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  • Twitter, addio alle Stelline e spazio ai Cuoricini

    Twitter, addio alle Stelline e spazio ai Cuoricini

    Se ne parlava da un po’ per la verità, ma da oggi Twitter dice addio alle stelline, i Preferiti, per fare spazio ai Like, ai Cuoricini. Quindi anche Twitter si uniforma ai Like, seguendo Facebook. La stessa novità riguarda anche Vine. Ma era davvero necessario?

    Da mesi vi raccontiamo che Twitter ha dei problemi non solo dal punto di vista degli utenti, ma anche di coinvolgimento, quindi di utilizzo. Twitter ha un potenziale che vale forse tre volte l’ammontare dei suoi utenti attivi, che oggi sono 320 milioni. Vuol dire che in effetti tanti utenti preferiscono non usarlo perchè risulta ancora complicato. E sulla complessità della piattaforma si trova d’accordo anche il nuovo CEO Jack Dorsey che in occasione della presentazione dei dati del secondo trimestre di quest’anno aveva dichiarato che Twitter in effetti risulta ancora complicato da usare.

    twitter-cuoricini

    E mentre tutti si attendevano l’avvio di Moments in Europa, quindi anche in Italia, Twitter decidere di avviare un aggiornamento di cui da mesi si parla, in verità. Infatti da oggi Twitter dice addio alle stelline dei Preferiti per fare spazio ai Cuoricini dei Like. Una mossa che ovviamente sta facendo molto discutere gli utenti, soprattutto per il fatto che ora l’apprezzamento del contenuto, quando non è RT (che appunto non sempre sta ad indicare apprezzamento) passa per un Cuoricino, ossia un Like. Proprio come succede per Facebook, il primo a lanciare i Like.

    Che le stelline avessero forse compiuto il loro corso era praticamente chiaro a tutti. Nell’introdurre questa novità Twitter spiega che il Cuoricino adesso appare come un simbolo “gratificante”. Con questa novità Twitter vuole davvero rendere più chiaro il concetto di ciò che ci piace, a differenza delle stelline. A giustificazione di tutto, Twitter fa sapere anche che i test fatti in precedenza evidenziano che il Cuoricino è piaciuto agli utenti.

    twitter cuoricino italiano

    Come certamente saprete, non è la prima volta che Twitter si misura con i Cuoricini, basta vedere Periscope per verificarlo. Lo scopo, fa sapere sempre Twitter, è quello di rendere il Cuoricino un simbolo che accomuni tutte le piattaforme, quindi anche Twitter e Vine.

    Sinceramente, ci si sarebbe aspettati qualcos’altro rispetto al Cuoricino, che certamente diventerà uno strumento in più per Twitter al fine di misurare l’interazione sui contenuti condivisi. Dopo gli RT, praticamente anche su Twitter parleremo di Like, come accade, di nuovo, su Facebook.

    Si poteva fare altro? Si, per esempio si poteva, per ottimizzare l’uso della piattaforma, introdurre la possibilità di modificare i tweet, proprio come succede su Facebook. Avrebbe aiutato di a dal punto di vista del coinvolgimento, quindi utilizzo, sia dal punto di vista dell’apprezzamento stesso della piattaforma, già limitati dai 140 caratteri che inducono in errore.

    Si poteva rilasciare prima Moments per provare a vedere se effettivamente la base utenti apprezzava e di conseguenza partecipava attivamente. Ma si è voluto passare per la via più facile.

    E ora cosa ci attenderemo? L’addio al limite dei 140 caratteri per i tweet? Ormai niente appare più sacro, quindi un cambiamento del genere è assolutamente da mettere in conto.

    Il rilascio dei cuoricini sarà anche per mobile e tutte le altre piattaforme, oltre che su desktop.

    E voi che ne pensate? Stelline o Cuoricini?

     

  • Digital Think-In, ecco il programma completo

    Digital Think-In, ecco il programma completo

    Digital Think-In è la prima edizione di un evento che, unico nel suo genere nel panorama italiano, vuole mettere a confronto idee e progetti per costruire il futuro dei Musei nell’era del Digitale. L’evento, che si terrà mercoledì 4 novembre, è promosso dal Museo MAXXI e vedrà la partecipazione di addetti ai lavori e professionisti. Ecco il programma aggiornato e fino al 3 novembre è possibile ancora partecipare.

    Digital Think-In sta per arrivare! Ancora pochi giorni e poi si darà vita ad un evento davvero unico nel nostro paese. Per la prima volta ci sarà un confronto tra professionisti ed esperti di nuove tecnologie e nuovi media con esperti del settore dei Musei e della Cultura per abbracciare e comprendere le grandi opportunità che oggi il Digitale offre. Sarà quindi l’occasione per discutere, promuovere e ragionare idee e progetti che possono aiutare a costruire il futuro dei musei nell’era del digitale. Una bella sfida ed ecco perchè per me è un grande onore prendervi parte.

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    Digital Think-In si terrà a Roma il prossimo mercoledì, 4 novembre, e sarà un’intera giornata dedicata all’evoluzione tecnologica in ambito museale con keynote, speech, presentazioni, tavole rotonde, un evento aperto ai geek e ai tanti appassionati e addetti ai lavori. Per tutti coloro che fossero interessati a partecipare si possono ancora acquistare i biglietti a questo link, ma solo fino a domani 3 novembre.

    Il programma della giornata è denso di momenti di confronti e di approfondimento, senza dimenticare i workshop previsti che daranno modo di approfondire meglio gli argomenti.

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    Tanti i professionisti che saranno presenti, ci saranno, tra gli altri, Alessandro Bollo, responsabile Ricerca e Consulenza Fondazione Fitzcarraldo (Torino); James Davis, Program Manager at Google Art Project (Londra); Luca De Biase, giornalista e scrittore, responsabile di Nòva24 (Milano); Antonella Di Lazzaro, Direttore Media Twitter Italia (Milano); Ezra Konvitz Co-Founder Art Stack (Londra); Conxa Rodà Head of Strategy and Communication – Museu Nacional d’Art de Catalunya (Barcellona); Lia Barcellona Tamborra Museum Hack (New York); Rebecca Taylor Executive Vice President – FITZ & CO (New York); Gruppo Mud Museo Digitale, MiBACT (Roma); Prisca Cupellini, Comunicazione Online e Progetti Digitali, Maxxi (Roma).

    Ma anche Carlo Infante, Federico Ferrazza, Ilaria Barbotti, Marianna Marcucci e Fabrizio Todisco, e anche Laura Bononcini, Responsabile Rapporti Istituzionali Facebook Italia, che ci parlerà di “Instagram e il Mondo dell’Arte”.

    Senza dimenticare la premiazione dei vincitori della #DITCall, ossia migliori progetti digitali dell’anno legati alle attività culturali, educative, promozionali e di ricerca.

    Insomma Digital Think-In si presenta, e sarà, uno degli eventi più attesi nel panorama digitale italiano, un’occasione dunque da non perdere.

    Ci vedremo lì allora con grande piacere!

  • LinkedIn: 400 milioni di utenti ma solo un quarto lo usa

    LinkedIn: 400 milioni di utenti ma solo un quarto lo usa

    LinkedIn ha diffuso i dati relativi al terzo trimestre del 2015, il Q3. I risultati finanziari sono positivi con 780 milioni di dollari di fatturato e una crescita del 37% rispetto allo scorso anno. In settimana la piattaforma di social business network ha raggiunto il traguardo dei 400 milioni di utenti, ma solo 100 milioni sono gli utenti attivi al mese.

    Periodo di trimestrali questo e infatti adesso è la volta di LinkedIn nel pubblicare i dati finanziari dell’ultimo trimestre, il Q3 2015. E a vedere i dati LinkedIn fa registrare una performance finanziaria positiva con un fatturato di 780 milioni di dollari (41 milioni arrivano da lynda.com) e un EPS (guadagno per azione) di 78 centesimi di dollaro. Le previsioni degli analisti erano di di 755, 64 milioni di dollari con un EPS di 46 centesimi di dollaro. Di conseguenza dati più che positivi.

    linkedin-mobile

    E, tra i dati diffusi, ci sono anche quelli che riguardano gli utenti che usano la piattaforma di “social business network”. Ad oggi gli utenti sulla piattaforma sono 400 milioni, cresciuti di 20 milioni, infatti erano 380 milioni lo scorso luglio. Un dato che segna una crescita comunque costante della piattaforma. Nell’aprile del 2014 gli utenti complessivi erano 300 milioni.

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    Badate che sono indicati appunto gli utenti complessivi, infatti il dato preso senza la dovuta precisazione fa sembrare LinkedIn addirittura più grande anche di Twitter. E’ vero che adesso sembra che tutti stiano lasciando Twitter fermo al palo, ma in realtà stiamo parlando di utenti complessivi. Il discorso diventa completamente diverso se guardiamo il dato degli utenti effettivi, ossia quelli che usano la piattaforma attivamente ogni mese, i MAUs (Monthly Active Users).

    Ebbene, il dato rilevato è che solo il 25% del totale usa LinkedIn in maniera attiva. E quindi, in numeri, solo 100 milioni usano la piattaforma (erano 97 milioni lo scorso trimestre). Se lo paragoniamo a Twitter infatti il paragone non regge proprio per il fatto che Twitter ha 320 milioni di utenti attivi. Per non parlare poi di Facebook con quasi 1 miliardo e mezzo di utenti attivi.

    Ma LinkedIn ha un grosso vantaggio che altri, quindi Facebook e Twitter, non hanno, e cioè che la piattaforma gestisce le sottoscrizioni Premium, quelle che nell’ultimo trimestre sono cresciute del 21%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un ricavo di 138 milioni di dollari. E il dato è in crescita anche rispetto al Q2 2015, quando i ricavi erano 128 milioni di dollari.

    La società fa anche sapere che 1 milione di utenti ha pubblicato “contenuti lunghi” e sono quasi 20 milioni gli slideshare caricati. Inoltre, il 40% degli utenti consulta la piattaforma da mobile.

    Allora, che ne pensate di questi dati? Raccontateci la vostra esperienza con LinkedIn.

  • Twitter, solo 4 milioni di utenti in più in 3 mesi

    Twitter, solo 4 milioni di utenti in più in 3 mesi

    C’era molta attesa per i risultati del Q3 2015 di Twitter, i dati finanziari del terzo trimestre, il primo dopo la nomina di Jack Dorsey come nuovo CEO permanente. La fotografia che si può fare è che, nonostante tutto, le finanze sono più positive dei dati della base utenti, cresciuta solo di 4 milioni in tre mesi. Adesso la base è di 320 milioni.

    Sinceramente non ci si aspettava certo i fuochi di artificio dalla  pubblicazione dei dati relativi al Q3 2015 di Twitter, il terzo trimestre di quest’anno e il primo da quando Jack Dorsey è stato nominato CEO permanente della società. Dai dati emerge dunque che la situazione finanziaria della società è più positiva rispetto a quella della base utenti. I ricavi, adesso di 569 milioni di dollari, sono cresciuti del 58% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (361 milioni di dollari, Q3 2014), battendo le previsioni che davano una cifra tra i 545 e 560 milioni di dollari.

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    Twitter continua ad essere un’azienda in rosso, le perdite adesso sono di 132 milioni di dollari, situazione comunque migliore se paragonata a quella dello scorso anno quando le perdite erano di 175,5 milioni di dollari. Le previsioni, per quanto riguarda i ricavi del prossimo trimestre sono di 695/700 milioni di dollari, in calo rispetto alle previsioni degli analisti.

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    Ma il dato che interessava davvero era quello relativo alla base utenti, e infatti da questo punto di vista i dati rivelano che permane ancora una condizione problematica. Ad oggi gli utenti attivi su Twitter sono 320 milioni, crescono di 4 milioni rispetto all’ultimo trimestre, quando erano 316 milioni. Un dato molto deludente. E le previsioni erano di 324 milioni, cioè 8 milioni in più. Il risultato è stato solo della metà. Lo scorso trimestre gli utenti erano stati + 8 milioni.

    Risale ad appena un mese fa la notizia che Instagram ha superato proprio Twitter raggiungendo i 400 milioni di utenti attivi.

    Gli utenti crescono dunque di 33 milioni in un anno, cioè 2,75 milioni di utenti al mese, quindi una crescita dell’11%. E la base di utenti dagli Usa resta immobile per il terzo trimestre consecutivo.

    Resta quindi il problema della crescita e il sospetto è che anche le ultime novità legate a Moments o a Twitter Poll non risultino efficaci fino in fondo. La sensazione è che sia necessario intervenire con altre modifiche per riportare gli utenti su Twitter. Anche perchè esiste un grande potenziale che guarda Twitter dal di fuori ma evita di registrarsi, per colpa della piattaforma ancora difficile da usare. Infatti l’introduzione di Moments dovrebbe (condizionale d’obbligo) servire proprio a questo, a convertire quei potenziali utenti in utenti registrati.

    Altri dati interessanti riguardano il Mobile:

    • l’86% dei ricavi totali di Twitter proviene proprio dal mobile advertising;
    • l’80% degli utenti attivi di Twitter arriva proprio dal Mobile.

    Ad oggi Dorsey sta lavorando più su una riorganizzazione della società, ricordiamo il taglio dell’8% circa dei lavoratori, allo scopo di rendere più efficiente la società. Ma adesso è il momento di lavorare sulla piattaforma, e non è escluso che vengano introdotte anche soluzioni impopolari, che farebbero discutere come l’eliminazione del limite dei 140 caratteri esistente per i tweet, non esiste più per i DM.

    Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi.

  • Social Media: accrescere l’Engagement con il Contenuto

    Social Media: accrescere l’Engagement con il Contenuto

    Quali sono i principali obiettivi che ci si pone in una strategia di Social Media Marketing? La risposta ce la da un’indagine di Ascend2 che ha chiesto a 294 professionisti quali fossero i principali obiettivi. Al primo posto figura quello di aumentare l’engagement con il proprio pubblico; al secondo quello di accrescere la brand awareness.

    Molti di voi sanno cosa significa approntare una strategia di Social Media Marketing, quali sono le difficoltà che si presentano puntuali. Come tutte le strategie, anche una strategia di SMM ha bisogno di fissare degli obiettivi, concetto che potrebbe apparire banale, ma è opportuno sottolinearlo, proprio per trasmettere l’idea che la strategia va pensate, ragionata, rapportata alle esigenze che si presentano. E quindi alla domanda “quali sono i principali obiettivi da porsi in una strategia di Social Media Marketing?” possiamo dare una risposta con i dati che ci offre questa ricerca di Ascend2 che ha chiesto a 294 professionisti del marketing, vendite e business, provenienti da ogni parte del mondo, quali fossero gli obiettivi che si prefiggono, sintetizzata anche da eMarketer.

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    Ebbene, da quello che si vede i marketers usano costantemente i Social Media non solo in ottica di brand awareness, ma soprattutto per dialogare e accrescere il coinvolgimento del proprio pubblico. E questo è da ritenersi un po’ il senso di una strategia per un’azienda. Il dialogo va cercato per coinvolgere il proprio pubblico per far sì che la stessa azienda possa crescere, possa migliorarsi, possa dare la giusta attenzione alle persone che apprezzano quello che fa, e quindi anche acquistando e servendosi dei prodotti e/o servizi che propone.

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    Come potete vedere, questo obiettivo è stato indicato dal 64% degli intervistati. Al secondo posto troviamo un altro grande obiettivo  che è quello di accrescere la brand awareness indicato dal 54% dei marketers intervistati.

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    E quale tattica risulta più efficace? La risposta a questa domanda apparirà, anche in questo caso, scontata ma, come sappiamo bene, senza Contenuto non vi può essere una strategia efficace. E allora ecco che al primo post troviamo proprio la tattica di creare un contenuto coinvolgente, 82%. La stessa tattica risulta poi essere la più difficile da realizzare (69%).

    Per il 54% degli intervistati una tattica utile è quella di “postare” sui social networks, considerata difficile da applicare per il 19%. Notare che scrivere sul blog è indicato al 25% e postare su un “microblog” (leggasi Twitter, ad esempio) solo al 4%.

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    Parlare di Social Media Marketing oggi è molto diverso rispetto solo a pochi anni fa, oggi c’è maggiore consapevolezza da parte delle aziende, sono infatti temi affrontati con maggiore “maturità” se vogliamo usare questo termine. E se ne trova conferma anche alla domanda “quanto è cambiata l’efficacia della strategia di social media marketing?“. Il 77% in sostanza afferma che è cresciuta l’efficacia delle loro strategie: cresciuta significativamente per il 30%, cresciuta lievemente per il 47%. Di conseguenza aumenta anche il budget, cresce infatti per il 69% degli intervistati

    E qual è la tipologia di contenuto più efficace? Al primo posto troviamo, ovviamente (è il caso di dire) i Video (69%), poi le infografiche (50%), e poi i post sul blog (35%). Il visual content è quindi il contenuto più efficace.

  • Facebook, ecco le notifiche Mobile in stile Cards

    Facebook, ecco le notifiche Mobile in stile Cards

    Facebook ha annunciato oggi il rilascio, solo per gli Usa, di un nuovo modo di visualizzare le notifiche da Mobile. Le notifiche vengono sostituite adesso dalle “Cards”, personalizzabili. E sembrano molto simili a quelle che si vedono su Google Now.

    Facebook continua a rendere migliore per gli utenti l’esperienza da mobile e l’ultima novità, che riguarderà solo gli Usa per il momento, sembra andare in questa direzione. O almeno ci prova. Si perchè la novità annunciata oggi riguarda le notifiche che riceviamo sulla nostra app da mobile, quelle notifiche con il badge rosso per meglio intenderci. Ebbene, sparisce quella sezione e viene sostituita da un modalità di notifiche fatte di “Cards”, quindi di schede, che racchiudono praticamente le notifiche. Il risultato dal punto di vista grafico non sembra così male, anzi sembra tutto più ordinato. Anche se, cosa che è stata già notata ed evidenziata da molti blog del settore come TechCrunch o The Verge, il risultato sembra molto simile a quello che già si vede su Google Now. E lo si vede bene dagli screenshots e dal video ufficiale.

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    Le Cards sono personalizzabili e costituiscono il feed dei contenuti che vogliamo visualizzare e anche degli aggiornamenti. Ad esempio, è possibile attivare Cards separate per Eventi o per Compleanni, in questo modo i contenuti relativi a questi due interessi verranno visualizzati all’interno delle schede, e non più visualizzati in alto tutte insieme con il badge rosso che cresceva di numero.

    Le Cards possono anche contenere informazioni geolocalizzate, con la modalità attiva, e quindi si possono creare schede sulle previsioni del tempo, sui film in programmazione nei cinema più vicini a voi, sui posti dove mangiare.

    E’ possibile modificare le Cards e quindi aggiungerne altre.

    Insomma, dal punto di vista della visualizzazione dei contenuti da mobile questa sembra essere una bella novità. E davvero sembra migliorare l’esperienza. Potrebbe però sorgere un problema di consumo dello smartphone per via delle notifiche geolocalizzate per la maggior parte degli utenti, ma questo è un problema che potrà essere affrontato.

    Vedremo quando saranno rilasciate anche da noi, per il momento queste modifiche sono disponibili per iOS e Android solo negli Usa.

  • Ecco Twitter Poll, lo strumento per fare sondaggi su Twitter

    Ecco Twitter Poll, lo strumento per fare sondaggi su Twitter

    Twitter ha annunciato il rilascio di una nuova funzionalità che avverrà nei prossimi giorni. Si tratta di Twitter Poll, lo strumento utile per creare sondaggi sulla piattaforma da 140 caratteri, con cui gli utenti avranno la possibilità di esprimere la propria opinione sugli argomenti per loro più rilevanti, in pochi click.

    Twitter ha annunciato il rilascio di una nuova funzionalità che avverrà nei prossimi giorni. Si tratta di Twitter Poll, strumento con cui si potranno creare dei sondaggi sulla piattaforma e gli utenti davvero in pochi click potranno esprimere la propria opinione. Ad un primo sguardo, per la stessa natura di Twitter, questa funzionalità sembra adeguata alla piattaforma, crea infatti interazione e permette di conoscere l’opinione del proprio pubblico. Gli utenti, dal canto loro, potranno far valere il loro parere.

    Twitter-Poll

    Già in passato Twitter si era avventurato con diverse modalità per fare sondaggi, twittando domande, tracciando le risposte del pubblico, conteggiando i voti con gli hashtag o chiedendo ai follower di favorire o retwittare un Tweet per votare. Ora, invece, ognuno potrà creare il proprio sondaggio (una domanda e due possibili risposte) direttamente dalla casella di composizione del Tweet e resterà online per 24 ore. Si potrà partecipare a ogni sondaggio e il voto non sarà reso pubblico.

    Nei prossimi giorni la funzionalità attraverso la quale creare sondaggi sarà introdotta gradualmente su Twitter per iOS, Twitter per Android e Twitter.com. Quando comparirà l’icona dei sondaggi nella casella di composizione del Tweet, sarà possibile creare un sondaggio.

    Twitter-Poll-mobile

    Come detto prima, l’idea di lanciare sondaggi in maniera abbastanza rapida come in questo caso, possibilità per tutti, non è male specie per tanti operatori dell’informazione che con questa modalità potranno sondare le opinioni degli utenti per diversi argomenti. Basti pensare alle prossime elezioni negli Usa, uno strumento come questo verrà certamente usato dagli organi di informazione per verificare l’orientamento di voto degli utenti.

    Ma potrebbe essere utile anche per trasmissioni televisive che in un attimo potranno interrogare gli utenti sul tema che si sta trattando durante una data trasmissione.

    Tutto questo, evidentemente, può aiutare il dato dell’engagement sulla piattaforma, un dato che nei mesi scorsi era in calo continuo. Vedremo come verrà accolta dagli utenti.

    E voi che ne pensate? (In attesa di fare anche noi un sondaggio eh!).

  • Facebook è una delle principali fonti di informazione in Italia

    Facebook è una delle principali fonti di informazione in Italia

    Il terzo Osservatorio delle Comunicazioni dell’Agcom fornisce una serie di informazioni interessanti anche per quanto riguarda i social media. Facebook è per gli italiani non solo il social network preferito ma anche una delle principali fonti di informazione ed è anche il secondo sito più consultato, dopo Google.

    Parliamo spesso dei social media, come ben sapete, cercando di conoscere e interpretare, come meglio possiamo, le evoluzioni e le trasformazioni in atto. Ma ci piace anche vedere come i social media vengono utilizzati dagli italiani. Ora, sappiamo bene che gli italiani amano i social media, per tempo trascorso (2,5 ore in media ogni giorno per utente) siamo il primo paese in Europa, con una penetrazione del 46%, tra le più alte sempre in Europa. Ma i social media sono anche fonte di informazione e gli italiani questo ormai lo hanno compreso benissimo.

    Il terzo Osservatorio delle Comunicazioni dell’Agcom da questo punto di vista offre spunti davvero interessanti, soprattutto in relazione ai social media. Forse questi che stiamo per elencare sono dati già conosciuti. Risalgono, infatti, a qualche mese fa, ma è sempre buon cosa poterli vedere e analizzarli insieme ad altri.

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    Tra le fonti di informazione più consultate, restando nel perimetro specifico dei social media, Facebook (8,3%) è la prima fonte, e già questo è un dato rilevante. Comunque è una delle più importante per gli italiani. Infatti, nella classifica generale, al primo post si trova il sito de la Repubblica (13,5%), poi segue Google (8,8%), ANSA (8,4%) e di poco distante appunto Facebook. Quindi il social network per antonomasia viene visto dagli italiani come una fonte importante dalla quale reperire informazioni su fatti locali e nazionali. Guardando la classifica notiamo anche YouTube (3,4%), dietro il Sole 24 Ore, e troviamo anche Wikipedia (2,8%).

    In fondo a questa classifica troviamo Twitter con una percentuale molto bassa: solo l’1,7% degli utenti italiani lo ritiene una fonte importante di notizie. Un dato che la dice lunga sulle difficoltà in cui versa la piattaforma da 140 caratteri che sulle informazioni e sulle notizie ha praticamente costruito, quasi, la sua ragion d’essere. E’ un’osservazione molto importante, perché è  la dimostrazione che la piattaforma è difficile da usare per gli utenti, tanto da essere consultato poco.

    Ricordiamo che la fonte principale per le informazioni in Italia resta, incontrastata, la televisione (99,3%), mentre Internet è al 54,1%, anche se è in crescita di quasi il 16% in cinque anni.

    Se guardiamo poi i siti più consultati dagli utenti italiani, notiamo che Google (95,3%) è al primo posto con un tempo di navigazione mensile per persone di poco superiore alle 5 ore. In seconda posizione troviamo Facebook (81,2%) con un tempo di navigazione al mese per utente di ben 13,2 ore.

    WhatsApp (57,6%) vanta un tempo di navigazione per mese di 9 ore e 52 minuti e guadagna tre posizioni in classifica.

    Facebook, quindi, non è solo un social network, e questo lo si era ben capito, ma è ben oltre questa definizione che ormai comincia ad stargli stretta. E’ usato per reperire informazioni ed è uno dei siti più consultati. Per intenderci, molti appena accendono il pc alla mattina hanno come pagina impostata sul proprio pc quella di Google, e questo lo si riscontra. Ma tanti altri, appena acceso il pc, accedono direttamente su Facebook.

    E voi? Anche per voi Facebook è fonte di informazioni? Raccontateci la vostra esperienza.

  • Ecco i brand della cultura e della formazione sui social media

    Ecco i brand della cultura e della formazione sui social media

    Sezione interessante quella che vi proponiamo oggi del report di Blogmeter che studia la presenza dei brand sui Social Media. Oggi parliamo di Cultura e Formazione e vediamo come i brand legati a questi mondi usano questi canali. Tra questi spiccano su Facebook spiccano il Museo Guggenheim di Venezia e Skuola.net, mentre su Twitter si evidenzia CICAP e il Maxxi.

    Cogliendo l’occasione che il mese di settembre rappresenta il periodo dei grandi rientri, primo tra tutti quello scolastico e delle università, così come in generale tutte le altre attività culturali, Blogmeter ha monitorato due aree di estremo interesse di cui oggi vi parliamo. All’interno del suo continuo monitoraggio dei brand sui Social Media, una sezione interessante è dedicata proprio a quei brand che appartengono al mondo della Cultura e della Formazione, cercando di vedere come e con quali risultati usano i Social Media. E da questa ricerca emergono brand variegati come università o musei, passando dai centri educativi e culturali. Ma vediamo i risultati della ricerca considerando i parametri che ormai abbiamo imparatoa conoscere, ossia coinvolgimento e acquisizione di nuovi fans/followers.

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    Su Facebook spicca il Museo Guggenheim di Venezia

    Partendo come al solito da Facebook, notiamo che dal punto di vista del prima parametro, quello dell’engagement, spicca la pagina del The Peggy Guggenheim Collection che si piazza anche al quarto posto della classifica dei brand che acquisiscono più fans nel periodo. A dare così tanta popolarità al museo di Venezia è stata la notizia del successo estivo della mostra di Pollock, diffusa il 1 settembre. Al secondo posto troviamo Treccani.it che ottiene questa posizione grazie alla diffusione di aforismi, citazioni e dei suoi #AccaddeOggi. In terza posizione troviamo Psicologia Psicoterapia Italia, il profilo della prima e-learning community italiana per la Formazione Continua in Psicologia.

    Guardando la classifica relativa ai brand che acquisiscono più nuovi fans nel periodo, vediamo che al primo posto si piazza la pagina si Skuola.net, con 12.237 nuovi fans, e restando in tema arte, al secondo posto troviamo la pagine de La Biennale di Venezia con la #BiennaleArte2015, con 2.509 nuovi fans. In terza troviamo l’Università Lumsa con 1.958 nuovi fans e proprio le università sono quelle che riservano molta attenzione a Facebook, attente proprio nel comunicare con i propri utenti. Si notano infatti l’Università Bocconi, il quarto profilo più coinvolgente della classifica, ma anche il Politecnico di Milano, oltre all’Università di Torino.

    Su Twitter spiccano CICAP e Maxxi

    Se su Facebook si notano una buona presenza delle università, lo stesso non può dirsi su Twitter dove invece se ne nota l’assenza, dimostrando di preferire Facebook per comunicare con i propri utenti. E su Twitter sia dal punto di vista del coinvolgimento che dal punto di vista dell’acquisizione di nuovi followers vediamo che trionfa il CICAP, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, che ha raggiunto il picco di interazioni il 25 settembre in occasione del live tweeting effettuato durante il Convegno CICAP, giorno in cui sono stati condivisi 337 tweet. Sempre per engagement, in seconda posizione troviamo il Circolo Lettori, che realizza numerosissime attività culturali promosse proprio attraverso Twitter. E anche in questa sezione si fanno notare Treccani e skuola.net, rispettivamente in terza e quinta posizione.

    Nella classifica dei brand che acquisiscono più nuovi followers nel periodo, notiamo che in seconda posizione, dopo CICAP, si piazza il profilo del Maxxi di Roma, che è molto attivo su Twitter. A generare grande interesse è l’iniziativa #Askacurator, attraverso cui i curatori del museo si mettono a disposizione degli utenti di Twitter rispondendo alle loro domande. In terza posizione troviamo Critica Letteraria, un blog letterario collettivo che appassiona gli internauti anche su Twitter con mini recensioni e frasi tratte da libri.

    Allora, che ne pensate di questi dati? Raccontateci la vostra esperienza.

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  • Ricattare con un video su Youtube è violenza privata

    Ricattare con un video su Youtube è violenza privata

    Costringere una persona ad avere contatti informatici minacciando, in mancanza, di diffondere un video compromettente già pubblicato su Youtube integra il reato di violenza privata. E’ questa l’interessante decisione della Corte di Cassazione penale con la sentenza n. 40356, depositata in data 08.10.2015.

    A distanza di poco tempo dalla pubblicazione del mio articolo “Parlar male del collega su Facebook senza nominarlo è diffamazione“, parlo di un nuovo caso di comportamenti scorretti mediante l’utilizzo dei social media. Questa volta il protagonista è un video compromettente pubblicato sul popolare social network Youtube. Vediamo cosa è successo e le motivazioni contenute nella sentenza della Corte di Cassazione n. 40356 del 08.10.2015.

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    Video su Youtube come arma di ricatto: perchè secondo la Cassazione è violenza privata e illecito trattamento dei dati personali

    Un uomo pubblica sul social network Youtube un video contenente pose oscene di una ragazza che conosce. Minaccia, quindi, continuamente la ragazza di diffonderlo pubblicamente, se non accetta di avere con lui contatti informatici. L’imputato tiene la giovane donna “letteralmente sotto scacco”, costringendola ad assecondarlo nelle sue richieste. Denunciato, l’uomo viene condannato in primo e in secondo grado per i reati di violenza privata continuata e trattamento illecito di dati personali. Decide, pertanto, di proporre ricorso in Cassazione.

    La Suprema Corte osserva, preliminarmente, che il delitto di violenza privata – che è un reato di danno, nel quale la condotta sanzionata consiste nel coartare la volontà di un’altra persona, mentre l’evento lesivo “si concretizza nel comportamento coartato di colui che l’ha subita” – consiste  nel costringere un altro soggetto a fare, tollerare o omettere qualcosa, ledendo il diritto di quest’ultimo all’autodeterminazione.

    Nel caso specifico, l’imputato ha inviato numerose email di minacce concrete alla vittima, utilizzando come “arma di ricatto” un video caricato su Youtube nel quale la vittima appare con la gonna alzata. In una delle email inviate, in particolare, avverte la vittima che, se continua a bloccarlo e a non rispondere, pubblicherà il video nell’ambiente ristretto di Reggio Calabria, così “ne sparleranno tutti e ti macchierà per sempre”. Con queste minacce, l’imputato riesce a tenere “sotto scacco” la vittima, coartandone la volontà e costringendola a intrattenere con lui rapporti telematici. Le minacce – proprio perchè l’imputato ha a disposizione il video “compromettente”, che ha già caricato su Youtube e che può, quindi, divulgare in qualsiasi momento, anche su altri social network – sono concrete, tali da ledere il diritto di autodeterminarsi liberamente della giovane vittima.

    Analogamente, la Cassazione conferma la correttezza della condanna dell’imputato per il reato di illecito trattamento dei dati personali. Non reputa fondate, infatti, le contestazioni di quest’ultimo in merito alla circostanza che il video pubblicato su Youtube non è accessibile agli altri utenti perchè non ha inserito i criteri di ricerca e che ha minacciato la vittima di pubblicare il video su Facebook, proprio perchè consapevole che gli utenti di Youtube non possono avere accesso al video. I giudici con l’ermellino osservano, invece, che la lesione del diritto della vittima alla riservatezza dell’immagine si è concretizzata nel momento in cui l’imputato ha inserito il video che ritrae quest’ultima in pose compromettenti nel circuito di Youtube. Aggiunge che l’imputato non ha fornito alcuna prova di avere con certezza escluso che altri utenti possano avere accesso al video.

    Per tutti i motivi sopra indicati, la Corte di Cassazione, con la sentenza 40356/2015, ha confermato la condanna dell’imputato per i reati di violenza privata e trattamento illecito di dati personali.

    Ancora una volta vediamo, quindi, quanto l’utilizzo illecito – o anche imprudente – dei social network può procurare danni notevoli. La casistica sta diventando sempre più varia, e la giurisprudenza sempre più attenta. Non si può pensare ai social network come a “un’oasi felice”, un “far west” al di sopra della legge, dove tutto è concesso. Riflettiamo prima di agire se vogliamo evitare conseguenze, anche penali.

    Fateci sapere le vostre opinioni ed impressioni nei commenti!

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