Categoria: Web & Tech

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  • Da oggi il rifornimento è più facile grazie all’app Eni Station +

    Da oggi il rifornimento è più facile grazie all’app Eni Station +

    Eni Station + è la nuova app per pagare i rifornimenti e accumulare punti tramite smartphone nelle Eni Station abilitate. Non fatevela scappare!

    Da un po’ di anni esistono diverse app che aiutano a trovare facilmente informazioni sui prezzi dei carburanti e anche, attraverso la geolocalizzazione, la stazione di servizio più vicina. Ma quanto sarebbe bello avere, oltre a queste informazioni, anche la possibilità di pagare il carburante con il proprio smartphone? Già, perché se è vero che ormai con il nostro dispositivo possiamo acquistare tutto (o quasi), perché allora non fare rifornimento in maniera più rapida? Ebbene, l’app che vi presentiamo oggi qui sul nostro blog fa proprio questo.

    Si chiama Eni Station + ed è l’app, disponibile per iOS, Android e Windows 10, che permette di pagare i rifornimenti di carburante tramite smartphone nelle Eni Station abilitate, al Più Servito o all’Iperself. Una vera comodità! Ma l’app offre anche altri vantaggi.

    eni station + app You&Eni

    I soci You&Eni avranno a disposizione la propria carta You&Eni in formato digitale sullo smartphone e utilizzando l’app in modalità solo Loyalty, potranno ottenere doppi punti per ogni litro di carburante acquistato al Più Servito, rispetto a quelli cumulabili con carta You&Eni fisica.

    La raccolta punti è valida fino al 31 marzo 2018, e con l’app i punti accumulati potranno essere convertiti in voucher carburante digitali, validi per 24 mesi dal momento dell’emissione, da utilizzare nelle Eni Station abilitate all’uso dell’app in modalità pagamento per rifornimenti senza importo minimo (ad esclusione di GPL e metano).

    E fino al 29 aprile 2018, associando una carta Mastercard , è possibile ricevere in omaggio un voucher carburante da 5 euro, utilizzabile entro il 31/12/2018, su un rifornimento senza importo minimo (ad esclusione di GPL e metano).

    Potete trovare la stazione Eni Station abilitata all’utilizzo dell’app tramite lo station finder. A questo punto non vi resta che scaricare Eni Station + gratuitamente dall’App Store, da Google Play o dallo Store di Microsoft e cominciare ad utilizzarla sul vostro smartphone.

    Troverete tutte le informazioni necessarie sull’app e sul programma You&Eni sul sito enistation.com.

    Da un’app così non si può volere di più.

    [Messaggio promozionale]

  • Il ruolo degli analytics tra fake news e sentiment analysis

    Il ruolo degli analytics tra fake news e sentiment analysis

    I dati oggi hanno acquisito un ruolo sempre più importante in qualsiasi settore. Federico Alberto Pozzi di SAS ci parla del crescente ruolo degli analytics per contrastare il fenomeno delle fake news e per migliorare la sentiment analysis.

    I dati oggi hanno acquisito un ruolo sempre più importante in qualsiasi settore. L’evento SAS, Analytics Experience 2017 ad Amsterdam, ne ha dato un’ampia dimostrazione, mettendo in evidenza come l’analisi dei dati non abbia più confini e che anche le associazioni benefiche ed umanitarie possono utilizzarla per conoscere fino in fondo i settori che fanno parte del loro raggio di azione o per sperimentare una modalità di raccolta dei dati più dinamica e mobile. In questo contesto, anche di fronte all’emergere di Intelligenza Artificiale e Machine Learning, il tocco umano, o meglio “il giudizio umano” come lo ha definito Ajay Agrawal dell’Università di Toronto, avrà ancora il suo ruolo fondamentale.

    E, a proposito di Intelligenza Artificiale e di Machine Learning, si parla sempre più spesso di sentiment analysis, quasi a voler rendere più automatizzata l’analisi dei testi che è diventata sempre più importante proprio nell’era dei Social Media. Per certi versi, la sentiment analysis si lega anche ad un altro grande tema delle fake news, delle “bufale” che tanto hanno caratterizzato questo ultimo anno. Il proliferare di contenuti sul web e sui social media impone oggi un nuovo modo di analizzare i dati per offrire quell’accuratezza che oggi è necessaria per dare una migliore comprensione dei testi. Comprensione che, anche in un contesto di business, diventa fondamentale per prevedere fenomeni che possono coinvolgere la propria azienda.

    fake news sentiment analysis

    In occasione di Analytics Experience 2017 ad Amsterdam abbiamo avuto il piacere di incontrare Federico Alberto Pozzi di SAS che su sentiment analysis, analytics e social network ha scritto anche un libro “Sentiment Analysis in Social Networks” e ci aiuta a capirne di più in questa intervista.

    Fake News e business. In che modo le aziende possono difendersi dalla Fake News?

    Esiste una forte relazione tra Fake News e mondo del business. Un esempio può essere quello di British Petroleum ha disperso in mare milioni di litri di carburante, di conseguenza, di fronte ad una notizia come questa, chiunque, considerando modelli finanziari, si attenderebbe che i prezzi scendano. Se il modello finanziario riesce a prevedere ad esempio il prezzo delle azioni di domani anche in situazione di news negative si dovrebbe riuscire ad attutire eventuali conseguenze negative in poco tempo e fare una previsione di prezzo più corretta. La finanza ha ormai iniziato tenere in forte considerazione le news certificate, quelle diffuse da organi e agenzie di stampa riconosciute. Però hanno anche capito che se si fossero spostate sui social media, nel momento in cui si diffondevano notizie sulla propria azienda, avrebbero avuto accesso alle news ancora prima, solo che questo passaggio può creare effetti disastrosi. Per questo motivo bisogna combattere in tutti i modi il fenomeno delle fake news, in grado anche di mettere in difficoltà i modelli finanziari.

    E in che modo SAS può essere utile alle aziende per difendersi da questo tipo di fenomeno?

    Le fake news sono solitamente un testo e SAS ha tutta una serie di capabilities e di strumenti per gestire il testo, come la tesxt analytics. Attraverso questo modello, SAS è in grado di analizzare il testo con la sentiment analysis e quindi capire se il testo è positivo o negativo e di cosa si sta parlando. Il modello alla base è quindi sempre quello di text analytics con obiettivi differenti: riuscire a capire di cosa si sta parlando, se si tratta di un testo fake. Prova a pensare una sentiment analysis sul tema iPhone, si osserverebbe sempre un aspetto positivo sul dispositivo (è bello) e sempre un aspetto negativo (costa troppo).

    E come lavora il sistema?

    Il primo passaggio è quello di basarsi su regole semantiche, il secondo passaggio si basa invece sugli analytics e machine learning. Per comprendere meglio che cosa significa tutto questo faccio sempre l’esempio del bambino. Un bambino, infatti, non sa nulla del mondo, impara a conoscere il mondo osservandolo. Ma ipotizziamo un giorno che tu gli faccia vedere una penna, dicendogli “questa è una penna”, bene. Il giorno dopo gli fai vedere un’altra penna, dicendogli sempre “questa è una penna”; il giorno successivo gli fai vedere una stilografica e gli dici sempre “questa è una penna”. In questo modo non stai spiegando al bambino le differenze tra le diverse penne, ma lui stesso, osservandole, impara a coglierle. Nel momento in cui gli fai vedere una matita, e mai prima di quel momento ne ha vista una, lui molto probabilmente ti dirà che quella è una penna ma un po’ diversa dalle altre. E allora cominci a fargli vedere tutte le matite e lui inizia a comprendere la differenza tra le penne e le matite. Ma se lui non avesse mai visto prima una penna, non sarebbe in grado di capirne le differenze.

    Questo esempio è utile per comprendere il machine learning. Quindi tu dai alla macchina (il bambino) una serie di osservazioni dicendogli che cosa sono, senza dirgli quali sono le differenze, la macchina impara a distinguerle. E quando poi tu in futuro gli mostrerai una penna, ma un po’ diversa da quelle che gli hai mostrato prima, lui non avrà difficoltà a dirti che quella è una penna. Lo comprende anche senza che tu gli dica che quella è una penna. Questo è il paradigma del machine learning analytics. Il paradigma invece delle regole semantiche prevede, restando sempre sull’esempio della penna che se tu dici alla macchina che quella a forma cilindrica, con un cappuccio e inchiostro nero è una penna, il sistema lo memorizza come penna; ma se tu gliela mostri poi, ad esempio, con inchiostro rosso, il sistema non capisce più che è una penna, perchè la regola diceva che per essere una penna deve essere nera. Questo è un esempio di regola molto restrittiva e costituisce uno svantaggio delle regole semantiche rispetto al machine learning, nel senso che, con regole molto precise, il rischio è che il sistema non riesca a riconoscere un oggetto nel suo insieme.

    Il text analytics è la stessa cosa. Nel senso che tu puoi dare una serie di testi in pasto alla macchina (al bambino) e dargli tutte le indicazioni se “questo è positivo, negativo, neutrale” e così via. Il sistema analizzando le parole inizierà a comprendere, ad esempio, che le parolacce compaiono più spesso nei documenti negativi, è una cosa che lui impara osservando i testi. E quindi, rendendo tutto più semplice, quando si troverà di fronte ad un testo con tante parolacce, dirà che quello è un testo negativo. Dal punto di vista, invece, del paradigma delle regole il discorso cambia. Nel senso che al sistema darai tutta una serie di parole, specificando anche che se prima di quella parola vi è una negazione allora va considerato in un certo modo. Si tratta quindi di un sistema più articolato e difficile, perchè si deve costruire un motore per ogni idioma, che ha, a sua volta, un suo sistema di regole che non valgono per le altre.

    Dal lato del machine learning, sempre con l’obiettivo di sapere se un testo è negativo, neutro o positivo parlando di politica o di sport, si dovrebbe dare in pasto alla macchina una grande mole di testi e nel momento in cui la macchina dovesse trovarsi di fronte ad un testo che non comprende gli argomenti che tu gli hai segnalato in precedenza, non saprà distinguerlo.

    E i social media in tutto questo?

    Sui social media sai bene che si parla di qualsiasi cosa. Prova ad immaginare un analista che deve scrivere delle regole semantiche per quei canali, praticamente non finirebbe mai, perchè ne esistono tante e cambiano anche di continuo. Sono sistemi complessi, dei sistemi aperti. E’ un continuo procedere con regole complesse e non finite che non rispondo ad un idioma preciso. Pensa, ad esempio, all’uso delle emoticon.

    Immaginando un sistema di sentiment analysis sui social media, il cui obiettivo è quello di determinare se un testo è positivo, neutro o negativo, il lavoro da fare sarebbe complesso. E’ difficile stabilire se ci si trova di fronte ad un post o ad un tweet ironico o sarcastico, molto difficile. Come sai sui social media sono molto utilizzate le emoticon, anche in situazioni di sarcasmo, questi potrebbero rivelarsire di aiuto a comprendere un contenuto, mettendo insieme tutta una serie di elementi.

    Dalla tua spiegazione ci si rende conto che effettivamente è molto difficile fare sentiment analysis sui social media, anche se sono sempre di più le aziende che adottano questi canali per comunicare in modo diretto con i propri clienti. In questo ultimo periodo ci sono modelli di sentiment analysis che utilizzano l’Intelligenza Artificiale, come vedi tu questo approccio?

    E’ vero, siamo di fronte ad uno scenario in cui aumentano le conversazioni sui social media, di conseguenza aumenta il volume dei contenuti da analizzare. Al momento l’approccio di sentiment analysis attraverso l’Intelligenza Artificiale non è detto che sia il solo o il più affidabile. C’è da tener presente anche che tutte le analisi si basano sullo studio dei testi e sullo studio sui grafi, come quello di Facebook e di Twitter, per esempio. Su Facebook l’amicizia instaura un rapporto bi-direzionale, mentre su Twitter in genere ha un’unica direzione, nel senso che io posso seguire un utente ma questi non necessariamente deve seguirmi. Possiamo analizzare la qualità delle relazioni in base alle condivisioni che un utente fa dei contenuti di un altro. Immaginiamo che un utente condivida molti contenuti di un altro, questi automaticamente fa scattare una relazione di condivisione del contenuto stesso. Se si condividono tanti contenuti su un dato argomento, con un’opinione positiva, la stessa condivisione di quei contenuti significa anche che quell’utente la pensa allo stesso modo. Anche senza analizzare la relazione, è facile rilevare, proprio dal grafo, che quell’utente sta condividendo, quindi approvando, l’ opinione positiva su quel dato tema. Quello che voglio dire è che si sta cercando di arricchire lo studio del text analytics con lo studio della rete sociale, nel tentativo di aggiungere tanti elementi per ottimizzare il modello di text analytics.

    Va detto che il modello più semplice di sentiment analysis è quello “dictionary based”, con il quale si fa un’analisi basata proprio sul dizionario, si va a verificare quindi il significato di ciascuna parola così come riportata all’interno del dizionario. Facciamo un esempio: se in una frase abbiamo tre parole da analizzare, una volta eliminate tutte quelle che non danno significato alla sentiment, come gli articoli, compariamo il loro significato: se due sono positive e una negativa, il valore sentiment sarà positivo; se una è positiva e due sono negative, allora sarà negativo. Anche se spesso vediamo che molte piattaformr individuano per buona parte contenuti neutrali, significa che l’analisi sentiment non è stata fatta fino in fondo.

    SAS da questo punto di vista, grazie agli analytics, elabora un modello di sentiment analysis che garantisce una maggiore accuratezza. Come dicevamo prima, una delle maggiori difficoltà del machine learning è che devi scrivere regole per tutto, diventa quindi un lavoro enorme. Il modello elaborato da SAS invece è più avanzato ed è in grado i comprendere da solo anche situazioni particolari, gli analytics aiutano tantissimo.

    L’intervista a Federico Alberto Pozzi, che ringraziamo ancora una volta per la sua disponibilità, ci mostra la complessità nel fare sentiment analysis, specie se questa viene messa in relazione ai social media. La sentiment analysis avrà sempre più un ruolo decisivo nella comprensione dei testi creati e condivisi sui social media, di certo, ed è quello che ci diceva Pozzi, serve un modello più articolato, fatto di tanti elementi. La stessa Intelligenza Artificiale non sarebbe esaustiva fino in fondo presa in assoluto. Ecco, questo è sicuramente un aspetto che fa un po’ di chiarezza, di cui avevamo in effetti bisogno.

  • E-learning: ecco i 5 blog italiani più interessanti

    E-learning: ecco i 5 blog italiani più interessanti

    L’e-learning si diffonde con sempre più rapidità e si adatta ai mutamenti di scenario imposti dalla trasformazione digitale. Unitamente agli articoli accademici che possono trovarsi su portali come Academia o Medium, i blog delle aziende di settore costituiscono una fonte di aggiornamento preziosa in un settore che, sempre di più, coniuga tecnologie informatiche ad alto livello di complessità con le esigenze della formazione d’impresa. In questo articolo proponiamo una selezione di blog italiani dedicati all’e-learning che si distinguono per la capacità di coinvolgere e comunicare.

    DOCEBO

    “Aggiornamento” è la vera parola chiave del web dei nostri giorni e a una prima occhiata Docebo sembra obbedire a questo dogma nel suo blog, con articoli ad intervalli di 2-3 giorni. C’è il bouquet completo di caratteristiche di un blog: un tag cloud fa bella mostra di sé nella colonna di destra insieme alle Categorie degli articoli mentre sul lato sinistro di ogni post troviamo il contatore dei like e dei commenti; purtroppo questi ultimi sono tutti fermi a 0 e l’impressione iniziale non è delle più positive, ma occorre considerare che allo stato attuale i contenuti dei blog vengono dirottati sui social e che i lettori preferiscono riservare like e commenti a questi spazi, dimenticando o ignorando la possibilità di farlo anche direttamente al termine dell’articolo. Un’abitudine dell’utenza media del web che è oggi quasi impossibile ignorare.
    Per quanto riguarda gli argomenti, il blog di Docebo è “sul pezzo” sfruttando gli argomenti più di tendenza del web come pretesto per parlare della piattaforma LMS da loro proposta. Interessante ed efficace il discorso di Docebo che, ad esempio, parla di greentech come nuovo settore di applicazione dell’e-learning, considera Netflix una nuova frontiera della fruizione di contenuti e si interroga sull’apporto dell’Intelligenza Artificiale alla formazione online.
    Altri post riguardano consigli di vita aziendale tra budget e organizzazione delle sezioni formative online, in un’alternanza di destinatari tra B2C e B2B che caratterizza Docebo e le soluzioni da essa proposte.
    A voler affrontare una velata critica in generale, credo peraltro voluta dall’azienda, il blog sembra ingessato, impolverato, tanto “business” e poco “social”, coerente con l’intenzione di promuovere il loro servizio cloud destinato più alle aziende che ai singoli operatori di e-learning, ma carente di quell’aspetto diretto e “dal basso” che è prerogativa dei blog.

    E-LEARNING SPECIALIST

    “Il blog che parla di e-learning per chi lavora nell’e-learning” è la description di E-learning specialist dice tutto di sé e per descrivere il blog basterebbe, davvero, solo questa frase.
    Ci si trova di fronte in questo caso a una vera e propria iniziativa editoriale sull’e-learning e non a un blog a supporto di un prodotto o di una piattaforma; uno spazio aperto a tutti i “professionisti dell’e-learning”, con tutte le sfumature che questa professione ricopre, e una intenzione originaria ben dichiarata: quella di essere un punto di incontro.
    E-learning specialist vuole dare voce e raccogliere testimonianze, esperienze e consigli di chi si occupa, per lavoro, di e-learning. Un’arena aperta a cui chiunque può contribuire ma con delle limitazioni precise: spicca infatti una sezione “linea editoriale”, che spiega cosa è approvato e cosa no, cosa si può scrivere e cosa, invece, non è permesso. Tra ciò che è vietato vengono indicati con precisione i contenuti promozionali e pubblicitari.
    Una colonna laterale raccoglie l’elenco dei post più recenti e dei tag più utilizzati, fornendo un panorama del livello di approfondimento toccato dai vari contributori al sito, in una grafica essenziale: video spiritosi a tema, interviste a operatori del settore, annunci di opportunità lavorative, articoli sull’innovazione tecnologica e case studies.
    Questo blog è dunque indirizzato ai singoli operatori o liberi professionisti dell’e-learning i quali leggendo esperienze altrui possono trovare ispirazione per il lavoro quotidiano. E-learning Specialist rimane fedele a questi confini, ritagliandosi un ruolo diverso da quello del blog di Docebo o di altre aziende del settore.
    L’ultimo aggiornamento di questo blog è avvenuto in estate. La speranza è che si tratti di una breve pausa e che riprenda le pubblicazioni al più presto.

    blog e-learning

    SKILLA

    Skilla dispone di un blog aziendale dalla grafica accattivante ed efficace. Le categorie di articoli e gli argomenti sono organizzati ognuno con il proprio colore caratteristico, facilitando la fruibilità del sito e rendendo l’aspetto generale più “giovane” e divertente. Le copertine degli articoli sono immagini originali, tratte da infografiche o presentazioni allestite ad hoc oppure fotografie arricchite di qualche effetto stile Instagram: si nota un campionario di scelte grafiche quasi brandizzate, frutto di una programmazione e di riflessioni ben precise.
    La prima impressione che si ha di Skilla, guardando il suo blog, è l’alta professionalità di chi ci lavora, a partire dal comparto grafico e confermato dal livello dei contenuti trattati. Pur in ottica autopromozionale i post spaziano da consigli utili relativi alle tecnologie migliori da utilizzare in ambito formazione a distanza, ad altri più strategici indirizzati alle aziende, fino a post che sono vere e proprie pillole multimediali o tutorial. All’informalità della copertina grafica, talvolta spiritosa ma sempre ispirata e accattivante, fa da contraltare la lingua scelta per la trattazione dell’argomento: definizioni precise e attuali, etichette anglofone del mondo business, testi punteggiati da domande utili e l’inevitabile ma efficace diffusione, in chiave SEO, del brand. Apprezzabile, ma non una novità, la scelta di inserire un abstract di poche righe in home page per attirare l’attenzione del visitatore casuale.
    Il blog aziendale di Skilla sfrutta al massimo l’informalità e la “libertà” del mezzo blog, dalle quali però emerge l’alta professionalità degli operatori del servizio. L’obiettivo di Skilla è la formazione a tutti i livelli, dall’autoformazione, al management, alla formazione interna dei dipendenti.

    GRIFO MULTIMEDIA

    Una delle ultime frontiere esplorate dalla formazione aziendale è quella della gamification: trasformare un percorso formativo online in un’esperienza ludica, un piccolo game di apprendimento, con il quale il dipendente o il manager occupa le ore libere aggiornandosi professionalmente. Grifo Multimedia fa una ricca promozione di questa strategia sul suo sito e anche se ci aspettiamo che non sia l’unica realtà ad avere affrontato la strada della gamification, il volerlo mettere in primo piano comunica che Grifo ha intenzione di “giocarsi questa carta” nel mazzo delle proposte e-learning.
    L’azienda di questo operatore sembra piccola e alle prime armi, guardando il semplice template utilizzato per lo sviluppo del sito: un WordPress leggero e facilmente modificabile nel codice. Dal punto di vista grafico, le illustrazioni confermano la mano di operatori giovani e immersi nel mondo social, con una cifra stilistica che sembra arrivare direttamente da qualche scuola creativa.
    La sezione blog è intitolata News e aprendola ci si trova di fronte a una pagina che ha tutte le caratteristiche che ci si aspetta di trovare: abstract introduttivi degli articoli, sezioni Tag e Categoria a scomparsa, un motore di ricerca interno. A livello di singolo articolo la lunghezza è anch’essa canonica, rispetta lo standard della paginetta veloce da leggere, con qualche grassetto strategico in ottica Seo e di leggibilità ma pochi o nessun link interno.
    Lato argomenti, oltre al settore “game” già citato, si passa dalla presentazione di iniziative di Grifo, agli approfondimenti su nuove professioni digitali, articoli su come cambia il mondo del lavoro, analisi dell’apporto della realtà virtuale al settore e-learning.

    TELESKILL

    Ormai è chiaro, superato abbondantemente il primo decennio del nuovo millennio, che un blog ha sue caratteristiche, che i testi ospitati in questo tipo di spazio virtuale devono rispettare un preciso patto con il visitatore del sito. Rimanendo in questo format grafico-editoriale, un blog comunica moltissimo dell’immagine di un’azienda, dei suoi prodotti e dei destinatari a cui si rivolge. Anche solo dopo un’analisi superficiale è già possibile capire qualcosa di più di una realtà business, della sua filosofia, di precise scelte editoriali; quello che emerge leggendo il blog di Teleskill è la passione per il mondo dell’innovazione digitale e per le sue applicazioni, soprattutto in ambito aziendale.
    Videoconferenza professionale, webinar, riconoscimento biometrico, social learning, peer to peer learning, informal learning, Long Life Learning… questi e molti altri argomenti di stretta attualità sono i temi esplorati dagli articoli del blog, uno tra i pochi che offre concreti spunti di applicazione delle tecnologie proposte: dalla formazione aziendale al supporto dei dipartimenti HR, dall’apprendimento collaborativo al social learning. Il tutto con un taglio sempre leggibile, rapido e accattivante e con un occhio alle più recenti trasformazioni dell’e-learning.
    Gli articoli del blog contengono spesso molti link, ma non in un’ottica di link building, al contrario, al fine di restituite valore al testo diffuso sul web proprio in quanto ipertesto e quindi aperto alla navigazione e all’approfondimento. La parte conclusiva degli articoli, inoltre, è spesso dedicata ad elenchi puntati o a resoconti veloci dei punti salienti, altra strategia efficace e consigliata per la leggibilità dei testi di un blog.
    I lettori più attenti, o quelli che hanno il tempo di leggere anche i post meno recenti di questo blog, troveranno inoltre una caratteristica in più: l’utilizzo del blog come strumento di narrazione del percorso di un’azienda che in pochi anni è riuscita a farsi spazio in un contesto altamente competitivo.

  • Genius, la soluzione intelligente e digitale di Eni gas e luce per risparmiare sulla bolletta

    Genius, la soluzione intelligente e digitale di Eni gas e luce per risparmiare sulla bolletta

    La tecnologia oggi è in grado di sviluppare strumenti che possono aiutarci nella gestione della casa. Un esempio da questo punto di vista è Genius, la soluzione intelligente e digitale di Eni gas e luce che aiuta a diminuire i consumi di casa tua, grazie agli strumenti “Il Tuo Profilo Energetico”, “La Tua Offerta Ideale” e “Il Tuo Diario Energetico”.

    La tecnologia e il digitale oggi hanno invaso la nostra vita a 360°, un dato di fatto sotto gli occhi di tutti. Grazie a nuovi dispositivi che sfruttano il potenziale tecnologico oggi in circolazione, riusciamo a comunicare meglio e a gestire aspetti della nostra vita con grandi vantaggi. Un esempio è quello di utilizzare strumenti altamente tecnologici che ci permettono addirittura di poter risparmiare sulla nostra bolletta luce e gas di casa. Espedienti impossibili solo rispetto a qualche anno fa e che permettono all’utente di avere il pieno controllo di quello che consuma.

    E siccome siamo molto attenti a proporvi soluzioni altamente tecnologiche, oggi vogliamo parlavi di una in particolare che ci ha colpiti per la sua facilità di utilizzo e per la sua grande efficacia. Si tratta di Genius, la soluzione intelligente e digitale di Eni gas e luce, che permette di risparmiare sui consumi, personalizzando il consumo di energia per usarla meglio e usarne meno.

    La caratteristica di Genius è la presenza di tre strumenti che, analizzando i consumi domestici di gas e luce, permette di trovare l’opzione migliore per le esigenze di ogni utente.

    Il Tuo Profilo Energetico

    Sappiamo bene quanto sia importante usare bene l’energia per riuscire a contenere gli sprechi energetici. Con questo primo strumento è possibile verificare subito quanto consuma la casa e calcolare il proprio profilo energetico attraverso questi semplici passaggi:

    • scegliere quale tipologia di consumi si intende conoscere (acqua calda e cucina 2 minuti, elettrodomestici 4 minuti, riscaldamento e luce 5 minuti);
    • scoprire come migliorare: in base al risultato, Genius svela come ottimizzare i consumi e limitare la spesa energetica;
    • seguire i pratici ed utili consigli di per rendere più efficiente la propria casa.

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    La Tua Offerta Ideale

    Genius offre anche la possibilità selezionare la propria offerta ideale, rispondendo ad alcune domande per poter elaborare l’offerta più adeguata alle proprie esigenze. Basta infatti:

    • rispondere ai quesiti posti da Genius relativi all’utilizzo dell’energia domestica;
    • scoprire l’offerta più adatta alle proprie necessità, che Genius fornirà in base ai dati analizzati;
    • approfondire i vantaggi dell’offerta su misura proposta da Genius, che potrà essere subito attivata online.

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    Il Tuo Diario Energetico

    Grazie a questo strumento è possibile monitorare i consumi energetici e ridurre gli sprechi di energia attraverso suggerimenti mirati sullo stile di vita dell’utente. Tutti i clienti luce possono accedervi gratuitamente, ogni volta che lo desiderano. Non si dovrà fare altro che visitare la propria area personale My Eni. Ecco cosa offre:

    • monitoraggio costante dell’energia consumata a casa; analisi dei consumi energetici: monitora costantemente quanta energia consuma la propria casa;
    • confronto con case simili alla propria accedendo all’area personale My Eni;
    • consigli mirati sui consumi domestici.

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    Con Eni gas e luce c’è Genius, la generazione di strumenti digitali che ti consente di personalizzare l’energia di casa. Così puoi usarla meglio e usarne meno. Perché con Genius, l’energia è tua.

    Insomma, se siete alla ricerca di uno strumento e di una soluzione per eliminare gli sprechi energetici, allora Genius è quello che fa per voi.

    [In collaborazione con Eni gas e luce]

     

  • Ecco chi è Michela Guerra di SAS Italy, tra le donne più influenti nel Digitale in Italia

    Ecco chi è Michela Guerra di SAS Italy, tra le donne più influenti nel Digitale in Italia

    L’ultima indagine di Digitalic sulle 15 donne italiane che si sono meglio distinte nel digitale in Italia, nel 2017, ha avuto meritatamente grande attenzione. E, con questa intervista, oggi vogliamo farvi conoscere Michela Guerra, Regional Head Digital Marketing, Content & Communication di SAS Italy, che ha voluto sottolineare l’importanza del lavoro di squadra “senza il quale non si va da nessuna parte”.

    Una grande caratteristica della ricerca di Digitalic sulle 15 donne che meglio si distinguono nel digitale in Italia, è quella di individuare donne che di solito lavorano “dietro le quinte”, sono quelle figure che davvero fanno un gran lavoro ed è difficile emergere ed essere riconosciute come “influenti”. Il merito di Digitalic è quindi quello di proporci ogni anno donne che fanno tanto e che, meritatamente, vengono riconosciute e prese ad esempio.

    Noi oggi abbiamo la possibilità di conoscerne meglio una di queste 15 donne influenti nel digitale in Italia nel 2017. Si tratta di Michela Guerra, Regional Head Digital Marketing, Content & Communication di SAS Italy, una donna che ha il grande merito di essere riuscita a comunicare, sfruttando soprattutto i Social Media, temi non facili come i Big Data, l’Internet delle Cose, gli Analytics ed è riuscita a farli arrivare ad un pubblico più vasto. Il suo nome è collegato al SAS Forum, uno degli eventi più importanti nel mondo della tecnologia e del digitale in Italia. Ma Michela ha fatto e continua a fare tanto per riuscire a comunicare temi solitamente appartenenti al B2B sul web e sui Social Media. “E’ stata davvero una sorpresa inaspettata, non ne sapevo niente. Una cosa incredibile, molto bella”, le sue prima parole che ci ha detto.

    Allora scopriamo quale sia il segreto di Michela Guerra e di come sia riuscita ad arrivare a questo risultato.

    Michela Guerra donne influenti digitale 2017

    Intanto Michela complimenti per questo grande traguardo. E quindi cominciamo a conoscere davvero chi è Michela Guerra.

    Sono una donna di Marketing Communication, mi sono laureata in “Marketing Communication e Relazioni Pubbliche“, ho fatto dei Master. La mia anima personale e professionale è questa, amo comunicare, l’ho sempre fatto dietro le quinte, perchè così che sinceramente mi piace farlo. E ho avuto diverse esperienze nel mio percorso professionale, partito dalle agenzie, e questa, chiunque faccia il mio mestiere, sa che è una scuola importante, una scuola che mi ha visto fare cose inenarrabili durante tutto il periodo dell’Università, perchè lavoravo e studiavo, ed stato bellissimo in un periodo bellissimo in un momento in cui Milano era densissima dal punto di vista della comunicazione. Grande lavoro quindi in agenzia soprattutto nel settore del design con clienti legati al Salone del Mobile di Milano, un periodo bellissimo in cui effettivamente mi sono molto divertita. Dopo di che ho fatto un’esperienza anche nel pubblico, durante la quale ho avuto l’opportunità di seguire una startup, Sportello Stage, insieme ad un gruppo di giovani per portare in Italia la cultura dello stage che all’epoca ancora non c’era.

    A quel punto sentito proprio la necessità di vivere una realtà aziendale, volevo vivere una esperienza con una multinazionale ed è iniziata la mia storia con SAS che non è più terminata. Ti devo dire che oggi molti mi chiedono come faccia a stare lì da tanto tempo. Una domanda appropriata perchè questo è un settore molto dinamico ed è facile cambiare spesso. Io qui in SAS mi sento come nella “Leggenda del pianista sull’Oceano“, mi sento in un certo senso così, a parte che amo profondamente SAS e chi fa questo mestiere deve amare quello che comunica, altrimenti è difficile andare avanti. E’ un’azienda talmente veloce, dove tutti i trend tecnologici passano da qui, qui si fanno analytics che riguarda tutto il mondo dei Big Data, dell’Internet delle Cose, dell’Intelligenza Artificiale, tutti temi che oggi sono dei veri e propri trend. Questo per me è un luogo privilegiato, da questo punto di vista.

    E la cosa che cerco di spiegare ai miei amici che mi chiedono come mai io sia ancora lì, è che nel corso di questi anni non ho mai fatto la stessa cosa, e non ho mai avuto per lo stesso anno lo stesso team. E il team per me è di fondamentale importanza, oggi ho una squadra davvero eccezionale che va dal contenuto, alla comunicazione esterna, al digitale, al digital marketing, al social engagement veramente straordinario. Anche perchè, ed è un concetto in cui credo molto, da sola non fai niente. E a proposito di team, parlando del SAS Forum, evento importante per SAS Italy, quello è un esempio importante di sforzo collettivo, di lavoro in team, di contaminazione, di competenze. Lì c’è tutto il marketing che fa uno straordinario lavoro, di grande valore. Mi sento davvero privilegiata di far parte della famiglia SAS e di lavorare con persone che hanno una competenza pazzesca.

    Per tornare alla “Leggenda del pianista sull’Oceano“, non ho mai sentito l’esigenza di cambiare perchè mi è passato sotto gli occhi tutto il mondo, e continua a passarmi, sotto tutti i punti di vista: dalle persone che incontro, alle competenze e anche alla mia crescita professionale. Sto ancora imparando tante cose qui, perchè andarmene quando imparo.

    Michela, come si riesce a comunicare sui Social Media un’azienda come SAS, quali sono i tuoi segreti e quali sono state le tue intuizioni? Hai mai pensato di muoverti con una strategia?

    Si l’ho pensata una strategia e con il mio team la stiamo portando avanti. E qui torno con un altro mio aneddoto. Quando si è trattato di entrare ne mondo del lavoro, molti miei amici sono entrati in aziende con un brand molto forte, soprattutto in aziende appartenenti al mondo del B2C (Business to Customer). E io tutte le volte che mi trovavo con loro o con i miei familiari, ogni volta che mi chiedevano “e tu cosa fai?” rispondendo loro che lavoravo in SAS, mi dicevano “ma SAS chi? la compagnia aerea?”. Avevo il grande privilegio di lavorare all’interno di una grande azienda come è SAS, ma avevo anche la frustrazione, chiamiamola pure così, di non vedere riconosciuto tutto il lavoro che facevamo, non solo rispetto al grande pubblico, ma anche all’interno del mondo B2B (Business 2 Business), perchè comunque fare analytics dieci anni fa non era come farlo oggi. Se di intuizione di può parlare, era quello di rendere SAS, all’interno dei mercati di riferimento, in questo caso l’Italia, un brand più accessibile, più semplice, puntando tutto sul contenuto in modo da renderlo più comprensibile a tutti dandogli un grande valore. Devi sapere che all’interno di SAS esistono delle persone con una competenza scientifica-tecnologica davvero eccezionale, e quindi lo sforzo che facciamo col mio team è quello di tradurre quello che loro realizzano in un linguaggio molto semplice. Un po’ quello che fa chiunque faccia questo mestiere del resto, e noi lo facciamo tutti i giorni. Non è un’operazione facile, per la verità, il rischio, in un settore come il nostro, quello IT, è di rendere molto semplice il contenuto, se non addirittura banalizzarlo.

    E come si fa a non banalizzarlo? Come si fa a rendere un brand come SAS riconoscibile a tutti?

    Ci si riesce con la co-creazione, nel senso di mettere insieme le competenze del mio team, quindi comunicazione, social digital, insieme all’intuizione, a contenuti fortissimi, alla ricerca e sviluppo che vengono fatti all’interno di SAS. E’ stato questo il segreto, rendere davvero comprensibile quello che facciamo pur avendo la consapevolezza di parlare all’interno di un mondo che è quello del B2B.

    Un esempio in questo senso può essere il nostro recente evento, lo scorso 27 giugno (Data Driven Customer Journey) dove abbiamo chiesto a Riccardo Scandellari di venire a moderare. Avrei potuto scegliere un moderatore più blasonato, proprio tra i moderatori che esistono sulla piazza, ma abbiamo scelto Scandellari (Skande per tutti eh!) e non è stato facile far passare il suo nome come moderatore di quel tipo di evento, proprio perchè non è un moderatore “classico”, è un grande comunicatore sui social media e sul web. La sfida, che mi sento assolutamente di aver vinto, è stata quella di aver scelto di aprire un evento che poteva restare circoscritto e di aver scardinato un muro che ci ha aperto ad una quantità enorme di persone attraverso i Social Media. La domanda provocatoria che ti faccio allora è: è stato il miglior moderatore del mondo Skande? La risposta che ci possiamo dare tutti è certamente no. Ma grazie a Skande e grazie alla sua enorme capacità comunicativa siamo riusciti ad arrivare ad un numero enorme di persone. Siamo ancora lontani dall’essere riusciti a fare quello che ci prefiggiamo, cioè rendere i nostri contenuti accessibili a tutti con un grande valore, ma l’esempio che ti ho fatto è per noi di grande soddisfazione. Oggi non mi sento più dire di SAS “la compagnia aerea”, come accadeva dieci anni fa, ma mi sento dire “SAS Software?”. E questo per me è una grandissima soddisfazione. E un altro tassello in questa direzione sarà il mio intervento al prossimo “Mashable Social Media Day” dove appunto parlerò del modello di comunicazione B2B che abbiamo adottato in SAS. Anche questa è una grande soddisfazione perchè andiamo ad arricchire una letteratura B2B ancora molto esigua.

    In tutto questo, quanto ti ha aiutato il SAS Forum, che è poi l’evento tra i più importanti oggi in Italia in fatto di innovazione e tecnologia?

    Si è vero Franz, il SAS Forum è la leva che ci ha aiutato di più e qui non mi prendo assolutamente merito perchè, come ti dicevo prima, il lavoro che viene fatto su questo nostro grande evento è un eccezionale lavoro di team che coinvolge tutta SAS Italy e la mente che sta alla base di tutto è il nostro direttore marketing che è Emanuela Sferco. Il lavoro che faccio col mio team è “l’ultimo miglio”. SAS Forum è un grande evento con personalità che vengono a parlare di innovazioni, di tecnologie e di esperienze eccezionali, con imprenditori, manager che portano le loro storie e di come usano il software SAS all’interno delle loro organizzazioni. L’anima di questo evento è Emanuela Sferco. La fortuna che ho col mio team è quella di poter comunicare un evento di questa portata, di aver un contenuto di tale valore che siamo riusciti a veicolare coinvolgendo i blogger, un lavoro eccezionale di team e mi sento anche di ringraziare i colleghi di Marketing Arena, senza i quali non saremmo arrivati dove siamo arrivati. In un evento come questo mi sento di fare passare il grande lavoro di team che viene portato avanti, l’unione di tantissime competenze che arricchisce questo evento e che crea contenuto di valore da comunicare, facendo interessare tante persone.

    Ma allora Michela, qual è il tuo segreto? Come si fa ad emergere in Italia, nel 2017, tra le donne più influenti nel digitale?

    Guarda, come prima cosa ti rispondo le Relazioni, questo per me è un elemento fondamentale. Essere stata inserita in questa lista, e mi onora tantissimo, mi conferma che questo è una strada importante. Ma il lavoro fatto in questi anni sugli eventi, di comunicare con tante persone tutti i giorni, ecco che in tutto questo le Relazioni hanno portato il mio lavoro da “dietro le quinte” ad essere un lavoro di primo piano. Questo è quello che mi sento di dire. Un cambio di paradigma importante, grazie soprattutto ai social media. Nel senso che, senza comunicarlo ufficialmente, il lavoro fatto in questi anni insieme al mio team, è emerso. E’ questa la cosa straordinaria, senza che ci fosse un disegno per farla emergere. Questo è quello che ha colpito di più ne momento in cui il mio nome è comparso in quella lista. Ho poi la fortuna di lavorare in un’azienda molto aperta, la fortuna di avere un capo come Emanuela Sferco, dove l’attenzione alla persona, alla visibilità non è un problema.

    Prima mi chiedevi dell’Italia. Ecco, non credo che tutte le aziende italiane siano pronte ad un cambiamento di paradigma di questo tipo. Come sai, in un paese come il nostro le donne sono viste sempre a lavorare dietro le quinte, ma l’Italia non è pronta a questo cambiamento guardando anche al numero esiguo di donne manager. La mia fortuna è proprio quella di lavorare per SAS dove metà del management è al femminile. Ecco sarebbe bello che Digitalic potesse organizzare un momento di confronto proprio su questi temi.

    Lasciami dire che sono davvero onorata di essere stata inserita in quella lista con donne che davvero stanno facendo innovazione e davvero stanno cambiando il nostro modo di vivere. E questa lista è anche un bellissimo messaggio per i giovani.

    Ma Michela, qual è la prima cosa che hai fatto quando hai letto l’articolo di Digitalic?

    La prima cosa che ho fatto è stata di condividere questa soddisfazione con la mia famiglia, con mia figlia Lea di otto anni. E le ho spiegato tutto anche perchè mi faceva tante domande. La seconda è stata quella di correre da Valeria, la mia collaboratrice e chiederle cosa fosse successo (ride).

    Di recente si parla molto del fatto che le donne non sono incluse tra le eccellenze italiane. Se tu dovessi dare un consiglio per riuscire ad emergere come hai fatto tu, cosa le diresti?

    Ecco questa è una domanda bellissima, su cui mi interrogo tutti i giorni. Avere una figlia di otto anni oggi, oltre ad essere una grande gioia, è anche una preoccupazione, per il periodo storico che stiamo vivendo. Evidentemente c’è un retaggio culturale sulle donne in Italia, nonostante i grandi passi avanti fatti in questi anni, da punto di vista sociale e lavorativo. Ci tengo a dire però che sotto questo aspetto sono molto ottimista, mi basta guardare indietro di qualche anno per esserlo. A mia figlia direi di tenere alcune caratteristiche, che sono proprio femminili, come l’umiltà, che è diversa da quell’umiltà che ci veniva insegnata dagli anni ’70, nel senso di “non disturbare”. Direi a mia figlia di mantenere l’umiltà del cuore e che da sola non si va da nessuna parte, scrollandosi di dosso quel “non disturbare” e di vivere la sua vita, conoscendo il mondo.

  • Da Agcom la web app per verificare la copertura della Banda Larga

    Da Agcom la web app per verificare la copertura della Banda Larga

    Agcom, Autorità Garante delle Comunicazioni, ha lanciato oggi una web app che permette di visualizzare la copertura della banda larga e ultralarga in Italia. Un modo utile per gli utenti per verificare quali servizi e tecnologie sono presenti nella zona in cui si risiede.

    Agcom, Autorità Garante delle Comunicazioni, ha lanciato oggi una web app che permette di visualizzare la copertura della banda larga e ultralarga in Italia. L’app, raggiungibile a questo indirizzo maps.agcom.it/agcomapps/BBmap, e ottimizzata per smartphone e tablet, sembra una sorta di Google Maps della Banda Larga in Italia. E infatti lo scopo di questo strumento è quello di offrire agli utenti la possibilità di visualizzare statistiche a livello regionale o comunale in tempo reale, verificando quali servizi e tecnologie sono disponibili nonché il relativo bacino di utenza.

    L’app, grazie alla sua interattività, oltre a prevedere nuove funzionalità di download dei dati, permette agli utenti di contribuire al miglioramento del sistema segnalando eventuali errori o imprecisioni che, dopo una verifica da parte di Agcom, saranno corretti e riportati on line. La BBmap è un ulteriore sviluppo della broadbandmap, il primo sistema di mappatura nazionale delle Reti di accesso ad Internet da poco lanciato dall’Autorità al fine di fornire in modo semplice e intuitivo informazioni dettagliate sulle reti accesso ad Internet disponibili sull’intero territorio nazionale.

    BBmap agcom web app banda larga

    Uno strumento che siamo sicuri si rivelerà utile in un contesto, quello della Banda Larga in Italia, che presenta aspetti contrastanti. Proprio Agcom, in occasione della relazione annuale, ha messo in evidenza che gli italiani sono al penultimo posto nella classifica europea per l’utilizzo di Internet, un dato che contrasta invece con il fatto che la popolazione web sia cresciuta in un anno del 3%, arrivando ad essere online il 60% sul totale. E quindi ciò significa che 4 italiani su 10 non hanno mai usato internet. Agcom ha rilevato che che gli italiani: usano meno internet per fare acquisti e accedere a servizi bancari, al di sotto della media europea; usano i social network, questo dato nella media europea; consumano contenuto digitale, come video e musica, al di sopra della media europea.

    Oltre a questo va sottolineato che, nonostante tutto, la copertura nazionale con reti a banda ultralarga fa un deciso balzo in avanti nel 2016, dal 41% delle unità abitative nel 2015 al 72%. La percentuale di popolazione abbonata a reti a banda ultralarga passa dal 5% nel 2015 al 12% nel 2016, anche se l’Italia resta al 25esimo posto della classifica europea e ben al di sotto del valore medio di utilizzazione che nella media Ue è del 37 percento.

    Insomma, se questo strumento può servire anche ad un miglioramento della qualità della Banda Larga, consentendo sempre a più persone di potersene servire, allora sarà davvero molto utile.

    Intanto provatelo e fateci sapere cosa ne pensate.

  • LMS e videoconferenza. Ecco quali software scegliere e perché

    LMS e videoconferenza. Ecco quali software scegliere e perché

    L’esigenza di una formazione continua per i professionisti e il boom dei Master hanno spinto la diffusione delle piattaforme online per i corsi; le tecnologie mobili e virtuali oggi permettono a chiunque di apprendere ovunque e in qualsiasi momento. Per queste ragioni i software LMS subiscono costanti evoluzioni in fatto di semplicità di utilizzo e multifunzionalità e le possibilità di scelta diventano molteplici. La videoconferenza inoltre è sempre più spesso integrata in queste piattaforme al fine di migliorare l’apprendimento dei discenti.

    Tra le diverse piattaforme disponibili oggi, vi proponiamo 4 piattaforme proprietarie.

    DOCEBO

    Docebo è tra le soluzioni più complete per l’e-learning, una piattaforma nata per la progettazione di corsi formali e percorsi di docenza più informale. Ai corsi online “classici”, infatti, Docebo affianca una suite di servizi che vanno dalla possibilità di comunicare direttamente con il coach aziendale, alla condivisione in community online di risultati e aggiornamenti, in un contesto di formazione continua a 360° che ubbidisce al motto “Learn, Coach & Share”.
    La semplicità è uno dei punti forti di questo LMS, dimostrata dai molti strumenti a disposizione per assistere sia chi eroga o progetta sia l’utente a cui viene somministrato il corso: Docebo mette a disposizione guide, whitepaper e business case, organizza periodici webinar per spiegare come usare la piattaforma e per dare consigli su quali caratteristiche deve avere il corso, offre canali di helpdesk tecnico e formativo di primo livello.
    La doppia natura dei corsi online “didattici” e business è invece garantita dalla scalabilità, che permette di adattare corsi a classi di ogni dimensione. A questo proposito va aggiunto che Docebo non dimentica il singolo, il quale deve poter accedere al corso (o modificarlo) in qualsiasi luogo e momento: la piattaforma è, infatti, configurata per le tecnologie mobili Android e Apple; un cloud dedicato assicura il corretto funzionamento dell’aspetto “mobile” della piattaforma, oltre ad accelerare le pratiche di installazione.
    Integra i principali software di videoconferenza, come ad esempio Adobe Connect, BigBluButton, Webex, Skymeeting e Teleskill Live. L’integrazione consiste nella creazione della sala di videoconferenza e nell’iscrizione degli utenti già iscritti alla piattaforma LMS.

    TALENT LMS

    Proprio il biglietto da visita di Talent, la sua homepage, sembra indicare l’utenza specifica a cui è indirizzato, vale a dire le aziende: si parla, infatti, di un LMS cloud per “dipendenti, partner e clienti”.
    Il messaggio della professionalità dei corsi è veicolato da Talent con gli strumenti dell’empatia. Da una parte si parla di grafica friendly dei corsi, di “mal di testa” destinati a sparire, di customizzazione quasi totale e di un utilizzo mobile pronto nell’immediato, mentre dall’altra si leggono di importanti case che hanno utilizzato o utilizzano Talent per la formazione interna, i tipi di servizio sono suddivisi in base al prezzo (c’è una versione “Start” gratuita) e le soluzioni sono presentate in base alla tipologia merceologica dell’azienda.
    Velocità e semplicità, dunque, ma l’aspetto peculiare di Talent sembra l’attenzione per il corso nel suo complesso. Talent menziona, infatti, volentieri i propri “percorsi” di apprendimento, superando la metafora della lezione frontale, mette a disposizione strumenti per la valutazione in itinere dell’allievo e soprattutto tool per costruire survey, dati fondamentali per le aziende.
    Integra solamente due software di videoconferenza, ovvero GotoMeeting e BigBluButton. Anche in questo caso l’integrazione consiste nella creazione della sala di videoconferenza e nell’iscrizione degli utenti già iscritti alla piattaforma LMS.
    Pur con modi giocosi e amichevoli Talent è una piattaforma che fa della formazione interna aziendale il suo core business.

    LMS videoconferenza

    BLACKBOARD

    Una lavagna, questa è la metafora che sta dietro al LMS Blackboard, un concetto che riassume semplicità ed essenzialità ma anche austerità. A differenza della giocosità e immediatezza di Talent, infatti, il sito che ci presenta Blackboard è molto freddo il che potrebbe costituire un ostacolo nella scelta: se è vero che trasmette autorevolezza, è altresì dimostrabile che in ambito web la poca empatia non paga e che il design di presentazione di Blackboard tende a nascondere le call to action e i download link.
    È proprio sugli aspetti più “ufficiali” che Blackboard punta maggiormente. L’obiettivo è quello di fornire una formazione di livello superiore e una parte consistente dei programmi ha come campo di applicazione il governo. Approfondendo, nella sezione Government si trovano tutti i casi in cui Blackboard è stato efficacemente scelto in contesti politici e militari (soprattutto USA), il che suggerirebbe un’attenzione particolare alla sicurezza dei dati in rete e una predisposizione del software a procedure formative organizzate e collaudate.
    Tuttavia Blackboard dispone anche di un set di applicativi per la parte Business suddivisi in Association, Small Business e Corporate dove è possibile usufruire del servizio di Web conferencing, anche Mobile.
    Non si parla di webinar e questo è un limite, seppur dichiarato: Blackboard è il software pensato per erogare lezioni frontali, arricchite di tutte le possibilità dell’online. Integra il proprio sistema Blackboard Collaborate, sistema per fare webconference e riunioni telematiche.

    TELESKILL LMS – Web Academy

    La piattaforma Teleskill Web Academy, rappresenta una vera e propria Accademia di formazione, totalmente in Cloud. Al suo interno offre differenti Plug-in, come ad esempio le comunità di apprendimento virtuali integrate, che consentono l’apprendimento collaborativo ad aree verticali di utenti (classi, brand o BU aziendali), Webroom, Wiki Experience, Gamification, Gare per acquisizione badge, motore di ricerca documentale, che consente di ricercare parole o combinazioni di parole all’interno di un documento, dashboard delle attività che consente all’utente di avere un comodo pannello di controllo e altri. Integra il proprio software proprietario di videoconferenza Teleskill live, che permette, oltre alla creazione della stanza di videoconferenza e all’iscrizione degli utenti già iscritti alla piattaforma LMS, anche il tracciamento della presenza in videoconferenza (aula virtuale) e il tracciamento delle risposte ai questionari sottoposti in diretta, calcolando già le percentuali di risposte che consentono di superare l’obiettivo della propedeuticità in un determinato percorso formativo predisposto in piattaforma. Un’integrazione pensata per gestire un percorso formativo e-learning di tipo sia asincrono che sincrono. Previsto un canale dedicato di assistenza per ogni Cliente di assistenza e di consulenza continuativa e dedicata, anche di primo livello, attivabile in ogni momento e con tempi di risposta rapidi, sia per la piattaforma sia per videoconferenza. È possibile prevedere una personalizzazione funzionale della piattaforma in base alle reali esigenze espresse in fase di start-up progettuale.

  • L’Innovazione si fa anche sulla carta, l’esempio di Itasascom

    L’Innovazione si fa anche sulla carta, l’esempio di Itasascom

    In uno scenario dell’informazione e della divulgazione in cui la carta vede ridursi sempre di più il suo spazio, ha senso per un’azienda avviare una rivista B2B proprio sulla carta? Potrà sorprendere, ma la risposta è sì. I motivi sono tanti, ma l’approccio “ibrido”, quindi carta insieme al digitale, al momento è quello vincente. Un esempio è Itasascom.

    Lo scenario che stiamo vivendo in questo periodo, dal punto di vista dell’informazione e della divulgazione, vede la Carta diventare sempre più piccola. Il suo destino sembra ormai segnato, i giornali di carta si leggono sempre meno e i siti e i blog di informazione online sono sempre più letti e seguiti. La domanda che spesso ci si pone, tra gli addetti ai lavori ma anche tra semplici utenti, ma ha ancora senso investire sulla Carta? O ancora più precisamente, ha ancora senso per un’azienda avviare una rivista B2B proprio sulla carta? La risposta potrebbe sorprendere, ma è sì.

    Pensate che sono ormai anni che si parla dell’estinzione della carta. Nel 2010 pubblicammo la ricerca di Ross Dawson, Newspaper Extinction Timeline, (La Fine della Carta stampata) che aveva, sulla base dei suoi studi, previsto delle date precise in cui la carta, nello specifico i giornali di carta, sarebbe scomparsa. Negli Usa dovrebbe scomparire quest’anno, mentre per l’Italia c’è ancora tempo fino al 2027. Vedremo se queste date saranno effettivamente rispettate.

    Nonostante la continua evoluzione dell’informazione in senso digitale e la crescita inesorabile dell’audience online sui siti e blog di informazione, la carta gioca ancora un suo ruolo, comunque la si pensi. Si potrebbe parlare quindi di un “approccio ibrido”, un approccio che metta insieme il digitale, dimensione ormai obbligatoria per tutte le aziende, anche per fare informazione; e la carta, uno strumento che via via ha perso la dimensione della “notizia” (quella ormai corre veloce online) assumendo la dimensione dell’approfondimento.

    itasascom 2017

    Questo modello è quello che secondo noi ha adottato SAS Italy per Itasascom, house organ periodico dell’azienda, che rappresenta proprio il momento con cui fare approfondimenti, coinvolgendo personalità del digitale, manager interni, allo scopo di offrire un’analisi dei fenomeni che caratterizzano la digital trasnformation e l’Innovazione, quindi: Internet delle Cose, Big Data, Analisi dei Dati, Social Media.

    Un esempio di come un’azienda può affrontare temi che solo apparentemente sembrano fuori luogo sulla carta, riuscendo ad abbracciare tutta quella parte di utenti che resta ancora affezionata al giornale di carta. E’ un modo di tenersi aggiornato validissimo. La rivista viene anche distribuita in versione digitale che potete scaricare gratuitamente da questo link e leggere l’ultimo numero.

    E’ un esempio che ci piaceva segnalarvi, sapendo bene che tra di voi ci sono ancora molti affezionati della Carta.

    Allora, che ne pensate?

     

  • Videoconferenza: ecco i 5 migliori software sul mercato

    Videoconferenza: ecco i 5 migliori software sul mercato

    La videoconferenza è utilizzata per attività formative o aziendali. Le offerte sul mercato sono molte e si caratterizzano per finalità di utilizzo. Ecco i 5 migliori software sul mercato.

    La videoconferenza, o teleconferenza come può anche essere chiamata, è un tipo di attività che permette riunioni tra più partecipanti “a distanza” e quindi con la praticità di evitare spostamenti e costi legati a viaggi e trasferte. In un’epoca di digitalizzazione crescente anche la videoconferenza si va sempre di più diffondendo tra Enti, Università, aziende che la utilizzano con fini diversi. Il mercato offre un’ampia scelta, ma i dispositivi, le app, i sistemi operativi subiscono modifiche e aggiornamenti quasi quotidiani e trovare la soluzione software per videoconferenze che faccia al nandrolone decanoate nostro caso, in questo contesto, è sempre più difficile: alle esigenze di facilità di installazione e d’uso, costi contenuti, integrabilità, oggi si richiedono anche quelle di sapersi adattare velocemente ai differenti contesti operativi.
    Sempre di più, infine, si richiede una unica soluzione in grado di supportare conferenze a distanza, webinar o classi virtuali. In questo scenario, al fine di orientare meglio le proprie scelte, può essere utile una rapida guida ai 5 software più popolari in ambito di videoconferenza.

    5 principali servizi di videoconferenza

    Skype di Microsoft

    In ambito business Skype, che era già molto noto tra gli utenti privati, si è rafforzato grazie alla sua partnership con Microsoft, trovandosi preinstallato su tutti i dispositivi, anche mobili, dell’azienda. Da semplice applicativo per videochiamate ora Skype (ex Microsoft Lync) ha allargato le sue mansioni alle conferenze virtuali con molti partecipanti, confermandosi scelta di default in molte aziende. Si registrano a tutt’oggi un paio di mancanze: l’integrazione con Linux e, per la versione con kamagra online massimo 25 partecipanti, l’applicazione della lavagna virtuale, che lo esclude dai contesti didattici.

    Google Hangouts

    Google Hangouts nasce come chat uno a uno ed eredita molte delle novità introdotte in Google Plus. Nel tempo ha abbandonato le sue prerogative ludiche e “social” diventando un’opzione per video conference in ambito business: anzi, secondo alcuni è l’applicazione migliore per qualità audio e video. Si entra nell’universo Google il che è sicuramente un vantaggio per l’integrazione dei software (plugin su Chrome, contatto diretto con la casella di posta Gmail…) ma fa storcere il naso a chi si preoccupa di dove finiscono i dati in rete. La versione gratuita ha un tetto massimo di 10 partecipanti a videochat e anche questo è uno dei limiti caratteristici di Google.

    Citrix GotoMeeting

    Marchio noto nell’ambiente degli applicativi business, Citrix è “sbarcata” nel mercato delle videoconferenze con GotoMeeting. Conosciuta soprattutto per i sistemi di virtualizzazione, Citrix integra i programmi e le piattaforme che mette in commercio con VPN di sua proprietà. Un ecosistema software che garantisce sulle performance e la sicurezza di GotoMeeting. Dal lato usabilità, però, GotoMeeting denota una grossa falla: manca un sistema per l’upload di file .ppt, .doc/.docx e .pdf. In pratica i formati più utilizzati in ambito office.

    Adobe Connect

    Adobe è un altro grande nome tra i produttori di software – qui siamo in ambito grafico – che ha provato a immettere nel mercato una propria soluzione per le videoconferenze. Adobe Connect è la soluzione per webinar e conferenze fino a 80 mila utenti (in modalità webcast) che, dal punto di vista software, si dimostra molto solida e di alta qualità. È molto usato in ambito accademico. Come spesso accade per le grandi aziende, però, Adobe si trova in una posizione di rivalità con Microsoft e questo ha una conseguenza negativa visibile su Connect: non si possono caricare file con estensione .doc/.docx e non è integrato con i Windows Phone.

    Teleskill Videoconferenza Live

    Teleskill Videoconferenza Live è una soluzione di videoconferenza tra le più versatili del settore ed è infatti usata in tutti gli ambiti: accademico, aziendale e per le recenti modalità lavorative di smart working. È il software ideale per realizzare classi virtuali, webinar e live meeting oltre che videoconferenze professionali e può collegare centiniaia di partecipanti tramite pc, tablet o smartphone. Si integra con le piattaforme e-learning più diffuse come Moodle o Docebo e con i Content Management System più utilizzati come WordPress e Joomla; questa particolarità allarga l’utenza base anche a professionisti singoli o piccole realtà aziendali e lo rende adatto per i corsi online. Uno dei vantaggi che Teleskill offre agli utenti è la possibilità di salvare lezioni o conferenze, fruibili così in un momento successivo. Un altro punto di forza di questo programma è la sua obiettiva leggerezza: nessun software da installare, nessun requisito fisico o hardware richiesto, compatibilità totale. Teleskill Videoconferenza Live è un software brevettato con le caratteristiche utili a erogare formazione accreditata e supporta un software di riconoscimento biometrico e di firma digitali, caratteristiche utili a garantire l’univocità della persona presente in videoconferenza.

  • SAS Forum Milan 2017, la digital transformation è ora

    SAS Forum Milan 2017, la digital transformation è ora

    La dodicesima edizione del SAS Forum Milan è stata all’insegna del futuro che ha come tema un fenomeno principale, la Digital Transformation. Un fenomeno, meglio, una rivoluzione non più rinviabile. All’evento era presente anche Neil Harbisson, l’uomo dotato di una Cyborg Antenna con cui riesce a “sentire” i colori.

    Il SAS Forum Milan si conferma uno degli eventi dedicati all’innovazione e alla tecnologia tra i più interessanti in Italia, e la dodicesima edizione ne è stata una nuova conferma. Più di 2.000 manager, imprenditori, esperti di settore si sono dati appuntamento per discutere, confrontarsi e apprendere i nuovi trend su quelli che sono i fenomeni che stanno alla base della rivoluzione digitale in atto. E quindi Internet delle Cose, Intelligenza Artificiale, Machine Learning, tutti fenomeni legati da un comune denominatore, ossia la conoscenza del dato e la sua analisi.

    sas forum milan italy marco icardi franzrusso.it 2017

    Marco Icardi, Regional VP e CEO di SAS Italy, ha tenuto a rimarcare il concetto che “oggi la digital transformation non è più una scelta opzionabile” ma è una necessità per le aziende che vogliono guardare al futuro ed essere competitive. Viviamo in un’era in cui la connettività tra le persone è ormai un dato di fatto, ma lo stesso sta avvenendo per quel che riguarda le cose: da qui il fenomeno dell’IoT, Internet Of Things. Un fenomeno che sta coinvolgendo ormai anche le aziende che sempre di più introducono “oggetti connessi” all’interno dei proprio processi produttivi, per raggiungere una maggiore efficienza produttiva, per una migliore manutenzione delle macchine, ma anche per migliorare i servizi. “Dove ci sono dati lì ci sono analytics, proprio perchè ogni ogni cosa è collegata“, Icardi tiene a sottolineare il fatto che oggi gli oggetti connessi sono elementi migliorativi proprio perchè producono dati che devono necessariamente essere analizzati per comprendere meglio i processi, altrimenti resterebbero solo dati “freddi” che si sommerebbero ad altri, senza alcuna informazione qualitativa.

    sas forum milan italy marco icardi franzrusso.it 2017

    Siamo di fronte ad un cambiamento epocale e l’Intelligenza Artificiale è la nuova frontiera” ha detto Icardi dal palco del SAS Forum Milan. Un’affermazione che trova conferma in una previsione di mercato che rileva che dal 2020 il 100% IoT sarà basato proprio sull’Intelligenza Artificiale. Un richiamo a questo lo ha fatto anche, lungo tutto il suo intervento, Oliver Schabenberger, EVP e CTO di SAS, che, arrivato sul palo sul suo segway, ha detto che “il Machine Learning sarà sempre di più una parte importante dell’Intelligenza Artificiale”.

    Il palco del SAS Forum Milan si è anche trasformato in una pedana da scherma con l’esibizione della campionessa Margherita Granbassi con una nuova promessa del fioretto italiano, Carlotta Ferrari di soli 13 anni. E di sicuro, visto il suo talento, ne sentiremo parlare in futuro.

    Ad affascinare il pubblico in sala è stato certamente Neil Harbisson, il primo uomo al mondo con una Cyborg Antenna che gli permette di “sentire i colori”. Harbisson, inglese naturalizzato spagnolo, dall’età di 21 anni è affetto da acromatopsia, malattia che gli impedisce di riconoscere i colori. Da quel momento la sua vita è cambiata, nel 2010 ha fondato la Cyborg Foundation per “aiutare gli umani a diventare cyborg”. L’eyeborg che gli è stato impiantato gli permette quindi di ascoltare i colori, infatti il dispositivo traduce i colori in suoni.

    sas forum milan italy neil harbisson franzrusso.it 2017

    Nel 2014 Harbisson ha tenuto un concerto a Barcellona tutto basato sul modo in cui lui riconosce i colori, insegnando ai coristi e ai musicisti il modo in cui lui ascolta i colori. Harbisson ha dimostrato come oggi la tecnologia abbia sempre più bisogno dell’uomo per essere sempre più efficiente. Ma questo è un tema che merita di essere approfondito.