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  • La UMG inizia a ritirare la musica da TikTok

    La UMG inizia a ritirare la musica da TikTok

    La disputa tra Universal Music Group e TikTok è arrivata al culmine, con la rimozione da TikTok di brani di artisti come Taylor Swift e Drake.

    La vicenda ricorda molto quella abbastanza recente che vide scontrarsi, proprio sui diritti musicali, la SIAE e Meta. Solo che adesso lo scontro nasce direttamente tra la più grande etichetta discografica del mondo, la Universal Music Group, UMG, meglio conosciuta col nome Universal, e TikTok, la piattaforma social media molto apprezzata dagli utenti più giovani. Apprezzamento che si basa proprio sulla possibilità i usare la musica all’interno dei propri video brevi.

    La notizia è che ormai TikTok, proprio per il mancato accordo, ha iniziato a ritirare la musica targata Universal.

    Cosa è accaduto tra i due colossi?

    La disputa tra UMG e TikTok

    Ebbene, solo due giorni fa la disputa tra le due società si è accesa in modo quasi sorprendete per i più. Ma, in realtà, le trattative per il rinnovo dell’accordo andavano avanti da settimane. Trattative che avevano come scopo un accordo che potesse essere in continuità con quello, poi scaduto, sancito nel febbraio 2021.

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    Lo scontro si concentra su questioni come: una compensazione più adeguata per gli artisti e autori di canzoni e la protezione dagli effetti dell’uso dell’intelligenza artificiale. Questi i due temi della trattativa, poi arenatasi.

    La posizione di UMG e le su richieste

    Universal accusa TikTok di voler costruire attività basate sulla musica senza pagare un valore equo per gli artisti. Infatti, l’etichetta discografica sostiene che TikTok ha proposto di pagare artisti e autori di canzoni a una tariffa che rappresenta solo una parte di quella che viene pagata da altre piattaforme sociali media.

    Inoltre, UMG ha sollevato preoccupazioni sull’invasione della piattaforma da parte di registrazioni generate attraverso l’intelligenza artificiale, sostenendo che questo rappresenta un ostacolo e un problema per le royalties degli artisti.

    La posizione di TikTok

    Dal canto suo, TikTok ha replicato accusando UMG di mettere la propria avidità al di sopra degli interessi degli artisti e degli autori delle canzoni. TikTok ha sottolineato comunque di essere riuscita a raggiungere accordi con gli artisti di altre etichette discografiche. In buona sostanza, la critica mossa dalla società controllata da ByteDance è che così facendo la Universal non sta curando gli interessi degli artisti, degli autori delle canzoni e anche dei fan.

    Come dicevamo, il primo accordo tra UMG e TikTok è stato siglato nel febbraio 2021. Tale accordo consentiva agli utenti TikTok di incorporare clip dal catalogo musicale di UMG nei loro video. Il valore di tale accordo risiedeva nel fatto che rendeva legalmente disponibile una vasta gamma di musica pop per la creazione di contenuti sulla piattaforma TikTok, contribuendo all’engagement e alla popolarità dell’app.

    TikTok vale per UMG solo l’1%

    C’è anche da sapere che TikTok rappresenta solo circa l’1% del fatturato totale di UMG. Un dato che indica, in effetti, il valore esiguo con cui TikTok compensa artisti e autori di canzoni, nonostante la sua crescente base di utenti.

    Ora, ritirare la musica Universal da TikTok significa togliere la musica di Taylor Swift e Drake, tanto per citare due nomi di artisti la cui musica è spesso usata all’interno dei video brevi. Questo perché Taylor Swift, in particolare, ha un accordo con Republic Records, che fa parte del gruppo Universal Music. Mentre Drake pubblica la sua musica attraverso Young Money Entertainment e Cash Money Records, che sono distribuite da Republic Records, anch’esse parte di UMG.

    Gli artisti coinvolti

    Gli effetti di tale decisione sono evidenti. I video con brani di proprietà di UMG verranno disattivati ​​e gli utenti avranno la possibilità di scegliere un nuovo brano per la colonna sonora dei propri contenuti.

    Questo significa che gli utenti di TikTok, poco più di 1 miliardo, dovranno trovare alternative alle canzoni di artisti come i già citati Taylor Swift, Drake e anche di Bob Dylan. Ammesso che qualcuno abbia mai usato canzoni di “strummer”.

    Ma questa disputa potrebbe avere effetti anche su Sanremo. Questo perché tra gli artisti italiani che fanno parte della etichetta Universal ci sono anche alcuni che si apprestano a prendere parte dal Festival. Come Alessandra Amoroso e Il Volo.

  • La decisione di New York sui social media e possibili conseguenze

    La decisione di New York sui social media e possibili conseguenze

    La decisione di New York di etichettare i social media come pericolo per la salute pubblica fa molto discutere. Vediamo insieme come ci si è arrivati, reazioni e impatto sui giovani. Con il parere della psicologa Barbara Collevecchio.

    I social media hanno trasformato il modo in cui comunichiamo, interagiamo e ci informiamo. Ormai ricoprono un ruolo sempre più importante nella nostra vita quotidiana. Sappiamo anche che i social media, in quanto strumenti di comunicazione, rappresentano una vera rivoluzione per quel che riguarda la comunicazione digitale. Rivoluzione che, spesso, non siamo stati in gradi di gestire.

    Una rivoluzione che non è priva di conseguenze. Specialmente per quanto quando i social media sono messi in relazione alla salute mentale. E veniamo al motivo di questo articolo.

    Sta facendo molto discutere la decisione della città di New York che ha preso una posizione decisa. Ha dichiarato i social media un “pericolo per la salute pubblica” e una “tossina ambientale“.

    Vediamo insieme allora il perché di questa scelta, le reazioni che ha suscitato e le possibili implicazioni future.

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    La decisione del sindaco di New York

    Il sindaco di New York, Eric Adams, ha annunciato che i social media rappresentano un pericolo per la salute pubblica, equiparandoli ad altri noti pericoli come il tabacco e le armi. Questa mossa è nata dalla crescente preoccupazione per l’impatto negativo dei social sulla salute mentale, soprattutto tra i giovani​​​​.

    La decisione è stata presa in risposta all’aumento dei problemi di salute mentale tra i giovani, compreso un incremento del 42% nei sentimenti di disperazione tra gli studenti delle scuole superiori dal 2011 al 2021.

    Studi recenti hanno dimostrato un legame sempre più stretto tra l’uso eccessivo dei social media e vari problemi di salute mentale. Tra cui ansia, depressione e bassa autostima. Questa correlazione è particolarmente preoccupante per i giovani, che trascorrono una parte significativa del loro tempo online.

    Adams ha specificatamente criticato piattaforme come TikTok, YouTube e Facebook per la loro progettazione che incentiva l’uso compulsivo e presenta caratteristiche pericolose. L’obiettivo principale di questa iniziativa è proteggere i giovani dai pericoli che i social media possono rappresentare per la loro salute mentale.

    In risposta a questi timori, diverse piattaforme social media, come TikTok, Instagram e YouTube, hanno introdotto nuove funzionalità per dare ai genitori più controllo sull’attività online dei loro figli e limitare il tempo trascorso online.

    Eric Adams, sindaco NY
    Eric Adams, sindaco NY

    Cosa dicono gli studi sui social media

    Come dicevamo, studi recenti mostrano un uso significativo dei social media tra gli adolescenti e i giovani adulti.

    Secondo il Pew Research Center, circa il 58% degli adolescenti usa TikTok quotidianamente, inclusi il 17% che lo usa quasi costantemente. YouTube rimane la piattaforma più popolare, con circa il 70% degli adolescenti che lo visitano quotidianamente e il 16% che lo utilizza quasi costantemente. Circa la metà degli adolescenti usa Snapchat e Instagram ogni giorno.

    Un altro studio del 2023, di Gallup, evidenzia che i giovani trascorrono in media 4.8 ore al giorno sui social media, con un incremento del tempo trascorso in base all’età: dai 4.1 ore al giorno per i 13enni fino a 5.8 ore per i 17enni. Le ragazze trascorrono quasi un’ora in più sui social media rispetto ai ragazzi, con una media di 5.3 ore contro 4.4 ore.

    Da una prospettiva globale, il rapporto di DataReportal riporta che gli utenti di social media tra i 16 e i 24 anni utilizzano in media 7.7 piattaforme al mese, mentre quelli tra i 25 e i 34 anni ne utilizzano 7.9. In termini di tempo speso su piattaforme specifiche, gli utenti di TikTok a livello mondiale trascorrono quasi un giorno intero al mese utilizzando l’app mobile, che equivale a circa 17 giorni svegli all’anno.

    Social Media e giovani, i dati in Italia

    Nel 2023, l’utilizzo dei social media in Italia ha mostrato alcuni dati interessanti. Secondo DataReportal, Facebook aveva una portata pubblicitaria equivalente al 47,4% della popolazione totale, con il 52,9% degli utenti idonei (età 13+) che lo usavano. YouTube era ancora più popolare, raggiungendo il 74,5% della popolazione totale, equivalente all’86,4% degli utenti internet.

    Instagram aveva 26,20 milioni di utenti, con una portata pubblicitaria che rappresentava il 44,4% della popolazione totale e il 49,6% degli utenti idonei. TikTok aveva 17,15 milioni di utenti adulti, con una portata pubblicitaria che raggiungeva il 34,3% degli adulti e il 33,8% degli utenti internet.

    Reazioni alla scelta del sindaco di New York

    La decisione di New York ha suscitato un ampio dibattito.

    Da una parte, vi sono esperti e psicologi che plaudono all’iniziativa, ritenendo che possa aumentare la consapevolezza sui pericoli dei social.

    Dall’altra, alcuni critici sostengono che questa mossa potrebbe essere vista come un eccesso di regolamentazione e un potenziale limite alla libertà di espressione.

    Sebbene i dettagli delle misure adottate non siano stati ancora completamente definiti, si prevede che includeranno raccomandazioni per un uso più consapevole e limitato dei social media, simili a quelle già viste in ambito di consumo di tabacco e alcol.

    Inoltre, si prevede un maggiore coinvolgimento delle autorità nella regolamentazione delle pratiche delle società di social media, in particolare per quanto riguarda la protezione dei più giovani.

    Il parere della psicologa Barbara Collevecchio

    Rispetto a questo grande tema, diventa essenziale capirne di più anche attraverso il parere degli esperti, come la psicologa Barbara Collevecchio.

    Sono d’accordo che i contenuti, commenti, discordi d’odio scatenati sui social media facciano male alla salute mentale soprattutto dei giovani, lo vedo anche nella mia pratica clinica. Il problema è che l’incremento di contenuti d’odio su queste piattaforme ha come effetto l’aumento della percezione che il mondo fuori sia tutto pieno di odio. E i ragazzi, rispetto a questo, si sentono molto più vulnerabili. Ma questo accade anche agli adulti.

    Quindi esiste una vulnerabilità, per via di questa amplificazione della sensazione che tu sia piccolo e vulnerabile. Accompagnata dalla sensazione che fuori ci sia un modo terribile, pronto a criticarti e a metterti al pubblico vilipendio. Questo è vero. Ma, fare solo uno statement, quindi un annuncio senza offrire gli strumenti alle persone per come difendersi e per come capire la loro psiche, secondo me, non è sufficiente. C’è una mancanza in questa proposta“.

    Barbara Collevecchio: “servono strumenti adeguati”

    E cosa serve fare allora? Quali strumenti servono?

    Barbara Collevecchio, psicologa clinica
    Barbara Collevecchio, psicologa clinica

    Nel caso della città di NY c’è una proposta e cerchi di regolamentare queste piattaforme attraverso la censura – continua la dottoressa Collevecchio -. Ma non dai gli strumenti psicologici alle persone per difendersi e noi sappiamo che solo attraverso l’indipendenza e l’auto-empowerment, e il fare pensiero, possiamo difenderci da certe cose. Quindi, credo sia molto più importante che di fianco a questo lavoro di regolamentazione delle piattaforme sia molto importante creare pensiero. Far sì che ci sia uno spazio mentale e un cuscinetto mentale di pensiero, diciamo tra la pancia e il cervello, che possa mediare questa sensazione di solitudine, di abbandono e di paura scatenata da alcune reazioni al mondo dei social media.

    Se noi non puntiamo tutto sul filtro del pensiero di poter governare noi stessi, e quindi se lavoriamo coi giovani e con la loro capacità di fare pensiero e non solo di sollecitare la pancia, purtroppo rischiamo di guardare solo il dito e non il percorso attraverso il quale arrivare alla luna“.

    Rischi e benefici per i social media e i giovani

    Quali benefici

    Volendo provare a definire quelli che sono i rischi e i benefici derivanti da una decisione del genere, possiamo dire che partendo dai benefici, la decisione del sindaco di New York potrebbe:

    • portare a una maggiore regolamentazione dei social media, in particolare riguardo alla protezione dei giovani utenti;
    • stimolare iniziative educative rivolte ai giovani e alle loro famiglie sull’uso responsabile dei social media;
    • aumentare ancora di più la pressione sulle aziende tecnologiche affinché migliorino la sicurezza e la privacy sulle loro piattaforme;
    • innescare un dibattito pubblico più ampio sull’impatto dei social media sulla società.
    • diventare da modello per altre città nel considerare misure simili.

    Quali rischi

    Al contrario, i rischi derivanti da una scelta di questo tipo potrebbero generare:

    • un tentativo di limitare la libertà di espressione, sollevando preoccupazioni per i diritti civili;
    • avere l’effetto contrario, spingendo soprattutto i giovani a utilizzare di più i social media per ribellione o curiosità;
    • dare luogo ad una regolamentazione dei social media complessa, di difficile attuazione senza che venga soffocata l’innovazione che questi strumenti portano con sé;
    • avere conseguenze economiche negative per le aziende che operano nel settore dei social media;
    • comportare rischi per la privacy e la sicurezza degli utenti;
    • creare divisioni sociali, con opinioni fortemente polarizzate su questo tema.

    È evidente che questa decisione si inserisce in un dibattito globale sull’impatto dei social media nella società di oggi. Diversi paesi stanno valutando come bilanciare i benefici offerti da queste piattaforme con la necessità di proteggere la salute mentale dei cittadini. Un dibattito che, forse, andrà ancora avanti per molto.

    In conclusione, la decisione di New York potrebbe rappresentare un punto di svolta nella percezione dei social media come potenziali pericoli per la salute pubblica. Una percezione che finora non era mai stata resa così chiara da parte delle istituzioni.

    Entra nel vivo il dibattito sui social media in relazione alla salute

    Indipendentemente dalle misure specifiche che saranno adottate, questo annuncio ha già avuto l’effetto di aumentare la consapevolezza sull’argomento e potrebbe spingere altre città e nazioni a considerare azioni simili. La strada da percorrere è ancora lunga e complessa. La mossa di New York apre un importante dibattito sulla responsabilità sociale delle aziende di tecnologia e sul ruolo dei social media nella società moderna.

    In conclusione, mentre il mondo si adatta alla realtà sempre più pervasiva del digitale, l’equilibrio tra innovazione e salute pubblica rimane un tema cruciale che richiede un’attenzione costante e considerata.

    E, come ci ricordava la dottoressa Barbara Collevecchio, oltre agli annunci serve fare un passo successivo e cominciare a fornire gli strumenti adeguati.

  • BeReal prova a rilanciarsi con brand e influencer

    BeReal prova a rilanciarsi con brand e influencer

    BeReal, dopo il primo successo resiste ancora. E registra crescita con 23 milioni di utenti. Introduce RealPeople e RealBrands, sperando di rilanciarsi. Ma basterà?

    Se vi state chiedendo che fine abbia fatto BeReal, allora eccoci qui ad offrire qualche risposta.

    Intanto, diciamo subito che l’app resiste. Anche se per la verità in Italia non ha trovato grande risconto, come invece avvenuto altrove. Certo, sono lontani i momenti di quando l’app cresceva al ritmo di +315%, ma l’app continua ad andare avanti.

    E adesso siamo qui a parlarvi delle novità che riguardano proprio BeReal, net tentativo di provare a rilanciarsi.

    BeReal cresce, anche se di poco

    Recentemente, l’app ha registrato un aumento degli utenti attivi giornalieri. Passando da 20 a 23 milioni in pochi mesi, un segno di crescita costante che testimonia il costante interesse da parte degli utenti.

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    Ora, la novità è che su BeReal, dal prossimo 6 febbraio verrà lanciato due nuove categorie: RealPeople, un feed di aggiornamenti da parte di utenti importanti; RealBrands, account ufficiali del marchio che mostreranno promozioni e offerte nell’app.

    L’aggiornamento è un’espansione del feed RealPeople, che BeReal sta testando da maggio dello scorso anno. La piattaforma prova a smuovere maggiore interesse dimostrando che le celebrità sono “proprio come te e me”.

    BeReal con RealPeople e RealBrands

    RealPeople: questa categoria è stata creata per includere celebrità e figure pubbliche sulla piattaforma. L’idea dietro a “RealPeople” è quella di permettere agli utenti di BeReal di seguire persone famose, offrendo loro una finestra sulla vita quotidiana di queste celebrità.

    A differenza di altre piattaforme social, dove il contenuto delle celebrità è spesso altamente curato e prodotto professionalmente, BeReal incoraggia una condivisione più autentica e meno filtrata. Ciò significa che i follower potrebbero vedere celebrità in momenti ordinari o casuali della loro vita, promuovendo un senso di connessione più umana e reale.

    RealBrands: allo stesso modo, “RealBrands” è una categoria pensata per i brand. Questo permette alle aziende di avere una presenza ufficiale su BeReal. L’obiettivo è di offrire ai brand un modo di interagire con gli utenti in un contesto “più genuino e personale”. ù

    I brand che aderiscono a questa categoria potrebbero condividere momenti del dietro le quinte, la vita quotidiana dei propri collaboratori, o aspetti meno conosciuti della loro attività. Questo approccio mira a costruire un rapporto più autentico e trasparente tra i brand e la propria audience.

    BeReal e il futuro, qualche considerazione

    Volendo trarre qualche considerazione veloce, stando a queste informazioni, allora sarà molto difficile che BeReal possa riscontrare di nuovo il successo assaporato al debutto.

    Non dimentichiamoci che BeReal conobbe il suo momento più alto sulla scia della pandemia, quando era forte l’interesse per gli utenti di una certa intimità nelle connessioni, nelle condivisioni. Alla ricerca anche di un qualcosa che facesse riflette sul senso del reale e meno dell’arftefatto.

    Ricorderete anche che BeReal si era candidata a diventare l’anti-Instagram.

    Ecco, non è andata proprio così e sarà difficile suscitare interesse anche con queste novità.

    BeReal sembra più una funzionalità

    BeReal, a dirla tutta, ha più le caratteristiche di essere una funzionalità più che una piattaforma a sè stante. E già questa sensazione non aiuta l’utente.

    Utente che ormai è sempre più abituato a certi modalità di utilizzo delle piattaforme social media e ha già costituito il suo menù. All’interno del quale difficilmente troverà un posto stabile BeReal.

    Lo stesso discorso potrebbe valere per le aziende che hanno sempre più bisogno di accedere ad audience più ampie. Sebbene l’idea di una relazione più vera non sia del tutto male. Ma quello che non convince sono le modalità.

    BeReal attira l’attenzione solo per pochi momenti al giorno, non sufficienti per attrarre un’azienda su questa piattaforma.

    Ma non è detto che BeReal possa riuscirci. Solo che è molto difficile, di questi tempi.

     

  • Meta permetterà agli utenti UE di scollegare i propri account

    Meta permetterà agli utenti UE di scollegare i propri account

    Meta annuncia modifiche per gli utenti UE seguendo il Digital Markets Act. Maggiore autonomia nell’uso di servizi come Facebook e Instagram, e nuove opzioni di privacy e pubblicità.

    Nell’ambito del crescente impegno per la conformità alle normative europee, Meta ha annunciato una serie di modifiche per gli utenti dell’UE, dello Spazio Economico Europeo e della Svizzera.

    Queste modifiche, in risposta al nuovo Digital Markets Act (DMA), introdurranno una maggiore flessibilità e scelta per gli utenti nel gestire le loro informazioni attraverso i vari servizi offerti da Meta, tra cui Facebook, Instagram e Messenger.

    Meta e nuove scelte per gli utenti UE

    In vista della conformità al DMA, entro il 7 marzo 2024, Meta comincerà nelle prossime settimane ad offrire agli utenti UE opzioni inedite per gestire le loro esperienze digitali.

    Ciò include la possibilità di scollegare i propri account Instagram e Facebook e di utilizzare Facebook Messenger in maniera autonoma, senza l’obbligatorietà di un account Facebook collegato.

    Meta DMA utenti UE 2024 franzrusso.it

    Impatto sul Marketplace e Gaming di Facebook

    Gli utenti di Facebook Marketplace e Facebook Gaming avranno l’opportunità di scegliere se utilizzare questi servizi in associazione con le loro informazioni Facebook.

    La scelta di non utilizzare le informazioni dell’account Facebook principale per questi servizi potrebbe comportare una riduzione delle funzionalità offerte. Come specifica Meta.

    Opzioni di Pubblicità e Abbonamento

    In linea con le nuove regolamentazioni, Meta offre agli utenti la possibilità di utilizzare Instagram e Facebook con annunci pubblicitari. Oppure di sottoscrivere un abbonamento per eliminare gli annunci pubblicitari.

    Questa scelta, introdotta a novembre 2023, permette agli utenti di decidere se le loro informazioni vengano utilizzate a fini pubblicitari.

    Che cos’è il DMA e cosa prevede

    Il DMA è una legislazione dell’Unione Europea mirata a regolamentare i mercati digitali. L’obiettivo primario è quello di promuovere la concorrenza equa e l’innovazione, prevenendo comportamenti anti-concorrenziali da parte delle grandi piattaforme online, designate come “gatekeeper”.

    Le aziende designate come “gatekeeper” sono essenzialmente grandi aziende tecnologiche che hanno un impatto significativo sul mercato interno e fungono da intermediari cruciali per gli utenti e le imprese.

    DMA e “gatekeeper”

    I “gatekeeper” sono soggetti a una serie di obblighi e divieti. Questi includono la proibizione di pratiche come il favorire i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti; l’uso di dati raccolti su piattaforme per scopi anti-concorrenziali; e restrizioni sull’interoperabilità con servizi di terze parti.

    Il DMA mira a facilitare l’interoperabilità tra diversi servizi e piattaforme. Consentendo ad esempio che servizi di messaggistica diversi possano comunicare tra loro.

    Le aziende che non rispettano le norme del DMA possono essere soggette a pesanti sanzioni, che possono arrivare fino al 10% del fatturato globale annuo.

    In casi di reiterata non conformità, le sanzioni possono essere ulteriormente incrementate.

    Il DMA, dunque, rappresenta un cambiamento significativo nel modo in cui l’UE regola i mercati digitali. È visto come un passo avanti per garantire un ambiente digitale più equo e aperto, favorendo la concorrenza e l’innovazione.

    Allo stesso tempo, pone nuove sfide per le grandi aziende tecnologiche, che sono chiamate a rivedere molte delle loro pratiche commerciali e strategie di mercato.

    Quali sono le aziende “gatekeeper”

    Ogni azienda designata come gatekeeper è tenuta a presentare una relazione sulla conformità entro sei mesi dalla sua designazione ufficiale. In questo caso, entro il 7 marzo. Questo documento dovrà illustrare in che modo l’azienda si sta adeguando alle regole e agli obblighi imposti dal DMA.

    DMA gatekeeper franzrusso.it
    I gatekeeper designati dal DMA dell’UE

    Successivamente, la Commissione Europea pubblicherà sintesi non riservate di ciascuna relazione di conformità. Questo passaggio garantisce un livello di trasparenza pubblica e permette un esame esterno delle azioni intraprese dai gatekeeper per rispettare le regole del DMA.

    La Commissione Europea ha designato ufficialmente sei aziende come “gatekeeper” secondo il Digital Markets Act (DMA) il 6 settembre 2023. Queste aziende sono:

    • Alphabet Inc.
    • Amazon.com Inc.
    • Apple Inc.
    • ByteDance Ltd.
    • Meta Platforms, Inc.
    • Microsoft Corporation

    DMA e l’impegno di Meta

    Queste modifiche riflettono l’impegno di Meta nel conformarsi alle normative europee per promuovere una maggiore equità e concorrenza nel mercato digitale.

    Meta ha espresso il suo supporto per gli obiettivi del DMA e si è impegnata a garantire che i suoi prodotti nell’UE siano conformi e offrano valore agli utenti.

    Come detto prima, nelle prossime settimane gli utenti riceveranno notifiche che illustreranno le nuove opzioni disponibili.

  • Threads permette ora di nascondere “Mi piace” e condivisioni

    Threads permette ora di nascondere “Mi piace” e condivisioni

    Threads introduce la funzione per nascondere i “Mi piace” e condivisioni. Il tentativo è quello di spostare l’attenzione dalla quantità alla qualità dei contenuti. E al benessere mentale degli utenti eliminando lo stress dei like.

    I social media stanno vivendo un momento particolare, e non è iniziato adesso. La frammentazione è cominciata ormai mesi fa e sta mettendo in evidenza tante problematiche. Come lasciarsi trasportare dal numero di like, come se fossero l’unico metro di misura della propria esistenza. Un atteggiamento eccessivo.

    Ed ecco che le stesse piattaforme da tempo hanno cominciato ad attivare iniziative volte a superare la logica dei like e delle condivisioni.

    Una di queste è proprio portare attenzione al benessere degli utenti. Cominciando ad allentare la pressione che deriva dall’essere dipendenti dal numero dei like e dalle condivisioni.

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    L’”economia dei like“, come la avevamo definita, ha generato stress, ansia, insoddisfazione. Allora, è sempre positivo mettere in evidenza, anche piccole, ma significative, che provano a superare questi problemi.

    La novità di Threads

    Da qualche giorno Threads, piattaforma approdata in UE nel dicembre scorso, ha introdotto una funzionalità che permette agli utenti di nascondere i conteggi dei “Mi piace” e delle condivisioni sui propri post.

    Questa mossa è da vedersi nel solco delle iniziative a cui facevamo riferimento prima. E quindi fare in modo che gli utenti interagiscano sui social media in maniera più salutare. E spingere verso un’esperienza online più controllata – da parte degli utenti – e personalizzata.

    In merito ai disagi provocati da un uso ossessivamente orientato all’apparire sui social media, e quindi legando la propria esistenza a fattori numerici, val la pena offrire qualche dato.

    I social media e la salute mentale

    Sono diversi gli studi che hanno evidenziato gli effetti potenzialmente dannosi dell’uso dei social media sulla salute mentale. Questi includono l’insoddisfazione dell’immagine corporea, il rischio di dipendenza e il coinvolgimento nel cyberbullismo. Comportamenti di “phubbing” (ignorare gli altri a favore del cellulare) e impatti negativi sull’umore.

    L’uso eccessivo ha portato ad un aumento della solitudine, alla paura di perdere qualcosa (FOMO – Fear Of Missing Out). E anche ad una ridotta soddisfazione e benessere soggettivo della vita. Gli utenti a rischio di dipendenza dai social media spesso segnalano sintomi depressivi e bassa autostima.

    Nonostante alcuni benefici attraverso interazioni sociali online gratificanti, è necessario sensibilizzare sui rischi associati all’uso eccessivo dei social media. Questi possono influenzare negativamente la salute degli utenti.

    È importante promuovere un uso più sano dei social media orientato a rendere più evidenti i rischi, al fine di generare esperienze sempre più bilanciate, sicure e salutari su queste piattaforme.

    Threads, approccio verso l’Utente

    Come dicevamo, Threads ha rilasciato di recente una funzione che consente agli utenti di nascondere i “Mi piace” e le condivisioni su ogni post. Questa opzione, estesa giàai post su Instagram, indica una tendenza emergente nell’industria dei social media: il passaggio da un ambiente dominato da metriche pubbliche a uno più focalizzato sul benessere dell’utente.

    Contesto: cambiamenti nel panorama dei social media

    Nel 2019, Instagram ha iniziato a rilasciare, sotto forma di test, l’opzione per permettere agli utenti di nascondere il contatore dei “Mi piace”, un esperimento che ha rivelato segnali positivi nel ridurre la pressione sociale e migliorare l’esperienza dell’utente.

    Una situazione che ha poi incoraggiato l’implementazione di funzionalità simili in altre piattaforme. E ora è il turno di Threads, restando sempre in casa Meta.

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    Trovate la funzionalità andando su Impostazioni>Privacy>Nascondi numero di “Mi piace e condivisioni”>Nascondi “Mi piace”.

    Threads e l’impatto sul benessere degli utenti

    La rincorsa ai like, sempre più ossessiva; l’esibizione ostentata di numeri ha finito per concentrare l’attenzione sulla quantità piuttosto che sulla qualità dei contenuti. Questo ha provocato come effetto l’impoverimento stesso del contenuto e, di conseguenza, della stessa relazione.

    Elemento spesso poco considerato è che la stessa metrica, il conteggio dei like, non ha molto valore perché non garantisce l’effettivo coinvolgimento da parte degli utenti. Rappresenta solo un insieme di numeri che, per quanti alti siano, non rispecchiano appieno l’azione in sé.

    Threads e Instagram: sinergia sempre più stretta

    Ora, sapendo che Threads si basa su Instagram, ci crea anche in questa occasione un legame sempre più stretto tra le due piattaforme. Gli utenti possono ora gestire la visibilità dell’engagement in modo coerente su entrambe le piattaforme, garantendo una maggiore coerenza nell’esperienza di condivisione.

    Threads prova a diventare piattaforma autentica

    Il passaggio a un ambiente più centrato sull’utente e meno focalizzato sui numeri rappresenta un cambiamento ormai necessario nella nostra interazione con gli altri, all’interno delle piattaforme social media.

    Con l’introduzione di questa funzionalità, Threads conferma le indicazioni generali della piattaforma madre. Anche se si tratta di due piattaforme diverse, è opportuno che anche Threads si ponga come luogo libero da schemi orientati alla esaltazione dell’immagine.

    Questo perché Threads è il luogo del contenuto, o prova ad esserlo. E ciò diventa ancora più vero se questa piattaforma si pone ancora come alternativa a Twitter.

  • Addio Artifact, chiude dopo meno di un anno l’app di notizie su IA

    Addio Artifact, chiude dopo meno di un anno l’app di notizie su IA

    Artifact, l’app di notizie basata su intelligenza artificiale creata dai fondatori di Instagram, chiude dopo meno di un anno, sollevando domande sul futuro dell’informazione digitale.

    Artifact, l’app di notizie alimentata da intelligenza artificiale, chiude dopo poco meno di anno dal suo lancio. Alla luce di tutto, forse l’app è stata lanciata con ambizioni elevate.

    Ideata dai cofondatori di Instagram, Kevin Systrom e Mike Krieger, mirava a rivoluzionare il modo in cui consumiamo le notizie. Facendo affidamento sull’intelligenza artificiale. Infatti, sono stati implementati algoritmi sofisticati, simili a quelli di TikTok.

    L’annuncio della chiusura è stato dato da Kevin Systrom sul blog ufficiale di Artifact: “Abbiamo creato qualcosa che piace a un gruppo ristretto di utenti, ma abbiamo concluso che l’opportunità di mercato non è abbastanza grande da giustificare un investimento continuo in questo modo“.

    Artifact prometteva un’esperienza di lettura personalizzata, selezionando contenuti basati sul tempo trascorso dall’utente su determinati argomenti.

    Artifact tra ambizioni e innovazione

    L’app combinava le funzionalità di un social network con quelle di un aggregatore di notizie. Offrendo un feed di notizie personalizzato.

    Artifact chiude dopo meno di un anno franzrusso.it

    La sua IA si adattava alle preferenze di lettura degli utenti, aprendo nuovi orizzonti nel campo dell’informazione digitale. Si distingueva per l’assenza di clickbait, concentrandosi invece sulla qualità e sull’affidabilità dei contenuti, proponendo una varietà di prospettive politiche.

    Artifact e gli algoritmi

    Gli algoritmi di Artifact erano stati progettati per apprendere dalle interazioni degli utenti, adattando il feed di notizie in base agli interessi mostrati.

    Questo significava che più un utente leggeva articoli su un certo argomento, più l’app proponeva contenuti simili. Creando un’esperienza di lettura altamente personalizzata.

    L’IA prendeva in considerazione le preferenze dell’utente per offrire un feed di notizie sempre più affine ai suoi gusti personali, sfruttando tecnologie avanzate come il sistema Transformer di Google per elaborare i testi in modo indistinguibile da quello umano

    Si trattava quindi di un approccio diverso dai modelli basati su clic o interazioni superficiali. Puntando invece su un engagement profondo e sostenuto.

    La nascita di Artifact e il suo reale impatto

    La creazione di Artifact si inseriva in un contesto di crescente sfiducia verso i media tradizionali e la diffusione di fake news.

    L’intento di un feed curato da IA e personalizzato, in base agli interessi autentici degli utenti, rappresentava un’innovazione significativa rispetto alle dinamiche spesso critiche dei social network tradizionali.

    La sua apparizione sugli app store di Apple e Google ha suscitato interesse e attenzione, particolarmente nel campo giornalistico.

    Artifact e le motivazioni della chiusura

    Nonostante l’iniziale entusiasmo, meno di un anno dopo il suo lancio, i fondatori hanno annunciato la chiusura di Artifact.

    Secondo Systrom, l’app aveva conquistato un gruppo ristretto di utenti ma non aveva raggiunto una sufficiente ampiezza di mercato per giustificare ulteriori investimenti. Questa decisione rifletteva una dura realtà nel mondo delle startup tecnologiche, dove anche le idee più innovative possono fallire per motivi di mercato.

    La visione di Artfact

    L’intento di Artifact era di creare un nuovo paradigma per le piattaforme di notizie.

    Si proponeva di contrastare la polarizzazione e la disinformazione, offrendo una selezione bilanciata e di qualità. Il progetto ambiva a essere un punto di riferimento per un pubblico alla ricerca di un’informazione affidabile e diversificata, lontana dalle logiche spesso divisive e sensazionalistiche di altre piattaforme.

    Kevin Systrom Mike Krieger-co-fondatori Instagram Facebook
    Kevin Systrom e Mike Krieger

    Artifact e casi simili come Vine e Quibi

    Possiamo paragonare la situazione di Artifact a quella di altre startup innovative che hanno affrontato sfide simili.

    Ad esempio, Vine. Nonostante la sua popolarità, Vine ha incontrato difficoltà nella monetizzazione e nel mantenimento dell’interesse degli utenti.

    Quibi, d’altra parte, nonostante un lancio altamente pubblicizzato e investimenti significativi, ha chiuso dopo solo sei mesi a causa di una base di utenti e di un interesse del mercato inferiore alle aspettative.

    Questi casi evidenziano come, nonostante l’innovazione e un inizio promettente, il successo a lungo termine nel settore tecnologico dipenda da una serie di fattori complessi, inclusa la capacità di attrarre e mantenere un ampio pubblico​

    Il Futuro dell’Informazione

    La vicenda di Artifact evoca il tema più ampio del modo in cui reperire le informazioni in un’epoca di grande trasformazione digitale.

    La sua chiusura solleva interrogativi sulla sostenibilità di piattaforme innovative in un mercato dominato da giganti come Facebook o Google.

    Tuttavia, l’esperimento di Artifact rimane una testimonianza dell’incessante ricerca di nuove vie per un’informazione più equilibrata e personalizzata, un obiettivo ancora più rilevante nell’attuale panorama mediatico.

    Ma, restando per un attimo in più sulle parole di Systrom, sorge un’altra piccola riflessione.

    Sono parole che evocano la parola “fallimento”, senza mai pronunciarla del tutto. Tra l’altro questa parola fa parte del lessico della Silicon Valley e meno del nostro modo di pensare il business.

    Questo è un altro discorso.

    Artifact e il senso del fallimento

    Però Systrom dice chiaramente che le startup, per certi versi, difficilmente si pongono questi temi. E che spesso agiscono senza considerare che forse non è il caso di andare avanti quando il mercato ti lancia dei segnali.

    Nello specifico, le parole di Kevin Systrom sulla chiusura di Artifact sottolineano un aspetto cruciale nel mondo delle startup tecnologiche e delle app: l’importanza di un’ampia opportunità di mercato.

    Nel caso di Artifact, nonostante il gradimento da parte di un gruppo ristretto di utenti, la mancanza di un ampio mercato target ha reso insostenibile un ulteriore investimento nel progetto.

    Questo si può tradurre in vari fattori:

    Numero di utenti: se un’app non attrae un numero sufficientemente grande di utenti, il suo potenziale di crescita e di generazione di reddito resta limitato.

    Monetizzazione: senza un ampio mercato, diventa difficile monetizzare l’app tramite pubblicità, abbonamenti o altre forme di reddito.

    Investimenti e sviluppo: mantenere e sviluppare un’app richiede risorse finanziarie consistenti. Senza una prospettiva di ritorno economico adeguato, gli investitori sono riluttanti a sostenere ulteriormente il progetto.

    Concorrenza: in un mercato digitale affollato, dominato da grandi piattaforme come Google o Facebook, competere per attirare l’attenzione degli utenti è una sfida costosa.

    In conclusione, il caso di Artifact evidenzia come, nonostante l’innovazione e la qualità, il successo di un’app dipende fortemente dalla sua capacità di raggiungere e coinvolgere un ampio pubblico in un mercato altamente competitivo.

  • Il caso Substack, tra libertà di espressione e moderazione dei contenuti

    Il caso Substack, tra libertà di espressione e moderazione dei contenuti

    Si parla ormai da un po’ di tempo del caso Substack. E ora con l’addio di Platformer si allarga ancora di più. Appare sempre più evidente la sfida della libertà di espressione e la moderazione dei contenuti che le piattaforme digitali devono affrontare.

    Ormai il tema libertà di espressione è diventato sempre più dirompente. Tema che coinvolge tutta la dimensione digitale e non solo i social media. Il pensiero va alla piattaforma di Elon Musk, X (quella che prima era Twitter), che secondo il capo della Tesla dovrebbe essere il luogo dove ognuno ha la libertà di esprimersi. Senza regole, quello che vuole Musk.

    Per intenderci, libertà di espressione non è libertà di condividere contenuti d’odio e diffondere disinformazione. Eppure, restando per un attimo ancora su X, il percepito che arriva è proprio un luogo dove non ci siano regole e dove non esiste alcuna protezione.

    Tutto questo poi ha un prezzo.

    Ma adesso, in questi giorni e in queste ultime settimane, sta emergendo un altro caso che porta ancora all’attenzione il tema della libertà di espressione e la necessità di moderazione dei contenuti. Per evitare proprio che lo spazio digitale, che si vuole gestire e che si vuole proporre agli utenti come occasione di condivisione dei contenuti, diventi una sorta di terra di nessuno.

    E parliamo di Substack e del recente caso di contenuti estremisti e nazisti condivisi sulla piattaforma.

    caso Substack libertà di espressione moderazione contenuti franzrusso

    Andiamo con ordine, partendo da cosa è Substack, spiegano il caso che l’ha coinvolta e le ultime vicende che rischiamo di mettere in crisi la piattaforma.

    Come dicevamo, la piattaforma di newsletter Substack è recentemente diventata il fulcro di un acceso dibattito che tocca i nervi scoperti della libertà di espressione, della moderazione dei contenuti e del ruolo delle piattaforme digitali nel panorama mediatico contemporaneo.

    Questo caso mette in luce la complessa interazione tra diritti individuali, responsabilità editoriale e la crescente polarizzazione del discorso pubblico online.

    Il contesto della vicenda Substack e la moderazione dei contenuti

    Substack, nata come una piattaforma innovativa per newsletter, ha rapidamente guadagnato popolarità tra i giornalisti, blogger e scrittori che cercavano maggior libertà editoriale e un modello di business sostenibile, lontano dalle tradizionali dipendenze dalla pubblicità.

    La piattaforma permette agli autori di essere remunerati direttamente dai loro lettori attraverso abbonamenti, promuovendo un modello di finanziamento digitale che ha riscosso ampio interesse​​.

    Tuttavia, con la libertà viene anche la responsabilità.

    Substack si è trovata al centro delle critiche per aver ospitato contenuti estremisti, inclusi quelli di simpatizzanti nazisti, sollevando preoccupazioni sulle sue politiche di moderazione e sulla mancanza di azioni contro account che promuovono ideologie di odio​​​​.

    Substack e la vicenda di Platformer

    Recentemente, la piattaforma ha attirato l’attenzione dei media a seguito di una controversia specifica riguardante Platformer, una delle sue newsletter più popolari, gestita dal giornalista tech Casey Newton.

    Newton ha espresso preoccupazioni riguardo la presenza di materiale pro-nazista su Substack, mettendo in discussione le politiche di moderazione della piattaforma e minacciando di trasferire Platformer su un’altra piattaforma se Substack non avesse rimosso tali contenuti​​.

    E, di fronte alla incapacità di agire di Substack, Platformer lascia la piattaforma di newsletter per migrare nei prossimi giorni su Ghost, piattaforma di newsletter diretta competitor di Substack. “Abbiamo già visto questo film” – scrive Newton nel dare notizia del trasferimento di Platformer – “e non resteremo qui a guardare mentre accade di nuovo“.

    Il caso di Platformer evidenzia una questione critica: la presenza di contenuti pro-nazisti non è solo moralmente riprovevole, ma mina anche l’integrità e i valori etici della piattaforma.

    La simbologia e l’ideologia nazista, universalmente riconosciute come rappresentative di odio, violenza e discriminazione, sono in contrasto con i principi di una società democratica e aperta.

    La permanenza di tali contenuti su Substack non solo solleva interrogativi sulla capacità della piattaforma di garantire un ambiente sicuro e rispettoso per i suoi utenti, ma rischia anche di alienare una parte significativa del suo pubblico, che potrebbe vedere in questa incapacità di agire una tacita accettazione di ideali pericolosi e discriminatori.

    Il senso di Substack per la libertà di espressione

    La posizione di Substack in questa controversia riflette un dilemma più ampio che molte piattaforme digitali devono affrontare: come bilanciare la libertà di espressione con la responsabilità di moderare i contenuti.

    Substack ha sostenuto la libertà di espressione come principio fondamentale, argomentando che sostenere i diritti individuali e sottoporre le idee a un dibattito aperto è il modo migliore per privare le cattive idee del loro potere.

    La piattaforma ha adottato un approccio di moderazione relativamente passivo, promuovendo un pensiero di principio che privilegia il discorso libero, anche in presenza di contenuti controversi​​.

    Il comportamento di Substack, nella controversia, riflette un bilanciamento delicato tra promuovere la libertà di espressione e gestire i contenuti problematici. Secondo le dichiarazioni ufficiali della piattaforma, Substack pone un’enfasi significativa sulla libertà editoriale, sostenendo che la censura eccessiva può essere controproducente.

    substack founders franzrusso.it
    Substack founder, da sinistra: Hamish McKenzie, Chris Best (CEO) e Jairaj Sethi

    La società pensa che permettere un ampio spettro di voci, anche quelle non convenzionali o impopolari, sia essenziale per un dibattito pubblico robusto e variegato.

    Ma, alla luce di tutto, questa filosofia presenta sfide evidenti quando si tratta di contenuti che incrociano la linea dell’incitamento all’odio o alla violenza. La piattaforma si trova quindi di fronte al compito arduo di distinguere tra la protezione della libertà di espressione e la prevenzione di azioni dannose per i suoi utenti.

    Alla ricerca di un equilibrio tra libertà e moderazione

    La vicenda di Substack e Platformer solleva questioni fondamentali sul futuro del giornalismo, del blogging e dei media digitali in generale.

    Da un lato, la libertà di espressione è un pilastro della società democratica, essenziale per un dibattito pubblico sano e per alimentare il pluralismo delle idee. Dall’altro, l’assenza di una moderazione efficace può portare alla diffusione di discorsi d’odio e all’incitamento alla violenza. Finendo per alimentare un senso di sfiducia tra gli utenti e tra i lettori.

    Il caso Substack illustra la sfida di equilibrare questi principi in un’era digitale in cui le piattaforme online hanno un impatto significativo sul modo in cui riceviamo e interagiamo con le informazioni e le notizie.

    Come parte della società, ci troviamo a dover navigare all’interno di un territorio complesso, cercando di mantenere un equilibrio tra la salvaguardia della libertà di espressione e la necessità di una moderazione responsabile.

    Questo dibattito non è solo centrale per il futuro del giornalismo e per tutti colo che fanno informazione. Ma lo è anche per la definizione stessa di una società aperta e democratica nell’era digitale.

    Alcune domande che possono sorgere

    Alcune domande potrebbero sorgere, arrivati a questo punto. Ma come se ne esce allora da tutta questa vicenda? Qual è il punto di equilibrio tra libertà di espressione e capacità di intervento di fronte a contenuti che richiedono attenzione? Cosa è meglio fare in casi come questi?

    Ecco, cercare un equilibrio in queste situazioni è una sfida complessa che coinvolge diverse prospettive e valori. Ecco alcuni punti chiave che va la pena considerare:

    • Definizione di standard di moderazione: è fondamentale per le piattaforme come Substack definire chiaramente quali tipi di contenuti sono accettabili e quali no. Questi standard dovrebbero essere trasparenti, coerenti e applicati equamente. Allo stesso tempo, dovrebbero essere flessibili abbastanza da adattarsi all’evoluzione del discorso pubblico e alle normative legali.
    • Equilibrio tra libertà e responsabilità: mentre la libertà di espressione è un diritto fondamentale, è importante riconoscere che non è un diritto assoluto. Limitazioni responsabili sono necessarie per prevenire danni gravi, come l’incitamento all’odio o alla violenza. La chiave sta nel bilanciare la protezione della libertà di espressione con la prevenzione di danni reali.
    • Trasparenza e responsabilità: le piattaforme dovrebbero essere trasparenti su come prendono decisioni di moderazione e su come vengono applicate le loro politiche. Ciò include la pubblicazione di report di trasparenza e l’apertura a revisioni esterne o audit.
    • Protezione della diversità e del dissenso: è essenziale proteggere la diversità di opinioni e il diritto al dissenso. Le politiche di moderazione non dovrebbero soffocare le voci minoritarie o impopolari, ma piuttosto mirare a creare un ambiente in cui possano essere espressi pensieri diversi, in modo sicuro e rispettoso.
    • Uso della Tecnologia: l’uso di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale può aiutare nella moderazione, ma deve essere affiancato da un controllo umano per comprendere il contesto e le sfumature.
    • Legislazione e normative: in alcuni casi, potrebbe essere necessario un intervento legislativo per definire limiti chiari e fornire linee guida sulle responsabilità delle piattaforme digitali, soprattutto in relazione ai contenuti dannosi o illegali.

    Non esiste una soluzione unica per questi complessi problemi. Le piattaforme, i legislatori, gli esperti di etica e i cittadini devono lavorare insieme per uscire da queste acque difficili, cercando sempre di equilibrare la libertà di espressione, garantendo maggiore protezione e la promozione di un ambiente digitale sano e rispettoso.

  • X, quella che era Twitter, vale oltre il 70% in meno

    X, quella che era Twitter, vale oltre il 70% in meno

    Il valore di X (precedentemente Twitter) cala del 71,5% in seguito all’acquisizione di Elon Musk. Lo rileva Fidelity che aveva investito 19,2 milioni di dollari nell’ottobre del 2022. Quali le conseguenze e le sfide impossibili della piattaforma di Musk.

    Comunque la si pensi, l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, nell’ottobre 2022 ha rappresentato un punto di svolta significativo nel panorama dei social media. Ognuno poi, alla luce dei fatti, può formulare la sua opinione su questa svolta.

    Musk ha comprato Twitter per 44 miliardi di dollari, in parte grazie al finanziamento fornito, tra gli altri, da Fidelity​​. L’acquisizione di Twitter da parte di Musk ha segnato l’inizio di una serie di cambiamenti radicali. Sia nella gestione che nella strategia dell’azienda, che hanno avuto un impatto considerevole sul suo valore di mercato. E sulla percezione da parte degli utenti.

    X, oggi Twitter, e il calo del valore

    A proposito del valore di Twitter, divenuta ormai X, Fidelity ha ridotto drasticamente il valore stimato delle sue partecipazioni in X, posseduta da Elon Musk. La valutazione è stata ridotta del 71,5% rispetto al valore originale delle azioni.

    X perde valore oltre 70 percento franzrusso

    In particolare, Fidelity aveva investito 19,2 milioni di dollari in X nell’ottobre 2022. Ma ha poi ridotto la valutazione del 65% nell’ottobre 2023. E ulteriormente del 71,5% nel novembre 2023​​​​.

    Questo significa che la piattaforma vale circa 12 miliardi di dollari. Valeva circa 35 miliardi di dollari nell’aprile del 2022.

    La riduzione di valore di novembre 2023 fa seguito al famoso “go fu@ç yourself” indirizzato da Musk alle aziende che avevano deciso di non investire più in pubblicità sulla piattaforma.

    Come conseguenza, questo calo si traduce in una significativa perdita di fiducia nell’investimento di Fidelity in X.

    Le grande sfide quasi impossibili di X

    Come dicevamo, la piattaforma di Musk ha subito numerosi cambiamenti nell’ultimo anno. Inclusa la nomina di Linda Yaccarino, ex dirigente di NBCU, come CEO. Con l’obiettivo di rendere l’azienda profittevole entro il 2024​​.

    Nonostante ciò, X si trova di fronte a una sfida più che ardua per riconquistare la fiducia degli inserzionisti. Grandi aziende pubblicitarie come Apple, Comcast/NBCUniversal, Disney e Warner Bros si sono ritirate dalla piattaforma a seguito di commenti controversi di Elon Musk e di un suo sostegno a una teoria cospirazionista antisemita​​.

    Musk, inoltre, ha affrontato il boicottaggio pubblicitario con commenti controversi, esprimendo la sua frustrazione e attribuendo agli inserzionisti la responsabilità del declino di X​​.

    Al momento, la strategia di X per affrontare l’impatto del boicottaggio degli inserzionisti include l’attrazione di piccole e medie imprese sulla piattaforma​​. Musk ha inoltre preso decisioni discutibili riguardo al ripristino di utenti precedentemente bannati dalla piattaforma, scatenando ulteriori discussioni e indagini sulle politiche di moderazione dei contenuti di X​​.

    La drastica riduzione della valutazione di Fidelity ha sollevato interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di X. Anche se va detto che forse non ha sorpreso tutti.

    La trasformazione e il futuro di X

    La trasformazione della piattaforma di Musk si inserisce in un panorama di generale cambiamento del settore. E, nelle difficoltà che incontra nel ristabilire la fiducia degli inserzionisti, possiamo dire che la proprietà non aiuta.

    Risulta essenziale un piano accurato per ristabilire la credibilità di X e riconquistare la fiducia degli inserzionisti, costruendo un solido e coinvolgente bacino di utenti e moderando efficacemente i contenuti​​​​.

    Una strategia che, anche alla luce delle ultime esternazioni di Musk sembra sempre più una chimera.

    In conclusione, la valutazione di Fidelity pone in evidenza le enormi difficoltà che X deve affrontare per dimostrare il suo impegno nel sostenere una comunità online davvero sana e sicura. Soprattutto in vista di un anno, come il 2024, che si presenta denso di insidie.

  • Se le aziende fuggono da X, allora investono su LinkedIn

    Se le aziende fuggono da X, allora investono su LinkedIn

    LinkedIn, che proprio nel 2023 ha compiuto 20 anni, registra un notevole aumento di ricavi pubblicitari, ponendosi come un punto di riferimento nel marketing digitale grazie a strategie di targeting uniche e a un ambiente più professionale e salubre. Cosa che non succede più su altre piattaforme.

    La recente svolta di Twitter/X sotto la guida di Elon Musk, caratterizzata da un modello pay-per-use e scelte discutibili, ha creato un clima di incertezza e sfiducia tra le aziende. Queste scelte e i recenti accadimenti hanno danneggiato l’immagine del social, rendendo difficile per i brand associarvi il loro nome.

    Di conseguenza, molte aziende e brand stanno cercando nuove piattaforme digitali, spostando l’attenzione verso ambienti ritenuti più salubri e affidabili per la distribuzione dei loro contenuti. E dei loro investimenti pubblicitari.

    In questo scenario, LinkedIn emerge come una piattaforma di riferimento.

    linkedin aziende pubblicità 2023 franzrusso

    LinkedIn e la crescita dell’advertising

    Secondo quanto riporta il Financial Times, la piattaforma di Microsoft ha registrato un incremento significativo nella pubblicità digitale, con i ricavi pubblicitari annui che hanno raggiunto quasi 4 miliardi di dollari nel 2023, testimoniando una crescita del 10,1% su base annua e una previsione di ulteriore aumento del 14,1% per il 2024​​.

    Sempre dalle informazioni riportate dal quotidiano finanziario, sembra proprio che sia LinkedIn a raccogliere in suo favore le conseguenze della fuga delle grandi aziende da X. Nonostante su LinkedIn quest’anno si sia registrato un aumento dei prezzi dei prodotti advertising del 30%.

    I costi, infatti, restano elevati. In media un’azienda ha afferma di preparare campagne premium di LinkedIn in cui il costo per 1.000 impressioni di un annuncio arriva fino a 300 dollari (circa 270 euro), rispetto a un rispettivo costo compreso tra 10 dollari (9 euro) e 15 dollari (13,5 euro) che si spendono su Meta.

    LinkedIn e le strategie di targeting uniche

    LinkedIn, che proprio nel 2023 ha compiuto 20 anni, vanta oltre 930 milioni di membri e 61 milioni di aziende con una pagina LinkedIn, con un engagement organico forte, dove il 40% dei visitatori interagisce con una pagina ogni settimana. Inoltre, la piattaforma ha dimostrato un’efficacia superiore nel rafforzamento del brand rispetto ad altre piattaforme top per i marchi B2B e B2C​​.

    LinkedIn 930 milioni utenti 2023 franzrusso.it

    La strategia di LinkedIn si concentra su un targeting unico, sfruttando dati relativi alla storia lavorativa e alle intenzioni delle persone. Questo approccio ha portato a un aumento significativo nell’utilizzo di LinkedIn per la distribuzione di contenuti da parte dei marketer B2B, con il 96% che lo ha utilizzato negli ultimi 12 mesi e l’80% che ha pagato per la distribuzione dei loro contenuti sulla piattaforma​​.

    LinkedIn e la sua evoluzione

    LinkedIn si va affermandosi come un attore chiave nel settore della pubblicità digitale, sfruttando un momento di crisi per altre piattaforme e offrendo un ambiente più professionale e rispettoso. Questa tendenza, che vedremo più netta nel 2024 che sta arrivando, sottolinea un importante cambiamento nel panorama dei social media, dove LinkedIn si proietta come un punto di riferimento, offrendo nuove opportunità di crescita e sviluppo in un’era di maggiore consapevolezza e responsabilità sociale.

    Del resto, come già diverse volte sottolineato anche qui sul nostro blog, gli investimenti fatti nel corso di questi ultimi anni hanno trasformato LinkedIn in una vera e propria piattaforma social media. Dopo l’acquisizione da parte di Microsoft, la piattaforma ha sviluppato altre modalità di contenuto, riuscendo ad evolversi e ad andare oltre l’etichetta di piattaforma per il business networking e per la ricerca di lavoro.

    Va detto, la spesa pubblicitaria su LinkedIn resta ancora molto bassa se paragonata a colossi come Meta o Google. Ma certamente si pone come un luogo più sicuro rispetto ad altre piattaforme.

  • Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2023

    Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2023

    Ecco cosa succede su Internet e sui social media nel 2023. Grazie al Data Never Sleeps scopriamo i dati condivisi su Google, Amazon, WhatsApp e altri. Il 2023 vede anche la crescita continua di TikTok.

    Specie adesso che ci si avvia verso la fine dell’anno, si entra sempre più nel mood di provare a vedere come è andato il 2023 dal punto di vista dei numeri su Internet e sui social media in generale.

    E come abbiamo imparato bene in questi anni, nell’era digitale, un minuto può sembrare un lasso di tempo insignificante. Ma su Internet, è un periodo carico di attività incessanti. E nel corso degli anni questa attività è aumentata notevolmente.

    L’edizione 2023 del rapporto “Data Never Sleeps” di Domo, giunto all’undicesima edizione, unitamente ad altre fonti, ci fornisce una visione completa su ciò che accade in questi brevi ma intensi 60 secondi, offrendoci un quadro più ampio dell’impatto e della portata di Internet e dei social media nel 2023.

    Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2023 franzrusso

    Attività Online Ogni Minuto, nel 2023

    Ogni minuto, gli utenti di Internet e delle varie piattaforme digitali generano una quantità straordinaria di dati e interazioni. Secondo “Data Never Sleeps” di Domo:

    • su Google si effettuano 6,3 milioni di ricerche;
    • gli spettatori guardano 43 anni di contenuti in streaming;
    • su Amazon spendono complessivamente 455.000 dollari;
    • sull’app di Musk, X, vengono pubblicati 360.000 messaggi;
    • su WhatsApp vengono inviati 41,6 milioni di messaggi;
    • gli utenti di ChatGPT generano 6.944 prompt;
    • su Spotify vengono ascoltate 24.000 ore di musica;
    • vengono inviate 241 milioni di e-mail;
    • gli utenti di Instagram inviano 694.000 DM reel;
    • gli hacker lanciano 30 attacchi DDoS.

    In aggiunta a questi dati, che ci indicano la grande quantità di dati che viene esplosa in soli 60 secondi, ce ne sono altri modi davvero curiosi. Come quelli che riguardano Taylor Swift. Già eletta come Persona dell’Anno secondo la rivista Time, ogni 60 secondi una sua canzone viene ascoltata in streaming 69.400 volte.

    E ancora, ogni persona, quindi ciascuno di noi, ogni minuto produce qualcosa come 102 Mb di dati.

    Uso di Internet e Social Media nel 2023

    Al di là di questi dati impressionanti, il 2023 ha segnato alcuni trend significativi nell’uso di Internet e dei social media:

    • Popolazione e accesso a Internet: la popolazione mondiale ha raggiunto gli 8,01 miliardi all’inizio del 2023, con il 64,4% (5,16 miliardi) che utilizza Internet e quasi il 60% (4,76 miliardi) attivo sui social media.
    • Tempo Trascorso Online: si è registrato un calo del 5% nel tempo trascorso online, con una media di 6 ore e 37 minuti al giorno.
    • Shopping online: l’e-commerce ha continuato a crescere, soprattutto per generi alimentari e prodotti FMCG (beni di largo consumo).
    • Visione di streaming e Tv: più del 45% del tempo trascorso a guardare la televisione da parte degli utenti Internet in età lavorativa è dedicato allo streaming.
    • Pubblicità digitale: la spesa per la pubblicità digitale è aumentata considerevolmente, raggiungendo il 73,3% della spesa pubblicitaria totale nel 2022.
    • Social media: l’uso dei social media è aumentato, con l’utente medio che trascorre più di 2 ore e mezza al giorno su queste piattaforme.

    Le App di Social Media più utilizzate, nel 2023

    • YouTube e Facebook dominano la classifica delle app di social media più utilizzate.
    • WhatsApp è la piattaforma social preferita a livello mondiale.
    • TikTok ha registrato il più alto utilizzo medio mensile per utente nel 2023.

    Il fenomeno TikTok nel 2023

    Nel 2023, TikTok ha continuato a mostrare una crescita impressionante e una presenza dominante nel panorama dei social media.

    In questo anno, TikTok ha raggiunto 1.677 miliardi di utenti a livello globale, con 1.1 miliardi di utenti attivi mensili. Questo rappresenta un incremento significativo rispetto all’anno precedente, con oltre 150 milioni di utenti solo negli Stati Uniti. Questa crescita continua pone TikTok tra le piattaforme di social media più popolari al mondo.

    Gli utenti di TikTok trascorrono molto tempo sull’applicazione, con una media di 95 minuti al giorno. Questo equivale a circa 26 ore al mese. Dal 2019, il tempo trascorso su TikTok è aumentato notevolmente, passando da circa 1.025 minuti a 1.560 minuti al mese nel 2023. Gli utenti aprono in media l’applicazione circa 9 volte al giorno​.

    In sintesi, il 2023 ci ha mostrato un panorama digitale in rapida evoluzione, caratterizzato da un’attività frenetica su Internet ogni minuto e da cambiamenti significativi nel modo in cui interagiamo e utilizziamo le piattaforme digitali.

    Questi dati non solo evidenziano l’importanza crescente di Internet nella vita quotidiana, ma offrono anche spunti cruciali per aziende e marketer per comprendere meglio il comportamento degli utenti e adattare le loro strategie di conseguenza.

    social media web ogni minuto 2023