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  • Su Twitter i messaggi crittografati sono per gli abbonati

    Su Twitter i messaggi crittografati sono per gli abbonati

    Su Twitter arrivano, finalmente, i messaggi privati crittografati, ma non per tutti. Infatti, la crittografia, come opzione, resta disponibile solo per gli abbonati a Twitter Blue e non è neanche ad un livello alto.

    Finalmente, su Twitter arrivano i messaggi privati crittografati. E questa sarebbe una bella notizia, solo che non è per tutti. Purtroppo. A dire il vero, perché altrimenti tutto passa come un colpo di genio di Elon Musk e non è così, Twitter aveva iniziato a testare i messaggi crittografati già nel 2018, si trattata allora di un test sull’app Android.

    Invece da adesso si tratta di una crittografia dei messaggi che riguarda la versione web e le due app per iOS e Android, appunto.

    Il fatto di aver dato seguito ad una serie di test di qualche anno fa, ottimizzato l’idea di realizzare la modalità crittografata nei messaggi privati è sicuramente una buona notizia. Tra l’altro, si tratta di una delle funzionalità più richieste, negli anni, dagli utenti della piattaforma che fu a 280 caratteri.

    Peccato, come si ricordava prima, che non sia per tutti e che sia disponibile solo per gli abbonati a Twitter Blue, agli account affiliati ad una organizzazione.

    Twitter messaggi privati crittografia franzrusso.it

    Ricordiamo, per gli abbonati si parla di un abbonamento di 8 euro (più IVA) al mese via web, che diventano 11 euro (più IVA) al mese se effettuato via app mobile. L’account organizzazione, se verificato, paga 1.159 euro al mese, mentre per gli affiliati l’organizzazione verificata deve aggiungere 61 euro per account.

    Le funzionalità aggiuntive, a pagamento, sono: la possibilità di modificare i tweet, 5 volte massimo entro 30 minuti dall’invio; la possibilità di accedere ad una sezione di notizie maggiormente lette e condivise dagli utenti; la possibilità di catalogare i segnalibri; la possibilità di visualizzare il 50% in meno degli annunci pubblicitari; ottenete maggiore visibilità. E ora la possibilità di attivare i messaggi privati crittografati.

    Sugli oltre mille euro al mese che Twitter chiede agli account organizzazione per la verifica oro, Elon Musk qualche giorno fa ha chiarito che quella è una cifra

    Tanto per citare alcune app, WhatsApp, Messenger o Signal offrono già la possibilità di inviare messaggi privati crittografati, tra due utenti, senza dover pagare nulla. Il fatto di rendere una modalità come questa a pagamento di certo, a qualcuno e non a tutti, fa storcere un po’ il naso.

    Avviare una conversazione privata crittografata su Twitter

    Per avviare una conversazione privata crittografata su Twitter, che verrà avviata in una sezione a parte, è necessario che entrambi gli utenti abbiano abilitato la crittografia. Si parla quindi di crittografia opt-in e non di default.

    In pratica, la crittografia deve essere abilitata, essendo intesa da Twitter come una opzione. Se si ha questa possibilità, perché abbonati, si potrà attivare la crittografia una volta scelto di inviare un nuovo messaggio ad un utente.

    In alternativa, si può inviare un messaggio crittografato tramite la pagina delle impostazioni della conversazione di una conversazione non crittografata. Basta accedere ad una conversazione non crittografata tra i messaggi in arrivo, toccare l’icona delle informazioni, e selezionare “Avvia un messaggio crittografato”.

    Se siete una persona che può inviare messaggi crittografati a qualcuno che può riceverli, vedrete una levetta di blocco durante la stesura di un messaggio. In una conversazione crittografata, si vedrà anche una piccola icona di blocco accanto all’avatar della persona con cui si sta chattando. I DM crittografati saranno separati da quelli non crittografati.

    Su Twitter, almeno per ora, non si possono inviare messaggi crittografati di gruppo, solo uno-a-uno. Si possono condividere testo e link, ma non immagini o video. Nel senso che contenuti visual possono essere condivisi ma non saranno crittografati nell’invio del messaggio.

    Al di là del fatto che, come ricordato all’inizio, in ogni caso si tratta di una buona notizia, il livello di crittografia però non è al livello più alto, come invece sosteneva Elon Musk.

    Come dichiarato da Twitter, al momento non è possibile garantire una protezione da attacchi man-in-the-middle (MitM), affermando anche che l’azienda può accedere ai messaggi crittografati senza che gli utenti lo sappiano. Ma da San Francisco fanno sapere che stanno lavorando per offrire a breve un livello di crittografia sempre più alto e sicuro.

    Ora, vista la descrizione della situazione attuale, forse sarebbe stato meglio comunicare la crittografia con meno enfasi e sottolineare il fatto che si tratta di un livello iniziale, invece di promettere un livello che di fatto ancora non c’è. E questo vale ancora di più per il fatto che si tratta di una possibilità disponibile solo per gli utenti che pagano.

    Per dire, se la crittografia dei messaggi poteva essere una valida leva ulteriore per convincere gli utenti ad abbonarsi, la stessa è stata vanificata da una comunicazione roboante che non ha riscontro, al momento.

    Una comunicazione più efficace, in questa fase molto confusa, potrebbe aiutare. Ma chiaro che questo suggerimento non verrà preso in considerazione da nessuno, figurarsi da uno come Elon Musk.

    Ad ogni modo, per completezza di informazione, nell’articolo abbiamo parlato di crittografia, argomento già toccato all’interno di InTime Blog, e anche di attacchi man-in-the-middle.

    Di seguito alcune, brevi, considerazioni specifiche per chiarie meglio di cosa si tratta.

    Cosa si intende per Crittografia

    La crittografia è una tecnica di sicurezza che si usa per proteggere le informazioni, rendendole incomprensibili a chiunque non abbia la chiave per decifrarle. Quando si rende crittografata una conversazione scritta, allora si sta convertendo il testo leggibile (conosciuto come “testo in chiaro”) in un codice che solo le persone con la chiave di decrittografia possono leggere.

    Si tratta di una tecnica particolarmente utile per proteggere le conversazioni online, dove le informazioni possono essere intercettate durante il trasferimento tra mittente e destinatario. Per esempio, molte applicazioni di messaggistica come WhatsApp e Signal usano la crittografia end-to-end (E2), il che significa che solo le persone che partecipano alla conversazione possono leggerne il contenuto. Anche se qualcuno riuscisse ad intercettare i messaggi, vedrebbe solo testo criptato e incomprensibile.

    Bisogna ricordare che la forza della crittografia dipende dalla complessità della chiave di crittografia. Più è lunga e complessa la chiave, più difficile sarà per un attaccante decifrare le informazioni senza la chiave.

    La crittografia end-to-end è utilizzata in una varietà di applicazioni, tra cui le app di messaggistica istantanea, le chiamate VoIP, le e-mail e altre forme di comunicazione online. È uno strumento fondamentale per proteggere la privacy e la sicurezza delle comunicazioni digitali.

    Cosa si intende per attacchi man-in-the-middle

    Un attacco “man-in-the-middle” (MitM) è un tipo di attacco informatico in cui un malintenzionato intercetta la comunicazione tra due parti senza che nessuna delle due se ne accorga. In questo scenario, l’attaccante si posiziona “in mezzo”, ecco perché si definisce così, riuscendo a intercettare, leggere, modificare e/o reindirizzare i dati che vengono scambiati.

    Ecco un esempio semplice di come può funzionare un attacco MitM:

    1. Massimo sta cercando di inviare un messaggio a Chiara.
    2. Hacker1, l’attaccante, intercetta il messaggio di Massimo prima che raggiunga Chiara.
    3. Hacker1 può ora leggere il messaggio, modificarlo, oppure semplicemente prenderne nota e inoltrarlo a Chiara.
    4. Chiara riceve il messaggio, pensando che provenga direttamente da Massimo. Se Hacker1 ha modificato il messaggio, Massimo non ha la possibilità di saperlo.

    Questo tipo di attacco può avere conseguenze molto gravi, in particolare se vengono intercettate informazioni sensibili come password o numeri di carta di credito.

    Per proteggersi dagli attacchi MitM, è importante utilizzare connessioni sicure (come HTTPS per la navigazione web), verificare l’autenticità dei siti web e delle app che si utilizzano, e fare attenzione a qualsiasi cosa sembri sospetta durante le comunicazioni online.

    La crittografia end-to-end, di cui abbiamo parlato prima, è un altro strumento molto efficace per proteggersi da questo tipo di attacchi, poiché rende i dati incomprensibili a chiunque li intercetti.

  • Bluesky è ora anche su Android, ma resta su invito. Ecco come funziona

    Bluesky è ora anche su Android, ma resta su invito. Ecco come funziona

    A circa un mese di distanza dal lancio su iOS, Bluesky, la piattaforma decentralizzata lanciata da Jack Dorsey, arriva anche su Android. Si presenta come una valida alternativa a Twitter, ma resta ancora su invito. Vediamo come funziona.

    Bluesky, dopo aver aperto la sua piattaforma all’app per iOS il primo marzo di quest’anno, da pochi giorni è approdata anche su Android. Ma, anche se questo può sembrare, e lo è per certi versi, una propagazione significativa, dato che Android è il sistema operativo più usato, c’è da dire che l’app resta sempre e comunque su invito.

    In questi ultimi giorni, proprio in seguito all’approdo su Android, dal punto di vista dei tempi molto vicino alla sciagurata gestione della spunta blu legacy su Twitter da parte di Elon Musk, si è acceso un forte interesse e ora si è aperta una specie di caccia all’invito.

    Se ricordate, quando abbiamo dato notizia dell’apertura dell’app su iOS, avevamo chiuso l’articolo sostenendo che l’arrivo su Android ci avrebbe permesso di capire di più sulla longevità, o meno, di questo progetto. Ovviamente ci si riferiva ad un accesso libero, senza invito, di conseguenza è ancora difficile provare a fare qualche previsione, nonostante il forte interesse che si registra.

    bluesky android come funziona

    Bluesky è disponibile anche da computer, da questo link: staging.bsky.app.

    Prima di provare a fare qualche considerazione in più, sarebbe utile forse fare di nuovo chiarezza sulla natura di questa piattaforma, sulle dinamiche che la alimentano e, anche, provare a tracciare un panorama di piattaforme decentralizzate che al momento esistono.

    Innanzitutto, conviene sottolineare che stiamo parlando di un progetto, Bluesky, che era nato per diventare la piattaforma decentralizzata di Twitter, ecco perché la somiglianza è netta. Quindi da un punto di vista del layout grafico, Bluesky riprende pari pari Twitter.

    Sull’app quindi abbiamo una sezione dedicata al profilo, un menù laterale, una sezione dedicata alla ricerca e poi le notifiche. Al momento si possono caricare immagini ma non video, e non sono attivi neanche gli hashtag. Anche se il motore di ricerca interno permette di cercare termini specifici.

    Non è possibile, ancora bloccare nessuno e non ci sono i DM, i messaggi privati. Si tratta di una situazione da “lavori in corso”, ed è comprensibile.

    Come detto, Bluesky è una piattaforma decentralizzata, ossia un sistema che non dipende da un’entità centrale per funzionare, ma si basa su una rete di nodi indipendenti che collaborano tra loro. Questo significa che non esiste un’autorità che gestisce i dati degli utenti, le regole della piattaforma o la censura dei contenuti. Gli utenti sono liberi di scegliere con chi interagire e quali informazioni condividere, senza intermediari o limitazioni imposte da terze parti.

    Gli sviluppatori dell’app, quindi, non avrebbero il pieno controllo su ciò che gli utenti e gli altri sviluppatori possono fare con la piattaforma. Jack Dorsey non molto tempo fa disse che le piattaforme come Twitter non dovrebbero avere così tanto potere “in termini di decisione su quali utenti e comunità possono esprimersi e su chi è responsabile della moderazione di tali contenuti“.

    bluesky android come funziona

    Tanto per chiarire un altro aspetto riguardo alla gestione di Bluesky, Jack Dorse è stato promotore della piattaforma e oggi siede all’interno del consiglio di amministrazione della società.

    La piattaforma oggi è guidata da Jay Graber, assunta da Twitter nel 2021. Una volta che la società si è costituita, sempre nel 2021, la stessa Graber ne divenne CEO, ruolo che ricopre, appunto, ancora oggi.

    Bluesky è un progetto avviato da Jack Dorsey, il co-fondatore ed ex CEO di Twitter, che lo annunciò nel dicembre 2019, con l’intento di voler finanziare un team indipendente con l’obiettivo di sviluppare uno standard aperto e decentralizzato per i social media.

    L’obiettivo di Bluesky è quello di creare una rete sociale basata su un protocollo comune, chiamato AT Protocol (dove AT sta per “Authenticated Transfer Protocol”), che permetta agli utenti di comunicare tra loro senza passare per un intermediario centrale.

    In questo modo, gli utenti potrebbero scegliere tra diverse applicazioni compatibili con il protocollo, senza perdere i propri contatti o i propri contenuti. Inoltre, il protocollo prevede l’uso della crittografia per proteggere la privacy e l’identità degli utenti, e l’integrazione della blockchain per garantire la tracciabilità e l’immutabilità dei messaggi.

    bluesky android come funziona

    Bluesky, è opportuno ricordarlo, è ancora in fase beta e accessibile solo attraverso la modalità ad invito. Ma come dicevamo in apertura, l’app ha già attirato l’interesse di molti utenti che vedono in Bluesky una sorta di possibile soluzione ai problemi di Twitter nell’era di Elon Musk.

    Volendo dare qualche numero, grazie alla volta di iOS, al momento, Bluesky è stata scaricata 360 mila volte dall’App Store a livello globale, la lista di attesa è cresciuta fino ad 1 milione di persone.

    E l’interesse cresce anche con la versione per Android e lo sarà ancora di più nei prossimi giorni, o almeno così si spera.

    Intanto sull’app ci sono già Chris Messina, l’inventore dell’hashtag, Jack Dorsey, ovviamente, ma anche, da pochi giorni, due persone molto note negli Usa, per motivi diversi, come “dril” e la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez.

    Tra l’altro, a testimoniare che un grande interesse si sta muovendo attorno a Bluesky, la società con un post (e no, non si chiamano tweet) ha fatto sapere che la giornata di giovedì, 27 aprile 2023, ha fatto registrare “il suo ‘più grande salto di un giorno’ di sempre”.

    Se anche le celebrità cominciano ad approdare su Bluesky, allora è probabile, nonostante la modalità ad invito, che qualcosa possa muoversi sul serio.

    Anche se, va detto, quella sensazione di Twitter prima maniera piace, piace molto agli attuali utenti che sperano non venga dispersa.

    Ma, per cercare di arrivare alla conclusione, pur consapevoli che questo di Bluesky resta, qui su InTime Blog, un argomento aperto, restano ancora da capire alcune cose.

    Chiaro che una piattaforma decentralizzata offra come vantaggi la possibilità di offrire maggiore privacy, maggiore innovazione. Ma è anche vero che gli utenti possono riscontrare, ad esempio, minore facilità d’uso, se questa viene paragonata alle piattaforme centralizzate; minore qualità della piattaforma che si manifesta in quella lentezza nel caricare i contenuti che spesso allontana gli utenti.

    Bluesky, come confermato anche da Jay Graber, sta mantenendo la modalità ad invito per definire al meglio il grande tema della moderazione dei contenuti. Tema insidioso e spinosissimo, su cui molte piattaforme sono andate a sbattere. La sfida è quella di riuscire a realizzare una piattaforma sicura dove gli utenti siano pienamente responsabili di ciò che pubblicano. Un sogno praticamente.

    La seconda questione riguarda il modello di business. Al momento da questo punto di vista non ci sono elementi su cui fare qualche considerazione concreta. La piattaforma ora è concentrata a mettere a punto le fondamenta, ma appare chiare che queste fondamenta dovranno dare vita ad una struttura che poi dovrà essere mantenuta in qualche modo.

    E poi, infine, resta da comprendere il tema della portabilità su cui Bluesky, attraverso il proprio AT Protocol, punta molto. L’intento è quello di permettere agli utenti di passare da una piattaforma ad un’altra, riuscendo a mantenere la propria audience, senza vederla dispersa perché c’è qualcuno che un giorno decide di chiudere tutto.

    Questo ultimo è un grande tema che, se davvero andrà in porto, potrà permettere la ricostruzione del proprio grafo sociale anche su altre piattaforme e continuare a restare in contatto mettendo al centro le persone e le relazioni che si costruiscono.

    Però, tutto questo deve trovare una rapida manifestazione, altrimenti le persone si stanca facilmente. Va benissimo, ed è sacrosanto, lavorare sulla moderazione, ne va del successo stesso della piattaforma, ma in tempi rapidi per poi abbandonare subito la modalità ad invito che fa tanto effetto Clubhouse. E poi abbiamo visto come è andata a finire con Clubhouse.

  • La spunta blu legacy al tramonto, ora si ottiene con Twitter Blue

    La spunta blu legacy al tramonto, ora si ottiene con Twitter Blue

    La spunta blu “legacy”, dopo diversi rinvii e qualche pese d’aprile mancato, viene mandata in soffitta, sostituita da quella assegnata con l’abbonamento a Twitter Blue. Un’occasione per ripercorre le fasi sin dalla sua prima apparizione nel 2009 fino a oggi.

    Siamo arrivati, dopo tanti tira e molla, cambi di date, pesci d’aprile ecc…, al punto di svolta per Twitter. Già, senza voler essere esagerati, per Twitter questo è un cambiamento epocale.

    Stiamo parlando dell’addio alla spunta blu “legacy”, ossia quella ottenuta con i vecchi metodi e attraverso un documento di riconoscimento. L’addio che avviene il 20 aprile (sempre che non ci sia di nuovo un cambio di date) significa che da questa data esisteranno su Twitter solo spunte blu ottenute attraverso l’abbonamento a Twitter Blue.

    L’ottenimento della spunta blu viene comunque sottoposto ad un controllo da parte di Twitter, viene richiesto il numero di telefono, ma non – cosa più importante – il documento di riconoscimento, vale a dire carta di identità o passaporto, come avveniva con la spunta blu legacy.

    Sottolineo questo aspetto legato al documento di riconoscimento perché Elon Musk, sin dal suo insediamento ormai sei mesi fa, ha più volte sostenuto che quel metodo non fosse sicuro e che fosse fonte di spam e disinformazione. Certo, non esiste un metodo infallibile, ma di certo non lo sarà neanche questo ed è sufficiente farsi un giro su Twitter per rendersene conto.

    Sia chiaro, impostare una formula a pagamento non è un male, anzi. Qui non si discute il pagamento o meno e non si mette in discussione chi legittimamente opta per questa scelta. Il vero problema è che questo metodo forse non è quello che Elon Musk cerca di vendere, ossia come il metodo che permetterà a tutti di esprimersi in sicurezza, senza impersonificazioni, senza spam e disinformazione.

    spunta blu legacy tramonto twitter bluespunta blu legacy tramonto twitter blue

    Il tema dell’impersonificazione di altri utenti celebri sulla piattaforma era stato il vero motivo per cui la spunta blu fece la sua apparizione nell’estate 2009.

    L’origine del programma di verifica di Twitter risale appunto all’estate del 2009, a seguito della querela portata avanti dal manager della squadra di baseball St. Louis Cardinals, Tony La Russa, dopo essere stato impersonato sulla piattaforma da un altro utente. Il co-fondatore di Twitter Biz Stone scriveva in un post sul blog ufficiale:

    “Riconosciamo l’opportunità di migliorare l’esperienza utente di Twitter e chiarire la confusione oltre alla semplice rimozione degli account di impersonificazione una volta avvisati. Quest’estate sperimenteremo un’anteprima beta di quelli che chiamiamo account verificati”.

    Ma all’epoca non era solo La Russa a ispirare il processo di verifica e a lamentarsi dell’impersonificazione. Vi erano altre celebrità, tra le quali figurava anche Kanye West, la star del basket Shaquille O’Neil. Mentre l’attore Ewan McGregor era stato impersonato su un sito web molto popolare come MySpace, qualcuno lo ricorda?

    E quindi da lì in poi Twitter avviò il suo primo programma che portava alla verifica diretta degli account di utenti più celebri, popolari e importanti.

    Questo era il principio che muoveva Twitter. La società allora affermava che un account con un badge di verifica “spunta blu” indicava che “siamo stati in contatto con la persona o l’entità che l’account rappresenta e abbiamo verificato che è stato approvato”.

    Il metodo intendeva inviare un messaggio chiaro alla base utenti di Twitter che quel personaggio famoso, con quell’account, fosse davvero lui, senza voler sminuire tutti gli altri che ne erano sprovvisti. Era un metodo che mirava a garantire l’autenticità di quella tipologia di account, di quella celebrità. Risolto quel problema si poteva ridare fiducia a tutta la base utenti e anche aiutare a farla crescere.

    Di quella prima modalità per ottenere la spunta blu non si conosce tanto, si sa solo che Twitter avesse sguinzagliato in giro per il modo delle figure che entravano in contatto con celebrità, personalità politiche e spirituali, studiosi, con l’obiettivo di portarle sulla piattaforma, con tutte le garanzie caratterizzate dalla spunta blu, per cercare di creare un clima di sicurezza e attrarre nuovi utenti. Di questo si seppe solo dopo però.

    Nel 2010 la procedura subisce un primo cambiamento di cui non furono diffusi i vari passaggi che comprendevano, in buona parte, quello che abbiamo descritto poco sopra.

    E poi si arriva all’approdo di Papa Benedetto XVI su Twitter, nel 2012, ed è in questa fase che si scopre qualcosa in più su come venisse certificata la personalità e come venisse attribuita la spunta blu.

    Come dicevamo prima, pare che Twitter avesse sguinzagliato in giro per il mondo 20 figure alla ricerca di personaggi famosi e di una certa rilevanza da portare sulla piattaforma. Obiettivo era quello di individuare personalità che godessero di una certa fama e di un certo seguito per fare in modo che poi una parte di questi potesse approdare sulla piattaforma, che allora era ancora a 140 caratteri.



    E la strategia per portare a twittare il Papa era in effetti proprio questa. Questi funzionari di Twitter, una sorta di Twitter coach, prendevano contatti con l’entourage della personalità individuata, in questo caso il Vaticano nella persona del responsabile delle relazioni esterne e stampa, per presentare la piattaforma e le sue potenzialità.

    L’intenzione era fare leva sulla grande influenza che il personaggio, come Papa Benedetto XVI, esercitava sugli utenti. Proprio quello che è successo con l’apertura dell’account @pontifex. Una volta terminato il suo lavoro, il Twitter coach ripartiva verso nuove personalità da portare sulla piattaforma, perché quello significava incrementare la base utenti.

    Si tratta, questa, di una ricostruzione fatta sulla base dei riscontri, pochi, che ci sono. Ma grosso modo le cose sono andate così.

    E poi si arriva al 2016, con il metodo più aperto. Twitter sa che allargando un po’ le maglie, sempre con una procedura sotto stretto controllo, si può mantenere un clima di fiducia e provare a crescere. Il metodo viene reso pubblico e tutti potevano richiedere la spunta, salvo dimostrare alcuni requisiti richiesti e la presentazione di un documento di riconoscimento.

    Il risultato è stato che dopo poco tempo la piattaforma è stata letteralmente invasa di richieste e il metodo sospeso.

    In quell’anno, nel 2016, gli utenti verificati erano 187 mila su circa 310 milioni di utenti. Nel 2013 erano 50 mila. Ad oggi, nel 2023, se ne registrano circa 450 mila, ma il numero è destinato a salire.

    Nel 2020 la procedura, ristretta e non più pubblica, viene sospesa e viene riattivata nel 2021. Nella procedura vengono individuate delle categorie di account che possono richiedere la spunta blu e il metodo viene di nuovo aperto.

    Il problema che questa procedura è arrivata nel momento di massima crisi di Twitter, momento in cui la base utenti non cresceva, la piattaforma stessa veniva percepita come complessa e poco innovativa, per non parlare del problema, molto sentito, legato all’hate speech.

    Sono gli anni in cui poi si acuisce il tema della disinformazione, dopo le elezioni di Donald Trump e di tutto quello che ne è conseguito.

    Tutti problemi che anche Jack Dorsey pensava di risolvere assegnando la spunta blu a tutti gli utenti per fare emergere tutti quegli utenti che fossero nativamente spam e bot. Ma non se ne fece nulla.

    Da una parte non se ne fece nulla per il poco tempo, ma dall’altra lo stesso Dorsey si trovò nella condizione di difficoltà, visto che la società Twitter era ormai in una situazione caotica. Il CdA era praticamente diviso tra chi lo voleva fuori, come il Fondo Elliott che deteneva la maggioranza, e chi lo voleva ancora in sella come CEO.

    Solo che lo stesso Dorsey ha finito per pagare il fatto che essere CEO di due aziende contemporaneamente non è il massimo dell’organizzazione. E Twitter ne ha risentito in modo particolare.

    Una situazione, questa, che ha finito per creare le condizioni per cui Twitter dovesse essere venduta. E così è stato.

    Elon Musk, appena se ne è presentata l’occasione, sapendo benissimo della situazione di Twitter, avendo collaborato con Jack Dorsey a predisporre quella che oggi è Bluesky, la piattaforma decentralizzata fortemente voluta da Dorsey e che ora si appresta a diventare la vera alternativa di Twitter, l’ha colta.

    E siamo arrivati ad oggi. Elon Musk ormai sta per mettere a punto uno dei suoi pochi punti fermi da quando si è insediato, e cioè quello di annullare e cancellare la spunta blu attuale solo perché, a suo dire, assegnata con un sistema non sicuro.

    Con questo articolo, perdonate la lunghezza, abbiamo voluto raccontare la storia di come si è arrivati e come si è sviluppata la tanto amata e odiata spunta blu e di come, in realtà, il metodo che propone Elon Musk non brilli proprio per sicurezza.

    Legare tutto all’abbonamento senza verificare l’identità dell’account è un passo indentro, non un passo in avanti.

    In ogni caso, Elon Musk spera di permettere a Twitter di raggiungere i 3 miliardi di fatturato che servono per raggiungere l’obiettivo prefissato per la fine dell’anno. Obiettivo che sembra complesso da raggiungere, anche se lo stesso Musk rassicura che Twitter viaggia verso il break-even.

    Staremo a vedere cosa succederà.

    Intanto addio alla spunta blu “legacy”.

  • Twitter è ormai parte della X Holding voluta da Elon Musk

    Twitter è ormai parte della X Holding voluta da Elon Musk

    Twitter Inc. non esiste più. Documenti giudiziari dimostrano che oggi l’azienda co-fondata da Jack Dorsey si chiama X Corp. e fa parte della X Holding voluta da Elon Musk. Il progetto di Musk della “X app” è ormai ad un passo, sempre che si realizzi.

    Ormai è diventato noto, Twitter Inc. la società che era stata fondata per gestire la piattaforma e che era stata acquisita da Elon Musk, in pratica on esiste più. La società è stata inglobata dalla X Holding con il nome X Corp.

    Tutto questo non è stato ancora reso pubblico e a far affiorare questa fusione è stata la causa che vede coinvolti Laura Loomer e Twitter Inc. colpevole, secondo la Loomer di aver bloccato il suo account nel 2019 per aver violato le leggi sul racket, come sostenuto dall’allora società guidata da Jack Dorsey.

    Ebbene, questa vicenda giudiziaria ha fatto emergere il fatto che ormai Twitter Inc. non esiste più e lo hanno spiegato bene Nitish Pahwa e Mark Joseph Stern su The Slate.

    Nel presentare le carte, come si dice, in tribunale e per certificare lo stato della società è venuto fuori, appunto che adesso, in qualità di “successore nell’interesse di Twitter Inc.” la posizione è gestita da X Corp., la società in cui è stata fusa, in tutto e per tutto, Twitter Inc..

    twitter inc parte X Holding franzrusso

    Non è un caso che si parli di X, ricorderete che lo stesso Elon Musk tre settimane prima sosteneva che questa sarebbe diventata l’app per fare tutto e si sapeva che sarebbe successo. In pratica X sarebbe una sorta di WeChat americano, un contenitore di società e applicazioni di Musk che dovrebbe, con funzionalità diverse, essere utili “per qualsiasi cosa”.

    La notizia ormai si sta diffondendo, non è semplice da decifrare i vari passaggi che su The Slate sono spiegati benissimo.

    Nel riassumerle, possiamo dire che inizialmente, nell’aprile del 2022, era stata creata la X Holding che era stata divisa in tre parti, I, II e III. Nella seconda era stata posta Twitter Inc, acquisita nell’ottobre del 2022, e la terza tranche della holding serviva a Musk per accollarsi il prestito dei 13 miliardi di dollari per l’acquisizione.


    Questo account aveva anticipato tutti qualche giorno fa:


    Ad arrivare a marzo 2023, dopo diverse operazioni finanziarie, esistono la H Xolding che fa da società madre alle aziende di Musk e la X Corp. che altro non è che la seconda parte iniziale, quella contenente Twitter Inc.. Nei fatti, X Corp. è oggi l’azienda che sostituisce Twitter che, per questo motivo, non esiste più.

    Sicuramente vi sarete chiesti che cosa volesse dire Elon Musk quando ha twittato X. Ecco spiegato il significato.

    Ora, Twitter Inc. continuerà ad esiste ancora nelle varie cause in cui è coinvolta e anche nelle diverse cause che i dipendenti di Twitter hanno intentato per il modo in cui sono stati licenziati.

    Ma nei fatti Twitter, per come l’abbiamo conosciuta in tutti questi anni, non esiste più.

    Per ora non cambia nulla, Twitter resta ancora la piattaforma e l’app che conosciamo, ma dopo questo passaggio è facile attendersi qualcosa che vada a sostituire la forma stessa della piattaforma.

    Abbiamo visto nei giorni scorsi cosa è accaduto con il cambio del logo Twitter sostituito da Doge meme.


    Se Elon Musk fa di Twitter un uso personale


    Ecco, potrebbe darsi che il prossimo cambio sarà definitivo.

    Intanto, sulla pagina Wikipedia di Twitter si legge che “una dichiarazione del tribunale ha rivelato che Twitter, Inc. è stata fusa in X Corp.“.

  • Se Elon Musk fa di Twitter un uso personale

    Se Elon Musk fa di Twitter un uso personale

    Elon Musk ha cambiato il logo di Twitter con il Doge meme. Uno scherzo che ha fatto schizzare dogecoin a +25%. Un gesto che mostra la mancanza di rispetto di Musk nei confronti degli utenti e che crede di usare Twitter a scopo personale.

    Ormai non è più solo e soltanto una questione di proprietà, è diventata una questione di reputazione. Sembra quasi che Elon Musk si diverta con Twitter e, di conseguenza, alla luce di quello che sta accadendo, non era tanto lontana ipotesi avanzata da molti che per il proprietario della Tesla la piattaforma più influente per le informazioni e le notizie dovesse diventare un giocattolo. Sì. Un giocattolo da 44 miliardi di dollari.

    Quello che sta accadendo ormi da diverse ore ne è la dimostrazione.

    Il tutto è iniziato proprio un anno fa, quando Elon Musk, in piena trattativa per acquisire la piattaforma, chiedeva su Twitter cosa fosse necessario fare perché tutti potessero esprimersi liberamente, come in qualsiasi democrazia. Ebbene, tra i tanti tweet di risposta che proponevano idee concrete, ci fu @WSBChairman che, probabilmente per scherzo, scrisse rispondendo a Musk, che aveva scritto “serve una nuova piattaforma?”, due tweet. In uno scrisse “compra Twitter” e nel secondo scrisse “e cambia l’uccello del logo con Doge”.

    elon musk twitter doge coin franzrusso.it

    E, come dicevamo prima, a distanza di un anno Elon Musk fa proprio questo, cambia il logo di Larry con il Doge meme. Questo cambio è visibile per lo più da web e soprattutto in Usa e in Europa.

    Ora, quello che si sa per certo, lo scrive su Twitter un ingegnere della società di Elon Musk, è che si tratta di uno scherzo. Doveva essere il pesce d’aprile di Musk agli utenti Twitter ma, siccome il proprietario bombarda di email i suoi collaboratori, lo scherzo è andato online con due giorni di ritardo. E questo la dice lunga sullo stato in cui lavorano i dipendenti di Twitter.

    Il problema è che tutto questo ricade sulla reputazione di Twitter e dello stesso Elon Musk, ove mai lui si fosse posto il problema.

    Per chi non conoscesse l’icona di Doge meme, si tratta dell’icona associata alla criptovaluta dogecoin che lo stesso Musk usa molto. Ricorderete quando su Twitter punzecchiò McDonald’s per il fatto di non poter pagare in dogecoin.


    Cosa rappresenta il Doge meme

    Doge è un meme diventato popolare nel 2013. Il meme consiste tipicamente in un’immagine di Kabosu, un cane Shiba Inu, accompagnata da testo multicolore in carattere Comic Sans in primo piano. Il testo, che rappresenta una sorta di monologo interno, è volutamente scritto in una forma di inglese scritto male.

    Il meme è basato su una fotografia del 2010 ed è diventato popolare alla fine del 2013, essendo stato nominato il ‘top meme’ di Know Your Meme di quell’anno. Lo Shiba Inu ha avuto una notevole presenza nella cultura popolare alla fine del 2013, inclusa la criptovaluta basata su Doge, il Dogecoin, lanciato nel dicembre dello stesso anno. Diversi sondaggi online e media hanno riconosciuto Doge come uno dei migliori memi degli anni 2010.


    Se volessimo guardare questo gesto con un occhio diverso, allora si potrebbe dire che si tratta di una bella operazione di Musk per far salire le quotazioni della valuta elettronica. E in effetti così è, visto che il balzo è stato +25%. O ancora che Musk voglia spingere questa criptovaluta come moneta da usare su Twitter, ci sta. Ma i metodi per farlo sarebbero altri.

    La motivazione sarebbe, e si tratta di un’ipotesi, che alla base di tutto c’è una causa miliardaria.

    Come detto, dogecoin è la criptovaluta che Elon Musk ha fortemente promosso negli ultimi anni. La valuta ha raggiunto i massimi storici il 9 maggio 2021, giorno in cui Musk è stato ospite del Saturday Night Live. La criptovaluta salì a 0,74 dollari quando Musk menzionò Dogecoin in diretta e crollò rapidamente quando gli investitori hanno iniziato a vendere le loro partecipazioni, lasciando molti investitori nei guai.

    Lo scorso anno gli investitori hanno intentato una causa contro Musk per 258 miliardi di dollari per il suo presunto ruolo, non molto chiaro (da qui la causa) al fine di sostenere Dogecoin. Venerdì scorso gli avvocati di Musk hanno chiesto di archiviare la causa, definendo le accuse una ‘fantasiosa opera di finzione‘.

    Non molto tempo dopo che Twitter ha sostituito il logo dell’uccello blu con doge oggi, i prezzi di Dogecoin sono aumentati da 0,07 a 0,10 dollari.

    Ora, non si era mai visto che qualcuno usasse una piattaforma come Twitter per questioni personali. Vuol dire che l’attuale proprietario non si pone neanche per l’anticamera del cervello il problema della reputazione della piattaforma e, tanto meno, della propria.

    Questo è un dato evidente e disarmante allo stesso tempo.

    Tutti gli utenti oggi, paganti e non, sono in balìa degli umori e delle decisioni personali di una persona che non ha a cuore proprio le persone che usano la parte integrante della piattaforma per come è diventata nel corso degli anni.

    Elon Musk sfida chiunque senza alcun rispetto, questa è la verità. Fosse anche uno scherzo, al netto di tutto questo, sarebbe pure durato troppo e di fatto diventato fastidioso.

    Non ci sembra che Jezz Bezos, fondatore di Amazon e proprietario del Washington Post abbia sfogato sul giornale tutto il suo malessere quando le prestazioni della sua azienda non sono state all’altezza delle attese. Non ci sembra che abbia cambiato il logo del giornale per mettere la sua faccia arrabbiata, per dire.

    È sempre e solo una questione di rispetto e reputazione.

    Abbiamo capito che Elon Musk non è preoccupato da tutto questo, forse per troppo ego o forse per incapacità di rendersene conto. Ma se fosse vera la seconda ipotesi ci sarebbe da chiedersi come abbiamo fatto noi tutti a ritenere che fosse un genio, visionario e capace uomo d’affari.

    Per uno come lui, gestire Twitter avrebbe dovuto essere “quasi” una passeggiata. Un esercizio di libertà e di rispetto verso la piattaforma, la società, verso i dipendenti e verso tutte le persone che rappresentano Twitter usandola ogni giorno. Avrebbe potuto essere l’occasione per mostrare al mondo che davvero Elon Musk è sinonimo di genialità.

    E invece…

  • Twitter, ecco come funziona la nuova verifica per le aziende

    Twitter, ecco come funziona la nuova verifica per le aziende

    Twitter rilascia la nuova modalità per ottenere la spunta color oro per le aziende. Si prevede un costo di 950 euro al mese, più altri 50 euro per ogni account affiliato. Ogni account aziendale avrà accesso a Twitter Blue.

    Circa un mese fa The Information rivelava che era intenzione di Twitter guadagnare anche sul rilascio della spunta di colore oro per le aziende e si paventava una cifra molto vicina ai mille dollari al mese. E, dopo appunto quattro settimane, esiste la conferma.

    La nuova sputa oro pensata per le aziende e le organizzazioni avrà un costo mensile di circa 1.000 euro al mese, e fra poco vedremo il perché “circa”.

    La nuova modalità consentirà alle aziende di continuare a mantenere il segno di spunta, diventato di colore oro da quando Elon Musk, nuovo proprietario di Twitter, ha voluto diversificare gli account dal colore della spunta: blu per tutte le persone che si abbonano a Twitter Blue; oro, appunto, per le aziende e le organizzazioni; grigia per le istituzioni pubbliche e governative.

    Dopo quella rivelazione di The Information si erano creati diversi rumors che confermavano o che sconfessavano l’idea di provare a guadagnare anche sugli account delle aziende.

    La spunta oro per le aziende

    Ebbene, come si legge dalla pagina dedicata di Twitter, la nuova modalità di verifica per le aziende, che prevede il segno distintivo della spunta color oro, è ormai effettivo anche in Italia e in altri paesi come Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Regno Unito, Arabia Saudita, Francia, Germania, Portogallo, Spagna, India, Indonesia e Brasile. La modalità sta poi per essere estesa anche in altri paesi.

    twitter varifica aziende spunta oro 2023

     

    In riferimento al nostro paese, l’ottenimento, e quindi il mantenimento per coloro che ne sono già dotati, della spunta color oro avrà un costo extra di 950 euro al mese. A questi Twitter prevede di aggiungere altri 50 euro mensili per ogni affiliato che si verifica come appartenente a quella particolare azienda. Infatti, le aziende verificare all’interno del loro profilo vedranno apparire un’altra sezione, denominata appunto “Affiliati”, nella quale verranno inseriti tutti i profili Twitter aziendali.

    Twitter: spunta oro per le aziende, 950 euro al mese

    Ma cosa si otterrà pagando 950 euro al mese più altri 50 per ogni profilo affiliato?

    Intanto l’ottenimento, e il mantenimento, qualora già la si possedesse, della spunta adesso diventata oro con il formato quadrato della foto profilo; la possibilità di poter gestire il proprio account, aggiungendo o eliminando account affiliati.

    E poi, cosa su cui Twitter sta puntando molto, l’accesso alla versione premium Twitter Blue. Quindi la possibilità per l’account dell’azienda, e di tutti gli altri profili affiliati, di poter accedere alle funzionalità aggiuntive previste da Twitter Blue. E cioè: modifica tweet, Cartelle di segnalibri, Tweet più lunghi (ora fino a 4 mila caratteri ma si pensa già di arrivare a 10 mila), maggiore visibilità nelle conversazioni e la metà degli annunci.

    Twitter ha previsto una sezione specifica all’interno della quale reperire tutte le informazioni e procedere, eventualmente, alla verifica del proprio account.

    Twitter verifica spunta oro aziende

    Ora, detto questo e spiegato come funziona la nuova modalità di verifica per le aziende e le organizzazioni su Twitter con la spunta oro, la domanda che ci si pone è: “ma conviene spendere mille euro al mese per avere tutto questo?“.

    Conviene pagare per avere la spunta color oro? Qualche considerazione

    Ogni azienda e organizzazione, a questo punto, è chiamata a fare le opportune valutazioni e capi se in effetti Twitter gioca un ruolo importante all’interno della propria strategia di comunicazione digitale. Si tratta quindi di valutare l’importanza dell’investimento e considerare se il costo aggiuntivo di questa funzionalità premium è giustificato per un’azienda.

    Quindi, prima di decidere se investire in un servizio di verifica come questo di Twitter, con la spunta dorata, conviene valutare attentamente gli obiettivi di marketing e comunicazione della azienda e se questo servizio aggiuntivo contribuirà a raggiungerli. Ecco alcuni fattori da considerare prima:

    • Visibilità e autenticità: una spunta color oro su Twitter potrebbe rendere l’account aziendale più visibile e autorevole, ma è da considerare se ciò avrà un impatto significativo sul proprio pubblico di riferimento e sulla percezione del marchio.
    • Costi-benefici: da valutare se il costo di circa mille euro al mese per la verifica è proporzionato ai benefici che ne deriveranno in termini di engagement, acquisizione di nuovi follower e percezione del marchio.
    • Priorità di marketing: da considerare se esistono altre aree di marketing e comunicazione digitale in cui l’investimento di mille euro al mese potrebbe portare a risultati migliori o più significativi per la propria azienda.
    • Budget: voce questa che spesso, per ovvi motivi, è quella basilare. In presenza di un servizio come questo, bisogna assocurarsi di avere un budget sufficiente per coprire il costo di questo servizio premium, senza sacrificare altre iniziative di marketing o attività aziendali già in essere e ritenute importanti.

    Spunta oro, pro e contro

    Insomma, vanno valutati attentamente i pro e i contro dell’investimento in un servizio di verifica con spunta dorata su Twitter e si deve essere sicuri, per quanto possibile, che sia allineato agli obiettivi e alle priorità dell’azienda.

    Se si ritiene che il costo sia giustificato e che il servizio offra un valore aggiunto significativo, allora questa potrebbe essere una scelta strategica per la tua comunicazione digitale. Ma se ci fossero dubbi o se il budget sia già limitato, allora sarebbe il caso di esplorare altre opzioni di comunicazione digitale, al fine di raggiungere i propri obiettivi.

  • Twitter targato Elon Musk, tra disagi e mancati pagamenti

    Twitter targato Elon Musk, tra disagi e mancati pagamenti

    Il malfunzionamento dell’altro giorno ha messo in evidenza, se ce ne fosse ancora bisogno, che Twitter ha serie difficoltà alle proprie infrastrutture. E forse qualcosa dipende anche dai mancati pagamenti ad Amazon.

    C’era forse qualcuno che immaginava che la completa capitolazione di Twitter sarebbe arrivata con in grandi eventi, come la Coppa del Mondo dello scorso dicembre, e invece. È bastato un semplice errore di aggiornamento di codice in un banale lunedì per farci rendere conto che ormai Twitter sta navigano nel mare di Internet senza motore, per inerzia. Pronto a fermarsi completamente al primo grande scoglio che ne determinerà la fine.

    Guardate, non è una ricostruzione sintetica o magari legata al sentimentalismo facile, perché a Twitter ci teniamo tutti, ma è la semplice verità. A meno che le cose non cambino, e in fretta.

    Ma giusto per dare un contesto più preciso, nei giorni scorsi si è scoperto che, in realtà, Twitter ha seri problemi alle proprie infrastrutture, quelle che permettono di mandare avanti la piattaforma così come la vediamo.

    Nei giorni scorsi le cronache riportano lo scontro con il gigante Amazon che è fornitore di una parte dei servizi cloud di cui Twitter deve usufruire. Ebbene, Amazon chiede che venga rispettato l’accordo firmato nel dicembre 2020, che avrebbe dovuto essere strategico (c’era ancora Jack Dorsey) per Twitter, lamentando mancati pagamenti per un totale di 70 milioni di dollari.

    twitter disagi mancati pagamenti franzrusso.it

    Come ritorsione, il gigante fondato da Jeff Bezos minaccia di non pagare 1 milione di dollari di pubblicità, per il primo trimestre del 2023.

    Il malfunzionamento che si verifica ormai di sovente sulla piattaforma è ormai da riferirsi ad una infrastruttura tecnica sempre più precaria e debole. Un risultato che è la conseguenza del licenziamento di quasi l’80 percento della forza lavoro di Twitter.

    Qualche giorno fa, uno dei tanti ingegneri licenziati da Elon Musk descriveva Twitter come un’azienda che ormai si muove sulla base di quello che è stato fatto prima, quasi per inerzia, pronta a fermarsi definitivamente alla prima grande difficoltà.


    Ascolta qui:


     

    Curioso rilevare come in realtà Twitter sfrutti davvero poco i servizi cloud di Amazon, su cui si poggiano Twitter Spaces e poco altro. C’è da dire anche che Twitter aveva proposto ad Amazon di rivedere gli accordi, revisione che da Seattle hanno rifiutato.

    Ma Twitter usa invece Google Cloud su cui poggia la quasi totalità della piattaforma, in virtù di un accordo da 1 miliardo di dollari per 5 anni. Su questo Twitter non ha chiesto revisioni e i pagamenti sono puntuali. Forse perché Google resta comunque un investitore importante e conviene mantenere buoni rapporti anche per l’indicizzazione sul motore di ricerca.

    Ora, di fronte a questa situazione il commento di Elon Musk conferma che, strano a dirsi per uno come lui, di non sapere di cosa si sta parlando. Risolvere tutto con “bisogna riscrivere il codice”, vuol dire non aver idea di come sia strutturata la piattaforma. E dopo 5 mesi comincia, in effetti, a destare ben più di una preoccupazione.

    Senza dimenticare che, a conti fatti, il calo dei ricavi dalla pubblicità nel 2022 è stato del 40% e non si conoscono dati oggettivi per i primi mesi di quest’anno. Ma visto l’andazzo, è facile pensare che il trend negativo sia proseguito ed è sempre più lontano il traguardo dei 3 miliardi di dollari per la fine dell’anno.

  • Bluesky, l′app decentralizzata è ora in beta privata su iOS

    Bluesky, l′app decentralizzata è ora in beta privata su iOS

    Bluesky, l’app decentralizzata di Jack Dorsey, co-fondatore ed ex CEO di Twitter, è stata lanciata in versione beta privata su iOS. Ricorda molto Twitter e potrebbe essere la vera alternativa alla piattaforma oggi di proprietà di Elon Musk.

    Diciamoci la verità, la fuga da Twitter nei numeri non si è verificata. E Mastodon ha già perso il suo appeal, dove gli utenti sono calati nel mese di gennaio. Segno che la ricerca di una vera alternativa, dopo l’arrivo di Elon Musk come nuovo proprietario di Twitter, non è ancora finita.

    E, tra le tante, l’alternativa più attesa, di cui si parla da tempo e che riguarda proprio l’ex co-fondatore di Twitter, Jack Dorsey, che l’ha pensata inizialmente proprio con Musk (che cortocircuito!), è Bluesky. Ed è notizia di ieri che la versione decentralizzata di Twitter, perché questa doveva essere all’origine, è stata lanciata in formato app per iOS in versione beta privata, sempre su invito.

    Seguendo ciò che riporta TechCrunch, in effetti Bluesky sembra davvero Twitter a partire dalla timeline, per non parlare della pagina profilo. La sensazione di trovarsi su Twitter è davvero reale.

    bluesky twitter ios franzrusso

    Come detto, il progetto Bluesky è stato lanciato da Jack Dorsey, annunciato con una sere di tweet alla fine del 2019, con l’obiettivo di creare una piattaforma libera e decentralizzata, quindi indipendente, per permettere a chiunque di usare i social media come protocollo, come strumenti che ognuno di noi può usare liberamente. Per rendere l’idea in maniera più esplicita, anche se adesso l’esperienza Mastodon è più diffusa per quasi tutti, si parla di una sorta di protocollo simile all’e-mail.

    Dagli screenshot diffusi, si vede che Bluesky ripropone un po’ le dinamiche di Twitter, ci sono i commenti, i “mi piace”, i retweet e i, appunto, profili. Non che sia una novita nel panorama delle alternative a Twitter che esistono oggi, ma è quella che più richiama Twitter anche dal punto di vista grafico. Del resto, da questa versione sarebbe dovuto iniziare il nuovo futuro di Twitter.

    Ovviamente, il passaggio di passaggio di mano della società di San Francisco al proprietario della Tesla ha fatto sì che i progetti di lancio venissero accelerati, in modo da provare a dare una alternativa simile all’originale ai tanti scontenti del Twitter 2.0 di Elon Musk.

    Bluesky si basa sul proprio protocollo social open-source, chiamato Authenticated Transfer Protocol (che sta per Protocollo di Trasferimento Autenticato), in breve, “AT Protocol”. A spiegare, per certi versi, di cosa stiamo parlando, vale la pena riportare la definizione che Bluesky dà di sè come “social network federato“, in cui reti separate esistono all’interno di un unico hub. Appunto, ricorda molto l’idea tecnica di Mastodon.

    AT Protocol si basa su quattro principi, e sono: portabilità degli account, algoritmo, prestazioni e interoperabilità. Sulla base di questi principi, sarà possibile trasferire facilmente i dati del proprio account a un altro provider Bluesky e, anche, di avere un maggiore controllo.

    Secondo Jack Dorsey, Bluesky potrebbe contribuire a ridurre la capacità delle grandi piattaforme centralizzate, come Twitter, di avere così tanto potere nel decidere quali utenti e comunità possono esprimersi e chi è responsabile della moderazione dei contenuti. Un tema molto delicato in questo periodo.

    Teoricamente, Twitter e Bluesky restano legate in qualche modo, se non altro per un finanziamento che la società di San Francisco fece al progetto di Dorsey di 13 milioni di dollari, prima che arrivasse Elon Musk. Ma, alla luce della gestione di Musk è poco probabile ipotizzare che lo stesso Musk decida di dare luogo ad un progetto comune. Sembra, invece, che le due piattaforme vadano avanti ognuna per la propria strada in maniera autonoma.

    bluesky twitter ios franzrusso

    Bluesky, dopo questa fase in beta privata, su invito ricordiamolo, sembra intenzionata ad intensificare la propagazione dell’apertura dell’app e, evidentemente, le cose ormai sono sempre più lanciate verso un rilascio definitivo.

    Sul sito web dell’app è possibile ancora oggi inscriversi per mettersi in lista, se non lo avete ancora fatto.

    In un momento in cui il panorama dei social media va cambiando radicalmente, con un progressivo spostamento verso piattaforme premium che, di fatto, danno vita ad un’altra tipologia di interazione e coinvolgimento, l’arrivo di Bluesky potrebbe apparire come l’approdo ideale per tutti coloro che sono alla ricerca di una piattaforma dove il controllo dei contenuti è in mano agli utenti.

    E poi, vista la difficoltà che molti hanno riscontrato nel passare a piattaforme tipo Mastodon, non di facile intuizione per tutti, Bluesky potrebbe costituire una sorta di modello “ibrido”, nel proporre una modalità nuova con un approccio allo strumento più adatto a chi cerca soluzioni più immediate e rapide.

    Vedremo quando Bluesky arriverà anche su Android e a quel punto si potrà davvero cercare di fare qualche ipotesi sulla longevità del progetto, o meno.

  • Twitter, l’autenticazione a 2 fattori via sms sarà a pagamento

    Twitter, l’autenticazione a 2 fattori via sms sarà a pagamento

    Twitter, a sorpresa, ha deciso di rendere l’autenticazione a 2 fattori via SMS una funzionalità di Twitter Blue, la versione a pagamento di Twitter, dal prossimo 20 marzo. Pena l’impossibilità di accedere al proprio account. Una scelta delirante che può essere ovviata scegliendo l’A2F via app.

    Prima di entrare nel dettaglio della notizia, per certi versi sorprendente, ci vorrebbe davvero qualcuno che si sedesse vicino a Elon Musk e gli dicesse di fermarsi perché sta davvero esagerando.

    La notizia è che Twitter, nella serata di ieri in Italia, attraverso l’account Twitter Support, ha fatto sapere che dal prossimo 20 marzo l’autenticazione a 2 fattori (A2F) via SMS sarà a pagamento. In pratica diventerà una funzionalità compresa nell’abbonamento a Twitter Blue, la versione premium di Twitter che offre agli utenti funzionalità aggiuntive pagando 8€ al mese (oppure 7€ al mese se si sceglie l’abbonamento annuale) abbonandosi da web oppure 11€ al mese abbonandosi via app, iOS o Android.

    Da sempre qui su nostro blog abbiamo sempre consigliato di scegliere di attivare l’autenticazione a 2 fattori via app, come può essere Google Authenticator, perché scegliere la A2F via SMS non è mai stata sinonimo di sicurezza. La spiegazione è molto semplice. I codici che vengono rilasciati attraverso l’SMS sono codici statici, ossia codici che possono essere intercettati da hacker, o da qualsiasi altra applicazione malevola, ed entrare quindi in possesso delle vostre credenziali. Effettuando, invece, il login attraverso l’autenticazione a 2 fattori con Google Authenticator i codici svaniscono dopo 30 secondi, questo rende il processo di autenticazione molto più sicuro.

    Ma la scelta di rendere a pagamento la scelta via SMS è davvero scellerata, scusata l’esagerazione. Twitter non ha mai agito ponendo agli utenti scelte come queste, proponendole poi avendo a disposizione così poco tempo.

    Forse può sembrare esagerato il fattore tempo, ma non lo è. Intanto, chi non avrà modo di scegliere di pagare si troverà in difficoltà a poter accedere al proprio account dal prossimo 20 marzo. In pratica o paghi o perdi l’accesso a Twitter. Mai sentita una cosa del genere in tanti anni.

    La scelta migliore sarebbe quella di optare da subito per autenticazione a 2 fattori via app, come appunto Google Authenticator per evitare di pagare e continuare ad usare il proprio account anche dopo il 20 di marzo. Per fare questa scelta non vi resta altro che andare nelle Impostazione del vostro account Twitter, da mobile>Sicurezza e accesso all’account>Sicurezza. Qui cliccate su “Autenticazione a due fattori” scegliendo l’opzione “App per l’autenticazione” e disattivando la prima “SMS”. Una volta scelta l’app che volete usare per il recupero dei codici, non vi resta altro che allineare il vostro account all’app con QR code, in modo da impostare tutto. A questo punto non dovrete pagare nulla.

    Fin qui sembra semplice, ma non lo è. Molti scelgono infatti l’A2F via SMS per semplicità, perché ritengono che l’autenticazione a 2 fattori via app sia difficile da applicare. Ed è su questo che fa leva Twitter, duole dirlo ma è così.

    Il tweet in alto della giornalista di Radio24 Marta Cagnola che mostra il messaggio che Twitter sta inviando a chi ha scelto la A2F via SMS.

    C’è da rilevare che la scelta di rendere a pagamento l’A2F via SMS sia legata ad questione di soldi, è evidente. Sì perché è Twitter che invia il messaggio all’utente per recuperare i codici di accesso e, allo stato attuale, Twitter non vuole più pagare ma vuole che sia l’utente a farlo.

    Ma sapete quanti sono gli utenti Twitter che adottano in generale l’A2F? A questa domanda ci aiuta a rispondere Rachel Tobac, esperta di sicurezza, che su Twitter ha condiviso i dati, che produce proprio Twitter, con considerazioni molto interessanti e reali. La risposta è che solo il 2,6% degli utenti Twitter usa l’autenticazione a 2 fattori e il 74% di essi, quindi la gran parte, usa l’A2F via SMS.

    Meno del 30%, il 28,9%, degli utenti Twitter adotta la A2F via app.

    Twitter vuole che l’1,92% degli utenti paghi per accedere al proprio account dal prossimo 20 marzo. Si tratta, dunque, di una modalità per cercare di rendere Twitter Blue sempre più diffuso, visto che anche negli Usa gli abbonamenti stentano a decollare.

    Dicevamo prima che la scelta di adottare l’autenticazione a 2 fattori via SMS perché quella via app viene ritenuta più complicata, o comunque viene percepita così. E questo perché sulla sicurezza, e sul digitale in generale, c’è ancora molto da fare, in termini di formazione, di cultura digitale, di informazioni, così come sottolinea proprio la Tobac.

    Sarebbe stato meglio se Twitter avesse dato più tempo, magari un anno, per scegliere e le cose sarebbero andate diversamente.

    Ma i tempi stringono per Elon Musk che deve realizzare 3 miliardi di dollari di fatturato entro quest’anno e, purtroppo, le cose per Twitter non vanno bene, nonostante lui continui a dire che va tutto bene. Non è così e questa scelta di far pagare agli utenti la sicurezza del proprio account lo dimostra. Vedremo che effetto avrà questa decisione nei prossimi giorni.

    Twitter, ecco 5 azioni per tenere i propri dati al sicuro