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  • Web e Social Media: l’Ascolto vuole Interazione

    Web e Social Media: l’Ascolto vuole Interazione

    L’Ascolto è prima di tutto un’apertura al dialogo e all’interazione. Un processo difficile perché richiede empatia e capacità di non giudicare, anzi, di apprendere quello che ascoltiamo mettendo a tacere i nostri schemi mentali. Quando questo avviene, nasce il vero rapporto umano e la vera Innovazione, sul Web e nella vita reale.

    E’ esperienza comune: camminiamo per strada e incontriamo una persona conosciuta.
    “Ciao! Come stai?” – “Bene, grazie. E tu?”
    Ascoltiamo veramente la sua risposta? No.
    O meglio, solo se ci sono rapporti di amicizia vera.
    Altrimenti la sentiamo, magari reagiamo alle sue parole, mostriamo partecipazione, ma la nostra testa è altrove. Si tratta banalmente di un Non-Ascolto.
    Mancano Attenzione e apertura al Dialogo.
    Ovvero, l‘intenzione di dare il via a un’Interazione e a un Confronto.
    Questo è un semplicissimo esempio per dimostrare quanto sia complessa, in realtà, l’attività mentale dell’Ascolto.

    ascolto social media web

    Riflettiamo insieme.
    Se dovessimo, così, su due piedi, dare una definizione di Ascolto lo definiremmo molto probabilmente come un’attività statica.
    A sé stante. Meglio dire unidirezionale.
    Una persona parla, l’altra ascolta.
    E non c’è assolutamente nulla di superficiale in questo processo.
    L’Ascolto realizza uno dei nostri cinque sensi, fondamentale per conoscere, apprendere e tradurre la realtà percepita in emozioni e nozioni. Intelletto e sentimento.
    Se stiamo seguendo un corso che ci interessa molto – ad esempio – siamo fortemente concentrati e ascoltiamo in silenzio. Non è il momento di fare domande, non è il momento di abbassare la soglia dell’attenzione.

    Quello che, tuttavia, ci sfugge spesso è il fatto che, nonostante inizi in maniera unidirezionale, l’Ascolto è un processo nato per interagire.
    Comunichiamo ai nostri neuroni quello che sentiamo e, in questo modo, diamo vita a un processo creativo e interattivo con la realtà. Tra orecchio e neuroni avviene un fulmineo scambio di informazioni: l’Ascolto è il primo approccio col mondo esterno, insieme alla vista.
    La percezione di noi stessi si sviluppa tramite questo apprendimento.
    Attraverso l’Ascolto impariamo il linguaggio, senza il quale l’interazione con l’ambiente è assai difficoltosa.
    “Per imparare la parola mamma, il bambino sente il suono mamma, per esempio “vieni dalla mamma”. Usando sempre questa frase, vede il movimento delle labbra e l’oggetto mamma.
    Lui non associa subito il significato di mamma con la realtà, ma lo fa la con la ripetizione degli eventi.” – da Wikipedia.

    Se è attraverso l’Ascolto che apprendiamo il linguaggio e, progressivamente, formiamo la nostra Identità, sostenere che non si tratti di un’attività esclusivamente passiva è fondamentale.
    Certo Ascoltare vuol dire lasciare tempo e modo all’Altro di parlare. Comporta umiltà e comporta rispetto. Concentrazione sul mondo al di fuori di sé.
    Silenzio.

    Sul Web e sui Social Network in particolare scrivere (parlare) ha senso solo se si viene letti (ascoltati).
    Qualsiasi persona lavori in Rete ha, tuttavia, uno scopo bene preciso: creare relazioni.
    Ci si aspetta, quindi, che dopo la fase iniziale segua una fase di comprensione, di metabolizzazione delle informazioni ricevute. E che si ottenga poi una risposta. Un feedback.
    E’ esattamente quella risposta, e il ciclo di interazioni che comincerà, la vera natura di ciò che si chiama Ascolto Attivo.
    I feedback degli altri sono essenziali per capire se si è stati compresi. Se siamo riusciti a esprimerci in maniera adeguata, abbastanza bene perché – appunto – l’ascolto generi spontaneamente un commento e un dialogo.

    Il filosofo J. Krishnamurti, a questo proposito, sottolinea come la nostra comunicazione si limiti troppo facilmente.
    “Se nell’ascoltare chi vi parla interpretate le parole secondo le vostre simpatie e antipatie, le parole diventano quella prigione in cui la maggior parte di noi sfortunatamente resta intrappolato“.
    Significa che è necessaria un’apertura all’Ascolto che non ricalchi i propri schemi mentali già definiti, ma sia capace e pronta a modellarsi su nuove emozioni e nozioni.

    Davanti a chi ascoltiamo dobbiamo svuotare i nostri pensieri, i nostri convincimenti definiti dalle esperienze individuali pregresse: solo se siamo liberi di comprendere quello che veramente il nostro interlocutore dice, allora, Ascoltare acquisiste un reale significato.
    Possiamo non essere d’accordo con l’interlocutore, naturalmente, e questo a volte è un bene perché dà spontaneamente vita a una discussione in cui entrambe le parti, alla fine, avranno appreso qualcosa.
    La condizione necessaria rimane quella di spogliarci dalle convinzioni iniziali.

    A questo punto risulta chiaro quanto L’Ascolto Interattivo sia difficile.
    Anzi, si tratta di uno dei processi psichici più difficili dell’essere umano.
    Tuttavia, l’Ascolto Interattivo è anche una delle forme più intelligenti ed efficaci di comunicare, soprattutto sul Web, dove vengono a mancare le percezioni di orecchie e occhi e tutte le informazioni del Linguaggio Non Verbale.
    Eppure, i feedback che chi ascolta sa dare a chi parla costituiscono una realtà essenziale per la crescita personale, lo sviluppo della produttività sul lavoro e la nascita di nuove forme di Innovazione.
    Perché nasce Innovazione dove c’è spazio per l’incontro di opinioni, cervello libero e creativo.

    Parliamo, infine, dell’Ascolto Empatico.
    Tutt’altro che unidirezionale.
    E’ ciò che che ci permette di metterci nei panni altrui, di condividerne le sensazioni, creando un circolo virtuoso in cui chi parla si sente una persona migliore solo perché è apprezzato e chi ascolta apprende preziose informazioni ed emozioni.
    La nemica maggiore dell’Ascolto Empatico è l’istintiva tendenza dell’ascoltatore a pensare subito a cosa rispondere, invece di accogliere veramente ciò che l’altro dice.
    Sul Web e sui Social Media, questo assomiglia tanto a chi commenta un post senza averlo letto! 
    E’ una mancanza di umiltà e una tendenza a giudicare, sempre e comunque, ciò che ci impedisce di leggere e/o ascoltare prima di rispondere.
    A venirci incontro è l’Intelligenza Emotiva. La capacità di riconoscere, accogliere, utilizzare e gestire tutto il mondo delle emozioni umane per evolverci, superare le difficoltà e risolvere la gran parte dei problemi che si instaurano tra gli individui all’interno di un’Interazione.

    Non saper ascoltare ci rende aridi.
    Un pericolo ben maggiore di quello di metterci alla prova accettando di Ascoltare Attivamente ed Empaticamente il nostro interlocutore senza preconcetti.
    E di sapergli rispondere o inviargli feedback di comprensione tali da far nascere e crescere un vero rapporto umano.

  • Le Top Twitter Campaigns di febbraio sono di Ceres e Ford Italia

    Le Top Twitter Campaigns di febbraio sono di Ceres e Ford Italia

    L’Osservatorio di Blogmeter ha diffuso i dati che riguardano le Top Twitter Campaigns, le migliori campagne a 140 caratteri, del mese di febbraio 2016. La migliore è quella di Ceres, #SanremoCeres, seguita da quella di Ford Italia, #FordSocialR.

    L’Osservatorio di Blogmeter ha diffuso in questi giorni le Top Twitter Campaigns, le migliori campagne a 140 caratteri, del mese di febbraio 2016. L’analisi delle campagne è stata effettuata tenendo conto di oltre mille campagne hashtag monitorate nel periodo. E dall’analisi viene fuori che la migliore campagna a 140 caratteri è stata quella di Ceres, il famoso brand che utilizza per la sua comunicazione online un tono molto ironico e irriverente: #SanremoCeres. Con questa campagna il brand danese aveva invitato i suoi utenti a seguire il Festival di Sanremo promettendo di stendere i tweet più divertenti dal balcone di fianco al Teatro Ariston. La campagna ha generato 36.600 tweet da 10 mila autori unici e l’account di Ceres è risultato il più retwittato del mese. Sulla base dei risultati in termini di visibilità e interazioni emerge che per ottenere gli stessi risultati si sarebbero dovuti investire 36 mila euro.

    Al secondo posto si piazza la campagna di Ford Italia, #FordSocialR, con 20.600 tweet che hanno generato un numero enorme di visualizzazioni: 122 milioni. Gli autori unici sono stati 2.500. Per ottenere i risultati di questa campagna, si sarebbero dovuti spendere 29 mila euro.

    Terzo posto invece per #MilluminoDiMeno, la campagna di sensibilizzazione al risparmio energetico lanciata dal programma di Radio 2 Caterpillar, che ha generato 11.000 tweet, la maggior parte dei quali pubblicati il 19 febbraio, in occasione della Giornata del risparmio energetico. Gli autori unici sono stati 6.100 e il costo della campagna, per ottenere questi risultati, sarebbe di 18 mila euro.

    campagne twitter febbraio 2016 grafico

    Scorrendo la classifica delle migliori campagne su Twitter nel mese di febbraio 2016, vediamo che al quarto e quinto posto si piazzano due campagna con a tema San Valentino e sono quelle di #BacioDautore, la campagna social con cui Libreriamo ha chiesto agli utenti di esprimere il proprio amore per la cultura attraverso opere d’arte, fotografie d’autore, libri e scene cinematografiche: 8.500 tweet, 3.200 autori unici e costo della campagna di 13 mila euro. Segue poi la campagna di Baci Perugina, #UnBacioMagnifico, per celebrare San Valentino attraverso la limited edition di cartigli contenenti frasi di canzoni e tatuaggi di Fedez, con il risultato di 7.000 tweet e 3.500 autori unici, che ha pubblicato anche il tweet più ritwittato di questa edizione di Top Twitter Campaigns. Costo della campagna sarebbe di 10 mila euro.

    Da segnalare anche la campagna dell’Unicef Italia, #TuttiGiùPerTerra, per dire basta alle morti di piccoli innocenti in mare, con 8.500 tweet da 2 mila autori unici e 10 mila euro il costo della campagna. E quella di Amnesty Italia, #VeritàperGiulio, per chiedere chiarezza sull’omicidio di Giulio Regeni, con 5.100 tweet da 2.500 autori e un costo della campagna che sarebbe di 7 mila euro.

    E voi che ne pensate?

    campagne twitter febbraio 2016 infografica

  • Al via la #MuseumWeek 2016, la settimana dedicata ai Musei

    Al via la #MuseumWeek 2016, la settimana dedicata ai Musei

    La #MuseumWeek 2016 sta per arrivare. La settimana dedicata ai Musei su Twitter, giunta alla terza edizione, prenderà il via il prossimo 28 marzo fino al 3 aprile. E sono già più di 3 mila i musei che vi prenderanno parte, 290 dall’Italia. Ecco tutti i temi e gli hashtag da usare durante la settimana.

    La #MuseumWeek 2016, la settimana dedicata su Twitter ai Musei e quindi all’Arte e alla Cultura, sta per prendere il via. Giunta alla terza edizione, quella di quest’anno prenderà il via il prossimo 28 marzo e durerà fino al 3 aprile. Questa del 2016 si annuncia come un’edizione di successo e per questo è sufficiente guardare il numero dei musei che ha aderito rispetto allo scorso anno. Per la #MuseumWeek fino a ieri si sono registrati 3 mila musei a livello globale, 290 dall’Italia, numeri che potrebbero salire ancora. La partecipazione è quindi più alta rispetto all’edizione del 2015 quando i musei furono poco meno di 2 mila e dall’Italia si arrivò a 250.

    #museumweek 2016

    Lo scorso anno i tweet complessivi furono 600 mila, quest’anno possiamo tranquillamente prevedere che saranno molti di più.

    #UPDATE

    Prende il via oggi la #MuseumWeek e i musei che vi partecipano globale sono aumentanti in questi ultimi due giorni e sono 3.100 a livello globale, 311 i musei dal nostro paese, 20% rispetto all’edizione dello scorso anno.

    Altra novità di quest’anno è che Su Twitter, ogni volta che si Twitterà con l’hashtag #MuseumWeek o con uno dei 7 hashtag giornalieri, apparirà automaticamente una Twitter emoji con il logo della MuseumWeek nel Tweet.

    #museumweek 2016 cover

    Su Periscope, i musei più rappresentativi trasmetteranno video live per teletrasportare gli spettatori all’interno delle loro mura. E durante la settimana, i cuori di Periscope si trasformeranno in cornici ogni volta che si aggiungerà #MuseumWeek al titolo del broadcast.

    I temi della #MuseumWeek 2016 saranno legati alla tutela e alla celebrazione della cultura, alla memoria e al patrimonio culturale, ma anche alla tolleranza, al vivere insieme e alla libertà d’espressione, valori duramente colpiti dai fatti di attualità più recenti. E per scoprire i musei coinvolti sarà sufficiente seguire gli hashtag che caratterizzeranno i giorni della settimana con temi diversi, uno per ciascun giorno, e sono:

    Lunedi 28 marzo – #secretsMW per fare scoprire al pubblico il dietro le quinte della vostra istituzione e, perché no, anche qualche segreto ben custodito;

    Martedì 29 marzo – #peopleMW  – giornata dedicata a tutte le persone (famose o no) che hanno reso o rendono oggi la vostra istituzione quella che è. È l’occasione ideale per parlare dei fondatori della vostra istituzione, delle sue figure emblematiche, ma anche di coloro che vi lavorano tutti i giorni e delle loro occupazioni.

    Mercoledì 30 marzo – #architectureMW  – giornata per raccontare la storia del vostro edificio, dei suoi giardini, del suo quartiere e dei suoi luoghi emblematici. Un modo per presentare la vostra istituzione sotto un’altra angolatura.

    Giovedì 31 marzo – #heritageMW  – giornata dedicata al patrimonio culturale, ai tesori e alle riserve (materiali e immateriali). L’occasione perfetta per far scoprire al pubblico, sia in loco che sul sito web, quello che offre la vostra istituzione.

    Venerdì 1 aprile – #futureMW – giornata per condividere con il pubblico i vostri programmi innovativi, le sfide, i progetti di ricerca, gli obiettivi istituzionali e tutto ciò che illustri i vostri sviluppi futuri!

    Sabato 2 aprile – #zoomMW  – giornata dedicata ai dettagli e agli aneddoti, un approccio interessante per scoprire contenuti e opere in modo alternativo: particolari delle mani, cornici di quadri, aneddoti sulla nascita di un libro, …fate uno zoom sui vostri tesori.

    Domenica 3 aprile – #loveMW  – è la giornata dei colpi di fulmine al museo! Approfittatene per mettere in risalto le punte di diamante della vostra istituzione (opere, mostre, spazi…) e usate Twitter per fornire consigli sulla visita.

    https://twitter.com/FondVOLUME/status/713163780142837761

    E sono tante le iniziative legate all’evento come quella organizzata all’interno del MUBA di Milano (@MUBA_Milano), il Museo dei Bambini, sabato 2 aprile. Chiamata #TwLab, l’attività propone ai giovani ospiti una breve ma significativa esperienza di scrittura creativa ispirata a Gianni Rodari e alla sua “Insalata di Favole”: tramite lo scambio di “paper tweet”, i bambini giocano a smontare e rimontare in modo alternativo favole già esistenti, facendo incontrare personaggi appartenenti a storie diverse e generando così nuove, inedite e buffissime narrazioni.

    Il meccanismo del gioco proposto da #TwLab, che nasce da un’idea dell’insegnante Stefania Bassi e s’inserisce nel contesto di @TwLetteratura, può essere riproposto ai bambini anche a casa, a scuola e sulla rete, come modo per educare i più piccoli all’uso graduale e consapevole dei social.

    #museumweek #twlab

    In occasione della #MuseumWeek 2016, #TwLab sarà ospitato dal MUBA, sabato 2 aprile, in due appuntamenti, il primo alle ore 10 e il secondo alle ore 11. Sarà aperto ai bambini dai 5 agli 11 anni e per parteciparvi è richiesta la prenotazione telefonica da effettuare direttamente presso il MUBA al numero 02 43980402. L’iniziativa è sostenuta da Twitter Italia, MUBA, TwLetteratura, Nòva24, CampusStore e @wlascuolaviva.

    Durante la settimana cercheremo di seguire l’evento segnalandovi i contenuti più interessanti e anche alcuni dati. Intanto c’è ancora tempo per iscriversi sul sito della #MuseumWeek 2016.

  • Ridi! Migliorerà il tuo lavoro sul Web

    Ridi! Migliorerà il tuo lavoro sul Web

    Ridere è una delle attività più sane e più serie dell’Uomo. L’Ironia sconfigge lo Stress, sviluppa l’Intelligenza, aumenta l’Adattamento e migliora la Comunicazione. La risata è qualcosa di innato, che purtroppo crescendo perdiamo, come perdiamo l’abitudine al Gioco. Col risultato di ridurre la spontaneità, l’elasticità mentale e la creatività.

    Fu proprio Sigmund Freud a regalarci una perla di saggezza: “Scherzando si può dire tutto, anche la verità”
    Il che non significa affatto prendere in giro i punti deboli e i limiti delle personalità altrui.
    Scherzare qui equivale a Ridere, a fare dell’Umorimo sensato, a imparare soprattutto l’Autoironia.
    Forme elevatissime di Intelligenza Umana.
    Perché chi sa prendersi in giro o fare dell’umorismo è capace di elasticità mentale, di plasmare i pensieri, di avere tra le mani le redini di un problema per poterlo risolvere.
    Chi sa ridere ha una capacità di Adattamento alla realtà superiore alla norma.

    E’ vero anche che Ridere comporta una serie di effetti fisiologici estremamente positivi: l’aumento del Cortisolo e di Endorfine, responsabili del nostro buon umore, ma anche una maggior ossigenazione nel sangue e la distensione della muscolatura non volontaria.
    Si può senz’altro dire, inoltre, che Patologie Fobiche e Ossessive del carattere impediscono generalmente la capacità di ridere e, proprio per questo, si cristallizzano e tendono a cronicizzarsi.
    Al contrario, chi ha una buon livello di Autostima ricorre più facilmente alla risata, perché ha coscienza di avere un sufficiente controllo sugli eventi della vita.
    Estroversi e Introversi non hanno livelli differenti di Umorismo: cambia solo il modo di fare ironia. Talvolta risulta -paradossalmente – che proprio gli introversi sono quelli capaci di far ridere di più. E questo succede perché la loro modalità di pensiero è più sottile.

    ridere ridi web social media

    Dunque Ridere aumenta la flessibilità della mente.
    E’ anche scientificamente provato che questo processo riduce fortemente il livello di qualsiasi tipo di stress. 
    Come si ossigena il sangue, ridendo, si ossigena anche l’intelletto.
    Si riesce con maggior facilità ad uscire dalla famosa Confort Zone, per osservarci dall’esterno.
    E dall’esterno i problemi si ridimensionano sempre. Dall’esterno siamo capaci di cambiare prospettiva, di spezzare il circolo vizioso della comunicazione quando questa diventa inefficace e sterile.
    Si ridà vita e potere alla Comunicazione.
    Sul Web, sui Social Media e, allo stesso modo, nella realtà quotidiana.

    Una Comunicazione migliore porta sempre a relazioni più felici.
    Ridere
    , dunque, è un importante facilitatore dei rapporti sociali.
    E’ indubbio che le persone dotate di Autoironia sono più ascoltate, come se la risata permettesse momentaneamente di sospendere le gerarchie di lavoro e dare un messaggio di comune partecipazione.
    Ridere unisce. Rafforza il gruppo. 
    Di più: rende complici.
    E questi sono gli ingredienti fondamentali per creare interazioni felici, nel lavoro sul Web e nella realtà quotidiana.
    L’apertura mentale, inoltre, è generalmente considerata sintomo di fantasia, creatività e immaginazione. Altri ingredienti che regalano marce in più alla comunicazione e alla viralità dei contenuti.

    Da bambini tutti quanti ridiamo molto più spesso e senza pensarci.
    La risata è un comportamento innato e solo successivamente, nella storia della società così come nella nostra storia privata, lentamente smettiamo di ridere.
    Certo: perché non c’è da scherzare, si sta lavorando.
    E lavorare è ben diverso dal Giocare, dove prevale l’ironia e l’apertura mentale.
    Abbiamo smesso di ridere così come abbiamo smesso di giocare. Con le parole, con i nostri stessi difetti e con i limiti posti dallo stress e dal nervosismo. Per la velocità della vita e del lavoro, sostituendo la lamentela al progetto.
    Ci blocchiamo davanti a un problema molto più facilmente, siamo meno pronti a reagire.
    Andiamo in apnea, e solo la risata è la soluzione per riemergere e tornare a respirare.
    Ridere è una cosa seria.
    Plasma il nostro carattere, inconsapevolmente riduce i difetti, torna a dare il vero potere all’Intelligenza Umana che, prima di tutto, vuole poter essere autentica.
    Genuina come una risata.

    L’effetto esplosivo del mettersi a ridere è paragonabile all’abilità di smuovere i confini.
    Quelli che ci poniamo interiormente da soli e quelli che ci pone la realtà.
    Smettendo di giocare pensiamo di essere diventati adulti, ma la realtà è che progressivamente – senza accorgercene – abbiamo accettato di assumere un solo, rigido ruolo.
    Il “Gioco dei Ruoli” che facevamo da bambini è tutt’altra cosa.
    Era quel decidere ogni volta che identità assumere, chi essere, cosa voler fare. Cambiando senza paura.
    Era quel “facciamo che io adesso sono…” che ci dicevamo da piccoli, giocando.
    Trasformandoci nella fantasia nei personaggi più disparati, solo per il puro spirito di sperimentare ruoli diversi, viaggiare con la mente, capire.
    Crescere. Siamo diventati grandi anche grazie a questo gioco.
    Liberatorio ed esplosivo.

    Se oggi ci spaventano le difficoltà quotidiane, proviamo ansia e soffriamo di eccessivo stress è perché, forse, quell’esperienza di gioco e di trasformazione di sé non l’abbiamo vissuta abbastanza.
    La rigidità del nostro carattere non dipende, naturalmente, dal numero di risate che facciamo.
    E’ nello spirito positivo, creativo, immaginario, costruttivo e aperto al dialogo che si riconosce la capacità di Ironia.
    La capacità di non camminare muovendosi sempre sugli stessi passi, ma avanzando nell’avventura della nostra vita.
    Che muta, cambia in continuazione, e deve poterlo fare per essere vera Vita e non un semplice, rassicurante rifugio mentale e fisico che accomuna, purtroppo, chi si esprime solo lamentandosi e delegando le redini della propria vita.

    A chi?
    Procrastiniamo troppo spesso la nostra vita.
    Perché? Chi o che cosa aspettiamo?
    Una riflessione che invito tutti a fare, ciascuno a suo modo, eppure magari prendendosi tutti anche un po’ in giro.

  • Twitter compie 10 anni, ecco i momenti storici in Italia

    Twitter compie 10 anni, ecco i momenti storici in Italia

    Oggi 21 Marzo 2016 Twitter compie 10 anni, un traguardo importante per la piattaforma da 140 caratteri che ha sicuramente cambiato il nostro modo di comunicare. E per l’occasione, ripercorriamo qualche momento storico che riguarda il nostro paese.

    Il 21 marzo del 2006 Jack Dorsey mentre si trovava in un parco mangiando cibo messicano, inviava il suo primo tweet su quella piattaforma che era stata pensata per inviare messaggi tipo SMS ad un ristretto gruppo di persone. E oggi quella che originariamente era stata chiamata “twttr”, fortunatamente si chiama Twitter e compie 10 anni, un traguardo fondamentale per la piattaforma da 140 caratteri che ha cambiato, comunque la si pensi, il modo in cui comunichiamo.

    Su Twitter, specie in questi ultimi mesi e settimane, si è scritto e abbiamo scritto molto, dei problemi, delle possibili soluzioni, ma anche delle trasformazioni in atto. Ma oggi vogliamo sottolineare il valore che questa piattaforma ha avuto e ha acquisito nel corso di questi anni, un valore enorme che oggi va festeggiato.

    https://twitter.com/twitter/status/711658625924620288

    Provate per un attimo a pensare a come avete usato Twitter in questi anni e cosa ha comportato tutto questo. Sicuramente l’aver conosciuto tante persone, aver interagito con esse, l’aver anche iniziato un’amicizia, una collaborazione professionale, insomma una Relazione. Twitter è un social network, ma è diverso da tutti gli altri, gioca molto sulla dinamicità, sulla sintesi.  Ma al tempo stesso lascia spazio all’approfondimento di argomenti, di contatti e di relazioni che lo rende particolare. Ecco perchè l’hashtag scelto per la giornata di oggi #LoveTwitter è assolutamente giusto. Avrete certamente notate che cliccando il cuoricino del “Like” vengono fuori i coriandoli.

    twitter compie dieci anni

    E diamo un’occhiata ai momenti più importanti che hanno riguardato Twitter in Italia.

    Nel 2010 Lorenzo Jovanotti apre il suo account e ben presto diventerà uno degli account più seguiti su Twitter con oltre 3 milioni di followers. Questo il suo primo tweet:

    In occasione dell’alluvione in Liguria, nel 2011, che ha colpito le zone di Val di Vara, Cinque Terre, Lunigiana e la città di Genova, Twitter dimostra di essere essere lo strumento più adatto a diffondere e richiedere informazioni e, poi, a diffondere e richiedere aiuto nelle zone più duramente colpite. L’hashtag #AllertaMeteoLG.

    Il 2012 è stato poi l’anno della liberazione di Rossella Urru, la cooperante italiana rapita in Algeria e rilasciata nel luglio del 2012 dopo quasi un anno di prigionia. Durante l’ultima serata del festival di Sanremo Geppi Cucciari parlò della sua storia e attirò l’attenzione dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica con#freerossellaurru.

    E sempre nel 2012 Twitter si rivelò strumento essenziale per sapere cosa stava avvenendo nelle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia. A mezzogiorno del 20 maggio i trending topic era tutti per #terremoto e per i nomi dei paesi colpiti.

    E nel 2012 Papa Benedetto apre l’account su Twitter @pontifex_it.

    Nel 2013 abbiamo conosciuto #PapaFrancesco, dibattuto sulle vicende politiche del Paese, e abbiamo ripetuto #ForzaSardegna nei giorni dell’alluvione. Non solo: ci siamo emozionati con le foto di @astro_luca in diretta dallo Spazio ed abbiamo seguito con apprensione le proteste a Istanbul e in Egitto.

    Il 2014 è stato l’anno della vittoria di Paolo Sorrentino e della sua “Grande Bellezza” ai Golden Globe (@GoldenGlobe) e agli Oscar (@TheAcademy), delle secchiate ghiacciate dell’#IceBucketChallenge, della nomina del premier Matteo Renzi (@matteorenzi) e dei Mondiali di calcio in Brasile.

    Sempre nel 2014, Twitter è il gruppo d’ascolto e commento degli show preferiti, dai talent show quali #amici13 The Voice of Italy (#tvoi) e X Factor (#XF8) ai talk show come #ServizioPubblico e#Piazzapulita, fino alle serie italiane o straniere, come #BraccialettiRossi o Pretty Little Liars (#PLLitalia1). Twitter è il second screen d’eccellenza per tutti coloro che si appassionano ai programmi televisivi e, twittando in tempo reale, condividono come da un grande “divano nazionale” i momenti più divertenti e drammatici, insieme ad altri fan del piccolo schermo.

    Nel 2015 su Twitter in Italia gli utenti hanno raccontato la loro esperienza legata ad Expo 2015 (@Expo2015Milano), aggiornandoci sui tempi di attesa, e raccontando la bellezza e la vita dei padiglioni. Attraverso Twitter in migliaia hanno interrogato @AskExpo, il primo servizio di social customer care creato da Twitter per una manifestazione di questa importanza, ottenendo risposte precise e puntuali.

    Nel corso del 2015, Twitter ha continuato ad affermarsi quale companion della TV, luogo d’elezione per commentare in tempo reale gli show del piccolo schermo, fino a dar vita a conversazioni originali diventate a volte veri e propri tormentoni. Ma non è tutto: Twitter è stato anche uno strumento prezioso per diffondere informazioni importanti e aggregare la solidarietà delle persone intorno ad alcune tematiche sociali, come nel caso di #messinasenzacqua.

    Ma anche #SaveRummo, la vittoria agli Us Open della coppia Pennetta-Vinci.

    Per quanto riguarda nuovi account famosi, dal mondo dello spettacolo italiano troviamo Geppi Cucciari (@GeppiC), Cristina D’Avena (@CristinaDAvena) e Marco Bocci(@MarcoBocci) e anche la sfera istituzionale rivela qualche sorpresa con Equitalia (@equitalia_it), l’Arma dei Carabinieri(@_Carabinieri_) o la Guardia di Finanza (@GDF). Per il calcio, fra i nuovi arrivati troviamo il portiere della Nazionale italiana, Federico Marchetti (@fmarchetti22).

    E il 2016? Vedremo cosa accadrà e noi saremo sempre qui a raccontarvelo grazie a Twitter.

  • Il Problem Solving sul Web e sui Social Media

    Il Problem Solving sul Web e sui Social Media

    Il Problem Solving è un insieme di processi essenziali da eseguire con ordine. La Psicologia può essere di grande aiuto con alcuni consigli pratici che portano non solo a risolvere il problema, ma anche a gestire il nostro mondo emozionale, a migliorare le relazioni e imparare a comunicare con più efficacia. Sul Web e sui Social Media così come nella vita reale.

    Che la Psicologia possa aiutare solo nella teoria è uno stereotipo ormai superato.
    E se così non fosse, ecco alcuni consigli pratici per la Soluzione dei Problemi, sul Web, sui Social Media e nella vita reale.
    “Non si possono risolvere i problemi di oggi con lo stesso modo di pensare che li ha generati ieri”, sosteneva lo scienziato e filosofo Ervin Laszlo.
    Da qui si può iniziare a riflettere. Facendo, anzi, un ulteriore passo indietro.

    Perché si parli di Problem Solving – da Wikipedia“l’insieme dei processi atti ad analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni problematiche” – è necessario prima di tutto Definire il Problema.
    Primo consiglio: Circoscriverne i limiti per comprenderne la gravità.
    Questo è il primo passaggio che aiuta concretamente a capire quali risorse siano necessarie per la soluzione, ad esempio se si può essere aiutati da altre persone o se si tratta di un problema personale più o meno inconscio.
    Una distinzione in sé già difficile da fare, poiché la maggior parte dei problemi con gli altri nasce o, per lo meno è influenzata, da cause interiori.

    problem solving social media

    Secondo consiglio: imparare ad Ascoltarsi.
    Dandosi tutto il tempo necessario perché la Risposta emerga da sé.
    Facendo Silenzio.
    Saranno in molti in questo momento a voler dare opinioni più o meno rigide o accomodanti.
    Ecco, rifiutiamo qualsiasi giudizio altrui.
    Mettiamo a tacere tutti: è solo del Silenzio che abbiamo bisogno ora.
    Stress, insicurezza, paura di parlare in pubblico, incapacità di cambiare, eccessivo rigore verso se stessi, bassa autostima e difficoltà di comunicazione.
    Queste sono alcune delle cause più frequenti che, se non ascoltate, portano a problemi concreti e ad errori, in misura maggiore sui Social Media dove si è esposti pubblicamente in tempo reale e la “voce” risuona amplificata.
    La marcata tendenza delle persone a esprimere – sempre e comunque – la propria opinione, inoltre, non aiuta a capire quando la risposta ai nostri problemi è solamente dentro di noi.
    L’incomunicabilità e la non comprensione sono il risultato assicurato di un’interazione che non è un vero dialogo e non è un confronto, bensì l’incontro di due monologhi paralleli.

    Circoscritto il problema e comprese le cause dentro di noi, si avrà davanti un nemico che non può più scappare.
    Ecco il terzo consiglio: dare un Nome agli stati d’animo.
    Aiuterà immediatamente a togliere forza al problema.
    Non ne saremo più in balia. Potremo anzi prenderlo in giro, dargli le definizioni e le etichette più impensate.
    Riderne.
    E Ridere è come avere già vinto.
    Ora non è più il momento di chiedersi “perché”, né di ricordarci il passato e lamentarsi.
    Ormai si è diventati forti abbastanza da prendere le redini del problema e renderlo qualcosa di molto più semplice.
    L’Umorismo è la forma più creativa dell’Intelligenza.
    Secondo soltanto all’Autoironia.

    Proviamoci: prendiamo in giro i nostri stessi problemi.
    Non permettiamo agli altri di farlo, ma facciamolo noi.
    Sconfiggeremo quel giudizio interiore che zittisce la nostra spontaneità, nasconde l’autenticità della nostra autostima e aumenta il livello eccessivo di stress.
    Ridere, allora, è come respirare di nuovo dopo una lunga, lunghissima apnea.
    Ancora oggi, nella nostra società, siamo portati a pensare che ridere nelle situazioni critiche o complesse sia sintomo di immaturità e superficialità. La realtà è che ci sono delle forti distinzioni e, soprattutto, che ridere è una vera forma di Terapia.
    Al contrario del continuo rimuginare, l’umorismo spezza le fissazioni mentali che portano ansia e stress, oltre a produrre nel nostro organismo un numero maggiore di ormoni benefici per il sistema immunitario e cardiaco.

    Ci sono, poi, delle Parole che fanno male. A chi le pronuncia (scrive) e a chi le ascolta (legge).
    Questo potrebbe innescare un processo esplosivo, soprattutto nella Comunicazione sul Web e sui Social Media.
    I problemi nella Comunicazione portano sempre a Interazioni infelici.
    Si crea una rottura là dove la Relazione potrebbe essere, invece, un nutrimento per le persone coinvolte.
    E poi non è per nulla facile porvi rimedio.
    La Coerenza della nostra Immagine sul Web ne viene intaccata, più o meno fortemente. Perché dietro a queste “parole errate” c’è sempre un Atteggiamento sbagliato della persona che comunica.

    Ecco, quindi, il quarto consiglio. La comunicazione risente delle Emozioni. Impariamo a Parlarne.
    C’è una differenza abissale, sul Web come nella vita reale, fra dire “sei scemo” piuttosto che “stai facendo lo scemo”, perché Essere e Fare sono due condizioni totalmente opposte.
    Dire “non mi ascolti” piuttosto che “non mi sento ascoltato” mette in gioco emozioni come l’Empatia, caratteristica fondamentale di una comunicazione efficace e di una relazione soddisfacente.
    Non è affatto solo una questione di educazione.
    “Essere scemi” comporta una valutazione di disistima.
    “Non essere ascoltato” rafforza l’insicurezza personale.
    Se al contrario il “Voglio” sostituisce il “Devo” il livello di stress diminuirà all’istante.

    Esiste un altro modo – il quinto consiglio di Problem Solving – che funziona sempre per Gestire le Emozioni: prenderne Coscienza.
    Velocità, poco tempo, troppe cose da dire e da fare in privato e in pubblico.
    Lo stress rende inefficace il lavoro.
    La comunicazione perde il suo spirito brillante e la sua potenza, non raggiunge più il cuore dell’ascoltatore
    .

    Il quinto consiglio viene direttamente dalla mia storia personale.
    Ve lo racconto così come l’ho vissuto.
    Nell’infanzia credo di essere stata una delle bambine più disordinate che si possano immaginare.
    Quel “rimetti a posto la stanza” era una specie di incubo, ogni sera: non sapevo da dove incominciare.
    Era fare peggio ogni volta, non trovare mai le cose che servivano, non sapere come placare mia madre e non finire con le sue urla.
    Finché mia madre non s’inventò il Gioco del Primo Cassetto.
    Io avevo quattro cassetti vicino al mio armadio.
    Il gioco era quello di buttare nel primo cassetto tutto quello che non sapevo che posto avesse in realtà.
    Usare il primo cassetto come “il cassetto del disordine puro”:
    un misto di bambole, cartoncini, disegni, matite e pezzi di pongo. Tutto dentro, lì, nel primo cassetto.
    Era l’unica regola del gioco. Usare solo e soltanto il primo cassetto come contenitore della “spazzatura”.
    Passarono poche settimane. Il primo cassetto restò un disastro, ma il secondo, il terzo e il quarto diventarono perfettamente ordinati. Meticolosamente, direi.

    Avevo imparato una lezione essenziale: lo stress, la confusione mentale, l’indecisione e l’insicurezza sono sentimenti da accettare.
    L’importante è imparare a Gestirli perché non diventino un danno talmente profondo da rivoltarsi contro noi stessi e diventare un Problema irrisolvibile.

  • Instagram: coinvolgimento in calo, ecco l’algoritmo

    Instagram: coinvolgimento in calo, ecco l’algoritmo

    Instagram ha annunciato ieri l’inizio della sperimentazione di un algoritmo che mostrerà agli utenti i contenuti più interessati. E in contemporanea Quintly ha pubblicato uno studio che dimostra come nel corso del 2015 il coinvolgimento sui contenuti sia calato.

    La notizia interessante di oggi è che Instragram ha annunciato con un post sul blog ufficiale che sta cominciando a sperimentare, da ieri, l’introduzione di un algoritmo che regolerà la visualizzazioni dei contenuti in base a quello che l’utente ritiene essere più interessante.

    La visualizzazione sarà quindi centrata sulla qualità dei contenuti e potremo dire quindi addio alla visualizzazione cronologica che fino ad ora aveva caratterizzato la piattaforma. Al momento non si conosce il numero degli utenti che stanno sperimentando la novità.

    È una modifica sostanziale per quanto riguarda la piattaforma, una di quelle modifiche che gli addetti ai lavori sapevano benissimo che sarebbe arrivata, era infatti solo questione di tempo.

    Instagram in questo modo di allinea alle recenti modifiche apportate da Facebook a da Twitter, ad esempio, che un mese fa ha introdotto la visualizzazione della timeline sulla base degli interessi degli utenti, modalità comunque opzionabile.

    Cosa comporta la modifica dell’algoritmo per Instagram? E’, come dicevamo prima, una modifica notevole, attesa anche per via delle dimensioni crescenti della piattaforma. Ricordiamo che la base utenti ad oggi supera i 400 milioni di utenti. Ma non è solo questa la motivazione.

    Nel post ufficiale Instagram fa sapere che il 70% degli utenti, in media, rischia di perdere contenuti interessanti dal proprio feed. Con questa sperimentazione il risultato sarà quello di vedere in alto contenuti degli account che seguiamo più in alto di quelli che ci interessano meno.

    Si capovolge quindi la visualizzazione dei contenuti, quindi il feed a cui eravamo stati abituati. Del resto il fondatore Kevi Systrom al New York Times ha detto che quello che si punta a fare “è che il 30% che si vede sia il 30% migliore possibile”.

    Ma quasi in contemporanea con l’annuncio di Instagram è stato pubblicato uno studio di Quintly che in effetti aiuta a capire meglio sul perchè Instagram abbia deciso di introdurre un algoritmo per fare in modo che gli utenti possano visualizzare il contenuto migliore possibile in base ai suoi interessi.

    instagram calo coinvolgimento algoritmo

    E dall’interessate studio, realizzato sull’analisi di 10 mila account, viene fuori che nel corso del 2015 se da un lato i brand hanno aumentato la frequenza a il numero di post pubblicati, dall’altro viene rilevato che il coinvolgimento è in calo.

    Quindi, se in media si pubblicano 1,04 messaggi al giorno (in crescita dallo 0,84), l’engagement passa dal 4,96 al 3,10 nel corso dell’anno. Lo studio rivela che l’interazione sembra diminuire anche in relazione ad un aumento dei follower da parte di un account.

    Una modifica della visualizzazione del feed potrebbe aiutare i brand a recuperare il coinvolgimento perso in questi ultimi 12 mesi.

    Instagram con l’introduzione dell’algoritmo dimostra di essere diventato più maturo, quasi adulto, e il calo progressivo dell’engagement è il segnale inconfutabile.

    È evidente che la pubblicazione dello studio non faccia altro che confermare quello che Instagram sapeva già, e l’annuncio di ieri lo dimostra benissimo.

    Gli utenti più affezionati al feed cronologico resteranno inizialmente scontenti, forse incentivati anche a migliorare i propri contenuti.

    E voi che ne pensate?

  • Internet e i Social Network: quanto male fanno alla Memoria?

    Internet e i Social Network: quanto male fanno alla Memoria?

    Oggi non potremmo più fare a meno dei nostri device e delle piattaforme Social per ricordarci tutto. Siamo facilitati dai motori di ricerca e dalle notifiche. La nostra Memoria conserva, tuttavia, dei Ricordi che appartengono alla nostra Personalità: perdere questi sarebbe come smarrire la nostra Essenza Umana.

    Se perdiamo il nostro cellulare, siamo persi noi.
    Se non facciamo il back up dei dati del nostro pc e li perdiamo, perdiamo noi.
    Non è nulla di nuovo.
    Lavoriamo con la tecnologia e questa è la prima cosa da fare: salvaguardare gli strumenti che conservano il nostro lavoro e le informazioni della nostra vita.
    Spostando il nostro lavoro e il nostro pensiero su device, computer, o molto più semplicemente su piattaforme Web, abbiamo sottoscritto un tacito accordo, moltissimo tempo fa.
    Non abbiamo solo accettato di fornire i nostri dati personali.
    Di più: abbiamo delegato alla Rete una delle funzioni più artistiche e intelligenti del nostro cervello.
    La Memoria.

    internet memoria social network

    Quando è successo? Non potremmo dirlo.
    Di sicuro progressivamente, giorno dopo giorno, ma comunque in un processo inesorabile.
    E come sempre non si tratta di incolpare in qualche modo Internet o i Social Network, ma di essere consapevoli di quanto potenti siano questi mezzi di comunicazione e di usarli al meglio.

    Il dibattito su quanto Internet faccia bene alla nostra Intelligenza, all’intelletto e alle emozioni – Intelligenza Razionale ed Emotiva – è sempre aperto.
    E personalmente credo sia giusto che rimanga così. Aperto.
    Perché solo parlandone e continuando a discuterne possiamo rimanere coscienti del Costo sociale e culturale, ma anche intellettivo ed emotivo, che stiamo pagando.
    Un Costo decisamente alto.

    Che cos’è la Memoria?
    Secondo la definizione di Wikipedia si tratta della “capacità del nostro cervello di conservare informazioni.”
    Una funzione psichica e mentale che ci permette di assimilare, ritenere e richiamare – sotto forma di ricordo – le informazioni apprese durante l’esperienza intellettiva e sensoriale.
    Si tratta di un esercizio intellettivo, dunque, ma anche puramente psichico.
    E’ questa conservazioni di nozioni e di emozioni che ci permetterà di formare nel tempo la nostra Esperienza, la nostra Cultura, le Associazioni Psichiche e, di fatto, la formazione della nostra Personalità.
    Qui si aprono capitoli immensi di discussione, a partire dalle Teorie della Psicologia che posizionano intorno ai nostri 4 anni di età i primi ricordi che influenzano il nostro carattere.

    Quello che su cui ci interessa fare chiarezza ora è che la Memoria si distingue in due tipi: a Breve e a Lungo Termine in base alla durata della ritenzione del ricordo.
    Perché nel mondo sempre più veloce in cui viviamo, con un flusso di informazioni costante e continuo e un’overload di dati, ricorriamo a Internet proprio per salvaguardare la nostra funzione intellettiva.
    Non potremmo mai ricordarci tutti i numeri di telefono dei nostri contatti.
    Non potremmo mai ricordarci tutte le date dei compleanni e degli anniversari.
    Non potremmo mai ricordarci come si scrivono tutte le parole difficili.
    E gli indirizzi, la lista della spesa, l’agenda degli appuntamenti…
    Deleghiamo il ricordo a motori di ricerca fenomenali, che in una manciata di secondi, recuperano l’informazione che vogliamo.

    Certo, è tutto più semplice.
    Io che non ho mai imparato a fare le divisioni ci metto un attimo a non fare figuracce.
    Mia madre è mille volte più brava di me a ricordarsi i nomi delle persone, per non parlare delle parole crociate.
    Una recente ricerca universitaria, per altro, conferma che più del 70% delle persone che quotidianamente usano Internet non conosce a memoria il numero di telefono del partner, mentre il 49% utilizza applicazioni e note sul device per ricordare password e numeri di sicurezza personali delle carte di credito e dei bancomat (PIN).

    La Memoria a Breve Termine non ci serve più.
    Abbiamo strumenti più affidabili del nostro stesso cervello per procedere nella vita quotidiana e nel lavoro quotidiano senza l’ansia di dover ricordare tutto.
    Possiamo concederci di non ricordare, perché in ogni caso recuperiamo le informazioni utili in pochissimo tempo.

    Grazie alla tecnologia oggi – e domani sempre di più con la Realtà Aumentata – si è realizzata un’Evoluzione culturale, sociale, intellettiva e psicologica che non avremmo mai raggiunto altrimenti.
    Che è esattamente quel Costo di cui parlavamo.
    L’altra faccia della medaglia, infatti, è che abbiamo progressivamente perso l’allenamento e la sensibilità che mantengono Umani i nostri Ricordi.
    E Ricordo fa rima con Essere Umano.
    Non con cercare su Google qualsiasi informazione che non ci torna in mente.
    Non con il condividere l’Accadde Oggi di Facebook.

    Ben altro discorso è parlare della Memoria a Lungo Termine.
    Ecco, perdere quella sarebbe decisamente un Costo eccessivo.
    Un Costo intellettivo e psicologico, ma anche sociale e culturale, che non ci possiamo assolutamente permettere.

    Perché vorrebbe dire alterare l’Essenza Umana, i Ricordi della propria Vita e non essere più capaci di Crescere.
    Perché solo grazie alla Memoria, ai processi di ritenzione e immagazzinamento delle informazioni vitali e ai processi di recupero e riconoscimento di queste informazioni, ognuno di noi nasce, cresce e costruisce Se Stesso.
    Solo grazie alla Memoria siamo noi stessi, autentici e genuini proprio per i ricordi che abbiamo. 

    Si tratta di quel passato che ha costruito il nostro presente, la nostra persona, la nostra realtà.

    I ricordi della Memoria a Lungo Termine fanno parte di noi, sono la nostra ricchezza. Sono la nostra storia.
    Perderla non equivale a perdere solamente un cellulare, ma a non riconoscere più se stessi.
    Né dentro né fuori dal Web.

     

     

  • Attenzione ad offendere su Facebook, è Diffamazione

    Attenzione ad offendere su Facebook, è Diffamazione

    La Quinta sezione penale della Cassazione ha ricordato, occupandosi della vicenda di Francesco Rocca, presidente della CRI, che le offese fatta anche via Facebook sono molto gravi, tali da configurare il reato di diffamazione aggravata.

    Come tutti noi sappiamo Facebook è comunque un luogo dove si condivide e si chiacchiera molto e, alle volte, il tono delle conversazioni può assumere livelli per cui è facile spingersi in espressione pesanti verso gli utenti. A chi di voi non è capitato. E, anche di fronte a situazioni davvero particolari, ci si è sempre chiesti se quelle espressioni potessero avere una certa rilevanza penale, senza avere un riscontro oggettivo da questo punto di vista. Ecco perchè pensiamo sia utile riportare anche in un blog come questo informazioni di questo tipo.

    Facebook diffamazione

    Ebbene, se anche voi vi siete posti questa domanda, perchè siete incorsi in situazioni davvero spiacevoli, da oggi sappiamo con certezza che quelle situazioni posso essere considerati anche dal punto di vista penale. E a far un po’ di luce su questo tema molto delicato arriva il parere della Quinta sezione penale della Cassazione che, occupandosi del caso di Francesco Rocca, attuale presidente della CRI, che era stato preso di mira da un suo ex dipendente, quando era commissario straordinario della CRI, che lo aveva offeso pesantemente su Facebook, accompagnando le offese con delle foto. Tutto questo accadeva nel 2010 e alcuni messaggi erano sfociati “in palesi offese al decoro personale”.

    La Cassazione ha quindi evidenziato che:

    La diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso della bacheca ‘Facebook’ integra un’ipotesi di diffamazione aggravata poichè la diffusione di un messaggio con le modalità consentite dall’utilizzo per questo di una bacheca Facebook, ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone”.

    La diffamazione via Facebook è aggravata dal fatto che

    Per comune esperienza, bacheche di tale natura” – scrive sempre la Suprema Corte – “racchiudono un numero apprezzabile di persone, sia perchè l’utilizzo di Facebook integra una delle modalità attraverso le quali gruppi di soggetti socializzano le rispettive esperienze di vita, valorizzando in primo luogo il rapporto interpersonale che, proprio per il mezzo utilizzato, assume il profilo del rapporto interpersonale allargato ad un gruppo indeterminato di aderenti al fine di una costante socializzazione”.

    A colui che ha diffamato Francesco Rocca è stata comminata una pena pecuniaria di 1.500 euro per diffamazione aggravata.

    E’ un pronunciamento che sicuramente fa chiarezza su un tema delicato e certamente avvalora il fatto che ciò che accade su Facebook è ciò che accade nella realtà di tutti i giorni. Siete d’accordo? Raccontateci cosa ne pensate tra i commenti.

  • Ecco la Notte degli Oscar 2016 sui Social Media

    Ecco la Notte degli Oscar 2016 sui Social Media

    Gli Oscar 2016 hanno visto il trionfo del maestro Ennio Morricone, miglior colonna sonora per “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino, e il trionfo di Leonardo Di Caprio che ha conquistato il suo agognato premio come miglior attore. Sui Social Media le conversazioni totali sono state 10 milioni, quasi tutte su Twitter.

    C’era molta attesa per la Notte degli Oscar 2016 e i pronostici che giravano sul web e sui Social Media fino a poche ore dall’inizio della grande serata di Hollywood sono stati parzialmente confermati. Per quel che ci riguarda, la grande notizia è che il maestro Ennio Morricone ha ottenuto la sua prima statuetta della sua lunghissima carriera per la miglior colonna sonora per The Hateful Eight di Quentin Tarantino. Ma è stato anche il trionfo di Leonardo Di Caprio che conquista, finalmente, il suo agognato Oscar come miglior attore per il film The Revenant. E come sempre, grazie al supporto tecnico di Talkwalker, abbiamo visto come i Social Media hanno raccontato la diretta della premiazione numero 88 degli Oscars verificando che, dalle 8 di sera alle 8 del mattino successivo (ora italiana) le conversazioni totali sono state 10 milioni.

    #oscars oscar 2016 social media

    Nel nostro monitoraggio abbiamo preso in considerazione i tre hashtag più usati per la manifestazione, compreso quello ufficiale: #Oscars con 8,9 milioni di citazioni; #Oscar con 818 mila citazioni e #Oscar2016 con 196 mila citazioni.

    #oscars conversazioni totali oscar

    Le conversazioni, come sempre accade in questi casi, si sono svolte per oltre il 99% su Twitter. Il picco della manifestazione si è ottenuto quando in Italia erano le 6 del mattino con 808 mila tweet, un momento tra la premiazione di Leonardo Di Caprio e l’annuncio del miglior film The Spotlight. Twitter comunque rileva che 404 mila sono stati i tweet alla nomina di Di Caprio, @LeonardoDiCaprio.

    E come potete vedere, proprio nel momento di picco si registra il livello di sentiment più positivo della manifestazione, segno che i Social Media approvano.

    Il 52,8% degli account sono donne, notare la loro presenza maggiore proprio nel momento di picco, gli uomini sono stati il 47,2%.

    #oscars conversazioni totali genere oscar

    Ovviamente, a livello globale, il più citato tra i premiati è stato proprio Leonardo Di Caprio, vista la grande attesa che c’era per questa premiazione tante volte sfilatagli di mano proprio all’ultimo momento. Sommando le varie citazioni, tra hashtag e nome esteso o frazionato, supera le 2,9 milioni di citazioni.

    #oscars temi totali di caprio oscar

    Questi intanto sono gli hashtag più citati durante la premiazione:

    #oscars hashtag globali oscar

    In Italia i tweet totali sono stati 228.800 sommando anche #SkyCinemaOscar che ha totalizzato 85.700 citazioni.

    #oscars tweet totali italia oscar

    E questi sono gli hashtag più citati in Italia durante la premiazione:

    #oscars hashtag italia oscar

    E come sempre, vi mostriamo anche i contenuti più condivisi durante tutta la serata americana, notte fonda in Italia.

    Questo il contenuto più condiviso in assoluto ed è su Instagram:

    https://www.instagram.com/p/BCWlyQ7hQQp/

    Ma vediamo i contenuti più condivisi su Twitter. E quello più condiviso è proprio quello di Leonardo di Caprio che ringrazia l’Academy e il cast e team di The Revenant:

    https://twitter.com/pettyyonceh/status/704070685614743552

    https://twitter.com/barstoolsports/status/704168236754018307

    Questo un resoconto della Notte degli Oscar 2016. E voi che pensate? Contenti che abbia vinto Di Caprio?

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