Categoria: News

In questa categoria si trovano articoli che parlano di comunicazione, condivisione, social media, social network. Insomma, tutto ciò che riguarda il web 2.0 e di come si sta evolvendo

  • Social Media e Top Manager, 3 su 10 ancora assenti

    Social Media e Top Manager, 3 su 10 ancora assenti

    La Social Top Manager di Reputation Manager rileva che ancora oggi ci sono 3 manager su 10 che non usano i Social Media. Su LinkedIn si parla di Sostenibilità, su Twitter svettano i presidenti di Calcio e su Instagram in vetta ci sono i manager della moda.

    Reputation Manager ha pubblicato un interessante aggiornamento del rapporto “Social Top Manager”, utile per capire come i top manager italiani usano i social media per comunicare. L’analisi ha preso in considerazione i profili di 150 di executive italiani, dalla quale emerge che ancora 3 manager su 10 (il 32%) non usano i social media e il 23% risulta inattivo da un anno. Dati che comunque dovrebbero far riflettere, per il fatto che spessi i Top Manager, oltre ad essere punti di riferimento rispetto alle aziende che guidano, sono visti anche come fonti di ispirazione, in alcuni contesti sono visti come delle guide per cercare di capire come affrontare i tempi che viviamo.

    Da questo punto di vista, prima di passare a vedere l’aspetto relativo alle piatta forme più usate, è utile osservare il modo con cui i top manager usano i social media. Dall’analisi notiamo che solo l’1% viene considerato come leader a livello mondiale; la maggior parte, il 28%, viene percepita come “brand ambassador“, anche se si registra un calo del 4%. I top manager di questa categoria vengono identificati con l’azienda stessa, che assume un ruolo centrale nella loro comunicazione. Infatti, la maggior parte dei post condivisi è orientata a raccontare progressi e successi dell’azienda che guidano.

    Social Media Top Manager 3 su 10 ancora assenti franzrusso

    Seguendo questa impostazione, il 15% viene poi visto come “market ambassador”, la forte influenza che hanno non solo sulla propria azienda, ma anche nell’intero settore di riferimento. Un altro 15% è rappresentato dagli “sharer”, ossia quegli executive che aggiungono alla loro attività sui social media anche il gesto della condivisione, spesso di post creati dall’azienda che rappresentano o di cui fanno parte.

    E poi, sempre con il 15% ci sono i “reactive”, una categoria che è in fondo alla linea evolutiva osservata dall’analisi di Reputation Manager: il loro unico gesto social, infatti, è quello di aggiungere reazioni o commenti a post altrui, senza un’attività personale. L’analisi sottolinea che la crescita del 4% registrata in questa categoria sia da imputare alle tante nuove nomine verificatesi begli ultimi mesi e che dimostra come i nuovi manager impieghino un po’ di tempo ad entrare nei meccanismi comunicativi della nuova azienda che si accingono a guidare.

    Manager attivi social media comunicazione

    Gli interactive, i manager più originali nelle condivisioni, con un proprio stile, sono il 13%, mentre gli “editor”, quelli che creano contenuti raccontando i successi della loro azienda sono l’11%.

    Questo l’aspetto relativo ai profili, dove si nota che il vero leader che tutti seguono per avere ispirazione è una figura poco presente. In ogni caso, entrando a vedere come e quali piattaforme social media usano i Top Manager italiani, dall’analisi di Reputation Manager emerge che su LinkedIn spiccano le conversazioni sulla Sostenibilità. In testa alla classifica i settori automotive e energia: Stephan Winkelmann di Automobili Lamborghini è il più seguito con 72 mila follower, davanti a Luca de Meo di Renault (62 mila) e Marco Alverà di Snam (54 mila).

    Manager social linkedin reputation manager

    Andando avanti, troviamo anche Nerio Alessandri di Technogym con 51 mila follower, seguito con 39 mila follower da Francesco Starace, AD di Enel. Interessante notare il decima posizione Andrea Pontremoli, CEO della Dallara, una vera eccellenza italiana molto famosa negli Usa.

    Su Twitter invece si presenta un altro scenario, con la presenza ai vertici della classifica dei top manager delle squadre di calcio della Serie A, a testimoniare il fatto, ancora una volta, che il Calcio resta l’argomento più twittato in Italia. Infatti, nella classifica, in prima posizione troviamo Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, che può contare su una fanbase di oltre 668 mila follower. Negli ultimi 12 mesi ha ottenuto una media di oltre 2,6 mila interazioni per ogni tweet condiviso. A seguire, il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, con 161 mila follower. Il profilo di Agnelli, sebbene poco attivo e non verificato comunque registra il maggior numero di interazioni per ogni tweet: oltre 3 mila tra like e RT.

    Manager social twitter reputation manager

    A seguire lo stilista Giuseppe Zanotti, con 111 mila e poi, a poca distanza, troviamo Lapo Elkann. Il fondatore di Italian Independent Group, con i suoi 108 mila follower (+7 mila in due mesi), risulta il quarto top manager più seguito in Italia e con ogni tweet raccoglie circa 650 interazioni di media. In quinta posizione, un altro presidente di una squadra di Calcio, Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, con 106 mila follower.

    E arriviamo a Instagram, dove padroneggiano, manco a dirlo, i top manager del settore della moda: sono 7 nei primi 20. Nella classifica relativa alla piattaforma di proprietà di Facebook, in prima posizione troviamo Elisabetta Franchi, fondatrice di Betty Blue, con 2,5 milioni di follower. A seguire, Steven Zhang, il giovane presidente dell’Inter, che oltre a poter contare su 550 mila follower, è anche il manager in grado di generare l’engagement più alto: ogni suo post, in media, ottiene 82 mila reazioni.

    Manager social instagram reputation manager

    Terzo posto per uno dei manager più apprezzati in Italia, e nel mondo, come Brunello Cucinelli con 320 mila follower. Qualche settimana fa ha annunciato anche la nuova collaborazione con Oliver Peoples per il lancio di una nuova linea di occhiali. Ogni sua foto o video pubblicato genera, in media, 8 mila reazioni.

    Al quarto posto, sempre in tema fashion, troviamo Margherita Missoni con 195 mila follower e in quinta posizione troviamo Renzo Rosso, fondatore e CEO di Diesel, con 178 mila follower.

    Questa in sintesi l’analisi dell’Osservatorio Social Top Manager di Reputation Manager che potete scaricare da qui. E voi che ne pensate? Quali sono i manager che seguite di più?

  • La vittoria dell′Italia a Euro 2020 sui Social Media

    La vittoria dell′Italia a Euro 2020 sui Social Media

    Sono stati 3,6 milioni di contenuti condivisi e 16 milioni di interazioni sui social media. Questa in sintesi la serata della vittoria dell′Italia di Roberto Mancini a Euro 2020.

    Sono stati 3,6 milioni di contenuti condivisi e 16 milioni di interazioni sui social media. Possiamo riassumere così, in sintesi, la serata della finale di Euro 2020 che ha visto l’Italia di Roberto Mancini prevalere ai rigori sull’Inghilterra che deve rimandare l’appuntamento con la conquista di un titolo internazionale.

    Grazie a Talkwalker, possiamo tracciare alcuni dati molto interessanti che mostrano come, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, i social media in questi contesti sono strumento di racconto di ciò che accade e di commento. Un flusso di contenuti che è andato avanti tutta la notte. Interessante notare che in tv, in Italia, siano stati 18 milioni gli italiani che hanno visto l’impresa, con uno share del 74%.

    vittoria Italia Euro 2020 Social Media franzrusso.it

    Per la nostra analisi abbiamo considerato gli hashtag #euro2020, quello ufficiale, #ItaliaInghilterra, #Euro2020final, #ItalyEngland e anche #campionideuropa e #ItsComingRome, per un totale, come dicevamo in apertura, 3,6 milioni di contenuti condivisi.

    Questo il grafico che ci mostra l’andamento della condivisione

    italia inghilterra euro 2020

    Questo è l’engagement, il coinvolgimento scaturito dai contenuti condivisi. Il momento clou della nottata azzurra, intorno all’1 di notte, si sono registrati quasi 5 milioni di like su Twitter e 725 mila retweet e oltre 103 mila like su Instagram.

    engagement euro 2020 finale italia inghilterra

    Dal punto di vista del sentiment, possiamo rilevare che il 31% ha espresso, ovviamente sentimenti di “gioia” e il 23% sentimenti di “amore”. Il 23% ha espresso invece sentimenti di “rabbia”.

    L’85,8% degli utenti che hanno condiviso contenuti sui social media aveva un’età compresa tra i 18 e i 34 anni, mentre il pubblico era composto dal 61,3% di uomini e dal 38,7% di donne.

    Questa la “mappa di calore” che ci mostra le aree più calde in cui si è registrata maggiore attività sui social media.

    mappa italia inghilterra euro 2020

    Un quadro globale  che mostra come la finale di Euro 2020 tra Italia Inghilterra abbia coinvolto tifosi e appassionati di calcio sui social media in tutto il mondo.

    Questi gli influencer, tenendo conto i contenuti condivisi in lingua italiana:

    influencer italia inghilterra euro 2020

    Prima di vedere i tweet più coinvolgenti, vi volevamo far notare il bel tributo che il Galatasary ha dedicato a Roberto Mancini, squadra che il “Mancio” allenò tra il 2013 e il 2014, lasciando un buon ricordo:

    Il Chelsea invece fa gli onori ai nostri Emerson e Jorginho:

    E ora vediamo quelli più coinvolgenti, iniziando da quello di Chiellini, il più condiviso in assoluto:

    http://twitter.com/sharonstone/status/1414351534297690112

    http://twitter.com/sononatanera/status/1414349123915067392

    Questi invece quelli più condivisi su Instagram, dove le radio la fanno da padrone:

     

    Visualizza questo post su Instagram

     

    Un post condiviso da Radio Italia (@radioitalia)

     

    Visualizza questo post su Instagram

     

    Un post condiviso da Radio DEEJAY (@radiodeejay)

     

    Visualizza questo post su Instagram

     

    Un post condiviso da RDS 100% Grandi Successi (@rds_official)

    Ecco, questa la nostra piccola analisi, grazie alla collaborazione con Talkwalker.

    E voi come avete vissuto la grande notte degli Europei 2020?

  • Le PMI italiane usano Instagram ma poco Influencer Marketing

    Le PMI italiane usano Instagram ma poco Influencer Marketing

    Da uno studio di Kantar per l’Osservatorio Piccole Imprese di GoDaddy emerge che le PMI italiane usano molto Instagram, anche se Facebook resta sempre il più usato. E solo il 7% fa uso di Influencer Marketing.

    Un interessante studio condotto da Kantar dell’Osservatorio Piccole Imprese di GoDaddy ci offre uno spaccato interessante riguardo le PMI italiane, rispetto all’uso del web e dei social media. Lo studio ha preso in esame 5.100 piccole e medie imprese europee (Italia, Germania, Francia e Spagna), ma ci concentreremo sui risultati che riguardano le aziende italiane, con qualche raffronto.

    La pandemia da Coronavirus ha dato, come abbiamo più volte sottolineato anche qui sul nostro blog, una forte accelerazione nell’utilizzo del digitale e nell’adozione di strumenti digitali per fare business. Un fenomeno che non ha certamente escluso le PMI, il vero cuore pulsante dell’economia italiana. E vediamo quali sono i risultati salienti dello studio.

    PMI italiane Instagram poco Influencer Marketing franzrusso.it

    Il 62% delle PMI possiede un sito web, di queste il 71% svolge attività di marketing e promozione attraverso il proprio sito o i propri canali social media. E poi, il 95% delle PMI che hanno un sito web afferma che è uno strumento importante per incrementare la propria visibilità nei confronti del mercato. Da notare che tra le PMI che non hanno ancora un sito web, nel 2021, il 15% lamenta costi di gestione elevati.

    PMI e Social Media, cresce l’utilizzo di Instagram

    In relazione agli strumenti social più usati, Facebook resta la piattaforma preferita nell’86% dei casi, anche se cresce l’uso di Instagram, preferito per il 58% dei casi. Pensate che le PMI fanno registrare un utilizzo maggiore dell’app di Facebook, rispetto alle piccole e medie imprese francesi (43%) e tedesche (50%).

    Il 36% delle PMI italiane usa LinkedIn per attività di promozione e visibilità, mentre solo il 18% usa Twitter per attività marketing, contro il 31% delle piccole e medie imprese spagnole.

    PMI Social Media grafico 2021

    PMI e Social Media, WhatsApp per le PMI di piccole dimensioni

    Dallo studio non poteva mancare WhatsApp. Il 54% delle PMI lo ha infatti utilizzato come canale preferenziale per rimanere in contatto con i propri clienti, alla pari con la Spagna, contro il 36% delle imprese tedesche e solo il 14% di quelle francesi. WhatsApp si è mostrato strumento utile per permettere un contatto diretto e continuo con la clientela,  soprattutto per le imprese di piccole dimensioni (da 1 a 9 dipendenti), come piccoli ristoranti, negozi al dettaglio, artigiani e aziende ortofrutticole a conduzione familiare.

    Ma come usano il Digitale e gli strumenti digitai le PMI, con quale strategia? Dai dati emersi dallo studio si nota che le PMI preferiscono gli strumenti digitali per il marketing (48%) rispetto al 40% delle piccole e medie imprese che preferiscono canali offline (40%). Il 27% delle PMI preferisce invece un utilizzo ibrido tra canali digitali e canali tradizionali.

    PMI e Social Media, solo il 7% usa Influencer Marketing

    Il 33% delle PMI usa il digitale per fare advertising, il 12% per la promozione dei video o banner pubblicitari. Ma sono ancora poche le PMI che usano il digitale e i social media in particolare per fare nuove operazioni di marketing. In questa ottica, si rileva infatti che solo il 7% di esse mette in atto azioni di Influencer Marketing e solo il 2% adotta i podcast.

    Infine, il 24% delle PMI utilizza strumenti di automazione per promuovere i propri prodotti, rispetto al 16% di Francia e Germania. Di queste, il 53% utilizza strumenti di email marketing per rimanere in contatto con i propri clienti e inviare loro offerte e promozioni.

    Il quadro, come dicevamo in apertura di questo post, dedicato ai risultati del sondaggio condotto da Kantar per GoDaddy, risulta interessante. Ci sono buoni presupposti per ottimizzare l’aumento dell’uso degli strumenti social media e farli diventare strumenti di marketing e comunicazione a tutti gli effetti. Anche se c’è da lavorare ancora molto dal lato delle strategie da mettere in campo.

  • Norvegia, ora è illegale modificare le foto senza dichiararlo

    Norvegia, ora è illegale modificare le foto senza dichiararlo

    In Norvegia diventa illegale pubblicare foto ritoccate senza una chiara etichetta sui social media. Una norma che vuole contrastare il dilagante fenomeno della dismorfofobia che colpisce sempre più gli adolescenti.

    In Norvegia diventa illegale pubblicare foto sui social media senza specificare il foto-ritocco. Si tratta di una norma, approvata dal parlamento norvegese lo scorso mese con 72 voti favorevoli e 15 contrari, che entra in vigore per contrastare quello che ormai viene definito “social body pressure“, ossia l’imposizione di canoni di bellezza artefatta, fatta passare per naturale. Un fenomeno molto serio questo che ha finito per creare “pressione” psicologica su tutte quelle persone che a tutti i costi, nel vero senso della parola, cercano di assomigliare quanto più possibile all’influencer che seguono solitamente, senza sapere che il più delle volte si tratta di immagini modificate senza alcuna specifica.

    I social media in questi anni hanno permesso a molte persone di esprimersi al meglio, di crearsi opportunità ed emergere. Ma hanno anche dato vita alla dipendenza dai like, quell’approvazione spesso cercata con ansia, quasi fosse l’unico modo per far sapere al mondo di esistere. Ebbene, tutto questo ha generato una pressione tale da portare alcune persone a imporsi canoni non naturali, pur di apparire. Ci si è spinti a immedesimarsi in contesi non naturali, perdendo di vista il fatto che ognuno di noi è bello a suo modo ed è Altrettando bello mostrarsi come si è veramente.

    norvegia illegale foto ritoccate franzrusso.it

    Norvegia, approvata norma conto le foto ritoccare

    La norma approvata in Norvegia fa parte del regolamento sul Marketing del 2009 ed è stata proposta dal Ministero per l’Infanzia e per la Famiglia, al fine di contrastare la pressione sull’aspetto fisico che “spesso è impercettibile e difficile da contrastare”. Il ministero ha proposto questa legge chiedendo di adottare “misure più severe” per contenere queste tendenze, surreali, spinte dalle immagini manipolate su Instagram, e su altre piattaforme social media, che generano un impatto negativo sulla salute mentale, creando situazioni di “disagio sociale”, specialmente tra le giovani donne. Il nuovo regolamento nasce per contrastare la “dismorfismo corporeo”, o il pensiero ossessivo sui propri difetti o difetti percepiti nell’aspetto.

    Che cos’è il Dismorfismo Corporeo, noto come dismorfofobia

    Il Disturbo di Dismorfismo Corporeo, DDC, noto col nome di dismorfofobia, lo diciamo in modo sintetico e non da esperti, è la preoccupazione per un difetto nell’aspetto fisico, che può essere totalmente immaginario, oppure, se è presente una reale piccola anomalia fisica, la preoccupazione del soggetto è di gran lunga superiore. Chi è affetto da dismorfismo corporeo ha quindi una visione distorta del proprio aspetto esteriore, causata da una eccessiva preoccupazione per il proprio aspetto esteriore. In casi gravi, tutto questo può sfociare in anoressia o bulimia nervosa. La dismorfofobia spesso si manifesta in persone che hanno una scarsa stima di sè spesso adolescenti.

    Il primo a parlare di dismorfofobia è stato il medico e psichiatra italiano Enrico Morselli nella sua opera del 1891 “Sulla dismorfofobia e sulla tafofobia“.

    Era necessario riportare qualche informazione in più sulla dismorfofobia, in alcuni casi viene descritta anche come “dismorfia corporea“, ma sempre di questo si tratta, per dare un contesto più completo del grande tema che la norma norvegese si pone di contrastare.

    Multe e reclusione in caso di mancata specifica

    Quindi, in presenza di immagini ritoccate su Instagram, come su altre piattaforme, che costituiscono casi di collaborazione con aziende e quindi di pubblicità (si parla quindi di contenuti sponsorizzati), devono contenere obbligatoriamente una etichetta che specifichi che si tratta di foto ritoccate. “I giovani sono esposti a una forte pressione per avere un bell’aspetto attraverso, tra le altre cose, la pubblicità e i social media, e i modelli che vengono mostrati sono spesso ritoccati digitalmente. Ciò espone i giovani a un ideale di bellezza impossibile da raggiungere“, si legge nella proposta del ministero norvegese.

    La legge si applica a tutte le piattaforme di social media, quindi Instagram, Facebook, TikTok, Snapchat e Twitter, e riguarda i post per scopi pubblicitari, di marketing e altri scopi promozionali. La legge norvegese richiede che qualsiasi post che possa contenere un corpo con dimensioni, forma o pelle modificate, labbra ingrossate, muscoli pronunciati riporti una dichiarazione di alterazione. Ciò include entrambi: girovita stretto, forme del corpo perfette o carnagioni insolitamente perfette ottenute utilizzando attrezzature o metodi fotografici fisici prima di scattare la fotografia, o gli strumenti di editing digitale, ritocco rimodellamento e filtri utilizzati dopo che la fotografia è stata scattata. Tutte queste immagini devono portare un’etichetta progettata e fornita dal governo norvegese.

    La mancata specifica riferita alle immagini ritoccate comporterà multe e anche la reclusione.

    Come era inevitabile che succedesse, l’entrata in vigore della norma ha creato un dibattito molto accesso, in Norvegia come in altri paesi. Molti sono i sostenitori, tra cui influencer stessi, che approvano la mossa del ministero norvegese, definito come progressista, altri, invece, credono che la norma sia di difficile applicazione, in quanto sarebbe difficile poi andare ad individuare quali foto siano state realmente ritoccate.

    I social media potrebbero essere alleati con l’Intelligenza Artificiale

    Dal nostro punto di vista, nonostante la reale applicazione della norma, riteniamo che si tratta di un passo avanti necessario, al fine di proteggere la salute mentale degli utenti e di rendere i social media sempre più luoghi sani.

    Sarebbe poi auspicabile che anche le piattaforme social media, come Instagram, Twitter e Facebook si facessero promotrici di azioni volte a mettere in pratica un uso più consapevole delle piattaforme stesse, condannando l’utilizzo distorto e aiutando, come tecnologie di intelligenza artificiale, ad individuare le immagini ritoccate e a segnalarle automaticamente. Non sarebbe una cattiva idea.

  • TikTok, ecco i video più lunghi fino a tre minuti

    TikTok, ecco i video più lunghi fino a tre minuti

    TikTok fa sapere che, a livello globale, sta per essere rilasciata una novità che interesserà molto gli utenti. Si potranno caricare video lunghi fino a 3 minuti.

    TikTok ha appena fatto sapere che, a livello globale, sta per essere rilasciata una novità che interesserà molto gli utenti. Infatti, se fino a ieri si potevano caricare brevi video della durata massima di 60 secondi, da oggi in avanti sarà possibile caricare video con una durata fino al triplo di quella attuale, cioè fino a 3 minuti. Questo è il frutto di un test partito ad inizio dicembre dello scorso anno.

    Lo scopo sarebbe quello di dare ai creator più flessibilità nella gestione dei video, avendo la possibilità di poter spezzettare il video in dei piccoli trailer, in modo da agganciare gli utenti in diverse condivisioni.

    I primi ad usare la modalità dei video più lunghi, i mezzo a pochi altri sono stati i creator del mondo food, molto condiviso come tema.

    tiktok video lunghi 3 minuti franzrusso

    TikTok nello spiegare questa decisione, che sicuramente ha come obiettivo quello di accrescere il coinvolgimento sulla piattaforma, a beneficio dell’algoritmo, molto discusso, sostiene che sono stati tanti i creatori a richiedere più tempo per poter esprimersi al meglio.

    Volendo fare qualche breve considerazione, con questa novità TikTok si pone in competizione maggiore con YouTube, il social network video per eccellenza. La piattaforma ha infatti orientato l’algoritmo a premiare video tendenzialmente più lunghi. Quello che, col tempo, finirà per fare TikTok, se venisse apprezzata dagli utenti la modalità dei video più lunghi, incentivando maggiore coinvolgimento, rispetto ai video più brevi.

    Questo per dire che, oltre ad allungare la durata dei video, la novità comporta necessariamente una rimodulazione dell’algoritmo. Col passare del tempo, quindi, la piattaforma si caratterizzerà per video più lunghi, perdendo forse la caratteristica che più la contraddistinta, quella della brevità e immediatezza, dando sfogo alla creatività.

    Di creatività ce ne sarà bisogno, eccome, anche a fare video più lunghi, ma sarà una mossa che premierà i creator più bravi a sfruttare questa potenzialità.

    Insomma, sarà interessante vedere come evolveranno i video più lunghi che saranno disponibili per tutti entro qualche giorno.

  • Facebook, prima rivincita sulla FTC e vola a Wall Street

    Facebook, prima rivincita sulla FTC e vola a Wall Street

    Facebook si è presa la sua prima rivincita sulla FTC e, subito dopo, ha spiccato il volo a Wall Street, toccando per la prima volta i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione.

    Facebook si è presa la sua prima rivincita sulla FTC e, subito dopo, ha spiccato il volo a Wall Street, toccando i 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. In questo modo, la società di Facebook è la quinta tech company per capitalizzazione, superando il trilione di dollari; la prima è Apple che supera i 2 mila miliardi di dollari.

    Ma cerchiamo di capire bene cosa è successo ieri e quali conseguenze su Facebook sul mercato in generale.

    Come sappiamo bene, FTC (Federal Trade Commission), ossia la autorità federale sulla concorrenza americana, aveva denunciato Facebook per monopolio, in quanto l’acquisizione di Instagram e WhatsApp poneva la società di Mark Zuckerberg in una posizione dominante sul mercato. Una vicenda questa che ha molto pesato negli Usa in termini di equilibri anche a livello politico. In aggiunta a questa denuncia, ne esisteva un’altra avanzata da 48 procuratori federali, praticamente da quasi tutti gli stati, sempre ad evidenziare l’eccessiva presenza di Facebook a danno degli altri competitor. Obiettivo era quello di dimostrare praticamente che Facebook violasse le norme sulla concorrenza e obbligare, per legge ovviamente, il colosso di Menlo Park a cedere Instagram e WhatsApp.

    facebook capitalizzazione 2021 franzrusso

    La causa mirava a dimostrare che Facebook fosse in palese violazione per aver acquisito quelli che erano potenziali competitor.

    E qui succede l’imprevedibile e il colpo di scena.

    Il giudice James E. Boasberg, giudice della Corte Federale del distretto di Columbia, ha di fatto firmato una sentenza in cui si dice chiaramente che la FTC non è riuscita a dimostrare coi fatti la violazione da parte di Facebook, dichiarando soltanto che Facebook in questo modo controlla oltre il 60% del mercato. Una dimostrazione che il giudice Boasberg ha ritenuto insufficiente. Anche perché, come è scritto nella sentenza, “questo caso non coinvolge un mercato ordinario e intuitivo“.

    Facebook e FTC, cosa dice la sentenza

    “La FTC non è riuscita a dichiarare abbastanza fatti per stabilire in modo plausibile un elemento necessario di tutte le sue rivendicazioni della Sezione 2 – ossia che Facebook ha un potere monopolistico nel mercato dei servizi di Personal Social Networking (PSN)“, scrive Boasberg nella sentenza.

    “La denuncia della FTC non dice quasi nulla di concreto sulla questione chiave di quanto potere Facebook aveva, e ha ancora, in un mercato del prodotto antitrust correttamente definito“, si legge nel documento. “È quasi come se l’agenzia si aspettasse che la Corte annuisse semplicemente alla dichiarazione convenzionale che Facebook è un monopolista“.

    In pratica, la FTC non è riuscita a dimostrare portando “prove concrete” a riprova della sua denuncia ed è significativa l’affermazione del giudice Boasberg quando afferma che comunque ci si riferisce ad un mercato non “ordinario”. Su questa espressione ci sarebbe molto da riflettere in quanto potrebbe significare, per le leggi sulla concorrenza Usa, che sarebbe difficile dimostrare in modo pratico una violazione sul mercato di riferimento, per società come Facebook si intende.

    Boasberg ha respinto anche la denuncia dei procuratori federali.

    C’è da dire che questo è solo un primo round a favore di Facebook, in quanto il giudice ha dato tempo fino al 29 luglio di quest’anno alla FTC per presentare una denuncia puntuale che miri a specificare meglio e in modo più concreto i fatti contestati.

    La sentenza di Boasberg sta facendo molto discutere negli Usa, proprio nel momento in cui il Congresso americano si trova a discutere diversi disegni di legge con l’obiettivo di produrre norme sull’anti-concorrenza sempre più restrittive. Nel mirino ci sono proprio le compagnie tech.

    Facebook: 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione

    facebook capitalizzazione 2021 franzrusso

    Intanto a Wall Street, Facebook ha messo in pratica la sua rivincita. Dopo la sentenza, le azioni del colosso di Menlo Park sono cresciute del 4,18%, tanto è bastato per far elevare la capitalizzazione di Facebook a oltre 1.000 miliardi di dollari, 1.008 per la precisione. Si tratta della prima volta in cui la società fondata da Mark Zuckerberg supera questo traguardo, di fatto ponendola tra le prime 5 delle compagni tech che hanno superato il trilione di dollari del valore totale delle sue azioni.

    Al primo posto troviamo la Apple con 2.249 miliardi di dollari di capitalizzazione, seguita da Microsoft con 2.023 miliardi di dollari, poi Amazon con 1.736 miliardi di dollari e, infine, Facebook.

    E pensare che Facebook aveva iniziato il suo percorso a Wall Street con una capitalizzazione di 104 miliardi di dollari nel 2012. Un colpo di arresto si era registrato nel 2018, in conseguenza dei fatti legati a Cambridge Analytica, perdendo il 19%. Ma da luglio 20218 le azioni Facebook sono cresciute del 90%.

  • Instagram, al via il test per pubblicare post da desktop

    Instagram, al via il test per pubblicare post da desktop

    Instagram ha avviato un test per permettere la pubblicazione di post da desktop. Un sogno che si avvera per molti professionisti che lavorano con i social media.

    Instagram ha avviato un test per permettere la pubblicazione di post da desktop. Una funzionalità di cui da sempre si sente la mancanza, il vero sogno di tanti professionisti che lavorano nel mondo dei social media. Non si conoscono i particolari dettagliati dell’operazione, scovata da Matt Navarra, il primo a pubblicare degli screenshot che testimoniavano la possibilità di pubblicare immagini dalla versione web su desktop. Anche se comunque Facebook ha confermato l’iniziativa a Bloomberg. La possibilità, per ora, è estesa solo ad un piccolo gruppo di persone, sia da Mac che da pc.

    Come sappiamo, da qualche anno era già possibile postare contenuti sul feed dalla versione web per mobile, quindi dal proprio smartphone, oltre che dall’app. Solo che per chi fa un uso professionale di Instagram la versione per desktop può rappresentare davvero una svolta, permettendo di visualizzare bene le immagini, su uno schermo più grande, individuano bene eventuali difetti, prima della pubblicazione.

    Instagram test pubblicare post desktop franzrusso

    Come condividere su Instagram da desktop

    Come dimostrato da Matt Navarra, quando visualizzerete sulla barra in alto a destra il famoso segno più (+) con la scritta “Ora puoi creare e condividere i post direttamente dal tuo computer“, a quel punto sarete abilitati a pubblicare anche da vostro pc. A quel punto, cliccato sull’icona, potrete aggiungere immagini direttamente dal vostro pc, scegliendo le dimensioni e il formato, scegliere e modificare i filtri, aggiungere le didascalie e il luogo. E, infine, condividere. Tutti passaggi che ormai abbiamo imparato a conoscere bene da mobile.

    Cosa significa tutto questo, soprattutto per i professionisti che usano Instagram per il proprio lavoro? Prima di tutto, smettere di usare app di terze parti per cercare il modo di pubblicare da desktop. Quindi, significa potersi concentrare meglio sul lavoro da fare, avendo a disposizione, dal proprio pc, tutti quegli strumenti di editing delle immagini che sono di gran lunga più efficaci. Significa quindi avere la possibilità di gestire meglio il lavoro e lavorare meglio sulle dimensioni e sulla qualità stessa delle immagini. Anche perché, come abbiamo imparato bene in questi anni, la visione solo da mobile spesso non sufficiente, serve di più. E teniamo sempre in considerazione che Instagram comprime le immagini comunque, anche da desktop.

    Ecco, questa la notizia che ci piaceva segnalarvi con qualche breve considerazione. E coi che ne pensate? Stavate aspettando anche voi la possibilità di poter usare Instagram da desktop?

  • Twitter, al via i test sugli spazi a pagamento e Super Follows

    Twitter, al via i test sugli spazi a pagamento e Super Follows

    Twitter avvia un test su due modalità che permetteranno ai creator di cominciare a guadagnare sulla piattaforma da 280 caratteri. Si tratta di Ticketed Spaces e di Super Follows.

    È da diversi anni che si parla di provare a fare in modo che Twitter possa riconoscere una parte economica ai propri utenti, per aumentare l’engagement, l’interesse verso la piattaforma. Idee che venivano formulate in un momento in cui la piattaforma era ferma dal punto di vista della crescita degli utenti. Si provava, allora, a immaginare nuove strade da percorrere, anticipando i tempi. Ebbene, questo momento è arrivato, frutto di una serie di innovazioni che la piattaforma ha intrapreso, con molta convinzione negli ultimi due anni, l’ultimo, a dire la verità, in particolare.

    Twitter ha infatti annunciato di aver avviato dei test, per ora solo negli Usa, sui Ticketed Spaces, gli spazi a pagamento all’interno di Twitter Spaces, e su Super Follows, una funzionalità specifica per i creator che vogliono offrire contenuti di qualità dietro un abbonamento mensile. Agli spazi a pagamento ci si potrà unire sia da iOS che da Android, mentre Super Follows al momento funzionerà solo per gli utenti iOS.

    Ma vediamo  meglio come funzionano le due modalità, in attesa che vengano poi lanciate a livello globale.

    twitter spazi pagamento super follows intime blog franzrusso 2021

    Ticketed Spaces, come funzionano gli spazi a pagamento

    Annunciati a maggio di quest’anno, i Ticketed Spaces, quindi gli spazi a pagamento, rappresentano una prima forma di monetizzazione per i creator che arriva direttamente da Twitter Spaces, ossia la funzionalità che permette di creare spazi vocali all’interno dei quali conversare su temi specifici con la propria community.

    ticketes spaces twitter

    I creator, ossia tutti quegli utenti che creano dei contenuti esclusivi tali da dare vita a spazi a pagamento, possono impostare il prezzo del biglietto in un range compreso tra 1 e 999 dollari (verosimilmente queste saranno anche le cifre in euro, ma vedremo).

    Come sappiamo a tutti gli spazi può partecipare un numero indefinito di persone. Invece, con i Ticketed Spaces si ha la possibilità di limitare il numero delle persone partecipanti. E quindi si possono creare spazi a pagamento per 100 persone, come per 5, a seconda di quelle che sono le intenzioni dell’host che organizza lo spazio. Si possono promuovere gli spazi a pagamento inviando notifiche agli utenti in maniera diretta.

    Super Follows, i contenuti in abbonamento

    L’altra modalità che Twitter lancia negli Usa attraverso un test su un piccolo gruppo di utenti è Super Follows, funzionalità molto attesa che permette a Twitter di inserirsi tra quelle piattaforme che anno attivano programmi rivolti ai propri creator. Così come fatto già da Clubhouse, anche in questa occasione la prima a lanciare un programma concreto in questo senso.

    Super Follows permetterà ai creator di creare dei contenuti di qualità “extra”, in maniera esclusiva per la propria community, attraverso il pagamento di un abbonamento mensile. Questo può essere possibile attraverso un abbonamento da 2,99 dollari, 4,99 dollari oppure 9,99 dollari sempre al mese. Sarà interessante capire come questa modalità verrà percepita dagli utenti che già adesso possono comunque offrire dei tips attraverso Tip Jar ai creator che seguono di più.

    Twitter Super Follows

    E chi sono i creator che possono essere in grado di partecipare al programma Super Follows? Twitter specifica che per prendere parte a Super Follows bisogna:

    • avere almeno 18 anni;
    • avere almeno 10 mila follower;
    • aver twittato almeno 25 volte negli ultimi 30 giorni;
    • essere stati attivi negli ultimi 3 mesi.

    E, ovviamente, avere un indirizzo email verificato e non aver commesso

    Si tratta quindi di modalità, come dicevamo rivolta ai creator che possono cominciare a costruire una fonte di guadagno, ma anche una nuova linea di business per Twitter. Per la società guidata da jack Dorsey significa cominciare a diversificare i guadagni e a rendersi un po’ più autonoma dalla logica degli spazi pubblicitari.

    Ma quanto può guadagnare un creator su Twitter?

    https://twitter.com/jacknicas/status/1407462324483411968

    Da quello che viene diffuso ufficialmente, dalla somma che il creator può guadagnare dai Ticketed Spaces o da Super Follows, Twitter trattiene il 3%, quindi il guadagno potenziale è del 97% della somma percepita. Twitter dichiara che il 3% di commissioni varrà fino alla somma di 50 mila dollari. Superata questa soglia, la commissione sarà del 20%.

    Per chiarezza, a questa percentuale, del 97%, va imposta la commissione dei marketplace, come App Store o Google Play, che è del 30%. E su questo si sta discutendo molto.

  • Facebook, ecco la risposta a Clubhouse e lo streaming dei podcast

    Facebook, ecco la risposta a Clubhouse e lo streaming dei podcast

    A distanza di 15 mesi dal lancio Clubhouse, arriva la risposta di Facebook. Si chiama Live Audio Rooms, disponibile solo negli Usa. Al via anche lo streaming dei podcast sulla piattaforma.

    A distanza di 15 mesi dal lancio di Clubhouse, arriva anche la risposta di Facebook all’app che ha sicuramente, come già sottolineato altre volte, a dare una scrollata al panorama dei Social Media. Non che lo stesso panorama fosse fermo, ma che fosse attorcigliato su sè stesso questo sì. La chat audio ha sicuramente fatto riscoprire la voce come strumento efficace per dare vita a nuovi contenuti coinvolgenti.

    C’era molta attesa attorno alla risposta di Facebook, già in test in Taiwan, ma adesso disponibile negli Usa, e soltanto lì per ora, in attesa di raccogliere qualche dato e poi passare ad un graduale rilascio a livello globale. Una pratica già vista in altre occasioni in cui Menlo Park ha provveduto a lanciare nuovi prodotti.

    Facebook Audio Rooms

    La risposta a Clubhouse in salsa Facebook si chiama Live Audio Rooms e per ora solo alcuni utenti selezionati negli Usa, per lo più influencer (si parla comunque di personaggi pubblici e creators), e una decina di gruppi sono abilitati ad usarli attivamente solo per iOS. Gli ascoltatori possono però unirsi alle stanza audio sia da iOS che da Android.

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    Come detto all’inizio, Live Audio Rooms arriva a distanza di oltre un anno da Clubhouse e sette mesi dopo Twitter Spaces. Con la funzionalità audio di Twitter, la proposta di Facebook ha molte cose in comune. La prima, e forse la più impostante, è quella di essere appunto una “funzionalità” e non un’app separata dalla piattaforma centrale. Questo permetterà a Facebook quello che è già possibile fare su Twitter, ossia declinare i contenuti in diverse forme. La seconda è che anche Live Audio Rooms permette interazioni attraverso emoji e i sottotitoli, esiste un modo per attivarli. Ma vediamo meglio le caratteristiche salienti di Live Audio Rooms.

    Live Audio Rooms presenta un format molto simile a quello visto già su Clubhouse o anche su Twitter Spaces, con l’host e gli speaker che appaiono in alto e gli ascoltatori più in basso. Vero, su Twitter l’impostazione tra “palco” e “platea” non è così netta, ma grosso modo è quella. Diciamo che questa somiglia molto a quella che dovrebbe apparire nella proposta audio di LinkedIn che dovrebbe arrivare presto.

    Live Audio Rooms, fino a 50 speaker

    Gli speaker possono essere fino ad un massimo di 50, mentre non vi è alcun limite per gli ascoltatori presenti in una stanza. Gli host possono invitare gli speaker a partecipare anche un attimo prima, o addirittura durante il live, e tutti possono essere invitati nei gruppi di Facebook dove la stanza viene aperta, a meno che non si tratta di gruppi privati, a quel punto la partecipazione è limitata ai soli iscritti a quel gruppo. Tutti gli utenti riceveranno una notifica nel momento in cui un amico si è unito ad una stanza.

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    Nella parte bassa della stanza di vede l’icona di una mano, che serve per chiedere di intervenire, e quella del pollice in su che da accesso alle emoji che possono essere espresse dagli utenti durante l’evento live.

    Inoltre Facebook prevede per le Live Audio Rooms che gli utenti possano inviare delle “Stelle” che possono essere acquistate per poi inviarle allo stesso modo di come si inviano le emoji. Solo che queste “Stelle” permetteranno agli utenti di avanzare fino alla “Front Row” una sezione speciale della stanza dove questi utenti saranno facilmente riconoscibili dagli utenti.

    Atra cosa molto interessante che sarà possibile fare all’interno delle Live Audio Rooms riguarda la raccolta fonti. Infatti, gli host possono individuare una organizzazione non profit e organizzare una raccolta immediatamente coinvolgendo i presenti nella stanza. Una cosa molto simile l’abbiamo sperimentata anche all’interno del nostro #SpazioTech su Twitter Spaces, in quel caso però potendo riportare all’interno dello spazio il link della organizzazione a cui chiedevamo di effettuare una donazione. Nel caso della room di Facebook si può anche verificare sempre all’interno lo stato delle donazioni.

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    Lo streaming dei podcast su Facebook

    Oltre alle Live Audio Rooms, Facebook completa il ciclo per quanto riguarda i podcast. dopo aver avviato la partnership con Spotify attivando un player attraverso il quale rintracciare podcast su Facebook, ma ascoltarli sulla piattaforma di musica on demand, in questo caso l’ascolto avviene direttamente su Facebook senza più uscire verso app esterne.

    I podcaster potranno quindi pubblicare gli RSS feed degli episodi direttamente su Facebook e permettere agli utenti di ascoltarli anche mentre si naviga sul News feed, anche se il display dello smartphone si disattiva, in modalità background. Dopo l’estate dovrebbero esseri attivi anche i sottotitoli automatici.

    Insomma, Facebook dopo aver studiato a lungo Clubhouse, ricordiamo che Zuckerberg ha usato diverse volte l’app di cha audio, si appresta ad investire molto su questa modalità, permettendo agli utenti di attivare stanza audio nei gruppi in modo tale da affrontare tematiche che riguardano i temi del gruppo stesso, o anche permettendo di creare dei live show. Così come Twitter Spaces, anche le Live Audio Rooms saranno programmabili e precederanno una forma di tipping, quindi una modalità per effettuare donazioni agli host.

    Facebook Live Audio Rooms è l’ultima proposta audio di un colosso social media, dopo quella di qualche giorno fa di Spotify. Adesso non resta che attendere LinkedIn.

    E voi che ne pensate?

  • Greenroom, ecco la risposta di Spotify a Clubhouse

    Greenroom, ecco la risposta di Spotify a Clubhouse

    Greenroom è la risposta di Spotify a Clubhouse. Si tratta di un’applicazione stand-alone che permette la creazione di stanze in audio. L’obiettivo è creare una esperienza estesa tra le due app dell’azienda svedese.

    L’avevamo annunciata a fine marzo scorso, ed eccola qui. La proposta di chat audio di Spotify si chiama Greenroom ed è disponibile da un paio di giorni sia su iOS che su Android, e questo è già un dato molto interessante. Come già detto la volta scorsa, Greenroom è un’app stand-alone e nasce sulla base di Locker Room, l’app di audio dal vivo dedicata interamente allo sport. L’idea di Spotify è stata quindi quella di acquisire Betty Labs, la società sviluppatrice dell’app e dare vita alla sua proposta di chat audio, in risposta al fenomeno Clubhouse. Abbiamo iniziato subito ad usare l’app è questa è una prima veloce considerazione.

    Intanto, bisogna dirlo, che con l’arrivo di Spotify le audio room sono diventate davvero “mainstream”, nel senso che la modalità resa celebre ha Clubhouse è entrata a pieno titolo nel panorama social media come strumento di racconto, confronto, incontro e condivisione. Tutto attraverso la voce.

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    Greenroom, come funziona e primo contatto

    Il primo contatto con Greenroom lascia l’impressione che il cantiere non sia ancora del tutto terminato. Una volta scaricata la versione Android, abbiamo notato subito una certa lentezza nel processo di iscrizione. Ma poi superato via via nella nostra breve e veloce prova.

    Essendo un prodotto Spotify i colori sono quelli dell’app di musica in streaming, quindi nero da sfondo con il verde tipico che contorno ed evidenzia i contenuti. La registrazione può essere completata in maniera veloce associando il proprio account Spotify (anche se non è necessario) e questo è un grande punto a favore, tipico delle app stand-alone del resto. Col tempo, si sta studiando un modo per riportare anche gli interessi da Spotify, in modo da realizzare un’esperienza più unitaria tra le due app.

    Una volta completata la registrazione, e una volta scelta la griglia di argomenti, si arriva in quella che è la home dell’app, con le “room” attive e quelle che stanno per arrivare. Prima nota: davvero non c’era modo di usare un termine alternativo a room? Già perché già dal nome, l’app di Spotify ricorda molto Clubhouse, nonostante i colori diversi. Un elemento su cui Twitter Spaces, invece, si distingue in qualche modo.

    Ovviamente, le prime stanze non potevano che ospitare discussioni per fare considerazioni tra Greenroom e Clubhouse. Le room, come già succede su Clubhouse e Twitter Spaces, mettono in alto l’host e gli speaker. Le stanze possono ospitare fino a 1000 persone e Spotify fa sapere che presto questo limite potrà essere superato. Gli utenti che ascoltano la stanza vengono visualizzate più in basso, anche se poi vi è un modo per visualizzarli sotto forma di lista. Come nelle altre proposte audio, anche su Greenroom l’host ha strumenti per moderare la stanza, quindi silenziare o accettare come speaker un ascoltatore.

    Su Greenroom gli ascoltatori possono esprimere il proprio parere positivo delle gemme, una specie di “like”, le stesse che verranno visualizzate all’interno del profilo di chi organizza la stanza. Le gemme indicano quindi il successo dell’utente come host o come speaker, e quindi il successo della stanza. Questo perché anche Spotify sta studiando un modo per remunerare i creator proprio sulla base del successo della stanza. Si tratta ancora un progetto di cui non si conoscono i dettagli, come non si conoscono i margini di guadagno, anche se la modalità di pagamento potrebbe essere quella già vista su Clubhouse o su Twitter.

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    Greenroom rimane quindi una proposta interessante, da scoprire meglio, nata soprattutto per gli artisti che vogliono entrare in contatto coni propri fans dopo una live session, idea molto interessante. Date le premesse, nasce, tutto sommato, con una forma abbastanza completa, sebbene sia ancora un cantiere aperto e Spotify ha saputo sfruttare bene le potenzialità di Locker Room e girarle a suo favore.

    Da sottolineare, come vero elemento distintivo rispetto alle altre proposte in audio, la possibilità di poter chattare tra gli utenti che seguono una stanza, un modo per scambiarsi opinioni rispetto ai temi trattati. Molto interessante.

    Del resto, Greenroom non nasce per spodestare Clubhouse, Twitter Spaces o le Live Audio Room di Facebook in arrivo, no. Ormai il settore è già molto frastagliato, composto da tante proposte molto simili tra loro. Il vero obiettivo di Spotify è quello di abilitare una esperienza d’uso tra le due app, Spotify e Greenroom, al fine di unificare gli interessi degli utenti tra le due proposte per poi offrire l’occasione di “incontrarsi” in una room per parlarne. Se ci pensate, era proprio quello che faceva Locker Room con le stanze in cui si discuteva della partita appena conclusa.

    Ecco queste le nostre rime impressioni su Greenroom, in attesa di sperimentare qualche stanza.

    E voi che ne pensate? L’avete già scaricata e usata?

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