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  • Instagram, i Live Video adesso sono disponibili anche in Italia

    Instagram, i Live Video adesso sono disponibili anche in Italia

    A novembre dello scorso anno Instagram aveva annunciato nuove funzionalità, tra cui quella di poter fare dei Live Video dall’app. Da oggi la modalità, che si attiva da Instagram Stories, è disponibile anche in Italia.

    Dei Live Video su Instagram avevamo già parlato nel novembre scorso, quando Instagram aveva annunciato una serie di novità, tra le qualei, la più rilevante, vi era anche quella di poter effettuare Live Video dall’app. Una funzionalità che al momento del lancio non era attiva nel nostro paese. Ed ecco che, da oggi, i Live Video su Instagram sono disponibili anche in Italia. Dopo il lancio negli Usa, si aggiunge anche in nostro paese ed evidentemente altri paesi, al fine di rendere la funzionalità disponibile per tutti a livello globale.

    instagram live video italia

    Fare Live Video su Instagram è molto semplice. Intanto la modalità si avvia attraverso Instagram Stories, infatti, una volta che avete selezionato la modalità vi comparirà, da oggi, anche la possibilità di andare “In diretta“, scelta la quale, vi comparirà un tasto grande da premere con su scritto “Inizia un video in diretta“. Una volta premuto avvierete il vostro Live da Instgram che si cancellerà automaticamente, una volta terminata la diretta. Ecco una caratteristica che rende la funzionalità molto vicina a Snapchat. Da ricordare che il Live può avere una durata massima di 60 minuti.

    Dal momento che andrete in modalità Live, potrete mettere in evidenza un commento per farlo vedere a tutti, oppure disattivare del tutto i commenti, queste due sono le altre due funzionalità lanciate a dicembre dello scorso anno. È inoltre possibile scoprire le dirette più interessanti che stanno avendo luogo in un determinato momento, attraverso la funzionalità “Top Live” nella tab Esplora di Instagram.

    Nel momento in cui un utente che seguite sta facendo un Live Video, riceverete una notifica. Nel caso in cui non siete interessati a ricevere notifiche di questo tipo, la potete disattivare da: cliccate sulla vostra immagine profilo=>Impostazioni=>Notifiche push=>Video in diretta e cliccate su “No”.

    Come certamente saprete, dal lancio avvenuto lo scorso agosto, Instagram Stories conta ad oggi 150 milioni di utenti, di conseguenza, la modalità Live va ad arricchire le possibilità con cui gli utenti possono raccontare brevi storie. Sarà davvero interessante osservare se e come gli utenti utilizzeranno la modalità Live e, soprattutto, che tipo di racconto faranno.

    Con i lancio dei Live Video anche su Instagram la possibilità di poter andare in diretta dal vivo praticamente si estende, dopo Periscope e Facebook Live. Al momento viviamo questa grande possibilità di poter raccontare quello che osserviamo in tempo reale e condividerlo con i nostro contatti. Ma resta comunque da capire la modalità più adatta per gli utenti, sapendo benissimo che non tutti sono in grado di poter fare dei video, figurarsi dei video in diretta. Bisognerà quindi sapere bene cosa si vuole comunicare, qual è il messaggio che si vuole condividere e, soprattutto, sapere bene a chi ci si vuole rivolgere. Solo avendo ben presente questi punti si riuscirà a sapere se la modalità Live può davvero fare a caso nostro.

    E voi che ne pensate? Utilizzerete i Live Video anche su Instgram?

  • Musei Italiani, sempre più social ma la strada è ancora lunga

    Musei Italiani, sempre più social ma la strada è ancora lunga

    L’ultima ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali ci offre un quadro completo su come i Musei italiani abbracciano i social media, e il digitale in generale, per comunicare e migliorare i servizi. Il 52% è presente sui social media, ma i servizi sono ancora poco digitali.

    Prima di passare a vedere insieme l’ineterssante, nuova, ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali del Politecnico di Milano, che ha indagato su come i Musei italiani stanno approcciando ai social media e al digitale per comunicare e migliorare i propri servizi, è opportuno fare una utile premessa, che è questa. Tutti siamo a conoscenza di quanto il nostro sia un paese che possiede un patrimonio culturale di inestimabile valore che tutto il mondo ci invidia, e questo è un dato di fatto. In Italia esistono 4.976 musei, 1 ogni 12.000 abitanti, una ricchezza enorme che oggi può essere comunicata attraverso gli strumenti digitali, per attrarre nuovi visitatori ed emozionarli: uno su tre ha meno di 1000 visitatori l’anno e il 70% degli italiani non li visita. Ovviamente non basta solo questo, ma è necessario se si vuole che i Musei italiani siano all’altezza delle altra strutture mondiali. Un altro dato interessante, è che nessun museo appare tra i 10 più visitati al mondo.

    social media digitale musei italiani 2016

    Allora, cominciamo con vedere i risultati dell’analisi.

    Dal punto di vista dei servizi digitali adotatti dai Musei Italiani al primo posto troviamo il sito web, il 57% delle strutture museali ne possiede uno; il 41% utilizza i social media; il 25% utilizza la newsletter; il servizio di wi-fi è offerto dal 19% delle strutture e QR code, servizi di prossimità, catalogo accessibile online o visita virtuale del museo dal sito web hanno tutte un’adozione tra il 13 e il 14%. Da questi dati, dunque, si evince che ancora molto resta da fare.

    Ma andando più nel dettaglio, su un campione di 476 musei italiani, scopriamo che il 52% dei Musei italiani possiede un account sui social media e la maggiore presenza viene registrata su Facebook (51%); seguono Twitter (31%) e Instagram (15%).

    Musei italiani e il sito web

    Come abbiamo visto prima, il 57% dei Musei ha un sito web, ma dalla ricerca è emerso come non sempre esso sia costruito in modo da facilitare l’utente nell’interazione con i suoi contenuti. Partendo dalla home page, ad esempio, sono presenti delle chiare call to action (CtA) rispetto alla biglietteria online solo nel 21% dei casi e all’accesso ai profili social nel 51%.
    La traduzione in lingue straniere (principalmente l’inglese) è disponibile solo nel 54% dei casi e i contenuti solo nel 20% sono indirizzati a particolari categorie di utenti (famiglie, disabili, gruppi, etc.). I numeri sono ancora più piccoli quando si indaga la presenza di servizi più avanzati come la possibilità di acquistare online merchandising o materiale legato al museo (6% dei casi), effettuare donazioni (anche in questo caso 6% e per il 70% si tratta di musei privati) e crowdfunding (1%).

    musei italiani servizi digitali 2016

    Musei italiani e i Social Media

    Abbiamo visto prima che il 52% dei Musei italiani ha un account sui social media, ma la ricerca evidenzia come solo il 13% è presente su tutti e tre i social più diffusi (Facebook, Twitter e Instagram); mentre è interessante notare che il 10% dei musei che non hanno un sito internet è però attivo su Facebook. Dall’analisi dei messaggi postati, si nota che la maggior parte dei contenuti è di natura promozionale, riguarda la segnalazione di eventi o accoglienza (orari di apertura e promozioni sugli ingressi). Molto apprezzate sono, però, le rubriche in cui vengono proposte opere del museo o racconti di storie che ruotano intorno ad esse, ad esempio su particolari personaggi: solo chi offre contenuti di valore sulle opere esposte e sulle storie che ruotano attorno ad esse, infatti, riesce a creare engagement.

    I Musei italiani con il maggior numero di page like su Facebook sono i Musei Vaticani, seguiti dalla Reggia de La Venaria Reale e dal MAXXI al terzo posto. Su Twitter, il primo posto per numero di follower è stato conquistato dal profilo dei Musei in Comune di Roma, mentre il MAXXI si attesta al secondo posto e il Museo del Novecento, a Milano, conquista la medaglia di bronzo. Su Instagram, invece, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia è l’ente più seguito, seguono il Triennale Design Museum di Milano e il MAXXI di Roma.

    musei italiani social media 2016

    I Musei italiani stanno quindi intraprendendo la strada delle nuove tecnologie, dell’innovazione, anche se siamo ancora lontani dal poter dire che il risultato sia buono. Qualcosa si muove, ma resta ancora molto da fare. Da non sottovalutare la nascita di startup che offrono opportunità ai Musei di poter innovare soprattutto dal punto di vista sei servizi che, come abbiamo visto, sono ancora molto indietro.

    Dal punto di vista della comunicazione, i Musei italiani dovrebbero usare i social media nel tentativo di trasmettere le emozioni che una visita riesce a sprigionare. Non limitarsi solo ad una comunicazione di tipo markettara, lo scopo è quello di emozionare il visitatore, riuscire a portare il visitatore a vivere un’esperienza più ampia e coinvolgente. Ecco come si dovrebbero usare i social media nei Musei.

    E voi che ne pensate?

    [la foto di copertina è di proprietà di @franzrusso, si prega di citare la fonte tutte le volte che l’immagine vine condivisa]

  • Facebook, non sarà più visibile se il post è stato modificato

    Facebook, non sarà più visibile se il post è stato modificato

    E mentre il CEO di Twitter, Jack Dorsey, ragiona sulla possibilità di modificare il tweet, Facebook, così come segnalato inizialmente da Mashable, da qualche giorno non rende più visibile l’etichetta “modificato”. In questo modo l’utente che legge non saprà mai, ad un primo sguardo, se il post è stato modificato e quale sia l’originale.

    Si discute molto, da tempo ma molto di più da qualche settimama a questa parte, della possibilità di modificare i contenuti che ogni giorno vengono postati sui social media. E se ne discute molto in relazione al tema delle notizie “false”, in relazione quindi a che tipo di notizia e contenuto viene condiviso e quanto esso sia effettivamente veritiero. Esiste poi l’atro tema, concreto, legato alla possibilità di correge un errore di battitura, un caso molto diffuso. Ma di fronte alla possibilità di poter correggere un refuso, molti sollevano perplessità proprio sul fatto che, dando la possibilità di modificare un contenuto, questo potrebbe addirittura assumere un altro significato, se non addirittura “falsificare” il contenuto originale. Ovviamente su questo tema il dibattito continua. Come continua in relazione al tweet di Jack Dorsey, CEO di Twitter, che qualche settimana fa aveva chiesto agli utenti quale fosse la funzionalità che vorrebbero vedere realizzata nel 2017. Richiesta che ha avuto come risposta quella di inserire la possibilità di modificare il tweet.

    facebook modifica post

    E, fatta questa doverosa premessa, mentre il dibattito continua, Mashable qualche giorno fa segnalava che l’etichetta che accompagnava un contenuto modificato su Facebook non era più visibile. Con questa modalità, l’utente che legge, ad un primo sguardo, non ha la percezione di trovarsi di fronte ad un contenuto originale, oppure di fronate ad un contenuto modificato. Per saperlo, si deve cliccare la freccia che compare in alto a destra sul post e scorre su “Visualizza cronologia modifiche“. In questo modo, non certo immediato per molti (diciamoci la verità), è possibile risalire alle modifiche del contenuto, ma non è più possibile vedere, come accadeva prima, la scritta “Elemento modificato”.

    facebook modifica post

    Un cambiamento di rotta importante, questo, che pone un problema di trasparenza. Ora, è vero che cambiare un errore di battitura non cambia nulla del significato originale, ma procedere ad una modifica più profonda rischia di cambiare il senso originale del contenuto.

    Stiamo parlando di una nuova modalità che non colpirà tutti quegli utenti che, pubblicando un post su Facebook, un attimo dopo la pubblicazione si sono resi conto di un piccolo errore. Ma provate a pensare cosa significhi questo per una celebrità, per un politico che prova a cambiare un contenuto perchè, ad esempio, molto contestato. Ad un primo sguardo non sarà facile per tutti comprendere che ci si trova di fronte ad un contenuto radicalmente modificato.

    Al momento, facebook non ha nè smentito e nè confermato questa modifica.

    E voi che ne pensate?

  • Twitter: Jack Dorsey comincia a considerare il modifica tweet per il 2017

    Twitter: Jack Dorsey comincia a considerare il modifica tweet per il 2017

    Jack Dorsey starebbe seriamente pensando di introdurre il tasto modifica tweet per il 2017. La conferma la offre proprio il CEO di Twitter che ieri si è rivolto direttamente agli utenti chiedendo quale fosse la cosa da sviluppare o da creare per il prossimo anno. A gran voce gli utenti hanno risposto chiedendo l’introduzione di modificare i tweet, con diverse proposte.

    Il 2017 potrebbe essere, finalmente l’anno del “modifica tweet”. Si, proprio così e la conferma ce la offre proprio il CEO di Twitter, oltre che co-fondatore, Jack Dorsey, il quale ieri (imitando Brian Chesky, CEO di Airbnb, che a Natale aveva fatto una cosa simile), con una mossa intelligente, ha chiesto agli utenti di dirgli quale funzionalità volessero che fosse implementata o creata ex novo nel prossimo anno. E a gran voce gli utenti hanno rilanciato l’idea di introdurre il tasto per modificare i tweet. Un’idea su cui noi siamo d’accordo ormai da tempo, anzi l’avevamo già proposta nel 2014 insieme all’amico Salvatore Russo, quando avevamo provveduto a dare qualche consiglio. L’avevamo rilanciata anche in occasione dell’estensione dei caratteri a 10 mila per ogni tweet idea che non ha mai trovato applicazione essendo poi intervenuta l’estensione dei tweet semplicemente non centeggiando più nei tweet contenuti multimediali.

    jack dorsey modifica tweet twitter

    Già due anni fa c’era questa esigenza di poter modificare o correggere i tweet, e l’avevamo proposta anche ipotizzando un tempo massimo, di 15 minuti, entro il quale effettuare la modifica dopo la pubblicazione del tweet. Infatti, come noto, vuoi per la velocità a cui Twitter di abitua, vuoi anche per il fatto che non è facile scrivere di getto un pensiero in 140 caratteri, l’errore si insidia sempre ed è molto facile quindi che si verifichi. Il tempo di 15 minuti potrebbe essere adeguato e non snaturerebbe il senso del tweet stesso.

    E quali sono stati gli argomenti collegati all’idea di introdurre un eventuale tasto di modifica tweet? Proprio il tempo entro il quale effettuare la modifica e se, una volta effettuata la stessa, il senso del contenuto non venisse snaturato.

    Le conversazioni che si sono generate, e che vi invitiamo a leggere e a seguire, erano tutte molto interessanti, ed è ormai palese che un tasto di modifica sia quanto mai necessario, opportunamente regolato, sia chiaro. Il problema è che Twitter, ad oggi, non sarebbe attrezzato ad introdurre una funzionalità di questo tipo, altrimenti lo avrebbe già fatto, perchè non è la prima volta che se ne parla. Nel 2015 lo aveva chiesto Kim Kardashian in una mail a Dorsey il quale aveva poi risposto via tweet sostenendo che ci avrebbe pensato e definendo che quella fosse una “grande idea”. Ma anche di recente se ne è parlato, lo ha fatto qualche settimana fa anche Edward Snowden.

    twitter modifica tweet-dorsey

    Ora, è evidente che un tasto di modifica renderebbe più facile l’uso di Twitter e quindi potrebbe avvicinare anche quegli utenti che solitamente non lo usano, se non addirittura indurre nuovi utenti ad iscriversi. Perchè no. Sarebbe una funzionalità molto apprezzata, specie se venisse resa in modo tale da non modificare del tutto il senso del tweet. Un problema che potrebbe essere risolto offrendo un tempo massimo di 15 minuti (?), o anche di meno, entro il quale effettuare la modifica, altrimenti resta così com’è, oppure lo si cancella, come si fa oggi. Anche se l’idea di cancellare un tweet che, sebbene con qualche errore, comincia ad essere condiviso, non è il massimo.

    Altre indicazioni che sono emerse dagli utenti sono: la possibilità di avere una sorta di segnalibro (idea molto simile a quella che avevamo proposto nel 2014); migliori opzioni in tema di sicurezza; e anche il tema legato alle Liste, anche su questo siamo d’accordo e ne avevamo parlato sempre nel 2014.

    Insomma, se Dorsey aveva qualche dubbio allora la sua idea di chiedere agli utenti dovrebbe averlo aiutato definitivamente. Sarebbe quindi plausibile attendersi, nel 2017, l’introduzione del tasto modifica tweet. Sempre che si risolva il grande problema legato alla gestione dell’azienda con l’introduzione di un management più adeguato. Altrimenti il tutto verrebbe vanificato e si ripiomberebbe nei medesimi problemi che Twitter ha sofferto in questo 2016.

    E allora, voi che ne pensate? Qual è la funzionalità che secondo voi sarebbe più necessaria su Twitter? Scrivetecela tra i commenti e allarghiamo il dibattito.

    [l’immagine con il logo di Twitter è stata creata da @franzrusso; chiunque volesse condividerla e riutilizzarla è pregato di citare l’autore e linkare l’articolo; nel caso in cui il proprietario del logo la ritenesse inopportuna, verrebbe rimossa immediatamente]

  • Ecco come gli italiani hanno vissuto il 2016 su Twitter

    Ecco come gli italiani hanno vissuto il 2016 su Twitter

    Per sapere se Twitter piace ancora agli italiani e per sapere cosa twittano, allora le risposte sono tutte in questo interessante report di  THE FOOL, realizzato per AGI, con la tecnologia di Crimson Hexagon. Su un campione di oltre 238 milioni di tweet, il più condiviso dell’anno è quello della Croce Rossa Italiana con oltre 22 mila interazioni.

    Dopo aver visto come è stato l’anno su Facebook e su Instagram, è arrivato il momento di vedere come è stato, per gli italiani, l’anno su Twitter. Certo, se vogliamo dirla proprio tutta, per la piattaforma a 140 caratteri il 2016 non è stato proprio un anno esaltante. Tanti, purtroppo, i momenti di difficoltà vissuti in questi dodici mesi, dalla scarsa crescita della base utenti, alle difficoltà riscontare sul prodotto (che è quello poi il vero problema da risolvere) fino alle voci di un possibile acquisto, senza dimenticare la chiusura della sede milanese. Ma Twitter, nonostante il sorpasso subito da Instagram in termini di utenti (9 milioni per la piattaforma di condivisione di immagini e 8 milioni per Twitter) agli italiani piace ancora. E la dimostrazione l’abbiamo con questo interessante studio che THE FOOL ha realizzato per AGI, con la tecnologia di Crimson Hexagon. Un viaggio lungo 12 mesi, tra oltre 238 milioni di tweet, tanti sono stati quelli condivisi nel nostro paese nel 2016, alla scoperta di cosa hanno scritto, rigorosamente in 140 caratteri, gli italiani in questi mesi.

    Per l’esattezza, il campione analizzato da THE FOOL è di 238.275.138, tra tweet e retweet, poco meno di 20 milioni di contenuti condivisi al mese.

    Il tweet più condiviso in Italia nel 2016 è della Croce Rossa Italiana

    E il tweet con il maggior numero di condivisioni è quello della Croce Rossa, postato all’alba del 24 agosto scorso, il giorno del terribile terremoto che ha colpito Amatrice e i comuni limitrofi. Le interazioni totali, tra RTs e preferiti, sono state oltre 22 mila:

    E’ la dimostrazione che Twitter per gli italiani è, sì fonte di informazione, come vedremo più avanti, ma è anche uno strumento utile, e questo tweet ne è la chiara dimostrazione.

    Gli hashtag più utilizzati in Italia su Twitter nel 2016

    Non è un caso che l’hashtag più utilizzato dagli italiani, con oltre 1,6 milioni di citazioni, è proprio #news. Segue poi #Sanremo2016 (oltre 1,1 milioni di citazioni), un dato questo che corrisponde all dato che qualche giorno fa Twitter aveva diffuso, alla voce “hashtag più usati in Italia nel 2016”. Sempre tra gli hashtag più usati, troviamo anche #Roma (oltre 1,1 milioni di citazioni).

    twitter italia 2016 the fool tweet hashtag

    Gli account più citati su Twitter in Italia nel 2016

    L’account più citato in assoluto dagli italiani su Twitter, nel 2016, secondo il rapporto di THE FOOL, è @YouTube con più di 2,7 milioni di citazioni, segno che la piattaforma in Italia è molto amata, sia per fatto che sono ormai tantissime le star della piattaforma video seguite su Twitter e sia perchè sono tantissimi i video condivisi a 140 caratteri. Segue poi @Benji_Mascolo (oltre 1,1 milioni di citazioni), del duo Benji&Fede, vedi idoli per i giovanissimi. Tant’è che il secondo del duo, @fedefederossi, è il quarto più citato con oltre 830 mila citazioni e l’account @BenjieFede, con più di 300 mila citazioni, è sesto. Matteo Renzi, oggi ex presidente del consiglio, è invece il terzo account più citato nel 2016 con più di 840 mila citazioni. Nella top ten figurano poi gli account di Repubblica, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, anche questo è un segno che si lega alle #news che abbiamo visto poco fa.

    twitter italia 2016 the fool tweet account

    Il rapporto di THE FOOL, realizzato per Agi, ci dimostra che gli italiani usano Twitter prima di tutto per informarsi, ma esiste poi una grossa fetta di utenti fatta di giovanissimi che seguono i propri idoli, come appunto il duo Benji&Fede, un fenomeno musicale nato grazie a YouTube e sviluppatosi essenzialmente in rete, grazie anche a Twitter.

    Dai tweet che abbiamo visto in evidenza anche il fenomeno della social tv, con programmi molto seguiti sulla piattaforma come #GFVip (più di 970 mila citazioni), #Amici15 (oltre 870 mila citazioni), #uominiedonne (oltre 790 mila citazioni). Un fenomeno che è destinato ad aumentare insieme a quello del second screen.

    Twitter non è un social network “normale”, è molto di più

    E quindi, Twitter piace ancora agli italiani? La risposta è sì, anche se sono ancora pochi quelli che usano la piattaforma, un problema, questo, legato alla difficoltà nell’usare la piattaforma. Questo deriva anche da fatto che spesso, ed è questo l’errore che si commette di più, Twitter viene visto come un normale social network. Ma, come già sottolineato in altre occasioni, Twitter NON è un “normale” social network, è molto di più. E’ una finestra sul mondo dalla quale osservare tutto ciò che accade, è la piattaforma con cui costruire RELAZIONI, che nascono grazie ai vostri contenuti e, soprattutto, alla qualità dei contenuti stessi. Ma su questo torneremo ancora.

    Intanto Twitter non è finito, anzi, speriamo che il 2017 sia il suo anno. Cominciando con un bel rinnovamento nel management.

  • La morte di George Michael raccontata sui Social Media

    La morte di George Michael raccontata sui Social Media

    La morte di George Michael è stata molto sentita sui Social Media e con la nostra analisi abbiamo osservato come gli utenti hanno raccontato le proprie emozioni e i propri ricordi legati all’artista. Sono stati 3,1 milioni le conversazioni globali e oltre 80 mila quelle in Italia.

    Il 2016 sta per chiudersi così come è iniziato. Pochi giorni dopo l’inizio dell’anno ci aveva lasciati David Bowie, il Duca Bianco, e ora, a pochi giorni dalla fine del 2016, nel giorno di Natale, se ne va un altro grande artista come George Michael. Per non dire di tutte le altre stelle del mondo della musica, dell’arte, dello spettacolo che proprio in questo anno sono scomparse, come Prince, Alan Rickman, Ettore Scola, Bud Spencer, Umberto Eco, Dario Fo. E la lista continua.

    george michael social media

    Ma, come quasi sempre facciamo, con l’aiuto di Talkwalker, abbiamo voluto osservare come gli utenti, i fan e gli appassionati, hanno voluto ricordare e celebrare sui Social Media l’artista britannico, celebre soprattutto negli anni ’80, con gli Wham, e negli anni ’90 con una brillanta carriera solista. Quello che ha sicuramente impressionato gli utenti è che George Michael sia morto il giorno di Natale, associando a questo triste evento una delle sue più celebri canzoni “Last Christmas“. Sono stati tantissimi, infatti, che hanno letto questa canzone come “ultimo Natale”, ma la traduzione corretta è “scorso Natale”. Comunque sia, se ne va un altro grande artista con una voce straordinaria, uno dei pochi a poter cantare una canzone dei Queen, ad esempio, senza rovinarla.

    Ma torniamo alla nostra analisi e a i risultati che abbiamo raccolto, dalle 22 del 25 dicembre fino alle 24 del 26 dicembre. In poco più di 24 ore le conversazioni sono state, a livello globale, 3,1 milioni (per David Bowie erano state quasi 4 milioni). Nella nostra analisi abbiamo considerato come chiavi di ricerca: “George Michael” (2,1 milioni); #georgemichael (336 mila); #RIPGeorgeMichael (171 mila); #RIPGeorge (92.400); #georgemicheal (con il cognome sbagliato, 11.800); “Last Christmas” (341.600); #LastChristmas (41.100).

    george michael LC media

    Come si può notare, Twitter (come sempre accade in questi casi) è il canale più usato con il 95,2%. Oltre ad essere il canale che offre la possibilità di reperire più risultati rispetto ad altri.

    La reach potenziale totale (quindi il totale di tutte le persone che hanno visto i messaggi condivisi e di quelle potenzialmente raggiunte senza che abbiano espresso un’azione) è di 547 miliardi; mentre quelle che di fatto hanno espresso un’azione, attraverso una reazione o un messaggio, sono state a livello globale 18,2 milioni.

    In Italia abbiamo notato che, sulle chiavi che abbiamo monitorato, si sono totalizzati 83.523 risultati, di cui oltre 70 solo su Twitter.

    george michael total LC italy twitter

    La reach potenziale in Italia è stata di 518 milioni con una coinvolgimento totale di 118 mila utenti.

    Da notare che a livello globale gli utenti che hanno condiviso di più sono per il 51,1% uomini e per il 48,9% donne; mentre in Italia le donne sono 53,7% rispetto al 46,3% degli uomini.

    george michael genere total george michael genere twitter italy genere

    E ora vediamo quali sono stati gli account più influenti sia a livello globale che in Italia. A livello globale, abbiamo sia il dato totale che quello su Twitter.

    george michael influencer global

    george michael influencer global twitter

    In Italia, su Twitter notiamo che Repubblica risulta il più coinvolgente, seguito da Rudy Zerbi e da Laura Pausini.

    george michael influencer italy

    E ora vediamo i contenuti più condivisi sulle varie piattaforme, a livello globale e in Italia.

    Su Facebook, a livello globale, i più coinvolgenti sono i contenuti dei media:

    Su Instagram:

    https://www.instagram.com/p/BOdsYRMg3Ix/

    https://www.instagram.com/p/BOd6RcEBLID/

    https://www.instagram.com/p/BOdVu3WDAwQ/

    https://www.instagram.com/p/BOdWQqdghOu/

    E questi i contenuti più condivisi su Twitter a livello globale:

    https://twitter.com/Goldni/status/813172476418998276

    https://twitter.com/radiantgIow/status/813165219602202624

    https://twitter.com/EmilyneMondo/status/813319244242817025

    https://twitter.com/girlposts/status/813164749106085888

    https://twitter.com/Truman_Black/status/813163231351046144

    https://twitter.com/HistoricalPics/status/813158956457717760

    https://twitter.com/salihughes/status/813348024063852544

    E questi, invece, alcuni tra i contenuti più condivisi su Twitter in Italia:

    https://twitter.com/marionecomix/status/813289316780752896

    https://twitter.com/ArsenaleKappa/status/813181980812726272

    https://twitter.com/Iddio/status/813292965875564544

    Ecco, questo il nostro resoconto per ricordare un grande artista come George Michael. E voi come lo avete ricordato?

     

  • I Caratteri di Personalità più comuni sui Social Network e sul Web

    I Caratteri di Personalità più comuni sui Social Network e sul Web

    Nessun essere umano può definirsi tale senza un Carattere di Personalità: distintivo, riconoscibile, caratteristico e difficilmente mutabile. Alcuni di questi Caratteri risultano ancora più evidenti sui Social Network e sul Web, poiché – nell’Era dell’Iperconnessione – ogni comunicazione avviene in tempo reale e, al tempo stesso, rimane tracciabile. Quali sono i più comuni?

    Senza voler entrare nel campo della Psicopatologia, ci sono indubbiamente dei tratti distintivi più o meno diffusi tra il popolo del Web e tra chi si confronta quotidianamente sui Social Network.
    In psicologia vengono definiti Caratteri di Personalità e sono propri di ogni essere umano.
    Anche chi non è esperto di tutto questo, non può che riconoscerli e – fondamentalmente – prenderne atto.
    Perché non cambiano.
    E se cambiano lo possono fare solo parzialmente dopo un lunghissimo percorso di crescita individuale.

    La Comunicazione in Rete – come tante volte si è detto – amplifica le caratteristiche umane. E non solo: le trasmette in tempo reale ad un pubblico talmente grande da non essere quantificabile.
    I Social Network – e anche questo si è ripetuto più volte – sono solo strumenti di comunicazione: né buoni né cattivi in se stessi.
    E’ unicamente il nostro modo di usarli che li rende fonte di innovazione, creazione di relazioni vere oppure qualcosa di potenzialmente pericoloso.
    E’ inevitabile, quindi, che anche questi Caratteri di Personalità specifici degli individui emergano più visibilmente per chi lavora e frequenta Web e Social Media.
    Naturalmente – e qui è necessaria una precisazione – i grandi professionisti sanno benissimo come mascherarli: non per fingere, ma perché le caratteristiche interiori psicologiche, di gran lunga prettamente emotive, non possano in alcun modo minare il proprio Personal Branding.
    Gli Influencer sanno, in altre parole, perfettamente che l’attenzione all’immagine che si da di sé non è puramente una facciata.
    E sono, quindi, molto attenti ad essere coerenti con se stessi e col proprio ruolo lavorativo.
    Eppure, nessun essere umano può definirsi tale senza un Carattere di Personalità: distintivo, riconoscibile, caratteristico e difficilmente mutabile.

    social media caratteri personalità

    Si è già scritto che l’Era che stiamo vivendo attualmente è l’Epoca della Personalità Narcisistica, eppure non si può certo affermare che sul Web siamo tutti Narcisisti, difficilmente capaci di provare Empatia e concentrati essenzialmente sul proprio Ego.
    Altrettanto frequentemente, infatti – e all’opposto -, regna l’Insicurezza in se stessi, e ne è prova la quantità di articoli che hanno lo scopo di Motivare e Innalzare l’Autostima del professionista del Web.
    Provare insicurezza è esperienza quotidiana di tutti, eppure quando persiste nel tempo e arriva a danneggiare la qualità del lavoro e della vita, rientra in un Carattere di Personalità predominato dall’Ansia Sociale.
    Il profondo timore di non essere all’altezza delle aspettative altrui e, anche, all’origine la paura di non riuscire ad essere amati e apprezzati per quello che siamo.
    Una paura che ha certamente radici molto lontane nella storia di un individuo.
    E’ un’inquietudine, tuttavia, che rischia di minare fortemente fino a bloccare del tutto la propria spontaneità, la propria creatività, la capacità di coltivare relazioni serene sul Web e sui Social Network.
    Si parla tanto del coraggio di uscire dalla propria Comfort Zone, eppure le persone con questa Caratteristica di Personalità difficilmente riusciranno mai a farlo, se non avendo prima affrontato e portato a termine un percorso interiore che possa efficacemente contrastare l’Insicurezza.

    Un altro Carattere di Personalità diffuso e riconoscibile tra chi lavora in Rete è quello della Diffidenza.
    La tendenza costante a interpretare come malevoli le comunicazioni altrui e il timore ingiustificato di essere ingannevolmente al centro delle conversazioni dei colleghi o degli amici.
    E’ Sospettosità. E’ fortissima incapacità di fidarsi.
    Indubbiamente – dicendoci la verità – ognuno di noi si è trovato almeno una volta, nel suo lavoro online, a postare commenti negativi generici, ma in realtà ben indirizzati ad una persona in particolare. Si tratta, tuttavia, un comportamento assai più raro di quello che si possa temere, proprio perché l’esigenza dei professionisti del Web è la coerenza della propria immagine e l’attendibilità delle sue comunicazioni.
    Le motivazioni all’origine, dunque, sono altre.
    Esiste un Rancore represso che si proietta sul comportamento del prossimo.
    Esiste una grossa quota d’Invidia. Per il successo altrui, per quanto potente ci si immagina che sia la persona dietro allo schermo.
    E questo, purtroppo, è un Carattere di Personalità che emerge frequentemente sul Web e sui Social Network perché in essi non esiste la Comunicazione Non Verbale.
    Perché la fiducia si conquista con la presenza, con lo sguardo, con la vicinanza fisica tra le persone.
    E certo possiamo benissimo imparare a fidarci di un collega senza conoscerlo dal vivo, ma rimarrà sempre dentro di noi un dubbio interrogativo che mina qualsiasi comunicazione e rapporto.

    Simile, ma non certo uguale, al Narcisismo troviamo il Carattere di Personalità Istrionica.
    Gli individui che ne sono contraddistinti sono, per natura, persone molto cordiali e simpatiche. Pronte a mettere sul ridere qualsiasi cosa con intelligenza.
    Tendono, sicuramente, a sdrammatizzare ogni contrasto e ogni difficoltà nel modo più brillante possibile.
    Di frequente sono le persone che sui Social Network e sul Web riscontrano un forte successo e hanno un grosso seguito.
    Tuttavia, esiste come sempre l’altro lato della medaglia: la Personalità Istrionica è sostanzialmente interessata ad essere messa al centro.
    La sua seduttività, la sua grande capacità di eloquio e la sua simpatia consistono, in realtà, in “strumenti” per rassicurare se stessi del proprio valore. Sono individui estremamente emotivi e la maschera istrionica è la forma che più è utile per nascondere la loro reale Debolezza.

    Ancora, tra i Caratteri di Personalità più riconoscibili in rete, vi è quello del Perfezionista.
    Il suo modo di comunicare e di lavorare è sostanzialmente legato all’esigenza maniacale del controllo. Di tutto ciò che si scrive – quindi un proprio post viene letto e riletto, corretto in continuazione – e di tutto ciò che si comunica sui Social Network.
    Che l’essere umano abbia come obiettivo principale nella vita un continuo miglioramento di sé è una realtà bellissima. Tuttavia, è una realtà molto lontana dall’ossessione di queste persone che – potenzialmente – saranno sempre insoddisfatte.
    Insoddisfatte di sé, di tutto ciò che fanno e che faranno, di tutto ciò che le circonda.

    Infine, fra i Caratteri di Personalità più frequenti in Rete va considerata indubbiamente la capacità o incapacità di Adattamento.
    Nel mondo in cui – tra soli tre anni, come dicono le previsioni entro il 2020 – l’Internet of Think prenderà il sopravvento nelle nostre case e nel nostro lavoro, l’individuo oggi si trova di fronte ad una sfida particolarmente difficile: quella di mantenere il più alto livello possibile di elasticità mentale.
    Per natura, una persona poco adattabile conserva, invece, nonostante i mutamenti esterni un atteggiamento rigido e poco incline all’estroversione. E’ una persona abbastanza solitaria.
    Sicuramente non è capace di vivere i cambiamenti come sfide positive, per se stessa e per il proprio lavoro.
    Per questi Caratteri, sapersi davvero rimettersi in gioco è utopistico e la modalità cognitiva è quella ferma e ostinata di chi, comunque, va avanti per la sua strada.
    Anche qui, purtroppo, il prezzo da pagare è molto alto: si parla di solitudine, di insuccesso assicurato e perfino di forme depressive.

    Meno diffusi eppure presenti sia sui Social Network che sul Web sono altri Caratteri di Personalità.
    Quello di tipo Dipendente è quello classico di chi lavora in Rete, ma ha bisogno di una costante approvazione, individuale o sociale. Si parla di individui che non hanno raggiunto un sufficiente grado di autonomia nel pensare e nel sentire, e tuttavia sono presenti sempre. Perché il loro bisogno di “esserci” e di “essere riconosciuti” è più importante di ogni altra cosa.

    La parola a voi: quali altri Caratteri di Personalità riscontrate frequentemente in Rete?

  • Ecco il 2016 di Instagram in Italia con account, luoghi e hashtag più usati

    Ecco il 2016 di Instagram in Italia con account, luoghi e hashtag più usati

    Instagram piace molto agli 11 milioni di italiani che usano la piattaforma. E vediamo come è stato il 2016 sulla piattaforma per gli italiani con account più seguiti, hashtag e emoji più usati e luoghi più condivisi.

    Instagram è una delle piattaforme che piace molto agli italiani che sono, come ci ricordava qualche settimana fa Vincenzo Cosenza con la sua attenta analisi, 11 milioni, più degli utenti italiani che frequentano Twitter, che sono 8 milioni circa. L’applicazione che permette la condivisione di immagini, quindi non è un’applicazione con cui si fa fotografia (quella è un’altra cosa!), comincia ad essere tra le più usate dagli italiani, diventando adesso la quinta più usata dagli italiani, dopo Facebook, WhatsApp, Facebook Messenger, Google+, e quindi Instagram.

    E allora, con i dati diffusi da Facebook, vediamo come è stato questo 2016, che ormai volge al termine, conoscendo gli account più seguiti, hashtag e emoji più usati e luoghi più condivisi su Instagram.

    colosseo instagram

    Account italiani più seguiti su Instagram nel 2016

    Tra gli account più seguiti, ovviamente, c’è Chiara Ferragni che vanta ben 7,3 milioni di followers, e guadagna nel 2016 oltre 2,5 milioni di nuovi utenti. Subito dopo troviamo Gianluca Vacchi con 6,6 milioni di followers, che guadagna negli ultimi 12 mesi oltre 5,8 milioni di nuovi followers, é l’account che nel 2016 ne guadagna di più. Poi troviamo Mariano Di Vaio con 5,1 milioni di followers che guadagna nel 2016 oltre 1,2 milioni di followers. Andando avanti troviamo Belen Rodriguez, che guadagna, nell’anno che sta per terminare, oltre 1,8 milioni di followers; poi Mario Balotelli con 4,6 milioni di followers e guadagna nell’anno 1,6 milioni di followers; Valentino Rossi con 3,6 milioni di followers.

    Avrete certamente notato che i primi sono tutte figure legano al mondo del fashion e dello sport, l’unico che spezza questo andamento è Papa Francesco che ha aperto il suo account proprio quest’anno, con 3,4 milioni di utenti.

    • Chiara Ferragni – @chiaraferragni (7.3 M)
    • Gianluca Vacchi – @gianlucavacchi (6.6M)
    • Marano di Maio – @marianodivaio (5.1M)
    • Belen Rodriguez – @belenrodriguezreal (4.8M)
    • Mario Balotelli – @mb459 (4.6 M)
    • Valentino Rossi – @valeyellow46 (3.6M)
    • Papa Francesco – @franciscus (3.4M)
    • Fedez – @fedez (2.7M)
    • El Sharaawy – @stewel92 (2.7M)
    • Alessia Marcuzzi – @alessiamarcuzzi (2.6M)

    I luoghi italiani più condivisi su Instagram nel 2016

    Tra i luoghi più condivisi al primo posto troviamo il Colosseo, seguito dalla Fontana di Trevi; al terzo posto c’è il Duomo di Milano e poi Piazza San Marco a Venezia. In quinta posizione troviamo l’Arena di Verona, il Duomo di Firenze in sesta posizione, in settima la Torre di Pisa; il Ponte Vecchio di Firenze in ottava posizione, lo Stadio San Siro di Milano in nona posizione e chiude la top ten la Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Di seguito la classifica completa:

    1. Colosseo – Roma
    2. Fontana Di Trevi – Roma
    3. Duomo – Milano
    4. Piazza San Marco – Venezia
    5. Arena di Verona
    6. Piazza Del Duomo – Firenze
    7. Torre di Pisa
    8. Ponte Vecchio -Firenze
    9. Stadio San Siro – Milano
    10. Galleria Vittorio Emanuele – Milano
    11. Piazza Navona – Roma
    12. Bologna Centro
    13. Gardaland
    14. Pantheon – Roma
    15. Piazzale Michelangelo – Firenze
    16. Jesolo Beach
    17. Piazza del Popolo – Roma
    18. Fondazione Prada – Milano
    19. Mondello
    20. Castel Sant’Angelo – Roma

    L’hashtag più utilizzato in Italia è #Love e il Cuore è l’emoji più usata, seguita dalla faccia con gli occhi a cuore e dalla faccina che ride fino alle lacrime.

    E come è stato il vostro anno su Intagram? Raccontatecelo tra i commenti.

  • Era Digitale e Bisogni: ecco quali sono sulla Rete e sui Social Media

    Era Digitale e Bisogni: ecco quali sono sulla Rete e sui Social Media

    “Quali sono i vostri Bisogni più grandi?”. La domanda è stata posta sui Social Media e in tanti hanno risposto. Ecco quale risulta la fotografia della Società attuale, che lavora e vive in una realtà prettamente virtuale e prova in sé mancanze psicologicamente umane. E’ un divario possibile da colmare, mentre la Realtà Aumentata prende piede sempre di più?

    C’è una parola difficile da definire, anche in psicologia, che tuttavia è parte integrante della nostra sopravvivenza.
    La ripetiamo senza accorgercene mille volte al giorno, a voce alta o dentro di noi. Il Bisogno.
    Una mancanza? Ecco forse questo è il sinonimo più adatto.

    Innanzitutto, è necessario distinguere bene il Bisogno dal Desiderio.
    Con il Bisogno esprimiamo l’assenza di qualcosa che reputiamo o sentiamo – testa e cuore – sia indispensabile per noi. Per la nostra salute psicofisica e per la nostra vita stessa.
    Nasce interiormente e ha necessità di un’urgente soddisfazione.
    La psicoanalisi l’ha teorizzato – da Freud ai post freudiani fino a Lacan – come un’esigenza innata, dal carattere istintivo e primitivo.
    E’ un Bisogno tutto ciò che è indotto da uno stato di tensione interna che cerca e trova appagamento grazie ad azioni specifiche.
    Il Desiderio – concetto ben più evoluto – ne consegue.
    Si desidera la soddisfazione precedentemente provata di un Bisogno.
    In altre parole, dopo aver vissuto l’appagamento di quell’impulso innato che è il Bisogno, ecco che nasce il Desiderio di rivivere e replicare quello stato di benessere.

    social media bisogni

    Un’altra necessaria distinzione da fare è quella tra Bisogno e Motivazione.
    Ne abbiamo già parlato qui, nella descrizione della Piramide dei Bisogni, che è strettamente correlata – secondo lo psicologo statunitense Abraham Maslow – alla Teoria delle Motivazioni.
    Dalla fisiologia pura alla trascendenza e autorealizzazione, l’uomo è spinto da esigenze innate – quindi Bisogni – che motivano le sue azioni e reazioni.

    Al di là delle teorizzazioni, tuttavia, c’è una domanda da porsi oggi.
    Oggi che i contatti sono reali e virtuali al tempo stesso, perché quando trascorri tanto tempo a dialogare e confrontarti sui Social Network con alcune persone non puoi dire più di non conoscerle.
    Ne senti quasi la voce – di tutte quelle persone -, ne individui piuttosto bene il carattere, fai scelte di simpatia e affinità, sai più o meno cosa aspettarti dalle loro opinioni, riconosci il loro stile di comunicazione.
    Poi, certo, il rapporto umano lo vivi con tutta sincerità fuori dal digitale: guardandoti negli occhi, abbracciandoti, discutendo apertamente o prendendo sotto braccio l’”amico” che hai iniziato a conoscere sul Web.
    Eppure, le relazioni virtuali oggi sono fondamentali e vere.
    E possono diventare anche molto profonde.
    Condizionano senza dubbio la nostra vita e, a volte, sono meno fragili dei rapporti nati e cresciuti solo nella realtà concreta.
    Nel pieno dell’Era Digitale, sarebbe nascondere la testa sotto la sabbia pensare che i nostri contatti online non influenzino le opinioni, determinino i nuovi interessi e addirittura indirizzino le scelte della nostra vita.
    E così, in una Società destinata sempre più a comunicare ed evolvere tra video, immagini, informazioni in tempo reale, confidenze che attirano proprio perché spariscono in fretta, la vera domanda da porsi è “ma di cosa abbiamo veramente Bisogno?”.

    E’ una domanda che io stessa ho voluto porre, seriamente, a tutte le mie amicizie di Facebook.
    Di cosa hai veramente Bisogno?
    E le risposte sono state tantissime, tutte molto serie, tutte desiderose di un riscontro.
    Ho ringraziato tutti e quando non ho capito le risposte ho chiesto spiegazioni più approfondite, proprio perché volevo destare quell’umanità che è ormai parte integrante dei Social Network e della Rete.
    La Rete – come ama dire David Shing, Digital Prophet di AOL – promette contatti, nasce per dare vita al maggior numero possibile di contatti.
    Eppure sta a noi non svilirli, elevarli a relazioni vere e proprie tramite una conversazione effettiva, un “dare qualcosa di sé” che non sia semplicemente autoreferenzialità.
    E il primo Bisogno espresso è esattamente tutt’altro che autoreferente.
    Con una stragrande maggioranza, la prima risposta è stata l’Amore.
    Amore da dare, certezza di averlo, paura di non perderlo mai.
    E – ancora – Amore per sé, necessità di essere rassicurati, di avere un rifugio sicuro che ci ospiti, che sicuramente è lì per noi ogni volta che ne abbiamo necessità.
    Amore come felicità da regalare.
    Perfino Bisogno di capire perché l’Amore si perde.
    Dove va a finire, quale colpa – se esiste una colpa – abbiamo se non abbiamo Amore.
    Un “dato” – e non vorrei certo chiamarlo così – che fa meditare.
    Nell’Era dell’Iperconnessione manca l’Amore? Sicuramente un’affermazione azzardata, ma che fa riflettere molto.

    Il terzo Bisogno espresso – proprio contando le risposte – è quello della Serenità.
    Serenità da vivere da soli e da condividere con chi si ama.
    Serenità come assenza di paura o, molto più semplicemente, come senso di pace interiore.
    Come silenzio. Come tranquillità e riposo.
    E non stupisce questo Bisogno, in un’epoca dove tutto si muove talmente rapidamente da non permettere in teoria di fare pause.
    Il sovraccarico di informazioni non rispetta certo i tempi umani. Non aspetta nessuno.
    E’ nostra precisa responsabilità quella di trovare un Equilibrio – ecco un altro Bisogno frequentissimamente espresso – tra quello che vorremmo fare nel lavoro e nella vita piuttosto che quello che umanamente siamo.
    La maggior parte del popolo della Rete – dal mio minuscolo sondaggio – ama il suo lavoro.
    Eppure ha Bisogno di sentirsi stabile tra esigenze professionali e personali, e il più delle volte questa Stabilità non c’è.

    Colpa di un lavoro autonomo che non garantisce Stabilità economica e psicologica?
    Io ho trovato un’altra chiave di lettura, e torno indietro al secondo Bisogno espresso – sempre basandomi sulle risposte alla mia domanda-.
    La Fiducia. La verità. Il pensare di potersi fidare anche se si mollano le cime della vela.
    Anche se si interrompe il controllo su tutto.
    C’è una grandissima umana necessità: quella di vivere e confrontarsi in un mondo vero.
    Che non significa “non-virtuale”, ma autentico, genuino, affidabile, degno della nostra fiducia.
    Solo allora si può abbandonare il controllo e non avere, per forza, bisogno di trovare quell’equilibrio tra reale e virtuale che ancora ci inganna.
    Che ancora ci fa temere di non essere amati.

    E’ solo dopo questi Bisogni che si arriva a rispondere: la Salute.
    Che il nostro fisico sia in forze o meno risulta meno importante del Bisogno di Verità nelle relazioni e del bisogno di Essere Amati per quello che siamo.
    E, subito dopo la Salute, il Tempo.
    Qui ho voluto specificare: è maggiore l’esigenza del Tempo per Noi Stessi. Il tempo per gli altri viene in secondo luogo.
    Ancora una volta, è la richiesta di un mondo meno veloce o che cambi meno frequentemente.
    Un mondo in cui non ci dobbiamo sempre considerare attivi e presenti, sempre disponibili, come se “a dire di No” perdessimo l’occasione della nostra vita.
    Il Tempo per gli altri è fondamentalmente solo quello da dedicare alla Famiglia, il cui Bisogno – e mi stupisce – non primeggia.
    E’ una piccola fotografia della Società attuale, che vive sul digitale ma ancora sente, almeno interiormente, un divario profondo tra reale e virtuale.

    Libertà, Progetti, continuare ad avere buone idee, rimanere creativi, restare un punto di riferimento per gli altri e poter Sognare sono gli ultimi Bisogni espressi.
    E a questo punto sono io che pongo una domanda a voi. A voi che avete dato una risposta sul mio profilo Facebook.

    La tecnologia è già pronta alla Realtà Aumentata. Noi, secondo voi, umanamente lo siamo?

    [l’immagine di copertina è di Dan Sipple – Getty Images]

  • Instagram e commenti: si potranno disattivare e mettere like

    Instagram e commenti: si potranno disattivare e mettere like

    Instagram introduce nuove funzionalità che rendono la piattaforma “più sicura”. Prima di tutto, sarà possibile disattivare i commenti ai post pubblicati sulla piattaforma; entro pochi giorni, si potrà anche esprimere like sul commento. Inoltre gli account privati potranno rimuovere follower indesiderati.

    Instagram va sempre più nella direzione di rendere la piattaforma più sicura ed è questo il motivo per cui vengono introdotte nuove funzionalità che vanno in questa direzione. L’annuncio viene dato da Kevin Systrom, CEO e fondatore di Instagram sul blog ufficiale della piattaforma, presentando altri strumenti di controllo. Ma andiamo con ordine e scopriamo insieme di cosa si tratta.

    instagram commenti mobile

    Nell’intento di offrire maggiori strumenti di controllo e di mettersi a riparo da situazioni non proprio corrette, che spesso sfociano in situazioni ancora più gravi, da oggi sarà possibile disattivare i commenti sui post. Dopo la possibilità di poterli filtrare sulla base di parole chiavi, adesso sarà possibile disattivarli agendo da Impostazioni=>Commenti=>Nascondi commenti non appropriati, e qui è possibile attivare questa funzionalità. Potrete riattivare i commenti anche una volta pubblicato il post.

    instagram commenti

    Altra novità che riguarda i commenti è la possibilità di mettere like sul commento e visualizzare la possibilità di risposta già subito sotto il commento. Una funzionalità che ricorda molto Facebook, ma che offre all’utente una nuova possibilità di interazione. La funzionalità sarà disponibile per tutti entro pochi giorni.

    instagram commenti mobile android

    Altra funzionalità nell’ottica di rendere la piattaforma più sicura è quella di rendere possibile, per gli account privati, di rimuovere follower indesiderati. Una possibilità che consente di rimuovere persone a cui era stata data la possibilità di seguire l’account. E’ sufficiente accedere alla lista dei follower e toccare il menù accanto ad ogni account, in questo modo la persona interessata non sarà comunque informata dell’azione di rimozione.

    Infine, Instagram offre la possibilità di segnalare utenti che hanno bisogno di un supporto particolare perchè in evidente stato di difficoltà. E’ possibile quindi inviare una segnalazione anonima e mettere in contatto l’account con organizzazioni specifiche.

    Allora, che ne pensate di queste novità?

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