In Francia perquisita la sede di X e Musk convocato in Procura

Da leggere

Franz Russo
Franz Russo
Franz Russo, fondatore, nel 2008, del blog InTime, ho collaborato con grandi aziende nazionali e internazionali, come consulente per strategie di comunicazione e come divulgatore. Da sempre impegnato nella comunicazione digitale, cerco di unire sempre una profonda passione per l’innovazione tecnologica a una visione olistica dell’evoluzione dei social media e degli strumenti digitali. Il mio percorso professionale in questo campo, iniziato nel 2007, è stato caratterizzato da un costante impegno nel raccontare e interpretare i cambiamenti nel panorama digitale. Il mio approccio si basa su un mix di analisi strategica, creatività e un profondo impegno per il racconto e la divulgazione.

La Procura di Parigi ha perquisito gli uffici francesi di X e convocato Elon Musk e l’ex CEO Linda Yaccarino per il 20 aprile. L’inchiesta, avviata nel gennaio 2025, si è allargata a Grok e ai deepfake sessuali. È la prima volta che un proprietario di una grande piattaforma viene convocato dalla giustizia di uno Stato membro UE.

Martedì 3 febbraio 2026, la sezione per la lotta al cybercrimine della Procura di Parigi ha perquisito la sede francese di X, la piattaforma di Elon Musk. L’operazione, condotta in collaborazione con la Gendarmeria nazionale ed Europol, rappresenta il passaggio più concreto di un’inchiesta che va avanti da oltre un anno. E che ora chiama in causa direttamente il proprietario della piattaforma.

Musk e Linda Yaccarino, che è stata CEO di X dal 2023 al 2025, sono stati convocati per un’audizione libera il prossimo 20 aprile 2026. La Procura li ha citati rispettivamente come “gestore di fatto” e “gestore di diritto” della piattaforma. Durante la stessa settimana saranno ascoltati anche altri dipendenti di X come testimoni.

Il caso di oggi rappresenta un fatto senza precedenti. Mai prima d’ora il proprietario di una delle maggiori piattaforme digitali al mondo era stato convocato dalla giustizia di uno Stato membro dell’Unione Europea.

X in Francia, come nasce l’inchiesta

L’indagine della magistratura francese ha origine nel 2025, quando il deputato Éric Bothorel, esponente del partito Renaissance di Emmanuel Macron e specializzato in cybersicurezza, ha presentato una segnalazione formale alla Procura di Parigi.

Nel suo esposto, Bothorel denunciava le modifiche apportate all’algoritmo di X dopo l’acquisizione da parte di Musk nel 2022, sostenendo che tali cambiamenti favorissero la diffusione di informazioni false e contenuti polarizzanti. Stiamo parlando delle modifiche apportate e rese visibili dall’agosto del 2023.

Bothorel aveva osservato una “riduzione della diversità delle voci e delle opzioni” sulla piattaforma, che si sarebbe allontanata dall’obiettivo di garantire un ambiente sicuro e rispettoso. Contestava inoltre l’assenza di chiarezza sui criteri che hanno guidato i cambiamenti algoritmici e gli interventi personali di Musk nella gestione della piattaforma.

Bothorel attraverso questa denuncia rendeva concreta quella che era una sensazione di molti utenti sulla piattaforma.

Una seconda segnalazione è arrivata da un alto funzionario della cybersicurezza pubblica francese, che ha denunciato come l’algoritmo di X proponesse “enormi contenuti politici di incitamento all’odio, razzisti, anti-LGBT+ e omofobi, puntando a orientare il dibattito democratico in Francia“.

La Gendarmeria nazionale è stata incaricata delle indagini il 9 luglio 2025, con l’apertura formale del procedimento per “alterazione del funzionamento di un sistema di trattamento automatizzato di dati in banda organizzata“.

In Francia perquisita la sede di X e Musk convocato in Procura
In Francia perquisita la sede di X e Musk convocato in Procura

L’allargamento delle indagini a Grok e ai deepfake

L’inchiesta non si è fermata agli algoritmi. A gennaio 2026, la Procura di Parigi ha ampliato il fascicolo dopo ulteriori segnalazioni relative al funzionamento di Grok, l’intelligenza artificiale sviluppata da xAI e integrata nella piattaforma X.

Grok è finito al centro di uno scandalo internazionale per la generazione di deepfake sessualmente espliciti. Secondo un’analisi del Center for Countering Digital Hate, organizzazione no-profit britannica, tra il 29 dicembre 2025 e il 9 gennaio 2026 sono state prodotte o modificate circa 3 milioni di immagini sessualmente esplicite raffiguranti persone reali senza il loro consenso. Di queste, circa 23.000 avevano come soggetto dei minori.

I numeri sono impressionanti. In soli 11 giorni, Grok avrebbe generato contenuti a sfondo sessuale in media ogni pochi secondi e materiale che coinvolgeva minori circa una volta ogni 41 secondi.

La risposta di xAI è arrivata a tappe. Il 9 gennaio la possibilità di “spogliare” persone reali con Grok è stata limitata agli abbonati premium. Il 14 gennaio, dopo le proteste di governi e istituzioni di diversi Paesi, la restrizione è stata estesa a tutti gli utenti. Ma i test condotti da diverse testate giornalistiche hanno mostrato che alcune funzionalità problematiche restano aggirabili.

C’è poi un altro elemento che ha contribuito all’ampliamento dell’inchiesta. A novembre 2025, Grok aveva generato un post in lingua francese che metteva in dubbio l’uso delle camere a gas ad Auschwitz, riproponendo uno dei più tossici cliché della propaganda negazionista. Il contenuto è rimasto online per quasi tre giorni, raggiungendo oltre un milione di visualizzazioni prima di essere rimosso.

X e l’indagine in Francia, i capi d’accusa

Il comunicato della Procura di Parigi elenca i reati su cui verte l’indagine. L’elenco è lungo e tocca diversi ambiti del diritto francese.

Si va dalla complicità nella detenzione e nella diffusione di immagini pedopornografiche alla lesione del diritto all’immagine della persona tramite deepfake a carattere sessuale.

Compare poi la contestazione di crimini contro l’umanità, che in Francia rappresenta il reato di negazionismo.

L’inchiesta riguarda anche l’estrazione fraudolenta di dati e l’alterazione del funzionamento di un sistema di trattamento automatizzato, entrambi in associazione a delinquere.

Infine, c’è la gestione illegale di una piattaforma online, sempre in associazione a delinquere.

È importante precisare che si tratta di un’audizione libera, non di un fermo. Musk e Yaccarino sono stati convocati per esporre la loro posizione sui fatti e illustrare le eventuali misure di conformità previste. La procuratrice Laure Beccuau ha definito l’approccio “costruttivo”, sottolineando che l’obiettivo ultimo è garantire la conformità della piattaforma alle leggi francesi.

La sede perquisita di X e le competenze giurisdizionali

Gli uffici perquisiti si trovano a Parigi e ospitano principalmente i servizi di comunicazione e pubbliche relazioni di X per il mercato francese. La sede giuridica della società si trova in Irlanda, dove X risulta stabilita ai fini del Digital Services Act europeo.

Questo solleva una questione rilevante. L’inchiesta francese procede sul piano del diritto penale nazionale, parallelamente alle procedure che la Commissione Europea sta conducendo ai sensi del DSA. Sono due binari distinti che possono procedere in modo indipendente.

Un dettaglio significativo emerge dalla risposta della stessa Procura di Parigi. L’ufficio ha comunicato che abbandonerà X come canale ufficiale di comunicazione, spostando le proprie comunicazioni istituzionali su LinkedIn e Instagram.

Il contesto europeo

Questa perquisizione si inserisce in un quadro più ampio di tensioni tra X e le autorità europee. Come abbiamo raccontato su questo blog, il 5 dicembre 2025 la Commissione Europea ha inflitto a X la prima multa della storia ai sensi del Digital Services Act, pari a 120 milioni di euro per tre violazioni degli obblighi di trasparenza. X non rispettava le regole sul design ingannevole delle spunte blu, sulla trasparenza del registro pubblicitario e sull’accesso ai dati per i ricercatori.

Il 26 gennaio 2026, la Commissione ha aperto una nuova indagine formale specificamente su Grok e sui deepfake sessuali. Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, ha definito i deepfake sessuali non consensuali di donne e bambini “una forma violenta e inaccettabile di degradazione”.

L’indagine UE valuterà se X abbia violato gli articoli 34, 35 e 42 del DSA, che impongono alle grandi piattaforme di analizzare e mitigare i rischi sistemici prima di lanciare nuove funzionalità. La Commissione contesta in particolare il fatto che X non abbia trasmesso una valutazione ad hoc dei rischi prima di distribuire le funzionalità di Grok che hanno avuto un impatto critico sul profilo di rischio della piattaforma.

Le implicazioni per l’Europa

L’azione della Francia rappresenta un passaggio significativo nel rapporto tra piattaforme digitali e autorità nazionali europee. Come ricordato all’inizio, per la prima volta, uno Stato membro utilizza il proprio sistema giudiziario penale per chiamare in causa direttamente il proprietario di una grande piattaforma.

Il deputato Bothorel, che ha dato avvio all’inchiesta con la sua segnalazione, ha commentato la perquisizione con un post su X nel quale ha scritto che “in Europa e in particolare in Francia, lo Stato di diritto significa che nessuno è al di sopra della legge e che i regolamenti europei, integrati nel diritto francese, sono vincolanti per tutti“.

La vicenda potrebbe creare un precedente. Altri Paesi europei potrebbero sentirsi legittimati a investigare sulle pratiche di X e delle altre grandi piattaforme, aprendo una stagione di controlli più incisivi sul funzionamento degli algoritmi e sulla responsabilità delle piattaforme per i contenuti che ospitano e amplificano.

Il contesto geopolitico rende tutto più delicato.

Le relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea sono già tese su diversi fronti, e Musk è diventato una figura centrale per l’amministrazione Trump.

L’ex Commissario europeo Thierry Breton, che aveva guidato l’elaborazione del DSA, è stato inserito nella lista delle personalità a cui Washington ha vietato l’ingresso negli Stati Uniti proprio per il suo ruolo nella regolamentazione delle piattaforme digitali.

X, Musk e il precedente in Brasile

Questa vicenda richiama inevitabilmente quanto accaduto in Brasile tra aprile e ottobre 2024.

Anche in quel caso, il confronto riguardava la richiesta di rimuovere account accusati di diffondere disinformazione e il rifiuto di Musk di conformarsi alle richieste del giudice Alexandre de Moraes. Anche allora, Musk aveva parlato di “censura” e “dittatura”, scatenando una campagna d’odio contro la Corte Suprema Federale brasiliana.

Dopo il blocco totale della piattaforma, che aveva tagliato fuori oltre 22 milioni di utenti brasiliani, Musk fu costretto a cedere. Pagò oltre 5 milioni di dollari di multa, nominò un rappresentante legale locale e dalla piattaforma vennero rimossi gli account contestati.

X era tornò online solo dopo aver rispettato tutte le condizioni poste dalla magistratura brasiliana.

Il caso brasiliano ha dimostrato due cose. La prima è che quando uno Stato democratico è determinato a far rispettare le proprie leggi, anche il proprietario della piattaforma più influente del mondo alla fine si adegua.

La seconda è che il prezzo del mancato adeguamento può essere molto alto, non solo in termini economici ma anche di perdita di utenti e danno reputazionale.

L’approccio francesce, almeno per ora, è diverso, più graduale. Si procede con una perquisizione e una convocazione, non un ban immediato.

Ma il messaggio di fondo è lo stesso che ho avuto modo di analizzare in quel caso: il rispetto delle leggi non è censura.

E nessuna piattaforma, per quanto potente, può dichiararsi immune dalle regole che valgono per tutti coloro che operano sul territorio di uno Stato sovrano.

Resta da capire se Musk seguirà lo stesso percorso del Brasile, cedendo alle richieste dopo un iniziale muro contro muro. Oppure se, forte della sua vicinanza all’amministrazione Trump, deciderà di irrigidirsi ulteriormente, trasformando il caso francese in uno scontro frontale tra Washington e l’Europa sulla regolamentazione delle piattaforme digitali.

X e l’indagine in Francia, cosa aspettarci

L’appuntamento del 20 aprile 2026 rappresenterà un momento chiave. Le audizioni di Musk e Yaccarino permetteranno agli inquirenti di valutare le posizioni della dirigenza di X sui fatti contestati e le eventuali misure di adeguamento previste.

Resta da capire se Musk si presenterà effettivamente a Parigi. L’audizione è “libera”, il che significa che non è obbligato a comparire. Ma la sua assenza avrebbe un significato politico notevole e potrebbe influenzare l’evoluzione del procedimento.

L’inchiesta francese procede in parallelo a quella della Commissione Europea. Sono due livelli di enforcement distinti, il diritto penale nazionale e la regolamentazione europea sulle piattaforme, che convergono sullo stesso obiettivo: verificare se X rispetti le regole che valgono per tutti coloro che operano sul territorio europeo.

È un test importante per l’Europa. La capacità di far rispettare le proprie leggi alle grandi piattaforme digitali, anche quando sono di proprietà dell’uomo più ricco del mondo, definirà la credibilità del quadro normativo che l’Unione si è data negli ultimi anni. E la Francia, con questa perquisizione e con la convocazione di Musk, ha scelto di posizionarsi in prima linea.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi articoli

Elon Musk ha ingannato gli azionisti di Twitter, e li deve risarcire

La giuria federale di San Francisco ha giudicato Elon Musk responsabile di frode sui titoli Twitter. Risarcimento stimato fino a 2,6 miliardi di dollari. Prima sconfitta legale per il proprietario di X in un processo per frode

Potrebbe interessare