Social Media, rivoluzione nella comunicazione

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Franz Russo
Franz Russo
Franz Russo, fondatore, nel 2008, del blog InTime, ho collaborato con grandi aziende nazionali e internazionali, come consulente per strategie di comunicazione e come divulgatore. Da sempre impegnato nella comunicazione digitale, cerco di unire sempre una profonda passione per l’innovazione tecnologica a una visione olistica dell’evoluzione dei social media e degli strumenti digitali. Il mio percorso professionale in questo campo, iniziato nel 2007, è stato caratterizzato da un costante impegno nel raccontare e interpretare i cambiamenti nel panorama digitale. Il mio approccio si basa su un mix di analisi strategica, creatività e un profondo impegno per il racconto e la divulgazione.

I Social Media hanno rivoluzionato e rivoluzione tutta la comunicazione. Questo video, prodotto da Socialnomics, racconta questa rivoluzione, uno dei video più visualizzati su Youtube, oggi anche nella versione italiana. Gli spunti che offre sono tantissimi, ma adesso guardatelo. Buona Visione!

Alcuni dati contenuti nel video:

Anni per raggiungere 50 milioni di utent:

Radio 38 anni
TV 13 anni
Internet 4 anni
iPod 3 anni

facebook ha raggiunto 100 milioni di utenti in meno di 9 mesi.

Le applicazioni per iPod contano 1 miliardo di download in 9 mesi.

Se facebook fosse un paese

  • Sarebbe il terzo più popolato (sei volte l’Italia)
  • 1.Cina 2. India 3. facebook 4. Stati Uniti 5.Indonesia 6.Brasile 7. Pakistan 8.Bangladesh … 24 Italia

Il 54% dei blogger posta nuovi articoli o tweet ogni giorno.

Più di 1,5 milioni di contenuti (link, notizie, blog, appunti, foto, ecc) sono condivisi su Facebook ogni giorno.

Solo il 14% si fida della pubblicità tradizionale.

Solo il 18% delle campagne televisive genera un ritorno di investimento positivo.

I social media non sono una moda, sono un cambio fondamentale nel modo di comunicare.

3 Commenti

  1. Conosco questi dati, una società francese che studia i social media ha fatto un’indagine sulle lingue parlate su Twitter, scoprendo che la metà non parla inglese. Il restante 50% è costituito la linque asiatiche, portoghese (quindi anche Brasile) e spagnolo (intorno al 6%). L’italiano è al 2%, non male direi…E comunque hai ragione tu Simone, il fenomeno è molto più grande di quello che si può pensare e sicuramente crescerà sempre di più.

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