Tag: social media

  • Ecco Niche, la piattaforma di Twitter per i digital creator

    Ecco Niche, la piattaforma di Twitter per i digital creator

    Dopo aver acquisito la startup nel febbraio del 2015, Twitter ha presentato Niche anche in Italia in occasione del #FutherFaster, l’evento dedicato alle agenzie. Niche è una piattaforma tecnologica che mette in comunicazione i brand con i migliori content digital creator di tutto il mondo.

    In occasione del #FurtherFaster aperto alle agenzie per implementare nuovi strumenti per la loro creatività digitale, Twitter ha presentato in Italia Niche, la piattaforma di digital creator acquisita nel febbraio del 2015. Niche, la piattaforma tecnologica che mette in comunicazione i brand con i migliori content digital creator di tutto il mondo e da oggi apre anche al nostro paese. E’ una piattaforma che si rivolge a coloro che ambiscono ad ottenere risultati creativi davvero innovativi.

    niche

    Niche rappresenta, quindi, una piattaforma tecnologica, ma anche una community e un servizio di monetizzazione per un network in continua crescita come quello dei digital content creator. Sono sempre di più, infatti, gli utenti e i creatori di contenuti digitali che utilizzano strumenti diversi per condividere ciò che sta accadendo nel loro mondo, e i brand sono alla ricerca di collaborazioni con quegli stessi content creator, nella speranza di generare momenti coinvolgenti per le audience che vogliono raggiungere.

    Fondata nel 2013, oggi Niche è un network di oltre 30.000 social media creator che costruiscono campagne di marketing attraverso la creazione di contenuti sviluppati e pensati per rispondere alle esigenze dei brand. Ai creatori Niche offre uno sguardo privilegiato ed approfondito sulle proprie performance in tutti canali social. Ai brand, la possibilità di scoprire nuovi e originali digital creator, costruire campagne e contenuti insieme a loro e condividere gli stessi contenuti su tutti i canali social. Un servizio a 360° che rende più semplice per i brand creare campagne integrate.

    Giusto per rendere l’idea, questo è un esempio:

    https://vine.co/v/M0lJrBjLMpq

    Il risultato completo è questo:

    https://www.youtube.com/watch?v=B9Tx6olI3l8

    Uno dei punti di forza di Niche, infine, è quello di essere uno strumento indipendente, in grado di mantenere un approccio multipiattaforma e raggiungere, con contenuti ad hoc, oltre 20 piattaforme.

    Siamo orgogliosi di dare, anche in Italia, il benvenuto a Niche, una concreta nuova opportunità creativa per i brand, che va ad arricchire il panorama delle soluzioni di comunicazione che offriamo alle aziende.” – ha dichiarato Roberta Zamboni, Head of Brand Strategy Twitter Italia – “I canali social hanno dato vita a una nuova tipologia di creativi, capaci di sperimentare nuovi linguaggi e di rivolgersi ad ogni tipo di pubblico sulle diverse piattaforme digitali. Niche permette alle aziende di entrare facilmente in contatto con questi creator e  realizzare contenuti innovativi e storytelling coinvolgenti per le loro campagne di comunicazione.”

    La prima campagna fatta con Niche in Italia è quella di Fanta

    E la prima campagna in Italia realizzata attraverso la piattaforma Niche è quella di Fanta, sostenendo e rafforzando sui canali social la campagna di comunicazione 2016: #ConFantaTwisto. Il brand di recente ha apportato una rivoluzione che ha reso la bottiglia ancora più particolare. Infatti, a partire da marzo di quest’anno è stata lanciata su tutto il territorio nazionale la nuova bottiglia “slider”, con una nuova silhouette e un “twist” (una torsione), nella parte inferiore, che la rende fortemente impattante e in linea con un pubblico giovane che vuole vivere all’insegna del divertimento.

    Partendo proprio dal twist della nuova bottiglia, Niche ha amplificato l’idea creativa “Fanta porta un twist nella vita dei teenager aumentando il divertimento” facendo interpretare ai propri Nicher il concept della campagna “Spremi il gusto del divertimento”. Il ruolo dei creator di Niche è stato quello di amplificare la campagna Fanta e sviluppare contenuti video che spiegassero, in maniera semplice ed immediata, il link tra la nuova bottiglia e il divertimento che il twist porta nella vita dei teenager.

    ● Clau Murra, Messico, art Viner – https://vine.co/ClauMurra

    ● Sammy Slabbinck, Belgio, art Viner – https://vine.co/Sammy.Slabbinck

    ● Ben Charman, UK, art Viner – https://vine.co/BenCharman

    Sicuramente, nelle prossime settimane e mesi vedremo altri esempi e viste le creazioni realizzate al #FurtherFaster le creazioni non potranno che essere eccellenti.

  • LinkedIn in Italia: 9 milioni gli iscritti totali e 140 mila le aziende

    LinkedIn in Italia: 9 milioni gli iscritti totali e 140 mila le aziende

    LinkedIn, il social business network più usato per le relazioni professionali, in Italia conta 9 milioni di utenti. I dati sono stati diffusi ieri al ConnectIn. Le aziende italiane sulla piattaforma sono più di 140 mila, più di 17 mila le offerte di lavoro al mese, più di 2.500 i post pubblicati al giorno. Ma quanti sono gli utenti attivi?

    LinkedIn, il social business network per antonomasia, quello mirato per le relazioni professionali e per i professionisti, negli ultimi due anni ha subito qualche trasformazione. Come sappiamo, ha orientato, in maniera sempre più marcata, verso la caratteristica “media”, quella che mancava, con l’obiettivo di estendere la sua base utenti contando sul fatto che i contenuti possano diventare strumento di interazione. E questo è un dato di fatto, da verificare se è veramente così. Intanto sappiamo che ad oggi in Italia, secondo i dati diffusi ieri al ConnectIn, gli utenti sono 9 milioni, un numero considerevole che posizionerebbe la piattaforma co-fondata da Reid Hoffman, e guidata da Jeff Weiner in qualità di CEO, tra le piattaforme più seguite in Italia.

    linkedin utenti italia 2016

    Il dato però non considera in realtà gli utenti attivi ma gli utenti complessivi, gli iscritti totali. Al momento quindi non sappiamo quanti siamo in realtà quelli attivi, non ci sono altri dati alla mano. Ma possiamo dedurli riferendoci al coefficiente di utilizzo attivo della piattaforma rilevato ad ottobre del 2015, e cioè che solo il 25% degli utenti utilizza attivamente la piattaforma. Facendo due conti sulla base dei 9 milioni di iscritti italiani (1 milione negli ultimi 12 mesi), viene fuori che gli utenti attivi sarebbero (condizionale d’obbligo) 2.250.000. Quindi molto meno della base totale. Un dato che se fosse confermato non sarebbe neanche male.

    Altri dati interessanti, sempre diffusi ieri nella conferenza di Milano:

    • il numero delle aziende italiane presenti sulla piattaforma che sono più di 140 mila;
    • più di 17 mila le offerte di lavoro pubblicate ogni mese;
    • oltre 200 le università;
    • l’utilizzo dell’app da mobile passa dal 3% al 54% attuale;
    • più di 2.500 sono i post pubblicati al giorno.

    linkedin utenti 2016

    A livello globale gli utenti ad oggi sono 433 milioni; oltre 8 milioni le aziende; 6 milioni le offerte di lavoro. Qui sopra una grafica realizzata da Statista che illustra l’evoluzione, in relazione al numero degli utenti complessivi, dal Q1 del 2009, quando erano 37 milioni, al Q1 2016, quando sono, appunto 433 milioni.

    Un consiglio che viene dato dal country manager Italia, Marcello Albergoni, è che la foto associata al curriculum vitae “aumenta di 14 volte le possibilità”. Già, perchè sono ancora tanti quelli che non hanno una foto sul proprio profilo.

  • I consumatori oggi si affidano al Search e ai Social Media

    I consumatori oggi si affidano al Search e ai Social Media

    A proposito di consumatori e dell’atteggiamento che assumono quando si relazionano con i brand online, una interessante ricerca di Forrester Consulting per Catalyst, evidenzia che oggi i consumatori, all’interno del proprio percorso di acquisto, si affidano al Search e ai Social Media. Il 72% si affida al Search, l’85% usa i Social Media per scoprire nuovi prodotti.

    Abbiamo già altre volte affrontato il tema di come si relazionano oggi i consumatori, quindi clienti, con i brand online, specificando che oggi i consumatori sono molto più consapevoli e informati di un tempo, grazie proprio alle nuove tecnologie. E oggi torniamo sull’argomento perchè è stata da poco diffusa una interessante indagine condotta da Forrester Consulting, per Catalyst, negli Usa tra marzo 2015 e gennaio 2016, dal titolo “Why Search + Social = Success For Brands. The Role Of Search And Social In The Customer Life Cycle“. Un’indagine che aveva sì lo scopo di monitorare come i consumatori compiono il proprio percorso di acquisto online e come si relazione con gli stessi, ma la stessa indagine offre interessati spunti di riflessione per i brand che forse non hanno ancora chiaro di cosa significa, oggi, sfruttare al meglio le opportunità che derivano dal digitale, che derivano dallo sfruttare al meglio i Social Media. E i risultati, ancora una volta parlano chiaro.

    Si tratta di un’indagine condotta su territorio Usa, ma si tratta di un tema che potrebbe essere valido anche per il nostro paese. I consumatori oggi non si muovo più su una linea retta, non seguono più un percorso lineare come un tempo, oggi le dinamiche sono tante e diverse, e su queste i brand devono attivare le proprie strategie.

    social media brand advocate

    Dalla ricerca emerge che i consumatori usano il Search e i Social Media per il loro percorso di acquisto. Il Search rappresenta lo strumento di fiducia, il 72% degli intervistati ritiene che sia molto affidabile, è la prima fonte che viene utilizzata comunque dal 90% degli intervistati. I Social Media sono il nuovo elemento di forza all’interno del percorso di acquisto del consumatore oggi: l’85% degli intervistati li usa per scoprire nuovi prodotti e servizi e per le proprie considerazioni di acquisto. E i Social Media vengono usati perchè i consumatori ritengono che da quei canali ricevono informazioni affidabili per formulare meglio il proprio acquisto. Inoltre, l’indagine specifica che il 43% è stato addirittura coinvolto, nella sua decisione, da un post di un brand; il 30% dichiara di essere stato coinvolto da annunci sui social.

    La ricerca evidenzia anche che i consumatori che usano insieme Search e Social Media sono quelli che premiano i brand e spendono anche di più. Più del 50% dei consumatori intervistati dichiara di aver speso più di 250 dollari negli ultimi tre mesi, manifestando un 9% di probabilità in più di diventare “brand advocates”, vale a dire sostenitori del marchio.

    Un’indagine che, insomma, spiega bene perché oggi i brand devono usare e sfruttare al meglio le opportunità che arrivano dal digitale. Comunicare (e conversare) in maniera chiara e coinvolgente alla fine paga. Tutto questo processo di trasforma in Relazione a tal punto, e lo abbiamo visto, che lo stesso cliente diventa sostenitore del brand. Dati su cui i brand dovrebbero meditare un po’ di più, specie in casa nostra.

    Per chi fosse interessato, può scaricare l’indagine da questo link.

    E coi che ne pensate?

  • Twitter presenta Connetti, lo strumento che indica chi seguire

    Twitter presenta Connetti, lo strumento che indica chi seguire

    Twitter, perseguendo l’obiettivo di rendere sempre più usabile l’app, presenta oggi un nuovo strumento che va in questa direzione. Si chiama “Connetti”, una scheda che in un solo colpo d’occhio rende più facile all’utente la scelta su chi seguire, in base agli utenti che già si seguono, in base all’attività e anche in base al luogo.

    Twitter negli ultimi mesi sta portando avanti il suo tentativo di rendere l’app più usabile per tutti, e anche più funzionale. Uno sforzo fin qui riuscito e lo si è visto anche nella lieve crescita degli utenti, oggi 310 milioni, 5 milioni in più rispetto all’ultimo quarter del 2015.

    La nuova funzionalità che Twitter presenta oggi si chiama “Connetti”, una funzionalità che renderà più facile la ricerca e la scelta di chi seguire, scelta certamente non agevole prima. E se è vero, come è vero, che Twitter è uno strumento di relazione, allora “Connetti” può rivelarsi un utile strumento.

    twitter connetti mobile

    Una volta che avete effettuato l’accesso, da mobile, sull’app di Twitter noterete la notifica “Ti presentiamo Connetti”, l’icona con l’omino e il segno più. Una volta che avete cliccato sull’icona, accedete direttamente alla scheda che metterà un po’ d’ordine e vi darà una grande mano. In alto avere subito gli utenti di tendenza, nell’esempio non poteva che essere l’account del Leicester, la squadra allenata da Claudio Ranieri, fresca campione della Premier League. Gli account di tendenza sono presentati in scorrimento.twitter connetti scheda 2

    In basso cominciamo a vedere il “Trova amici” e gli account consigliati con la voce “Dal momento che segui“. Scorrendo la scheda troviamo la voce “Persone che potresti conoscere” dove sono consigliati in scorrimento una serie di account. Sempre scorrendo, troviamo “Basato sulla tua attività”, una serie di account consigliati rispetto all’attività che fate si Twitter, utile per molti. Scorrendo ancora troviamo “Dal momento che segui“, trovate indicati alcuni account che seguite e, in base a questi, alcuni consigliati, quindi per interesse. Sempre scorrendo, più in basso, trovate anche “Popolari vicino a te“, una serie di account consigliati stavolta in basa alla vicinanza con il vostro luogo, quindi da dove twittatte. Chiude la scheda “Account da Twitter“, gli account di Twitter utili da conoscere.

    twitter connetti scheda

    Inoltre con Connetti sarà più semplice rimanere in contatto con gli amici e la famiglia, grazie alla possibilità di sincronizzare automaticamente la tua rubrica. E se qualcuno tra i vostri contatti si unisce a Twitter, riceverete una notifica così da poterli seguire subito.

    Twitter, come spesso abbiamo sottolineato, ha la necessità di rendere la piattaforma più facile da usare per tutti e anche l’introduzione di una funzionalità come questa può essere utile. Gli utenti sono più portati adesso a seguire altri utenti, in base alle caratteristiche che abbiamo appena elencato, e di conseguenza la timeline potrà essere più interessante. Tutto questo si traduce quindi non solo in facilità di utilizzo, ma anche in maggiore coinvolgimento degli utenti.

    Per visualizzare la nuova funzionalità “Connetti”, rilasciata da oggi, è utile aggiornare la propria app per iOS e Android.

  • InTime è media partner del Mashable Social Media Day Italy

    InTime è media partner del Mashable Social Media Day Italy

    Siamo lieti di annunciare che InTime è media partner del Mashable Social Media Day Italy, uno degli eventi più attesi dell’anno per fare il punto su Innovazione, Tecnologia e Social Media. Tanti e importanti i relatori di questa edizione che si terrà il 21 e 22 ottobre 2016 a Milano. Una edizione assolutamente da non perdere.

    Siamo davvero felici di annunciare che InTime sarà media partner della terza edizione del Mashable Social Media Day Italy, uno degli eventi più attesi dell’anno per fare il punto su Innovazione, Tecnologia e Social Media. Visto il grande successo dello scorso anno di #SMDAYIT (questo l’hashtag ufficiale della manifestazione), che ha ottenuto 5.500 contatti sul sito e ha registrato oltre più di 600 partecipanti in sala, con più di 4.500 connessi live in streaming, l’edizione 2016 si preannuncia davvero molto interessante. Le scorse edizioni hanno visto la partecipazione di 3.500 partecipanti, sono state mostrate 4.600 slides, hanno visto la partecipazione di 110 relatori e si sono tenuti 160 talk.

    Il Mashable Social Media Day Italy si terrà a Milano il 21 e 22 ottobre 2016, la location è ancora in fase di definizione, e noi ve la comunicheremo appena ci sarà possibile, e tanti e importanti saranno i relatori che interverranno nelle due giornate che, con la loro competenze ed esperienza, arricchiranno le due giornate di formazione e informazione su tutto quello che riguarda l’Innovazione e la grande spinta che oggi possono dare i social media.

    InTime Mashable Social Media Day Italy

    I nomi che hanno aderito sono davvero di primo livello, e sono:

    • Marco Montemagno
    • Carlo Rinaldi
    • Massimo Temporelli
    • Dario Vignali
    • Luca La Mesa
    • Emanuela Zaccone
    • Federico Mauro
    • Fjona Cakalli
    • Simone Tornabene
    • Tiziano Tassi
    • Orazio Spoto
    • Raffaele Gaito

    E altri ancora ce ne saranno per rendere ancora più speciali le due giornate.

    Una mention special per gli organizzatori di quest’anno che hanno finora allestito una delle più interessanti edizioni, e sono:

    • Andrea Romoli – Social Solution Manager,
    • Eleonora Rocca – Consulente di Marketing e Social Media, Blogger e Imprenditrice
    • Giuliano Ambrosio – Noto Blogger e Creative Strategist @AQuest
    • Roberta Pinna – Digital & Social Media Specialist.

    InTime seguirà le due giornate, vi faremo conoscere meglio i relatori dell’evento e vi terremo informati su tutte le novità che si avvicenderanno nelle prossime settimane.

    Vi invitiamo a consultare il sito ufficiale dell’edizione e di cominciare ad approfittare delle proposte early bird. Il programma è in fase di definizione e anche su questo vi terremo informati.

  • Instagram vs Snapchat: alcuni dati e come li usano i brand

    Instagram vs Snapchat: alcuni dati e come li usano i brand

    Un’interessante rapporto di L2, mettendo a confronto Instagram e Snapchat, rileva come sia proprio Instagram ad essere ancora un punto di riferimento per i brand. I contenuti dei brand su Instagram sono per il 59% immagini. Ma Snapchat ha di fronte a sè una crescita ancora più forte nei prossimi anni.

    Ultimamente si parla sempre più spesso di Snapchat, a ragione, e altrettanto spesso viene paragonato o confrontato con Instagram. Le due app in realtà si muovono con caratteristiche diverse, come sappiamo, ma sono le due realtà, nel contesto dei social media, che negli ultimi mesi hanno fatto registrare tassi di crescita notevoli, specialmente per quanto riguarda fascia di età di utenti molto giovani. Sono infatti le due app che crescono di più tra i 18-34 anni. Di recente, un nuovo sondaggio negli Usa confermava, ancora una volta, che Snapchat è il social network più importante per la fascia di età 14-19 anni e che su 6.350 adolescenti, il 28% preferisce Snapchat mentre il 27% preferisce Instagram.

    instagram snapchat

    A questo proposito, anche per capire come i brand si relazionano con queste due realtà, vogliamo presentarvi i dati di questo report realizzato da L2 che mette a confronto le due app, evidenziando alcune caratteristiche e quali sono i settori che preferiscono l’una o l’altra. Sulla base di 280 brand monitorati tra luglio 2015 e aprile 2016, appartenenti a 9 categorie, emerge che le due piattaforme sono tra le più coinvolgenti con tassi di crescita elevati. I Millennials sono quelli che apprezzano molto le due app, un dato che alla fine anche le aziende devono cominciare a considerare, anche se è importante che le aziende comincino a usare il giusto mix di creatività e contenuti su entrambi le app per riuscire ad agganciare sia il pubblico dei giovanissimi che dei meno giovani.

    Parliamo quindi di app, o social network, che appartengono al settore visual, un settore che è ancora di nicchia all’interno del grande movimento che fanno le condivisioni di contenuti. Il rapporto rileva che, a dicembre del 2015, il 77% dei post delle aziende sui social media era condiviso attraverso Twitter, solo il 10% attraverso Instagram e il 2% attraverso Snapchat. Ma questo è dimostrato dal fatto che le aziende non sono ancora del tutto pronte di fronte ad una tipologia che si basa tutto sul visual, quindi serve molta creatività. E la creatività è impegno, costante.

    Ma guardando i dati rilevati dalla ricerca, si nota che:

    • Instagram è una piattaforma per contenuti curati, studiati, mentre Snapchat lascia spazio anche alla casualità;
    • Oltre il 50% dei contenuti delle aziende su Snapchat sono video, mentre su Instagram il video sono appena il 10%;
    • Le possibilità legate all’ecommerce sulle due piattaforme sono ancora molto limitate, i brand usano le due piattaforme per fare ancora brand equity e brand awarness;
    • Guardando al futuro, Chat 2.0 di Snapchat, la funzionalità che offre la possibilità di condividere messaggi anche in video e audio, potrà competere anche con app di messaggistica istantanea più evoluti; mentre Instagram sembra aver intrapreso la strada di Facebook, apportando le modifiche sulla timeline.

    Su Snapchat il 37% ha un’età compresa tra i 18-24 anni; la fascia di età più rilevante su Instagram è quella 25-34 anni al 26% (poco staccata al 24% quella 35-54 anni). Se invece guardiamo i settori dei brand più presenti, allora notiamo davvero che Instagram è quello più presidiato. Per esempio, il 100% dei brand del settore automotive è su Instagram, su Snapchat è presente solo il 25%; e ancora, il 95% dei brand che fa riferimento al settore alberghiero è su Instagram, solo il 13% è su Snapchat. Il settore più presente su Snapchat è quello dell’abbigliamento sportivo (71%), segue poi il beauty (57%) e il fashion (54%). Gli ultimi due settori sono quelli più performanti proprio su Instagram.

    instagram snapchat contenuti

    Instagram Snapchat età

    Instagram Snapchat settori brand

    Se guardiamo a quanto pubblicano i brand sulle due piattaforme, notiamo che da questo punto di vista su Snapchat i brand pubblicano, alla settimana, di più che su Instagram: per fare un esempio i brand dell’elettronica di consumo pubblica 39 volte su Snapchat contro le 9 su Instagram. Ma se guardiamo i giorni di attività, allora in questo caso i brand sono più attivi su Instagram che su Snapchat.

    In sintesi, i brand stanno cominciando a comprendere che il visual è una forma di contenuto altamente coinvolgente e che necessita di impegno e tanta creatività. Nella situazione attuale Instagram ha un vantaggio su Snapchat da questo punto di vista, vuoi anche perché le aziende ancora non si sentono prontissime per una piattaforma come Snapchat. Di certo, sarò necessario essere presenti pur tenendo ben distinte le modalità di ingaggio, in termini di contenuti e creatività se vi suole entrare in contatto con utenti giovani e molto giovani, ossia quelli che maggiormente frequentano le due piattaforme.

  • Il Narcisismo sul Web: lo demonizziamo?

    Il Narcisismo sul Web: lo demonizziamo?

    Il Narcisismo, come modalità di comportamento e di comunicazione, emerge fortemente sul Web che sui Social Network, tanto che si dice che questa sia l’Era della Personalità Narcisistica. Che cosa sta dietro, tuttavia, ad un carattere narcisista? E’ giustificabile, secondo voi?

    Sul Narcisismo Digitale o, meglio, su quanto il Digitale ci renda più facilmente Narcisisti, è stato scritto moltissimo.

    In un’era in cui la nostra personalità e il nostro carattere sono proiettati nelle conversazioni sui Social Media e sugli articoli che pubblichiamo, la nostra identità è sempre più pubblica e, proprio per questo, è cambiata.
    Parliamo tutti, sempre più interconnessi, sempre più visibili.
    E anche chi non parla di sé si costruisce sul Web un’immagine molto precisa per chi legge e ascolta.
    Dichiariamolo apertamente: siamo nell’Epoca della Personalità Narcisistica, dell’auto-celebrazione, dei selfie, della focalizzazione su se stessi.
    Ma prima di tutto, cosa vuol dire Essere Narcisisti?

    narcisismo selfie web

    In realtà, il Narcisismo ha una vasta varietà di significati, che parte dalla Patologia Psichiatra fino alla semplice descrizione di un carattere sano.
    Talora perfino positivo, quando si intendere una buona stima di sé e una valutazione positiva del proprio Ego.
    E’ un carattere, tuttavia, che fondamentalmente si distingue per ben altro: scarsa empatia, vanità, presunzione.
    Una presunzione pericolosa nell’ambito sociale perché può trasformarsi da egocentrismo ad arroganza e livore.
    Altre caratteristiche fondamentali del Narcisismo consistono nel negare qualsiasi senso di responsabilità e/o di colpa e nel non sentire mai alcun rimorso.
    Le altre persone vengono considerate, più o meno consapevolmente, come mezzi per il successo personale, senza considerare il prezzo di questo atteggiamento, e questo induce il Narcisista ad amare e adulare i cosiddetti proseliti e a non accettare critiche.
    Neppure, ovviamente, quelle costruttive.

    Un carattere narcisistico difficilmente si integra nell’ambito sociale in cui è posto perché la sua superbia e altezzosità può sfociare facilmente in prepotenza.
    Gli studi rivelano che i soggetti con tali caratteristiche si ambientano e socializzano molto più fortemente con soggetti simili a loro.
    In un ambiente in cui prevale l’abbuffata di potere e l’egocentrismo, difficilmente i singoli si pesteranno i piedi l’un l’altro, proprio per poter continuare ad essere auto-riferiti e auto-centrati.

    Il Web è lo specchio ideale per ingigantire l’immagine di sé. La casa del Narcisismo, in un certo senso.
    E si può dire che il Narcisismo è il vero demone della società virtuale, che si sviluppa sul digitale e su Internet.
    Eppure c’è una riflessione importante da fare.

    Il Narcisista è di natura ipercritico nei confronti degli altri e tende alla svalutazione costante di chi s’interfaccia con lui.
    Naturalmente questa è una modalità del tutto disfunzionale nella creazioni di relazioni, sui Social Network e sul Web in particolare dove manca il Linguaggio del Corpo a compensare i rancori.
    Nulla di male – né di strano – se il Narcisista ci risulta fastidioso, indisponente, insopportabile, anche un po’ meschino.
    Perché non ha alcun diritto di porsi a giudizio di noi e delle nostre azioni.
    Eppure, quell’immagine grandiosa del Sé che si porta dietro è anche l’ombra della sua capacità di relazionarsi. O meglio, la dimostrazione della sua incapacità.
    Ecco la nota dolente.
    Stiamo toccando la verità inconscia della personalità narcisista.

    L’immagine grandiosa è, in realtà, una vera e propria proiezione di sé irrealistica e ideale.
    La motivazione per cui questo avviene è spiegata dalla necessità che il Narcisista ha di compensare quella che è una visione di sé inconsistente, modesta, insicura e fragile.
    Opposta a tutto quello che noi possiamo immaginare relazionandoci con lui.
    Alla base dello sviluppo del Narcisismo c’è sempre una mancanza di accoglienza, di risposte amorose e di accettazione infantile.
    Il Narcisista è una persona debole, intollerante tuttavia della propria stessa debolezza.
    E quell’ipercritica che ha per gli altri, è in realtà un’ipercritica che rivolge a se stesso.
    Spessissimo, il Narcisista non riconosce affatto il proprio senso di fragilità e interiorità, perché si tratta di un processo di proiezioni interiori che rimane il più delle volte inconscio.
    Se se ne rendesse conto, considererebbe indubbiamente intollerabile la sua debolezza. Crollerebbe.

    Il Web e i Social Network in particolare, che sono nati per creare connessioni, far nascere relazioni, aprire il confronto tra persone che non si conoscono e vengono da realtà completamente diverse, rende difficilmente sopportabile la presenza del Narcisista. 
    Con lui non si riesce a stabilisce un dialogo bidirezionale, alla pari. Nessun confronto.
    Lui è il leone che tutti temono e il suo giudizio – ipercritico, appunto – azzera la natura stessa dei rapporti nella realtà virtuale. Se avesse in mano il nostro specchio – e non il suo – si vedrebbe non certo un leone, ma forse forse un micetto.

    Di fatto, tristemente, è proprio il Narcisista quello che soffre di più.
    Incatenato entro schemi mentali rigidissimi, dove regna solo la competizione e mai il confronto, e dove qualsiasi sua reazione è in realtà motivata da un profondo senso di inferiorità che non accetterà mai.
    Il Narcisista è una vittima?
    In un certo senso sì, perché l’ostinata negazione dei sentimenti lo condanna a desolanti rapporti manipolatori e inautentici.
    E’ giustificabile per questo?

    Da un punto di vista evolutivo e patologico, certamente sì. L’adulto narcisista è un bambino che non ha mai avuto un amoroso riconoscimento dalla figura materna.
    Eppure, senza addentrarci in questi studi psicopatologici, il Narcisista fa male. Ferisce gli altri perché li usa.

    Se tutto questo è già difficile da gestire nella realtà quotidiana, sul Web diventa quasi impossibile, per la natura stessa dei rapporti virtuali.
    Naturalmente questa riflessione non vuole convincere nessuno a stimare una persona che ha le caratteristiche relazionali e psicologiche del Narcisista. Tuttavia, lo si può capire meglio, alla luce di questa riflessione.
    E riconoscere le dinamiche inconsce del carattere umano è, sempre, l’unica arma che abbiamo perché le nostre relazioni virtuali siano positive, diano vita ad un confronto reale e, perché no, ad una vera e propria Innovazione.

  • Facebook è ad oggi un Ecosistema e crescerà ancora

    Facebook è ad oggi un Ecosistema e crescerà ancora

    In occasione dell’annuale conferenza per gli sviluppatori di Facebook, F8 2016, il fondatore e CEO Mark Zuckerberg ha tracciato la roadmap per i prossimi dieci anni. Facebook oggi non è più “solo” un social network, è un Ecosistema. E crescerà ancora puntando alla realtà virtuale e all’intelligenza artificiale.

    Quella di ieri è stata sicuramente una delle più attese, ma soprattutto una delle più interessanti, conferenze per gli sviluppatori di Facebook, F8, degli ultimi anni. In occasione appunto della F8 2016, Mark Zuckerberg, fondatore e CEO del social network, oggi un’azienda quotata in borsa e tra le più importanti aziende in termini valore (oltre 300 miliardi di dollari), ha tracciato la roadmap per i prossimi dieci anni. Un piano di sviluppo che rivela a chiare lettere gran parte di azioni che già si conoscevano, ma che trovano un altro significato presentate come traccia per i prossimi anni a venire.

    facebook ecosistema

    La prima cosa, il primo concetto che appare ormai chiaro a tutti, ma che Zuckerberg ha, giustamente tenuto a sottolineare, è che Facebook è un Ecosistema, il complesso più grande dentro al quale esistono e si formano realtà più o meno grandi, ma tutte all’interno dello stesso contenitore. Facebook dunque non è più “solo e soltanto” un social network, ma è molto di più. E le dimensioni di questo ecosistema che continuerà a svilupparsi le ha tracciate ieri proprio il suo fondatore, perseguendo l’obiettivo di connetter tutti nel mondo e aggiungendo anche la possibilità di condividere qualsiasi cosa con tutti. Questi due concetti sono alla base del prossimo sviluppo dell’Ecosistema Facebook.

    [Qui trovate un resoconto completo di tutte le novità presentate ieri]

    E lo sviluppo passa attraverso delle fasi già prestabilite che spiegano molte delle novità lanciate in queste ultime settimane. Quindi consolidamento dei prodotti come WhastApp e Messenger che insieme veicolano 60 miliardi di messaggi al giorno, il triplo degli SMS.

    Puntare sui Video, cosa che abbiamo già sottolineato in queste settimane come contenuto, che sarà aperto anche alle API, che dovrà fare da traino per i prossimi 5 anni.

    Lo sviluppo passa anche attraverso la Search, forse ancora poco considerato, ma obiettivo di Facebook è competere in questo ambito anche con Google, fino il motore di ricerca per eccellenza.

    L’Ecosistema Facebook farà perno anche su questo elemento per fare in modo che tutta l’esperienza dell’utente rimanga all’interno del social network, ma che arrivi anche verso il social network.

    Interessante il pulsante Save che permetterà di salvare qualsiasi contenuto per poi fruirne su Facebook. La piattaforma che punta a contenere qualsiasi tipo di esperienza.

    facebook ecosistema save tasto

    Per non parlare di Messenger che avevamo definito di recente piattaforma di utilità, per via dei tanto strumenti attivati dalla piattaforma, che verrà potenziata con l’intelligenza artificiale.

    Ieri è stato annunciato infatti la disponibilità di attivare chatbot su Messenger, una possibilità che va nella direzione di rendere sempre più immediata la relazione tra utente e azienda.

    Ma lo sviluppo trova il suo core entro i 10 anni quando sarà a pieno regime il disegno che ha in mente Zuckerberg, ossia quello della realtà virtuale. La possibilità di condividere “esperienze social”, come ha detto ieri Zuckerberg, da qualsiasi luogo ci troviamo.

    È questo il prossimo futuro di Facebook. E sorge spontanea una considerazione da fare, dal punto di vista del business. È opportuno che le aziende comincino a rendersi conto di questo cambiamento, di questo sviluppo. Se proprio non strettamente legato a Facebook, è bene cominciare a prendere dimestichezza con questo tipo di novità perchè il futuro è già arrivato ed è altrove, non certamente solo nell’utilizzo della mail.

    E voi che ne pensate?

  • Su Facebook si condividono sempre meno cose personali

    Su Facebook si condividono sempre meno cose personali

    Un rapporto aziendale interno di Facebook, ripreso da The Information e da Bloomberg in questi giorni, ha rivelato che le condivisioni in un anno su Facebook sono in calo del 5,5% e sono in calo del 21% le condivisioni che riguardano dati e aggiornamenti personali. Si spiega la decisione sulle Reactions e sul potenziamento di strumenti come “Accadde oggi”.

    Facebook è ad oggi una piattaforma da 1,6 miliardi di utenti registrati che generano una mole enorme di dati, di conversazioni, di immagini, di video. E’ il luogo dove si chiacchiera di più online per antonomasia, questo è evidente. Ma a quanto pare, si chiacchiera sempre meno di cose personali, cioè di quei temi su cui Facebook fonda tutta la sua esistenza. E questo dato lo si rivela di una report aziendale interno, ripreso da Bloomberg e da The Information, che dimostra come tra la metà del 2014 e la metà del 2015 le condivisioni siano calate del 5,5%, in generale. Ma le condivisioni che riguardano gli aggiornamenti personali sono calati del 21%, un dato rilevante quest’ultimo che indica non un problema, quanto invece un cambiamento nell’approccio dal parte degli utenti verso la piattaforma.

    Certo, non che questi siano dati che preannuncino, come qualcuno si è affrettato a scrivere, la fine di Facebook per come lo conosciamo oggi. No, non si tratta della fine, lo sarebbe stato se fossimo stati di fronte a dati molto più grandi e molto più veloci, e non è questo il caso. Questi dati sono indicativi del fatto che Facebook sta diventando sempre più saturo e sta, comunque, avvertendo la presenza di altre piattaforme che stanno crescendo e che forse hanno “rubato” qualcosa in termini di condivisioni, soprattutto dal lato personale. E parliamo di Snapchat, che offre la possibilità di condividere in maniera molto dinamica, ma ce ne sono altre.

    facebook condivisioni personali

    Nella riunione che si sarebbe tenuta a Londra con un team appositamente costruito, Zuckerberg e i suoi hanno parlato di context collapse, un concetto chiaro agli etnografi e accademici, forse meno a tutti gli altri. Per context collapse, nei social media, si intende una audience illimitata verso temi che invece vengono potenzialmente circoscritti. Le persone quindi non sono più in grado di relazionarsi rispetto ad un contenuto perchè è difficile da fare. Concetti mirati e selezionati per un gruppo limitati alla fine si scontrano conn gruppi più ampi. E forse questo è anche frutto delle modifiche, anche recenti, apportate all’algoritmo che regola il news feed, dando vita a questa dinamica, nonostante le persone abbiano anche la possibilità di limitare la propagazione del contenuto ad un pubblico più ristretto. Una cena tra amici certamente non sarà interessante per tutto il resto del mondo.

    E forse questo spiega un po’ la strategia intrapresa da Facebook specie in relazione all’introduzione della funzione On This Day, quello che conosciamo come “Accadde oggi”. La funzionalità spinge a ri-condividere vecchi ricordi, adesso anche in maniera ottimizzata per evitare che di condividano ricordi spiacevoli. Un modo per spingere gli utenti a riproporre contenuti personali. E si spiega, da questo punto di vista, l’elaborazione e l‘introduzione delle Reactions, proprio per fare in modo che gli utenti possano esprimere al meglio la “reazione” adeguata a quel tipo di contenuto.

    Su Facebook quindi si condividono e si commentano più notizie, più link che riportano ad informazioni e meno contenuti personali. D’altronde proprio Facebook ha investito molto da questo punto di vista. E si spiega anche l’introduzione e l’accelerazione per quanto riguarda i Live Video, la vera ossessione di Zuckerberg e adesso sappiamo perchè. Facebook vuole offrire a tutti la possibilità di condividere pezzi della propria vita e per questo il video è al momento lo strumento più immediato. Ognuno in pochi minuti è pronto a condividere quello che sta facendo e l’esperienza che sta vivendo in tempo reale. Un modo anche per fare risalire quello che si chiama “oversharing“, la condivisione estrema, quella che è infatti calata. Ci riuscirà?

  • I Nativi Digitali pensano e apprendono diversamente

    I Nativi Digitali pensano e apprendono diversamente

    Chi nasce e cresce con le tecnologie digitali e con l’utilizzo costante della Rete – ovvero i Nativi Digitali – sviluppa geneticamente un modo di pensare e di apprendere molto diverso da quello delle generazioni precedenti. I dibattiti della Neuroscienza sono aperti e accesi. Ecco le ultime novità.

    In un articolo di Panorama del 4 aprile 2016 si legge che i Nativi Digitali pensano diversamente rispetto alle generazioni precedenti.
    In particolare, sanno più cose, la loro modalità di ragionare è più libera da schemi e preconcetti, ma si dimostrano molto più fragili alle dipendenze.
    In altre parole, chi nasce oggi e cresce con le tecnologie digitali – Internet, computer, tablet, smartphone -, su cui è possibile utilizzare le più diverse applicazioni in tempo reale, sviluppa geneticamente anche un modo di pensare del tutto nuovo.
    Questa teoria, naturalmente, è supportata da evidenze delle Neuroscienze, che mostrano come oggi siano maggiormente sollecitate aree cerebrali diverse rispetto alle generazioni precedenti (Immigrati Digitali).

    E’ dimostrato che i Nativi Digitali, quasi costantemente iperconnessi, non presentano una correlazione tra il numero di ore di esposizione alla Rete e l’aumento del quoziente intellettivo. Non sono più intelligenti?
    Lo sono diversamente.
    Imparano ciò che nel momento presente è utile e, soprattutto, lo imparano molto più in fretta, creando purtroppo in questo modo alcuni vuoti.
    Non si tratta, infatti, più di una crescita intellettiva progressiva, non si sviluppa una cultura basata su esperienze graduali di vita.
    E’ come se ogni esperienza, e quindi ogni cognizione ed emozione correlata, risultasse alla fine a sé stante. Molto più disorganizzata di quello che succedeva nel processo di apprendimento di una volta.

    nativi digitali innovazione social media

    Il pensiero dei Nativi Digitali tende ad abbandonare strutture logico-deduttive e lineari.
    E’ come se il loro pensiero si formasse prendendo altre strade, diversi circuiti neuronali, in cui di certo prevale la modalità emozionale del momento. L’interesse del real time.
    E c’è di più.
    I Nativi mostrano di avere un sapere più vasto, quasi enciclopedico, ma meno approfondito.
    Ciò accade perché quello che si impara lo si vuole condividere subito col gruppo – ovvero sul Web e sui Social Media – perché è lì che in realtà si appaga il desiderio di conoscenza.

    La velocità di apprendimento e di pensiero logico-emotivo pare ridotta a un tempo talmente insufficiente che le informazioni, le emozioni e le esperienze non riescono ad essere strutturate e immagazzinate nella Memoria (ne ho scritto qui: Internet e i Social Network: quanto male fanno alla Memoria?)
    E questo avviene per due sostanziali motivi.
    Il primo è la comodità e l’immediatezza di recuperare informazioni dalla Rete, tale per cui viene a mancare lo sforzo intellettivo di fare ricerca ed esplorare, di analizzare e dedurre. Non a caso, i ragazzi nati dopo il 1990 vengono perfino chiamati “Generazione Google”.
    Vuoi sapere qualcosa? Il primo device che hai a disposizione ti fornirà la risposta.
    Te lo dimentichi? Nessun problema, lo rintracci nuovamente in Rete.
    Il secondo motivo, come si è detto, è il fatto che si perde il desiderio più o meno conscio di formarsi una cultura, che si tratti di un corso di studi piuttosto che dell’abitudine a leggere libri e romanzi.
    Il comportamento che prevale diventa quello della condivisione col gruppo, della pubblicazione del proprio pensiero, dell’esposizione alla Rete e ai Social Media, con la tendenza a mettere in secondo piano il concetto di crescita personale e, soprattutto, di Privacy.

    Non tutti gli studiosi, tuttavia, sono d’accordo e il dibattito si accende soprattutto riguardo alla Plasticità Cerebrale, ovvero la capacità di Modulare l’Intelligenza in base alle diverse situazioni e alla capacità di apertura mentale, dialogo, scambio di informazioni per un miglior adattamento della specie umana.
    Uno dei pionieri in questo campo della Neuroscienza sostiene, infatti, che la stimolazione cerebrale continuativa e potenziata – gli input della Rete – porta ad un vero e proprio ispessimento di precise aree sensoriali del cervello.
    E’ come se le aree della corteccia cerebrale si modifichino in base al numero e alla frequenza delle stimolazioni. Cresce il numero dei neuroni?

    Questi studi sono essenziali per la Fisiologia Umana, dal momento che mettono in discussione completamente uno dei principi fino ad oggi incontrastato, ovvero quello dell’impossibilità di modificare il numero dei neuroni dopo la nascita e, in particolar modo, dopo i primi tre anni di vita.
    La vecchia concezione di un numero fisso di neuroni – cellule che una volta morte non possono più rigenerarsi – viene ribaltata dall’ipotesi della Neuro-Plasticità, ovvero la supposizione che il cervello – sia di bambini che di adulti – possa cambiare, riorganizzandosi continuamente in base agli stimoli ricevuti e aumentando di fatto il numero stesso dei neuroni.

    Si aprono aree di studio di Neuroscienza immense e di particolare delicatezza.
    Quello che è bene sottolineare è che i processi del pensiero e dell’apprendimento, frutto delle stimolazioni sensoriali sul cervello, tornano ad essere al centro degli esami di laboratorio proprio grazie all’evidenza di quanto sia mutato l’intelletto dei Nativi Digitali.

    La domanda che umanamente sorge spontanea, alle persone delle generazioni precedenti, è quali siano i pericoli – se ci sono pericoli – nella modalità di pensare e apprendere dei Nativi Digitali.
    La mia personale opinione è che ci possano essere rischi, ma soprattutto opportunità.
    Ad una sola condizione: che le generazioni precedenti ai Nativi Digitali riescano a dare loro una formazione adeguata cosicché l’utilizzo della tecnologia non risulti un esercizio passivo, ma un attiva forma di apprendimento e di educazione culturale, in cui il soggetto è protagonista attivo e consapevole.
    Si tratta di una vera e propria istruzione all’utilizzo di Internet in tutte le sue forme.

    L’iperconnessione non è malvagia in sé: si dibatte perfino sui suoi vantaggi nello sviluppo della corteccia cerebrale.
    Diventa malvagia se subita, patita come forma sociale dominante.
    Formazione ed educazione – nonostante i Nativi Digitali sembrino sempre più in gamba – è l’unica soluzione vincente per il futuro delle nuove generazioni.