Autore: Franz Russo

  • Su Twitter arrivano le dirette in contemporanea con 3 utenti

    Su Twitter arrivano le dirette in contemporanea con 3 utenti

    Twitter lancia il nuovo modo per fare le dirette. Si potranno invitare fino a 50 utenti e farne partecipare 3 contemporaneamente. Ecco come funzionano.

    In un momento in cui tutti stanno in casa per via del Coronavirus, si sente di più il bisogno di stare in contatto con le persone. E se non è possible il contatto fisico, ecco che le piattaforme social diventano strumenti quasi insostituibili in momento come questi. Un fenomeno in crescita in questi giorni è sicuramente quello delle dirette, a tutte le ore, su Facebook e, soprattutto su Instagram. Ma entro qualche giorno, il tempo che la funzionalità si attivi anche nel nostro paese, sarà possibile farle anche su Twitter. Così il cerchio si completa. Quindi anche sulla piattaforma da 280 caratteri sarà possibile avviare una diretta in contemporanea per estendere le modalità di conversazione.

    diretta live twitter

    Come fare una diretta su Twitter

    La nuova modalità sarà disponibile entro breve tempo per tutti gli utenti e attivarla è molto semplice. Per attivarla basterà infatti cliccare sull’icona “componi” nuovo tweet e poi avviare la fotocamera.

    A quel punto basterà toccare su “Live” e passare ad invitare gli utenti. Se ne possono invitare fino a 50 e sarà possibile fare una diretta con un massimo di 3 account in contemporanea, che potranno anche scegliere la sola modalità audio. Si potranno anche fare dirette solo in audio toccando il microfono in alto a destra che spegnerà in automatico la fotocamera.

    Invitare utenti a partecipare alla diretta è molto semplice. Una volta avviata la modalità in diretta, si potrà cliccare su “Invita utenti” e subito dopo li si potrà selezionare dalla lista che comparirà immediatamente. Una volta cliccato su “Salva”, partirà la diretta con i tre account che compariranno in contemporanea in alto.

    Per terminare la diretta, basterà cliccare “Stop” in alto a sinistra e confermare l’intenzione d terminare il contenuto live.

    diretta live twitter invito utenti

    Per vedere e cercare una diretta sarà molto semplice. Il video verrà posto in alto sulla timeline, nella Home, verrà notificato agli utenti e sarà rintracciabile anche dalla ricerca. Sarà anche possible rivederli su Twitter e su Periscope.

    Qui c’è la guida completa per fare una diretta su Twitter.

    E voi che ne pensate?

  • Facebook abbassa il bitrate dei video in streaming anche su Instagram

    Facebook abbassa il bitrate dei video in streaming anche su Instagram

    Facebook segue l’esempio di Netflix e riduce il bitrate dello streaming dei video sulla piattaforma, anche su Instagram, in Europa. Lo stesso si appresta a fare Disney+ che debutta in Italia da domani.

    Facebook ha deciso di seguire l’esempio di Netflix, e anche di YouTube, Amazon Prime Video, e ridurrà il bitrate dello streaming dei video sulla piattaforma. Una decisione che riguarderà anche lo streaming dei video su Instagram. Una scelta che da Menlo Park è stata presa per cercare di “pesare meno” sulla rete in un momento in cui è necessario garantire ai tanti che in Europa lavorano da casa, come conseguenza della diffusione del Coronavirus.

    Si è molto discusso in questi giorni, a seguito della decisione di Netflix, su richiesta, come abbiamo ricordato anche qui sul nostro blog, del commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Thierry Breton, di questa scelta e sulle ripercussioni che potrebbe avere sulla qualità dei video. È quindi il caso di fare una precisazione.

    facebook bitrate instagram video

    Si tratta di un abbassamento del bitrate, in pratica d un abbassamento del peso dei dati trasmessi per la visualizzazione del contenuto. Un abbassamento che non dovrebbe avere conseguenza sulla qualità stessa del video, nella stragrande maggioranza dei casi di visualizzazioni in HD l’utente nemmeno se ne accorgerà. Qualcosa si perde, invece, nella visualizzazione di video in 4K che andranno in FullHD. Stiamo parlando comunque di una decisione che ha come fine quello di alleggerire il peso dei dati trasmessi e non ha quindi senso fare polemiche su abbonamenti.

    Dopo Netflix e Youtube anche Prime Video sospende l’alta definizione

    “Per contribuire ad alleviare qualsiasi potenziale congestione della rete, ridurremo temporaneamente i bitrate per i video su Facebook e Instagram in Europa“, è la dichiarazione di un portavoce di Facebook che conferma la decisione presa per un periodo, a differenza degli altri stabilito per 30 giorni, non definito. In pratica fino a fine emergenza Coronavirus.

    E lo stesso si appresta a fare anche Disney che come sapete lancerà Disney+ in Italia, e in gran parte dell’Europa domani 24 marzo 2020 (tranne in Francia dove sarà disponibile dal 7 aprile), che abbasserà il bitrate del 25%.

  • Instagram sta testando la modalità dei messaggi a scomparsa

    Instagram sta testando la modalità dei messaggi a scomparsa

    Secondo quanto scoperto da Jane Manchun Wong, Instagram sta testando la modalità dei messaggi diretti a scomparsa. Una modalità che esiste già su Snapchat. Al momento è solo un test e Instagram lo ha confermato, anche se non ci sono tempistiche precise.

    Allora, la notizia è questa. Secondo la solita, brava, ricercatrice Jane Manchun Wong, che abbiamo imparato a conoscere bene ormai, Instagram sta testando una nuova modalità effimera, questa volta in riferimento ai messaggi privati. Sapete che anche su Instagram è possibile mandare dei messaggi privati, quelli che si dividono in “Principale” e “Generale”. Ebbene, secondo quanto scoperto dalla Wong presto, forse, si potrebbero inviare dei messaggi privati pronti a scomparire nel momento in cui abbandona la chat.

    Sì, in pratica questa modalità permetterebbe a chi vuole intrattenere delle conversazioni più sciocche, più private, insomma, conversazioni tali da non renderle più reperibili per svariati motivi successivamente.

    instagram messaggi scomparsa

    Come funzionano i messaggi privati a scomparsa

    In pratica, per usare questa modalità effimera, gli utenti si ritroveranno in una finestra scura e vuota. Qui gli utenti si scambieranno dei messaggi i quali scompariranno una volta che gli utenti avranno abbandonato questa finestra. Si esce e i messaggi non ci sono più.

    Il test, illustrato bene dalla Wong in un breve video allegato al suo tweet, in realtà è qualcosa di più perché Instagram, attraverso il suo account PR, lo ha confermato proprio nella conversazione. E una ulteriore conferma è stata data a TechCrunch da un portavoce di Facebook. Ma oltre la conferma nulla di più è dato sapere. Non si conosce una data di rilascio precisa e né, tantomeno, se questa modalità di messaggi a scomparsa vedrà mai la luce. Per quel che può valere il nostro parere a riguardo, siamo quasi certi che questa modalità verrà rilasciata prima o poi.

    In realtà si tratta di una funzionalità che è già presente su Snapchat, quindi, ancora una volta, Instagram si trova a prendere in prestito una funzionalità da questa app come già successo per le Stories.

    Ma perché Instagram vorrebbe introdurre una modalità effimera anche per i messaggi privati? Non si può rispondere a questa domanda se non si prende in considerazione il fatto che la modalità effimera è sempre più richiesta dagli utenti, di qualsiasi età. Nel senso che così come i giovani hanno voglia di scambiarsi dei messaggi senza che i genitori li scoprano, allo stesso modo gli adulti vogliono intrattenere delle conversazioni senza essere scoperti da nessuno.

    Oggi la messaggistica istantanea rappresenta la prima forma di scambio di messaggi tra utenti, di tutte le età. Certo, tra gli adulti giocano un ruolo ancora importante le email, ma anche gli adulti usano sempre più spesso la messaggistica istantanea che è soprattutto mobile. Non a caso gli utenti più giovani non usano le mail come forma di conversazione diretta, ma usano la messaggistica.

    Ecco perché Instagram adesso vuole portare la modalità effimera anche nei messaggi, per rafforzare l’uso dei messaggi privati tra utenti e per offrire loro modalità sempre più private.

    Ricordate quando Zuckerberg a fine 2018 disse che le conversazioni su Facebook (intendendo anche la famiglia allargata) sarebbero state sempre più private? Ecco, intendeva anche questo. E forse, questa modalità sarà possibile usarla anche tra le diverse piattaforme. Chissà, sembra una cosa lontana ma non tanto per la verità.

  • Dopo Netflix e Youtube anche Prime Video sospende l’alta definizione

    Dopo Netflix e Youtube anche Prime Video sospende l’alta definizione

    Il Coronavirus sta cambiando anche il modo di fruire la tv in streaming. E così, dopo Netflix e YouTube, anche Amazon Prime Video sospende per i prossimi giorni l’alta definizione. Una situazione inimmaginabile solo fino a  poche settimane fa.

    Sembrava impossibile da immaginare, come tutta questa storia che stiamo vivendo per la verità. Eppure, con le prime misure restrittive adottate per contenete la diffusione del Coronavirus, invitandoci a stare in casa, ci dicevano “state a casa a vedere le vostre serie tv preferite”. Solo che, col passare dei giorni e con l’inasprimento delle misure che praticamente ci impediscono di uscire di casa, scopriamo che, proprio il fatto che tutti in questi giorni si sono messi a vedere le serie tv preferite, adesso ci sono dei problemi di banda.

    netflix youtube prime streaming tv getty images

    In pratica, il commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Thierry Breton, aveva chiesto al CEO di Netflix, Reed Hastings, se non fosse il caso di abbassare la qualità de contenuti in streaming per fare in modo che la rete potesse essere disponibile per tutti. Quindi, meno video in HD per fare in modo che chi ha bisogno di lavorare da casa non incontri problemi di rete. Netflix si è subito detta favorevole alla richiesta, decidendo di trasmettere i video dalla propria piattaforma in una risoluzione più bassa per i prossimi 30 giorni. Gesto ovviamente molto apprezzato.

    A ruota, segue anche YouTube. In una nota, i CEO di Google e YouTube, Sundar Pichai e Susan Wojcicki, si sono detti disponibili a trasmettere contenuti video in risoluzione più bassa per fare fronte alla richiesta del commissario Breton che, ovviamente ha apprezzato.

    E, per non essere da meno, anche Amazon risponde alla richiesta, decidendo di abbassare la qualità dei video della sua piattaforma Prime Video, anche se non è specificato per quanto tempo la società di Seattle manterrà questa decisione.

    Insomma, Internet sembrerebbe essere in difficoltà. Del resto, chiunque navigando in rete si sarà accorto di un certo rallentamento, dovuto al fatto che tutti sono perennemente connessi, per lavoro, per studio e per svago, a qualsiasi ora.

    Una situazione a cui non eravamo preparati, una situazione che era inimmaginabile sono fino ad un paio d settimane fa.

    Sono giorni ormai in cui siamo portati a pensare che il Coronavirus avrà conseguenze anche quando questa emergenza sarà passata. Forse avrà conseguenze anche su Internet e sul modo di fruire i contenuti.

    La ministra Pisano: “Internet non rischia”

    Intervenendo sulla questione, la ministra per l’Innovazione, Paola Pisano, ha tenuto a precisare che “Internet non è al collasso“. Intervistata da SkyTg24, la Pisano ha dichiarato: “Tecnicamente ci sono tutti i mezzi per non far collassare la rete. Non credo che sia un problema. La storia ci insegna – ha continuato – che le risorse sono preziose. Oggi Internet è una risorsa preziosa e va utilizzata come tale. In questo momento dobbiamo iniziare a usarla pensando che sia un bene prezioso come potrebbe essere l’acqua. Ovviamente ci sono delle problematiche di performance dei servizi, soprattutto in alcune ore, anche perché è aumentato di molto l’utilizzo dei videogiochi online e delle piattaforme di streaming nel corso della giornata”.

    E a conferma del fatto che Internet non rischia nel nostro paese, GARR, la rete italiana dell’istruzione e della ricerca, 17000 km in fibra con una capacità complessiva di 3.5 Terabit, attraverso le parole di Massimo Carboni, fa sapere che nel nostro paese la rete è “simmetrica ed equivalente lungo tutto lo stivale“, ad avere problemi sono in realtà le applicazioni. Nell’ultima settimana si è registrato un aumento del traffico in upload del 60% rispetto alla media annuale.

    Situazione quindi imprevedibile, come detto all’inizio, che rischia di caratterizzare il resto delle giornate che ci attendono, se, come sembra, ci si avvia ad una nuova proroga di chiusura delle scuole e di ulteriori restrizioni.

    Nessuno prima ad ora aveva mai pensato che ci saremmo trovati un giorno di fronte ad una situazione come questa.

  • Omaggio a Ignaz Semmelweis, il medico che insegnò a lavarsi le mani

    Omaggio a Ignaz Semmelweis, il medico che insegnò a lavarsi le mani

    Il doodle di Google di oggi 20 marzo 2020 è dedicato al medico Ignaz Semmelweis, il primo a scoprire i benefici dal lavarsi le mani. Un doodle che segue la raccomandazione dell’OMS di lavarsi la mani come prima forma di difesa da Coronavirus.

    Il doodle di Google che vediamo oggi online è molto attuale, è infatti dedicato al medico ungherese Ignaz Semmelweis, il medico che per primo scoprì i benefici dal lavarsi le mani. Detto così potrebbe sembrare strano, ma visto il contesto che stiamo vivendo di questi tempi il tema è molto attuale. In questi giorni Google è stata molto criticata per non aver mostrato la solita sensibilità attraverso i doodle. E invece questo di oggi è molto attuale e segue le raccomandazioni dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità che indica il lavarsi le mani come la prima forma di difesa da Coronavirus.

    google doodle lavarsi mani Ignaz Semmelweis

    Prima di passare a conoscere meglio il doodle e lo stesso Semmelweis, è utile sottolineare come questo doodle sia uno di quelli reso pubblico davvero in tutto il mondo, come mai era successo prima. E poi, è uno dei rari di casi di omaggio ad un personaggio non legato alla data di nascita.

    Forse non tutti lo conoscevano già, ma il primo medico della storia a scoprire i benefici dal lavarsi le mani è stato Ignaz Semmelweis, medico ungherese che nel 1847 scoprì che, nelle cliniche ostetriche, l’alta incidenza di febbre puerperale (uccideva fino anche al 40% delle donne che partorivano in ospedale) poteva essere drasticamente ridotta mediante la disinfezione delle mani. La sua scoperta derivò da un periodo di analisi e osservazioni durato un anno su 4 mila puerpere, in quell’anno ne morirono 459. La regola era semplice, tutti coloro che entravano nel Padiglione I, dove operava Semmelweis, sarebbero stati obbligati a lavarsi le mani con una soluzione di cloruro di calce (ipoclorito di calcio).

    Nel 1847, dopo l’adozione del lavaggio delle mani con cloruro di calce, su 3.490 pazienti ne morirono 176 (pari al 5%) e l’anno successivo la percentuale si attesterà intorno all’1%. L’intuizione del medico fu quella di limitare le autopsie sulle puerpere decedute, il contagio avveniva spesso dai corpi verso i medici che praticavano l’esame autoptico.

    Ma, nonostante questa ricerca che era semplice e straordinaria al tempo stesso, Ignaz Semmelweis venne screditato dalla stessa comunità medico scientifica, venne anche licenziato per aver adottato misure nell’Ospedale senza autorizzazioni. Tutto questo ebbe delle gravi ricadute sul medico e addirittura venne rinchiuso in manicomio nel 1861. Viene ricordato come uno dei più gravi pregiudizi nei confronti di un medico.

    Il riconoscimento della sua intuizione e della validità medico scientifica avvenne postumo. A sostegno della sua tesi si schierarono nel 1879 Louis Pasteur e nel 1883 Joseph Lister che dimostrarono  benefici del semplice gesto di lavarsi le mani.

    E mai come oggi quel semplice gesto va ricordato sempre e con forza: lavarsi le mani è la prima forma di difesa da Coronavirus, non dimentichiamolo.

    google doodle lavarsi le mani

  • Smart Working o Telelavoro? Intervista a Stefano Epifani

    Smart Working o Telelavoro? Intervista a Stefano Epifani

    Intervista a Stefano Epifani per InTime Podcast che ci aiuta a capire meglio la differenza tra smart working e telelavoro. E anche che cosa si intende per “Sostenibilità Digitale”, il titolo del suo ultimo libro.

    Stiamo vivendo un momento storico, è inutile negarlo. Solo fino a due/tre settimane fa non immaginavamo mai di trovarci in una situazione come questa che stiamo vivendo. Il coronavirus ha cambiato le nostre vite, ci ha portato a ripensare molte cose, una su tutte, il nostro lavoro. Dall’inizio dell’epidemia nel nostro paese, le aziende si sono ritrovate a dover adottare la modalità dello smart working e, spesso, le stesse aziende non hanno saputo reagire con la prontezza che la situazione richiedeva.

    Intanto si è cominciato ad usare, forse in modo non appropriato, il termine Smart Working, adottandolo anche quando non era adatto. Allora sarebbe più corretto parlare di Telelavoro forse.

    Per cercare di capre meglio cosa sta succedendo e, soprattutto, per aiutarci a chiarire meglio la differenza tra Smart Working e Telelavoro, abbiamo intervistato, per il nostro InTime Podcast, un esperto come Stefano Epifani, presidente del Digital Transformation Institute, docente universitario all’università “La Sapienza” di Roma e fondatore di Techeconomy, oggi Techeconomy 2030.

    intervista stefano epifani-smart working telelavoro franzrusso.it 2020

    Ma Stefano ci aiuterà a capire anche cosa si intende per “Sostenibilità Digitale“, prendendo spunto dal suo ultimo libro, pubblicato ad inizio di quest’anno. E cioè come la tecnologia, e l’innovazione, può essere utile per raggiungere gli obbiettivi di sostenibilità fissati all’interno dell’Agenda 2030.

    Stefano, intanto grazie di aver accettato l’invito. Ci vuoi aiutare a capire meglio? È Smart Working o è Telelavoro?

    “Sicuramente, quello di cui stiamo facendo uso in quest giorni è semplice Telelavoro. Semplice nel modo di dire anche perchè remotizzare il lavoro è tutt’altro che semplice. Smart Working in realtà è altro e traducendolo in maniera più o meno impropria vuol dire “Lavoro Agile”. E per Lavoro Agile si intende quell’insieme di prassi, di modelli, di processi organizzativi che sono funzionali a rendere il lavoro possibile da qualsiasi luogo, in qualsiasi contesto attraverso modelli organizzativi particolarmente flessibili.

    Quello di cui stiamo facendo uso oggi è più frequentemente, semplicemente, la remotizzazione della postazione di lavoro delle persone che si trovano costrette in una condizione di quarantena. È bene specificare la differenza perché trasformare il Telelavoro in Smart Working rischia di essere una riduzione del concetto che, una volta passata l’emergenza, può farci pensare che abbiamo espletato completamente un processo quando invece quel processo, sia dal punto di vista delle prassi organizzative che dal punto di vista delle tecnologie, ma anche dal punto di vista dei modelli contrattuali, deve essere ancora del tutto costruito”.

    Quindi tutte quelle aziende che stanno adoperando questo sistema, ossia il Telelavoro, non saranno effettivamente pronte per lo Smart Working e, alla fine di questa emergenza rischiamo di trovarci nella situazione iniziale. È così?

    “Ci troveremmo di fronte ad una situazione nella quale questo “stress-test”, al quale il paese è stato sottoposto, ha dimostrato che remotizzare i processi è possibile. A questo punto, la scusa del “non si può fare” ci è stata tolta. Resta da costruire una dimensione di Smart Working che sia realmente a misura d’uomo”.

    Potete ascoltare l’intervista integrale a Stefano Epifani su Spreaker e anche su Spotify. E grazie a Stefano Epifani per la disponibilità.

    Il suo libro, Sostenibilità Digitale, lo potete trovare su Amazon.

    E voi che ne pensate?

  • TikTok vicina ai 2 miliardi di download, che non sono gli utenti attivi

    TikTok vicina ai 2 miliardi di download, che non sono gli utenti attivi

    Sensor Tower ha diffuso i dati relativi alle app più scaricate nel mese di febbraio. TikTok è stata scaricata 113 milioni di volte in tutto il mondo ed è vicina ai 2 miliardi d download totali. Ma il numero di download non corrisponde al numero di utenti.

    TikTok continua a macinare record e, secondo gli ultimi dati di Sensor Tower, l’app è stata scaricata nel mese di febbraio ben 113 milioni di volte in tutto il mondo, considerando App Store e Google Play. L’app d ByteDance è risultata essere più scaricata d WhatsApp e Facebook. Pensate che i download di TikTok in un anno sono cresciuti del 96% ed è probabile che questo dato sia una conseguenza anche della diffusione del coronavirus, l’app infatti vene vista come un’occasione per evadere e divertirsi.

    tiktok febbraio 2020

    Altro dato interessante da sottolineare è che con questi ulteriori 113 milioni di download TikTok si avvicina al dato complessivo di 2 miliardi di download, un numero enorme. Ma, di fronte a questi dati, che caratterizzano ormai la forte ascesa dell’app in tutto il mondo, Italia compresa, c’è da fare una precisazione doverosa.

    Si parla infatti di download e non di utenti attivi, una differenza sostanziale. È possible infatti che l’app venga scaricata molto ma non esiste una diretta dimostrazione che questo s traduca in utenti attivi. Uno può scaricarla ma poi decidere di non usarla, risulta il dato del download, ma non quello relativo all’utente attivo.

    tiktok 113 milioni download

    Se davvero il download corrispondesse all’utente attivo, allora TikTok avrebbe qualcosa come 2 miliardi di utenti nel mondo e si avvicinerebbe molto a Facebook, che i 2 miliardi di utenti li ha ormai superati da un po’. Un dato che sembrerebbe spropositato anche perché, al di là dei dati che sono venuti fuori recentemente anche per il nostro paese, quelli ufficiali in realtà sono del 2018 e dicono che gli utenti sono 700 milioni. Un dato questo molto vicino alla realtà, si potrebbe pensare a qualcosa di più certo, ma non di certo 2 miliardi d utenti.

    Il paese dove TikTok cresce di più è l’India con 46,6% di download che rappresentano il 41,3% di tutti i download del mondo. Seguono poi il Brasile, con 9,7 milioni di download, e gli Usa, con 6,4 milioni di download.

    A fronte di tutto questo, il tema advertising diventa sempre più interessante. TikTok nel mese di febbraio, secondo i dati di Sensor Tower, ha realizzato 50,4 milioni di dollari di entrate pubblicitarie con un incremento del 784,2%. Questo permette a TikTok di essere la terza applicazione che ha incassato d più al mondo (escludendo del app di gaming), dopo Tinder e YouTube.

    tiktok advertising

    Il 91% di tutte le entrate provengono dalla Cina, dagli Usa provengono 3 milioni di dollari e da Uk 216 mila dollari. Sono numeri, per quanto rilevanti, che pe ora indicano uno sbilanciamento evidente verso la Cina. La domanda quindi è se TikTok sia pronta a realizzare profitti anche in altri paesi. Non che non possa costituire un’opportunità, ma resta comunque una domanda interlocutoria per il fatto che questo sembrerebbe non emergere dal numero dei download che abbiamo visto.

    Riuscirà TikTok a realizzare entrate pubblicitarie di una certa rilevanza anche in Usa o in Uk? Una domanda che va oltre le tante difficoltà, legate alla privacy, che l’app ha incontrato con l’aumentare della sua popolarità.

    Tutto questo per dire che spesso i numeri legati ai download fanno notizia, è evidente, ma deve essere chiaro che lo scarcare un’app non corrisponde poi ad un utilizzo attivo della stessa.

    In ogni caso TikTok resta sempre un fenomeno che crescerà ancora nel 2020 e sarebbe interessante anche conoscere qualche numero ufficiale.

  • Coronavirus, Solidarietà Digitale per tutta l’Italia

    Coronavirus, Solidarietà Digitale per tutta l’Italia

    Solidarietà Digitale è il portale di servizi digitali disponibile per aziende, docenti, studenti e famiglie. Il portale adesso viene reso disponibile per tutta l’Italia. Si tratta di servizi rivolti allo smart working, alla lettura digitale e all’e-learning.

    Solidarietà Digitale è il portale ideato dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, con il supporto tecnico dell’Agenzia per l’Italia Digitale, inizialmente previsto per ridurre l’impatto sociale ed economico nelle prime aree, quelle del lodigiano, soggette a restrizioni a causa del Coronavirus. Con la diffusione del virus in tutto il paese, l’iniziativa viene ora estesa a tutta l’Italia. Si tratta di una serie di servizi digitali per cercare di mantenere vive le solite abitudini in un momento in cui tutti gli italiani sono chiamati ad uno sforzo ulteriore per contenere la diffusione del virus restando in casa.

    I servizi riguardano lo smart working con piattaforme che abilitano questa modalità di lavoro che speriamo venga usata anche dopo la fine di questa emergenza; lettura di giornali, riviste e libri digitali; e-learning per offrire servizi a studenti ed insegnanti per mantenere attiva la didattica anche da casa.

    solidarietà digitale

    Sono tantissime le aziende che hanno aderito come Vodafone che offre un mese di utilizzo illimitato della connessione dati su tutte le SIM voce per restare in contatto con colleghi, clienti e fornitori senza ulteriori costi; Tim che offre GB illimitati da mobile per 1 mese per i tutti i clienti con un bundle dati attivo; Fastweb che da oggi mette a disposizione per tutta la community di clienti mobile 1 milione di Giga gratuiti da condividere sino all’esaurimento del plafond. E ancora, Job Farm che mette gratuitamente a disposizione per un mese i propri e-learning dedicati a queste tematiche; Il Saggiatore che ogni due giorni offre un diverso ebook del catalogo del Saggiatore gratis tramite il sito della casa editrice; Primo Round che mette a disposizione a titolo gratuito la propria piattaforma per webinar B2B dedicata alle imprese che devono comunicare i propri prodotti e servizi ai clienti; Helbiz che mette a disposizione 25.000 corse gratuite da 20 minuti valide fino al 4 Aprile nelle città di Milano, Torino, Roma e Verona; Microsoft che mette a disposizione gratuitamente per permettere l’adozione di soluzioni di smart working, anche in mobilità, per PMI, imprese private e pubbliche, istituzioni e scuole, sia già clienti che no; Agenzia Dire che offre a tutte le testate locali, cartacee e web, l’accesso riservato al proprio notiziario sanità, con tutte le news dell’ultim’ora.

    Potete trovare tutti gli altri servizi sul portale a questo indirizzo: solidarietadigitale.agid.gov.it.

    Solidarieta digitale coronavirus

    “In queste ore così difficili la tecnologia ci viene incontro consentendo, ad esempio, alle scuole di poter mantenere il contatto con gli studenti, di garantire il diritto allo studio – dichiara la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina -. Ringrazio tutti i partner pubblici e privati che ci stanno dando una mano, supportando il Paese, i cittadini, in questa fase di emergenza”.

    “Digitale e innovazione possono rappresentare, se utilizzate nel modo giusto, risorse preziose per migliorare la vita dei cittadini – dichiara Paola Pisano, Ministra per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione -. Oggi l’Italia è chiamata ad affrontare un momento di emergenza sanitaria senza precedenti. Anche in questo contesto difficile, l’innovazione può dare il suo contributo, se non a ritrovare la normalità forzatamente perduta, almeno a trovare una quotidianità diversa nella quale non dover rinunciare a lavorare, a informarsi, a fare la spesa, alla propria socialità e, specie per i più piccoli, al gioco, alla formazione, all’istruzione”.

    Una bella iniziativa che ci piaceva segnalarvi anche perchè sappiamo che a molti di voi potrebbero tornare utili.

  • Ecco finalmente il modifica tweet, ma è a pagamento

    Ecco finalmente il modifica tweet, ma è a pagamento

    Ecco finalmente il tanto desiderato “modifica tweet” ma non è come sembra. Infatti la mette a disposizione Brizzly+ ma è a pagamento fino a 60 dollari l’anno. Una funzionalità che Twitter poteva rendere disponibile per tutti.

    E così, il modifica tweet è disponibile! Ma attenzione, non è come sembra e non lo ha messo a disposizione Twitter, eh no. Si tratta di una funzionalità messa a punto da Brizzly, nome sconosciuto ai più, che l’ha realizzata sfruttando le API di Twitter. Sembra una bella notizia, è quello che gli utenti di Twitter chiedono da tempo, qui sul nostro blog abbiamo addirittura lanciato l’hashtag #modificatweet nel 2014, ma c’è un però: è a pagamento.

    Brizzly è un cliente che apparve la prima volta nel 2009 poi, per varie vicissitudini, inclusa quella di essere stato acquisito da AOL e poi rivenduto, ed oggi torna di nuovo con la versione Brizzly+, offrendo un set di funzionalità tra le quali spicca proprio quella con cui modificare i tweet.

    brizzly modifica tweet

    In pratica, gli utenti che vorrebbero dotarsi di questa funzionalità, avrebbero l’opportunità di impostare un periodo di tempo, che va dai 10 secondi ai 10 minuti, all’interno del quale intervenire per modificare il tweet. In questa frazione di tempo, l’utente può annullare il contenuto, che era stato precedentemente pubblicato, e correggerlo cliccando su “annulla”.

    Non si tratta proprio di una vera modifica in senso tecnico, avendo comunque la possibilità di rifare il tweet, ma Brizzly in questo modo non memorizzerà più il vecchio contenuto. In un certo qual modo è quello che gli utenti Twitter hanno sempre richiesto ma non hanno mai ottenuto, tra vari tira e molla.

    Il client permette anche la cancellazione automatica dei contenuti impostando il periodo di cancellazione entro 24 ore, una settimana o un mese.

    Come dicevamo in apertura, finalmente gli utenti Twitter potranno avere la tanto agognata funzionalità del modifica tweet, ma in questo caso, secondo la proposta che fa Brizzly+, è a pagamento: 6 dollari al mese (per singola sottoscrizione) oppure 60 dollari l’anno (quindi 5 dollari al mese).

    Per ora la funzionalità è disponile sono per la versione web, non esiste ancora un’app, anche se Brizzly spiega che la stessa funzionalità è ottimizzata per il mobile.

    È poco o è tanto pagare fino a 60 dollari l’anno? Di certo stiamo parlando di una funzionalità che dovrebbe essere nativa di Twitter ma che la stessa piattaforma s è sempre rifiutata di implementare. La risposta definitiva da parte di Jack Dorsey l’abbiamo ottenuta proprio ad inizio anno.

    Sarebbe stato bello avere il tasto modifica tweet all’interno del riquadro di composizione del tweet, siamo più che convinti che avrebbe contribuito ad avvicinare tutti quegli utenti ancora scettici sulla validità della piattaforma.

    Avendola adesso a disposizione a pagamento, impone una riflessione. Vale la pena pagare 60 dollari? Quanto vale effettivamente la correzione di un tweet? Ecco, queste sono le domande a cui adesso bisogna rispondere e non tutti gli utenti sono disposti a farlo.

    Twitter invece di dare sostegno a questa funzionalità, avrebbe fatto meglio ad introdurla, visto che adesso abbiamo la dimostrazione che si poteva fare, invece di permettere di poterla introdurre a pagamento, quindi non disponile per tutti.

  • Ecco come fare un webinar grazie alla personalizzazione del format

    Ecco come fare un webinar grazie alla personalizzazione del format

    La personalizzazione riguarda una serie di aspetti del webinar e serve a renderlo più utile a chi partecipa e più efficace per chi lo crea. I consigli di Teleskill, azienda italiana con esperienza specifica, ventennale, sul webinar, con un software proprietario e un customer care d’eccellenza.

    Il webinar è diventato un elemento centrale di ogni progetto formativo sia tradizionale che digitale.
    Il grande sviluppo della didattica a distanza e della formazione online, dovuta agli accadimenti più recenti, hanno reso popolare lo strumento del webinar in Italia, ma anche se ogni anno si organizzano milioni di webinar, sono pochi quelli che arrivano a centrare l’obiettivo formativo e a risultare davvero utili per chi vi partecipa. I motivi sono principalmente tre: poco tempo dedicato alla preparazione, lacune nella ricerca e nell’analisi dello scenario, obiettivo dell’evento formativo poco a fuoco, mancanza di personalizzazione del webinar.
    In questo articolo, realizzato in collaborazione con Teleskill, vediamo come si possano migliorare organizzazione e personalizzazione e come rendere efficace al massimo il nostro prossimo webinar.

    Webinar Teleskill

    Lo scenario e la sua analisi

    L’analisi dello scenario comprende due tipologie di elementi:

    • il contesto generale;
    • il momento storico aziendale;

    Il contesto generale riguarda la sfera digitale in cui si muove l’utente del webinar, in molti settori caratterizzata da mancanza di tempo per la formazione, attitudine alla distrazione, scarsa capacità di concentrazione. Sono molti i sociologi che imputano questi fattori alla trasformazione digitale, all’iperconnessione, al multitasking, a cui oggi si aggiunge il crescente senso di disagio per l’esposizione mediatica a notizie allarmanti. Quali che siano le cause occorre tenere in considerazione questi e altri elementi di scenario. Non siamo gli unici a organizzare un webinar, ma, operando in internet, facciamo parte di un organismo molto vasto e in cui accadono molti fatti interessanti ogni istante.

    Il momento storico aziendale riguarda la capacità di comprendere in quale punto siamo della nostra storia e come siamo percepiti dai pubblici interni ed esterni. Per quanto riguarda la formazione, questo comprende anche l’analisi degli eventi formativi passati, e il riflettere sul loro gradimento o su che risultati hanno portato.

    Focus del webinar

    Questo argomento riguarda la progettazione del webinar sulla base dello scopo o dell’obiettivo da raggiungere. Più sarà definito questo obiettivo, più il webinar risulterà focalizzato, includendo in questo la scelta dei contenuti e dei relatori. Ma cosa significa definire gli obiettivi del webinar? Significa descrivere con precisione l’obiettivo da raggiungere e in base a questo scegliere i contenuti migliori che possono essere file da condividere, video, sondaggi, test. L’importante è che tutto sia mirato, personalizzato, ritagliato su misura per gli obiettivi prescelti.

    Format del webinar

    Il format dell’evento è di immenso rilievo per rendere l’evento efficace. Un webinar per la formazione ha un format differente da uno destinato al marketing e alla vendita, che magari ospita molti momenti di “vetrina” e di confronto sul servizio o prodotto; un webinar dedicato al coaching è molto differente, nel format, da uno dedicato all’assistenza post vendita che può ospitare videotutorial o test di gradimento. Sono tutti contesti differenti che richiedono “ambienti (o format)” differenti.

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    Personalizzazione grazie all’esperienza Teleskill

    Naturalmente può accadere che si abbiano le idee chiare su molti argomenti, ma più approssimative su altri; o che ci siano indecisioni su alcuni temi. Il servizio di assistenza e consulenza di Teleskill, formatosi su milioni di webinar erogati nei settori più differenti, si chiama Training Angel, e ha proprio l’obiettivo di aiutare chi vuole organizzare uno o più webinar, affiancandolo in ogni fase del progetto, favorendo la personalizzazione del webinar, collaborando in modo consulenziale di partnership fin dai primissimi incontri, e quindi non solo con un assistenza operativa puntuale ma con una fattiva collaborazione alla realizzazione degli obiettivi della strategia e quindi orientando con precisione al focus e al format.
    In pratica si tratta di un “angelo” Teleskill che prima, durante e dopo il webinar fornisce tutti quei supporti cui il relatore non può dedicarsi, come ad esempio:

    • gestione delle iscrizioni;
    • stanza virtuale assistita per provare la postazione degli utenti;
    • supporto dell’organizzazione per la sala da cui si trasmette;
    • supporto tecnico agli utenti tramite call center;
    • gestione del setting hardware;

    e tutti gli altri dettagli che contribuiscono a fare la differenza per la riuscita di un webinar.

    Anche in un contesto affollato di informazioni e con pressione mediatica molto elevata, seguendo queste buone pratiche il webinar sarà un successo e raggiungerà gli obiettivi prescelti senza difficoltà.

    [In collaborazione con Teleskill Italia S.r.l. a s.u.]