Autore: Franz Russo

  • Realtà Aumentata e Intelligenza Artificiale tra i trend del Social Media Marketing 2018

    Realtà Aumentata e Intelligenza Artificiale tra i trend del Social Media Marketing 2018

    Tra le tendenze che caratterizzeranno i Social Media, e quindi anche il Social Media Marketing, ci sono anche la Realtà Aumentata e l’Intelligenza Artificiale, senza dimenticare Video e contenuto effimero che attrae sempre più i brand. Lo dice una ricerca, con infografica, realizzata dall’agenzia Mo Agency.

    Quali saranno le tendenze in questo 2018 che arricchiranno i social media e quindi anche il social media marketing? Una domanda che ha senso porsi anche a marzo 2018, soprattutto alla luce di quanto avvenuto di recente. Facebook da qualche settimana ha introdotto il supporto per file 3D, attraverso applicazioni è possibile creare dei contenuti che gli utenti possono visionare in 3D o visionarli anche in Facebook Spaces in Realtà Virtuale. Si tratta di un esempio che potrebbe davvero aprire la strada ad una nuova forma di contenuti commerciali, si immagini le aziende che vorranno far visionare il realtà aumentata i propri prodotti, e ci sono già esempi in questa direzione.

    Non è un caso che la Realtà Virtuale e la Realtà Aumentata siano tra le tendenze che caratterizzeranno il 2018 dal punto di vista dei social media. Una recente ricerca dell’agenzia Mo Agency infatti individua queste due tecnologie come quelle su cui i marketers investiranno per arricchire il proprio contenuto da veicolare sui social media. Si tratta di una tendenza, quella nello specifico della Realtà Aumentata, che ha visto in Pokemon Go come il primo grande “di moda” che diventa modalità di contenuto consolidata per le aziende.

    social media realtà aumentata trends 2018 3d facebook post

    Il Video nel 2018 continuerà ad essere una forma di contenuto in grande crescita, basti pensare che il “social video advertising” è cresciuto del 130% lo scorso anno e che ormai l’86% del traffico globale è generato da contenuti video. Il Live Streaming avrà anch’esso un ruolo dominante, si prevede che al 2021 avrà un valore di mercato di 75 miliardi di dollari e che dal 2020 il traffico globale sarà costituito per l’82% dal live streaming.

    Ma quella che emergerà di più è la Realtà Aumentata che creerà nuove modalità di connessione tra utenti e brand. Abbiamo già citato in apertura Facebook con le recenti novità, ma possiamo anche aggiungere la camera del social network che ingloba contenuti in realtà aumentata. Tra l’altro, iPhone X e iPhone 8 di Apple sono già abilitati per offrire un’esperienza “aumentata”

    Non saranno da meno l’Intelligenza Artificiale e i chatbot. Pensate che ad oggi sono le chat attive su Messenger sono 12 mila al mese e che già a partire da quest’anno il 30% delle conversazioni sui social media. Nel 2017 il 38% delle organizzazioni ha fatto uso dell’Intelligenza Artificiale e ci si aspetta che questa percentuale cresca, nel 2018, fino al 62%.

    Di fianco a queste tendenze, ce ne sono altre che sono in parte una conferma già oggi come l’utilizzo da parte dei marketers di strumenti per la messaggistica istantanea, abbiamo anche visto di recente l’arrivo di WhatsApp Business per le PMI. Del resto, WhatsApp conta 1,3 miliardi di utenti, poco di più della “cugina” Messenger, l’altra piattaforma di messaggistica istantanea, che ne conta 1,2 miliardi di utenti. Senza dimenticare i 963 milioni di utenti di WeChat. Si prevede poi che il mercato delle app di messaggistica istantanea avrà, dal 2022, un valore di mercato di 8 miliardi di anno l’anno.

    E non mancherà, tra i trends 2018 per i social media, la modalità del contenuto effimero, quella modalità che permette di condividere del contenuto che ha una durata limitata di 24 ore. Parliamo quindi di Instagram Stories, al momento una delle modalità più usate con oltre 200 milioni di utenti al mese, ma anche di Facebook e Snapchat Stories. Modalità che sta di fatto coinvolgendo anche le aziende, si stima che il 50% delle aziende presenti su Instagram abbia già creato contenuti effimeri e che più di 1 milione di advertiser usa Instagran Stories per fare promozioni almeno una volta al mese.

    Insomma, questo è lo scenario che si sta sviluppano per quanto riguarda i social media e il social media marketing. Nuove tendenze che andranno ad alimentare l’evoluzione del contenuto che è sempre più visual e meno testuale. E quella parte testuale, almeno per quel che riguarda le aziende, sarà sempre più gestita attraverso l’Intelligenza Artificiale.

    E voi che ne pensate? Qualche di queste modalità state giù utilizzando all’interno della vostra organizzazione?

    social media trends 2018 infografica franzrusso.it

     

  • Il successo di #cinemavoto su Twitter, tra ironia e contenuti esilaranti

    Il successo di #cinemavoto su Twitter, tra ironia e contenuti esilaranti

    Gli ultimi giorni di campagna elettorale, con il silenzio elettorale che incombe, impongono che le conversazioni sui social media siano lontane dai tempi politici. Ma allora perchè non parlarne comunque, con ironia, ispirandosi al cinema? Ecco il successo di #cinemavoto con oltre 12 mila contenuti condivisi.

    Gli ultimi giorni di campagna elettorale sono strani sui social media, non si può parlare esplicitamente di politica perchè incombe il silenzio elettorale, bisogna quindi trovare delle modalità diverse. Twitter, tra i canali social media, è forse quello che meglio si presta a fare operazioni di questo tipo, per le sue caratteristiche di dinamicità, velocità. Allora ho pensato che un’idea potesse essere quella di ispirarsi al mondo del cinema. Lo so, non era un’idea originale, tra l’altro erano recenti anche hashtag come #cineneve e #cinerimborsi. Ed ecco che ho pensato a #cinemavoto, con l’idea di parlare del tema elettorale, delle elezioni politiche di domenica 4 marzo, ispirandosi ai film. Ne è venuta fuori, in poco tempo, una valanga di titoli esilaranti che si ispiravano ai grandi film della nostra storia e non solo. Di seguito il racconto, da dove tutto è partito, e alcuni dati che possono interessare, grazie a Talkwalker.

    Iniziamo col dire che tutto è iniziato da questo tweet, invitando gli utenti a twittare titoli di film a tema #elezioni2018. Nel giro di poco tempo l’hashtag fa la sua apparizione in 3° posizione nei trending topic italiani, diventando 1° subito dopo, restandoci per gran parte della serata.

    Come potete vedere dal grafico in basso, #cinemavoto ha totalizzato 12.200 contenuti condivisi, con un picco alle 19 del 2 marzo con 669 contenuti condivisi. L’hashtag ha continuato ad essere in prima posizione anche stamattina, scivolando poi nelle posizione dei trending, restando comunque tra i primi 40 temi più condivisi anche oggi in Italia.

    #cinemavoto tweet totali

    #cinemavoto ha totalizzato 45 milioni di impression e, dato molto più interessante, ha coinvolto 22 mila utenti che hanno interagito con i contenuti. Dato ancora più significativo tenuto conto che gli autori unici sono stati 3.300 con una media di 3,7 contenuti condivisi per ciascuno.

    Questo è il dato demografico di #cinemavoto e notiamo che il pubblico era composto per il 40,2% da donne e per il 59,8% da uomini. Dal punto di vista dell’età, si può dire che i millennials hanno partecipato di più, la fascia di età più presente è quella 25-34 anni, seguita da quella 18-24 anni.

    donne uomini età #cinemavoto

    Questa che vedete in basso è la mappa che ci mostra il livello di attività per #cinemavoto indicandoci le aree geografiche più attive. Napoli, Milano e Roma sono state molto attive.

    #cinemavoto mappa tweet

    E ora vediamo quelli che sono stati i tweet più condivisi, quelli che sono piaciuti di più agli utenti, segnalandovi, prima, che gli utenti più coinvolgenti sono stati @manginobrioches, @dippi014 e federva.

    http://twitter.com/maopasquinelli/status/969637810541035521

    http://twitter.com/libra_morena/status/969646758346227713

    http://twitter.com/lassameperdere/status/969624998842372096

    http://twitter.com/RotellaFP/status/969653188226928641

    #cinemavoto è stato anche citato su Il Secolo d’Italia e su AGI.

    Oggi si è ripetuto, in parte, il successo di #cinemavoto con #musicavoto, che ha totalizzato 2.500 tweet condivisi ed è arrivato in 2° posizione nei trending topics, partendo da questo tweet:

  • Instagram è molto vicina al lancio delle audio e video chiamate

    Instagram è molto vicina al lancio delle audio e video chiamate

    Instagram sarebbe ormai vicina al lancio delle audio e video chiamate. Da quanto rivelato da TechCrunch che ha visionato gli applicativi dell’app Instagram Direct, Instagram è ormai vicina a rendere l’app sempre più completa dal punto di vista della messaggistica, sempre più intenta a vincere la competizione con Snapchat.

    Instagram non vuole essere più soltanto un’app che permetta la condivisione di immagini e video, vuole essere molto di più. Obiettivo dell’azienda di Facebook è quello di diventare un’app sempre più completa e competitiva, soprattutto sempre più attrezzata per vincere la competizione con Snapchat. Questa premessa è doverosa per comprendere il significato di quanto ha scoperto TechCrunch, ottenendo in realtà una conferma di quanto era già stato più o meno scoperto il mese di gennaio. Ma ora esiste l’evidenza del fatto che davvero Instagram è ormai vicina al lancio delle audio e video chiamate.

    Da quanto rivelato, appunto, da TechCrunch, che ha visionato i file nascosti di Instagram e, soprattutto, il file applicativi (APK, Android Application Packages) dell’app Instagram Direct, la società è ormai pronta ad aggiungere anche le audio e video chiamate. Da questa indagine sono saltate fuori le immagini che dimostrano che Instagam sta lavorando sul serio su questa nuova funzionalità.

    instagram audio video chiamate

    Dall’immagine che vedete qui sopra si notano infatti le icone che indicano le audio chiamate e le icone che indicano le video chiamate. L’ipotesi che avanza TechCrunch, molto concreta, è che Instagram sia dell’idea di rendere Instagram Direct sempre più un’app di messaggistica, un po’ come è poi diventata Messenger per Facebook. Diventata da poco un’app stand-alone (tra i primi paesi a testarla c’è proprio l’Italia), con le audio e video chiamate andrebbe a completare le funzionalità di Instagram che sarebbe sempre più in grado di contrastare proprio Snapchat che ha lanciato le video chiamate ormai quattro anni fa.

    instagram audio video chiamate - franzrusso.it 2018

    Instagram il mese scorso liquidò le indiscrezioni con un laconico “no comment”, ma adesso, con le evidenze dei pacchetti APK è difficile tacere o far finta di nulla.

    Ovviamente, non si sa nulla su quando questa funzionalità sarà lanciata concretamente, ma dalle evidenze è plausibile ipotizzare che non passerà molto tempo.

    Quel che è certo è che se davvero Instagram è intenzionata a rafforzare la componente messaggistica con l’introduzione delle audio e video chiamate, allora è lecito pensare che il risultato sarà quello di rosicchiare altri utenti, tra l’latro una componente importante, a Snapchat che potrebbe trovarsi di nuovo in difficoltà.

  • Innovazione dirompente: il 63% delle aziende è già disruptive

    Innovazione dirompente: il 63% delle aziende è già disruptive

    Un interessante studio di Accenture rileva che tra le aziende, anche italiane, la Disruption, l’innovazione dirompente, è già una realtà. Secondo lo studio, che ha sviluppato anche il Disruption Index, il 63% delle aziende affronta già attualmente livelli elevati di disruption e il 44% lo farà in un prossimo futuro.

    Parliamo spesso di Innovazione qui sul nostro blog, è uno dei grandi temi che ci piace affrontare in un momento storico in cui il processo di innovazione e di digitalizzazione è ormai a tutti i livelli. Spesso raccontiamo storie di aziende che, grazie all’intuizione e alla loro capacità di fare Innovazione concreta, sono riuscite a cogliere le opportunità che l’essere disruptive offre. Già, chissà quante volte avrete già sentito termini come appunto diruptive, disruption, vale a dire dirompente, travolgente, o meglio, non più arrestabile. Infatti è così, il processo di innovazione, di trasformazione digitale che le aziende stanno affrontando non è più arrestabile e il momento deve essere colto subito.

    Per avere un’idea complessiva su quanto le aziende sono davvero disruptive, vi presentiamo questo interessante studio di Accenture, azienda leader a livello globale nel settore dei servizi professionali, presentato in occasione del recente Mobile World Congress di Barcellona, che la disruption non è più da considerarsi un evento casuale, è, invece, un percorso che può essere identificato, compreso e anticipato.

    innovazione aziende disruptive

    Lo studio ha analizzato oltre 3.600 aziende, con un fatturato annuo di almeno 100 milioni di dollari, in 82 paesi (Itali compresa), sulla base di due parametri: livello attuale e suscettibilità futura alla disruption. Il quadro che ne viene fuori è chiaro, il cambiamento è divenuto parte integrante della quotidianità delle imprese: il 63% affronta già attualmente livelli elevati di disruption e il 44% lo farà in un prossimo futuro.

    innovazione dirompente aziende

    Nell’ambito della ricerca, Accenture ha sviluppato un “Disruption Index” identificando gli elementi chiave della disruption: la presenza e la penetrazione nel mercato di aziende innovatrici, la performance finanziaria, l’efficienza operativa, la vocazione all’innovazione delle società tradizionali, nonché la loro modalità di difesa dagli attacchi. L’indice rappresenta uno strumento utile per analizzare e capire i diversi settori industriali e consente alle imprese di individuare rischi e opportunità per poi elaborare la giusta risposta strategica.

    Accenture ha raggruppato le società coinvolte nello studio, appartenenti a 20 settori industriali, secondo quattro diversi livelli o stati di disruption:

    • Durabilità: Qui la disruption è evidente, ma non mette a rischio la sopravvivenza dell’azienda; i player tradizionali godono ancora di vantaggi strutturali e ottengono risultati rilevanti. Circa un quinto (19%) delle aziende intervistate ricade all’interno di questo stadio evolutivo dell’innovazione, tipicamente appartengono al settore della vendita e fornitura di parti in ambito automobilistico, a quello delle bevande alcoliche e al chimico.
    • Vulnerabilità: L’attuale livello di disruption è moderato, ma le aziende dominanti sono sensibili alla disruption futura a causa di sfide strutturali di produttività rappresentate, per esempio, dall’elevato costo del lavoro. Questo stato comprende un quinto (19%) delle aziende, tra cui quelle operanti nel settore assicurativo, sanitario e dei discount.
    • Volatilità: Caratterizzato da una disruption violenta e improvvisa; quelli che un tempo rappresentavano punti di forza si sono ora trasformati in debolezze. Le aziende in questo stadio (il 25% di quelle coinvolte nello studio) sono prevalentemente operanti nel comparto della tecnologia di consumo, come pure in vari settori di servizi: quello bancario, della pubblicità e dei trasporti.
    • Vitalità: La disruption è costante; le fonti di vantaggio competitivo sono spesso effimere in quanto emergono continuamente nuove aziende disruptive. Questo stadio comprende più di un terzo (37%) delle aziende, tra queste emergono fornitori di software e piattaforme, telecomunicazioni, media e high-tech, nonché le case automobilistiche.

    Secondo la ricerca, ad ognuna delle fasi sopra individuate corrisponde un diverso orientamento strategico:

    • nello stato di durabilità, le aziende devono reinventare le proprie attività tradizionali piuttosto che impegnarsi per preservarle. Ciò significa adottare provvedimenti per mantenere la leadership di costo all’interno del core business, per esempio rendendo le offerte non solo più economiche, ma anche migliori per i clienti.
    • Nello stato di vulnerabilità, le società devono rendere più produttive le proprie attività tradizionali e predisporsi a sfruttare le innovazioni future (proprie o dei concorrenti). Dovrebbero per esempio ridurre la dipendenza dalle immobilizzazioni e monetizzare le risorse sottoutilizzate.
    • Nello stato di volatilità, l’unico modo per sopravvivere è cambiare lo status quo in modo deciso, ma saggio. Le aziende tradizionali devo trasformare radicalmente il proprio core business e al contempo sperimentare nuove attività, facendo attenzione a trovare il giusto equilibrio: se infatti una svolta troppo repentina potrebbe rendere la situazione economicamente insostenibile, con un cambiamento troppo lento le aziende rischierebbero di diventare obsolete.
    • Nello stato di vitalità, le società devono mantenersi in uno stato costante di innovazione. Ciò comporta: aumentare la penetrazione di prodotti e servizi innovativi per i clienti esistenti e espandersi aggredendo mercati adiacenti o del tutto inesplorati, forti di un core business rivitalizzato e basato sull’innovazione.

    innovazione dirompente aziende settori

    Tenendo in considerazione i valori individuati dalla ricerca di Accenture, questi sono i settori inquadrati per il loro livello di innovazione. Notate come i settori del sofware e piattaforme, retail, media, comunicazione e anche automotive siano quelli che devono mantenere un livello di Innovazione “vitale”, devono fare Innovazione in maniera costante; i settori delle attrezzature industriali, chimici, beni di consumo sono nella zona “durabilità”, quella dove la tradizione si sviluppa grazie all’Innovazione, in un processo naturale; i settori infrastrutture e trasporti, energia, servizi postali sono nella zona “volatilità”, quello dove il cambiamento deve essere messo in atto ma in maniera equilibrata, il rischio di eccedere e di vanificare tutto è molto alto; infine, i settori banking, viaggi, salute, assicurazioni, utilities sono nella zona “vulnerabilità”, quella dove l’esigenza di Innovazione è più alta, con il rischio perdere le opportunità non avendo saputo sfruttare le proprie risorse.

  • Twitter: ecco i segnalibri, per salvare i tweet, rivederli e condividerli in seguito

    Twitter: ecco i segnalibri, per salvare i tweet, rivederli e condividerli in seguito

    Twitter ha attivato oggi la funzionalità dei segnalibri, un modo semplice e veloce per per salvare i tweet per rivederli e condividerli in seguito. E’ anche un modo per interagire con il contenuto, senza cliccare il cuoricino e fare retweet. Inoltre, i contenuti salvati saranno a conoscenza solo dell’utente. La funzionalità è attiva sull’app per Android e iOS, e anche sul sito mobile di Twitter e su Twitter Lite.

    Twitter ha attivato oggi la funzionalità dei Segnalibri, una funzionalità interessante che permetterà agli utenti di salvare tweet per poi rivederli e condividerli con calma in seguito. Capita spesso, infatti, di imbattersi in tweet interessanti ma di non aver tempo per poterli consultare con calma, ecco Segnalibri di Twitter servirà proprio a questo. L’aggiornamento migliorerà anche la condivisione dei contenuti. Con la nuova icona “Condividi” su ogni tweet, si potrà aggiungere un tweet ai preferiti, condividerlo tramite Direct Message o su altre piattaforme al di fuori di Twitter in diversi modi. Raggruppando tutte le opzioni di condivisione in un unico posto, sarà ancora più semplice salvare e condividere, in modo privato o pubblico, i tweet più facilmente e in qualsiasi momento, subito o successivamente.

    twitter segnalibri

    Come salvare un tweet con i Segnalibri

    Per aggiungere un Tweet ai Segnalibri, basterà cliccare sull’icona di condivisione sotto il tweet e selezionare “Aggiungi Tweet ai Segnalibri”. Lo si ritroverà, in qualsiasi momento, selezionando “Segnalibri” dal menu dell’icona del profilo. Si potranno rimuovere i Tweet dai Segnalibri in qualsiasi momento, e solo l’utente potrà visualizzare ciò che ha salvato nei Segnalibri. Per ulteriori informazioni su come aggiungere un Segnalibro, è comunque possibile consultare il centro assistenza.

    twitter segnalibri

    I segnalibri aiuteranno gli utenti a non perdersi i tweet più interessanti. Sarà possibile salvare tweet con un video live per poterli guardare successivamente, o salvare un thread da leggere meglio in un secondo momento, o ancora salvare tweet contenenti link ad articoli interessanti per leggerli o condividerli più tardi.

    Nel lanciare la funzionalità Twitter ha twittato gli aggiornamenti in modo da poter incorporare gli input degli utenti. In questo modo si è notato che alle persone piace salvare le risposte per rispondere più tardi, così come condividere un tweet ore o giorni dopo averlo aggiunto ai Segnalibri. Si è trattato di un modo per valorizzare i feedback degli utenti che sono sempre preziosi, e così dovrebbe essere sempre. Coinvolgere la community e renderla partecipe.

    I Segnalibri sono disponibili su Twitter per iOS e Android, Twitter Lite e mobile.twitter.com.

    Funzionalità interessante e fateci sapere cosa ne pensate.

     

     

  • Facebook sfida LinkedIn, il lavoro lo si potrà cercare anche sul social network

    Facebook sfida LinkedIn, il lavoro lo si potrà cercare anche sul social network

    Facebook ha ormai deciso di sfidare LinkedIn per quanto riguarda gli annunci di lavoro. Dopo aver avviato Facebook Jobs in Usa e Canada più di un anno fa, da oggi sarà possibile inserire e consultare annunci di lavoro in altri 40 paesi, Italia compresa.

    Facebook è diventato ormai non solo un grande social network con più di 2 miliardi di utenti, ma, come abbiamo già sottolineato in altre occasioni, è diventato un moltiplicatore di esperienze, sempre con l’obiettivo di intrattenere l’utente all’interno del social network. E oggi si aggiunge un nuovo tassello che renderà Facebook un luogo sempre più completo, dove l’utente può davvero cercare tutto, anche il lavoro.

    E’ infatti di oggi la notizia che Facebook ha esteso ad altri 40 paesi il servizio Facebook Jobs, facebook.com/jobs, attivato verso la fine del 2016 solo in Usa e in Canada. E tra questi 40 paesi vi è anche l’Italia. Si tratta di una vera sfida a LinkedIn, il social business network per antonomasia, da sempre luogo dove aziende, professionisti e utenti postano e consultano annunci di lavoro.

    facebook jobs annunci lavoro-italia

    Il servizio è quindi di interesse per tutti coloro che cercano lavoro, potranno infatti consultare gli annunci dalla sezione “Esplora” alla voce “Jobs” anche dal proprio smartphone (il servizio è anche disponibile per Android e iOS). Una volta trovate l’annuncio di interesse, si potrà compilare una scheda, sempre su Facebook, per candidarsi e, successivamente, sarà possibile avere un contatto diretto con l’azienda che sta cercando, direttamente su Messenger. Le aziende vedranno le informazioni che il candidato ha indicato e tutto ciò che è reso pubblico sul proprio profilo.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/10157147675716729/

    Le aziende possono poi creare annunci direttamente sulla pagina aziendale con tutti i dettagli e gli annunci appariranno su Jobs, sul Marketplace e anche sul news feed. Avranno anche la possibilità di intervenire sulle modalità con cui entrare in contatto con i candidati, sempre attraverso Messenger.

    https://www.facebook.com/facebook/videos/10157147673511729/

    Presto anche nel nostro paese potremo quindi consultare annunci di lavoro dalla barra laterale di Facebook oppure dall’applicazione mobile, cercando il luogo di lavoro, il tipo di contratto ecc…

    Facebook quindi decide di sfidare LinkedIn sul suo campo e su larga scala, prima o poi doveva accadere. Sarà interessante vedere come questo servizio evolverà anche nel nostro paese. Certo che il fatto che ci siano aziende e agenzie di lavoro che “indagano” anche i profili Facebook dei candidati è cosa nota. Ma ora Facebook offre un servizio completo, dando la possibilità agli utenti di trovare lavoro direttamente sulla piattaforma che usano tutti i giorni (già 1 utente su 4 negli Usa lo fa) e dando la possibilità ad aziende e agenzie di poter cercare candidati anche guardando il proprio profilo pubblico.

    E voi che ne pensate?

  • HPC4 entra nel Green Data Center di Eni, eccellenza tutta italiana

    HPC4 entra nel Green Data Center di Eni, eccellenza tutta italiana

    All’interno del Green Data Center di Ferrera Erbognone, Eni ha presentato quello che è uno dei supercomputer più potenti al mondo. Si chiama HPC4 e dispone di una capacità di calcolo massima di 22,4 Petaflop, ossia 22,4 miliardi di operazioni matematiche al secondo. Un altro fiore all’occhiello del processo di digitalizzazione del colosso italiano.

    Il Green Data Center di Eni si trova a Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia nella Lomellina meridionale, ed è uno dei più grandi e moderni data center d’Europa. Concepito nel 2009 e realizzato nel 2013, il Green Data Center rappresenta la casa digitale di Eni, il luogo dove il colosso italiano sta portando avanti il suo processo di digitalizzazione ormai giunto a livelli sempre più elaborati e sofisticati. L’esigenza di costruire un proprio data center per Eni è stata cruciale, una necessità data dal fatto di garantire sempre la continuità dei servizi, senza interruzioni.

    Un investimento che, di fatto, ha dato vita ad uno spazio dove l’efficienza energetica è la regola basilare. Lo scorso anno è stato raggiunto un grande traguardo in ottica di risparmio energetico, ottenendo un PUE (Power Usage Effectiveness) di 1,175 rispetto ad una media mondiale di 1,8 (dato EPA, US Environmental Protection Agency). Di conseguenza la quantità di CO2 risparmiata all’atmosfera nel triennio 2014-2017 è stata di 18.000 Ton e l’elettricità risparmiata nello stesso periodo ammonta a oltre 50.000 MWh.

    Il Green Data Center è il luogo in cui viene sviluppata tutta la forza di calcolo di Eni, è la casa del nuovo supercomputer HPC4 (High Performance Computer) che rende la potenza di calcolo dell’azienda italiana la più potente al mondo a livello industriale. HPC4, presentato ufficialmente durante l’evento “Imagine Energy.

    Storie di dati, persone e nuovi orizzonti”, consente alla compagnia di disporre di un’infrastruttura di calcolo con una capacità di picco pari a 22,4 Petaflop, vale a dire 22,4 milioni di miliardi di operazioni matematiche svolte in un secondo. Ma la potenza e la tecnologia, anche nelle loro forme più avanzate, pur offrendo vantaggi competitivi fondamentali senza le competenze umane risultano strumenti improduttivi.

    L’infrastruttura di calcolo di Eni, infatti, funziona sulla base di un unico ecosistema di algoritmi estremamente avanzato e complesso, creato e sviluppato nell’arco di oltre dieci anni e di proprietà di Eni, e basato sull’esperienza e sul know how della compagnia, che si è avvalsa anche della collaborazione di alcuni tra i più importati istituti di ricerca italiani.

    hpc4 green data center eni

    Tanto per rendere l’idea, HPC4 è il più potente supercomputer in Europa, il terzo al mondo dopo Sunway TaihuLight (93 Petaflop) in Cina e Tianhe-2 (33.86 Petaflop) sempre in Cina.

    Ma a cosa serve un supercomputer a Eni? HPC4 va ad aggiungersi alla famiglia degli HPC, i supercalcolatori di Eni che forniscono un supporto strategico al processo di trasformazione digitale della compagnia lungo tutta la sua catena del valore, dalle fasi di esplorazione e sviluppo dei giacimenti oil & gas, alla gestione dei “big data” generati in fase di operation da tutti gli asset produttivi (upstream, refining e chimici). Il supercomputer è quindi un grande supporto tecnologico per l’azienda.

    hpc4 green data center eni imagineenergy

    Imagine Energy a Ferrera Erbognone (Pv)hpc4 green data center eni

    Eni è entrata oggi nella fase cruciale del proprio percorso strategico di digitalizzazione, con 150 progetti trasversali a tutte le aree di business e oltre 150 manager coinvolti, con l’obiettivo di raggiungere importanti benefici economici e operativi nel breve e medio termine.

    La società ha intrapreso la via della trasformazione digitale da diversi decenni, molto prima che nell’industria si cominciasse a parlarne, ed è riuscita nel tempo a trasformare la necessità di elaborare grandi quantità di dati in un grande vantaggio competitivo.

    Due gli aspetti rilevanti, sottolineati da Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, durante l’evento: il primo è che i supercomputer ci consentono di accelerare e rendere più efficiente e accurato l’intero processo upstream, riducendo i rischi nella fase esplorativa e guadagnando al contempo un notevole vantaggio tecnologico, il secondo è la possibilità di aumentare il livello di affidabilità, integrità tecnica e continuità operativa di tutti gli impianti, con benefici sia in termini di sicurezza che di impatto ambientale.

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    Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, con Riccardo Luna, direttore di Agi

    Questi potentissimi computer ci aiutano molto a minimizzare l’incertezza, a minimizzare il rischio degli investimenti e il rischio per l’integrità delle attrezzature e delle persone. Con HPC4 abbiamo fatto poco outsourcing e abbiamo basato tutto su competenze al nostro interno, è il frutto di algoritmi elaborati al nostro interno e si adatta perfettamente alle esigenze della società”.

    Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni

    Il processo di trasformazione digitale di Eni passa quindi dall’unione delle competenze emergenti con quelle esistenti, valorizzandole in modo da rendere l’azienda sempre più capace di affrontare nuove sfide.

    [In collaborazione con Eni]

  • Social Media: non serve fare tanti selfie, meglio curarsi dei followers e dei like

    Social Media: non serve fare tanti selfie, meglio curarsi dei followers e dei like

    Sui social media non serve fare tanti selfie, si rischia di passare per narcisisti e poco simpatici, meglio dedicarsi ai propri followers e ai like. A rivelarlo è un recente studio della Baylor University che ha analizzato la “piacevolezza percepita”.

    Capita spesso che studi universitari analizzino come gli utenti usano i social media, stilando vari profili che si distinguono secondo diverse caratteristiche. Qualche tempo fa avevamo visto i profili su Facebook, secondo uno studio della Brigham Young University, un paio di anni fa avevamo poi visto che tipo di personalità emerge dalla nostra foto profilo. Ma oggi vogliamo parlarvi di un altro interessante studio, della Baylor University e pubblicato sulla rivista Psychology of Popular Media Culture, dal titolo Experimental Evidence of Observed Social Media Status Cues on Perceived Likability, che ci mostra un altro aspetto. E cioè come veniamo visti dai nostri “osservatori”, dai nostri follower quindi, dalle persone con cui interagiamo.

    Lo studio indaga quella che i ricercatori hanno definito “perceived likability“, in italiano sarebbe qualcosa tipo “piacevolezza percepita“, non suona infatti benissimo. Potremmo certamente intenderla come “simpatia percepita“, vale a dire che tipo di impressione facciamo alle persone che ci seguono, ma anche a quelle che ci intercettano per tanti motivi, in relazione all’attività che facciamo ogni giorno su Facebook, Twitter, Instagram, YouTube e altri canali. Lo studio, portato avanti da Steven W. Bradley e da James A. Roberts, ha analizzato 873 risposte da 72 utenti esperti nell’uso dei social media, chiedendo loro di analizzare profili, post e quindi il gradi di accettabilità dell’utente sui social media.

    social media selfie like followers

    Un elemento che evidenzia la ricerca è che la “piacevolezza percepita”, che non è altro che un mix tra socievolezza percepita, empatia, rilevanza, autenticità, differisce tra donne e uomini, ma comunque i ricercatori hanno rilevato che:

    • gli utenti che hanno un alto numero di follower e che ricevono un alto numero di like hanno, di conseguenza, un alto livello di “piacevolezza percepita”;
    • gli utenti che hanno una bella presenza fisica hanno, quindi, una alto grado di “piacevolezza percepita”;
    • gli utenti che pubblicano molto selfie, impegnati quindi a fare emergere solo la propria immagine, godono di una bassa “piacevolezza percepita”.

    Questi sono i dati che emergono in linea di massima dalla ricerca e, ancora una volta, si evidenzia, come già riscontrato da altre ricerche, che i selfie vengono percepiti dagli utenti come un continuo racconto di sè stessi, quindi molto limitato e centrato solo sulla propria persona, sul proprio aspetto. E’ una modalità che viene descritta come narcisista, per il fatto che l’utente non fa emergere altro che la propria immagine, ricevendo, da quello che hanno rilevato i ricercatori della Baylor University, poca simpatia dai propri followers.

    La ricerca rileva poi che gli uomini considerano molto l’aspetto esteriore nel considerare il livello di piacevolezza percepita, mentre le donne sono più attente ai like, al numero di followers e ai selfie.

    A conti fatti, il numero di followers e di like valgono il doppio per quanto riguarda la “simpatia percepita”, molto più dell’aspetto fisico; i selfie invece sono considerati quasi due volte meno simpatici. La ricerca evidenzia che questo vale anche quando una persona non è particolarmente attraente dal punto di vista fisico, gli utenti valutano più importante il numero dei followers e dei like perchè indicatori di altre qualità dell’utente stesso.

    Allora, che ne pensate di questi dati? Anche voi prestate più attenzione ai followers e ai like piuttosto che ai selfie quando entrato in contatto con utenti sui social media?

  • Ecco il Samsung Galaxy S9, la fotocamera è uno strumento per comunicare

    Ecco il Samsung Galaxy S9, la fotocamera è uno strumento per comunicare

    Era la vera star più attesa in vista dell’apertura al pubblico del Mobile World Congress 2018 di Barcellona e non ha deluso le attese. Il nuovo Samsung Galaxy S9 punta tutta sulla fotocamera che si ispira all’iride. Presentato anche il modello S9+. In Italia sarà disponibile dal prossimo 16 marzo. Ecco i prezzi.

    Era la vera star più attesa in vista dell’apertura al pubblico del Mobile World Congress 2018 di Barcellona, che si tiene da oggi 26 febbraio fino a giovedì 1° marzo 2018. E da vera star non ha deluso le attese. Il nuovo Samsung Galaxy S9, lo smartphone top di gamma del colosso coreano, punta tutto sulla fotocamera che addirittura si ispira all’iride. La filosofia che introduce il nuovo nato di casa Samsung è quella di intendere la fotocamera non solo come uno strumento per fare foto, ma come un vero strumento di comunicazione in un’era in cui la comunicazione viaggia per immagini. Le funzionalità che sono state introdotte in questo gioiello infatti vanno tutte in questa direzione, mettendo al centro le immagini, i video e le emoji.

    Infatti, grazie al nuovo obiettivo con doppia apertura focale, il Galaxy S9 presenta una sensibilità potente per foto perfette in ogni condizione di luce e consente di realizzare video in super slow-motion e i nuovissimi Emoji personalizzati. in pochi minuti potrete realizzare il vostro emoji con la vostra faccia.

    Samsung Galaxy S9

    Come detto, il Samsung Galaxy S9, presentato a Barcellona insieme al modello S9+, punta tutto sulla fotocamera con un sensore Super Speed Dual Pixel, da 12 megapixel, con potenza di elaborazione e memoria dedicate, in grado di combinare fino a 12 fotogrammi in un solo scatto. La caratteristica principale, inedita fino ad oggi, è l’obiettivo a doppia apertura focale (F1.5 – F2.4) che lascia passare automaticamente più luce quando l’ambiente è buio e meno luce quando è troppo luminoso, per scattare foto nitide e chiare ovunque e in qualsiasi momento. Il Galaxy S9+ ha due sensori, sempre da 12MP, ed entrambi montano una fotocamera anteriore da 8 MP.

    Per quanto riguarda i video, il Samsung Galaxy S9 presenta la funzionalità Super slow-motion, che acquisisce 960 fps (frames per second) per realizzare video unici e divertenti. Grazie al rilevamento automatico del movimento, una caratteristica intelligente che rileva i movimenti all’interno di un fotogramma e inizia a registrare automaticamente: l’utente deve solo decidere l’inquadratura. Dopo aver acquisito il video in super slow-motion, è possibile selezionare una musica di sottofondo tra 35 diverse opzioni o aggiungere un brano dalla propria playlist preferita. È anche possibile creare, modificare e condividere facilmente file GIF con un semplice tocco, scegliendo fra tre divertenti stili di loop per riprodurre l’azione nel modo desiderato.

    Samsung Galaxy S9 blue
    Samsung Galaxy S9 blue – @franzrusso 2018

    Come già visto su iPhoneX, anche con il nuovo S9 è possibile realizzare emoji personalizzate con My Emoji, grazie alle quali è possibile creare un avatar con aspetto, suoni e comportamenti del tutto simili a quelli degli utenti.

    Anche il nuovo Galaxy S9 prevede l‘assistente personale Bixby che utilizza la realtà aumentata e tecnologie di deep learning per fornire informazioni utili sull’ambiente circostante. Con il rilevamento e il riconoscimento degli oggetti in tempo reale, Bixby genera istantaneamente informazioni direttamente nella parte superiore dell’immagine che la fotocamera sta inquadrando.

    Samsung Galaxy S9 Infinity Display
    Samsung Galaxy S9 Infinity Display
    Samsung Galaxy S9 autenticazione biometrica
    Samsung Galaxy S9 autenticazione biometrica

    La linea del nuovo Galaxy S9 non è molto diversa da quella del suo predecessore S8, dal suo fratello maggiore riprende  il luminoso e brillante Infinity Display Super AMOLED, quasi privo di cornice, si fonde in modo completo con il telefono.

    Il display del Galaxy S9 è di 5,8″, mentre il Galazy S9+ è di 6,2″; la memoria è da 64 GB, espandibile fino a 400 GB. Il Galaxy S9 ha 4GB di Ram e batteria da 3.000 mAh (forse un po’ piccola per questo smartphone, è tutta da provare); il modello S9+ si presenta invece con 6 GB di Ram e batteria da 3.500 mAh.

    Galaxy S9 e S9+ saranno disponibili in Italia a partire dal 16 marzo 2018 nelle colorazioni Midnight Black, Coral Blue e nella nuova tonalità Lilac Purple al prezzo consigliato di € 899,00 e €999,00 rispettivamente. I due modelli sono prenotatili da oggi è quindi disponibili anche una settimana prima dall’uscita ufficiale. Maggiori informazioni le potete trovare a questo link.

  • Facebook porta sempre meno traffico ai siti e il search supera i social

    Facebook porta sempre meno traffico ai siti e il search supera i social

    Facebook nel corso di questi ultimi anni è diventata la prima fonte di traffico dei siti web in generale. Ma come dimostra una recente analisi di Shareaholic, questo è stato vero fino al 2016: da quel momento fino al 2017, Facebook ha visto ridursi la sua forza referral del 12,7%.

    Forse alcuni di voi ricorderanno quando riportavamo le periodiche analisi di Shareaholic che dimostravano come Facebook fosse la prima fonte di traffico per i siti web, seguendo la tendenza che dimostrava che i social trainassero più traffico del search. L’apice di tutto questo si è avuto nel 2014, quando Facebook era ripetutamente la prima voce referral dei siti web, specie i siti editoriali, superando anche Google. Se volete qui ci sono i nostri post che raccontano quanto avveniva tra il 2013 e il 2014.

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    Dall’ultimo report di Shareaholic si nota che Facebook perde terreno, non traina più traffico come qualche anno fa. Si registra un calo del 12,7%: si è passati dal 30,9% del secondo semestre del 2016 al 18,2% del secondo semestre del 2017. Un calo determinato dalle diverse modifiche dell’algoritmo che regola il news feed, l’ultima poi sarà quella più drastica, avendo come scopo quello di far emergere le interazioni tra amici e parenti, a scapito dei contenuti editoriali. Un calo che, certamente, trova motivazione anche nel fenomeno delle notizie false che ha investito la piattaforma proprio nel periodo in cui viene rilevato il calo delle forza referral, così come lo documenta Shareaholic. Va aggiunto che le continue modifiche del news feed di questi ultimi due anni hanno avuto come risultato un progressivo calo del coinvolgimento degli utenti sulla piattaforma. Proprio quest’ultimo elemento ha spinto Mark Zuckerberg a spingere sulla rilevanza dei “contenuti personali”, e quindi delle interazioni che da essi scaturiscono. E’ probabile che nei prossimi mesi Facebook perderà ancora di più la sua forza referral, portando sempre meno traffico ai siti web.

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    Altro dato che emerge dal report di Shareaholic è che il search, invece, ha ricominciato a riprendersi il suo ruolo di referral principale che era stato sostituito, per un po’ di tempo, proprio dai social media. Il search ad oggi traina il 34,8% del traffico verso i siti web, contro il 25,6% del social. A farla da padrone ovviamente è Google che, nel periodo di monitoraggio, cresce del 20,9%. E crescono tutti i motori di ricerca e quasi tutti a doppia cifra. Un dato che va sicuramente sottolineato è che, a fronte del calo di Facebook, il search non ha superato il social semplicemente scalzandolo, anzi, lo ha addirittura inglobato per il fatto che adesso i motori di ricerca indicizzano i contenuti condivisi sui social media.

    traffico referral search 2017

    Tornando alla quota di traffico referral dei social, oltre a notare il forte calo di Facebook, dall’altro lato va sottolineata la crescita di Instagram e di Pinterest. Sono queste due piattaforme che crescendo portano la loro quota dietro a quella di Facebook. Nel periodo di monitoraggio Pinterest cresce del 27,5% portando la sua quota di traffico referral a 7,5%; Instagram cresce del 890,4% portando la sua quota allo 0,73%. Manca quindi davvero un soffio per superare anche Twitter che è allo 0,74% (-9,52% la sua quota totale). Da registrare l’ottima performance di YouTube che cresce del 161,8% (0,05 la sua quota di traffico referral).

    traffico referral social media facebook 2017

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    Cosa ci dice in sostanza questo report? L’elemento che emerge con forza è che il search è la fonte di traffico più forte in questo momento e che è tornato a riprendere il suo ruolo di sempre. Ciò significa che i siti devono diversificare e tornare ad investire sul search. I siti di media devono quindi limitare la loro dipendenza da Facebook, troppo sbilanciata infatti, e tornare a credere ancora nel search.

    Altro elemento che emerge è che, pur essendo quote ancora minime rispetto a quella di Facebook, val la pena rivedere la propria presenza su Pinterest e, in particolare, su Instagram, per cercare di intercettare un pubblico sicuramente interessato ai vostri contenuti. Insomma, bisogna cominciare a pensare che il ruolo di Facebook da qui a poco si ridimensionerà ancora per i motivi che abbiamo cercato di spiegare e che bisogna investire in altre direzioni per portare più traffico sui siti web.

    E voi che ne pensate?