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  • Sui Social Media (per ora) vince il NO al Referendum

    Sui Social Media (per ora) vince il NO al Referendum

    Blogmeter ha realizzato un’analisi sui social media dalla quale emerge che la grande maggioranza degli utenti che si esprimono online, il 63%, boccia la riforma costituzionale proposta dal Premier Renzi. Ad un mese dal voto sul Referendum, il dibattito entra nel vivo anche in rete.

    Manca esattamente un mese al voto del 4 dicembre 2016 per il Referendum Costituzionale per approvare, o rigettare, le modifiche della Costituzione. L’analisi condotta da Blogmeter, dal 24 settembre al 2 novembre 2016, dimostra quale sia l’orientamento degli italiani che usano il web e i social media riguardo al quesito referendario. Dalla partecipazione che si sta formando in queste settimane, visto che ormai ci si avvia sempre più verso la data del voto, emergono delle indicazioni interessanti.

    blogmeter referendum social media 2016

    L’analisi di Blogmeter, durante il periodo di monitoraggio, ha raccolto oltre 1,6 milioni di messaggi pubblici lasciati da più di 373.000 utenti, che hanno generato 8,1 milioni di interazioni sui social media (like, retweet, commenti, visualizzazioni, ecc…) e 218 milioni di visualizzazioni uniche. Il 56% dei messaggi è stato condiviso su Twitter, il 34% su Facebook, il 6,6% dai siti di notizie e il restante è frammentato tra altre piattaforme. Se invece si guarda alle interazioni generate si scopre  una maggiore polarizzazione: infatti il 74% di esse è avvenuto su Facebook, il 12% su Twitter, il 10% su YouTube, il 4% su Instagram. Facebook ancora una volta dimostra di essere una piattaforma dove approfondire, mentre Twitter è il luogo dove diffondere e condividere.

    Blogmeter è stata anche in grado di indagare le opinioni di voto chiaramente espresse dagli italiani, contenute in oltre 700.000 messaggi. Ebbene, il 63,7% degli utenti che parlano del referendum hanno espresso la volontà di votare NO, mentre il 34% ha dichiarato la propria preferenza di voto per il SI, a fronte di un 2,4% di astenuti. Per quanto riguarda il fronte del SI, il 73% dei votanti è di sesso maschile, mentre il 27% è donna. Proporzioni simili si riscontrano anche nel campo avverso: il 70% dei votanti NO è uomo e il 30% è donna.

    Questi i leader politici, appartenenti ai due schieramenti, che hanno ottenuto più interazioni. Per il NO sono Matteo Salvini e Alessandro Di Battista, che producono molti post sul tema referendario. Mentre le interazioni a favore sono stimolate soprattutto dalla pagina Facebook del Comitato per il SI e da quella di Matteo Renzi. Per quanto riguarda i contenuti più virali in rete, da segnalare quello del deputato del Movimento 5 Stelle Giorgio Sorial, che raccoglie oltre 1,3 milioni di visualizzazioni, e l’appello di Silvio Berlusconi con oltre 900.000 visualizzazioni.

    Su YouTube, territorio dei più giovani, spopola  il video “Il referendum costituzionale riassunto e spiegato semplicemente” dello “youtuber” Alessandro Masala, che ha generato oltre 300.000 visualizzazioni. Una dimostrazione di come le persone sentano il bisogno di spiegazioni chiare e non partigiane.

    E voi vi siete fatti un’opinione sul Referendum? Qual è il vostro orientamento, per il SI o per il NO?

  • Facebook, sono più di 1 miliardo al giorno gli utenti da Mobile

    Facebook, sono più di 1 miliardo al giorno gli utenti da Mobile

    Facebook continua a crescere e il Mobile ormai fa da traino. I dati relativi alla nuova trimestrale evidenziano la crescita della base utenti, ora di 1,8 miliardi, e della base di utenti che accede alla piattaforma da dispositivi mobili: 1,09 miliardi ogni giorno, in crescita del 22% in un anno. Bene i ricavi: 7,01 miliardi di dollari, +55,8% in un anno.

    Facebook non sembra conoscere rallentamenti di sorta. I dati dell’ultima trimestrale, Q3 2016, evidenziano l’ottimo stato di salute della piattaforma e dell’azienda fondata e guidata da Mark Zuckerberg. A fare da traino alla crescita è sicuramente il Mobile che ormai risulta essere, da quattro anni a questa parte, l’asse su cui Facebook ha organizzato tutta la strategia. E i frutti si vedono. I ricavi crescono del 55,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, arrivando ad essere 7,01 miliardi di dollari (erano 6,4 miliardi di dollari nella scorsa trimestrale, Q2 2016). I ricavi dall’advertising sono 6,8 miliardi di dollari (+59% in un anno) e il Mobile Advertising equivale all’84% sul totale, in crescita rispetto al 78% dello scorso anno.

    facebook mobile logo

    Un ottimo stato di forma quindi che si riflette anche sui dati che riguardano la base utenti, ora arrivata ad essere 1,8 miliardi di persone. Il traguardo dei 2 miliardi è sempre più vicino. Per quanto riguarda gli utenti che accedono sulla piattaforma ogni giorno, complessivamente sono 1,18 miliardi con una crescita del 17% rispetto allo stesso periodo del 2015. Ma i dati più significativi di questa nuova trimestrale riguardano la base utenti che usa Facebook da Mobile.

    Ebbene, viene superato la soglia del miliardo di utenti che usano la piattaforma ogni giorno da dispositivi mobili, sono oggi 1,09 miliardi di utenti: +22% in un anno. Gli utenti attivi al mese da mobile sono 1,66 miliardi, in crescita del 20% rispetto al 2015. Sono poi 1,05 miliardi gli utenti che usano Facebook esclusivamente da Mobile.

    facebook utenti mobile q3 2016

    facebook utenti mobile q3 2016

    Quindi Facebook supera il muro del miliardo di utenti da Mobile e i ricavi da mobile riflettono questo dato. Vuol dire che cresce il numero di inserzionisti che vuole investire sul Mobile, e Facebook, ovviamente, ringrazia. In questo modo l’azienda di Zuckerberg si trova, sul mercato, in una posizione quasi privilegiata. “Quasi” è d’obbligo, essendo Google l’altra azienda sul mercato. Come già detto in altre occasioni, si sta sempre di più profilando uno scontro a due.

    E i dati positivi sono stati salutati con favore anche da Zuckerberg che ha espresso la sua soddisfazione in un post su Facebook (e dove se no?):

    I dati che snocciola Zuckerberg riguardano poi Facebook Live, sui cui Facebook ha investito molto, gli utenti sono cresciuti di 4 volte rispetto al maggio scorso. E a tre mesi dal lancio di Instagram Stories sono 100 milioni gli utenti che utilizzano la nuova feature che tanto ha fatto discutere, soprattutto per la somiglianza con la stessa modalità in uso già su Snapchat. Inoltre, Zuckerberg annuncia il prossimo lancio di una nuova macchina fotografica, staremo a vedere.

  • Twitter, ecco i messaggi di benvenuto e le risposte rapide per le aziende

    Twitter, ecco i messaggi di benvenuto e le risposte rapide per le aziende

    Twitter, nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, continua a potenziare il servizio di DM in ottica di social caring. Per questo oggi annuncia l’introduzione dei messaggi di benvenuto e delle risposte rapide. Un modo per rendere ancora più immediato il rapporto tra azienda e cliente.

    Nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, specialmente dopo quelle che hanno coinvolto l’azienda con una possibile acquisizione, Twitter continua ad operare e decide di rafforzare il servizio di DM in ottica di social caring, uno dei punti di forza della piattaforma. E infatti, oggi Twitter annuncia l’introduzione dei messaggi di benvenuto e delle risposte rapide, un modo per rendere ancora più diretto e immediato il rapporto con i clienti,  e per rendere ancora più efficace l’assistenza clienti sulla piattaforma.

    twitter risposte rapide messaggi benvenuto social carring frnazrusso-it

    I messaggi di benvenuto

    Per migliorare la relazione con i clienti e per garantire un primo approccio in ottica di assistenza, le aziende da oggi posso impostare dei messaggi di benvenuto. Un esempio è quello che si vede nel video che introduce la funzionalità, il cliente entra in contatto via DM con l’azienda e compare un messaggio del tipo che vediamo in basso: “Bevenuto @handle, grazie per averci contattato attraverso Twitter. Seleziona una delle opzioni in basso…”. Questo è un esempio di messaggio per fare in modo che il cliente abbia da subito la possibilità di entrare in contatto con l’azienda, senza dover attendere troppo tempo che qualcuno risponda, e prima che un agente possa intervenire. Il tipo di opzione che il cliente sceglierà sarà poi utile per l’azienda per comprendere come intervenire subito.

    twitter messaggio benvenuto risposta diretta

    Le risposte rapide

    Anche questo è una opzione che può aiutare il cliente a formulare meglio al propria richiesta e all’azienda l’occasione di seguire un flusso di risposte grazie alle possibilità offerte al cliente stesso. Mettendo insieme tutti i punti viene più facile individuare la risposta più efficace, e quindi più rapida. Al cliente viene presentato una lista di opzioni dalla quale scaturirà la risposta rapida. Avete presente quando usate un bancomat? Ecco, il servizio si presenta molto simile a quello.

    Come sapete, Facebook Messenger da qualche mese rende possibile l’invio di messaggi automatici, il servizio attraverso i bot, quindi una gestione delle richieste automatica. Ecco, quello che cerca di fare Twitter oggi, con l’introduzione di queste due nuove funzionalità, è quello di rendere il servizio una via di mezzo tra automatismo e intervento umano. Una considerazione che certamente darà modo a Twitter di porsi come piattaforma sempre più adatta all’attività di social caring.

  • Twitter, è giunta l’ora di puntare su un nuovo management

    Twitter, è giunta l’ora di puntare su un nuovo management

    Un paio di settimane fa, quando si concretizzò la voce che Twitter fosse in vendita, tre grandi aziende avevano manifestato interesse ad una possibile acquisizione. Solo che dopo la rinuncia di Google e Disney, oggi anche Salesforce, l’unica azienda rimasta, non presenterà un’offerta di acquisto. E il titolo vede un nuovo tracollo a Wall Street. E’ il momento di puntare su un nuovo management.

    La vicenda di Twitter e di una possibile acquisizione sembra oggi arenarsi definitivamente e quindi, nel giro di pochi giorni, lo scenario si capovolge nuovamente, ponendo, a questo punto, un un problema serio. In realtà le voci di una possibile vendita dell’azienda co-fondata da Jack Dorsey, oggi CEO di Twitter, si rincorrono ormai da mesi e che oggi sembra chiudere un capitolo (un primo capitolo, forse).

    Twitter e le pretendenti

    Nei giorni scorsi, dopo il concretizzarsi delle voci di vendita, si erano manifestati gli interessi di alcune aziende, tra queste le più interessate erano sembrate Google e Salesforce, in un secondo momento si era aggiunta anche Disney (Dorsey è consigliere di amministrazione della The Walt Disney Company e amico di Bob Iger, attuale CEO). Qualche giorno fa, lo scorso giovedì, è bastato che Google, prima, e Disney, dopo, annunciassero di non voler procedere alla presentazione di una possibile offerta di acquisizione, per vedere il titolo TWTR perdere oltre il 20% a Wall Street. Restava ancora in corsa Salesforce, azienda che qualche mese fa si era vista soffiare sotto il naso LinkedIn (tra l’altro si è anche opposta in seguito).

    twitter nuovo management franzrusso.it 2016

    Twitter, si ritira anche Salesforce

    Ma ieri è avvenuto un altro episodio. E cioè che Salesforce non presenterà alcuna offerta di acquisto e tale decisione sarebbe stata presa proprio dagli azionisti di CRM che avrebbero fatto pressione affinché l’azienda non acquisisse Twitter. Al momento questo stop verrebbe ad essere visto come una “sospensione”, nel senso che per ora Salesforce non considera un’acquisizione di questo tipo. E quindi, così come accaduto con Google, è bastato che sui mercati si diffondesse la notizia per far perdere al titolo TWTR un altro 11,5% portando il presso per azione a 17,5 dollari. Per Salesforce invece è stato il contrario, il titolo CRM ha guadagnato ieri a Wall Street quasi il 6%.

    Insomma, Twitter adesso si trova a dover trovare presto una soluzione che faccia uscire la società da un possibile pantano, una situazione che non potrebbe essere che dannosa. Adesso serve ben altro. Ma cosa?

    Twitter deve puntare su sè stessa, con un nuovo management

    Twitter deve puntare proprio su Twitter stessa, su una piattaforma a 140 caratteri che ha ancora tutte le potenzialità intatte. In questi ultimi due anni sono stati fatti diversi passi avanti per rendere l’utilizzo dell strumento più semplice e di facile intuizione. Sono stati introdotti nuovi strumenti e nuove funzionalità per consentire un maggiore utilizzo dei 140 caratteri per raccontare cosa succede nel mondo in tempo reale, per costruire relazioni mirate in maniera dinamica e diretta. Twitter è tutto questo e non solo.

    jack dorsey twitter nuovo management franzrusso it 2016
    Jack Dorsey, CEO di Twitter

    Negli ultimi mesi Twitter ha scommesso molto sui video, ha potenziato la relazione con Periscope, ma, soprattutto, sta puntando molto sui live video, sulle dirette di eventi che è possibile seguire direttamente sulla piattaforma. Basti pensare all’investimento fatto per le 10 partite della NFL e per i risultati che sta raccogliendo con oltre 2 milioni di utenti per il primo match. Questo genera coinvolgimento degli utenti, visualizzazioni maggiori e, perchè no, anche la crescita della base utenti. La strada è segnata, ma ancora una volta manca qualcosa che purtroppo, con la mancata possibilità di essere acquisita da un’altra grande azienda, non si è verificata. E che cosa manca?

    Manca un management competente e capace di condurre Twitter verso la strada dei live video e verso nuovi traguardi. In poche parole, tutto il management, a partire da Jack Dorsey, attuale CEO e co-fondatore di Twitter (insieme a Evan Williams e Biz Stone), deve cambiare. Serve nuova linfa per traghettare l’azienda verso questa situazione che rischia di diventare sempre più pesante.

    Del resto, l’idea di un nuovo management è quello che da due anni chiedono gli investitori. Adesso è giunta l’ora di agire perchè Twitter è ancora vivo.

  • Le sfide del Social Media Marketing tra nuove piattaforme e influencer

    Le sfide del Social Media Marketing tra nuove piattaforme e influencer

    L’indagine di KANTAR TNS, Connected Life TNS Global 2016, svolta su 70.000 consumatori a livello globale, evidenzia che il 26 % degli utenti dichiara di ignorare i post sui social o i contenuti condivisi dai brand; in Italia la percentuale è del 24%. Lo studio certifica la crescita di Snapchat e Instagram, sottolineando il valore degli influencer nel veicolare la percezione del brand.

    La ricerca globale di KANTAR TNS, Connected Life TNS Global 2016, sulla base di 70 mila consumatori di 57 paesi (età compresa tra i 16 e i 65 anni) mette in fila tutta una serie di dati molto attuali, di quelli che vengono discussi molto in questo periodo. E cioè come i brand possano sfruttare al meglio i Social Media per creare coinvolgimento, come sfruttare piattaforme in crescita come Instagram e Snapchat (in un’altra ricerca si era evidenziato proprio il ruolo di Instagram come punto di riferimento) e come creare una relazione con influencer e celebrità vista la loro capacità nel veicolare i messaggi e contribuire ad una migliore percezione del brand da parte degli utenti e consumatori. Temi di cui si parla molto oggi e di conseguenza i dati di questa ricerca, che si riferiscono anche al nostro paese, assumono una valore importante.

    L’indagine di KANTAR TNS evidenzia che il 26% dei consumatori dichiara di ignorare i post sui social o i contenuti condivisi dalle marche, un dato significativo, cioè: 1 utente su 4. Il dato peggiore, da questo punto di vista, lo si riscontra nei paesi scandinavi, dove il 57%  dei rispondenti, sia in Svezia che in Danimarca, aveva dichiarato di ignorare i contenuti condivisi dalle marche. All’estremità opposta della scala solo il 15% dei rispondenti in Arabia Saudita e il 19% in Brasile avevano dichiarato di non essere interessati a contenuti brandizzati. In Italia, così come in Cina, il dato rilevato è molto vicino alla media globale con il 24%.

    Un dato, questo rilevato, che viene a confrontarsi con un altro dato interessante. E cioè che crescono ancora le piattaforme come Snapchat e Instagram, un dato che si conosceva certo, ma che vale la pena di verificare anche con questi numeri. La popolarità delle due piattaforme è cresciuta negli ultimi due anni in risposta alla richiesta di contenuti veri, personali, e istantanei, “in the moment” secondo lo studio dell’istituto globale di ricerca KANTAR TNS. Quasi un quarto degli utenti (23%) internet è ora su Snapchat, un grande salto rispetto al 12 % di due anni fa. Una situazione che si risconta anche nel nostro paese: in Italia il 25% degli utenti internet ora attivi sulla piattaforma, rispetto al 15% del 2015. In altre zone, come l’America Latina assistiamo ad un balzo dal 12 (2014) al 38% (2016).

    social media influencer brand infografica

    Anche Instagram ha acquisito popolarità, con un livello di utilizzo globale che oggi è al 42% dal 24% del 2014. In Italia, è sulla piattaforma il 51%, con una crescita del 15% negli ultimi due anni.

    Le marche, dunque, dovranno affrontare non poche difficoltà nel tentativo di coinvolgere i consumatori, dal momento che questi ultimi si sentono bombardati dalla presenza dei brands sulle piattaforme social, con il 34% in Italia (in linea con il dato Global, mentre a livello Europa, siamo addirittura al 39%) che dichiara addirittura di sentirsi “costantemente seguito” dalla comunicazione online.

    E tornando a quanto dicevamo all’inizio di questo post, uno dei temi che si affronta ogni giorno, all’interno della sfera del Social Media Marketing, è il ruolo che giocano, in maniera sempre più crescente, gli influencer e le celebrità. Da questo punto di vista, la ricerca KANTAR TNS ha evidenziato come gli influencer e le celebrità abbiano un ruolo chiave nell’influenzare la percezione sulle marche da parte delle persone. In pratica, 2 utenti su 5 (40 % nel mondo – il 32% in Italia) di età compresa tra i 16 e i 24 anni, dichiarano di avere più fiducia in quello che le persone dicono online a proposito del brand che sulle informazioni trovate sui canali ufficiali come giornali, siti o pubblicità TV.

    Come si sa, e come evidenzia anche la ricerca, giovani sono i più grandi utilizzatori dei social media, su tutte le piattaforme, ma è da notare che anche i più adulti si stanno aprendo alle novità del momento: 1 utente su 5, di età compresa tra i 55 e i 65 anni ora utilizza Instagram (un aumento del 47 % rispetto all’anno scorso nello stesso periodo). L’Italia sembra in linea con il dato globale, mentre per esempio nei Paesi del Sud America un 35% degli utenti in questa fascia accede alla piattaforma e ad Hong Kong addirittura il 44%. Anche su Snapchat in queste fasce d’età, la tendenza a condividere foto istantanee sta crescendo: il 9 % degli user globali è di età compresa tra i 55-65 anni ( era il 3 % nel 2015).

    E’ evidente che l’aumento degli user in tutte le fasce d’età rappresenta un’opportunità per i brand che possono creare contenuti condivisibili e coinvolgenti. Peraltro, con il 30 % dei rispondenti (il 35% in Italia) che ha dichiarato di essere contrario all’idea di vedere i propri comportamenti online tracciati dalla pubblicità, emerge la necessità di muoversi con attenzione.

    Di fronte a questi dati, forse sarebbe utile per le aziende qualche consiglio, e cioè:

    • concentrarsi e migliorare la creazione di contenuti che possano essere utilizzati su diversi canali, valutandone le specificità;
    • cercare di coinvolgere gli influencer coinvolgendoli nella creazione di contenuti, considerandoli come fonti attendibili di informazioni e consigli. Le partnership sono un’ottima opportunità per generare un genuino e autentico contenuto, che è quello che le persone vogliono;
    • puntare su ciò che in effetti emoziona i consumatori. La realtà oggi è che non sono più solo i teenagers coloro che utilizzano questi canali.

    Allora, che ne pensate di questi dati e se pensate che ci sia bisogno di qualche altro consiglio?

  • L’Aggressività sul Web: quando c’è e non si fa sentire

    L’Aggressività sul Web: quando c’è e non si fa sentire

    L’Aggressività è una caratteristica innata, nessuno ne è esente. Diventa particolarmente pericolosa, tuttavia, quando viene repressa, non sfogata in maniera consona, ribaltata sul prossimo per non assumersene la responsabilità. Ne deriva un comportamento dannoso soprattutto nella Comunicazione in Rete, dove lo scambio e il confronto si tramutano in ambigua violenza.

    L’Aggressività è una caratteristica innata di ogni essere vivente.
    Un istinto fondamentale con cui nasciamo e di cui possiamo solo, nel tempo, imparare a governarne la potenza e indirizzarne la strada.
    Senza necessariamente attenersi alle teorie di Sigmund Freud – il primo che la ipotizzò come pulsione sessuale e di autoconservazione – tutti noi cresciamo con questo elemento distintivo.
    L’Aggressività è una dinamica estremamente complessa, che ha basi biologiche e psichiche, e che in qualità di istinto primario viene chiamato in causa in ogni manifestazione di conflitto o violenza.
    Tutti noi, certamente, siamo stati vittime di un qualsiasi genere di comportamento aggressivo, e tutti noi, certamente, possiamo riconoscere nei nostri stessi gesti manifestazioni di aggressività, rabbia, rancore, desiderio di vendetta o cattiveria.
    Nessuno ne è esente.
    Tuttavia, la violenza che nasce se l’Aggressività non è controllata può anche non essere palese e diretta. Può essere un’Aggressività Passiva.

    aggressività web

    In Rete, l’Aggressività non esplicita è un ostacolo frequentissimo e particolarmente difficile da superare.
    Esistono molte forme per “fare del male” ai nostri interlocutori o ai nostri competitor, addirittura ai colleghi che non ci risultano, per così, dire simpatici.
    Le vittime di questa subdola forma di Aggressività avvertono con certezza l’ostilità e la cattiveria, senza per altro riuscire a difendersi. Non ci si può rivolgere direttamente a nessuno, non si capisce il motivo di una tale ritorsione e il risultato è sempre una disastrosa perdita di Autostima e di produttività.

    Analizziamo insieme come possa nascere e svilupparsi – addirittura rinforzarsi e auto-giustificarsi – questa forma di violenza a cui è tanto difficile sottrarsi.
    Nella Psicopatologia riconosciuta universalmente è descritto il Disturbo di Personalità Passivo-Aggressivo, in cui i soggetti appaiono tipicamente incapaci e remissivi, ma tale passività è messa in atto proprio per nascondere il desiderio di violenza ed evitare qualsiasi genere di responsabilità.
    Secondo il DSM-IV e V, il comportamento passivo-aggressivo si rende evidente attraverso la procrastinazione dello sfogo della rabbia e attraverso continue lamentele.
    Si nasconde l’ostilità, si arriva perfino a negarla e a rendersi agli occhi esterni vittime di accuse ingiustificate.
    La tensione sviluppata dalla componente aggressiva non trova sfogo, anzi, viene rimandata nel tempo e può finire per esercitarsi su soggetti del tutto ignari, perfino dopo mesi e anni.
    Come tutto ciò che provoca eccitazione ma non ha sfogo, l’Aggressività Passiva conduce a un’esasperazione di tutti i sentimenti ad essa legati: rabbia, rancore, macchinazione e inganno, attivazione di gesti e comportamenti violenti e/o cattivi.

    Uno degli aspetti più comuni nei Soggetti Passivo-Aggressivi è, quindi, proprio il gusto marcato per la vendetta, evitando tuttavia sempre di mostrarsi violenti.
    E si tratta sempre di una vendetta che spiazza: la persona che la subisce non comprende il perché di quest’atto aggressivo, dal momento che la rabbia è stata tenuta per tanto tempo repressa e nascosta sotto false spoglie.
    Tali soggetti riescono perfino egregiamente a calarsi nei panni della vittima stessa che, come tale, deve essere compatita.
    Da qui nasce la continua lamentela e la vittimizzazione costante.

    Naturalmente è pressoché impossibile collaborare o semplicemente confrontarsi a livello professionale con soggetti di questo tipo, perché la violenza repressa li rende particolarmente pericolosi per la loro sfuggevolezza e ambiguità.
    E dal momento che la Rete diffonde in tempo reale qualsiasi genere di comunicazione è particolarmente importante essere coscienti del loro comportamento.
    Saperli riconoscere.
    Sì, ma come?
    Innanzi tutto, non accettando o raccogliendo alcun tipo di provocazione.
    I soggetti che esprimono in maniera passiva la propria Aggressività sono particolarmente abili nel ribaltare le risposte che ottengono in offese, di cui loro stessi appaiono vittime, creando così un conflitto inspiegabile.
    Apparentemente inspiegabile. Poiché la causa di questo conflitto – come abbiamo visto – ha radici lontane: in una violenza repressa mai direttamente sfogata.

    Un altro tratto di personalità che ci fa riconoscere i soggetti Passivi-Aggressivi è il loro stile di comunicazione contraddittorio.
    E non solo contraddittorio.
    Nel loro linguaggio – nella loro scrittura – compaiono o sono implicite espressioni come: “Ma io scherzavo”, “Pensavo che lo sapessi”, “Sì, ma…”, “E’ quello che sto facendo”, “Non è certo colpa mia”, “Aspettavo te…”, etc.
    Sono espressioni che alludono ad omissioni, a colpe altrui, al desiderio di creare ansia negli altri, a un sarcasmo dallo sfondo offensivo, alla necessità di procrastinare nel tempo l’assunzione di qualsiasi responsabilità.
    L’inconcludenza sul lavoro e l’autodifesa esasperata – autodifesa per altro non richiesta – tradiscono anch’esse questo disturbo caratteriale

    L’Aggressività Passiva è un comportamento particolarmente “conveniente” rispetto a quello di assumersi la responsabilità di un’onesta discussione, che può provocare reali distacchi e prese di posizione.
    E proprio qui si trova il punto fondamentale.
    La capacità o meno di prendere decisioni, di esprimere opinioni, di scegliere.
    Perché una persona che mette in atto atteggiamenti Passivo-Aggressivi è indubbiamente una persona che non vuole scegliere, almeno non nell’immediato, almeno non per prima.
    Non si vuole esporre in prima persona, non vuole manifestare direttamente quello che pensa e che vuole.
    Tenta in tutti i modi di fare in modo che siano gli altri ad assumersi le sue responsabilità di giudizio e le sue azioni.
    E nel mondo odierno digitale, in cui il confronto di opinioni e la comunicazione è immediata, pubblica, trasparente come quella sul Web e sui Social Media, nulla c’è di più conveniente di non esporsi mai.
    Magari di metterla sempre sul ridere pur di non esprimere la propria opinione.

    Attenzione: non è affatto necessario – e non è mai richiesto per forza! – un confronto o un parere personale.
    La bellezza della comunicazione digitale sta nella libertà di esprimersi e di interagire, creando forme di collaborazione e regalandosi reciprocamente spunti di riflessione.
    Qualcosa che i soggetti che esprimono passivamente la loro Aggressività non sanno neanche cosa sia veramente.
    E, allora, per chi frequenta il Web ogni giorno – ma anche nella vita reale – scaturisce un interrogativo naturale.
    Tutta questa paura di manifestare qualcosa di sano e naturale come l’Aggressività non riconduce ad una esasperata forma di Debolezza caratteriale?

    L’Aggressività si può esprimere ogni giorno, in quanto nostro istinto innato, in infinite forme di comportamento civile, di confronto di idee e di comunicazione.
    In Rete, ancora più facilmente dal momento che la comunicazione è pubblica e gli interlocutori possono sommarsi l’un l’altro ciascuno con le proprie opinioni.
    E’ il soggetto che non ha alcuna forma di stima personale, di forza caratteriale, di struttura psichica interiore che, in realtà, necessita di rendersi vittima e carnefice insieme.
    E’ la Debolezza del suo carattere ciò che determina il mancato sfogo della sua Aggressività.
    E a causa di questa Debolezza, il soggetto reprime i sentimenti negativi per la paura di rimanerne schiacciato. Di restarne sconfitto. Di essere socialmente reietto.

    Come tutte le forme di comportamento ambiguo, anche il comportamento Aggressivo-Passivo è determinato da un’estrema insicurezza interiore.
    Ecco perché l’Aggressività non sfogata fa paura: non perché sia qualcosa di negativo in sé, ma perché diventa distruttiva reprimendosi nel tempo, e perché nasconde una debolezza con cui non sappiamo confrontarci.

    Un’ultima riflessione la lascio a voi, come un interrogativo.
    Secondo voi, esistono davvero le Persone Cattive?
    Non è che la Cattiveria è, per la maggioranza dei casi, una forma ambigua di Debolezza Umana?

  • Italiani sempre più connessi grazie a smartphone, Facebook e WhatsApp

    Italiani sempre più connessi grazie a smartphone, Facebook e WhatsApp

    Il 13° Rapporto Censis sulla Comunicazione conferma che gli italiani sono sempre più digitali e connessi. Il 73,7% accede a Internet, il 65% degli italiani possiede uno smartphone e il 56,2% degli italiani usa Facebook. Boom di WhatsApp usato oggi dal 61,3% degli italiani.

    Il 13° Rapporto Censis sulla Comunicazione fotografa un’Italia sempre più digitale e connessa. Una conferma del racconto che cerchiamo di fare qui sul nostro blog e che quindi non sorprende. Come non sorprende il dato relativo agli smartphone, gli italiani sono da sempre grande estimatori ed utilizzatori di dispositivi mobili, lo sono stati con i telefoni cellulari e lo sono ancora, più di ieri, con gli smartphone. Una dato questo che è strettamente collegato al fatto che gli italiani sono sempre più connessi grazie proprio agli smartphone che, in alcuni casi, sono il modo più veloce (se non l’unico) e diretto per accedere alla rete. Tutto questo porta dietro di sè i dati che stiamo per vedere, sempre interessanti, che testimoniano come oggi gli italiani siano sempre più digitali anche nel modo di comunicare. I social network sono oggi strumenti di comunicazione alla portata di tutti e quindi molto usati, proprio grazie (anche) alla diffusione degli smartphone. Non sorprende che WhatsApp sia molto usato dagli italiani, soprattutto dai più giovani. Ma, detto questo, vediamo insieme i dati più interessanti del 13° Rapporto Censis.

    italiani facebook whatsapp

    Aumentano gli italiani connessi, oggi il 73,7%

    Uno dei dati più rilevanti è che crescono gli utenti che accedono alla Rete, oggi il dato è che il 73,7% degli italiani accede a Internet con un aumento di quasi il 3% in un anno. E sono più le donne che gli uomini: 74,1% contro il 73,2% degli uomini. La totalità degli italiani sotto i 30 anni accede a Internet, sono infatti il 95,9%. La crescita complessiva dell’utenza del web nel periodo 2007-2016 è stata pari a +28,4%: nel corso degli ultimi dieci anni gli utenti di internet sono passati da meno della metà a quasi tre quarti degli italiani, infatti erano il 45,3% nel 2007.

    Continua la crescita degli smartphone

    E a fronte di una diminuzione degli utenti di telefoni cellulari basic (-5,1% nell’ultimo anno), cioè quelli in grado solo di telefonare e inviare sms, continua la crescita impetuosa degli smartphone, utilizzati dal 64,8% degli italiani (e dall’89,4% dei giovani di 14-29 anni). Si registra dunque una crescita di utenza complessiva in un anno pari al 12%, una crescita superiore a quella di qualsiasi altro mezzo.

    Gli italiani nell’ultimo decennio, contrassegnato da una crisi economica e da una rivoluzione digitale sempre più forte, non hanno smentito il loro amore per il digitale e la tecnologia che oggi invade anche aspetti più comuni della vita di tutti i giorni. Infatti questo amore si evidenzia negli acquisti tecnologici che crescono del 190% tra il 2007 e il 2015. Un periodo in cui i consumi generali calavano del 5,7%. E’ quindi decollata la spesa per acquistare apparecchi telefonici (+191,6%, per un valore di 5,9 miliardi di euro nell’ultimo anno) e computer (+41,4%), seppure i servizi di telefonia si riassestavano verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-16,5% negli otto anni, per un valore però superiore a 16,6 miliardi di euro), e infine la spesa per libri e giornali si riduceva del 38,7%.

    Tra i social network, Facebook è il più usato; boom di WhatsApp

    Ultimo (ma certamente non ultimo) aspetto che ci riguarda da vicino è quello dei social network. La ricerca del Censis rileva che Facebook è il social network più popolare: è usato dal 56,2% degli italiani (il 44,3% nel 2013), raggiunge l’89,4% di utenza tra i giovani under 30 e il 72,8% tra le persone più istruite, diplomate e laureate. L’utenza di YouTube è passata dal 38,7% del 2013 al 46,8% del 2016 (fino al 73,9% tra i giovani). Instagram è salito dal 4,3% di utenti del 2013 al 16,8% del 2016 (e il 39,6% dei giovani). E WhatsApp, acquisito nel 2014 da Facebook, è quello che ha conosciuto un vero e proprio boom: nel 2016 è usato dal 61,3% degli italiani (l’89,4% dei giovani).

    Allora, che ne pensate di questi dati?

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  • Twitter in vendita, quali vantaggi per Google o per Salesforce

    Twitter in vendita, quali vantaggi per Google o per Salesforce

    I rumors si rincorrono ormai da mesi, in estate c’era stata una continua fuga di notizie, ma ieri si è verificata un’improvvisa accelerazione. Twitter è in vendita e in pole position, per acquisire l’azienda guidata dal CEO e co-fondatore Jack Dorsey, ci sono Google e Salesforce. Ma cosa comporterebbe per questi colossi acquisire una piattaforma come Twitter?

    Sono mesi che si parla di Twitter in vendita, anzi un anno almeno, ossia da quando la crescita della base utenti ha cominciato a stagnare sempre di più. La conseguenza diretta è stata che gli investitori di Twitter hanno cominciato a lamentare che la piattaforma non avesse il giusto appeal per competere sul mercato. Le performance comunque non sono mai state in grado di tranquillizzarli, una base utenti più ampia degli attuali 320 milioni di utenti attivi (nonostante siano 800 milioni gli utenti che gravitano attorno alla piattaforma ogni mese) permetterebbe a Twitter di dormire sonni più tranquilli. Ma non è stato così, fino ad ora.

    In questi mesi Twitter ha introdotto tutta una serie di novità e strumenti per rendere la piattaforma più facile da utilizzare, già perché un problema sentito dagli utenti, e anche dagli inserzionisti stessi, è che Twitter a 140 caratteri è difficile da usare come un qualsiasi social network. Ma, come sappiamo e come abbiamo imparato in questi anni, Twitter non è un social network qualsiasi, Dorsey lo ha sottolineato spesso in queste settimane. E da poco è stata anche organizzata una campagna video per sottolineare proprio questo aspetto: Twitter è una finestra sul mondo, dalla quale osservare tutto ciò che accade nel mondo.

    twitter vendita salesforce

    Twitter in vendita, lo scenario possibile

    Nel mese di agosto i due maggiori azionisti, cioè il principe saudita Alwaleed bin Talal e Steve Ballmer (ex CEO di Microsoft) si erano uniti nell’intento di vendere l’azienda. La loro posizione era condivisa da buona parte del consiglio di amministrazione, meno che da Dorsey stesso e dagli altri co-fondatori. Nelle scorse settimana una riunione avrebbe in effetti dato il via libera alla vendita, anche se il CEO e tutto il management fosse contrario.

    Ieri CNBC annuncia che Twitter è in vendita (il titolo TWTR a Wall Street ha chiuso a +21% ieri) e che in pole per l’acquisizione ci sono due colossi come Google e Salesforce. Due nomi non certamente nuovi per chi segue questa vicenda da mesi, ne avevo parlato anche al DigitalicX del dicembre 2015 sostenendo che entro l’anno (questo) Twitter sarebbe stata acquisita dal colosso di Mountain View (qui il video).

    Ci sarebbero altre aziende interessate, come Verizon, al momento “scottata” dalla vicenda Yahoo! per via dei 500 milioni di utenti violati e starebbe rivedendo al ribasso la prima offerta di quasi 5 miliardi di euro per acquisire ll’azienda di Sunnyvale; ma ci sarebbe anche Microsoft, guidata oggi da Satya Nadella, che di recente ha acquisito anche LinkedIn.

    Lo scenario che si starebbe paventando sarebbe questo, più o meno. Come riportavano i media Usa ieri, si è in attesa di offerte formali (si vocifera di un’offerta da parte di Google vicina ai 30 miliardi di dollari). Ma quali vantaggi potrebbe portare Twitter per queste due aziende? Proviamo a vederne solo alcuni.

    I vantaggi per Google nell’acquisire Twitter

    E cominciamo da Google. Al netto del grande desiderio di Google di riuscire ad entrare in maniera forte e solida sul mercato dei social media (cosa non riuscita con G+, progetto azzeccato comunque in chiave business), Google, in sintesi, avrebbe un grande vantaggio ad acquisire Twitter per meglio integrare all’interno dei motori di ricerca i tweet; potrebbe in questo modo migliorare il motore di ricerca interno alla piattaforma di 140 caratteri (un sogno!) e, di conseguenza, incrementare le possibilità di advertising per gli inserzionisti. Ma c’è anche un altro grosso vantaggio che potrebbe prevalere su tutti, e cioè le news. Se è vero che Google ha puntato molto in questi anni su Google News, è anche vero che Google ha realizzato soluzioni orientate ai publisher e al mondo dei media proprio per avere il predominio di un settore che coinvolge sempre più gli utenti. Basti pensare al Google News Lab, al potenziamento di Google Trends. Immaginate allora cosa sarebbe tutto questo con la possibilità di integrare in questi servizi anche la potenza di Twitter, vero strumento per essere informati in tempo reale e in modo assolutamente dinamico. Le soluzioni editoriali che potrebbero scaturire da questa acquisizione permetterebbero a Google di mettersi in seria competizione con Facebook.

    I vantaggi per Salesforce nell’acquisire Twitter

    In vantaggi per Salesforce non sarebbero meno evidenti. Azienda fondata nel 1999 da Marc Benioff, oggi anche CEO e chairman dell’azienda di San Francisco, nata come cloud company, con un fatturato dal oltre 6 miliardi di dollari generato soprattutto dal suo potente software CRM (Customer Relationship Manager). L’azienda quindi potrebbe integrare (cosa che per altro già fa) Twitter all’interno della sua piattaforma, sfruttando i 140 caratteri anche in chiave CRM. Va detto che Salesforce era inizialmente l’azienda che aveva mostrato più interesse ad acquisire LinkedIn, poi finita nelle mani di Microsoft. L’interesse per Twitter nasce dall’idea di estendere il raggio d’azione dell’azienda, avendo a disposizione la liquidità necessaria per affrontare questo investimento.

    Questo il tweet di Vala Afshar, Chief Digital Evangelist di Salesforce, ieri, solito a manifestare il suo amore per Twitter, ma ieri questo tweet a molti è sembrato voler dire altro, oltre a confermare l’interesse di Salesforce.

    Resta da capire come si svolgeranno le cose e, soprattutto, bisogna attendere la presentazione formale delle proposte. dal nostro punto di vista, Google appare più avanti. Sarebbe un’occasione da non perdere dopo aver perso per poche migliaia di euro Instagram.

    E voi che ne pensate?

  • Lo Spoiler sul Web o sui Social Media: un uso sempre negativo?

    Lo Spoiler sul Web o sui Social Media: un uso sempre negativo?

    Lo spoiler sul Web e sui Social Media è considerato decisamente negativo, perché la news è sacra e chi la conosce per primo “vince”. Studi universitari, tuttavia, rivelano che l’anticipazione delle notizie aumenta l’attenzione e la concentrazione.

    Il termine Spoiler si traduce generalmente in italiano come Anticipazione, ed è usato in qualsiasi contesto online e offline, dalla rivelazione della trama di un film o di un libro, a quella di un videogioco e, soprattutto, di una notizia o di un’informazione riguardo al lancio di nuovi prodotti o di eventi.
    Sul Web è frequentissimo sentirne parlare: post sui Social Media, forum, gruppi di Facebook e blog hanno ormai quasi tutti una Netiquette per evitare che chiunque scriva eviti lo spoiler o – nel caso lo dovesse fare – lo dichiari prima.
    Lo Spoiler sul Web e sui Social Network fa paura, si evita. 

    Perché la news è sacra, perché chi arriva per primo a scrivere di una notizia vince, perché nel mondo dell’overload di informazioni in cui viviamo se acconsentissimo anche anticipazioni varie finiremmo per non capire più nulla, per non sapere più quali sono le fonti originali e affidabili, e anche chi è il vero Influencer che ha la notizia pronta.
    Spoilerare non vale.
    E’ come rivelare chi è l’assassino a una persona che ha appena iniziato a guardare un thriller.
    Semplicemente, non si fa. E’ uno sgarbo, rovina la sorpresa, toglie il gusto stesso del film.
    Eppure siamo sicuri che lo Spoiler – dall’inglese “to spoil”: rovinare, guastare – rovini veramente un’esperienza o la circolazione e la condivisione di una notizia?

    spoiler

    Una ricerca condotta dall’Università della California a San Diego nel 2011, e durata ben cinque anni, dimostra che, al contrario di quanto sia il pensiero comune, anticipare il finale di una trama – film, serie tv, romanzo, fumetto – o rivelare prima del tempo una notizia non ne rovina affatto l’effetto.
    Anzi, addirittura, lo migliora.
    Nicholas Christenfeld, uno dei professori di psicologia che hanno guidato la ricerca, sostiene che gli spoiler, quelli che online e sui Social Network tutti odiano, non sono poi così nocivi: non cambiano l’apprezzamento della notizia e l’impatto che la notizia ha, nonostante venga meno il “fattore sorpresa”.
    A suo parere, il cervello umano ragionerebbe in modo opposto: avere qualche accenno agli elementi chiave di una novità arricchisce e potenzia la curiosità e migliora l’attenzione.
    Come se la notizia anticipata esaltasse quello che verrà raccontato o sperimentato successivamente.

    Christenfeld arriva a questa conclusione alla fine della ricerca, divulgata poi su Psychological Science.
    All’Università di San Diego sono state raggruppate alcune persone, e – all’interno di ciascun gruppo – a una sola persona è stata rivelata un’importante anticipazione.
    Il risultato è apparso il medesimo per ogni gruppo: l’individuo che non ha vissuto la suspense poiché sapeva già l’informazione chiave ha pienamente goduto dell’esperienza riportando, anzi, un livello maggiore di concentrazione.
    Si sviluppa, in altre parole, un fenomeno veramente significativo: sapere in anteprima la news è un po’ come aumentare la responsabilità e l’impegno.
    Si ascolta meglio, si impara di più, ci si addentra più approfonditamente nella conoscenza.

    E non è poi così strano, se si pensa a quante volte si è letto il proprio libro preferito o visto il film che ci appassiona di più.
    In altre parole, conoscere già la news – la trama o la fine di un film – permette al cervello umano di organizzare e attivare al meglio tutti i processi della memoria, riuscire a percepire e porre attenzione a particolari che normalmente verrebbero trascurati, assimilare meglio ogni nozione, godendo anche di più della conoscenza che si fa.
    Un processo, questo, molto simile al fenomeno della Fluenza Cognitiva, secondo cui una persona valuta sempre prima la difficoltà di compito. Si tratterebbe di una valutazione percepita, quindi soggettiva, ma indubbiamente se un’attività viene percepita come facile, viene anche associata a emozioni positive, favorevoli, disponibili ad un maggior coinvolgimento (Vaughn, 2010).

    Allora torniamo a chiederci: da dove nasce tutta questa paura degli spoiler?
    E viene naturale rispondere che il timore dipende proprio dai meccanismi insiti nella Comunicazione sul Web, dove la vera paura è quella di non riuscire a “stare dietro” a tutte le informazioni.
    Se le ricerche dimostrano che la mancanza del “fattore sorpresa” non è discriminante nella scrittura di un post o nell’uso dei Social Network, si conferma l’ipotesi che la negatività del concetto di Spoiler stia esattamente nella velocità e nel sovraccarico di informazioni che girano in Rete.
    La rivelazione anticipata di una news viene vissuta come un tradimento, perché può facilissimamente sfuggire anche al miglior blogger o esperto di Web.
    Quindi, semplicemente, viene bandita.
    Chi bandisce lo spoiler tacitamente ammette che ci sia qualcuno di più bravo e veloce di lui, nel lavoro in Rete.

    Ad essere discriminante, dunque, non è la rivelazione della news, ma il fattore temporale.
    E la paura dello Spoiler rivela lo stato di una situazione sociale, lavorativa ed emozionale in cui, oggi, la velocità della tecnologia ha ribaltato tutta la nostra concezione e percezione del tempo.
    Lo spoiler è un messaggio che arriva dal futuro, ma questo futuro è già qui.
    E non c’è più tempo.
    Rimane solo il tentativo inutile di negare l’evidenza, cercando di rallentare i processi temporali di cui ormai, oggi, è immersa tutta la nostra vita.

  • Twitter conferma, da oggi i tweet sono più lunghi di 140 caratteri

    Twitter conferma, da oggi i tweet sono più lunghi di 140 caratteri

    Come vi avevamo anticipato qualche giorno fa, Twitter conferma che da oggi sarà possibile scrivere di più in 140 caratteri per il fatto che foto, video, GIF, sondaggi e citazioni non saranno più conteggiati. Resta quindi il limite testuale, ma sarà più facile allegare immagini ai video per renderli più coinvolgenti, senza perdere spazio.

    Molti da oggi stanno attendendo questa notizia, anche noi per la verità. Così come anticipato qualche giorno fa qui sul nostro blog, abbiamo la conferma che da oggi foto, video, GIF, sondaggi e citazioni non saranno più conteggiati. Quindi sarà più facile esprimersi in 140 caratteri allegando immagini o video, o anche gif oppure sondaggi e citazione, senza però, come appunto accadeva fino ad oggi, perdere spazio in caratteri.

    Resta quindi il limite dei 140 caratteri, ma allegando un contenuto multimediale o citando, in risposta gli @handle, si avrà qualche carattere in più da usare per scrivere.

    twitter 140 caratteri

    Si tratta per la piattaforma a 140 caratteri di una vera e proprio svolta, è la prima modifica sostanziale da quando venne fondata nel 2006.

    Così come ricordato nel momento in cui anticipavamo la notizia, da oggi sarà più facile allegare immagini o video per rendere il nostro contenuto più coinvolgente. Pensiamo a chi lavora in modalità live, ad esempio, da oggi allegare immagini o video non ruberà più spazio. Pensiamo a tutte quelle aziende che vogliono sfruttare questa possibilità per lanciare campagne video con qualche carattere in più da utilizzare.

    https://twitter.com/TwitterItalia/status/777916740789497856

    Ci sarà in questo modo un fiorire di tweet con allegate immagini? Probabile, non lo si può escludere. Certamente ci sarà la possibilità di essere un po’ più esaustivi.

    Questa novità chiude (almeno per ora) il discorso sull’estensione del limite dei 140 caratteri iniziato proprio con l’iniziare del 2016. Più volte Jack Dorsey, CEO di Twitter, ha escluso che questo possa avvenire, escludendo un nuovo limite a 10 mila caratteri. Ma sarà davvero molto interessante vedere che tipo di conseguenza apporterà alla piattaforma questa novità. Dal nostro punto di vista rappresenta un giusto compromesso nel mantenere fede al limite dei 140 caratteri e dare il giusto spazio ai contenuti allegati.

    E voi che ne pensate?