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  • InTime è media partner del Mashable Social Media Day Italy

    InTime è media partner del Mashable Social Media Day Italy

    Siamo lieti di annunciare che InTime è media partner del Mashable Social Media Day Italy, uno degli eventi più attesi dell’anno per fare il punto su Innovazione, Tecnologia e Social Media. Tanti e importanti i relatori di questa edizione che si terrà il 21 e 22 ottobre 2016 a Milano. Una edizione assolutamente da non perdere.

    Siamo davvero felici di annunciare che InTime sarà media partner della terza edizione del Mashable Social Media Day Italy, uno degli eventi più attesi dell’anno per fare il punto su Innovazione, Tecnologia e Social Media. Visto il grande successo dello scorso anno di #SMDAYIT (questo l’hashtag ufficiale della manifestazione), che ha ottenuto 5.500 contatti sul sito e ha registrato oltre più di 600 partecipanti in sala, con più di 4.500 connessi live in streaming, l’edizione 2016 si preannuncia davvero molto interessante. Le scorse edizioni hanno visto la partecipazione di 3.500 partecipanti, sono state mostrate 4.600 slides, hanno visto la partecipazione di 110 relatori e si sono tenuti 160 talk.

    Il Mashable Social Media Day Italy si terrà a Milano il 21 e 22 ottobre 2016, la location è ancora in fase di definizione, e noi ve la comunicheremo appena ci sarà possibile, e tanti e importanti saranno i relatori che interverranno nelle due giornate che, con la loro competenze ed esperienza, arricchiranno le due giornate di formazione e informazione su tutto quello che riguarda l’Innovazione e la grande spinta che oggi possono dare i social media.

    InTime Mashable Social Media Day Italy

    I nomi che hanno aderito sono davvero di primo livello, e sono:

    • Marco Montemagno
    • Carlo Rinaldi
    • Massimo Temporelli
    • Dario Vignali
    • Luca La Mesa
    • Emanuela Zaccone
    • Federico Mauro
    • Fjona Cakalli
    • Simone Tornabene
    • Tiziano Tassi
    • Orazio Spoto
    • Raffaele Gaito

    E altri ancora ce ne saranno per rendere ancora più speciali le due giornate.

    Una mention special per gli organizzatori di quest’anno che hanno finora allestito una delle più interessanti edizioni, e sono:

    • Andrea Romoli – Social Solution Manager,
    • Eleonora Rocca – Consulente di Marketing e Social Media, Blogger e Imprenditrice
    • Giuliano Ambrosio – Noto Blogger e Creative Strategist @AQuest
    • Roberta Pinna – Digital & Social Media Specialist.

    InTime seguirà le due giornate, vi faremo conoscere meglio i relatori dell’evento e vi terremo informati su tutte le novità che si avvicenderanno nelle prossime settimane.

    Vi invitiamo a consultare il sito ufficiale dell’edizione e di cominciare ad approfittare delle proposte early bird. Il programma è in fase di definizione e anche su questo vi terremo informati.

  • Instagram vs Snapchat: alcuni dati e come li usano i brand

    Instagram vs Snapchat: alcuni dati e come li usano i brand

    Un’interessante rapporto di L2, mettendo a confronto Instagram e Snapchat, rileva come sia proprio Instagram ad essere ancora un punto di riferimento per i brand. I contenuti dei brand su Instagram sono per il 59% immagini. Ma Snapchat ha di fronte a sè una crescita ancora più forte nei prossimi anni.

    Ultimamente si parla sempre più spesso di Snapchat, a ragione, e altrettanto spesso viene paragonato o confrontato con Instagram. Le due app in realtà si muovono con caratteristiche diverse, come sappiamo, ma sono le due realtà, nel contesto dei social media, che negli ultimi mesi hanno fatto registrare tassi di crescita notevoli, specialmente per quanto riguarda fascia di età di utenti molto giovani. Sono infatti le due app che crescono di più tra i 18-34 anni. Di recente, un nuovo sondaggio negli Usa confermava, ancora una volta, che Snapchat è il social network più importante per la fascia di età 14-19 anni e che su 6.350 adolescenti, il 28% preferisce Snapchat mentre il 27% preferisce Instagram.

    instagram snapchat

    A questo proposito, anche per capire come i brand si relazionano con queste due realtà, vogliamo presentarvi i dati di questo report realizzato da L2 che mette a confronto le due app, evidenziando alcune caratteristiche e quali sono i settori che preferiscono l’una o l’altra. Sulla base di 280 brand monitorati tra luglio 2015 e aprile 2016, appartenenti a 9 categorie, emerge che le due piattaforme sono tra le più coinvolgenti con tassi di crescita elevati. I Millennials sono quelli che apprezzano molto le due app, un dato che alla fine anche le aziende devono cominciare a considerare, anche se è importante che le aziende comincino a usare il giusto mix di creatività e contenuti su entrambi le app per riuscire ad agganciare sia il pubblico dei giovanissimi che dei meno giovani.

    Parliamo quindi di app, o social network, che appartengono al settore visual, un settore che è ancora di nicchia all’interno del grande movimento che fanno le condivisioni di contenuti. Il rapporto rileva che, a dicembre del 2015, il 77% dei post delle aziende sui social media era condiviso attraverso Twitter, solo il 10% attraverso Instagram e il 2% attraverso Snapchat. Ma questo è dimostrato dal fatto che le aziende non sono ancora del tutto pronte di fronte ad una tipologia che si basa tutto sul visual, quindi serve molta creatività. E la creatività è impegno, costante.

    Ma guardando i dati rilevati dalla ricerca, si nota che:

    • Instagram è una piattaforma per contenuti curati, studiati, mentre Snapchat lascia spazio anche alla casualità;
    • Oltre il 50% dei contenuti delle aziende su Snapchat sono video, mentre su Instagram il video sono appena il 10%;
    • Le possibilità legate all’ecommerce sulle due piattaforme sono ancora molto limitate, i brand usano le due piattaforme per fare ancora brand equity e brand awarness;
    • Guardando al futuro, Chat 2.0 di Snapchat, la funzionalità che offre la possibilità di condividere messaggi anche in video e audio, potrà competere anche con app di messaggistica istantanea più evoluti; mentre Instagram sembra aver intrapreso la strada di Facebook, apportando le modifiche sulla timeline.

    Su Snapchat il 37% ha un’età compresa tra i 18-24 anni; la fascia di età più rilevante su Instagram è quella 25-34 anni al 26% (poco staccata al 24% quella 35-54 anni). Se invece guardiamo i settori dei brand più presenti, allora notiamo davvero che Instagram è quello più presidiato. Per esempio, il 100% dei brand del settore automotive è su Instagram, su Snapchat è presente solo il 25%; e ancora, il 95% dei brand che fa riferimento al settore alberghiero è su Instagram, solo il 13% è su Snapchat. Il settore più presente su Snapchat è quello dell’abbigliamento sportivo (71%), segue poi il beauty (57%) e il fashion (54%). Gli ultimi due settori sono quelli più performanti proprio su Instagram.

    instagram snapchat contenuti

    Instagram Snapchat età

    Instagram Snapchat settori brand

    Se guardiamo a quanto pubblicano i brand sulle due piattaforme, notiamo che da questo punto di vista su Snapchat i brand pubblicano, alla settimana, di più che su Instagram: per fare un esempio i brand dell’elettronica di consumo pubblica 39 volte su Snapchat contro le 9 su Instagram. Ma se guardiamo i giorni di attività, allora in questo caso i brand sono più attivi su Instagram che su Snapchat.

    In sintesi, i brand stanno cominciando a comprendere che il visual è una forma di contenuto altamente coinvolgente e che necessita di impegno e tanta creatività. Nella situazione attuale Instagram ha un vantaggio su Snapchat da questo punto di vista, vuoi anche perché le aziende ancora non si sentono prontissime per una piattaforma come Snapchat. Di certo, sarò necessario essere presenti pur tenendo ben distinte le modalità di ingaggio, in termini di contenuti e creatività se vi suole entrare in contatto con utenti giovani e molto giovani, ossia quelli che maggiormente frequentano le due piattaforme.

  • Il Narcisismo sul Web: lo demonizziamo?

    Il Narcisismo sul Web: lo demonizziamo?

    Il Narcisismo, come modalità di comportamento e di comunicazione, emerge fortemente sul Web che sui Social Network, tanto che si dice che questa sia l’Era della Personalità Narcisistica. Che cosa sta dietro, tuttavia, ad un carattere narcisista? E’ giustificabile, secondo voi?

    Sul Narcisismo Digitale o, meglio, su quanto il Digitale ci renda più facilmente Narcisisti, è stato scritto moltissimo.

    In un’era in cui la nostra personalità e il nostro carattere sono proiettati nelle conversazioni sui Social Media e sugli articoli che pubblichiamo, la nostra identità è sempre più pubblica e, proprio per questo, è cambiata.
    Parliamo tutti, sempre più interconnessi, sempre più visibili.
    E anche chi non parla di sé si costruisce sul Web un’immagine molto precisa per chi legge e ascolta.
    Dichiariamolo apertamente: siamo nell’Epoca della Personalità Narcisistica, dell’auto-celebrazione, dei selfie, della focalizzazione su se stessi.
    Ma prima di tutto, cosa vuol dire Essere Narcisisti?

    narcisismo selfie web

    In realtà, il Narcisismo ha una vasta varietà di significati, che parte dalla Patologia Psichiatra fino alla semplice descrizione di un carattere sano.
    Talora perfino positivo, quando si intendere una buona stima di sé e una valutazione positiva del proprio Ego.
    E’ un carattere, tuttavia, che fondamentalmente si distingue per ben altro: scarsa empatia, vanità, presunzione.
    Una presunzione pericolosa nell’ambito sociale perché può trasformarsi da egocentrismo ad arroganza e livore.
    Altre caratteristiche fondamentali del Narcisismo consistono nel negare qualsiasi senso di responsabilità e/o di colpa e nel non sentire mai alcun rimorso.
    Le altre persone vengono considerate, più o meno consapevolmente, come mezzi per il successo personale, senza considerare il prezzo di questo atteggiamento, e questo induce il Narcisista ad amare e adulare i cosiddetti proseliti e a non accettare critiche.
    Neppure, ovviamente, quelle costruttive.

    Un carattere narcisistico difficilmente si integra nell’ambito sociale in cui è posto perché la sua superbia e altezzosità può sfociare facilmente in prepotenza.
    Gli studi rivelano che i soggetti con tali caratteristiche si ambientano e socializzano molto più fortemente con soggetti simili a loro.
    In un ambiente in cui prevale l’abbuffata di potere e l’egocentrismo, difficilmente i singoli si pesteranno i piedi l’un l’altro, proprio per poter continuare ad essere auto-riferiti e auto-centrati.

    Il Web è lo specchio ideale per ingigantire l’immagine di sé. La casa del Narcisismo, in un certo senso.
    E si può dire che il Narcisismo è il vero demone della società virtuale, che si sviluppa sul digitale e su Internet.
    Eppure c’è una riflessione importante da fare.

    Il Narcisista è di natura ipercritico nei confronti degli altri e tende alla svalutazione costante di chi s’interfaccia con lui.
    Naturalmente questa è una modalità del tutto disfunzionale nella creazioni di relazioni, sui Social Network e sul Web in particolare dove manca il Linguaggio del Corpo a compensare i rancori.
    Nulla di male – né di strano – se il Narcisista ci risulta fastidioso, indisponente, insopportabile, anche un po’ meschino.
    Perché non ha alcun diritto di porsi a giudizio di noi e delle nostre azioni.
    Eppure, quell’immagine grandiosa del Sé che si porta dietro è anche l’ombra della sua capacità di relazionarsi. O meglio, la dimostrazione della sua incapacità.
    Ecco la nota dolente.
    Stiamo toccando la verità inconscia della personalità narcisista.

    L’immagine grandiosa è, in realtà, una vera e propria proiezione di sé irrealistica e ideale.
    La motivazione per cui questo avviene è spiegata dalla necessità che il Narcisista ha di compensare quella che è una visione di sé inconsistente, modesta, insicura e fragile.
    Opposta a tutto quello che noi possiamo immaginare relazionandoci con lui.
    Alla base dello sviluppo del Narcisismo c’è sempre una mancanza di accoglienza, di risposte amorose e di accettazione infantile.
    Il Narcisista è una persona debole, intollerante tuttavia della propria stessa debolezza.
    E quell’ipercritica che ha per gli altri, è in realtà un’ipercritica che rivolge a se stesso.
    Spessissimo, il Narcisista non riconosce affatto il proprio senso di fragilità e interiorità, perché si tratta di un processo di proiezioni interiori che rimane il più delle volte inconscio.
    Se se ne rendesse conto, considererebbe indubbiamente intollerabile la sua debolezza. Crollerebbe.

    Il Web e i Social Network in particolare, che sono nati per creare connessioni, far nascere relazioni, aprire il confronto tra persone che non si conoscono e vengono da realtà completamente diverse, rende difficilmente sopportabile la presenza del Narcisista. 
    Con lui non si riesce a stabilisce un dialogo bidirezionale, alla pari. Nessun confronto.
    Lui è il leone che tutti temono e il suo giudizio – ipercritico, appunto – azzera la natura stessa dei rapporti nella realtà virtuale. Se avesse in mano il nostro specchio – e non il suo – si vedrebbe non certo un leone, ma forse forse un micetto.

    Di fatto, tristemente, è proprio il Narcisista quello che soffre di più.
    Incatenato entro schemi mentali rigidissimi, dove regna solo la competizione e mai il confronto, e dove qualsiasi sua reazione è in realtà motivata da un profondo senso di inferiorità che non accetterà mai.
    Il Narcisista è una vittima?
    In un certo senso sì, perché l’ostinata negazione dei sentimenti lo condanna a desolanti rapporti manipolatori e inautentici.
    E’ giustificabile per questo?

    Da un punto di vista evolutivo e patologico, certamente sì. L’adulto narcisista è un bambino che non ha mai avuto un amoroso riconoscimento dalla figura materna.
    Eppure, senza addentrarci in questi studi psicopatologici, il Narcisista fa male. Ferisce gli altri perché li usa.

    Se tutto questo è già difficile da gestire nella realtà quotidiana, sul Web diventa quasi impossibile, per la natura stessa dei rapporti virtuali.
    Naturalmente questa riflessione non vuole convincere nessuno a stimare una persona che ha le caratteristiche relazionali e psicologiche del Narcisista. Tuttavia, lo si può capire meglio, alla luce di questa riflessione.
    E riconoscere le dinamiche inconsce del carattere umano è, sempre, l’unica arma che abbiamo perché le nostre relazioni virtuali siano positive, diano vita ad un confronto reale e, perché no, ad una vera e propria Innovazione.

  • Facebook è ad oggi un Ecosistema e crescerà ancora

    Facebook è ad oggi un Ecosistema e crescerà ancora

    In occasione dell’annuale conferenza per gli sviluppatori di Facebook, F8 2016, il fondatore e CEO Mark Zuckerberg ha tracciato la roadmap per i prossimi dieci anni. Facebook oggi non è più “solo” un social network, è un Ecosistema. E crescerà ancora puntando alla realtà virtuale e all’intelligenza artificiale.

    Quella di ieri è stata sicuramente una delle più attese, ma soprattutto una delle più interessanti, conferenze per gli sviluppatori di Facebook, F8, degli ultimi anni. In occasione appunto della F8 2016, Mark Zuckerberg, fondatore e CEO del social network, oggi un’azienda quotata in borsa e tra le più importanti aziende in termini valore (oltre 300 miliardi di dollari), ha tracciato la roadmap per i prossimi dieci anni. Un piano di sviluppo che rivela a chiare lettere gran parte di azioni che già si conoscevano, ma che trovano un altro significato presentate come traccia per i prossimi anni a venire.

    facebook ecosistema

    La prima cosa, il primo concetto che appare ormai chiaro a tutti, ma che Zuckerberg ha, giustamente tenuto a sottolineare, è che Facebook è un Ecosistema, il complesso più grande dentro al quale esistono e si formano realtà più o meno grandi, ma tutte all’interno dello stesso contenitore. Facebook dunque non è più “solo e soltanto” un social network, ma è molto di più. E le dimensioni di questo ecosistema che continuerà a svilupparsi le ha tracciate ieri proprio il suo fondatore, perseguendo l’obiettivo di connetter tutti nel mondo e aggiungendo anche la possibilità di condividere qualsiasi cosa con tutti. Questi due concetti sono alla base del prossimo sviluppo dell’Ecosistema Facebook.

    [Qui trovate un resoconto completo di tutte le novità presentate ieri]

    E lo sviluppo passa attraverso delle fasi già prestabilite che spiegano molte delle novità lanciate in queste ultime settimane. Quindi consolidamento dei prodotti come WhastApp e Messenger che insieme veicolano 60 miliardi di messaggi al giorno, il triplo degli SMS.

    Puntare sui Video, cosa che abbiamo già sottolineato in queste settimane come contenuto, che sarà aperto anche alle API, che dovrà fare da traino per i prossimi 5 anni.

    Lo sviluppo passa anche attraverso la Search, forse ancora poco considerato, ma obiettivo di Facebook è competere in questo ambito anche con Google, fino il motore di ricerca per eccellenza.

    L’Ecosistema Facebook farà perno anche su questo elemento per fare in modo che tutta l’esperienza dell’utente rimanga all’interno del social network, ma che arrivi anche verso il social network.

    Interessante il pulsante Save che permetterà di salvare qualsiasi contenuto per poi fruirne su Facebook. La piattaforma che punta a contenere qualsiasi tipo di esperienza.

    facebook ecosistema save tasto

    Per non parlare di Messenger che avevamo definito di recente piattaforma di utilità, per via dei tanto strumenti attivati dalla piattaforma, che verrà potenziata con l’intelligenza artificiale.

    Ieri è stato annunciato infatti la disponibilità di attivare chatbot su Messenger, una possibilità che va nella direzione di rendere sempre più immediata la relazione tra utente e azienda.

    Ma lo sviluppo trova il suo core entro i 10 anni quando sarà a pieno regime il disegno che ha in mente Zuckerberg, ossia quello della realtà virtuale. La possibilità di condividere “esperienze social”, come ha detto ieri Zuckerberg, da qualsiasi luogo ci troviamo.

    È questo il prossimo futuro di Facebook. E sorge spontanea una considerazione da fare, dal punto di vista del business. È opportuno che le aziende comincino a rendersi conto di questo cambiamento, di questo sviluppo. Se proprio non strettamente legato a Facebook, è bene cominciare a prendere dimestichezza con questo tipo di novità perchè il futuro è già arrivato ed è altrove, non certamente solo nell’utilizzo della mail.

    E voi che ne pensate?

  • Su Facebook si condividono sempre meno cose personali

    Su Facebook si condividono sempre meno cose personali

    Un rapporto aziendale interno di Facebook, ripreso da The Information e da Bloomberg in questi giorni, ha rivelato che le condivisioni in un anno su Facebook sono in calo del 5,5% e sono in calo del 21% le condivisioni che riguardano dati e aggiornamenti personali. Si spiega la decisione sulle Reactions e sul potenziamento di strumenti come “Accadde oggi”.

    Facebook è ad oggi una piattaforma da 1,6 miliardi di utenti registrati che generano una mole enorme di dati, di conversazioni, di immagini, di video. E’ il luogo dove si chiacchiera di più online per antonomasia, questo è evidente. Ma a quanto pare, si chiacchiera sempre meno di cose personali, cioè di quei temi su cui Facebook fonda tutta la sua esistenza. E questo dato lo si rivela di una report aziendale interno, ripreso da Bloomberg e da The Information, che dimostra come tra la metà del 2014 e la metà del 2015 le condivisioni siano calate del 5,5%, in generale. Ma le condivisioni che riguardano gli aggiornamenti personali sono calati del 21%, un dato rilevante quest’ultimo che indica non un problema, quanto invece un cambiamento nell’approccio dal parte degli utenti verso la piattaforma.

    Certo, non che questi siano dati che preannuncino, come qualcuno si è affrettato a scrivere, la fine di Facebook per come lo conosciamo oggi. No, non si tratta della fine, lo sarebbe stato se fossimo stati di fronte a dati molto più grandi e molto più veloci, e non è questo il caso. Questi dati sono indicativi del fatto che Facebook sta diventando sempre più saturo e sta, comunque, avvertendo la presenza di altre piattaforme che stanno crescendo e che forse hanno “rubato” qualcosa in termini di condivisioni, soprattutto dal lato personale. E parliamo di Snapchat, che offre la possibilità di condividere in maniera molto dinamica, ma ce ne sono altre.

    facebook condivisioni personali

    Nella riunione che si sarebbe tenuta a Londra con un team appositamente costruito, Zuckerberg e i suoi hanno parlato di context collapse, un concetto chiaro agli etnografi e accademici, forse meno a tutti gli altri. Per context collapse, nei social media, si intende una audience illimitata verso temi che invece vengono potenzialmente circoscritti. Le persone quindi non sono più in grado di relazionarsi rispetto ad un contenuto perchè è difficile da fare. Concetti mirati e selezionati per un gruppo limitati alla fine si scontrano conn gruppi più ampi. E forse questo è anche frutto delle modifiche, anche recenti, apportate all’algoritmo che regola il news feed, dando vita a questa dinamica, nonostante le persone abbiano anche la possibilità di limitare la propagazione del contenuto ad un pubblico più ristretto. Una cena tra amici certamente non sarà interessante per tutto il resto del mondo.

    E forse questo spiega un po’ la strategia intrapresa da Facebook specie in relazione all’introduzione della funzione On This Day, quello che conosciamo come “Accadde oggi”. La funzionalità spinge a ri-condividere vecchi ricordi, adesso anche in maniera ottimizzata per evitare che di condividano ricordi spiacevoli. Un modo per spingere gli utenti a riproporre contenuti personali. E si spiega, da questo punto di vista, l’elaborazione e l‘introduzione delle Reactions, proprio per fare in modo che gli utenti possano esprimere al meglio la “reazione” adeguata a quel tipo di contenuto.

    Su Facebook quindi si condividono e si commentano più notizie, più link che riportano ad informazioni e meno contenuti personali. D’altronde proprio Facebook ha investito molto da questo punto di vista. E si spiega anche l’introduzione e l’accelerazione per quanto riguarda i Live Video, la vera ossessione di Zuckerberg e adesso sappiamo perchè. Facebook vuole offrire a tutti la possibilità di condividere pezzi della propria vita e per questo il video è al momento lo strumento più immediato. Ognuno in pochi minuti è pronto a condividere quello che sta facendo e l’esperienza che sta vivendo in tempo reale. Un modo anche per fare risalire quello che si chiama “oversharing“, la condivisione estrema, quella che è infatti calata. Ci riuscirà?

  • I Nativi Digitali pensano e apprendono diversamente

    I Nativi Digitali pensano e apprendono diversamente

    Chi nasce e cresce con le tecnologie digitali e con l’utilizzo costante della Rete – ovvero i Nativi Digitali – sviluppa geneticamente un modo di pensare e di apprendere molto diverso da quello delle generazioni precedenti. I dibattiti della Neuroscienza sono aperti e accesi. Ecco le ultime novità.

    In un articolo di Panorama del 4 aprile 2016 si legge che i Nativi Digitali pensano diversamente rispetto alle generazioni precedenti.
    In particolare, sanno più cose, la loro modalità di ragionare è più libera da schemi e preconcetti, ma si dimostrano molto più fragili alle dipendenze.
    In altre parole, chi nasce oggi e cresce con le tecnologie digitali – Internet, computer, tablet, smartphone -, su cui è possibile utilizzare le più diverse applicazioni in tempo reale, sviluppa geneticamente anche un modo di pensare del tutto nuovo.
    Questa teoria, naturalmente, è supportata da evidenze delle Neuroscienze, che mostrano come oggi siano maggiormente sollecitate aree cerebrali diverse rispetto alle generazioni precedenti (Immigrati Digitali).

    E’ dimostrato che i Nativi Digitali, quasi costantemente iperconnessi, non presentano una correlazione tra il numero di ore di esposizione alla Rete e l’aumento del quoziente intellettivo. Non sono più intelligenti?
    Lo sono diversamente.
    Imparano ciò che nel momento presente è utile e, soprattutto, lo imparano molto più in fretta, creando purtroppo in questo modo alcuni vuoti.
    Non si tratta, infatti, più di una crescita intellettiva progressiva, non si sviluppa una cultura basata su esperienze graduali di vita.
    E’ come se ogni esperienza, e quindi ogni cognizione ed emozione correlata, risultasse alla fine a sé stante. Molto più disorganizzata di quello che succedeva nel processo di apprendimento di una volta.

    nativi digitali innovazione social media

    Il pensiero dei Nativi Digitali tende ad abbandonare strutture logico-deduttive e lineari.
    E’ come se il loro pensiero si formasse prendendo altre strade, diversi circuiti neuronali, in cui di certo prevale la modalità emozionale del momento. L’interesse del real time.
    E c’è di più.
    I Nativi mostrano di avere un sapere più vasto, quasi enciclopedico, ma meno approfondito.
    Ciò accade perché quello che si impara lo si vuole condividere subito col gruppo – ovvero sul Web e sui Social Media – perché è lì che in realtà si appaga il desiderio di conoscenza.

    La velocità di apprendimento e di pensiero logico-emotivo pare ridotta a un tempo talmente insufficiente che le informazioni, le emozioni e le esperienze non riescono ad essere strutturate e immagazzinate nella Memoria (ne ho scritto qui: Internet e i Social Network: quanto male fanno alla Memoria?)
    E questo avviene per due sostanziali motivi.
    Il primo è la comodità e l’immediatezza di recuperare informazioni dalla Rete, tale per cui viene a mancare lo sforzo intellettivo di fare ricerca ed esplorare, di analizzare e dedurre. Non a caso, i ragazzi nati dopo il 1990 vengono perfino chiamati “Generazione Google”.
    Vuoi sapere qualcosa? Il primo device che hai a disposizione ti fornirà la risposta.
    Te lo dimentichi? Nessun problema, lo rintracci nuovamente in Rete.
    Il secondo motivo, come si è detto, è il fatto che si perde il desiderio più o meno conscio di formarsi una cultura, che si tratti di un corso di studi piuttosto che dell’abitudine a leggere libri e romanzi.
    Il comportamento che prevale diventa quello della condivisione col gruppo, della pubblicazione del proprio pensiero, dell’esposizione alla Rete e ai Social Media, con la tendenza a mettere in secondo piano il concetto di crescita personale e, soprattutto, di Privacy.

    Non tutti gli studiosi, tuttavia, sono d’accordo e il dibattito si accende soprattutto riguardo alla Plasticità Cerebrale, ovvero la capacità di Modulare l’Intelligenza in base alle diverse situazioni e alla capacità di apertura mentale, dialogo, scambio di informazioni per un miglior adattamento della specie umana.
    Uno dei pionieri in questo campo della Neuroscienza sostiene, infatti, che la stimolazione cerebrale continuativa e potenziata – gli input della Rete – porta ad un vero e proprio ispessimento di precise aree sensoriali del cervello.
    E’ come se le aree della corteccia cerebrale si modifichino in base al numero e alla frequenza delle stimolazioni. Cresce il numero dei neuroni?

    Questi studi sono essenziali per la Fisiologia Umana, dal momento che mettono in discussione completamente uno dei principi fino ad oggi incontrastato, ovvero quello dell’impossibilità di modificare il numero dei neuroni dopo la nascita e, in particolar modo, dopo i primi tre anni di vita.
    La vecchia concezione di un numero fisso di neuroni – cellule che una volta morte non possono più rigenerarsi – viene ribaltata dall’ipotesi della Neuro-Plasticità, ovvero la supposizione che il cervello – sia di bambini che di adulti – possa cambiare, riorganizzandosi continuamente in base agli stimoli ricevuti e aumentando di fatto il numero stesso dei neuroni.

    Si aprono aree di studio di Neuroscienza immense e di particolare delicatezza.
    Quello che è bene sottolineare è che i processi del pensiero e dell’apprendimento, frutto delle stimolazioni sensoriali sul cervello, tornano ad essere al centro degli esami di laboratorio proprio grazie all’evidenza di quanto sia mutato l’intelletto dei Nativi Digitali.

    La domanda che umanamente sorge spontanea, alle persone delle generazioni precedenti, è quali siano i pericoli – se ci sono pericoli – nella modalità di pensare e apprendere dei Nativi Digitali.
    La mia personale opinione è che ci possano essere rischi, ma soprattutto opportunità.
    Ad una sola condizione: che le generazioni precedenti ai Nativi Digitali riescano a dare loro una formazione adeguata cosicché l’utilizzo della tecnologia non risulti un esercizio passivo, ma un attiva forma di apprendimento e di educazione culturale, in cui il soggetto è protagonista attivo e consapevole.
    Si tratta di una vera e propria istruzione all’utilizzo di Internet in tutte le sue forme.

    L’iperconnessione non è malvagia in sé: si dibatte perfino sui suoi vantaggi nello sviluppo della corteccia cerebrale.
    Diventa malvagia se subita, patita come forma sociale dominante.
    Formazione ed educazione – nonostante i Nativi Digitali sembrino sempre più in gamba – è l’unica soluzione vincente per il futuro delle nuove generazioni.

  • Vino e digitale 2016: meglio sui social e ancora poco mobile

    Vino e digitale 2016: meglio sui social e ancora poco mobile

    Sta per iniziare la 50° edizione di Vinitaly e allora vediamo, con l’interessante analisi e infografica di AQuest, come le aziende del settore del vino oggi usano il web per comunicare. Su 37 aziende vinicole analizzate solo il 43% ha un sito responsive e il 59,5% è attivo sui social media.

    Da domani prende il via a Verona la 50° edizione di Vinitaly, una delle più importanti manifestazioni al mondo dedicate al vino. E proprio in occasione di questo grande evento, torniamo al nostro interesse nel verificare come le aziende del vino usano il web per comunicare. Già in passato abbiamo analizzato questo settore verificando una certa crescita nell’uso del web e dei social media, anche se resta ancora da fare molto. E lo vediamo anche con questa bella analisi, con relativa infografica di AQuest, una delle più importanti agenzie digital creative in Italia, che ci offre ancora una volta l’occasione di indagare il settore.

    vino digitale social media

    Le aziende produttrici di vino stanno cominciando a comprendere meglio che nell’usare il web e i social media non ci si limita solo a raccontare una storia, ma serve raccontare e trasmettere, soprattutto, l’esperienza che sta intorno al mondo del vino. E farla vivere questa esperienza agli utenti e consumatori che oggi sono sicuramente più esigenti di un tempo. L’analisi di AQuest ci restituisce un quadro in cui le aziende, almeno le principali aziende del settore del vino in Italia, stanno andando in questa direzione. Anche se resta ancora da fare molto. Guardiamo insieme allora qualche dato rimandandovi comunque all’infografica in basso al post.

    L’analisi di AQuest si sviluppa prendendo in esame 37 tra le principali aziende del settore del vino indagando la presenza online di queste aziende quindi: sito web e social media.

    Aziende produttrici di vino e sito web

    Ad oggi il 43% delle aziende produttrici di vino ha un sito mobile friendly, l’8% ha un sito mobile, ma quasi la metà, il 49%, ha ancora un sito mobile unfriendly quindi non ottimizzato per la navigazione web dai dispositivi mobili. Il 51%, quindi la maggioranza, dei siti analizzati presenta un livello di velocità di caricamento delle pagine ottimale; il 27% presenta un livello di velocità media; mentre il 22% presenta ancora dei problemi da questo punto di vista (14% lento; 8% molto lento). Interessante l’analisi anche dal punto di vista della SEO: solo il 30% ha un sito SEO friendly. Il il 27% presenta un sito con un livello SEO avanzato, un altro 27% ha un livello SEO base, mentre il 16% presenta un livello minimo o nessun livello SEO. Altro dato che l’analisi evidenzia è che quasi la metà dei siti presi in esame ottiene meno di 500 backlinks.

    Come le aziende del vino usano i Social Media

    Passiamo adesso a vedere come le aziende italiane del settore del vino usano i Social Media.

    Ebbene dall’analisi di AQuest risulta che il 59,5% delle aziende del settore sono attive sui Social Media, quindi di potrebbe dire che il risultato potrebbe essere interpretato in maniera positiva, infatti si parla della maggioranza delle aziende analizzate. Ma questo stesso dato può essere anche interpretato in maniera non troppo positiva se viene messo in relazione con il fatto che ancora il 40,5% non sfrutta le potenzialità dei Social Media per comunicare e, come si diceva prima, per trasmettere l’esperienza. E forse vale in questo caso ricordare, come avevamo visto in un’altra analisi, che è vero che migliora l’utilizzo di questi strumenti da parte delle aziende del vino, ma è ancora un utilizzo che punta alla quantità piuttosto che alla qualità. Non serve produrre contenuti e informazioni in serie se da questi stessi contenuti non si trasmette l’esperienza del vino, del proprio modo di intendere e raccontare il vino, e se non si costruiscono Relazioni.

    L’analisi evidenzia anche che queste aziende stanno cominciando ad usare la modalità video come strumento di promozione rilevando che in media un contenuto video viene visualizzato 728 volte.

    Infine, l’analisi ci offre anche alcuni dati relativi ai brand più seguiti e più attivi sui social media. Tra i più seguiti vediamo Frescobaldi, Ca’ del Bosco e Mionetto; mentre tra i brand del vino più attivi vediamo Zonin, Frescobaldi e Masi Agricola.

    Allora, che ne pensate di questi dati? Raccontateci la vostra opinione e anche la vostra esperienza.

    Infografica Vino digitale AQuest

  • Museum Week 2016: 3.500 istituti e un successo da 664 mila tweet

    Museum Week 2016: 3.500 istituti e un successo da 664 mila tweet

    La Museum Week 2016 è stato certamente un successo e adesso ci sono anche i numeri a confermalo. Più di 3.500 gli istituti che vi hanno preso parte e 640 mila i tweet complessivi della settimana. Da segnalare la splendida performance dei musei italiani con Massaciuccoli Romana il più attivo in assoluto. E nei primi cinque ci sono altri due musei italiani.

    La terza edizione della Museum Week, il più importante evento culturale su Twitter, è stata certamente un nuovo grande successo. Durante tutta la settimana, dal 28 marzo al 3 aprile scorso, si è registrata una grande partecipazione di istituti e organizzazioni culturali che non hanno voluto mancare questo appuntamento che coniuga in maniera perfetta il concetto di condivisione della cultura, attraverso i social media. E del grande successo adesso parlano anche i numeri.

    #museumweek museum week 2016

    Al termine della settimana sono stati più di 3.500 gli istituti che hanno preso parte alla Museum Week 2016 e complessivamente i tweet sono stati 664 mila, facendo registrare così, rispetto all’edizione dello scorso anno, un incremento di oltre il 10%. Infatti nell’edizione della Museum Week 2015 i tweet erano stati 600 mila. Altro dato rilevante della Museum Week 2016 è quello relativo alle visualizzazioni complessive che evidenziano la grande partecipazione di pubblico: 294 milioni di visualizzazioni, anche qui in aumento rispetto al 2015 quando furono 237 milioni.

    Qui in basso la mappa dei tweet durante tutta la settimana:

    E sicuramente questa è stata l’edizione degli istituti e delle organizzazioni italiane che non hanno voluto mancare questo grande appuntamento, e si sono fatti notare. Massaciuccoli Romana (@MassaciuccoliRo) è il museo più attivo in assoluto della Museum Week 2016. Nella classifica a 5 troviamo anche Museo Corona Arrubia, in seconda posizione davanti al Louvre, e il Museo Setificio Monti in quinta posizione, dietro al British Museum.

    #museumweek 2016 classifica musei museum week

    Come sapete, la settimana era organizzata in modo tale che oggi giorno ci fosse un hashtag che dettasse il tema da twittare. Ebbene, così come lo scorso anno, anche quest’anno l’hashtag più twittatto è stato #architectureMW, seguito da #HeritageMW e #LoveMW.

    #museumweek 2016 classifica hashtag museum week

    Di seguito, invece, alcuni dei tweet più condivisi durante la settimana:

    https://twitter.com/vine/status/714929014360653826

    Questi alcuni dei più condivisi in Italia, grazie all’aiuto di Talkwalker:

     

     

    https://twitter.com/MuseoBarberini/status/716217067528196096

     

    E voi come avete vissuto la vostra #MuseumWeek 2016? Raccontateci la vostra esperienza.

    [L’immagine di copertina è stata liberamente realizzata da @franzrusso, qualora i detentori dei loghi lo ritenessero, verrà rimossa immediatamente]

  • Twitter, da mobile è più facile condividere tweet in DM

    Twitter, da mobile è più facile condividere tweet in DM

    Twitter ha rilasciato un nuova funzionalità, per Android e iOS, che facilita la condivisione dei tweet direttamente in DM. Il pulsante messaggio che appare in basso al tweet permette una condivisione più facilitata. Il rilascio è giustificato dall’aumento, nel 2015, del 60% dei messaggi privati e del 200% dei tweet condivisi in DM.

    Alcuni di voi hanno già cominciato a visualizzare la nuova funzionalità che Twitter sta rilasciando in queste ore per quel che riguarda l’app su mobile, quindi su Android e iOS. La novità riguarda la possibilità di condividere in maniera più diretta e facilitata i tweet in DM (Direct Message). Twitter, nell’annunciare la novità, fa sapere che l’operazione è giustificata dal fatto che, si è notato, nel 2015 si è registrato un aumento del 60% dell’invio di DM sulla piattaforma a 140 caratteri e del 200% della condivisione di tweet attraverso messaggi privati, già nel secondo semestre dello scorso anno.

    tweet messaggi DM android ios

    Come forse già saprete, non si tratta di una vera e propria novità, infatti già da un paio di anni era possibile condividere i tweet in DM, era possibile con “Condividi tramite messaggio diretto“. Solo che adesso, a fronte dei dati citati prima, Twitter ha pensato bene di rendere l’azione ancora più semplice. E quindi da oggi comparirà sotto ad ogni tweet, ricordiamo solo da mobile, il “tasto messaggio“, questo bottone che una volta cliccato rimanda alla modalità di invio dei DM. Basta quindi scegliere l’account a cui inviare il tweet e il gioco è fatto.

    twee DM android ios

    Twitter, che da pochi giorni ha compiuto 10 anni, sta puntando quindi verso la modalità dei messaggi privati e questa è una novità che segue quella più importante della scorsa estate, ossia l’abbandono del limite dei 140 caratteri per i DM. A questo punto se si è registrato un aumento del 60% questo dato è stato comunque raggiunto dopo l’estensione dei caratteri. Abbastanza evidente.

    E sembra che questa sia la strada che Twitter vuole intraprendere a tal punto che si comincia a pensare che Twitter debba dare vita ad una propria app di messaggistica, separata dalla piattaforma dunque. Una strada questa che al momento sembra non facilmente percorribile. Chiaro, non conosciamo tutti i dati è evidente, ma è sufficiente dare un’occhiata alla concorrenza per comprendere che al momento non ci sono i presupposti. Poi chissà.

    Ma se Twitter eliminasse il limite dei 140 caratteri anche per i tweet otterrebbe un incremento di invio così come avvenuto con i DM? No, perchè se fosse così, allora è il caso di pensarci.

  • Facebook rende la piattaforma accessibile davvero a tutti

    Facebook rende la piattaforma accessibile davvero a tutti

    Facebook punta a rendere sempre più accessibile la piattaforma anche alle persone non vedenti o con seri problemi alla vista. E lo fa introducendo il “testo alternativo automatico”, automatic alt text, che genera in automatico la descrizione di un’immagine adatta agli strumenti di riconoscimento degli oggetti. Per ora il lancio è solo su dispositivi iOS.

    Ma tutta questa tecnologia che utilizziamo ogni giorno è davvero accessibile a tutti? Certamente no, esiste una larga fetta di utenti che per problematiche differenti non riesce ad avere un accesso adeguato alla loro condizione, di conseguenza sono tagliati fuori da tutta questa Innovazione. Sarebbe il caso che le stesse aziende protagoniste di questa innovazione tecnologica comincino a considerare anche quest’aspetto. E un esempio ce lo fornisce proprio Facebook. E di oggi l’annuncio che verrà introdotto una funzionalità che renderà facile l’utilizzo della piattaforma a 39 milioni di persone non vedenti e a 246 milioni di persone con gradi problemi alla vista. Un annuncio importante che va nella giusta direzione di rendere fruibile la piattaforma davvero a tutte le persone.  E pensate che ogni giorno gli utenti tra Facebook, Instagram e WhatsApp condividono più di 2 miliardi di foto.

    testo alternativo automatico facebook accesibile

    Ogni giorno milioni di persone interagiscono con i contenuti condivisi su Facebook, contenuti fruibili non per tutti. Facebook introduce oggi il testo alternativo automaticoautomatic alternative text oppure automatic alt text, una funzionalità attiva per ora solo su dispositivi iOS che rilascerà in automatico una descrizione di fianco all’immagine condivisa, descrizione che sarà adattata agli strumenti per il riconoscimento degli oggetti. Quindi gli utenti che utilizzano gli screen reader potranno ascoltare la descrizione strisciando lo strumento sull’immagine postata su Facebook. Fino ad oggi attraverso l’uso dello screen reader l’utente aveva solo la possibilità di sentire il nome della persona che aveva condiviso l’immagine, seguito dalla parola “foto”. Mancava quindi l’aspetto più importante che è quello della descrizione, oggi possibile con il testo alternativo automatico. Dietro questa operazione c’è Matt King, il primo ingegnere cieco di Facebook.

    E la descrizione è possibile grazie ad una rete neurale di composta da miliardi di parametri, senza dimenticare che questa funzionalità è stata già testata su milioni di esempi.

    Per ora il testo alternativo automatico, come già ricordato, è solo per dispositivi iOS e in lingua inglese, ma Facebook fa sapere che è già in programma l’estensione ad altre lingue e ad altre piattaforme.

    Ecco questo è un esempio che rappresenta al meglio l’idea di cosa significa chiamare in causa le aziende all’avanguardia in fatto di innovazione tecnologica, ossia realizzare strumenti che favoriscano la fruizione di questa tecnologia davvero per tutti, nessuno escluso. E Facebook realizzando questa funzionalità dimostra che questa è la strada da seguire.

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