Autore: Franz Russo

  • Twitter passa a 280 caratteri, sarà davvero utile? Ecco le risposte degli esperti

    Twitter passa a 280 caratteri, sarà davvero utile? Ecco le risposte degli esperti

    Twitter, come annunciato alla fine del mese di settembre, ha aumentato per davvero i caratteri da 140 a 280 caratteri, perdendo, forse, l’elemento che più di ogni altro caratterizzava questa piattaforma dalle altre. Per questa occasione abbiamo chiesto l’opinione di illustri esperti e personalità del web, come Vera Gheno, Veronica Gentili, Vincenzo Cosenza, Riccardo Scandellari, Giovanni Boccia Artieri, Pier Luca Santoro, Gianluigi Tiddia che commentano questa scelta.

    Alla fine Twitter è passato ai 280 caratteri. Quello che era stato annunciato a fine settembre si è poi verificato per davvero. In molti, infatti, speravano si trattasse solo di un annuncio e nient’altro, come tanti fatti nel corso di questi ultimi due anni, da quando nel 2015 Jack Dorsey, co-fondatore e attuale CEO di Twitter, ha preso le redini dell’azienda di San Francisco. Più volte su questo blog abbiamo evidenziato che in realtà il problema principale di Twitter, la crescita degli utenti sempre più stagnante, si potesse in realtà risolvere investendo sul prodotto, innovandolo. Avevamo individuato un elemento, facendoci anche promotori dell’iniziativa per renderlo ancora più evidente, come il #modificatweet, ossia la possibilità di poter modificare (entro un po’ di tempo) un tweet che spesse volte, a causa della velocità con cui si scriveva e della esiguità di spazio, presentava errori piuttosto evidenti non più modificabili.

    Ecco, quella poteva essere una prima manifestazione di voler innovare il prodotto, esigenza peraltro manifestata da tutti gli utenti a livello globale e verificata dallo stesso Dorsey quando a fine dello scorso anno chiese alla sua base utenti quali fossero le features che utenti avrebbero voluto sulla piattaforma. Per tutta risposta, oggi ci ritroviamo i tweet allargati fino a 280 caratteri.

    twitter 280 caratteri italia

    Ma sarà davvero utile, sarà questa la chiave di volta di Twitter. Per questa occasione abbiamo chiesto ad esperti e personalità del web e dei social media cosa ne pensassero e, nel caso in cui l’introduzione dei 280 caratteri non dovesse bastare, cose servirebbe oggi a Twitter per rilanciarsi. Ecco che cosa hanno risposto:

    pier luca santoro twitterPenso che possa essere una facilitazione ma che sposterà di poco la posizione, ed i relativi problemi, di Twitter. In relazione a quello che potrebbe servire oggi a Twitter, per quanto a me noto, all’interno dello staff di Twitter vi sono alcune persone che hanno lavorato su FriendFeed, credo che Twitter dovrebbe prendere a modello la struttura di FrienFeed, acquisito da Facebook e chiuso illo tempore. Pier Luca Santoro

    vera ghenoPer me, il limite dei 140 caratteri è sempre stato una bella sfida da affrontare, un esercizio di sintesi che affronto ogni giorno come una specie di ginnastica mentale. E ho sempre amato Twitter proprio per il limite così basso di caratteri. Non ho, quindi, un’opinione positiva del passaggio da 140 a 280: ci sono così tanti altri spazi social, in rete, dove scrivere pensieri più lunghi! Ho sempre pensato che il basso numero di caratteri fosse la caratteristica specifica di Twitter. Perché snaturare il social proprio nel suo aspetto più conosciuto? Tra l’altro, a essere sincera, non ho mai sentito nessuno dei miei colleghi twittatori lamentarsi del numero di caratteri. Ho sentito lamentele sul metodo di assegnazione delle spunte blu, o sul sistema degli hashtag sponsorizzati, ma mai sui caratteri. Invece, l’unica innovazione che mi farebbe davvero piacere è la possibilità di modificare i tweet dopo la pubblicazione: a volte l’errore scappa a tutti, ed è un vero peccato dover cancellare il messaggio perdendo magari tutte le interazioni (oppure lasciare il typo a imperitura memoria… non sempre questa soluzione è accettabile). Vera Gheno

    vincenzo cosenzaTwitter perde il suo tratto distintivo, ma se la scelta è basata su dati che mostrano un incremento degli utenti e del tempo di utilizzo, potrebbe riavvicinare le aziende e dare fiato alle finanze aziendali. A quel punto, però, il management dovrebbe immaginare delle novità tese a valorizzare l’unico elemento differenziante rimasto a Twitter ossia la natura pubblica del servizio, in grado di mostrare le opinioni delle persone in tempo reale, come nessun altro medium sociale riesce ancora a fare. Vincenzo Cosenza

    riccardo scandellariA mio avviso potrebbe essere una buona cosa. 140 caratteri per un tweet sono una dimensione in cui possono esprimersi giornalisti e comunicatori. Estendere lo spazio a disposizione per il testo potrebbe essere utile ad avvicinare persone meno capaci di sintesi. Immagino che dietro questa scelta ci sia una ricerca di mercato da parte di Twitter. Riccardo Scandellari

    insopportabileTwitter nasce come social dell’immediatezza, della sintesi, del commento fulminante. Raddoppiare il limite significa togliere la sua caratteristica principale. “More characters. More expression.” significa rinnegare la propria origine, anche perché non è vero che più caratteri a disposizione significhino maggior efficacia nel comunicare. Non credo che il problema della scarsa attrattività di twitter sia dovuta al limite dei caratteri ma credo più nella dispersività del sistema. Trovare modalità più semplici per far capire quanto sia formidabile per le news, ad esempio. Twitter ha bisogno di un modello di business efficiente: pagare gli account per il traffico che generano o per le sponsorizzate che condividono, ad esempio. E usare gli hashtag in maniera più strutturata come canali tematici multimedia. Gianluigi Tiddia (Insopportabile)

    giovanni boccia artieriI 280 caratteri sono il modo di andare incontro alla dimensione espressiva di popolazioni ad esempio non anglofone. Ma il tema è la natura che deve avere questo ambiente: più caratteri presuppongono una dimensione più conversazionale (più spazio per esprimersi) che non trova su Twitter un ambiente adatto a livello di affordance. La forza di Twitter è quella della segnalazione in tempo reale ed aggregazione e per questo 140 caratteri erano sufficienti. Anzi la sintesi è la cifra di Twitter vs la verbosità di altre piattaforme. Il problema è non avere chiara una destinazione d’uso. Giovanni Boccia Artieri

     

    veronica gentiliSinceramente mi sembra un passo azzardato che rischia di far perdere la vera identità alla piattaforma; dopotutto la brevità dei tweet imponeva una capacità di sintesi e “concentrazione” del pensiero che era peculiare di Twitter, un fattore differenziante. Non so se basterà questo per migliorare i numeri di questo social, sinceramente mi sarei più concentrata sulla semplificazione di utilizzo delle varie feature. Se l’obiettivo è quello di accrescere gli utenti, probabilmente rendere la piattaforma più user friendly senza stravolgerne l’identità minando caratteristiche fondamentali, sarebbe stata la scelta migliore. Veronica Gentili

    Ecco, questi i commenti da parte di tutte queste voci autorevoli che ringraziamo per la loro disponibilità. Resta, a monte, l’idea che Twitter abbia fatto una mossa azzardata che, da un lato, le fa perdere il carattere distintivo, e, dall’altro, potrebbe rivelarsi invece efficace per accrescere l’interesse degli utenti.

    Ovviamente, auguriamo sempre lunga vita a Twitter, ma stavolta sarebbe stato meglio concentrarsi su aspetti che più attengono la piattaforma. E rilanciamo il #modificatweet.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook porta Messenger anche sui siti web con Customer Chat

    Facebook porta Messenger anche sui siti web con Customer Chat

    Facebook ha annunciato oggi al Web Summit di Lisbona che da oggi Messenger sarà utilizzabile anche sui siti web attraverso il plugin Customer Chat. La chat diventa quindi un modo per le aziende per interagire con i propri utenti che ormai familiarizzano molto con Messenger.

    Come già ricordato, Facebook ha via via trasformato Messenger in una applicazione di utilità. Ha quindi esteso ancora di più il ruolo che gli competeva, portandolo da semplice chat a strumento di interazione a tutti i livelli. Nello specifico, Messenger è diventato uno strumento con cui sperimentare le chatbot che molte aziende ora utilizzano per interagire e tenere informati i propri utenti. Basti pensare a KLM, la compagni aerea olandese, una delle prime aziende ad adottare Messenger come strumento di customer care con cui informa gli utenti circa il proprio volo.

    Ma tutto questo sta per spostarsi anche sul sito web delle aziende stesse. Già, perchè Facebook ha annunciato oggi al Web Summit incorso a Lisbona il rilascio di Customer Chat, un plugin che permette alle aziende di utilizzare la chat sul proprio sito. Customer Chat sarà disponibile per desktop e per dispositivi mobili ed ora è in versione beta chiusa. E indovinate chi saranno le prime aziende ad usare questo nuovo plugin? Bravi, avete indovinato, saranno proprio le compagnie aeree e, nello specifico, proprio KLM, di cui parlavamo prima, Air France e Volaris, la compagnia aerea messicana low cost.

    Qui in basso vedete l’esempio sul sito Bodeaz Fitness.

    bodeaz messenger chat siti web

    Customer Chat, che fa parte della Messenger Platform, un toolkit pensato per le aziende, sarà quindi uno strumento per le aziende interessante che permetterà di implementare sul proprio sito web tutte le funzionalità dell’app di messaggistica istantanea, inclusa la sincronizzazione delle conversazione da mobile app verso desktop e viceversa. Inoltre, elemento da non sottovalutare, Messenger è ormai diventato uno strumento molto familiare per gli utenti (lo usano più di 1 miliardo) e quindi sarà molto più facile usarlo per chiedere informazioni su prodotti o servizi di interesse. Inoltre, con Messenger Platform 2.2 possono aggiungere un bottone CTA (call-to-action) ai video, alle immagini ed ad altri contenuti per agganciare l’attenzione degli utenti. E poi, Broadcast API permetterà alle aziende di fornire contenuti e informazioni personalizzate per gli utenti.

  • Come creare un contenuto personalizzato per una migliore user experience

    Come creare un contenuto personalizzato per una migliore user experience

    La Digital Transformation offre alle azienda la possibilità di fornire servizi e prodotti offrendo all’utente una esperienza nuova. E questa esperienza trova comunque base su contenuto che varia in relazione all’utente stesso e ai canali usati. “Personalized experience” è il webinar gratuito di Adobe su Connected Experience il prossimo 8 novembre per creare contenuti personalizzati.

    In un contesto di trasformazione digitale e di una comunicazione che è sempre più orientata a sfruttare i canali digitali come strumenti per entrare in contatto diretto con gli utenti, si fa sempre più spazio il contenuto. Se è vero che grazie alla Digital Transformation le aziende hanno la possibilità di offrire servizi e prodotti, è anche vero che l’esperienza offerta cambia, diventa centrale. Come centrale è il contenuto. Ma è necessario veicolare il contenuto nella maniera corretta, avendo ben presente gli utenti a cui ci si vuole rivolgere e i canali che si vogliono utilizzare. Anche sfruttando il machine learning.

    E come si fa?

    La domanda trova facile risposta seguendo il prossimo webinar gratuito “Personalized experience” di Adobe su Connected Experience che si terrà il prossimo 8 novembre 2017. Il webinar, della durata di 45 minuti (dalle ore 12) tenuto da Fabio Marastoni Solutions Consulting for Digital Transformation, Adobe, e da Raffaele De Matteis Enterprise Solution Consultant, Adobe come rendere disponibili dei contenuti personalizzati sfruttando le tecniche di machine learning.

    Un nuovo ed interessante appuntamento per comprendere come rendere sempre più coinvolgente l’esperienza degli utenti, sfruttando le opportunità che oggi il digitale offre.

    Per registrarvi potete farlo da questo link e vi ricordiamo che il prossimo webinar sarà:

    • eMail Plus / Campaign Orchestration – 22/11
  • Twitter spiega meglio le sue regole su odio o spam, ma adesso serve agire

    Twitter spiega meglio le sue regole su odio o spam, ma adesso serve agire

    Uno dei grandi problemi di Twitter è quello di permettere agli utenti di usare la piattaforma in tutta sicurezza. In questo senso, l’azienda guidata da Jack Dorsey ha sentito il bisogno di aggiornare le regole di utilizzo, spiegandole meglio. Tutto bene, ma se no si passa all’azione, le regole, anche spiegate, non servono.

    Come più volte abbiamo ricordato qui sul blog, è che il vero problema di Twitter è quello di consentire agli utenti di poter usare la piattaforma a 140 caratteri (ancora per poco) in tutta sicurezza. La sensazione è che Twitter sia diventato, per certi versi, un luogo dove tutto (o quasi) sia consentito senza che ci sia un intervento chiaro. Eppure le regole ci sono. Ora, nel tentativo di migliorare il senso di sicurezza, Twitter ha aggiornato le regole, un aggiornamento non nella sostanza, ma solo nel tentativo di spiegare meglio le regole. Un aggiornamento sostanziale è stato annunciato per il prossimo 22 novembre.

    twitter regole

    Cosa cambia allora rispetto alle regole in vigore? Nulla, solo che Twitter ci tiene a specificare alcuni aspetti. In tema di comportamento abusivo, quindi illecito e fuori dalle regole, specificando meglio i fattori che individuano tale comportamento. Ora, una volta che un utente viene sospeso per comportamento abusivo, Twitter invierà una mail spiegando quali regole sono state violate, questo perchè in precedenza molti si sono visti sospendere l’account senza una spiegazione. Twitter da adesso in poi considererà il contesto in cui il contenuto è stato generato prima di intervenire, cercando di capire se si tratta di un contenuto generato volutamente, se si tratta di un episodio isolato o se si tratta di un contenuto da considerare degno di nota. E su questo ci sarebbe molto da discutere.

    Ma Twitter prova a chiarire le regole anche facendo alcuni esempi pratici. Twitter interverrà ad esempio anche su espressioni come “grave crimine” o “scene dell’incidente“, più o meno il senso in italiano dovrebbe essere questo. E’ la prima volta che Twitter fa esempi così espliciti.

    Twitter fa chiarezza anche sul tema dell’autolesionismo e sul suicidio, ma fa anche chiarezza in tema di spam, tema molto avvertito dagli utenti. In relazione a questo aspetto, Twitter specifica che si concentrerà, esaminando l’account dopo le segnalazioni, sull’atteggiamento e non solo sul contenuto specifico. In pratica se sei uno che condivide spesso contenuto spam allora sarai soggetto alle regole; se invece il tuo contenuto è considerato ma spam ma non hai un atteggiamento votato alla condivisione di contenuto spazzatura allora è probabile che Twitter non interverrà.

    L’azienda di San Francisco specifica poi meglio le regole in tema di minacce, violenza, contenuti di odio, ma resta sempre, a veder bene, che manca sempre l’azione. Nel senso che, come confermato da Twitter in questa occasione, le regole ci sono, quello che è mancato è l’intervento sanzionatorio. Twitter nel tempo è diventato un luogo dove fare più o meno quello che si vuole senza essere puniti. E questa è una sensazione che hanno tutti, celebrità o meno. Resta questa sensazione di incapacità di intervenire. Pensate, l’assurdo, che gli stessi molestatori su Twitter sono riusciti a far bannare le loro vittime proprio grazie alle regole di Twitter.

    Come sapete, in seguito alla vicenda che riguarda Harvey Weinstein, l’attrice Rose McGowan si è vista sospendere il suo account, senza motivo e senza una spiegazione. Stava usando Twitter per condividere sue informazioni su caso Weinstein. In risposta a questa sospensione è nato #WomenBoycottTwitter, un movimento spontaneo su Twitter che invitava tutte e donne a boicottare Twitter. Un problema enorme per Twitter che adesso è chiamata a risolvere una volta per tutte.

    Va bene spiegare, ma adesso Twitter è arrivata l’ora di agire per davvero, perchè da qui passa anche la crescita degli utenti.

  • Facebook: ecco i sondaggi con le GIF e immagini, che invaderanno il news feed

    Facebook: ecco i sondaggi con le GIF e immagini, che invaderanno il news feed

    Facebook ha come obiettivo di incrementare il coinvolgimento degli utenti sulla piattaforma. E da oggi, ultima funzionalità in questo senso, i sondaggi diventano ancora più coinvolgenti potendo aggiungere GIF o immagini. E’ probabile che il news feed verrà presto invaso da GIF animate.

    Siete fan di sondaggi? Bene allora preparatevi ad usare questa modalità di coinvolgimento su Facebook con nuovi elementi. Da oggi, infatti, è possibile arricchire il proprio sondaggio, per renderlo anche più divertente e coinvolgente, immagini e anche GIF animate. Del resto, come sappiamo bene, il vero obiettivo di Facebook è quello di incrementare il coinvolgimento degli utenti sulla piattaforma e nelle ultime settimane da Menlo Park stanno lavorando attivamente proprio per questo.

    L’ultima novità riguarda proprio i sondaggi, si tratta quindi di un aggiornamento della funzionalità che già esisteva. Solo che adesso viene arricchita con elementi grafici in modo da rendere il proprio sondaggio più interessante. Il nuovo aggiornamento è disponibile per la versione web e anche per iOS e Android.

    Come aggiungere un’immagine o una GIF ad un sondaggio su Facebook?

    facebook sondaggi gif

    Niente di più facile. Una volta che cliccate sullo spazio dedicato allo status, notate che in basso a destra vi compare la voce “Sondaggio“. Cliccateci sopra e vi compariranno le due modalità di risposta alla vostra domanda, solo che adesso all’interno di una risposta trovate due simboli: quello per aggiungere un’immagine e quello per aggiungere una GIF. L’esempio qui sotto è quello fatto con una GIF. In pratica l’elemento grafico rende meglio l’opzione che poi l’utente sceglierà come risposta, che potete aggiungere avendo a disposizione 25 caratteri nella didascalia. Potete poi scegliere anche la durata del vostro sondaggio, dal menù in basso a sinistra che potete modificare a vostro piacimento. Inoltre, le risposte non saranno anonime, così potrete sapere chi e cosa ha risposto.

    I nuovi sondaggi di Facebook arrivano a breve distanza dal lancio della funzionalità su Instagram per Instagram Stories, la quale sta riscuotendo un discreto successo.

    Ma che comporterà l’aggiornamento dei sondaggi? Semplice, che da domani il nostro news feed sarà invaso da domande con le GIF, saremo sommersi letteralmente da GIF. Resta un utile strumento per i social media manager che vorranno rendere la pagina più divertente e interessante.

    E voi che ne pensate?

  • Instagram Stories ha 300 milioni di utenti, quasi il doppio di Snapchat

    Instagram Stories ha 300 milioni di utenti, quasi il doppio di Snapchat

    Instagram Stories, la funzionalità aggiunta nel 2016 su Instagram, raggiunge il traguardo dei 300 milioni di utenti. Un risultato che è pari al doppio degli utenti di Snapchat che ha 173 milioni di utenti al giorno. E intanto Instagram continua ad arricchire le Stories con nuove opzioni, come il Superzoom, lo Stop Motion e un nuovo formato sul news feed.

    Avreste mai pensato, un anno fa, che Instagram Stories sarebbe stato un successo? Per la verità non sono tanti quelli che lo credevano, proprio per il fatto che era palese che Instagram (leggi Facebook) aveva copiato la funzionalità da Snapchat. Era sembrato un colpo basso, una mossa non chiara al momento. E invece non è stato così, qui sul blog avevamo spiegato subito che quella sarebbe stata, nel tempo, una bella mossa. E infatti.

    In occasione della terza trimestrale del 2017 Facebook ha fatto sapere, dalla diretta voce del suo CEO e fondatore, Mark Zuckerberg, che Instagram Stories ha raggiunto il traguardo di 300 milioni di utenti. Quindi, la funzionalità cresce, erano 250 milioni ad agosto di quest’anno, quando Instagram Stories ha compiuto un anno, e mette in ulteriore difficoltà proprio Snapchat.

    instagram stories 300 milioni utenti

    Andando a paragonare gli utenti che usano le Stories e gli utenti (giornalieri) di Snapchat, si nota che quelli di Instagram Stories sono quasi il doppio dell’app di Evan Spiegel: 300 milioni contro 173 milioni.

    E Instagram, proprio in relazione a questo dato e con l’obiettivo di aumentare il numero degli utenti e anche il coinvolgimento degli stessi, continua ad introdurre nuove opzioni. Ultime, in ordine di tempo, sono il Superzoom, che permette di usare le Stories con un tocco ancora più divertente, e lo Stop Motion, una funzione che permette di realizzare un gif mettendo insieme più scatti. E poi, novità che è ancora allo studio e che ancora non è neanche in fase di test, ma lo sarà presto, presto le Instagram Stories compariranno sul news feed dell’app con una scheda/anteprima della storia, con all’interno la foto dell’account dell’autore. Una modalità che accrescerà senz’altro l’attenzione verso le Stories.

    Il traguardo dei 300 milioni poi non riguarda solo Instagram Stories, ma anche WhatsApp Status, l’equivalente delle Stories per l’app di instant messaging sempre di proprietà di Facebook, tocca i 300 milioni di utenti. Un dato, questo sì, sorprendente.

  • Facebook, continua la crescita degli utenti e dei ricavi nonostante la Russia

    Facebook, continua la crescita degli utenti e dei ricavi nonostante la Russia

    Facebook in questi giorni sta affrontando un momento delicato a causa delle interferenze della Russia nelle ultime elezioni presidenziali. Un momento che però non ha interferito sulla crescita dell’azienda e della piattaforma. Nel terzo trimestre i ricavi sono cresciuti del 47% su base annua e il numero degli utenti complessivo è di 2,07 miliardi. Mentre il 10% sono utenti duplicati e 2-3% sono utenti fake.

    Facebook in queste ultime settimane, e in questi ultimi giorni, sta affrontando un momento delicato, è coinvolta anche Twitter, a proposito delle interferenze della Russia nelle ultime elezioni presidenziali. Un momento che, a quanto pare dagli ultimi dati della terza trimestrale di quest’anno, non ha scalfito le dinamiche di crescita che riguardano l’azienda e quindi la piattaforma. Facebook, ancora una volta, dimostra di crescere e questo grazie all’ecosistema che è stata in grado di costruire nel corso degli ultimi 5 anni. Un ecosistema che ha come obiettivo quello di essere un moltiplicatore di esperienze, tutte all’interno della stessa piattaforma.

    I numeri diffusi con l’ultima trimestrale ci dicono che Facebook ha realizzato profitti per 10,3 miliardi di dollari facendo registrare una crescita del 47% rispetto allo stesso trimestre del 2016. Si sale al 59% invece se questi numeri vengono paragonati all’ultimo trimestre. Numeri che battono anche le stime che gli analisti avevano avanzato per questa trimestrale, gli esperti si attendevano infatti profitti pari a 9,8 miliardi di dollari.

    facebook crescita q3 2017

    Crescono i ricavi pubblicitari di Facebook da Mobile, passano infatti dall’84% del 2016 all’88%, un successo strategico non indifferente.

    Dal punto di vista degli utenti, come detto prima, Facebook continua a crescere. Gli utenti complessivi sono ad oggi 2,07 miliardi con una crescita del 16% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e una crescita del 3,9% rispetto al secondo trimestre. Sempre del 16% crescono anche gli utenti attivi al giorno rispetto ad un anno, sono ad oggi 1,37 miliardi.

    facebook utenti totali q3 2017

    facebook utenti attivi giorno q3 2017

    Un dato, comunque rilevante e su cui vale la pena soffermarsi, proprio in relazione ai fatti che stanno riguardando Facebook e le interferenze dalla Russia, riguarda gli utenti duplicati e gli utenti fake. Mettendoli insieme viene fuori un numero rilevante. Dall’ultima trimestrale viene fuori che su Facebook gli account duplicati sono circa il 10% del totale, in crescita dal 6%. Mentre il totale degli account fake si aggira attorno al 2-3%, in crescita dall’1%. Tradotto in numeri, gli account duplicati sono ad oggi 207 milioni e gli account fake sono circa 60 milioni.

  • Cybersecurity: attenzione alle false email da Agenzia Entrate

    Cybersecurity: attenzione alle false email da Agenzia Entrate

    Da qualche giorno si moltiplicano gli appelli a fare attenzione a email che potrebbero giungere nella vostra casella di posta elettronica con mittente “Agenzia Entrate”. Secondo i ricercatori di Yoroi si tratta di messaggi fraudolenti che contengono un file Excel al cui interno si cela un malware trojan riconducibile alla famiglia ZeuS/Panda (botnet 2.5.6).

    Non è la prima volta che l’Agenzia delle Entrate viene presa di mira da cyber criminali per usarla come “esca” e ingannare gli utenti che si vedono recapitare nella propria casella di posta elettronica un messaggio di “avviso di pagamento“. Un classico esempio di “phishing“, truffa informatica che riprende in maniera generale le sembianze di un messaggio proveniente da una data azienda per confondere l’utente e farlo cadere nella trappola. Un fenomeno questo che nel corso degli anni si è sempre più intensificato riuscendo a riprodurre messaggi che spesso e volentieri riescono a far cadere nella trappola gli utenti. Pensate che, sulla base di dati recenti, il fenomeno è previsto in crescita del 10,8% entro il 2022, con un valore di mercato di 840 milioni di dollari di quest’anno fino a 1,4 miliardi di dollari del 2022.

    Nel caso specifico, dopo il recente comunicato da parte della stessa Agenzia delle Entrate che dichiara di non aver inviato messaggi con “avvisi di pagamento”, arriva l’allarme anche da parte di Yoroi, azienda italiana specializzata in cybersecurity, che mette in guardia sulla pericolosa campagna di attacco in atto.

    I messaggi intercettati dai ricercatori di Yoroi simulano ipotetiche comunicazioni relative ad avvisi di pagamento provenienti da “Agenzia Entrate” a cui è allegato un documento Excel in grado di infettare il PC vittima. I ricercatori hanno analizzato i campioni intercettati e hanno rilevato che la minaccia si riconduce alla famiglia ZeuS/Panda (botnet 2.5.6): analogamente a quanto accaduto recentemente nel caso della minaccia che fingeva di provenire da “Enel Energia”, la variante del trojan individuata ha la capacità di intercettare dati utente all’interno dei browser web in uso (Man-in-the-Browser), trafugare schermate e digitazioni durante le sessioni di lavoro, instaurare canali di comunicazione backdoor e permettere agli attaccanti accesso alla rete locale.

    agenzia entrate phishing

    L’e-mail si presenta con le seguenti caratteristiche:

    • Oggetto:
      “LET_FORMAT_ERROR“
      “avviso di pagamento”
    • Mittenti:
      Molteplici account di posta potenzialmente compromessi da domini @inwind.it , @tiscali.it , @hotmail.it , @aliceposta.it, @tim.it , @outlook.it , @libero.it, @legalmail.it , @fastwebnet.it
    • Allegati:
      “<4CIFRE>-F24.xls”   (ad esempio “5368-F24.xls”)

    La società consiglia a tutti, comprese le aziende che potrebbero ricevere questi messaggi, di monitorare potenziali rischi di sicurezza, mantenere signature e sandbox aggiornate e verificare periodicamente la sicurezza degli apparati di rete. Insomma, c’è da fare, come sempre del resto, molta attenzione.

  • Italiani e Smartphone: ecco i brand che gli utenti acquistano di più online

    Italiani e Smartphone: ecco i brand che gli utenti acquistano di più online

    Una nuova ricerca di idealo ci mostra quali sono i brand produttori di smartphone che gli italiani sono soliti acquistare di più online. E scopriamo che Huawei è il brand più cercato in 14 regioni, mentre Samsung è al primo posto in 5. Apple raggiunge ovunque la seconda o terza posizione. Le donne italiane sono più attratte dai dispositivi Samsung, mentre gli uomini preferiscono quelli della casa di Cupertino.

    Ci interessa spesso, qui sul nostro blog, indagare sul fenomeno smartphone, sempre in forte crescita nel nostro paese, al punto che siamo quelli che ormai li preferiscono sempre più di fascia medio alta. E’ vero, col tempo siamo diventati anche molto esigenti, perchè per noi italiani lo smartphone non è solo un telefono (per questa specifica funzione poi lo usiamo sempre meno), ma è quasi una vera estensione della nostra vita. Ricorderete la ricerca di GFK, qualche mese fa, che rilevava che 3 italiani su 10 sono dipendenti dalla tecnologia, ossia, anche, dallo smartphone.

    E lo smartphone lo acquistiamo anche sempre più online. Quindi, nel voler indagare sempre di più nella relazione tra italiani e smartphone, oggi vi vogliamo presentare i risultati di una interessante ricerca condotta da idealo, il portale internazionale per la comparazione prezzi online, che ci offre uno spaccato nazionale su preferenze di brand e scelte da parte degli utenti italiani, negli acquisti online, regione per regione. Anche perchè, come ci ricordava qualche settimana fa il Rapporto Censis, è proprio lo smartphone il gadget tecnologico cresciuto di più negli ultimi anni (+190%) ed è molto acquistato dagli italiani anche online. Un viaggio tecnologico lungo tutto lo stivale.

    smartphone acquisti online italia

    Quali smartphone acquistano online gli italiani?

    Allora, dall’analisi emerge che Huawei è il brand che riscuote maggior attenzione da parte degli utenti, addirittura in 14 regioni su 20; muovendoci da nord a sud, lo si trova in cima alla classifica dei brand più cercati, per il nord Italia, in Piemonte (11,8%), Liguria (18,8%) e Trentino-Alto Adige (18,4%). In centro Italia risulta in testa per quanto riguarda gli utenti dell’Emilia Romagna (16,4%), della Toscana (16,1%), dell‘Umbria (22,6%), delle Marche (20,7%) e del Lazio (13,1%). Podio anche al sud in Campania (13,4%), Puglia (16,9%), Abruzzo (18%), Basilicata (29,6%). Questa preferenza per gli smartphone della multinazionale cinese riguarda non solo la penisola, ma anche le isole: viene registrata, infatti, anche in Sicilia (14,4%) e in Sardegna (16,4%). In alcune di queste regioni, il primo posto è raggiunto con un distacco minimo rispetto ai numeri registrati dagli altri leader del mercato. Ci sono però località dove questo orientamento pare decisamente più spiccato, con un distacco dal secondo brand classificato di oltre il 5%: accade in Emilia Romagna, in Liguria, nelle Marche, in Abruzzo, in Umbria e infine in Basilicata.

    Il secondo grande nome del mercato degli smartphone è, senza sorpresa per la verità, Samsung; i prodotti del brand sud coreano si posizionano al primo posto per l’interesse degli e-consumer in queste cinque regioni italiane, prevalentemente concentrate al nord e per un solo caso al sud: Lombardia (12,4%), Veneto (13,8%), Calabria (17,8%), Friuli-Venezia Giulia (16%) e Val d’Aosta (36,4%). Particolare il caso di quest’ultima, che sembra fortemente orientata, con un distacco dagli altri brand del 18,2%. Nella maggior parte degli altri casi analizzati, il brand coreano è comunque al secondo posto nella classifica degli smartphone più cercati online.  Le uniche regioni dove viene battuto da Apple, per quanto riguarda la seconda posizione, sono la Liguria (Apple al 12,8% e Samsung al 10,3%), le Marche (Apple al 14,7% e Samsung all’11,2%) e l’Umbria (Apple al 13,2% e Samsung all’11,3%).

    L’unica regione dove è possibile rilevare un ex equo tra Samsung e Apple è il Molise: i due brand qui sono a pari merito con il 23,1% delle preferenze; Huawei è sempre nelle prime tre posizioni, ma solo con il 15,4%.

    Poi ci sono casi come Asus che raggiunge la quarta posizione quasi ovunque con una media di interesse del 6%. Altro caso particolare è quello di Motorola: in Valle d’Aosta, e solo in questa regione, si posiziona al quarto posto delle preferenze online, con il 9,1% dell’attenzione. Sempre in questa regione, si segnala il caso particolare di Microsoft, con il 18,2%, a pari merito con Huawei e Apple.

    Smartphone nelle fasce d’età e nel confronto tra uomini e donne

    Secondo idealo, gli e-consumer più interessati agli smartphone online si concentrano in alcune fasce di età ben precise. Per il 26,1% si tratta di persone dai 35 ai 44 anni e per il 24,1%  dai 45 ai 54. È stato possibile rilevare un 18,4% delle intenzioni di acquisto per la fascia d’età 25-34 anni, mentre dati più bassi sono stati registrati per i giovanissimi (11% per gli utenti dai 18 ai 24 anni) e per i più grandi (12,7% per le persone dai 55 ai 64 anni e solo il 7,8% per gli over 65). Nel rapportarsi con i brand è emerso che, in media, Samsung vince nelle preferenze per chi ha un’età compresa tra i 18 e i 54 anni, mentre Apple è decisamente la marca più cercata da chi ha ne ha più di 55.

    Quando si parla invece di confronto tra i sessi, infine, la ricerca rileva che sono molti di più gli uomini che si informano sui prezzi di cellulari e smartphone online rispetto alle donne. Secondo il totale dei dati presi in esame, gli uomini raggiungono il 71,7% delle intenzioni di acquisto, le donne solo il 28,3%. Anche a seconda del genere è stato possibile rilevare quali sono i brand più gettonati online: la classifica al maschile vede ai primi posti Apple (con il 33,7%), Samsung (con il 32,7%) e Huawei (con il 25%). Al quarto posto LG (con il 2,4% delle preferenze).

    Per quanto riguarda le donne, invece, il portale rileva alcune sorprese. Al primo posto troviamo Samsung (con il 37,5%), seguono Huawei (con il 32%) e Apple (con il 26,5%). In quarta posizione, di nuovo smartphone by LG (con l’1,6% delle preferenze).

    Allora, anche voi acquistate smartphone online? Quali sono i brand di riferimento? Raccontateci la vostra esperienza.

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  • Su WhatsApp adesso è possibile eliminare i messaggi inviati per errore

    Su WhatsApp adesso è possibile eliminare i messaggi inviati per errore

    WhatsApp ha rilasciato una funzionalità di cui si parlava ormai da tempo, cioè la possibilità di cancellare messaggi inviati per errore. La funzionalità permette quindi di cancellare messaggi imbarazzanti prima ancora che l’utente li legga, entro sette minuti. E’ disponibile per Android, iOS e Windows Phone e il rilascio sta avvenendo in maniera graduale.

    Chissà quante volte avete mandato via WhatsApp un messaggio alla persona sbagliata e di esservi accorti tardi di cancellarlo, quando ormai la persona stessa aveva già visionato il messaggio. Troppo tardi per riparare il danno. Ma oggi c’è una possibilità per evitare situazioni, evidentemente, molto imbarazzanti.

    Infatti, dopo quasi un anno che se parlava, WhatsApp ha rilasciato una funzionalità che permette di eliminare messaggi, prima ancora che la persona a cui è stato inviato per errore li legga. Una bella mano per evitare situazioni imbarazzanti. Il messaggio viene quindi cancellato anche sul dispositivo del destinatario.

    La funzionalità viene rilasciata con l’ultima versione di WhatsApp ed è disponibile per Android, iOS e Windows Phone. Solo che al momento sono davvero pochi gli utenti che stanno in questo momento visualizzando la funzionalità sul proprio dispositivo, si tratta quindi di un rilascio, globale, che va molto a rilento.

    La funzionalità si chiama “Elimina per tutti” e dovrebbe essere utilizzabile sia nelle chat individuali, sia in quelle di gruppo. Una volta che il messaggio è cancellato, comparirà, anche sul dispositivo del destinatario, la dicitura “Questo messaggio è stato cancellato“. Per cancellare è molto semplice, anzi la funzionalità è identica a quella in funzione ora, solo che adesso aumentano le opzioni a disposizione.

    Quindi, una volta che vi siete accorti di aver spedito un messaggio alla persona sbagliata, individuate il messaggio, selezionatelo e fate tap sull’icona del cestino. A quel punto vi comparirà una finestra con la possibilità “Cancella per tutti”. Su dispositivi Android e iOS è possibile cancellare più messaggi.

    WhatsApp fa sapere che dal momento in cui si è inviato, la funzionalità potrà essere utilizzata entro sette minuti, trascorsi i quali non sarà più possibile cancellare il messaggio anche per il destinatario.

    Altro accorgimento è che per cancellare i messaggi su entrambi i dispositivi, la funzionalità deve quindi essere presente anche sul dispositivo del ricevente. Se, ad esempio, il destinatario del messaggio per errore non dovesse avere una versione dell’app aggiornata, la funzionalità non potrà essere utilizzata.

    Ergo, il consiglio è sempre quello di fare la massima attenzione per evitare di incorrere in situazioni non gradite e ricordarsi, comunque, che la funzionalità è limitata nel tempo (7 minuti) e che dovete sperare che anche il destinatario abbia l’app aggiornata. E questo non è sempre scontato.