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  • Qualche idea per risollevare Twitter e salvarla

    Qualche idea per risollevare Twitter e salvarla

    Twitter attraversa ormai da tempo una crisi che potrebbe rivelarsi molto rischiosa per le sorti dell’azienda. Tra down, crisi di prodotto e crolli in borsa la situazione non accenna a migliorare. Proviamo adesso ad indicare qualche idea che potrebbe rivelarsi utile per la salvezza della piattaforma.

    Sapete bene che qui sul nostro blog seguiamo con molta attenzione le vicende legate a Twitter in questo periodo, cercando di raccontarvi tutti i fatti che scaturiscono da una crisi che è iniziata ormai da diversi mesi e che non accenna, nonostante il ritorno del co-fondatore Jack Dorsey, a placarsi. La crisi che vive oggi Twitter è una crisi di prodotto, la piattaforma che trova la sua caratteristica nei 140 caratteri stenta ora ad attrarre nuovi utenti e al tempo stesso non è supportata da un modello di business tale da potersi permetter di monetizzare. Questi ultimi due punti non sono altro che le richieste che fa il mercato, quindi Wall Street. Già, Wall Street. Un passaggio, quella della quotazione, che Twitter ha gestito male, senza un’dea chiara. Lo dimostra il ruolo giocato da Dick Costolo, bravo traghettatore dell’azienda nelle mani degli investitori, ma poi non più capace di condurre l’azienda con una leadership sicura e con una visione chiara del business.

    Eppure in tutti questi mesi Twitter ha elaborato e lanciato delle interessanti novità, basti pensare a Periscope, con un potenziale enorme ma non saggiamente sfruttato, e a Moments, comunque non ancora disponibile in Italia. Ma c’è anche la nuova home, anche questa non ancora disponibile, che si prospetta più interessante e in grado di attrarre quei milioni di utenti (si parla di 500 milioni, altri addirittura 1 miliardo) che si avvicinano alla piattaforma ma poi decidono di non registrarsi perchè troppo complicata.

    twitter consigli salvare @franzrusso.it-2016

    Twitter è una piattaforma straordinaria per la diffusione di notizie, gioca un ruolo fondamentale in quel grande fenomeno che è la Social Tv, è un grande strumento di relazioni e informazioni istantanee e trova tutta la sua peculiarità nell’essere dinamico e sintetico. Molte volte viene paragonato a Facebook, ma le ultime caratteristiche elencate rendono bene l’idea che stiamo parlando di due piattaforma opposte. E a nulla, o quasi, servirebbe estendere il limite dei 140 caratteri fino a 10 mila, significherebbe snaturare la piattaforma, si parlerebbe di altro e non più di Twitter per come lo conosciamo oggi.

    E quindi di cosa avrebbe bisogno oggi Twitter. L’idea è quella di dare qualche suggerimento, oltre a quello già indicato a suo tempo, tra gli altri, del famoso tasto “modifica” che potrebbe ottimizzare l’utilizzo. Ma vediamo insieme qualche suggerimento.

    Riaprire il discorso delle API

    Qualcuno di voi ricorderà certamente quando nel 2012 Twitter decise di rivedere la gestione delle API, prima aperta a tutti, cominciando a puntare di più sulla propria offerta interna, introducendo delle regole molto rigorose. Ricorderete anche che una delle prime vittime fu LinkedIn e che a stretto giro si dimostrò che quel cambio di passo andava ad avvantaggiare Facebook. Un’azione che di fatto, pur nella sua ragionevolezza, si è rivelata sbagliata a tal punto che lo scorso lo stesso Dick Costolo si scusò dicendo di voler mantenere un rapporto più aperto con gli sviluppatori. Rivedere questa strada potrebbe oggi essere una soluzione.

    Puntare sui Video

    Twitter ha al suo interno due strumenti, Vine e Periscope, che si poggiano sulla modalità di contenuti che sarà quella che caratterizzerà il 2016 e anche il futuro. Eppure non sono adeguatamente stati valorizzati. Puntare sui Video significa mettere questi strumenti a servizio della piattaforma e farli diventare parte di essa, anche da punto di vista dell’advertising. Ma presto, perchè intanto gli altri competitor parte ci hanno già pensato.

    Migliorare e potenziare le Liste

    Come sapete per aiutare a orientarsi meglio sulla piattaforma esiste lo strumento delle “Liste” con cui raccogliere e seguire gli account più interessanti in base all’argomento di riferimento. Ma perchè non provare ad ottimizzare questo strumento aggiungendone altri affinché si creino delle relazioni dirette tra gli utenti interessati a quello specifico argomento?

    Migliorare l’advertsing

    Chiunque abbia provato a fare advertising su Twitter sa bene che si tratta di una modalità più costosa rispetto allo strumento che offre Facebook e che spesso, per le esigenze più comuni, non riesce a dare risultati soddisfacenti. Un’idea potrebbe essere allora di creare uno strumento che possa essere in grado di soddisfare richieste più basse in termini di prezzo, quindi più smart. Un esempio potrebbe essere quello di un “Promoted Tweet” al giorno per 1 euro. Non sarebbe male.

    Queste sono solo alcune idee che potrebbero già rivelarsi adeguate e che forse potrebbero rendere la piattaforma più utilizzabile. A queste uniamo anche quella di Moments, non ancora disponibile nel nostro paese, pensando ad una sorta di Moments personalizzabile.

    Ma prima, c’è ancora un’altro suggerimento da dare, forse il più importante.

    Vendere Twitter al Migliore Offerente

    Le difficoltà finanziarie di Twitter sono ormai senza fine, anche oggi il titolo è in calo di oltre il 7% vanificando lo slancio di ieri del 6% quando giravano rumors su un possibile interessamento da parte di  Mark Andreessen (Netscape) e del fondo Silver Lake. Le azioni adesso valgono 16,5 dollari e la capitalizzazione dell’azienda è di 12,2 miliardi di dollari. Sono segnali che Twitter non può resistere più a lungo come azienda stand-alone, necessita di un partner forte, capace di risollevarla e rilanciarla. Come ho anticipato anche al DigitalicX a fine dicembre scorso, un possibile compratore potrebbe essere Google che ha tutto l’interesse ad avere una piattaforma come Twitter e a rilanciarsi nel mondo dei social media. Alcuni dicono anche Facebook, certo ne ha la forza, ma non sarebbe un grande affare per Zuckerberg.

    E voi che ne pensate? Quali altri suggerimenti aggiungereste? Raccontateceli qui tra i commenti.

  • Social Network e Web: benvenuta Autostima!

    Social Network e Web: benvenuta Autostima!

    L’Autostima è fondamentale sul Web e sui Social Network perché dà vita alla creatività, all’Innovazione e a una comunicazione efficace. E’ quel sentimento di adeguatezza interiore che ci fa sentire felici per quello che siamo. L’Autostima non si impara: dobbiamo soltanto permetterci di essere noi stessi.

    Quando pensiamo alle conseguenze negative di lavorare sul Web o di stare ore e ore sui Social Network, ci viene subito in mente la tanto citata FOMO, la Dipendenza, i Disturbi Depressivi che si creano soprattutto negli adolescenti. Ne abbiamo parlato recentemente qui: I Come e i Perché della vera Dipendenza da Internet – Adolescenti e Social Network, sempre più dipendenti – FOMO, più aumenta l’uso di Internet e più cresce il fenomeno.
    La depressione che può farsi strada dipende dal nostro sentirci inadeguati soprattutto a causa della quantità di Like, Condivisioni, Follower, Retweet.
    Crediamo di non essere all’altezza di chi fa il nostro stesso lavoro, ma lo fa con successo.
    Noi non valiamo così tanto. Nonostante ogni sforzo, anche dando il meglio di noi, non raggiungeremo mai il successo e i traguardi degli altri.
    Non saremo mai abbastanza bravi.

    social media autostima web franzrusso.it 2016

    Naturalmente, si tratta di un senso di inadeguatezza del tutto interiore.
    Non sono i nostri risultati a non valere, ma la percezione che noi stessi abbiamo di ciò che facciamo e di ciò che siamo.
    Chi decide l’altezza dell’ “asticella” del successo? L’altezza superata la quale finalmente possiamo essere soddisfatti e fieri di noi, sentirci vincenti?

    Possiamo nasconderci dietro a una risposta parzialmente vera: la società.
    Sì, è vero che la società – ancora nel terzo millennio – detta regole più o meno scritte su cosa sia vincere e su chi sia una persona vincente. Quel modello da imitare che non raggiungeremo mai.
    Tuttavia – al di fuori dei campi della Moda e del Business – cosa c’entriamo Noi, la nostra personalità, le nostre emozioni e aspirazioni con queste regole per ottenere il successo?

    La sfida, in altre parole, è quella di spostare l’asticella del valore in un campo di analisi diverso: quello di essere soddisfatti per quello che siamo.
    Sentirci all’altezza comunque. Godere di Autostima.
    L’Autostima è quel sentimento di adeguatezza interiore che trascende il giudizio altrui, le aspettative degli altri, le regole sociali dominanti. Ci fa stare bene così come siamo. Esattamente dove e come siamo e per quello che sappiamo fare.

    Si vive e si lavora al meglio di noi, se godiamo di Autostima.
    In particolare sul Web e sui Social Network, dove la Creatività è fondamentale, dove l’Innovazione nasce spesso dalla mente di un singolo per diventare progetto comune, dove la Comunicazione più efficace è quella in cui il lettore respira la sicurezza di chi scrive.
    Non si tratta di una sicurezza sempre dovuta a competenza.
    Molto più spesso chi scrive con successo – e ci porta a leggere il post fino alla fine – è chi riesce a catturare la nostra attenzione perché sa raggiungere e toccare le nostre emozioni.
    Comprendendo le nostre esigenze e provando empatia per le nostre esperienze.
    Non a caso, si tratta sempre di una persona che, a sua volta, è a proprio agio con se stessa e con le proprie emozioni, una persona che non ha paura di mettersi in gioco e ha una sicurezza emotiva sufficientemente forte da venirci incontro.

    L’Autostima non ha bisogno di discutere di adeguatezza o meno.
    E’ un fortino in cui i nostri ragionamenti e i nostri sentimenti si scambiano di ruolo e giocano senza timore di fallire.
    Non esiste un valore o un modello di successo: ci fortifica e ci rende felici di essere sempre e comunque all’altezza per quello che siamo.

    Felici. Ma che cosa vuol dire?
    La felicità è un’emozione che per lo più ci spaventa, perché abbiamo il timore di doverla pagare.
    Difficile che si parli di felicità, difficile soprattutto saperla definire.
    Si può essere felici per un attimo soltanto o si può intendere la felicità come soddisfazione di se stessi.
    Dunque, un sinonimo di Autostima.
    Descritta così, sembra un traguardo possibile. Più semplice di quello che si pensi.

    Sicuramente il primo passo sta nel non averne paura.
    La maggior parte degli esseri umani, paradossalmente, è invece spaventata dalla felicità.
    E poi?
    C’è un’altra parola che ricorre frequentemente quando si parla di Autostima: Aspettativa.
    Chi soffre di mancanza di Autostima è sempre il peggior giudice di se stesso.
    Duro, severo.
    Irrigidito da aspirazioni che si auto impone, che sono talmente vicine a quella Perfezione che blocca ogni movimento, ogni cenno di creatività, ogni gesto spontaneo.

    Facciamo insieme un esercizio molto pratico.
    Proviamo a sostituire nel nostro linguaggio comune – parlato e scritto – la parola “dovere” con le parole “volere, scegliere, potere“.
    Chi gode di Autostima decide di sé e della propria vita e ne è per lo più soddisfatto.
    Sceglie lui quello che vuole.
    Sembra un esercizio sciocco, ma ci accorgeremo subito che non è per nulla facile.
    Il senso del dovere uccide il carattere spontaneo.
    E col tempo ce ne siamo anche fatti una ragione.
    O meglio, una giustificazione.
    Perché se dobbiamo comportarci in un determinato modo e dobbiamo rispettare regole e retaggi del passato, è molto più facile vivere la quotidianità.
    In fondo, basta fare il proprio dovere e saremo appagati.

    Ben altra responsabilità e ben altro coraggio sono necessari se decidiamo di ascoltare e mettere in gioco le nostre emozioni, la nostra creatività, il nostro istinto.
    Scegliere una strada piuttosto che un’altra implica una presa di coscienza del tutto diversa, dettata dalla nostra pura volontà, soggetta a possibili errori, fallimenti e giudizi esterni.
    Per poterlo fare occorre aver maturato un’Intelligenza Emotiva sufficiente ad essere profondamente convinti che sono le aspettative che si devono adeguare a noi, e non il contrario.

    E’ un esercizio di sentimenti: in realtà, non esiste forza senza debolezza.
    Così come non potremo mai essere soddisfatti di noi e felici se lasceremo le redini della nostra vita agli altri.
    Non serve affatto sforzarsi di essere più forti per provare Autostima.
    E’ tutto molto più conciliante, più realizzabile.
    Più facile.
    L’Autostima si basa sul nostro mondo interiore e su quello che vogliamo veramente.
    Non si impara.
    Non si adegua.
    Nasce da aspettative autentiche, che corrispondono alle nostre reali capacità e ai nostri sentimenti.
    Siamo unici al mondo proprio per quello che siamo.
    Dovremmo soltanto imparare a concederci di esserlo.

  • Social Media e Aziende, manca l’approccio alla Relazione

    Social Media e Aziende, manca l’approccio alla Relazione

    Sono stati presentati oggi i risultati della quarta edizione della SocialMediAbility 2016,  condotta dall’Osservatorio IULM sui Social Media. Dai risultati viene fuori che le aziende italiane migliorano dal punto di vista dell’utilizzo ma meno nell’uso di strumenti per le relazioni come Content e Social Caring.

    Sono stati presentati oggi i risultati della quarta edizione della SocialMediAbility 2016, l’interessante indagine condotta dall’Osservatorio IULM sui Social Media. Seguiamo la SocialMediAbility dal 2011 e grazie a questa ricerca abbiamo conosciuto l’evoluzione dell’utilizzo dei Social Media da parte delle aziende italiane. L’indagine di quest’anno evidenzia il fatto che le aziende ormai utilizzano questi strumenti in larga parte, parliamo di una percentuale che supera il 70%. Un risultato che se paragonato a quello del 2011, quando era del 10%, dimostra il grande percorso fatto in questi ultimi 5 anni. Certo un percorso che molti di voi noteranno essere stato lento, a volte anche macchinoso, ma è comunque da considerarsi un primo risultato importante.

    social media marketing socialmediability 2016

    Siamo passati da Pmi e Social Media ancora lontani del 2011 a Social Media e aziende, rapporto ancora da costruire, poiCresce ma a rilento l’uso dei Social Media nelle aziende italiane del 2013. Fino ad arrivare ad oggi, con i dati dell’ultima ricerca che ci dicono che migliora ancora l’utilizzo, ma è carente ancora a livello qualitativo. E’ ancora un utilizzo non troppo orientato alla costruzione di una relazione con gli utenti, ma è ancora troppo auto-promozionale, quindi una comunicazione che non tiene conto dell’enorme potenzialità dei Social Media. Ed è proprio su questo aspetto che ci si aspettava di più ed ancora una volta si deve rimandare. Per non palare del Social Caring, altra grande opportunità che le aziende hanno per costruire una relazione forte basata sulla fiducia.

    La percentuale di utilizzo non è certamente indice della qualità dell’utilizzo stesso, stiamo parlando di un dato numerico che ci da la dimensione del numero delle aziende che utilizza questi strumenti tecnologici. E in effetti quello che interessa è proprio sapere come queste aziende li utilizzano e con quali risultati. Ecco che il livello di SocialMediAbility assume una certa importanza, utile da conoscere.

    social media aziende socialmediability 2016

    Prima di dare qualche dettaglio, ricordiamo che l’indagine è promossa e realizzata dall’Executive Master in Social Media Marketing & Digital Communication, e ha continuato il monitoraggio avviato nel 2010 del panel di 720 aziende italiane, appartenenti a 6 diversi settori: Alimentare, Arredamento, Banche, Hospitality, Moda. Novità di questa edizione 2016 sono le  aziende che, pur operando in settori diversi (manifattura, legno, gomma e plastica, metallurgia), sono accomunate da un modello di business di tipo B2B.

    Nel misurare l’effettivo utilizzo del Social Media Marketing da parte delle aziende italiane, per ciascun settore sono state valutate, attraverso diversi strumenti e approcci di analisi, 120 aziende casualmente estratte dall’universo di riferimento, ulteriormente segmentate per dimensioni: 40 grandi, 40 medie e 40 piccole. L’indagine è stata condotta in collaborazione con Blogmeter.

    Bene, fatte le doverose premesse, passiamo a vedere i punti salienti, gli highlights, della ricerca.

    Dalla SocialMediAbility 2016 emerge che:

    • Aumenta la percentuale di aziende che utilizza un social media per attività di comunicazione e marketing: si passa dal 64% del 2013 al 73% del 2015 (nel 2011 la percentuale era del 10%).
    • Cresce in maniera sensibile la presenza sui social media delle PMI e diminuisce il divario registrato negli anni precedenti con le grandi aziende (l’87% di quelle esaminate ne ha attivato almeno uno, con un aumento di 6 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente). Dal 2013 l’uso di tali canali è passato dal 50% al 62% per le piccole, e dal 53% al 67% per le medie. Ovviamente, Facebook si conferma il canale più utilizzato, attivato dal 79% delle aziende comprese nel campione che hanno aperto almeno un social media, rispetto al 75% del 2013 (nel 2011 era del 71%).
    • Si rileva comunque una crescita di YouTube, Twitter e LinkedIn, utilizzati rispettivamente dal 55%, dal 48% e dal 45% delle aziende presenti sui social media, rispetto al 51%, al 45% e al 44% del 2013 (nel 2011 erano 32%, 39,8% e 35,7%). Dato interessante da segnalare è che la ricerca rileva deciso aumento nell’uso di Instagram, presidiato dal 34% delle aziende con almeno un canale social,rispetto al solo 4% rilevato nell’edizione precedente. Nell’edizione 2011 ancora non esisteva.
    • La maggiore diffusione di tali canali a livello aziendale è stata accompagnata anche da una modesta crescita dell’indice medio complessivo di SocialMediAbility (SMA) che, su una scala di range “0-10”, passa dai 3,6 punti del 2013 ai 4,2 punti dell’ultima rilevazione (valore relativo alle sole aziende B2C che hanno aperto almeno un canale social).
    • Tra le dimensioni monitorate e ricomposte nel nuovo indice di SMA, quella su cui le aziende incontrano maggiori difficoltà è quella relativa al Social Caring.

    Come ha osservato il prof. Guido Di Fraia, Direttore Scientifico della ricerca:

    I risultati ottenuti mostrano un costante incremento nell’adozione e nell’utilizzo dei canali social. L’indice SMA è in aumento, in particolare se confrontato con gli indici rilevati nelle precedenti edizioni. Non si può dire lo stesso per l’evoluzione dei contenuti che vi si trovano all’interno e questo si ricollega anche alla situazione riscontrata per quanto riguarda l’asse del caring. Mentre tutti gli assi riportano valori sempre più positivi, la dimensione relazionale rimane indietro e i canali sono sotto-utilizzati per prendersi cura del rapporto con i clienti. Essi si concentrano prettamente su attività di corporate branding (awareness) e social media marketing (di prodotto), sviluppando una comunicazione che è per lo più auto-referenziale e centrata sul brand, sui prodotti o sui servizi offerti, e non presta attenzione all’ascolto o al costumer care”.

    Ecco perchè all’inizio facevamo riferimento alla qualità dell’utilizzo e la ricerca evidenzia bene che proprio su questo c’è ancora molto da lavorare.

    Concepire l’uso dei Social Media come un qualsiasi strumento di comunicazione allo scopo solo ed esclusivamente di promuovere servizi/prodotti, allora si fa un utilizzo sterile, che non porta alcun risultato. Serve invece un utilizzo aperto al dialogo con i propri utenti, il che significa instaurare relazioni dirette con gli stessi utenti. Come spesso ripetiamo su questo blog, le aziende che riescono a costruire relazioni con i propri utenti, accettando anche le critiche che si avanzano (che sono poi quelle che fanno crescere), sono quelle che migliorano i propri prodotti/servizi, coltivano e migliorano relazioni, sono quelle più aperte al confronto. Ma per fare tutto questo serve una strategia che preveda contenuti adeguati, non solo auto-promozionali, e proprio su questo punto sorgono le difficoltà maggiori.

    E voi che ne pensate di questi risultati? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Twitter nomina Leslie Berland come nuovo CMO

    Twitter nomina Leslie Berland come nuovo CMO

    A pochi giorni dalle dimissioni di 4 top manager, Twitter annuncia di aver nominato come nuova responsabile Marketing Leslie Berland, ex responsabile Marketing di American Express. E ora gli occhi sono puntati sull’esperta Natalie Kerris, ex responsabile comunicazione di Apple.

    E’ forse il caso di dire che Twitter, dopo il terremoto di qualche giorno fa che ha visto la fuga (se così possiamo definirla) di ben 4 top manager, non ha perso molto tempo. E in effetti non aveva poi tanto tempo e tante opzioni di scelta. Essere veloci in questi casi è la regola, per evitare ripercussioni sul piattaforma stessa (il prodotto) e sul titolo il borsa (il giorno dopo l’addio dei 4 manager il titolo è sceso di nuovo sotto i 17 dollari).

    leslie berland twitter

    Il primo vero rinforzo che va a coprire un ruolo importante come nuovo responsabile Marketing si chiama Leslie Berland, ex responsabile Marketing e Digital Partnership di American Express quindi proveniente dal mondo finanziario, ma è sicuramente una manager che ha dimestichezza  a lavorare in un team globale e sa come muoversi nel promuovere un prodotto a livello mondiale. E forse la sua esperienza proprio nel mondo finanziario potrebbe rivelarsi di aiuto per Twitter in questo preciso momento. E’ chiaro che siamo nell’orbita delle ipotesi e che questo tipo di nomine devono poi essere vagliate e apprezzate dai mercati e quindi dagli investitori.

    Tanto per citare qualche di esperienza della Berland, è lei ad aver creato collaborazioni che si sono rivelate poi di successo con aziende come Apple, McDonald’s, Uber, TripAdvisor, VeriFone, Samsung, Foursquare, Facebook, Jawbone e anche Google. Background di tutto rispetto ma è chiaro che arrivare in un’azienda come Twitter in questo momento è senza dubbio arduo, servirà davvero un gran lavoro.

    L’annuncio dell’arrivo di Leslie Berland in Twitter è stato dato da Jack Dorsey con un tweet (e non poteva essere diversamente) con cui ha dato il benvenuto alla nuova CMO (Chief Marketing Officer):

    A seguire anche Adam Bain, attuale COO di Twitter e gestore ad interim di due dei ruoli lasciati vacanti qualche giorno fa, non ha voluto far mancare il suo saluto alla Berland, sempre con un tweet, sottolineando che la Berland era la prima della lista dei CMO presi in considerazione:

    E anche la stessa Berland dal suo account Twitter si adegua ad utilizzare lo strumento, rispondendo al tweet di Dorsey:

    E nel cercare di dare risposte pronte al mercato, agli investitori e anche agli utenti, Twitter starebbe per convincere anche Natalie Kerris, veterana di Apple con un passato di 14 anni a Cupertino come responsabile Comunicazione, ad assumere il ruolo di nuova responsabile Comunicazione dell’azienda di San Francisco. La Kerris è un personaggio molto conosciuto nella Silicon Valley e la sua grande esperienza potrebbe rivelarsi un’arma vincente per Twitter. Lavorerebbe a stretto contatto con Leslie Berland portando avanti il compito di comunicare il prodotto nella maniera corretta, cosa che fino ad ora non è stata fatta nella maniera giusta.

    Vedremo quali saranno gli sviluppi, intanto, notizia molto fresca è che uno dei 4 top manager che aveva lasciato Twitter un paio di giorni fa, Kevin Weil (ex responsabile di prodotto) è il nuovo responsabile di prodotto di Instagram. Quindi il suo abbandono era motivato.

  • Twitter perde pezzi, 4 top manager lasciano la società

    Twitter perde pezzi, 4 top manager lasciano la società

    In un contesto normale un ricambio potrebbe essere interpretato in altro modo, ma se si parla di Twitter in questo periodo ecco che proprio di ricambio “normale” non si può parlare. La notizia è che 4 top manager lasciano Twitter e sono altri guai per Jack Dorsey che ha confermato le voci con un tweet.

    La modalità con cui si sono seguite le notizie e le successive conferme ricorda molto la modalità vista quando si era diffusa la notizia che Twitter sarebbe ormai pronta ad eliminare il limite dei 140 caratteri. In quel caso dai “rumors” sollevati da Re/code si arrivò poi alla (quasi) conferma da parte di Jack Dorsey. Stessa modalità anche in relazione alla notizia che 4 top manager lasciano la società, prima “rumors” sollevati sempre da Re/code, poi confermati dal CEO e co-fondatore, Jack Dorsey.

    twitter perde pezzi

    In un contesto normale la notizia che 4 manager lasciano la società potrebbe essere interpretata in un altro modo, o quasi, ma il contesto in cui Twitter vive in queste ultime settimane è tutt’altro che tranquillo. I manager che lasciano la società di Dorsey ricoprono ruoli importanti e sono: Alex Roetter, capo ingegneri; Katie Stanton, responsabile global Media, che in un post conferma di essersi dimessa per stare di più con la sua famiglia; Brian Schipper, responsabile risorse umane; e Kevin Weil, VP e responsabile di prodotto. Figure importanti per un’azienda come Twitter che vive proprio una crisi di prodotto che poi si riversa in tutti gli altri ambiti, e una notizia come questa non può essere non interpretata come nuovi guai per Dorsey.

    E lo stesso Dorsey, poco dopo, conferma la notizia con un tweet, stessa modalità vista quando intervenne sui “rumors” a proposito dell’addio al limite dei 140 caratteri, con l’immagine del suo comunicato ufficiale:

    Nel comunicato Dorsey si dice triste dell’addio dei top manager: “Alex e Kevin sono stati qui più di cinque anni e con i loro team sono passati da 0 a 2 miliardi di dollari di oggi”. E poi aggiunge anche che i ruoli verranno coperti da Adam Bain, COO, e da Adam Messinger, CTO.

    A questi si aggiunge anche l’addio del general manager di Vine, Alex Toaff, che va a lavorare in Google sulla Realtà Virtuale, come da lui stesso confermato in un tweet:

    Si può dire che Twitter perde pezzi? Si, si può dire e non è un bel segnale, specie se si considera come Twitter ha chiuso la settimana. Il pesante #TwitterDown della settimana scorsa ha poi provocato un pesante tonfo a Wall Street, arrivando a toccare una quotazione per azione di 17,48 dollari con un valore complessivo che era sceso addirittura al di sotto degli 11 miliardi di dollari.

    Il problema che questa filone di addii non tranquillizza gli azionisti sulla situazione attuale di Twitter e sarà davvero difficile convincerli che è tutto sotto controllo.

    Insomma, altri guai per Dorsey e il 10 febbraio ci sono i dati finanziari sull’ultimo trimestre del 2015, quello in cui lui ha operato.

    [immagine di copertina di TechCrunch]

  • Ecco i brand del settore food più forti sui Social Media

    Ecco i brand del settore food più forti sui Social Media

    Monitorando i brand che più sono presenti e usano attivamente i social media, Blogmeter ha realizzato un focus sui brand del settore Food, a distanza di poco meno di un anno. Ferrero si impone su Twitter, mentre Selenella fa migliori performance su Facebook. Nella classifica generale dei brand a dicembre 2015, Regno Disney su Facebook e Juventus FC su Twitter.

    Blogmeter ha rilasciato in questi giorni la seconda edizione, la prima edizione è di poco meno di un anno fa, della classifica dei brand più forti sui Social Media del settore Food. Un settore che fa registrare sempre un grande interesse da parte degli utenti, essendo uno dei settori principali che vanno catalogati nel macrosettore B2C (Business to Consumer).

    Quello che emerge da questo nuovo focus è che, complice certamente il periodo natalizio, il brand Ferrero, multinazionale italiana del settore dolciario, ha dominato con i suoi prodotti su Twitter sia per quanto riguarda il coinvolgimento che l’acquisizione di nuovi follower, ma anche su Facebook.

    I brand del Food su Facebook

    Dai dati rilevati dall’analisi di Blogmeter emerge il buon risultato del consorzio emiliano Selenella – Un Tesoro di Patata che su Facebook è brand più più coinvolgente e si impone anche nella classifica per nuovi fan. A generare un elevato livello di interazione interazioni sono i post contenenti consigli e ricette per il pranzo di Natale. E nei primi 5 posti per engagement, Ferrero conquista ben due posizioni con i suoi due prodotti Mon Chéri e Pocket Coffee, rispettivamente secondo con la campagna #lasciatistupire e quinto con i numerosi post natalizi. In terza posizione troviamo Fiorucci, la cui partnership con food blogger come Le Sorelle Passera ha portato ottimi risultati in termini di interazioni.

    Per quanto riguarda la classifica dei brand in termini di crescita delle community, subito dietro Selenella troviamo Lay’s Italia che ha acquisito tanti nuovi fan in concomitanza dell’iniziativa concorsuale Natale al Cubo. In classifica troviamo anche due pagine che appassionano gli utenti con consigli e ricette, come la community Le Ricette di Casa Mia con Galbani Parmalat. Chiude la classifica Girella, il prodotto Motta, che condivide post divertenti e dalla grafica accattivante.

    I brand del Food su Twitter

    Come detto già all’inizio, a dominare su Twitter è Nutella classificandosi prima per il coinvolgimento e seconda della classifica per i nuovi followers. Il prodotto di punta della Ferrero ha catturato l’attenzione del popolo di Twitter con i suoi coloratissimi vasetti natalizi promossi su Twitter con l’hashtag  #MissioneEntusiasmo. La classifica per numero di interazioni totali prosegue con Identità Golose, il congresso internazionale di cucina che quest’anno si tiene a marzo. Noterete nella classifica anche il marchio Melegatti che ai primi di dicembre aveva fatto discutere per via di un post davvero sfortunato (ma soprattutto per le azioni successive). In questa classifica il brand dolciario è stato coinvolgente grazie alla sponsorship di Valerio Scanu ha fatto il pieno di interazioni. Al quinto posto troviamo Ferrero Rocher.

    Per quanto riguarda la classifica in termini di nuovi followers, è Nestlé il brand che ha acquisito più follower nel periodo considerato, conquistando anche un quinto posto per numero di interazioni totali grazie ad una comunicazione improntata sulla condivisione di consigli, aforismi e curiosità sul mondo del food. In terza posizione si piazza un altro prodotto Ferrero, Kinder Bueno, che ha acquisito il maggior numero di nuovi follower cavalcando l’onda del fenomeno #StarWars. Nelle ultime due posizioni, infine, Buitoni e Ciobar: il primo ha acquisito diversi nuovi seguaci grazie alla collaborazione con diverse food blogger, il secondo ha coinvolto i propri utenti con l’iniziativa #momentociobar. 

    brand food social media infografica

    La classifica generale dei brand su Facebook e su Twitter

    Per quel che riguarda invece la classifica generale relativa a tutti i brand monitorati, su Facebook i migliori marchi sono Regno Disney per page engagement, seguito dalla onlus Enpa e, a sorpresa, in terza posizione dalla pagina ufficiale di Empoli FC che ha fatto il botto di interazioni con la pubblicazione del post di festeggiamento della quarta vittoria consecutiva di campionato. Mercedes-Benz Italia è al primo posto nella classifica dei nuovi fan, seguito dal portale di viaggi Turista Curioso, e dal brand del retail Carrefour.

    Su Twitter la Juventus svetta nella classifica per total engagement, seguita da Serie A Tim e dal profilo Twitter della Società Sportiva Calcio Napoli. Nella classifica dei nuovi followers, primo e secondo sono Juventus e Napoli, mentre al terzo posto si posiziona il profilo di Ikea.

    Infine per quanto riguarda il Response Time, su Facebook svettano tre brand appartenenti al mondo telco: Poste Mobile, Wind e 3 Assistenza Clienti; su Twitter la novità è il profilo di Coca Cola che si piazza al primo posto, seguito da Infoatac e Wind.

  • Addio a David Bowie, la notizia della sua morte sui Social Media

    Addio a David Bowie, la notizia della sua morte sui Social Media

    David Bowie, il Duca Bianco come era conosciuto in Italia, è morto ieri 10 gennaio e l’annuncio è stato dato sui social media attraverso la pagine ufficiale sul Facebook dell’artista e dal figlio, Duncan Jones, su Twitter. Con David Bowie, vero nome, David Robert Jones, se ne va un’artista e una vera icona della musica mondiale. E il ricordo vive in queste ore sui social media con quasi 4 milioni di tweet.

    La notizia della morte di David Bowie, vero nome David Robert Jones, ha colto tutti, o quasi di sorpresa. Solo pochi giorni fa, l’8 gennaio, aveva compiuto 69 anni ed era stato annunciato il suo nuovo album, “Blackstar“. Il Duca Bianco, come era conosciuto da noi, era malato da più di un anno e mezzo.

    david-bowie

    Con David Bowie se ne va un vero artista, perché quello era, e se ne va una vera icona della musica mondiale. Lui che aveva saputo attraversare diversi generi musicali e per questo viene ricordato come un grande artista. E’ stato anche un attore. Ma come non ricordare dischi come “Space Oddity” oppure di “The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars“, ma anche brani come “Absolute Beginners“. Pochi giorni fa era uscito il suo nuovo, e ultimo, album “Blackstar” in cui è contenuta una canzone dal titolo “Lazarus” e una parte del testo viene condivisa oggi per la coincidenza delle parole.

    L’annuncio della morte di David Bowie è stato dato stamattina sui social media dalla pagina ufficiale dell’artista su Facebook la quale è stata poi twittata, risultando poi uno dei tweet più condivisi della giornata

    Anche il figlio Duncan Jones, regista e conosciuto anche come Joey Bowie, ha dato la notizia della morte del padre con un tweet postando, la foto che lo ritrae insieme all’artista da piccolo:

    E da subito, quindi dalle prime ore di questa mattina, la notizia ha cominciato a girare sui social media con tantissimi fans del Duca Bianco che hanno voluto ricordarlo condividendo un momento e un pensiero per il grande artista.

    E, grazie all’aiuto di Talkwalker, abbiamo quindi deciso di monitorare un po’ l’evoluzione della notizia su Facebook, Twitter, Instagram, seguendo “David Bowie” (3 milioni di risultati), #DavidBowie (in tendenza in prima posizione su Twitter per buona parte della giornata con 542 mila risultati), #RIPDavidBowie (312 mila risultati), #RIPBowie (62 mila risultati). Numeri enormi quindi.

    #davidbowie totale david bowie

    In totale, le conversazioni totali sono 4 milioni, di cui la maggior parte si sono sviluppate su Twitter, infatti sono oltre il 90%. Come spesso succede in questi casi, è proprio Twitter che riesce, per le sue caratteristiche attuali (in futuro non si sa se sarà più così) a prestarsi meglio nella diffusione e nella condivisione di notizie come queste, perché più veloce e dinamico.

    E vista la mole di risultati, la reach solo per “David Bowie”, in totale, è di 17 miliardi. Il picco si è avuto alle 8 di questa mattina con 623 mila risultati per “David Bowie” e 82.500 per #DavidBowie.

    #davidbowie mappa david bowie

    Questa che vedete in alto è la mappa geografica delle conversazioni e come potete vedere le stesse arrivando da tutto il mondo.

    Dall’Italia i risultati totali sono oltre 104 mila: David Bowie con 52.200 risultati, #DavidBowie 45.100 risultati, #RIPDavidBowie con 5.651 risultati, #DucaBianco con 963 risultati, #RIPBowie con 635 risultati.

    #davidbowie totale italia david bowie

    Di seguito gli influencer globali, classificati per engagement. Da notare, a livello globale, la decima posizione della pagina Facebook de La Repubblica:

    #davidbowie influencer totali david bowie

    Mentre questi sono gli influencer su Twitter, in Italia, sempre per capacità di coinvolgimento. E in prima posizione si piazza il Cardinal Ravasi che ha ricordato Bowie citando Space Oddity:

    #davidbowie influencer twitter italia david bowie

    E ora diamo un’occhiata ai contenuti più belli, interessanti e condivisi della giornata partendo da Facebook:

    Breaking News: David Bowie died Sunday, just two days after his 69th birthday and the release of a new album.

    Posted by The New York Times on Domenica 10 gennaio 2016

    David Bowie, the legendary singer-songwriter and actor, has died after a long battle with cancer. He was 69.

    Posted by Rolling Stone on Domenica 10 gennaio 2016

    There's a starman waiting in the sky... ?? bbc.in/1K8dUVJ#RIPBowie

    Posted by BBC News on Domenica 10 gennaio 2016

    A legend has passed. David Bowie was a pioneer and artist who gave the world so much of his energies and talent. Reading...

    Posted by George Takei on Lunedì 11 gennaio 2016

    David Bowie #RIP

    Posted by Konbini on Domenica 10 gennaio 2016

    Addio Duca Bianco

    Posted by la Repubblica on Domenica 10 gennaio 2016

    E adesso vediamo i contenuti condivisi oggi su Twitter:

    https://twitter.com/kanyewest/status/686449257767776256

    https://twitter.com/alka_seltzer666/status/686442558180859904

    https://twitter.com/imoimogen/status/686449003676987392

    Questi i contenuti dall'Italia:

    https://twitter.com/Princessofwifi/status/686502256389275648

    https://twitter.com/AsiaArgento/status/686512959338733574

    E questi alcuni contenuti da Instagram:

    RIP David Bowie (1947–2016) Photo by @therealmickrock

    Una foto pubblicata da Instagram (@instagram) in data:

    David Bowie was a true innovator, a true creative. May he rest in peace ?? #RIPDavidBowie

    Una foto pubblicata da Pharrell Williams (@pharrell) in data:

    RIP David Bowie, a legend and a gentleman. Your extraordinary journey will continue, your magic will never die.

    Un video pubblicato da Louis Vuitton Official (@louisvuitton) in data:

    The loss of a legend - in tribute to the unforgettable David Bowie, whose unique style was channelled here on Vogue's May 2003 cover

    Una foto pubblicata da British Vogue (@britishvogue) in data:

    Ecco, questo era il nostro resoconto, il nostro modo per ricordare un grande come David Bowie.

    Se avete da segnalare contenuti che vi hanno particolarmente colpito segnalateceli tra i commenti.

  • #SuTwitterPerché 140 caratteri ci bastano

    #SuTwitterPerché 140 caratteri ci bastano

    I 140 caratteri all’inizio furono un’esigenza per adattarsi al formato degli sms, 160 caratteri a disposizione per ogni messaggio (20 dedicati al nickname, 140 al testo). Oggi quell’esigenza non c’è più ma quel limite è stato la fortuna di Twitter, la sua peculiarità, la capacità di cogliere il momento. Ed è grazie a questa capacità che oggi Twitter è il social media degli eventi per eccellenza, è il dominatore del second screen. E allora #SuTwitterPerché?

    Un successo decretato dall’uso che gli utenti ne hanno fatto e non da un’esigenza tecnica o da una visione imprenditoriale.

     

     

    È giusto cambiare, evolversi ma è importante farlo ascoltando gli utenti. Ok quindi all’integrazione dei video, alle Twitter card, all’abolizione del limite dei 140 caratteri nei messaggi privati ma le ultime novità introdotte sembrano rincorrere un competitor più che rispondere alle esigenze degli utenti. I “favoriti” e le stelline sono stati sacrificati per far posto ai “mi piace” e ai cuoricini, limitando di fatto il significato della funzionalità originale. Anche i tag nelle immagini – funzionalità utile per andare oltre i 140 caratteri ma che si presta all'”abuso”- ricordano molto da vicino un’altra piattaforma social. Una a caso, eh.

    Pare che l’uso dei “cuoricini animati” sia maggiore rispetto a quello delle stelline ma sembra anche che il titolo in Borsa non ne abbia giovato.
    Non sono CEO di una società quotata a Wall street ma un semplice utente, un po’ “addicted” lo ammetto, e quindi ogni mia ipotesi non vuole essere un giudizio, piuttosto l’espressione di un timore.
    Ipotizzo che lo spostamento del limite dai 140 ai 10.000 caratteri per ogni tweet sia un tentativo di attirare a sé utenti di altre piattaforme che oggi non sono su Twitter perché trovano faticoso e incomprensibile doversi esprimere con estrema sintesi.

    Ipotizzo che l’effetto possa essere esattamente opposto a quello desiderato. Chi sente l’esigenza di andare oltre i 140 caratteri, da Tumblr a Facebook, non ha che l’imbarazzo della scelta, il tutto a portata di click.
    E chi darà fondo ai 10.000 caratteri, forte della sua prolissità, renderà Twitter un luogo diverso, non necessariamente migliore, forse troppo simile ad altri, e a spiccare il volo non credo sarà la quotazione in Borsa.

    Dalla sua Twitter ha il vantaggio di avere un buon motore di ricerca interno che Facebook (ancora) non ha e un funzionamento efficace degli hashtag ma basterà questo ad attirare nuovi utenti e a trasformarli in denaro sonante?

    twitter 140 caratteri #sutwitterperchè

    Personalmente non trovo utile il superamento del limite dei 140 caratteri ma sarei felicissimo, sempre da semplice e affezionato utente quale sono, se venisse introdotta la funzionalità di modifica dei tweet pubblicati, magari limitata nel tempo per evitarne l’abuso, per correggere eventuali refusi nel testo, perché una mention errata o un hashtag sbagliato non fanno certo bene all’interazione.

    È la Borsa che comanda ma il valore di un social network sono gli utenti. E allora vogliamo dire a Jack Dorsey che non ci interessa un tweet da 10.000 caratteri ma siamo #SuTwitterPerché:

    • gli hashtag ci permettono di seguire e partecipare a conversazioni di nostro interesse senza farci distrarre dal rumore di fondo;
    • le liste ci offrono la possibilità di catalogare le fonti;
    • con i RT possiamo rilanciare un tweet, citando l’autore, con semplice un click;
    • le mention, ci aiutano a interagire, conversare e confrontarci con altri utenti;
    • i 140 caratteri ci permettono una lettura veloce e una scrittura essenziale;
    • le twitter card ci fanno andare oltre i 140 caratteri con un colpo d’occhio;
    • con i tag sulle foto possiamo segnalare o coinvolgere altri utenti senza andare oltre i 140 caratteri (anche se a volte rischiamo di farci prendere la mano);
    • con le stelline potevamo annotarci un tweet senza che questo fosse considerato endorsement, perché “favorito” è diverso da “mi piace”;
    • i DM ci permettono di dialogare in libertà, soprattutto ora senza il limite di 140 caratteri… ma i DM non sono tweet.

    [easy-tweet tweet=”Non ci interessa un #Twitter10k ma ci piacerebbe molto la #modificatweet.” user=”andreacreativo”]

    Per darvi un’idea di quanti sono 10.000 caratteri, questo articolo supera di poco i 4.000.

    Se siete su Twitter anche voi, il vostro perché qual è? Raccontatecelo e twittatelo con #SuTwitterPerché!

  • Twitter sarebbe pronta ad eliminare il limite dei 140 caratteri

    Twitter sarebbe pronta ad eliminare il limite dei 140 caratteri

    Da quanto riporta Re/Code, Twitter starebbe testando la possibilità di eliminare il limite dei 140 caratteri per i tweet e fissarlo a 10 mila, lo stesso limite che vale oggi per i DM. Secondo le notizie raccolte la funzionalità potrebbe essere rilasciata entro il primo trimestre di quest’anno. Ma sarebbe davvero la soluzioni ai problemi che attanagliano Twitter?

    La notizia sta facendo il giro del web in queste ore e si tratta di rumors ovviamente. Ma quello che riporta oggi Re/Code potrebbe essere una notizia non da poco. E’ vero che se ne parla da tempo, ma questa potrebbe essere la conferma che davvero ci si sta lavorando.

    twitter limite 140 caratteri

    Ebbene, secondo le fonti raccolte da Re/Code, Twitter starebbe lavorando per eliminare il limite dei 140 caratteri che caratterizza l’utilizzo della piattaforma. E si starebbe lavorando su una modalità che fissa la lunghezza del contenuto a 10 mila caratteri, ossia il limite che è già in atto per i DM. Ricordiamo che il limite dei 140 caratteri vigeva anche per i messaggi privati, eliminato poi lo scorso agosto, un’operazione che ha permesso la possibilità di utilizzare i DM come servizio di messaggistica, ma che ha fatto subito pensare che qualcosa si stesse muovendo anche per i tweet.

    E, sempre secondo le fonti raccolte da Re/Code, la nuova funzionalità potrebbe essere rilasciata addirittura entro il primo trimestre di quest’anno. Ma Non ci sono ancora conferme ufficiali.

    La funzionalità a cui si starebbe lavorando avrebbe l’obiettivo di non stravolgere il design attuale e il rischio di stravolgere la timeline degli utenti in effetti è molto alto. Ma si starebbe pensando ad una soluzione “estensibile”, cioè una volta cliccato il tweet viene fuori tutto il resto del contenuto. Infatti provare a realizzare una soluzione che permetterebbe la visualizzazione di tweet più lunghi potrebbe poi portare ad un coinvolgimento minore da parte degli utenti. E allora perchè cambiare?

    In effetti il punto è proprio questo, Jack Dorsey, nominato CEO permanente lo scorso ottobre, prendendo il posto del dimissionario Dick Costolo, ha la necessità di cambiare, quasi un obbligo, per dare una risposta prima di tutto agli investitori che chiedono a gran voce un cambio di passo, vista la crescita piatta della base utenti. Il CEO a “tempo parziale” (dedica infatti la mattina a Twitter e i pomeriggio a Square, l’altra sua società di cui è fondatore e CEO) deve dare un segnale.

    Ma siamo sicuri che sia davvero questa la strada per il cambiamento, ossia la strada per dare una scossa? In realtà questa sarebbe una forzatura, eliminare la funzionalità che più di ogni altra caratterizza la piattaforma significa snaturarla, non cambiarla o valorizzarla. E poi gli utenti più affezionati non capirebbero, non la comprenderebbero e di conseguenza potrebbe rivelarsi un fallimento. Perchè invece non puntare su un progetto già troppe volte annunciato, in vigore negli Usa cero ma non in altri paesi, come Moments che permetterebbe già una migliore comprensione della piattaforma ai meno avvezzi coi 140 caratteri? Moments permetterebbe agli utenti di seguire con più ordine le varie storie di conseguenza verrebbe ridotto il “rumore” della timeline che tante volte non permette di seguire le varie notizie con ordine. Questa è già una soluzione in essere, ma evidentemente potrebbe non bastare.

    UPDATE

    E vista la grande risonanza che ha avuto la notizia, è arrivata anche la risposta del CEO di Twitter, Jack Dorsey, che in un tweet ha pubblicato una nota per spiegare che Twitter in quanto “veloce, pubblico, di natura live conversational” manterrà sempre così la sua natura. Per questo motivo “la maggior parte dei tweet sarà sempre breve…”.

    E aggiunge anche che non ci sarà il timore di aggiungere nuove “utility” per potenziare la piattaforma.

    A dire il vero, non sembra proprio una smentita, anzi. E non chiarisce bene proprio la questione. Sembra proprio presagire il fatto che la novità è ormai dietro l’angolo.

    Allora siamo pronti a dire addio ai 140 caratteri?

  • Eni vs Report, ecco dati e pareri degli esperti

    Eni vs Report, ecco dati e pareri degli esperti

    Quello che si è visto ieri tra Eni e Report, comunque la si pensi, è un caso che verrà ricordato a lungo. E per questo abbiamo voluto verificare come è stato vissuto sul web e sui Social Media, aggiungendo anche alcuni pareri di esperti come Emanuela Zaccone e Pier Luca Santoro.

    Quello che è andato in scena domenica sera davvero non lo si era mai visto in Italia prima d’ora. Per la prima volta un’azienda, una grande azienda è il caso di dire, come Eni che adotta il web e i Social Media per ribattere ad una trasmissione televisiva, con tanto di tabelle, numeri e dati. Mai un’azienda nel nostro paese aveva adottato questa modalità e, al di là davvero di quello che si può pensare, questo è un caso che verrà ricordato a lungo, un caso di storia dunque.

    eni logo

    Il dato eccezionale è quindi l’aver ribattuto in tempo reale alle questioni che venivano contestate in diretta televisiva, il dibattito si è quindi svolta sulla timeline di Twitter coinvolgendo anche l’account di Report, il direttore di rete Andrea Vianello, la stessa Milena Gabbanelli. Per quanto riguarda Eni molto coinvolto è stato Marco Bardazzi, responsabile Comunicazione dell’azienda. Ne è nato un “botta e risposta” live assolutamente inedito in un contesto come questo.

    Riassumiamo però che la vicenda riguardava una licenza, del valore di 1,1 miliardi di dollari, acquistata in Nigeria 4 anni fa dall’azienda italiana, licenza per utilizzare un territorio posto a sud della Nigeria e denominato “Opl245“.

    Come solitamente facciamo in questi casi, grazie anche all’aiuto di Talkwalker, abbiamo voluto monitorare l’evolversi delle conversazioni considerando una fascia oraria tra le 20 del 13 e l’1 del 14 dicembre. Il totale delle conversazioni su web e Social Media è di 18.600 conversazioni, la maggior parte ovviamente si sono svolte su Twitter, e quindi 18.500.

    eni vs report totali

    Abbiamo monitorato diversi temi, ma i principali secondo la nostra analisi, sono: Eni, 5.745 conversazioni; #eni 1.614; @eni 2.864; #report 5.504; @reportrai3 2.307; Milena Gabanelli 428; Marco Bardazzi 4.

    La reach più alta toccata da #report è di 52 milioni.

    Il picco è alle 22:45, con un totale di 1.270 tweet.

    Segnaliamo che #EnivsReport, oggi in trending topic è nato da questo tweet, il primo della serie che si è sviluppata poi nella giornata di oggi:

    Prima di passare a vedere i contenuti più condivisi, che ci danno anche un po’ l’idea di come si sono evolute le conversazioni, vediamo quali sono stati gli influencers, ossia gli utenti che si sono distinti per capacità di coinvolgimento:

    eni vs report influencers

    Come detto in apertura, volevamo intervenire sulla vicenda offrendo una breve panoramica dei dati, comunque rilevanti, volevamo sentire il parere di esperti di comunicazione digitale e di social media, proprio per cercare di comprendere meglio questo caso. Abbiamo coinvolto due grandi esperti come Emanuela Zaccone, founder di Tok.tv, esperta di Social Media Monitoring su cui ha anche scritto un libro “Social Media Monitoring, dalla strategia alle conversazioni“, e Pier Luca Santoro, esperto di Social Media, un vero Social Media Editor che ha ricoperto ruoli rilevanti, pensiamo a La Stampa per esempio. Fondatore de “Il Giornalaio” per tanti un vero punto di riferimento sul mondo dell’Editoria, oggi è co-fondatore di DatamediaHub.

    A loro abbiamo chiesto cosa ne pensano di questo caso, soprattutto in ottica di Social Tv:

    Emanuela Zaccone:

    Emanuela ZacconeQuello che abbiamo visto domenica sera è un passo importante in termini di Social TV. Quando le parti in causa prendono la parola, quando la narrazione di un programma registrato diventa viva, allora il secondo screen diventa un compagno NECESSARIO alla visione.
    ENI ha messo in campo i risultati di un processo di social media management che è evidentemente ben strutturato e fondato sul monitoring di quanto accade online. La differenza tra chi è pronto e chi no in Italia emerge purtroppo e soprattutto in caso di crisi più che nel buone pratiche. Credo (spero) che le grandi aziende abbiano compreso in questi anni l’importanza di non sottovalutare i Social Media.
    Altrimenti dovranno adattarsi. O perire.

    Pier Luca Santoro:

    Pier Luca SantoroEni domenica mentre andava in onda Report in Tv si è presa il contraddittorio ed è sicuramente un momento storico per quanto riguarda la social tv. E al di là di quello che si può pensare, quella è sicuramente una case history storica che non ha precedenti nel nostro paese. Poi si può fare un altra considerazione di base, e cioè che il Social Media Marketing parte da una organizzazione. E questo in molti ancora non lo hanno capito.

    E adesso, tornando all’analisi delle conversazioni, vediamo i contenuti che hanno ottenuto il più alto livello di coinvolgimento su Twitter:

    https://twitter.com/sdisponibile/status/676179410341482504

    Questo il resoconto di come è andata la serata di domenica, alla fine si sono superati i 30 mila tweet. Siamo d’accordo anche con gli esperti che hanno gentilmente risposto alla nostra domanda, questo è davvero un caso di storia.

    Precisazione doverosa è che Milena Gabanelli non ha un account Twitter attivo, quello che appare osservando i risultati è un profilo fake.