Autore: Franz Russo

  • Il doodle di Google è per il poeta cileno Vicente Huidobro

    Il doodle di Google è per il poeta cileno Vicente Huidobro

    Il doodle di Google oggi è dedicato ai 127 anni dalla nascita di Vicente Huidobro, poeta cileno, innovatore e creatore del “Creacionismo”.

    Il doodle che vediamo oggi sulla home di Google è dedicato ai 127 anni dalla nascita di Vicente Huidobro, nacque proprio il 10 gennaio del 1893 a Santiago del Cile. Il doodle è opera della doodler cilena Luisa Rivera, che oggi vive e lavora a Londra, la quale dice di aver trovato ispirazione per la sua creazione nelle diverse immagini che compaiono all’interno della produzione poetica di Huidobro e, in particolar modo, l’ispirazione principale l’ha trovata in questa celebre frase del poeta cileno: “Che il verso sia come una chiave che apre mille porte“, “Que el verso sea como una llave, Que abra mil puertas” (Arte poetica, da El espejo de Agua, 1916).

    google doodle vicente huidobro

     

    Vicente Huidobro, nome esteso Vicente García-Huidobro Fernández, è cosiderato ad oggi uno dei quattro grandi poeti cileni, insieme a Pablo Neruda, Pablo de Rokha e Gabriela Mistral. Il suo nome è più conosciuto per il fatto di essere stato il fondatore del fenomeno letterario il “Creaciosnismo”, movimento d’avanguardia del primo terzo del secolo XX. La sua manifestazione più importante si produsse nella poesia lirica e si basa sull’idea di una poesia come una cosa veramente nuova, creata dall’autore per il gusto di sè stessa, non per lodare un’altra cosa, o per piacere al lettore, e nemmeno per essere compreso dal suo stesso autore (fonte: wikipedia). Un fenomeno che fa di Vicente Huidobro un poeta innovatore.

    Vicente Huidobro
    Vicente Huidobro

    Infatti, in un’altra frase celebre del poeta, che suona un po’ come il manifesto del Creacionismo, Huidobro fa esplicito riferimento all’innovazione, come creazione del nuovo, dal quale prende vita qualcosa di originale, mettendo da parte il vecchio. Da questo punto di vista, Vicente Huidobro è un poeta del futuro, un grande innovatore:

    Lasciamo il vecchio una volta per tutte… In letteratura, mi piace tutto ciò che è innovazione. Tutto ciò che è originale. (Pasando y Pasando: crónicas y Comentarios, 1914)

  • Twitter da piattaforma aperta si trasforma in piattaforma chiusa

    Twitter da piattaforma aperta si trasforma in piattaforma chiusa

    Al CES di Las Vegas Twitter annuncia che entro il primo trimestre dell’anno verrà introdotta una nuova funzionalità che permetterà agli utenti di limitare le risposte ai tweet. Al fine di rendere la piattaforma un luogo più sicuro, Twitter perde la sua caratteristica di “piattaforma aperta”.

    Twitter all’inizio del 2019 aveva iniziato un processo di innovazione della piattaforma che ha generato, nel corso dell’anno, alcune novità interessanti e l’avvio di un processo di testing su una version beta, un test per circa un migliaio di utenti. Obiettivo era quello di innovare la piattaforma, a gran richiesta degli utenti, e di provare a rendere Twitter un luogo più sicuro, al riparo da contenuti violenti che hanno generato spesso conversazioni cariche d’odio e di intolleranza. E ora, il frutto di quel lavoro comincia a palesarsi, proprio in questo 2020.

    L’annuncio fatto a Las Vegas da Suzanne Xie, responsabile del product placement di Twitter è importante per due motivi. Il primo è che dimostra che Twitter è una piattaforma viva e che il 2020 sarà l’anno in cui arriverà quella svolta tanto richiesta dagli utenti. Il secondo motivo è che Twitter, proprio per rendere la piattaforma più sicura per tutti gli utenti, perderà la sua caratteristica di “piattaforma aperta”, diventando come le altre, ossia piattaforme chiuse.

    Andiamo con ordine e vediamo subito l’oggetto dell’annuncio.

    Gli utenti decideranno chi potrà rispondere ai tweet

    Suzanne Xie ha annunciato al CES di Las Vegas che Twitter entro il Q1 2020, quindi entro il primo trimestre del nuovo anno (che si chiude a fine marzo), renderà disponibile a tutti gli utenti la possibilità di limitare le risposte ai propri tweet. Detta così sembra che ogni utente agisca per limitare le conversazioni invece di alimentarle. Invece, è più corretto dire che gli utenti avranno la possibilità di decidere a quale pubblico fare riferimento, mettendo al riparo il contenuto. In pratica, entra in vigore anche su Twitter la possibilità di “rendere il contenuto più privato“.

    twitter piattaforma chiusa

    La funzionalità sarà resa evidente quando gli utenti avranno la possibilità di scegliere se rendere il contenuto disponibile per queste categorie:

    Global: il tweet viene reso visibile a tutti e tutti potranno eventualmente rispondere;

    Gruppo: in questo caso potranno rispondere al tweet solo gli account citati e gli account che l’utente stesso segue;

    Panel: scegliendo questa opzione potranno rispondere al tweet solo gli account citati all’interno del contenuto;

    Statement: infine, con questa opzione nessuno potrà rispondere al tweet, sarà una di quelle opzione che useranno i politici, ad esempio, quando useranno Twitter per fare qualche annuncio.

    Fino ad oggi gli utenti non avevano un grane controllo da questo punto di vista, a meno di “Silenziare” o bloccare gli account che infastidiscano la conversazione. Di recente Twitter ha anche aggiunto la possibilità di nascondere la risposta ad un tweet.

    Ma, in questo caso, il passo in avanti è notevole. Twitter si allinea alla modalità già presente su altre piattaforme (pensiamo a Facebook, ad esempio) permettendo agli utenti di decidere chi può rispondere ad un tweet. Di fatto, l’utente decide di rendere quel contenuto più privato, preservando la qualità della conversazione e mettendola al riparo da chiunque voglia perseguire intenti diversi.

    Si tratta quindi di una risposta di Twitter a tutti gli utenti, la gran parte, che chiedevano la possibilità di gestire meglio la conversazione, il vero problema che ha tenuto lontani dalla piattaforma centinaia di milioni di utenti. Sì, proprio così. Ogni mese su Twitter, dati di un pio di anni fa, arrivavano su Twitter un miliardo di utenti, ma solo un terzo erano quelli che poi risultavano iscritti alla piattaforma. Un motivo, e più di uno, per cui gli altri 700 milioni andavano via subito c’era eccome.

    Se da una parte questa novità renderà felici buona parte degli utenti, c’è da sottolineare un aspetto importante, quello che all’inizio avevamo individuato come il secondo motivo per cui l’annuncio di Suzanne Xie era importante. E cioè che Twitter in questo modo perde la sua caratteristica di piattaforma tradizionalmente aperta per diventare una piattaforma chiusa, come tutte le altre.

    twitter risposta tweet

    Twitter si trasforma da “piattaforma aperta” a “piattaforma chiusa”

    Significa che permettendo a delle categorie di utenti di partecipare alla conversazione, di fatto si sta limitando anche la stessa visibilità di quel contenuto. Questo avrà quindi un impatto su quella che sarà la reach totale del contenuto, sulle impressions. Se così fosse, stiamo parlando di una nostra considerazione, Twitter dovrà intervenire dal punto di vista dell’advertising, come conseguenza, per garantire agli investitori la visibilità massima del contenuto. Dovrà trovare quindi delle modalità per strutturare meglio la possibilità di fare promozione sulla piattaforma.

    E poi ci sarebbe l’impatto sull’analisi dei contenuti, ossia nella misurazione analitica della visibilità di quel tweet. Forse un esempio ci potrà aiutare. Se un utente decide di posizionare il contenuto sotto la categoria “Panel”, sarà possibile riuscire ad avere i dati sulla visibilità e sulle interazioni così come è possibile fare oggi? Al momento la risposta potrebbe essere di no, proprio perché a quel contenuto può rispondere solo una piccola parte di pubblico e non tutti. Di fatto è un contenuto “chiuso” e non “aperto”, come avviene oggi. Ovviamente su questo aspetto attendiamo altri dettagli da parte di Twitter nei prossimi mesi.

    E voi che ne pensate?

  • Sony pronta per il mercato delle auto elettriche con la Vision-S?

    Sony pronta per il mercato delle auto elettriche con la Vision-S?

    Il CES 2020 di Las Vegas è iniziato col botto. A sorpresa, Sony ha annunciato la sua auto. Si chiama Vision-S e con questa la casa giapponese potrebbe fare il suo ingresso nel mondo delle auto elettriche. Anche se al momento non è molto chiaro l’intento.

    Il CES 2020 di Las Vegas, la fiera più importante al mondo per quanto riguarda le ultime novità su tecnologia e innovazione si può dire che è iniziata col botto. Nonostante girassero da giorni un sacco di previsioni (abbastanza prevedibili, e scusate il banale gioco di parole), nessuno aveva previsto la sorpresa che aveva in serbo Sony, sì, il colosso giapponese delle Tv della playstation.

    Quello che ha annunciato il colosso giapponese fondato nel 1946 è la sua prima auto. Sì, avete letto bene, la Sony ha presentato la sua prima auto, e non un’automobile qualsiasi.

    Sony ha lanciato Vision-S, una concept car con cui la casa giapponese potrebbe (il condizionale è d’obbligo) fare il suo ingresso nel mondo delle auto elettriche.

    sony vision s

    Ad un primo sguardo, sembra proprio che il colosso giapponese voglia entrare in diretta concorrenza con Tesla. Da un punto di vista del design la Vision-S ricorda molto la Model S (anche anche la “S” in comune). Ma poi, osservandola meglio, dal materiale che la stessa Sony ha diffuso insieme al comunicato ufficiale, sembra l’insieme di tutte le tecnologie di intrattenimento che abbiamo imparato a conoscere della casa giapponese in questi anni.

    sony vision-s dietro sony vision-s interni sony vision s lato

    La Vision-S è dotata di 33 sensori, all’interno e all’esterno dell’auto, un sensore CMOS (complementary metal-oxide semiconductor) e un sensore ToF (Time of Flight), solitamente usati all’interno delle fotocamere, per rilevare con precisione oggetti e persone dentro e fuori dall’auto. L’auto è dotata di utilizza un LiDAR a stato solido di Magna (colosso austriaco da anni impegnato nello sviluppo di supporti hardware per ADAS e guida autonoma) per misurare e mappare l’area intorno al veicolo, al fine di evitare collisioni in modo da garantire la guida autonoma in sicurezza. Inoltre, l’auto è dotata di un display multipli widescreen, audio a 360 gradi e connettività sempre attiva. Tra i fornitori figurano BlackBerry e Bosch.

    Secondo la casa giapponese, la Vision-S, 100% elettrica, è in grado di andare da 0-100 km all’ora in soli 4,8 secondi. La versione superiore della Tesla 3 è invece in grado di raggiungerli in 3,4 secondi.

    https://www.youtube.com/watch?time_continue=128&v=j1RAdaSFWkM&feature=emb_logo

    Ecco, questo per dire che in effetti non è chiaro se la Sony vuole davvero sbarcare nel mercato delle auto elettriche o se la Vision-S altro non è che una concept utile per il mercato in generale e non vedrai mai la produzione finale. Nel senso che la sensazione è che la Sony abbia voluto dare un assaggio di quello che potrebbero essere le auto elettriche del prossimo futuro. Di conseguenza, la Sony stessa non metterebbe in produzione l’auto, ma solo la sua idea di auto, mettendo a disposizione del mercato le sue tecnologie.

    Sono solo supposizioni, anche perché durante la presentazione la stessa Sony ha dedicato pochissimo tempo all’auto, lasciando tante domande senza risposte. Non ci resta a questo punto che aspettare.

  • Facebook spiega la strategia per contrastare il deepfake

    Facebook spiega la strategia per contrastare il deepfake

    Facebook in un post ha spiegato la sua strategia per contrastare il fenomeno del deepfake. Verranno rimossi tutti i contenuti modificati “in modo da far credere che il soggetto del video abbia detto cose che in realtà non ha detto”. Anche quelli modificati in modi che “non sono riconoscibili da un utente medio”.

    Con una campagna elettorale in corso per le presidenziali Usa 2020, campagna dai toni ormai sempre più accesi, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca, Facebook mette in chiaro in un post ufficiale quella che è la sua strategia a proposito del crescente fenomeno del deepfake, un fenomeno che lo scorso anno abbiamo tutti, più o meno, imparato a conoscere. E sono molti i media americani che sottolineano come questa strategia venga resa pubblica alla vigilia di una importante audizione presso la Camera dell’Energia e del Commercio, proprio sui media manipolati, che vedrà protagonista proprio Monika Bickert, vice presidente della gestione globale delle politiche di Facebook, autrice del post.

    Il fenomeno deepfake

    Facebook rende nota, quindi, quella che è la sua strategia per contrastare il fenomeno del deepfake, ossia il crescente fenomeno di tecniche che, grazie all’ausilio dell’Intelligenza Artificiale, riescono a modificare contenuti video riuscendo a modificare radicalmente il contenuto. La strategia della società fondata da Mark Zuckerberg si basa sulla collaborazione di 50 esperti, provenienti da diversi settori come quello tecnico, politico, mediatico, legale, civico e accademico, al fine di migliorare le tecniche per individuare i contenuti modificati.

    facebook strategia deepfake

    Deepfake, la strategia di Facebook

    In pratica, Facebook rimuoverà tutti qui contenuti che sono stati modificati in modi che non sono facilmente riconoscibili dall’utente medio, che indurrebbero a pensare che qualcuno abbia fatto affermazioni che nella realtà, invece, non ha mai dichiarato. Saranno rimossi tutti quei contenuti modificati facendo uso di Machine Learning al fine di unire, sostituire e sovrapporre le persone che compaiono all’interno di video o immagini.

    Restano fuori da questa strategia tutti quei contenuti di parodia o satira, quei contenuti in cui è evidente la sola inversione dell’ordine delle parole. Tutti gli altri contenuti modificati saranno comunque visionati all’interno della partnership con 50 istituzioni, a cui accennavamo prima, a livello globale in oltre 40 lingue.

    Facebook inoltre fa parte della Deepfake Detection Challenge, annunciata a settembre dello scorso anno, di cui fanno parte anche Amazon Web Services, Microsoft, accademici provenienti da università come Cornell Tech, MIT, University of Oxford, UC Berkeley, University of Maryland, College Park e State University of New York.

    Cresce dell’84% in uno anno il fenomeno deepfake

    Secondo Deeptrace, sono 14.678 i video deepfake online individuati durante il 2019, con un incremento dell’84% rispetto all’anno precedente. Erano infatti 7.964 nel 2018. Il 96% di quelli condivisi online nel 2019 provengono dal mondo del porno. Si tratta quindi di un fenomeno che cresce in maniera vistosa e preoccupante. Per le sue caratteristiche infatti potrebbero essere il volano per diffondere, in maniera molto veloce, informazioni e notizie false proprio in un momento in cui, anche alla luce delle prossime elezioni Usa di quest’anno, è necessaria la massima attenzione. Anche per evitare il ripetersi di quanto avvenne esattamente quattro anni. E questo Facebook lo sa bene.

  • Social Media Marketing 2020, ecco cosa ci aspetta per il nuovo anno

    Social Media Marketing 2020, ecco cosa ci aspetta per il nuovo anno

    Con l’arrivo del 2020 non solo inizia un nuovo anno, ma inizia un nuovo decennio. Siamo quindi di fronte ad un passaggio cruciale per i Social Media, sempre più strumenti per fare Marketing e Comunicazione. Ma cosa cambierà per il nuovo anno?

    Più volte abbiamo ripetuto negli ultimi anni che davvero si può parlare di Social Media Revolution, quella rivoluzione che ha cominciato a manifestarsi materialmente tra il 2004 e il 2010, gli anni in cui sono nate la maggior parte delle piattaforme ancora in uso. Una rivoluzione che ha dato vita a strumenti che prima non esistevano, cambiando completamente il paradigma comunicativo. Facebook, LinkedIn, Twitter e altri hanno cambiato le regole, o forse hanno assecondato un nuovo bisogno di comunicare, più diretto, orizzontale, senza filtri.

    Gli anni in cui si sono manifestati gli effetti di questa rivoluzione li possiamo inquadrare tra il 2010 e il 2016. Poi, come era forse inevitabile, ha cominciato a manifestarsi una serie di conseguenze a cui, forse, non avevamo prestato molto attenzione fino a quel momento. Il riferimento alla privacy e al fenomeno delle fake news è puramente voluto. Dal 2016 è iniziata una fase interlocutoria per i Social Media. Per molte piattaforme era il momento di cambiare, di svoltare per cercare di offrire agli utenti quello che chiedevano: maggiore attenzione alla privacy e lotta alle fake news.

    Tutto questo, ovviamente, ha avuto enormi riflessi anche per il Social Media Marketing, le aziende negli ultimi anni hanno sempre avuto enormi difficoltà nel prendere dimestichezza con questi strumenti. L’assenza di filtri e quindi quel modo di comunicare più diretto, orizzontale, con gli utenti di riferimento, è stato spesso vissuto come un problema. Invece era una risorsa, una opportunità che non tutti hanno saputo riconoscere, perseguendo la via, più facile, della quantità.

    Questa premessa, perdonate la lunghezza, ma doverosa, per cercare di sintetizzare il momento, gli ultimi dieci anni per lo più, e di provare a identificare un nuovo corso per i Social Media, per il Social Media Marketing quindi, che con l’inizio di questo nuovo anno, 2020, in qualche modo si manifesterà. Con il 2020 non inizia solo un nuovo anno, ma inizia anche un nuovo decennio, una fase importante per questi strumenti, quella della piena maturità.

    social media marketing 2020 franzrusso.it

    Lo scorso anno avevamo provato a dare dei consigli su come usare al meglio le piattaforme durante l’anno. Adesso vogliamo invece delineare alcuni elementi che troveranno spazio in questo 2020 appena iniziato che, in qualche modo, sono il sintomo che qualcosa sta cambiando, un sintomo che le aziende non possono più sottovalutare.

    Il contenuto sarà sempre più effimero

    Pur restando ancora valido che le aziende devono raccontarsi sempre di più, c’è da considerare però che il contenuto sta diventando sempre più effimero. Nel senso che nel 2020 vedremo sempre più emergere quelle piattaforme che spingono verso questa forma, come le Stories di Instagram o come TikTok. Di conseguenza, le aziende dovranno iniziare a considerare questa modalità per agganciare quella fetta di audience che è più vicina al proprio modo di comunicare.

    Sarà un storytelling forse più effimero che si manifesterà in diverse forme, ma che inizierà a farsi strada.

    Le Stories da questo punto di vista potrebbero funzionare per lanciare nuove occasioni per il proprio pubblico (pensiamo a qualche promozione limitata) o anche si potrebbe pensare di usarle come momento flash per catturare l’attenzione degli utenti per poi portarle ad approfondire. TikTok invece per le aziende è più difficile da usare. Nel senso che per considerarne l’uso, occorre fare un’attenta analisi della propria audience per comprendere le effettive opportunità. Non è una piattaforma dove condividere news o informazioni (non è annoverabile tra i social media in senso stretto!), è una piattaforma dove diventa necessario entrare nel mood della piattaforma, quindi veloce, dinamico, spensierato. Se non si apprende quel mood e se l’audience a cui si vuole mirare non è lì, allora forse è meglio lasciar perdere.

    Social Media 2020, le nicchie van sempre bene

    E’ vero, Facebook resta sempre più la piattaforma regina dei social media con oltre 2,7 miliardi di utenti. Resta la piattaforma generalista per eccellenza. Così come generalista è Instagram o Twitter. Nel 2020, ma è un trend iniziato già nel 2019, saranno attive anche le piattaforme di nicchia. La già citata TikTok è una piattaforma di nicchia, la sua audience è prevalentemente giovane, così come resta di nicchia LinkedIn per il fatto che le aziende continuano a vederla come piattaforma di elezione B2B. Ma ci sono altre piattaforme che hanno la loro motivazione in una nicchia specifica, come Twitch ad esempio. Queste piattaforme continueranno ad essere molto usate, perché gli utenti sono alla ricerca di piattaforme più vicine ai loro interessi.

    Vale la pena comunque evidenziare il ruolo di Twitter che, per il suo carattere dinamico e divulgativo, può essere utile da volano per costituire “conversazioni di nicchia“. Come già detto, l’hashtag su Twitter permette proprio la personalizzazione delle conversazione, diventando un carattere distintivo.

    Le vanity metrics avranno meno valore, si punterà sulla qualità?

    Nella seconda parte del 2019 ha fatto molto discutere la decisione di Instagram di rimuovere i like, un tema che abbiamo affrontato anche sentendo la voce di esperti della materia. Una decisione che ha, per certi versi, destabilizzato, nel senso che chi fino a quel momento era abituato ad un approccio orientato alle vanity metrics ha dovuto repentinamente rivedere la sua strategia, puntando sulla qualità. L’addio ai like lo vedremo presto anche su Facebook, i test sono già iniziati, nel corso del 2020.

    Dal punto di vista delle aziende ha comportato, ovviamente, un cambio di strategia. L’assenza del dato numerico quantitativo ha reso più difficile l’analisi dell’impatto del messaggio. Di conseguenza le aziende hanno l’occasione di puntare sulla qualità, sul contenuto, sfruttando le piattaforme per costruire Relazione (è questo il vero senso). Oppure, via più pratica, le aziende si orienteranno verso contenuti effimeri (le Stories) e, soprattutto, sugli annunci, con la possibilità di misurarne analiticamente l’impatto.

    L’Influencer Marketing crescerà anche nel 2020

    Se le aziende decideranno di spostarsi verso gli annunci pubblicitari, come conseguenza dell’addio ai “like”, è evidente che questo avrà anche una ricaduta sull’Influencer Marketing. Ma non nel senso negativo. Perché se le aziende devono prendere in considerazione l’idea di costituire budget per l’advertising, l’Influencer Marketing, trend non certo nato ieri, ha comunque ancora il suo valore. Resta ancora uno strumento efficace per le aziende perché più economico ed è anche più efficace, sempre rispetto agli annunci pubblicitari.

    tiktok social media maketing 2020 franzrusso.it

    L’Influencer Marketing sarà ancora un trend del 2020 per il fatto che ci saranno sempre più influencer, sempre più “micro”, e ci saranno nuove opportunità su altre piattaforme. E, di nuovo, citiamo TikTok, piattaforma che nel 2020 sarà presa in considerazione dalle aziende per le loro strategie di IM. Salvo prima fare una attena analisi della piattaforma, della audience che si vuole mirare e del messaggio che si vuole veicolare.

    Social Media 2020, tra Paid Media e community

    Senza girarci troppo intorno, i Social Media sono ormai piattaforme Paid Media. Vero, non è un trend del 2020, ma lo sarà sempre di più anche in questo anno appena iniziato. Le aziende saranno sempre più portate ad un approccio tipico dei media a pagamento, solo con caratteristiche di immediatezza e dinamicità che altre forme di media non potranno mai dare. Per questo i Social Media saranno sempre parte di una strategia di marketing e di comunicazione. Bisogna cambiare approccio, questo sì, e non sarà facile.

    Come non sarà facile per le aziende comprendere la logica delle community. Gli utenti sono sempre più orientati verso una conversazione più ristretta, più privata, più orientata a temi specifici con persone specifiche. Ecco che per le aziende tutto si complica, perché le community saranno sempre più costituire all’interno di Gruppi. Basta guardare Facebook. Ma da una difficoltà nasce sempre una opportunità. Allora le aziende hanno la grande occasione di lanciare, a loro volta, gruppi specifici, per dare vita a community social. Si tratta di dare vita a gruppi in modo da coinvolgere la propria audience conversare e discutere di ari argomenti legati al brand e, magari, trovare anche delle soluzioni. Passaggio difficile, ma necessario.

    Ecco, ci sembrava utile mettere in evidenza questi trend che crediamo saranno molto presenti nel 2020 per dare modo alle aziende di diversificare la propria strategia di marketing e comunicazione sui Social Media. Sono trend che val la pena sfruttare in questo 2020 per restare sempre competitivi e attivi, perché i Social Media restano sempre degli strumenti potenti per comunicare. Aspetto questo da non dimenticare mai.

  • L’evoluzione tech e digital del 2019, cosa ha funzionato e cosa no

    L’evoluzione tech e digital del 2019, cosa ha funzionato e cosa no

    All’inizio del 2019 avevamo indicato alcune novità tech e digital che avrebbero caratterizzato l’anno che sta per concludersi. Ebbene, non tutto si è evoluto come ci si aspettava.

    All’inizio del 2019 avevamo indicato quelle che, secondo noi, sarebbero state le novità tech e digital che avrebbero caratterizzato l’anno che sta per concludersi. In verità, qualcosa è andata come avevamo indicato, ma al tempo stesso alcune di queste tecnologie non si sono sviluppate come pensavamo.

    Facebook e la Privacy

    Se vi ricordate, avevamo detto che per Facebook il 2019 sarebbe potuto essere l’anno della svolta, e anche delle multe. La svolta vera e propria non c’è stata, la fiducia degli utenti va ancora pienamente conquistata dopo lo scandalo Cambridge Analytica. E proprio il grande scandalo scoperto nel 2017 ha tenuto banco anche nel corso del 2019, perché le multe, quelle che infatti avevamo previsto, ci sono state. La prima, in ordine di tempo, è stata quella del Garante della Privacy che a fine giugno ha multato Facebook proprio per lo scandalo Cambridge Analytica. Per lo stesso scandalo, due settimane dopo è arrivata anche la multa della FTC negli Usa: 5 miliardi di dollari, frutto di un accordo tra le parti. Da quel momento il colosso di Mark Zuckerberg ha ripreso quota. Nonostante le tante novità che Facebook ha introdotto durante l’anno, resta ancora quella terribile macchia.

    tech digital 2019 franzrusso.it getty images

    Apple e iPhone

    Effettivamente il 2019 è stato l’anno dell’aggiornamento per il dispositivo lanciato nel 2007 da Steve Jobs. E’ arrivato anche il nuovo modello con tre fotocamere, solo che la concorrenza è sempre più fitta e nei 12 mesi appena passati hanno pesato anche per il colosso di Cupertino la guerra di dazi tra Cina e Usa voluta da Donal Trump. Pare che si apra qualche spiraglio, ma è stato un anno difficile.

    Il 2019 e il 5G

    Durante l’anno si è parlato molto di 5G, noi stessi abbiamo fatto visita a Huawei per conoscere la tecnologia più da vicino, ma non è stato il 2019 l’anno della grande diffusione, a differenza di quello che si pensava. Lo sarà molto probabilmente, anzi sicuramente, il 2020, e allora sì che sarà una vera svolta. Il Mobility Report di Ericcson prevede già che ntro i prossimi 5 anni saranno 2,6 miliardi gli abbonamenti al 5G, con un aumento del traffico mobile per utente che arriverà ad essere di 24 Gb al mese, gli attuali sono 7,2 Gb al mese. Un esempio che spiega come cambierà l’esperienza lato utente.

    Ericsson Mobility Report, saranno 2.6 miliardi gli abbonamenti al 5G entro il 2025

    Il gaming e la realtà aumentata

    Gli appassionati di videogame e di Realtà Aumentata non si saranno fatti scappare l’occasione di vivere un’esperienza aumentata con il nuovo Harry Potter: Wizards Unite, il gioco che Niantic, la società che aveva lanciato nel 2016 Pokemon Go, ha lanciato nel 2019 sperando di ripetere e superare l’esperienza di tre anni prima. Fatto sta che non è andata proprio così.

    Nel senso che, pur classificandosi come il secondo gioco in realtà aumentata più scaricato, dopo proprio Pokemon Go, non è riuscito a superare l’illustre predecessore della casa. Infatti, nel primo giorno di lancio il gioco ha fatto registrare 400 mila download e un incasso pari a 300.000 dollari in acquisti in-game negli Usa e in Uk; a fine luglio poi erano 15 milioni i download e 12 milioni di dollari a livello globale. Ma tutto questo non è bastato a superare Pokemon Go che fece registrare, nel 2016, 182 milioni di download e 300 milioni di dollari in acquisti.

    La Realtà Aumentata ancora stenta a decollare come dovrebbe, in maniera più diffusa. Se i videogame stentano ecco che anche il fenomeno in generale ne risente. Vedremo cosa succederà il prossimo anno.

    Il fenomeno “Amazon Go” nel 2019

    Il fenomeno dei negozi senza cassa, sul modello di Amazon che con la sua tecnologia ha dato vita alla “Just Walk Out Shopping“, ha continuato ad espandersi nel 2019, ma non come forse si credeva. La società di Jeff Bezos ha continuato ad aprire altri negozi, una quindicina in tutto, negli Usa, anche se solo nei grandi centri, ma molto meno dei 56 negozi previsti, e saranno ancora meno rispetto ai 155 previsti entro il 2020. Un rallentamento vistoso che potrebbe essere spiegato con il fatto che si tratta di una tecnologia ancora troppo costosa e che comporta più implicazioni del previsto.

    Ma, durante l’anno, il fenomeno ha finito per influenzare alcuni diretti competitor di Amazon, come Tesco in Uk, Carrefour in Francia e anche Conad in Italia che nel frattempo ha acquisito Auchan. Il gruppo di Bologna ha iniziato il suo test a Sassari per poi estenderlo in due negozi in Toscana, a Santo Stefano Magra e Madonna dell’Acqua a Pisa. Siamo ancora agli inizi, ma certamente si tratta di un fenomeno che stenta proprio a decollare.

    Auto a guida autonoma, bisognerà attendere ancora

    Eppure nel 2016 si diceva che entro il 2020 sarebbero state 10 milioni le auto a guida autonoma in circolazione sulle strade, ma evidentemente non è così e il 2019, da questo punto di vista, non ha segnato nessun dato in particolare. Le difficoltà riscontrate fino ad oggi sono state tante. Prima fra tutte quella legata all’omologazione di auto senza guidatore in un contesto di auto con guidatore, come è allo stato attuale. Non sono mancate le polemiche e non sono mancati, purtroppo, i morti sulle strade. I grandi costruttori di auto hanno rallentato vistosamente e i pochi che ancora proseguono su questa strada hanno compreso che l’unico modo è collaborare con altre aziende, spesso startup, per provare a realizzare una modello di auto a guida autonoma che possa davvero realizzarsi in maniera concreta. E non sarà certo il 2020 l’anno in cui vedremo l’esplosione della guida autonoma. Ci vorrà ancora un po’ di tempo.

    Lo streaming nel 2019 è cambiato molto

    L’arrivo nel 2019 di Disney+, come previsto, ha in effetti acceso un mercato che, a differenza di altri, è in grande fermento. Per un bel po’ di tempo ci eravamo abituati ad un mercato a guida Netflix, poi l’arrivo di Prime Video, di Amazon, ha un po’ aperto il mercato, e, infine, l’arrivo di altri grandi player ha dimostrato che il mercato è in gran movimento. Nel 2019 non è approdata solo Disney ma anche Apple ha provveduto a lanciare la sua Apple TV +, arrivata a novembre anche in Italia, con prezzi decisamente concorrenziali, così come l’offerta. Il 2020 forse evidenzierà una certa maturazione del mercato, dove vincerà chi saprà coniugare migliore offerta al prezzo giusto. E la Tv tradizionale, per come l’abbiamo sempre conosciuta, non resterà certo a guardare.

    Gli italiani scelgono sempre più la TV in streaming

    2019, l’anno dell’Intelligenza Artificiale tra le nuvole

    Come anticipato, l’anno che sta per concludersi è stato l’anno dell’Intelligenza Artificiale tra le nuvole, nel senso che ormai tutti i progetti di Artificial Intelligence sono sempre più integrati al Cloud Computing. Non solo i dati sono disponibili in Cloud, ma tutte quelle normali funzionalità che di solito vengono espletate con macchine fisiche. Aumenta l’utilizzo di queste macchine, in quanto per avvedervi è sufficiente un browser per avere accesso a tutte le funzionalità in Cloud, di conseguenza aumentano i dati. Da qui l’esigenza di implementare l’Intelligenza Artificiale proprio per una migliore gestione delle funzionalità e dei dati. Nel 2019 aziende come Amazon, Google, Microsoft ha sempre di più sviluppato nuovi progetti.

    Anche il 2019 è stato l’anno di Fortnite

    Così come il 2018, anche il 2019 è stato certamente l’anno di Fortnite. In particolare, il 13 ottobre è stato il giorno in cui 250 milioni di persone sono state letteralmente stregate dal Buco Nero che ha risucchiato Fortnite 1 per poi dare vita a Fortnite 2. Al momento non vi sono però competitor che riescano a tenere testa al fenomeno della Epic Games, che nel frattempo vede lievitare la sua valutazione arrivata a 15 miliardi di dollari, ed è probabile che il 2020 potrà essere un anno con qualceh novità in più.

    2019, l’anno degli smartwatch

    Onestamente, qualche anno fa, nessuno avrebbe scommesso su una completa esplosione del mercato degli oggetti indossabili. E il 2019 è stato proprio l’anno in cui il mercato è esploso e in particolare è esploso il fenomeno degli smartwatch. Secondo i dati IDC, rispetto al terzo trimestre del 2019, nello stesso periodo del 2019 il mercato è cresciuto del 65%. E le aziende cinesi come Xiaomi e Huawei, prima e terza sul mercato, hanno guidato questa crescita. Al secondo posto si piazza Apple. A seguire Fitbit, acquisita proprio di recente da Google, e poi Samsung. E Google potrebbe recuperare su un mercato in cui non ha particolarmente ben figurato proprio grazie a questa acquisizione, riuscendo a competere con i grandi player cinesi a suon di dati sanitari. E si completerebbe, anche in questo conteso, la contrapposizione Cina vs Usa che ha caratterizzato, per via dei dazi sul mercato voluti da Donald Trump, il 2019.

    Google acquista Fitbit per 7,3 miliardi di dollari ed entra nel settore wearable

    Smartphone pieghevoli, sarà per il 2020

    I foldable phone sono realtà certo, ma non si sono imposti come fenomeno di massa nel 2019. Samsung, Huawei e Motorola (Lenovo) sono ormai pronte per i loro smartphone pieghevoli, i prezzi sono molto vicini ai 2 mila euro, che forse vedranno una loro affermazione nel 2020, non nel 2019 come si sperava. Le condizioni di mercato per la verità non erano particolarmente indicate, per tanti motivi. Prima tra tutti il prezzo dei dispositivi e poi era necessario capire se il mercato degli smartphone, che nel 2018 aveva chiuso in calo, fosse pronto. E infatti, non era pronto. Vedremo se sarà così il prossimo anno.

    Ecco, questa era il nostro resoconto rispetto a quello che erano state anche le nostre previsioni tech e digital sulle novità che avrebbero dovuto caratterizzare il 2019 che a giorni saluteremo definitivamente.

    Qualcosa ha funzionate e qualcosa no. Vuol dire che le tecnologie hanno bisogno di più tempo di propagarsi, proprio perché i mercati sono sempre più maturi. E anche perché le implicazioni che queste novità comportano sono sempre più estese, a differenza di quello che si è soliti pensare, dipingendo una realtà forse troppo spinta in avanti che poi così, nei fatti concreti, non è.

  • ABB presenta la sua Casa Aumentata: confortevole, sicura ed efficiente

    ABB presenta la sua Casa Aumentata: confortevole, sicura ed efficiente

    ABB, leader mondiale tecnologico, presenta la sua Casa Aumentata: un ecosistema che risponde ai bisogni, oggi molto sentiti, di comfort, sicurezza ed efficienza energetica. Alessandro Borghese sarà l’ambassador per tutto il 2020.

    ABB è un colosso internazionale che vanta una storia lunga ormai 130 anni. Un’azienda che ha fatto della trasformazione il suo vero leit-motiv e che ha saputo interpretare al meglio, riuscendo a imporsi come leader nel settore della elettrotecnica, della robotica, dell’automazione. Parliamo di un’azienda che oggi compie un passo importante, questa volta rivolto al consumatore finale. E lo fa presentando il suo concetto di abitazione, al passo coi tempi e rispondente ai bisogni di oggi, e cioè più comfort, maggiore sicurezza ed efficienza energetica. Tutto questo si traduce nella Casa Aumentata, un ecosistema di prodotti che rappresentano bene il concetto di casa intelligente che tanto piace agli italiani.

    Infatti, gli ultimi dati sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, il mondo degli oggetti connessi cresce molto rapidamente: nel 2018 questo mercato in Italia ha toccato quota 380 milioni di euro, +52% sul 2017. Ma le opportunità, e le sfide, sono ancora molte.

    ABB casa aumentata comfort

    La principale novità del 2018 è legata alla comparsa dei cosiddetti smart home Speaker, gli assistenti vocali, ossi Google Home e Amazon Alexa, che hanno radicalmente trascinato le vendite di tutto il comparto delle soluzioni per la casa connessa e che si sono dimostrati un volano per le vendite degli altri oggetti connessi, soprattutto legati alla sicurezza e alla gestione del comfort. E tra gli oggetti connessi spiccano quelli legati alla sicurezza con il 35% di mercato (circa 130 milioni di euro), ma anche gli elettrodomestici smart hanno toccato quota 14% (circa 55 milioni di euro), mentre le soluzioni per il comfort domestico si sono attestate al 12% (pari a circa 45 milioni di euro).

    Ma come possiamo rendere la nostra casa più intelligente?

    Dipende tutto da quello che si vuole investire, perché di investimento si parla, e si può iniziare anche con alcuni dispositivi connessi, senza stravolgere l’abitazione, altri se ne potranno poi aggiungere col tempo. Ed è proprio l’approccio, graduale, che offre ABB con la Casa Aumentata.

    Riscaldamento, climatizzazione delle stanze, impianti elettrici, sistemi di controllo per finestre, porte e antifurto, oltre a svariati componenti della casa integrati e controllabili da remoto: tutto è progettato per facilitare le molteplici attività della vita domestica, garantendo al contempo efficienza, riduzione degli sprechi e risparmio in bolletta.

    ABB Casa Aumentata: sicurezza, comfort ed efficienza energetica

    Con il progetto Casa Aumentata, ABB offre una soluzione in grado di rispondere ai più attuali macro-trend:

    • soluzioni e prodotti connessi;
    • miglioramento del benessere degli utenti;
    • comando vocale, la vera sfida dell’integrazione impiantistica;
    • trasversalità, da applicazione d’élite a un’opportunità per tutti;
    • servizi a valore aggiunto.

    ABB Casa Aumentata: maggiore comfort

    Una delle tre caratteristiche della Casa Aumentata di ABB è quella di garantire un maggiore comfort. L’integrazione delle funzionalità domestiche rappresenta essa stessa la premessa fondamentale per un miglioramento della qualità della vita. Controllare riscaldamento, climatizzazione e illuminazione attraverso uno smartphone o un tablet diventa semplice con le soluzioni ABB.

    ABB-free@home® permette, in base alle preferenze personali, la gestione simultanea di tutte le funzioni della casa, quali tapparelle, luci, riscaldamento, climatizzatore e sistema di citofonia, consentendo di risparmiare sui consumi elettrici, mentre la vita quotidiana diventa più facile e confortevole sotto tutti gli aspetti.

    ABB-free@home® riunisce tutte le funzioni in grado di rendere la domotica semplice, intuitiva, facile da programmare, veloce e pronta all’uso. Scalabile e modulare, consente di aggiungere dispositivi connessi presenti sul mercato: dagli speaker Sonos® all’illuminazione LED Philips Hue®, fino al comando vocale con Amazon Alexa®.

    ABB casa aumentata

    ABB Casa Aumentata: più sicurezza

    Casa intelligente fa rima con sicurezza. Tutti vogliamo che la nostra casa sia moderna e al passo coi tempi, ma tutti vogliamo anche che sia più sicura. ABB con la sua Casa Aumentata ha tenuto conto di questo elemento imprescindibile oggi, implementando strumenti che prevedono l’accensione di sistemi di allarme, la possibilità di programmare l’invio di un messaggio nel caso si presentino situazioni pericolose (come ad esempio una fuga di gas, perdite d’acqua o un tentativo di effrazione) consente di aumentare il livello di sicurezza della casa. Casa Aumentata offre diverse soluzioni per rendere la casa un ambiente totalmente sicuro, come l’opportunità di simulare la propria presenza attraverso l’accensione programmata e sequenziale di luci e di memorizzare immagini attraverso il videocitofono anche quando l’abitazione è vuota.

    ABB Casa Aumentata: efficienza energetica

    Quando si parla di Casa intelligente, allora si parla anche di risparmio energetico: oggi le tecnologie consentono infatti di ottimizzare le performance dei diversi apparecchi domestici, in modo da consumare solo lo stretto necessario. Infatti, la casa del futuro deve anche assicurare il minor impatto ambientale possibile: l’utilizzo di energie rinnovabili rappresenta un ulteriore step a cui si aggiunge la possibilità di utilizzare l’energia autoprodotta grazie a sistemi di storage.

    Il sistema integrato di inverter e accumulo REACT 2® garantisce una riserva di energia generata dal sole rendendo l’abitazione sostenibile. L’inverter e le batterie accumulano l’energia in eccesso prodotta dall’impianto fotovoltaico consentendo di raggiungere un ottimo livello di autosufficienza energetica.

    ABB casa aumentata

    Ma la Casa Aumentata di ABB guarda anche alla mobilità elettrica, le abitazioni in questo modo diventano anche personali stazioni di servizio dove ricaricare i veicoli grazie a sistemi di ricarica residenziali da parete Wallbox. Queste apparecchiature possono ricaricare un’auto elettrica durante la carica notturna, possono essere integrate all’interno di un sistema di building automation ed essere associate ai sistemi di accumulo dell’energia derivante da fonti rinnovabili.

    Questa è la casa del futuro, e del presente che ABB presenta come Casa Aumentata, un insieme di soluzioni che permettono di trasformare la nostra abitazione in un luogo più confortevole, sicuro ed efficiente.

    Alessandro Borghese e la Casa Aumentata

    E per entrare nelle case degli italiani con questa nuova soluzione di Casa Aumentata, ABB ha pensato bene di coinvolgere come suo ambassador lo chef Alessandro Borghese, personaggio noto al grande pubblico, nonché utente delle soluzioni di cui abbiamo parlato. Borghese ha infatti installato nella sua casa una vera e propria Casa Aumentata e sarà proprio lui a raccontare e svelare in modo diretto sul suo canale Instagram, per tutto il 2020, come la soluzione di ABB sia capace di amplificare emozioni ed esperienze vissute all’interno della casa.

    [In collaborazione con ABB Italia]

  • TikTok, nel 2019 in Italia caricati 236 video al minuto

    TikTok, nel 2019 in Italia caricati 236 video al minuto

    Il 2019 è stato l’anno di TikTok, senza dubbio, e l’app ha riscosso molto successo anche nel nostro paese. Gli italiani si sono cimentati con un altro tipo di creatività e hanno condiviso ben 236 video al minuto. Ecco Trend, video e creator che hanno caratterizzato il 2019 di TikTok in Italia.

    Avevamo già parlato di TikTok e del suo primo anno di successo in Italia, mentre invece adesso scopriamo qualcosa in più facendo il classico resoconto di fine anno, giusto per non farci mancare nulla.

    Il primo dato che colpisce, e che ci offre la dimensione del successo dell’app del momento anche nel nostro paese, è quello che riguarda i ben 236 video al minuto caricati dagli utenti italiani durante questo anno che sta per concludersi, a base di danze, meme, creatività, video virali e celebrità. Agli italiani piace TikTok, non vi è dubbio. Le ore più creative per gli italiani? La pausa pranzo, dalle 12:30 alle 14:00, e la sera dopo le 20:00.

    Questa nuova passione degli utenti italiani di raccontarsi e fari conoscere in una veste molto creativa,  è passata attraverso la commedia, il beauty, il fashion, il mondo degli animali, la natura, i viaggi, lo sport, il food, l’arte e l’education. Tutto questo fatto con molta creatività, ma anche molto senso dell’umorismo, dell’ironia che agli italiani di certo non manca.

    Come molti di voi già molti sapranno, perché utilizzano già l’app, le “challenge” rappresentano la modalità attraverso la quale è possibile personalizzare il flusso di condivisione dei contenuti, con video a tema, una modalità che si presta molto per le aziende. Una challenge che merita una menzione speciale è #nowlookatme, la challenge globale in cui si mostra in modo spettacolare un cambio d’abito, altre sono nati proprio in Italia per poi diventare trend in tutto il mondo, come la hit “Senza Filtro” di Loomy o il trend #carote. E proprio il settore musicale è quello che ha visto la nascita di alcuni dei talenti più apprezzati di quest’anno tra cui Vago con la canzone “Io e Lei”, Random con “Chiasso” o Dandy Turner con “Troppi Sguardi”.

    tiktok italia 2019

    TikTok è l’app che sta riscuotendo molto successo specialmente tra gli utenti che appartengono alla Generazione Y o ai Millennals e tra i creator più amati che sono nati proprio sull’app troviamo Gabriele Vagnato, Cecilia Cantarano, e Daniele Davì ma non mancano i creator che parlano alle famiglie, come Vanessa Padovani, o quelli che realizzano i propri video con l’aiuto dei nonni, tra cui spicca Botteo, a conferma del fatto che sulla piattaforma chiunque può lasciare libera la creatività, esprimere il proprio talento e divertirsi ma anche e soprattutto trovare messaggi positivi come l’inclusione e l’accettazione di sé. Molte sono infatti state le campagne sociali promosse su TikTok tra cui ricordiamo le challenge #SaveOurOceans, #TheRealChallenge e #ForClimate.

    Nata nel 2017, anno in cui acquisisce Musical.ly, l’applicazione viene lanciata in tutto il mondo nel 2018 come TikTok, nome con cui è conosciuta e presente oggi in oltre 150 Paesi e tradotta in ben 75 lingue, e con il quale è diventata la piattaforma di intrattenimento e la destinazione preferita per la creazione e fruizione di brevi video direttamente dal proprio smartphone. La mission di TikTok è quella di ispirare la creatività e portare allegria, incoraggiando gli utenti a condividere le proprie passioni e momenti della loro vita reale attraverso video di 15 secondi e offrendo un Feed video personalizzato su ciò che gli utenti guardano, apprezzano e condividono.

    TikTok ha sviluppato nel corso di quest’anno una serie di risorse, policy e linee guida per la community per promuovere un ambiente positivo, invitando i propri utenti a rispettarle e utilizzarle. Per fornire ulteriore e continuo supporto ai creator della community è stato inoltre creato il Centro Sicurezza, sezione dedicata del sito e app che include numerose misure, strumenti di controllo e impostazioni di privacy che TikTok ha messo a punto specificamente per proteggere gli utenti da un uso improprio.

    Ma ecco il 2019 di TikTok in Italia. Questa la Top 10 dei video:

    1. [Comicità: Il sensore di parcheggio “umano] https://www.tiktok.com/@fabiolatte/video/6735044780063001861?enter_from=h5_
    2. [Comicità: la fidanzata virtuale] https://www.tiktok.com/@lapresatwins/video/6756639060325944582?enter_from=h5_m
    3. [Comicità: l’interpretazione comica del trend #iosonogiorgia] https://www.tiktok.com/@manuelspadea/video/6755809621920795909?enter_from=h5_m
    4. [Creatività & Glam: la giacca con la “presa d’aria”] https://www.tiktok.com/@not.your.alex/video/6753210616137272581?enter_from=h5_m
    5. [Cibo: gli gnocchi della nonna sono sempre i più buoni] https://www.tiktok.com/@chiaraclemot/video/6762846587728235782?enter_from=h5_m
    6. [Cibo: l’intepretazione stellare del trend #carote da chef Barbieri] https://www.tiktok.com/@bruno.barbieri/video/6742786385335422213
    7. [Celebrity: Chiara Ferragni si prepara per il red carpet] https://www.tiktok.com/@chiaraferragni/video/6761093091836382470?enter_from=h5_m
    8. [Animali: il citofono a quattro zampe] https://www.tiktok.com/@thelifeofyoda_/video/6760906472739048709?enter_from=h5_m
    9. [Animali: gatti e coccole] https://www.tiktok.com/@lyothecat/video/6749655661275073797?enter_from=h5_m
    10. [Cause sociali: puliamo il Pianeta] https://www.tiktok.com/@sespo/video/6729871045483891974

    tiktok italia 2019

    Questi sono i 5 Top Trend, questi i più popolari:

    1. #nowlookatme – la sfida basata sul cambio d’abito sulle note della hit “Absolutely Anything” di CG5 con 746 milioni di visualizzazioni
    2. #senzafiltro – la hit estiva Made in Italy di Loomy con 1.7 milioni di video caricati in tutto il mondo
    3. #solocarote e #carote – che ha fatto scoppiare nel mese di settembre una vera e propria “febbre da carote” con oltre 2.5 milioni di visualizzazioni
    4. #iosonogiorgia – il meme che ha ispirato la vena ironica dei TikToker italiani con migliaia di video pubblicati
    5. #forclimate e #salvailpianeta – le sfide che hanno mosso tantissimi giovani in tutto il mondo, animati dalla voglia di far sentire la propria voce per tutelare il Pianeta

    Questi i 5 Top Filtri più usati nel 2019 in Italia su TikTok:

    1. Senza Filtro per la naturalezza
    2. Double Split Screen per la dicotomia colore/bianco e nero
    3. 9 schermi per la moltiplicazione degli schermi
    4. Selfie_cavolo tra gli effetti speciali
    5. Italianodocquiz e Roulettemusicale tra le proposte interattive

    Questi la Top 10 dei Creator italiani per categoria:

    1.     Jessica Brugali 6.     Sespo
    2.     Rosalba 7.     Maryna
    3.     Gabriele Vagnato 8.     Elena Rossi
    4.     Daniele Davì 9.     Cecilia Cantarano
    5.     Vincenzo Tedesco 10.     Simone Vandelli

    Guardando invece al mondo delle celeb italiane e dei personaggi famosi troviamo:

    1.     Fiorello 6.     Fabio Rovazzi
    2.     Michelle Hunziker 7.     Chiara Ferragni
    3.     Aurora Ramazzotti 8.     Chef Barbieri
    4.     Marco Montemagno 9.     Elisabetta Canalis
    5.     Barbara D’Urso 10.  Paulo Dybala

     

    Su scala internazionale, tra le star più attive su TikTok più seguite in Italia figurano:

    1.     Will Smith 6.     Selena Gomez
    2.     Miley Cyrus 7.     Arnold Schwarzenegger
    3.     Dwayne “The Rock” Johnson 8.     Steve Harvey
    4.     Howie Mandel 9.     Post Malone
    5.     Terry Crews 10.  Shawn Johnson

    Questa invece la Top 5 della Musica

    1. Vago con “Io e Lei”
    2. Random con “Chiasso”
    3. Dandy Turner con “Troppi Sguardi”
    4. NDG con “Panamera”
    5. Ludwig con “Weekend”

    Non sono poi mancate le challenge musicali tra cui quelle che hanno generato il maggior numero di video:

    1. #doveequando di Benji e Fede
    2. #tijuanachallenge di Emis Killa
    3. #ognigiornoweekend di Ludwig
    4. #tivoglioberev di Lemandorle
    5. #thinkabout di Andrea Damante

    Le canzoni italiane più utilizzate come colonna sonora dei video dei creator sono state:

    1. “Io e Lei” di Vago
    2. “Chiasso” di Random
    3. “Uno Squillo” di Capo Plaza
    4. “Mancavi Tu” di Peppe Soks
    5. “Soldi” di Mahmood

    Quelle internazionali più usate in Italia sono invece:

    1. “Pookie” di Aya Nakamura feat. Capo Plaza
    2. “Pump It Up!” di Danzel
    3. “Wannabe” di Why Mona
    4. “Can We Kiss Forever?” di Kina
    5. “Love Songs” di Kaash Paige

    Ecco, con questo abbiamo visto per intero il resoconto di TikTok in Italia nel 2019 e siamo sicuri che per l’app il 2020 sarà un anno importante dove le dinamiche di influencer marketing saranno sempre più presenti. Noi saremo qui a raccontarvelo.

  • Instagram, l’Intelligenza Artificiale per individuare le didascalie offensive

    Instagram, l’Intelligenza Artificiale per individuare le didascalie offensive

    Instagram ha annunciato che da oggi verrà introdotta una nuova funzionalità che impedirà la pubblicazione di didascalie, su foto o video, offensive. La funzionalità, che si basa su Intelligenza Artificiale, viene rilasciata in alcuni paesi “selezionati”, nei prossimi mesi verrà rilasciata a livello globale.

    Instagram continua il suo sforzo nel cercare di rendere la piattaforma più pulita e rispettosa di tutti. Uno sforzo che può fare solo bene ad una piattaforma che su questo punto ha molto da lavorare. La società oggi proprietà di Facebook ha annunciato che da oggi verrà rilasciata una nuova funzionalità che impedirà la pubblicazione di didascalie, su foto o video, che risultano essere offensive. Nel momento in cui un utente dovesse un contenuto che offende altre persone o una categoria di persone, il sistema, attraverso strumenti che si basano su Intelligenza Artificiale, interviene bloccando la pubblicazione e facendo comparire una notifica in cui comparirà una scritta simile “sembra simile ad altre che sono state bloccate”.

    Instagram didascalie offensive

    Il messaggio che compare sarà quindi un incoraggiamento per l’utente a modificare la sua didascalia per evitare di non vederla pubblicata, anche se nelle opzioni compare anche “condividila comunque”. Un modo per indurre gli utenti a riflettere bene prima di scrivere per evitare che sulla piattaforma i contenuti offensivi e violenti possano celarsi anche dietro la descrizione di una foto o di un video. Un modo per spingere gli utenti ad usare la piattaforma in modo più responsabile.

    Ancora una volta Instagram prende una posizione netta riguardo al bullismo online, una posizione necessaria per il fatto che sono sempre più i giovani che usano la piattaforma.

    instagram didascalie offensive

    Questa funzionalità segue quella che è stata lanciata lo scorso mese di luglio a proposito dei commenti. Il meccanismo e la struttura basata su Intelligenza Artificiale è infatti simile. E poi a ottobre è stata rilasciata la possibilità di segnalare i commenti offensivi e di “oscurare” gli utenti, una modalità molto simile al “Silenzia” che è a disposizione su Twitter.

    Ed è proprio l’esperienza fatta con i commenti che Instagram ha deciso di estendere la funzionalità anche sulle didascalie. Il rilascio per ora riguarda solo alcuni paesi “selezionati”, Instagram non specifica quali siano, ma nei prossimi mesi verrà rilasciata per tutti a livello globale.

  • Cos’è Bluesky e cosa vuole fare Twitter per il futuro dei social media

    Cos’è Bluesky e cosa vuole fare Twitter per il futuro dei social media

    Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha annunciato nei giorni scorsi l’avvio, e il finanziamento, di un progetto chiamato Bluesky che avrà il compito di realizzare un piattaforma “libera e decentralizzata”. L’idea è quindi quella di trasformare Twitter in un protocollo, simile a Mastodon che esiste già dal 2016.

    Sarà stato il viaggio in Africa a stimolarlo oppure l’idea di fare qualcosa che abbracciasse la blockchain. Sta di fatto che Jack Dorsey, CEO e co-fondatore di Twitter, ha espresso, qualche giorno fa, in una serie di tweet, quella che è la sua idea sul futuro della piattaforma. E cioè, trasformarla in un protocollo. Nel suo annuncio, e ragionamento, Dorsey fa riferimento al progetto Bluesky, un progetto che si basa sull’idea di una piattaforma “libera e decentralizzata”, che Twitter sta finanziando direttamente e che dovrebbe essere, al momento, composto da cinque persone. Ovviamente diventeranno di più se le cose proseguiranno.

    Ma perché Twitter dovrebbe mettere su un progetto come Bluesky? Qual è il fine?

    twitter bluesky social media protocollo

    Innanzi tutto, come già detto in altre occasioni, ci troviamo di fronte al periodo in cui, forse, bisognerebbe ripensare i social media per come li conosciamo e usiamo oggi. Il pensiero di Dorsey, per altro molto condivisibile, è quello di creare una piattaforma libera e decentralizzata, quindi indipendente, per permettere a chiunque di usare i social media come protocollo, come strumenti che ognuno di noi può usare liberamente. Per rendere l’idea in maniera più esplicita, Twitter diventerebbe una sorta di protocollo simile all’e-mail. Per inviare un tweet non ci sarà più bisogno di avere l’app, ma basterà un client con cui creerò il mio account (@handle) e poi gestirò i messaggi, quelli ricevuti e inviati, come avviene con la posta elettronica.

    Ma il pensiero di Dorsey forse guarda più in direzione della blockchain, suo pallino ormai da un po’ di tempo, si è parlato molto di una eventuale moneta elettronica legata a Twitter e anche legata a Square, l’altra sua società di pagamenti elettronici.

    Al momento si tratta solo di una idea, il progetto è stato appena lanciato e si prevede che possa servire anche degli anni per arrivare ad una forma di piattaforma che diventa, quindi un protocollo.

    Nella lunga serie di tweet, Dorsey spiega che questa strada potrebbe essere quella che permetterebbe una gestione più diretta, senza ritrovarsi, come accade adesso, invasi da fake news, contenuti di odio e di violenza, bot di ogni tipo. Ed è proprio questo il punto per cui, forse, è arrivato il momento di ripensare i social media per come li abbiamo conosciuti finora.

    Se questa idea dovesse prendere piede, anche Facebook potrebbe diventare un protocollo, anzi di più. Si potrebbe avere un client che mi permetterebbe di scegliere se inviare un tweet o un post su Facebook, o altro ancora. Una comunicazione quindi del tutto scollegata dalla piattaforma.

    Ecco a questo mira Jack Dorsey.

    Ma, attenzione, perché siamo sicuri che anche a voi che siete arrivati fin qui, non sarà sfuggita, come hanno già fatto notare in tanti, che questa idea in realtà già esiste e si chiama Mastodon. Del resto, quando Twitter era in piena crisi, si parlò già qualche anno fa di trasformarla in qualcosa che somigliasse a quel modo di fare social media. E infatti Mastodon, il cui fondatore è Eugen Rochko, non ha perso l’occasione di rispondere direttamente a Dorsey, sottolineando come l’intento di Twitter sia quello di “costruire un protocollo che riesca a controllare, come fa Google con Android“. In pratica Twitter creerebbe un suo protocollo per raccogliere dati sugli utenti, questa è la risposta di Mastodon.

    Certo, Dorsey conosce bene Mastodon, solo che, al di là di quelle che possono essere le critiche, e anche in assenza di altri dettagli, ha posto al centro un problema e indicato una sorta di via d’uscita. Perché, al di là di quelli che possono essere gli sforzi, apprezzabili, per contrastare fake news, bot, contenuti d’odio e via discorrendo, il problema difficilmente verrà risolto alla radice. E Jack Dorsey lo ha ammesso pubblicamente.

    Per il momento, ci fermiamo qui, in attesa di capire quali saranno i prossimi passaggi e i dettagli di tutta questa operazione che ci vede tutti molto interessati e tutti coinvolti. E ci sembrava utile mettere in evidenza qualche punto, senza entrare per forza in tecnicismi poco comprensibili al momento, per cercare di capire di cosa si sta parlando. Sperando di aver fatto cosa utile per tutti voi.

    E, se volete, fateci sapere cosa ne pensate.