Categoria: Social Media

In questa categoria trovate articoli che riportano dati e ricerche sul mondo dei Social Media. Dal numero di utenti connessi, al tempo trascorso su ciascun social network

  • Twitter, la piattaforma social media preferita dai giornalisti

    Twitter, la piattaforma social media preferita dai giornalisti

    Secondo una recente ricerca di Pew Research, Twitter resta ancora la piattaforma social media preferita dai giornalisti: per 7 su 10 è al primo posto.

    Un nuovo studio di Pew Research ci mostra come Twitter sia, ancora, la piattaforma social media preferita dai giornalisti. Non che sia una novità, ma è comunque interessante visto il contesto che vive oggi la piattaforma, alle prese con una transizione proprietaria che va verso Elon Musk. E chissà che lo stesso Elon Musk non ne sia contento.

    Lo studio svolto da Pew Research ha visto la partecipazione di 11.500 giornalisti negli Usa. Il 69% dei giornalisti, quindi quasi 7 su 10, ha messo la primo posto Twitter come piattaforma social media utile per il proprio lavoro. Segue poi Facebook, con il 52% e poi, molto più distaccata, Instagram con il 19%. Tra le piattaforme usate dai giornalisti ci sono anche LinkedIn (17%) e YouTube (14%).

    Come sempre abbiamo sostenuto qui sul nostro blog, con numeri e dati alla mano, nel corso di questi anni, Twitter si conferma essere la piattaforma dove condividere e reperire news, nonostante le sue dimensioni siano molto più piccole delle altre piattaforme social media che abbiamo citato. I giornalisti stessi poi riescono a costruire, su questa piattaforma, la propria autorevolezza e capacità di influenza che rende Twitter la piattaforma per eccellenza dei giornalisti.

    Infatti, Twitter mantiene questa caratteristica dove è possibile fare influenza sulle opinioni nonostante ci siano “solo” 290 milioni di utenti al giorno.

     

    twitter giornalisti

    Ovviamente parliamo dei giornalisti, ma possiamo provare ad allargare anche a tutti quegli account che nel corso degli anni hanno costruito tutta la loro reputazione condividendo, su Twitter, informazioni e notizie, sempre verificate e di qualità, riuscendo a creare una community attorno a questa attività che manifesta la capacità di influenzare su certi temi.

    Si tratta quindi di giornalisti, blogger, influencer che usano Twitter per informare sfruttando le caratteristiche tipiche della piattaforma, come la timeline in continuo aggiornamento che infonde una carattere sempre dinamico, davvero in tempo reale.

    twitter giornalisti 2022

    I dati della ricerca mostrano anche che Twitter risulta essere preferito anche dai giornalisti più giovani, con l’83% di quelli di età compresa tra i 18 e i 29 anni che lo indicano come la piattaforma social media più usata. Se guardiamo alle fasce più mature, il 45% dei giornalisti della fascia +65 anni indica Twitter come uno dei due principali social media per le attività lavorative.

    Anche Instagram risulta essere molto popolare popolare tra i giornalisti più giovani, quelli sotto i 50 anni, mentre LinkedIn e YouTube sono un po’ più popolari tra i giornalisti più anziani, ossia quelli di 50 anni e più).

    La ricerca poi rileva un aspetto interessante e che potrebbe poi generare opinioni molto divergenti. Ma val la pena riportarlo.

    In pratica, la ricerca ha evidenziato il fatto che i giornalisti che dichiarano di lavorare in una testata il cui pubblico è politicamente orientato più a destra, hanno molte più probabilità di quelli con un pubblico orientato più a sinistra di ritenere Facebook come una delle due principali piattaforme social media per il loro lavoro: 67% contro 45%. Invece, i giornalisti che dichiarano che la testata per cui lavorano ha un pubblico orientato più a sinistra, hanno il doppio delle probabilità di usare Instagram rispetto a quelli che dichiarano che la loro organizzazione ha un pubblico orientato più a destra: 24% contro 12%. Magari può essere uno spunto interessante di riflessione.

    twitter giornalisti età 2022

    Quello che era giusto riportare è che, nonostante tutto, Twitter resta ancora oggi una piattaforma attraverso cui informare e fare opinione. E che le sue caratteristiche, nonostante il numero di utenti giornalieri relativamente basso, se paragonate a piattaforme come Facebook o Instagram, sono riconosciute come valide per il proprio lavoro dai giornalisti, e da chi fa informazione, una delle categorie più presenti e attive sulla piattaforma.

    Una dato questo che conferma il fatto che Elon Musk abbia acquistato Twitter per fare opinione e influenzare. Anche dall’alto dei suoi 100 milioni di utenti, traguardo da poco raggiunto.

  • Chora Media compra Will, l′informazione digitale si espande

    Chora Media compra Will, l′informazione digitale si espande

    Chora Media compra Will, un’operazione che porterà alla nascita di un polo di informazione digitale, fondendo la voce e il visual. L’operazione è costata 5,2 milioni di euro.

    Di solito notizie come queste si propagano nel nostro paese perché spesso arrivano da altri paesi, da cui troviamo di frequente ispirazione. Ma la notizia di cui si parla oggi nel nostro paese, ovviamente circoscritta nel mondo della comunicazione e dell’informazione digitale, è tutta italiana, segno che qualcosa sta cambiando, in modo radicale, anche nel nostro paese.

    Chora Media, la podcast company co-fondata tra gli altri da Mario Calabresi (attuale CEO) e Guido Maria Brera, ha comprato il 100% di Will co-fondata da Alessandro Tommasi.

    Ed è una bella notizia perché da qui passa la nascita di un grande polo di informazione tutta digitale che fonde la voce, attraverso i podcast, e il visual, attraverso i video e le immagini. Un esperimento mai fatto prima nel nostro paese e merita di essere accolto con grande favore.

    Spesso si dice che i social media vengono usati dagli organi di informazione come meri strumenti di distribuzione, riproponendo sotto altre forme quelle che già sono notizie svelate.

    chorma media will

    Quello che fanno invece Chora Media e Will è di usare i social media come strumenti attraverso i quali raccontare notizie che nascono in quei luoghi e si sviluppano in altre forme. I social media in questa ottica sono strumenti di diffusione, ovvio, ma soprattutto di coinvolgimento. Una strategia completamente diversa e vincente, e il successo di Chora e di Will lo dimostra.

    La fusione di queste due realtà giovani, nate entrambe nel 2020, dimostra che in Italia c’è spazio per fare informazione in maniera diversa, innovativa e digitale.

    Da quello che si sa, l’operazione è costata 5,2 milioni di euro, come riporta Askanews. Basti pensare che Will che ha sin dall’inizio usato Instagram come mezzo per informare, vanta sulla piattaforma di Meta 1,3 milioni di follower.

    Le due società insieme contano su una community social di 2 milioni di persone e su oltre 3 milioni di ascolti medi mensili podcast, guidando così le classifiche nazionali su tutte le piattaforme.

    “L’audio è la grande novità di questi ultimi due anni – sottolinea Mario Calabresi, CEO di Chora Media – e in pochi mesi in Italia l’ascolto dei podcast è completamente esploso: sono stati creati più podcast negli ultimi 12 mesi che in tutto il tempo precedente. Oggi abbiamo un interesse, sia da parte degli ascoltatori che delle aziende verso l’audio, che era inimmaginabile soltanto un anno fa. Stanno crescendo gli ascoltatori sia nell’intrattenimento che nell’informazione. Con Chora siamo stati capaci di intercettare questa richiesta di innovazione e cambiamento, e vogliamo continuare a crescere e a sperimentare. Abbiamo scelto Will perché la riteniamo la realtà più dinamica, fresca e innovativa del mondo social“.

    Con l’acquisizione di Will, Chora Media punta a consolidarsi come editore cross-platform, capace di spaziare dall’intrattenimento all’informazione e insieme di rispondere alle necessità espresse dalle aziende, dalle associazioni e in generale dalle diverse realtà che devono comunicare in questa fase di cambiamento profondo della società.

    E Will potrà continuare il suo sviluppo, completando la propria proposta commerciale e rafforzando il team, che conta già 35 professionisti, con un’età media intorno ai 27 anni di cui il 60% donne. Will per il 2022 punta a raddoppiare i numeri dello scorso anno in fatturato e nuove assunzioni.

    Grazie a questa operazione, Alessandro Tommasi resta alla guida di Will come CEO della società IS Media e parteciperà al CdA di Chora Media. A sua volta, Mario Calabresi entra invece a far parte del CdA di Will.

    Insomma, na oggi nasce un nuovo polo di informazione digitale da seguire.

  • Telegram, ecco la versione Premium e 700 milioni di utenti

    Telegram, ecco la versione Premium e 700 milioni di utenti

    Telegram raggiunge i 700 milioni di utenti e annuncia la versione a pagamento, Telegram Premium, con alcune funzionalità aggiuntive con un abbonamento da 5,99 euro al mese.

    Proprio la scorsa settimana scrivevamo che Telegram avesse superato i 500 milioni di utenti, si parlava infatti di 550 milioni. Ma in realtà sono molti di più.

    L’app di messaggistica ha annunciato di aver raggiunto i 700 milioni di utenti, un traguardo che WhatsApp, l’app concorrente di quella di Pavel Durov, raggiunge nella seconda metà del 2017, a distanza di 8 anni dalla sua nascita.

    Telegram raggiunge i 700 milioni di utenti dopo 9 anni, l’app venne lanciata nel 2013 e un anno dopo, nel 2014, aveva 35 milioni di utenti.

    L’annuncio dei 700 milioni di utenti è accompagnato anche dall’annuncio della versione Telegram Premium. E, ricordiamolo ancora una volta, non è Telegram tutta ad essere a pagamento, l’app continuerà ad esistere come sempre in maniera gratuita. A pagamento, nelle versione Telegram Premium, saranno messe a disposizione alcune funzionalità utilizzabili con un pagamento mensile.

    Telegram 700 milioni utenti

    Ecco tutte le funzionalità di Telegram Premium

    Il costo mensile è di 5,99 euro al mese, si tratta di una cifra ipotizzata nei giorni scorsi, ma sicuramente più alta dei 4,99 euro che era praticamente data per certa.

    Avevamo annunciato proprio qualche giorno fa le funzionalità che avrebbero fatto parte di Telegram Premium, disponibile nella versione dell’app 8.8 per iPhone e Android a partire da oggi e acquistabile in-app, ma adesso abbiamo l’ufficialità. Ecco quali sono:

    • nessuna pubblicità
    • possibilità di caricare file da 4 GB. Resta per tutti la possibilità di caricare file da 2 GB.
    • download più veloci, gli abbonati a Telegram Premium potranno scaricare file e contenuti multimediali “alla massima velocità possibile”.
    • limiti raddoppiati, gli abbonati a Telegram Premium potranno seguire fino a 1000 canali, creare fino a 20 cartelle chat con un massimo di 200 chat ciascuna, aggiungere un quarto account a qualsiasi app Telegram, fissare 10 chat nella lista principale e salvare fino a 10 sticker preferiti. È anche possibile possibile scrivere una bio più lunga e includervi un link
    • da voce a testo, i messaggi vocali possono essere convertiti in testo
    • sticker e tasti reactions unici
    • nuovi strumenti per le chat, come la possibilità di cambiare la cartella chat predefinita, in modo che l’app si apra sempre su una cartella personalizzata
    • foto profilo animate
    • badge profilo premium
    • nuove icone per l’app

    Telegram premium 700 milioni utenti franzrusso.it

    Queste le funzionalità che potranno essere attivate dietro il pagamento di un abbonamento mensile di 5,99 euro per Telegram Premium.

    Alla fine, si notano molte similitudini con un’altra app che ha già avviato la sua versione a pagamento e stiamo parlando di Twitter con Twitter Blue. Non ancora attiva nel nostro paese, lo sarà presto, è l’app che Elon Musk vorrebbe estendere ancora di più, nel senso di aggiungere funzionalità maggiori in modo quasi da renderla come l’app principale.

    Come già sottolineato, Telegram Premium è un passaggio necessario e permetterà di sostenere lo “sviluppo continuo dell’app”. E chissà, magari a breve anche lo sbarco in borsa.

    E voi siete pronti a pagare per avere funzionalità aggiuntive su Telegram?

    Fateci sapere tra i commenti o sui nostri profili social.

  • Anche Telegram avrà la sua versione a pagamento

    Anche Telegram avrà la sua versione a pagamento

    Dopo le prime immagini diffuse un mese fa, Pavel Durov ha confermato che Telegram avrà la sua versione a pagamento con funzionalità aggiuntive. Un passaggio necessario che potrebbe portare alla IPO.

    Dopo le prime immagini della fase di test che giravano un mese fa, Telegram, per voce del suo fondatore Pavel Durov, ha ufficializzato che l’app di messaggistica avrà la sua versione a pagamento.

    In verità, sono almeno due anni che si parla di una versione a pagamento di Telegram, ma adesso quella che inizialmente poteva essere solo un’idea, adesso diventa realtà. Una necessaria realtà, come vedremo fra poco.

    Intanto, come ha specificato lo stesso Durov nel suo messaggio su Telegram di pochi giorni fa, non si tratta di una versione a pagamento per tutti e nessuno sarà costretto a compare nulla per usare l’app abitualmente. Si tratta di una versione che includerà funzionalità maggiori, rispetto a quanto già offre Telegram.

    In pratica, si tratta di funzionalità aggiuntive che verranno rese disponibili a pagamento. Chi vorrà continuare ad usare Telegram abitualmente potrà continuare a farlo.

    telegram pagamento 2022

    Questa specifica è doverosa per evitare di fornire informazioni che possano confondere gli utenti, pensando che Telegram diventa a pagamento.

    Si tratta quindi di un passaggio necessario, come spiega lo stesso Durov, per il fatto che ad oggi, con oltre 500 milioni di utenti a livello globale (c’è chi dice che siano già 550 milioni), la gestione di una piattaforma come questa, dal punto di vista dei server necessari, si fa sempre più complicata, da l punto di vista dei costi.

    Ecco che serve introdurre qualche funzionalità in più a pagamento per permettere alla piattaforma di poter continuare ad offrire i suoi servizi a tutti gli utenti e per continuare ad essere sostenibile economicamente.

    In pratica, questa versione a pagamento permetterà agli utenti di continuare a permettere lo sviluppo della piattaforma. L’idea è quella di portare avanti un progetto che sia partecipato dagli utenti, senza essere dipendenti da qualche forma di sponsorizzazione onerosa.

    Al momento non si conoscono i dettagli economici della versione a pagamento, Durov non ha specificato nessuna tariffa e non ha specificato quelle che saranno le funzionalità aggiuntive.

    Ma, secondo i rumors, tra le funzionalità ci sarà quella di inviare file fino a 4GB, una velocità di trasferimento più elevata, dei tasti reactions esclusivi, un badge per il profilo premium, adesivi esclusivi e altre funzionalità. E, sempre secondo i rumors, visto che lo stesso Durov non ne ha parlato, l’abbonamento sarà mensile indicativamente a 4,99 dollari al mese, più o meno la stessa cifra in euro.

    Questa operazione potrebbe permettere a Durov di lanciare la sua IPO, l’operazione tanto agognata da Durov che permetterebbe di quotare in borsa telegram. Se così fossero le cose, Telegram entrerebbe nel listino della borsa di Hong Kong e potrebbe ambire ad una valutazione di 50 miliardi di dollari.

    Per Pavel Durov sarebbe un cambio di passo notevole. Vedremo cosa accadrà se la versione di Telegram a pagamento dovesse arrivare entro la fine di questo mese o giù di lì. Ovviamente vi terremo informati.

  • Twitter Circle, condividi tweet con un massimo di 150 utenti

    Twitter Circle, condividi tweet con un massimo di 150 utenti

    Lanciato come test il mese scorso, Twitter Circle sta cominciando ad estendersi a tutti gli utenti a livello globale, sia su app che su web. Vediamo insieme come funziona e a cosa serve.

    Lanciato come test il mese scorso, Twitter Circle sta cominciando ad estendersi verso un numero di utenti sempre più esteso. Segno che la fase di prova ha dato esito positivo e che da adesso la funzione può intendersi in uso per tutti.

    Nonostante le turbolenza dovute all’acquisizione della società da parte di Elon Musk, vicenda che continua ad essere caratterizzata dalle azioni spesso controverse del fondatore della Tesla, Twitter sta mantenendo comunque attivo il suo programma di lancio di nuove funzionalità.

    E tra queste vi è, appunto, Twitter Circle.

    Twitter Circle

    Cos’è Twitter Circle

    Ma cos’è Twitter Circle? Volendo provare a dare una risposta dopo averla usata, Twitter Circle è una funzionalità che permette all’utente di twittare contenuti all’interno di una “cerchia” che potrà essere composta da un numero massimo di 150 utenti.

    Già il nome cerchia vi avrà sicuramente riportato alla mente il fatto che questo termine veniva usato anche in Google Plus, il tentativo social di Google che si basava proprio sulle cerchie. Ma, al tempo stesso, Twitter Circle ricorda anche “Amici più stretti” di Instagram, la modalità che permette, dal 2018, la condivisione di storie per un ristretto numero di contatti.

    Più o meno allo stesso modo funziona Twitter Circle, che permette di creare una timeline più diretta, nella quale fanno parte (lo decidete voi) utenti di interesse, siano essi follower o meno. La lista poi è sempre modificabile.

    Come usare Twitter Circle

    Come usare Twitter Circle? L’utilizzo è molto semplice e intuitivo.

    Allora, dalla vostra app, iOS o Android, o dalla versione web, quando aprirete il “Componi tweet” vi accorgerete di poter usare Twitter Circle se in altro a sinistra dell’editor compare un menù a tendina. Se cliccate sopra al menù vedrete che potrete inviare il vostro tweet a Tutti, alle vostre community (quelle che gestite o seguite) e, quindi anche ad un ristretto numero di utenti con Twitter Circle.

    https://twitter.com/TwitterSafety/status/1521540727557218309

    Non appena inviato il tweet, gli utenti che fanno parte della lista vedranno una nota come questa, “Solo le persone della Cerchia di @nomeutente possono vedere questo tweet“, e lo stesso tweet non è visibile in modalità pubblica.

    Inoltre, il tweet non può essere retwittato, proprio per il fatto che non è un contenuto pubblico ma privato, e gli utenti che fanno parte della cerchia non posso sapere chi sono gli altri della lista. La lista può essere sempre modificata e l’utente non riceverà mai una notifica di aggiunta (a differenza di quello che avviene per gli account delle Liste aggiunti in modalità pubblica).

    Nota importante, è vero che il tweet non è pubblico, ma può sempre essere condiviso come screenshot.

    Twitter Circle attivo per tutti, su web e app iOS/Android

    Nella giornata del 30 agosto 2022 Twitter ha ufficializzato il rilascio di Twitter Circle per tutti gli utenti a livello globale.

    Valgono le funzionalità e opzioni descritte più sopra, significa che la fase di test è stata superata dopo aver ricevuto e verificato tutti i feedback forniti dagli utenti che l’hanno provata per primi.

    A cosa serve Twitter Circle

    A cosa serve Twitter Circle? Sicuramente ad introdurre una modalità più privata nell’usare Twitter. Se ma se ne sentisse il bisogno.

    Twitter in questo modo vuole offrire agli utenti che vorrebbe avere uno spazio più appartato per esprimersi, invece di usare sempre e soltanto la modalità pubblica. Ricordiamolo, è ristretta certo, ma certamente non privata per come la si volesse intendere.

    Twitter Circle

    Si tratta di una modalità che richiama l’idea di certi gruppi ristretti all’interno dei quali condividere pensieri che non si vorrebbero rendere pubblici.

    Al momento la funzionalità si sta estendendo a livello globale su iOS, Android e nella versione web di Twitter. Se non l’avete ancora, si tratta solo di attendere un po’ di più.

  • Gli azionisti di Twitter fanno causa a Elon Musk

    Gli azionisti di Twitter fanno causa a Elon Musk

    L’era di Elon Musk non è ancora iniziata, ma per Twitter non c’è pace. Un gruppo di azionisti ha fatto causa al fondatore della Tesla al quale contestano di aver manipolato le azioni della società per scopi personali.

    L’era di Elon Musk, come nuovo proprietario di Twitter, ma per l’ex società di Jack Dorsey (che proprio in questi giorni ha ufficializzato la sua uscita dal board) non vi è pace.

    Due giorni fa, presso il tribunale di San Francisco, la città dove si trova la sede di Twitter, è stata depositata una causa per conto degli azionisti di Twitter contro Elon Musk. Il fondatore della Tesla viene accusato di aver, intenzionalmente, manipolato le azioni della società per scopi personali. Il documento, di circa 40 pagine, riporta in modo preciso tutti i fatti che si sono succeduti nel corso degli ultimi mesi, da marzo a maggio di quest’anno, con tanto di screenshot di tweet.

    In pratica con questa denuncia gli azionisti di Twitter vogliono mettere in evidenza come il fondatore della tesla abbia manipolato, presumibilmente, i prezzi delle azioni per agevolare la sua scalata da 44 miliardi di dollari.

    L’accusa è basata sul fatto che Elon Musk, con questo suo atteggiamento, avrebbe violato le leggi della California in tema di regolamentazione dei mercati. Inoltre, elemento rilevato da più parti, gli azionisti attraverso questa azione legale collettiva vogliono dimostrare come le lamentele verso i bot sulla piattaforma (ricorderete più o meno del 5%) altro non è che una strategia per ottenere un prezzo migliore rispetto ai 44 miliardi precedentemente concordati.

    Elon Musk azionisti causa twitter

    Oppure, alla peggio, far fallire l’accordo, attivando una narrazione a sua favore, come paladino della libertà di informazione mentre gli altri gli avrebbero impedito di portare avanti la sua battaglia. Una narrazione, nei modi, già vista da qualche altra parte.

    Secondo gli inserzionisti che hanno proceduto con la denuncia, Elon Musk si sarebbe mosso illegalmente sin da subito. Il fondatore della Tesla avrebbe violato le regole della SEC non dichiarando da subito l’acquisizione del 5% di Twitter, avvenuto a marzo, quindi prima che venisse ufficializzata l’acquisizione del 9,2% della società, cioè agli inizi del mese di aprile. Un’operazione che avrebbe permesso a Musk di risparmiare 156 milioni di dollari.

    “Come descritto in dettaglio, la condotta di Musk è stata e continua ad essere illegale, in violazione del Codice delle società della California e contraria ai termini contrattuali che ha accettato nell’accordo“, si legge nel documento che riporta la denuncia. Gli azionisti sperano comunque che la loro denuncia possa essere riconosciuta come class-action, in modo da richiedere risarcimenti da dividere con tutti gli azionisti.

    Qualche settimana fa proprio qui sul nostro blog avevamo ipotizzato quale potesse essere la strategia di Elon Musk, e cioè che tutte le sue energie fossero impiegate per giocare con questa acquisizione per fare in modo che il prezzo di Twitter potesse scendere e risparmiare qualcosa rispetto ai 44 miliardi di dollari dell’accordo. Una strategia che viene adesso denunciata anche dagli azionisti.

    Ma al di là di questo, va detto, Elon Musk finora non ha dato seguito in maniera concreta a questo atteggiamento. Anzi, proprio ieri il titolo in borsa ha fatto un balzo in avanti considerevole perché Musk ha promesso di mettere sul piatto altri 6 miliardi di dollari per alleggerire i prestiti Tesla sull’affare Twitter. E il titolo viaggia in positivo anche adesso mentre scriviamo.

    Nel corso di questi ultimi giorni Elon Musk non è stato certamente fermo e in silenzio su Twitter, anzi. Continua la sua battaglia per la libertà di informazione, ormai sempre più politica, avendo dichiarato che da adesso in poi il suo voto sarà per i repubblicani.

    Tra l’altro proprio ieri ha lanciato, come al suo solito, un sondaggio in cui chiede ai suoi follower “Di chi ti fidi di meno?” tra poilitici e miliardari. E al momento (con quasi 2,8 milioni di voti) il risultato vede i politici al 76% e, non contento, Musk sfida la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez, con cui ha avuto di recente qualche diverbio, a fare lo stesso.

    A parte tutto questo, se la denuncia andasse avanti allora la decisione più probabile che potrebbe prendere un giudice sarebbe quella di costringere Elon Musk a tenere fede all’accordo siglato con la società e quindi pagare i 44 miliardi di dollari accordati.

    Ecco, questo non è altro che un nuovo capitolo di una saga che continua e continuerà ancora, fino a quando tutto l’accordo si concluderà, forse, in autunno. Staremo a vedere, fino al prossimo capitolo.

  • Gli utenti più giovani seguono gli influencer per gli acquisti

    Gli utenti più giovani seguono gli influencer per gli acquisti

    Un recente studio di Oracle e CRM Essentials rileva come gli utenti più giovani, quelli della Generazione Z, decidono di fare acquisti seguendo influencer.

    Forse il titolo sembra scontato, ma non lo è del tutto. Un recente studio di Oracle e CRM Essentials ha rilevato come il ruolo degli influencer sia sempre più rilevante per i giovani in relazione agli acquisti. Lo studio traccia in maniera evidente un cambiamento che si è reso ancora più evidente negli ultimi anni. Gli utenti quindi stanno modificando il modo in cui si informano prima di effettuare un acquisto e i social media sono luoghi all’interno dei quali si sviluppa la conversazione, all’interno delle community, utili per formarsi un’opinione.

    Ma quello che è più chiaro da questo studio è che i giovani, quelli della Generazione Z (i nati tra il 1997 e il 2012) hanno come punto di riferimento gli influencer e i social media.

    I dati ci dicono che l’80% degli utenti intervistati ha dichiarato di acquistare prodotti dopo essere entrato in contatto con contenuti sui social media; il 37% fa affidamento in maniera esclusiva agli influencer; solo il 13% degli intervistati dichiara di effettuare acquisti dopo essersi informato dalla tv.

    Dicevamo prima dei più giovani, quelli che si individuano all’interno della Generazione Z. Di questi l’84% effettua acquisti facendo riferimento agli influencer, un dato che assume una rilevanza importante per il fatto che questa fascia di età sarà quella che, nel corso dei prossimi anni non troppo lontani, sposterà sempre di più le proprie decisioni di acquisto guardando agli influencer. E nel corso degli anni vedrà crescere anche la propria possibilità di spesa. Questo è l’elemento interessante da cogliere.

    Se guardiamo alle altre fasce di età, “solo” il 46% dei Baby Boomers prende decisione di acquisto seguendo influencer. Restano comunque ancorati ai mezzi tradizionali.

    Inoltre, gli utenti della Generazione Z sono i più propensi a scoprire prodotti e marchi tramite gli influencer (il 32%), rispetto al 28% degli intervistati in generale e solo al 13% dei boomers intervistati.

    E attraverso quali canali gli utenti della Generazione Z seguono gli influencer?

    E dallo studio di Oracle e CRM Essentials scopriamo che il 49% degli utenti della Generazione Z lo fa attraverso YouTube. Una percentuale che scende al 37% se facciamo riferimento ai Millennials. C’è poi da rilevare il ruolo di TikTok, usato dal 23% degli utenti della Generazione Z, un dato che è più del doppio rispetto alle altre classi di età.

    E parlando di decisioni di acquisto una parte dello studio è dedicata anche alla customer care. Ebbene, il 98% degli utenti definisce frustranti le interazioni con il team di assistenza.

    In ogni casom anche in questo contesto, i social media giocano un ruolo rilevante. Infatti, il 31% degli intervistati preferisce commentare sulla pagina del marchio sui social media e il 24% preferisce inviare un messaggio diretto al marchio sui social media. Dati che raddoppiano se guardiamo la Generazione Z.

    Dato interessante è poi il 93% degli utenti che si rivolge a YouTube e a TikTok per ricevere risposte ad alcune domande riguardanti dei prodotti. Percentuale che sale poi al 95% degli intervistati che appartengono alla Generazione Z e che scende al 7% tra i boomers.

    Per il 20% degli i video condivisi su YouTube e su TikTok sono rilevanti perché realizzati da altri utenti/consumatori, per il 19% sono facilmente rintracciabili, per il 16% sono sono chiari e illustrativi.

  • Twitter, Elon Musk e il braccio di ferro sui bot

    Twitter, Elon Musk e il braccio di ferro sui bot

    La relazione tra Twitter e Elon Musk è sempre più complicata. Il futuro proprietario della piattaforma sfida in pubblico Parag Agrawal, CEO della società, a dimostrare che i bot siano davvero meno del 5%. Ma il suo vero interesse non è questo.

    Sin dall’inizio di questa storia, abbiamo sempre sostenuto che questa tra Twitter e Elon Musk sarebbe stata una relazione rischiosa. E purtroppo così è.

    Le vicende di questi ultimi giorni e di queste ultime ora, confermano ancora una volta che il destino di Twitter è legato alla sorte di Elon Musk.

    Vale la pena fare comunque un passo indietro e cercare di capire cosa è successo negli ultimi giorni e che significato avranno questi stessi fatti.

    Come certamente ricorderete, Elon Musk qualche giorno fa, riprendendo dei dati già pubblicati da Twitter a inizio del mese di maggio, disse di avere dei dubbi sul fatto che gli account spam/bot su Twitter fossero davvero al di sotto del 5%, facendo pensare che questo potesse costituire un problema.

    Già quella stessa affermazione mise in difficoltà il titolo Twitter in borsa, difficoltà che sono poi seguite nei giorni successivi.

    Twitter Musk bot

    In risposta alle affermazioni del fondatore della Tesla, l’attuale CEO di Twitter, Parag Agrawal, ha voluto fare un chiarimento su Twitter con diversi tweet. Il succo del discorso di Agrawal è che gli account sono meno del 5%, dato noto da almeno otto anni, e che questo stesso dato sarebbe difficile da rilevare da terze parti proprio perché esistono dei dati che non possono essere trasferiti all’esterno. Tra questi il modo in cui Twitter intende riconoscere come attivo un account. Era un ragionamento corretto e, ripetiamo, sufficientemente noto ai più. Figurarsi a chi aspira a diventare il proprietario della piattaforma.

    Per tutta risposta, Elon Musk risponde con la emoji della cacca. Si avete letto bene, quella. A sottolineare la grande statura del personaggio.

    Per tutta risposta, e veniamo al termine di questa nostra breve sintesi, Elon Musk ha sfidato pubblicamente Parag Agrawal a rendere noto il modo in cui la piattaforma sostiene di avere al suo interno meno del 5% di account spam/bot.

    Di fronte a questa “sfida”, sorgono diversi dubbi, anche troppi. Ma restiamo su quelli più evidenti.

    Il primo dubbio riguarda il fatto che è davvero singolare che l’uomo più ricco del mondo, con un patrimonio personale di circa 250 miliardi di dollari, decida di acquisire una piattaforma come Twitter per 44 miliardi di dollari (diventando, così restanti le cose, una delle acquisizione più costose nel panorama dei social media) senza effettuare una doverosa “due diligence”.

    Si intende con il termine due diligence, ci perdoneranno gli esperti se usiamo essere così generici, una valutazione chiara di quelli che sono i rischi e i benefici che comporta la definizione di una acquisizione. Elon Musk decide di comprare Twitter senza fare questa operazione.

    Lui sostiene di aver proceduto all’acquisizione basandosi sui dati depositati presso la SEC, ricordiamolo ancora una volta, la Consob americana.

    Il secondo dubbio riguarda proprio quello che pensava Elon Musk sui bot. La sua acquisizione l’ha portata avanti al grido di “renderò Twitter un posto migliore liberandolo dai bot“. Adesso sembra quasi che il problema gli sia scoppiato tra le mani dopo aver chiuso l’accordo, facendo quasi sembrare che lui non ne sapesse nulla.

    Intanto, la sua strategia per contrastare i bot non è stata mai molto chiara. Ha sempre detto che vuole rendere Twitter una piazza dove regna la libertà di espressione. E in qualche occasione ha aggiunto anche che per lui tutti dovrebbero avere un segno di spunta, differenziando i personaggi pubblici, proprio per individuare meglio i profili bot.

    Elon Musk sapeva benissimo dei bot su Twitter quando ha firmato l’accordo, con una penale da 1 miliardo di dollari e nelle settimane successive alla firma dell’accordo non è successo nulla di nuovo.

    Il suo interesse è quello di abbassare il prezzo di Twitter per pagare meno dei 44 miliardi di dollari offerti, ossia 54,2 per azione.

    Dopo le sue uscite, il titolo adesso vale 37,2 dollari, ben lontano dai 51 dollari dall’inizio della sua scalata. Praticamente Twitter ha perso il 23,2% in meno di 1 mese. Un capolavoro.

    Un tale capolavoro che ha comportato il calo dei 28% del titolo Tesla, sempre nell’ultimo mese, titolo fondamentale per Elon Musk per poter affrontare l’acquisizione.

    Il problema è poi che, a fronte di tutto quello che è successo negli ultimi giorni, il CdA di Twitter ha ribadito che l’accordo resta valido e che Elon Musk deve completare l’acquisizione a 44 miliardi di dollari così come pattuito in fase di definizione dell’accordo.

    Non conviene a Elon Musk portare tutta la vicenda in tribunale, perché la vicenda é piuttosto chiara. Ma lui non perde tempo a confondere le acque e a confondere gli utenti, facendo passare lui come vittima di un raggiro. E in questo, come si sa è bravissimo.

    Solo che stavolta rischia grosso, così come rischia grosso anche Twitter. Purtroppo.

  • Trenitalia Regionale e Accenture Song per la comunicazione social

    Trenitalia Regionale e Accenture Song per la comunicazione social

    Trenitalia Regionale e Accenture Song per la comunicazione sui social media. Una collaborazione iniziata un anno fa che continua con l’apertura di nuovi canali per raccontare nuove storie delle belle e dei luoghi regionali.

    La comunicazione social gioca un ruolo importante anche per comunicare i luoghi “regionali”. Anzi, i social media per la comunicazione local sono strumenti formidabili, per la loro capillarità e immediatezza. Attraverso questi strumenti diventa più efficace e coinvolgente la narrazione di storie.

    Ed è questo che muove la collaborazione tra Trenitalia Regionale e Accenture Song con il claim “Tutto quello che ti muove“, con al centro la comunicazione social dell’azienda di trasporto ferroviario regionale.

    Da sempre il treno rappresenta il mezzo di trasporto preferito per i viaggi e per gli spostamenti regionali. Viaggi e spostamenti che diventano occasione per conoscere e scoprire i luoghi, gli itinerari e le bellezze regionali del nostro paese.

    Social Media Trenitalia Accenture Song

    La collaborazione tra Trenitalia Regionale e Accenture Song è iniziata esattamente un anno fa, proseguendo poi fino al Giro d’Italia 2021, manifestazione di cui Trenitalia è Official Green Carrier.

    La collaborazione tra i due grandi player ha dato vita, nel corso del 2021, alla produzione di tanti contenuti, sono stati creati diversi eventi e appuntamenti. E non sono mancate le indicazioni sulle bellezze e i luoghi da visitare tutti segnalati attraverso il canale Instagram di Trenitalia Regionale, il primo canale avviato, @trenitaliaregionale.

    In poco tempo il profilo Instagram ha superato i 21 mila follower e, dopo questo anno così ricco, nei prossimi messi si darà il via ai nuovi canali su YouTube e Facebook.

    Accenture Song non continuerà ad occuparsi solo della comunicazione social di Trenitalia Regionale, ma si occuperà anche del “social care”, quindi del customer care attraversi i canali social, con l’obiettivo di offrire ai clienti e ai viaggiatori risposte pronte e pertinenti sempre in accordo con l’azienda del trasporto ferroviario regionale.

    Ci piaceva segnalarvi questa notizia come esempio di collaborazione che funziona, portata avanti con l’idea di investire sulla comunicazione credendo nei valori che muovono le due aziende. Come l’Innovazione e la Sostenibilità, valori che in un contesto di comunicazione local trovano sempre più spazio e acquistano sempre più importanza.

  • Elon Musk sta giocando con Twitter, ecco perché

    Elon Musk sta giocando con Twitter, ecco perché

    Elon Musk ha deciso di mettere in pausa l’acquisizione di Twitter, vuole verificare se davvero gli account spam/bot sono il 5% sulla piattaforma. In realtà, sta giocando.

    Difficile parlare di Elon Musk e Twitter, per il fatto che il susseguirsi di notizie  è così repentino che è difficile mettere a fuoco ciò che succede davvero. E sarà così fino al completamento dell’acquisizione da parte del fondatore della Tesla. Forse.

    Forse, perché mai come adesso Elon Musk sta mettendo in chiaro quella che è la sua strategia su Twitter.

    Ma andiamo per ordine. Verso la fine della mattinata di oggi venerdì 13 maggio 2022, ora italiana, ElonMusk twitta che l’acquisizione è temporaneamente sospesa in attesa dei dettagli relativamente ad un report di Twitter che rileva come il fenomeno degli account spam e/o bot sulla piattaforma sia inferiore al 5% sul totale degli utenti.

    Elon Musk Twitter

    Elon Musk quindi vuole vederci chiaro e di sua iniziativa (almeno seguendo le sue ultime gesta) decide di mettere in pausa l’accordo di acquisizione. Risultato? Il titolo TWTR precipita a Wall Street e nella fase di pre-apertura va giù del 15% fino a circa 38 dollari per azione. Salvo poi riprendere qualcosina, mentre scriviamo, perdendo il 10% a circa 40 dollari per azioni. Ben lontano dai 54 dollari per azione raggiunti quando Elon Musk acquisì il 9,2% di Twitter, operazione che in effetti era l’inizio della sua scalata.

    La strategia di Elon Musk: far scendere il valore di Twitter

    Ecco, l’obiettivo primario di Elon Musk era questo, far scendere il prezzo di Twitter e possiamo dire che ci sta riuscendo.

    Dopo circa due ore dal suo tweet, sorprendente e spiazzante come sempre, cerca di rinsavirsi e twitta che resta comunque impegnato nel portare avanti l’acquisizione.

    Certo, questo era chiaro, ma alle sue condizioni.

    Elon Musk non è certo nuovo ad operazioni come queste e non è certo nuovo ad atteggiamenti come questi. Lui è sempre stato così, imprevedibile.

    Di certo, prima di abbandonare l’acquisizione di Twitter dovrebbe pensarci su diverse volte (e lo farà) visto che una clausola prevede che se non completasse l’acquisizione sarebbe costretto a pagare una penalità di 1 miliardo di dollari.

    La situazione quindi si complica ancora più del dovuto in una settimana in cui si è parlato tanto dei tagli al personale. Anzi, dei tagli al management di Twitter.

    Elon Musk prevede di avviare una nuova era di Twitter in cui sarà sempre meno dipendente dalla pubblicità, iniziando a tagliare i costi sul personale. Ultimo addio, in ordine di tempo, è quello di Kayvon Beykpour, responsabile di prodotto di Twitter e già co-founder di Periscope. Un addio su “suggerimento” di Parag Agrawal, l’attuale CEO della società.

    “Parag mi ha chiesto di andarmene dopo avermi fatto sapere che vuole portare la squadra in un’altra direzione”.

    Sempre nei giorni scorsi, durante una intervista sulla CBS, Elon Musk ha definito un errore il ban su Donald Trump. Dichiarazioni che fanno ancora discutere e che definiscono meglio quale sia la sua strategia.

    Elon Musk sta quindi giocando a far abbassare il prezzo di Twitter, una strategia che di riflesso porterebbe a far aumentare il prezzo di Tesla e quindi essere sicuro di recuperare il terreno perso fin qui.

    Il dato è che Tesla ha perso quasi un quarto del suo valore da quando Elon Musk ha deciso di avviare la sua scalata di Twitter. Una mossa che ha finito per ingarbugliare i suoi piani. Le azioni Tesla sono per Elon Musk il tesoretto da utilizzare per riuscire a completare l’operazione finanziaria dell’acquisizione.

    Abbassando il prezzo di Twitter, cresce quello di Tesla e lui è più contento.

    Se guardiamo i dati è quello che sta accadendo.

    Mentre scriviamo Twitter cede il 9.2% e Tesla guadagna il 5,6%. Non serve aggiungere altro.

    Anzi no. C’è ancora un’altra cosa da aggiungere.

    Elon Musk sapeva perfettamente dei risultati del report, del 5% degli account spam/bot. Su Twitter è così da 2011 del resto.

    Ripescare il report dopo 10 giorni significa solo provare a fare il suo gioco.