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  • Sui Social Media i contenuti si leggono meno, ecco qualche spiegazione

    Sui Social Media i contenuti si leggono meno, ecco qualche spiegazione

    Meno del 70% degli utenti di Facebook legge veramente i contenuti di un post prima di condividerlo o commentarlo. Ci si ferma al titolo. Ci si ferma al nome dell’Influencer che l’ha scritto. E’ il risultato di uno studio che rivela una preoccupante superficialità individuale, sociale e culturale. Vediamo insieme quali possono essere le motivazioni psicologiche.

    The Science Post ha pubblicato un recente studio della Minnesota Academy of Science and Art, condiviso inizialmente da Matteo G.P. Flora, che conferma ciò che gli esperti del settore suppongono da tempo. Solamente il 70% (precisamente il 68,4%) degli utenti di Facebook legge veramente il contenuto di un post prima di aggiungere una reazione, un like, un commento o di farne una condivisione.
    Ci si ferma al titolo.
    Tant’è che l’articolo originario non riporta altre informazioni dopo la notizia. Ottenendo, a sua volta, un numero esorbitante di condivisioni: ad oggi più di 50 mila.

    Certo, chiunque abbia condiviso un post che conferma una ricerca esemplare e che procede con “Lorem ipsum dolor sit amet…” – il testo pseudo-casuale utilizzato da grafici, designer e programmatori – si è divertito.
    Ma a sua volta ha dato prova di quanto vengano letti solo i titoli e non i contenuti, dal momento che l’articolo procede in latino prendendosi beffe dell’originaria opera di Cicerone.
    Cerchiamo di approfondire le motivazioni di tale comportamento, per altro di quotidiana esperienza.

    contenuti facebook

    Sono tantissime, da un punto di vista sociale e psicologico, le cause di questo modo di “usare” i Social Network.
    Non si parla, infatti, solo di Facebook, ma di tutti i canali Social in cui i professionisti quotidianamente scrivono e vengono letti.
    Retweettati, condivisi e, ancora più gravemente, commentati.
    Si commenta ciò che non si è letto. Si commenta anche ciò che si è letto e non si è capito.
    Senza chiedere spiegazioni, senza approfondire da soli la materia, senza accettare e preferire il silenzio.

    Chiedere spiegazioni e chiarimenti all’autore di un post è un po’ come ammettere di non sapere tutto.
    E non dovrebbe essere assolutamente così?
    Se – come si prevede – il futuro dei Social Network e dei Blog andrà sempre di più verso la verticalizzazione, verso la ricerca di una nicchia di utenti interessati a un solo genere di argomento, vince proprio chi resta specializzato in una competenza distintiva, che appaghi un solo segmento di mercato.
    Ne consegue, quindi, che sapere tutto non solo è umanamente impossibile, ma in Rete è un atteggiamento perdente e disprezzabile.

    Il primo motivo – senza volersi addentrare nelle controversie del caso – è senz’altro legato al concetto di Influencer.
    Appena si trova il nuovo post di un Influencer parte di default il primo like e il primo commento.
    Di cosa stia parlando l’Influencer lo dice il titolo, e questo è sufficiente.
    Il 70% delle persone non va oltre al titolo, anzi, non va neppure oltre al nome dell’Influencer.
    L’Influencer sta al “gioco”?
    Sì, perché conosce perfettamente questo fenomeno e i suoi numeri aumentano.
    Aumenta l’engagment, buono o cattivo che sia.
    Quanti esprimano concretamente la loro frustrazione, pur garbatamente parlando, perché i commenti ricevuti non c’entrano nulla col contenuto lo lascio dire a voi.
    Personalmente – Influencer o meno – quando dai commenti mi accorgo che il mio post è stato veramente letto e compreso per prima cosa mi stupisco, e per seconda ringrazio.
    Ringrazio molto. Perché è solo allora che la mia pubblicazione sul Blog e su un Social Network ha avuto il senso atteso: l’interazione.
    L’interagire di opinioni anche contrastanti. Anzi meglio: ci si confronta e si impara reciprocamente qualcosa di nuovo.
    Si lavora per il giusto scopo: crescere, creare nuove idee, fare Innovazione.

    Il bisogno di fare parte di un gruppo, di non essere esclusi dal gruppo è prevalente.
    Ecco la seconda motivazione.
    E’ un bisogno che, tuttavia, si scontra con un’altra esigenza umana fondamentale: quella di distinguersi dal gruppo.
    Far emergere la propria unicità.
    Sono le nostre due facce sociali e psicologiche e, ovviamente, si riflettono nel comportamento sui Social Network come in ogni modo di relazionarsi offline.
    Non condividere e soprattutto non commentare un post che è popolare è come non esistere per il mondo del Web.
    Non dire la propria è quindi non esistere. Una paura immensa: non vera, ma reale.
    Nulla di più falso, e – professionalmente parlando – di più sconveniente.
    Perché commentare fermandosi a leggere solo il titolo – che magari è una provocazione, e naturalmente è dettato da esigenze SEO – rivela in pieno la superficialità del proprio comportamento.

    Una superficialità estremamente dannosa a livello sociale e culturale, ancor più in un mondo come quello dei Social Network, dove il flusso di informazioni e di pubblicazioni è velocissimo e in cambiamento costante.
    Uno dei coautori dello studio, Arnaud Legout, sostiene infatti che

    Nella cultura di oggi, le persone formano le loro opinioni senza fare nessuno sforzo per andare più in profondità“.

    Una superficialità che psicologicamente parlando, tuttavia, si riconduce più che altro a una forte insicurezza personale.
    La maggior parte dei commenti non adeguati ai contenuti, infatti, riflette il bisogno di apparire e di ricevere approvazione sociale coi successivi like e commenti.
    Una carenza di autostima mascherata molto bene, dal momento che in ogni caso – e soprattutto su Facebook – ogni commento può diventare un gioco.
    E questo è sanissimo: l’ironia, l’autoironia, il mettere sul ridere e sdrammatizzare i post è fondamentale. E’ così che si instaurano le relazioni virtuali, che nascono amicizie che spesso si concretizzano offline.
    Il gioco è sempre qualcosa di estremamente sano, nel nostro lavoro come nella realtà.
    E non solo perché conduce alla creatività e al pensiero laterale, ma perché ci fa rimanere autentici.

    C’è una trappola, però.
    Un limite sottile quanto fastidioso e spinoso tra lo scherzare – lo scherzare lavorando – e la ricerca di una gratificazione personale.
    Che sia immediata.
    Nella comunicazione online, dove l’iperconnessione ha cambiato il modo di interagire, il bisogno di rinforzi positivi alla propria autostima si esprime proprio in una richiesta di riconoscimento immediato.
    E questo riconoscimento sui Social Network arriva effettivamente in tempo reale.
    Una soluzione magica per innalzare l’autostima?
    No. Perché la dimensione temporale delle interazioni è talmente fugace da non poter certo colmare vuoti o necessità personali non affrontate interiormente.

    Un’ulteriore riflessione riguarda la qualità delle emozioni che maggiormente spingono a commentare post non letti.
    Sono i titoli che rimandano ad espressioni di felicità, spensieratezza e positività quelli maggiormente condivisi, subito seguiti da quelli che generano, invece, ansia, paura e rabbia.
    Non solo si è in cerca di belle notizie, quindi, ma anche di mantenere aperto un canale che sia di sfogo all’aggressività.

    Ancora una volta, le motivazioni psicologiche del comportamento sui Social Network sono inscindibilmente legate al mondo emozionale.
    Sono le paure, le insicurezze, gli stati d’animo anche passeggeri a dettare il modo di vedere il mondo e lavorare.
    E la superficialità diventa, paradossalmente, un ottimo scudo per nascondere l’identità reale e proiettarne nel mondo una migliore.
    Una maschera che serve soltanto a se stessi e non certo al proprio successo professionale.

  • Facebook, nei prossimi 5 anni i contenuti saranno Video

    Facebook, nei prossimi 5 anni i contenuti saranno Video

    Entro 5 anni i contenuti su Facebook saranno solo Video, senza testo. A fare questa previsione, per nulla visionaria, è Nicola Mendelsohn, vice presidente per Facebook EMEA. Una previsione che trova conferma nelle ultime mosse del social networj di Mark Zuckerberg, da ultimo il lancio dei Video 360° per iOS e Android.

    Avreste mai immaginato di usare Facebook solo in modalità video? Di creare e condividere solo contenuti video con i vostri amici, parenti e contatti? A quanto pare, non sembra essere un’ipotesi nè visionario e neanche troppo lontana. Infatti, entro 5 anni è possibile che su Facebook i contenuti saranno solo Video, senza più testo. Una previsione che, se la guardiamo da un lato oggettivo, regge nei fatti. Basti pensare al lancio di Facebook Live per tutti e, recentissimo, il lancio dei Video 360° per iOS e Android, per fare video panoramici e immersivi da condividere sul news feed di Facebook.

    Ma questa previsione trova ancora più valore perchè a farla è una dirigente di Facebook, Nicola Mendelsohn, vice presidente di Facebook EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa). La Mendelsohn si trovava infatti qualche giorno fa si trovava all’evento di Fortune, The Most Powerful Women International Summit, affermando che il continuo calo del contenuto testuale e la continua crescita dei contenuti video potrebbe portare, entro i prossimi 5 anni ad una prevalenza esclusiva di contenuto solo Video.

    facebook contenuti video

    E a dare manforte a questa previsione, oltre alla chiara strategia che Facebook ha adottato in questo senso, ci sono anche i numeri. Ad oggi le visualizzazioni video sul più grande social network della rete sono oltre 8 miliardi, un numero impressionante se pensiamo che un anno fa erano appena 1 miliardo.

    Ogni giorno la media di ore trascorse a guardare contenuti video da dispositivi mobili è di 100 milioni, un dato che, pensiamo, sarà destinato a crescere proprio con la modalità Facebook Live che, come sappiamo, valorizza proprio il contenuto video da mobile. La stessa Nicola Mendelsohn ha poi affermato che il successo dei Facebook Live è andato ben oltre le aspettative iniziali.

    nicola mendelsohn facebook vp emea video
    Nicola Mendelsohn, vp Facebook Emea

    Sostiene la Mendelsohn che oggi è proprio il Video il contenuto che meglio sa raccontare cosa sta accadendo o comunque è la modalità che più di altre, quindi anche del testo scritto, riesce a veicolare il messaggio che vogliamo mandare, tutto in pochi minuti o anche in pochi secondi. A dimostrazione di questa affermazione possiamo ricordare che il contenuto video alimenta di ben 13 volte il coinvolgimento (l’engagement) rispetto ad altre forme di contenuto.

    Il settore dei Video è quindi il settore del futuro, le previsioni dicono che entro il 2020 saranno Video l’80% dei contenuti e applicazioni come Snapchat e Periscope sicuramente si attrezzeranno sempre meglio.

    Ma davvero Facebook potrebbe essere fruito sono attraverso i Video? Davvero tutti siamo in grado di fare un video, anche di pochi secondi per esprimere un pensiero? O ci limiteremmo a condividere solo Video altrui? Domande che sicuramente aiutano a comprendere meglio lo scenario futuro. Fare video è per tutti, ma non tutti sono portati a fare Video.

    E comunque, voi cosa ne pensate?

  • Facebook è ad oggi un Ecosistema e crescerà ancora

    Facebook è ad oggi un Ecosistema e crescerà ancora

    In occasione dell’annuale conferenza per gli sviluppatori di Facebook, F8 2016, il fondatore e CEO Mark Zuckerberg ha tracciato la roadmap per i prossimi dieci anni. Facebook oggi non è più “solo” un social network, è un Ecosistema. E crescerà ancora puntando alla realtà virtuale e all’intelligenza artificiale.

    Quella di ieri è stata sicuramente una delle più attese, ma soprattutto una delle più interessanti, conferenze per gli sviluppatori di Facebook, F8, degli ultimi anni. In occasione appunto della F8 2016, Mark Zuckerberg, fondatore e CEO del social network, oggi un’azienda quotata in borsa e tra le più importanti aziende in termini valore (oltre 300 miliardi di dollari), ha tracciato la roadmap per i prossimi dieci anni. Un piano di sviluppo che rivela a chiare lettere gran parte di azioni che già si conoscevano, ma che trovano un altro significato presentate come traccia per i prossimi anni a venire.

    facebook ecosistema

    La prima cosa, il primo concetto che appare ormai chiaro a tutti, ma che Zuckerberg ha, giustamente tenuto a sottolineare, è che Facebook è un Ecosistema, il complesso più grande dentro al quale esistono e si formano realtà più o meno grandi, ma tutte all’interno dello stesso contenitore. Facebook dunque non è più “solo e soltanto” un social network, ma è molto di più. E le dimensioni di questo ecosistema che continuerà a svilupparsi le ha tracciate ieri proprio il suo fondatore, perseguendo l’obiettivo di connetter tutti nel mondo e aggiungendo anche la possibilità di condividere qualsiasi cosa con tutti. Questi due concetti sono alla base del prossimo sviluppo dell’Ecosistema Facebook.

    [Qui trovate un resoconto completo di tutte le novità presentate ieri]

    E lo sviluppo passa attraverso delle fasi già prestabilite che spiegano molte delle novità lanciate in queste ultime settimane. Quindi consolidamento dei prodotti come WhastApp e Messenger che insieme veicolano 60 miliardi di messaggi al giorno, il triplo degli SMS.

    Puntare sui Video, cosa che abbiamo già sottolineato in queste settimane come contenuto, che sarà aperto anche alle API, che dovrà fare da traino per i prossimi 5 anni.

    Lo sviluppo passa anche attraverso la Search, forse ancora poco considerato, ma obiettivo di Facebook è competere in questo ambito anche con Google, fino il motore di ricerca per eccellenza.

    L’Ecosistema Facebook farà perno anche su questo elemento per fare in modo che tutta l’esperienza dell’utente rimanga all’interno del social network, ma che arrivi anche verso il social network.

    Interessante il pulsante Save che permetterà di salvare qualsiasi contenuto per poi fruirne su Facebook. La piattaforma che punta a contenere qualsiasi tipo di esperienza.

    facebook ecosistema save tasto

    Per non parlare di Messenger che avevamo definito di recente piattaforma di utilità, per via dei tanto strumenti attivati dalla piattaforma, che verrà potenziata con l’intelligenza artificiale.

    Ieri è stato annunciato infatti la disponibilità di attivare chatbot su Messenger, una possibilità che va nella direzione di rendere sempre più immediata la relazione tra utente e azienda.

    Ma lo sviluppo trova il suo core entro i 10 anni quando sarà a pieno regime il disegno che ha in mente Zuckerberg, ossia quello della realtà virtuale. La possibilità di condividere “esperienze social”, come ha detto ieri Zuckerberg, da qualsiasi luogo ci troviamo.

    È questo il prossimo futuro di Facebook. E sorge spontanea una considerazione da fare, dal punto di vista del business. È opportuno che le aziende comincino a rendersi conto di questo cambiamento, di questo sviluppo. Se proprio non strettamente legato a Facebook, è bene cominciare a prendere dimestichezza con questo tipo di novità perchè il futuro è già arrivato ed è altrove, non certamente solo nell’utilizzo della mail.

    E voi che ne pensate?

  • Su Facebook si condividono sempre meno cose personali

    Su Facebook si condividono sempre meno cose personali

    Un rapporto aziendale interno di Facebook, ripreso da The Information e da Bloomberg in questi giorni, ha rivelato che le condivisioni in un anno su Facebook sono in calo del 5,5% e sono in calo del 21% le condivisioni che riguardano dati e aggiornamenti personali. Si spiega la decisione sulle Reactions e sul potenziamento di strumenti come “Accadde oggi”.

    Facebook è ad oggi una piattaforma da 1,6 miliardi di utenti registrati che generano una mole enorme di dati, di conversazioni, di immagini, di video. E’ il luogo dove si chiacchiera di più online per antonomasia, questo è evidente. Ma a quanto pare, si chiacchiera sempre meno di cose personali, cioè di quei temi su cui Facebook fonda tutta la sua esistenza. E questo dato lo si rivela di una report aziendale interno, ripreso da Bloomberg e da The Information, che dimostra come tra la metà del 2014 e la metà del 2015 le condivisioni siano calate del 5,5%, in generale. Ma le condivisioni che riguardano gli aggiornamenti personali sono calati del 21%, un dato rilevante quest’ultimo che indica non un problema, quanto invece un cambiamento nell’approccio dal parte degli utenti verso la piattaforma.

    Certo, non che questi siano dati che preannuncino, come qualcuno si è affrettato a scrivere, la fine di Facebook per come lo conosciamo oggi. No, non si tratta della fine, lo sarebbe stato se fossimo stati di fronte a dati molto più grandi e molto più veloci, e non è questo il caso. Questi dati sono indicativi del fatto che Facebook sta diventando sempre più saturo e sta, comunque, avvertendo la presenza di altre piattaforme che stanno crescendo e che forse hanno “rubato” qualcosa in termini di condivisioni, soprattutto dal lato personale. E parliamo di Snapchat, che offre la possibilità di condividere in maniera molto dinamica, ma ce ne sono altre.

    facebook condivisioni personali

    Nella riunione che si sarebbe tenuta a Londra con un team appositamente costruito, Zuckerberg e i suoi hanno parlato di context collapse, un concetto chiaro agli etnografi e accademici, forse meno a tutti gli altri. Per context collapse, nei social media, si intende una audience illimitata verso temi che invece vengono potenzialmente circoscritti. Le persone quindi non sono più in grado di relazionarsi rispetto ad un contenuto perchè è difficile da fare. Concetti mirati e selezionati per un gruppo limitati alla fine si scontrano conn gruppi più ampi. E forse questo è anche frutto delle modifiche, anche recenti, apportate all’algoritmo che regola il news feed, dando vita a questa dinamica, nonostante le persone abbiano anche la possibilità di limitare la propagazione del contenuto ad un pubblico più ristretto. Una cena tra amici certamente non sarà interessante per tutto il resto del mondo.

    E forse questo spiega un po’ la strategia intrapresa da Facebook specie in relazione all’introduzione della funzione On This Day, quello che conosciamo come “Accadde oggi”. La funzionalità spinge a ri-condividere vecchi ricordi, adesso anche in maniera ottimizzata per evitare che di condividano ricordi spiacevoli. Un modo per spingere gli utenti a riproporre contenuti personali. E si spiega, da questo punto di vista, l’elaborazione e l‘introduzione delle Reactions, proprio per fare in modo che gli utenti possano esprimere al meglio la “reazione” adeguata a quel tipo di contenuto.

    Su Facebook quindi si condividono e si commentano più notizie, più link che riportano ad informazioni e meno contenuti personali. D’altronde proprio Facebook ha investito molto da questo punto di vista. E si spiega anche l’introduzione e l’accelerazione per quanto riguarda i Live Video, la vera ossessione di Zuckerberg e adesso sappiamo perchè. Facebook vuole offrire a tutti la possibilità di condividere pezzi della propria vita e per questo il video è al momento lo strumento più immediato. Ognuno in pochi minuti è pronto a condividere quello che sta facendo e l’esperienza che sta vivendo in tempo reale. Un modo anche per fare risalire quello che si chiama “oversharing“, la condivisione estrema, quella che è infatti calata. Ci riuscirà?

  • Facebook Live Video, ecco spiegata l’ossessione di Zuckerberg

    Facebook Live Video, ecco spiegata l’ossessione di Zuckerberg

    L’annuncio di ieri del rilascio dei Live Video su Facebook arricchiti da tante funzionalità non è certamente arrivato a sorpresa. Da mesi Zuckerberg ha voluto che si investisse molto sul live video streaming, quasi in maniera ossessiva. Il fondatore di Facebook sa bene che i video dal vivo sono molto più coinvolgenti e utili anche per le aziende.

    Quello che da mesi vi abbiamo raccontato, sin dalle fasi sperimentali, ieri è stato di fatto annunciato. Da ieri, in maniera graduale come spesso capita in questi casi, tutti potranno utilizzare i Live Video di Facebook che sono stati arricchiti con tante funzionalità. L’appuntamento con Zuckerberg attorno alle 19:30 per dare l’annuncio proprio con una diretta video è stato uno dei momenti più condivisi della giornata, anche se il primo tentativo non è andato benissimo. Ma ci può stare.

    live video facebook zuckerberg

    E non è stato un caso che ad annunciare il lancio dei Live Video per tutti fosse proprio il fondatore di Facebook, no. Qualche settimana fa, in un Q&A a Berlino, dove aveva annunciato i Live Video disponibili anche per Android e in altri 30 paesi, aveva detto che la scelta di puntare su live video streaming “è una delle cose di cui sono più entusiasta”. Zuckerberg sa benissimo che Facebook negli ultimi mesi ha fatto registrare perfomance tali da superare piattaforme come YouTube, praticamente nate con i video. Come certamente ricorderete, nel periodo tra aprile e novembre 2015 la media delle visualizzazioni giornaliere di video su Facebook è passata da 4 miliardi a 8 miliardi, praticamente raddoppiate in soli 7 mesi.

    Ma Zuckerberg sa bene tutta una serie di dati che vedono i contenuti video, e quindi anche i video in live streaming, sulla cresta dell’onda e dal punto di vista degli utenti e dal punto di vista delle aziende. Per dare qualche dato, che si trova o sarà passato sulla scrivania (sarà condivisa?) di Zuckerberg, Forrester qualche mese fa che includere la sola parola “video” in una mail alimenta un CTR (Click Through Rate) con picchi del 200/300%. Invodo invece ha rilevato che il 92% degli utenti che guardano video da mobile li condividono ben volentieri con altri. E sa anche che le impressions da mobile nel secondo trimestre del 2015 sono aumentate del 49% (34% smartphone e 15% tablet), nello stesso periodo del 2014 erano del 38%.

    live video interazioni

    Il fondatore di Facebook saprà anche che il 57% del traffico di internet era composto dal consumo di video lo scorso anno e che sarà del 69% entro il 2017 e sarà del 79% nel 2018. E poi, più in generale, Zuckerberg sa anche che il contenuto visual è 40 volte più condiviso sui social media di qualsiasi altra tipologia.

    E dovete anche sapere che un ricercatore di Forrester ha affermato che un minuto di video equivale a 1,8 milioni di parole!

    In occasione dell’annuncio di Live Video per Android vi avevamo proposto anche alcuni dati rilevati da GlobalWebIndex che rilevavano che:

    • il 40% dei giovani dice di guardare più video da mobile rispetto ad un anno prima e preferiscono sempre di più i live broadcast;
    • il 53% degli utenti di età 16-34 anni dice di preferire live video divertenti;
    • il 41% preferisce le news in diretta;
    • il 38% preferisce la musica o gli eventi dal vivo;
    • il 30% preferisce i video dal vivo dei propri amici o dei propri familiari.

    live video inviti

    Tutti dati che messi insieme aiutano a comprendere meglio perchè Zuckerberg abbia voluto fortemente scendere in campo a tutti i costi, forte del fatto che ha una macchina che non tutti hanno. E questo è vero se guardiamo i competitor di oggi. Facebook entra in diretta competizione con Snapchat, il social che sui video ha fondato la sua ragion d’essere, molto popolare tra i giovani. Si troverà in competizione per forza di cose con Periscope, di cui abbiamo già parlato altre volte. Twitter oggi dovrebbe solo rendersi conto di aver perso tempo mentre aveva in mando un prodotto che altri ancora non avevano e che poteva supportare diversamente. Adesso con i Live Video, che consentono la permanenza dei video sulla piattaforma a differenza di Periscope che li cancella dopo 24 ore, il gioco si fa davvero molto duro. Ma non è la fine di Periscope che troverà certamente una sua dimensione all’interno dei Twitter Moments e speriamo che arrivino presto anche in Italia.

    E Facebook troverà come competitor anche Google, visto che anche YouTube sta puntando sui video in live streaming.

    La forza di Facebook è comunque il quasi miliardo di utenti che accedono ogni giorno sulla piattaforma da Mobile. E se mettiamo insieme questo dato, con il fatto che Facebook è ad oggi il luogo online dove la gente parla di quello che accade, allora spingere tutto questo sui video giustifica pienamente la strategia voluta da Zuckerberg, che ancora una volta ci ha visto giusto e meglio di altri.

  • Facebook rende la piattaforma accessibile davvero a tutti

    Facebook rende la piattaforma accessibile davvero a tutti

    Facebook punta a rendere sempre più accessibile la piattaforma anche alle persone non vedenti o con seri problemi alla vista. E lo fa introducendo il “testo alternativo automatico”, automatic alt text, che genera in automatico la descrizione di un’immagine adatta agli strumenti di riconoscimento degli oggetti. Per ora il lancio è solo su dispositivi iOS.

    Ma tutta questa tecnologia che utilizziamo ogni giorno è davvero accessibile a tutti? Certamente no, esiste una larga fetta di utenti che per problematiche differenti non riesce ad avere un accesso adeguato alla loro condizione, di conseguenza sono tagliati fuori da tutta questa Innovazione. Sarebbe il caso che le stesse aziende protagoniste di questa innovazione tecnologica comincino a considerare anche quest’aspetto. E un esempio ce lo fornisce proprio Facebook. E di oggi l’annuncio che verrà introdotto una funzionalità che renderà facile l’utilizzo della piattaforma a 39 milioni di persone non vedenti e a 246 milioni di persone con gradi problemi alla vista. Un annuncio importante che va nella giusta direzione di rendere fruibile la piattaforma davvero a tutte le persone.  E pensate che ogni giorno gli utenti tra Facebook, Instagram e WhatsApp condividono più di 2 miliardi di foto.

    testo alternativo automatico facebook accesibile

    Ogni giorno milioni di persone interagiscono con i contenuti condivisi su Facebook, contenuti fruibili non per tutti. Facebook introduce oggi il testo alternativo automatico, automatic alternative text oppure automatic alt text, una funzionalità attiva per ora solo su dispositivi iOS che rilascerà in automatico una descrizione di fianco all’immagine condivisa, descrizione che sarà adattata agli strumenti per il riconoscimento degli oggetti. Quindi gli utenti che utilizzano gli screen reader potranno ascoltare la descrizione strisciando lo strumento sull’immagine postata su Facebook. Fino ad oggi attraverso l’uso dello screen reader l’utente aveva solo la possibilità di sentire il nome della persona che aveva condiviso l’immagine, seguito dalla parola “foto”. Mancava quindi l’aspetto più importante che è quello della descrizione, oggi possibile con il testo alternativo automatico. Dietro questa operazione c’è Matt King, il primo ingegnere cieco di Facebook.

    E la descrizione è possibile grazie ad una rete neurale di composta da miliardi di parametri, senza dimenticare che questa funzionalità è stata già testata su milioni di esempi.

    Per ora il testo alternativo automatico, come già ricordato, è solo per dispositivi iOS e in lingua inglese, ma Facebook fa sapere che è già in programma l’estensione ad altre lingue e ad altre piattaforme.

    Ecco questo è un esempio che rappresenta al meglio l’idea di cosa significa chiamare in causa le aziende all’avanguardia in fatto di innovazione tecnologica, ossia realizzare strumenti che favoriscano la fruizione di questa tecnologia davvero per tutti, nessuno escluso. E Facebook realizzando questa funzionalità dimostra che questa è la strada da seguire.

  • Facebook, i Live Video saranno in alto nel news feed

    Facebook, i Live Video saranno in alto nel news feed

    Facebook ha annunciato in un post ufficiale che sta per modificare l’algoritmo che regola il news feed per fare in modo che i Live Video vengano posizionati più in alto. Si punta al momento live per offrire agli utenti esperienze di contenuto in tempo reale. La prossima modifica sarà per la Realtà Virtuale?

    Non è un mistero che Facebook punti sempre di più al contenuto video. Negli ultimi due mesi abbiamo visto come l’esperienza di test dei Live Video sia diventata, in poco tempo, il momento principale, la forma di contenuto su cui da Menlo Park si vuole investire. Modificando, in questa ottica, anche l’algoritmo che regola il news feed, il flusso di notizie, di immagini e di video (quelli non registrati, fino ad oggi) impostato sul concetto di rilevanza, ossia regolato da quelle che sono le interazioni dei nostri amici in relazione ad un dato contenuto. Quindi è facile trovare in alto un contenuto non freschissimo ma che ha ottenuto un livello di interazione per cui l’algoritmo ritiene che quello per noi sia un contenuto interessante.

    facebook live video news feed

    E oggi Facebook, con un post ufficiale, annuncia che sta per modificare (e non è certo la prima volta che accade) il proprio algoritmo per fare in modo che in alto si visualizzino sempre di più i Live Video, il nuovo formato di video in live streaming che gli utenti possono utilizzare per condividere momento in tempo reale e condividerli con i propri amici.

    Rispetto a tutte le altre modifiche effettuate nel corso di questi anni, questa è forse quella più significativa, semplice ma più vicina a delineare la nuova strategia di Facebook. Per la prima volta (o comunque è una delle rare volte che succede), e guardiamola in relazione ai video ma provando anche a ragionare guardando le altre tipologie di contenuti, Facebook ritiene più importante il concetto della tempestività rispetto a quello della rilevanza, che ha di fatto caratterizzato il news feed degli utenti. Il contenuto video live diventa più importante del contenuto video “registrato”. L’esperienza in tempo reale degli utenti diventa più importante del video realizzato precedentemente. E’ un cambio di passo non da poco, che evidenza come Facebook metta al centro sempre di più le esperienze degli utenti. E quando si scrive Esperienza per Facebook si legge Coinvolgimento, quindi Engagement.

    Di recente anche Twitter ha modificato la propria timeline, dando la possibilità agli utenti di visualizzare in alto alcuni contenuti interessanti che all’interno di una timeline cronologica sarebbero andati persi. Anche se l’esempio non è paragonabile, da diversi punti di vista, è pur sempre una dimostrazione di quanto sia importante coinvolgere gli utenti offrendo loro esperienze sempre più coinvolgenti.

    Non è un caso che questo dei Live Video sia stato uno dei punti su cui Mark Zuckerberg ha creduto e ha voluto investire, nel breve tempo. Come non è un caso, e lo abbiamo visto di recente, che lo stesso fondatore di Facebook punti alla Realtà Virtuale, ad una forma di esperienza sempre più coinvolgente, sempre più diretta tra gli utenti. E non sorprenderebbe se tra qualche anno (due? tre?) il news feed venisse modificato proprio per mettere in evidenza la Realtà Virtuale. No?

  • Attenzione ad offendere su Facebook, è Diffamazione

    Attenzione ad offendere su Facebook, è Diffamazione

    La Quinta sezione penale della Cassazione ha ricordato, occupandosi della vicenda di Francesco Rocca, presidente della CRI, che le offese fatta anche via Facebook sono molto gravi, tali da configurare il reato di diffamazione aggravata.

    Come tutti noi sappiamo Facebook è comunque un luogo dove si condivide e si chiacchiera molto e, alle volte, il tono delle conversazioni può assumere livelli per cui è facile spingersi in espressione pesanti verso gli utenti. A chi di voi non è capitato. E, anche di fronte a situazioni davvero particolari, ci si è sempre chiesti se quelle espressioni potessero avere una certa rilevanza penale, senza avere un riscontro oggettivo da questo punto di vista. Ecco perchè pensiamo sia utile riportare anche in un blog come questo informazioni di questo tipo.

    Facebook diffamazione

    Ebbene, se anche voi vi siete posti questa domanda, perchè siete incorsi in situazioni davvero spiacevoli, da oggi sappiamo con certezza che quelle situazioni posso essere considerati anche dal punto di vista penale. E a far un po’ di luce su questo tema molto delicato arriva il parere della Quinta sezione penale della Cassazione che, occupandosi del caso di Francesco Rocca, attuale presidente della CRI, che era stato preso di mira da un suo ex dipendente, quando era commissario straordinario della CRI, che lo aveva offeso pesantemente su Facebook, accompagnando le offese con delle foto. Tutto questo accadeva nel 2010 e alcuni messaggi erano sfociati “in palesi offese al decoro personale”.

    La Cassazione ha quindi evidenziato che:

    La diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso della bacheca ‘Facebook’ integra un’ipotesi di diffamazione aggravata poichè la diffusione di un messaggio con le modalità consentite dall’utilizzo per questo di una bacheca Facebook, ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone”.

    La diffamazione via Facebook è aggravata dal fatto che

    Per comune esperienza, bacheche di tale natura” – scrive sempre la Suprema Corte – “racchiudono un numero apprezzabile di persone, sia perchè l’utilizzo di Facebook integra una delle modalità attraverso le quali gruppi di soggetti socializzano le rispettive esperienze di vita, valorizzando in primo luogo il rapporto interpersonale che, proprio per il mezzo utilizzato, assume il profilo del rapporto interpersonale allargato ad un gruppo indeterminato di aderenti al fine di una costante socializzazione”.

    A colui che ha diffamato Francesco Rocca è stata comminata una pena pecuniaria di 1.500 euro per diffamazione aggravata.

    E’ un pronunciamento che sicuramente fa chiarezza su un tema delicato e certamente avvalora il fatto che ciò che accade su Facebook è ciò che accade nella realtà di tutti i giorni. Siete d’accordo? Raccontateci cosa ne pensate tra i commenti.

  • Facebook, i Live Video arrivano su Android e in 30 paesi su iOS

    Facebook, i Live Video arrivano su Android e in 30 paesi su iOS

    Facebook continua a rilasciare la modalità dei Live Video che permette di realizzare video dal vivo e condividerli con i propri amici. Questa volta tocca ad Android, solo negli Usa per ora, e continua il rilascio della funzionalità su iOS esteso in altri 30 paesi. Dai dati GlobalWebIndex il 30% degli utenti preferisce i live video degli amici.

    A distanza di un paio di mesi dalla fase di test e dopo un mese dal rilascio più esteso negli Usa per iOS,Facebook continua a rilasciare la modalità dei Live Video con l’obiettivo di raggiungere tutti gli utenti sulle diverse piattaforme mobile. E questa volta tocca ad Android, infatti Facebook ha annunciato che da oggi la funzionalità, che permette agli utenti di realizzare video in tempo reale da condividere direttamente sul news feed con i propri amici, negli Usa sarà utilizzabile anche da dispositivi con sistema operativo mobile di Google.

    Lo sbarco dei Live Video su Android, già ampiamente previsto, è giustificato dal fatto che più del 50% degli utenti che usano dispositivi Android amano guardare e interagire con i video live. E, visto che Android è il sistema operativo mobile più usato, questa operazione contribuirà a rendere ancora più massiccia, nei prossimi mesi l’utilizzo di questa nuova funzionalità. Il rilascio negli Usa si completerà entro la prossima settimana e poi sarà la volta di altri paesi.

    facebook live video android

    E intanto, contemporaneamente a questo annuncio, Facebook fa sapere che dopo il rilascio completo negli Usa su iOS adesso si aggiungono altri 30 paesi da cui sarà possibili utilizzare i Live Video dal social network.

    Come usare Live Video su Facebook

    Per usare i Live Video è molto semplice. Dalla sezione dove di solito si inseriscono i contenuti, quella dove c’è scritto “A cosa stai pensando?“, sarà sufficiente toccare l’icona “Live Video” per avviare il vostro video il live streaming, accompagnato da una breve descrizione. E’ possibile selezionare anche il pubblico con cui condividere il vostro Live Video. Durante la trasmissione dal vivo di vedrà il numero delle persone che stanno seguendo il video, in nome delle persone e si potrà rispondere in tempo reale ai commenti che arriveranno. Al termine della trasmissione, sarà poi possibile salvare il video come qualsiasi altro, conservarlo e condividerlo con gli amici, oppure eliminarlo. Sarà possibile anche attivare le notifiche così da non perdere i live streaming di quell’utente che state seguendo.

    La crescita del fenomeno e le opportunità del Live Streaming

    live video facebook globalwebindex

    Insomma, Facebook non vuole lasciarsi sfuggire le opportunità che offrono i video e, soprattutto, la crescita in atto del fenomeno del live streaming. GlobalWebIndex a inizio di quest’anno dava qualche numero sulla crescita del fenomeno, evidenziando che, a fronte di un pubblico fruitore ancora molto esiguo (1,5% Meerkat e 2% Periscope), le app e le funzionalità come Live Video di Facebook hanno un grande potenziale da sviluppare. Per il fatto che comunque i video sono tra i contenuti più seguiti su Facebook e su Twitter. E anche per il fatto che l’ad-blocking sul mobile avrà come conseguenza che il native advertising dovrà concentrarsi di più sul coinvolgimento degli utenti.

    Per dare qualche dettaglio, il 40% dei giovani dice di guardare più video da mobile rispetto ad un anno prima e preferiscono sempre di più i live broadcast. Il 53% degli utenti di età 16-34 anni dice di preferire live video divertenti; il 41% preferisce le news in diretta; il 38% preferisce la musica o gli eventi dal vivo; e poi il 30% preferisce i video dal vivo dei propri amici o dei propri familiari.

    A guardare questi dati, Facebook completando il rilascio su Android offrirà agli utenti nuove esperienza da fare sempre all’interno del social network, quindi maggiore coinvolgimento. Un dato importante anche per le aziende che potranno sfruttare questo potenziale.

  • Facebook, i tasti Reactions disponibili a livello globale

    Facebook, i tasti Reactions disponibili a livello globale

    Dopo la fase di test dei mesi scorsi in Spagna e in Irlanda, Facebook da oggi rende disponibili i tasti Reactions a livello globale. Quindi il semplice tasto usato per interagire con i contenuti sarà sostituito dai tasti Like, Love, Risata, Yay (approvazione), Wow (sorpresa), Triste e Arrabbiato.

    Vi ricordate quando a settembre si era sollevato quel polverone a proposito di un possibile arrivo del tasto “dislike”? Tutti a parlarne salvo poi scoprire che Zuckerberg faceva riferimento all’integrazione di una serie più vasta di tasti per esprimere al le emozioni in relazioni ad un contenuto. E dopo un mese Facebook iniziò una fase di test in Spagna e Irlanda per poi passare ad un uso dei nuovi testi Reactions a livello globale. E quel giorno e infatti arrivato, forse un po’ più tardi di quello che si poteva prevedere.

    facebook reactions @franzrusso.it-2016

    Da oggi dunque i tasti Reactions sono disponibili a livello globale. Quindi i il semplice tasto usato per interagire con i contenuti sarà sostituito dai tasti Like, Love, Risata, Yay (approvazione), Wow (sorpresa), Triste e Arrabbiato.

    Da mobile per interagire con un contenuto si dovrà premere il tasto Like per accedere alle Reazioni, da desktop sarà sufficiente passarci sopra con il mouse.

    Facebook in un post, dando l’annuncio ufficiale, fa sapere che si è giunti a questa soluzione dopo un anno trascorso ad osservare come gli utenti interagivano con i contenuti arrivando alla conclusione che il semplice tasto Like non era più (forse non lo è stato mai) sufficiente ad esprimere una emozione. Anche se proprio il tasto Like mantiene la sua posizione predominante, per il fatto che gli altri bottoni si attivano solo dopo una pressione prolungata sullo stesso Like.

    E Facebook comunque manterrà una sorte di controllo per verificare le Reazioni ai singoli contenuti, per verificare se quella emozione espressa con quel bottone sia effettivamente in line con il contenuto.

    I nuovi tasti Reactions stanno cominciando a popolare il News Feed anche qui nel nostro paese, come sempre il rilascio avviene gradualmente e man mano lo sarà anche per le pagine aziendali. Sono disponibili per facebook.com e per le app iOS e Android.

    Da oggi insomma cambia il modo con cui abbiamo sempre misurato le interazioni su Facebook, dovremo per forza tenere conto dell’espressione degli utenti che non avverrà più solo e soltanto con un Like, ma sarà più vasta. Da questo punto di vista sarà interessante vedere le conseguenza che questo aggiornamento avrà soprattutto in relazioni ai contenuti aziendali.

    E voi che ne dite, vi piacciono i nuovi tasti Reactions?

    (l’immagine di copertina è stata realizzata liberamente da @franzrusso, in caso in cui il proprietario dei loghi lo richiedesse verrà rimossa immediatamente)