 caratteri

    Twitter conferma, da oggi i tweet sono più lunghi di 140 caratteri

    Come vi avevamo anticipato qualche giorno fa, Twitter conferma che da oggi sarà possibile scrivere di più in 140 caratteri per il fatto che foto, video, GIF, sondaggi e citazioni non saranno più conteggiati. Resta quindi il limite testuale, ma sarà più facile allegare immagini ai video per renderli più coinvolgenti, senza perdere spazio.

    Molti da oggi stanno attendendo questa notizia, anche noi per la verità. Così come anticipato qualche giorno fa qui sul nostro blog, abbiamo la conferma che da oggi foto, video, GIF, sondaggi e citazioni non saranno più conteggiati. Quindi sarà più facile esprimersi in 140 caratteri allegando immagini o video, o anche gif oppure sondaggi e citazione, senza però, come appunto accadeva fino ad oggi, perdere spazio in caratteri.

    Resta quindi il limite dei 140 caratteri, ma allegando un contenuto multimediale o citando, in risposta gli @handle, si avrà qualche carattere in più da usare per scrivere.

    twitter 140 caratteri

    Si tratta per la piattaforma a 140 caratteri di una vera e proprio svolta, è la prima modifica sostanziale da quando venne fondata nel 2006.

    Così come ricordato nel momento in cui anticipavamo la notizia, da oggi sarà più facile allegare immagini o video per rendere il nostro contenuto più coinvolgente. Pensiamo a chi lavora in modalità live, ad esempio, da oggi allegare immagini o video non ruberà più spazio. Pensiamo a tutte quelle aziende che vogliono sfruttare questa possibilità per lanciare campagne video con qualche carattere in più da utilizzare.

    https://twitter.com/TwitterItalia/status/777916740789497856

    Ci sarà in questo modo un fiorire di tweet con allegate immagini? Probabile, non lo si può escludere. Certamente ci sarà la possibilità di essere un po’ più esaustivi.

    Questa novità chiude (almeno per ora) il discorso sull’estensione del limite dei 140 caratteri iniziato proprio con l’iniziare del 2016. Più volte Jack Dorsey, CEO di Twitter, ha escluso che questo possa avvenire, escludendo un nuovo limite a 10 mila caratteri. Ma sarà davvero molto interessante vedere che tipo di conseguenza apporterà alla piattaforma questa novità. Dal nostro punto di vista rappresenta un giusto compromesso nel mantenere fede al limite dei 140 caratteri e dare il giusto spazio ai contenuti allegati.

    E voi che ne pensate?

  • NFL su Twitter, buona la prima con oltre 2 milioni di utenti

    NFL su Twitter, buona la prima con oltre 2 milioni di utenti

    Giovedì scorso è stata trasmessa su Twitter la prima di dieci partite della NFL e a vedere i risultati diffusi proprio dalla lega americana la prima è andata più che bene: 2,1 milioni di persone hanno seguito la diretta su Twitter con una media ti tempo di 22 minuti. Un investimento riuscito per Twitter, anche per operazioni future.

    Quando Twitter diede l’annuncio lo scorso aprile di aver investito 10 milioni di dollari per trasmettere 10 partite della NFL in molti, forse, non si aspettavano il risultato ottenuto giovedì scorso. E si può ben dire “buona la prima!”. A vedere i dati che ha diffuso proprio la NFL, la prima partita che gli americani hanno potuto seguire su altre piattaforme, quindi anche su Twitter è andata molto bene.

    twitter nfl tnf

    Su Twitter (TNF.twitter.com) sono stati 2,1 milioni gli utenti che hanno seguito in diretta sulla piattaforma il match tra Buffalo Bills e New York Jets (vinta di Jets per 37-31). La media che si è registrata su Twitter è stata di 243 mila utenti, a fronte della media di 15 di americani che l’hanno vista in tv (in totale 48 milioni). L’utente medio ha trascorso su Twitter in media 22 minuti, a fronte dei 25 minuti della media vista in tv.

    Questi numeri relativi a Twitter possono sembrare bassi se paragonati a quelli della tv, ma in realtà sono davvero un grande successo per Dorsey & Co. perchè da questa esperienza possono nascere altre occasioni simili per riportare attenzione sulla piattaforma. I commenti dei media americani, specializzati e non, entusiasti, vuol dire che questa può tramutarsi in un’esperienza, non solo da ripetere, ma dalla quale possono nascere nuove opportunità. Anche se alcuni lamentano la modalità di visualizzazione dei tweet, e su questo ci lavoreranno anche in base ai feedback di questa prima esperienza. Senza dimenticare l’alto valore coinvolgente che questa esperienza offre. E cioè: uno degli sport più amati e seguiti negli Usa, da un lato; la modalità video sula piattaforma che è quanto di più coinvolgente ci possa essere in questo momento.

    twitter nfl apple tv tnf


    Qualche giorno fa Twitter ha anche annunciato un altro passo avanti nella direzione di coinvolgere attraverso i video, con la possibilità di poter visualizzare l’app di Twitter anche su Apple TV, Amazon Fire TV e Microsoft’s Xbox One. Un annuncio finalizzato anche questo alla NFL, infatti gli utenti avevano la possibilità di seguire il match, della Thursday Night Football Game, anche in tv.

    Il prossimo match è quello del 22 settembre tra Houston Texans e New England Patriots.

    Twitter da questa esperienza ha molte opportunità per crescere.

  • Miss Italia sui social media, boom di tweet e tanta ironia

    Miss Italia sui social media, boom di tweet e tanta ironia

    Miss Italia resta ancora uno degli eventi più seguiti, in televisione e anche sui social media. Da questo punto di vista dati di The Fool infatti rilevano quasi 80 mila contenuti generati durante la diretta di sabato scorso. Grande attenzione ma non è mancata anche tanta ironia.

    Miss Italia è uno degli eventi che, comunque la si pensi, raccoglie ancora molta attenzione, tanto in televisione (oltre il 20% di share) quanto sui social media. E la diretta di sabato scorso, quella che ha coronato Rachele Risaliti come Miss Italia 2016, è stata molto seguita anche su Twitter, dove non è certamente mancata tanta ironia a 140 caratteri. Con i dati raccolti da The Fool scopriamo che l’evento ha totalizzato quasi 80 mila contenuti (79.692 per la precisione). Ma vediamo insieme tutti gli altri dati della ricerca.

    L’hashtag più usato durante la diretta di sabato scorso è risultato essere proprio #MissItalia, usato per il 90% dei casi; #MissItalia2016 è stato usato molto poco, solo il 2,8%. Nelle conversazioni “miss italia” compare nel 10% dei casi; “rachele” nel 7,4% dei casi. Da notare, e qui si fa chiaro il contenuto ironico dei contenuti condivisi a 140 caratteri, l’uso di “antonio conte” per il 4,1% dei casi. Questo perchè è nata una forte ironia sulla somiglianza di Rachele Risaliti con Antonio Conte, ex Ct della Nazionale di calcio e ora manager del Chelsea. Non è un caso che il contenuto più condiviso giochi proprio su questa ironia.

    I dati di The Fool tracciano anche un profilo dal punto di vista dell’età degli utenti che hanno seguito #MissItalia su Twitter. E scopriamo che il 49% ha un’età superiore ai 35 anni (sarebbe stato interessante approfondire questo dato) e il 48%, quindi la metà, ha un’età inferiore ai 17 anni. Quindi Miss Italia su Twitter è stato un evento che ha polarizzato due fasce di pubblico potenzialmente in antitesi: molto giovane da una parte e più maturo dall’altra. Le fasce mi mezzo infatti non sono pervenute.

    Influencer su Twitter, sulla base di uno score, sono proprio Miss Italia, Alessio Bernabei e Francesco Facchinetti. Mentre i contenuti più condivisi sono quello di Calciatori Brutti:

    https://twitter.com/CB_Ignoranza/status/774889737438060544

    Segue poi quello di @trash_italiano:

    E poi quello de il @droghiere:

    The Fool ha raccolto tutti i dati nell’infografica che vedete in basso.

    Allora che ne pensate? Avete seguito anche voi l’evento su Twitter?

    miss italia 2016 twitter infografica the fool

  • Twitter: attiva la notifica quando un account è live su Periscope

    Twitter: attiva la notifica quando un account è live su Periscope

    Dopo la “soffiata” di qualche giorno fa di BuzzFeed, Twitter ufficializza la nuova notifica che compare di fianco al tasto “follow” di ogni account. Il simbolo è quello di una campanella e una volta attivo ci avviserà tutte le volte che quell’account che seguiamo sarà in diretta su Periscope.

    Twitter spinge sempre di più verso i video e sempre di più verso una completa integrazione con Periscope, l’applicazione di live broadcasting lanciata nel marzo del 2015. E in questa direzione si spiega l’ultima novità che è stata ufficializzata poco fa con un tweet dall’account ufficiale di Twitter. In realtà sono giorni che se ne parla dopo che BuzzFeed aveva anticipato tutto giovedì scorso e oltre ad averlo anticipato lo aveva anche smentito. Insomma, alla fine la conferma ufficiale è arrivata.

    https://twitter.com/twitter/status/775348462158163969

    Twitter, adesso si può sapere quando un account è in diretta su Periscope

    Twitter ha attivato una nuova funzionalità che permette di sapere quando quell’account che stiamo seguendo sarà live su Periscope. La nuova feature si presenta come una campanella ed è posizionata di fianco al tasto follow che si vede su ogni account. Una volta attivata la campanella, compare un menù che vi permetterà di selezionare l’opzione che vi consentirà di essere avvisati ogni qual volta l’account starà avviando una diretta su Periscope.

    twitter diretta account periscope

    Nel momento in cui l’account avvia un live, comparirà una dicitura che “@handle è al momento live su Periscope“. Cliccando su questa dicitura verrete riportati sul tweet che vi permetterà poi di seguire il link della diretta. In questo modo non perderete mai la possibilità di seguire de dirette dei vostri account preferiti.

    Una funzionalità che si avvicina molto a quella già attiva su Facebook, ad esempio. Anche se nel caso del social network di Zuckerberg, la notifica avviene comunque, senza opzione di scelta.

    Twitter dunque spinge ancora una volta sul video e sulla modalità live, modalità che offre possibilità di coinvolgimento molto alte e lo fa creando una sempre più stretta integrazione con la sua app, lanciata il 26 marzo del 2015 (due mesi dopo avvenne il lancio di Android).

    Il futuro di Twitter passa necessariamente dal video, modalità che, come sappiamo, sarà sempre più usata nel prossimo futuro, vista il suo alto livello di coinvolgimento. E il futuro di Periscope passa da una maggiore integrazione con la piattaforma madre, integrazione troppo a lungo rimandata e che ora si fa sempre più necessaria.

  • Twitter e messaggistica: ora nei DM è indicata la conferma di lettura

    Twitter e messaggistica: ora nei DM è indicata la conferma di lettura

    Twitter è sempre più orientata a far diventare la modalità di comunicazione dei DM (i messaggi diretti tra account) come un servizio di messaggistica. E le novità appena lanciate vanno in questa direzione, tra cui anche la conferma di lettura.

    Non è la prima volta che ci sbilanciamo del dire che Twitter sta cercando di orientare il servizio di comunicazione interno dei DM (i messaggi diretti tra account) verso una modalità molto simile a quella di qualsiasi altro servizio di mesaggistica istantanea. Una forma che non guasterebbe. E le novità appena lanciate vanno effettivamente in questa direzione.

    Da poco Twitter ha ufficializzato alcune novità interessanti con questo tweet:

    https://twitter.com/twitter/status/773913816740409345?ref_src=twsrc%5Etfw

    Come avrete certamente intuito dal video, si tratta di novità che appartengono al mondo della messaggistica istantanea. E sono:

    • la conferma di lettura, in effetti utilizzando spesso i DM gli account si rendevano ben preso conto che questa era una funzionalità che mancava. Ed ecco quindi accontentati. Del resto no poteva essere altrimenti;
    • l’indicatore di digitazione, adesso, come avviene su altri servizi come Messenger i WhatsApp, anche sui DM sarà possibile visualizzare quando l’utente sta scrivendo;
    • sarà possibile anche visualizzare l’anteprima del collegamento web.

    twitter dm messaggistica

    Twitter ha necessità, come abbiamo sostenuto altre volte, di creare più coinvolgimento sulla piattaforma. E la strada dei DM può essere quella giusta. Del resto Twitter solo di recente ha preso a valorizzare un servizio che prima era poco considerato. E lo ha fatto quando ha cominciato ad eliminare il limite dei 140 caratteri, un momento che di fatto ha spinto molti utenti a rivalutare il servizio interno.

    Dopo quella si sono succedute anche altre novità, ultima quella di condividere da mobile i tweet in DM. Senza dimenticare il grande valore che proprio il servizio dei DM ha per Twitter in ottica di social care, ossia la possibilità che hanno le aziende di offrire assistenza diretta agli utenti con messaggi diretti. Da questo punto di visto la modalità è perfetta.

    Ma Twitter oggi apporta qualche novità in più perchè è decisa a creare più coinvolgimento e, si spera, crescita di nuovi utenti, rendendo più appetibile il servizio del DM.

    Allora che ne pensate?

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