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  • Vino e digitale 2016: meglio sui social e ancora poco mobile

    Vino e digitale 2016: meglio sui social e ancora poco mobile

    Sta per iniziare la 50° edizione di Vinitaly e allora vediamo, con l’interessante analisi e infografica di AQuest, come le aziende del settore del vino oggi usano il web per comunicare. Su 37 aziende vinicole analizzate solo il 43% ha un sito responsive e il 59,5% è attivo sui social media.

    Da domani prende il via a Verona la 50° edizione di Vinitaly, una delle più importanti manifestazioni al mondo dedicate al vino. E proprio in occasione di questo grande evento, torniamo al nostro interesse nel verificare come le aziende del vino usano il web per comunicare. Già in passato abbiamo analizzato questo settore verificando una certa crescita nell’uso del web e dei social media, anche se resta ancora da fare molto. E lo vediamo anche con questa bella analisi, con relativa infografica di AQuest, una delle più importanti agenzie digital creative in Italia, che ci offre ancora una volta l’occasione di indagare il settore.

    vino digitale social media

    Le aziende produttrici di vino stanno cominciando a comprendere meglio che nell’usare il web e i social media non ci si limita solo a raccontare una storia, ma serve raccontare e trasmettere, soprattutto, l’esperienza che sta intorno al mondo del vino. E farla vivere questa esperienza agli utenti e consumatori che oggi sono sicuramente più esigenti di un tempo. L’analisi di AQuest ci restituisce un quadro in cui le aziende, almeno le principali aziende del settore del vino in Italia, stanno andando in questa direzione. Anche se resta ancora da fare molto. Guardiamo insieme allora qualche dato rimandandovi comunque all’infografica in basso al post.

    L’analisi di AQuest si sviluppa prendendo in esame 37 tra le principali aziende del settore del vino indagando la presenza online di queste aziende quindi: sito web e social media.

    Aziende produttrici di vino e sito web

    Ad oggi il 43% delle aziende produttrici di vino ha un sito mobile friendly, l’8% ha un sito mobile, ma quasi la metà, il 49%, ha ancora un sito mobile unfriendly quindi non ottimizzato per la navigazione web dai dispositivi mobili. Il 51%, quindi la maggioranza, dei siti analizzati presenta un livello di velocità di caricamento delle pagine ottimale; il 27% presenta un livello di velocità media; mentre il 22% presenta ancora dei problemi da questo punto di vista (14% lento; 8% molto lento). Interessante l’analisi anche dal punto di vista della SEO: solo il 30% ha un sito SEO friendly. Il il 27% presenta un sito con un livello SEO avanzato, un altro 27% ha un livello SEO base, mentre il 16% presenta un livello minimo o nessun livello SEO. Altro dato che l’analisi evidenzia è che quasi la metà dei siti presi in esame ottiene meno di 500 backlinks.

    Come le aziende del vino usano i Social Media

    Passiamo adesso a vedere come le aziende italiane del settore del vino usano i Social Media.

    Ebbene dall’analisi di AQuest risulta che il 59,5% delle aziende del settore sono attive sui Social Media, quindi di potrebbe dire che il risultato potrebbe essere interpretato in maniera positiva, infatti si parla della maggioranza delle aziende analizzate. Ma questo stesso dato può essere anche interpretato in maniera non troppo positiva se viene messo in relazione con il fatto che ancora il 40,5% non sfrutta le potenzialità dei Social Media per comunicare e, come si diceva prima, per trasmettere l’esperienza. E forse vale in questo caso ricordare, come avevamo visto in un’altra analisi, che è vero che migliora l’utilizzo di questi strumenti da parte delle aziende del vino, ma è ancora un utilizzo che punta alla quantità piuttosto che alla qualità. Non serve produrre contenuti e informazioni in serie se da questi stessi contenuti non si trasmette l’esperienza del vino, del proprio modo di intendere e raccontare il vino, e se non si costruiscono Relazioni.

    L’analisi evidenzia anche che queste aziende stanno cominciando ad usare la modalità video come strumento di promozione rilevando che in media un contenuto video viene visualizzato 728 volte.

    Infine, l’analisi ci offre anche alcuni dati relativi ai brand più seguiti e più attivi sui social media. Tra i più seguiti vediamo Frescobaldi, Ca’ del Bosco e Mionetto; mentre tra i brand del vino più attivi vediamo Zonin, Frescobaldi e Masi Agricola.

    Allora, che ne pensate di questi dati? Raccontateci la vostra opinione e anche la vostra esperienza.

    Infografica Vino digitale AQuest

  • Museum Week 2016: 3.500 istituti e un successo da 664 mila tweet

    Museum Week 2016: 3.500 istituti e un successo da 664 mila tweet

    La Museum Week 2016 è stato certamente un successo e adesso ci sono anche i numeri a confermalo. Più di 3.500 gli istituti che vi hanno preso parte e 640 mila i tweet complessivi della settimana. Da segnalare la splendida performance dei musei italiani con Massaciuccoli Romana il più attivo in assoluto. E nei primi cinque ci sono altri due musei italiani.

    La terza edizione della Museum Week, il più importante evento culturale su Twitter, è stata certamente un nuovo grande successo. Durante tutta la settimana, dal 28 marzo al 3 aprile scorso, si è registrata una grande partecipazione di istituti e organizzazioni culturali che non hanno voluto mancare questo appuntamento che coniuga in maniera perfetta il concetto di condivisione della cultura, attraverso i social media. E del grande successo adesso parlano anche i numeri.

    #museumweek museum week 2016

    Al termine della settimana sono stati più di 3.500 gli istituti che hanno preso parte alla Museum Week 2016 e complessivamente i tweet sono stati 664 mila, facendo registrare così, rispetto all’edizione dello scorso anno, un incremento di oltre il 10%. Infatti nell’edizione della Museum Week 2015 i tweet erano stati 600 mila. Altro dato rilevante della Museum Week 2016 è quello relativo alle visualizzazioni complessive che evidenziano la grande partecipazione di pubblico: 294 milioni di visualizzazioni, anche qui in aumento rispetto al 2015 quando furono 237 milioni.

    Qui in basso la mappa dei tweet durante tutta la settimana:

    E sicuramente questa è stata l’edizione degli istituti e delle organizzazioni italiane che non hanno voluto mancare questo grande appuntamento, e si sono fatti notare. Massaciuccoli Romana (@MassaciuccoliRo) è il museo più attivo in assoluto della Museum Week 2016. Nella classifica a 5 troviamo anche Museo Corona Arrubia, in seconda posizione davanti al Louvre, e il Museo Setificio Monti in quinta posizione, dietro al British Museum.

    #museumweek 2016 classifica musei museum week

    Come sapete, la settimana era organizzata in modo tale che oggi giorno ci fosse un hashtag che dettasse il tema da twittare. Ebbene, così come lo scorso anno, anche quest’anno l’hashtag più twittatto è stato #architectureMW, seguito da #HeritageMW e #LoveMW.

    #museumweek 2016 classifica hashtag museum week

    Di seguito, invece, alcuni dei tweet più condivisi durante la settimana:

    https://twitter.com/vine/status/714929014360653826

    Questi alcuni dei più condivisi in Italia, grazie all’aiuto di Talkwalker:

     

     

    https://twitter.com/MuseoBarberini/status/716217067528196096

     

    E voi come avete vissuto la vostra #MuseumWeek 2016? Raccontateci la vostra esperienza.

    [L’immagine di copertina è stata liberamente realizzata da @franzrusso, qualora i detentori dei loghi lo ritenessero, verrà rimossa immediatamente]

  • Twitter, da mobile è più facile condividere tweet in DM

    Twitter, da mobile è più facile condividere tweet in DM

    Twitter ha rilasciato un nuova funzionalità, per Android e iOS, che facilita la condivisione dei tweet direttamente in DM. Il pulsante messaggio che appare in basso al tweet permette una condivisione più facilitata. Il rilascio è giustificato dall’aumento, nel 2015, del 60% dei messaggi privati e del 200% dei tweet condivisi in DM.

    Alcuni di voi hanno già cominciato a visualizzare la nuova funzionalità che Twitter sta rilasciando in queste ore per quel che riguarda l’app su mobile, quindi su Android e iOS. La novità riguarda la possibilità di condividere in maniera più diretta e facilitata i tweet in DM (Direct Message). Twitter, nell’annunciare la novità, fa sapere che l’operazione è giustificata dal fatto che, si è notato, nel 2015 si è registrato un aumento del 60% dell’invio di DM sulla piattaforma a 140 caratteri e del 200% della condivisione di tweet attraverso messaggi privati, già nel secondo semestre dello scorso anno.

    tweet messaggi DM android ios

    Come forse già saprete, non si tratta di una vera e propria novità, infatti già da un paio di anni era possibile condividere i tweet in DM, era possibile con “Condividi tramite messaggio diretto“. Solo che adesso, a fronte dei dati citati prima, Twitter ha pensato bene di rendere l’azione ancora più semplice. E quindi da oggi comparirà sotto ad ogni tweet, ricordiamo solo da mobile, il “tasto messaggio“, questo bottone che una volta cliccato rimanda alla modalità di invio dei DM. Basta quindi scegliere l’account a cui inviare il tweet e il gioco è fatto.

    twee DM android ios

    Twitter, che da pochi giorni ha compiuto 10 anni, sta puntando quindi verso la modalità dei messaggi privati e questa è una novità che segue quella più importante della scorsa estate, ossia l’abbandono del limite dei 140 caratteri per i DM. A questo punto se si è registrato un aumento del 60% questo dato è stato comunque raggiunto dopo l’estensione dei caratteri. Abbastanza evidente.

    E sembra che questa sia la strada che Twitter vuole intraprendere a tal punto che si comincia a pensare che Twitter debba dare vita ad una propria app di messaggistica, separata dalla piattaforma dunque. Una strada questa che al momento sembra non facilmente percorribile. Chiaro, non conosciamo tutti i dati è evidente, ma è sufficiente dare un’occhiata alla concorrenza per comprendere che al momento non ci sono i presupposti. Poi chissà.

    Ma se Twitter eliminasse il limite dei 140 caratteri anche per i tweet otterrebbe un incremento di invio così come avvenuto con i DM? No, perchè se fosse così, allora è il caso di pensarci.

  • Facebook rende la piattaforma accessibile davvero a tutti

    Facebook rende la piattaforma accessibile davvero a tutti

    Facebook punta a rendere sempre più accessibile la piattaforma anche alle persone non vedenti o con seri problemi alla vista. E lo fa introducendo il “testo alternativo automatico”, automatic alt text, che genera in automatico la descrizione di un’immagine adatta agli strumenti di riconoscimento degli oggetti. Per ora il lancio è solo su dispositivi iOS.

    Ma tutta questa tecnologia che utilizziamo ogni giorno è davvero accessibile a tutti? Certamente no, esiste una larga fetta di utenti che per problematiche differenti non riesce ad avere un accesso adeguato alla loro condizione, di conseguenza sono tagliati fuori da tutta questa Innovazione. Sarebbe il caso che le stesse aziende protagoniste di questa innovazione tecnologica comincino a considerare anche quest’aspetto. E un esempio ce lo fornisce proprio Facebook. E di oggi l’annuncio che verrà introdotto una funzionalità che renderà facile l’utilizzo della piattaforma a 39 milioni di persone non vedenti e a 246 milioni di persone con gradi problemi alla vista. Un annuncio importante che va nella giusta direzione di rendere fruibile la piattaforma davvero a tutte le persone.  E pensate che ogni giorno gli utenti tra Facebook, Instagram e WhatsApp condividono più di 2 miliardi di foto.

    testo alternativo automatico facebook accesibile

    Ogni giorno milioni di persone interagiscono con i contenuti condivisi su Facebook, contenuti fruibili non per tutti. Facebook introduce oggi il testo alternativo automaticoautomatic alternative text oppure automatic alt text, una funzionalità attiva per ora solo su dispositivi iOS che rilascerà in automatico una descrizione di fianco all’immagine condivisa, descrizione che sarà adattata agli strumenti per il riconoscimento degli oggetti. Quindi gli utenti che utilizzano gli screen reader potranno ascoltare la descrizione strisciando lo strumento sull’immagine postata su Facebook. Fino ad oggi attraverso l’uso dello screen reader l’utente aveva solo la possibilità di sentire il nome della persona che aveva condiviso l’immagine, seguito dalla parola “foto”. Mancava quindi l’aspetto più importante che è quello della descrizione, oggi possibile con il testo alternativo automatico. Dietro questa operazione c’è Matt King, il primo ingegnere cieco di Facebook.

    E la descrizione è possibile grazie ad una rete neurale di composta da miliardi di parametri, senza dimenticare che questa funzionalità è stata già testata su milioni di esempi.

    Per ora il testo alternativo automatico, come già ricordato, è solo per dispositivi iOS e in lingua inglese, ma Facebook fa sapere che è già in programma l’estensione ad altre lingue e ad altre piattaforme.

    Ecco questo è un esempio che rappresenta al meglio l’idea di cosa significa chiamare in causa le aziende all’avanguardia in fatto di innovazione tecnologica, ossia realizzare strumenti che favoriscano la fruizione di questa tecnologia davvero per tutti, nessuno escluso. E Facebook realizzando questa funzionalità dimostra che questa è la strada da seguire.

  • Web e Social Media: l’Ascolto vuole Interazione

    Web e Social Media: l’Ascolto vuole Interazione

    L’Ascolto è prima di tutto un’apertura al dialogo e all’interazione. Un processo difficile perché richiede empatia e capacità di non giudicare, anzi, di apprendere quello che ascoltiamo mettendo a tacere i nostri schemi mentali. Quando questo avviene, nasce il vero rapporto umano e la vera Innovazione, sul Web e nella vita reale.

    E’ esperienza comune: camminiamo per strada e incontriamo una persona conosciuta.
    “Ciao! Come stai?” – “Bene, grazie. E tu?”
    Ascoltiamo veramente la sua risposta? No.
    O meglio, solo se ci sono rapporti di amicizia vera.
    Altrimenti la sentiamo, magari reagiamo alle sue parole, mostriamo partecipazione, ma la nostra testa è altrove. Si tratta banalmente di un Non-Ascolto.
    Mancano Attenzione e apertura al Dialogo.
    Ovvero, l‘intenzione di dare il via a un’Interazione e a un Confronto.
    Questo è un semplicissimo esempio per dimostrare quanto sia complessa, in realtà, l’attività mentale dell’Ascolto.

    ascolto social media web

    Riflettiamo insieme.
    Se dovessimo, così, su due piedi, dare una definizione di Ascolto lo definiremmo molto probabilmente come un’attività statica.
    A sé stante. Meglio dire unidirezionale.
    Una persona parla, l’altra ascolta.
    E non c’è assolutamente nulla di superficiale in questo processo.
    L’Ascolto realizza uno dei nostri cinque sensi, fondamentale per conoscere, apprendere e tradurre la realtà percepita in emozioni e nozioni. Intelletto e sentimento.
    Se stiamo seguendo un corso che ci interessa molto – ad esempio – siamo fortemente concentrati e ascoltiamo in silenzio. Non è il momento di fare domande, non è il momento di abbassare la soglia dell’attenzione.

    Quello che, tuttavia, ci sfugge spesso è il fatto che, nonostante inizi in maniera unidirezionale, l’Ascolto è un processo nato per interagire.
    Comunichiamo ai nostri neuroni quello che sentiamo e, in questo modo, diamo vita a un processo creativo e interattivo con la realtà. Tra orecchio e neuroni avviene un fulmineo scambio di informazioni: l’Ascolto è il primo approccio col mondo esterno, insieme alla vista.
    La percezione di noi stessi si sviluppa tramite questo apprendimento.
    Attraverso l’Ascolto impariamo il linguaggio, senza il quale l’interazione con l’ambiente è assai difficoltosa.
    “Per imparare la parola mamma, il bambino sente il suono mamma, per esempio “vieni dalla mamma”. Usando sempre questa frase, vede il movimento delle labbra e l’oggetto mamma.
    Lui non associa subito il significato di mamma con la realtà, ma lo fa la con la ripetizione degli eventi.” – da Wikipedia.

    Se è attraverso l’Ascolto che apprendiamo il linguaggio e, progressivamente, formiamo la nostra Identità, sostenere che non si tratti di un’attività esclusivamente passiva è fondamentale.
    Certo Ascoltare vuol dire lasciare tempo e modo all’Altro di parlare. Comporta umiltà e comporta rispetto. Concentrazione sul mondo al di fuori di sé.
    Silenzio.

    Sul Web e sui Social Network in particolare scrivere (parlare) ha senso solo se si viene letti (ascoltati).
    Qualsiasi persona lavori in Rete ha, tuttavia, uno scopo bene preciso: creare relazioni.
    Ci si aspetta, quindi, che dopo la fase iniziale segua una fase di comprensione, di metabolizzazione delle informazioni ricevute. E che si ottenga poi una risposta. Un feedback.
    E’ esattamente quella risposta, e il ciclo di interazioni che comincerà, la vera natura di ciò che si chiama Ascolto Attivo.
    I feedback degli altri sono essenziali per capire se si è stati compresi. Se siamo riusciti a esprimerci in maniera adeguata, abbastanza bene perché – appunto – l’ascolto generi spontaneamente un commento e un dialogo.

    Il filosofo J. Krishnamurti, a questo proposito, sottolinea come la nostra comunicazione si limiti troppo facilmente.
    “Se nell’ascoltare chi vi parla interpretate le parole secondo le vostre simpatie e antipatie, le parole diventano quella prigione in cui la maggior parte di noi sfortunatamente resta intrappolato“.
    Significa che è necessaria un’apertura all’Ascolto che non ricalchi i propri schemi mentali già definiti, ma sia capace e pronta a modellarsi su nuove emozioni e nozioni.

    Davanti a chi ascoltiamo dobbiamo svuotare i nostri pensieri, i nostri convincimenti definiti dalle esperienze individuali pregresse: solo se siamo liberi di comprendere quello che veramente il nostro interlocutore dice, allora, Ascoltare acquisiste un reale significato.
    Possiamo non essere d’accordo con l’interlocutore, naturalmente, e questo a volte è un bene perché dà spontaneamente vita a una discussione in cui entrambe le parti, alla fine, avranno appreso qualcosa.
    La condizione necessaria rimane quella di spogliarci dalle convinzioni iniziali.

    A questo punto risulta chiaro quanto L’Ascolto Interattivo sia difficile.
    Anzi, si tratta di uno dei processi psichici più difficili dell’essere umano.
    Tuttavia, l’Ascolto Interattivo è anche una delle forme più intelligenti ed efficaci di comunicare, soprattutto sul Web, dove vengono a mancare le percezioni di orecchie e occhi e tutte le informazioni del Linguaggio Non Verbale.
    Eppure, i feedback che chi ascolta sa dare a chi parla costituiscono una realtà essenziale per la crescita personale, lo sviluppo della produttività sul lavoro e la nascita di nuove forme di Innovazione.
    Perché nasce Innovazione dove c’è spazio per l’incontro di opinioni, cervello libero e creativo.

    Parliamo, infine, dell’Ascolto Empatico.
    Tutt’altro che unidirezionale.
    E’ ciò che che ci permette di metterci nei panni altrui, di condividerne le sensazioni, creando un circolo virtuoso in cui chi parla si sente una persona migliore solo perché è apprezzato e chi ascolta apprende preziose informazioni ed emozioni.
    La nemica maggiore dell’Ascolto Empatico è l’istintiva tendenza dell’ascoltatore a pensare subito a cosa rispondere, invece di accogliere veramente ciò che l’altro dice.
    Sul Web e sui Social Media, questo assomiglia tanto a chi commenta un post senza averlo letto! 
    E’ una mancanza di umiltà e una tendenza a giudicare, sempre e comunque, ciò che ci impedisce di leggere e/o ascoltare prima di rispondere.
    A venirci incontro è l’Intelligenza Emotiva. La capacità di riconoscere, accogliere, utilizzare e gestire tutto il mondo delle emozioni umane per evolverci, superare le difficoltà e risolvere la gran parte dei problemi che si instaurano tra gli individui all’interno di un’Interazione.

    Non saper ascoltare ci rende aridi.
    Un pericolo ben maggiore di quello di metterci alla prova accettando di Ascoltare Attivamente ed Empaticamente il nostro interlocutore senza preconcetti.
    E di sapergli rispondere o inviargli feedback di comprensione tali da far nascere e crescere un vero rapporto umano.

  • Le Top Twitter Campaigns di febbraio sono di Ceres e Ford Italia

    Le Top Twitter Campaigns di febbraio sono di Ceres e Ford Italia

    L’Osservatorio di Blogmeter ha diffuso i dati che riguardano le Top Twitter Campaigns, le migliori campagne a 140 caratteri, del mese di febbraio 2016. La migliore è quella di Ceres, #SanremoCeres, seguita da quella di Ford Italia, #FordSocialR.

    L’Osservatorio di Blogmeter ha diffuso in questi giorni le Top Twitter Campaigns, le migliori campagne a 140 caratteri, del mese di febbraio 2016. L’analisi delle campagne è stata effettuata tenendo conto di oltre mille campagne hashtag monitorate nel periodo. E dall’analisi viene fuori che la migliore campagna a 140 caratteri è stata quella di Ceres, il famoso brand che utilizza per la sua comunicazione online un tono molto ironico e irriverente: #SanremoCeres. Con questa campagna il brand danese aveva invitato i suoi utenti a seguire il Festival di Sanremo promettendo di stendere i tweet più divertenti dal balcone di fianco al Teatro Ariston. La campagna ha generato 36.600 tweet da 10 mila autori unici e l’account di Ceres è risultato il più retwittato del mese. Sulla base dei risultati in termini di visibilità e interazioni emerge che per ottenere gli stessi risultati si sarebbero dovuti investire 36 mila euro.

    Al secondo posto si piazza la campagna di Ford Italia, #FordSocialR, con 20.600 tweet che hanno generato un numero enorme di visualizzazioni: 122 milioni. Gli autori unici sono stati 2.500. Per ottenere i risultati di questa campagna, si sarebbero dovuti spendere 29 mila euro.

    Terzo posto invece per #MilluminoDiMeno, la campagna di sensibilizzazione al risparmio energetico lanciata dal programma di Radio 2 Caterpillar, che ha generato 11.000 tweet, la maggior parte dei quali pubblicati il 19 febbraio, in occasione della Giornata del risparmio energetico. Gli autori unici sono stati 6.100 e il costo della campagna, per ottenere questi risultati, sarebbe di 18 mila euro.

    campagne twitter febbraio 2016 grafico

    Scorrendo la classifica delle migliori campagne su Twitter nel mese di febbraio 2016, vediamo che al quarto e quinto posto si piazzano due campagna con a tema San Valentino e sono quelle di #BacioDautore, la campagna social con cui Libreriamo ha chiesto agli utenti di esprimere il proprio amore per la cultura attraverso opere d’arte, fotografie d’autore, libri e scene cinematografiche: 8.500 tweet, 3.200 autori unici e costo della campagna di 13 mila euro. Segue poi la campagna di Baci Perugina, #UnBacioMagnifico, per celebrare San Valentino attraverso la limited edition di cartigli contenenti frasi di canzoni e tatuaggi di Fedez, con il risultato di 7.000 tweet e 3.500 autori unici, che ha pubblicato anche il tweet più ritwittato di questa edizione di Top Twitter Campaigns. Costo della campagna sarebbe di 10 mila euro.

    Da segnalare anche la campagna dell’Unicef Italia, #TuttiGiùPerTerra, per dire basta alle morti di piccoli innocenti in mare, con 8.500 tweet da 2 mila autori unici e 10 mila euro il costo della campagna. E quella di Amnesty Italia, #VeritàperGiulio, per chiedere chiarezza sull’omicidio di Giulio Regeni, con 5.100 tweet da 2.500 autori e un costo della campagna che sarebbe di 7 mila euro.

    E voi che ne pensate?

    campagne twitter febbraio 2016 infografica

  • Al via la #MuseumWeek 2016, la settimana dedicata ai Musei

    Al via la #MuseumWeek 2016, la settimana dedicata ai Musei

    La #MuseumWeek 2016 sta per arrivare. La settimana dedicata ai Musei su Twitter, giunta alla terza edizione, prenderà il via il prossimo 28 marzo fino al 3 aprile. E sono già più di 3 mila i musei che vi prenderanno parte, 290 dall’Italia. Ecco tutti i temi e gli hashtag da usare durante la settimana.

    La #MuseumWeek 2016, la settimana dedicata su Twitter ai Musei e quindi all’Arte e alla Cultura, sta per prendere il via. Giunta alla terza edizione, quella di quest’anno prenderà il via il prossimo 28 marzo e durerà fino al 3 aprile. Questa del 2016 si annuncia come un’edizione di successo e per questo è sufficiente guardare il numero dei musei che ha aderito rispetto allo scorso anno. Per la #MuseumWeek fino a ieri si sono registrati 3 mila musei a livello globale, 290 dall’Italia, numeri che potrebbero salire ancora. La partecipazione è quindi più alta rispetto all’edizione del 2015 quando i musei furono poco meno di 2 mila e dall’Italia si arrivò a 250.

    #museumweek 2016

    Lo scorso anno i tweet complessivi furono 600 mila, quest’anno possiamo tranquillamente prevedere che saranno molti di più.

    #UPDATE

    Prende il via oggi la #MuseumWeek e i musei che vi partecipano globale sono aumentanti in questi ultimi due giorni e sono 3.100 a livello globale, 311 i musei dal nostro paese, 20% rispetto all’edizione dello scorso anno.

    Altra novità di quest’anno è che Su Twitter, ogni volta che si Twitterà con l’hashtag #MuseumWeek o con uno dei 7 hashtag giornalieri, apparirà automaticamente una Twitter emoji con il logo della MuseumWeek nel Tweet.

    #museumweek 2016 cover

    Su Periscope, i musei più rappresentativi trasmetteranno video live per teletrasportare gli spettatori all’interno delle loro mura. E durante la settimana, i cuori di Periscope si trasformeranno in cornici ogni volta che si aggiungerà #MuseumWeek al titolo del broadcast.

    I temi della #MuseumWeek 2016 saranno legati alla tutela e alla celebrazione della cultura, alla memoria e al patrimonio culturale, ma anche alla tolleranza, al vivere insieme e alla libertà d’espressione, valori duramente colpiti dai fatti di attualità più recenti. E per scoprire i musei coinvolti sarà sufficiente seguire gli hashtag che caratterizzeranno i giorni della settimana con temi diversi, uno per ciascun giorno, e sono:

    Lunedi 28 marzo – #secretsMW per fare scoprire al pubblico il dietro le quinte della vostra istituzione e, perché no, anche qualche segreto ben custodito;

    Martedì 29 marzo – #peopleMW  – giornata dedicata a tutte le persone (famose o no) che hanno reso o rendono oggi la vostra istituzione quella che è. È l’occasione ideale per parlare dei fondatori della vostra istituzione, delle sue figure emblematiche, ma anche di coloro che vi lavorano tutti i giorni e delle loro occupazioni.

    Mercoledì 30 marzo – #architectureMW  – giornata per raccontare la storia del vostro edificio, dei suoi giardini, del suo quartiere e dei suoi luoghi emblematici. Un modo per presentare la vostra istituzione sotto un’altra angolatura.

    Giovedì 31 marzo – #heritageMW  – giornata dedicata al patrimonio culturale, ai tesori e alle riserve (materiali e immateriali). L’occasione perfetta per far scoprire al pubblico, sia in loco che sul sito web, quello che offre la vostra istituzione.

    Venerdì 1 aprile – #futureMW – giornata per condividere con il pubblico i vostri programmi innovativi, le sfide, i progetti di ricerca, gli obiettivi istituzionali e tutto ciò che illustri i vostri sviluppi futuri!

    Sabato 2 aprile – #zoomMW  – giornata dedicata ai dettagli e agli aneddoti, un approccio interessante per scoprire contenuti e opere in modo alternativo: particolari delle mani, cornici di quadri, aneddoti sulla nascita di un libro, …fate uno zoom sui vostri tesori.

    Domenica 3 aprile – #loveMW  – è la giornata dei colpi di fulmine al museo! Approfittatene per mettere in risalto le punte di diamante della vostra istituzione (opere, mostre, spazi…) e usate Twitter per fornire consigli sulla visita.

    https://twitter.com/FondVOLUME/status/713163780142837761

    E sono tante le iniziative legate all’evento come quella organizzata all’interno del MUBA di Milano (@MUBA_Milano), il Museo dei Bambini, sabato 2 aprile. Chiamata #TwLab, l’attività propone ai giovani ospiti una breve ma significativa esperienza di scrittura creativa ispirata a Gianni Rodari e alla sua “Insalata di Favole”: tramite lo scambio di “paper tweet”, i bambini giocano a smontare e rimontare in modo alternativo favole già esistenti, facendo incontrare personaggi appartenenti a storie diverse e generando così nuove, inedite e buffissime narrazioni.

    Il meccanismo del gioco proposto da #TwLab, che nasce da un’idea dell’insegnante Stefania Bassi e s’inserisce nel contesto di @TwLetteratura, può essere riproposto ai bambini anche a casa, a scuola e sulla rete, come modo per educare i più piccoli all’uso graduale e consapevole dei social.

    #museumweek #twlab

    In occasione della #MuseumWeek 2016, #TwLab sarà ospitato dal MUBA, sabato 2 aprile, in due appuntamenti, il primo alle ore 10 e il secondo alle ore 11. Sarà aperto ai bambini dai 5 agli 11 anni e per parteciparvi è richiesta la prenotazione telefonica da effettuare direttamente presso il MUBA al numero 02 43980402. L’iniziativa è sostenuta da Twitter Italia, MUBA, TwLetteratura, Nòva24, CampusStore e @wlascuolaviva.

    Durante la settimana cercheremo di seguire l’evento segnalandovi i contenuti più interessanti e anche alcuni dati. Intanto c’è ancora tempo per iscriversi sul sito della #MuseumWeek 2016.

  • Ridi! Migliorerà il tuo lavoro sul Web

    Ridi! Migliorerà il tuo lavoro sul Web

    Ridere è una delle attività più sane e più serie dell’Uomo. L’Ironia sconfigge lo Stress, sviluppa l’Intelligenza, aumenta l’Adattamento e migliora la Comunicazione. La risata è qualcosa di innato, che purtroppo crescendo perdiamo, come perdiamo l’abitudine al Gioco. Col risultato di ridurre la spontaneità, l’elasticità mentale e la creatività.

    Fu proprio Sigmund Freud a regalarci una perla di saggezza: “Scherzando si può dire tutto, anche la verità”
    Il che non significa affatto prendere in giro i punti deboli e i limiti delle personalità altrui.
    Scherzare qui equivale a Ridere, a fare dell’Umorimo sensato, a imparare soprattutto l’Autoironia.
    Forme elevatissime di Intelligenza Umana.
    Perché chi sa prendersi in giro o fare dell’umorismo è capace di elasticità mentale, di plasmare i pensieri, di avere tra le mani le redini di un problema per poterlo risolvere.
    Chi sa ridere ha una capacità di Adattamento alla realtà superiore alla norma.

    E’ vero anche che Ridere comporta una serie di effetti fisiologici estremamente positivi: l’aumento del Cortisolo e di Endorfine, responsabili del nostro buon umore, ma anche una maggior ossigenazione nel sangue e la distensione della muscolatura non volontaria.
    Si può senz’altro dire, inoltre, che Patologie Fobiche e Ossessive del carattere impediscono generalmente la capacità di ridere e, proprio per questo, si cristallizzano e tendono a cronicizzarsi.
    Al contrario, chi ha una buon livello di Autostima ricorre più facilmente alla risata, perché ha coscienza di avere un sufficiente controllo sugli eventi della vita.
    Estroversi e Introversi non hanno livelli differenti di Umorismo: cambia solo il modo di fare ironia. Talvolta risulta -paradossalmente – che proprio gli introversi sono quelli capaci di far ridere di più. E questo succede perché la loro modalità di pensiero è più sottile.

    ridere ridi web social media

    Dunque Ridere aumenta la flessibilità della mente.
    E’ anche scientificamente provato che questo processo riduce fortemente il livello di qualsiasi tipo di stress. 
    Come si ossigena il sangue, ridendo, si ossigena anche l’intelletto.
    Si riesce con maggior facilità ad uscire dalla famosa Confort Zone, per osservarci dall’esterno.
    E dall’esterno i problemi si ridimensionano sempre. Dall’esterno siamo capaci di cambiare prospettiva, di spezzare il circolo vizioso della comunicazione quando questa diventa inefficace e sterile.
    Si ridà vita e potere alla Comunicazione.
    Sul Web, sui Social Media e, allo stesso modo, nella realtà quotidiana.

    Una Comunicazione migliore porta sempre a relazioni più felici.
    Ridere
    , dunque, è un importante facilitatore dei rapporti sociali.
    E’ indubbio che le persone dotate di Autoironia sono più ascoltate, come se la risata permettesse momentaneamente di sospendere le gerarchie di lavoro e dare un messaggio di comune partecipazione.
    Ridere unisce. Rafforza il gruppo. 
    Di più: rende complici.
    E questi sono gli ingredienti fondamentali per creare interazioni felici, nel lavoro sul Web e nella realtà quotidiana.
    L’apertura mentale, inoltre, è generalmente considerata sintomo di fantasia, creatività e immaginazione. Altri ingredienti che regalano marce in più alla comunicazione e alla viralità dei contenuti.

    Da bambini tutti quanti ridiamo molto più spesso e senza pensarci.
    La risata è un comportamento innato e solo successivamente, nella storia della società così come nella nostra storia privata, lentamente smettiamo di ridere.
    Certo: perché non c’è da scherzare, si sta lavorando.
    E lavorare è ben diverso dal Giocare, dove prevale l’ironia e l’apertura mentale.
    Abbiamo smesso di ridere così come abbiamo smesso di giocare. Con le parole, con i nostri stessi difetti e con i limiti posti dallo stress e dal nervosismo. Per la velocità della vita e del lavoro, sostituendo la lamentela al progetto.
    Ci blocchiamo davanti a un problema molto più facilmente, siamo meno pronti a reagire.
    Andiamo in apnea, e solo la risata è la soluzione per riemergere e tornare a respirare.
    Ridere è una cosa seria.
    Plasma il nostro carattere, inconsapevolmente riduce i difetti, torna a dare il vero potere all’Intelligenza Umana che, prima di tutto, vuole poter essere autentica.
    Genuina come una risata.

    L’effetto esplosivo del mettersi a ridere è paragonabile all’abilità di smuovere i confini.
    Quelli che ci poniamo interiormente da soli e quelli che ci pone la realtà.
    Smettendo di giocare pensiamo di essere diventati adulti, ma la realtà è che progressivamente – senza accorgercene – abbiamo accettato di assumere un solo, rigido ruolo.
    Il “Gioco dei Ruoli” che facevamo da bambini è tutt’altra cosa.
    Era quel decidere ogni volta che identità assumere, chi essere, cosa voler fare. Cambiando senza paura.
    Era quel “facciamo che io adesso sono…” che ci dicevamo da piccoli, giocando.
    Trasformandoci nella fantasia nei personaggi più disparati, solo per il puro spirito di sperimentare ruoli diversi, viaggiare con la mente, capire.
    Crescere. Siamo diventati grandi anche grazie a questo gioco.
    Liberatorio ed esplosivo.

    Se oggi ci spaventano le difficoltà quotidiane, proviamo ansia e soffriamo di eccessivo stress è perché, forse, quell’esperienza di gioco e di trasformazione di sé non l’abbiamo vissuta abbastanza.
    La rigidità del nostro carattere non dipende, naturalmente, dal numero di risate che facciamo.
    E’ nello spirito positivo, creativo, immaginario, costruttivo e aperto al dialogo che si riconosce la capacità di Ironia.
    La capacità di non camminare muovendosi sempre sugli stessi passi, ma avanzando nell’avventura della nostra vita.
    Che muta, cambia in continuazione, e deve poterlo fare per essere vera Vita e non un semplice, rassicurante rifugio mentale e fisico che accomuna, purtroppo, chi si esprime solo lamentandosi e delegando le redini della propria vita.

    A chi?
    Procrastiniamo troppo spesso la nostra vita.
    Perché? Chi o che cosa aspettiamo?
    Una riflessione che invito tutti a fare, ciascuno a suo modo, eppure magari prendendosi tutti anche un po’ in giro.

  • Twitter compie 10 anni, ecco i momenti storici in Italia

    Twitter compie 10 anni, ecco i momenti storici in Italia

    Oggi 21 Marzo 2016 Twitter compie 10 anni, un traguardo importante per la piattaforma da 140 caratteri che ha sicuramente cambiato il nostro modo di comunicare. E per l’occasione, ripercorriamo qualche momento storico che riguarda il nostro paese.

    Il 21 marzo del 2006 Jack Dorsey mentre si trovava in un parco mangiando cibo messicano, inviava il suo primo tweet su quella piattaforma che era stata pensata per inviare messaggi tipo SMS ad un ristretto gruppo di persone. E oggi quella che originariamente era stata chiamata “twttr”, fortunatamente si chiama Twitter e compie 10 anni, un traguardo fondamentale per la piattaforma da 140 caratteri che ha cambiato, comunque la si pensi, il modo in cui comunichiamo.

    Su Twitter, specie in questi ultimi mesi e settimane, si è scritto e abbiamo scritto molto, dei problemi, delle possibili soluzioni, ma anche delle trasformazioni in atto. Ma oggi vogliamo sottolineare il valore che questa piattaforma ha avuto e ha acquisito nel corso di questi anni, un valore enorme che oggi va festeggiato.

    https://twitter.com/twitter/status/711658625924620288

    Provate per un attimo a pensare a come avete usato Twitter in questi anni e cosa ha comportato tutto questo. Sicuramente l’aver conosciuto tante persone, aver interagito con esse, l’aver anche iniziato un’amicizia, una collaborazione professionale, insomma una Relazione. Twitter è un social network, ma è diverso da tutti gli altri, gioca molto sulla dinamicità, sulla sintesi.  Ma al tempo stesso lascia spazio all’approfondimento di argomenti, di contatti e di relazioni che lo rende particolare. Ecco perchè l’hashtag scelto per la giornata di oggi #LoveTwitter è assolutamente giusto. Avrete certamente notate che cliccando il cuoricino del “Like” vengono fuori i coriandoli.

    twitter compie dieci anni

    E diamo un’occhiata ai momenti più importanti che hanno riguardato Twitter in Italia.

    Nel 2010 Lorenzo Jovanotti apre il suo account e ben presto diventerà uno degli account più seguiti su Twitter con oltre 3 milioni di followers. Questo il suo primo tweet:

    In occasione dell’alluvione in Liguria, nel 2011, che ha colpito le zone di Val di Vara, Cinque Terre, Lunigiana e la città di Genova, Twitter dimostra di essere essere lo strumento più adatto a diffondere e richiedere informazioni e, poi, a diffondere e richiedere aiuto nelle zone più duramente colpite. L’hashtag #AllertaMeteoLG.

    Il 2012 è stato poi l’anno della liberazione di Rossella Urru, la cooperante italiana rapita in Algeria e rilasciata nel luglio del 2012 dopo quasi un anno di prigionia. Durante l’ultima serata del festival di Sanremo Geppi Cucciari parlò della sua storia e attirò l’attenzione dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica con#freerossellaurru.

    E sempre nel 2012 Twitter si rivelò strumento essenziale per sapere cosa stava avvenendo nelle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia. A mezzogiorno del 20 maggio i trending topic era tutti per #terremoto e per i nomi dei paesi colpiti.

    E nel 2012 Papa Benedetto apre l’account su Twitter @pontifex_it.

    Nel 2013 abbiamo conosciuto #PapaFrancesco, dibattuto sulle vicende politiche del Paese, e abbiamo ripetuto #ForzaSardegna nei giorni dell’alluvione. Non solo: ci siamo emozionati con le foto di @astro_luca in diretta dallo Spazio ed abbiamo seguito con apprensione le proteste a Istanbul e in Egitto.

    Il 2014 è stato l’anno della vittoria di Paolo Sorrentino e della sua “Grande Bellezza” ai Golden Globe (@GoldenGlobe) e agli Oscar (@TheAcademy), delle secchiate ghiacciate dell’#IceBucketChallenge, della nomina del premier Matteo Renzi (@matteorenzi) e dei Mondiali di calcio in Brasile.

    Sempre nel 2014, Twitter è il gruppo d’ascolto e commento degli show preferiti, dai talent show quali #amici13 The Voice of Italy (#tvoi) e X Factor (#XF8) ai talk show come #ServizioPubblico e#Piazzapulita, fino alle serie italiane o straniere, come #BraccialettiRossi o Pretty Little Liars (#PLLitalia1). Twitter è il second screen d’eccellenza per tutti coloro che si appassionano ai programmi televisivi e, twittando in tempo reale, condividono come da un grande “divano nazionale” i momenti più divertenti e drammatici, insieme ad altri fan del piccolo schermo.

    Nel 2015 su Twitter in Italia gli utenti hanno raccontato la loro esperienza legata ad Expo 2015 (@Expo2015Milano), aggiornandoci sui tempi di attesa, e raccontando la bellezza e la vita dei padiglioni. Attraverso Twitter in migliaia hanno interrogato @AskExpo, il primo servizio di social customer care creato da Twitter per una manifestazione di questa importanza, ottenendo risposte precise e puntuali.

    Nel corso del 2015, Twitter ha continuato ad affermarsi quale companion della TV, luogo d’elezione per commentare in tempo reale gli show del piccolo schermo, fino a dar vita a conversazioni originali diventate a volte veri e propri tormentoni. Ma non è tutto: Twitter è stato anche uno strumento prezioso per diffondere informazioni importanti e aggregare la solidarietà delle persone intorno ad alcune tematiche sociali, come nel caso di #messinasenzacqua.

    Ma anche #SaveRummo, la vittoria agli Us Open della coppia Pennetta-Vinci.

    Per quanto riguarda nuovi account famosi, dal mondo dello spettacolo italiano troviamo Geppi Cucciari (@GeppiC), Cristina D’Avena (@CristinaDAvena) e Marco Bocci(@MarcoBocci) e anche la sfera istituzionale rivela qualche sorpresa con Equitalia (@equitalia_it), l’Arma dei Carabinieri(@_Carabinieri_) o la Guardia di Finanza (@GDF). Per il calcio, fra i nuovi arrivati troviamo il portiere della Nazionale italiana, Federico Marchetti (@fmarchetti22).

    E il 2016? Vedremo cosa accadrà e noi saremo sempre qui a raccontarvelo grazie a Twitter.

  • Il Problem Solving sul Web e sui Social Media

    Il Problem Solving sul Web e sui Social Media

    Il Problem Solving è un insieme di processi essenziali da eseguire con ordine. La Psicologia può essere di grande aiuto con alcuni consigli pratici che portano non solo a risolvere il problema, ma anche a gestire il nostro mondo emozionale, a migliorare le relazioni e imparare a comunicare con più efficacia. Sul Web e sui Social Media così come nella vita reale.

    Che la Psicologia possa aiutare solo nella teoria è uno stereotipo ormai superato.
    E se così non fosse, ecco alcuni consigli pratici per la Soluzione dei Problemi, sul Web, sui Social Media e nella vita reale.
    “Non si possono risolvere i problemi di oggi con lo stesso modo di pensare che li ha generati ieri”, sosteneva lo scienziato e filosofo Ervin Laszlo.
    Da qui si può iniziare a riflettere. Facendo, anzi, un ulteriore passo indietro.

    Perché si parli di Problem Solving – da Wikipedia“l’insieme dei processi atti ad analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni problematiche” – è necessario prima di tutto Definire il Problema.
    Primo consiglio: Circoscriverne i limiti per comprenderne la gravità.
    Questo è il primo passaggio che aiuta concretamente a capire quali risorse siano necessarie per la soluzione, ad esempio se si può essere aiutati da altre persone o se si tratta di un problema personale più o meno inconscio.
    Una distinzione in sé già difficile da fare, poiché la maggior parte dei problemi con gli altri nasce o, per lo meno è influenzata, da cause interiori.

    problem solving social media

    Secondo consiglio: imparare ad Ascoltarsi.
    Dandosi tutto il tempo necessario perché la Risposta emerga da sé.
    Facendo Silenzio.
    Saranno in molti in questo momento a voler dare opinioni più o meno rigide o accomodanti.
    Ecco, rifiutiamo qualsiasi giudizio altrui.
    Mettiamo a tacere tutti: è solo del Silenzio che abbiamo bisogno ora.
    Stress, insicurezza, paura di parlare in pubblico, incapacità di cambiare, eccessivo rigore verso se stessi, bassa autostima e difficoltà di comunicazione.
    Queste sono alcune delle cause più frequenti che, se non ascoltate, portano a problemi concreti e ad errori, in misura maggiore sui Social Media dove si è esposti pubblicamente in tempo reale e la “voce” risuona amplificata.
    La marcata tendenza delle persone a esprimere – sempre e comunque – la propria opinione, inoltre, non aiuta a capire quando la risposta ai nostri problemi è solamente dentro di noi.
    L’incomunicabilità e la non comprensione sono il risultato assicurato di un’interazione che non è un vero dialogo e non è un confronto, bensì l’incontro di due monologhi paralleli.

    Circoscritto il problema e comprese le cause dentro di noi, si avrà davanti un nemico che non può più scappare.
    Ecco il terzo consiglio: dare un Nome agli stati d’animo.
    Aiuterà immediatamente a togliere forza al problema.
    Non ne saremo più in balia. Potremo anzi prenderlo in giro, dargli le definizioni e le etichette più impensate.
    Riderne.
    E Ridere è come avere già vinto.
    Ora non è più il momento di chiedersi “perché”, né di ricordarci il passato e lamentarsi.
    Ormai si è diventati forti abbastanza da prendere le redini del problema e renderlo qualcosa di molto più semplice.
    L’Umorismo è la forma più creativa dell’Intelligenza.
    Secondo soltanto all’Autoironia.

    Proviamoci: prendiamo in giro i nostri stessi problemi.
    Non permettiamo agli altri di farlo, ma facciamolo noi.
    Sconfiggeremo quel giudizio interiore che zittisce la nostra spontaneità, nasconde l’autenticità della nostra autostima e aumenta il livello eccessivo di stress.
    Ridere, allora, è come respirare di nuovo dopo una lunga, lunghissima apnea.
    Ancora oggi, nella nostra società, siamo portati a pensare che ridere nelle situazioni critiche o complesse sia sintomo di immaturità e superficialità. La realtà è che ci sono delle forti distinzioni e, soprattutto, che ridere è una vera forma di Terapia.
    Al contrario del continuo rimuginare, l’umorismo spezza le fissazioni mentali che portano ansia e stress, oltre a produrre nel nostro organismo un numero maggiore di ormoni benefici per il sistema immunitario e cardiaco.

    Ci sono, poi, delle Parole che fanno male. A chi le pronuncia (scrive) e a chi le ascolta (legge).
    Questo potrebbe innescare un processo esplosivo, soprattutto nella Comunicazione sul Web e sui Social Media.
    I problemi nella Comunicazione portano sempre a Interazioni infelici.
    Si crea una rottura là dove la Relazione potrebbe essere, invece, un nutrimento per le persone coinvolte.
    E poi non è per nulla facile porvi rimedio.
    La Coerenza della nostra Immagine sul Web ne viene intaccata, più o meno fortemente. Perché dietro a queste “parole errate” c’è sempre un Atteggiamento sbagliato della persona che comunica.

    Ecco, quindi, il quarto consiglio. La comunicazione risente delle Emozioni. Impariamo a Parlarne.
    C’è una differenza abissale, sul Web come nella vita reale, fra dire “sei scemo” piuttosto che “stai facendo lo scemo”, perché Essere e Fare sono due condizioni totalmente opposte.
    Dire “non mi ascolti” piuttosto che “non mi sento ascoltato” mette in gioco emozioni come l’Empatia, caratteristica fondamentale di una comunicazione efficace e di una relazione soddisfacente.
    Non è affatto solo una questione di educazione.
    “Essere scemi” comporta una valutazione di disistima.
    “Non essere ascoltato” rafforza l’insicurezza personale.
    Se al contrario il “Voglio” sostituisce il “Devo” il livello di stress diminuirà all’istante.

    Esiste un altro modo – il quinto consiglio di Problem Solving – che funziona sempre per Gestire le Emozioni: prenderne Coscienza.
    Velocità, poco tempo, troppe cose da dire e da fare in privato e in pubblico.
    Lo stress rende inefficace il lavoro.
    La comunicazione perde il suo spirito brillante e la sua potenza, non raggiunge più il cuore dell’ascoltatore
    .

    Il quinto consiglio viene direttamente dalla mia storia personale.
    Ve lo racconto così come l’ho vissuto.
    Nell’infanzia credo di essere stata una delle bambine più disordinate che si possano immaginare.
    Quel “rimetti a posto la stanza” era una specie di incubo, ogni sera: non sapevo da dove incominciare.
    Era fare peggio ogni volta, non trovare mai le cose che servivano, non sapere come placare mia madre e non finire con le sue urla.
    Finché mia madre non s’inventò il Gioco del Primo Cassetto.
    Io avevo quattro cassetti vicino al mio armadio.
    Il gioco era quello di buttare nel primo cassetto tutto quello che non sapevo che posto avesse in realtà.
    Usare il primo cassetto come “il cassetto del disordine puro”:
    un misto di bambole, cartoncini, disegni, matite e pezzi di pongo. Tutto dentro, lì, nel primo cassetto.
    Era l’unica regola del gioco. Usare solo e soltanto il primo cassetto come contenitore della “spazzatura”.
    Passarono poche settimane. Il primo cassetto restò un disastro, ma il secondo, il terzo e il quarto diventarono perfettamente ordinati. Meticolosamente, direi.

    Avevo imparato una lezione essenziale: lo stress, la confusione mentale, l’indecisione e l’insicurezza sono sentimenti da accettare.
    L’importante è imparare a Gestirli perché non diventino un danno talmente profondo da rivoltarsi contro noi stessi e diventare un Problema irrisolvibile.