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  • Io o Noi? L’Interdipendenza nell’Era Digitale

    La Comunicazione sui Social Network potenzia un particolare aspetto del nostro comportamento: l’Interdipendenza nelle Relazioni. Si lavora, si pensa, si vive in Comunità OnLine che rispecchiano perfettamente le norme di appartenenza al Gruppo. Individuo e Gruppo, tuttavia, non sono compatibili. Essere consapevoli di queste dinamiche sociali ci aiuta a capire quando le collaborazioni potranno essere vincenti.

    Si può trattare di una scambio simmetrico o asimmetrico – anche a seconda delle piattaforme Social – ma l’essenza principale della Comunicazione 2.0 è sicuramente l’Interdipendenza tra chi parla (scrive) e chi ascolta (commenta e risponde).

    E’ stata questa la grande rivoluzione delle dinamiche sociali introdotta con il Web 2.0, per altro in continua evoluzione e mutamento.
    Se ancora pochissimi di noi possono sapere realmente cosa comporterà il futuro – Internet of Things, Smart Cities, Database, Web Semantico e tecnologia pronta a rimpiazzare il ruolo umano nella maggior parte delle sue attività – oggi comunichiamo sul Web con messaggi che si aspettano di ricevere risposte, commenti e condivisioni.
    La comunicazione che avviene sui Social Network, così come attraverso i blog, implica di per sé varie forme di Interdipendenza, che è un legame molto più stretto rispetto alla semplice Interazione.

    Fra i comportamenti potenziati dalla Comunicazione 2.0, la forma più collaborativa e costruttiva dell’Interazione è quella dell’Identificazione Sociale.
    Dall’Io si passa al Noi. Dall’individuo al gruppo.

    interdipendenza-era-digitale---franzrusso.it-2015

    Fare gruppo è da sempre una forma di protezione.
    Fin dalle nostre origini, si afferma il senso di appartenenza per difendere la specie e garantirne la sopravvivenza. Il gruppo è regolato da norme che lo difendono dall’esterno, da possibili “attacchi” estranei. Sono regole primitive e ancora oggi per la maggior parte istintive.
    Il gruppo, tuttavia, è un’entità complessa in cui è sempre presente una struttura organizzativa e una gerarchia. E per quanto sia una realtà dinamica, sempre in mutamento, ciò che ne caratterizza l’insieme è l’interdipendenza, non la somiglianza. (Kurt Lewin 1848).
    In altre parole, l’aggregazione non comporta affatto omologazione, ma l’identificazione di ruoli precisi all’interno di una scala sociale.

    C’è una distinzione essenziale da sottolineare: Identità Personale e Identità di Gruppo non saranno mai compatibili.
    Perché si realizzi una reale collaborazione, con la soddisfazione di tutti, si deve per forza limitare la competizione fine a se stessa. Quella competizione che, magari, nasce da una sana ambizione e diventa un’arma vincente, ma fa a pugni con qualsiasi progetto di più ampia visione.

    La legge del gruppo ha tutt’altri scopi, infatti, rispetto alla difesa del singolo individuo.
    L’individuo si distingue in un continuo confronto coi suoi simili e si autodefinisce in base a somiglianze e differenze. Deve, però, trattarsi di un confronto che necessita di reciprocità e fiducia. Aspettative analoghe, scopi comuni e mutua collaborazione.
    Questo significa, di fatto, rinunciare al vantaggio personale a breve termine in favore di un obiettivo di gran lunga maggiore: la condivisione di ruoli, responsabilità e impegno per raggiungere un successo finale più grande, un successo condiviso.

    Si parla allora di coesione, la caratteristica più positiva del gruppo di appartenenza, perché attrae e trattiene i membri di valore e incoraggia la cooperazione verso un destino comune.
    I gruppi più coesi sono quelli di maggior successo, perché diventano capaci di esercitare un’influenza più forte nella società globale.

    Nella realtà 2.0 tutto questo è ancora più che attuale. Essere consapevoli delle dinamiche sociali che influenzano la comunicazione sul Web è essenziale per comprendere che i gruppi non si creano principalmente in base agli interessi lavorativi. 
    Sono, di fatto, le nostre caratteristiche psicologiche e le nostre differenze caratteriali a guidare le collaborazioni e a determinarne il successo. 

    Sapere di poter essere condivisi e sostenuti così come criticati pubblicamente migliora, ad esempio, la “prestazione” del singolo nei soggetti dominanti, ovvero le persone dotate di maggior autostima e più capaci di gestire la tensione psicologica.
    Nei soggetti più remissivi, la presenza di un pubblico – virtuale o reale che sia – può, invece, generare uno stato di apprensione tale da bloccare l’individuo.

    Dall’Io al Noi e, di ritorno, dal Noi all’Io.
    Un passaggio in cui l’Individualismo diventa problematico.
    Un equilibrio tra due realtà comportamentali non compatibili, ma un equilibrio che è nostra responsabilità trovare per lavorare al meglio e produrre di più.
    Per poter dire davvero di vivere la Comunicazione 2.0 in maniera costruttiva, condividendo l’impegno altrui e rafforzando le nostre collaborazioni.

    La parola a voi: cosa rende vincente il vostro lavoro di gruppo?

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  • Facebook raggiunge 1 miliardo di utenti in un solo giorno

    Facebook raggiunge 1 miliardo di utenti in un solo giorno

    In un post Mark Zuckerberg, CEO e fondatore del più grande e usato social network del web, ha dichiarato che per la prima volta Facebook ha raggiunto 1 miliardo di persone connesse sulla piattaforma in un solo giorno. Tra i commenti al post c’è chi si congratula ed elogia Facebook e chi invece vorrebbe tornare al “vecchio mondo” prima del social network.

    Facebook è il più grande social network del web, un dato ormai difficile da mettere in discussione. E mentre qualche giorno fa, riportando alcuni dati dell’ultima ricerca di Pew Research che sottolineavano che ormai Facebook cresce (negli Usa, ma un po’ ovunque) sempre più lentamente restando saldamente il più usato, oggi scopriamo che in effetti Facebook è sempre più grande.

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    E la conferma di quanto sia grande Facebook ce la da proprio il suo fondatore e CEO, Mark Zuckerberg, che in un post proprio su Facebook (e dove se no?) ha dichiarato che per la prima volta, nella giornata di lunedì, 24 agosto 2015, Facebook ha raggiunto 1 miliardo di persone connesse in un giorno solo. Un traguardo solo fino a poco tempo inimmaginabile, e non solo per Facebook stessa. Come sottolinea lo stesse Zuckerberg nel suo post

    Lunedì 1 persona su 7 sulla Terra ha usato Facebook per connettersi con i suoi amici e familiari”.

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    E’ un dato che impressiona solo a pensare a 1 miliardo di persone connesse tutte sulla stessa piattaforma, tutte intente a condividere e a connettersi con i propri contatti.

    Facebook riesce dunque, nonostante sia ormai saturo, a creare quelle condizioni per cui il coinvolgimento degli utenti sia sempre più alto e costante. Di certo hanno contribuito a questo risultato tutta una serie di progetti che Facebook ha attivato per effettivamente realizzare e portare la connessione in tutto il pianeta, basti pensare a Internet.org, ma è evidente che quel quel progetto di rendere il mondo sempre più “aperto e connesso” porta vantaggio anche a Facebook stesso.

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    Tra i commenti, per la maggior parte contenenti congratulazioni e complimenti a Zuckerberg per il grande traguardo raggiunto, si colgono anche esperienza come quella di Susan Chesney che sottolinea come Facebook fosse stato fondamentale per informare i suoi familiari durante il terribile Terremoto in Giappone del 2011.

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    Ma c’è anche chi come Tarek Mahmoud dice che Facebook ha distrutto le nostre vite, tutto si vive in maniera virtuale e non più in modo reale e dice di voler tornare al “vecchio mondo” prima di Facebook. E al momento questo è il commento che ha ottenuto il maggior numero di like.

    Due facce della stessa medaglia.

    E voi che ne pensate, qual è il vostro pensiero a riguardo? Meglio adesso o prima senza Facebook?

  • Facebook è leader, ma Instagram e Pinterest crescono di più

    Facebook è leader, ma Instagram e Pinterest crescono di più

    Lo studio di Pew Research ha rivelato che, tra i Social Media, Facebook è ormai il leader incontrastato, con un crescita ormai piatta. Ma dietro crescono molto Instagram e Pinterest: in tre anni il loro utilizzo è raddoppiato. Ferma la crescita di Twitter e in calo LinkedIn rispetto al 2014.

    Lo studio pubblicato un paio di giorni fa da Pew Research Center, indagando un campione di 1.907 americani adulti, offre, nonostante ci riguardi in maniera diretta, comunque degli spunti interessanti . E’ ormai chiaro che la comunicazione, meglio le conversazioni, oggi non sono scomparse, ma si spostano via via sul digitale. E il massiccio uso di social network e di servizi di messaggistica istantanea ne è la chiara dimostrazione. Questo, in estrema sintesi, potrebbe essere il succo di questo studio, la dimostrazione che ormai le persone conversano usando strumenti digitali, senza però sminuire l’importanza del contatto diretto, della relazione, del “faccia a faccia”.

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    Lo studio, corposo per la verità, per quel che riguarda l’aspetto legato ai Social Media in realtà non ci rileva grandi novità quando vediamo che Facebook è il leader incontrastato, il social network più usato. La percentuale di utilizzo è passato dal 67% del 2012 al 72% del 2015, 1 punto percentuale in più rispetto al 2014. Vuol dire che ormai la crescita è piatta, si è toccato il livello massimo oltre il quale non si può più andare. Il social network di Zuckerberg è quello più usato più o meno da tutte le fasce di età monitorate nella ricerca, lo è un po’ meno per quanto riguarda gli over 65.

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    Ma la vera notizia, il vero dato interessante che rileva la ricerca di Pew Research è che Instagram e Pinterest sono i social network che negli ultimi tre anni sono cresciuti di più. Il loro utilizzo è addirittura raddoppiato. Instagram è passato da una percentuale di utilizzo nel 2012 del 13% e nel 2015 fa registrare una percentuale del 28%, e due punti percentuali in più rispetto al 2014. Instagram, di proprietà proprio di Facebook, riscontra molto successo soprattutto tra i più giovani (55% nella fascia di età 18-29 anni) e fa registrare il più alto livello di coinvolgimento sulla piattaforma, dopo Facebook ovviamente (70%): ogni giorno la usa infatti il 59% degli utenti.

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    Anche Pinterest fa registrare una forte crescita, è infatti passato da una percentuale di utilizzo del 15% nel 2012 al 31% del 2015, con una crescita di 3 punti percentuali rispetto al 2014. Sin dalla sua apparizione, nel 2011, Pinterest ha da subito riscontrato molto successo tra i pubblico femminile e a distanza di cinque anni questo dato trova ancora conferme. Le donne sono infatti il 44% degli utenti totali e la maggior parte ha un’età inferiore ai 50 anni.

    Twitter è ormai nel pieno della crisi legata alla scarsa crescita della base utenti, un problema che abbiamo ancora un volta sottolineato nella nostra recente analisi sul futuro della piattaforma. Il social network a 140 caratteri passa dal 16% del 2012 al 23% del 2015, solo che negli ultimi due anni la percentuale è rimasta praticamente identica.

    E LinkedIn per la prima volta fa registrare un dato negativo rispetto al 2014. Infatti è in calo del 3%, passando dal 28% del 2014 al 25% del 2015. Nel 2012 la percentuale era del 20%. E’ il dato che forse sorprende di più rispetto a tutti gli altri. Inoltre, tra quelli monitorati, è il social network che fa registrare la più bassa percentuale di engagement, lo usa giornalmente solo il 22% degli utenti. Gli utenti tipo sono per lo più di età matura, con una posizione economica forte.

    Insomma, Facebook resta leader, mentre avanzano i social network che fanno del visual il loro core business.

    E voi che ne pensate?

  • Con Twitter Audience Platform l’adv va oltre Twitter

    Con Twitter Audience Platform l’adv va oltre Twitter

    Twitter presenta Twitter Audience Platform, la piattaforma per gli inserzionisti con la quale aumentare l’audience. Con questa piattaforma, l’evoluzione di Twitter Publisher Network, sarà quindi più facile raggiungere un pubblico mirato sia su Twitter che sulle app. Anche fuori la piattaforma.

    Lo scorso anno venne Twitter lanciò Twitter Publisher Network, un sistema per aiutare gli inserzionisti a connettersi con il loro pubblico al di fuori di Twitter, su migliaia di app mobile, grazie a una serie di strumenti creativi, di targeting e analisi. E oggi quella stessa piattaforma si sviluppa cambiando nome e promettendo di essere più efficace. La nuova piattaforma si chiama Twitter Audience Platform, un sistema con cui gli inserzionisti potranno raggiungere  oltre 700 milioni di persone dentro e fuori da Twitter.

    Infografica-Twitter-Audience-Platform

    Twitter Audience Platform promette agli inserzionisti di raggiungere due obiettivi, ossia:

    • le interazioni con i Tweet;
    • le visualizzazioni dei video.

    Entrambi saranno disponibili per la prima volta in versione beta per tutti i clienti gestiti. Inoltre verranno lanciati nuovi formati per permettere agli inserzionisti di interagire al meglio con il proprio pubblico in-app.

    E quindi da oggi sarà possibile estendere a Twitter Audience Platform anche le campagne di Promoted Video e di interazione con i Tweet in maniera molto semplice, con un solo clic. E molti dei criteri di targeting presenti su Twitter come interessi, nome utente e parole chiave possono essere applicati alle campagne sulle app mobile. Anche su Twitter Audience Platform, come già avviene su Twitter, i Promoted Video sono visualizzati automaticamente con l’immagine visibile al 100%.

    I Promoted Tweet all’interno di Twitter Audience Platform  saranno trasformati in uno dei formati pubblicitari di Twitter, vale a dire video, native advertising, banner e interstitial. E quindi si verificheranno situazioni di questo tipo:

    • su Twitter, le campagne di interazione con i Tweet diventano interstitial e native advertising;
    • le campagne di Promoted Video si trasformano in pubblicità video in-app;
    • le campagne di installazione dell’app e nuove interazioni con l’app diventano interstitial o banner.

    Agli interstitial sono state poi aggiunte funzionalità creative che permettono di espandere i contenuti migliori al di fuori di Twitter. Gli utenti di Twitter potranno quindi retwittare e aggiungere ai preferiti direttamente dall’annuncio apparso in Twitter Audience Platform. Sono stati poi aggiunti  bottoni CTA personalizzabili per dare più efficace all’azione che si desidera compiere.

    Twitter negli ultimi mesi ha ricevuto diversi feedback positivi su come Twitter Audience Platform abbia permesso agli inserzionisti di ottenere installazioni e nuove interazioni con le loro app, con un tasso di interazione più elevato e una reach notevolmente più alta.  Gli inserzionisti che hanno avviato campagne sia su Twitter che su Twitter Audience Platform sono arrivati a raddoppiare la reach e abbassato il CPE del 30%.

    Nello scorso mese di giugno MediaScience ha reso noto uno studio commissionatogli che dimostrava come i consumatori, utenti Twitter e non, avevano trascorso circa il 123% di tempo in più sugli annunci di Twitter Audience Platform che sulle tradizionali pubblicità mobile interstitial. E gli utenti non registrati su Twitter che hanno visto un’inserzione su Twitter Audience Platform avevano espresso un sentiment positivo rispetto al brand dell’11% superiore.

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    Un esempio da indicare è la campagna di Macy’s (@Macys) avviata a luglio per aumentare la brand awareness. Il risultato è stato un tasso di interazione del 7,85%, che è al di sopra dei benchmark di settore per le campagne display mobile. E poi  l’espansione della reach dai Promoted Tweet alle app ha creato un unico grande flusso pubblicitario che ha di fatto elevato l’engagement con il brand.

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    Altro esempio è stata la campagna di @SamsungMobileUK,  il primo inserzionista britannico a estendere i propri Promoted Video a Twitter Audience Platform e a raggiungere il loro target di riferimento in-app. Il risultato è stato  un incremento del 365% nelle visualizzazioni video su Twitter Audience Platform e una diminuzione dell’84% del CPV.

    Twitter Audience Platform è disponibile da oggi a livello globale per tutti gli inserzionisti che generano interazioni con i Tweet e visualizzazioni video.  Un’altra versione verrà testata da una selezione di inserzionisti che promuovono installazioni di app e nuove interazioni con app. Nel corso dei prossimi mesi il programma verrà esteso ad altri obiettivi, inclusi i clic verso il sito web e le conversioni.

  • Twitter, è giunta l’ora di puntare sulla qualità

    Una riflessione sul futuro di Twitter e dei problemi che attanagliano la piattaforma. Uno su tutti è la crescita della base utenti, ormai quasi stagnante. Ma Twitter per tornare a crescere deve puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Serve una strategia e una leadership capace. Sullo sfondo resta lo scenario di una possibile acquisizione da parte di Google.

    Twitter dopo la pubblicazione dei dati finanziari del Q2 2015 ha visto ancora una volta la propria situazione resa sempre più difficoltosa. I dati sebbene hanno rilevato un aumento dei ricavi, e un andamento delle perdite ridotto rispetto ai dati finanziari precedenti, hanno evidenziato invece, e per l’ennesima volta, quello che è ormai diventato il problema numero 1 per gli investitori (e non solo), e cioè la lenta, lentissima crescita degli utenti. Tanto lenta da poter quasi parlare di stagnazione.

    Infatti, da questo punto di vista, la crescita della base utenti rispetto a tre mesi prima è stata di soli 2 milioni. Adesso sono in effetti 304 milioni gli utenti attivi mensili sulla piattaforma. Altri 12 milioni arrivano dai paesi emergenti ed ecco spiegato perchè si parla di 316 milioni di utenti.

    Ma questo non è solo un problema. Accanto alla lentissima crescita degli utenti i dati finanziari della fine di luglio hanno evidenziato un crollo dell’engagement sulla piattaforma, qualcosa come -40%. E tutto questo nonostante le tante (ma poco efficaci in realtà) novità introdotte.

    Bene, fatta questa premessa, che tanti di voi già conosceranno perchè se ne è parlato molto, vediamo di capire insieme quale potrebbe essere un strategia di uscita da questo lungo impasse che attanaglia Twitter.

    E’ evidente che dalla quotazione a Wall Street la situazione, già non proprio eccellente, è peggiorata, eppure la quotazione avrebbe dovuto provocare l’effetto opposto. Ma Wall Street ha in effetti acuito quelle che sono le mancanze e i difetti della società e della piattaforma, di riflesso. Apro una parentesi ricordando che anche Facebook immediatamente dopo la quotazione visse un momento di smarrimento, il titolo arrivò a toccare il fondo, ossia 17 dollari per azione e tutti erano pronti ad elencare i giorni che distavano dalla sua fine. Ma tempo un paio di mesi la situazione di risolse subito, e sapete perchè? Semplice, si diedero una strategia, una visione, sapendo bene che da quel momento tutto sarebbe stato diverso. E la strategia fu quella di orientare tutto il business sul Mobile. A distanza di cinque anni quella strategia è risultata vincente.

    Twitter e la mancanza di strategia e di leadership

    Quindi, cosa manca in questo momento a Twitter? Una strategia appunto. E la cosa peggiore è che adesso non c’è una figura in grado di dare una direzione. Come sapete Dick Costolo si è dimesso da CEO è dal 1° luglio la figura è gestita ad interim dal fondatore Jack Dorsey. E lo stesso Dorsey non gode di simpatia tra gli investitori che vedono in lui un ostacolo in più. Senza dimenticare che lo stesso Dorsey è impegnato anche su altri fronti, specie quella di dedicarsi alla quotazione in borsa della sua startup Square. Insomma, manca strategia e figura leader in grado di mettere in pratica una tale strategia. E quanta strada può fare un’azienda in queste condizioni? E da quello che si sa il nome del nuovo CEO potrebbe slittare addirittura all’autunno.

    Ma il vero problema che è emerso ormai chiaramente con i dati del Q2 2015, ed in realtà è sempre rimasta in sottofondo, è che Twitter è ormai una piattaforma non per tutti. E questo è evidente, sebbene i più affezionati utenti continuino a negarlo (come me d’altronde). In questo caso è utile una riflessione oggettiva. Twitter ancora risulta a molti di difficile consultazione e a nulla è valsa l’introduzione del “Mentre non c’eri” che di fatto non ha risolto il problema. Per cercare qualcosa di interessante, o comunque le notizie del momento, l’utente deve scrollare in basso diverse volte. Può andare sulla tab “Cerca su Twitter” per verificare gli argomenti più discussi (da mobile) mentre da pc si devono consultare le Tendenze, ma a quanto pare non sembra essere di grande aiuto per la gran parte degli utenti.

    Ed è quindi logico che Twitter a questo punto deve necessariamente puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità, caratteristica che è rimasta valida fino a ieri, ma oggi è necessario voltare pagina. Ormai le notizie su Twitter girano a velocità “in tempo reale” ed è l’unica piattaforma su cui questo accade. Ora serve dare un ordine in termini qualità a tutto questo, per fare in modo che lo stesso utente possa trovare la piattaforma più semplice da consultare.

    La strada in effetti sarebbe già pronta ed è rappresentata da Project Lightning, il nuovo progetto che ha proprio lo scopo di mettere in risalto, catalogati per argomenti, i tweet e le notizie più popolari e condivise. Da qui l’utente avrà un accesso più facilitato sulla piattaforma. Qualcosa si sta cominciando a vedere in queste settimane, anche se ancora mancano notizie certe su quando in effetti questo progetto verrà messo in pratica. Ecco che ci risiamo sul problema della strategia e di una leadership in grado di interpretare e attuare una strategia valida.

    Twitter e l’advertising che ancora non soddisfa

    Mettendo in risalto la qualità in questo modo è evidente che questo può essere utilizzato anche in chiave di advertising, altro anello debole della piattaforma. Come sappiamo, a differenza di Facebook, Twitter non ha altri strumenti su cui puntare per monetizzare e quindi provare a diversificare, no. Twitter è afflitto dal problema tanto semplice quanto basilare e cioè che per impostare qualsiasi tipo di strategia di advertising servono gli utenti, altrimenti tutto resta inutile. E quindi, restando sulla strategia della qualità, anche gli advertiser avrebbero interesse a sfruttare questa opportunità avendo l’occasione di essere presenti lì dove si registra l’interesse degli utenti. E subito dopo innescare strumenti in grado di offrire agli advertiser strumenti per intercettare un pubblico sempre più interessato. Qualcosa in questo senso comincia ad intravedersi, ma resta sempre legato al “limbo” proprio perchè la crescita della base utenti è quasi pari a zero.

    Twitter ed un’eventuale acquisizione. Da Google?

    Detto questo, alcune considerazioni su un eventuale acquisizione bisogna farle. Perchè se Twitter non ha la forza di trovare la soluzione al suo interno, allora un possibile scenario (e nemmeno tanto lontano) resta che la società possa essere acquisita da un’altra. E chi potrebbe essere se non Google? Il nome della società di Mountain View è quello che ormai circola insistentemente negli ambienti, anche se in effetti non vi ancora nulla di concreto. Ma come possibile scenario potrebbe essere conveniente sia per Twitter che per Google stessa.

    Prima di tutto perchè uno dei punti deboli di Google continua ad essere ancora quello relativo ai Social Media. Google+ non è riuscito ad imporsi come doveva, l’idea di un’integrazione forzosa con YouTube ad esempio non ha funzionato molto, tra le proteste degli stessi utenti oltre che dello stesso fondatore della piattaforma video che un giorno disse “Google fa schifo”.

    E quindi, se il video è il vero contenuto su cui investire e se è vero che il live streaming (altro punto debole di Google) è la modalità del momento, ecco che acquisendo Twitter Google potrebbe risolvere in un solo colpo i due suoi punti deboli. Il live streaming di Twitter è ovviamente garantito da Periscope che ad oggi conta 10 milioni di utenti. Periscope stessa in questa fase, sin dal lancio avvenuto a marzo di quest’anno, non è stato adeguatamente sostenuto, proprio perchè manca una strategia (e ritorniamo sempre al punto di partenza). Pensate ad un’integrazione YouTube con Twitter e vedere i propri tweet su un contenuto video visualizzati all’interno della stessa pagina del contenuto, non sarebbe male.

    Insomma, Twitter deve cambiare e subito. Serve una strategia immediata e questa può essere solo individuata nel rendere più facile l’utilizzo della piattaforma puntando tutto sulla qualità dei contenuti, ossia puntando a rendere visibili e facilmente rintracciabili i contenuti davvero rilevanti. E’ ora di puntare sulla qualità e subito, di tempo se ne è perso ormai tanto e non ne resta poi tanto

  • Cosa succede in 1 minuto sul web e Social Media, nel 2015

    Cosa succede in 1 minuto sul web e Social Media, nel 2015

    Cosa succede in un minuto sul Web e sui Social Media nel 2015? A vedere questi dati è proprio il caso di dire che i dati non dormono mai. Negli ultimi due anni la popolazione mondiale online è cresciuta del 20% e sempre negli ultimi due anni si sono emerse nuove realtà come Vine e Uber. Ma guardiamo tutti i dati in questa infografica.

    L’ultima volta che ne siamo occupati era proprio il 2013, ma vedere cosa succede online in 1 minuto, sul Web e sui Social Media in particolare, è sempre molto interessante. E’ proprio dalla verifica di questi dati che si ha la reale dimensione di quanti dati condividiamo in rete in soli 60 secondi, verificando inoltre che i dati, in effetti, non dormono mai. La ricerca di cui vi parliamo oggi è la terza edizione di una raccolta di dati iniziata da Domo, una software house americana, nel 2012 e questa edizione del 2015 è proprio la più ricca, mettendo in risalto altri servizi come Vine o Uber che contribuiscono ormai alla produzione quotidiana di dati.

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    Un dato che va assolutamente sottolineato è che in due anni la popolazione online è cresciuta del 20% e oggi le persone online sono 3,2 miliardi, erano 2,4 nel 2013. Cresce dunque la popolazione online e aumenta la quantità di dati che ogni giorno condividiamo. E sono proprio quei dati che in un certo qual modo delineano, in maniera abbastanza chiara, tutto ciò che facciamo online, evidenziano quella che è la nostra identità digitale. Ovvio che di fronte ad una mole di dati di queste dimensioni è necessario affrontare una riflessione più approfondita, anche perchè con il passare del tempo e con il nascere di nuovi servizi, i dati continuano a crescere a dismisura.

    Ma vediamo insieme qualche dato che tra l’altro potete vedere anche nell’infografica in basso.

    Allora:

    • su Facebook, il più grande social network della rete, ogni minuto i “like” sono 4 milioni e 166 mila, nel 2013 erano 1,8 milioni;
    • su Twitter oggi, ogni 60 secondi, i tweet sono 347.222, nel 2013 erano 278 mila;
    • su YouTube ogni minuto vengono caricate 300 ore di nuovi video, nel 2013 erano 72 ore;
    • su Instagram gli utenti mettono “like”, ogni minuto, a 1 milione e 736 mila foto;
    • su Pinterest gli utenti pinnano 9.722 immagini al minuto, nel 2013 erano 3.472.

    Questi un po’ i dati dei social network che conosciamo meglio e che hanno fatto registrare negli ultimi due anno numeri eccezionali. Ma come dicevamo all’inizio, accanto a questi negli ultimi anni sono sorti e si sono affermati nuovi servizi. ad esempio in questa edizione compare Vine sul quale ogni minuto vengono visualizzati oltre 1 milione di video. Interessante anche il dato che riguarda Uber, ogni minuto sono 694 i passeggeri che utilizzano il servizio. E su Netflix ogni minuto sono oltre 77 mila le ore di video streaming visualizzate dagli utenti, servizio che tra l’altro sta per approdare anche nel nostro paese.

    I dati dunque continuano a crescere senza sosta. E voi che ne pensate? Qual è la vostra opinione?

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  • Twitter sta testando la sezione News da Mobile

    Twitter sta testando la sezione News da Mobile

    Secondo quanto riporta oggi BuzzFeed, da oggi Twitter sta cominciando a testare una sezione dedicata alle News sulle app per Android e iOS. Si tratta di uno sforzo per fare in modo che gli utenti possano trovare in maniera veloce ciò che interessa. Di sicuro è l’anticipazione di Project Lightning.

    Secondo quanto riporta oggi BuzzFeed da oggi Twitter sta testando una sezione dedicata alle News, si tratta di una scheda che al momento sarebbe visibile solo da Mobile, sulle app per Android e per iOS. Dalle immagini raccolte infatti dal sito americano si nota una scheda “Trending News” dove vengono raccolte le notizie diffuse dagli account dei principali organi di informazioni americani. Di fianco invece si vede quello che accade quando si clicca su una notizia, con in evidenza l’immagine, il titolo e la descrizione della notizia e in basso i tweet. Al momento questo esperimento sembra avere molte similitudini con la vecchia tab “Scopri” oppure con l’attuale interfaccia che si visualizza dopo aver effettuato una ricerca. Ma in realtà questa mossa anticipa quello di cui vi abbiamo parlato più di un mese fa, ossia di Project Lightning.

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    Twitter ha in cantiere un progetto, chiamato appunto Project Lightning, che dovrebbe offrire in maniera più chiara e diretta agli utenti una quelli che sono gli argomenti più twittati, raccogliendoli in sezioni dedicate e arricchite con tweet più condivisi, immagini e video da Vine e Periscope. La piattaforma cerca in questo modo di mettere al centro il vero punto di forza, ossia quello di veicolare informazioni e news, e allo stesso tempo le rende facilmente rintracciabili, andando incontro in questo modo verso quegli utenti che trovano la piattaforma ancora dispersiva. E’ un modo, se non “il” modo, per aumentare senza dubbio il coinvolgimento degli utenti già registrati e anche “il” modo per invogliare una grossa fetta di utenti che ogni mese arrivano sulla piattaforma ma non si registrano.

    Twitter ha quindi bisogno di cominciare a puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Nel senso che è arrivato il momento di puntare a rendere la piattaforma più vicina alla grossa fetta di utenti che ancora trova Twitter un luogo dove è difficile seguire il flusso dei tweet e dove è difficile risalire alla notizia che interessa. Ecco dunque che questo test, ma lo sarà ancora di più Project Lightning, vanno proprio in questa direzione.

    Al momento questa nuova sezione per le news è visibile in Giappone e ancora non si conoscono altri dettagli su quando sarà visibile in altri paesi. Certo che bisogna fare presto, come bisognerà fare presto anche a nominare un nuovo CEO, altrimenti tutte queste novità potrebbe risultare vane. Per Twitter ormai si è nella fase in cui il tempo è un fattore determinante.

  • Cresce la pubblicità online in Italia nel 2015, bene Video e Social Media

    Cresce la pubblicità online in Italia nel 2015, bene Video e Social Media

    Sulla base della survey annuale condotta per verificare lo stato della pubblicità online in Italia, Nielsen stima che nel 2015 in Italia il mercato pubblicitario sul web sarà di 2 miliardi di euro con una crescita dell’8,4%. Il peso sul totale del mercato pubblicitario complessivo sarà del 26,5%. In leggero calo search e display, crescono video e social media.

    Interessante i dati che Nielsen ha rilevato dalla survey annuale condotta su circa 800 aziende investitrici, utili per comprendere meglio la direzione del mercato complessivo, ma soprattutto per verificare che il mercato sta crescendo soprattutto nella direzione digital. Quello che rileva Nielsen, in relazione al mercato pubblicitario online in Italia, è che nel 2015 il web advertising crescerà dell’8,4%, con un raccolta pubblicitaria di 2 miliardi di euro, nello specifico saranno 2,1 miliardi di euro. Di conseguenza la quota complessiva del mercato pubblicitario online, sul totale, sarà del 26,5%, in crescita dell’1,7% rispetto al 2014, quando era del 24,8%. E proprio questi dati faranno da traino al mercato pubblicitario italiano che 2015 crescerà dell’1,5% con un raccolta di quasi 8 miliardi di euro (7,9 miliardi rispetto ai 7,8 miliardi dell’anno precedente).

    pubblicità-web-2015

    E come potete notare dal grafico, i 2/3 del mercato pubblicitario online in Italia di divide su Search (parole chiave sponsorizzate sui motori di ricerca) e Display (principalmente banner). Anche se c’è da rilevare che proprio questi due segmenti nel 2015 fanno registrare un leggero calo: -1% il segmento Search e -2% il segmento Display. Di segno opposto invece altri due segmenti che nel corso di questi ultimi mesi stanno facendo registrare segni di crescita. E sono il Video, che nel 2015 vedrà una crescita dell’1% arrivando ad una quota del 17%, e i Social Media (social media advertising), che nel 2015 crescerà del 3% con una quota dell’11%. Sono dati significativi che rispecchiano l’andamento generale del mercato. In Italia stiamo, lentamente assistendo a questo tipo di fenomeni, mentre altrove i mercati sono più maturi da questo punto di vista. Ma sono comunque segnali interessanti, specie in relazione al calo dei due segmenti più importanti, come il Display e il Search. E specie dal punto di vista del Display ci sarebbe dare fare una riflessione più ampia, che non mancheremo di fare.

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    Continuando a vedere i dati del mercato pubblicitario online in Italia, notiamo che anche la quota del canale directory (micro inserzioni in categorie web tematiche) scenderà al 7% dopo un 2014 in cui si attestava al 9%.

    Se guardiamo in dati in termini di valore dell’investimento per il 2015, allora quello che sostenevamo prima assume un significato ancora più forte. E infatti, il valore dell’investimento sui Video cresce del 16%, mentre quello sui Social Media cresce di ben il 46%. Valori importanti se li guardiamo in relazione agli altri segmenti. Più contenuti sono quelli del Display, +2%, e il Search, +7%; sono in calo le Directories: -8% nel 2015.

    Per quanto riguarda i macro settori, le aziende del settore Persona investono il 39% del proprio budget su internet. Si registrano poi ampi margini di crescita per il Largo Consumo, che ancora si attesta a meno del 10% in termini di quota. Al suo interno, però, si registra una buona performance del video advertising, che raccoglie il 25% degli investimenti totali del macrosettore sul web. Tale quota si differenzia molto tra alto spendenti (oltre i 10 milioni di investimenti all’anno) dove si attesta al 21% e basso spendenti (meno 500.000 € anno) per i quali scende al 15%.

    I settori Distribuzione e Automobili sono quelli che destinano al digital advertising le quote più elevate rispetto alla media del mercato, rispettivamente 53% e 41%, seppur con differenze al loro interno in termini di canali web: nel primo caso, il 70% del budget è rivolto a display e directories, per l’Automotive investe il 70% in search e video.

    Allora, che ne pensate di questi dati?

  • Earned Media, sempre più utili per un modello di comunicazione moderno

    Earned Media, sempre più utili per un modello di comunicazione moderno

    Una ricerca di Ogilvy PR, condotta su giornalisti da Nord America e Uk, rileva che gli Earned Media sono ritenuti ormai parte essenziale per realizzare oggi un modello di comunicazione moderno. Gli Earned Media vengono visti come il mezzo per guidare decisioni di acquisto e per costruire il valore della marca.

    Interessante ricerca quella che Ogilvy PR ha pubblicato ieri, ricerca condotta tra 118 giornalisti, produttori ed editori provenienti da Nord Amrica e Regno Unito. L’indagine ci offre una visione ancora più ampia di come gli Earned Media stanno ormai acquisendo uno spazio sempre più ampio, necessario. In un contesto come quello che stiamo vivendo, in cui i Social Media hanno effettivamente cambiato il modo di comunicare, gli Earned Media sono un po’ la risultante di un sistema di comunicazione più ampio, che deve contenere al suo interno anche le altre due forme, ossia Paid e Owned Media. E la ricerca di Ogilvy PR ci dice proprio che questo concetto che gli Earned Media devono essere una parte di un sistema di comunicazione moderno, quindi integrato, è assolutamente valido.

    earned-media

    I Social Media sono ormai una fonte a cui i giornalisti attingono per avere notizie, anche se l’informazione “tradizionale” viene ancora vista come “più affidabile”. Dalla ricerca emerge che gli Earned Media sono il modello più efficace per guidare le decisioni di acquisto e influire i risultati di business. E quindi se è vero che serve utilizzare modelli di comunicazione per far conoscere il brand, attraverso Paid e Owned Media, è vero anche che oggi serve curare le relazioni. Gli Earned Media sono utili per le aziende per costruire il valore della marca (brand equity) e quindi per avere anche dei risultati in termini di business.

    [easy-tweet tweet=”#EarnedMedia utili per le aziende per costruire il valore della marca, la #brandequity” user=”franzrusso”]

    La ricerca ci dice, nel dettaglio, che:

    • il 44% degli intervistati ritiene che le campagne oggi richiedano social media, media tradizionali e Paid Media;
    • quasi la metà, il 47%, degli intervistati vede gli Earned Media come modello efficace per guidare le decisioni di acquisto;
    • i media tradizionali (giornali/agenzie/magazine) vengono ancora visti come affidabili, seguono poi le notizie diffuse dagli influencer;
    • il 65% degli intervistati ritiene che più i media parlano di un brand e più questo risulta credibile, anche se buona parte di essi ritiene che una eccessiva copertura può anche diventare dannosa;
    • il 35% degli intervistati, in termini di consumo delle notizie e per tenersi aggiornati, dice di basarsi sui social media, il 33% sui giornali tradizionali, il 12% su agenzie di stampa, l’11% su tv e radio, 5% sui blog.

    Insomma, come potete notare dai dati che abbiamo messo in evidenza, i social media giocano un ruolo sempre più importante per chi si occupa di informazione e che anche gli influencer, ossia personaggi che dimostrano una forte abilità nel veicolare certi messaggi in base alla propria conoscenza dell’argomento, stanno ritagliandosi un proprio ruolo.

    [easy-tweet tweet=”Oggi le #aziende non possono più sottovalutare gli #EarnedMedia” user=”franzrusso”]

    La ricerca mette in evidenza che oggi le aziende non possono assolutamente sottovalutare gli Earned Media.

    Allora, che ne pensate voi di questa ricerca e come vedete voi il ruolo oggi degli Earned Media.

    [divider]

  • Expo 2015 e Social Media, a giugno buzz in calo ma il sentiment resta positivo

    Expo 2015 e Social Media, a giugno buzz in calo ma il sentiment resta positivo

    Continua il nostro viaggio alla scoperta di come i Social Media vivono Expo 2015 in corso a Milano. Dopo i dati molto positivi diffusi dall’Osservatorio Expo 2015 Milano di Blogmeter il mese scorso, a giugno con i nuovi dati continua il trend positivo rispetto al sentiment che genera la manifestazione, anche se è in calo il buzz.

    Per essere estremamente sintetici potremmo dire che di Expo 2015 a giugno sui Social Media se ne è parlato di meno, ma sempre bene. Ecco, questo può essere un po’ il dato in sintesi in riferimento ai dati che l’Osservatorio Expo 2015 Milano di Blogmeter ha diffuso relativamente alle conversazioni che si sono generate attorno ad Expo 2015, in corso a Milano, sui Social Media. Continuiamo così il viaggio nella scoperta di come i Social Media stanno vivendo questa importante manifestazione globale che sta riscuotendo interesse e successo di pubblico. Il mese scorso avevamo visto che in effetti sui Social Media, nel primo mese di manifestazione, se ne parlò tanto e anche bene. Allora vediamo insieme qualche dato rispetto a giugno 2015.

    Albero-della-Vita_Expo-2015

    Il mese scorso l’Osservatorio rilevava 1,3 milioni di messaggi che riguardavano la manifestazione, mentre a giungo i messaggi sono in calo del 57%, tutto sommato si tratta di un calo fisiologico visto che il mese scorso tutta l’attenzione si era concentrata sulla giornata inaugurale. Ma il calo di messaggi non significa in un peggioramento del sentiment, anzi. Anche a giugno questo dato si conferma più che positivo e, tra gli argomenti più discussi e apprezzati online, spiccano l’Albero della Vita (lo era stato anche il mese scorso), i padiglioni, tra i quali il più amato si riconferma quello Italia, e le visite di personalità internazionali. Infatti c’era molta attesa per la visita di Michelle Obama il cui account Twitter è tra i più menzionati del mese. Il momento più coinvolgente sui social si è rivelato l’incontro con Emma Bonino e Agnese Renzi, twittato dal profilo di WomenForExpo.

    Altro argomento che ha suscitato molto interesse è stata l’iniziativa delle #WomensWeeks, il progetto di Expo Milano 2015 in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e con Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori che per la prima volta pone le donne al centro di un’Esposizione Universale.

    Invece il messaggio che ha ottenuto il maggior numero di interazioni, dedicato a Expo 2015, nel mese di giugno è stato il tweet del vincitore della 7° edizione di X Factor, Michele Bravi:

    I National Day spopolano su Facebook e Twitter

    Guardando i dati più nel dettaglio vediamo che su Facebook su registra una diminuzione del coinvolgimento complessivo del 69%, mentre, in contro tendenza, i fan sulla fanpage continuano a crescere, aumentando nel mese di giugno di 85.000 nuovi fans. I followers sono in crescita anche su Twitter di 46.000 nuovi utenti, mentre è in calo il numero delle unique impression, -13,1%. Sia su Facebook che su Twitter emerge che i post e tweet più attrattivi sono quelli relativi ai National Days di Expo che costituiscono un elogio alle varie nazioni partecipanti, e le cui celebrazioni ispirate dalle varie culture catturano particolarmente l’attenzione degli utenti.

    Un esempio è il video postato sulla fanpage di Expo 2015 che ritrae un momento dei festeggiamenti per il National Day dell’Irlanda, che colleziona più di 120 mila visualizzazioni. Il video è tratto dall’account Instagram di Giuseppe Sala, amministratore delegato di Expo 2015 .

    "Grande gioia con gli irlandesi nel loro National Day! Padiglione Irlanda / Ireland Pavilion Expo 2015 #Expo2015 #Bloomsday"- Giuseppe Sala https://instagram.com/beppesala/

    Posted by Expo 2015 Milano on Martedì 16 giugno 2015

    Oppure le immagini, twittate dall'account ufficiale di Expo 2015, relative alla giornata dedicata all'Ecuador.

    Ma il vero protagonista, anche a giugno, è il cibo. L’iniziativa che ha generato un boom di interazioni è stata la realizzazione della pizza più lunga del mondo, ben 1,5 km, che, con i suoi 80 pizzaioli, 1.500 kg di pomodoro, 1.700 kg di mozzarella e cinque forni mobili, si è aggiudicata il Guinness World Record prima di essere offerta ai partecipanti. Apprezzato dagli utenti è stato anche lo scopo benefico dell'iniziativa ideata dalla Fondazione Banco Alimentare Onlus: 300 metri di pizza infatti sono stati donati ai più bisognosi.

    "#Expo2015 entra nel #guinnessworldrecord per la pizza più lunga del mondo: 1595 metri! Expo sempre di più #expodellagente."Guinness World Records- Giuseppe Sala https://instagram.com/beppesala/

    Posted by Expo 2015 Milano on Sabato 20 giugno 2015

    Su Instagram l'Albero della vita sempre più protagonista

    Il canale Instagram di Expo 2015 è quello i cui numeri rimangono più stabili: il total engagement infatti si riduce solo del 5,2%, mentre i follower continuano a crescere in maniera esponenziale, + 182.200 rispetto al mese scorso. Merito di questi dati è delle immagini sempre molto suggestive che vengono condivise e il protagonista indiscusso è sempre più l'Albero della Vita.

    Gli hashtag pubblicati dall’account di Expo che collezionano il maggior numero di interazioni tra gli utenti sono #faccedaexpo, che raccoglie tutti le impressioni e i pareri di coloro che hanno visitato il sito espositivo, ed #expotube attraverso il quale viene promosso il nuovo canale Youtube di Expo 2015 aperto a fine maggio che racconta tutti i momenti salienti dell’evento.

    Allora, questi i dati, ma voi avete già visitato Expo? E cosa avete condiviso di più? Raccontateci la vostra esperienza.

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