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  • UE, indagine su Facebook e Instagram per la disinformazione russa

    UE, indagine su Facebook e Instagram per la disinformazione russa

    L’UE ha avviato un’indagine su Facebook e Instagram per il rischio di disinformazione russa in vista delle elezioni europee del 2024. L’indagine si concentra sulle politiche di Meta e anche sulla mancanza di sostituti per Crowd Tangle.

    L’attenzione verso la disinformazione in UE è sempre molto alta, soprattutto in questo periodo.

    Le piattaforme di Meta, Facebook e Instagram, sono finite sono indagine dall’UE. Il motivo di questa indagine è che a Bruxelles si teme che Meta non riesca a eliminare del tutto la disinformazione russa. Un pericolo questo che l’UE non vuole correre in vista delle prossime elezioni dell’8 e 9 giugno 2024.

    L’indagine prende di mira la cosiddetta campagna Doppelganger. Si tratta di un’operazione pro-Russia che tenta di replicare nella forma l’aspetto dei siti di informazione tradizionali. Ma, in realtà, è un modo per creare contenuti a favore delle politiche del presidente russo Vladimir Putin.

    Meta sotto indagine in relazione al DSA

    La Commissione Europea ha dichiarato in una nota che l’indagine, aperta nell’ambito del Digital Services Act, prenderà in esame le politiche e le pratiche che Meta prevede in relazione alla pubblicità ingannevole e ai contenuti politici sui suoi servizi.

    Le potenziali violazioni oggetto di indagine riguardano proprio l’approccio della società di Mark Zuckerberg nell’affrontare le campagne di disinformazione e il “comportamento coordinato non autentico” nell’UE.

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    Questo insieme alla mancanza di strumenti di terze parti efficaci per monitorare l’andamento delle elezioni. Particolare preoccupazione desta il fatto che Meta sta abbandonando Crowd Tangle senza prevedere un sostituto adeguato.


    Cos’è Crowd Tangle

    Crowd Tangle è uno strumento sviluppato da Meta utilizzato principalmente per tracciare le interazioni sui social media. È uno strumento molto utile per giornalisti, ricercatori e professionisti del marketing per analizzare le tendenze, il coinvolgimento e la portata dei contenuti sui social media.

    Di recente, Meta ha annunciato che intende chiudere Crowd Tangle. Questa decisione ha sollevato preoccupazioni tra giornalisti e ricercatori.

    La chiusura di Crowd Tangle potrebbe avere un serio impatto sulla capacità di analisi e monitoraggio delle dinamiche dei social media, specialmente per quanto riguarda la trasparenza e la diffusione delle informazioni.

    Al momento dell’annuncio, non ci sono strumenti alternativi adeguati da parte di Meta che potessero completamente sostituire le funzionalità offerte da Crowd Tangle


    Le preoccupazioni in UE per la disinformazione

    Le preoccupazioni sul monitoraggio elettorale fanno seguito alla richiesta rivolta ai leader politici dell’UE di contrastare “urgentemente e vigorosamente” i tentativi russi di interferire in particolare con le elezioni europee.

    L’indagine valuterà anche il modo in cui Meta modera la pubblicità ingannevole, le politiche che riducono la visibilità dei contenuti politici su Instagram e Facebook. E la funzionalità degli strumenti che consentono agli utenti di segnalare contenuti illegali.

    Come detto, l’indagine si inserisce all’interno del perimetro del DSA.

    Si tratta della nuova norma UE che conferisce nuovi strumenti per agire contro le principali aziende tecnologiche per il modo in cui gestiscono i contenuti sulle loro piattaforme.

    Meta ha 5 giorni di tempo per rispondere all’UE

    L’UE ha concesso a Meta cinque giorni lavorativi per rispondere in relazione alle preoccupazioni sollevate, prima che le autorità decidano di intensificare l’indagine.

    L’indagine segue le dichiarazioni del ministro francese degli Affari europei, Jean-Noel Barrot, che ha avvertito che una campagna di disinformazione, orchestrata dalla Russia, sta cercando di destabilizzare l’opinione pubblica UE, prima del voto di giugno.

    Barrot ha anche aggiunto che, negli ultimi mesi, 25 stati membri dell’unione sono finiti nel mirino della propaganda russa.

     

  • TikTok verso il divieto o la vendita negli Usa, ma non subito

    TikTok verso il divieto o la vendita negli Usa, ma non subito

    Il presidente Biden firma la legge che avvia il conto alla rovescia, di nove mesi più altri 3, per il divieto o la vendita di TikTok negli Usa. Un lento addio.

    La vicenda del divieto di TikTok o della sua vendita negli Usa è ormai sempre più netta. Con la firma del presidente Joe Biden sulla legge proposta dal Congresso Usa, inizia un vero e proprio conto alla rovescia.

    Da questo momento scatta un periodo di 9 mesi, entro il quale ByteDance deve evitare il divieto attraverso la ricerca di un compratore delle sue attività nel territorio Usa. Il periodo può essere prorogato per altri 3 mesi. Solo nel caso in cui si arrivi ad intavolare una trattiva con un potenziale compratore.

    L’accelerazione verso la firma di Biden è data dalla approvazione di un pacchetto di aiuti che la Camera ha approvato per poi passare al Senato. Il pacchetto conteneva anche il ddl su TikTok. Ragion per cui l’approvazione del pacchetto comportava anche l’approvazione della stessa proposta e, quindi, dell’inizio di una fase che per molti potrebbe rivelarsi rischiosa.

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    TikTok e il possibile ban negli Usa, cerchiamo di fare chiarezza

    Cerchiamo, per quel che si può, di fare un po’ di chiarezza.

    L’accelerazione è arrivata in un momento in cui sembrava che il ddl stesse per arenarsi. E non avrebbe di certo sorpreso. In questi anni i tentativi di fermare TikTok negli Usa sono stati tanti. Ma la svolta è stata trovata alla Camera, inserendo il ddl in un provvedimento importante. Come l’approvazione di un pacchetto di 95 miliardi di dollari di aiuti che include finanziamenti per Ucraina, Israele e Taiwan.

    Si è trattato quindi di mettere in atto un gioco politico per arrivare a sbloccare una situazione sempre più orientata verso lo stallo.

    Molti di voi ricorderanno che proprio Joe Biden aveva aperto il suo account, in vista delle elezioni presidenziali di novembre 2024, in occasione del SuperBowl.

    La vicenda TikTok negli Usa ha acceso un dibattito molto intenso che ora, con la firma del provvedimento, sarà ancora più acceso.

    TikTok strumento utile per molte PMI negli Usa

    Primo perchè molte piccole e medie imprese hanno messo in evidenza come lo strumento TikTok sia stato di grande aiuto per superare la crisi post pandemica. E poi perchè un eventuale ban negli Usa significherebbe privare l’accesso alla piattaforma a oltre 170 milioni di utenti.

    Argomenti seri che vanno considerati quando si adottano provvedimenti di legge come questi.

    Contrario a questo provvedimento si era detto l’ex presidente Usa, Donald Trump. Nei giorni scorsi aveva dichiarato che un eventuale ban di TikTok negli Usa sarebbe stato un regalo a Meta, l’azienda di Mark Zuckerberg.

    Un parere che suona strano perché fu proprio lo stesso Trump a dare il via al problema TikTok negli Usa. Fu sempre lui ad essere andato vicino alla vendita della attività di TikTok a Larry Ellison, fondatore di Oracle e grande finanziatore di Trump (oltre che di Elon Musk).

    Di quella vendita non si fece nulla. Trump perse le elezioni e per Biden la vicenda non era prioritaria.

    TikTok e la figura di Jeff Yass

    Molti pensano che il cambio di parere di Trump sia dovuto all’incontro, avvenuto il Florida, con Jeff Yass. Nome non molto conosciuto ai più, ma molto noto nell’ambiente. È proprietario del Susquehanna International Group, società di investimenti. Oggi detiene il 15% di ByteDance, una quota del valore di circa 40 miliardi di dollari.

    Yass è molto vicino alla parte politica di Trump ed è uno dei principali sostenitori del Club for Growth, un influente gruppo di destra, e il principale donatore di Protect Freedom PAC, un comitato di azione repubblicano per la raccolta fondi allineato con il senatore Rand Paul, che si è opposto al divieto di TikTok.

    Ma poi è cambiato lo scenario geopolitico globale. La crisi energetica prima, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e la guerra che ne è conseguita, l’attacco di Hamas ad Israele, le tensioni tra Israele e Iran, le tensioni tra Cina e Taiwan. Sono tutte vicende che pongono gli Usa in una posizione diversa, valutando qualsiasi tipo di minaccia.

    TikTok, la posizione dell’azienda

    Ed è in questo contesto che si è riaccesa l’attenzione su TikTok, considerato dall’intelligence americana una minaccia alla sicurezza nazionale.

    TikTok ha sempre negato che il governo cinese abbia una qualche forma di controllo sull’app. L’azienda di proprietà di ByteDance ha promesso di presentare ricorso contro quella che ha descritto come una “legge incostituzionale” pari a un “divieto” che “devasterebbe 7 milioni di imprese e metterebbe a tacere 170 milioni di americani“.

    Crediamo che i fatti e la legge siano chiaramente dalla nostra parte e che alla fine dimostreremo le nostre ragioni. Il fatto è che abbiamo investito miliardi di dollari per mantenere i dati statunitensi al sicuro e la nostra piattaforma è libera da influenze e manipolazioni esterne”, ha affermato TikTok.

    Non sono di questo parere i deputati Usa.

    Mark Warner, presidente democratico della commissione intelligence del Senato, martedì ha dichiarato che il fatto che il governo cinese abbia esercitato pressioni sui membri del Congresso sul disegno di legge indica “quanto Xi Jinping abbia investito in questo prodotto“.

    Non commettere errori, questo è un divieto“, ha detto il CEO di TikTok Shou Chew in un video pubblicato su TikTok, contestando le affermazioni di alcuni legislatori che vogliono solo vedere la piattaforma disconnessa dalla proprietà cinese. “Un divieto su TikTok è un divieto su di te e sulla tua voce.

    Bandire TikTok dagli store significherebbe che l’app non riceverebbe più aggiornamenti, rendendola sempre più difficile da utilizzare con l’evoluzione dei sistemi operativi e rendendola, quindi, obsoleta.

    Al momento l’app continuerà a funzionare ma solo fino a gennaio del 2025. Dopo di che bisognerà vedere l’evoluzione della situazione.

    Di certo, non è un ban immediato a TikTok, ma è un lento addio.

  • TikTok prepara la sfida a Instagram con TikTok Notes

    TikTok prepara la sfida a Instagram con TikTok Notes

    TikTok sta testando TikTok Notes in Australia e Canada. Una app che copia Instagram, concentrando l’attenzione sull’immagine piuttosto che sul video.

    In un contesto di grande cambiamento all’interno del panorama dei social media, quello che non muta è provare a riproporre ciò che funziona già altrove.

    Una modalità che tra l’altro, guarda proprio il caso, ha fatto la fortuna di Instagram. Ricordiamo tutti che Instagram ha dato vita alle Ig Stories copiandole da Snapchat.

    E, sempre Instagram, ha copiato da TikTok la modalità di visualizzazione dei Reel, il famoso “scroll verso l’alto”.

    TikTok copia, e sfida, Instagram

    Ebbene, stavolta è TikTok a trovarsi nella posizione di chi copia. L’app di ByteDance, che si appresta a vivere un momento non facile visto il possibile divieto negli Usa ancora da decidere, sta per lanciare un test che copia proprio Instagram.

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    Si chiama TikTok Notes e anche il nome non è per nulla originale.

    Il test sta per essere avviato in Australia e Canada all’interno di un ristretto gruppo di utenti.

    TikTok Notes si presenta quindi come la versione rivale di Instagram. Ciò accade perché, in questo caso, il contenuto al centro non è il video, ma l’immagine.

    A differenza di Instagram che accentra diverse forme di contenuto all’interno della stessa app, TikTok sembra optare per una versione separata. Ma potrebbe essere solo un modo per verificare l’andamento del test.

    Come funziona e come si presenta TikTok Notes

    Dai market di Apple e Google si possono vedere alcune immagini che rivelano l’app nel modo in cui si presenta.

    Gli screenshot fanno pensare che i post verranno visualizzati in griglie a due colonne nella home. Da quello che si vede, sembra che ci sia la possibilità di pubblicare più foto tramite un post carosello.

    Infatti, su TikTok Notes è possibile aggiungere fino a 34 immagini a un singolo post. Le immagini sono presentate come una raccolta a scorrimento laterale, appunto un carosello.

    Si possono aggiungere anche delle didascalie alle immagini con un limite di 4 mila caratteri. Vale a dire quasi il doppio di quello che consente Instagram, cioè 2.200 caratteri.

    La home dell’app TikTok Notes sembra essere divisa in due sezioni, con una pagina separata in cui è possibile visualizzare i post delle persone che si seguono e un’altra pagina “Per te”.

    Per alcuni sembra ricordare la home page di Pinterest, ma con una griglia più piccola a due colonne.

    Ecco, al momento queste sono le informazioni che si possono evincere da TikTok Notes che si presenta come app rivale di Instagram.

    TikTok prova a diversificare

    Sembra evidente che TikTok provi a rendersi più interessante, attraverso questo test, provando anche a diversificare. Il rischio però è di sconfinare in settori che non le appartengono, finendo per non riuscire nell’intento.

    Questa strategia sembra essere suggerita dal momento che l’app sta vivendo su due fronti. Quello Usa, a cui si accennava prima, con un possibile ban, o lo smembramento delle attività negli Usa. E quello nella UE.

    TikTok tra Usa e UE

    Proprio ieri il commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Thierry Breton, ha una richiesta di informazioni riguardo TikTok Lite, lanciata in Francia e in Spagna. La richiesta nasce dal fatto che l’app premia gli utenti per attività come guardare video, mettere like, seguire i creator o invitare gli amici a iscriversi.

    Il caso TikTok Lite

    La commissione UE richiede maggiori informazioni a TikTok per verificare “il potenziale impatto del nuovo programma ‘task and reward Lite’ sulla sicurezza dei minori e sulla salute mentale degli utenti, soprattutto in relazione alla potenziale stimolazione di comportamenti di dipendenza”.

    Le informazioni dovranno pervenire alla commissione entro 24 ore dalla richiesta di informazioni. Ulteriori informazioni dovranno pervenire a Bruxelles entro, e non oltre, il 26 aprile.

    Per concludere, la situazione di TikTok appare poco tranquilla a livello globale.

  • Su X i nuovi utenti dovranno pagare per scrivere

    Su X i nuovi utenti dovranno pagare per scrivere

    Elon Musk ha proposto una piccola tariffa annuale per i nuovi utenti di X per contrastare i bot. Iniziativa che ha suscitato polemiche e perplessità rispetto alle continue contraddizioni di Musk.

    Sta facendo molto discutere l’ultima uscita di Elon Musk, il proprietario di X. Anche se la cosa era già nell’aria da un po’. In pratica, in risposta a @xDaily, che il post di un account bot sulla possibilità per i nuovi utenti di pagare per scrivere, Musk ha confermato e rilanciato.

    Secondo il proprietario di Xuna piccola tariffa per l’accesso in scrittura dei nuovi utenti è l’unico modo per frenare l’implacabile assalto dei bot. L’attuale intelligenza artificiale (e le fattorie di troll) possono passare facilmente ‘sei un bot’“.

    Musk, in buona sostanza, sostiene che aggiungendo una tariffa minima – più o meno 1 dollaro l’anno – sarebbe l’unico modo per difendersi dall’assalto dei bot.

    1 dollaro l’anno su X per i nuovi utenti

    L’iniziativa, in verità, era stata lanciata qualche mese fa in Nuova Zelanda e Filippine. I nuovi utenti pagando 1 dollaro l’anno possono quindi pubblicare contenuti, mettere “mi piace”, ripubblicare, rispondere, aggiungere ai segnalibri e citare i post. Se non si paga, appena effettuata l’iscrizione, si può soltanto leggere e seguire account.

    In un altro post, Musk specifica che questa iniziativa di pagare 1 dollaro l’anno (anche se la cifra non è stata confermata) svanisce una volta trascorsi 3 mesi.

    Quindi, per evitare di pagare sarebbe sufficiente restare a guardare, quindi leggere, e seguire gli account che si preferiscono per la durata di 90 giorni. Dopo di che, trascorsi i 3 mesi, si potranno effettuare tutte le azioni consentite di base, senza pagare nulla.

    Teniamo in considerazione il fatto che al momento questa è una ricostruzione senza alcuna conferma. Anche se molto vicino a quello che potrebbe effettivamente essere. Situazione che è quasi la normalità tutte le volte che si parla di X.

    Iniziativa contrastante

    Ovviamente tutto questo ha creato molte polemiche. Il dibattito tra gli utenti si è acceso.

    Anche perché, molti di voi forse lo ricorderanno, Musk stava per mandare all’aria l’acquisizione di Twitter proprio perché riteneva che la piattaforma fosse invasa da bot.

    All’epoca Musk riteneva che la quota di bot fosse superiore al 5% del totale degli utenti iscritti su Twitter. E per questo stava per mandare all’aria tutto.

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    Ricorderete anche quando i risposta ad una serie di tweet di Parag Agrawal, allora CEO, Musk rispose con la emoji della cacca (💩).

    Alla fine, Musk acquisisce comunque Twitter, sapendo bene che la quota di bot era inferiore ma, oltretutto, completa l’acquisizione senza la due diligence.

    X, i bot e l’acquisizione di Musk

    Significa che Musk ha acquisito Twitter senza effettuare una valutazione chiara di quelli che sono i rischi e i benefici che comporta una operazione come quella comportava.

    Ora, da quando Musk è diventato proprietario della piattaforma il fenomeno dei bot è aumentato a dismisura.

    E si tratta di bot che nella maggior parte dei casi hanno la spunta blu. Significa che sono account che hanno aderito ad una tariffa Premium. Di fatto sfruttando tutte le opzioni che lo status consente. Quindi anche maggiore visibilità, soprattutto nelle risposte a post.

    Sembra davvero singolare che Musk credi di contrastare questo fenomeno aggiungendo una piccola tariffa per i nuovi utenti.

    Ci sarebbe da aggiungere anche che buona parte di questi bot sono usati da una parte politica molto vicina allo stesso Musk, e questo non è certamente un mistero.

    Musk e le sue posizioni contraddittorie

    Vuol dire quindi che ora Musk intende guadagnare anche su questo fenomeno?

    E poi, era stato lo stesso Musk a dire, dieci giorni prima, che uno dei modi per contrastare il fenomeno dei bot era proprio l’utilizzo della IA.

    Di certo, da qualsiasi punto si guardi questa vicenda, l’evidenza è chiara a tutti. Nonostante la narrazione esaltante, ed esaltata, dei grandi successi raggiunti dalla piattaforma – che non trovano conferma – la piattaforma naviga in acque non tranquille.

    Non esiste un adeguato controllo sui bot. Non esiste perché X non ha mezzi a sufficienza per contrastare questo fenomeno, avendo licenziato quasi l’80% dei dipendenti della vecchia società.


    Leggi anche:

    Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

     

    E questo è un dato di fatto, non un’opinione.

    A tutto questo va aggiunto che nei giorni scorsi gli utenti Premium avranno a disposizione Grok, la IA generativa di xAI (altra società di Musk) che presto potrebbe essere usato per realizzare post.

    In UE l’uso di Grok non è ancora abilitato. X stessa ha avanzato la richiesta alle autorità e ancora non ci è alcuna risposta. Probabile che non sarà possibile.

    Ecco, questa vicenda mostra anche i continui capovolgimenti di opinione da parte di Musk. Capace di passare da un parere ad un altro, senza considerare tutto ciò che c’è stato in precedenza. Una modalità che mira a creare confusione invece di aiutare a comprendere meglio.

     

  • Instagram oscurerà le immagini di nudo nei messaggi

    Instagram oscurerà le immagini di nudo nei messaggi

    Instagram avvia un test sulla funzionalità che oscurerà le immagini di nudo inviare attraverso messaggi privati. Un modo per proteggere i più giovani, e anche gli adulti, dal fenomeno sextortion.

    Instagram non è mai stato in grado di porre fine ad fenomeno della pornografia sull’app. Fenomeno che spesso prende di mira gli utenti più giovani.

    Però, vanno registrati alcuni tentativi per cercare di fermare questo fenomeno. Come quello di cui stiamo per parlare.

    Meta ha annunciato l’inizio del test di uno strumento che rileverà e oscurerà in automatico immagini di nudo inviate attraverso messaggi privati.

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    Instagram prova a ridurre la sextortion

    Si tratta di un tentativo, certo rilevante, che prova a limitare il fenomeno e a scoraggiare questa odiosa pratica che prende di mira, spesso, proprio gli utenti giovanissimi.

    La funzionalità di attiverà in maniera predefinita per gli utenti al di sotto dei 18 anni (lo si evincerà dalla nata di nascita usata per registrarsi). Una notifica incoraggerà anche gli utenti adulti ad attivarla.

    Come annuncia il Wall Street Journal, il test verrà avviato nelle prossime settimane, mentre nei prossimi mesi verrà programmato il lancio a livello globale.

    Come funziona lo strumento di Instagram

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    Gli utenti Instagram che ricevono immagini di nudo tramite messaggi diretti vedranno un pop-up che spiega come bloccare il mittente o segnalare la chat.

    Si vedrà anche una nota che incoraggia il destinatario a non sentirsi costretto a rispondere.

    Le persone che tentano di inviare un nudo tramite messaggi diretti verranno avvisate di essere caute e riceveranno un promemoria che può annullare l’invio di una foto.

    La nostra speranza è che questa funzionalità educhi le persone sul potenziale abuso di queste immagini e le aiuti a individuare potenziali truffatori“, ha spiegato Antigone Davis, responsabile della sicurezza globale di Meta.

    La funzione usa l’apprendimento automatico

    La funzione che è stata predisposta da Meta, utilizza l’apprendimento automatico sul dispositivo. Il quale viene analizzato per capire se un’immagine inviata tramite il servizio di messaggistica diretta di Instagram contiene nudità. Meta non avrà accesso alle immagini che verranno oscurate, a meno che non siano state segnalate dall’utente.

    Questa funzionalità è progettata non solo per proteggere le persone dal vedere nudità indesiderate nei loro messaggi diretti, ma anche per proteggerle dai truffatori che potrebbero inviare immagini di nudo per indurre le persone a inviare in cambio le proprie immagini“, ha scritto l’azienda di Meno Park nel suo annuncio.

    Obiettivo di questa funzionalità è duplice.

    Obiettivo: ridurre il fenomeno sextortion

    Cosa si intende per sextortion

    Da un parte si pone l’obiettivo di tentare di ridurre il fenomeno del sextortion.

    La “sextortion” è una forma di estorsione criminale dove un individuo minaccia di divulgare materiale a contenuto sessualmente esplicito relativo alla vittima senza il suo consenso. Solitamente, questo materiale viene acquisito tramite truffe online, inganni o attraverso relazioni intime.

    Il criminale utilizza il materiale come leva per estorcere denaro, ulteriori materiali sessualmente espliciti. Spesso si arriva anche alla minaccia di rendere pubblico il contenuto se le proprie richieste non vengono soddisfatte.

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    Salvaguardare la salute mentale degli utenti

    Questa pratica è particolarmente subdola in quanto sfrutta la vulnerabilità e la paura delle vittime di subire danni per ciò che riguarda la propria reputazione o il proprio benessere psicologico.

    La sextortion infatti può avere un impatto devastante sulla vita delle persone coinvolte. Può causare stress emotivo, senso di vergogna e, in casi estremi, può portare a conseguenze ancora più gravi come l’autolesionismo o il suicidio.

    Il secondo obiettivo viene quindi di conseguenza. Ossia quello di ridurre il fenomeno dell’invio di queste immagini per preservare il il benessere psicologico degli utenti e quindi la loro salute mentale.

    Sextortion sui social media, fenomeno in crescita

    Nel 2023, la sextortion sui social media ha rappresentato un problema in grande crescita.

    Secondo i dati dell’FBI, nei sei mesi tra ottobre 2022 e marzo 2023, si è osservato un aumento di segnalazioni di sextortion finanziaria che coinvolgono vittime minorenni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    Sono stati oltre 13.000 casi di sextortion finanziaria online di minori segnalati e almeno 12.600 vittime, principalmente adolescenti.

    Una ricerca di Snpachat ha rivelato che quasi due terzi dei giovani e degli adolescenti della Generazione Z, in sei paesi, hanno affermato di essere stati vittime di sextortion online. Attraverso catfishing (51% dei casi) e hacking (47% dei casi).

    Questi crimini comportavano spesso l’uso di foto e video personali espliciti per minacciare o ricattare i giovani​.

    Cybertip.ca, il servizio canadese attraverso cui fare segnalazioni, ha riscontrato un incremento dell’85% nelle segnalazioni di sextortion tra dicembre 2022 e agosto 2023.

    I social media sono presi particolarmente di mira dal fenomeno sextortion

    Sono infatti diverse le piattaforme utilizzate dai criminali per avvicinare le vittime attraverso profili falsi, sviluppando relazioni apparentemente amichevoli che possono poi evolversi in sextortion.

    Tra queste piattaforme, oltre a Instagram, si segnalano TikTok, Snapchat e anche Facebook.

    Inoltre, anche i siti di gaming online sono stati identificati come un contesto in cui trovano spazio crimini come questi.

    Il tentativo di Instagram va assolutamente segnalato. Anche se, come si evince dai dati, ancora molto resta da fare.

     

  • Hootsuite e Talkwalker, insieme per un nuovo social listening

    Hootsuite e Talkwalker, insieme per un nuovo social listening

    In un momento di grande cambiamento sui social media, Hootsuite acquisisce Talkwalker: un passaggio strategico nel mondo del social media marketing e del social listening.

    In un momento in cui i social media attraversano un grande cambiamento, anche le aziende che vi operano si adeguano. Ed è in questa visione che si inserisce l’acquisizione di Talkwalker da parte di Hootsuite.

    Per molti addetti ai lavori, si parla di due strumenti notissimi che per la gestione dei contenuti, l’analisi delle conversazioni e l’andamento delle campagne sui social media sono fondamentali.

    Saperli disponibili e appartenenti ad un unico gruppo evidentemente, cambia la prospettiva. In una fase in cui, come detto in apertura, cambia l’approccio ai social media.

    Non si conoscono i particolari economici e finanziari dell’operazione di acquisizione, ma Irina Novoselsky, CEO di Hootsuite, ha parlato di “progressione naturale“. Evidenziando come la partnership esistente tra le due aziende dovesse sfociare in questa direzione.

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    Hootsuite acquisisce Talkwaker, acquisizione strategica

    La fusione consentirà ai 200.000 utenti di Hootsuite  di accedere ad analisi avanzate dei dati, consentendo loro di impostare avvisi di parole chiave per monitorare le menzioni sui social. Oltre agli attuali strumenti che esistono all’interno della dashboard di Hootsuite.

    “(L’acquisizione) innesca un passaggio rivoluzionario dalla gestione dei social media a un’evoluzione della categoria alimentata dalla domanda dei clienti: le prestazioni dei social media. Hootsuite esiste per aiutare i clienti a sfruttare il valore delle loro relazioni sui social media. E con l’acquisizione di Talkwalker,  Hootsuite porta questa missione a un livello superiore. Riunendo  due leader di categoria complementari, le aziende disporranno, per la prima volta, di un motore di performance sui social media per trasformare le informazioni in azioni in impatto, il tutto alimentato dall’intelligenza artificiale”.

    Lo scenario dei social media ha visto una trasformazione notevole in questi ultimi anni. Come segnale di questo cambiamento, basta dire Twitter che non esiste più. È stata rimpiazzata da X. Un passaggio questo che ha segnato in modo particolare il mondo del social listening.

    Irina Novoselsky, CEO di Hootsuite: “siamo fiduciosi”

    Come non fare riferimento alla nuova politica di API di X con l’introduzione di tariffe che ha portato alla trasformazione dei servizi di terze parti. In alcuni casi anche alla chiusura di alcuni strumenti.

    La fusione potrebbe quindi rappresentare una fase di svolta per tutte quelle aziende che, soprattutto per motivi economici, non hanno potuto fruire di servizi avanzati come quelli offerti. Prevedendo sempre che la direzione sia questa.

    Irina Novoselsky CEO Hootsuite
    Irina Novoselsky – CEO Hootsuite

    Crediamo fermamente che i social media stiano per essere rivoluzionati in modo massiccio“, ha affermato Irina Novoselsky. La CEO ha festeggiato da poco 1 anno alla guida di Hootsuite, con la promessa di attuare un grande piano di rilancio.

    Ecco spiegato quindi il motivo dell’acquisizione di Talkwalker.

    Con Talkwalker e Hootsuite dalla stessa parte, la Novoselsky si dice fiduciosa che l’azienda sarà in grado di resistere alla costante evoluzione delle piattaforme, insieme alla rivoluzione dei social media.

    Ciò che è esistito negli ultimi 10 anni riguardava soprattutto la FOMO (paura di perdere qualcosa) e ‘devo essere sui social media perché i miei concorrenti lo sono‘”, ha detto Novoselsky. “Il mondo sta cambiando. Non si tratta più solo di Mi piace, condivisioni ed esposizione. Si sta scavando oltre quei Mi piace.

    Le aziende a caccia di dati e informazioni strategiche

    In questa fase, le aziende si stanno concentrando sull’acquisizione della maggiore quantità di dati possibile. E da questa, ricavare quanto più valore possibile in termini di informazioni.

    Cinque miliardi di persone nel mondo sono sui social media, il 99% delle aziende sono su questi canali e, tuttavia, il punto principale è che continuiamo a sentire dai nostri clienti ‘Non sappiamo come attribuire valore a ciò che <<stanno facendo>>“, ha dichiarato Novoselsky. “Questa che abbiamo davanti a noi, da oggi, è una enorme opportunità“.

    Quindi il progetto di rilancio di Irina Novoselsky si basa principalmente sull’acquisizione di Talkwalker.

    Al momento non ci sarebbe alcuna ristrutturazione aziendale in termini di posti di lavoro. “Non lo stiamo facendo per sinergie di costo” – riferendosi sempre alla fusione con Talkwalker -. “Siamo concentrati sulla creazione di valore per i nostri clienti“.

    Hootsuite ha già effettuato tagli al personale in passato.

    La ristrutturazione voluta da Irina Novoselsky

    Nell’agosto del 2022 ha licenziato il 30% del suo personale nell’ambito di una ristrutturazione globale. E poi ha licenziato un altro 5%, a novembre dello stesso anno.

    Una terza serie di tagli pari a circa il 7% del personale è stata annunciata nel gennaio 2023, quando Novoselsky è subentrata a Tom Keiser, succeduto al fondatore Ryan Holmes. (Holmes si è dimesso nel 2019, dopo un presunto tentativo fallito di vendere Hootsuite).

    Talkwalker è uno degli strumenti di social media listening che abbiamo usato di più per le nostre attività sul blog. Ricordo le tante partnership portate avanti, insieme. Una su tutte, quelle in cui abbiamo raccontato Sanremo, riportando dati che via via hanno raggiunto un notevole interesse.

    L’azienda era già passata di mano nel 2017, diventando di proprietà del Marlin Equity Partners. Ma restando sempre e comunque indipendente.

    Questo il racconto di questa acquisizione che interesserà buona parte di chi opera nel mondo del marketing e del social media marketing.

    Una acquisizione che, come visto, nasce in un periodo particolare e che, da come sembra, promette di dare vita ad un nuovo gruppo pronto ad interpretare questo cambiamento.

    Vedremo se sarà così.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3

     

  • X e la sfida di Elon Musk al Brasile per la libertà di parola

    X e la sfida di Elon Musk al Brasile per la libertà di parola

    La piattaforma di Elon Musk è al centro di una controversia in Brasile. Il giudice de Moraes ha ordinato la sospensione di alcuni account per la diffusione di disinformazione. Musk vuole ripristinarli e si è detto pronto a sfidare la giustizia brasiliana. Una vicenda che riaccende il dibattito sulla libertà di parola e il ruolo dei social media.

    La vicenda del Brasile che riguarda X, la piattaforma di proprietà di Elon Musk, e lo stesso CEO di Tesla può portare ad epiloghi imprevisti. Fino, addirittura, alla messa al bando della piattaforma.

    Si tratta di una vicenda che, in realtà, nella storia dei social media, è già avvenuta diverse volte. Già in passato magistrati che conducevano indagini particolari si sono rivolte alle piattaforme social media per la rimozione o l’accesso ad informazioni preziose per i loro accertamenti.

    Di casi che si potrebbero citare ne è pieno il web. Basterebbe citare la vicenda che riguardò WhatsApp, sempre in Brasile. Quando venne addirittura sospesa.

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    La vicenda di X, Elon Musk e il Brasile

    La vicenda di X e di Elon Musk ha delle caratteristiche che toccano nel vivo la sbandierata libertà di parola, voluta da Musk, e il limite verso cui si può andare.

    Ecco, quel limite, che è individuato dalla presenza di leggi da rispettare, è stato superato. Tutti devono potersi esprimere liberamente, nel rispetto delle leggi vigenti. Ed è questo ultimo elemento che Musk finisce per non accettare. Rischiando di provocare conseguenze impreviste.

    Veniamo alla vicenda.

    Il giudice Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si rivolge a X con la richiesta di sospendere alcuni account di utenti brasiliani. Questa richiesta è motivata dall’esistenza di una vasta indagine contro la disinformazione operata attraverso il web e i canali social media.

    Account brasiliani sospesi per disinformazione

    Si tratta di account di ex deputati federali, imprenditori, giornalisti, blogger e influencer alleati dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Tutti sospettati di diffondere notizie false e attaccare le istituzioni brasiliane. Si tratta, secondo la magistratura brasiliana di persone facenti parte delle cosiddette “milizie digitali”.

    In un primo momento X dimostra di essere collaborativa, non senza un tono polemico. E infatti in un post del 6 aprile – dopo i “Twitter files – Brazil” di Shallenberger -, dall’account di X per gli Affari Globali si legge:

    X Corp. è stata costretta dalle decisioni del tribunale a bloccare alcuni account popolari in Brasile. Abbiamo informato questi account che abbiamo intrapreso questa azione. Non conosciamo le ragioni per cui sono stati emessi questi ordini di blocco. Non sappiamo quali post si presume violino la legge. Ci è vietato dire quale tribunale o giudice ha emesso l’ordinanza, o su quali basi. Ci è vietato dire quali account sono interessati. Siamo minacciati di multe giornaliere se non rispettiamo le norme (…)”.

    L’intervento di Elon Musk nella vicenda col Brasile

    Ma nel fine settimana la vicenda si è fatta rovente.

    Elon Musk decide di intervenire direttamente e scrive che X avrebbe ripristinato le attività degli account brasiliani. Una dichiarazione che va contro la richiesta del giudice de Moraes. Il quale, a questo punto, decide di allargare le indagini e di introdurre anche Elon Musk.

    La motivazione è che Elon Musk, con il suo atteggiamento, sta ostruendo le indagini e il corso della giustizia brasiliana.

    Musk ha anche scritto:

    Stiamo revocando tutte le restrizioni. Questo giudice (de Moraes, n.d.r.) ha applicato multe ingenti, ha minacciato di arrestare i nostri dipendenti e di interrompere l’accesso a X in Brasile. Di conseguenza, probabilmente perderemo tutte le entrate in Brasile e dovremo chiudere il nostro ufficio lì. Ma i principi contano più del profitto”.

    Il proprietario di X si dice quindi pronto a sfidare de Moraes e la giustizia brasiliana. Pur consapevole che X verrà multata di 100 mila real al giorno (oltre 18 mila euro) per ogni account ripristinato. Andando quindi contro la richiesta della giustizia brasiliana.

    Il suggerimento a usare una VPN

    In altri post, Musk ha incoraggiato gli utenti brasiliani a utilizzare un’app di rete privata virtuale (VPN) per l’accesso continuo alla piattaforma e ha definito le richieste della corte le “più draconiane” di qualsiasi paese.

    “I social non sono terra senza legge”

    Il giudice de Moraes ha scritto nella sua decisione che “i social network non sono una terra senza legge“. E ha poi affermato che le dichiarazioni di Elon Musk dimostrano che X “protegge coloro che promuovono attività criminali contro la democrazia del Brasile”.

    Sulla vicenda è intervenuto anche il governo brasiliano. Paolo Pimenta, ministro della Segreteria delle Comunicazioni Sociali, ha scritto sui suoi canali social media che “il Brasile è un Paese sovrano” e che non permetterà a “nessuno, indipendentemente dal denaro e da qualunque potere hai, affronti la nostra patria“.

    João Brant, segretario delle Politiche Digitali presso la Segreteria della Comunicazione della Presidenza della Repubblica, ha affermato che “Musk dimostra il suo disprezzo per la giustizia brasiliana”. Aggiungendo anche: “rimuginando vecchie decisioni e cogliendo l’occasione per portare avanti agitazioni di estrema destra e propaganda“.

    Come potete vedere, la vicenda è complicata e rischiosa, per X, allo stesso tempo.

    Il rischio che la piattaforma possa essere sospesa è molto concreto. E questo sarebbe un duro colpo per Elon Musk. Per la sua credibilità in Brasile e nel mondo.

     

     

  • Yahoo acquisisce e porta Artifact nel suo aggregatore di notizie

    Yahoo acquisisce e porta Artifact nel suo aggregatore di notizie

    Yahoo ha acquisito Artifact, l’app di intelligenza artificiale creata dai fondatori di Instagram. La tecnologia IA sarà alla base di Yahoo News.

    L’impresa straordinaria di Artifact è durata circa un anno. E, a distanza di sole poche settimane dall’annuncio dell’addio alle scene, arriva la notizia che rimette, in parte, tutto in gioco.

    Infatti, Yahoo ha acquisito Artifact, l’app basata sull’Intelligenza Artificiale fondata dai due ex co-fondatori di Instagram: Kevin Systrom e Mike Krieger.

    La notizia mostra la sua rilevanza per il fatto che, quello che qualche settimana fa sembra un addio, da oggi l’app potrà rivivere una seconda vita.

    Una seconda vita in un’altra casa però.

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    Yahoo integra la tecnologia di Artifact

    Al momento non si conoscono i dettagli dell’operazione dell’acquisizione. Yahoo e i due co-fondatori non hanno fornito informazioni a riguardo.

    Si sa che la tecnologia basata su IA, il cuore dell’app, verrà integrata all’interno dell’aggregatore di notizie del motore di ricerca.

    L’intelligenza artificiale ci ha permesso di offrire agli utenti un’esperienza migliore scoprendo ottimi contenuti a cui tengono“, ha affermato Systrom, CEO di Artifact in un comunicato stampa.

    Yahoo riconosce questa opportunità e non potremmo essere più entusiasti di vedere dal vivo ciò che abbiamo costruito attraverso Yahoo News.”

    Kevin Systrom e Mike Krieger, per il momento, non entreranno nel board della società guidata da Jim Lanzone. E i restanti 5 collaboratori della passata società stanno provvedendo a ricollocarsi.

    La parabola di Artifact

    Artifact si era presentata all’inizio del 2023 come un’app rivoluzionaria. Per il fatto che l’aggregazione dei contenuti, quindi articoli e informazioni, veniva gestita – e lo sarà ancora – dall’intelligenza artificiale.

    Il feed dell’app era alimentato dalla tecnologia machine learning che, mano a mano, selezionava e proponeva i contenuti sulla base del tempo trascorso dell’utente. E non più sulla base dei click ottenuti.

    Nonostante le premesse, e le promesse, Artifact non ha saputo fare breccia tra gli utenti. Utenti che comunque sono alla ricerca di luoghi dove informarsi.

    Qualcosa non ha funzionato, sebbene l’esperimento fosse innovativo con l’intelligenza artificiale.

    Forse Yahoo potrebbe dare maggior valore a quell’idea Artifact. Ma questo lo sapremo solo vedendo come andrà questo accordo.

  • LinkedIn, test per un feed video in stile TikTok

    LinkedIn, test per un feed video in stile TikTok

    Dopo alcuni rumors arriva la conferma. LinkedIn ha avviato un test su un feed video in stile TikTok. L’intento è di strizzare l’occhio ai più giovani che approderanno nel mondo del lavoro.

    Mentre si discute nel mondo di quale possa essere il destino di TikTok negli Usa, l’app cinese continua a dettare i trend.

    Dopo alcuni rumors, rivelati da Austin Null e seguiti da Lindesy Gamble, anche LinkedIn ne ha dato conferma. E di cosa?

    Semplice, del fatto che anche l’app di LinkedIn avrà il suo feed per i video in stile TikTok. In pratica, mancava solo la società di Microsoft a inserirsi tra le società che hanno strizzato l’occhio all’app cinese. Tra queste ci sono Instagram, Facebook, Netflix; e poi YouTube, Snapchat.

    Insomma, i social media, resosi conto che i video acquistano sempre più interesse, specie quelli brevi, non hanno fatto altro che guardare a chi sui video brevi ha costruito tutta la sua esistenza. E reputazione.

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    La novità di LinkedIn in stile TikTok

    E dunque LinkedIn si appresta a lanciare un feed che sembra uguale a quello di TikTok. Lo si nota dalle informazioni condivise da Austin Null, direttore strategico dell’agenzia McKinney.

    Da quello che ha pubblicato Null, si nota il nuovo feed in una categoria chiamata appunto “Video”.

    Dopo aver toccato la sezione “Video” si entra in un feed che mostra video nel formato verticale che scorrono dal basso verso l’alto. Dal test si vede che è possibile mettere “like”, scrivere un commento e condividere il video.

    “Stiamo testando nuovi modi per aiutare gli utenti a scoprire più facilmente video tempestivi e pertinenti da guardare su LinkedIn”, dice Suzi Owens, portavoce dell’azienda, ad Axios.

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    Screenshot: Austin Null | realizzazione: Lindsey Gamble

    Niente di nuovo, tranne i video business

    Niente di nuovo sotto il cielo dei social media, verrebbe da dire. Men che meno sotto il cielo di LinkedIn che ripropone qualcosa di già visto.

    Solo che a differenza di altre app, su LinkedIn i video si concentrano più o meno sullo stesso tema. E quindi carriere professionali, business, personal branding. Anche se, va comunque ricordato, che LinkedIn – questa novità lo dimostra –  è sempre di più una piattaforma social media. Al pari delle altre.

    Significa che il contenuto è sempre più vario ed è presentato in modalità altrettanto varie.

    LinkedIn prova ancora una volta a mostrarsi più aperta. Soprattutto più aperta verso i giovani. E se le stories non hanno avuto vita lunga, si spera che i video insieme a questa modalità possano attrarre i più giovani.

    LinkedIn strizza l’occhio ai giovani

    L’app di Microsoft per sua natura non è molto attraente per gli utenti più giovani, ovviamente. Non ancora inseritisi nel mondo del lavoro, i giovani non prestano attenzione a LinkedIn. Fino a quando non arriva quel momento.

    E quindi, se per il momento i giovani di oggi sembrano ignorare l’app, arriverà quel momento in cui apriranno il proprio account e troveranno quelle modalità che hanno sempre apprezzato altrove. Quindi i video in verticale in stile TikTok.

    Questa potrebbe essere una spiegazione plausibile del perché LinkedIn spinge verso i video in questo modo.

    In Italia, come notato in un altro articolo, i giovani non frequentano molto LinkedIn. Anzi, in percentuale sono meno del 10%, rispetto al 12% della popolazione social media italiana.

    Un dato che in proporzione lo si riscontra un po’ ovunque.

    Ovvio, LinkedIn non è TikTok e non è un luogo per influencer. Certo, potrebbe diventarlo e allora sarà interessante verificare cosa ne pensano gli utenti LinkedIn più affezionati. E sarà interessante verificare l’impatto che tutto questo potrà avere per le aziende.

  • Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

    Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

    Dopo un anno e mezzo dall’acquisizione di X da parte di Elon Musk, proviamo a fare il punto della situazione. Cerchiamo di capire quanti sono gli utenti e qual è il livello di coinvolgimento sulla piattaforma.

    Da quando è stata acquisita da Elon Musk non si è mai riuscito ad avere un quadro completo di X. La piattaforma, ricordiamolo, non è più pubblica come lo era Twitter. Il primo atto di Musk fu proprio quello di procedere al delisting di Twitter e trasformare la nascente società X Corp in una società privata.

    Tutto questo ha avuto effetti su quelli che sono i numeri reali della piattaforma. Numeri che fino all’arrivo di Musk venivano resi pubblici come parte della performance trimestrale del titolo in borsa.

    Riuscire ad ottenere un quadro completo e veritiero di X in questo momento è operazione ardua.

    In questa occasione provo a mettere insieme due letture dei dati che sono emerse nei giorni scorsi. La speranza è quella di riuscire ad offrire un quadro completo rispetto al numero di utenti, al tempo trascorso sulla piattaforma, quindi il coinvolgimento. Quello che si suole definire engagement.

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    Gli effetti dell’acquisizione di Elon Musk

    Prima di vedere qualche numero, è utile ricordare a chi legge che uno dei tanti problemi che affiggeva Twitter era proprio la crescita del numero degli utenti. Spesso uno dei motivi che impediva l’aumento di utenti era individuato nella “complessità” della piattaforma. Un altro era individuato nella scarsa innovazione della piattaforma.

    Aggiungiamo a questo anche la scarsa leadership nel guidare la società e quindi la piattaforma.

    Per correttezza, iniziamo subito con quelli che sono i numeri diffusi proprio da X. Elon Musk sta continuamente alimentando la narrazione secondo la quale X è in costante crescita.

    Ecco un quadro dei numeri condivisi da X nei giorni scorsi.

    X ha 250 milioni di utenti attivi giornalieri

    X (ancora si chiamava Twitter, sotto la gestione Musk) aveva annunciato di aver già raggiunto 250 milioni di utenti attivi giornalieri nel novembre 2022. Quindi sembra che non si sia registrato alcun dato in crescita degli utenti giornalieri.

    Prima che arrivasse Musk, l’obiettivo per il 2023 era stato fissato a 315 milioni di utenti giornalieri.

    X ha 550 milioni utenti attivi mensili

    A marzo dello scorso anno, Musk aveva dichiarato che X aveva raggiunto un nuovo traguardo di 500 milioni di utenti mensili. Nell’ottobre dello stesso anno aveva poi riportato la stessa identica cifra.

    Adesso, marzo 2024, sono stati aggiunti altri 50 milioni, apparentemente tra ottobre e oggi. Una crescita che equivale a 10 milioni di nuovi utenti al mese.

    Gli utenti trascorrono su X 30 minuti al giorno

    Gli utenti trascorrono in media 30 minuti al giorno su X. In aggiunta, X registra in media oltre 8 miliardi di minuti riferito agli utenti attivi giornalieri nel 2024.

    Numeri particolarmente elevati.

    Nel mese di ottobre, X ha riferito che gli utenti trascorrevano 32 minuti al giorno nell’app. Nei giorni scorsi poi X ha riferito che questo valore è di 30 minuti. X sostiene che il tempo trascorso da mobile è cresciuto del 17%.

    Però, se si fanno conteggi precisi, in realtà i dati non corrispondono.

    Sono 1,7 milioni i nuovi utenti al giorno. Ma dove sono?

    X afferma che sono 1,7 milioni i nuovi utenti che si uniscono alla piattaforma ogni giorno. Considerando questi numeri, significherebbe che sono 51 milioni le persone che si aggiungono al mese.

    Come abbiamo visto prima, X non ha aggiunto alcun nuovo utente giornaliero. E sono solo 10 milioni gli utenti attivi mensili al mese, negli ultimi 5 mesi. Quindi questi nuovi utenti si registrano e poi escono immediatamente. Potrebbe essere una spiegazione.

    Cresce il coinvolgimento coi brand

    X sostiene che gli utenti interagiscono con i brand in maniera notevole. Si parla di +63% in più di Like; +20% di repost (quello che era retweet); +14% di visualizzazioni; +6% di impressioni in più in media.

    Dati che non possono essere confermati o smentiti. Ci sono però dati di applicazioni di terze parti che rilevano che il coinvolgimento su X è leggermente diminuito negli ultimi due anni.

    Crescono le ricerche su X, ma su Twitter erano più alte

    X dichiara che fino ad oggi, nel 2024, ci sono state oltre 59 miliardi di ricerche sulla piattaforma a livello globale.

    Nel 2016, su Twitter avvenivano 2,1 miliardi di ricerche al giorno. Significha che i dati di X non corrispondono.

    Posto che sono trascorsi appena 85 giorni, diviso 59 miliardi fa poco più di 694 milioni di ricerche al giorno. Un dato nettamente inferiore a quello che si verificava anni fa su Twitter.

    Gli spazi su X in realtà non aumentano 

    X dichiara che nel 2024 sono stati già creati più di 5 milioni di spazi. In realtà, anche in questo caso, la realtà ci dice che il numero è ben inferiore. A dicembre 2023 X sosteneva che gli spazi ospitati erano 560.000 a settimana.

    Ora, anche qui, 5 milioni diviso le 11 settimane di quest’anno, fanno 454.545 spazi a settimana. Dato quindi inferiore a pochi mesi fa.

    Questo è solo la parte più cospicua dei dati, la restante parte la potete trovare sull’account @XData.

    In aggiunta a tutto questo, val la pena riportare i dati rilevati da Sensor Tower e riportati da NBC News. Con tanto di contestazione da parte di X. E perché?

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    X e i dati di Sensor Tower

    I dati di Sensor Tower hanno rilevato che sono sempre meno le persone che usano X. E questo vale da quando X ha acquisito la piattaforma. Stiamo parlando da fine ottobre del 2022.

    La società di analisi, che ha sede a San Francisco, ha rilevato che a febbraio di quest’anno, X aveva negli Usa 27 milioni di utenti attivi giornalieri da mobile. Numero in calo del 18% rispetto all’anno precedente

    La base utenti Usa è quindi rimasta stabile o in calo, ogni mese a partire da novembre 2022. Ossia, il primo mese intero in cui Musk è proprietario dell’app. In totale è diminuita del 23% da allora.

    Sono numeri negativi che riguardano in ​​tutto il mondo, poiché gli utenti attivi giornalieri sull’app mobile sono scesi a 174 milioni a febbraio. In calo del 15% rispetto all’anno precedente.

    Numeri negativi a livello globale

    Le altre app social media hanno registrato, nello stesso periodo, aumenti modesti delle loro basi di utenti. Snapchat in crescita dell’8,8%; Instagram del 5,3%; Facebook dell’1,5% e TikTok dello 0,5%.

    C’è da dire che tutte queste app hanno subito un calo negli Usa, ma nessuna ha fatto registrare dati negativi come quelli di X.

    Ora, senza voler essere estremamente critici, ma meramente oggettivi, X non gode di ottima salute. E questo è un dato evidente.

    L’aver voluto forzare Twitter per trasformarla in X non è stata una ottima idea. Sia chiaro, azione assolutamente lecita e ci mancherebbe pure. Ma, vista la resa che ha avuto, forse bisognava agire in modo più rispettoso. Degli utenti e della piattaforma stessa.

    I dati che abbiamo visto ci mostrano il risultato di questa forzatura.

    E voi che ne pensate?