Autore: Franz Russo

  • Ecco i veri interessi degli utenti italiani su Instagram e Facebook

    Ecco i veri interessi degli utenti italiani su Instagram e Facebook

    SoPRISM è una startup belga che ha elaborato uno strumento per conoscere a fondo gli interessi degli utenti italiani che usano Instagram e Facebook. Dai dati vengono fuori spunti interessanti.

    Qualsiasi azienda o agenzia italiana vorrebbe sapere cosa fanno gli utenti su Instagram,  loro interessi, le loro passioni, per cercare di offrire loro contenuti sempre più mirati. È un desiderio che hanno in molti ed è sempre alla base di qualsiasi strategia e che spesso resta tale, in assenza di dati più specifici.

    Ma oggi qualcosa sta cambiando perché, in realtà, questi dati ci sono perché qualcuno li ha estrapolati nella maniera corretta, e oggi ve li presentiamo. I dati sono stati già presentati in anteprima europea, ma questa volta possiamo dire di presentarvi una vera e propria anteprima italiana.

    Ad elaborare questi dati molto interessanti, che tra poco vedremo insieme, è SoPRISM, una startup belga, i fondatori sono italiani, specializzata nella profilazione degli utenti usando i dati di Facebook e delle sue applicazioni, che ha messo a punto un tool, Audience Profling, il quale integra anche i dati Instagram. Come sappiamo, Facebook è molto interessante per conoscere gli interessi degli utenti, quello di cui discutono. Ma Instagram, per la sua grande capacità in termini di coinvolgimento, è utile per sapere come orientare la propria strategia su questa piattaforma che oggi offre diverse modalità.

    facebook instagram interessi franzrusso.it 2020

    SoPRISM offre la possibilità di conoscere con precisione l’audience strategica per un brand, quindi clienti, visitatori del sito, interesse per la concorrenza, ecc.) grazie a comportamenti di interazione e consumo di contenuti sulle principali piattaforme di social media ma anche su gran parte del web. Questi comportamenti sono identificati da clic, likes, visualizzazione di video e molto altro.

    Ma come l’Audience Profiling può aiutare le aziende a rilanciare il proprio business?

    • La generazione di insights sui clienti esistenti o potenziali è alla base del processo di costruzione di una strategia di marketing
    • Mettere la ricerca al centro di tutte le campagne di marketing permette di creare contenuti che rispecchino realmente il pubblico target
    • La personalizzazione della strategia pubblicitaria basata su segmenti o personas di una categoria di clienti o di un gruppo target è essenziale per aumentare la rilevanza dell’esposizione del marchio.

    Instagram, come sappiamo, è una fonte di dati estremamente ricca e rilevante al riguardo dei consumatori, da una parte perché il tasso di adozione del social network continua a crescere in modo significativo, raggiungendo oggi 1 miliardo di utenti, e dall’altra perché il livello di interazione su questa piattaforma è 4 volte superiore a quello della sua piattaforma sorella Facebook.

    Ora, iniziamo a vedere qualche dato più in dettaglio rispetto agli utenti Instagram in Italia. Intanto, diciamo subito che gli utenti attivi nel nostro paese sono 20 milioni. Come detto, questi dati assumono una valenza ancora più importante se raffrontati con i dati di Facebook, gli italiani che usano la piattaforma “madre” sono 32 milioni.

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    Da un punto di vista demografico, notiamo dati tra donne e uomini che si scambiano tra le due piattaforme. Infatti su Instagram sono 51% donne e 48% uomini, mentre su Facebook sono 51% uomini e 48% donne. Interessante notare che il 52% degli utenti Instagram ha un’età compresa tra i 18-34 anni (22%, 18-24 anni; 30%, 25-34 anni), con una audience che è sempre più catalogabile come “Millennials”. I giovani utenti, quelli sotto i 25 anni usano ancora Instagram, ma non sono più la parte preponderante come un tempo.

    Utile anche notare un dettaglio più geografico dei dati raccolti da SoPRISM e cioè che il Nord-Ovest del paese è più presente su Instagram, mentre il Centro è più presente su Facebook. Il Sud presenta una leggera prevalenza su Instagram, mentre le Isole sono leggermente più prevalenti su Facebook. Le regioni più rappresentate su Instagram da questo punto di vista sono la Lombardia e la Campania, mentre quelle più presenti su Facebook sono Lazio e Sicilia.

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    Ora arriviamo alla parte più interessante di questi dati, ossia capire bene quali sono gli interessi degli utenti italiani su Facebook e su Instagram, in modo tale da avere un quadro completo e su questo provare a trarre qualche indicazione.

    SoPRISM offre un’analisi psicografica che ci permette di capre bene le emozioni, le scelte, gli interessi degli utenti, un modo per orientarci meglio rispetto a ciò che l’utente fa su Facebook e su Instagram, e ricavarne le dovute scelte di marketing.

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    Se guardiamo questa analisi dal punto di viste “Auto & Moto“, notiamo che i brand preferiti dagli utenti su Facebook sono BMW, Audi, Mercedes, Ford, mentre su Instagram sono preferiti brand come Ferrari, Porsche e un po’ più staccato Lamborghini, quindi brand iconici.

    Guardando i dati dal punto di vista del retail, su Facebook si preferiscono brand legati all’e-commerce, quindi ad un’esperienza di acquisto più diretta, non sorprende che ad essere preferiti siano brand come Amazon, Zalando e Wish, più in fondo troviamo poi per buona parte brand legati al mondo della GDO. Su Instagram invece troviamo la moda raccontata per immagini, brand che prima di ogni cosa costruiscono sulla piattaforma un racconto fatto di immagini emozionali, non sorprende quindi se troviamo, tra i preferiti, brand come Adidas, Gucci, Chanel, Yves Saint Laurent.

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    Un altro esempio che spiega bene la differenza tra Facebook e Istagram è quello che riguarda il settore Beauty. Guardando il grafico si percepisce subito quanto questo sia molto più presente su Instagram che su Facebook, caratterizzato poi dal settore make-up.

    Il food sia su Instagram che su Facebook è dominato da Ferrero, con i due brand “Nutella” e “Kinder”. Su Facebook regge solo McDonald’s, mentre su Instagram sono tutti molto più distaccati.

    Guardando ai Media, curioso notare l’affinità degli utenti italiani verso il “Time” su Facebook, mentre su Instagram gli utenti sono molto più affini sul tema “social media”. Altrettanto curioso notare l’affinità con Twitter su Facebook e che il primo media italiano sia il Corriere della Sera. Su Instagram il primo brand italiano di settore più in alto è “La Gazzetta dello Sport” insieme a “La Stampa”, “Il Giornale” e poi Vogue. Ma più in alto troviamo Tumblr, Netflix, YouTube e Spotify.

    Continuando a vedere insieme questi dati interessanti, scopriamo che se su Instagram c’è interesse per i ristoranti, per le bevande alcoliche per il vino e la cucina italiana, su Facebook invece c’è interesse verso la Pizza e il caffè. E ancora, dal punto di vista del lifestyle, su Instagram l’interesse degli utenti è verso shopping & fashion, l’abbigliamento luxury e gli accessori, verso l’elettronica di consumo, la cosmetica e l’abbigliamento femminile. Su Facebook gli utenti sono più affini con Black Friday, coupon e automotive.

    analisi soprism instagram facebook italia food

    Su Instagram gli utenti poi sono più attenti e interessati al fitness e all’esercizio fisico in generale, e ce ne siamo accorti durante il lockdown. C’è poi attenzione verso la famiglia e le relazioni, verso l’amore, l’amicizia, la felicità; c’è poi spazio per la creatività e la qualità della vita. Possiamo dire che gli utenti Instagram, da questo punto di vista, sono più aperti, open-minded. Su Facebook invece si è forse più tradizionalisti, infatti gli interessi principali da questo punto di vista sono figli, vita e Dio.

    Insomma, da questi dati vene fuori un profilo più netto dell’utente che usa Instagram. Anche se alcuni dati potrebbero sembrarvi come già conosciuti attraverso l’esperienza, come fashion o beauty, è comunque interessante conoscere i dati nel suo insieme per poterne fare un profilo più netto e per meglio veicolare le proprie strategie di marketing.

    Le differenze tra gli utenti che usano Facebook e quelli che usano Instagram sono adesso più evidenti.

    Qui tutti i dati completi, con tutti i grafici.

    E voi che ne pensate?

  • Betty Blue continua a crescere anche grazie all’e-commerce

    Betty Blue continua a crescere anche grazie all’e-commerce

    Betty Blue il fashion brand di Elisabetta Franchi, chiude il 2019 in crescita facendo segnare +4,7% e un fatturato di 120,4 milioni di euro. Una crescita dovuta anche alle performance dell’e-commerce che cresce del 60,6%.

    Betty Blue il fashion brand di Elisabetta Franchi, chiude il 2019 in crescita facendo segnare +4,7% e un fatturato di 120,4 milioni di euro. Un segnale importante per la moda “made in Italy” che continua a mantenere il suo fascino nel mondo. I dati del 2019 sono stati approvati dal Consiglio di Amministrazione della società Betty Blue SpA e comunicati a Spactiv S.p.A.. Il prossimo 29 maggio i dati saranno sottoposti all’Assemblea dei soci di Betty Blue. I dati finanziari di Betty Blu assumono quindi un valore importante, soprattutto in vista della possibile “business combination” con Spactiv, già approvato dalla società. Dalla business combination nascerà la “Elisabetta Franchi S.p.A.” e sarà quotata inizialmente sull’AIM Italia di Borsa Italiana, con l’obiettivo di passare successivamente al Mercato Telematico Azionario.

    betty blue Elisabetta franchi e-commerce

    Guardando più in dettaglio i dati finanziari di Betty Blue, è importante rilevare che la crescita di fatturato è stata trainata dallo sviluppo dei canali retail, dall’e-commerce in Italia e all’estero, e dalla buona performance del mercato wholesale Italia.

    Utile notare come il fatturato generato da e-commerce nel 2019 sia stato pari a 8,3 milioni di euro, con una crescita di 3,1 milioni di euro rispetto all’anno precedente, vale a dire +60,6%. E il mercato italiano da questo punto di vista ha risposto benissimo, la componente nostrana dei ricavi delle vendite online è del 65%, il 35% invece arriva dall’estero. Dati molto interessanti, considerato che il settore fashion vale circa 3 miliardi di euro, in vendite online, ed è il secondo settore in Italia in termini di fatturato.

    betty blue dati fatturato 2019 betty blue dati fatturato e-commerce 2019

    Il fatturato del canale wholesale è stato pari a € 89,4 milioni (+0,7%) di cui € 50,6 milioni in Italia e € 38,8 milioni all’estero; la buona performance del mercato domestico, che ha registrato una crescita pari a € 3,1 milioni (+6,7%) ha più che compensato una diminuzione del mercato export Extra UE di circa € 2,4 milioni, dovuta alla flessione dei mercati asiatici (Hong-Kong e Cina) e alla razionalizzazione del mercato russo.

    Il fatturato del canale retail è stato pari a € 22,7 milioni, con un incremento pari a € 1,6 milioni (+7,7%) rispetto all’esercizio precedente, principalmente grazie ai negozi di proprietà in Italia, che hanno registrato una crescita di circa € 1,1 milioni (+10,5%) e al negozio di proprietà di Parigi, con una crescita di € 0,2 milioni (+ 22,5%), mentre il canale outlet ha consolidato l’andamento positivo dello scorso esercizio.

    Di seguito le voci rilevanti del bilancio 2019 di Betty Blue:

    • Fatturato pari a € 120,4 milioni, in crescita del 4,7% rispetto al 2018
    • EBITDA adjusted di € 23,5 milioni, in crescita del 5,2% rispetto al 2018
    • EBIT adjusted di € 21,6 milioni, in crescita del 8,8% rispetto al 2018 ed equivalente al 17,9% del fatturato
    • Utile Netto adjusted di € 14,7 milioni, in calo del 2,2% rispetto al 2018
    • Liquidità Netta adjusted pari a € 11,3 milioni
    • Nel corso del 2019, Betty Blue ha deliberato la distribuzione di dividendi per € 15 milioni, +50% rispetto al 2018.

    Come per molte altre attività, la pandemia da Covid-19 ha avuto forti conseguenze su retail, ma Betty Blue ha provveduto a riprogrammare con prudenza la propria produzione e le forniture per la Stagione Autunno-Inverno 2020, facendo leva sulla robustezza e flessibilità della propria supply chain, prevalentemente Made-In-Italy e Purchase-To-Order. Con l’avvio della vera “Fase 2” il brand riaprirà i suo negozi, seguendo le modalità previste, a partire da oggi 18 maggio, ma quello che va sottolineato è che, in tutto questo periodo di stallo, l’e-commerce del brand non si è mai fermato.

    Continueremo a seguire il brand e a tenervi aggiornati sugli sviluppi della business combination con Spactiv.

  • Facebook compra il motore di GIF Giphy per integrarlo su Instagram

    Facebook compra il motore di GIF Giphy per integrarlo su Instagram

    Facebook compra Giphy, il popolare motore di ricerca di GIF per la cifra di 400 milioni di dollari. L’operazione ha come obiettivo quello di integrare il motore all’interno di Instagram.

    Secondo quanto riportato inizialmente da Axios, Facebook compra Giphy, il popolare motore di ricerca di GIF per la cifra di 400 milioni di dollari. Da quello che si sa, la notizia è ora confermata anche da Facebook, l’obiettivo della società di Mark Zuckerberg è quello di integrare Giphy all’interno di Instagram, anche se è già possibile usare Giphy su questa app come su tutte le altre della famiglia Facebook. Solo che in questo modo, Giphy diventerebbe non più solo un partner, ma parte integrante di tutto l’ecosistema Facebook.

    E, secondo le informazioni che Facebook ha fatto trapelare, la metà del traffico di Giphy, ogni mese circa 70 milioni di visitatori, proverrebbe proprio dalle app di Facebook, da Instagram, in particolare, il 50% del totale.

    facebook compra giphy franzrusso.it

    La cifra che ha chiuso l’accordo, conseguenza delle trattative iniziate prima che scoppiasse la pandemia da Coronavirus, come detto è di 400 milioni di dollari. Va detto che ad oggi, secondo una recente valutazioni della società, Giphy varrebbe circa 600 milioni di dollari. Anche in questa circostanza, Mark Zuckerberg dimostra di aver fatto un buon affare.

    Il marchio Giphy continuerà ad esistere, una politica che Facebook ha mantenuto in tutte le acquisizioni che si sono succedute in questi anni. L’azienda fondata nel 2013 a New York da Jace Cooke e da Alex Chung continuerà ad operare come sempre e per gli utenti del motore di ricerca sostanzialmente non cambierà nulla.

    Allora, perché Facebook compra Giphy?

    Semplice, per garantirsi una ulteriore fonte di accesso alla piattaforma d’elezione per questo tipo di contenuto (le GIF) che è Instagram. Attraverso questa operazione sarà più facile attaccare GIF come adesivi sulle Stories oppure condividerle nei DM. Tutto questo genera traffico e quindi coinvolgimento.

    Il perché proprio Giphy è altrettanto semplice. Giphy è il più grande motore di GIF su Internet con oltre 1 miliardo di GIF.

  • Twitter, ecco la nuova emoji per dire grazie

    Twitter, ecco la nuova emoji per dire grazie

    Twitter ha da poco lanciato una nuova emoji per dire “grazie”. Durante questo periodo di emergenza sanitaria sono stati pubblicati più di 265 milioni di tweet contenetti espressioni riconducili a questa parola.

    Twitter anche in questa emergenza sanitaria ha dimostrato di essere uno degli strumenti più adatta per veicolare notizie e informazioni legate alla pandemia da Coronavirus. Gli utenti l’hanno usato con una frequenza maggiore, prova ne è che gli utenti giornalieri monetizzabili sono 166 milioni, un numero mai toccato prima, anche per esprimere gratitudine verso tutte quelle persone che si sono adoperate per contrastare l’emergenza.

    Una ricerca, avviata dal 15 marzo scorso, in pieno lockdown italiano, è stato rilevato ​un aumento del 37% nell’uso della parola ​“grazie” rispetto al mese precedente. E, nello stesso periodo, ​in tutto il mondo sono stati pubblicati più di ​265 milioni di tweet ​contenenti espressioni riconducibili alla parola “grazie”. Oltre a questo si è notata anche una crescita nell’uso delle emoji ​preghiera​ 🙏🏼 e ​applauso ​👏🏻, rispettivamente ​del 50% e del 10%.

    twitter emoji grazie

    Per sottolineare queste tendenze e valorizzare i milioni di tweet in cui vengono utilizzate tali
    espressioni positive, ​Twitter ha lanciato una nuova emoji ​che si attiverà ogni qual volta verrà utilizzato ​l’hashtag #grazie, con le mani a formare un cuore.

    Ma quali sono le categorie che hanno ricevuto in queste settimane messaggi di gratitudine? Ovviamente ci sono medici e operatori sanitari, ai quali forse non basterebbero tutti i grazie del mondo per quello che hanno fatto, e continuano a fare; poi ci sono gli addetti della GDO, della grande distribuzione alimentare, anche loro non hanno mai smesso di lavorare per garantire a tutti di poter fare la spesa e di poter vivere comunque un briciolo di “normalità”.
    Tra tutti quelli a cui abbiamo indirizzato i nostri “grazie” ci sono anche le nostre famiglie; ci sono anche gli operatori e addetti alle pulizie e all’igiene; e poi ci sono anche gli amici.
    Insomma, adesso che tutto sembra volgere verso il meglio, nel senso che il peggio sembra essere passato, è forse il momento di dire grazie, anche approfittando di questa nuova emoji con le mani a formare un cuore.
  • La scuola non si ferma, ecco Microsoft EDU DAY Live

    La scuola non si ferma, ecco Microsoft EDU DAY Live

    Edu Day Live è l’evento digitale di Microsoft dedicato al mondo delle scuole e ai loro protagonisti, studenti e insegnanti. Ad oggi, sono 6,7 milioni gli studenti italiani che seguono lezioni a distanza.

    L’emergenza sanitaria, che stiamo ancora vivendo, ha cambiato le abitudini di molte famiglie nel nostro Paese, e cresce la consapevolezza che il digitale sia per davvero uno strumento fondamentale per tutti per non fermarsi e per non rimanere indietro. In pochi mesi, abbiamo assistito a una rivoluzione che ha cambiato in poco tempo anche l’esperienza di docenti e studenti, che hanno dovuto ripensare l’approccio all’insegnamento e all’apprendimento e applicare le proprie competenze in uno scenario completamente nuovo.

    Sono circa 6.7 milioni (circa l’80%) gli alunni che attualmente frequentano lezioni a distanza. È in questo contesto che si inserisce l’EDU DAY 2020, l’evento Microsoft dedicato al mondo della Scuola e dell’Università che quest’anno, in un’edizione speciale completamente digitale, vede l’alternarsi di interventi di importanti rappresentanti delle istituzioni del mondo dell’Istruzione, scuole, università, associazioni e aziende per raccontare le sfide affrontate in questo periodo e analizzare le opportunità di crescita. Tra questi anche il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e il Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi.

    Il protocollo d’intesa con il MIUR, quello ultradecennale fra la CRUI e Microsoft hanno permesso di contribuire all’innovazione del sistema scolastico e universitario, non ultimo il fatto che fin dall’insorgere dell’emergenza COVID 19 si sia lavorato a stretto contatto per garantire tramite le piattaforme cloud di Microsoft la continuità didattica.

    L’investimento Microsoft con l’apertura del data center Italiano annunciata venerdì scorso consentirà di innovare ulteriormente i servizi universitari, la didattica e la ricerca oltre a sviluppare le competenze digitali degli studenti necessarie per affrontare le sfide del mondo del futuro.

    L’appuntamento segna la prima iniziativa di Microsoft in seguito del lancio del piano di investimenti per il Paese “Ambizione Italia Digital Restart” che vede nel mondo Education e degli skill digitali un primo importante pilastro di rilancio e crescita del Paese.

    la scuola non si ferma edu live

    L’appuntamento è anche l’occasione per presentare i primi risultati di “Emotion Revolution: Emozioni e Didattica a Distanza durante l’emergenza Covid-19”, una ricerca qualitativa di Microsoft Italia, realizzata in collaborazione con PerLAB e Wattajob, che scatta una prima fotografia degli effetti emotivi dell’emergenza Coronavirus nel mondo della scuola, tra gli insegnanti e gli studenti e che si propone di monitorarne l’evoluzione fino alla fine dell’anno scolastico.

    Partecipano alla giornata anche i partner Acer, HP, Intel, Lenovo e Vodafone che hanno contribuito al racconto attraverso la condivisione di esperienze, storie di successo e buone pratiche di scuola digitale.

    [comunicato stampa]

  • Instagram, ecco lo sticker per sostenere le PMI

    Instagram, ecco lo sticker per sostenere le PMI

    Facebook sta lanciando nuove iniziative a sostegno delle piccole e medie imprese. Su Instagram è stato lanciato lo sticker per sostenere le piccole e medie imprese con “Compra a km 0” da condividere nelle stories.

    Facebook sta lanciando nuove iniziative, soprattutto a sostegno delle piccole e medie imprese, quelle maggiormente colpite dalle pesanti conseguenze generate dalla pandemia da Coronavirus. E si sa quanto questo sia vero nel nostro paese, il cui tessuto imprenditoriale è per la gran parte costituito proprio dalle PMI.

    Mentre la casa madre lancia una nuova funzionalità “Business Nearby“, non ancora attiva nel nostro paese, che permetterà di visualizzare i post di aziende nel raggio di massimo 800km circa, su Instagram viene lanciato un nuovo sticker “Support Small Business” che in Italia è tradotto con “Compra a km 0“.

    instagram nuovo sticker compra km 0

    Come tutti gli altri adesivi, troverete questo nuovo sticker nella sezione che si apre scrollando dal basso verso l’alto e, una volta selezionato, potrete menzionare l’azienda che preferite sostenere, quella a cui siete particolarmente legati. In questo caso potrete portarla a conoscenza dei vostri followers e darle visibilità, in un momento in cui ce n’è particolarmente bisogno.

    Ogni qualvolta userete questo sticker, le vostre stories verranno poi raccolte in una sezione che apparirà nella home di Instagram, dove si visualizzano tutte le altre stories, non diversamente da quanto accaduto per raccogliere tutte le stories con lo sticker “Io resto a casa”.

    A questo punto non vi resta che andare su Instagram e cominciare a postare storie a sostegno delle aziende che volete sostenere, come bar, pizzerie, ristoranti ad esempio, quella categoria di attività che sta soffrendo molto questa crisi da Coronavirus con #comprakm0.

  • Social Media e Lavoro, il talento al centro del proprio racconto

    Social Media e Lavoro, il talento al centro del proprio racconto

    Social Media e Lavoro. Due ricerche mettono in evidenza come web e social media siano sempre  per la ricerca di personale. Facebook è usato più di LinkedIn. Alcune considerazioni su come usare  social e mettere il proprio talento al centro.

    La pandemia da Coronavirus ha finito per stravolgere la nostra società. Sicuramente, in questa fase di ripartenza, dovremo tenere in considerazione il fatto che il Digitale non è più una “opzione”, ma è irrinunciabile. Quello che è successo in questi due mesi non deve essere visto come una fase momentanea. No, è una condizione che ci ha cambiato radicalmente.

    E questo coinvolge, evidentemente, anche il mondo del lavoro. Cambia radicalmente il modo in cui le persone cercheranno lavoro e il Digitale diventerà fondamentale. Di più, i social media non verranno più visti come momenti “virtuali”, ma saranno considerati come momenti reali della nostra vita, luoghi dove ognuno di noi si racconta. Un po’ era già così, ma dopo questa pandemia, con la impossibilità di incontrarsi direttamente, e questa condizione durerà ancora per un po’, le piattaforme social saranno a centro del processo di ricerca e dovranno essere considerati da chi cerca lavoro come strumenti per raccontarsi e farsi conoscere.

    social media lavoro talento franzrusso.it 2020

    Negli anni passati, quelli più recenti, si diceva che gli addetti ai lavori delle Risorse Umane, delle agenzie, guardassero al web e ai social media ma non, forse, in maniera esclusiva. Ecco, dopo questa pandemia è bene sottolineare che il web e i social media saranno la base di tutto.

    Questa è una riflessone che parte dai risultati di due ricerche sul tema, entrambe di The Manifest, pubblicate nelle ultime settimane, che evidenziamo proprio come il web e i social media siano ormai strumenti irrinunciabili per chi cerca lavoro. La riflessione che vogliamo fare con voi, sulla base dei dati che vedremo insieme, è che adesso cambia il modo di cercare lavoro.

    Nel senso che da oggi chi è alla ricerca di un lavoro deve aver ben chiaro il concetto che deve proporsi curando il suo “personal branding“. Deve cioè curare le piattaforme social, deve curarsi di come viene “visto” sul web, deve assumere una condizione per la quale questi strumenti sono utili per raccontare il suo talento. In parole povere, il curriculum vitae, quel foglio A4 che veniva lasciato, o spedito via mail in .pdf, in azienda o in agenzia, non funziona più da solo. Serve mettere in mostra il proprio talento, serve raccontarlo, con cura.

    Di seguito vedremo i risultati principali delle due ricerche di The Manifest già citate e poi, sulla base di questi dati, ci spingeremo a dei consigli, meglio delle considerazioni, finali.

    social media lavoro facebook linkedin

    Allora, un primo dato, relativo a questa ricerca, è che il 67% delle aziende, prima di formulare un’offerta di lavoro, guarda sempre più con attenzione i profili LinkedIn dei candidati e il 65% guarda i loro profili Facebook. La differenza in percentuale tra le due piattaforme è sempre più ridotta. Vale a dire, va bene curare il proprio profilo business, ma le aziende vogliono vedere anche cosa condividono i candidati, che opinioni esprimono anche su fatti in generale.

    La ricerca evidenzia anche che le aziende guardano anche i blog e i siti web dei candidati (39%) e anche il profilo Twitter, anche se in misura minore (29%).

    Ma c’è un aspetto su cui si dovrebbe fare attenzione, e cioè che le aziende alla fine usano più Facebook che LinkedIn per cercare i propri talenti, 70% con 67%. Va comunque considerato che Facebook risulta migliore per ricerche ad ampio raggio, a livello territoriale, e spesso per ricerche meno qualificate; LinkedIn è la soluzione migliore per il reclutamento di figure specializzate e altamente qualificate. Il 26% delle aziende usa poi Twitter e il 20% usa YouTube.

    Adesso passiamo a vedere i risultati principali della seconda ricerca, sempre di The Manifest, dove si evidenzia che, considerato il fatto che il 90% dei datori di lavoro usa i social media per reclutare personale, il 79% ha dichiarato di aver rifiutato dei candidati proprio sulla base di come essi usavano le piattaforme social, soprattutto dal punto di vista dei contenuti.

    Ed ecco qui un aspetto che, nel contesto che stiamo vivendo, assume una certa importanza. Spesso le persone che sono alla ricerca di un lavoro scelgono di investire tutto sul proprio profilo LinkedIn, non curanti del fatto che le aziende, le agenzie, gli addetti ai lavori del settore HR, guardano anche altrove. Anche Facebook e Instagram.

    social media lavoro

    La ricerca di The Manifest indica anche quei contenuti che spingono le aziende a “scartare” un candidato”, quelli per cui una persona non viene giudicata adeguata alla posizione ricercata. E sono tutti indicatori che rimandano al “buon senso” di ciascuno:

    • Contenuti d’odio
    • Immagini di feste non proprio edificanti
    • Contenuti illeciti o illegali
    • Grammatica scadente
    • Contenuti riservati e sensibili che riguardano ex datori di lavoro

    Questo breve elenco evidenza il fatto che le aziende sono sempre più attente ai background dei candidati (98%). Osservano anche il modo in cui pongono su vari aspetti.

    Ecco perché, in un momento di grande crisi come quello che stiamo vivendo, i candidati dovrebbero fare del loro meglio per distinguersi in positivo sulle piattaforme social. In altre parole, non ci si deve più soltanto focalizzare sul proprio cv e curare solo il proprio profilo LinkedIn, ci si deve concentrare sulla costruzione del proprio marchio.

    E si deve avere cura del proprio marchio a tutto tondo, di come esso appare sui social media e sul web. Il 43% delle aziende usa Google per verificare i risultati relativi al nome del candidato. Questo significa avere cura dei propri profili social, LinkedIn, Facebook, Twitter e, soprattutto, è opportuno investire nella creazione di un proprio blog, considerato come una estensione della presenza sui social media. Un luogo dove raccontarsi meglio.

    Attenzione, non stiamo dicendo che il cv non serve, stiamo affermando il concetto che non basta più solo quello.

    E allora, in un momento in cui ci sembra che tutto sia fermo e che nessuno sia interessato ad assumere, forse sarebbe il caso di investire nella cura del proprio profilo e del proprio personal branding. Sulla base di quanto visto finora, sarebbe il caso di fare qualche considerazione finale, rivolta a chi è alla ricerca di un lavoro. Vale la pena sforzarsi per costruire il modo di comunicare il proprio talento e curare il proprio personal branding:

    • concentrati sul talento e sul tuo “marchio”, le tue esperienze e le tue competenze vanno valorizzate;
    • sfrutta i social media per raccontare esperienze e competenze, sulla base delle caratteristiche di ciascuna piattaforma
    • Linkedin per concentrarti sulle competenze ed esperienze;
    • Facebook per raccontare chi sei veramente, non aver paura di esprimere le tue opinioni, sempre del rispetto di tutti e delle regole d’uso;
    • Instagram per raccontarti attraverso le immagini e raccontare i luoghi a te cari o legati alla tua sfera di competenza;
    • Twitter per condividere notizie e informazioni circa le tue competenze, diventa un punto di rifermento;
    • Pinterest per mostrare le tue opere attraverso immagini coinvolgenti;
    • personalizza la tua comunicazione e scegli un hashtag per distinguerti, creane uno oppure individualo tra quello più vicino al tuo modo di raccontarti;
    • apri il tuo blog, coraggio, fa che la tua “casa”, diventi il tuo vero biglietto da visita.

    Ecco, queste erano le nostre brevi considerazioni finali, sperando di aver fatto cosa gradita.

  • Twitter, più chiare le risposte su versione web e iOS

    Twitter, più chiare le risposte su versione web e iOS

    Twitter ha rilasciato delle novità che riguardano le conversazioni, per ora solo per la versione web della piattaforma e su iOS. In pratica, da oggi è possibile orientarsi meglio nelle risposte, risalendo direttamente alla risposta cui si intende replicare.

    Il lavoro che Twitter aveva lanciato lo scorso anno, ricorderete l’app in beta denominata “twttr” (‘little t’ come viene chiamata internamente”), un mega test a cui sono stati invitati 1.000 utenti, sembra adesso dare i suoi frutti. Infatti, Twitter ha annunciato una novità che riguarda le conversazioni sulla piattaforma, uno de punti nevralgici su cui la società di Jack Dorsey, dopo tanti inviti a farlo per la verità, ha deciso di puntare per innovare la piattaforma da 280 caratteri.

    Da oggi, ma solo per la versione web e sulla versione iOS, è possibile rispondere alle riposte sui tweet in maniera più chiara. Spesso la difficoltà che molti trovavano era proprio quella di rispondere all’account giusto, per il fatto che la conversazione si sviluppava in modo univoco. Adesso, invece, si svilupperanno delle “ramificazioni” mirate, in modo tale da sviluppare una conversazione diretta tra due account, all’interno di un thread.

    twitter risposte chiare

    All’inizio, poco più di un anno fa infatti, questa era stata presentata come una funzionalità più colorata e più simile, graficamente, a quello che già si vede sulle app di instant messaging. Il risultato finale che vediamo oggi è invece quello originario, più conforme allo stile grafico attuale della piattaforma, ma comunque più chiaro.

    Per visualizzare le ulteriori risposte che via via si annidano all’interno di una conversazione, basterà cliccare sull’etichetta che comparirà immediatamente prima, con scritto: “Mostra più risposte“.

    Ma le novità di Twitter, che di recente ha dichiarato il “record” di 166 milioni di utenti unici giornalieri monetizzabili, non finiscono qui. Infatti, la società di San Francisco ha lanciato un test interessante che riguarda sempre le conversazioni.

    Il test, per ora solo su iOS, riguarda le risposte. Capita a tutti, spesso nei casi in cui la conversazione si “surriscalda”, di scrivere delle cose d’impeto che spesso possono degenerare in contenuti giudicati inadeguati. Ebbene, a fronte del suo impegno per garantire una conversazione sempre “salutare”, Twitter permetterà all’utente che sta per rispondere di ripensarci meglio prima di pubblicare.

    Al momento si sa solo questo, ma vi aggiorneremo meglio nel caso di ulteriori aggiornamenti.

  • L’efficacia del webinar in un mondo affollato di videoconferenze

    L’efficacia del webinar in un mondo affollato di videoconferenze

    Il contesto in cui stiamo lavorando, a seguito delle restrizioni imposte ai nostri stili di vita, è affollato di video-eventi. Un webinar però ha spesso altre finalità rispetto a un semplice meeting online; il format del webinar diventa fondamentale per distinguersi e per il raggiungimento degli obiettivi dell’evento.

    Mentre scriviamo, la videoconferenza conosce la stessa popolarità che ha caratterizzato WhatsApp qualche anno fa. C’è la riunione di redazione, il meeting tra colleghi, ma c’è anche la video colazione di gruppo o il video aperitivo.
    Tutte attività che possono sovrapporsi e confondere le idee di chi organizza e di chi dovrebbe partecipare a un webinar.

    Il primo elemento caratterizzante di un webinar, fondamentale per il suo successo, è il format.

    Il format può essere di molti tipi differenti e influenzare profondamente la riuscita del webinar. Lead generation, selling webinar, post vendita, formazione, coaching, mentoring, project work, sono tutti format di webinar differenti, strettamente correlati all’obiettivo che si vuole raggiungere, proprio come in un evento in presenza.

    Format webinar per aula estesa

    Il boom della didattica online sta creando una varietà di soluzioni per praticarla, ma pochi possono essere efficaci e performanti come un webinar strutturato con un format per l’apprendimento online.

    Il format deve infatti permettere di replicare in modo fedele quanto avverrebbe in una classe dal vivo. È necessario quindi che il software preveda funzionalità specifiche per la formazione che consentano di replicare telematicamente gli elementi di un corso di formazione in aula, ovvero che permettano di:

    • somministrare questionari multipli in diretta con accesso immediato ai risultati per un commento live da parte del docente;
    • essere integrato a una piattaforma e-learning in modo che i dati di risposta ai questionari si vadano a integrare nel percorso formativo insieme a quelli dei Learning object asincroni;
    • tracciare ogni genere di informazione, compreso il tempo netto di partecipazione, ovvero non da quando un utente si connette, ma da quando il docente avvia la lezione: ciò è possibile grazie al pulsante “inizia lezione”, che permette, come detto sopra, di tracciare la presenza netta al webinar, senza calcolare i tempi di attesa per l’inizio della lezione riportandoli, in seguito, nella piattaforma e-learning;
    • registrare la diretta, scegliendo il formato e cancellando quelle parti che non sono utili a una visione on-demand (chat/lista partecipanti/lista dei file/ etc.);
    • personalizzare il layout a seconda dei momenti della lezione live (presentazione, interazione, test, etc.);
    • condividere e visualizzare ogni genere di documento formativo;
    • consentire sempre una comunicazione diretta col docente tramite la funzione alzata di mano e permettere all’utente di mostrare “sono d’accordo” / “non sono d’accordo” che simula il sì con la testa che un docente osserva durante la sua lezione residenziale.

    Ecco come fare un webinar grazie alla personalizzazione del format

    Format webinar per marketing e vendite

    Si tratta, in questo caso, di favorire la conoscenza e l’apprezzamento verso un prodotto o servizio. Un possibile format potrebbe essere quello di mostrare il prodotto, dividendolo in funzionalità o caratteristiche, magari mostrando in diretta video ad impatto o condivisone del desktop, e poi lasciare la possibilità di esprimere un parere tramite sondaggio/chat/like al termine di ogni spiegazione. Per poi, alla fine del webinar, tramite il tracciamento delle interazioni dei partecipanti, raccogliere più feedback possibili tramite tutte le funzionalità interattive presenti.

    Ad esempio, grazie al tracciamento dei gusti e delle preferenze su una singola caratteristica o funzionalità del prodotto / servizio proposto durante il webinar, è possibile suddividere anche il pubblico per webinar successivi e per eventuali vendite “one to one”.
    Naturalmente perché ciò avvenga è fondamentale che il software webinar permetta di tracciare ogni genere di comportamento degli utenti in diretta e quindi, attraverso l’analisi dei dati, capire i gusti e le preferenze del pubblico su un prodotto o su una sua caratteristica e funzionalità.

    Sarà poi possibile, in base all’analisi dei feedback ricevuti, suddividere il pubblico in base alle preferenze, magari anche per un webinar successivo con argomenti più in target.
    Un webinar con tale format può essere di grande aiuto non solo per incentivare le vendite in maniera generica ma anche per raggiungere obiettivi di:

    • co-creazione del prodotto tramite feedback ricevuti (concetto forte e importante per ogni tipo di contesto);
    • vendita on-line tramite collegamento one to one.

    Nel primo caso, ho avuto dal pubblico suggerimenti importanti per customizzare il prodotto in base a scelte del target; nel secondo caso ho avuto dati per identificare utenti prossimi all’acquisto e realizzare con loro una trattativa diretta.

    Il webinar per temi compliance e sulla formazione accreditata.
    Anche qui ci troviamo in un contesto in cui il format diventa caratterizzante e può influire decisivamente sui risultati finali.

    Si tratta di un settore in grande espansione e in cui la soluzione webinar più efficace può fare la differenza.

    In questo caso il format potrebbe prevedere un test in entrata somministrato in diretta, alternare momenti di lezione a questionari multipli tracciati a cui l’utente può rispondere in un tempo limitato, lasciando attiva la chat, le domande al relatore, i like e ogni altra forma di interazione presente, per poi concludere il webinar con un questionario di uscita e il rilascio dell’attestato.

    Si pensi, ad esempio, a quanto possa essere comodo per chi organizza un corso accreditato, che l’utente trovi automaticamente in piattaforma l’attestato, scaricabile solo al raggiungimento di determinati risultati nei questionari sottoposti agli utenti in diretta, oppure solo se ha seguito la lezione per una percentuale di tempo, decisa preventivamente, che rappresenta il tempo utile per superare il corso.

    Il supporto di esperti per organizzare i tuoi webinar.
    Come si vede dagli esempi precedenti le variabili possono essere tante e può essere complicato considerarle tutte. Per questo Teleskill ha creato un software webinar proprietario, potente e versatile, facilmente personalizzabile, ma anche un team di consulenti, il reparto Training Angel, che possano affiancare il cliente prima, durante e dopo l’evento.

    Si tratta di un aiuto che investe la strategia dell’evento, i contenuti, la formazione del relatore, la produzione multimediale di contenuti ad hoc, l’organizzazione e la realizzazione dell’evento (incluso il servizio di Conference Manager) e poi le attività di follow up e report per webinar futuri o altre necessità. Il supporto dei consulenti Teleskill ha due finalità precise: la prima è la perfetta riuscita dell’evento, ma più a monte c’è il desiderio di permettere al cliente di sviluppare il suo business, senza doversi preoccupare di aspetti strategici, organizzativi, tecnici e di dettaglio dell’erogazione del webinar.

    [In collaborazione con Teleskill Italia S.r.l. a s.u.]

  • Covid-19 e i brand sui social media: dati e tendenze della prima fase

    Covid-19 e i brand sui social media: dati e tendenze della prima fase

    Una ricerca che copre 83.918 profili Facebook e 34.282 account Instagram: scopri dati e tendenze su investimento paid, settori più attivi, immagine e comunicazione di marca.

    Questa analisi copre la cosiddetta prima fase della pandemia, dal primo febbraio fino al 17 aprile, e vuole rispondere ad alcune domande chiave legate alla presenza sui social media dei brand:

    • quali tendenze emergono dai dati;
    • come stanno comunicando le marche;
    • quali sono gli scenari futuri.

    Di seguito le evidenze emerse.

    Quali tendenze emergono dai dati?

    In questa sezione andremo a coprire l’evoluzione della comunicazione, attività per settore, sentiment, influencer marketing, investimento e risultati paid.

    Come sta evolvendo la comunicazione di marca?

    Analizzando l’evoluzione del numero di post a tema covid-19, possiamo notare una prima fase che va da fine febbraio ad inizio marzo in cui i brand cominciano ad affacciarsi timidamente sul tema data la forte incertezza iniziale. A seguire, abbiamo una fisiologica crescita con evidenti picchi che coprono dalla metà di marzo fino agli inizi di aprile. Tuttavia, nelle ultime settimane notiamo una graduale diminuzione delle pubblicazioni sul coronavirus. Questo dato va collegato al precedente picco e all’attesa di maggiori informazioni pratiche e legate alla ripresa delle attività produttive in merito al deconfinamento.

    l'evoluzione del numero di post a tema covid-19 su facebook e instagram

    Quali sono i comportamenti degli utenti?

    Le interazioni connesse ai post a tema covid-19 mostrano la stessa tendenza con un picco di engagement nella fase di maggiore diffusione da parte dei brand ed un calo abbastanza marcato, soprattutto su Facebook, ad aprile. Sembra che gli utenti comincino a stancarsi ma ovviamente la differenza è fatta dalla tipologia di frame scelta per comunicare sul tema. Vedremo alcuni esempi nei paragrafi dedicati alla comunicazione di marca e gli scenari futuri.

    L'evoluzione delle interazioni legate ai post a tema covid-19 su facebook e instagram

    Quali sono i settori più attivi?

    Su Facebook i settori più attivi per numero di pubblicazioni sono Services, Banking & Finance e Retail. Il settore Services è un cappello che copre diverse categorie di business ma in particolare app e servizi online, come ad esempio il food delivery, che giustificano il livello di attività. Interessante come il settore bancario, come diretta conseguenza della congiuntura, abbia impostato una comunicazione per migliorare adozione e tasso di penetrazione su fasce più ampie della popolazione dei servizi di onine banking e banca a distanza.

    I settori più attivi su facebook in merito al covid-19

    Su Instagram incontriamo la stessa tendenza per i settori Services e Retail. Tuttavia, abbiamo l’eccezione del Fashion che ha improntato la sua comunicazione su responsabilità sociale d’impresa, come tantissimi altri player, e la gratuità delle spedizioni per supportare l’e-commerce e limitare i danni.

    I settori più attivi su Instagram in merito al covid-19

    Qual è l’impatto sull’immagine di marca?

    La comparazione su Facebook tra post relativi al covid-19 e gli altri argomenti non presenta differenze rilevanti con soltanto un 4% in più di sentiment negativo associato ai commenti degli utenti ai contenuti dedicati al coronavirus.

    sentiment dei commenti degli utenti ai post sul covid-19 su facebook

    Ad ogni modo, analizzando i contenuti caratterizzati da un sentiment negativo più marcato, ho identificato una tendenza in comune a quasi tutti i settori. Ovvero, in particolare in un momento come questo e con le vendite sugli e-commerce che salgono a doppia cifra, i brand devono ottimizzare tutti i punti di contatto per garantire una customer experience di valore, costruire la fiducia ed evitare un ritorno negativo sulla brand image. Nel dettaglio, bisogna mettere in campo un flusso coerente ed univoco di comunicazione, procedure e dati tra i diversi team coinvolti (e-commerce, community management, content, etc.). Infatti, le principali lamentele scaturiscono dalla mancanza di informazioni chiare sulle transazioni online come ad esempio i tempi di consegna o l’effettiva flessibilità delle prenotazioni. In basso, un esempio legato a British Airways.

    Come evolve l’investimento in influencer marketing?

    Osservando su Instagram l’utilizzo dell’hashtag #ad che segnala le partnership a pagamento, notiamo una certa stagnazione a marzo. Infatti se osserviamo i dati del 2019, dopo il calo di gennaio dovuto alla sbornia promozionale di dicembre abbiamo una netta ripresa delle attività nel mese di marzo che non abbiamo in questo caso.

    le campagne di influencer marketing durante il covid-19

    Ad ogni modo, vista l’attività di creazione di contenuti da casa da parte dei creatori e il maggior tempo speso online dagli utenti, aprile ha visto una ripresa delle campagne di influencer marketing e in particolare di tutti i contenuti stile #QuarantineChallenge e le sue declinazioni. Trovo interessante come su Instagram le sfide/challenge siano diventate dei trend, oltre che uno sticker dedicato, in quanto fanno parte del DNA e linguaggio proprio di TikTok. Insomma, osserviamo un’evidente influenza e per la cronaca TikTok ha toccato il picco di download in pieno lockdown. In basso, due esempi di Nike (Nike Living Room Cup) e Bobbi Brown (sfida tra influencer e make-up artist).

    influencer marketing durante il covid-19

    Qual è l’impatto sulla spesa adv?

    In un periodo caratterizzato da una maggior connessione online degli utenti e penetrazione degli e-commerce, le aziende hanno sostanzialmente deciso di congelare il budget adv con una media di quasi il 20% in meno di spesa. Il dato precedente si traduce in un aumento della condivisione di post organici e in maniera speculare una diminuzione dei contenuti paid e della reach complessiva.

    La spesa in Facebook e Instagram ads è diminuita del 18% durante la pandemia

    maggiore condivisione di post organici da parte dei brand per via del covid-19covid-19 trend: diminuizione della reach complessiva

    Personalmente, penso che si tratti di un’occasione mancata per i brand in particolare se parliamo del famoso brand purpose e del limitare l’impatto negativo sul business. Oggi le marche possono mostrare vicinanza e prossimità alla propria audience che sta vivendo un momento difficile. Chi saprà informare, intrattenere, comunicare correttamente le proprie azioni concrete verso la società e allineare l’offerta di prodotto, oltre alla relativa comunicazione, alla nuova quotidianità degli utenti genererà un posizionamento distintivo che avrà effetti concreti nel medio e lungo termine. Inoltre, una minore concorrenza e domanda si traduce in una netta diminuzione dei costi associati alle sponsorizzazioni.

    Covid-19 trend: diminuzione del CPC

    Covid-19 trend: diminuzione del CPM

    Come stanno comunicando le marche?

    La comunicazione dei brand si è declinata principalmente in due categorie:

    • responsabilità sociale d’impresa (educare ed informare);
    • attenzione all’utente (intrattenere, divertire e formare).

    A seguire alcuni esempi.

    Responsabilità sociale d’impresa

    Niente di nuovo sotto al sole, i brand hanno comunicato le loro azioni concrete verso il tessuto sociale e le categorie in prima linea nell’affrontare questa crisi. Tuttavia, dobbiamo tenere a mente che la principale richiesta dei consumatori verso le marche (fonte Kantar) è il benessere degli impiegati ed è un elemento chiave in ottica reputazionale.

    In generale, le marche hanno colto appieno il loro ruolo di attori sociali supportando la comunicazione di governi e media sui messaggi chiave (distanziazione sociale, confinamento, comportamenti responsabili, etc.) da veicolare alla popolazione. Una tendenza che rivedremo nei prossimi giorni in merito alle regole relative al deconfinamento e alla riapertura dei negozi.

    Attenzione all’utente

    Il confinamento è stato il banco di prova per posizionare la marca all’interno della nuova quotidianità degli utenti. Le parole chiave sono state connettere (live e dirette), intrattenere (musica, attività da fare a casa, challenges, etc.), formare (DIY, tutorial, consulenze, etc.).

    Connettere
    Intrattenere
    Formare

    Quali sono gli scenari futuri?

    L’attuale scenario ha imposto alcune tendenze che persisteranno nei mesi a seguire e daranno necessariamente forma alla comunicazione sui social media in quanto portano con sé un enorme potenziale di crescita per il business:

    • nuovi comportamenti e bisogni;
    • erosione della fiducia e centralità dell’informazione;
    • accelerazione dei processi di digital transformation.

    Per poter generare un vantaggio competitivo, sarà quindi necessario fare leva su questi trend.

    Nuovi comportamenti e bisogni

    La pandemia ha fatto nascere ed emergere nuove esigenze e ciò influirà sul modo in cui progettiamo, comunichiamo, costruiamo e gestiamo le esperienze per il nostro pubblico. Un trend su tutti è la riscoperta massiva della casa come epicentro della vita e dell’esperienza. Un brand cha ha saputo cogliere molto bene questa evoluzione è Ikea con la sua serie di post, stories e live #RipartiamoDaCasa in cui l’offerta di prodotto (mobili e arredi) è in binomio alle diverse attività (i migliori libri da leggere, la lezione di yoga, l’happy hour casalingo, la cucina, etc.) che possiamo svolgere nelle diverse stanze di casa.

    Erosione della fiducia e centralità dell’informazione

    Da un lato, abbiamo una mancanza di informazioni chiare (tempi di consegna, stock disponibili, gestione dell’ordine, attività della filiera) e preoccupazioni crescenti in merito all’impatto economico (capacità d’acquisto) della pandemia. Dall’altro, l’attuale situazione ha aumentato la penetrazione degli acquisti online su fasce più ampie della popolazione. Una tendenza che continuerà anche a seguire in quanto è entrata nella quotidianità e molti consumatori dichiarano inquietudine in merito ai futuri acquisti in negozio per paura del contagio. Per i brand, risulta quindi centrale garantire un flusso costante di informazioni credibili, dettagliate ed aggiornate per creare fiducia e rendere più fluido il processo d’acquisto. Per mettere in campo questo flusso, i brand devono ottimizzare tutti i punti di contatto rompendo le barriere tra team attraverso procedure ed infrastrutture condivise.

    Abbiamo ottime dimostrazioni in questo senso, ad esempio brand come Ritual Cosmetics e Revolution Makeup si sono attivati per permettere di seguire il proprio ordine e ricevere consigli tramite Instagram DMs, WhatsApp e Messenger.

    Accelerazione dei processi di digital transformation

    Come risultato del distanziamento sociale, l’attuale pandemia sta accelerando tutti i processi di abilitazione dell’esperienza digitale che permettono un’esperienza di marca da remoto come realtà aumentata, test virtuali, assistenza da remoto, consulenza online, app e giochi, ecc. Un trend che è qui per restare in quanto colma il divario tra il mondo digitale e ‘reale’, guida e accelera il processo decisionale.

    Alcuni esempi:

    • L’Oréal ha lanciato un nuovo test virtuale per provare colorazioni e make-up;

    • Bentley tramite la sua nuova app che usa la realtà aumentata permette di effettuare un test drive e personalizzare il proprio modello;
    • Hilton rende possibili visite virtuali del proprio resort tramite webcam e street view;
    • Cadbury attraverso un’app dedicata mette a disposizione un gioco in 2D per intrattenere i bambini ed in cui è possibile sbloccare nuovi livelli acquistando il loro prodotto Dairy Milk Lickables.

    Se vuoi scoprire altri contenuti di questo tipo, li puoi trovare in questo mio post dedicato.