Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Facebook rincorre TikTok e propone un nuovo design del feed

    Facebook rincorre TikTok e propone un nuovo design del feed

    Facebook abbandona il newsfeed e propone un nuovo design del feed: Home e Feeds. Rincorre TikTok, da una parte, e accentra l’attenzione su cosa vogliono gli utenti.

    Facebook è una piattaforma che ormai, raggiunta la maggiore età, deve decidere cosa fare: se abbandonarsi a sè stessa o se provare a stare ancora al passo, guardando a cosa fanno gli altri. L’abbiamo sintetizzata così, ma nei fatti la principale app di Meta, con l’annuncio di oggi, sta agendo proprio in questo modo, optando, ovviamente, per la seconda ipotesi. E quindi, guardando cosa fanno gli altri, quelli più bravi al momento, e provando a migliorare e aggiornare la propria piattaforma.

    Nulla da eccepire da questo punto di vista e, come ci racconta la breve storia dei social media, non si tratta nulla di nuovo. Tra l’altro, sempre guardando un po’ indietro nel tempo di queste piattaforme lanciate a mille (già guardare indietro sembra una contraddizione in un contesto come questo) era già successa una cosa simile, proprio in casa Meta (quando allora si chiamava Facebook) con Instagram che ad un certo punto per provare ad essere più competitiva fu “costretta” a guardare a Snapchat e provare a fare di meglio. A distanza di sei anni quella strategia è risultata vincente.

    Perdonate questo allungo e torniamo all’annuncio di oggi.

    Come cambia il feed di Facebook: Home e Feeds

    Oggi, 21 luglio 2022, Meta nella persona del suo CEO Mark Zuckerberg, sempre più uomo degli annunci ha fatto sapere che il feed di Facebook verrà rivisto e “splittato”, come si dice in gergo.

    In pratica, quello che è il feed principale verrà denominato “Home” che resterà il luogo dove scorrono i contenuti dei “creator”. Infatti, è qui che verranno mostrati i post provenienti da creator e sempre da qui sarà più facile accedere ai Reels, il servizio di video brevi di Facebook, e alle Stories.

    Quindi vedremo questa sezione principale con contenuti “suggeriti” provenienti, appunto, da creator dove la visualizzazione degli stessi sarà per lo più in verticale. Molti riscontreranno una grande similitudine con quanto avviene già su Instagram che da poco ha introdotto il feed in senso cronologico.

    L’altra sezione si chiama Feeds si tratta di una sezione, in senso cronologico, in cui gli utenti troveranno i contenuti condivisi da amici, parenti e gruppi. In pratica è una sezione che può essere “filtrata” tenendo conto di queste variabili.

    “L’app continuerà ad aprirsi con un feed personalizzato nella scheda Home, dove il nostro motore di scoperta consiglierà i contenuti che riteniamo più interessanti per voi“, ha dichiarato Mark Zuckerberg nel suo post. “Ma la scheda Feed vi darà la possibilità di personalizzare e controllare ulteriormente la vostra esperienza“.

    facebook home feed design

    Ora, di fronte a questo “rinnovamento” c’è da fare alcune veloci considerazioni che dimostrano quanto Facebook stia cambiando e come la strategia da adesso in poi muterà completamente.

    Perché Facebook cambia il feed e va verso TikTok

    Facebook rincorre TikTok seguendo quanto sostenuto da Zuckerberg nei mesi scorsi, ossia l’intenzione di investire sempre di più nei Reels nei prossimi anni. E questo ormai è sotto gli occhi di tutti. Così come è evidente la concorrenza serrata di TikTok verso Meta in generale. Facebook vuole provare ad agganciare l’attenzione dei giovani. E non è detto che ci riesca, essendo ormai Facebook percepito dai giovani come piattaforma “vecchia”.

    Altra considerazione da fare. Facebook procede con questa modifica per “dare maggiore controllo agli utenti“. Negli Usa si sta discutendo molto sul fatto che continuare a proporre una sola modalità di feed gestita da un algoritmo ponga al centro la privacy. Discorso un po’ lungo da fare adesso, ma Facebook è costretta ad uniformarsi. Ed ecco spiegata la separazione del feed.

    Inoltre, questo nuovo design è di enorme importanza per Facebook che imposta una nuova strategia.

    Se prima l’algoritmo gestiva i contenuti in base al tempo trascorso e poi, dal 2018, sulla base del coinvolgimento, alimentandolo, adesso viene messo al centro in maniera più concreta ciò che gli utenti desiderano.

    Questo permetterà a Facebook di provare ad incentivare l’advertising su questo parametro, avendo ormai cambiato la strategia che, tra l’altro, non si basa più sulle notizie. Notate che il nuovo feed non si chiama più “newsfeed”. E questo è molto indicativo.

    Facebook quindi prova a cambiare e cercare di far valere la sua esperienza da fratello maggiore rispetto alle piattaforme più giovani che stanno navigando in mezzo ad un coinvolgimento sempre più crescente. Vedremo se, come già successo in passato, saprà farsi valere o se sarà costretto a soccombere perché ormai “vecchio”.

  • Twitter, ecco come evitare le mention indesiderate

    Twitter, ecco come evitare le mention indesiderate

    Una delle funzionalità più attese di Twitter è finalmente attiva da qualche giorno. Ecco come evitare quindi le mention indesiderate.

    La funzionalità, tanto desiderata dagli utenti (tra le tante), era stata annunciata da Twitter a febbraio di quest’anno, ma ora a distanza di mesi diventa effettiva per tutti. Stiamo parlando della possibilità di evitare le mention indesiderate.

    Da qualche giorno, infatti, è possibile annullare una mention all’interno di un tweet in cui si è citati, quando si tratta di una mention poco gradita. Se non per altro, per il fatto che poi quella citazione all’interno di un tweet finisce per intasare la sezione delle notifiche relative a quel tweet. Fino a qualche giorno fa non era possibile, se non silenziare la conversazione o silenziare l’utente autore del tweet, peggio in extremis, bloccare l’utente autore. Azione quest’ultima in effetti esagerata.

    Allora, ecco che si accoglie con favore l’introduzione di questa funzionalità che viene definita “Unmentionig“, cioè la possibilità di “Abbandonare la conversazione“.

    twitter mention indesiderate

    Come funziona Abbandona la Conversazione su Twitter

    Mettiamo il caso che vi rendiate conto di essere stati citati, menzionati, in un tweet e che vi infastidisce l’essere stato citato e anche le relative notifiche che vi arrivano in seguito alle azioni, come commenti, like e retweet. Adesso, per evitare questo fastidio, si può cliccare i tre pallini in alto a destra che compaiono nel tweet e arrivare alla voce “Abbandona la conversazione”.

    Una volta fatto questo passaggio comparirà la sezione che vedete nell’immagine che abbiamo realizzato in basso. E cioè cosa accade se andate avanti.

    twitter mention indesiderate

    Quindi, viene annullato il tag all’interno del tweet. In questo caso @nomeutente comparirà nel tweet senza link, in questo modo non vedrete più alcuna notifica relativa al tweet in cui eravate citati. E quindi, ancora, nessuno anche rispondendo al tweet potrà citarvi. Il vostro tag è, appunto, annullato.

    A quel punto, prima di procedere, si presentano due opzioni:

    • Abbandona la conversazione, con tutto quello che abbiamo visto;
    • Come non detto resto, ci ripensate e tornate indietro.

    Per chi non fosse abituato con questa funzionalità, vale la pena di ricordare che si tratta più o meno di un’altra funzionalità che va sotto il nome “Rimuovi il tag”, quando volete annullare il tag all’interno di una immagine condivisa in un tweet per gli stessi motivi.

    Forse questa funzionalità viene vista come un modo per evitare critiche o altro. In effetti, è un modo invece per avere più controllo rispetto ad un tagging spesso indesiderato da cui è difficile liberarsi, se non procedendo come abbiamo descritto sopra.

  • Elon Musk e Twitter, adesso è battaglia legale

    Elon Musk e Twitter, adesso è battaglia legale

    Tra Elon Musk e Twitter adesso è davvero battaglia legale. Inizia oggi con la prima udienza e Twitter chiede un processo rapido: inizierà ad ottobre. In mezzo ci sono le banche e gli azionisti.

    Quello che si paventava alla fine è successo. Non che si tratti di una sorpresa, ma, vista la situazione, la speranza che tutto si potesse risolvere in un altro modo era davvero debole. E allora, eccola la battaglia legale tra Elon Musk e Twitter. E pensare che il patron della Tesla, solo qualche mese fa, aveva promesso il meglio per Twitter, liberando la piattaforma da spam bot, da fake news, facendola diventare una piazza dove ognuno potesse esprimersi liberamente. E invece adesso volano gli stracci.

    Come vi abbiamo raccontato in questi mesi, l’amore tra Elon Musk e Twitter non è mai esploso del tutto. Sin dall’inizio si registrava nella società di San Francisco una certa diffidenza, manifestata anche dai dipendenti della società che non hanno mai gradito l’arrivo di Elon Musk.

    Ora, con la vicenda del fenomeno spam bot che Elon Musk sostiene essere molto più rilevante di quello che invece Twitter sostiene, si è arrivati a parlare per mezzo degli avvocati. E adesso c’è il tira e molla sulla prima udienza e sull’inizio dell’apertura della causa legale avviata da Twitter, presso la Corte del Delaware, per fare in modo che Elon Musk dia seguito all’accordo sottoscritto ad aprile scorso. Ossia l’accordo che prevede l’acquisto di Twitter da parte di Elon Musk al prezzo di 44 miliardi di dollari, 54,2 dollari per azione.

    Elon Musk Twitter battaglia legale

    La situazione è complicata per Elon Musk, il quale non potrà uscire facilmente da questa situazione. Certamente non come crede lui, ossia sbattendo i piedi dicendo che Twitter non gli ha permesso di vedere come stanno veramente le cose. Certamente no. Anche se continua a dire di avere il diritto di farlo perché l’azienda non gli avrebbe fornito tutte le informazioni necessarie a fare chiarezza.

    In ballo gli attori sono diversi. Oltre a Elon Musk e Twitter ci sono le banche che hanno prestato i soldi, una parte, a Musk per comprare Twitter e ci sono anche gli azionisti che devono essere pagati a 54,2 dollari azioni. In pratica, si tratta di altre potenziali cause ai danni di Elon Musk, oltre a quella intentata da Twitter. Un bel quadro.

    Twitter vuole costringere Elon Musk a comprare l’azienda, così coma da accorsi; Musk, a sua volta, non ne vuole più sapere e si è stancato. Restano, come dicevamo, le banche.

    Elon Musk, per arrivare all’acquisizione, ha firmato due accordi con banche come Morgan Stanley, Bank of America e Barclays per un prestito totale di 25,5 miliardi di dollari. Ha poi messo a disposizione una parte significativa del suo patrimonio, sotto forma di azioni Tesla come garanzia, nel caso in cui non fosse in grado di rimborsare i prestiti. Il resto dell’operazione doveva essere finanziato in contanti, suddiviso tra lo stesso Musk e un consorzio di hedge fund e altri fondi che hanno accettato di aiutarlo ad acquistare l’azienda e, in caso di successo, sarebbero diventati comproprietari.

    Il perché le banche non si siano ancora mosse è perché il loro danaro viene messo a disposizione solo una volta che l’operazione di acquisizione si conclude. Certo, c’è un problema di reputazione in questa fase, da giorni le banche in questione non si pronunciano in attesa di nuovi sviluppi. Non è il caso quindi di rompere del tutto con uno degli uomini più ricchi al mondo.

    Elon Musk e Twitter, i possibili scenari

    Resta molto probabile che alla fine la Corte del Delaware arrivi ad imporre ai due litiganti un compromesso, costringendo Elon Musk a pagare una grande somma di denaro come risarcimento del mancato accordo, permettendo quindi a Elon Musk di liberarsi da quello che doveva essere un affare. Scenario questo che molti esperti danno come il più probabile.

    A questo punto le banche riceveranno una parte dei soldi per il loro disturbo e amici come prima con Elon Musk.

    Twitter, dal canto suo, vuole che l’accordo di concluda a tutti i costi. Perché sa bene che permettendo a Elon Musk di andarsene via questo comporterebbe un grande problema con gli azionisti che vedrebbero il loro ritorno ben al di sotto dei 54,2 dollari concordati con Musk (adesso è più meno 38 dollari per azione). E questi stessi azionisti potrebbero, a loro volta, fare causa alla società per i mancati guadagni in seguito al fallimento dell’accordo. Una situazione che Twitter vuole allontanare il più possibile.

    Intanto, Twitter, dopo la prima udienza preliminare del 19 luglio, cioè domani, vorrebbe che la causa venisse discussa a partire dal mese di settembre. Questo anche per rispettare i tempi che erano previsti dall’accordo. Mentre Elon Musk vuole allontanare questa ipotesi puntando ad allungare i tempi arrivando a febbraio del prossimo anno. Tempi che un’azienda come Twitter non può permettersi.

    Twitter ottiene l’inizio del processo a ottobre

    Alla fine Twitter ha ottenuto il processo più rapido. Inizierà il prossimo ottobre di quest’anno. Così è stato deciso oggi dal giudice Kathaleen McCormick della Corte del Delaware. E il titolo TWTR in borsa a Wall Street sta guadagnando il 4% oltre i 40 dollari per azione. Alla fine chiude con +2,8% a 39,49 dollari.

  • Anche Snapchat ha la sua versione web e desktop

    Anche Snapchat ha la sua versione web e desktop

    Snapchat lancia la sua versione web e desktop. Ma non per tutti, questo primo lancio è disponile per gli utenti abbonati a Snapchat Plus, la versione premium dell’app in fase di test in pochi paesi.

    In Italia Snapchat non ha mai del tutto convinto, anche se ad oggi poco meno del 10% degli utenti social media italiani sostiene di usarla. Eppure, conta 332 milioni di utenti giornalieri con una strategia che è sempre più oriente alla realtà aumentata.

    Ma perché parliamo di Snapchat? Perché la piattaforma di Evan Spiegel ha lanciato oggi la sua versione web, quindi utilizzabile anche da desktop. Si tratta, nel contesto, di qualcosa di straordinario, quasi impensabile solo qualche mese fa. Sarà quindi possibile accedere con il proprio account Snapchat, da desktop, e inviare messaggi privati o chiamare i propri contatti.

    Intanto, c’è da dire che la versione web e desktop di Snapchat non sarà disponibile per tutti. Questa prima fase di lancio è disponibile solo per gli utenti che sottoscrivono la versione premium, Snapchat Plus. Annunciata il mese scorso, Snapchat Plus è disponibile negli Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Gli utenti abbonati di questi paesi saranno i primi ad usare la versione web e desktop di Snapchat.

    Ma cosa c’entra una versione web e desktop per una app, come Snapchat, che ha il mobile come suo terreno nativo? Secondo quanto afferma Nathan Boyd, responsabile della messagistica di Snapchat, offrire una versione web ai suoi utenti ha senso perché spesso gli utenti Snapchat usano anche i computer. Questo è vero per chiunque, per la verità.

    snapchat web desktop

    Secondo Snapchat, sempre nella figura di Nathan Boyd, questa versione di Snapchat vuole permettere agli utenti di usare il proprio desktop anche per chattare e telefonare, usando sempre la propria app preferita.

    Snapchat, ad esempio negli Usa, ma come negli altri paesi in cui è molto usata, ha utenti molto giovani, una media molto vicina a quella degli utenti TikTok. E molti di questi usano l’app proprio per inviare messaggi e fare telefonate.

    Obiettivo di Snapchat è quindi quello di approdare sul web e sul desktop per contrastare non tanto Instagram, che ha già la sua versione desktop, ma mettersi in concorrenza con WhatsApp, l’app di Meta per la messagistica istantanea.

    100 milioni di utenti usano Snapchat per telefonare, in media per 30 minuti

    Infatti, sempre Nathan Boyd ha affermato che Boyd afferma che sono 100 milioni le persone che si chiamano su Snapchat ogni mese, trascorrendo in media più di 30 minuti al giorno, e che la chat è in genere l’ultima cosa che le persone fanno prima di chiudere l’applicazione.

    Ora, a livello di strategia aziendale, offrendo questa opportunità agli utenti abbonati alla versione premium, Snapchat vorrebbe puntare ad aumentare i suoi introiti che sono sempre più arroccati negli Usa. Tutta la crescita economica, seppure non fortissima, è allocata negli Usa e non in altri paesi dove l’app continua a crescere dal punto di vista degli utenti, come in India ad esempio.

    È quindi molto probabile che Snapchat proverà ad estendere il lancio della versione web e desktop anche in altri paesi proprio per cercare di provare ad aumentare gli introiti provandoli a renderli sempre più distaccati dall’advertising che, visti i numeri, produce relativamente poco.

  • Elon Musk e Twitter, i possibili scenari

    Elon Musk e Twitter, i possibili scenari

    Elon Musk ha manifestato l’intenzione di abbandonare l’accordo di acquisizione di Twitter a causa del fenomeno spam/bot. Una mossa che si tradurrà in una lunga battaglia legale dalla quale, comunque, Twitter ne uscirà con le ossa rotte.

    Sin dall’inizio (abbiamo già iniziato con questo incipit su questo tema, non se ne trovano altri visto il contesto), abbiamo sempre guardato con scetticismo all’accordo di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk. Anzi, lo scetticismo è cominciato con la scalata alle azioni della società, poi trasformatasi in una proposta di acquisizione ad un prezzo di 44 miliardi di dollari, un’offerta a 54,2 dollari per azione.

    Ecco, non siamo qui a dire “l’avevamo detto!“, no. Anzi. Continuiamo a raccontare questa saga, quasi “triste, solitaria e finale” (per citare un grande scrittore come Osvaldo Soriano) perché davvero triste e solitaria rischia di essere Twitter. La società che non seppe dire di no alla maxi offerta, a fine aprile di quest’anno, proposta dal miliardario e fondatore, tra l’altro, della Tesla, adesso, tra gli scenari possibili, rischia davvero grosso. Da qualsiasi punto si guardi questa vicenda.

    Ecco perché, di seguito proviamo a delineare, brevemente, quelli che sono gli scenari possibili dopo che Elon Musk, con una lettera al CdA di Twitter e alla SEC (l’equivalente della Consob italiana), ha comunicato l’intenzione di abbandonare la proposta di acquisizione di Twitter per 44 miliardi.

    Ma prima, breve recap dell’ultimo episodio che ha portato a questo triste epilogo, anche se la fine è ancora lontana. Elon Musk a maggio di quest’anno ha contestato, dopo diversi giorni, il report di Twitter che riportava la presenza di spam e bot sulla piattaforma come un fenomeno al di sotto del 5%. Il fondatore della Tesla è, e resta, convinto che il fenomeno spam/bot su Twitter sia almeno 4 volte tanto. E lo fece notare pubblicamente a Parag Agrawal, l’attuale CEO di Twitter, con tanto di emoji raffigurante la cacca. Già questo basterebbe a definire il profilo del miliardario in procinto di acquisire una società con una acquisizione che resterebbe tra la più alte mai viste nel panorama dei social media.

    Elon Musk e Twitter scenari

    A seguito di questo, Elon Musk ha chiesto di verificare la veridicità di quei dati e di voler esaminare direttamente, attraverso un team di tecnici esterni, se quei dati fossero reali o meno. Pena la validità dell’accordo.

    Ora, persino uno meno avvezzo alla materia economica sa bene che una verifica di tutto quello che riguarda la compravendita di beni e servizi di fa ben prima di procedere ad un accordo. Ben prima, non dopo. Infatti, come molti analisti hanno già notato, il buon miliardario non ha provveduto ad applicare quella che in gergo viene chiamata due diligence, ossia una operazione di verifica dei benefici e dei rischi che comporta una acquisizione come questa.

    Questo è uno dei punti che verrà esaminato in sede legale. Perché se Elon Musk fosse andato a fondo prima della proposta, avrebbe potuto avanzare i suoi dubbi e quindi decidere, legittimamente, di non procedere all’acquisizione. Non ci sarebbe stato nulla da eccepire, sotto il profilo legale.

    Ma Twitter, dopo la richiesta, ha provveduto a dare a Elon Musk e ai suoi esperti tutti i dati necessari accompagnati da una etichetta che recitava più o meno così: data la enorme massa di dati e data la privacy degli utenti che va sempre protetta, di più non possiamo fare, anche perché sarebbe impossibile quantificare con certezza il fenomeno.

    Alla fine dell’analisi operata dagli esperti di Elon Musk, gli stessi esperti sono arrivati alla stessa conclusione, e cioè che non è possibile riuscire ad avere un quadro più chiaro e definitivo di quello fornito da Twitter, ossia il dato inferiore al 5% relativo a spam/bot.

    Twitter giovedì ha ribadito il dato del 5% e ha anche aggiunto che ogni giorno viene eliminato qualcosa come 1 milione di account spam. A quando pare tutto questo non è bastato perché il giorno dopo Elon Musk ha fatto partire la sua missiva indirizzata a Twitter e alla SEC.

    Ora, gli scenari dicevamo.

    Tutti gli scenari sono comunque nefasti per Twitter.

    Elon Musk e Twitter, accordo in bilico su spam e bot

    Di fronte alla lettera, il CdA di Twitter ha emanato un breve comunicato, riportato poi su Twitter da Bret Taylor, il presidente, in cui c’è scritto:

    “Siamo impegnati a chiudere la transazione al prezzo e alle condizioni concordate con il signor Musk e intendiamo intraprendere un’azione legale per far rispettare l’accordo di fusione. Siamo fiduciosi di poter prevalere presso la Corte della Cancelleria del Delaware“.

    Un’azione legale contro Elon Musk che potrà avere, essenzialmente, due esiti.

    Il primo è che il giudice costringerà, sulla base delle leggi americane, Elon Musk a procedere all’acquisizione così come era stata concordata, ossia alla cifra di 44 miliardi di dollari. Quindi quella fatta a 54,2 dollari per azione. Una mazzata per Musk che intanto, con le sue “picconate”, ha trascinato il prezzo attuale a circa 37 dollari per azione. Prezzo che potrebbe continuare a scendere nei prossimi giorni anche al di sotto dei 30 dollari. Possibilità concreta già entro la prossima settimana a meno di colpi di scena.

    La seconda è che il giudice possa condannare Elon Musk a pagare un risarcimento danni per aver diffamato Twitter e aver detto il falso. Il falso sarebbe riferito al fenomeno spam/bot. Uno scenario che, tra le righe, evoca anche il CdA di Twitter perché, in qualche modo, restituirebbe un po’ di dignità alla società. Infatti Twitter da questa vicenda ha interesse a che le sue affermazioni sia riconosciute come vere e non avere questa “macchia” di aver diffuso dati diversi e sottostimati.

    Ecco, di fronte a questi due esiti, Twitter comunque ne uscirebbe male, molto male.

    La battaglia legale sarà lunga, ma la pazienza degli investitori non è infinita e i mercati, si sa, non aspettano.

    Twitter rischia di vedere il proprio valore crollare e con esso tutto quello di buono fatto in questi anni. Soprattutto in questi ultimi due-tre anni, quando un processo vero di innovazione stava per prendere piede.

    Per evitare tutto questo, sarebbe stato meglio non accettare la proposta di Elon Musk ad aprile. Questa non è la solita frase ex-post “è facile dirlo adesso“. No. Le condizioni per dire di no c’erano tutte. E ora è difficile uscire da questo pantano.

    Resta comunque il forte dubbio di quale fosse il reale obiettivo di Elon Musk acquisendo Twitter. Chiunque al posto suo, anche di fronte ad una situazione come questa, avrebbe fatto di tutto per migliorare le cose, non per peggiorarle, proprio per difendere i suoi interessi. Invece no. Il suo intento non era garantire la libertà di parola, come ha detto per settimane. Il suo intento non era, a questo punto, nemmeno quello di sedersi al tavolo dei grandi con un social media tutto suo. Neanche questo.

  • Elon Musk e Twitter, accordo in bilico su spam e bot

    Elon Musk e Twitter, accordo in bilico su spam e bot

    Il Washington Post, secondo alcune fonti, riporta che l’accordo di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk sarebbe ormai in pericolo. Il destino di Twitter è sempre più legato al fondatore della Tesla.

    Proprio ieri pomeriggio, ora italiana, quando negli Usa stavano aprendo i mercati, Twitter aveva ribadito che gli account spam/bot sulla piattaforma fossero “ben al di sotto del 5%“. Una dichiarazione che aveva provocato un balzo in avanti del titolo TWTR a Wall Street. Tutto faceva pensare che sarebbe stata una buona giornata. E invece…

    Invece a tarda sera, sempre ora italiana, è arrivata la soffiata del Washington Post, giornale di proprietà di Jeff Bezos, il quale citando alcune fonti vicine al team di Elon Musk, riportava che l’accordo di acquisizione di Twitter da parte del fondatore della Tesla è ormai in bilico. Sempre sulla questione degli account spam/bot.

    Come sapete, dopo aver dichiarato di voler andare a fondo sulla vicenda dei bot sulla piattaforma da 280 caratteri, Elon Musk si era preso del tempo per vederci chiaro. In qualità di acquirente, sulla base dell’accordo di acquisizione della società di San Francisco per 44 miliardi di dollari, aveva dato incarico ad un team ai dati che Twitter, poi, gli aveva fatto avere per fare le sue verifiche. Ricordiamoci che Elon Musk sostiene che gli account spam/bot su Twitter siano al di sopra del 20%. In pratica l’intendo del suo team era quello di dimostrare che gli spa/bot fossero di più, in modo tale da tirare sul prezzo dei 44 miliardi oppure far saltare direttamente il banco.

    elon musk twitter accordo bilico

    E cosa è successo ieri?

    Come dicevamo prima, il WP citando fonti vicine al team di Musk scrive che l’accordo sarebbe ormai in pericolo.

    Il team che ha valutato i dati mandati da Twitter ha preso atto di ciò che Twitter stessa ha sostenuto proprio di fronte alla richiesta dei dati. E cioè che gli stessi dati non possono essere verificati, il processo non potrebbe “avvenire in modo sicuro”.

    Questa conclusione ha quindi spento “l’entusiasmo” di Elon Musk e dei suoi creditori, ossia Larry Ellison, Andreessen Horowitz (società di venture capital), Binance (borsa di criptovalute), Fidelity e la società di investimento statale del Qatar. Le trattative e i colloqui sui finanziamenti si sono fermati, uno stop che potrebbe portare, come sostengono le fonti citate dal WP, “ad una drastica inversione” sull’accordo.

    Quello che si prospettava solo un mese fa, adesso sta diventando sempre più concreto. E cioè che lo scopo vero di Elon Musk è quello di far saltare il banco perché, nel frattempo, e grazie alle sue “picconate”, il titolo ha progressivamente perso valore in borsa provocando maggiore esborso per le tasche del miliardario.

    A complicare il tutto, Twitter deve fari conti anche con la situazione che si sta creando in questo limbo. La società ha licenziato il 30% del personale addetto al Recruiting. Una situazione complicata legata a quella del personale dell’intera azienda, preoccupato sin dall’arrivo di Elon Musk come azionista della propria situazione. E non sono stati pochi i manager che sono stati convinti dal CEO di Twitter, Parag Agrawal, tra cui Keyvon Beykpour e il leader dei prodotti Bruce Falck.

    Ma anche appellandosi al caso della presenza di spam/bot sulla piattaforma, non sarebbe così facile per Elon Musk abbandonare l’accordo e venire meno agli impegni presi.

    Certo, resta la penale da 1 miliardo di dollari che una parta deve all’altra in caso di rottura. Ma le possibilità che Elon Musk possa riuscire a fare saltare il banco per davvero sono davvero poche. Potrebbe venirne fuori una battaglia legale interminabile.

    Ecco perché i suoi avvocati sono al lavoro per cercare di trovare un appiglio su cui poggiarsi, una clausola adesso negativa per il miliardario, in modo da permettere a Musk di poter lasciare Twitter al suo destino.

    Già, perché come abbiamo sempre sostenuto, sin dall’inizio di questa vicenda, a perdere è sempre Twitter. Un eventuale uscita dall’accordo di acquisizione da parte di Elon Musk, sarebbe per Twitter un duro colpo. Ne uscirebbe con le ossa rotte, più debole e con meno valore. Adesso, la società è ben consapevole che il proprio destino è legato a quello di Elon Musk. Una triste verità.

  • CoTweet, Twitter inizia il test sul tweet collaborativo

    CoTweet, Twitter inizia il test sul tweet collaborativo

    Twitter avvia il test su una funzionalità che permetterà la possibilità a due utenti di collaborare sullo stesso tweet. Si chiama CoTweet, o Co-Tweet, e potrebbe essere interessante.

    In attesa che la vicenda della proprietà, che vede Elon Musk come futuro proprietario della piattaforma, Twitter è alla ricerca continua di modalità innovative e collaborative. Una di queste modalità viene alla ribalta in queste ore e si tratta della possibilità di poter collaborare su uno stesso tweet. La modalità per il momento pare chiamarsi CoTweet o Co-Tweet, ma al momento non ci sono conferme ufficiali sul naming. Quello che si sa, per certo, è che dopo l’anticipazione di utenti molto attenti come Alessandro Paluzzi e Matt Navarra, la società ha confermato l’avvio del test.

    Forse questa notizia relativa a questo test lascerà gli utenti affezionati di Twitter un po’ interdetti, ma anche questa funzionalità, se confermata, è frutto del processo di innovazione che la società aveva già intrapreso prima che arrivasse Elon Musk. Un processo di innovazione a lungo invocato e per tanto tempo atteso, che segue la direttrice rivolta ai creator e strizza l’occhio alla collaborazione.

    E quindi, dopo aver attuato già una funzionalità simile, il pensiero va ovviamente alla figura del co-host, ossia la possibilità che ha un host di poter gestire uno spazio su Twitter Spaces insieme ad altri due utenti al massimo, Twitter adesso sperimenta un concetto simile ma sul tweet, il contenuto principe della piattaforma, quello che resta ancora limitato ai 280 caratteri. E qui ci fermiamo perché su Note approfondiremo in avanti.

    twitter cotweet

    Come funziona CoTweet

    Come funzionerebbe CoTweet?

    Intanto il condizionale nella domanda è d’obbligo visto che la funzionalità, seppure in uso in queste ore, è comunque ancora tutta da sviluppare.

    La funzionalità ricorda molto quella già in uso su Instagram (conferma che qui alla fine non si inventa niente di nuovo).

    In pratica, l’utente che ha attiva la funzione, come ha mostrato nei suoi tweet Kelly Vaughn, può scrivere un tweet e poi, pigiando l’icona “cotweet” che si vede in basso all’editor, quello dove si trova la possibilità di aggiungere le immagini per intenderci, può invitare un utente qualsiasi a collaborare al contenuto.

    L’utente invitato vedrà all’interno del suo feed l’invito che mostra il contenuto su cui collaborare e la notifica “Accetta/Declina”. In DM, quindi come messaggio privato, l’utente visualizzerà un link al tweet con questo testo “Sei stato invitato a twittare insieme a un CoTweet!“.

    Come dicevamo, Kelly Vaughn ha sperimentato questa funzionalità e ha pubblicato anche alcuni screenshot, a conferma che Twitter ha avviato il test.

    Curiosità che conferma il fatto che tutto è ancora in fase sperimentale. L’incorporazione del tweet all’interno di questo articolo mostra solo l’utente principale e non l’altro utente “CoTweet”. Pare che questo piccolo bug compaia anche su iOS. Per visionare la modalità collaborativa come dovrebbe essere, cliccate sul link per vedere il tweet originale, in basso l’immagine di quello che si vede.

    cotweet esempio franzrusso.it

    Per come si presenta, CoTweet potrebbe essere una modalità molto interessante, specie in quei contesti in cui la collaborazione può avere molto senso. E pensiamo, ad esempio, alle aziende che potrebbero approfittarne per realizzare contenuti in collaborazione con influencer o in partnership con altre aziende. Ma di esempi se ne potrebbero fare altri, questo è quello che è venuto più facile da fare visto il contesto in cui solitamente operiamo.

    cotweet paluzzi

    Però, e c’è sempre un però, non è detto che poi questa funzionalità possa davvero diventare effettiva. Twitter, confermando il test, ha comunque specificato che solo alcuni utente la stanno usando per “un periodo di tempo limitato“. Un periodo nel quale provare a migliorarla oppure no.

    Per quello che vediamo, ci sembra interessante. E voi che ne pensate?

    fatecelo sapere tra i commenti, se volete, oppure sui nostri canali social.

  • Estate 2022, il Turismo riparte anche sul web

    Estate 2022, il Turismo riparte anche sul web

    L’Estate 2022 è quella del rilancio del Turismo. L’osservatorio “Tourism in The Net” di Registro.it ha rilevato che nei primi sei mesi di quest’anno sono 7.764 i nuovi siti ‘.it’ nel comparto turistico, quasi il doppio rispetto al totale dello scorso anno.

    Quella del 2022 è l’Estate del vero rilancio. Un rilancio che riguarda tutti i settori, in particolare il Turismo. Ricordiamoci sempre che il Turismo è uno dei grandi motori della ricchezza del nostro paese, i dati del 2019 ci dicono che tutto il comparto vale il 13% del PIL. Ripartire significa rilanciare quindi la nostra economia e questo rilancio passa anche dal web, come stiamo per vedere.

    L’osservatorio “Tourism in The Net” di Registro.it rileva che nei primi sei mesi del 2022 sono 7.764 i nuovi siti ‘.it’ nel comparto turistico, quasi il doppio rispetto al totale dello scorso anno.

    In percentuale, tra le categorie monitorate dall’Osservatorio, a crescere di più è la Ristorazione, che passa da 1.763 siti classificati nel 2021 ai 3.642 del primo semestre 2022, + 106% rispetto all’intero computo dell’anno scorso.

    Notevole incremento anche per la categoria Alloggio, che nel primo semestre dell’anno in corso comprende 3.230 nuovi .it classificati, segnando un incremento del 58%, e per quello Tour Operator e Trasporto, che con 319 nuovi siti web – sempre .it – vede un aumento del 25% rispetto al totale 2021.

    Estate 2022 Turismo web

    Ottima prestazione anche per il settore dell’Intrattenimento che, arrivando nei primi sei mesi del 2022 a 300 nuovi siti web classificati, vede un incremento del 72% rispetto al totale dell’anno precedente. Dati positivamente influenzati, probabilmente, dalla ripresa degli eventi e degli spettacoli dal vivo dopo il grande stop causato dalla pandemia.

    A un generale aumento dei siti classificati nel 2022, la rilevazione mette in luce anche un aumento delle cancellazioni all’interno del comparto, che toccano nel primo semestre del 2022 quota 5.516, contro un totale di 2.025 dell’anno scorso.

    Nel complesso, dall’analisi svolta si evince che i siti in .it afferenti al settore turistico sono notevolmente aumentati dall’inizio della rilevazione, iniziata nel 2017.

    Estate 2022 Turismo web slide franzrusso.it

    All’epoca, infatti, l’osservatorio contava un totale di 22.992 siti web .it appartenenti al comparto, mentre oggi il numero dei siti riguardanti il turismo è aumentato a 148.021, segnando una crescita complessiva del 543%.

    Questi i dati in percentuale delle categorie .it rilevate nei primi sei mesi del 2022:

    • Alloggio: 52.8%
    • Ristorazione 31%
    • Tour Operator e Trasporto: 7.6%
    • Intrattenimento: 4.4%
    • News e Blog: 4.3%

    Sono dati molto interessanti che sottolineano come il web sia un volano da prendere anche quando si parla di Turismo. Vedremo se questo trend durerà ancora.

  • NFT e Social Media, un rapporto da riconsiderare

    NFT e Social Media, un rapporto da riconsiderare

    Il mercato degli NFT è in crollo continuo. Adesso vale appena un terzo di quanto valeva lo scorso anno. Una conseguenza del crollo delle cripto valute. Un crollo che coinvolge anche i social media dove il rapporto con NFT va riconsiderato.

    La cronaca odierna ci dice, al momento, che l’interesse verso gli NFT (non-fungible-tokens) starebbe già svanendo. E questo on conseguenza del tonfo del mercato delle criptovalute di questi giorni. Una conseguenza calante comune a tutto ciò che riguarda le monete digitali e tutto ciò che adesso è collegato, come appunto gli NFT.

    Dopo un periodo luminosissimo, dove sembrava che tutto dovesse trasformarsi in oggetto digitale da scambiare sulle varie piattaforme appena nate, con l’ideale di creare un business solido, ecco che tutto questo si infrange con la realtà di oggi.

    Infatti, negli ultimi sei mesi il valore degli NFT è progressivamente crollato. Un esempio è dato dal fatto che e vendite di NFT per il mese di giugno 2022 sono state di poco superiori a 1 miliardo di dollari, rispetto al picco di 12,6 miliardi di dollari toccato all’inizio dell’anno.

    Calano le vendite e il mercato perde di valore. Se a novembre il valore era di circa 3 mila miliardi di dollari, oggi ne vale appena un terzo di quel valore.

    social media NFT

    Il crollo dei bitcoin e di tutte le altre criptovalute porterà ad un forte rallentamento degli NFT, con un calo di collezioni e del numero di oggetti vendibili.

    Tutto questo avrà comunque conseguenze anche per quanto riguarda i social media.

    E voi, giustamente vi chiedete, “ma perché?“.

    Semplice, perché quasi tutte le piattaforme, con Meta in testa, avevano iniziato a sfruttare il fenomeno, con l’obiettivo di fungere da terreno comune tra acquirente, venditore o mediatore per la vendita di NFT.

    I social media sono potenti mezzi di comunicazione e condivisione e, per loro natura, possono incontrare zone floride quando si presentano occasioni come queste. Vuoi per la comunicazione che si riesce a veicolare proprio sull’argomento NFT e vuoi anche per la capacità di far incontrare gli interessi degli utenti con chi realizza oggetti digitali come gli NFT.

    Come abbiamo raccontato qui sul nostro blog, alcune piattaforme social media come Twitter e Instagram hanno già iniziato ad avviare programmi orientati all’utilizzo e alla diffusione degli NFT sulle proprie piattaforme.

    Lo avevamo visto con Twitter, una delle prime a muoversi in questo senso, permettendo agli utenti di Twitter Blue (la versione premium di Twitter) di poter collegare un NFT all’interno della propria foto profilo.

    Recentemente Instagram ha avviato il suo progetto che prevede una serie di features, tra cui quella di mostrare opere digitali all’interno della foto profilo, con la finalità principale che è quella di permettere ai creator di realizzare opere direttamente sulla piattaforma.

    Ed quello che di prefigge anche Facebook, la piattaforma social regina di Meta, che proprio in questi ultimi giorni ha avviato un progetto identico a quello già avviato su Instagram. Solo che le notizie di questi giorni e il crollo delle criptovalute hanno un po’offuscato la notizia.

    Si tratta quindi di un progetto, come quello avviato su Instagram, al momento disponibile per pochi creator negli Usa e per il momento non si sa se e quando questo verrà esteso in altri paesi.

    Rendere possibile la compravendita di NFT sulle proprie piattaforme social media significa aprire nuove possibilità di business molto forti. Così come la possibilità di usare un NFT nella foto profilo sono usando una versione a pagamento, vedi Twitter, con la possibilità di attirare un nuovo pubblico disposto a pagare per mettere in mostra un NFT e avere poi ulteriori possibilità.

    Il problema è che, alla luce della cronaca di questi giorni, con il tonfo delle criptovalute e il tonfo del mercato degli NFT, tutto questo è da riconsiderare.

    Ma non solo Meta è saltata sul carro degli NFT. Lo ha fatto anche YouTube con NFT personalizzati distribuiti agli influencer, lo ha fatto Reddit che ha avviato un test per aggiungere opere NFT all’interno della foto profilo.

    Non significa certo la fine degli NFT, e nemmeno la fine delle criptovalute. Si tratta comunque di un forte ridimensionamento di quelli che sono i progetti lanciati con finalità specifiche, come abbiamo visto, che alla luce di ciò che sta avvenendo portano tutti ad una forte riconsiderazione.

  • Italiani e Social Media, il 47% li usa per informarsi

    Italiani e Social Media, il 47% li usa per informarsi

    Il 47% degli italiani si informa attraverso i Social Media. Lo rileva il Digital News Report 2022. Instagram è la piattaforma che cresce di più.

    Ripetere che i social media sono parte integrante della nostra vita nel 2022 suona quasi noioso. Ormai è un dato di fatto. Però, essendo i social media l’ultimo vero fenomeno rivoluzionario nella comunicazione che si ricordi, per aver ribaltato il paradigma della comunicazione negli ultimi 18 anni, è utile monitorare i vari aspetti della nostra vita in cui sono usati e impiegati.

    E quindi è utile capire come gli italiani usano i social media, ad esempio, per informarsi. Perché, se è vero come è vero che i social media stanno mutando e stanno diventando altro, basti pensare alle forme di intrattenimento o alle varie soluzioni pensare per i creator, è vero che restano strumenti attraverso i quali informarsi.

    Negli ultimi giorni è stato pubblicato uno dei report più interessanti sul tema informazione e stiamo parlando del Digital News Report 2022 di Reuter Institute, un enorme lavoro che mette in luce tutta una serie di voci utili per comprendere come ci si informa nel 2022.

    Ecco, per quel che ci riguarda, da questo enorme lavoro abbiamo estrapolato in linea di massima quelli che sono gli aspetti che ci interessano di più, e cioè quelli legati, appunto ai social media, tema che è ormai alla base di questo blog nato ormai 14 anni fa.

    Ebbene, partendo da un dato in generale, il 47% degli italiani usa i social media per informarsi. Va detto che questo dato è parte del 75% degli italiani che di informa online. Ergo, la gran parte si informa proprio attraverso i social media.

    italiani social media informazioni

    Prima di passare a vedere quali sono le piattaforme social media da cui gli italiani si informano, è utile sottolineare come il device più usato per cercare informazioni e news è lo smartphone. Il 69% degli italiani accede alle news dal proprio smartphone.

    italiani social media mobile informazioni

    E parlando di informazione online, va aggiunto che ben il 29% degli italiani ascolta podcast.

    Italiani e Social Media, le piattaforme da cui ci si informa nel 2022

    E ora passiamo a vedere da quali piattaforme social media gli italiani si informano nel 2022.

    Facebook resta la piattaforma più usata per informarsi, lo usa il 45% degli italiani in questo senso. Un dato in calo del 5% rispetto allo scorso anno e dell’11% se lo paragoniamo al 2020.

    Il 26% usa WhatsApp per informarsi. Un dato anche questo in calo del 4% rispetto allo scorso anno e in calo del 3% rispetto al 2020.

    Il 21% si informa attraverso YouTube, la piattaforma di condivisione video per eccellenza. Un dato in aumento dell’1% rispetto allo scorso anno e in calo del 3% rispetto al 2020.

    italiani social media informazioni

    Il 18% degli italiani accede alle informazioni su Instagram, dato in aumento del 3% rispetto al 2021 e in crescita dell’1% rispetto al 2020. Se ricordate, proprio nel 2020, anno della pandemia, Instagram aveva superato anche Twitter come strumento attraverso cui informarsi. Dato che poi si è confermato anche lo scorso anno e quest’anno.

    Dalle prime posizioni scompare Facebook Messenger e invece al suo posto troviamo Telegram. Gli italiani che si informano attraverso questa piattaforma di messaging sono il 9% in aumento del 2% rispetto allo scorso anno.

    E veniamo a Twitter, la piattaforma più usata dai giornalisti. In questo caso, solo l’8% degli italiani usa questa piattaforma per informarsi. Dato rimasto stabile rispetto allo scorso anno e in calo dell’1% rispetto al 2020.

    Come avrete certamente notato, la piattaforma social media che cresce di più da questo punto di vista è Instagram che fa registrare la crescita più alta e si conferma come strumento attraverso cui informare.

    Ecco, questo era il nostro piccolo approfondimento su un aspetto molto interessante che riguarda l’uso dei social media da parte degli italiani nel 2022.

    E voi da quale piattaforma social media siete soliti informarvi?

    Fatecelo sapere tra i commenti oppure sui nostri canali social.