Instagram ha raggiunto i 3 miliardi di utenti attivi mensili. Un traguardo che conferma la centralità della piattaforma all’interno delle app di Meta.
Instagram ha raggiunto un nuovo traguardo storico: 3 miliardi di utenti attivi mensili. Lo ha annunciato Mark Zuckerberg, CEO di Meta, sottolineando come la piattaforma, acquisita nel 2012 per un miliardo di dollari, sia oggi uno dei pilastri centrali dell’ecosistema Meta.
Con questo traguardo, Instagram si affianca a Facebook e WhatsApp, le altre due app di punta di Meta, che già da mesi avevano superato la stessa soglia.
Per Zuckerberg si tratta di una conferma importante: “Che comunità incredibile abbiamo costruito qui”, ha scritto in un post sul suo canale Instagram.
Instagram, dai 2 ai 3 miliardi di utenti
L’ultimo aggiornamento ufficiale sugli utenti di Instagram risaliva all’ottobre 2022, quando l’app aveva appena superato i 2 miliardi di attivi mensili.
Da allora Meta aveva deciso di non comunicare più regolarmente i numeri delle singole piattaforme, preferendo riportare solo il totale giornaliero delle persone che utilizzano la “famiglia di app”, cifra che a luglio 2024 aveva toccato i 3,48 miliardi.
Oggi, con i 3 miliardi di utenti dichiarati, Instagram conferma una traiettoria di crescita che lo colloca al centro della strategia Meta. Non è più soltanto la piattaforma di condivisione di foto e video, ma un vero ambiente dove convergono creator, brand, aziende e community.
Instagram ha raggiunto i 3 miliardi di utenti attivi
Un segnale che conferma un cambio generazionale già in corso. Facebook resta un colosso, ma Instagram si impone sempre di più come la piattaforma di riferimento.
La crescita globale annunciata da Zuckerberg si inserisce quindi in una tendenza più ampia, che vede Instagram non solo consolidarsi nel mercato internazionale ma anche assumere una posizione di leadership anche nel contesto europeo.
Instagram, una piattaforma che guarda avanti
Il futuro di Instagram sarà determinato dalla capacità di mantenere vivo questo equilibrio tra innovazione e centralità per gli utenti. Con i Reels e l’intelligenza artificiale, la piattaforma continua a ridisegnare la propria identità.
E con 3 miliardi di persone collegate ogni mese, ha davanti a sé una responsabilità sempre maggiore nel definire il modo in cui ci informiamo, ci intratteniamo e costruiamo relazioni online.
Un elemento, visto il panorama attuale, non da poco da gestire con molta responsabilità anche da parte nostra.
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[Immagine realizzata da Franz Russo attraverso la IA generativa, utilizzando il modello ChatGPT-5]
LinkedIn cresce in UE e in Italia, ma resta forte il divario tra iscritti e utenti attivi. Solo un terzo usa poi davvero la piattaforma: in Italia 6,4 mln su 23 mln registrati.
LinkedIn, negli ultimi giorni, ha reso noti i dati aggiornati richiesti dal Digital Services Act per il primo semestre 2025, offrendoci così una fotografia più nitida della sua presenza in UE.
Sono numeri che mostrano una crescita costante, ma che al tempo stesso mettono in evidenza un divario sempre più marcato tra utenti registrati e utenti realmente attivi.
Accanto agli utenti attivi, i dati DSA riportano anche un volume significativo di traffico “non loggato”. Ossia, 213 milioni di visite mensili da parte di chi non accede con il proprio account. Un numero enorme, che però non si traduce automaticamente in un utilizzo effettivo della piattaforma.
Dove LinkedIn cresce di più
La crescita non è distribuita in modo uniforme. Alcuni Paesi mostrano un incremento molto marcato degli utenti attivi:
LinkedIn cresce in Italia ma solo 1 utente su 3 è attivo
La crescita di LinkedIn in Italia
E veniamo all’Italia.
Nel nostro paese, il numero degli utenti loggati attivi è passato da 6,0 milioni nel secondo semestre 2024 a 6,4 milioni nel primo semestre 2025. Con un incremento di circa il 6,7% che, pur non avendo i numeri di altri Paesi più piccoli, indica un andamento positivo e costante.
Interessante anche osservare i dati relativi al traffico “non loggato”. In Italia le visite mensili da utenti non loggati sono passate da 13,7 milioni a 19,9 milioni, con un aumento del 45%.
LinkedIn: iscritti contro utenti attivi, il vero divario
Se ci fermassimo ai numeri complessivi, potremmo dire che LinkedIn in UE continua a crescere e a rafforzare la sua base di utenti. Ma i dati DSA ci permettono di fare un passo ulteriore e di mettere a fuoco la particolarità della piattaforma. E parliamo della differenza tra iscritti e utenti attivi.
LinkedIn, a fini di marketing (secondo varie fonti), conterebbe di avere oltre 160 milioni di membri registrati in UE. Confrontando questo dato con i 54,7 milioni di attivi mensili, notiamo che la percentuale di chi utilizza realmente la piattaforma almeno una volta al mese si ferma attorno al 34%.
Stesso discorso per l’Italia. Secondo il report Digital 2025 di DataReportal, nel nostro Paese LinkedIn conta 23 milioni di utenti registrati. Mettendo a confronto questo dato con i 6,4 milioni di utenti attivi mensili indicati dal DSA, emerge che meno di 3 iscritti su 10, più o meno il 28%, usa davvero LinkedIn ogni mese.
In altre parole, milioni di utenti italiani hanno un account LinkedIn, solo che la maggior parte non lo utilizza con costanza o lo ha abbandonato nel tempo.
Traffico “non loggato” e account dormienti
Un’altra distinzione importante riguarda le visite da utenti non loggati. Spesso si tende a confondere questi numeri con la quota di iscritti inattivi.
In realtà, i dati “logged-out” includono sia persone che hanno un account ma non fanno login, sia visitatori occasionali che non sono registrati e che accedono magari a un profilo o a una pagina pubblica.
Importante fare un po’ di chiarezza. La massa di traffico non loggato, pur essendo alta, non rappresenta automaticamente utenti che hanno abbandonato la piattaforma. Per misurare l’inattività bisogna sempre confrontare gli iscritti totali con gli utenti loggati attivi.
LinkedIn, il quadro complessivo
I dati ci consegnano un’immagine con una doppia faccia. Da una parte LinkedIn continua ad ampliare la sua base di utenti attivi in UE, con un trend positivo anche in Italia.
Dall’altra, resta evidente il divario tra iscritti e utilizzatori reali: milioni di persone hanno un account, ma non accedono con regolarità o hanno smesso di usare la piattaforma.
In Italia, questo significa – ripetiamo – che su 23 milioni di iscritti, solo 6,4 milioni la usano effettivamente ogni mese.
Una differenza, già nota per la verità. Va comunque sottolineata l’importanza di guardare non soltanto ai numeri “di vetrina”. Importanti, ma non dicono tutto.
Perché il caso LinkedIn colpisce di più
Se questa dinamica può sembrare comune ad altre piattaforme digitali, e lo è, il caso LinkedIn assume un significato diverso.
A differenza di piattaforme social media generaliste, come Facebook o TikTok, LinkedIn nasce per una finalità precisa. E cioè, quella di connettere professionisti, aziende e anche studenti.
Per chi lavora, per chi è alla ricerca di un nuovo lavoro, per chi vuole costruire un nuovo network di contatti, LinkedIn è quasi “obbligato”. Magari aggiungiamo qualche altra virgoletta, ma è chiaro il senso.
Proprio per questo motivo, il divario tra iscritti e attivi colpisce ancora di più.
Significa che milioni di persone si registrano a LinkedIn per esserci, per frequentare un ambiente considerato rilevante, ma poi non lo usano, per motivi diversi, in modo costante.
In molti casi si tratta di iscrizioni “di facciata”, che confermano l’importanza simbolica della piattaforma più che il suo utilizzo reale.
In chiusura, LinkedIn cresce, ma la sua forza resta ancora limitata a chi davvero la frequenta con regolarità. E in Italia, oggi, sono meno di tre su dieci.
Per ora ci fermiamo qua, anche perché il tema è molto vasto.
E voi che ne pensate? Qual è la vostra esperienza con LinkedIn?
Instagram supera Facebook in Italia e in UE: cresce dieci volte più velocemente. I dati del Digital Services Act mostrano un cambiamento profondo nel panorama dei social media.
Per anni Facebook è stato considerato il centro della vita digitale, la piattaforma madre dei social media. Oggi però i dati, pubblicati di recente, ci raccontano un’altra storia.
Instagram cresce molto più di Facebook, addirittura dieci volte di più nei Paesi UE. Un dato rilevante, che segna una svolta nel panorama dei social media in UE.
I dati sulla Trasparenza delle piattaforme Meta
Le informazioni arrivano dai report semestrali che le piattaforme sono obbligate a pubblicare in base al Digital Services Act (DSA), il regolamento europeo che impone trasparenza su utenti attivi e moderazione.
Tra gennaio e giugno 2025, Facebook ha totalizzato 263,6 milioni di utenti attivi mensili nell’UE, mentre Instagram ha raggiunto 281,8 milioni.
Ma il dato più rilevante riguarda il ritmo di crescita: Facebook è cresciuto appena dello 0,65%, mentre Instagram ha registrato un +6,17%, dieci volte tanto.
Un dato che conferma come Instagram sia diventato oggi il punto di riferimento per milioni di utenti italiani, non più solo la piattaforma dei giovanissimi. Nel tempo, Instagram è diventato per molti uno spazio dove ci si informa, si interagisce con brand, creator e aziende.
Germania e Spagna: il divario più ampio
La crescita di Instagram è ancora più impressionante in Germania e Spagna:
in Germania, Instagram conta 47,2 milioni di utenti, contro i 32,9 milioni di Facebook; una differenza di 14,3 milioni, pari a un +43,4%.
in Spagna, Facebook registra 27,1 milioni di utenti, mentre Instagram arriva a 37,5 milioni; un sorpasso di 10,4 milioni, pari al +38,3%.
in Francia, invece, i numeri sono più vicini; Facebook 42,9 milioni, Instagram 43,7 milioni.
Instagram cresce più di Facebook anche in Italia – La tabella
Perché Instagram suoera Facebook
Instagram è riuscito a evolvere.
Negli anni ha assorbito formati da altre piattaforme, dalle Stories “copiate” da Snapchat ai Reels “presi in prestito” da TikTok. Fino a diventare un ecosistema capace di adattarsi a diverse modalità di consumo dei contenuti.
Facebook, invece, è rimasto legato a un modello di interazione testuale e a un’immagine percepita come meno attuale. Non ha saputo attrarre le nuove generazioni, e oggi paga una crescita ferma e un pubblico che invecchia.
In pratica, mentre su Instagram il cambio generazionale c’è stato e si vede, su Facebook non è mai avvenuto.
La centralità del video breve su Instagram
Il motore principale della crescita di Instagram è il video breve.
I Reels, oggi estesi fino a tre minuti, rappresentano il cuore dell’esperienza e trattengono l’attenzione degli utenti. È su questo terreno che Instagram sfida direttamente TikTok, che in UE continua a crescere.
Tra l’altro, i dati sulla Trasparenza di TikTok in seno al DSA certificano che la piattaforma ha raggiunto 200 milioni di utenti attivi mensili, in aumento rispetto ai 170 milioni precedenti.
La competizione è aperta, ma Instagram ha consolidato la sua posizione, diventando la piattaforma centrale nell’ecosistema Meta.
Una svolta generazionale
Possiamo quindi dire che va delineandosi un panorama molto chiaro. E Facebook non è più il punto di riferimento in UE.
Instagram ha preso il suo posto, diventando lo spazio privilegiato non solo per intrattenimento e relazioni con creator e brand, ma anche per informarsi e costruire il proprio racconto digitale.
È una svolta generazionale che ridefinisce le dinamiche della comunicazione online. Un sorpasso che non è solo nei numeri, ma nel linguaggio, nei formati e nella cultura digitale quotidiana degli utenti europei.
Meta, X e LinkedIn si oppongono e la questione si fa politica. L’Italia richiede il pagamento l’IVA alle piattaforme digitali, considerando le registrazioni degli utenti come transazioni imponibili.
Nei mesi scorsi, attraverso le autorità competenti in materia, aveva richiesto alle piattaforme digitali il pagamento di Iva arretrata, per un ammontare di oltre 1 miliardo di euro.
Ebbene, così come riportato da Reuters, le big tech proprietarie delle piattaforme digitali, quindi Meta, X e LinkedIn, si sono opposte impugnando la richiesta.
Si tratta di un precedente in quanto per la prima volta il nostro paese non raggiunge un accordo e, di conseguenza, si cerca la sponda Bruxelles per fare in modo che le aziende paghino il dovuto.
Di fatto, questa è una situazione che rischia di inasprire ancora di più i rapporti Usa/UE, già alle prese con la delicata situazione dei Dazi.
La richiesta IVA sulle “transazioni imponibili”
Come noto, in Italia l’IVA si applica su tutti i beni e servizi. Di conseguenza, nel caso delle piattaforme digitali, le autorità fiscali stanno cercando di estendere questa tassazione anche ai social media, considerando le registrazioni degli utenti come ‘transazioni imponibili’.
Meta, X e LinkedIn si oppongono alla richiesta IVA dell’Italia
L’Italia richiede quindi alle piattaforme digitali arretrati di Iva pari ad oltre 1 miliardo di euro. Nello specifico: 887,6 milioni di euro a Meta; 12,5 milioni di euro a X e circa 140 milioni di euro a LinkedIn.
Successivamente all’avviso di accertamento inviato dall’Agenzia delle Entrate, quando erano già scaduti i termini, Meta, X e LinkedIn hanno presentato ricorso presso la corte tributaria di primo grado.
La questione rischia di diventare politica
Ora, la questione diventa politica perché le stesse piattaforme si aspettano che ci sia un intervento da parte dell’amministrazione Trump in loro difesa. E non è escluso che ciò accada visti i fatti di questi ultimi giorni riguardo ai dazi.
E poi perché l’azione italiana potrebbe poi essere estesa a tutti i paesi UE a 27. Di conseguenza si potrebbe giungere ad una armonizzazione del provvedimento e portare le piattaforme digitali al pagamento delle tasse sulla base delle iscrizioni degli utenti in ciascun paese.
Al momento solo Meta ha fatto una dichiarazione in merito. La società fondata e guidata da Mark Zuckerberg ha replicato di aver “collaborato pienamente con le autorità italiane”, ma di essere “fortemente in disaccordo con l’idea che fornire agli utenti l’accesso alle piattaforme online debba essere soggetto a IVA”.
LinkedIn ha affermato di non avere “nulla da condividere al momento”. Mentre X, la piattaforma di Elon Musk, al momento non ha espresso alcun commento in merito.
Vedremo come si svilupperà la vicenda che potrebbe ottenere un risultato non prima della primavera del 2026.
Gli utenti attivi, al mese, su Threads sono 175 milioni. L’annuncio lo ha fatto Mark Zuckerberg proprio sulla piattaforma di Meta lanciata esattamente un anno fa. Un successo o ci si aspettava qualcosa di più?
Come si può interpretare questo risultato? Come un successo o come un insuccesso?
Intanto diciamo che questo risultato è frutto anche dell’arrivo di Threads in UE, avvenuto lo scorso dicembre. Quindi un incremento c’è stato.
E, soprattutto, si tratta ancora di un dato che è frutto del traino di Instagram. Senza il quale, forse, o probabilmente, questi dati non ci sarebbero stati ancora.
Threads, dopo un anno ci si aspettava di più
Forse ci si aspettava qualcosa di più. Soprattutto dopo la partenza a razzo, è il caso di dire. Ricorderete tutti che Threads in pochi giorni raggiunse i 100 milioni di utenti, graie anche al fatto di accedere alla piattaforma usando Instagram.
A dicembre dello scorso anno gli utenti erano circa 130 milioni. E oggi si scopre che, a distanza di 6 mesi, l’app è cresciuta di altri 45 milioni di utenti.
Threads è stata lanciata da Meta con un obiettivo molto chiaro. E cioè quello di provare a dare una nuova casa ai tanti utenti che, da ottobre 2022 con l’inizio dell’era Elon Musk, abbandonavano Twitter.
Threads, il sorpasso su X non c’è stato
Ora, se guardiamo questo dato in relazione a questo obiettivo, allora possiamo dire che in effetti il sorpasso su X (come si chiama oggi) non c’è stato. Anche se non si conoscono dati certi, e anche se la narrazione che fa Musk e il suo entourage appare esagerata (si narra di 600 milioni di utenti), di certo l’obiettivo di porsi come alternativa, numerica, a quella piattaforma, non è stato raggiunto.
E forse non lo sarà ancora per molto tempo.
Questo perché Threads si pone come una piattaforma, fatta di parole, dove non c’è spazio per la politica e per le notizie. Si tratta di un intento chiarito più volte da Adam Mosseri, il capo di Instagram.
Meta sta abbandonando le news
Ed è un intento messo in atto anche da Meta. Non è un caso che l’azienda di Zuckerberg sta progressivamente abbandonando il mondo delle notizie dando più spazio agli aggiornamenti personali.
Anche Facebook non va più visto come un luogo di condivisione di notizie. La stessa azienda sta adottando iniziative che allontana le sue piattaforme da ciò che per lungo tempo è stato invece redditizio.
Ed era redditizio anche per Twitter, che sulle notizie ha costruito tutta la propria esistenza.
Ma Threads, per bocca di Mosseri, spiega che la decisione di non considerare la politica e le notizie al centro della piattaforma è per preservare la salute della piattaforme stessa. Per preservare conversazioni sane all’interno di Threads.
Vero. Su questo Twitter ha pagato un duro prezzo, non riuscendo ad monitorare e a controllare con una struttura forte.
Mosseri punta sulle celebrities
Mosseri vuole puntare quindi sulle celebrities, sugli influencer. Sono questi gli ambiti che riguarderanno le news che gli utenti condivideranno. Supportati dall’algoritmo. E forse neanche questo basta.
Ad aprile c’è stato il grande arrivo di Taylor Swift, che è approdata su Threads per lanciare il nuovo album. Tante energie per cercare di attrarre l’attenzione degli utenti. Solo che da aprile l’account della star planetaria, con 10 milioni di follower, non condivide più nulla.
Meno attenzione alla politica nell’anno delle elezioni presidenziali Usa rischia di frenare la crescita delle conversazioni. Pur riconoscendo che il rischio che tutto diventi difficile da gestire esiste.
Comunque sia, Threads ha superato l’anno di vita ed è già un grande risultato per Meta. Specie dopo i diversi progetti che non sono riusciti a proseguire la loro strada.
Rumors danno per certo l’approdo degli annunci pubblicitari su Threads all’inizio del prossimo anno. E questo sarebbe un bel banco di prova.
Vedremo come Threads supererà questi messi che ci dividono dalle elezioni presidenziali. E se qualcosa cambierà in corsa.
Threads, la rivale di X, lancia la funzione di salvataggio post, con la possibilità di attirare utenti. Ecco un veloce raffronto tra le due piattaforme e le sfide che hanno davanti.
Questa nuova funzionalità consente agli utenti di archiviare contenuti di interesse in una sezione dedicata, accessibile in qualsiasi momento. Questa funzionalità mira a migliorare l’esperienza utente, permettendo una maggiore personalizzazione e organizzazione dei contenuti.
Su Threads si possono salvare i post
Inizialmente disponibile solo per un numero limitato di utenti beta, è stata ora estesa a tutti, alimentando la competizione con X di Elon Musk.
La funzione di salvataggio dei post consente agli utenti di Threads di archiviare i post che considerano interessanti o utili, creando una sorta di collezione personale.
I post salvati possono essere organizzati in raccolte personalizzate e possono essere facilmente consultati in qualsiasi momento.
L’introduzione del salvataggio dei post rappresenta un passo importante per Threads. La funzionalità mira a:
Migliorare l’esperienza utente. E quindi permettere agli utenti di conservare facilmente i contenuti che apprezzano per consultarli in futuro.
Aumentare l’engagement. Nel senso di incentivare gli utenti a esplorare e interagire con la piattaforma, creando un archivio di contenuti di valore.
Agevolare la scoperta di contenuti. Vale a dire facilitare la ricerca di post interessanti su una varietà di argomenti.
Threads si sta posizionando come piattaforma concreta nel difficile panorama dei social media. Ormai prona a sfidare direttamente piattaforme consolidate come X di Elon Musk.
Con un’interfaccia intuitiva e funzionalità innovative, Threads sta attirando un numero crescente di utenti.
La piattaforma sta sperimentando costantemente nuovi aggiornamenti, puntando a una personalizzazione accurata e ad una esperienza utente sempre più fluida e coinvolgente.
Threads e X, numeri a confronto
Ma proviamo a fare un veloce raffronto tra le due piattaforme. Ricordiamo che Threads è stata presentata a luglio scorso come alternativa appunto di X. Di conseguenza, appare logico il raffronto con la piattaforma di Musk.
Sappiamo bene che oggi proprio la piattaforma di Musk rispecchi sempre di più gli umori del suo proprietario. Umori che rivelano, in maniera sempre più evidente, un concetto controverso della libertà di espressione.
Ma Threads per ora non demorde e va consolidando il suo ruolo di “vera alternativa” a X.
Sullo sfondo c’è la grande sfida delle elezioni presidenziali americane del prossimo novembre. Un appuntamento che ci dirà se Threads è davvero l’alternativa che tutti aspettavano.
E ci dirà anche se quell’appuntamento sarà per X la sua fine o la sua consacrazione.
Passiamo adesso al veloce raffronto a cui facevo riferimento prima.
Threads conta 160 milioni di utenti
Approdata in UE il 14 dicembre 2023, Threads ha 160 milioni di utenti (numero di utenti totali). La piattaforma è partita con una crescita molto rapida ma poi rallentata nei mesi successivi.
Threads ha guadagnato 70 milioni di utenti entro 48 ore dal suo lancio, diventando la piattaforma social cresciuta più rapidamente nella storia.
Dopo aver raggiunto il traguardo dei 100 milioni di utenti in soli 4 giorni, ha aggiunto solo altri 60 milioni di utenti nei mesi successivi.
Threads conta 130 milioni di utenti attivi mensili.
E quindi, Threads ha un totale di 160 milioni di utenti registrati. E 130 milioni di questi utenti sono stati attivi, al mese, sulla piattaforma.
X oltre 500 milioni di utenti registrati
Il numero di utenti globali di X, invece, è un argomento complesso e non esiste una risposta definitiva.
Invece X ha, secondo statistiche recenti, 528,3 milioni di utenti mensili monetizzabili. Le previsioni dicono che può raggiungere i 652,23 milioni entro il 2028.
In termini di utenti attivi giornalieri monetizzabili, la piattaforma conta 237,8 milioni di utenti.
Gli Stati Uniti guidano per numero di utenti, con 95,4 milioni di utenti, di cui 41,5 milioni sono utenti attivi quotidiani monetizzabili
La maggior parte degli utenti di X si concentra nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni, che costituisce il 38,5% del totale degli utenti.
Tenendo conto della difficoltà nell’avere dati certi rispetto a X, è evidente che la piattaforma di Musk conta su una base utenti più cospicua.
Threads e X, le sfide per il futuro
Threads, dal canto suo, può effettivamente insidiare X migliorando la piattaforma, specie dal punto di vista della sicurezza e della protezione da notizie e informazioni false.
Infatti, questo permetterà agli utenti di poter estendere la visibilità dei contenuti attraverso la pubblicazione su altre piattaforme, come appunto Mastodon.
Si tratta di un passaggio, questo, che al momento Elon Musk non prende minimamente in considerazione.
Eppure lui aveva preso inizialmente parte, insieme a Jack Dorsey, alla nascita di quel progetto decentralizzato che oggi è Bluesky.
Ovviamente, a fronte di queste considerazioni, il tutto potrà essere confermato, o meno, dai dati dei prossimi tre mesi di Meta. Quando si avrà un quadro più chiaro del peso degli utenti UE su Threads.
Gli utenti TikTok in Europa sono oltre 150 milioni. La società cinese comunica anche che i dipendenti nel vecchio continente sono oltre 5 mila in 10 paesi. Gli investimenti prevedono anche un secondo data center in Irlanda dove migreranno i dati degli utenti europei.
A distanza di due anni, negli Usa al centro del dibattito c’è ancora la “minaccia” TikTok, per via dei rapporti Usa-Cina, proprio in questo momento storico, non proprio idilliaci, l’app cinese di proprietà di ByteDance continua ad investire in Europa. E questo produce, tra gli altri risultati, un risultato positivo anche per quanto riguarda il numero di utenti che usa la piattaforma di video brevi.
TikTok, proprio per la situazione creatasi negli Stati Uniti, come dicevamo, ha continuato ad investire nel vecchio continente a supporto di una community che ora conta più di 150 milioni di utenti, erano 100 milioni a settembre del 2020.
A livello globale, gli utenti di TikTok sono oltre 1,5 miliardi e 1 miliardo è il numero degli utenti attivi mensili. E poi, quasi un quarto degli utenti social media a livello globale usa TikTok, ossia il 23%. Altro dato che ci offre la misura del fenomeno TikTok a livello globale è che ogni giorno, sulla piattaforma, vengono visualizzati oltre 1 miliardo di video.
L’azienda cinese si impone in Europa anche dal punto di vista della presenza fisica con oltre 5 mila le persone impiegate in 10 Paesi europei: Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia e Regno Unito.
La società fa sapere che gli investimenti vanno nella direzione di garantire alla community europea e ai suoi dati la massima protezione e sicurezza, in particolare per quel che riguarda le nuove normative. La scorsa settimana TikTok ha presentato il suo primo report di riferimento in accordo con il Codice rafforzato di buone pratiche sulla disinformazione che fornisce oltre 2.500 data point sull’implementazione e l’applicazione delle policy di TikTok in 30 diversi Paesi europei. È in aggiunta in corso un piano specifico per garantire la futura conformità con il Digital Services Act (DSA) dell’Unione Europa.
La trasparenza e la sicurezza sono gli elementi chiave che guidano gli investimenti di TikTok: è prevista a marzo l’apertura della sede dell’European Transparency and Accountability Centre a Dublino, mentre prosegue la pubblicazione dei rapporti trimestrali sull’applicazione delle Linee Guida della Community, nei quali l’azienda fornisce informazioni dettagliate sulla natura dei contenuti e degli account rimossi dalla piattaforma.
Per estendere la capacità di conservazione dei dati in Europa, è in fase avanzata di finalizzazione un piano per la creazione di un secondo data center in Irlanda e sono in corso le trattative per sviluppare un terzo data center in Europa. I dati degli utenti europei cominceranno a migrare nei nuovi data center quest’anno e continueranno nel 2024.
Infine, come parte del percorso di costruzione del rapporto di fiducia con la community, TikTok continua ad attuare la strategia di data governance delineata per l’Europa l’anno scorso che prevede un’ulteriore limitazione dell’accesso ai dati degli utenti europei da parte dei dipendenti, oltre a minimizzare i flussi di dati al di fuori dell’Europa e conservare in loco quelli degli utenti europei.
Da quando Elon Musk ha preso possesso di Twitter altre piattaforme social media hanno conosciuto un momento di grande crescita, come Mastodon. Ad oggi gli utenti attivi mensili sulla piattaforma decentralizzata sono 2,5 milioni.
Mastodon è sempre più popolare e usato. L’impennata di utenti si è registrata da quando Elon Musk ha preso possesso di Twitter, quindi tra la fine di ottobre e il mese di novembre.
Spesso presentato come alternativa a Twitter, Mastodon ha ufficializzato alcuni numeri che dimostrano quanto questo successo sia ormai evidente e concreto. In un post sul sito ufficiale di Mastodon, Eugen Rochko, CEO, fondatore e sviluppatore principale di Mastodon, ha dichiarato che la piattaforma decentralizzata ha registrato un balzo nel numero di utenti dai 300 mila di ottobre ai 2,6 milioni di utenti attivi mensili del mese di novembre.
Numeri che dimostrano quale sia stata la reazione di alcuni utenti al passaggio di Twitter nelle mani del fondatore della Tesla. La risposta è evidente.
Il post di Rochko, in cui dichiara questi numeri, era in realtà nato in risposta ai divieti, imposti da Elon Musk e poi revocati, di condividere su Twitter link che riportano a Mastodon come anche ad altre piattaforma social media, com Facebook, Instagram, Tumblr e altre. Ma anche in risposta alla sospensione dei giornalisti, poi reintegrati.
“Questo ci ricorda che le piattaforme centralizzate possono imporre limiti arbitrari e ingiusti su ciò che si può o non si può dire, tenendo in ostaggio il proprio social graph”, ha scritto Rochko. “Noi di Mastodon crediamo che non ci debba essere un intermediario tra voi e il vostro pubblico e che, soprattutto, i giornalisti e le istituzioni governative non debbano affidarsi ad una piattaforma privata per raggiungere il proprio pubblico”.
Rochko pone un tema serio, argomento che mai come adesso si trova ad essere al centro del dibattito sui social media, quando ormai volgiamo verso la fine di questo anno ancora difficile, sulla scia dei precedenti.
Mastodon è la piattaforma che più di altre raccoglie l’opportunità del momento, con il conseguente aumento di utenti attivi. Ma non è la sola piattaforma. Anche Tumblr ha ripreso vigore in questo periodo, facendo registrare un aumento di utilizzo della piattaforma del 96% negli Usa e del 77% in tutto il mondo.
Solo qualche giorno fa l’attore Mark Ruffalo invitava i suoi follower a seguirlo su Tumblr. “Man mano che Twitter diventa più imprevedibile e dannoso per i gruppi emarginati, sto esplorando altre strade per connetterci”.
As Twitter grows more unpredictable & harmful to marginalized groups, I'm exploring some other avenues for us to connect. I’m excited to continue to foster and be in our great community. If you’d like to come along for the ride, here’s where to find me ⬇️
Ma, come ricordato anche in altre occasioni, la situazione di Twitter, e non solo, pone le piattaforme social media a ripensare il proprio modello, ripensare e ricercare una nuova identità. Abbiamo già detto che forse ci troviamo di fronte ad un bivio stretto, superato il quale, qualsiasi direzione si decida di percorrere, i social media, per come li abbiamo conosciuti sin dall’inizio, rischiano di cambiare per sempre.
Vedremo se il 2023 sarà l’anno in cui manterrà la sua tendenza in crescita e come cambieranno i social media. Noi saremo qui a raccontarvelo.
Instagram supera i 2 miliardi di utenti. A scoprirlo è stata la CNBC che secondo quanto riportato da alcuni dipendenti di Meta, il traguardo è stato raggiunto ad ottobre.
Era dal giugno del 2018 che non si aveva più notizie del numero effettivo degli utenti attivi al mese su Instagram. Ma lo scoop della CNBC rivela oggi che quel numero ha superato i 2 miliardi di utenti. Non sono dati ufficiali, certo, ma comunque sono per avere un quadro effettivo sulla app di proprietà di Facebook, cioè no, di Meta.
La notizia viene diffusa dal sito specializzato in informazioni aziendali e finanziarie citando come fonte dipendenti che lavorano in Instagram “con conoscenza della metrica” che riguarda, dal punto di vista temporale, il dato di questo autunno, quindi in chiusura della terza trimestrale.
I dipendenti, citati da Salvador Rodriguez nel suo scoop, raccontano di essere venuti a conoscenza del numero all’interno di conversazioni interne all’azienda e, nello specifico, uno di essi ha rivelato che il traguardo dei 2 miliardi di utenti è stato raggiunto qualche giorno prima che Facebook cambiasse il nome in Meta.
Intanto TikTok supera il miliardo
Stiamo parlando di un dato che non è stato confermato da fonti ufficiali di Instagram, anche se resta comunque verosimile. Un dato questo che assume una importanza rilevante in un momento in cui la concorrenza di TikTok, che ha superato 1 miliardo di utenti (restando comunque vietata in India) si fa sempre più agguerrita e nel momento in cui Instagram è stata al centro dei Facebook Files.
E proprio in relazione alle rivelazione di Frances Haugen, nei giorni scorsi il Congresso Usa ha ascoltato il CEO Adam Mosseri in audizione, il quale ha dichiarato che l’app è ormai pronta ad introdurre il parental control. Questo, in risposta a tutta la polemica sollevata dalle rivelazioni della Haugen in merito alla pericolosità di Instagram sugli adolescenti.
Restando sul dato dei 2 miliardi di utenti, che come detto Instagram non ha confermato, e forse non lo farà (visto i tempi che corrono, appunto), va rilevato un ulteriore dato. E cioè, cosa peraltro nota, Instagram ha impiegato 8 anni per raggiungere il miliardo di utenti e, guardando questo dato, solo 3 anni per raggiungere i 2 miliardi di utenti.
Instagram continua a crescere
Un segnale non di poco conto, a dimostrazione che Instagram, nonostante davvero tutto quello che abbiamo visto nel corso di questo anno, continua a crescere. Se guardiamo Facebook e Instagram, le due principali piattaforme di Meta, allora notiamo mentre Instagram ha raddoppiato la sua base utenti in tre anni, Facebook è cresciuta solo del 30%. E poi, dal punto di vista delle entrate, secondo gli analisti finanziari Instagram dovrebbe crescere entro il prossimo anno del 30% fino a 60,5 miliardi di dollari, mentre Facebook crescer del 18%, arrivando a 135,1 miliardi di dollari.
Questo scenario appena visto indica una sola cosa. E cioè che se è vero che Meta punti dritto verso il metaverso, combinando realtà virtuale e realtà aumentata, è però anche vero che per raggiungere quell’obiettivo è necessario che Instagram continui il suo percorso di crescita. Al momento è l’elemento più importante di tutta la famiglia Meta.
Social Media a livello globale 2021, ecco l’atteso report di We Are Social e Hootsuite, “Digital 2021: Global Overview Report”, che ci offre uno sguardo sulle piattaforme più usate, e non solo. In attesa dei dati italiani.
Puntuale, come sempre in questo periodo dell’anno, arriva forse uno dei report più interessanti perché denso di dati. Stiamo parlando di Digital 2021: Global Overview Report, l’indagine che We Are Social pubblica insieme a Hootsuite ci presenta l’anno che è da poco iniziato offrendoci una panoramica su Digitale, in questo caso a livello globale.
I dati italiani arriveranno, e come sempre puntuali anche questi, un po’ più avanti. Infatti il 10 febbraio saranno presentati all’interno di un webinar e poi li racconteremo anche qui. E, intanto che arrivino i dati nostrani, diamo un’occhiata ai dati globali dove l’effetto della pandemia è evidente.
A livello globale, gli utenti internet sono 4,66 miliardi (su una popolazione totale nel mondo di 7,83 miliardi), un numero in crescita del 7,3%, o 316 milioni; mentre sono 4,2 miliardi gli utenti sui social media, con una crescita a doppia cifra: +13%, o 490 milioni di utenti. Gli utenti Mobile nel mondo sono 5,22 miliardi, con una crescita più live rispetto agli altri dati precedenti, infatti aumenta nel 2020 sono dell’1,8%, o 93 milioni di utenti.
Il nostro focus, per quello che è il tema più rilevante dal nostro punto di vista, è sui Social Media, strumenti di comunicazione che, proprio durante il lockdown e lungo tutto il 2020, hanno giocato un ruolo fondamentale.
Il 2021, è tema di questi giorni, è per i Social Medial’anno della Consapevolezza, forse. Tema che in realtà potrebbe risultare “datato”, ma che, alla luce degli eventi del 2020 e, soprattutto, di questo inizio d’anno, riemerge con forza. E i dati ci aiutano a comprendere meglio anche questo fenomeno, in attesa dei dati italiani.
Social Media 2021, utenti globali
Abbiamo visto prima che il numero degli utenti Social Media a livello globale cresce del 13,2%, quasi mezzo milione di utenti in più, arrivando ad un totale di 4,2 miliardi. La quasi totalità degli utenti usa il mobile per accedere ai propri strumenti.
Social Media 2021, tempo trascorso sulle piattaforme
Un aspetto sempre molto interessante è il tempo trascorso sui Social Media. Ebbene, il dato è cresciuto ma non quanto forse ci si aspettava. Infatti il dato delle 2 ore e 25 minuti al giorno (quasi un giorno interno alla settimana) è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente, facendo registrare appena lo 0,4%. Il paese dove si trascorre il tempo maggiore è le Filippine con 4 ore e 15 minuti. Dalla parte opposta il Giappone, il paese che fa registrare il periodo trascorso sui social media più basso: soli 51 minuti.
Il balzo in effetti lo fa il tempo trascorso su Internet con +4%, con 6 ore e 54 minuti al giorno. E anche qui troviamo Filippine e Giappone ai due estremi con, rispettivamente, 11 ore e 4 ore e 25 minuti.
E restando in tema social media, un aspetto interessante che emerge dal report è quello della social search, ossia usare i social media come motore di ricerca. L’aspetto interessante, appunto è che queste piattaforme vengono usate soprattutto dai più giovani come strumento per effettuare ricerche, come il 53,2% dei giovani tra 16-24 anni. Poi questa voce va calando man mano che si sale con l’età.
Social Media 2021, le piattaforme più usate
E, infine, queste sono le piattaforme social media più usate nel mondo, dato aggiornato al 25 gennaio 2021:
Come vedete, Facebook resta comunque la piattaforma più usata a livello globale che nel frattempo, come abbiamo visto con i dati dell’ultima trimestrale del 2020, ha raggiunto 2,8 miliardi di utenti. Seguita da YouTube con 2,29 miliardi di utenti. Sul podio, in terza posizione WhatsApp con 2 miliardi di utenti che in realtà saranno anche di più. Un dato interessante è le piattaforme che si posizionano nelle prime 6 posizioni superano il miliardo di utenti e la metà di queste superano i 2 miliardi di utenti.
Balzo in avanti di TikTok con 689 milioni di utenti a livello globale e la gemella cinese, Douyin, con 600 milioni di utenti. Telegram, con il balzo degli ultimi giorni arriva a 500 milioni di utenti, mentre Twitter resta ancora indietro nelle retrovie con 353 milioni di utenti. E chiude Quora con 300 milioni.
Ecco, questi i dati più rilevanti rispetto al tema Social Media, quello che più sentiamo vicino ai nostri temi. Considerazioni finali sono che lo scenario delle piattaforme Social Media, in questo 2021, cambierà ancora. L’emergere del fenomeno Clubhouse farà sentire i suoi effetti e, aspetto da non sottovalutare, aumenterà la Consapevolezza degli utenti rispetto al modo di usare queste piattaforme. Aspetto che le aziende, chiamate anch’esse ad una nuova consapevolezza degli strumenti, dovranno tenerne conto.
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