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  • Facebook avvia i test dei tasti Reactions in Spagna e Irlanda

    Facebook avvia i test dei tasti Reactions in Spagna e Irlanda

    Esattamente un mese fa era bastato aver sentito pronunciare la parola “dislike” perchè la rete si scatenasse, ma il vero intento di Facebook era di introdurre i tasti empatia. E da quanto riporta Engadget ES, Facebook comincerà presto a testare i tasti “Reactions” in Spagna e in Irlanda. Saranno l’estensione del tasto “like”.

    Ricorderete certamente cosa successe circa un mese fa quando durante un Q&A with Mark uno dei presenti fece una domanda a Mark Zuckerberg se Facebook avesse mai considerato l’idea di introdurre un tasto alternativo al classico “like”, parlando di “dislike” per rendere meglio l’idea. La risposta del CEO del social network più usato fu quella di dire che era allo studio una sorta di “tasto empatia” in modo da dare possibilità all’utente di esprimersi andando oltre il like.

    facebook_reactions

    Ebbene, a distanza di qualche settimana quello studio a cui faceva riferimento Zuckerberg nel tradizionale incontro con i dipendenti a Menlo Park (tutti i venerdì presso la sede di Facebook) arriva la conferma che quello studio in effetti è qualcosa di più. Infatti Facebook sta per avviare dei test, in Spagna e in Irlanda già da domani, dei tasti “Reactions”, una serie di opzioni rappresentate da emojis che raffigurano diversi stati d’animo. E sono: Like, Love, Risata, Yay (approvazione), Wow (sorpresa), Triste e Arrabbiato. I tasti si attivano tenendo premuto il Like e dopo compaiono i vari bottoni.

    reactions-FB

    Il primo ad accorgersi di questo test è stato Engadget ES, la versione spagnola del popolare blog tecnologico, seguito quasi immediatamente da TechCrunch. Le voci si sono rincorse in maniera vorticosa e poi dopo qualche ora Facebook ha ufficializzato i test con un comunicato e lo stesso Zuckerberg ha dato conferma con un post su Facebook dove si vede un video che illustra il funzionamento dei nuovi tasti.

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    C’è già chi dice che sia la copia esatta di quelli usati da Path nel 2012, in effetti, come evidenzia proprio TechCrunch la somiglianza è evidente.

    La scelta di testare i “Reactions” prima in Spagna e in Irlanda è dettata dal fatto che gli utenti di questi due paesi non hanno amici in altri paesi, sono “isolati” da questo punto di vista. Ed è quindi più facile per Facebook fare dei test di questo tipo in contesti come questi.

    Come sappiamo, gli utenti in realtà non avrebbero mai voluto un tasto “dislike”, non avrebbe certo risolto il problema, ne avrebbe creato un altro. Ma certamente bisognerà attendere la fine di questi test per verificare se poi verranno estesi a livello globale.

    Ma voi che ne pensate? Credete che questi Reactions risolveranno il problema?

  • I come e i perché della vera Dipendenza da Internet

    I come e i perché della vera Dipendenza da Internet

    Si parla spesso di Dipendenza da Internet senza distinguerla dal fatto di rimanere costantemente connessi. La Dipendenza si basa su una necessità, e in questo caso, il bisogno è quello di poter vivere in un mondo quasi perfetto, che accetti i nostri limiti, rispetti le nostre aspettative e in cui sia facile vivere. Senza un confronto reale. E’ solo l’educazione al confronto, infatti, la chiave per guarire da questa Dipendenza.

    Smarphone e Tablet ormai entrano perfino nel nostro letto. Ci addormentiamo cercando le ultime notizie sul Web e ci svegliamo pensando già a leggere le email.

    A volte iniziamo a girare in Rete prima ancora di dire “ciao” a chi vive con noi. E arriviamo a strutturare il tempo della nostra giornata in base ai device che abbiamo a disposizione, per non rimanere troppo lontani da quello che succede lì, sul Web.
    Questo non vale solo per chi lavora su Internet, per chi ha la responsabilità della gestione di Social Network.
    Basta andare in giro e guardarsi attorno. In metrò, al bar, alla fermata dell’autobus, ma anche improvvisamente lì, fermi per strada.
    Se il cellulare suona – e sono scarse le possibilità che si tratti realmente di una telefonata – la nostra attenzione è istantaneamente catturata.

    dipendenza-internet

    Che esista una Dipendenza da Internet non è una novità per nessuno.
    Eppure non tutti sanno che già nel lontano 1995 il disturbo di Dipendenza dal Web rientrava nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – il famoso DSM-IV – e veniva diagnosticato come una patologia comparabile alla Dipendenza da Gioco d’Azzardo.

    E’ vero, tuttavia, che nella successiva edizione del DSM del 2013 nacque la proposta di sottoporre questo disturbo -inizialmente etichettato come Psichiatrico – a nuove diagnosi sperimentali e, attualmente, la Dipendenza da Internet non può essere, per esempio, utilizzata a fini legali o assicurativi.
    Diversi studiosi affermano oggi con certezza che non si tratti di una vera e propria Patologia Psichiatrica ma di un Sintomo Psicologico, quindi sicuramente meno grave e più facile da curare.

    E’ importante sottolineare che la difficoltà nello stabilire i confini della diagnosi è data dal fatto che questa Dipendenza – quando è veramente tale – si unisce a altre forme di disagio mentale, come quella del Gioco Ossessivo, Disturbi della Personalità, Devianze Sessuali e Isolamento Sociale.

    Questo naturalmente non significa che i siti di gioco o i siti di incontri online siano fonte di pericolo in sé.
    La natura del mezzo di comunicazione non è mai determinante.
    Non è certo “colpa” di Internet o dei Social Network
    se oggi, ad esempio, è possibile avere relazioni con partner virtuali nascosti da un monitor.
    E’ vero, però, che la possibilità di mentire nascondendo la propria reale identità è divenuta più facile, e che – più frequentemente che nella realtà – si possono sviluppare forme insane di comportamento.

    Il concetto di Dipendenza ha una radice comune in tutte le sue forme, a partire da quella più nota alle sostanze stupefacenti o all’alcool.
    Alla base, c’è una mancanza che richiama il bisogno di una soddisfazione immediata.
    Il problema è che la forma di soddisfazione che si cerca non è quella definitiva, o lo è solo al momento. Solo per il tempo di mettere a tacere il bisogno, creando così quella ripetizione inesauribile di necessità che rende poi l’individuo prigioniero.
    Una mancanza, dunque, di nutrimenti fisico e psicologico, di affetto, di sicurezza, di approvazione sociale.

    La Tecnologia è innocente.
    E’ di fatto solo un immenso terreno fertile alla portata di tutti.
    Tutti: chi ci lavora, chi si informa, chi gioca, chi cerca tutt’altro e trova il vantaggio di eludere il confronto reale.
    E proprio qui si pone il confine. Il limite tra esigenze di lavoro, gioco, relazione e vera e propria Dipendenza

    Nella vita reale la possibilità e la capacità di confrontarsi con gli altri, di giocare, di amare e di trovare sicurezza interiore avviene in lunghi anni di crescita personale. Dall’età infantile in poi, dal rapporto coi genitori in poi.
    L’esperienza non può essere esclusa. Non possiamo non sbagliare, non cadere, rialzarci e imparare poi a camminare.
    L’educazione forma e aiuta. 
    Siamo inevitabilmente ogni giorno a mettere a (duro) confronto la nostra indole – quindi, i nostri desideri, sogni, speranze, aspettative, volontà, capacità e limiti personali – con il mondo reale che ci circonda.
    Che non è un mondo “costruito” per adattarsi al nostro carattere.
    La realtà c’è, siamo noi a dover imparare ad adattarci.

    Ecco: il mondo virtuale tende a illuderci che questo confronto possa non esserci.
    Che sia il mondo – virtuale – a doversi adattare a noi.

    Si possono eliminare i feedback negativi semplicemente bloccando una persona sulle piattaforme dei Social Media.
    Si ci può sentire onnipotenti – o comunque importanti e capaci – solo per un numero elevato di Like e di Follower.
    Si può filtrare quello che non ci piace o che non vogliamo tra i piedi, basta saper usare i motori di ricerca e avere qualche nozione di SEO.
    Se le aspettative reali sono troppo alte e non ci sentiamo adatti, Internet ci permette di mascherarci facilmente.

    Quella che nel mondo di oggi si può considerare una vera e propria Dipendenza di Internet è, in realtà, assai meno diffusa di quanto si pensi.
    La si confonde essenzialmente con il comportamento di stare costantemente sul Web.
    La Dipendenza nasce, invece, quando si può stare bene solo se si è connessi.

    Si parla di Patologia in presenza evidente di Disturbi del Carattere, come la negazione stessa del disturbo, l’isolamento, la perdita dell’appetito, del sonno, di ogni altra relazione sociale.
    In questo caso, la Dipendenza dalla Rete può essere curata (o ridotta) essenzialmente con un’educazione all’utilizzo di questo potentissimo mezzo di comunicazione.
    Una educazione sentimentale e disciplinare che istruisca ciascuno di noi a comportarsi in modo corretto, a evitare comportamenti non etici e a rendere, invece, questo mondo di nuove comunicazioni più comprensibile, più creativo, più geniale, e – perché no – anche più divertente per tutti.

    Se innovare giustamente significa integrare novità complesse rendendole più facili e fruibili per ognuno di noi, Internet porta all’Innovazione: è la mancanza  di una educazione al suo utilizzo che porta ad ammalarsi.
    A creare una fusione non realistica e non vera del Mondo Reale col Mondo Virtuale.
    Una fusione dove certamente quest’ultimo rende tutto più facile e possibile, più bello, senza difetti, senza mancanze. Dove è perfino possibile la perfezione.

    Questo è il vissuto quotidiano di tutti nell’Era Digitale 2.0.
    In quella che ci aspetta – dell’Internet of Thinks e del Web 3.0 – tutti questi aspetti saranno ancora più marcati e decisivi.
    La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è se siamo realmente preparati, maturi, quindi educati a sufficienza per affrontare un cambiamento così radicale di vita. 
    Da chi possiamo imparare un’esperienza sana all’uso dell’Internet del futuro e del Web 3.0? 

    Diteci la vostra!

     

     

  • Parlar male del collega su Facebook senza nominarlo è diffamazione

    Parlar male del collega su Facebook senza nominarlo è diffamazione

    Le espressioni ingiuriose utilizzate nel proprio profilo su Facebook e dalle quali è possibile individuare il destinatario, anche se non viene indicato il nome, integrano il reato di diffamazione, indipendentemente dalle conseguenze che ne derivano. E’ questo il principio interessante, di sicura attualità, espresso dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 16712, depositata il 16 aprile 2014.

    Un paio di giorni fa alcuni quotidiani hanno riportato la notizia che l’offesa sui social network è entrata nel diritto italiano. Sicuramente la sentenza citata negli articoli ha espresso un interessante principio in materia di diffamazione sui social network – ho parlato di questo argomento nel mio articolo “Diffamazione e sequestro preventivo del sito web, interviene la Cassazione”  -, ma si tratta di un provvedimento non recentissimo, ovvero della sentenza della Corte di Cassazione n. 16712, depositata il 16.04.2014. In ogni caso, la notizia diffusa è l’occasione per parlare nuovamente di questo argomento attuale e molto interessante, alla luce del caso che ha dato origine alla sentenza.

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    Diffamazione su Facebook: perchè secondo la Cassazione è reato pubblicare sui social network frasi ingiuriose anche senza indicare il nome del destinatario

    Vediamo, prima di tutto, i fatti che hanno dato origine alla sentenza di cui parlo in questo articolo: un maresciallo capo della Guardia di Finanza pubblica sul proprio profilo Facebook le seguenti frasi: “….. attualmente defenestrato a causa dell’arrivo di collega sommamente raccomandato e leccaculo …. ma me ne fotto … per vendetta appena ho due minuti gli trombo la moglie”. Il riferimento del maresciallo è a un collega che evidentemente era stato designato in sua sostituzione al comando della compagnia. Il collega sporge querela nei suoi confronti, e in primo grado viene condannato alla pena di tre mesi di reclusione militare – con i doppi benefici – per il reato di diffamazione pluriaggravata. In secondo grado, tuttavia, la Corte militare d’Appello ribalta la sentenza di primo grado e assolve l’imputato per insussitenza del fatto, poichè le frasi pubblicate da quest’ultimo non consentono di identificare colui al quale sono rivolte “non avendo l’imputato indicato il nome del suo successore, nè la funzione di comando in cui era stato sostituito, nè alcun riferimento cronologico”. In sostanza, quindi, non vi è prova che il maresciallo abbia volutamente “comunicato con più persone in grado di individuare in modo univoco il destinatario delle espressioni diffamatorie”.

    La sentenza viene impugnata davanti alla Corte di Cassazione. I giudici con l’ermellino osservano, prima di tutto, che la decisione della Corte d’Appello è contraddittoria rispetto alle affermazioni contenute nella sentenza. Il Giudice di secondo grado, infatti, ha affermato che vi è collegamento tra le espressioni negative “raccomandato” e “leccaculo” e la sostituzione, da parte del collega, al comando della compagnia della Guardia di Finanza. Ancora, ha affermato che la pubblicazione delle frasi sul profilo Facebook le ha rese di pubblico dominio, accessibili a chiunque sia registrato o effettui la registrazione sul popolare social network.

    La Suprema Corte sottolinea, poi, che, anche se non è stato indicato il nome del collega, la funzione e un riferimento cronologico, l’imputato ha utilizzato l’avverbio “attualmente” e la parola “collega”. Secondo la giursprudenza della Corte di Cassazione – viene citato quale precedente la sentenza n. 7410 del 20.12.2010 -, “ai fini dell’integrazione del reato di diffamazione è sufficiente che il soggetto la cui reputazione è lesa sia individuabile da parte di un numero limitato di persone indipendentemente dalla indicazione nominativa”. La diffamazione non è un reato che richiede il dolo specifico, ma è sufficiente che ci sia la consapevolezza che la frase o le frasi pronunciate ledano la reputazione di colui al quale ci si riferisce e la “volontà che la frase venga a conoscenza di più persone, anche sotanto due”. Anche se la frase dovesse essere letta soltanto da una persona, la sostanza non cambia.

    Per questi motivi la Corte di Cassazione, con la sentenza 16712/2014, ha annullato la sentenza di secondo grado, rinviando ad altra sezione della Corte militare d’Appello affinchè, alla luce dei criteri sopra citati, proceda ad una nuova valutazione della sussistenza dell’elemento soggettivo e oggettivo della fattispecie contestata.

    Quanto sopra detto fa comprendere, ancora una volta, la potenzialità fortemente lesiva di quello che scriviamo e pubblichiamo sui social network, che chiunque – anche chi non conosciamo, e di ogni parte del mondo – può leggere e, magari, a sua volta “condividere” e diffondere. Ormai anche l’autorità giudiziaria ne ha preso atto: cerchiamo, pertanto, di prestare molta attenzione prima di premere il famoso tasto “invio”. Sui social network dovrebbe valere la famosa frase “scripta manent”.

    E voi, cosa ne pensate? Siete stati vittime di una situazione simile? Raccontateci le vostre opinioni ed esperienze nei commenti!

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  • I nostri tweet da mobile sono più egocentrici e negativi

    I nostri tweet da mobile sono più egocentrici e negativi

    Una recente ricerca della Goldsmith University di Londra, in collaborazione con il Bowdoin College e l’Università del Maine, pubblicata su Journal of Communication, ha rilevato che i nostri tweet sono più egocentrici e negativi da mobile, il 25% in più rispetto a quelli che mandiamo da desktop.

    E’ un dato che ognuno di noi ha una personalità ben definita e che questo si evidenzia anche attraverso i tweet. Ma quello che ha rilevato questa ricerca è qualcosa di più, sempre riferito al nostro modo di twittare. Una recente ricerca della Goldsmith University di Londra, in collaborazione con il Bowdoin College e l’Università del Maine, pubblicata su Journal of Communication, analizzando 235 milioni di tweet, raccolti in 6 settimane durante l’estate del 2013, ha evidenziato che i tweet inviati da mobile sono per il 25% più egocentrici e negativi di quelli che mandiamo da desktop. In pratica, non solo il contenuto che inviamo via tweet rispecchia quella che è la nostra personalità, ma la ricerca rileva, ed è il primo studio che evidenzia questa relazione, anche che ad influire sono anche i dispositivi che di solito utilizziamo proprio per twittare.

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    La ricerca poneva diverse domande, dal punto di vista del contenuto, sull’egocentrismo, sul linguaggio femminile/maschile, sui sentimenti negativi o positivi e, infine, da quali piattaforme usiamo twittare di solito.

    Le piattaforme non mobile che usiamo di solito sono web (21,6%), TweetDeck (1,5%; per quanto riguarda le piattaforme mobile di solito twittiamo da iPhone (25,2%), Android (19,2%), Blackberry (8,7%), iPad (2,1%), browser mobile (2,2%).

    Nell’analisi dei tweet, i ricercatori hanno rilevato che i tweet inviati da mobile non solo sono più egocentrici ma il rapporto tra egocentrismo e non egocentrismo è molto più alto per i tweet inviati da mobile rispetto a quelli inviati da altre piattaforme. I tweet inviati da mobile sono in media 2,5% più egocentrici di quelli inviati da piattaforme non mobile. E questa caratteristica la si evidenzia in particolari momenti della giornata. Ad esempio, i tweet sono meno egocentrici nelle ore del mattino, tra le 9 e le 10, mentre diventa più evidente delle ore pomeridiane e serali. In pratica, quando siamo pià concentrai sulle attività di lavoro o di studio tendiamo a restare concentrati su quello che facciamo, mentre nelle ore in cui siamo meno impegnati in attività, ecco che diventiamo più egocentrici e lo evidenziamo twittando da mobile. E se siamo fuori, tendiamo in generale a twittare di meno.

    La ricerca evidenzia anche che il contenuto dei tweet che inviamo da mobile è anche più negativo, siamo quindi più propensi ad usare parole negative nei nostri tweet. E questo, spiegano i ricercatori, potrebbe essere per il fatto che l’acceso immediato da mobile consente aggiornamenti in tempo reale, di conseguenza siamo portati ad un racconto delle nostre esperienze davvero in tempo reale, quindi dei nostri sentimenti. I tweet negativi sono in percentuale più alti da mobile rispetto a quelli inviati da altre piattaforme. La ricerca evidenzia anche come i tweet siano negativi, da mobile e da desktop, anche al sabato sera. Anche se poi i picchi di negatività si registrano nelle prime ore del mattino, nella tarda serata e, specialmente da mobile, nelle ore diurne del lunedì e del martedì.

    Insomma, la ricerca studia un aspetto che finora non era stato esplorato e cioè che i dispositivi che utilizziamo per comunicare online, da mobile o da desktop, possono influire sul modo in cui comunichiamo. L’accesso in tempo reale garantito dal mobile ci spinge ad un racconto dei nostri sentimenti ormai in tempo reale, di conseguenza raccontiamo ciò che davvero stiamo vivendo. Il fatto che il contenuto sia per la gran parte egocentrico è un aspetto che rispecchia l’utilizzo di strumenti di comunicazione diretta, come appunto è Twitter, usiamo di puù parlare con il “me” e con l’”Io”.

    Allora, sorpresi da questi dati, che ne pensate?

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  • Twitter lancia Moments, adesso è facile seguire le storie

    Twitter lancia Moments, adesso è facile seguire le storie

    Il tanto atteso Project Lightning è finalmente arrivato. Come avevamo anticipato oggi, a proposito della nomina definitiva di Jack Dorsey come CEO di Twitter, ecco che quasi in contemporanea avviene il lancio di Twitter Moments (solo negli Usa per ora), una sezione dedicata agli eventi della giornata che mostra tutti i relativi contenuti e i tweet più condivisi.

    Come avevamo anticipato oggi, a proposito della nomina ufficiale di Jack Dorsey come CEO di Twitter, finalmente Twitter di è deciso a lanciare il tanto atteso Project Lightning. E così, solo negli Usa per ora, in modalità desktop e mobile (iOS e Android), da oggi è disponibile la sezione Moments, visibile tra le “Notifiche” e i “Messaggi”, dove verranno catalogati per argomento gli eventi della giornata. Una volta cliccata la sezione e cliccando su un argomento particolare, su un moment dunque, si aprirà una sezione con un titolo e una descrizione e andando più a fondo verranno visualizzati differenti tipi di contenuti relativi al moment come immagini, video, Gif e Vines. Con un singolo tweet si può mettere tra i preferiti, fare RT e altro, mentre con un doppio tap sul tweet lo si mette automaticamente tra i preferiti.

    twitter-moments

    I vari Moments verranno costantemente aggiornati in modo da vedere sempre come si sviluppa la notizia che è un po’ il senso di “See how the story unfolds“. E sapremo che la notizia ha subito aggiornamenti quando verrà visualizzato un puntino blu in alto a destra del moment stesso.

    https://twitter.com/twitter/status/651382235162001409?ref_src=twsrc%5Etfw

    Insomma, l’elemento che dovrebbe risollevare le sorti di Twitter è finalmente arrivato e attendiamo davvero di vederlo all’opera nel nostro paese. Moments è gestito direttamente da Twitter con due persone che fanno un lavoro di content curation, quindi non è ancora attiva una redazione. Ma è presumibile che ciò avverrà presto visto il lancio prossimo lancio globale. Con Moments Twitter punta ad attrarre tutte quelle persone che trovano difficoltà a seguire le notizie nella timeline, dove in effetti si assiste ad un fiume in piena di tweet dove è facile perdersi.

    Moments a questo punto effettua un lavoro di scrematura degli eventi e dei tweet più importanti, isolandoli da tutto il resto e mettendoli a disposizione degli utenti per una consultazione più ordinata. E’ come se fosse un’istantanea di ciò che di rilevante accade su Twitter, un fermo immagine di un evento attraverso il quale rendersi conto come in effetti si sta sviluppando la notizia.

    Moments arriva in un momento davvero particolare per Twitter e rappresenta davvero la grande occasione per risollevare le sorti della base utenti che ormai in due anni è cresciuta di appena 20 milioni.

    Sempre oggi è nato l’account ufficiale @TwitterMoments e noterete i palloncini che appaiono a celebrare la nascita del nuovo account.

    https://twitter.com/TwitterMoments/status/651382983895711744

    Vedremo quali saranno gli sviluppi e, ovviamente, attendiamo la versione per il nostro paese.

  • Jack Dorsey è il nuovo CEO di Twitter per il dopo Costolo

    Jack Dorsey è il nuovo CEO di Twitter per il dopo Costolo

    Alla fine, dopo più di 100 giorni dalle dimissioni di Dick Costolo, ieri è stato ufficializzato il nome di Jack Dorsey come nuovo CEO. Il già fondatore della piattaforma da 140 caratteri, pur non rinunciando al suo incarico di CEO di Square, società da lui fondata, ha di fronte a sè il compito di risollevare Twitter. Ci riuscirà?

    Alla fine l’attesa è finita. Jack Dorsey, già fondatore, è il nuovo CEO di Twitter che sostituirà Dick Costolo dimessosi lo scorso mese di giugno. La nomina di Dorsey per la verità era nell’aria anche perchè in questi mesi Twitter ha dimostrato di non voler cercare una via alternativa rispetto a quella rappresentata dal proprio fondatore. I nomi trapelati per la verità sono stati fatti dagli investitori, da quanti in realtà volevano che questa occasione si trasformasse in una vera opportunità di cambiamento. Ma a quanto pare così non è stato.

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    Jack Dorsey, CEO Twitter

    Il nome di Dorsey appare quindi quello più comodo per cercare di traghettare Twitter da una situazione di oggettiva difficoltà verso una situazione in cui ritrovare il vecchio smalto. E per fare questo serve un CEO che sia davvero una guida sicura e lungimirante. Al momento Dorsey sembra rispettare queste caratteristiche, ma resta comunque anche CEO, e fondatore, di Square che tra l’altro sta per prepararsi a sbarcare a Wall Street, quindi non un passaggio da poco. Dorsey, subito dopo l’ufficialità della sua nomina, dice di essere circondato dalle persone migliori per raggiungere grandi risultati, ma è evidente che questa duplice veste avrà delle ripercussioni non proprio positive.

    Con la nomina di Dorsey, Adam Bain è il nuovo COO e Costolo lascia il board di Twitter.

    https://twitter.com/dickc/status/651003322388889600

    https://twitter.com/dickc/status/651003992651137024

    https://twitter.com/dickc/status/651005366998732801

    Immediatamente dopo le dimissioni di Dick Costolo, uno degli investitori di Twitter, il principe Alwaleed bin Talal, uno dei primi investitori che detiene il 5%, si dimostrò contrario all’idea di avere Dorsey come CEO permanente. In un’intervista al Financial Times il principe riteneva che Dorsey dovesse occuparsi di Square piuttosto che di Twitter, proprio per il fatto che il CEO di Twitter dovesse essere un impegno a tempo pieno. Alwaleed bin Talal è un personaggio influente e potrebbe costituire un problema tra gli investitori, i veri delusi della situazione in cui versa Twitter, ed oggi è anche investitore in Apple (dal 1997); Saks Incorporated; eBay (dal 2000); Disneyland Paris (dal 1994); Time Warner; Mövenpick, Four Seasons, Fairmont Hotels; Citigroup.

    Nei suoi tweet subito dopo la nomina Dorsey ricorda dei nuovi strumenti che la piattaforma sta per lanciare, come Project Lightning, che ha definito “incredibile”, anche se va detto che non è opera sua ma nasce quando era CEO Dick Costolo. E proprio Lightning, che potrebbe chiamarsi “Moments”, potrebbe essere rilasciato proprio oggi. Ricordiamo che Lightning è il progetto attraverso il quale Twitter rende rilevanti alcuni contenuti rendendoli condivisibili a tutti gli utenti.

    I problemi che dunque Dorsey deve dimostrare di risolvere subito, o almeno, restano sempre gli stessi. E quindi riportare la base utenti verso una crescita costante, di recente anche Instagram ha superato Twitter. Una crescita che deve derivare da una guida forte e da decisioni prese tempestivamente. Le ultime novità che verranno introdotte nell’immediato non sono certo farina del sacco di Dorsey. E poi, altro compito non meno importante, è quello di rilanciare il titolo in borsa. Nelle ultime settimane il titolo è sceso verso il valore dell’IPO del 2013. Va registrato che alla nomina di Dorsey il titolo ha guadagnato il 7%.

    Comunque sia, riuscirà Dorsey nella sua missione? Da quello che sembra, sarà una missione molto molto difficile. E voi che ne pensate?

  • Quanto siamo Attenti sui Social Network?

    Quanto siamo Attenti sui Social Network?

    L’Attenzione è un aspetto particolare della nostra Percezione. E’ quel processo grazie al quale si mette a fuoco e si coglie solo una parte del mondo intorno a noi, trascurando gli stimoli che non risultano importanti. Nella Comunicazione sul Web e sui Social Network questa caratteristica del nostro Sistema Cognitivo comporta grandissime difficoltà di gestione, dal momento che siamo ogni giorno sottoposti a un’Information Overload quotidiana e irrefrenabile.

    Chi lavora sul Web e sui Social Network sa molto bene quanto grande sia il rischio quotidiano di un Overload di Informazioni. 
    Internet è nato proprio per questo: fornire uno strumento di comunicazione immediato, interattivo, rapido e accessibile a tutti. Gestire al meglio e trarre profitto da questo Sovraccarico Cognitivo è, tuttavia, una sfida quotidiana tutt’altro che facile.

    Innanzi tutto, essere immersi fin dal primo mattino da un flusso di notizie che scorrono velocissime, e sembrano tutte necessarie da leggere e imparare, crea inevitabilmente una quota d’ansia interiore di cui spesso non siamo neppure coscienti.
    Lavorare con la Rete significa – lo sappiamo bene – restare per ore in uno stato di continua allerta, e questo fa sì che sia facilissimo arrivare a fine giornata con un senso di tensione nervosa superiore alla soglia normale.
    Non solo.
    Si arriva spesso ad avere la sera un’esigenza “strana”, considerando che magari non ci si è confrontati dal vivo con nessun interlocutore. Un vero e proprio bisogno di silenzio.
    L’Overload di Informazioni viene registrata nel nostro Cervello, infatti, come un Affaticamento tale da risultare uguale al Rumore.

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    Il nostro Sistema Cognitivo ha bisogno, sostanzialmente, di più tempo di quanto gli lasciamo per poter “digerire” e metabolizzare la massa di novità in continuo cambiamento e la doccia di emozioni che ne consegue.
    E’ impossibile, infatti, che il Sistema Cognitivo non invii messaggi puramente Emotivi quando non ha il tempo di assimilare e comprendere nuove informazioni e nuovi dati.
    Possono essere messaggi negativi, come un eccesso di affaticamento, un senso di fame d’aria e la sensazione di essere incapaci e inadatti.
    Possono, tuttavia, essere anche messaggi positivi: l’Adreanalina è il miglior eccitante che esista in natura ed è capace di sprigionare in noi una carica che, magari, non pensavamo neppure di avere.
    E’ così che si reggono ritmi e tensioni quotidiane col desiderio sempre nuovo di cavalcare l’onda.
    Ricordiamo, tuttavia, che anche il neurotrasmettitore dell’Adrenalina provoca un aumento del consumo di ossigeno nel nostro organismo, con il conseguente aumento del metabolisco e della pressione arteriosa

    Conseguentemente agli effetti del flusso massiccio di informazioni cui siamo sottoposti, esiste un altro aspetto molto importante da prendere in considerazione.
    Certo, ognuno di noi ha le sue preferenze – che siano per nicchia di competenza o per partenership – ma la velocità con cui le notizie scorrono e con cui i post vengono pubblicati rende difficile discernere quello che veramente ci interessa e si vuole approfondire, e soprattutto fare delle distinzioni sufficientemente buone da riconoscere le fonti e la loro attendibilità.

    In realtà, l’Attenzione è un aspetto particolare della Percezione.
    E’ definita, infatti, come quel processo grazie al quale si mette a fuoco e si coglie solo una parte del nostro mondo percettivo, trascurando gli stimoli che, per il momento, non hanno importanza.
    Riportando questa definizione teorica al nostro lavoro sul Web, ci rendiamo subito conto di quanto questo sia difficile, ma soprattutto di quanto sia necessario imparare ad avere un’Attenzione Selettiva per ottimizzare il proprio lavoro e i propri guadagni.

    Uno studioso inglese ha definito l’Attenzione Selettiva come il “Fenomeno del Cocktail Party”, dal momento che lo si può osservare facilmente in questa situazione, nella vita reale.
    Immaginate di trovarvi in una stanza gremita di persone, con suoni di voci e di musica tutt’intorno. Mentre siete immersi in una conversazione con altre persone, il vostro interesse viene improvvisamente attirato da quello che sta dicendo qualcun altro, un po’ più distante, soprattutto se quella persona parla di voi.
    E’ molto probabile che, a questo punto, prestiate attenzione in modo maggiore a quest’altra conversazione, le cui parole chiave hanno favorito la vostra Percezione.

    Per nostra indole, il Sistema Cognitivo è incapace di rispondere adeguatamene a più di uno stimolo per volta. 
    L’Attenzione si sposta, infatti, alternativamente su ciascuna delle diverse fonti di informazioni.
    E’ un po’ come se si possedesse una limitata capacità di canali: tutti i dati devono passare attraverso uno – e un solo – canale affinché la nostra Attenzione possa essere completa, adeguata e capace di rispondere allo stimolo in modo efficace.
    Il nostro Sistema Nervoso contiene un filtro selettivo altamente specializzato, tale da accettare solo il messaggio al quale si presta la maggior Attenzione – ovvero l’Attenzione Selettiva – e a respingere tutti gli altri stimoli.
    Siamo in grado, quindi, di mettere in atto dei processi di elaborazione inconsci estremamente sofisticati.

    Il messaggio cui non prestiamo attenzione viene valutato per l’importanza che gli si attribuisce e successivamente memorizzato o dimenticato.

    E – se come capita regolarmente nel nostro lavoro sul Web e sui Social Network – la nostra Attenzione è sottoposta a messaggi pronunciati o letti simultaneamente?
    Entrambi i messaggi vengono registrati, ma inviati uno all’orecchio destro e uno all’orecchio sinistro del soggetto.
    Si parla allora di Ascolto Dicotomico, che tuttavia non ha la stessa efficacia nella comprensione dell’informazione ascoltata.
    Il rischio maggiore è che avvenga una paralisi nei pensieri, nella creatività, nell’apprendimento delle informazioni esterne, dal momento che non siamo predisposti a gestire questa inflazione di dati.

    E’ evidente che nel modo di comunicare odierno si tratta di un problema non da poco.
    Luca De Biase, nel suo articolo Ecologia dell’Attenzione” scrive: <<Risulta necessaria l’elaborazione di nuovi strumenti concettuali e pratici per affrontare il sovraccarico di messaggi. Le ricerche nate intorno al concetto di “Economia dell’Attenzione” sono un fecondo spunto di riflessione. E’ una ricerca teorica.
    Ma è anche, in un certo senso, una questione di sopravvivenza culturale. Perché, probabilmente, l’Information Overload non è una 
    novità di per sé: è nuova l’ansia che viene associata al fenomeno>>.

    Di fatto, la conseguenza inevitabile è un peggioramento massiccio della nostra Concentrazione.
    Per non parlare del rischio di una vera e propria Dipendenza da Internet, per “stare dietro” a tutte le novità e le notizie in continuo divenire, rinunciando alla vita al di là della Connessione Online.

    Fateci sapere la vostra esperienza: come vivete voi l’Overload di Informazioni e l’Attenzione sui Social Network?

  • Instagram sorpassa Twitter, gli utenti sono 400 milioni

    Instagram sorpassa Twitter, gli utenti sono 400 milioni

    Instagram ha annunciato di aver raggiunto il traguardo dei 400 milioni di utenti attivi al mese. Un traguardo importante che viene raggiunto nove mesi dopo aver annunciato i 300 milioni. Ed è anche importante perchè con questo dato l’app di Facebook supera Twitter per numeri di utenti.

    Instagram ha annunciato di aver raggiunto il traguardo dei 400 milioni di utenti attivi al mese sulla piattaforma. Un traguardo importante che arriva dopo appena nove mesi dall’annuncio dei 300 milioni di utenti, era infatti dicembre dello scorso anno. Instagram continua a crescere aggiungendo altri 100 milioni di utenti attivi in meno di un anno, a dimostrazione che l’app piace, viene usata sempre di più. Di recente ha implementato anche la possibilità per i brand di poter fare pubblicità, una modalità molto attesa tra l’altro.

    Instagram-logo-colori

     

    Per dare qualche numero di questo importante risultato, va detto che ad oggi le foto condivise sull’app sono qualcosa come 40 miliardi e il 75% degli utenti proviene da paesi diversi dagli Usa, da cui proviene il restante 25%. E la media dei “like” giornalieri è di 3,5 miliardi. Numeri enormi che testimoniano che oggi Instagram è molto di più di una semplice app.

    Gli ultimi 100 milioni che si sono aggiunti in questi mesi provengono da Europa e Asia, e il maggior numero proviene da Brasile, Indonesia e Giappone.

    instagram 400 milioni

    Su Facebook sono arrivate anche le congratulazioni di Mark Zuckerberg, CEO e fondatore di Facebook, a Kevin Systrom, co-fondatore di Instagram nel 2010 insieme a Mike Krieger.

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    Ma a pochi è sfuggito che questo risultato vale ancora di più se lo si guarda da un’altra ottica. Proprio in occasione dell’annuncio del traguardo dei 300 milioni di utenti, da qual momento è partito il raffronto con Twitter che di utenti ad oggi ne ha poco più di 300 milioni (316 milioni per l’esattezza). Il risultato di oggi è che Instagram (nata nel 2010) ha superato Twitter (nato nel 2006) in termini di utenti attivi al mese. Un sorpasso che da un lato dimostra la crescita dell’app, recentemente dimostrata dalla ricerca di Pew Research Center, che evidenziava il fatto che l’app di Facebook insieme a Pinterest erano quelli che crescevamo di più. Dall’altro lato, questo risultato evidenzia, ancora una volta (in effetti), le difficoltà in cui naviga, e continua a navigare, Twitter, alla ricerca ancora di un nuovo CEO. E a quanto pare, dopo oltre 100 giorni non di vede all’orizzonte alcuna via d’uscita da questo punto di vista.

    Insomma, questo risultato dovrebbe dare una svegliata ai vertici di Twitter, il tempo passa e gli altri crescono, rubando quote di mercato. Ad oggi Twitter ha una soluzione che potrebbe rilanciare la piattaforma, parliamo di Project Lightning che verrà lanciata solo alla fine di questo anno. Solo che potrebbe rivelarsi anche troppo tardi.

  • Ecco i brand Tech più forti sui Social Media

    Ecco i brand Tech più forti sui Social Media

    Blogmeter torna ad elaborare la classifica dei brand del settore technology più forti sui Social Media nel mese scorso. Da evidenziare tra i vari brand le performance su Twitter di Samsung, mentre su Facebook si segnalano le ottime performance di Intel e Huawei.

    Grazie alla classifica elaborata da Blogmeter, vediamo quali sono stati, durante il mese scorso, i brand del settore technology più forti sui Social Media. La classifica è stata realizzata basandosi su due metriche principali, vale a dire coinvolgimento e capacità di attrarre nuovi fan durante il periodo monitorato. Ne viene fuori che in questo settore i contenuti che permettono ai brand di collezionare il maggior numero di interazioni e il più alto livello di visibilità sono i grandi eventi e, soprattutto, il lancio di nuovi prodotti. E durante il mese scorso di eventi e annunci di lanci di nuovi prodotti ce ne sono stati un bel po’.

    social-media-marketing-brand

    Su Facebook, spiccano Intel e Huawei

    Per quanto riguarda l’engagement, su Facebook, leader è la fanpage italiana della multinazionale Intel che, sebbene risulti poco attiva durante tutto il mese di agosto, conquista un alto livello di interazioni durante l’Intel Developer Forum che si è tenuto il 22 agosto a San Francisco. Al secondo posto si posiziona Nikon con il suo #NFPC2015, il contest fotografico che dagli inizi di agosto coinvolge gli utenti di Facebook. Da segnalare le ottime performance di Nvidia e Philips. In terza posizione per engagement e in prima per numero di nuovi fan, si piazza Huawei che raggiunge il picco di interazioni e new fan in occasione della premiazione di #HuaweiP8 agli EISA Awards 2015.

    Nelle prime tre posizioni per quanto riguarda nuovi fan si posizionano Samsung Mobile e Asus: la crescita della fan base dei due brand dipende nel primo caso dall’iniziativa concorsuale attivata in occasione del lancio del nuovo #GalaxyS6edge+; nel caso di Asus invece è frutto della pubblicazione frequente di post divertenti e spiritosi per promuovere i propri prodotti.

    Da segnalare, inoltre, quarto nella classifica per i nuovi fan, Bimby che si distingue per aver la più alta percentuale di donne che interagiscono con la pagina.

    Su Twitter trionfa Samsung

    Su Twitter leader indiscusso è invece Samsung. Alla base di questo successo, sia in termini di engagement che di new follower, è il lancio del #GalaxyS6edge+ che è stato comunicato sui social media, specie su Twitter, con grande entusiasmo e con immagini estremamente emozionali. E un buon numero di interazioni è relativo anche ai tweet che promuovono #IFA15, il grande evento di elettronica di Berlino.

    Su Twitter si distingue anche Lumia che con i suoi tweet estivi e colorati si piazza al quinto posto per engagement e al secondo posto per nuovi follower. Microsoft si posiziona terzo sia per capacità di coinvolgere gli utenti che per nuovi seguaci, grazie ai numerosi tweet relativi a #Windows10, e grazie all’anniversario dei 20 anni di #Windows95, il 24 agosto, che, oltre a diventare trending topic, ha generato un boom di interazioni tra i più nostalgici.

    Un’occhiata alla classifica generale

    Velocemente diciamo anche che, per quanto riguarda la classifica generale elaborata da Blogmeter, tenendo conto dei brand più forti sui social media in tutti i settori, su Facebook i migliori di agosto sono PaesiOnline per page engagement, Amazon.it per new fan e Wind per response time. Interessante notare l’ingresso in top 3 per crescita della fan-base della pagina di Lidl Italia, la quale durante tutto il periodo estivo è stata animata costantemente con concorsi, sondaggi e promozioni.

    Su Twitter invece è il profilo di Juventus FC che continua a sbancare sia per engagement che per nuovi seguaci, seguito da Serie A TIM: tutte le novità calcististiche relative alla nuova stagione di campionato non possono che portare nuovi follower a entrambi i profili. Tra le novità di agosto, c’è l’ingresso di Ikea Italia in classifica per new follower, grazie alla promozione del nuovo catalogo 2016. Infine, il brand migliore nel social caring si conferma Infoatac, il profilo ufficiale dell’azienda di trasporti romana.

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  • Condannato per diffamazione, twitterà la sentenza per 30 giorni

    Condannato per diffamazione, twitterà la sentenza per 30 giorni

    L’innovativa sentenza di un Giudice spagnolo, ratificata dalla Real Audencia de Sevilla, con la quale si condanna Luis Pineda a twittare la sentenza per 30 giorni, fa discutere e potrebbe fare da “apripista” a una nuova giurisprudenza sul caso specifico. Parafrasando un popolare detto, possiamo dire che “chi di tweet ferisce, di tweet perisce”.

    I quotidiani spagnoli, in particolare Pùblico, hanno riportato per primi la notizia, resa poi ‘virale’ dal quotidiano britannico The Guardian: l’ottava sezione della Real Audiencia Provincial di Siviglia, nel sud della Spagna, ha ratificato la decisione del Giudice di prima istanza, che ha condannato l’avvocato e uomo d’affari Luis Pineda, presidente di Ausbanc (Asociación de Usuarios de Servicios Bancarios), per il reato di diffamazione nei confronti di Ruben Sanchez, il portavoce di FACUA – Consumatori in azione. La particolarità del provvedimento, tuttavia, sta nel fatto che Pineda è stato condannato, oltre che al pagamento della somma di 4.000 Euro a titolo di risarcimento danni e alla cancellazione di 57 post riferiti a Ruben Sanchez e giudicati diffamatori, a “twittare” sul suo account personale il dispositivo della sentenza di condanna per 30 giorni, nelle ore di punta.

    I fatti, la sentenza di condanna e la reazione di Sanchez e Pineda

    La vicenda ha inizio nel mese di ottobre del 2013, quando Ruben Sanchez propone una serie di azioni giudiziali civili e penali nei confronti di Luis Pineda. L’accusa è di diffamazione su Twitter: Pineda ha postato negli ultimi 2 anni ben 600 messaggi e decine di reportage pubblicati mediante i mezzi di comunicazione di Ausbanc, nei quali accusa apertamente Sanchez di corruzione, furto, emissione di fatture false e frode fiscale.

    Le accuse sono molto pesanti e particolareggiate: Pineda sostiene che Sanchez è implicato nel complotto degli ERE (procedure di licenziamento collettivo per motivi economici), nella presunta frode dei corsi di formazione e nella vicenda delle fatture false emesse dal sindacato UGT andaluso (al quale l’Andalusia ha chiesto 1,8 milioni di Euro di risarcimento per frode fiscale). Non contento, Pineda definisce Sanchez “mafioso” e sfruttatore di “teppisti”, insinuando addirittura legami con la pedofilia.

    Secondo quanto riportato da Pùblico, per rendere i messaggi più efficaci (e qui sta il dolo), Pineda indirizza i post su Twitter a noti giornali, media, attori, politci, aziende, ecc., proprio allo scopo di minare la reputazione di Sanchez. Infine, il presidente di Ausbanc si serve del sindacato Manos Limpias (di cui è il legale) allo scopo di denunciare Sanchez inventando che quest’ultimo ha emesso fatture false per il sindacato UGT – Andalusia.

    In prima istanza, Pineda viene riconosciuto colpevole di diffamazione nei confronti di Sanchez perchè ha leso l’onore e la reputazione di quest’ultimo. Il Giudice lo condanna, inoltre, a cancellare i 57 tweet ritenuti più diffamatori – ad esempio, i messaggi ‘quando spieghi le tue fatture fraudolente e ti dimetti da FACUA?’, ‘corrotto’, ‘senza vergogna’ – e a pubblicizzare su Twitter, utilizzando strumenti che consentono di scrivere più di 140 caratteri, la condanna che ha ricevuto, l’Autorità Giudiziaria che ha emesso la sentenza e le motivazioni. Pineda dovrà pubblicare i post sul suo account personale per 30 giorni, nelle ore considerate “di punta” in Spagna (la mattina dalle 9 alle 14 e il pomeriggio dalle 17 alle 22).

    La sentenza, assolutamente rivoluzionaria (è la prima volta che la Spagna emette un provvedimento giudiziale di questo genere), è stata ratificata, in data 8 settembre 2015, dalla Real Audiencia Provincial, che ha confermato la condanna di Luis Pineda per il reato di diffamazione e le pene inflitte in primo grado, ovvero la multa di Euro 4.000, la cancellazione dei 57 tweet diffamatori e la pubblicazione dei post su Twitter, di cui abbiamo già parlato.

    E gli interessati cosa dicono? E’ importante precisare che la sentenza non e’ definitiva: Luis Pineda, infatti, ha gia’ annunciato che presenterà ricorso e ha dichiarato che non eseguirà la condanna, continuando a postare e ritwittare. Questo l’ultimo post ritwittato :

    Mentre Ruben Sanchez il 31 agosto ha annunciato, su Twitter e su Facebook, che non comunicherà su entrambi i social per un mese. Sul sito internet di FACUA (di cui Sanchez è portavoce) si legge la frase “Estamos realizando labores de mantenimiento, disculpen molestias“.

    E voi cosa pensate di questa vicenda? E’ giusta e proporzionata la condanna inflitta dai Giudici spagnoli? Aspettiamo le vostre impressioni e i vostri commenti!

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