Autore: Franz Russo

  • Twitter, lo scambio di maggiori dati commerciali non vale in Europa

    Twitter, lo scambio di maggiori dati commerciali non vale in Europa

    Twitter sta notificando agli utenti, che vivono al di fuori dell’Europa, di aver cambiato la policy per lo scambio di informazioni con i propri partner commerciali: Facebook e Google. Gli utenti non hanno più possibilità di scegliere.

    Twitter da ieri ha iniziato a notificare agli utenti, al di fuori dell’Europa, compresi i paesi EFTA (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) e il Regno Unito, di aver cambiato la policy con cui la società condivide i dati degli utenti con i propri partner commerciali. Un cambiamento che sta destando non poche polemiche negli Usa, e non solo, ma che forse è una risposta all’incidente di qualche mese fa, quando dalla piattaforma, per via di un bug, vennero resi pubblici i dati degli utenti dalla piattaforma Mobile Advertising Platform.

    Tutti gli utenti che accedono a Twitter, dagli Usa e da altri paesi, si sono trovati davanti al fatto che da oggi Twitter condivide i dati degli utenti con i suoi partner commerciali, nello specifico Facebook e Google, senza più avere la possibilità di scegliere. Ed è questo il punto su cui si concentra la polemica.

    twitter cambio policy dati franzrusso.it 2020

    La società di Jack Dorsey spiega che questa scelta è un modo per garantire l’uso gratuito della piattaforma a 280 caratteri. “È stata rimossa la vostra capacità di controllare le misure pubblicitarie delle applicazioni mobili, ma potete controllare se condividere alcuni dati non pubblici per migliorare le attività di marketing di Twitter su altri siti e applicazioni. Questi cambiamenti, che aiutano Twitter a continuare a funzionare come servizio gratuito, li trovate nelle vostre impostazioni“.

    Quindi gli utenti che vivono al di fuori dell’Europa non hanno, sostanzialmente, più capacità di scelta.

    twitter avviso dati commerciali

    Twitter però specifica che ad essere condivisi con i partner non sono dati sensibili come nome, numero di telefono o indirizzo email. Ad essere condivisi sono le informazioni riguardanti gli annunci pubblicitari che vengono visualizzati nell’app e l’ID univoco dello stesso dispositivo, quello che si accorda dopo aver installato l’app e aver effettuato l’accesso.

    Quindi, Twitter utilizza l’SDK di Facebook e il Google tracking per tracciare queste informazioni. Le stesse informazioni possono poi essere utilizzate e analizzate da Twitter per comprendere meglio il comportamento degli utenti, cioè il suo targeting.

    The Verge fa notare che questa operazione d tracciamento aiuterà Twitter ad evitare incidenti come quello avvenuto lo scorso autunno.

    Si potrebbe notare da una parte lo sforzo di maggiore trasparenza da parte di Twitter, un gesto che potrebbe essere apprezzato. Ma quello che desta più stupore tra gli utenti, ripetiamo non europei, è il fatto di non poter decidere come usare i propri dati di navigazione.

    Forse questo è uno dei casi in cui le norme vigenti e livello europeo mostrano la propria efficacia, a difesa dei consumatori e dei fruitori di servizi digitali. Come già detto, il cambio di policy di Twitter per lo scambio di informazioni relative agli utenti con i propri partner commerciali non è vigente in Europa. Infatti gli utenti europei, sia su iOS che su Android, hanno ancora la possibilità di scegliere se e a quali partner cedere i propri dati, non i dati sensibili ovviamente.

  • WhatsApp nuovi limiti all’Inoltro per contrastare le fake news

    WhatsApp nuovi limiti all’Inoltro per contrastare le fake news

    WhatsApp annuncia che da oggi la funzione di inoltro subirà nuovi limiti. Per contrastare il fenomeno delle fake news sull’app, specialmente durante questa pandemia da Coronavirus, i messaggi inoltrati individuati dalla “doppia freccia” potranno essere inoltrati solo una volta.

    Il fenomeno delle fake news può e deve essere contrastato anche con piccoli gesti, come quello di cui stiamo per parlarvi. Sapete che WhatsApp è da un po’ di tempo invasa da bufale, notizie false, fatte girare ad arte per alimentare tensioni, specie anche in una situazione di pandemia da Coronavirus come quella che stiamo vivendo. Allora, per contrastare il fenomeno, per cercare di limitarlo, l’app di proprietà di Facebook ha annunciato, attraverso il blog ufficiale, che da oggi tutti quei messaggi contrassegnati dalla doppia freccia, ossia quelli che vengono inoltrati più e più volte, potranno essere inoltrati solo una volta.

    Solo lo scorso anno WhatsApp aveva reso riconoscibili i messaggi inoltrati molte volte proprio dall’indicazione della doppia freccia. Evidentemente, quella sorta di etichette funzionava come un modo per far girare ancora di più quelle notizie di dubbia provenienza.

    whatsapp limite inoltro franzrusso.it 2020

    L’idea di limitare ancora di più l’inoltro dei messaggi era nata da un test avviato nell’estate del 2018 in India, paese in cui l’app viene usata come veicolo di disinformazione, e poi estesa ovunque all’inizio del 2019. Quel limite imponeva che il messaggio potesse essere inoltrato solo in un massimo di 5 chat. Una operazione che ha permesso di ridurre del 25% l’inoltre dei messaggi a livello globale.

    Sicuramente ricorderete che, prima di quella misura, gli utenti potevano far arrivare un messaggio, senza alcuna etichetta, in modo semplice e immediato, a 256 utenti (numero massimo di componenti ad un gruppo) con un inoltro. Da qui nacque la diffusione massiccia di disinformazione.

    Ora, si spera che questa ulteriore stretta possa contribuire a limitare ulteriormente la diffusione di fake news all’interno dell’app.

    Inoltre, WhatsApp, in linea con le altre app della famiglia Facebook, fa sapere di collaborare “direttamente con ONG ed enti governativi, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità e oltre 20 ministeri della salute nazionali, per contribuire a fornire informazioni affidabili alla popolazione“.

  • Coronavirus, ecco quali sono le emoji più usate sui Social Media

    Coronavirus, ecco quali sono le emoji più usate sui Social Media

    Un’indagine di Emojipedia ci mostra quali sono le emoji più usate sui social media per comunicare la pandemia da Coronavirus. Tra quelle più a tema, le emoji con la mascherina e il microbo sono più usate. Ma, estendendo l’indagine, la più usata risulta la faccina che ride. Tra le più usate anche quella con la bandiera italiana.

    Una delle cose che abbiamo imparato sui social media è che spesso, per velocità e brevità, si usa spesso una emoji per un pensiero o stato d’animo. Un trend che è sempre in crescita e le stesse piattaforme sono sempre molto attente ad aggiornare il proprio parco emoji, proprio per dare agli utenti di esprimersi usando quella più adatta. Pensate che emoji è stata inserita nel 2015 dall’Oxford Dictionaries come parole dell’anno.

    Per capre come gli utenti usano le emoji durante la pandemia da Coronavirus, visto il momento molto delicato, Emojipedia ha condotto una ricerca per scoprire quelle più usate sui social media, e su Twitter in particolare.

    Prima di tutto, sono state prese in considerazione, e monitorate, quelle più a tema:

    😷 Faccia con la mascherina
    🤢 Faccia nauseata
    🤮 Vomito
    🤧 Starnuto
    🤒 Faccia con termometro
    🤕 Faccia con fascia sulla testa
    🚑 Ambulanza
    💊 Pillola
    💉 Siringa
    🦠 Microbo
    🧼 Sapone
    🧽 Spugna

    Da notare che in relazione a “Coronavirus” o “Covid-19“, le emoji più usate sono state quella con la mascherina e quella del microbo. L’indagine è stata effettuata un mese fa, tra il 7 e 8 marzo a livello globale, prendendo in considerazione 49.621 tweet che contenevano almeno una delle 12 emoji a tema. I dati hanno messo in evidenza come la faccia con la mascherina 😷 (35,8%) e il microbo 🦠 (42,09%) fossero le due più usate nel contesto Coronavirus.

    coronavirus emoji usate

    Risultato interessante, anche se per certi versi potrebbe apparire anche scontato. Ma, visto il tema, si è voluta estendere l’indagine, per verificare se quest dati corrispondessero considerando tutte le emoji.

    Ebbene, considerando 205.576 tweet in tutte le lingue, sempre tenendo a riferimento “Coronavirus” o “COVID-19“, il discorso cambia. Infatti, al primo poso compare la faccina che ride fino alle lacrime 😂, seguita dall’altra faccia che ride roteando 🤣, in terza posizione troviamo quella con la mascherina. Qui di seguito la classifica delle 15 emoji più usate, ad ampio raggio:

    😂 Faccia che ride fino alle lacrime
    🤣 Faccia che ride roteando
    😷 Faccia con mascherina
    🤔 Faccia pensante
    🦠 Microbo
    🔴 Cerchio rosso
    😭 Faccia che piange forte
    🙄 Faccia con gli occhi che rotolano
    👇 Indice che punta verso il basso
    😳 Faccia sorpresa
    🚨 Fanale dell’auto della polizia
    ⚠️ Attenzione
    🇮🇹 Bandiera: Italia
    😱 Faccia che urla di paura
    🙏 Mani giunte

    Ora, sicuramente anche voi vi starete chiedendo come mai dalle conversazioni su Twitter su Coronavirus e Covid-19 risultino così usate delle emoji che ridono. In effetti, una considerazione, che è quella che fa anche Emojipedia, è che non vi è differenza tra le conversazioni generiche e quelle su Coronavirus, gli utenti continuano a fare comunque uso di due emoji che sono usate costantemente in tutte le conversazioni.

    15 emoji coronavirus

    Potrebbe anche essere che, in quella fase temporale, stiamo parlando della settimana in cui in Italia, ad esempio, ci si avviava al lockdown totale, dopo la costituzione delle due zone rosse nel lodigiano e in Veneto, c’era voglia di sdrammatizzare. Intendiamoci che questa è un’analisi a livello globale, è evidente che in altri paesi la situazione non veniva vissuta allo stesso modo, e questo si riflette anche nelle conversazioni e nell’uso di quelle emoji.

    Da notare che tra quelle più usate c’è l’emoji della bandiera italiana che, nella tipologia, risulta essere la più usata, anche più di quella cinese. L’utilizzo si spiega perché, come dicevamo, in quei giorni l’Italia diventava l’epicentro mondiale dell’epidemia.

    Insomma, alla fine anche dalla analisi delle emoji si possono trarre delle conclusioni interessanti.

    E voi che ne pensate?

  • Coronavirus: l’Europa investe nelle startup, ma l’Italia è assente

    Coronavirus: l’Europa investe nelle startup, ma l’Italia è assente

    Si dice che nelle difficoltà si deve investire di più, per cogliere le opportunità che nascono. In Europa alcuni paesi come Francia, Germania e Uk stanno investendo di più nelle startup, vero motore per l’Innovazione di un paese. Ma l’Italia è assente.

    La pandemia da Coronavirus che stiamo vivendo, e che stiamo affrontando con grande serietà e impegno ormai da settimane, ha inesorabilmente messo in evidenza tante cose che non funzionano nel nostro paese. Ce ne stiamo accorgendo ormai giorno dopo giorno. A cominciare dalla scarsa digitalizzazione del paese, quella digitalizzazione che, forse, in una situazione come questa ci sarebbe stata di grande aiuto. Nulla che non si possa cominciare a fare adesso, ma se ci avessimo creduto per tempo, quando se ne parlava ovunque, infatti solo a parole, oggi forse avremmo avuto a disposizione qualche strumento in più per affrontare questo periodo difficile.

    Come dicono i saggi, è proprio nella difficoltà che bisogna investire, bisogna dimostrare carattere. “Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità“, diceva il grande Einstein, uno che di difficoltà da affrontare se ne intendeva, vero, però un minimo devi essere pronto per affrontarle e per saper cogliere le opportunità che si presentano.

    Tutta questa premessa perché il tema che vogliamo affrontare è quello delle startup proprio nel periodo della pandemia da Coronavirus. Già, le startup sono da considerarsi a tutti gli effetti il motore dell’innovazione, della tecnologia che avanza. Alimentando le loro idee si da vita a nuove soluzioni e nuovi strumenti per migliorare tanti aspetti della nostra vita.E in questa fase così delicata e pesante, anche le startup stanno soffrendo e molto. Quindi, se abbiamo imparato che è in questi momenti che bisogna investire per cogliere le opportunità e per affrontare le difficoltà, per avere soluzioni e strumenti, ecco che diventa importante oggi investire di più nelle startup.

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    Sono giorni che si sente parlare a tutti i livelli, a cominciare dalla politica, di cominciare una seria digitalizzazione del paese, di avviare un serio processo di innovazione in Itala. Peccato che questo sia diventato quasi come un disco rotto, proprio perché gli sforzi fatti fino ad oggi non sono bastati, semplicemente perché non ci si è creduto abbastanza. Lo stesso Giuseppe Conte, nel suo discorso di insediamento del governo “Conte 2” (o bis) aveva ribadito questo concetto, rimasto comunque solo un concetto e niente di che.

    Ecco che la pandemia da Coronavirus fa riemergere la grande colpa di non averci creduto abbastanza e di aver usato quel concetto come un puro intento elettorale.

    Ed ecco un esempio pratico di cosa significa investire in momenti difficili come questi.

    La Francia investe altri 4,4 miliardi di euro nelle startup

    In Europa sono diversi paesi a rendersene conto. Prima tra tutti è la Francia che mette sul piatto 4,4 miliardi di euro per dare supporto al cash flow delle startup. Sono soldi mirati al rifinanziamento, a nuovi investimenti, in parte già programmati, e al pagamento anticipato di alcuni crediti d’imposta. Un piano lodevole a dimostrazione che la Francia, con il suo “Station F“, uno spazio in cui vi sono oltre mille startup e che si estende per oltre 34 mila metri quadrati, vuole diventare davvero la Silicon Valley d’Europa. Una definizione che non vuole sminuire l’intento.

    La Francia, dopo l’avvio dello spazio dedicato all’innovazione, il secondo in Europa per estensione dopo quello di Lisbona, punta a costruire un modello d’Innovazione attraverso cui generare un ecosistema economico. E ci sta riuscendo. Tra la fine dello scorso anno ad oggi, sono già quasi 10 miliardi investiti, oltre ai 10 già investiti sullo Station F.

    La Germania investe 2 miliardi di euro

    Altro paese che ha deciso di dare maggiore supporto alle startup in questo difficile momento è la Germania. Ebbene, in questi giorni il governo tedesco mette a disposizione 2 miliardi di euro che serviranno alle startup per affrontare la situazione. Anche se allo studio vi è un programma di 10 miliardi di euro più a lungo termine.

    Questi due esempi concreti che arrivano da due grandi paesi europei, due grandi economie continentali che lo scorso anno, dati di un recente studio di Dealroom, sono stati in grado di attrarre 12 miliardi di dollari di investimenti, 7 miliardi in Germania e 5 in Francia.

    Uk attrae 13,2 miliardi di dollari investimenti

    Anche se ad essere poi più attrattivo è il Regno Unito, restando nei paesi del continente. Le aziende tecnologiche in Uk hanno attirato lo scorso anno investimenti per 13,2 miliardi di dollari, più della somma degli investimenti di Francia e Germania messi insieme. E comunque anche in Regno Unito sono allo studio soluzioni economiche per non permettere che tutto quel sistema possa cedere sotto il peso del Covid-19.

    Insomma, avrete certamente notato come tra quest grandi paesi, grandi economie europee, manchi proprio l’Italia che, come gli altri tre citati, è uno dei sette paesi più industrializzati al mondo. Ma con un grande deficit innovativo e tecnologico.

    Certo, è una questione di risorse, di parametri europei da rispettare. Ma è anche la chiara dimostrazione, restando sui parametri, che un paese come il nostro non può permettersi di restare indietro. Lo si dice tante volte, ma il Coronavirus ci lascia anche questa lezione. ed è arrivato il momento di agire, ora.

  • Coronavirus e Videoconferenze, in Italia spopola Houseparty

    Coronavirus e Videoconferenze, in Italia spopola Houseparty

    La pandemia da Coronavirus sta cambiando il modo di lavorare e non solo quello. La modalità smart working si è resa necessaria e quindi è aumentato l’uso di app di videoconferenze, anche per l’uso privato. App Annie ha rilevato che in Italia i download di Houseparty sono cresciuti di 423 volte.

    Con la pandemia da Coronavirus inevitabilmente è cambiato il modo di lavorare e non solo. Sono cambiate le modalità di contatto tra amici, parenti e colleghi di lavoro. Non avendo più la possibilità di vedersi di persona, causa lockdown che continuerà ancora per altre settimane, gli italiani hanno riscoperto il valore delle videoconferenze. Una modalità questa molto usata dal punto di vista del business, specie quando c’erano sono riunioni da fare e qualcuno, non potendo essere fisicamente sul posto, si collegava con una app, web o mobile.

    Ma, di quest tempi, l‘uso della videoconferenza si è diffuso anche per le semplici chiamate tra amici e parenti. Basti pensare al fenomeno degli aperitivi e delle cene in video, specie nelle prime settimane del lockdown, un po’ per stemperare la tensione. Oggi, forse, a distanza di diverse settimane, si fanno un po’ meno.

    coronavirus videoconferenze app franzrusso.it 2020

    L’utilizzo è stato massiccio al punto che in tanti hanno cominciato a chiedersi se la rete fosse abbastanza forte da reggere questa flusso enorme di videochiamate e videoconferenze, praticamente ininterrotto e a tutte le ore. E adesso, con i dati pubblicati ieri da App Annie, società di analisi di dati web e mobile, possiamo avere un’idea di quali app sono state più scaricate.

    Prima di passare a vedere qualche dato riferto al nostro paese, è bene ricordare che App Anni ha rilevato che nella settimana 15-21 marzo 2020 sono stati ben più 62 milioni i download di app di videoconferenze, il 45% in più rispetto alla settimana precedente. E si arriva al 90% in più rispetto alla media settimanale dei download del 2019. Un numero decisamente enorme.

    Coronavirus, in Italia aumenta l’uso dei social media del 30 percento

    Ora, buona parte de numeri che abbiamo visto sopra dipendono dalla crescita esponenziale dei download di alcune app in particolare, quelle che abbiamo visto usare in questi giorni per videoconferenze, videochiamate e webinar, e cioè: Zoom, Google Meet e Teams di Microsoft.

    ZOOM

    Partendo da Zoom, app esplosa proprio giorni, con annesse polemiche per la condivisione dei dati con Facebook (poi smentite, ma comunque sono stati ravvisati problemi di sicurezza), in Italia ha fatto registrare un tasso d download pari a 55 volte in più rispetto alla media dell’ultimo trimestre del 2019, il dato più alto di quello registrato altrove. Infatti, in Spagna 27 volte di più, in Uk 20 volte di più, in Francia 22 volte di più, in Germania 17 volte di più. Relativamente a Zoom, Sensor Tower fa sapere che i dati possono essere anche più alti perché molti hanno ricevuto inviti a partecipare a videoconferenze/webinar via email, dato che poi non viene tracciato.

    coronavirus videoconferenze app annie italia

    Google Meet

    Dati molto alti anche per Meet di Google, molto usato in questi giorni per videoconferenze, videochiamate e webinar, senza dimenticare che questa modalità rientra anche nei tools dii Google Classroom molto scaricato e usato in questi giorni nelle scuole italiane di ogni grado. In Italia l’app di Google è stata scaricata 140 volte di più, anche in questo caso il dato del nostro paese è il più alto. Infatti, in Un è di 24 volte di più, negli Usa 30 volte e in Spagna 34 volte

    Microsoft Teams

    E poi numeri anche per Teams. In Italia l’app di Microsoft è stata scaricata 30 volte di più, il doppio di quanto registrato da App Annie in Francia e in Spagna, con 15 volte di più.

    Houseparty, l’app di videoconferenze che piace ai giovani

    Ma la vera sorpresa è il dato riferito a Houseparty, forse non nota a tutti, ma molto diffusa tra gli utenti della “generazione Z“, che ha fatto registrare numeri altissimi, specialmente nel nostro paese. Ebbene in Italia questa app ha fatto registrare un tasso di download di 423 volte. L’app è molto usata da più giovani per “incontrarsi” e perché permette proprio gli incontri di gruppo, fino a 8 persone per “stanza”, ma è possible partecipare a più incontri in contemporanea. L’elemento che forse attrae di più i giovani è proprio il fatto di avere l’idea di partecipare ad una festa tra amici, di ritrovarsi a chiacchierare del più e del meno proprio in un momento, come quello del lockdown, in cui non è permesso.

    houseparty app

    Houseparty è stata lanciata ufficialmente nel 2017 da Life On Air Inc. In pratica si tratta dell’evoluzione di Meerkat, app video che forse qualcuno di voi ricorderà, nata nel 2015 è possiamo dire che ha un po’ dato il via ad app come Periscope o Facebook Live. Successivamente, l’app nata dall’intuizione di Ben Rubin e Sima Sistani, Houseparty è stata poi acquisita, nel giugno dello scorso anno, dalla Epic Games, la casa produttrice di giochi come Fortnite.

    A seguito di questi risultati, è spuntata fuori la notizia, diffusa da molti quotidiani inglesi, che l’app sarebbe stata hackerata. Houseparty, che nel frattempo ha smentito qualsiasi violazione, in risposta a queste notizie, ha deciso di offrire 1 milione di dollari a chi sia in grado di dimostrare l’effettiva violazione. Insomma, sembrano essere abbastanza sicuri di quanto affermano.

  • Coronavirus, in Italia aumenta l’uso dei social media del 30 percento

    Coronavirus, in Italia aumenta l’uso dei social media del 30 percento

    In epoca di pandemia da Coronavirus l’uso dei social media cresce in Italia del 30 percento, in Spagna si arriva anche al 48 percento. Le persone sono costretta a stare in casa per via del lockdown e questi strumenti aiutano a tenersi informati. Il consumo di news cresce del 125 percento.

    La pandemia da Coronavirus sta, inevitabilmente modificando le nostre abitudini e continuerà a farlo ancora per molto. E cambia anche il nostro atteggiamento online e lo vediamo con l’interessante analisi di Comscore che sta monitorando il consumo delle notizie e l’uso dei social media in questo periodo nel nostro paese e anche in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, quelli solitamente definiti paesi EU5.

    Partendo dalle analisi, in riferimento alla settimana 16-22 marzo 2020, va ricordato che la Francia ha dichiarato il blocco nazionale lo scorso 17 marzo (l’Italia lo fece a partire dal 9 marzo) e la Germania ha preso misure più stringenti per contenere la diffusione del Coronavirus lo scorso 22 marzo, due avvenimenti che cambiano i dati relativi a questi paesi e la comprensione degli stessi.

    coronavirus social media italia 2020 franzrusso.it

    Coronavirus: l’uso dei social media in Italia

    Iniziamo a vedere questa interessante analisi partendo dai temi che solitamente trattiamo qui sul nostro blog, ossia quello dedicato ai social media. Anche in questo caso, così come per le notizie, lo vedremo più avanti, si registra un aumento dell’uso di questi strumenti molto alto. Le persone sono costrette a restare chiuse in casa e i social media svolgono il duplice ruolo di strumento con cui informarsi e di strumento con cui restare in contatto con altre persone come amici, parenti, colleghi di lavoro.

    coronavirus social media italia

    Nel periodo che va dal 17 febbraio al 15 marzo si è cominciato a notare un aumento considerevole (in Italia + 30percento) che è proseguito anche nei giorni successivi. Già ai primi di febbraio Twitter in collaborazione con il ministero della Sanità cominciava a dedicare attenzione alle notizie sul Coronavirus per evitare la diffusione di notizie false e fake news.

    Twitter contro le fake news sul coronavirus insieme al Ministero della Salute

    Nella settimana del 16-22 marzo (a paragone con la settimana 30 dicembre 2019-5 gennaio 2020) l’uso dei social media continua a crescere, un incremento che segue la diffusione del virus negli altri paesi europei. Infatti, in Spagna l’aumento è del 48 percento, il secondo paese più colpito dopo l’Italia. A seguire il nostro paese, appunto, con il 31% e poi  +12 percento in Francia e +12 percento nel Regno Unito. Da notare che in Germana non si sono registrati variazioni sostanziali.

    Interessante notare un aumento dell’uso di applicazioni che riguardano l’instant messaging. Comscore rileva che l dato relativo a queste applicazioni in realtà è rimasto piuttosto piatto dall’inizio dell’anno fino ai primi giorni del mese di marzo. In pratica il vero aumento di queste applicazioni cresce in seguito alle misure di lockdwon, quando un modo per restare in contatto con amici, parenti e colleghi è messaggiarsi o fare una videochiamata su WhatsApp o su Messenger.

    coronavirus messaggistica italia

    Complessivamente, rispetto alla settimana del 30 dicembre 2019 – 5 gennaio 2020, le visite ai siti Web o App di messaggistica istantanea nella settimana del 16-22 marzo 2020 sono aumentate del +70 percento in Francia, +30 percento in Germania, +90 percento in Italia, +97 percento in Spagna e +49 percento nel Regno Unito.

    Facebook, in Italia crescono del 1000% le chiamate di gruppo

    E adesso passiamo a vedere l’altra parte di questa interessante analisi dedicata al consumo delle notizie e osserviamo come gli utenti online dei paesi presi in considerazione leggono le notizie via web.

    Cresce in Italia la ricerca di notizie legate al mondo del business e della finanza

    Un primo elemento da sottolineare, comune un po’ in tutti i paesi, che un primo cambiamento lo si è notato rispetto alle notizie Business & Finance, le notizie di natura finanziaria. Questa categoria ha in qualche modo anticipato i tempi, un consumo maggiore lo si è cominciato a vedere già a gennaio di quest’anno, quando sembrava che il Coronavirus dovesse restare ancora confinato in Asia. L’interesse e la lettura online d notizie di questa categoria è continuata per tutto il mese di febbraio.

    Tornando ai dati che stiamo vedendo inseme a voi, nella settimana 16-22 marzo 2020 si è registrato un incremento del +21 percento in Francia, +34 percento in Germania, +90 percento in Italia, +47 percento in Spagna e +39 percento nel Regno Unito. Dal grafico notiamo come l’Italia sia il paese più alla ricerca di notizie di questa categoria rispetto agli altri paesi considerati nell’analisi.

    coronavirus notizie business finanza italia

    Coronavirus, in Italia cresce il consumo di notizie in generale

    L’Italia mostra comunque un interesse molto più alto rispetto agli altri paesi per quello che è il consumo delle notizie in generale. Nel nostro paese, il primo ad essere maggiormente colpito dal Coronavirus in Europa, e il primo a prendere misure di contenimento molto severe, il consumo di General News è aumentato del 125 percento anche nella settimana che stiamo considerando, un aumento che segue quelli notati anche nelle settimane precedenti a partire dalla prima metà di febbraio.

    Gli italiani vogliono essere informati e, in una situazione assolutamente inedita, con l’obbligo di restare a casa e rispettare la regola della distanza sociale, usano il web come strumento per restare aggiornati leggendo siti di news online. In Francia l’aumento è stato del +68 percento, in Germania +57 percento, in Spagna +87 percento e nel Regno Unito +51 percento.

    coronavirus notizie italia

    Da rilevare, dato molto interessante, un aumento del consumo di notizie a livello locale, per restare più informati sulla evoluzione del Coronavirus nelle zone più colpite. Un aumento del consumo di notizie più locali comincia ad evidenziarsi in Italia già nelle prime due settimane di febbraio, un interesse che poi si estende anche negli altri paesi e che mostra un tasso di crescita ben superiore alle categorie viste prima , quella Business & Finance e quella General News.

    Nella del 16-22 marzo 2020 le notizie locali sono aumentate del +125 percento in Francia, +101 percento in Germania, +105 percento in Italia, +158 percento in Spagna e +45 percento nel Regno Unito.

    Infine, da notare come in Italia, sempre nello stesso periodo, sino aumentate le visite e l’utilizzo di app dedicati a dieta e fitness. Nella settimana 16-22 marzo 2020 l’utilizzo aumenta di ben il 133 percento in Italia.

    coronavirus diete fitness italia

    Cresce, e di molto, anche l’utilizzo di siti e app legati al mondo dell’Istruzione. Ricordiamo che le scuole in alcune regione del Nord Italia sono chiuse dalla fine di febbraio, per poi essere chiuse in tutto il paese dagli inizi di marzo. Di conseguenza si è fatto ricorso a strumenti che potessero permettere una relazione online tra docenti e studenti. Questo ha comportato uno stravolgimento della didattica cui i ragazzi erano solitamente abituati. Si è cominciato a parlare di e-learning, anche che solo in pochissimi casi questo è avvenuto. Nella maggior parte dei casi s è trattato solo di avere un contatto attraverso siti e app che permettessero, appunto, una relazione diretta.

    coronavirus istruzione italia

    Ebbene, in Italia quest siti e app hanno fatto segnare +124 percento, anche se la Spagna fa registrare il dato più alto con +299 percento.

  • E-learning. Moodle e Teleskill live, integrazione completa

    E-learning. Moodle e Teleskill live, integrazione completa

    L’integrazione bidirezionale tra Moodle e Teleskill live permette una completa gestione di corsi e-learning, dalla loro creazione fino al rilascio di tutti i risultati formativi.

    Moodle gode oggi di una popolarità straordinaria grazie anche alla recente implementazione della didattica a distanza. Questa piattaforma, la più usata al mondo, conta oggi oltre 100.000 siti web registrati in 190 Paesi, oltre 20 milioni di corsi avviati, più di 176 milioni di utenti.
    Moodle è utilizzato da molti Atenei, dalla maggioranza degli Enti PA e da moltissime aziende.
    Un plug-in molto importante per eseguire formazione sincrona, sviluppato da Teleskill è Teleskill Live, che integra Moodle con il software di Aula Virtuale. Questo permette la creazione di percorsi formativi “blended” (classe virtuale e corsi online registrati, oltre ai corsi in presenza naturalmente), ma con un vantaggio decisivo in più: lo strumento di aula virtuale integrato, offre un’integrazione bidirezionale dei dati.

    Cosa significa? Si tratta di uno scambio di informazioni tra plug in e piattaforma continuo, automatico e di straordinaria utilità per diminuire l’attività di segreteria e monitoraggio dei risultati formativi.

    Vediamo in dettaglio il concetto di Bidirezionalità in questa integrazione.

    Da Moodle verso Teleskill live:

    • creazione aula virtuale come attività nel percorso formativo;
    • configurazione dell’aula virtuale (assegnazione tutor, diretta, obiettivi da raggiungere per il completamento come percentuale di risposte positive ai questionari in diretta e partecipazione all’aula virtuale);
    • iscrizione utenti e classi di Moodle. Gli utenti accederanno all’aula virtuale direttamente dal percorso formativo di Moodle senza necessità di effettuare un secondo login, in modalità di accesso Single Sign-on.

    Da Teleskill live verso Moodle:

    Rilascio continuo ed automatico dei dati di tutti i risultati formativi ottenuti dall’utente in aula virtuale. In Moodle tornano indietro, ad esempio, dati rilevanti come tempo di partecipazione (tempo netto calcolato tramite pulsante “inizia lezione” presente in Teleskill live e non il tempo da quando l’utente si collega a quando si scollega), il risultato ai questionari, anche multipli, in diretta lanciati dal docente indicando la risposta giusta tra quelle proposte, consentendo di ottenere le percentuali di risposte giuste o sbagliate.

    Questi dati vanno ad inserirsi nel percorso formativo di Moodle e possono essere un elemento per stabilire la propedeuticità e il completamento di un percorso formativo misto (formazione asincrona o registrata e formazione in diretta o aula vituale/webinar).

    Leggi anche:

    Ecco come fare un webinar grazie alla personalizzazione del format

    Inoltre, la registrazione evoluta in Teleskill live permette di registrare la diretta, eliminando automaticamente dal video della registrazione quelle “zone” dell’aula virtuale non utili ad una fruizione on-demand (chat, lista partecipanti). Con questa funzionalità è possibile ottenere corsi ad esempio in modalità audio/video + slide, già sincronizzati, con i contenuti dell’aula virtuale in diretta, anche in formato SCORM (Shareable Content Object Reference Model – modello di riferimento che consente lo scambio di contenuti digitali in maniera indipendente dalla piattaforma).

    Teleskill Live oggi può essere anche utilizzato per esercitazioni e project work live, la sperimentazione live dei contenuti appresi durante il percorso didattico formativo. Il plug-in Teleskill Project work live permette sessioni collaborative tra gruppi ristretti; può essere utilizzato, inoltre, per la preparazione di esami, o per proporre lezioni specifiche a gruppi di studenti con particolari lacune.

    [In collaborazione con Teleskill Italia S.r.l. a s.u.]

  • Scrivere per Informare, intervista a Cristina Maccarrone

    Scrivere per Informare, intervista a Cristina Maccarrone

    Scrivere per Informare, libro interessante, edito da Flacowski, che prova a superare un dualismo tra giornalista e blogger che in realtà hanno molto in comune, come il compito di informare. Ne parliamo in questa intervista per InTime Podcast con Cristina Maccarrone.

    Scrivere per Informare, titolo che rende ben l’idea di quale sia il tema. In un momento molto particolare, come quello che stiamo vivendo, c’è bisogno di fare una profonda riflessone sul modo in cui fare Informazione. E questo libro arriva proprio al momento giusto. Anche perchè, per la prima volta prova (e ci riesce benissimo) a superare quel dualismo, di cui si parla spesso, tra giornalista e blogger. Questo libro in realtà mostra chiaramente come queste due figure abbiano molto in comune, come il compito, fondamentale, di informare.

    Il libro è al centro di un progetto molto interessante di crowdfunding, potete ancora prenotarlo qui, e noi per conoscerlo meglio ne abbiamo parlato con Cristina Maccarrone, co-autrice insieme a Riccardo Esposito. L’intervista completa è su InTime Podcast.

    scrivere per informare intime podcast

    Cristina, raccontaci come è nata l’idea di questo libro “Scrivere per Informare”?

    Il tutto è nato con l’idea di superare questo odio, forse neanche tanto conclamato tra giornalisti e blogger, come se i primi, a cui appartengo io che sono giornalista freelance, fossero migliori o unici ad informare e i blogger non lo fossero. Quindi noi partiamo dal principio che  blogger, come te o come Riccardo, il tuo blog è molto informativo, appunto informano, fanno informazione. Per il lettore non vi è alcuna differenza se, appunto, quello che si scrive ha come obiettivo il lettore, fare quindi il massimo per dargli l’informazione migliore possibile in quel momento, ovvio che poi quella stessa informazione va aggiornata, rinfrescata, corretta. Se io scrivo un articolo e Riccardo scrive un post, gli articoli che voi blogger chiamate “post”, lo facciamo nel miglior modo possibile, avendo raccolto le fonti.

    cristina maccarrone scrivere per informare
    Cristina Maccarrone – Scrivere Per Informare

    Il libro è double-face, quindi ci sarà la mia copertina e quella di Riccardo. Per quello che riguarda la mia parte, mi concentro nello spiegare ai blogger il metodo giornalistico, spiegando le differenze e in cosa consiste il nostro lavoro. Riccardo, nella sua parte, parla del metodo dei blogger insegnandolo ai giornalisti, specialmente dal punto di vista della SEO, di user experience, del salvataggio delle foto. Quindi due autori, doppia copertina ma obiettivo comune, ossia quello di spiegare come scrivere meglio oggi per informare.

    Questo è solo una anticipazione, potete ascoltare l’intervista completa su Spreaker:

    e anche su Spotify:

    Fateci pensare cosa ne pensate.

  • Facebook, in Italia crescono del 1000% le chiamate di gruppo

    Facebook, in Italia crescono del 1000% le chiamate di gruppo

    Facebook ha comunicato che da quando è iniziata la pandemia da Coronavirus è cresciuto del 50% il tempo trascorso sulle app, come Messenger o WhatsApp. In Italia è addirittura cresciuto del 70% e le chiamate di gruppo del 1000%. Un incremento che non apporta nulla in termini di business.

    Da quando è iniziata la pandemia da Coronavirus Facebook ha notato che ovunque il tempo trascorso sulle app, in special modo su Messenger e su WhatsApp, è cresciuto del 50%. La maggior parte dell’incremento è tutta concentrata sulle app di messaggistica e sulle videochiamate, ossia due tipologie di prodotti su cui il colosso di Menlo Park non realizza alcun margine di profitto. Una situazione che alla lunga, scrivono in un post Alex Schultz e Jay Parikh, rispettivamente responsabile degli analisti e responsabile ingegneri di Facebook, potrebbe creare non poche difficoltà al business dell’azienda.

    Un incremento più alto lo si registra poi nel nostro paese. Infatti, dall’inizio della crisi generata dal Coronavirus, con la conseguente richiesta di non uscire di casa ormai estesa a tutto il paese, l’utilizzo delle app è cresciuto del 70%, più alto della media degli altri paesi, concentrata soprattutto, come dicevamo, su Messenger e su WhatsApp.

    Sempre riferito al nostro paese, nell’arco di una settimana, sono raddoppiate le visualizzazioni su Instagram e su Facebook Live.

    facebook coronavirus chiamate gruppo italia

     

    E poi, il dato forse più eclatante, ma atteso, è che il tempo trascorso a fare chiamate di gruppo, con 3 o più partecipanti, sulle app di Facebook è cresciuto del 1000%.

    Una situazione che, come detto, per Facebook rischia di tradursi in un vero problema economico. È questo il senso del post.

    Insomma, da Menlo Park lanciano l’allarme sugli effetti che il Coronavirus potrebbe avere sul business in generale in quanto quelle app su cui si sta concentrando la maggior parte dell’utilizzo non generano profitti. Difficoltà che incontrano anche altre aziende del settore tech. Twitter ieri ha fatto sapere di aver ritirato tutte le previsioni sul prossimo trimestre in quanto teme un calo sostanziale in termini di business.

    In ogni caso, Facebook mantiene il suo impegno a far funzionare la piattaforma e tutte le app per permettere agli utenti di restare connessi. Un esempio è anche l’abbassamento del bitrate che si estende anche su Instagram per quanto riguarda lo streaming dei video.

    Il Coronavirus avrà conseguenze su tante cose, lo si ripete ormai da giorni, e sarà così. Ma avrà conseguenze anche sul modo in cui le aziende tech, appunto come Facebook, Twitter, LinkedIn, porteranno avanti il proprio business. È forse arrivato il momento, anche per loro, di ripensare il tutto, anche la propria missione. Già, gli utenti in questo momento vedono come unico modo per restare in contatto con i propri amici e familiari quello di usare queste app per parlarsi e, soprattutto, per vedersi.

    L’incremento di utilizzo di queste app non deve essere però penalizzante per gli utenti in questo momento, non devono pagare loro questa situazione già pesante. Questo deve essere chiaro.

  • Instagram e Coronavirus, ecco Co-Watching e altre iniziative

    Instagram e Coronavirus, ecco Co-Watching e altre iniziative

    Instagram, tra le altre, lancia una nuova funzionalità chiamata “Co-Watching” che permette agli utenti di visualizzare i post condivisi sulla piattaforma attraverso una video chat.

    Instagram in quest giorni si è attivata molto per fare in modo che le persone costrette a restare a casa, per via della pandemia da Coronavirus, potessero comunque restare in contatto attraverso l’app e contribuire a raccogliere fondi. E all’interno di questo grande sforzo, Instagram lancia oggi una nuova funzionalità chiamata Co-Watching.

    Avviando una video chat, da Direct, la sezione di messaggistica dell’app, sarà possibile visualizzare le foto, mostrare i contenuti su cui si è fatto “like” e anche quelli suggeriti proprio durante una video chat con gli amici. Per attivarla, basterà avviare una video chat da Direct e poi cliccando sull’icona delle foto in basso a sinistra, a quel punto scegliete ii contenuti che volete visualizzare insieme i vostri amici.

    instagram co-watching coronavirus

    Oltre a questa funzionalità, Instagram in questi giorni, da sabato 21 marzo per la precisione, ha lanciato a livello globale, lo sticker per le Instagram Stories “IoRestoACasa”, “StayAtHome”, un modo per motivare e condividere con gli altri questa esperienza che costringe tutti a restare a casa e per promuovere il distanziamento sociale (social distancing).

    E ancora, all’interno della sezione “Esplora” scrivendo nella barra di ricerca “coronavirus” si viene immediatamente collegati a contenuti condivisi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), iniziativa simile a quella che Twitter ha lanciato in Italia a inizio febbraio in collaborazione con il Ministero della Salute, per contrastare la disinformazione sul Coronavirus. entro i prossimi giorni verrà visualizzato un messaggio più specifico.

    Instagram sta rimuovendo tutti quei contenuti, legati al Covid-19, che sono dichiaratamente falsi e che diffondono disinformazione, dopo un controllo che vene effettuato “da terze parti”. Sono rimosse “le false affermazioni o le teorie di cospirazione che sono state segnalate dalle principali organizzazioni sanitarie a livello globale e dalle autorità sanitarie locali, perché in grado di provocare danni alle persone“.

    instagram coronavirus donazioni

    Sono state rimosse tutte le pubblicità legate a dispositivi di protezione da Coronavirus, incluse quelle legate alle mascherine, di cui tanto si è discusso in quest giorni. Nella maggioranza dei casi si trattava di pubblicità fraudolenti.

    Le iniziative di Instagram sono rivolte anche a stimolare le donazioni ed è per questo che lo sticker “donazioni” delle Instagram Stories prevede una sezione dedicata al Covid-19, individuando le associazioni a cui poter donare.