Tag: social media

  • Threads permette ora di nascondere “Mi piace” e condivisioni

    Threads permette ora di nascondere “Mi piace” e condivisioni

    Threads introduce la funzione per nascondere i “Mi piace” e condivisioni. Il tentativo è quello di spostare l’attenzione dalla quantità alla qualità dei contenuti. E al benessere mentale degli utenti eliminando lo stress dei like.

    I social media stanno vivendo un momento particolare, e non è iniziato adesso. La frammentazione è cominciata ormai mesi fa e sta mettendo in evidenza tante problematiche. Come lasciarsi trasportare dal numero di like, come se fossero l’unico metro di misura della propria esistenza. Un atteggiamento eccessivo.

    Ed ecco che le stesse piattaforme da tempo hanno cominciato ad attivare iniziative volte a superare la logica dei like e delle condivisioni.

    Una di queste è proprio portare attenzione al benessere degli utenti. Cominciando ad allentare la pressione che deriva dall’essere dipendenti dal numero dei like e dalle condivisioni.

    threads nasconde mi piace condivisioni franzrusso

    L’”economia dei like“, come la avevamo definita, ha generato stress, ansia, insoddisfazione. Allora, è sempre positivo mettere in evidenza, anche piccole, ma significative, che provano a superare questi problemi.

    La novità di Threads

    Da qualche giorno Threads, piattaforma approdata in UE nel dicembre scorso, ha introdotto una funzionalità che permette agli utenti di nascondere i conteggi dei “Mi piace” e delle condivisioni sui propri post.

    Questa mossa è da vedersi nel solco delle iniziative a cui facevamo riferimento prima. E quindi fare in modo che gli utenti interagiscano sui social media in maniera più salutare. E spingere verso un’esperienza online più controllata – da parte degli utenti – e personalizzata.

    In merito ai disagi provocati da un uso ossessivamente orientato all’apparire sui social media, e quindi legando la propria esistenza a fattori numerici, val la pena offrire qualche dato.

    I social media e la salute mentale

    Sono diversi gli studi che hanno evidenziato gli effetti potenzialmente dannosi dell’uso dei social media sulla salute mentale. Questi includono l’insoddisfazione dell’immagine corporea, il rischio di dipendenza e il coinvolgimento nel cyberbullismo. Comportamenti di “phubbing” (ignorare gli altri a favore del cellulare) e impatti negativi sull’umore.

    L’uso eccessivo ha portato ad un aumento della solitudine, alla paura di perdere qualcosa (FOMO – Fear Of Missing Out). E anche ad una ridotta soddisfazione e benessere soggettivo della vita. Gli utenti a rischio di dipendenza dai social media spesso segnalano sintomi depressivi e bassa autostima.

    Nonostante alcuni benefici attraverso interazioni sociali online gratificanti, è necessario sensibilizzare sui rischi associati all’uso eccessivo dei social media. Questi possono influenzare negativamente la salute degli utenti.

    È importante promuovere un uso più sano dei social media orientato a rendere più evidenti i rischi, al fine di generare esperienze sempre più bilanciate, sicure e salutari su queste piattaforme.

    Threads, approccio verso l’Utente

    Come dicevamo, Threads ha rilasciato di recente una funzione che consente agli utenti di nascondere i “Mi piace” e le condivisioni su ogni post. Questa opzione, estesa giàai post su Instagram, indica una tendenza emergente nell’industria dei social media: il passaggio da un ambiente dominato da metriche pubbliche a uno più focalizzato sul benessere dell’utente.

    Contesto: cambiamenti nel panorama dei social media

    Nel 2019, Instagram ha iniziato a rilasciare, sotto forma di test, l’opzione per permettere agli utenti di nascondere il contatore dei “Mi piace”, un esperimento che ha rivelato segnali positivi nel ridurre la pressione sociale e migliorare l’esperienza dell’utente.

    Una situazione che ha poi incoraggiato l’implementazione di funzionalità simili in altre piattaforme. E ora è il turno di Threads, restando sempre in casa Meta.

    Threads nasconde mi piace condivisioni franzrusso

    Trovate la funzionalità andando su Impostazioni>Privacy>Nascondi numero di “Mi piace e condivisioni”>Nascondi “Mi piace”.

    Threads e l’impatto sul benessere degli utenti

    La rincorsa ai like, sempre più ossessiva; l’esibizione ostentata di numeri ha finito per concentrare l’attenzione sulla quantità piuttosto che sulla qualità dei contenuti. Questo ha provocato come effetto l’impoverimento stesso del contenuto e, di conseguenza, della stessa relazione.

    Elemento spesso poco considerato è che la stessa metrica, il conteggio dei like, non ha molto valore perché non garantisce l’effettivo coinvolgimento da parte degli utenti. Rappresenta solo un insieme di numeri che, per quanti alti siano, non rispecchiano appieno l’azione in sé.

    Threads e Instagram: sinergia sempre più stretta

    Ora, sapendo che Threads si basa su Instagram, ci crea anche in questa occasione un legame sempre più stretto tra le due piattaforme. Gli utenti possono ora gestire la visibilità dell’engagement in modo coerente su entrambe le piattaforme, garantendo una maggiore coerenza nell’esperienza di condivisione.

    Threads prova a diventare piattaforma autentica

    Il passaggio a un ambiente più centrato sull’utente e meno focalizzato sui numeri rappresenta un cambiamento ormai necessario nella nostra interazione con gli altri, all’interno delle piattaforme social media.

    Con l’introduzione di questa funzionalità, Threads conferma le indicazioni generali della piattaforma madre. Anche se si tratta di due piattaforme diverse, è opportuno che anche Threads si ponga come luogo libero da schemi orientati alla esaltazione dell’immagine.

    Questo perché Threads è il luogo del contenuto, o prova ad esserlo. E ciò diventa ancora più vero se questa piattaforma si pone ancora come alternativa a Twitter.

  • Addio Artifact, chiude dopo meno di un anno l’app di notizie su IA

    Addio Artifact, chiude dopo meno di un anno l’app di notizie su IA

    Artifact, l’app di notizie basata su intelligenza artificiale creata dai fondatori di Instagram, chiude dopo meno di un anno, sollevando domande sul futuro dell’informazione digitale.

    Artifact, l’app di notizie alimentata da intelligenza artificiale, chiude dopo poco meno di anno dal suo lancio. Alla luce di tutto, forse l’app è stata lanciata con ambizioni elevate.

    Ideata dai cofondatori di Instagram, Kevin Systrom e Mike Krieger, mirava a rivoluzionare il modo in cui consumiamo le notizie. Facendo affidamento sull’intelligenza artificiale. Infatti, sono stati implementati algoritmi sofisticati, simili a quelli di TikTok.

    L’annuncio della chiusura è stato dato da Kevin Systrom sul blog ufficiale di Artifact: “Abbiamo creato qualcosa che piace a un gruppo ristretto di utenti, ma abbiamo concluso che l’opportunità di mercato non è abbastanza grande da giustificare un investimento continuo in questo modo“.

    Artifact prometteva un’esperienza di lettura personalizzata, selezionando contenuti basati sul tempo trascorso dall’utente su determinati argomenti.

    Artifact tra ambizioni e innovazione

    L’app combinava le funzionalità di un social network con quelle di un aggregatore di notizie. Offrendo un feed di notizie personalizzato.

    Artifact chiude dopo meno di un anno franzrusso.it

    La sua IA si adattava alle preferenze di lettura degli utenti, aprendo nuovi orizzonti nel campo dell’informazione digitale. Si distingueva per l’assenza di clickbait, concentrandosi invece sulla qualità e sull’affidabilità dei contenuti, proponendo una varietà di prospettive politiche.

    Artifact e gli algoritmi

    Gli algoritmi di Artifact erano stati progettati per apprendere dalle interazioni degli utenti, adattando il feed di notizie in base agli interessi mostrati.

    Questo significava che più un utente leggeva articoli su un certo argomento, più l’app proponeva contenuti simili. Creando un’esperienza di lettura altamente personalizzata.

    L’IA prendeva in considerazione le preferenze dell’utente per offrire un feed di notizie sempre più affine ai suoi gusti personali, sfruttando tecnologie avanzate come il sistema Transformer di Google per elaborare i testi in modo indistinguibile da quello umano

    Si trattava quindi di un approccio diverso dai modelli basati su clic o interazioni superficiali. Puntando invece su un engagement profondo e sostenuto.

    La nascita di Artifact e il suo reale impatto

    La creazione di Artifact si inseriva in un contesto di crescente sfiducia verso i media tradizionali e la diffusione di fake news.

    L’intento di un feed curato da IA e personalizzato, in base agli interessi autentici degli utenti, rappresentava un’innovazione significativa rispetto alle dinamiche spesso critiche dei social network tradizionali.

    La sua apparizione sugli app store di Apple e Google ha suscitato interesse e attenzione, particolarmente nel campo giornalistico.

    Artifact e le motivazioni della chiusura

    Nonostante l’iniziale entusiasmo, meno di un anno dopo il suo lancio, i fondatori hanno annunciato la chiusura di Artifact.

    Secondo Systrom, l’app aveva conquistato un gruppo ristretto di utenti ma non aveva raggiunto una sufficiente ampiezza di mercato per giustificare ulteriori investimenti. Questa decisione rifletteva una dura realtà nel mondo delle startup tecnologiche, dove anche le idee più innovative possono fallire per motivi di mercato.

    La visione di Artfact

    L’intento di Artifact era di creare un nuovo paradigma per le piattaforme di notizie.

    Si proponeva di contrastare la polarizzazione e la disinformazione, offrendo una selezione bilanciata e di qualità. Il progetto ambiva a essere un punto di riferimento per un pubblico alla ricerca di un’informazione affidabile e diversificata, lontana dalle logiche spesso divisive e sensazionalistiche di altre piattaforme.

    Kevin Systrom Mike Krieger-co-fondatori Instagram Facebook
    Kevin Systrom e Mike Krieger

    Artifact e casi simili come Vine e Quibi

    Possiamo paragonare la situazione di Artifact a quella di altre startup innovative che hanno affrontato sfide simili.

    Ad esempio, Vine. Nonostante la sua popolarità, Vine ha incontrato difficoltà nella monetizzazione e nel mantenimento dell’interesse degli utenti.

    Quibi, d’altra parte, nonostante un lancio altamente pubblicizzato e investimenti significativi, ha chiuso dopo solo sei mesi a causa di una base di utenti e di un interesse del mercato inferiore alle aspettative.

    Questi casi evidenziano come, nonostante l’innovazione e un inizio promettente, il successo a lungo termine nel settore tecnologico dipenda da una serie di fattori complessi, inclusa la capacità di attrarre e mantenere un ampio pubblico​

    Il Futuro dell’Informazione

    La vicenda di Artifact evoca il tema più ampio del modo in cui reperire le informazioni in un’epoca di grande trasformazione digitale.

    La sua chiusura solleva interrogativi sulla sostenibilità di piattaforme innovative in un mercato dominato da giganti come Facebook o Google.

    Tuttavia, l’esperimento di Artifact rimane una testimonianza dell’incessante ricerca di nuove vie per un’informazione più equilibrata e personalizzata, un obiettivo ancora più rilevante nell’attuale panorama mediatico.

    Ma, restando per un attimo in più sulle parole di Systrom, sorge un’altra piccola riflessione.

    Sono parole che evocano la parola “fallimento”, senza mai pronunciarla del tutto. Tra l’altro questa parola fa parte del lessico della Silicon Valley e meno del nostro modo di pensare il business.

    Questo è un altro discorso.

    Artifact e il senso del fallimento

    Però Systrom dice chiaramente che le startup, per certi versi, difficilmente si pongono questi temi. E che spesso agiscono senza considerare che forse non è il caso di andare avanti quando il mercato ti lancia dei segnali.

    Nello specifico, le parole di Kevin Systrom sulla chiusura di Artifact sottolineano un aspetto cruciale nel mondo delle startup tecnologiche e delle app: l’importanza di un’ampia opportunità di mercato.

    Nel caso di Artifact, nonostante il gradimento da parte di un gruppo ristretto di utenti, la mancanza di un ampio mercato target ha reso insostenibile un ulteriore investimento nel progetto.

    Questo si può tradurre in vari fattori:

    Numero di utenti: se un’app non attrae un numero sufficientemente grande di utenti, il suo potenziale di crescita e di generazione di reddito resta limitato.

    Monetizzazione: senza un ampio mercato, diventa difficile monetizzare l’app tramite pubblicità, abbonamenti o altre forme di reddito.

    Investimenti e sviluppo: mantenere e sviluppare un’app richiede risorse finanziarie consistenti. Senza una prospettiva di ritorno economico adeguato, gli investitori sono riluttanti a sostenere ulteriormente il progetto.

    Concorrenza: in un mercato digitale affollato, dominato da grandi piattaforme come Google o Facebook, competere per attirare l’attenzione degli utenti è una sfida costosa.

    In conclusione, il caso di Artifact evidenzia come, nonostante l’innovazione e la qualità, il successo di un’app dipende fortemente dalla sua capacità di raggiungere e coinvolgere un ampio pubblico in un mercato altamente competitivo.

  • Il caso Substack, tra libertà di espressione e moderazione dei contenuti

    Il caso Substack, tra libertà di espressione e moderazione dei contenuti

    Si parla ormai da un po’ di tempo del caso Substack. E ora con l’addio di Platformer si allarga ancora di più. Appare sempre più evidente la sfida della libertà di espressione e la moderazione dei contenuti che le piattaforme digitali devono affrontare.

    Ormai il tema libertà di espressione è diventato sempre più dirompente. Tema che coinvolge tutta la dimensione digitale e non solo i social media. Il pensiero va alla piattaforma di Elon Musk, X (quella che prima era Twitter), che secondo il capo della Tesla dovrebbe essere il luogo dove ognuno ha la libertà di esprimersi. Senza regole, quello che vuole Musk.

    Per intenderci, libertà di espressione non è libertà di condividere contenuti d’odio e diffondere disinformazione. Eppure, restando per un attimo ancora su X, il percepito che arriva è proprio un luogo dove non ci siano regole e dove non esiste alcuna protezione.

    Tutto questo poi ha un prezzo.

    Ma adesso, in questi giorni e in queste ultime settimane, sta emergendo un altro caso che porta ancora all’attenzione il tema della libertà di espressione e la necessità di moderazione dei contenuti. Per evitare proprio che lo spazio digitale, che si vuole gestire e che si vuole proporre agli utenti come occasione di condivisione dei contenuti, diventi una sorta di terra di nessuno.

    E parliamo di Substack e del recente caso di contenuti estremisti e nazisti condivisi sulla piattaforma.

    caso Substack libertà di espressione moderazione contenuti franzrusso

    Andiamo con ordine, partendo da cosa è Substack, spiegano il caso che l’ha coinvolta e le ultime vicende che rischiamo di mettere in crisi la piattaforma.

    Come dicevamo, la piattaforma di newsletter Substack è recentemente diventata il fulcro di un acceso dibattito che tocca i nervi scoperti della libertà di espressione, della moderazione dei contenuti e del ruolo delle piattaforme digitali nel panorama mediatico contemporaneo.

    Questo caso mette in luce la complessa interazione tra diritti individuali, responsabilità editoriale e la crescente polarizzazione del discorso pubblico online.

    Il contesto della vicenda Substack e la moderazione dei contenuti

    Substack, nata come una piattaforma innovativa per newsletter, ha rapidamente guadagnato popolarità tra i giornalisti, blogger e scrittori che cercavano maggior libertà editoriale e un modello di business sostenibile, lontano dalle tradizionali dipendenze dalla pubblicità.

    La piattaforma permette agli autori di essere remunerati direttamente dai loro lettori attraverso abbonamenti, promuovendo un modello di finanziamento digitale che ha riscosso ampio interesse​​.

    Tuttavia, con la libertà viene anche la responsabilità.

    Substack si è trovata al centro delle critiche per aver ospitato contenuti estremisti, inclusi quelli di simpatizzanti nazisti, sollevando preoccupazioni sulle sue politiche di moderazione e sulla mancanza di azioni contro account che promuovono ideologie di odio​​​​.

    Substack e la vicenda di Platformer

    Recentemente, la piattaforma ha attirato l’attenzione dei media a seguito di una controversia specifica riguardante Platformer, una delle sue newsletter più popolari, gestita dal giornalista tech Casey Newton.

    Newton ha espresso preoccupazioni riguardo la presenza di materiale pro-nazista su Substack, mettendo in discussione le politiche di moderazione della piattaforma e minacciando di trasferire Platformer su un’altra piattaforma se Substack non avesse rimosso tali contenuti​​.

    E, di fronte alla incapacità di agire di Substack, Platformer lascia la piattaforma di newsletter per migrare nei prossimi giorni su Ghost, piattaforma di newsletter diretta competitor di Substack. “Abbiamo già visto questo film” – scrive Newton nel dare notizia del trasferimento di Platformer – “e non resteremo qui a guardare mentre accade di nuovo“.

    Il caso di Platformer evidenzia una questione critica: la presenza di contenuti pro-nazisti non è solo moralmente riprovevole, ma mina anche l’integrità e i valori etici della piattaforma.

    La simbologia e l’ideologia nazista, universalmente riconosciute come rappresentative di odio, violenza e discriminazione, sono in contrasto con i principi di una società democratica e aperta.

    La permanenza di tali contenuti su Substack non solo solleva interrogativi sulla capacità della piattaforma di garantire un ambiente sicuro e rispettoso per i suoi utenti, ma rischia anche di alienare una parte significativa del suo pubblico, che potrebbe vedere in questa incapacità di agire una tacita accettazione di ideali pericolosi e discriminatori.

    Il senso di Substack per la libertà di espressione

    La posizione di Substack in questa controversia riflette un dilemma più ampio che molte piattaforme digitali devono affrontare: come bilanciare la libertà di espressione con la responsabilità di moderare i contenuti.

    Substack ha sostenuto la libertà di espressione come principio fondamentale, argomentando che sostenere i diritti individuali e sottoporre le idee a un dibattito aperto è il modo migliore per privare le cattive idee del loro potere.

    La piattaforma ha adottato un approccio di moderazione relativamente passivo, promuovendo un pensiero di principio che privilegia il discorso libero, anche in presenza di contenuti controversi​​.

    Il comportamento di Substack, nella controversia, riflette un bilanciamento delicato tra promuovere la libertà di espressione e gestire i contenuti problematici. Secondo le dichiarazioni ufficiali della piattaforma, Substack pone un’enfasi significativa sulla libertà editoriale, sostenendo che la censura eccessiva può essere controproducente.

    substack founders franzrusso.it
    Substack founder, da sinistra: Hamish McKenzie, Chris Best (CEO) e Jairaj Sethi

    La società pensa che permettere un ampio spettro di voci, anche quelle non convenzionali o impopolari, sia essenziale per un dibattito pubblico robusto e variegato.

    Ma, alla luce di tutto, questa filosofia presenta sfide evidenti quando si tratta di contenuti che incrociano la linea dell’incitamento all’odio o alla violenza. La piattaforma si trova quindi di fronte al compito arduo di distinguere tra la protezione della libertà di espressione e la prevenzione di azioni dannose per i suoi utenti.

    Alla ricerca di un equilibrio tra libertà e moderazione

    La vicenda di Substack e Platformer solleva questioni fondamentali sul futuro del giornalismo, del blogging e dei media digitali in generale.

    Da un lato, la libertà di espressione è un pilastro della società democratica, essenziale per un dibattito pubblico sano e per alimentare il pluralismo delle idee. Dall’altro, l’assenza di una moderazione efficace può portare alla diffusione di discorsi d’odio e all’incitamento alla violenza. Finendo per alimentare un senso di sfiducia tra gli utenti e tra i lettori.

    Il caso Substack illustra la sfida di equilibrare questi principi in un’era digitale in cui le piattaforme online hanno un impatto significativo sul modo in cui riceviamo e interagiamo con le informazioni e le notizie.

    Come parte della società, ci troviamo a dover navigare all’interno di un territorio complesso, cercando di mantenere un equilibrio tra la salvaguardia della libertà di espressione e la necessità di una moderazione responsabile.

    Questo dibattito non è solo centrale per il futuro del giornalismo e per tutti colo che fanno informazione. Ma lo è anche per la definizione stessa di una società aperta e democratica nell’era digitale.

    Alcune domande che possono sorgere

    Alcune domande potrebbero sorgere, arrivati a questo punto. Ma come se ne esce allora da tutta questa vicenda? Qual è il punto di equilibrio tra libertà di espressione e capacità di intervento di fronte a contenuti che richiedono attenzione? Cosa è meglio fare in casi come questi?

    Ecco, cercare un equilibrio in queste situazioni è una sfida complessa che coinvolge diverse prospettive e valori. Ecco alcuni punti chiave che va la pena considerare:

    • Definizione di standard di moderazione: è fondamentale per le piattaforme come Substack definire chiaramente quali tipi di contenuti sono accettabili e quali no. Questi standard dovrebbero essere trasparenti, coerenti e applicati equamente. Allo stesso tempo, dovrebbero essere flessibili abbastanza da adattarsi all’evoluzione del discorso pubblico e alle normative legali.
    • Equilibrio tra libertà e responsabilità: mentre la libertà di espressione è un diritto fondamentale, è importante riconoscere che non è un diritto assoluto. Limitazioni responsabili sono necessarie per prevenire danni gravi, come l’incitamento all’odio o alla violenza. La chiave sta nel bilanciare la protezione della libertà di espressione con la prevenzione di danni reali.
    • Trasparenza e responsabilità: le piattaforme dovrebbero essere trasparenti su come prendono decisioni di moderazione e su come vengono applicate le loro politiche. Ciò include la pubblicazione di report di trasparenza e l’apertura a revisioni esterne o audit.
    • Protezione della diversità e del dissenso: è essenziale proteggere la diversità di opinioni e il diritto al dissenso. Le politiche di moderazione non dovrebbero soffocare le voci minoritarie o impopolari, ma piuttosto mirare a creare un ambiente in cui possano essere espressi pensieri diversi, in modo sicuro e rispettoso.
    • Uso della Tecnologia: l’uso di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale può aiutare nella moderazione, ma deve essere affiancato da un controllo umano per comprendere il contesto e le sfumature.
    • Legislazione e normative: in alcuni casi, potrebbe essere necessario un intervento legislativo per definire limiti chiari e fornire linee guida sulle responsabilità delle piattaforme digitali, soprattutto in relazione ai contenuti dannosi o illegali.

    Non esiste una soluzione unica per questi complessi problemi. Le piattaforme, i legislatori, gli esperti di etica e i cittadini devono lavorare insieme per uscire da queste acque difficili, cercando sempre di equilibrare la libertà di espressione, garantendo maggiore protezione e la promozione di un ambiente digitale sano e rispettoso.

  • X, quella che era Twitter, vale oltre il 70% in meno

    X, quella che era Twitter, vale oltre il 70% in meno

    Il valore di X (precedentemente Twitter) cala del 71,5% in seguito all’acquisizione di Elon Musk. Lo rileva Fidelity che aveva investito 19,2 milioni di dollari nell’ottobre del 2022. Quali le conseguenze e le sfide impossibili della piattaforma di Musk.

    Comunque la si pensi, l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, nell’ottobre 2022 ha rappresentato un punto di svolta significativo nel panorama dei social media. Ognuno poi, alla luce dei fatti, può formulare la sua opinione su questa svolta.

    Musk ha comprato Twitter per 44 miliardi di dollari, in parte grazie al finanziamento fornito, tra gli altri, da Fidelity​​. L’acquisizione di Twitter da parte di Musk ha segnato l’inizio di una serie di cambiamenti radicali. Sia nella gestione che nella strategia dell’azienda, che hanno avuto un impatto considerevole sul suo valore di mercato. E sulla percezione da parte degli utenti.

    X, oggi Twitter, e il calo del valore

    A proposito del valore di Twitter, divenuta ormai X, Fidelity ha ridotto drasticamente il valore stimato delle sue partecipazioni in X, posseduta da Elon Musk. La valutazione è stata ridotta del 71,5% rispetto al valore originale delle azioni.

    X perde valore oltre 70 percento franzrusso

    In particolare, Fidelity aveva investito 19,2 milioni di dollari in X nell’ottobre 2022. Ma ha poi ridotto la valutazione del 65% nell’ottobre 2023. E ulteriormente del 71,5% nel novembre 2023​​​​.

    Questo significa che la piattaforma vale circa 12 miliardi di dollari. Valeva circa 35 miliardi di dollari nell’aprile del 2022.

    La riduzione di valore di novembre 2023 fa seguito al famoso “go fu@ç yourself” indirizzato da Musk alle aziende che avevano deciso di non investire più in pubblicità sulla piattaforma.

    Come conseguenza, questo calo si traduce in una significativa perdita di fiducia nell’investimento di Fidelity in X.

    Le grande sfide quasi impossibili di X

    Come dicevamo, la piattaforma di Musk ha subito numerosi cambiamenti nell’ultimo anno. Inclusa la nomina di Linda Yaccarino, ex dirigente di NBCU, come CEO. Con l’obiettivo di rendere l’azienda profittevole entro il 2024​​.

    Nonostante ciò, X si trova di fronte a una sfida più che ardua per riconquistare la fiducia degli inserzionisti. Grandi aziende pubblicitarie come Apple, Comcast/NBCUniversal, Disney e Warner Bros si sono ritirate dalla piattaforma a seguito di commenti controversi di Elon Musk e di un suo sostegno a una teoria cospirazionista antisemita​​.

    Musk, inoltre, ha affrontato il boicottaggio pubblicitario con commenti controversi, esprimendo la sua frustrazione e attribuendo agli inserzionisti la responsabilità del declino di X​​.

    Al momento, la strategia di X per affrontare l’impatto del boicottaggio degli inserzionisti include l’attrazione di piccole e medie imprese sulla piattaforma​​. Musk ha inoltre preso decisioni discutibili riguardo al ripristino di utenti precedentemente bannati dalla piattaforma, scatenando ulteriori discussioni e indagini sulle politiche di moderazione dei contenuti di X​​.

    La drastica riduzione della valutazione di Fidelity ha sollevato interrogativi sulla sostenibilità a lungo termine di X. Anche se va detto che forse non ha sorpreso tutti.

    La trasformazione e il futuro di X

    La trasformazione della piattaforma di Musk si inserisce in un panorama di generale cambiamento del settore. E, nelle difficoltà che incontra nel ristabilire la fiducia degli inserzionisti, possiamo dire che la proprietà non aiuta.

    Risulta essenziale un piano accurato per ristabilire la credibilità di X e riconquistare la fiducia degli inserzionisti, costruendo un solido e coinvolgente bacino di utenti e moderando efficacemente i contenuti​​​​.

    Una strategia che, anche alla luce delle ultime esternazioni di Musk sembra sempre più una chimera.

    In conclusione, la valutazione di Fidelity pone in evidenza le enormi difficoltà che X deve affrontare per dimostrare il suo impegno nel sostenere una comunità online davvero sana e sicura. Soprattutto in vista di un anno, come il 2024, che si presenta denso di insidie.

  • Se le aziende fuggono da X, allora investono su LinkedIn

    Se le aziende fuggono da X, allora investono su LinkedIn

    LinkedIn, che proprio nel 2023 ha compiuto 20 anni, registra un notevole aumento di ricavi pubblicitari, ponendosi come un punto di riferimento nel marketing digitale grazie a strategie di targeting uniche e a un ambiente più professionale e salubre. Cosa che non succede più su altre piattaforme.

    La recente svolta di Twitter/X sotto la guida di Elon Musk, caratterizzata da un modello pay-per-use e scelte discutibili, ha creato un clima di incertezza e sfiducia tra le aziende. Queste scelte e i recenti accadimenti hanno danneggiato l’immagine del social, rendendo difficile per i brand associarvi il loro nome.

    Di conseguenza, molte aziende e brand stanno cercando nuove piattaforme digitali, spostando l’attenzione verso ambienti ritenuti più salubri e affidabili per la distribuzione dei loro contenuti. E dei loro investimenti pubblicitari.

    In questo scenario, LinkedIn emerge come una piattaforma di riferimento.

    linkedin aziende pubblicità 2023 franzrusso

    LinkedIn e la crescita dell’advertising

    Secondo quanto riporta il Financial Times, la piattaforma di Microsoft ha registrato un incremento significativo nella pubblicità digitale, con i ricavi pubblicitari annui che hanno raggiunto quasi 4 miliardi di dollari nel 2023, testimoniando una crescita del 10,1% su base annua e una previsione di ulteriore aumento del 14,1% per il 2024​​.

    Sempre dalle informazioni riportate dal quotidiano finanziario, sembra proprio che sia LinkedIn a raccogliere in suo favore le conseguenze della fuga delle grandi aziende da X. Nonostante su LinkedIn quest’anno si sia registrato un aumento dei prezzi dei prodotti advertising del 30%.

    I costi, infatti, restano elevati. In media un’azienda ha afferma di preparare campagne premium di LinkedIn in cui il costo per 1.000 impressioni di un annuncio arriva fino a 300 dollari (circa 270 euro), rispetto a un rispettivo costo compreso tra 10 dollari (9 euro) e 15 dollari (13,5 euro) che si spendono su Meta.

    LinkedIn e le strategie di targeting uniche

    LinkedIn, che proprio nel 2023 ha compiuto 20 anni, vanta oltre 930 milioni di membri e 61 milioni di aziende con una pagina LinkedIn, con un engagement organico forte, dove il 40% dei visitatori interagisce con una pagina ogni settimana. Inoltre, la piattaforma ha dimostrato un’efficacia superiore nel rafforzamento del brand rispetto ad altre piattaforme top per i marchi B2B e B2C​​.

    LinkedIn 930 milioni utenti 2023 franzrusso.it

    La strategia di LinkedIn si concentra su un targeting unico, sfruttando dati relativi alla storia lavorativa e alle intenzioni delle persone. Questo approccio ha portato a un aumento significativo nell’utilizzo di LinkedIn per la distribuzione di contenuti da parte dei marketer B2B, con il 96% che lo ha utilizzato negli ultimi 12 mesi e l’80% che ha pagato per la distribuzione dei loro contenuti sulla piattaforma​​.

    LinkedIn e la sua evoluzione

    LinkedIn si va affermandosi come un attore chiave nel settore della pubblicità digitale, sfruttando un momento di crisi per altre piattaforme e offrendo un ambiente più professionale e rispettoso. Questa tendenza, che vedremo più netta nel 2024 che sta arrivando, sottolinea un importante cambiamento nel panorama dei social media, dove LinkedIn si proietta come un punto di riferimento, offrendo nuove opportunità di crescita e sviluppo in un’era di maggiore consapevolezza e responsabilità sociale.

    Del resto, come già diverse volte sottolineato anche qui sul nostro blog, gli investimenti fatti nel corso di questi ultimi anni hanno trasformato LinkedIn in una vera e propria piattaforma social media. Dopo l’acquisizione da parte di Microsoft, la piattaforma ha sviluppato altre modalità di contenuto, riuscendo ad evolversi e ad andare oltre l’etichetta di piattaforma per il business networking e per la ricerca di lavoro.

    Va detto, la spesa pubblicitaria su LinkedIn resta ancora molto bassa se paragonata a colossi come Meta o Google. Ma certamente si pone come un luogo più sicuro rispetto ad altre piattaforme.

  • Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2023

    Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2023

    Ecco cosa succede su Internet e sui social media nel 2023. Grazie al Data Never Sleeps scopriamo i dati condivisi su Google, Amazon, WhatsApp e altri. Il 2023 vede anche la crescita continua di TikTok.

    Specie adesso che ci si avvia verso la fine dell’anno, si entra sempre più nel mood di provare a vedere come è andato il 2023 dal punto di vista dei numeri su Internet e sui social media in generale.

    E come abbiamo imparato bene in questi anni, nell’era digitale, un minuto può sembrare un lasso di tempo insignificante. Ma su Internet, è un periodo carico di attività incessanti. E nel corso degli anni questa attività è aumentata notevolmente.

    L’edizione 2023 del rapporto “Data Never Sleeps” di Domo, giunto all’undicesima edizione, unitamente ad altre fonti, ci fornisce una visione completa su ciò che accade in questi brevi ma intensi 60 secondi, offrendoci un quadro più ampio dell’impatto e della portata di Internet e dei social media nel 2023.

    Cosa succede in un minuto su Internet, nel 2023 franzrusso

    Attività Online Ogni Minuto, nel 2023

    Ogni minuto, gli utenti di Internet e delle varie piattaforme digitali generano una quantità straordinaria di dati e interazioni. Secondo “Data Never Sleeps” di Domo:

    • su Google si effettuano 6,3 milioni di ricerche;
    • gli spettatori guardano 43 anni di contenuti in streaming;
    • su Amazon spendono complessivamente 455.000 dollari;
    • sull’app di Musk, X, vengono pubblicati 360.000 messaggi;
    • su WhatsApp vengono inviati 41,6 milioni di messaggi;
    • gli utenti di ChatGPT generano 6.944 prompt;
    • su Spotify vengono ascoltate 24.000 ore di musica;
    • vengono inviate 241 milioni di e-mail;
    • gli utenti di Instagram inviano 694.000 DM reel;
    • gli hacker lanciano 30 attacchi DDoS.

    In aggiunta a questi dati, che ci indicano la grande quantità di dati che viene esplosa in soli 60 secondi, ce ne sono altri modi davvero curiosi. Come quelli che riguardano Taylor Swift. Già eletta come Persona dell’Anno secondo la rivista Time, ogni 60 secondi una sua canzone viene ascoltata in streaming 69.400 volte.

    E ancora, ogni persona, quindi ciascuno di noi, ogni minuto produce qualcosa come 102 Mb di dati.

    Uso di Internet e Social Media nel 2023

    Al di là di questi dati impressionanti, il 2023 ha segnato alcuni trend significativi nell’uso di Internet e dei social media:

    • Popolazione e accesso a Internet: la popolazione mondiale ha raggiunto gli 8,01 miliardi all’inizio del 2023, con il 64,4% (5,16 miliardi) che utilizza Internet e quasi il 60% (4,76 miliardi) attivo sui social media.
    • Tempo Trascorso Online: si è registrato un calo del 5% nel tempo trascorso online, con una media di 6 ore e 37 minuti al giorno.
    • Shopping online: l’e-commerce ha continuato a crescere, soprattutto per generi alimentari e prodotti FMCG (beni di largo consumo).
    • Visione di streaming e Tv: più del 45% del tempo trascorso a guardare la televisione da parte degli utenti Internet in età lavorativa è dedicato allo streaming.
    • Pubblicità digitale: la spesa per la pubblicità digitale è aumentata considerevolmente, raggiungendo il 73,3% della spesa pubblicitaria totale nel 2022.
    • Social media: l’uso dei social media è aumentato, con l’utente medio che trascorre più di 2 ore e mezza al giorno su queste piattaforme.

    Le App di Social Media più utilizzate, nel 2023

    • YouTube e Facebook dominano la classifica delle app di social media più utilizzate.
    • WhatsApp è la piattaforma social preferita a livello mondiale.
    • TikTok ha registrato il più alto utilizzo medio mensile per utente nel 2023.

    Il fenomeno TikTok nel 2023

    Nel 2023, TikTok ha continuato a mostrare una crescita impressionante e una presenza dominante nel panorama dei social media.

    In questo anno, TikTok ha raggiunto 1.677 miliardi di utenti a livello globale, con 1.1 miliardi di utenti attivi mensili. Questo rappresenta un incremento significativo rispetto all’anno precedente, con oltre 150 milioni di utenti solo negli Stati Uniti. Questa crescita continua pone TikTok tra le piattaforme di social media più popolari al mondo.

    Gli utenti di TikTok trascorrono molto tempo sull’applicazione, con una media di 95 minuti al giorno. Questo equivale a circa 26 ore al mese. Dal 2019, il tempo trascorso su TikTok è aumentato notevolmente, passando da circa 1.025 minuti a 1.560 minuti al mese nel 2023. Gli utenti aprono in media l’applicazione circa 9 volte al giorno​.

    In sintesi, il 2023 ci ha mostrato un panorama digitale in rapida evoluzione, caratterizzato da un’attività frenetica su Internet ogni minuto e da cambiamenti significativi nel modo in cui interagiamo e utilizziamo le piattaforme digitali.

    Questi dati non solo evidenziano l’importanza crescente di Internet nella vita quotidiana, ma offrono anche spunti cruciali per aziende e marketer per comprendere meglio il comportamento degli utenti e adattare le loro strategie di conseguenza.

    social media web ogni minuto 2023

  • Su Instagram si può impedire di espandere l’immagine profilo

    Su Instagram si può impedire di espandere l’immagine profilo

    Instagram introduce una funzione per bloccare l’ingrandimento dell’immagine profilo. Aumenta la privacy degli utenti, riducendo il rischio di comportamenti inappropriati e impersonificazione.

    Nell’era dei social media sappiamo bene tutti quanto sia rilevante il valore della privacy. Un aspetto su cui proprio Instagram ha dimostrato qualche mancanza negli ultimi anni.

    Con oltre 2 miliardi di utenti attivi, Instagram non è solo una piattaforma di condivisione. È anche un luogo dove la privacy è messa a dura prova. L’ultima novità, però, segna una piccola svolta significativa.

    Chissà quante volte vi sarete chiesti se qualcuno si sofferma a ingrandire la vostra immagine profilo. E se lo fa con insistenza. Nel momento in cui lo pensate, ecco che sale un po’ di preoccupazione. È un fatto logico.

    instagram impedire espansione immagine profilo franzrusso

    Ecco, arriviamo quindi al dunque. Quello che apparentemente sembra una opzione poco interessante, invece può rivelarsi assolutamente utile. E parliamo dell’ultima opzione attivata da Instagram che consente agli utenti di impedire ai visitatori di ingrandire l’immagine del profilo. Questa funzionalità, apparentemente poco utile, riflette però una crescente consapevolezza riguardo la privacy e la sicurezza online.

    La novità inizialmente è circolata grazie ad attenti osservatori sui social media. Ma adesso è disponibile per tutti gli utenti. Per attivarla, o meno, è sufficiente andare nelle impostazioni dell’app, alla voce: Impostazione e privacy> Privacy dell’account> Consenti espansione dell’immagine profilo.

    instagram impedire espansione immagine profilo app franzrusso.it

    La novità su Instagram per la privacy

    Oltre all’aspetto pratico, questa nuova opzione introdotta da Instagram può essere vista come una misura preventiva contro quello che comunemente viene definito “creeper behavior”. Ossia comportamenti indiscreti o inappropriati. Limitare l’ingrandimento delle immagini impedisce a terzi di osservare eccessivamente da vicino i dettagli delle foto. Un aspetto che può avere implicazioni significative per la sicurezza personale.

    Inoltre, questa funzionalità può contribuire a ridurre i rischi di impersonificazione. Spesso vengono utilizzate immagini del profilo rubate per creare account falsi. Limitando la possibilità di ottenere una versione ingrandita e chiara dell’immagine, Instagram rende più difficile per questi soggetti copiare le foto in modo convincente, contribuendo così a combattere la diffusione di account fasulli.

    Cosa si intende per creeper behavior

    Il termine “creeper behavior” si riferisce a comportamenti online che sono considerati inappropriati, indiscreti o invasivi. In particolare, nel contesto dei social media, questo comportamento include azioni come osservare eccessivamente da vicino o analizzare dettagliatamente le immagini e le informazioni di altri utenti senza il loro consenso.

    Elementi che caratterizzano il creeper behavior

    Ecco alcuni aspetti chiave del “creeper behavior”:

    • Osservazione eccessiva: un aspetto del creeper behavior include l’osservazione prolungata o eccessiva delle informazioni personali o delle immagini di un utente. Questo può includere l’ingrandimento ripetuto di foto per esaminare dettagli intimi o personali.
    • Violazione della Privacy: questo comportamento viola spesso la privacy personale, poiché implica un livello di attenzione o di interesse che va oltre la normale interazione sociale. Può creare disagio e sensazione di insicurezza nella persona che si sente osservata.
    • Intenti non espliciti: spesso, il creeper behavior non è accompagnato da interazioni dirette, come messaggi o commenti, il che lo rende più subdolo e difficile da identificare o affrontare.
    • Creazione di disagio: questo tipo di comportamento può causare ansia o disagio nella vittima, soprattutto se si sente che la propria immagine o informazioni vengono esaminate con intenti inappropriati o senza il proprio consenso.
    • Anonimato: nel contesto dei social media, il creeper behavior è facilitato dall’anonimato e dalla facilità di accesso alle informazioni personali che queste piattaforme offrono. Gli utenti possono esplorare profili e foto senza necessariamente rivelare la propria identità o intenzioni.

    Con l’introduzione di questa opzione, Instagram mostra una sensibilità maggiore verso le esigenze in fatto di privacy dei suoi utenti. Questi aggiornamenti hanno come obiettivo quello dare agli utenti il controllo sul modo in cui le loro informazioni personali vengono visualizzate e condivise. In un’era digitale dove la privacy è spesso in bilico, iniziative di questo tipo sono un passo importante verso la creazione di un ambiente online più sicuro e rispettoso per tutti.

  • Charity washing e il caso Chiara Ferragni-Balocco

    Charity washing e il caso Chiara Ferragni-Balocco

    Il caso “Chiara Ferragni-Balocco” può essere indicato come un esempio di charity washing. E le sue ripercussioni nelle PR e nella gestione delle crisi, evidenziano l’importanza della Trasparenza e della Responsabilità.

    Ormai da qualche giorno nel nostro paese non si parla d’altro che del caso Chiara Ferragni-Balocco. E questo è dovuto al fatto che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) in Italia ha inflitto una pesante multa, sia a lei che alla Balocco, per pratica commerciale scorretta. E anche perché domenica la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è scagliata contro la Ferragni additandola, sostanzialmente, come modello da non seguire.

    Questo caso ha dentro di sè tanti aspetti che vanno dalla comunicazione, alla gestione della reputazione, alla gestione della crisi che ne è generata. Un caso che ha mostrato come un caso come questo, di cui Selvaggia Lucarelli si era occupata già lo scorso anno, in realtà evidenzia un fenomeno che sta prendendo sempre più piede nell’era dei social media. Ed è il charity washing.

    E prima di passare a vedere meglio il caso “Chiara Ferragni-Balocco”, è opportuno soffermarsi sul sgnificato di charity washing.

    charity washing caso chiara ferragni balocco franzrusso

    Cosa significa “charity washing”

    Con il termine “charity washing” ci si riferisce a una pratica adottata da alcune aziende, organizzazioni o celebrità che consiste nell’utilizzare attività caritatevoli o donazioni a scopi benefici per deviare l’attenzione da pratiche eticamente discutibili o per migliorare la propria immagine pubblica, senza un effettivo impegno verso cause sociali o ambientali.

    Questo fenomeno è simile al più noto “greenwashing“, dove le aziende cercano di apparire più ecologiche di quanto non siano realmente.

    Nel contesto del charity washing, un’azienda potrebbe, ad esempio, donare una piccola parte dei propri profitti a enti benefici, promuovendo ampiamente queste azioni attraverso campagne di marketing, mentre contemporaneamente mantiene pratiche lavorative o di produzione dannose, come sfruttamento del lavoro, inquinamento o comportamenti non etici.

    O, ancora, un’azienda potrebbe far credere di effettuare una donazione attraverso operazioni di marketing mirate, mentre, al contrario, tiene per sè l’intero guadagno generato dalla operazione stessa, devolvendo solo una piccolissima parte in beneficenza.

    Questa pratica può essere considerata problematica perché può trarre in inganno i consumatori o il pubblico, facendo loro credere che l’azienda sia più impegnata socialmente o eticamente di quanto non sia in realtà. Inoltre, può anche distogliere l’attenzione da questioni importanti che richiedono un’azione più sostanziale e concreta.

    Il caso Chiara Ferragni-Balocco, primo grande caso di charity washing

    E, quindi, un caso emblematico di charity washing è quello che coinvolge Chiara Ferragni e l’azienda Balocco. Da notare che si tratta di fenomeni ancora molto esigui ma in grande crescita. Questo di Chiara Ferragni-Balocco diventa un caso, al momento unico per la sua risonanza e rischia, proprio perché primo grande caso, di essere ricordato negli anni a venire. Segno che ci vorranno azioni concrete e costanti per riuscire a riabilitare l’immagine della celebrità coinvolta e dell’azienda stessa.

    Per fare un esempio, anche se non si tratta di charity washing, in Italia come gestione della crisi di comunicazione nell’era dei social media resta ancora vivo il ricordo del caso “Patrizia Pepe”.

    Nel 2022, l’influencer Chiara Ferragni e l’azienda Balocco lanciarono una campagna per la vendita di un pandoro di Natale brandizzato. L’iniziativa suggeriva che parte del ricavato sarebbe stata donata a un ospedale pediatrico per la ricerca sul cancro, il Regina Margherita di Torino. Ma si è scoperto poi che nessun contributo diretto derivava dalle vendite​​​​.

    Il video di scuse e gli errori

    Il video di scuse pubblicato da Chiara Ferragni su Instagram – a distanza di due giorni dalla mula comminata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) – è stato molto criticato per il suo approccio. L’aspetto trasandato e i riferimenti alla famiglia sono stati interpretati come tentativi di guadagnare empatia e legittimazione, piuttosto che come una sincera ammissione di errore​.

    Ora, questo caso delinea alcuni elementi che val la pena citare.

    1. Mancanza di trasparenza: se non viene chiaramente comunicato quanto della somma raccolta sarà effettivamente donato alla beneficenza, il pubblico può essere indotto a credere che la maggior parte o tutti i proventi vadano a sostegno della causa.
    2. Promozione personale vs supporto effettivo alla causa: se l’iniziativa viene utilizzata principalmente come strumento di marketing o per migliorare l’immagine pubblica dell’individuo, piuttosto che per fare una differenza significativa per la causa supportata, ciò può essere visto come un esempio di charity washing.
    3. Disallineamento tra dichiarazioni e azioni: se viene promessa una certa percentuale di donazione e poi non viene rispettata, ciò solleva questioni di fiducia e integrità.

    Tutti e tre questi elementi sono presenti nel caso “Chiara Ferragni-Balocco”.

    Dal punto di vista degli errori commessi in questo caso, sicuramente è mancata la Trasparenza. Un aspetto fondamentale che deve animare sempre qualsiasi tipo di comunicazione intenda portare avanti.

    Caso Chiara Ferragni-Balocco, beneficenza e guadagni

    E poi, Balocco ha effettuato un unico pagamento di 50.000 euro all’ospedale mesi prima del lancio del pandoro Ferragni, rendendo quindi le vendite del prodotto irrilevanti per ulteriori donazioni. Balocco, come noto, ha ricevuto una multa di 420.000 euro per questa pratica ingannevole.

    Chiara Ferragni e le sue società hanno ricevuto 1 milione di euro dalla Balocco per l’iniziativa di branding e le attività promozionali, senza effettuare pagamenti personali all’ospedale.

    Il video di scuse – arrivato comunque troppo tardi – contiene in realtà diversi elementi che vanno rilevati.

    Nel video Chiara Ferragni appare con un aspetto trasandato, un chiaro tentativo di suscitare empatia, in netto contrasto con la sua immagine pubblica solitamente molto più curata.

    Inizialmente, Chiara Ferragni si era limitata a protestare contro la multa, affermando che avrebbe fatto appello. La decisione di pubblicare un video di scuse dopo alcuni giorni rappresenta un cambiamento significativo nel suo approccio, suggerendo una strategia comunicativa pianificata.

    Il tono del video ha mostrato un tentativo di posizionarsi come vittima, una tattica spesso usata per ottenere simpatia e comprensione. Ma anche questo aspetto è stato molto criticato per la sua mancanza di autenticità.

    Strategia di Crisis Management

    Ora, di fronte a questo caso, che continuerà ad animare le conversazioni sui social media e che sarà citato in molte lezioni di comunicazione per i prossimi anni, possiamo provare ad indicare alcuni accorgimenti da adottare sempre in casi come questi e non solo.

    Si parla quindi di dotarsi di una strategia di comunicazione che possa affrontare eventuali momenti di crisi, quella che viene definita come PR Crisis Management.

    • Trasparenza: essere chiari su come e in che misura le iniziative benefiche sono sostenute finanziariamente.
    • Separazione tra attività commerciale e scopo benefico: distinguere nettamente le attività commerciali da quelle benefiche.
    • Verifica delle Informazioni: Assicurarsi che le informazioni promosse siano accurate e verificabili.
    • Evitare manipolazione emotiva: non usare tattiche che possano essere percepite come manipolatorie o insincere.
    • Rispetto della Privacy: essere cauti nel coinvolgere familiari, in particolare i minori, nelle comunicazioni pubbliche.
    • Coerenza dell’Immagine: mantenere un’immagine coerente che non contrasti drasticamente con la realtà.
    • Monitoraggio dei Media e dei Social Media: monitorare attentamente i media tradizionali e i social media per comprendere la percezione pubblica e rispondere in modo appropriato.
    • Responsabilità: assumersi la responsabilità delle proprie azioni – e delle proprie parole – senza scaricarle su altri.
    • Comunicazione Tempestiva: rispondere prontamente alle critiche o ai problemi, evitando ritardi.
    • Valutazione Post-Crisi: dopo la crisi, valutare l’efficacia della risposta e apportare miglioramenti al piano di crisis management.
    • Ricostruzione della Reputazione: lavorare a lungo termine per ricostruire la reputazione attraverso azioni coerenti e comunicazioni positive.

    Il caso “Chiara Ferragni-Balocco” evidenzia le sfide etiche e comunicative che le aziende, così come le celebrità e gli influencer e le figure pubbliche affrontano nell’era dei social media. È un monito per tutte le organizzazioni sulla necessità di un impegno autentico nelle iniziative di beneficenza e sulla gestione chiara e onesta delle crisi.

  • Threads in UE, prime impressioni e come usarlo

    Threads in UE, prime impressioni e come usarlo

    Threads di Meta sbarca in UE, accolto con un certo entusiasmo. Questo per il fatto che l’atmosfera è più rilassata, dove conoscersi e riconoscersi. Ecco una piccola guida all’uso e alcune caratteristiche. Vedremo quanto durerà.

    Alla fine Threads è sbarcato in UE e, da quello che si vede, è stato accolto con grande entusiasmo dagli utenti italiani. Questo perché conserva ancora, nonostante il lancio avvenuto a luglio in 100 paesi, quell’atmosfera pulita dove tutti cercano tutti per capire come muovere i primi passi.

    Prima di fare qualche considerazione, veniamo alle notizie da rilevare.

    Alla fine Threads arriva in UE

    C’era molta attesa su questo lancio in UE per tutto quello che abbiamo raccontato in questi ultimi giorni qui. Attesa e curiosità, ovviamente. Ma c’era l’incognita su come gli utenti UE avessero potuto usare la nuova piattaforma.

    thread in ue 2023 impressioni uso franzrusso

    Questo perché, essendo di fatto un’app che nasce su Instagram, l’app condivide molti dati degli utenti in maniera nativa. Situazione che andava a confliggere con il DMA, Digital Markets Act, il regolamento UE che sarà pienamente in vigore dal prossimo mese di marzo. E questo conflitto è il motivo per cui Meta aveva deciso a luglio di evitare il lancio di Threads in UE. Evitando così di esporre l’app a sospensione e infrazione.

    Threads e la possibilità di usarlo senza iscriversi

    Da ieri si è compreso l’escamotage che ha permesso a Threads di affacciarsi in altri 27 paesi (arrivando così ad essere disponibile in 127 paesi). E consiste nella possibilità di poter usare l’app senza essere scritto. Quindi visionando i contenuti ma senza poterne creare di nuovi.

    L’altra modalità di accesso è quella che permette l’iscrizione, è il caso di dire, automatica attraverso Instagram. In questo modo Meta è al sicuro di poter agire in regola, lasciando la scelta agli utenti.

    https://www.threads.net/@zuck/post/C01LXhDrCAM/?igshid=NTc4MTIwNjQ2YQ%3D%3D

    Val la pena ricordare che Threads da ieri è disponibile in UE per circa 485 milioni di utenti. Significa poter raggiungere in poche settimane il traguardo di 150 milioni già forse entro la fine di questo mese.

    Però, c’è un però. Perché se è vero che al momento su Threads si respira un’aria sana, senza forzature, urla. Senza quella tossicità che sembra ormai aver preso piede su X. È anche vero che dal giorno del suo lancio l’app, con una partenza a razzo, perse l’80% degli utenti e engagement.

    Al momento è forse bene adottare un atteggiamento prudente e provare a godere della bellezza dei social media. Che è quella di connettere le persone che condividono contenuti, aperti alla conversazione e al confronto.

    https://www.threads.net/@franzrusso/post/C01wwSzx2fG

    Perché alla fine questo è il vero motivo per cui sono nati (originariamente social network). Credo che molto poi dipenda da noi. Dal modo in cui vogliamo porci e dal modo in cui vogliamo usare questi strumenti. Strumenti e non contenitori di esistenze.

    Threads: guida veloce all’uso

    Ora, detto questo, vediamo un po’ di riassumere, a beneficio di tutti, come funziona e quali le ultime novità di Threads.

    Threads, feed diviso in due: Per te e Segui già

    La piattaforma offre due modalità di visualizzazione dei contenuti, con due timeline differenti.

    • Per te: dove sono selezionati i post degli account che segui e di quelli consigliati in base ai tuoi interessi e alle persone che si seguono.
    • Segui già: qui sei vedono i contenuti degli account che si seguono, in ordine cronologico da quando sono stati pubblicati.

    Threads, che ricordiamo è l’app testuale di Meta, ha introdotto diverse funzionalità. Passiamo ad una breve guida su come muoversi su questa nuova piattaforma.

    Threads, primi passi da seguire

    • Creazione dell’Account: Per creare un account su Threads, è necessario utilizzare il proprio profilo Instagram e il numero di telefono. Si accede al sito ufficiale di Threads, si clicca su “Continua con Instagram”, si effettua il login e si autorizza la creazione del profilo​​. Come dicevamo in apertura di questo articolo, è possibile usare Threads senza registrarsi, quindi senza avere la possibilità di creare contenuti.
    • Personalizzazione del Profilo: Si può personalizzare il profilo Threads aggiungendo una breve biografia e un link. È possibile importare la biografia e i link direttamente da Instagram. Inoltre, si può scegliere tra un profilo pubblico, visibile a tutti, o un profilo privato, accessibile solo ai follower approvati​​.
    • Seguire account Instagram su Threads: È possibile seguire gli stessi account di Instagram su Threads. Durante la configurazione, si può scegliere di seguire tutti gli account Instagram esistenti o selezionare specifici profili da seguire​​.
    • Funzionalità dei Post: Ogni post su Threads può contenere fino a 500 caratteri, includendo testo, immagini, link e video fino a 5 minuti. È possibile condividere i post di Threads nelle storie di Instagram. Gli utenti hanno anche strumenti per personalizzare la visualizzazione dei contenuti, come aggiungere parole nascoste per filtrare risposte specifiche o bloccare, non seguire, o segnalare profili. Se si blocca un utente su Instagram, sarà automaticamente bloccato anche su Threads​​. È possibile, come accade su Instagram, nascondere il numero dei “mi piace” dai post.

    Su Threads si possono modificare i post

    • Modifica dei post: è possibile modificare i contenuti, anche senza pagare. Una volta pubblicato il contenuto scatta un countdown alla rovescia della durata di 5 minuti. In quel lasso di tempo è possibile modificare il contenuto.
    • Interfaccia Utente: L’app è suddivisa in cinque sezioni principali:
      • Home: Visualizza i post degli utenti seguiti e suggeriti dalla piattaforma.
      • Scrivi: Permette di scrivere nuovi thread, con la possibilità di aggiungere foto o video.
      • Cerca: Per cercare nuovi utenti in base agli interessi.
      • Profilo: Dedicato al profilo personale e alle impostazioni di privacy.
      • Attività: Mostra la propria attività, inclusi Tutto, Risposte, Verificati e Menzioni​​.
    • Cancellazione Account: tema, questo della cancellazione dell’account, che ha molto diviso gli utenti. Infatti, in prima battuta, la cancellazione dell’account Threads comportava anche la cancellazione dell’account Instagram. Ora, dopo mesi, si è arrivati alla conclusione che l‘account Threads può essere cancellato, senza per questo cancellare anche quello Instagram. Quindi, da questo punto di vista, gli utenti posso stare tranquilli.

    Threads, caratteristiche e novità

    Ecco un breve dettaglio delle sue caratteristiche principali:

    • Integrazione con ActivityPub: questa è una delle novità più significative. L’integrazione con il protocollo ActivityPub permette agli utenti di Threads di condividere i propri post su piattaforme abilitate a ActivityPub, come Mastodon. Questo passo rappresenta un importante avanzamento verso l’integrazione e l’apertura nel fediverso, una rete decentralizzata di servizi di social media​​.
    • Funzionalità Tags: simili agli hashtag di Instagram, i tags in Threads sono utilizzati per facilitare la discussione su argomenti specifici. A differenza di Instagram, però, possono essere utilizzati una sola volta per post, e sono inseriti direttamente nel post o nelle parole in modo simile a un hyperlink. Questo sistema mira a semplificare l’aggiunta di argomenti specifici ai post e a facilitare la connessione con altri utenti interessati agli stessi argomenti​​. Non esiste ancora un elenco di tag emergenti o più usati.
    • Condivisione del contenuto su più Piattaforme: Threads è stata concepita come un’app decentralizzata o federata, che consente agli utenti di postare contenuti visualizzabili da chiunque su altre app social e viceversa​​.

    Threads è integrata a Instagram

    • Integrazione con l’account Instagram: utilizzando lo stesso backend di Instagram (Python Django), gli utenti possono accedere a Threads con il proprio account Instagram, semplificando il processo di configurazione e onboarding​​.
    • Sviluppo su iOS e Android: Le app mobile di Threads sono state sviluppate principalmente con Swift su iOS e Jetpack Compose su Android. Alcune funzionalità come la ricerca per parole chiave e la messaggistica privata sono state inizialmente messe in attesa per aggiornamenti futuri​​.
    • Obiettivo di Interoperabilità: l’obiettivo di Meta con Threads è rendere i contenuti sociali interoperabili come le email. Lavorando sull’integrazione con ActivityPub, Threads permetterà agli utenti di distribuire i loro post su altre app social e di visualizzare contenuti di creator presenti su altre piattaforme​​.
    • Nuove funzionalità e miglioramenti: Threads ha recentemente introdotto diverse nuove funzionalità e aggiornamenti, tra cui un feed per gli utenti seguiti, la possibilità di modificare l’alt-text e la condivisione di un Thread tramite direct message su Instagram. Inoltre, Meta ha iniziato a testare la ricerca per parole chiave, che verrà presto implementata in più lingue e paesi​​.

    Questo è il primo, veloce, resoconto sul primo giorno di Threads in UE e alcuni veloci veloci accorgimenti. Come detto, al momento è forse bene lasciarsi coinvolgere da questa atmosfera rilassata. E sperare che duri ancora per un bel po’.

  • Threads il lancio in UE è previsto il 14 dicembre

    Threads il lancio in UE è previsto il 14 dicembre

    Threads di Meta sarà lanciato in UE il 14 dicembre. Nonostante manchi l’annuncio ufficiale, si può ipotizzare una versione ridotta a causa del DMA.

    A fine novembre avevamo riportato l’indiscrezione, lanciata dal Wall Street Journal. Si trattava del lancio di Threads in UE che sarebbe avvenuto entro il mese di dicembre 2023. E così sarà. Anzi, più precisamente lo sbarco è previsto per giovedì 14 dicembre alle ore 12, a ora di pranzo quindi.

    Non c’è un annuncio ufficiale da parte di Meta, ma i “biglietti” sono disponibili. Già, perché è possibile prenotare il “biglietto” nelle Impostazioni di Instagram. Una trovata per confermare che lo sbarco avverrà per davvero. E poi sul sito Threads.net è attivo il conto alla rovescia. Ormai manca più o meno 1 giorno.

    E così, dopo il lancio avvenuto lo scorso luglio in 100 paesi (Stati Uniti e altri 99 paesi, esclusi, appunto, Unione Europea, Cina, Iran, Russia e altri 63 paesi), Threads si appresta ad approdare anche in UE. Con un carico di oltre 100 milioni di utenti attivi.

    Ma in che versione la potranno usare gli utenti dei 27 paesi che aderiscono alla UE?

    Threads lancio in UE 14 dicembre 2023 franzrusso

    Threads, lancio in Ue in versione ridotta

    E questa è la domanda che tutti si stanno ponendo in queste ore. Come detto, non vi è ancora l’annuncio ufficiale da parte di Meta. E, quindi, non è spiegato come Threads sarà disponibile.

    Come si scriveva in paio di settimane fa, riportando i rumors (poi verificati) del WSJ, Threads dovrebbe essere disponibile in UE in una versione aderente a ciò che richiede il DMA, il Digital Markets Act. Questo potrebbe comportare che Meta offrirà agli utenti dell’UE la possibilità di utilizzare Threads esclusivamente per il consumo senza un profilo che consenta loro di creare i propri post. Significa che gli utenti non dovranno necessariamente creare un profilo per visualizzare i post. Ma potrebbero doverne creare uno per la pubblicazione.

    Siamo nell’ordine delle ipotesi. Molto probabili, ma sempre ipotesi.

    Val la pena di sottolineare che Meta, insieme ad altri giganti tecnologici come Microsoft e Apple, sono stati formalmente designati come “gatekeeper” ai sensi della legge a luglio. Sottoponendoli a nuove regole relative al consenso dell’utente e alla protezione dei dati. Fino ad oggi, non è chiaro se sono state apportate modifiche all’esperienza di Threads nella UE in seguito all’osservazione di queste regole.

    Per chi non fosse particolarmente informato sul significato di “gatekeeper” ecco una breve spiegazione.

    Cosa significa “gatekeeper”

    Il termine “gatekeeper”, nel contesto del Digital Markets Act (DMA) dell’UE, si riferisce a grandi piattaforme tecnologiche che hanno un ruolo dominante nel mercato digitale e che possono controllare l’accesso a determinati mercati o servizi online.

    Queste piattaforme agiscono come “custodi del cancello” (ecco da dove nasce il termine gatekeeper), determinando quali aziende e servizi possono raggiungere i consumatori e come.

    Questo ruolo di gatekeeper può portare a pratiche anticoncorrenziali, come favorire i propri servizi a discapito di quelli dei concorrenti o imporre condizioni ingiuste agli sviluppatori di app e ad altri operatori del mercato.

    La normativa DMA mira a regolamentare queste grandi piattaforme. Stabilendo regole eque per garantire la concorrenza. Al fine di proteggere i consumatori e le piccole imprese dall’abuso di posizione dominante da parte dei gatekeeper.

Contatti