Autore: Franz Russo

  • TikTok annuncia il filtro famiglia e la gestione del tempo nel feed

    TikTok annuncia il filtro famiglia e la gestione del tempo nel feed

    TikTok annuncia due novità che vanno nella direzione di assicurare più sicurezza, migliorando l’esperienza. Si tratta del Filtro Famiglia e della Gestione del Tempo nel Feed, già attivi in Uk e in Italia lo saranno nelle prossime settimane.

    TikTok, l’ormai popolare app mobile che punta molto sui giovani e sul divertimento, annuncia oggi due importanti novità con l’obiettivo di migliorare il più possibile l’esperienza sulla piattaforma, con particolare attenzione alla sicurezza. Le due novità sono: il Filtro Famiglia, che aiuta i genitori e, in generale, gli adulti responsabili di un minore, a garantire la loro sicurezza quando usano TikTok, e la Gestione del Tempo nel Feed, un sistema di notifiche proattive nell’app per tenere sotto controllo il tempo trascorso online. Già attive da oggi in Uk, le due funzionalità lo saranno presto, entro poche settimane, anche nel nostro paese.

    tiktok filtro famiglia

    TikTok e il Filtro Famiglia

    Vediamo come funziona il Filtro Famiglia, una delle due novità di TikTok. Il Filtro Famiglia associa l’account TikTok di un adulto a quello del minore di cui è responsabile. Una volta attivata, l’associazione permetterà all’adulto di intervenire sulle funzionalità di Controllo Applicazione, tra le quali:

    • Gestione del tempo: permette di impostare un tempo massimo che il minore può trascorrere ogni giorno su TikTok;
    • Messaggi diretti: permette di limitare chi può inviare messaggi all’account associato, o di disattivarli del tutto;
    • Modalità limitata: esclude contenuti che potrebbero non essere appropriati per tutti gli spettatori.

    TikTok e la Gestione del Tempo nel Feed

    Con il rilascio del Filtro Famiglia, TikTok introduce un’ulteriore importante funzione per migliorare il benessere digitale degli utenti, un aspetto su cui la piattaforma ha deciso di impegnarsi. Al fine di mantenere un rapporto equilibrato con l’app e i servizi online per tutti i membri della community, già ad aprile 2019 era stata introdotta la funzione di Gestione del Tempo, che permette di impostare un limite giornaliero di utilizzo di TikTok.

    Oggi viene presentata la Gestione del Tempo nel Feed. S tratta di un sistema di notifiche proattive nell’app. Attraverso i video pillola, realizzati in collaborazione con alcuni tra i creator più seguiti e amati, agli utenti verrà ricordato, direttamente durante la fruizione dei video contenuti su TikTok, di tenere d’occhio il tempo che passano online e di prendersi una pausa dallo schermo.

    tiktok gestione tempo feed

    Nell’immagine in alto vedete @IlViglio e @Jessibrugali, “Jessi&Sean” i primi due creator coinvolti nella partnership.

    TikTok con l’introduzione di queste due novità dà un segnale di sensibilità che molti aspettavano. Soprattutto per quanto riguarda la prima novità, ossia il Filtro Famiglia, viste le tante polemiche di questi ultimi tempi. In pratica viene attivato il Parental Control.

  • Twitter acquisisce Chroma Labs e (forse) si prepara alle Stories

    Twitter acquisisce Chroma Labs e (forse) si prepara alle Stories

    E se Twitter stesse pensando alle Stories? Un’idea che, forse, non suonerebbe tanto lontana anche alla luce della nuova acquisizione di Chroma Labs, una startup fondata dall’inventore di Boomerang (Instagram), specializzata in layout per le Stories.

    Qualche giorno fa, commentando su Twitter l’arrivo dei tasti Reactions ne DM scrissi “mi meraviglierei di eventuali #TwitterStories”. La prova la trovate in basso. E nel giro di qualche giorno, ecco che la società guidata da Jack Dorsey ufficializza l’acquisizione di Chroma Labs, nome che forse dirà poco a più, ma si tratta di una startup fondata dall’inventore dell’app per Instagram, Boomerang, specializzata in layout per le Stories, sia per Instagram che per Snapchat. La domanda sorge quindi spontanea, allora davvero Twitter sta pensando alle Stories?

    Non sarebbe una sorpresa, per la verità, anzi. Sarebbe quasi opportuno per attrarre un pubblico più giovane, nel tentativo di dare una bella spinta alla crescita degli utenti.

    Chroma Labs Twtter Stories

    Ma, al momento, secondo quanto riportato dai media e dai blog Usa, in particolare da TechCrunch, Twitter, per ora, non commenta, quasi allontanando l’idea di lanciarsi nelle possibili Stories sulla piattaforma, facendo intendere chiaramente che l’operazione, di cui non si conoscono altri particolar, avrebbe come obiettivo quello di migliorare l’aspetto delle conversazioni.

    Un tema molto attuale, anche per il fatto che, come sapete, e ne abbiamo già scritto qui sul nostro blog, Twitter sta lavorando su un’app beta, in test chiuso con un migliaio di utenti proprio per sperimentare nuove soluzioni per le conversazioni che si presenteranno più ordinate e anche più colorate.

    Chroma Labs è una startup che vede tra i co-fondatori anche John Barnett, colui, come dicevamo in apertura del post, ha inventato Boomerang, la funzionalità di Instagram molto conosciuta. E’ stata fondata nel 2018 e si è specializzata nella produzione di layout per le Stories. Lo scorso autunno ha lanciato un’app, “Chroma Stories” solo per iOS, che permette di modificare foto e video per poi condividerli su Snapchat o su Instagram Stories. L’app, in virtù di questa acquisizione, non verrà più aggiornata

    “Abbiamo costruito Chroma Labs e molti prodotti di successo per ispirare la creatività e aiutare le persone a raccontare le loro storie visive.” – ha detto Barnett commentando la notizia – “Non vediamo l’ora di continuare questa missione su più vasta scala con uno dei servizi più importanti al mondo“.

    Gli altri due co-fondatori sono Alex Li e Joshua Harris che hanno preso parte a diversi progetti Facebook come, appunto, Instagram Stories ma anche Oculus per la realtà virtuale e realtà aumentata.

    In tutto i dipendenti di Chroma Labs sono sette ed entreranno a far parte di Twitter da subito.

    Twitter da questa acquisizione ha molto da guadagnare, si tratta di un’operazione che potrebbe dare una svolta alla piattaforma e provare davvero a farla crescere come merita. Avevamo sottolineato più volte che Twitter aveva la necessità di innovare sè stessa e, ora, questa acquisizione va nella giusta direzione. Entrano nella società specializzata nei 280 caratteri dei talenti che possono arricchire le modalità di conversazione, coniugando la brevità dei messaggi con la brevità delle Stories.

    Forse non sarà nell’immediato, ma le #TwitterStories a questo punto potrebbero davvero arrivare.

    E voi che ne pensate?

  • Cresce il mercato smart home in Italia, vale 530 milioni di euro

    Cresce il mercato smart home in Italia, vale 530 milioni di euro

    Continua a crescere il fenomeno smart home in Italia. I nuovi dati dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano rilevano una crescita nel 2019 del 40% in un anno e un valore, nel 2019, di 530 milioni di euro.

    Agli italiani piace il fenomeno smart home, un dato di fatto che avevamo sottolineato anche lo scorso anno, proprio in occasione dei dati che l’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano rende noti proprio in questo periodo. E i dati appena pubblicati, riferiti al 2019, confermano questo trend che continua a crescere. Il mercato che il fenomeno è in grado di generare in Italia è cresciuto in un anno del 40%, un po’ meno dell’anno precedente quando era del 52%, ma tale da portare il valore di mercato a 530 milioni di euro. L’anno precedente il valore era di 380 milioni di euro.

    mercato smart home italia franzrusso.it 2020

    Una crescita che è trainata per lo più da soluzioni per la sicurezza, smart home speaker ed elettrodomestici che complessivamente coprono oltre il 60% del mercato. Va rilevato che l mercato nel nostro paese cresce ai livelli degli altri paesi europei, anche se il divario in termini di valore di mercato è ancora molto ampio. Basti pensare che in Uk e in Germania si parla di un valore di 2,5 miliardi di euro e in Francia di 1,1 miliardi di euro. Ma superiamo la Spagna che cresce del 40% con un valore di mercato di 420 milioni di euro.

    Sicuramente il boom degli smart speaker, degli assistenti vocali, ha dato una grande mano a tutto il settore. La diffusione di questi dispositivi intelligenti spinge l’avanzata dei retailer online e multicanale come principale canale di vendita di oggetti connessi per la casa (47%), mentre la filiera tradizionale, composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico e installatori, mantiene un ruolo rilevante (39%) ma perde quote di mercato.

    smart home italia valore

    Aumenta il numero di aziende che lavora al lancio di nuovi servizi per la smart home. Di esempi ce ne sono tanti e spaziano dal pronto intervento garantito da aziende di vigilanza in caso di tentativo di infrazione, al supporto per la riduzione dei consumi energetici, al riordino automatico dei prodotti di cui si stanno esaurendo le scorte, fino alla possibilità di migliorare l’assistenza agli anziani. Si moltiplicano, inoltre, alleanze e partnership fra gli operatori per offrire nuovi servizi che sfruttano la progressiva integrazione tra intelligenza artificiale e dati raccolti attraverso gli oggetti connessi.

    E gli italiani, oltre che ad amare la smart home, sono sempre più consapevoli della diffusione di oggetti smart nelle proprie case. Il 68% degli italiani ha sentito parlare almeno una volta di casa intelligente e il 40% possiede almeno un oggetto smart, con soluzioni per la sicurezza e smart home speaker in cima alle preferenze degli acquirenti. Crescono anche i timori dei cittadini per i rischi legati alla cyber security e alla violazione della privacy: il 54% è restio a condividere i propri dati personali (+3% rispetto al 2018).

    Ora vediamo qualche numero più n dettaglio rispetto a quanto riportato fino ad ora in generale.

    I numeri del mercato smart home in Italia

    Le soluzioni per la sicurezza, come detto in apertura del post, trainano il fenomeno nel nostro paese e si confermano al primo posto in termini di quote di mercato, con un valore di 150 milioni di euro, pari al 28% della spesa (+15% nel 2019). In seconda posizione, gli smart home speaker, 95 milioni di euro pari al 18% del mercato (+58%), che nel 2019 hanno continuato trainare le vendite degli altri dispositivi IoT per la casa connessa. Crescono anche gli elettrodomestici, che valgono 85 milioni di euro e il 16% del mercato (+55%), di cui sempre più utenti usano le funzionalità smart (il 35%, +10% sul 2018). Subito dietro al podio si posizionano le caldaie, i termostati e i condizionatori connessi per la gestione del riscaldamento e della climatizzazione, che beneficiano della progressiva integrazione con gli assistenti vocali, dell’offerta di servizi legati alla manutenzione e della possibilità di aumentare risparmio energetico e comodità, con un valore complessivo di 65 milioni di euro (il 12% del mercato, +44%). Seguono le casse audio (50 milioni di euro, 9%) e le lampadine connesse (35 milioni di euro, 7%), spinte dalle offerte che ne prevedono la vendita insieme agli smart home speaker.

    smart home italia consumatore

    I consumatori italiani e la smart home

    Dicevamo prima di un incremento in termini di consapevolezza dei consumatori italiani verso la diffusione degli oggetti intelligenti. E infatti, il 68% del campione intervistato dall’Osservatorio, in collaborazione con Doxa, ha sentito parlare di casa intelligente almeno una volta (+9% sul 2018), il 63% conosce il termine domotica, con percentuali che salgono rispettivamente al 77% e al 65% fra gli utenti con meno di 35 anni. La diffusione degli oggetti smart nelle case degli italiani è stabile rispetto al 2018 (di poco superiore al 40%), ma aumenta il numero di dispositivi posseduti, con sensori per porte e finestre (presenti nelle case del 16% del campione), telecamere (15%), altoparlanti e casse audio (14%) ai primi posti, seguiti da videocitofoni e serrature (12%), soluzioni per il riscaldamento (9%), assistenti vocali (8%), lampadine (8%), grandi elettrodomestici (7%) e caldaie (6%).

    Cresce anche il numero di consumatori in grado di installare in autonomia gli oggetti smart acquistati, senza l’aiuto di un professionista (64% dei rispondenti, +10% rispetto al 2018), e l’utilizzo delle funzionalità smart da parte degli utenti (65%, +7%). Le motivazioni più frequenti che frenano ancora l’uso sono l’eccessiva complessità (18%), la mancata percezione dei benefici (10%) e la difficoltà a utilizzare le app per la gestione (6%). Nonostante la buona crescita del mercato, sono ancora relativamente pochi i consumatori interessati ad acquistare prodotti per la smart home in futuro (37%), con appena l’11% che intende farlo nel 2020 e il 26% che lo prevede nei prossimi tre anni. Le funzionalità più desiderate sono le soluzioni per il riscaldamento (23% dei rispondenti) e i grandi elettrodomestici (21%), seguite da lampadine (15%), telecamere (15%) e caldaie (12%).

    Come afferma Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things, autrice anche di un contributo all’interno del libro “IoT e Nuovo Marketing“, scritto insieme a Claudio Gagliardini (edito da Flaccovio Editore), a commento dei dati, “il mercato delle soluzioni per la casa intelligente cresce rapidamente e mostra oggi maggiore maturità, con offerte che si concentrano sempre più sui servizi e i bisogni che gli oggetti connessi possono soddisfare. Una spinta determinante viene dall’espansione di assistenti vocali e dallo sbarco degli Over The Top, che ora puntano a estendere le funzionalità dei loro smart speaker integrandole in dispositivi sviluppati da terzi e supportando attività tipiche dell’e-commerce, come le consegne a domicilio e il monitoraggio delle scorte. Perdono quote di mercato i tradizionali canali di vendita, che ancora riescono a cogliere solo in parte le opportunità offerte dalle nuove soluzioni, a vantaggio di retailer online e multicanale, che ormai coprono quasi il 50% del mercato, e operatori telco, che raggiungono quota 10%”.

  • Social Media in Italia: ecco alcuni dati per il 2020

    Social Media in Italia: ecco alcuni dati per il 2020

    È stato pubblicato il Report Digital 2020, di We Are Social e Hootsuite, con focus sul sul nostro paese. Per quanto riguarda i Social Media, resta invariato il numero di utenti, 35 milioni, ma aumenta il tempo trascorso: 1 ora e 57 minuti al giorno.

    Come sempre di questo periodo, professionisti e addetti del settore, o semplici appassionati della materia, attendono l’ormai famoso Report Digital che We Are Social e Hootsuite realizzano a livello globale. Il report è l’occasione per avere una visione d’insieme per quel che riguarda l’utilizzo di Internet e dei Social Media a livello globale, ma anche per comprendere come viene vissuta l’Innovazione e la Trasformazione Digitale, che è già n atto.

    E l’attesa era alta anche per il report italiano, soprattutto a seguito di qualche giorno fa quando è stato reso pubblico il report globale, in tanti aspettavano i dati che riguardano il nostro paese, anche per confrontarli con quelli dello scorso anno.

    social media utenti 2020 franzrusso.it

    Ora, ci sono alcuni dati che per la verità non ci convincono molto, anche se non abbiamo seguito, nostro malgrado, la rilevazione dei dati periodici del report durante l’anno. Ma in generale, qualche piccola perplessità resta.

    Internet Italia 2020, 49.5 milioni di italiani

    Il primo dato non chiaro riguarda il numero di utenti Internet italiani attivi. Lo scorso anno il report ci indicava che questo numero era di 54,8 milioni, un dato che avevamo sottolineato allora essere molto alto rispetto ad altre stime che indicava una popolazione Internet attiva in Italia intorno ai 40 milioni.

    Nel nuovo Report Digital 2020 si indica una popolazione Internet attiva di 49,48 milioni, quindi molto più bassa. We Are Social scrive che questo dato sarebbe “in aumento” rispetto al 2019, ma a noi sembra proprio il contrario.

    digital italia 2020 franzrusso.it

     

     

     

     

     

     

     

     

    Social Media in Italia 2020

    Altro elemento che non ci convince di questo nuovo Report Digital 2020 è la popolazione Social Media in Italia. Lo scorso anno avevamo scritto, sulla base dei dati che avevamo, che il numero di utenti attivi sui Social Media era di 35 milioni, era anche nel titolo del nostro post. Ora, secondo i dati di quest’anno quel dato dei 35 milioni è rimasto invariato. Ma, nonostante questa evidenza, We Are Social, anche in questo caso, scrive di “un aumento” rispetto al 2019, che non risulta.

    social media italia 2020 franzrusso

    Fatte queste precisazioni, volevamo essere molto chiari nei vostri confronti, e magari ci sbagliamo, anche se i numeri che abbiamo, e che vi mostriamo, dicono quello. Ora passiamo a vedere gli altri dati.

    Il dato dei 35 milioni, che riguarda al popolazione italiana che usa i i Social Media viene dato in crescita, anche se il dato dello scorso anno, a confronto, ci indica il medesimo dato.

    Quindi si dovrebbe parlare di dato invariato e, in effetti, suonerebbe un po’ strano. Ma, per essere ancora più precisi, il dato di We Are Social viene confrontato con quello di aprile 2019, quindi in crescita del 6,4%. È come se da inizio anno ad aprile ci fosse stata una flessione, per poi ritornare a 35 milioni. Qualcosa non quadra.

    L’Italia Digitale del 2019, con 35 milioni di utenti sui Social Media

    Tempo giornaliero social media, 1 ora e 57 minuti

    Dato molto interessante da analizzare è poi quello relativo al tempo medio giornaliero che gli utenti italiani trascorrono sui social media. Gli ultimi dati ci dicono che è in aumento, e infatti, questo dato rispetto al 2019 corrisponde. Il Report Digital 2020 rileva un tempo medio giornaliero per utente di 1 ora e 57 minuti, in rialzo da 1 ora e 51 minuti. Cresce anche il numero di account sulle varie piattaforma social media, adesso è di 7,8 per utente, in crescita da 7,1.

    tempo trascorso digital italia 2020 franzrusso

    Triplica, quasi la percentuale di utenti che usa i social meda per motivi professionali. Se lo scorso anno il dato era dell’11%, nel 2020 il dato cresce fino al 31%, quindi più di un terzo degli utenti totali. Un dato su cui si dovrebbe cominciare a fare una seria riflessione.

    Anche in Italia cala il tempo trascorso sui social media, nel 2019

    Preoccupano le fake news

    E gli utenti italiani manifestano preoccupazione per il proliferare sui social media, e su internet in generale, delle fake news (52%) e per il trattamento dei propri dati (59%). Cresce anche l’ad-blocking, passa dal 35 al 40%.

    E veniamo adesso ad uno dei dati più attesi, quello relativo alle piattaforme che gli utenti social meda italiani usano di più. Dal punto di vista generale, le prime posizioni sono invariate. La piattaforma che cresce di più è Instagram che, pur mantenendo la medesima posizione dello scorso anno, passa dal 55% al 64%. Un dato che non sorprende.

    social media piattaforme italia 2020 franzrusso

    Cresce anche Pinterest, sempre molto amato dagli utenti social meda italiani, che passa dal 24% al 29% e, in classifica, scavalca Skype che cede 1 punto percentuale.

    Crescono del 2% anche Twitter e LinkedIn che mantengono la stessa posizione dello scorso anno. Mentre un bel salto in avanti lo fa anche Snapchat che passa dal 12% al 16%. Un salto di quattro punti lo fa anche Twitch che passa dal 10% al 14% e scavalca WeChat, che pure cresce del 2%.

    Il fenomeno TikTok

    Ma la vera novità, rispetto al 2019, è rappresentata dal fenomeno TikTok, non presente nelle rilevazione dello scorso anno. L’app della cinese ByteDance si piazza in classifica con l‘11%, un dato molto rilevante che è destinato senz’altro a crescere.

    Questo invece un dettaglio sugli utenti italiani complessivi sulle principali piattaforme:

    • Facebook: 29 milioni di utenti
    • Instagram: 20 milioni di utenti
    • LinkedIn: 14 milioni di utenti
    • Twitter: 3,7 milioni di utenti
    • Snapchat: 3,05 milioni di utenti

    Ecco queste alcune delle nostre considerazioni riferite solo al capitolo sui Social Media del nuovo Report Digital 2020 che resta comunque un documento importante per comprendere l’evoluzione delle piattaforme e di come gli utenti vi approcciano.

    E voi che ne pensate?

    social media italia 2020 franzrusso.it

  • WhatsApp adesso ha 2 miliardi di utenti a livello globale

    WhatsApp adesso ha 2 miliardi di utenti a livello globale

    WhatsApp raggiunge il traguardo dei 2 miliardi di utenti a livello globale. Erano 1,5 miliardi due anni fa e 1 miliardo nel 2017. Un’occasione per ribadire che sulla crittografia dei messaggi la società di Facebook non è disponibile a scendere a compromessi.

    Nuovo traguardo importante per WhatsApp che ha annunciato, in un post sul blog ufficiale, di aver raggiunto i 2 miliardi di utenti a livello globale. Un traguardo importante per l’app del gruppo Facebook che porta così a 2,89 miliardi gli utenti mensili che usano le app della famiglia d Menlo Park, in crescita del 9% rispetto allo scorso anno. Gli utenti WhatsApp erano 1,5 miliardi nel 2018 e 1 miliardo nel 2017. Qualche settimana fa Facebook aveva fatto sapere che sono 2,26 miliardi gli utenti, sempre a livello globale, che usano ogni giorno Facebook, Messenger, Instagram o WhatsApp. E resta ancora da conoscere l numero complessivo di utenti, aggiornato che usa Instagram, sicuramente sono di più di 1 miliardo.

    whatsapp 2 miliardi franzrusso.it 2020

    Ma WhatsApp ha voluto cogliere questa occasione per ribadire, ancora una volta, che sulla crittografia dei messaggi non è disposta a scendere a compromessi. Come sapete, tutte le conversazioni che avvengono sull’app sono private, nel senso che non è possibile cifrarle, nel senso che nessuno può accedervi. Un elemento, questo, che ha spesso spinto diversi paesi a fare pressione su Facebook al fine di rendere le conversazioni accessibili in casi molto particolari. E’ captato di sovente che l’app s sia trovata al centro di indagini per terrorismo, traffici di droga in quanto utilizzata da criminali per comunicare tra loro.

    Intervenendo sul Wall Street Journal, Will Cathcart, CEO di WhatsApp, ha tenuto a precisare e a ribadire l’importanza della crittografia delle conversazioni: “Per tutta la storia dell’umanità, le persone sono state in grado di comunicare in privato tra loro, e non pensiamo che questo debba scomparire in una società moderna“. E Cathcart ha anche confermato che si sta lavorando per rendere più interoperabili tra loro tutte le app della galassia Facebook.

    I 2 miliardi di utenti su WhatsApp sono l’evidenza d quanto ormai l’app sia popolare e, in alcuni casi, indispensabile per comunicare. Basti pensare a quanto sia popolare in India, dove l’app conta 400 milioni di utenti, un quinto sul totale globale, o anche in Australia. Ed è poi lo stesso governo indiano quello che ha fatto molte più pressioni su Facebook per aver accesso alle conversazioni private. “La crittografia forte è una necessità nella vita moderna”, si legge sul blog.

    WhatsApp è ormai l’app di messaggistica istantanea che ha fatto dimenticare, quasi, (in alcuni paesi è proprio così), l’uso degli SMS, una cosa impensabile solo fino a qualche anno fa. Negli ultimi anni la società ha subito una forte mutazione propro sul tema della privacy. Lo scontro tra i due co-fondatori e la società di Mark Zuckerberg è stato tale che oggi Jan Koum e Brian Acton non fanno più parte della società. L’app in sè ancora non partecipa direttamente ai profitti della famiglia, anche se l’obiettivo di Zuckerberg è proprio quello di fare n modo che anche WhatsApp diventi profittevole. Un obiettivo però che si scontra con quanto lo stesso fondatore di Facebook ha dichiarato lo scorso anno, a proposito del fatto che le conversazioni in futuro saranno sempre più private.

  • Safer Internet Day, anche Twitter conferma il suo impegno

    Safer Internet Day, anche Twitter conferma il suo impegno

    Anche Twitter conferma il suo impegno nella giornata del Safer Internet Day per rendere Internet un luogo sempre più sicuro. E a #SaferInternetDay è dedicata una emoji speciale.

    L’11 febbraio, ormai da 16 anni a questa parte, è il Safer Internet Day, #SaferInternetDay2020, la giornata dedicata a rendere Internet un luogo sempre più sicuro. Anche se, così come la riflessione, dovrebbe essere quotidiano.

    Twitter nel 2004 non era ancora nato, arrivó due anni dopo nel 2006 e ancora oggi si impegna a migliorare Internet, un impegno che la società di Jack Dorsey porta avanti con altri partner. Intanto, per l’occasione, viene lanciata un’emoji speciale legata agli hashtag #SaferInternetDay e #SID2020, disponibile in 18 lingue.

    Safer Internet Day Twitter

    Anche nel 2020 Twitter continuerà a supportare i safety partner e a lavorare per far sì che la conversazione pubblica su Twitter sia sempre più aperta, sana e sicura.

    Nel corso degli ultimi 12 mesi, Twitter ha adottato iniziative importanti per contrastare a livello globale i contenuti offensivi. Riconosciamo che c’è ancora molto da fare, ma ad oggi abbiamo fatto grandi passi in avanti. Ad esempio:

    • Più di 1 tweet su 2, in quanto offensivo, viene analizzato proattivamente usando la tecnologia invece che affidarsi alle segnalazioni (nel 2018 si trattava di 1 tweet ogni 5);
    • Twitter ha incrementato del 105% l’adozione di misure contro profili (bloccati o sospesi per violazione delle regole di Twitter);
    • A novembre 2019 è stata lanciata a livello globale la possibilità di nascondere le risposte ai propri tweet e oggi chiunque lo può fare;
    • A dicembre 2019 il Trust and Safety Council è stato ampliato e rafforzato, riunendo esperti e organizzazioni di tutto il mondo per supportarci nello sviluppo di nuovi prodotti, programmi e delle regole di Twitter; 
    • Giovedì scorso, è stato lanciato una nuova misura per individuare media manipolati e/o alterati. Dal 5 marzo Twitter inizierà a etichettare i tweet se riterrà che i loro contenuti siano stati significativamente alterati o manipolati. L’etichetta sarà collegata ad un Momento di Twitter per fornire maggiori informazioni di contesto provenienti da una fonte ritenuta affidabile.

    A partire da oggi, e per tutto il mese di febbraio, Twitter lavorerà con la sua rete globale di safety partner per amplificare la loro assistenza, fornire sovvenzioni Ads for Good per supportare le loro campagne, e collaborare in tutti i progetti finalizzati alla creazione di un Internet migliore. Per celebrare la ricorrenza, Twitter erogherà corsi di formazione, presenterà il proprio lavoro in 4 continenti e parteciperà ad eventi in tutto il mondo.

    In Europa, Twitter terrà un corso alla Helsinki Central Library Oodi; parteciperà all’incontro Better Internet for Kids organizzato dalla Commissione Europea a Bruxelles e, presso la sua sede internazionale di Dublino, organizzerà un evento in collaborazione con Webwise per promuovere uno spazio digitale più sicuro per tutti i cittadini, specialmente i più giovani.

    Nel Regno Unito, Twitter ha collaborato con 4 leader online per creare dei brevi video che illustrano l’insieme degli strumenti per la sicurezza disponibili sulla piattaforma.

    L’obiettivo di Twitter con quest’ultima iniziativa è di raggiungere un pubblico ampio con contenuti coinvolgenti relativi alle singole esperienze di queste persone con il servizio e con gli strumenti per la sicurezza.

  • Banca Sella e B2 Kapital in partnership per l’acquisto e la gestione di crediti deteriorati

    Banca Sella e B2 Kapital in partnership per l’acquisto e la gestione di crediti deteriorati

    Banca Sella e B2 Kapital, filiale italiana di B2Holding ASA, hanno firmato un accordo che prevede una partnership finalizzata all’acquisizione ed al servicing di crediti deteriorati di natura bancaria e finanziaria. Un vera innovazione nel settore. Intervista al CEO di B2 Kapital, Francesco Fedele.

    Banca Sella e B2 Kapital, filiale italiana di B2Holding ASA, società norvegese specializzata nell’acquisizione e nella gestione di crediti Non-Performing, quotata presso la Borsa di Oslo ed operante in oltre 20 Paesi in Europa, hanno firmato un accordo che prevede una partnership finalizzata all’acquisizione ed alla gestione di crediti deteriorati di natura bancaria e finanziaria, secured ed unsecured, originati da terzi.

    Abbiamo voluto capirne di più su questa partnership che sicuramente si presenta molto innovativa, in un momento in cui il settore dei crediti deteriorati sembrava andare avanti come sempre. Invece, come ci racconta Francesco Fedele, Country Manager Italia di B2Holding e Managing Director di B2 Kapital, questa collaborazione porta innovazione e apre a nuove opportunità.

    banca sella b2kapital partnership franzrusso.it 2020

    Francesco, chi è B2 Kapital e qual è il ruolo sul mercato italiano?

    Francesco Fedele b2kapital
    Francesco Fedele, CEO B2 Kapital

    B2 Kapital è la filiale italiana di B2Holding ASA, fondo di investimento norvegese specializzato nell’acquisto e gestione di crediti non-performing, quotato presso la Borsa di Oslo. Il Gruppo opera in oltre 20 Paesi in Europa, la filale italiana è nata nel 2017 ed ha all’attivo circa 1 miliardo di euro di asset gestiti. Siamo a tutti gli effetti un operatore specializzato nel credito deteriorato bancario secured ed unsecured e corporate.

     

    Come nasce questa partnership con Banca Sella e, soprattutto, che tipo di sviluppi avrà?

    Questa collaborazione, su cui abbiamo lavorano per più di un anno, nasce con diverse finalità. Banca Sella da parte sua ha la possibilità di dare vita ad una nuova linea di business, di costruirsi un proprio modello per quello che riguarda il settore dei crediti deteriorati. Per quanto riguarda B2 Kapital, noi ci poniamo come partner specifico nel servicing di questo tipo di crediti. La nostra ambizione è quella di posizionarci in questo settore come alternativa ai grandi player.

    Siamo convinti che da questa partnership possa dare vita ad un nuovo valore nel settore in grado di poter far nascere altre partnership come queste con altre banche. Vogliamo ad abbattere le barriere di ingresso che esistono. È una partnership che per noi si tradurrà in una maggiore spinta verso il mercato. E poi, ci dà la possibilità di collocare B2 Kapital nel mondo del servicing, tra grandi player.

    Quella che abbiamo messo in piedi è una vera e propria piattaforma, sviluppata all’interno della nostra azienda, con un team dedicato, molto innovativa, c’è molta Intelligenza Artificiale, che potrà dare una svolta al mercato.

    Grazie Francesco, ci piaceva sottolineare questa collaborazione anche per parlare di innovazione da un altro punto di vista e crediamo che questa collaborazione darà una grande mano all’evoluzione di un settore che sembrava ormai andare avanti quasi per inerzia.

    Chi è B2 Kapital

    B2Kapital

    B2 Kapital è la filiale italiana di B2Holding ASA, fondo di investimento norvegese specializzato nell’acquisto e gestione di crediti non-performing, quotato presso la Borsa di Oslo operante in oltre 20 Paesi in Europa e con oltre 21 miliardi di euro di asset gestiti (AuM). Costituita in Italia nel 2017 con all’attivo circa 1 miliardo di euro di asset gestiti (AuM), B2 Kapital è un operatore specializzato nel credito deteriorato bancario secured ed unsecured e corporate. La piattaforma proprietaria “B2 Credit Management” è costituita da tre dipartimenti di collection: secured, unsecured e legal factory. La divisione “B2K Real Estate” è invece specializzata nella valorizzazione e la gestione di asset immobiliari.

  • Sanremo 2020, l’edizione del Festival più social di sempre

    Sanremo 2020, l’edizione del Festival più social di sempre

    La 70° edizione del Festival di Sanremo ha dimostrato come i social media siano sempre più parte integrante del racconto dell’evento. E Sanremo 2020 è l’edizione più social di sempre con 2,5 milioni di contenuti condivisi nelle 5 serate.

    La 70° edizione del Festival di Sanremo ha dimostrato, ancora una volta, come i social media siano sempre più parte integrante del racconto dell’evento. E dalla nostra analisi, portata aventi in questa edizione in esclusiva con Talkwalker, emerge chiaramente che questa di Sanremo 2020 è l’edizione più social di sempre. E l pubblico che segue l’evento attraverso le varie piattaforme, è donna e giovane, questo il tratto che possiamo cogliere da dati che abbiamo analizzato.

    sanremo 2020 serata finale

    Nelle cinque serate del Festival abbiamo registrato ben 2,5 milioni di contenuti condivisi. La serata finale è stata quella che ha fatto registrare il più alto numero con 697 mila contenuti condivisi. In totale, gli autori online sono stati 186 mila con una meda di circa 15 contenuti condivisi per persona.

    Altissimo il numero delle interazioni totali che supera i 50 milioni.

    engagement sanremo 2020

    Così come riscontrato nelle altre serate, il canale che ha generato più engagement è stato Instagram e lo si nota anche dal grafico qui in basso:

    engagement sanremo 2020 suddivisione

    Twitter dimostra ancora una volta di essere il canale attraverso cui gli utenti sono riusciti a seguire in maniera diversa il Festival. Sulla piattaforma a 280 caratteri si è generato il 93% delle conversazioni totali (su Instagram il 2,1%). Anche se Instagram ha offerto modalità che hanno sicuramente accresciuto il coinvolgimento degli utenti.

    Tornando alla nostra analisi con Talkwalker, come detto all’inizio, il profilo dell’utente che ha seguito Sanremo 2020 attraverso i social media è sicuramente donna ed è giovane, come si vede bene nel grafico in basso.

    demografico sanremo 2020

    Il 58,9% del pubblico social di Sanremo 2020 è donna e per l’89,1% ha un’età compresa tra 18 e i 34 anni. Un trend che si è mantenuto costante per tutte e cinque le serate.

    Se guardiamo ai cantanti in gara, Achille Lauro vincerebbe Sanremo 2020 per numero di menzioni: quasi 240 mila per tutte e cinque le serate. L’artista che non è riuscito ad arrivare sul podio ha superato anche il vincitore della manifestazione, Diodato, che ha totalizzato circa 87 mila mentions.

    Il caso Bugo/Morgan ha totalizzato in soli due giorni 193 mila contenuti condivisi.

    E ora guardiamo un aspetto che riscontra sempre molto interesse ed è quello che riguarda gli influencer. Prima di guardare qualche dato, bisognerebbe fare una breve considerazione. Abbiamo detto che Instagram è il canale dell’engagement, anche se la piattaforma purtroppo non permette di analizzare, per motivi di privacy, le conversazione tra privati, vengono considerati solo gli account pubblici, quelli business. Lo stesso vale per Facebook, su questa piattaforma hanno realizzato buone performance le radio nazionali e le testate giornalistiche.

    Su Twitter, almeno per ora, la situazione è un po’ diversa, nel senso che seguendo le conversazioni su questa piattaforma si ha uno sguardo d’insieme su quanto si sta dicendo di un dato evento. Ed è quello che è successo anche stavolta per Sanremo 2020. Questa è la vera caratteristica peculiare che la piattaforma ancora conserva, anche se non è detto che sarà così ancora per molto.

    Allora, questi sono gli influencer generali di Sanremo 2020:

    influencer generali sanremo 2020

    Questi invece sono gli account più influenti su Twitter, dove Trash Italiano si conferma nella posizione più in alto anche in quest edizione:

    influencer Twitter sanremo 2020

    Da evidenziare anche quei contenuti che per la loro unicità sono riusciti ad attrarre molte interazioni, tra quest v segnaliamo il tweet di Lapo Elkan che risponde ad Amadeus che sull’Ariston ha mostrato la maglietta regalategli da Cristiano Ronaldo, senza tradire la sua fede nerazzurra:

    Ma ora vediamo una breve dei contenuti più condivisi su tutte le piattaforma durante le 5 serate di Sanremo 2020. Su Instagram questo è il post più condiviso, è quello di Georgina Rodriguez, compagna di Cristiano Ronaldo, che ha totalizzato poco più di 2 milioni di like.

    https://www.instagram.com/p/B8RqZ5HHdcK/

    https://www.instagram.com/p/B8W4b0Uo9YP/

    http://instagram.com/p/B8R-sZjCXFr

    https://www.instagram.com/p/B8UigzhIMjZ/

    Questi invece i tweet più condivisi su Twitter. Quello che ha totalizzato più interazioni è quello di Fabrizio Biasin che ha superato le 30 mila interazioni:

     

    https://twitter.com/staharmo/status/1224807661771902976

    https://twitter.com/farispenti/status/1226284036781432834

    https://twitter.com/Fiorello/status/1224980189190467584

    Ecco questo era il nostro racconto di Sanremo 2020 supportato da dati rilevati da Talkwalker che ringraziamo per averci concesso questa opportunità in esclusiva. Come sempre, è stata una bella occasione per conoscere meglio come le persone, in occasioni come queste, usano i social media, sempre più indispensabili per aver un quadro completo riguardo ad un evento così grande come è il Festival di Sanremo.

  • Censimento Permanente delle Imprese, il Digitale come leva per Crescere

    Censimento Permanente delle Imprese, il Digitale come leva per Crescere

    Istat ha presentato i primi risultati del Censimento Permanente delle Imprese, una mappatura completa su come le aziende si stanno preparando alle sfide del futuro. Dai dati emerge che gli investenti nel digitale aiuta le aziende a crescere.

    Sono stati presentati oggi a Palazzo Mezzanotte a Milano, i primi risultati del Censimento Permanente delle Imprese di Istat, uno sguardo su come le aziende si stanno preparando ad affrontare le sfide del futuro. L’evento di oggi ha offerto una mappatura dettagliata della struttura economica del paese, dei comportamenti, delle strategie delle imprese attive e restituisce al contempo un’analisi aggiornata degli aspetti emergenti per la competitività, la sostenibilità sociale e ambientale delle imprese e la crescita economica del Paese.

    Il Censimento permanente delle imprese ha interessato un campione di circa 280.000 imprese con 3 o più addetti, rappresentative di un universo di poco più di un milione di unità, corrispondenti al 24,0% delle imprese italiane, che producono però l’84,4% del valore aggiunto nazionale, impiegano il 76,7% degli addetti (12,7 milioni) e il 91,3% dei dipendenti, costituendo quindi un segmento fondamentale del nostro sistema produttivo. La rilevazione diretta è stata realizzata tra maggio e ottobre del 2019; il riferimento dei dati acquisiti direttamente dalle imprese è il 2018.

    Istat censimento imprese-2020

    I due terzi delle imprese osservate (821 mila unità, pari al 79,5% del totale) sono microimprese (con 3-9 addetti in organico), 187 mila (pari al 18,2%) sono di piccole dimensioni (10-49 addetti) mentre le medie (con 50-249 addetti) e le grandi imprese (con 250 addetti e oltre) rappresentano il 2,3% delle imprese osservate (24 mila unità), di cui 3 mila grandi. Più della metà delle imprese è attiva al Nord (il 29,3% nel Nord-ovest e il 23,4% nel Nord-est), il 21,4% al Centro e il 26% nel Mezzogiorno.

    Dal Censimento emerge una crescente terziarizzazione delle attività produttive: nel 2011 le imprese di 3 e più addetti appartenenti ai servizi costituivano il 65,6% del totale, nel 2018 raggiungono il 70,3% arrivando ad impiegare il 64,0% degli addetti, quota di 5 punti percentuale superiore a quella del 2011. Al netto del comparto agricolo (codici Ateco 01, 02, 03), della amministrazione pubblica (Ateco 84) e delle attività di organizzazioni associative (94).

    Ma l’aspetto su cui vorremmo soffermarci, anche per quello che sono gli interessi che da sempre seguano qui sul nostro blog, riguarda quello legato all’Innovazione, alla Tecnolgia e alla Digitalizzazione.

    Nel periodo 2016-2018 oltre tre quarti (il 77,5%) delle imprese con almeno 10 addetti ha investito, o comunque utilizzato, almeno una delle 11 tecnologie individuate come fattori chiave di digitalizzazione. L’utilizzo congiunto di tali tecnologie è un indicatore, seppur generico, di intensità d’uso del digitale.

    La maggior parte delle imprese utilizza un numero limitato di tecnologie dando priorità agli investimenti infrastrutturali (soluzioni cloud, connettività in fibra ottica o in mobilità, software gestionali). Solamente ad un più avanzato grado di digitalizzazione, gli investimenti in tecnologia divengono strutturali e maggiormente integrati tra loro. La frequenza massima di imprese (oltre 90 mila su circa 210 mila) si rileva per l’utilizzo di 3 tecnologie, delle 11 considerate.

    Istat censimento imprese 2020 tecnologie digitali

    L’utilizzo di infrastrutture digitali giunge a saturazione già tra le imprese meno digitalizzate e solo molto più lentamente si diffondono le applicazioni più complesse e con maggiore impatto sui processi aziendali: la quota di imprese ha adottato almeno una tecnologia tra: Internet delle cose, realtà aumentata/virtuale, analisi dei Big Data, automazione avanzata, simulazione e stampa 3D, è pari al 16,6%, un valore che testimonia una transizione in corso e un ampio potenziale di crescita.

    Il discrimine dimensionale è presente, anche se non molto ampio: hanno effettuato investimenti digitali:

    • il 73,2% delle imprese con 10-19 addetti
    • il 97,1% delle imprese con 500 addetti e più.

    Meno significative sono le differenze territoriali, dal 73,3% nel Mezzogiorno, al 79,6% nel Nord-Est.

    A livello settoriale emerge il ruolo trainante dei servizi: le telecomunicazioni (94,2%), la ricerca e sviluppo, l’informatica, le attività ausiliarie della finanza, l’editoria e le assicurazioni, mostrano tutti percentuali di imprese che investono in tecnologie digitali superiori al 90%. Il primo settore manifatturiero è la farmaceutica (94,1%) seguita a distanza dal settore chimico (86,6%).

    In termini di investimenti attesi tra il 2019 e il 2021, le aree tecnologiche prioritarie non cambiano significativamente e si osserva, piuttosto, una tendenza a rafforzare gli investimenti infrastrutturali, in primo luogo la connessione al Web (incremento del 13,1% in termini di numero di imprese) e sicurezza (+33,5%).

    In genere, sono le imprese già impegnate in aree come l’Internet delle cose o l’analisi dei Big Data ad estendere le loro relative capacità. È in queste aree che vi è comunque maggiore potenziale di crescita in termini di diffusione (numero di imprese):

    • +180,7% per le tecnologie immersive
    • +117,6% per la stampa 3D
    • +111,9% per i Big Data
    • 109,9% per la robotica.

    Anche se sono largamente convergenti, i processi di digitalizzazione e di innovazione perseguono obiettivi diversi e si articolano in attività distinte. Sulla base delle definizioni statistiche relative alle attività innovative – quelle finalizzate allo sviluppo di nuovi prodotti, nuovi processi e nuove forme organizzative – possono essere messe in relazione i due fenomeni: in particolare, esaminare quali attività di innovazione vengono svolte a diversi livelli di intensità dei processi di digitalizzazione (oppure se non vi è comunque innovazione).

    Istat censimento imprese 2020 tecnologie digitali adozione

    Da questo punto di vista, se da un lato anche le imprese con bassa intensità di digitalizzazione sono impegnate, nel 65,8% dei casi, in almeno una attività di innovazione, dall’altro appare evidente che ad intensità maggiori di digitalizzazione la sovrapposizione con l’innovazione è quasi totale.

    Le imprese con almeno 10 addetti che investono in digitale rilevano impatti positivi essenzialmente nella maggiore facilità di condivisione di informazioni e conoscenze all’interno dell’impresa (52%). Solo il 32,4% ha osservato una maggiore efficienza dei processi produttivi e il 13,7% una maggiore facilità nell’acquisizione di conoscenze dall’esterno. Decisamente meno rilevanti sono stati gli effetti sulla qualità degli acquisti di materie prime o servizi (segnalati solo dall’8,3% delle imprese) e sull’aumento delle opportunità di outsourcing (3%). Il 14,6% dei rispondenti non ha osservato nessuna conseguenza diretta, mentre una percentuale irrilevante di imprese ha percepito effetti negativi della digitalizzazione, almeno nella sua fase iniziale, su efficienza e produttività.

    Riguardo al personale è stata verificata l’esigenza di formazione legata all’introduzione di tecnologie digitali. L’utilizzo di nuovi software gestionali sembra essere l’aspetto più critico: il 39,6% di tutte le imprese con investimenti digitali è dovuta intervenire per colmare un deficit di competenze in quest’area.

    Esigenza simili, anche se meno stringenti hanno riguardato l’introduzione di connessioni Internet (15,9%), la sicurezza informatica (13,1%) e l’adozione di tecnologie cloud (10%). Per le altre tecnologie, la formazione è stata molto mirata in relazione alla loro adozione: 60,5% per la simulazione tra macchine interconnesse, 56,2% per la robotica, 51% per la stampa 3D e 47% per l’analisi dei Big Data ma con riferimento alle sole imprese che hanno effettivamente implementato tali tecnologie.

    La digitalizzazione cambia le esigenze di competenze del personale e fa emergere nuove priorità e potenziali criticità. Sempre con riferimento alle imprese con 10 e più addetti, sono state individuate dalle imprese le macro-competenze considerate più rilevanti e quelle più critiche. La sicurezza si conferma come l’esigenza più sentita dalle imprese insieme alla capacità del personale di comunicare, condividere informazioni e collaborare utilizzando tecnologie digitali. La capacità di fornire assistenza, tecnica o sistemica, è però l’aspetto più critico e dove emerge la necessità di formare il personale esistente o acquisire personale specializzato.

    Richieste di indicare come intendono gestire le eventuali criticità, in termini di competenze, determinate dai processi di digitalizzazione, le imprese con 10 addetti ed oltre hanno indicato le seguenti pratiche: accelerazione del turnover (72,5%), auto-formazione del personale (57%), offerta di opportunità di formazione al personale (56,9%), incremento degli investimenti in automazione (56,3%), ricorso a consulenti (48,3%), perfezionamento dei processi di selezione dei nuovi assunti (44,3%). È utile segnalare che oltre metà delle imprese non prevede comunque azioni specifiche, affrontando il tema della qualificazione del personale con strumenti ordinari.

    Il monitoraggio delle vendite elettroniche, già oggetto di indicatori annuali Istat, viene arricchito dal censimento con un focus sull’utilizzo, da parte delle imprese con almeno 3 addetti, di piattaforme digitali di intermediazione commerciale, ovvero i siti web attraverso cui una percentuale crescente di famiglie e imprese acquista beni e servizi.

    E’ da rilevare la crescente diffusione di piattaforme che facilitano l’incontro tra domanda e offerta non solo nel settore della compravendita immobiliare ma anche delle costruzioni e, in particolare, della progettazione. É assai difficile distinguere le vendite tramite un sito Web proprietario dall’utilizzo di un intermediario esterno, ma viene comunque confermato che quasi un’impresa su 10 (9,7% per le imprese con 3 addetti e oltre, che sale all’11,6% per le imprese con 10 addetti ed oltre) effettua vendite sul Web.

    Il censimento consente di stimare che circa 100 mila imprese con 3 addetti e oltre – di cui 75 mila con meno di 10 addetti – sono attive sulle piattaforme. Il relativo volume di attività è stimabile pari al 2,4% del fatturato 2018 delle imprese con 10 addetti ed oltre, per un totale superiore ai 44 miliardi di euro. Tale ridotta percentuale è il risultato delle strategie di commercializzazione multicanale delle imprese, che utilizzano di regola tutti gli strumenti disponibili per raggiungere i potenziali clienti.

    L’individuazione di numerose imprese che sono presenti sulle piattaforme digitali ma realizzano un fatturato assai basso (o spesso quasi nullo) tramite di esse, indica la necessità percepita dalle aziende di attivare comunque anche tale canale di vendita, a prescindere dai risultati attesi in termini di vendite e profitti.

    Alcuni settori sono, tuttavia, già fortemente dipendenti dall’attività delle piattaforme. Ad esempio, nel settore dei viaggi e del turismo sembra necessaria la presenza sul web per ogni impresa a prescindere anche dal ritorno immediato in termini di fatturato; al contrario, la presenza web delle imprese della ristorazione appare inferiore a quanto percepito in relazione alla diffusione delle consegne di pasti a domicilio.

    In termini di impatto, il 95,9% delle imprese con almeno 10 addetti dichiara che la presenza sulle piattaforme ha consentito di acquisire clienti all’estero, un risultato che ha interessato anche i segmenti di piccole imprese, soprattutto nel settore dei servizi. L’82,9% dello stesso gruppo (circa 24 mila imprese) dichiara di aver incrementato il proprio fatturato, grazie alle piattaforme, di almeno il 10%, mentre nel 70,1% dei casi si riconosce alle piattaforme un ruolo essenziale per la propria sopravvivenza nel mercato. Infine, il 60,5% dichiara di aver migliorato, grazie alla partnership con le piattaforme, la propria capacità competitiva.

  • Anche nella seconda serata di Sanremo 2020 sui social media è boom di interazioni

    Anche nella seconda serata di Sanremo 2020 sui social media è boom di interazioni

    Anche la seconda serata di Sanremo 2020 ha fatto registrare un grande interesse su social media, anche considerando il consueto calo fisiologico. Dalla nostra analisi, che stiamo conducendo, in esclusiva con Talkwalker, abbiamo rilevato 454 mila contenuti condivisi.

    La seconda serata di Sanremo 2020 ha un po’ sofferto il consueto calo fisiologico che la manifestazione accusa in ogni edizione, ma, guardando il Festival dai social media e paragonando i dati con la seconda serata delle scorse edizioni, possiamo dire che i numeri sono in crescita. E quindi cresce anche sulle piattaforme che stiamo monitorando per la nostra analisi, in esclusiva con Talkwalker. Il pubblico che segue Sanremo 2020 sui social resta comunque giovane e femmine, elementi che sembrano ormai caratterizzare la manifestazione di quest’anno. Ma fatta questa dovuta premessa, passiamo a vedere più in dettaglio qualche dato.

    I contenuti condivisi sui social media nella seconda serata di Sanremo 2020 sono stati in totale 454 mila e 400, molti di più rispetto alla seconda serata dello scorso anno, quando furono 307 mila e 500. Si può quindi registrare un incremento delle conversazioni di oltre il 50%.

    seconda serata sanremo 2020 talkwalker franzrusso.it

     

    l momento di condivisioni più alto si è registrato ad inizio della gara, verso le 22:15, quando sul palco si esibiva Elettra Lamborghini, l’artista più citata della serata con oltre 20 mila citazioni, 11.800 delle quali proprio durante l’esibizione sul palco dell’Ariston.

    Interessante notare, così come visto già nella prima serata, che in trend delle interazioni resta sempre molto alto, rispetto all’edizione del 2019. Anche nella seconda serata le interazioni sono state molte, 5,5 milioni secondo i dati rilevati grazie a Talkwalker, quasi il triplo dello scorso anno.

    engagement seconda serata sanremo 2020

    E resta giovane il pubblico di Sanremo 2020 sui social media, un dato rilevato anche nella prima serata. Infatti, anche nella seconda, la stragrande maggioranza, 89,2%, ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni. Nel dettaglio: 18-24 anni, il 39,4%; 35-44 il 49,7%; 35-44 anni il 9.3%; 45-54 anni il 2.3%.

    demografici seconda serata sanremo 2020

    Dal punto di vista degli influencer, la seconda serata ci offre una panoramica molto simile a quella vista nella prima serata. Nel primo grafico in basso troviamo gli influencer della serata in generale, dove gli account ufficiali guidano le conversazioni su Facebook e su Instagram. Seguiti da Fanpage.it, da Trash Italiano, leader degli influencer su Twitter (dove avviene il 95% delle conversazioni), e da altri media, sempre su Facebook.

    influencer seconda serata sanremo 2020

    influencer twitter seconda serata sanremo 2020

    Volevamo anche offrirvi una panoramica proprio geografica che ci mostra quando il Festival sia seguito anche all’estero. La prima ci offre uno sguardo globale, la seconda invece ci mostra le zone italiane in cui le conversazioni sono più calde.

    mappa seconda serata sanremo 2020

    mappa italia seconda serata sanremo 2020

    E ora vediamo una breve carrellata dei contenuti con il più alto numero di interazioni durante la seconda serata del Festival di Sanremo 2020:

    https://www.instagram.com/p/B8Mm2yLI4vc/

    https://www.instagram.com/p/B8MrHK9Cj8I/

    https://www.instagram.com/p/B8MAWYJIaV3/

    https://www.instagram.com/p/B8M48rvi1uW/

    E questi  contenuti con più interazioni su Twitter:

    https://twitter.com/Enzo_Miccio/status/1225161247408230405

    Ecco, questo il resoconto della seconda serata di Sanremo 2020, grazie alla collaborazione con Talkwalker che ci permette di pubblicare questi dati in esclusiva.

    E voi, state guardando il Festival, che ne pensate?