Autore: Franz Russo

  • Proteste negli Usa, Signal e Citizen sono le app più scaricate

    Proteste negli Usa, Signal e Citizen sono le app più scaricate

    Dal giorno dell’uccisione di George Floyd negli Usa continuano le proteste nelle principali città. E Apptopia mostra come dal 25 maggio scorso Signal sia stata l’app di messaggistica più scaricata. Insieme a Citizen, l’app che manda alert sugli spostamenti della polizia.

    Dal giorno in cui George Floyd è stato ucciso, negli Usa in quasi tutte le principali città, e non solo, impazzano le proteste, contro la brutalità della polizia. Da giorni, ormai, gli Usa sono diventati di nuovo teatro di proteste, come non accadeva ormai da anni. In questi giorni abbiamo visto come anche le aziende tech e le piattaforme social non hanno voluto far mancare il loro appoggio, manifestando chiaramente il loro pensiero per dire non al razzismo e alla violenza, Twitter su tutte.

    Ma c’è ancora un aspetto che ci aiuta a capire quale sia davvero la situazione  che viene vissuta negli Usa. Ed è quello che ci offre Apptopia, mostrandoci le app più scaricate dal 25 maggio al 3 giugno, quindi un periodo di tempo che ricade nel pieno delle proteste.

    signal app proteste usa

    Come abbiamo imparato ad osservare in quest anni, in situazioni di grandi rivolte, i cittadini sono alla ricerca di modalità che possono essere di aiuto per poter comunicare in modo sicuro, al riparo da qualsiasi controllo esterno. Proprio per evitare che altri, in questo caso la polizia, possa interferire nelle comunicazioni.

    Guardandola da questo punto di vista si spiega come Signal e Citizen siano le due app più scaricare negli Usa nell’ultima settimana.

    Molti di voi sicuramente già conoscono Signal, applicazione di messaggistica istantanea che fa della crittografia delle comunicazioni il suo punto di forza, attraverso la comunicazione cifrata E2E (end-to-end). Quindi, solo gli utenti coinvolti nella conversazione sono in possesso delle chiavi di crittografia necessarie per accedere e leggere i messaggi condivisi. L’app è progettata per prevenire le intercettazioni da parte di terzi, come possono essere i fornitori di servizi di telecomunicazione e Internet, o le autorità governative, come la polizia.

    signal app proteste social media george floyd

    Signal per la prima volta in questi giorni è tra le prime 10 applicazioni più scaricate negli Usa, con oltre 121 mila download. L’app negli Usa, dai dati diffusi da App Annie, mostra solitamente picchi di download in presenza di proteste sociali e politiche, l’ultimo picco è stato durante l’insediamento di Donald Trump come 45° presidente degli Stati Uniti d’America.

    Tra l’altro, proprio oggi Signal lancia un nuovo strumento per oscurare i volti delle persone che compaiono all’interno d una foto. Lo strumento aggiunge l’effetto blur in modo automatico. Signal dichiara in un post sul blog ufficiale che il lancio di questo strumento è proprio in relazione a fatti di Minneapolis.

    signal app proteste

    Più scaricata di Signal è stata Citizen, un’app nata per dare una mano al servizio 911, il numero per chiamare l’ambulanza negli Usa, in modo tale che qualsiasi cittadino potesse fare la sua parte nelle emergenze. In questi giorni invece è stata scaricata dai protestanti per via degli alert che l’app rilascia sugli spostamenti della polizia. In questi modo i gruppi di protestanti hanno potuto organizzarsi meglio grazie proprio a quest’app.

    citizen app proteste george floyd

    Dal 25 maggio Citizen è stata scaricata 234 mila volte, diventando nella settimana la quarta app più scaricata (adesso in nona posizione).

    E tra le app più scaricate troviamo anche quella di Twitter, più scaricata nella settimana di Facebook.

    L’app ha superato mercoledi scorso il record con 677 mila download a livello globale, di cui 140 mila negli Usa, un altro record.

    Twitter download social media

    La piattaforma di Jack Dorsey in questi giorni ha assunto un ruolo primario per essere stata la prima piattaforma a segnalare come infondate le informazioni condivise da Donald Trump. La piattaforma ha mantenuto il suo impegno nella condivisione di messaggi contro il razzismo.

    Altra app molto scaricata n questo periodo è stata Instagram, molto usata per condividere storie usando l’hashta #BlackLivesMatter. Qualcosa però non è andato per il verso giusto lo scorso martedì, quando gli utenti usando #BlackOutTuesday e condividendo immagini del tutto nere, hanno anche usato #BlackLivesMatter. In questo modo tutte le informazioni importanti veicolate attraverso l’hashtag principale venivano offuscate da un fiume di immagini nere. A poco sono poi serviti gli appelli a non usare l’hashtag principale per quella condivisione.

    Ecco, come dicevamo all’inizio, per comprendere cosa succede nella società e come la gente reagisce a situazioni che la vedono coinvolta direttamente, bisogna guardare anche a questi dati, perché ci dicono molto rispetto a quello che le persone vogliono e rispetto ai tempi che viviamo.

  • Facebook, ecco il modo per cancellare i vecchi post

    Facebook, ecco il modo per cancellare i vecchi post

    Nei prossimi giorni Facebook renderà disponibile per tutti gli utenti la possibilità di cancellare i vecchi post. La funzionalità sarà disponibile da subito per un ristretto numero di utenti. Un modo per “ripulire” la propria bacheca, cancellando post ormai obsoleti o fastidiosi.

    Da sempre, uno dei grandi limiti de social media, e di Facebook in particolare, è quello di non poter risalire facilmente ai vecchi post, pubblicati anni fa. A differenza dei blog, perdonate il raffronto non proprio adatto ma è solo per rendere l’idea, che prevedono al loro interno una sezione “archivio”, all’interno della quale rintracciare tutti i vecchi articoli, le piattaforme social non prevedono una funzionalità per risalire ai vecchi post. Almeno fino a ieri.

    Sì perchè Facebook sta per lanciare una funzionalità chiamata “Manage Activity”, “Gestione dell’attività” (potrebbe essere questa la traduzione in italiano), che permetterà di cancellare vecchi post, ormai vecchi, obsoleti, forse anche fastidiosi e dannosi. La funzionalità verrà lanciata già da oggi per un ristretto numero di utenti, anche se Facebook non specifica dove, e nei prossimi giorni sarà disponibile per tutti gli utenti. La possibilità di cancellare i vecchi post per ora sarà permessa solo da mobile e in seguito lo sarà anche via web, da facebook.com. Solo che al momento non è specificata la tempistica.

    facebook manage activity cancellare vecchi post

    Come cancellare i vecchi post con Manage Activity

    Manage Activity permette la cancellazione di post “in massa”, è possibile infatti cancellarne più di un uno con una singola operazione. La funzionalità è semplice da usare, grazie anche ai filtri che permetteranno di rintracciare facilmente il post, o i post, da cancellare.

    Una volta selezionato il post da eliminare, questo verrà spostato nel cestino e resterà lì disponibile per 30 giorni, durante i quali potete anche renderli nuovamente rintracciabili, oppure attendere l’eliminazione definitiva al termine del periodo previsto.

    Se non volete cancellare definitivamente dei post, potete comunque “archiviarli”, nel senso che potete nasconderli a tutti gli altri utenti e renderli visibili solo per voi. Diciamo che si tratta di una sorta di limbo.

    facebook manage activity cancellare vecchi post

    Effettivamente si tratta di una funzionalità che permetterà agli utenti di risparmiare tempo, avendo, fino ad oggi, come unica possibilità quella di ricercarli manualmente, situazione non semplice da gestire.

    E sarà poi molto utile a chi vuole dare una ripulita alla propria bacheca, magari cancellando qualche contenuto che potrebbe oggi, a distanza di anni, risultare fuori luogo.

    Questa funzionalità, siamo sicuri, potrà tornare utile a chi cerca lavoro e ha bisogno di rimuovere alcuni vecchi post e foto, dove ha espresso opinioni non proprio virtuose oppure perché ritratto in qualche foto non proprio presentabile.

    Social Media e Lavoro, il talento al centro del proprio racconto

    Qualche settimana fa avevamo riportato uno studio interessante di The Manifest che ci mostrava come oggi Facebook sia lo strumento più usato per cercare talenti. La piattaforma di Mark Zuckerberg è più utilizzata di LinkedIn, anche se di poco: 70% contro il 67%.

    Ecco, se siete alla ricerca di un lavoro, sappiate che i recruiter guarderanno la vostra bacheca. Quindi una funzionalità per cancellare i vecchi post vi tornerà davvero molto utile.

  • Le aziende tech e social prendono posizione contro il razzismo

    Le aziende tech e social prendono posizione contro il razzismo

    Di fronte ai fatti di Minneapolis, con la morte di George Floyd che ha acceso proteste negli Usa, anche le aziende tech e social, e non solo, hanno deciso di prendere una posizione, manifestando la loro solidarietà alla comunità Black. Eccone alcune raccolte in questo articolo.

    Di fronte a situazioni di conflitti sociali le aziende spesso sono molto restie a prendere una posizione. Ma viviamo in un’era dove le persone vogliono sapere da quale parte stanno le aziende, i brand con cui negli anni hanno costruito una relazione. Lo vogliono sapere anche per comprendere meglio se la fiducia accordata viene ripagata anche i termini di valori condivisi. Parliamo di valori basilari.

    I fatti di Minneaopolis, la morte di George Floyd, soffocato da un poliziotto, hanno messo le aziende di fronte al fatto che fosse giunto il momento di prendere una posizione. Parliamo di colossi tech e social, di aziende che fanno della convivenza, dell’equità, del rispetto valori attorno ai quali, in buona parte dei casi, hanno costruito le proprie realtà.

    black lives matter aziende social franzrusso.it

    Bello, a nostro parere, il messaggio condiviso da Netflix che sabato ha twittato:

    “Tacere è essere complici. Black Lives Matter. Noi abbiamo una piattaforma e abbiamo il dovere di parlare, nel rispetto dei nostri membri, dipendenti, creators e talenti neri“.

    In questo post vogliamo mostrarvi quello che forse in Italia non è stato ancora notato, e cioè che quasi tutti i brand tech e social hanno preso una posizione contro il razzismo, manifestando la loro solidarietà alla comunità Black e condividendo, in alcuni casi rimarcando anche, valori ormai acquisiti tra brand e utenti. Un messaggio di lealtà vero nei confronti d una comunità ma anche nei confronti del mondo intero.

    Durante lo scorso fine settimana, brand e CEO di aziende tech e social hanno espresso e manifestato il loro pensiero, spesso su Twitter, ma anche su Instagram, agganciandosi all’hashtag #BlackLivesMatter.

    E cominciamo da Twitter, uno dei primi brand social a manifestare solidarietà alla community Black, che venerdì scorso decide di cambiare la proprio foto profilo e quella di copertina, insieme alla bio che diventa semplicemente: #BlackLivesMatter.

    Twitter black lives matter

    Un messaggio simile a quello di Netflix lo ha condiviso poi anche Amazon, la società di Jeff Bezos:

    Più o meno lo stesso messaggio è stato condiviso anche da Prime Video, sempre su Twitter:

    E lo stesso Bezos ha poi postato su Instagram un messaggio rivolto ai leader e ai manager di aziende, invitandoli a leggere un articolo di Shenequa Golding, riportando il link nella sua bio e anche un breve brano:

    “Ci mordiamo la lingua, inghiottiamo la rabbia e tratteniamo le lacrime per rimanere professionali, perché esprimere il dolore causato dalla morte di un nero è considerato meno professionale di quanto non lo siano gli uomini e le donne di colore che vengono effettivamente uccisi. Quindi, se potete, per favore, fate attenzione. I vostri dipendenti neri devono fare i conti con tante di queste cose“.

    https://www.instagram.com/p/CAzG5h8nWg5/?utm_source=ig_web_copy_link

    Tra le aziende che hanno manifestato solidarietà alla comunità nera, anche solo cambiando immagine di profilo e copertina su Twitter, ci sono anche:

    Instagram, che pubblica lo stesso messaggio sulla propria piattaforma, invitando gli utenti a raccontare e condividere storie con #shareblackstories:

    Instagram black lives matter

    Facebook

    Facebook black lives matter

    YouTube

    YouTube black lives matter

    La piattaforma della famiglia Google, condividendo un messaggio di solidarietà, fa anche una donazione di 1 milione di dollari per contrastare l’ingiustizia sociale:

    Square, l’altra società di Jack Dorsey:

    Square black lives matter

    E poi ci sono anche aziende come Nike che condivide anche un bellissimo video, condiviso anche da molte star come Michael Jordan, invitando tutti ad essere parte del cambiamento, cambiando il celebre claim “Just Do It”:

    “Per una volta, non farlo. Non fingere che in America non ci sia un problema di razzismo“.

    Nike black lives matter

    Columbia Records

    Columbia Records black lives matter

    La società discografica, proprietà della Sony, manifestando la sua solidarietà alla comunità black, lancia per il 2 giugno il “Black Out Tuesday“, una giornata per riflettere e immaginare modi per proseguire insieme all’insegna della solidarietà:

    HBO ha cambiato il suo nome, per l’occasione, in #BlackLivesMatter:

    HBO Black Lives Matter

    Di seguito, alcuni comunicati che i CEO hanno condiviso per lo più su Twitter:

    https://twitter.com/TwitterTogether/status/1266173332140904449

     

    Anche Intel dona 1 milione di dollari per contrastare l’ingiustizia sociale:

    Don MacAskill, Flickr

    Qui l’articolo completo di Kathleen Hogan su LinkedIn.

    https://twitter.com/natfriedman/status/1266790816174882816

    Ecco, questo era quello che ci piaceva mostrare e raccontare. Le aziende prendono parte, superando, questo va detto, anche alcune contraddizioni interne, ma alla fine, ci mettono la faccia, come si dice.

    E voi che ne pensate? Se avete altro esempi, oltre a questi, segnalateci.

  • Twitter ora permette a tutti di programmare i tweet da web

    Twitter ora permette a tutti di programmare i tweet da web

    Dopo la sperimentazione iniziata a novembre dello scorso anno, Twitter rende disponibile la programmazione dei tweet per tutti, da web.

    Se vi ricordate, ne avevamo scritto a novembre dello scorso anno, quando venne dato l’annuncio dell’avvio di un test per rendere programmabili i tweet all’interno della piattaforma. Ma ora, a distanza di qualche mese, la funzionalità è stata rese disponibile per tutti, da web.

    tweet programmazione twitter web

    Volendo comporre un tweet, adesso in basso noterete l’iconcina del calendario. Cliccandoci sopra si avrà la possibilità di impostare la programmazione fino a diversi mesi in avanti, più di 12 mesi sicuro. Una funzionalità che molti utenti apprezzeranno, anche quelli che usano la piattaforma per lavoro.

    tweet twitter programmazione web

    tweet twitter programmazione web Ma non è tutto, perché è anche possibile salvare la programmazione come “bozza”. E su questo bisogna fare una piccola precisazione. Se state usando Twitter via web dallo smartphone e programmare un tweet, e volete poi salvarlo in bozza per continuare il lavoro via pc, sappiate che la bozza non è sincronizzata. Quello che salvate dallo smartphone non lo ritroverete poi sul pc, e viceversa. Quindi, se pensate di salvare il lavoro come bozza, ecco fate attenzione a questo aspetto.

    Altra cosa interessante è che è poi possibile visualizzare i tweet inviati attraverso la programmazione.

    Quindi se prima utilizzavate TweetDeck per la programmazione dei vostri tweet, o altre tweet di terze parti, allora apprezzerete non poco questa possibilità

    Se non vedete ancora la funzionalità, quindi l’iconcina del calendario, non temete, vi arriverà presto.

  • Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    La modifica del Communications Decency Act, e del “Section 230”, da parte di Trump suona come una vendetta verso Twitter e tutte le piattaforme social media. Sarà il caos nei tribunali federali, le piattaforme rischiano di diventare de censori. E intanto Twitter segnala, ma non elimina, un altro Tweet di Trump che dice: “se iniziano i saccheggi, iniziano le sparatorie”.

    Alla fine, quello che si temeva è successo. Donald Trump, 45° presidente degli Stati Uniti d’America, è riuscito a formulare la sua (prima) vendetta verso i social media e verso Twitter in particolare. Tanto per essere chiari, riguardo a social media esiste un grande problema, non lo negano nemmeno le aziende proprietarie delle piattaforme e di chi le guida, ma questo non significa che una eventuale regolamentazione debba passare dopo che chi dovrebbe fare e garantire le leggi viene colto nel momento in cui diffonde informazioni “infondate”, lamentando, addirittura, che questo prefigura una minaccia alla libertà. Non funziona così. La libertà deve essere sempre garantita, nel rispetto delle regole che valgono per chiunque.

    Ma restiamo su quanto successo ieri, quando in Italia era sera inoltrata.

    donald trump twitter social media

    Trump firma l’ordine esecutivo che modifica il Section 230

    Donald Trump ieri sera ha firmato un ordine esecutivo che mira a modificare il Communications Decency Act, noto a tutti come “Section 230“. In pratica sparisce lo scudo che metteva a riparo le piattaforme social dalle responsabilità derivanti dalla pubblicazione degli stessi contenuti. Da oggi le piattaforme social non potranno godere della protezione legale, questo comporterà citazioni e ricorsi che affolleranno i tribunali federali.

    Cosa dice il “Section 230”

    Prima di procedere, è doveroso però, a beneficio di tutti, spendere due parole su questo “Section 230“.

    Questa sezione fa parte della legge, come dicevamo prima, Communications Decency Act, una legge approvata nel 1997 che ha come obiettivo quello di regolamentare i contenuti pornografici su Internet. Questa legge ha avuto un forte impatto per due motivi: primo per aver cercato, appunto, di regolamentare “l’indecenza” su Internet; secondo per aver introdotto il principio per cui i servizi internet non sono da considerarsi editori, grazie proprio alla “Section 230”.

    Questa sezione negli anni ha assunto un valore enorme, soprattutto con l’ascesa del fenomeno dei social media, impedendo, tra l’altro, che le stesse piattaforme si trasformassero in censori e arbitri di tutto quello che viene condiviso attraverso questi strumenti.

    “Nessun fornitore o utente di un servizio informatico interattivo può essere trattato come l’editore o il relatore di qualsiasi informazione fornita da un altro fornitore di contenuti informativi”, così recita un passo della sezione.

    La protezione legale quindi proteggeva le piattaforme da qualsiasi azione illecita commessa dall’utilizzatore stesso. Ora, con l’ordine esecutivo, strumento che la Costituzione mette in dote al Presidente per determinare come far rispettare le leggi, il rischio è che questo possa generare il caos.

    Già nel 2013 un altro tentativo da parte di 47 procuratori generali che ne chiedevano la modifica, chiedendo appunto la rimozione dell’immunità legale per le piattaforme. La ACLU (l’Unione Americana per le Libertà Civili) commentò: “Se la sezione 230 venisse spogliata delle sue protezioni, non ci vorrebbe molto perché la vivace cultura della libertà di parola scompaia dalla rete“. Il rischio è appunto quello.

    Twitter e Trump, quando la politica crede di possedere i social media

    Obiettivo di Trump è una legge sui social media

    Vero obiettivo di Trump è una legge che punti a regolamentare i social e, non avendone potere diretto, dovrà per forza di cose ricorrere al Congresso. E non sarà certo facile. Anche con le elezioni presidenziali imminenti.

    Di certo questo è un primo passo verso quel controllo che la politica ha sempre cercato di esercitare sui social media. Prima volevano possedere e controllare i giornali, adesso vorrebbero fare lo stesso con questi strumenti gestiti da aziende private.

    Il dibattito sul Section 230 negli Usa è stato sempre molto vivace. Pensate che era uno dei temi portati avanti anche da Joe Biden, certo non un repubblicano, e anche Bernie Sanders aveva detto che era giunto il momento di modificarlo.

    Twitter segnala un altro tweet di Trump: “quando inizieranno i saccheggi, inizieranno le sparatorie”

    https://twitter.com/TwitterComms/status/1266267446979129345

    Intanto, Twitter ha segnalato, ma non eliminato, un altro tweet di Donald Trump in quanto ritenuto violento. Il contenuto viene oscurato in grigetto con l’etichetta “Visualizza”. Il tweet viene depotenziato in termini di reach e non è possibile esprimere interazioni, solo retwittare con commento. In questo tweet Trump fa riferimento ai fatti di Minneapolis dopo l’uccisione da parte di un poliziotto di George Floyd.

    “Quando inizieranno i saccheggi, inizieranno le sparatorie”. Una frase che Twitter ha giudicato come inneggiante alla violenza, contravvenendo alle regole della piattaforma.

    Un presidente degli Stati Uniti dovrebbe esprimersi in altri modi, cercando di agire per riunire le comunità con atteggiamenti e parole responsabili, proprio per evitare ulteriore violenze.

  • Twitter e Trump, quando la politica crede di possedere i social media

    Twitter e Trump, quando la politica crede di possedere i social media

    Twitter, per la prima, ha evidenziato come “infondati” due tweet di Donald Trump e il presidente Usa non l’ha presa bene. Al punto di minacciare la chiusura delle piattaforme. Questo è quello che accade quando la politica tende a possederle.

    Fino ad un paio di anni fa tra Twitter e Donald Trump c’era molto affetto. Più volte il 45° presidente degli Stai Uniti d’America aveva manifestato il suo apprezzamento per la piattaforma che usa direttamente, senza che vi sia lo staff a supporto. Poi qualcosa ha cominciato ad incrinarsi, quando, dietro la pressione del “Russia Gate“, ma soprattutto, in conseguenza dello scandalo “Cambridge Analytica“, Twitter ha cominciato seriamente a contrastare la diffusone di fake news, di contenuti violenti e inneggianti all’odio in ogni sua forma. Qualcosa si è incrinato perché più volte i contenuti di Trump venivano segnalati per i contenuti di odio e di violenza, ma, comunque, Twitter in virtù della garanzia di un dibattito sempre aperto, ha preferito sempre evitare la censura, “proteggendo” il presidente da oltre 80 milioni di followers.

    twitter donald trump politica

    Come ricorderete, lo scorso anno, Twitter ha cominciato a rendere più stringente il contrasto alle fake news, introducendo una etichetta che avrebbe dovuto evidenziare quei tweet palesemente infondati, senza ricorrere alla censura. Uno strumento introdotto poi alla fine del 2019, in vista proprio delle prossime elezioni Usa.

    C’è anche da ricordare, ne facevamo cenno prima, che Twitter ha sempre “protetto” (se si può usare questa espressione) Donald Trump, anche in quei casi era lecito intervenire in qualche modo, ma ha sempre evitato di farlo perché per Twitter i contenuti condivisi dai politici servivano in ogni caso a generare un dibattito, anche quando gli stesi contenuti erano forti, al limite. Una scelta che ha generato non poche critiche e dubbi. Per fare un esempio, nel 2018 Twitter decise di non cancellare i tweet di Trump che, in maniera esplicita, dichiarava guerra alla Corea del Nord, mentre, invece, fece cancellare un tweet del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Seyed Ali Khamenei.

    Ora Twitter afferma il principio che chiunque vìoli la policy sul contrasto alle fake news deve essere segnalato attraverso una etichetta che, con una procedura di fact-checking, mette il luce la vera notizia. E a farne le spese è stato proprio Donald Trump.

    Il tycoon non l’ha presa bene e ha dichiarato in un tweet che la piattaforma di Jack Dorsey “sta soffocando la libertà di parola“, oltre che a dichiarare che Twitter sta interferendo nelle elezioni presidenziali facendo fare “controlli di parte alla Fake News CNN e all’Amazon Washington Post“, le due testate usate per fare fact-checking verso le quali Trump non ha mai avuto simpatia.

    (In alto uno de due tweet segnalati da Twitter)

    Questo accade quando la politica pensa di possedere le piattaforme, non di usarle, in virtù del proprio ruolo. Trump, e tutti quelli che la pensano come lui (e sono tanti) crede che il suo ruolo possa giustificare qualsiasi cosa, anche quella di diffondere, come in questo caso, informazioni sbagliate.

    Trump si vendica con l′addio all′immunità legale per i social media

    Trump minaccia di chiudere Twitter e tutti i social media

    Come vedete il quadro è abbastanza grave già fin qui, ma c’è dell’altro. Perché, sempre oggi, Trump che minacciato in un tweet di chiudere le piattaforme, trovando la scusa che i repubblicani sono presi di mira da queste piattaforme. “Le regoleremo con la forza o le chiuderemo”.

    Ecco, questo è il punto più grave che si potesse toccare, quando la politica incapace di accettare regole democratiche per garantire una corretta informazione e per evitare la diffusione di disinformazione, decide di usare il pungo duro nel tentativo di assoggettarle al suo volere, alla sua parziale verità.

    È triste che si arrivi a queste minacce, come è triste che un presidente degli Usa arrivi ad esprimersi in questo modo. Il rispetto delle regole dovrebbe essere la base della convivenza civile e il suo ruolo è sinonimo di garanzia di libertà e democrazia.

    Adesso sì che è in ballo la libertà e non sono le regole a soffocarla, come sostiene Trump, ma l’uso degli strumenti a proprio piacimento per il ruolo politico. Il confronto e il rispetto sono il sale della democrazia e bisogna farne sempre buon uso.

  • Farsi trovare pronti per garantire la Business Continuity

    Farsi trovare pronti per garantire la Business Continuity

    La pandemia da Coronavirus ha generato una crisi economica e sociale importante, mettendo a rischio la quotidiana operatività delle aziende. Il tema della business continuity è diventato fondamentale, abbiamo raccolto in questo articolo i suggerimenti di DNV GL.

    La pandemia da Coronavirus ha generato una crisi economica e sociale importante, mettendo a rischio la quotidiana operatività delle aziende.
    Mai come ora le organizzazioni si sono rese conto di quanto sia importante avere gli strumenti per poter, in qualche modo, limitare gli effetti negativi di una situazione di emergenza e garantire la propria continuità di business.

    Di cosa parliamo quando facciamo riferimento alla Business Continuity?

    Partiamo innanzitutto dalla norma ISO 22301 che definisce la continuità operativa come la capacità di una organizzazione di continuare a fornire prodotti e servizi in tempi accettabili e con quantità o livelli di servizio accettabili anche durante un evento critico.

    Di recente, DNV GL, uno dei più importanti enti di certificazione al mondo, ha organizzato un ciclo di webinar per approfondire questo tema, condividendo consigli e best practice da seguire.

    business continuity dnv gl franzrusso.it

    Oggi un’azienda deve sapere come può continuare ad essere operativa in situazioni di emergenza, e deve pianificare questa capacità in modo che possa essere garantita in qualsiasi circostanza.

    Proprio di questo si è parlato durante la tavola rotonda “Business Continuity: inizia la ripresa” che ha visto coinvolti Rudy Bandiera, divulgatore e docente, Gabriella Chiellino, Presidente eAmbiente Group, Alberto Maestri, executive advisor and trainer ed esperto di trasformazione e innovazione digitale e Giovanni Francescutti, Enterprise Customer Manager, DNV GL – Business Assurance.

    Francescutti, nel corso del suo intervento, ha sottolineato 3 aspetti fondamentali necessari per avviare un processo di Business Continuity:

    1. Conoscere chi siamo e quali sono i nostri business critici. Ancora prima della situazione di emergenza è fondamentale che un’azienda sappia cosa sia necessario fare per garantire la sopravvivenza: chi sono i suoi clienti e fornitori fondamentali, quali sono i prodotti che deve assolutamente continuare a garantire.
    2. Capire come possiamo mitigare qualunque rischio sul nostro business per cercare di salvaguardarlo, che significa capire se abbiamo dei modi per evitare che eventi critici vadano a compromettere il funzionamento della nostra azienda.
    3. Prepararsi alla ripartenza. Dobbiamo essere consapevoli che quello che succederà dopo un’emergenza non sarà una situazione uguale a quella che abbiamo vissuto fino a questo momento. L’azienda deve prepararsi alla ripartenza sfruttando l’occasione per migliorare i processi che ha visto non funzionare bene.

    Solo un approccio strutturato preventivo su questi tre livelli potrà garantire una risposta organizzata per rispondere al problema.

    Protocolli, Responsabilità e Processi

    Una delle grandi sfide che le aziende devono affrontare oggi è quella di limitare al minimo i rischi di una eventuale emergenza, di mettersi nella condizione di saper affrontare eventi straordinari che possono capitare ciclicamente, basti pensare anche solo ad alluvioni, terremoti, crisi finanziarie.

    Il nuovo diktat è quello di farsi trovare pronti. Ma come? Adottando misure e protocolli per permettere all’azienda di continuare ad operare portando avanti quelli che sono i “business fondamentali”, ossia quelli che permettono all’azienda di andare avanti, garantendo attività economica e stipendi per i dipendenti, come viene spiegato da Francescutti nel webinar dedicato.

    business continuity franzrusso.it

    È necessario avere responsabilità e piani assegnati che possano permettere di traghettare le situazioni di emergenza nel miglior modo possibile: devo immaginare quali possono essere le situazioni critiche a cui posso andare incontro e capire come affrontarle.

    Devo garantire, inoltre, che tutte le strutture agiscano correttamente nel corso dell’emergenza senza pensarci troppo, ragionando quindi preventivamente sulle azioni da applicare, formando in modo adeguato le persone di riferimento.

    Importante sottolineare come, lo scenario a cui l’azienda si prepara, non deve mai essere specifico ma deve poter rispondere a diverse situazioni di contesto.

    E il digitale?

    Nella situazione attuale, il digitale è visto come uno di quegli strumenti che non tutte le aziende sono state in grado di adottare in situazione normale, ma di cui ci si è resi conto della fondamentale importanza in questa situazione di crisi. Molte aziende sono riuscite a garantire la loro “business continuity” riuscendo ad abbracciare l’innovazione e le nuove tecnologie per garantire la loro continuità operativa.

    Il tema della Digital Transformation è uno di quelli che seguiamo di più qui sul nostro blog, proprio per rendere le aziende più consapevoli della trasformazione in atto. Ecco, adottare piattaforme digitali, sistemi di storage in cloud per permettere le attività usando tutte le applicazioni anche da remoto, analizzare i dati per comprendere meglio le esigenze dei clienti, dotarsi di sistemi di Intelligenza Artificiale, sono tutti strumenti di Digital Transformation che possono garantire la business continuity anche in situazioni di crisi.

    business continuity franzrusso.it

    Farsi trovare pronti per garantire la Business Continuity

    Per concludere, possiamo affermare come sia necessario per un’azienda pianificare e implementare un processo di Business Continuity che non ci faccia più trovare impreparati nell’affrontare situazioni critiche e ci permetta di poterci assicurare una ripresa veloce e organizzata.

    Per approfondire il tema guarda il webinar on demand di DNV GL dedicato proprio alla Business Continuity con la spiegazione delle buone prassi da adottare e la possibilità di utilizzare gratuitamente il self-assessment tool di DNV GL per valutare la maturità del tuo approccio in ottica di continuità operativa rispondendo a delle semplice domande.

    Accedi ora su dnvgl.it.

    [In collaborazione con DNV-GL Italia]

  • Milano Digital Week 2020, non perdete il Tram dell’Innovazione

    Milano Digital Week 2020, non perdete il Tram dell’Innovazione

    Il 26, 27, 28 maggio 2020 dalla Milano Digital Week 2020 riparte il Tram dell’Innovazione, una grande iniziativa di Women&Tech-Associazione Donne e Tecnologie, che quest’anno offre un’edizione completamente rinnovata e tutta online. Ecco gli eventi da non perdere.

    La tanto attesa edizione online della Milano Digital Week sta per prendere il via e con essa parte, anche quest’anno, il Tram dell’Innovazione, una bella iniziativa, giunta alla terza edizione, di Women&Tech-Associazione Donne e Tecnologia che si avvale del format ideato dalla sempre vulcanica Gianna Martinengo. Adeguandosi alla formula completamente online, quest’anno si gli eventi in programma sono estremamente interessanti e quindi da non perdere.

    Con il payoff “Non perdere il tram del digitale… per davvero”, anche quest’anno l’Associazione invita i cittadini a ragionare sulle tematiche del digitale e lo fa non più sullo storico tram milanese, ma in versione on line.

    Questa edizione sarà dedicata alla condivisione di esperienze aperte (open innovation, open access, open source). I temi che verranno trattati lungo il “percorso” saranno: Mobility, Open Data, Fintech, Green Sharing, Intelligenza (Artificiale), Smart Cities, Ospedale 4.0, Sostenibilità, Ecosistemi. A questi si aggiungeranno interventi relativi ai talenti per il futuro (competenze e start-up).

    tram innovazione 2020

    Diverse novità accompagnano l’appuntamento 2020:

    • L’evento sarà trasmesso in diretta streaming su Facebook e YouTube, con la collaborazione dei canali Social dei partner coinvolti. I video saranno poi rimandati in differita, come contenuto on demand, resteranno dunque a disposizione di chi vorrà approfondire una tematica piuttosto che un’altra.
    • Importanti saranno gli strumenti che verranno utilizzati per garantire due sessioni alla mattina e due al pomeriggio per ben tre giorni, il tutto sempre in diretta, per un totale di 12 ore di trasmissione.
    • Modererà l’evento Debora Rosciani, giornalista di Radio 24 Il Sole 24 Ore. Gli utenti potranno, durante le dirette, porre i loro quesiti ai relatori dell’evento.

    Tram dell’Innovazione, un successo che si ripete

    Le scorse due edizioni avevano riscosso un enorme successo: un totale di 1.300 partecipanti per 37 esperti presenti, 27 tour e 26 ore di approfondimento. Il Tram dell’Innovazione 2020 vede l’adesione di 3M, A2A, AB Medica, Camera Arbitrale di Milano, Dassault Systemes, DKTS, Faber System, Fondazione AEM, Banca Generali Private, Here Technologies, Banca Mediolanum, Oracle e Telepass.

    Questa edizione, di taglio più business rispetto alle precedenti, intende porre l’attenzione sulla condivisione di esperienze aperte, in particolare open innovation, open access, open source. “Non è facile, in un mondo che cambia – ci spiega Gianna Martinengo, Presidente di Women&Tech – provare a raccontare la città che evolve. La tecnologia pervade ormai ogni nostra azione: l’impegno dell’Associazione è quello di indirizzarla sempre di più verso un uso davvero consapevole, che possa agevolare la vita dei cittadini, anche delle persone più fragili”.

    E questi sono i relatori delle varie sessioni a cui prenderanno parte delle gornate il 26/27/28 maggio 2020:

    • Andrea Barbieri, Business Developer, Banca Generali
    • Ida Cacciapaglia, Social Media Manager, Homepal
    • Luca Cavalletto, Responsabile Asset Management Unareti
    • Stefano A. Cerri – Vice President R&D Didael KTS – Distinguished Fellow; Fondazione Bruno Kessler, Trento, Italy – Emeritus Professor of Informatics; LIRMM; Un. Montpellier, France
    • Davide Cervellin, Chief Marketing & data Officer at Telepass
    • Palma Cusenza, Advisor, Banca Generali
    • Mariagrazia Del Vescovo, Here Technologies, Channel Sales Manager, Automotive
    • Giulia Di Capua, Advisor, Banca Generali
    • Mario Dotti, Mediatore indipendente e neutral
    • Lara Ferraro, HERE Technologies, Senior Local Data Intelligence Analyst
    • Nicola Giudice, Responsabile del Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale di Milano
    • Paola Gualtieri, 3M R&D Operational Leader – Product Stewardship & Sustainability SEE Region
    • Donato Luongo, Account Manager Executive, Faber System
    • Simone Marchetti, Oracle, Direttore Business Development Digital Supply Chain
    • Alberto Martinelli, Presidente di Fondazione AEM – Gruppo A2A
    • Franca Melfi, Professor of Thoracic Surgery at Medical School of the University of Pisa
    • Demetrio Migliorati, Innovation manager & Head of Blockchain Program, Banca Mediolanum
    • Marco Mottolese, Co-founder e AD, Foorban
    • Guido Porro, Amministratore Delegato, Dassault Systèmes Italia
    • Sara Ricciardi, Ricercatrice presso l’Università degli studi di Pisa
    • Marco Turchini, Amministratore Delegato di A2A SmartCity

    E qui invece trovate tutto il programma delle tre giornate.

    PROGRAMMA

    26 MAGGIO 2020

    Componenti e funzioni nell’intelligenza (artificiale) 10:00 – 11:00 ISCRIVITI

    La blockchain spiegata alla nonna 11:30 – 12:30 ISCRIVITI

    La mediazione per ripartire in modo smart e sostenibile 14:00 – 15:00 ISCRIVITI

    Telepass e mobility 15:30 – 16:30 ISCRIVITI

    27 MAGGIO 2020

    Milano città smart, l’innovazione tecnologica applicata ai servizi 10:00 – 11:00 ISCRIVITI

    I dati e le tecnologie digitali per una mobilità sostenibile 11:30 – 12:30 ISCRIVITI

    Trasformazione Digitale e Sostenibilità 14:00 – 15:00 ISCRIVITI

    La scienza della sicurezza 15:30 – 16:30 ISCRIVITI

    28 MAGGIO 2020

    Le reti al servizio dei cittadini 10:00 – 11:00 ISCRIVITI

    Sostenibilità e resilienza: la buona tecnologia deve essere per tutti o non è buona. 11:30 – 12:30 ISCRIVITI

    Ospedale 4.0: evoluzione tecnologica nella chirurgia robotica 14:00 – 15:00 ISCRIVITI

    Le iniziative di Banca Generali a supporto dell’economia reale 15:30 – 16:30 ISCRIVITI

  • Twitter sceglie l′Italia per lanciare Fleet, abbracciando l’effimero

    Twitter sceglie l′Italia per lanciare Fleet, abbracciando l’effimero

    Twitter sceglie l’Italia per lanciare per le sue stories, denominate Fleet. La piattaforma da 280 caratteri abbraccia quindi il contenuto effimero. Un passaggio, per certi versi, obbligato.

    Twitter sceglie l’Italia per lanciare per le sue stories, denominate Fleet. Verso la tarda serata di ieri gli utenti italiani hanno cominciato a notare in alto sulla home, dall’app mobile, qualcosa di “già visto“. In effetti si tratta di una “nuova” modalità di contenuto su una piattaforma che da sempre, dal 2006, si è sempre caratterizzata per la brevità di caratteri a disposizione: 140 caratteri prima, 280 dopo.

    Il lancio sembra aver colto molti utenti di sorpresa, tra l’altro non tutti ancora le possono ancora utilizzare, anche se, in effetti di sorpresa non si può parlare, almeno per quanto riguarda i lettori del nostro blog. Infatti, se proviamo a mettere insieme i pezzi, non è una sorpresa, anzi, era un lancio atteso, solo non si conoscevano le tempistiche. La sorpresa sta sicuramente nell’aver scelto l’Italia per il lancio ufficiale.

    twitter fleets franzrusso.it

    Il test era stato avviato in Brasile lo scorso marzo.

    Prima di passare a vedere come si usano (lo avevamo già spiegato), anche se sono abbastanza intuitive (un po’ meno lo scorrimento verso “verso l’alto” per le nuove), è utile mettere in fila alcuni elementi, per capire meglio come Twitter è arrivato a Fleet.

    Partiamo da una premessa, e cioè che Twitter ha necessariamente bisogno di accrescere il coinvolgimento degli utenti sulla piattaforma e, di conseguenza, accrescere il numero degli utenti giornalieri monetizzabili (oggi 166 milioni al giorno). Teniamo ben presente che Twitter è un’azienda quotata in borsa che deve realizzare ricavi e garantire dividendi ai suoi investitori. Quindi deve vendere pubblicità e tenere gli utenti quanto più tempo possibile sulla piattaforma. Descritto in maniera poco elegante, ma di questo parliamo. Consideriamo anche che negli ultimi tempi Twitter, a livello di azienda, ha subito alcune “scossette”, come quella provocata dal Fondo Elliott che voleva mandare via Jack Dorsey, co-fondatore e CEO di Twitter, perché “poco focalizzato” sull’azienda. Pericolo poi rientrato, con l’aiuto di Silver Lake pronto ad aiutare l’amico Dorsey con 1 miliardo di dollari.

    Tutto questo succede tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo di quest’anno, quando Twitter acquisì Chroma Labs, la startup specializzata in layout per le stories che vede come suo fondatore John Barnett, l’inventore di Boomerang, la famosa app di Instagram.

    Ecco. Era utile ricostruire brevemente queste fasi per comprendere che in realtà Twitter vive una fase di innovazione (e finalmente!) e di sperimentazione che porta la società a considerare anche altre forme di contenuto, effimere come Fleet, per tentare di coinvolgere gli utenti sulla piattaforma.

    Ora, per quanto sia comprensibile lo spaesamento e la sorpresa degli utenti, è normale che Twitter arrivasse a considerare i contenuti effimeri, unendo la caratteristica di questi contenuti a quella che da sempre contraddistingue la piattaforma: la dinamicità.

    Molti, leggendo  commenti e i messaggi, fanno notare la ridondanza del contenuto, essendo già presente su altre piattaforme (con grande successo), e l’inutilità di questa forma su Twitter. In realtà, proprio questa funzionalità potrebbe tornare molto utile a Twitter per, come dicevamo prima, coinvolgere gli utenti sulla piattaforma offrendo una ulteriore modalità di creazione di contenuti. E potrebbe rivelarsi anche utile per attrarre un pubblico più giovane, tra l’altro ben rappresentato sulla piattaforma.

    Certo, nessuno può escludere nulla e non è detto che poi non facciano la fine dei Moments. Ma Twitter ha il dovere di provare a vivacizzare la piattaforma presentando ai suoi utenti nuove forme.

    Vi ricordate quando nel 2016 apparvero le Stories su Instagram? Tutti a gridare allo scandalo perché in realtà quella era la modalità tipica d Snapchat. E come è andata a finire? Che oggi in Italia 14 milioni di utenti usano solo quella modalità effimera. Giustamente, direte voi, le due piattaforme non sono paragonabili, vero. Ma Twitter doveva provare questa modalità, altrimenti avremmo continuare a dire che “tanto Twitter non cambierà mai“. Inoltre, ricordiamoci sempre che stiamo parlando di piattaforme che non sono ancora definite del tutto, nessuna lo è, proprio per il fatto che sono piattaforme rivoluzionarie che prima non esistevano, sono in continua evoluzione. Normale che l’una possa copiare dall’altra.

    Ecco, detto tutto questo, doveroso descrivere come usare le Fleet su Twitter.

    Ecco come creare Fleet su Twitter

    Come già detto, si tratta di una forme di contenuto che non sarà mai rintracciabile su search, sul motore di ricerca della piattaforma, proprio perché “effimero”.

    Per creare una serie di Fleet, sarà sufficiente toccare il segno “+” all’interno della foto profilo che apparirà in un sorta di bolla di conversazione, la si vede in alto nella timeline:

    twitter fleets home

    Una volta cliccato sul segno più, comparirà uno spazio all’interno del quale sarà possibile inserire un testo fino a 280 caratteri (la caratteristica di Twitter rimane), immagini, GIF, video della durata massima di 2 minuti e 20 secondi. Gli editori “whitelisted” potranno inserire video fino a 10 minuti di durata.

    Dalla timeline sarà possibile scorrere in modo laterale le Fleet (stories) degli utenti che si seguono. La differenza, rispetto al classico formato delle stories che abbiamo imparato a conoscere su altre piattaforme, è che le Fleet di un utente scorrono in modo verticale attraverso il classico gesto dello scroll. E per passare ad un’altra serie di Fleet d un altro account bisognerà toccare verso sinistra (e non verso destra).

    Non sarà possible fare Like o retweet alle Fleet. Sarà possibile rispondere con DM (i messaggi privati) solo se l’utente li prevede e sarà comunque possible interagire con emoji, come succede già su altre piattaforme.

    Ecco, questo era il nostro pensiero, adesso tocca a voi farci sapere cosa ne pensate.

  • Twitter, al via il test che limita le risposte ma non le interazioni

    Twitter, al via il test che limita le risposte ma non le interazioni

    Twitter annuncia l’avvio del test che limita le risposte ad un tweet solo agli utenti menzionati. Ma non sono limitate le interazioni, chiunque può fare retweet. In ogni caso, l’era di Twitter come piattaforma chiusa potrebbe davvero iniziare.

    Twitter ha avviato il test che era stato annunciato all’inizio di quest’anno, si tratta di un test che, come avevamo sottolineato allora, rischia di cambiare per sempre la natura della piattaforma.

    In pratica, da oggi un piccolo gruppo di utenti, a livello globale, inizierà ad usare la funzionalità che permetterà loro di limitare le risposte ai propri tweet. Come scrivevamo lo scorso gennaio, questa funzionalità permetterà ad un utente di comporre un tweet, menzionando uno o più utenti, e limitando le risposte allo stesso tweet solo alle persone effettivamente menzionate nel tweet.

    Nel momento in cui si andrà a comporre il tweet, si potrà scegliere tra tre opzioni delle quali, per ora, è attiva, sempre per il ristretto gruppo di utenti, quella che limita le risposte agli utenti menzionati.

    twitter risposte limitate

    Una volta che il tweet viene pubblicato, tutti gli altri utenti avranno comunque la possibilità di visualizzarlo o di retweetarlo, con o senza commento. Non sarà possibile rispondere, appunto. Una piccola etichetta in basso evidenzierà che solo le persone menzionate potranno rispondere, cliccando la quale si vedrà una finestra che spiega il perché non è possibile rispondere, spiegando che l’utente preferisce “chiudere” la conversazione tra gli utenti menzionati.

    Come detto a gennaio, in questo modo Twitter si trasformerà in una piattaforma chiusa, al pari di altre.

    https://twitter.com/Twitter/status/1263145271946551300

    Il fatto di permettere a chiunque di rispondere ha comunque permesso a tanti di intrufolarsi nelle conversazioni, rispondendo alle volte anche con toni volenti, generando un fenomeno che ha finito per allontanare molti utenti dalla piattaforma. Dalle celebrità ad utenti meno noti che non ritenevano la piattaforma abbastanza sicura.

    La funzionalità di limitare le risposte certamente permetterà di preservare meglio le conversazioni, limitandole solo agli utenti menzionati. Sarà come avere delle “piccole stanze” (ricorda molto mIRC della fine degli anni ’90) che però tutti potranno vedere.

    tweet risposte limitate twitter

    Ecco il punto. Tutti potranno vedere le conversazioni limitate, tutti potranno comunque fare retweet, anche con commento, di conseguenza anche chi vuole “avvelenare” la conversazione, può comunque farlo, anche se non potrà partecipare attivamente con delle risposte dirette. Chiunque, facendo RT con commento potrebbe comunque generare a sua volta delle conversazioni che potrebbero arrecare fastidio proprio all’autore del tweet limitato, e anche in questo caso non potrebbe fare nulla per evitarlo.

    Quello che stona un po’ in merito a questa funzionalità è che forse, pur limitando le risposte, sarebbe opportuno anche limitarne le interazioni, come appunto fare RT. Chiaro, diventerebbe una conversazione ristretta, che potrebbe anche svilupparsi in altri ambiti, ma almeno risponderebbe a tutte le richieste di avere una conversazione più protetta da eventuali disturbatori.

    Al momento, va ribadito, si tratta solo di un test, aperto, ripetiamo, ad un piccolo gruppo di utenti che potrà usarlo sia su Android, iOS e web.

    L’era di Twitter intesa come piattaforma chiusa potrebbe davvero iniziare.

    E voi che ne pensate?

    Twitter da piattaforma aperta si trasforma in piattaforma chiusa