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  • Instagram oscurerà le immagini di nudo nei messaggi

    Instagram oscurerà le immagini di nudo nei messaggi

    Instagram avvia un test sulla funzionalità che oscurerà le immagini di nudo inviare attraverso messaggi privati. Un modo per proteggere i più giovani, e anche gli adulti, dal fenomeno sextortion.

    Instagram non è mai stato in grado di porre fine ad fenomeno della pornografia sull’app. Fenomeno che spesso prende di mira gli utenti più giovani.

    Però, vanno registrati alcuni tentativi per cercare di fermare questo fenomeno. Come quello di cui stiamo per parlare.

    Meta ha annunciato l’inizio del test di uno strumento che rileverà e oscurerà in automatico immagini di nudo inviate attraverso messaggi privati.

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    Instagram prova a ridurre la sextortion

    Si tratta di un tentativo, certo rilevante, che prova a limitare il fenomeno e a scoraggiare questa odiosa pratica che prende di mira, spesso, proprio gli utenti giovanissimi.

    La funzionalità di attiverà in maniera predefinita per gli utenti al di sotto dei 18 anni (lo si evincerà dalla nata di nascita usata per registrarsi). Una notifica incoraggerà anche gli utenti adulti ad attivarla.

    Come annuncia il Wall Street Journal, il test verrà avviato nelle prossime settimane, mentre nei prossimi mesi verrà programmato il lancio a livello globale.

    Come funziona lo strumento di Instagram

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    Gli utenti Instagram che ricevono immagini di nudo tramite messaggi diretti vedranno un pop-up che spiega come bloccare il mittente o segnalare la chat.

    Si vedrà anche una nota che incoraggia il destinatario a non sentirsi costretto a rispondere.

    Le persone che tentano di inviare un nudo tramite messaggi diretti verranno avvisate di essere caute e riceveranno un promemoria che può annullare l’invio di una foto.

    La nostra speranza è che questa funzionalità educhi le persone sul potenziale abuso di queste immagini e le aiuti a individuare potenziali truffatori“, ha spiegato Antigone Davis, responsabile della sicurezza globale di Meta.

    La funzione usa l’apprendimento automatico

    La funzione che è stata predisposta da Meta, utilizza l’apprendimento automatico sul dispositivo. Il quale viene analizzato per capire se un’immagine inviata tramite il servizio di messaggistica diretta di Instagram contiene nudità. Meta non avrà accesso alle immagini che verranno oscurate, a meno che non siano state segnalate dall’utente.

    Questa funzionalità è progettata non solo per proteggere le persone dal vedere nudità indesiderate nei loro messaggi diretti, ma anche per proteggerle dai truffatori che potrebbero inviare immagini di nudo per indurre le persone a inviare in cambio le proprie immagini“, ha scritto l’azienda di Meno Park nel suo annuncio.

    Obiettivo di questa funzionalità è duplice.

    Obiettivo: ridurre il fenomeno sextortion

    Cosa si intende per sextortion

    Da un parte si pone l’obiettivo di tentare di ridurre il fenomeno del sextortion.

    La “sextortion” è una forma di estorsione criminale dove un individuo minaccia di divulgare materiale a contenuto sessualmente esplicito relativo alla vittima senza il suo consenso. Solitamente, questo materiale viene acquisito tramite truffe online, inganni o attraverso relazioni intime.

    Il criminale utilizza il materiale come leva per estorcere denaro, ulteriori materiali sessualmente espliciti. Spesso si arriva anche alla minaccia di rendere pubblico il contenuto se le proprie richieste non vengono soddisfatte.

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    Salvaguardare la salute mentale degli utenti

    Questa pratica è particolarmente subdola in quanto sfrutta la vulnerabilità e la paura delle vittime di subire danni per ciò che riguarda la propria reputazione o il proprio benessere psicologico.

    La sextortion infatti può avere un impatto devastante sulla vita delle persone coinvolte. Può causare stress emotivo, senso di vergogna e, in casi estremi, può portare a conseguenze ancora più gravi come l’autolesionismo o il suicidio.

    Il secondo obiettivo viene quindi di conseguenza. Ossia quello di ridurre il fenomeno dell’invio di queste immagini per preservare il il benessere psicologico degli utenti e quindi la loro salute mentale.

    Sextortion sui social media, fenomeno in crescita

    Nel 2023, la sextortion sui social media ha rappresentato un problema in grande crescita.

    Secondo i dati dell’FBI, nei sei mesi tra ottobre 2022 e marzo 2023, si è osservato un aumento di segnalazioni di sextortion finanziaria che coinvolgono vittime minorenni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    Sono stati oltre 13.000 casi di sextortion finanziaria online di minori segnalati e almeno 12.600 vittime, principalmente adolescenti.

    Una ricerca di Snpachat ha rivelato che quasi due terzi dei giovani e degli adolescenti della Generazione Z, in sei paesi, hanno affermato di essere stati vittime di sextortion online. Attraverso catfishing (51% dei casi) e hacking (47% dei casi).

    Questi crimini comportavano spesso l’uso di foto e video personali espliciti per minacciare o ricattare i giovani​.

    Cybertip.ca, il servizio canadese attraverso cui fare segnalazioni, ha riscontrato un incremento dell’85% nelle segnalazioni di sextortion tra dicembre 2022 e agosto 2023.

    I social media sono presi particolarmente di mira dal fenomeno sextortion

    Sono infatti diverse le piattaforme utilizzate dai criminali per avvicinare le vittime attraverso profili falsi, sviluppando relazioni apparentemente amichevoli che possono poi evolversi in sextortion.

    Tra queste piattaforme, oltre a Instagram, si segnalano TikTok, Snapchat e anche Facebook.

    Inoltre, anche i siti di gaming online sono stati identificati come un contesto in cui trovano spazio crimini come questi.

    Il tentativo di Instagram va assolutamente segnalato. Anche se, come si evince dai dati, ancora molto resta da fare.

     

  • Hootsuite e Talkwalker, insieme per un nuovo social listening

    Hootsuite e Talkwalker, insieme per un nuovo social listening

    In un momento di grande cambiamento sui social media, Hootsuite acquisisce Talkwalker: un passaggio strategico nel mondo del social media marketing e del social listening.

    In un momento in cui i social media attraversano un grande cambiamento, anche le aziende che vi operano si adeguano. Ed è in questa visione che si inserisce l’acquisizione di Talkwalker da parte di Hootsuite.

    Per molti addetti ai lavori, si parla di due strumenti notissimi che per la gestione dei contenuti, l’analisi delle conversazioni e l’andamento delle campagne sui social media sono fondamentali.

    Saperli disponibili e appartenenti ad un unico gruppo evidentemente, cambia la prospettiva. In una fase in cui, come detto in apertura, cambia l’approccio ai social media.

    Non si conoscono i particolari economici e finanziari dell’operazione di acquisizione, ma Irina Novoselsky, CEO di Hootsuite, ha parlato di “progressione naturale“. Evidenziando come la partnership esistente tra le due aziende dovesse sfociare in questa direzione.

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    Hootsuite acquisisce Talkwaker, acquisizione strategica

    La fusione consentirà ai 200.000 utenti di Hootsuite  di accedere ad analisi avanzate dei dati, consentendo loro di impostare avvisi di parole chiave per monitorare le menzioni sui social. Oltre agli attuali strumenti che esistono all’interno della dashboard di Hootsuite.

    “(L’acquisizione) innesca un passaggio rivoluzionario dalla gestione dei social media a un’evoluzione della categoria alimentata dalla domanda dei clienti: le prestazioni dei social media. Hootsuite esiste per aiutare i clienti a sfruttare il valore delle loro relazioni sui social media. E con l’acquisizione di Talkwalker,  Hootsuite porta questa missione a un livello superiore. Riunendo  due leader di categoria complementari, le aziende disporranno, per la prima volta, di un motore di performance sui social media per trasformare le informazioni in azioni in impatto, il tutto alimentato dall’intelligenza artificiale”.

    Lo scenario dei social media ha visto una trasformazione notevole in questi ultimi anni. Come segnale di questo cambiamento, basta dire Twitter che non esiste più. È stata rimpiazzata da X. Un passaggio questo che ha segnato in modo particolare il mondo del social listening.

    Irina Novoselsky, CEO di Hootsuite: “siamo fiduciosi”

    Come non fare riferimento alla nuova politica di API di X con l’introduzione di tariffe che ha portato alla trasformazione dei servizi di terze parti. In alcuni casi anche alla chiusura di alcuni strumenti.

    La fusione potrebbe quindi rappresentare una fase di svolta per tutte quelle aziende che, soprattutto per motivi economici, non hanno potuto fruire di servizi avanzati come quelli offerti. Prevedendo sempre che la direzione sia questa.

    Irina Novoselsky CEO Hootsuite
    Irina Novoselsky – CEO Hootsuite

    Crediamo fermamente che i social media stiano per essere rivoluzionati in modo massiccio“, ha affermato Irina Novoselsky. La CEO ha festeggiato da poco 1 anno alla guida di Hootsuite, con la promessa di attuare un grande piano di rilancio.

    Ecco spiegato quindi il motivo dell’acquisizione di Talkwalker.

    Con Talkwalker e Hootsuite dalla stessa parte, la Novoselsky si dice fiduciosa che l’azienda sarà in grado di resistere alla costante evoluzione delle piattaforme, insieme alla rivoluzione dei social media.

    Ciò che è esistito negli ultimi 10 anni riguardava soprattutto la FOMO (paura di perdere qualcosa) e ‘devo essere sui social media perché i miei concorrenti lo sono‘”, ha detto Novoselsky. “Il mondo sta cambiando. Non si tratta più solo di Mi piace, condivisioni ed esposizione. Si sta scavando oltre quei Mi piace.

    Le aziende a caccia di dati e informazioni strategiche

    In questa fase, le aziende si stanno concentrando sull’acquisizione della maggiore quantità di dati possibile. E da questa, ricavare quanto più valore possibile in termini di informazioni.

    Cinque miliardi di persone nel mondo sono sui social media, il 99% delle aziende sono su questi canali e, tuttavia, il punto principale è che continuiamo a sentire dai nostri clienti ‘Non sappiamo come attribuire valore a ciò che <<stanno facendo>>“, ha dichiarato Novoselsky. “Questa che abbiamo davanti a noi, da oggi, è una enorme opportunità“.

    Quindi il progetto di rilancio di Irina Novoselsky si basa principalmente sull’acquisizione di Talkwalker.

    Al momento non ci sarebbe alcuna ristrutturazione aziendale in termini di posti di lavoro. “Non lo stiamo facendo per sinergie di costo” – riferendosi sempre alla fusione con Talkwalker -. “Siamo concentrati sulla creazione di valore per i nostri clienti“.

    Hootsuite ha già effettuato tagli al personale in passato.

    La ristrutturazione voluta da Irina Novoselsky

    Nell’agosto del 2022 ha licenziato il 30% del suo personale nell’ambito di una ristrutturazione globale. E poi ha licenziato un altro 5%, a novembre dello stesso anno.

    Una terza serie di tagli pari a circa il 7% del personale è stata annunciata nel gennaio 2023, quando Novoselsky è subentrata a Tom Keiser, succeduto al fondatore Ryan Holmes. (Holmes si è dimesso nel 2019, dopo un presunto tentativo fallito di vendere Hootsuite).

    Talkwalker è uno degli strumenti di social media listening che abbiamo usato di più per le nostre attività sul blog. Ricordo le tante partnership portate avanti, insieme. Una su tutte, quelle in cui abbiamo raccontato Sanremo, riportando dati che via via hanno raggiunto un notevole interesse.

    L’azienda era già passata di mano nel 2017, diventando di proprietà del Marlin Equity Partners. Ma restando sempre e comunque indipendente.

    Questo il racconto di questa acquisizione che interesserà buona parte di chi opera nel mondo del marketing e del social media marketing.

    Una acquisizione che, come visto, nasce in un periodo particolare e che, da come sembra, promette di dare vita ad un nuovo gruppo pronto ad interpretare questo cambiamento.

    Vedremo se sarà così.


    L’immagine di copertina è stata generata da ChatGPT di OpenAI con DALL·E 3

     

  • X e la sfida di Elon Musk al Brasile per la libertà di parola

    X e la sfida di Elon Musk al Brasile per la libertà di parola

    La piattaforma di Elon Musk è al centro di una controversia in Brasile. Il giudice de Moraes ha ordinato la sospensione di alcuni account per la diffusione di disinformazione. Musk vuole ripristinarli e si è detto pronto a sfidare la giustizia brasiliana. Una vicenda che riaccende il dibattito sulla libertà di parola e il ruolo dei social media.

    La vicenda del Brasile che riguarda X, la piattaforma di proprietà di Elon Musk, e lo stesso CEO di Tesla può portare ad epiloghi imprevisti. Fino, addirittura, alla messa al bando della piattaforma.

    Si tratta di una vicenda che, in realtà, nella storia dei social media, è già avvenuta diverse volte. Già in passato magistrati che conducevano indagini particolari si sono rivolte alle piattaforme social media per la rimozione o l’accesso ad informazioni preziose per i loro accertamenti.

    Di casi che si potrebbero citare ne è pieno il web. Basterebbe citare la vicenda che riguardò WhatsApp, sempre in Brasile. Quando venne addirittura sospesa.

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    La vicenda di X, Elon Musk e il Brasile

    La vicenda di X e di Elon Musk ha delle caratteristiche che toccano nel vivo la sbandierata libertà di parola, voluta da Musk, e il limite verso cui si può andare.

    Ecco, quel limite, che è individuato dalla presenza di leggi da rispettare, è stato superato. Tutti devono potersi esprimere liberamente, nel rispetto delle leggi vigenti. Ed è questo ultimo elemento che Musk finisce per non accettare. Rischiando di provocare conseguenze impreviste.

    Veniamo alla vicenda.

    Il giudice Alexandre de Moraes, presidente della Corte Suprema Federale del Brasile, si rivolge a X con la richiesta di sospendere alcuni account di utenti brasiliani. Questa richiesta è motivata dall’esistenza di una vasta indagine contro la disinformazione operata attraverso il web e i canali social media.

    Account brasiliani sospesi per disinformazione

    Si tratta di account di ex deputati federali, imprenditori, giornalisti, blogger e influencer alleati dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Tutti sospettati di diffondere notizie false e attaccare le istituzioni brasiliane. Si tratta, secondo la magistratura brasiliana di persone facenti parte delle cosiddette “milizie digitali”.

    In un primo momento X dimostra di essere collaborativa, non senza un tono polemico. E infatti in un post del 6 aprile – dopo i “Twitter files – Brazil” di Shallenberger -, dall’account di X per gli Affari Globali si legge:

    X Corp. è stata costretta dalle decisioni del tribunale a bloccare alcuni account popolari in Brasile. Abbiamo informato questi account che abbiamo intrapreso questa azione. Non conosciamo le ragioni per cui sono stati emessi questi ordini di blocco. Non sappiamo quali post si presume violino la legge. Ci è vietato dire quale tribunale o giudice ha emesso l’ordinanza, o su quali basi. Ci è vietato dire quali account sono interessati. Siamo minacciati di multe giornaliere se non rispettiamo le norme (…)”.

    L’intervento di Elon Musk nella vicenda col Brasile

    Ma nel fine settimana la vicenda si è fatta rovente.

    Elon Musk decide di intervenire direttamente e scrive che X avrebbe ripristinato le attività degli account brasiliani. Una dichiarazione che va contro la richiesta del giudice de Moraes. Il quale, a questo punto, decide di allargare le indagini e di introdurre anche Elon Musk.

    La motivazione è che Elon Musk, con il suo atteggiamento, sta ostruendo le indagini e il corso della giustizia brasiliana.

    Musk ha anche scritto:

    Stiamo revocando tutte le restrizioni. Questo giudice (de Moraes, n.d.r.) ha applicato multe ingenti, ha minacciato di arrestare i nostri dipendenti e di interrompere l’accesso a X in Brasile. Di conseguenza, probabilmente perderemo tutte le entrate in Brasile e dovremo chiudere il nostro ufficio lì. Ma i principi contano più del profitto”.

    Il proprietario di X si dice quindi pronto a sfidare de Moraes e la giustizia brasiliana. Pur consapevole che X verrà multata di 100 mila real al giorno (oltre 18 mila euro) per ogni account ripristinato. Andando quindi contro la richiesta della giustizia brasiliana.

    Il suggerimento a usare una VPN

    In altri post, Musk ha incoraggiato gli utenti brasiliani a utilizzare un’app di rete privata virtuale (VPN) per l’accesso continuo alla piattaforma e ha definito le richieste della corte le “più draconiane” di qualsiasi paese.

    “I social non sono terra senza legge”

    Il giudice de Moraes ha scritto nella sua decisione che “i social network non sono una terra senza legge“. E ha poi affermato che le dichiarazioni di Elon Musk dimostrano che X “protegge coloro che promuovono attività criminali contro la democrazia del Brasile”.

    Sulla vicenda è intervenuto anche il governo brasiliano. Paolo Pimenta, ministro della Segreteria delle Comunicazioni Sociali, ha scritto sui suoi canali social media che “il Brasile è un Paese sovrano” e che non permetterà a “nessuno, indipendentemente dal denaro e da qualunque potere hai, affronti la nostra patria“.

    João Brant, segretario delle Politiche Digitali presso la Segreteria della Comunicazione della Presidenza della Repubblica, ha affermato che “Musk dimostra il suo disprezzo per la giustizia brasiliana”. Aggiungendo anche: “rimuginando vecchie decisioni e cogliendo l’occasione per portare avanti agitazioni di estrema destra e propaganda“.

    Come potete vedere, la vicenda è complicata e rischiosa, per X, allo stesso tempo.

    Il rischio che la piattaforma possa essere sospesa è molto concreto. E questo sarebbe un duro colpo per Elon Musk. Per la sua credibilità in Brasile e nel mondo.

     

     

  • Yahoo acquisisce e porta Artifact nel suo aggregatore di notizie

    Yahoo acquisisce e porta Artifact nel suo aggregatore di notizie

    Yahoo ha acquisito Artifact, l’app di intelligenza artificiale creata dai fondatori di Instagram. La tecnologia IA sarà alla base di Yahoo News.

    L’impresa straordinaria di Artifact è durata circa un anno. E, a distanza di sole poche settimane dall’annuncio dell’addio alle scene, arriva la notizia che rimette, in parte, tutto in gioco.

    Infatti, Yahoo ha acquisito Artifact, l’app basata sull’Intelligenza Artificiale fondata dai due ex co-fondatori di Instagram: Kevin Systrom e Mike Krieger.

    La notizia mostra la sua rilevanza per il fatto che, quello che qualche settimana fa sembra un addio, da oggi l’app potrà rivivere una seconda vita.

    Una seconda vita in un’altra casa però.

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    Yahoo integra la tecnologia di Artifact

    Al momento non si conoscono i dettagli dell’operazione dell’acquisizione. Yahoo e i due co-fondatori non hanno fornito informazioni a riguardo.

    Si sa che la tecnologia basata su IA, il cuore dell’app, verrà integrata all’interno dell’aggregatore di notizie del motore di ricerca.

    L’intelligenza artificiale ci ha permesso di offrire agli utenti un’esperienza migliore scoprendo ottimi contenuti a cui tengono“, ha affermato Systrom, CEO di Artifact in un comunicato stampa.

    Yahoo riconosce questa opportunità e non potremmo essere più entusiasti di vedere dal vivo ciò che abbiamo costruito attraverso Yahoo News.”

    Kevin Systrom e Mike Krieger, per il momento, non entreranno nel board della società guidata da Jim Lanzone. E i restanti 5 collaboratori della passata società stanno provvedendo a ricollocarsi.

    La parabola di Artifact

    Artifact si era presentata all’inizio del 2023 come un’app rivoluzionaria. Per il fatto che l’aggregazione dei contenuti, quindi articoli e informazioni, veniva gestita – e lo sarà ancora – dall’intelligenza artificiale.

    Il feed dell’app era alimentato dalla tecnologia machine learning che, mano a mano, selezionava e proponeva i contenuti sulla base del tempo trascorso dell’utente. E non più sulla base dei click ottenuti.

    Nonostante le premesse, e le promesse, Artifact non ha saputo fare breccia tra gli utenti. Utenti che comunque sono alla ricerca di luoghi dove informarsi.

    Qualcosa non ha funzionato, sebbene l’esperimento fosse innovativo con l’intelligenza artificiale.

    Forse Yahoo potrebbe dare maggior valore a quell’idea Artifact. Ma questo lo sapremo solo vedendo come andrà questo accordo.

  • LinkedIn, test per un feed video in stile TikTok

    LinkedIn, test per un feed video in stile TikTok

    Dopo alcuni rumors arriva la conferma. LinkedIn ha avviato un test su un feed video in stile TikTok. L’intento è di strizzare l’occhio ai più giovani che approderanno nel mondo del lavoro.

    Mentre si discute nel mondo di quale possa essere il destino di TikTok negli Usa, l’app cinese continua a dettare i trend.

    Dopo alcuni rumors, rivelati da Austin Null e seguiti da Lindesy Gamble, anche LinkedIn ne ha dato conferma. E di cosa?

    Semplice, del fatto che anche l’app di LinkedIn avrà il suo feed per i video in stile TikTok. In pratica, mancava solo la società di Microsoft a inserirsi tra le società che hanno strizzato l’occhio all’app cinese. Tra queste ci sono Instagram, Facebook, Netflix; e poi YouTube, Snapchat.

    Insomma, i social media, resosi conto che i video acquistano sempre più interesse, specie quelli brevi, non hanno fatto altro che guardare a chi sui video brevi ha costruito tutta la sua esistenza. E reputazione.

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    La novità di LinkedIn in stile TikTok

    E dunque LinkedIn si appresta a lanciare un feed che sembra uguale a quello di TikTok. Lo si nota dalle informazioni condivise da Austin Null, direttore strategico dell’agenzia McKinney.

    Da quello che ha pubblicato Null, si nota il nuovo feed in una categoria chiamata appunto “Video”.

    Dopo aver toccato la sezione “Video” si entra in un feed che mostra video nel formato verticale che scorrono dal basso verso l’alto. Dal test si vede che è possibile mettere “like”, scrivere un commento e condividere il video.

    “Stiamo testando nuovi modi per aiutare gli utenti a scoprire più facilmente video tempestivi e pertinenti da guardare su LinkedIn”, dice Suzi Owens, portavoce dell’azienda, ad Axios.

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    Screenshot: Austin Null | realizzazione: Lindsey Gamble

    Niente di nuovo, tranne i video business

    Niente di nuovo sotto il cielo dei social media, verrebbe da dire. Men che meno sotto il cielo di LinkedIn che ripropone qualcosa di già visto.

    Solo che a differenza di altre app, su LinkedIn i video si concentrano più o meno sullo stesso tema. E quindi carriere professionali, business, personal branding. Anche se, va comunque ricordato, che LinkedIn – questa novità lo dimostra –  è sempre di più una piattaforma social media. Al pari delle altre.

    Significa che il contenuto è sempre più vario ed è presentato in modalità altrettanto varie.

    LinkedIn prova ancora una volta a mostrarsi più aperta. Soprattutto più aperta verso i giovani. E se le stories non hanno avuto vita lunga, si spera che i video insieme a questa modalità possano attrarre i più giovani.

    LinkedIn strizza l’occhio ai giovani

    L’app di Microsoft per sua natura non è molto attraente per gli utenti più giovani, ovviamente. Non ancora inseritisi nel mondo del lavoro, i giovani non prestano attenzione a LinkedIn. Fino a quando non arriva quel momento.

    E quindi, se per il momento i giovani di oggi sembrano ignorare l’app, arriverà quel momento in cui apriranno il proprio account e troveranno quelle modalità che hanno sempre apprezzato altrove. Quindi i video in verticale in stile TikTok.

    Questa potrebbe essere una spiegazione plausibile del perché LinkedIn spinge verso i video in questo modo.

    In Italia, come notato in un altro articolo, i giovani non frequentano molto LinkedIn. Anzi, in percentuale sono meno del 10%, rispetto al 12% della popolazione social media italiana.

    Un dato che in proporzione lo si riscontra un po’ ovunque.

    Ovvio, LinkedIn non è TikTok e non è un luogo per influencer. Certo, potrebbe diventarlo e allora sarà interessante verificare cosa ne pensano gli utenti LinkedIn più affezionati. E sarà interessante verificare l’impatto che tutto questo potrà avere per le aziende.

  • Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

    Ecco la situazione di X: numero di utenti e engagement

    Dopo un anno e mezzo dall’acquisizione di X da parte di Elon Musk, proviamo a fare il punto della situazione. Cerchiamo di capire quanti sono gli utenti e qual è il livello di coinvolgimento sulla piattaforma.

    Da quando è stata acquisita da Elon Musk non si è mai riuscito ad avere un quadro completo di X. La piattaforma, ricordiamolo, non è più pubblica come lo era Twitter. Il primo atto di Musk fu proprio quello di procedere al delisting di Twitter e trasformare la nascente società X Corp in una società privata.

    Tutto questo ha avuto effetti su quelli che sono i numeri reali della piattaforma. Numeri che fino all’arrivo di Musk venivano resi pubblici come parte della performance trimestrale del titolo in borsa.

    Riuscire ad ottenere un quadro completo e veritiero di X in questo momento è operazione ardua.

    In questa occasione provo a mettere insieme due letture dei dati che sono emerse nei giorni scorsi. La speranza è quella di riuscire ad offrire un quadro completo rispetto al numero di utenti, al tempo trascorso sulla piattaforma, quindi il coinvolgimento. Quello che si suole definire engagement.

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    Gli effetti dell’acquisizione di Elon Musk

    Prima di vedere qualche numero, è utile ricordare a chi legge che uno dei tanti problemi che affiggeva Twitter era proprio la crescita del numero degli utenti. Spesso uno dei motivi che impediva l’aumento di utenti era individuato nella “complessità” della piattaforma. Un altro era individuato nella scarsa innovazione della piattaforma.

    Aggiungiamo a questo anche la scarsa leadership nel guidare la società e quindi la piattaforma.

    Per correttezza, iniziamo subito con quelli che sono i numeri diffusi proprio da X. Elon Musk sta continuamente alimentando la narrazione secondo la quale X è in costante crescita.

    Ecco un quadro dei numeri condivisi da X nei giorni scorsi.

    X ha 250 milioni di utenti attivi giornalieri

    X (ancora si chiamava Twitter, sotto la gestione Musk) aveva annunciato di aver già raggiunto 250 milioni di utenti attivi giornalieri nel novembre 2022. Quindi sembra che non si sia registrato alcun dato in crescita degli utenti giornalieri.

    Prima che arrivasse Musk, l’obiettivo per il 2023 era stato fissato a 315 milioni di utenti giornalieri.

    X ha 550 milioni utenti attivi mensili

    A marzo dello scorso anno, Musk aveva dichiarato che X aveva raggiunto un nuovo traguardo di 500 milioni di utenti mensili. Nell’ottobre dello stesso anno aveva poi riportato la stessa identica cifra.

    Adesso, marzo 2024, sono stati aggiunti altri 50 milioni, apparentemente tra ottobre e oggi. Una crescita che equivale a 10 milioni di nuovi utenti al mese.

    Gli utenti trascorrono su X 30 minuti al giorno

    Gli utenti trascorrono in media 30 minuti al giorno su X. In aggiunta, X registra in media oltre 8 miliardi di minuti riferito agli utenti attivi giornalieri nel 2024.

    Numeri particolarmente elevati.

    Nel mese di ottobre, X ha riferito che gli utenti trascorrevano 32 minuti al giorno nell’app. Nei giorni scorsi poi X ha riferito che questo valore è di 30 minuti. X sostiene che il tempo trascorso da mobile è cresciuto del 17%.

    Però, se si fanno conteggi precisi, in realtà i dati non corrispondono.

    Sono 1,7 milioni i nuovi utenti al giorno. Ma dove sono?

    X afferma che sono 1,7 milioni i nuovi utenti che si uniscono alla piattaforma ogni giorno. Considerando questi numeri, significherebbe che sono 51 milioni le persone che si aggiungono al mese.

    Come abbiamo visto prima, X non ha aggiunto alcun nuovo utente giornaliero. E sono solo 10 milioni gli utenti attivi mensili al mese, negli ultimi 5 mesi. Quindi questi nuovi utenti si registrano e poi escono immediatamente. Potrebbe essere una spiegazione.

    Cresce il coinvolgimento coi brand

    X sostiene che gli utenti interagiscono con i brand in maniera notevole. Si parla di +63% in più di Like; +20% di repost (quello che era retweet); +14% di visualizzazioni; +6% di impressioni in più in media.

    Dati che non possono essere confermati o smentiti. Ci sono però dati di applicazioni di terze parti che rilevano che il coinvolgimento su X è leggermente diminuito negli ultimi due anni.

    Crescono le ricerche su X, ma su Twitter erano più alte

    X dichiara che fino ad oggi, nel 2024, ci sono state oltre 59 miliardi di ricerche sulla piattaforma a livello globale.

    Nel 2016, su Twitter avvenivano 2,1 miliardi di ricerche al giorno. Significha che i dati di X non corrispondono.

    Posto che sono trascorsi appena 85 giorni, diviso 59 miliardi fa poco più di 694 milioni di ricerche al giorno. Un dato nettamente inferiore a quello che si verificava anni fa su Twitter.

    Gli spazi su X in realtà non aumentano 

    X dichiara che nel 2024 sono stati già creati più di 5 milioni di spazi. In realtà, anche in questo caso, la realtà ci dice che il numero è ben inferiore. A dicembre 2023 X sosteneva che gli spazi ospitati erano 560.000 a settimana.

    Ora, anche qui, 5 milioni diviso le 11 settimane di quest’anno, fanno 454.545 spazi a settimana. Dato quindi inferiore a pochi mesi fa.

    Questo è solo la parte più cospicua dei dati, la restante parte la potete trovare sull’account @XData.

    In aggiunta a tutto questo, val la pena riportare i dati rilevati da Sensor Tower e riportati da NBC News. Con tanto di contestazione da parte di X. E perché?

    situazione X utenti coinvolgimento 2024 franzrusso

    X e i dati di Sensor Tower

    I dati di Sensor Tower hanno rilevato che sono sempre meno le persone che usano X. E questo vale da quando X ha acquisito la piattaforma. Stiamo parlando da fine ottobre del 2022.

    La società di analisi, che ha sede a San Francisco, ha rilevato che a febbraio di quest’anno, X aveva negli Usa 27 milioni di utenti attivi giornalieri da mobile. Numero in calo del 18% rispetto all’anno precedente

    La base utenti Usa è quindi rimasta stabile o in calo, ogni mese a partire da novembre 2022. Ossia, il primo mese intero in cui Musk è proprietario dell’app. In totale è diminuita del 23% da allora.

    Sono numeri negativi che riguardano in ​​tutto il mondo, poiché gli utenti attivi giornalieri sull’app mobile sono scesi a 174 milioni a febbraio. In calo del 15% rispetto all’anno precedente.

    Numeri negativi a livello globale

    Le altre app social media hanno registrato, nello stesso periodo, aumenti modesti delle loro basi di utenti. Snapchat in crescita dell’8,8%; Instagram del 5,3%; Facebook dell’1,5% e TikTok dello 0,5%.

    C’è da dire che tutte queste app hanno subito un calo negli Usa, ma nessuna ha fatto registrare dati negativi come quelli di X.

    Ora, senza voler essere estremamente critici, ma meramente oggettivi, X non gode di ottima salute. E questo è un dato evidente.

    L’aver voluto forzare Twitter per trasformarla in X non è stata una ottima idea. Sia chiaro, azione assolutamente lecita e ci mancherebbe pure. Ma, vista la resa che ha avuto, forse bisognava agire in modo più rispettoso. Degli utenti e della piattaforma stessa.

    I dati che abbiamo visto ci mostrano il risultato di questa forzatura.

    E voi che ne pensate?

  • Threads lancia la versione beta per il Fediverso

    Threads lancia la versione beta per il Fediverso

    Threads, l’app di Meta, sbarca nel Fediverso, un universo digitale federato di server indipendenti. Si tratta di una versione beta disponibile solo in pochi paesi. Vediamo insieme i vantaggi e gli svantaggi del Fediverso e il suo potenziale per il futuro dei social media.

    Threads ha finalmente annunciato la versione beta dell’app che permetterà l’accesso al Fediverso. Per il momento questa possibilità è limitata agli utenti di Usa, Canada e Giappone, ma rappresenta un momento importante per l’app di Meta.

    Cosa significa questo? In pratica gli utenti avranno la possibilità, attivando l’apposita funzione, di condividere post su diverse piattaforme del Fediverso, come Mastodon.

    Per Threads questo rappresenta un punto importante che permette agli utenti di ampliare il proprio raggio d’azione e di connettersi con nuove comunità online.

    Mark Zuckerberg, contestualmente all’annuncio, ha condiviso un post che era visibile contemporaneamente su Threads e su Mastodon.

    Nel successivo, sempre condiviso attraverso interoperabilità tra le due piattaforme, ha scritto:

    Stiamo facendo progressi nell’integrazione di Threads nel fediverso e nel lancio di una versione beta in alcuni paesi che consente alle persone di scegliere di federare i propri post. Se vedi questa opzione e la attivi dal tuo profilo, vedrai i Mi piace delle piattaforme federate apparire sui tuoi post qui.

    threads fediverso mastodon franzrusso

    Come attivare la funzione Threads per entrare nel Fediverso

    L’operazione per entrare nel Fediverso da Threads è abbastanza semplice.

    Basterà andare nelle Impostazioni del proprio account Threads e selezionare “Condivisione Fediverse” (Beta). E poi, da lì, seguire le istruzioni.

    L’opzione per attivare l’accesso al Fediverso permette quindi la condivisione con Mastodon, la piattaforma con cui Threads condivide lo stesso protocollo AcitivityPub.

    Come precisa Meta, per accedere al Fediverso da Threads sarà necessario avere un profilo pubblico, e non privato, e un’età minima di 18 anni.

    Una volta attivata l’opzione per il Fediverso, come spiega Meta, gli utenti su altri server potranno “cercare e seguire il tuo profilo, visualizzare i tuoi post, interagire con i tuoi contenuti e condividere i tuoi contenuti con chiunque all’interno o all’esterno del proprio server“.

    Ma trattandosi di versione ci sono ancora dei limiti.

    threads fediverso mastodon franzrusso

    La versione beta, infatti, attualmente non consente agli utenti di visualizzare le risposte e i follower del Fediverso. Inoltre, Meta ancora non è in grado di garantire che quando si elimina un post federato su Threads, questo verrà eliminato anche sulle altre piattaforme su cui è stato condiviso.

    Fin qui ho scritto la parola “Fediverso” dieci volte (compresa l’ultima). Forse è arrivato il momento di spiegare – ci provo – che cos’è il Fediverso.

    Che cosa si intende per Fediverso

    Intanto diciamo che Fediverso è un concetto relativamente nuovo nel panorama dei social media. La parola deriva dall’unione tra Federated e Universe. Da qui Fediverso.

    Lo possiamo immaginare simile a una vasta rete interconnessa di server indipendenti.

    A differenza delle piattaforme di social media che abbiamo imparato a conoscere, controllate da una singola azienda, il Fediverso è decentralizzato.

    Ciò consente agli utenti un maggiore controllo sui propri dati e sulle proprie interazioni. Un esempio di una di queste piattaforme in questo momento è Mastodon, che è stato uno dei pionieri di questo movimento in crescita.

    Volendo provare ad essere ancora più chiari, possiamo immaginare il Fediverso come un universo digitale federato, composto da una miriade di server indipendenti che interoperano tra loro.

    Vantaggi e svantaggi del Fediverso

    Un ecosistema aperto e decentralizzato, in contrapposizione ai social media tradizionalmente controllati da grandi aziende.

    La tecnologia chiave che alimenta il Fediverso è il protocollo ActivityPub, basato su standard open source. Questo protocollo permette la comunicazione e la condivisione di contenuti tra diverse piattaforme, creando un’esperienza fluida e senza barriere.

    I vantaggi del Fediverso

    Quali sono i vantaggi del Fediverso?

    • Decentralizzazione: il potere non è nelle mani di un’unica azienda, ma distribuito su una rete di server indipendenti.
    • Maggiore controllo: gli utenti hanno più controllo sui propri dati e sulla propria privacy.
    • Libertà di espressione: il Fediverso offre un ambiente più aperto e libero rispetto ai social media tradizionali.
    • Interoperabilità: gli utenti possono comunicare e condividere contenuti tra diverse piattaforme.

    Gli svantaggi del Fediverso

    Quali sono gli svantaggi del Fediverso?

    • Minore visibilità: le piattaforme del Fediverso hanno generalmente un bacino d’utenza minore rispetto ai social media tradizionali.
    • Complessità: la struttura decentralizzata può risultare più complessa da utilizzare per alcuni utenti.
    • Mancanza di moderazione: la moderazione dei contenuti è affidata alle singole comunità, con possibili rischi di disinformazione e contenuti offensivi.
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    Una rappresentazione del Fediverso

    Fediverso e futuro dei social media decentralizzati

    Ecco, spero che queste oche righe possano essere state esaustive nella comprensione del Fediverso. Concetto che, come è evidente, torneremo di continuo.

    Di certo, l’approdo di Threads del Fediverso, come detto all’inizio, rappresenta un momento importante. Da sottolineare.

    Segna l’accesso ad un futuro dei social media sempre più decentralizzato e, si spera, più interconnesso.

    Un futuro in cui gli utenti avranno maggiore controllo sui propri dati e sulla propria esperienza online. E in cui la condivisione di idee e contenuti sarà libera, nei limiti del consentito, ovviamente

    E quindi decentralizzazione e interoperabilità saranno le parole chiavi che caratterizzeranno i social media nel prossimo futuro.

  • Come mantenere in sicurezza il proprio account Instagram

    Come mantenere in sicurezza il proprio account Instagram

    La cronaca di questi giorni porta all’attenzione il tema della sicurezza sui social media. In particolare su Instagram. Ecco alcune semplici regole da seguire.

    La cronaca di questi giorni ci riporta all’attenzione di quanto sia importante mantenere in sicurezza il proprio account sui social media. In realtà questa attenzione dovrebbe essere sempre alta. Ma, a volte, questi casi eclatanti possono aiutare ad apporre la giusta attenzione.

    Il riferimento è all’incidente che ha riguardato la premier Giorgia Meloni, il cui account Instagram è stato violato un paio di giorni fa. Un episodio, poi subito rientrato senza conseguenze. Ma che porta all’attenzione quanto sia importante rendere più sicuro il proprio account.

    Prima di procedere ad indicare alcune regole base da seguire, proviamo insieme a dare uno sguardo su altri casi simili.

    Violazioni social media, casi eclatanti

    Un caso di violazione, seppur breve, lo ha subito anche l’attuale presidente Usa, Joe Biden. A maggio dell’anno scorso. La violazione riguardò anche l’account su X.

    come mantenere sicurezza account Instagram 2024 franzrusso

    Si ricorda anche il caso della violazione di Downing Street, la sede del premier inglese, in quel caso c’era Boris Johnson, era l’aprile del 2022. Una violazione portata avanti attraverso il software di hacking Pegasus. Si tratta di un software in grado di trasformare un telefono in un dispositivo di ascolto remoto.

    E poi, da annoverare nei grandi casi di violazione più recente, quello che riguardò Twitter nel luglio del 2020. Un caso che portò alla violazione di account di gente come Joe Biden, Bill Gates, Elon Musk, Warren Buffett, Kanye West, Michael Bloomberg, Uber, Jeff Bezos e anche Barack Obama. Gli account di queste personalità furono violati per far girare una truffa sui bitcoin.

    Uno screenshot di truffa attraverso bitcoin è quello che è stato pubblicato dopo la violazione dell’account Instagram della presidente Giorgia Meloni.

    Violazioni e social media, alcuni dati

    Di casi eclatanti ce ne sono stati tanti purtroppo. E l’attenzione non deve mai essere abbassata da questo punto di vista.

    Da mettere in chiaro, gli hacker possono attaccare chiunque, nessuno è escluso. Ecco perché l’attenzione deve essere sempre molto alta da parte di tutti. Soprattutto poi da chi ha responsabilità molto grandi da gestire.

    Un recente studio di Google ha affermato che ormai oltre il 20% degli account social media è destinato ad essere violato. E il fenomeno è in crescendo. Nonostante siano sempre più affinate le tecnologie di difesa.

    Ci sono alcuni studi recenti che rilevano il fatto che ormai, mediamente 1,4 miliardi di account sui social media vengono violati ogni mese. Si tratta di un numero che continuerà ad aumentare, all’aumentare del numero di persone che usano i social media.

    Violazioni e social media, fenomeno in crescita

    Dal 2021 al 2022 il numero di account di social media che sono stati dirottati ha registrato un aumento del 1.000%.

    Nel 2023, il fenomeno delle violazioni e degli attacchi hacker sui social media ha continuato a essere significativo.

    A guardare Instagram nello specifico, è stato rilevato che un account IG viene hackerato ogni 10 minuti, con oltre 50.000 account Instagram compromessi all’anno​​.

    Da sapere che la piattaforma più violata al momento e Facebook. Instagram è la seconda.

    Solo Facebook riceve circa 70 mila richieste di recupero di account, su Instagram sono circa 36 mila.

    Alcune regole da seguire per mettere in sicurezza l’account Instagram

    Fermiamoci qui, perché ci terrei molto a ricordare qui le regole che sarebbe meglio seguire per evitare – quantomeno ci si prova – che il nostro account venga violato.

    1 – Scegliere una password robusta.

    • la password deve essere lunga almeno 12 caratteri e includere una combinazione di lettere maiuscole e minuscole, numeri e simboli.
    • non utilizzare la stessa password per altri account online.
    • cambiare la password regolarmente, almeno ogni 3-6 mesi.

    2 – Attivare l’autenticazione a due fattori (2FA)

    • la 2FA aggiunge un ulteriore livello di sicurezza richiedendo un codice di verifica oltre alla password per accedere al tuo account.
    • si può attivare la 2FA nelle impostazioni di Instagram, scegliendo tra SMS o app di autenticazione, come ad esempio Google Authenticator.

    Regole da non sottovalutare mai

    3 – Prestare attenzione a link sospetti

    • non cliccare su link ricevuti da DM, email o post di persone che non conosci.
    • fare attenzione a siti web che imitano l’interfaccia di Instagram per rubare le tue credenziali.
    • se non si è sicuri di un link, meglio prima passare sopra con il mouse per verificare l’URL completo e controllare che sia affidabile.

    4 – Controllare l’attività di accesso

    • dalle impostazioni di Instagram, è possibile vedere da quali dispositivi è stato effettuato l’accesso al proprio account.
    • se si notano accessi sospetti da dispositivi o località che non si conoscono, o che non ci sembrano familiari, meglio modificare immediatamente la password e revocare l’accesso ai dispositivi non autorizzati.

    Importante aggiornare l’app Instagram

    5 – Aggiornare regolarmente l’app Instagram

    • gli aggiornamenti dell’app includono spesso patch di sicurezza per proteggere da vulnerabilità note.
    • assicurarsi di avere in dotazione l’ultima versione di Instagram installata sul proprio dispositivo.

    6 – Proteggi le tue informazioni personali

    • non condividere informazioni sensibili come il proprio numero di telefono o l’indirizzo di casa sul proprio profilo Instagram.
    • prestare attenzione alle informazioni che vengono rese pubbliche attraverso la condivisione di storie e post.

    Seguire i consigli di Instagram sulla sicurezza

    7 – Seguire i consigli di sicurezza di Instagram

    • Instagram fornisce diverse risorse per aiutare gli a proteggere il proprio account.
    • consultare la sezione “Sicurezza” nelle impostazioni dell’app o visitare il Centro sicurezza di Instagram per saperne di più.

    Regole aggiuntive:

    • usare un gestore di password per creare e memorizzare password complesse per i propri account online.
    • essere particolarmente cauti quando ci si connetti a reti Wi-Fi pubbliche.
    • installare un software antivirus e anti-malware sul proprio dispositivo.

    Sicurezza e social media, serve Consapevolezza

    Seguire queste regole di base potrebbe aiutare a garantire un’esperienza sui social media un po’ più sicura e protetta. E vale anche su su Instagram.

    In un’epoca in cui la nostra identità digitale è davvero preziosa, proteggere i nostri account sui social media non è solo una buona pratica, diventa una necessità imprescindibile.

    Ricordiamoci che, dietro ogni schermo, si nascondono rischi che richiedono la nostra attenzione, ogni giorno.

    Agiamo sempre con consapevolezza e adottiamo misure di sicurezza efficaci. In questo modo possiamo difendere la nostra identità digitale e continuare a usare il digitale e tutti i suoi strumenti con maggiore serenità e sicurezza.

     

  • Il valore della libertà di parola e i social media nel 2024

    Il valore della libertà di parola e i social media nel 2024

    La libertà di parola è sempre più al centro del dibattito in rete e sui social media. Il caso che riguarda Don Lemon e Elon Musk è solo uno dei tanti esempi che rappresenta questo grande tema. Noi tutti dobbiamo impegnarci per un dialogo sempre costruttivo e rispettoso.

    Viviamo un momento storico in cui la libertà di parola è sempre più al centro di qualsiasi dibattito. Specialmente sui social media.

    Questo perché negli ultimi anni, in particolar modo negli ultimi due, ci siamo accorti che questi strumenti, i social media, possono essere strumenti di grande valore. Ma anche strumenti che, se adoperati nel modo sbagliato, possono ledere principi basilari. Come appunto la libertà di parola.

    Libertà di parola e social media oggi

    Con l’avvento del digitale e dei social media questo concetto si è ampliato. Siamo entrati in un territorio in cui le linee tra espressione personale, disinformazione, discorso d’odio e censura diventano nebulose.

    Il grande tema che abbiamo scoperto tutti con Internet è dove finisce la libertà di parola e dove inizia la censura.

    Come spesso ricordato, per libertà di parola non si intende, in maniera sintetica, libertà di poter dire qualsiasi cosa impunemente. Tutt’altro. La libertà di parola consente a chiunque di esprimersi liberamente nel rispetto delle norme vigenti. E questo vale anche sui social media e su Internet in generale.

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    Di libertà di parola poi ne parla continuamente Elon Musk, ormai proprietario della piattaforma X, che prima era Twitter. Per Musk questo principio è basilare. Solo che lo interpreta nella sua accezione più estesa, ossia senza limiti. E spesso con una forte interpretazione personale. Vale a dire: “puoi esprimerti liberamente, ma solo se piace a me”.

    Musk e la libertà di parola

    Questa considerazione non è campata in aria. Elon Musk ha un evidente problema con la libertà di parola. Appena insediatosi in quella che prima era Twitter si è adoperato molto a ripristinare account che erano stati banditi per contenuti d’odio. Un esempio su tutti Donald Trump o ancora il ripristino dell’account di Alex Jones.

    Musk sa benissimo che non sarà mai un paladino e strenue difensore della libertà di parola in senso esteso e nobile. Non lo sarà mai perché è a capo di una società privata e, questa condizione, lo porta a discernere in modo differente cosa è lecito condividere sulla sua piattaforma e cosa non lo è.

    Musk, come proprietario di X, ha il potere di decidere chi può e chi non può avere una voce sulla piattaforma. Questo evidenzia il crescente potere dei giganti dei social media e la necessità di una maggiore regolamentazione.

    Perché mi soffermo sul valore della libertà di parola e i social media?

    Il caso Don Lemon – Elon Musk

    Perché nei giorni scorsi è avvenuto un ennesimo esempio di ciò che si intende per potere dei giganti di queste piattaforme nel momento in cui decidono cosa può andar bene e cosa non deve andare bene.

    Il caso eclatante riguarda, ancora una volta, Elon Musk e l’ex giornalista della CNN, Don Lemon.

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    Sulla sinistra, Don Lemon | sulla destra, Elon Musk

    Come sapete, X sta cercando di posizionarsi anche come piattaforma video. E quindi sta estendendo ancora una volta la modalità di creazione di contenuti. Per alimentare nuovi video, ha pensato bene di coinvolgere giornalisti, intrattenitori, influencer a tenere i propri show sulla piattaforma.

    Uno dei primi show avviati su X è stato quello di Tucker Carlson, ex giornalista di Fox News, apertamente di destra. Per chi non lo conoscesse, lo avrete sicuramente sentito nominare di recente per la sua intervista a Vladimir Putin al Cremlino.

    E qualche mese fa Elon Musk, per cercare di equilibrare gli show, aveva invitato anche Don Lemon.

    Lo show di Lemon, “Don Lemon Show”, avrebbe dovuto prendere il via in questi giorni, proprio con un’intervista a Elon Musk. Avrebbe, perché proprio Elon Musk ha deciso che lo show non sarebbe stato più ospitato da X, così come era stato concepito inizialmente.

    E perché questa decisione? Semplice, Elon Musk annulla la messa in onda dello show perché non gli è piaciuta l’intervista.

    Censura o libertà di parola?

    L’intervista verteva su diversi temi di attualità e riguardava anche alcune considerazioni che Musk aveva condiviso sulla sua piattaforma.

    Lemon ha chiesto a Musk di commentare un tweet in cui definiva il capo dell’intelligence artificiale di Google, Blaise Agüera y Arcas, un “pazzo”.

     

    La risposta di Musk è stata stizzita: ha accusato Lemon di essere “un giornalista di parte” e di avergli rivolto domande “a senso unico”. Di lì a poco, ha annunciato la cancellazione della sua partecipazione al programma, previsto per il giorno successivo.

    “Mancava di autenticità”, ha aggiunto Musk. Sostenendo anche come Lemon rivolgesse le domande suggeritegli da Jeff Zucker, ex presidente della CNN. Questa considerazione è figlia del fatto che Musk considera la CNN “un media allo sbando”.

    L’equilibro e la libertà di parola

    Insomma, un brutto episodio che ci riporta a quello che sostenevo all’inizio. Ossia al fatto che Musk considera la libertà di espressione solo quando gli fa comodo. Più o meno è così.

    Questa vicenda ci mostra come i social media esercitano un ruolo fondamentale nell’esercizio della libertà di parola.

    La vicenda in questione ci pone di fronte a domande come queste:

      • Qual è il ruolo delle piattaforme social nel moderare i contenuti?
      • Come bilanciare libertà di parola e protezione da contenuti dannosi?
      • Come evitare che i social media dividano e polarizzino la società?

    La vicenda Lemon-Musk ci invita a riflettere su queste domande e a trovare soluzioni che tutelino la libertà di parola e favoriscano un dialogo costruttivo e rispettoso.

    Interventi sulla libertà di parola e conseguenze

    Ma oltre alle domande da porci, ci sono anche alcuni elementi da considerare. Questa vicenda in effetti ha:

      • danneggiato ulteriormente la reputazione di X, accusata di non tollerare il dissenso.
      • rafforzato la posizione di Musk come figura controversa e polarizzante.
      • contribuito ad accendere un nuovo dibattito pubblico sulla libertà di parola e sul ruolo dei social media nella società.

    Le conseguenze a lungo termine sono ancora incerte.

    Ma è evidente che la vicenda ha avuto, e avrà, un impatto considerevole sui social media e continuerà a far discutere.

    Teniamo anche in considerazione il fatto che questi luoghi non sono agorà pubbliche. Mi viene in mente, proprio adesso che lo scrivo, che a parlare di “agorà” fu addirittura un ex CEO di Twitter, Dick Costolo.

    Le piattaforme social sono proprietà privata e stabiliscono le proprie regole e come moderare i contenuti.

    Libertà di parola e controllo degli strumenti digitali

    Il tema della libertà di parola non è solo una questione di diritti individuali. È una questione anche di potere e controllo sui canali di comunicazione digitali.

    Inoltre, pone in risalto l’importanza della trasparenza e dell’equità da parte delle piattaforme che gestiscono questi strumenti.

    È di fondamentale importanza essere consapevoli dei propri pregiudizi e di come influenzano le nostre opinioni online.

    Tutti noi dobbiamo impegnarci a coltivare un dialogo costruttivo e rispettoso online, anche con persone che hanno opinioni diverse dalle nostre.

    La libertà di parola sui social media è un diritto prezioso che va difeso. È importante esercitarlo con Responsabilità e Consapevolezza, tenendo conto dei diritti e degli interessi degli altri.

    Solo così possiamo creare un ambiente online sicuro, inclusivo e democratico, dove tutti possono esprimersi liberamente e senza timore.

  • TikTok verso il divieto negli Usa ma il destino è incerto

    TikTok verso il divieto negli Usa ma il destino è incerto

    La Camera del Congresso USA ha votato a grande maggioranza per un possibile divieto di TikTok. La palla adesso passa al Senato dove il destino è molto incerto. Sorgono problemi di costituzionalità e non è detto che si arrivi al divieto o alla vendita.

    La House del Congresso USA ha approvato a grande maggioranza il disegno di legge che potrebbe portare al divieto di TikTok negli USA. Ora la palla passa al Senato, anche se il suo destino sembra alquanto incerto.

    Il voto della Camera su TikTok

    Con 352 voti a favore, e 65 contrari, il destino di TikTok adesso sembra essere legato al Senato. Dove, da quello che merge in queste ore, non è certo che la camera alta segua il voto della House.

    Infatti, il senatore repubblicano Rand Paul ha evidenziato un problema procedurale della proposta che andrebbe a confliggere con i dettami costituzionali.

    La situazione per la verità non è affatto tranquilla. Proprio in queste ore si scopre che TikTok abbia spinto gli utenti americani, circa 170 milioni, a fare pressione sul Congresso. Alcuni utenti hanno ricevuto un messaggio alert con queste parole: “Fai sapere al Congresso cosa significa TikTok per te e di loro di votare NO”.

    Un’azione che non è piaciuta ai sostenitori della proposta di legge e che, comunque, non ha avuto riflessi sul voto alla Camera.

    tiktok ban usa 2024 franzrusso

    Le proteste degli utenti e delle PMI americane

    Ma nel paese la protesta degli utenti si è fatta sentire. Tante sono state le manifestazioni a contrarie alla proposta di legge. Alcune hanno visto anche la partecipazione di tante piccole e medie imprese che grazie a TikTok hanno potuto evitare la chiusura definitiva delle loro attività.

    Uno scenario questo che non può essere ignorato.

    Cosa succede adesso?

    Come dicevo prima, la proposta deve essere votata in Senato con uno scenario incerto.

    Il passaggio al Senato è incerto

    Se dovesse ottenere un voto favorevole delle medesime proporzioni ottenute alla Camera, allora ByteDance (la società cinese che ne detiene la proprietà) avrà 180 giorni di tempo per vendere la piattaforma. In alternativa dovrà prepararsi ad affrontare il divieto all’interno degli store di Apple e Google e dei servizi di web hosting negli USA.

    Il presidente Joe Biden ha detto che trasformerà la legislazione in legge se verrà approvata dal Congresso.

    Tutto ebbe inizio con Trump

    Già nel 2020, a seguito dell’ordine esecutivo di Donald Trump, si era arrivati ad uno scenario simile. Ordine che fu poi annullato dal successore di Trump, appunto Biden, e la cosa finì lì. Per il momento.

    In realtà la vicenda TikTok negli Usa non si è mai sopita del tutto. Ma i dirigenti di TikTok stessi credevano che si fosse un attimo superato quel vento contrario all’app.

    Tanto è vero che nella domenica del Super Bowl proprio Joe Biden aveva annunciato il suo approdo su TikTok. Nessuno credeva che da lì a poco si sarebbe rianimato tutto. Tanto meno con queta velocità.

    Va registrato, in questa breve sintesi, il cambio di casacca proprio di Trump. L’ex presidente Usa ora si dice contrario alla proposta di legge che potrebbe portare al divieto di TikTok. Proprio lui che ha dato il via a tutto questo.

    Perché TikTok è un problema negli USA

    Perché negli Usa l’app TikTok viene vista come un problema?

    TikTok è diventato un bersaglio orma da qualche anno. Molti parlamentari, esperti di sicurezza vedono l’app come una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale Usa. All’interno di un contesto di relazioni complicate tra Washington e Pechino.

    E il voto di oggi rischia di compromettere ancora di più queste relazioni. Specie se le si guarda all’interno di uno scenario internazionale che vive un momento molto delicato.

    ByteDance ha più volte dichiarato, anche in diverse audizioni al Congresso, di non aver mai condiviso i dati degli utenti statunitensi con le autorità cinesi. Una spiegazione che non ha mai convinto del tutto i legislatori americani che sottolineano, invece, che la società potrebbe essere tenuta a fornire informazioni al governo secondo la legge cinese.

    In un’audizione nel marzo 2023 davanti alla Commissione per l’Energia e il Commercio della Camera, il CEO di TikTok, Shou Zi Chew, aveva affermato che TikTok “in quanto società statunitense costituita negli Stati Uniti, è soggetta alle leggi degli Stati Uniti” compiendo diversi sforzi per affrontare la preoccupazione delle autorità americane “sul patrimonio di TikTok”.

    Consentitemi di affermarlo senza equivoci: ByteDance non è un agente della Cina o di qualsiasi altro paese“, aveva aggiunto Shou Zi Chew.

    Il futuro di TikTok appeso ad un filo

    Il percorso parlamentare potrebbe portare comunque ad un esito auspicato dalla gran parte dei deputati Usa.

    Ma, come accennato prima, potrebbe poi scontrarsi con una realtà ancora più complessa. La quale potrebbe dare vita ad un fiume di ricorsi per incostituzionalità della stessa proposta.

    Insomma, la situazione è tutt’altro che chiusa. E, in ogni caso, il contrasto a TikTok non solo potrebbe poi estendersi ad altre app, ma potrebbe portare ad ulteriori conseguenze nelle relazioni internazionali.

    Vedremo come andrà a finire.

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