Autore: Franz Russo

  • E-commerce e dynamic pricing, ecco i giorni migliori per gli acquisti online

    E-commerce e dynamic pricing, ecco i giorni migliori per gli acquisti online

    Un’interessante indagine di idealo ci mostra il fenomeno del “dynamic pricing” in relazione all’e-commerce in Italia. In pratica, la ricerca rileva che acquistare online tra la metà della settimana e l’inizio del fine settimana comporta un risparmio di quasi il 4%.

    Come sappiamo il fenomeno e-commerce in Italia cresce sempre di più, si tratta di un valore di oltre 23 miliardi nel nostro paese. E anche per gli acquisti online il parametro principale a cui gli utenti guardano è proprio il prezzo. idealo, il portale internazionale per la comparazione prezzi negli acquisti digitali, ha indagato il fenomeno del dynamic pricing in relazione proprio agli acquisti online in Italia, si tratta della variazione strategica dei prezzi messa in atto dagli shop on-line. La ricerca ha rilevato che acquistare online a metà della settimana e all’affacciarsi del weekend può comportare un risparmio medio generale del 3,7% rispetto ad acquisti fatti nei giorni festivi o a inizio settimana. Ecco alcuni dati interessanti che sono emersi dalla ricerca di diealo in riferimento al nostro paese, da tenere in considerazione.

    acquisti online dynamic pricing italia

    Acquistare online a metà settimana e all’affacciarsi del weekend può comportare un risparmio medio generale per l’Italia del 3,7%. La percentuale di possibile risparmio è variabile:

    • 4,3% per i televisori;
    • 6,4% per le scarpe da uomo;
    • 8,5% per i notebook;
    • 4% per gli smartwatch;
    • 3,2% per le lavatrici;
    • 0,5% per gli smartphone.

    Le giornate migliori per acquistare online sono, in media, il mercoledì e il venerdì, mentre sono minori le possibilità di risparmio nel corso di giornate come il martedì e la domenica.

    dynamic pricing giorni migliori acquisti online italia

    La ricerca rileva che in Italia sia in atto un’evoluzione che va nella stessa direzione delle dinamiche di altri canali di e-commerce europei: in Germania, ad esempio, la variazione è in media intorno al 6,2%, un dato dal quale l’Italia, oggi, non è poi così distante.

    Allora, se siete soliti fare acquisti online è meglio che consideriate queste indicazioni che, forse, avete già notato. Raccontateci la vostra esperienza.

  • Fermi tutti, abbiamo sbagliato: i social media non rovinano le relazioni

    Fermi tutti, abbiamo sbagliato: i social media non rovinano le relazioni

    Da anni si dice che troppo uso dei Social Media sia la rovina delle relazioni personali, mettendo a rischio la propria vita sociale. Ma a quanto pare non è così, come sostengono due recenti studi dell’Università del Kansas, dimostrando l’assenza di relazione tra l’uso dei social media e la riduzione dei contatti con amici o parenti.

    Da anni si dice che usare troppo i social media porti alla rovina delle relazioni personali, mettendo a rischio la vita sociale dell’individuo. Quante volte se ne parlato e discusso, tantissime volte, creando dibattiti accessi tra chi sosteneva il pericolo di un utilizzo eccessivo e tra chi, invece, sosteneva che un utilizzo razionale non avrebbe sortito particolari effetti. Ma oggi possiamo dire, forse, una parola in più a favore del fatto che in realtà l’uso dei social media non rovina le relazioni con amici e parenti.

    A dimostrarlo sono due studi condotti dai ricercatori dell’Università del Kansas e pubblicati sulla rivista Information, Communication & Society, che hanno rilevato come, a distanza di tempo, anche un utilizzo eccessivo non ha poi portato ad una sorta di “allontanamento sociale” degli individui dopo aver usato piattaforme diverse. Jeffrey Hall, uno dei ricercatori che ha preso parte agli studi, ha tenuto a precisare che questi dati non dicono che l’abuso sia da considerare in senso positivo, ma che va considerato in maniera diversa da come è stato fatto fino ad oggi, credendo che, in ogni caso, fosse una rovina per le relazioni personali degli individui.

    social media non rovina relazioni

    Il primo preso in esame dei ragazzi americani in un periodo compreso tra il 2009 e il 2011. In questo caso non è stato trovato alcun legame tra l’aumento dell’uso dei social media e la diminuzione delle relazioni personali. Mentre il secondo studio è iniziato nel 2015 con 116 partecipanti: metà adulti e metà universitari che hanno inviato per 5 volte al giorno, 5 volte a settimana, alcuni messaggi di testo. Anche in questo secondo caso, l’uso elevato dei social media non ha sortito alcun effetto sulla qualità delle loro relazioni personali.

    “Avrebbero dovuto uscire di meno, fare meno telefonate”, ha detto Hall, “ma tutto questo non è successo“. “Quello che abbiamo scoperto” – ha continuato Hall – “è che l’uso dei social media da parte delle persone non aveva alcun rapporto con coloro i quali avrebbero parlato più tardi quello stesso giorno. Gli utenti dei social media non stavano vivendo un ‘allontanamento sociale’: se usavano i social media nelle prime ore del giorno in seguito non sarebbero stati più propensi a rimanere soli. Non sembra che l’uso dei social media abbia una relazione con chi ha uno stretto rapporto con i partner in una conversazione faccia a faccia o telefonica“.

    Insomma, questi due studi dimostrano che effettivamente non vi è una relazione tra un uso massiccio dei social media e una carenza delle relazioni interpersonali. Abbiamo sbagliato nella valutazione fatta in questi anni? Forse sì, ci siamo fatti trasportare da certe valutazioni, ignorando il fatto che, forse, proprio quelle valutazioni fatte in maniera superficiale in realtà nascondessero ben altri problemi, che nulla avevano a che fare con i social media. Bisognerebbe rivedere una certa, nutrita, letteratura che è stata prodotta in questi anni, convincendoci tutti che più social media equivalesse all’isolamento sociale.

    E voi che ne pensate?

  • Elezioni 2018, Twitter dedica una emoji alle elezioni politiche italiane

    Elezioni 2018, Twitter dedica una emoji alle elezioni politiche italiane

    Twitter dedica alle Elezioni Politiche italiane una emoji. Utilizzando infatti #Elezioni, #Elezioni 2018 e  #ItalyElection2018 comparirà di fianco una emoji speciale, rappresentata da un’urna elettorale avvolta dalla bandiera italiana.

    Le Elezioni Politiche 2018 sono sempre più vicine, mancano ormai meno di due settimane al 4 marzo, giorno in cui più di 51 milioni di elettori italiani (è il numero più alto mai visto da circa 30 anni a questa parte) saranno chiamati a rinnovare i due rami del Parlamento, il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati. Si tratta di un evento molto atteso, anche a livello internazionale per le ripercussioni che l’esito può avere a livello europeo.

    elezioni politiche 2018

    Per celebrare questa occasione, Twitter introduce da oggi una emoji speciale che raffigura un’urna elettorale avvolta dalla bandiera italiana e che apparirà utilizzando gli hashtag #Elezioni, #Elezioni2018 e #ItalyElection2018.

    elezioni politiche 2018

    Utilizzando gli hashtag, quindi, sarà più semplice seguire e prendere alle conversazioni sulle elezioni su Twitter: le persone potranno trovare i Tweet ancora più velocemente, e sarà più facile per tutti rispondere ai commenti e partecipare alla discussione.

    [box type=”shadow” align=”alignleft” class=”” width=””]Sinéad McSweeney elezioni 2018 italiaTwitter è il posto ideale per seguire la politica, perché consente a cittadini e politici di condividere le proprie opinioni e interagire tra loro. Con questa Emoji, vogliamo aiutare le persone ad esprimere il proprio punto di vista sulle elezioni e dare così un contributo importante e positivo ai cittadini in questo momento così importante per l’Italia. Stiamo già notando come gli italiani utilizzino sempre di più Twitter per esprimere le proprie opinioni e condividere i propri interessi: questa Emoji renderà le conversazioni ancora più vivaci” ha dichiarato Sinéad McSweeney, Vice President for Public Policy and Communications.[/box]

    Nei giorni scorsi, in collaborazione con Talkwalker, abbiamo pubblicato i risultati della nostra anali, mostrando i temi su cui maggiormente si concentrano i commenti degli utenti sui cari canali social media dei partiti e dei personaggi politici.

  • Social Media e Aziende, la principale sfida resta la carenza di risorse

    Social Media e Aziende, la principale sfida resta la carenza di risorse

    Una recente ricerca, condotta da The Manifest e Smart Insights, evidenzia come una delle principali sfide che le aziende devono affrontare per adottare i social media all’interno del proprio business è la carenza di risorse, sia finanziare che risorse umane (26%). Per il 24% dei casi, invece, la principale sfida è l’assenza di una strategia.

    Trattiamo spesso il tema social media in chiave business qui sul nostro blog, cercando di offrire spunti e idee alle aziende, ai professionisti, ai marketer al fine di dare una panoramica sempre più ampia soprattutto per quelle che sono le sfide da affrontare. Ed è proprio in termini di sfide che vogliano parlarne oggi, presentandovi questa interessante ricerca di The Manifest, agenzia globale con sede a Whashington, e Smart Insights che hanno interpellato 344 social media marketer provenienti da aziende, B2B e B2C, con almeno 10 dipendenti, da Regno Unito (30%), Stati Uniti (22%), Australia (5%), India (5%) e Germania (3%).

    Certo, penserete, c’è poca Europa e niente dall’Italia, ma quello che davvero interessa è sapere come le aziende di tutto il mondo affrontano la sfida di rendere i social media strumenti di business sempre più efficaci e quali siano le difficoltà o le sfide che esse affrontano per realizzare questo obiettivo. Un tema che riguarda anche le aziende del nostro paese.

    social media aziende sfide

    Prima di partire con i  risultati, va detto che il 52% degli interpellati ha dichiarato che i social media hanno contribuito ad aumentare i ricavi e le vendite delle aziende in cui collaborano.

    Dalla ricerca emerge per il 26% dei marketers, quindi oltre un quarto degli interpellati, la prima vera grande sfida da affrontare è la carenza di risorse, in termini di risorse umane e finanziarie. Questa è una delle sfide principali che le aziende devono affrontare, un dato che vale anche per il nostro paese. E come si supera? Prima di tutto occorre che l’azienda intenda i social media come un vero strumento di marketing e ancora questo non succede ovunque. I social media sono strumenti per portare avanti azioni di marketing e, come tali, necessitano di persone e di risorse finanziarie adeguate. Un suggerimento, che viene anche dalla ricerca e da alcuni casi di studio, è quello di implementare strategie di Influencer Marketing. In assenza di risorse, il lavorare con influencer, mirati e affini con l’azienda, può essere una valida alternativa per superare la carenza di risorse e assicurarsi, grazie all’attività degli influencers che diffondono il messaggio dell’azienda, brand awarness e followers. Alternativa valida, certo, ma può non essere valida in alcuni contesti. Pensiamo al nostro paese, dove è difficile affrontare questi temi in un contesto di PMI. Ma non è detto che sia impossibile.

    social media sfide aziende

    Al secondo posto, delle principali sfide che i marketers devono affrontare per usare i social media all’interno dell’azienda in cui operano, troviamo l’assenza di una strategia al 24%, ossia quasi un quarto degli interpellati. Si tratta di un dato elevato e preoccupante. Significa che ci sono ancora aziende che non reputano i social media come strumenti per fare marketing, non li prendono ancora troppo sul serio. In questo contesto ci sarebbe piaciuto conoscere il dato italiano. E’ bene essere chiari, senza una strategia non si va da nessuna parte. Non ci può essere adozione dei social media come strumenti se non si ha ben di fronte che cosa si vuole ottenere. E cioè: quali siano gli obiettivi di business; quale sia il pubblico a cui si vuole mirare e quale sia il contesto dei competitors; quali siano i canali social media che meglio possono essere adeguati rispetto ad altri; quale sia il contenuto che si vuole diffondere; quali siano le risorse (torniamo alla prima sfida); quali siano gli strumenti per tracciare i risultati. Senza questi elementi non si va da nessuna parte, utili per capire la strategia da mettere in atto.

    Terza sfida principale riscontrata dai marketers è la costruzione di una community, anche questa sfida al 24%. Vero, è difficile costruire una community di followers al giorno d’oggi. Un problema che riscontrano molte aziende, per il semplice fatto che tutte, più o meno, agiscono allo stesso modo, senza far emergere cosa le distingue davvero dalle altre. In dato che oggi gli utenti notano e apprezzano di più, in un contesto di aziende molto affollato, è quel qualcosa in più, quel dato caratteristico che distingue ogni azienda, quell’elemento che porta l’utente a sceglierle. Non è facile, ma la strada per la costruzione di una community di followers passa anche da qui. E, soprattutto, non commettere l’errore di usare i social media come strumenti passivi, come può essere un manifesto, sperando che poi gli altri lo vedano. No, i social media sono strumenti attivi, bisogna andare a prendere le persone, bisogna guadagnarsi lo spazio, come scrivevamo qualche mese fa, e non comprarlo.

    Ecco, queste sono le tre sfide principali, quelle più sentite dai marketers interpellati dalla ricerca. A seguire troviamo il tracciare i risultati (17%), tema molto sentito anche nel nostro paese. Ebbene, i social media sono strumenti che ci permettono di raccogliere dei dati, questi devono poi essere analizzati, bisogna che ci siano strumenti che permettano di tracciare questi dati per avviare una strategia che abbia come obiettivo quello di investire sempre sulla relazione con i clienti, che è quello che maggiormente interessa.

    Questi sono i risultati più rilevanti che emergono da questa interessante ricerca che ci ha permesso, ancora una volta, di fronte alle sfide che sono emerse, di ritornare a rimarcare alcuni punti che riteniamo essere fondamentali, anzi, sono proprio “i fondamentali”, ossia le basi che servono per adottare al meglio i social media come strumenti di marketing.

    E coi che ne pensate?

     

  • Elezioni Politiche 2018, i temi più discussi sui social dai partiti e personaggi politici

    Elezioni Politiche 2018, i temi più discussi sui social dai partiti e personaggi politici

    Le Elezioni Politiche del 2018 si avvicinano sempre di più e mai, come in questa occasione, i social media stanno giocando un ruolo sempre più importante all’interno del dibattito politico. Con Talkwalker abbiamo analizzato quali sono i temi e gli argomenti più discussi dagli utenti sui vari canali dei partiti e dei personaggi politici. Diamo insieme un’occhiata.

    La campagna elettorale per le Elezioni Politiche 2018 sta entrando nel vivo, mancano ormai poche settimane al 4 marzo e i social media ormai giocano un ruolo sempre più importante. Facebook e Twitter, in particolare, sono luoghi dove i politici cercano di sviluppare i punti dei loro programmi, dando quindi vita a discussioni attorno agli argomenti che gli utenti sentono vicini alle loro esigenze.

    Con Talkwalker siamo andati a vedere quali sono i temi più discussi sui social media all’interno dei canali che i personaggi politici e i partiti usano per fare campagna elettorale e conversare con i loro elettori. Ne è venuto fuori uno spaccato che potrebbe essere ulteriormente utile per comprendere gli orientamenti che le singole compagini politiche adottano in relazioni agli argomenti e problematiche che gli italiani sentono in modo particolare.

    parlamento elezioni politiche 2018 social media

    Dall’analisi abbiamo notato che gli utenti sui social media mostrano attenzione e sensibilità diverse rispetto agli stessi temi che vengono trattati sui media tradizionali o rispetto a quelli che i personaggi politici propongono per il dibattito. Ad esempio, l’Immigrazione, uno dei temi maggiormente sentiti dagli italiani e di grande attualità, sui social media è di gran lunga il tema più discusso (31,3%), seguito da lavoro e occupazione. Quello che vedremo di seguito è come i vari temi che sono alla base di questa campagna elettorale sono stati discussi dai vari schieramenti e dai vari politici.

    Partiamo dal Partito Democratico. Come vedete dal grafico a torta, negli ultimi 7 giorni i temi più discussi dagli utenti (sulla base dei commenti degli stessi) si sono sviluppati attorno alle Tasse (33,4%), lavoro e occupazione (17,8%), Immigrazione (12,5%)

    partito democratico facebook elezioni politiche 2018

    Diversi i temi discussi dagli utenti in riferimento all’account Twitter del Partito Democratico. Come vedete, negli ultimi 7 giorni il tema più discusso a 280 caratteri è stato il lavoro e occupazione (21,4%), seguito dalla sicurezza (18,5%) e dalle tasse (15,5%).

    partito democratico twitter elezioni politiche 2018

    Guardando a Matteo Renzi, per concludere con il PD, sulle sue pagine Facebook e in relazione ai suoi tweet, i commenti degli utenti si concentrano su lavoro (23%) Immigrazione (17,8%) e tasse (17,1%).

    matteo renzi commenti social media facebook twitter elezioni politiche 2018

    Guardiamo adesso su cosa si concentrano gli utenti che frequentano la pagina Facebook e l’account Twitter del MoVimento 5 Stelle. Su Facebook i commenti degli utenti si concentrano su Immigrazione e lavoro, quasi in parità con, rispettivamente, il 23,8% e il 23,5%; a seguire il tema delle tasse (18,3%) e le pensioni (11,7%).

    movimento 5 stelle facebook elezioni politiche 2018

     

    Su Twitter, le conversazioni generate in relazione all’account del M5S sono diversi da quelli commentati su Facebook. Infatti al primo posto troviamo le pensioni (27,8%), poi Immigrazione 19,1%) e poi agricoltura (11,1%).

    movimento 5 stelle twitter elezioni politiche 2018

    Se diamo un’cchiata invece alle discussioni e ai commenti che gli utenti hanno manifestato in relazioni ai temi toccati da Luigi di Maio, su Twitter e su Facebook, notiamo che grosso modo rispecchiano i dati visti in relazioni ai commenti generati sulla pagina Facebook del MoVimento. Solo che in terza posizione, tra i temi più discussi in relazione alle conversazioni generale da Di Maio negli ultimi sette giorni, troviamo l’istruzione (16,4%).

    luigi di maio commenti social media elezioni politiche 2018

    E ora passiamo a vedere cosa commentano gli utenti sulla pagina Facebook della Lega. Come era prevedibile, il 60,3% dei commenti degli utenti i sviluppano attorno al tema dell’Immigrazione, il dato più alto riscontrato all’interno della nostra analisi. A seguire, con il 10,7%,  le pensioni; al 10% anche le Tasse, un altro dei grandi temi trattati dalla lega in questa campagna elettorale.

    commenti lega facebook elezioni politiche 2018

    Una situazione sostanzialmente analoga la si riscontra anche in relazioni ai commenti che gli utenti hanno espresso in relazione ai tweet dall’account della Lega. Infatti, anche in questo caso troviamo che la stragrande maggioranza dei commenti, 60,3%, si sviluppano attorno al grande tema dell’Immigrazione.

    lega commenti twitter elezioni politiche 2018

    Restiamo sulla Lega e osserviamo adesso i commenti degli utenti sulla pagina Facebook e sull’account Twitter di Matteo Salvini, segretario del partito e candidato premier. Anche in questo caso non ci sono sorprese, il 62,3% dei commenti generati sulla pagina Facebook di Salvini e dal suo account Twitter, negli ultimi sette giorni, vertono sull’Immigrazione. Il 10% dei commenti è sulle tasse.

    salvini commenti social media elezioni politiche 2018

    In relazione a Forza Italia abbiamo raggruppato i dati in un unico grafico avendo notato totale concordanza con i vari dei vari canali analizzati, uno dei pochi casi. Negli ultimi sette giorni i commenti degli utenti sulla pagine Facebook del partito guidato da Silvio Berlusconi e in relazione all’attività generata dall’account Twitter riguardavano per il 28,4% il tema delle tasse; seguito dal lavoro (24,4%) e dalla sicurezza (15,4%).

    forza italia commenti social media elezioni politiche 2018

    Restando su Forza Italia, questi sono gli argomenti trattati da Silvio Berlusconi sui social media su cui si sono concentrati maggiormente i commenti degli utenti. E notiamo che cambiando l’ordine dei due argomenti di Forza Italia più commentati, sui canali del presidente del partito gli utenti commentano temi legati al lavoro (29,2%, contro il 24,4% dei commenti sui canali del partito), tasse (23,6%), immigrazione (18,5%).

    silvio berlusconi commenti social media elezioni politiche 2018

    Ecco, questo era un po’ il dettaglio che volevamo condividere con voi emerso dall’analisi sulle conversazioni elaborata e condotta in collaborazione con Talkwalker. Il nostro intento era quindi quello di evidenziare su quali argomenti gli utenti commentano di più, in relazione ai temi trattati dai vari partiti e personaggi politici che stanno caratterizzando questa campagna elettorale. E’ quindi un modo per fare un raffronto tra quelli che sono i temi portati avanti dalle varie compagini elettorali e i temi che invece interessano agli utenti che simpatizzano per questo o quel partito. Sono quindi dati ed elementi che possono offrire nuovi spunti di riflessione.

  • Jack Dorsey dice che Twitter non è in vendita e ammette che ‘è difficile da usare’

    Jack Dorsey dice che Twitter non è in vendita e ammette che ‘è difficile da usare’

    Parlando alla “Goldman Sachs Technology and Internet Conference”, Jack Dorsey ha tenuto a ribadire che Twitter non è in vendita e che la sua “indipendenza è la nostra forza”. Inoltre, anche in relazione ai dati dell’ultima trimestrale, ha dichiarato che al momento l’azienda sta lavorando per rendere la piattaforma più semplice da usare, puntando anche sui contenuti video.

    L’ultima trimestrale di Twitter ha mostrato ancora una volta i grandi limiti della piattaforma, anche se è stata la prima volta in cui la società è stata profittevole in 12 anni. Primo fra tutti, il fatto che oggi gli utenti percepiscono Twitter come uno strumento difficile da usare. Una percezione concreta e vera, basta dare un’occhiata ai numeri relativi alla base utenti, ferma allo zero con 330 milioni di utenti. Più volte abbiamo sottolineato l’urgenza di un intervento prima che sia troppo tardi,  e prima che Twitter possa davvero finire in mani diverse da quelle attuali.

    A proposito di questo, Jack Dorsey, fondatore e CEO di Twitter, parlando alla “Goldman Sachs Technology and Internet Conference”, ha tenuto a precisare alcune cose e ha detto anche delle altre cose interessanti. Intanzitutto, Twitter non è in vendita, aggiungendo che la sua “indipendenza è la nostra forza”. Una dichiarazione importante che spazza via qualsiasi pretendente, anche in un momento in cui il valore in borsa è cresciuto del 24% da giovedì scorso, oggi a 33,70 dollari. E pensare che si dice di Twitter in vendita ormai da due anni, una volta ogni tre mesi circa, e in una occasione ci si era andati anche vicini con l’interessamento di Disney (società di cui Dorsey e membro del CdA).

    jack dorsey ceo twitter

    Ma Jack Dorsey durante la conferenza ha toccato un altro punto importante che è quello dell’utilizzo della piattaforma e di cosa di potrebbe fare per migliorarlo. Dorsey, di fronte ad un pubblico di investitori, ha ammesso che oggi Twitter è difficile da usare, una difficoltà che vale tanto per gli utenti, quanto per gli investitori.

    “Un terzo di 2 milioni di persone che ogni giorno approdano sulla piattaforma, con grandi aspettative, restano poi deluse perchè non riescono a trovare ciò che vogliono” – ha dichiarato Dorsey – “ci stiamo concentrando proprio su questo aspetto”. “Gli utenti” – ha continuato Dorsey – “ci chiedono una piattaforma più facile da usare“. Dorsey ha poi ammesso che alle volte ci vogliono mesi per capire come seguire le persone che realmente interessano. L’idea è quindi quella di offrire una esperienza sempre più personalizzata, in modo da riuscire a soddisfare le esigenze degli utenti. Twitter Momenti è nato con questa obiettivo, ma non è riuscito pienamente nell’obiettivo e, del resto, non è pienamente attivo nel nostro paese (uno dei pochi tra l’altro).

    Dorsey ha anche individuato una strada per rendere Twitter più facile e immediato da usare, puntando su immagini e video. Ed è proprio su questa ultima forma che Dorsey vuole puntare, “ad oggi la forma di contenuto che è in più rapida crescita”. L’idea è quindi quella di spaziare dalla forma del contenuto testuale verso una forma di contenuto più visiva e immediata.

    Si tratta quindi di dichiarazioni che dimostrano una certa presa di coscienza dei problemi che attanagliano Twitter. Sono parole che finalmente danno l’idea che Twitter sta cercando di organizzarsi per superare le difficoltà e quindi sono segnali positivi. Certo, è presto per esprimere una opinione sulle idee al momento allo studio, ma si tratta comunque di qualcosa.

    Le idee le passeremo al vaglio non appena saranno rese concrete.

  • Sono 31 milioni gli italiani che accedono a Internet da Mobile

    Sono 31 milioni gli italiani che accedono a Internet da Mobile

    Gli italiani che accedono a Internet dal proprio smartphone sono 31,1 milioni. A decretarlo sono i nuovi dati diffusi dall’Osservatorio Mobile B2c Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. Di questi, il 37% utilizza solo dispositivi mobile per navigare, vale a dire poco più di 11,5 milioni di italiani.

    Che agli italiani piaccia navigare in Internet dal proprio smartphone o dal proprio tablet è cosa oramai risaputa e che spesso abbiamo ripetuto, con dati, qui sul nostro blog. E proprio di recente, con i dati di comScore, avevamo visto come gli italiani usano accedere a Internet da dispositivi mobili, evidenziando come il 60% della navigazione avvenga proprio dall’utilizzo di dispositivi mobili, e avevamo anche evidenziato che oltre un quarto degli italiani navigasse solo da mobile.

    Ebbene, oggi vi riportiamo dati ancora più recenti che ci spiegano meglio questo scenario italiano. Sono i dati recentemente diffusi dall’Osservatorio Mobile B2c Strategy della School of Management del Politecnico di Milano.

    utenti internet italia mobile-2018

    Gli italiani che accedono a Internet da Mobile, quindi da smartphone o da tablet, sono 31,1 milioni, un numero considerevole. Di questi, il 37% utilizza solo dispositivi mobili (più di chi usa solo il pc), ossia 11,5 milioni di italiani. La percentuale è quindi più alta di quella riportata, sempre da comScore che era del 16%, adesso si parla di oltre un terzo della popolazione online italiana che accede a Internet esclusivamente da mobile. Inoltre, si arriva al 61% se si osserva il giorno medio.

    Il tempo medio trascorso a navigare da Mobile rappresenta il 64% del totale speso online ed è pari a circa 45 ore al mese: di queste, l’88% è consumato all’interno di un’App. E ricordiamo che si tratta di un esiguo gruppo di app di proprietà di Facebook e Google.

    Un riflesso di questo tendenza, ormai consolidata, è la crescita del Mobile Advertising che supera il miliardo di euro, e rappresenta così il 40% del mercato digitale e il 14% del totale mezzi. Questo incremento degli investimenti deriva in particolare dalla crescita dell’impatto del Mobile all’interno di campagne digitali multipiattaforma.

    mobile advertising utenti internet italia 2018

    A livello di formati continua ad avere un peso dominante (43% del mercato) il Display advertising (Video esclusi). Al suo interno un trend interessante riguarda i formati native, seppur ancora piccoli in valore assoluto, ma in crescita per la capacità di “superare” gli adblocker, le potenzialità in termini di minor invasività e maggior engagement e le performance in linea o superiori rispetto a quelle ottenute su Desktop. Seguono il Video advertising, che si conferma anche quest’anno il formato che cresce maggiormente (+126%) e arriva a pesare il 33% del mercato, e la Search (+16%, che vale il 20% del totale). Crescono anche gli investimenti in Classified ossia su portali di compravendita (+78%), anche se mantengono una quota marginale sul totale mercato (3%), mentre è in calo l’Sms advertising (-17%).

    siti mobile aziende internet responsive

    L’Osservatorio offre dati anche su come le aziende stanno sfruttano la possibilità di dotarsi di siti responsive, quindi adatti alla consultazione da mobile, sono stati presi in esame i siti e le App delle 74 più importanti aziende appartenenti ai primi 65 gruppi aziendali per fatturato a livello italiano per 13 settori merceologici (Assicurativo, Automotive, Bancario, FMCG – food and beverage, Retail Altro Abbigliamento & Accessori, Retail Editoria, Retail Elettronica, Retail Fai da te / Arredamento, Retail GDO, Retail Lusso Abbigliamento & Accessori, Telco, Trasporti, Utility). Ne viene fuori che il 68% ha un sito responsive, il 15% un mobile site, il 13% un sito adaptive e solo il 4% un sito non ottimizzato. Cresce anche l’attenzione da parte delle grandi imprese agli analytics: circa due aziende su tre tra quelle intervistate nel corso della Ricerca, infatti, già li utilizza per adeguare i contenuti del sito e migliorare la customer experience (ma ancora pochi in tempo reale attraverso suite dinamiche).

     

  • Facebook e la fuga dei giovani, sempre più attratti dal visual content (anche effimero)

    Facebook e la fuga dei giovani, sempre più attratti dal visual content (anche effimero)

    Per Facebook gli ultimi due anni non sono stati esaltanti, soprattutto per quanto riguarda le fake news, il Russia Gate. Una crisi siagata da Wired con un’inchiesta, mostrando un malconcio Mark Zuckerberg in copertina, e anche, contemporaneamente, dai dati di eMarketer che mostrano la fuga dei più giovani dalla piattaforma. Ci siamo concentrati su quest’ultimo aspetto e abbiamo chiesto un parere a Riccardo Scandellari.

    Facebook ha compiuto da poco 14 anni, è stato fondato proprio nel 2004, ed è arrivato ad essere oggi il social network con il più alto numero di utenti registrati, 2,1 miliardi di utenti registrati complessivamente, numeri che nessun’altra piattaforma è in grado (ancora) di raggiungere. Eppure, anche per Facebook non sono mancate le difficoltà in questi anni, soprattutto negli ultimi due, quelli caratterizzati dal fenomeno incontrollato delle fake news e dal successivo “Russia Gate“, strettamente collegato alla diffusione delle notizie false.

    Negli ultimi due giorni l’indagine di Wired, che mostra in copertina un malconcio Mark Zuckerberg, e un’indagine di eMarketer, che mette in evidenza la fuga degli utenti più giovani dalla piattaforma, hanno messo in luce tutte le difficoltà che la società di Zuckerberg ha patito in questi due anni.

    facebook giovani utenti fuga

    Mantenendo ferma quell’immagine di Zuckerberg, quello su cui vorremmo concentrarci è proprio la fuga degli utenti più giovani. I dati di eMarketer parlano chiaro. Facebook lo scorso anno ha perso quasi il 10% degli utenti 12-17 anni, più o meno 1,4 milioni di utenti. Nel complesso, però, le stime di eMarketer rilevano che 2,8 milioni sono gli utenti che hanno abbandonato la piattaforma nel 2017 nella fascia d’ età sotto i 25 anni e altri 2,1 milioni di utenti, sempre con un’età inferiore ai 25 anni, li perderà entro quest’anno.

    Un calo che sembrerebbe giovare a Instagram e a Snapchat, due piattaforme da sempre molto gradite ai più giovani. Infatti, sempre i dati di eMarketer prevedono che la piattaforma per immagini di proprietà di Facebook crescerà del 13%, raggiungendo negli Usa 105 milioni di utenti, mentre Snapchat dovrebbe crescere del 9%, raggiungendo 86,5 milioni di utenti.

    Insomma, Facebook comincia ad essere meno usato dai più giovani che, invece, sono alla ricerca di piattaforme forse più dinamiche, più creative.

    Restando sempre in questo filone, se ricordate lo scorso anno avevamo pubblicato una ricerca di Blogmeter, molto interessante, che vi illustrava le piattaforme più usate e quelle meno usate dagli utenti social media italiani. Ebbene, se da un lato la ricerca evidenziava che Facebook rimanesse la piattaforma più usate, dall’altro si metteva in risalto anche che “gli utenti con un’età compresa tra i 15 e i 17 anni, dichiarano inoltre di dedicare più tempo a Instagram e YouTube“. Si tratta quindi di una tendenza generale, non limitata solo agli Usa.

    A questo proposito, abbiamo chiesto un parere a Riccardo Scandellari, esperto di comunicazione, formatore e blogger che tutti conosciamo, nello specifico gli abbiamo chiesto se davvero i giovani non trovano più Facebook così attraente, oppure stanno diventando più attenti, alla ricerca di piattaforme in grado di soddisfare le loro esigenze?

    riccardo scandellari facebook
    Riccardo Scandellari

    Non credo che la presenza dei genitori su Facebook sia l’unica causa. Vedo nelle giovani generazioni una maggiore predisposizione per i contenuti video e fotografici, il testo scritto appartiene alle persone dai 24 anni in poi, queste hanno maggiore dimestichezza con la parola scritta. Le stories sono contenuti in cui i ragazzi non rischiano nulla, non rimangono disponibili per le ricerche di genitori, insegnanti e (in futuro) i recruiter. Il video è il loro linguaggio in cui possono mostrare più che dimostrare, possono sperimentare e creare la distanza dai linguaggi “vecchi”, hanno come modello di riferimento YouTube e non la TV. Per loro apparire in video è normale, cool e meno impegnativo. Poi, qualora esagerassero, dopo 24 ore tutto viene cancellato. Riccardo Scandellari

    Ecco, quella che evidenzia Riccardo Scandellari è proprio una differenza del linguaggio che caratterizza le giovani generazioni, più propense alla forma di contenuto video, quindi al visual content. Una caratteristica che spiegherebbe meglio questa “fuga da Facebook” dei più giovani che si spostano verso piattaforme che fanno del contenuto visivo la propria ragion d’essere.

    Questo è un dato che certamente non metterà in difficoltà Facebook che, nonostante tutto, continuerà a crescere ancora, negli Usa quanto in altri paesi, ma è indicativo di come, per i giovani, la scelta dello strumento venga determinata dalla tipologia del contenuto che questa permetta di usare. Un approccio diverso rispetto a quelle delle generazioni “più anziane”, che spesso inseguono la piattaforma lasciandosi trasportare dalle caratteristiche che offre.

    E voi che ne pensate?

  • Sanremo 2018 totalizza oltre 2 milioni di contenuti condivisi sui social media

    Sanremo 2018 totalizza oltre 2 milioni di contenuti condivisi sui social media

    Sanremo 2018 ha dimostrato di essere, sempre di più, un fenomeno anche social. Le cinque serate hanno totalizzato oltre 2 milioni di contenuti condivisi su Instagram, Twitter e Facebook. Tra i presentatori, Claudio Baglioni è stato il più discusso, anche se Favino ha recuperato molto nella serata finale. Il duo Meta-Moro, vincitore della manifestazione, si conferma come il più discusso tra i cantanti.

    Ed eccoci nell’ultimo appuntamento che riguarda il racconto social di Sanremo 2018, un racconto che è stato reso possibile grazie alla collaborazione di Talkwalker e alla sua piattaforma di social media analytics che ci ha permesso di indagare meglio il fenomeno popolare. Sì perchè il Festival della Canzone Italiana negli ultimi sei anni e divenuto, via via, un fenomeno di racconto anche sui social media. Il nostro intento era proprio quello di mostrarvi la dimensione del fenomeno, in termini analitici e numerici, ma, soprattutto, offrire anche uno spunto di riflessione su come oggi gli utenti utilizzano questi strumenti per condividere pensieri ed opinioni sull’evento televisivo più atteso dell’anno. Non è un caso, come abbiamo notato in queste serate, che il pubblico social sia costituito per la gran parte proprio dai Millennials, significa che quella fascia d’età non solo vede il festival in tv, ma è quella fascia di età che ha più dimestichezza a usare Twitter, Facebook o Instagram per condividere un pensiero o un’opinione sul festival. I numeri sonno interessanti per questo, per capire come oggi i contenuti televisivi vengono “consumati” dalle nuove generazioni, in modalità assolutamente diverse rispetto a quanto accadeva qualche anno, prima del 2011, ad esempio.

    Ecco, questa era una premessa doverosa anche per chiarire meglio il perchè di questi dati, visto un dibattito crescente in questi giorni proprio su questo argomento.

    meta moro vincitori sanremo 2018

    Ma ora, passiamo a vedere i dati, in dettaglio, relativo alle cinque serate di Sanremo 2018. Ultima cosa, come già detto lo scorso anno sempre qui sul nostro blog, non sarebbe il caso di rivedere il format e tornare alle tre serate? Ne guadagnerebbero audience e contenuti condivisi sui social media. Perchè questo? Semplice, guardando proprio i numeri delle condivisioni fatte sui social media, le serate più “performanti” (passateci il termine forse poco adatto in questo contesto) sono proprio la prima e la quinta serata. Mettendo insieme i dati viene fuori che praticamente la metà delle condivisioni si è sviluppata in due serate, con oltre 1 milione di contenuti. L’altra metà di contenuti è stata invece condivisa in tre serate, quelle centrali. Fossero state tre serata, era possibile ottenere un risultato di circa 1 milioni di contenuti condivisi a serata, quindi oltre 3 milioni (se non di più). Ovviamente, questo sarebbe un riflesso dell’audience televisiva che potrebbe attirare più utenti e, quindi, anche più pubblicità. Sempre come detto lo scorso anno, Sanremo dovrebbe essere per la televisione italiana come il SuperBowl lo è per quella americana. Ma questa è un’altra storia.

    Detto questo, è ora di guardare i dati.

    La serata finale di Sanremo 2018 ha totalizzato 524.700 contenuti condivisi, con il picco quando il duo Meta-Moro è stato proclamato vincitore della 68° edizione del Festival della Canzone Italiana.

    tot serata finale sanremo 2018

    In totale, le cinque serata hanno fatto registrare oltre 2 milioni di contenuti condivisi sui social media, in particolare modo su Twitter, Instagram, Facebook e YouTube.

    tot 5 serate sanremo 2018

    Tra i presentatori c’è da registrare la grande risalita di Pierfrancesco Favino che, grazie al grande monologo dell’ultima serata, è riuscito a scavalcare Michelle Hunziker, portandosi alle spalle del direttore artistico Claudio Baglioni. Tra i cantanti, tra i più discussi si conferma il duo Meta-Moro, seguiti da Annalisa (terza classificata) e dal gruppo bolognese Lo Stato Sociale (secondi classificati). Fiorello resta l’ospite più discusso di Sanremo 2018, seguito da Laura Pausini, intervenuta nella serata finale.

    ospiti presentatori sanremo 2018

    Il coinvolgimento netto sui social media, nelle cinque serate, è stato di 33,1 milioni di utenti con oltre 194 mila autori unici.

    Queste che vedete in basso sono le emoji più usate durante tutto Sanremo 2018

    emoji sanremo 2018

    E ora vediamo il dato, forse, tra i più interessanti. Come già notato nelle serate precedenti, anche in riferimento a quanto affermavamo prima, il pubblico che ha seguito la manifestazione sui social media è stata prevalentemente femminile: 58,3% contro il 41,7% degli uomini. La fascia di età più presente è stata quella 25-34 anni, seguita dalla fascia di età 18-24 anni. Più staccati i 35-44 anni e le altre fasce do età.

    demog tot cinque sanremo 2018

    Passiamo invece adesso a scoprire gli influencer totali delle cinque serate di Sanremo 2018, dove vediamo confermarsi Michelle Hunziker che ha usato molto Instagram per condividere le sue emozioni sul palco dell’Ariston. La presentatrice è stata capace di attrarre ben 2 milioni di utenti. Come già notato, nel totale, 7 dei 10 top influencer di Sanremo 2018 arriva da Instagram. Da segnalare l’ingresso, in decima posizione, del canale YouTube della Rai che ha fatto registrare, in 5 serate 27 milioni di visualizzazioni.

    influencer cinque serate saremo 2018

    Essendo stato Twitter il canale più utilizzato invece, (93% dei casi), questi sono i top influencer a 280 caratteri, dove si conferma @trash_italiano come il più coinvolgente. A seguire, l’account ufficiale di Sanremo 2018, suo il tweet più condiviso della manifestazione, e poi da @Ri_Ghetto.

    influencer twitter cinque serate sanremo 2018

    Rapida occhiata ai contenuti più condivisi di Sanremo 2018 partendo da Instagram:

    https://www.instagram.com/p/Be70aO5juJt/

    https://www.instagram.com/p/Be_wiJlBpti/

    https://www.instagram.com/p/BfCO62qgSHy/

    https://www.instagram.com/p/BfCJRMthL_W/

    Questi i contenuti più condivisi su Facebook durante Sanremo 2018:

    https://www.facebook.com/permalink.php?id=83508110062&story_fbid=10159854212590063

    https://www.facebook.com/permalink.php?id=247658858597534&story_fbid=1906742116022525

    https://www.facebook.com/permalink.php?id=156335284411981&story_fbid=1779918625386964

    Infine, i tweet più condivisi durante le cinque serate:

    https://twitter.com/Enzo_Miccio/status/961723886223183873

    https://twitter.com/CaraCori/status/960989869291003904

    https://twitter.com/CaraCori/status/960989869291003904

    Ecco, questo è tutto il nostro racconto di Sanremo 2018. Un ringraziamento particolare va a Talkwalker Italia per averci supportato in queste serate e per aver reso possibile questo racconto. Ma non finisce qui, perchè abbiamo in serbo altri racconti che presto condivideremo qui con voi. Per quanto riguarda Sanremo invece, appuntamento al prossimo anno.

     

  • Da luglio su Google Chrome i siti non HTTPs saranno indicati come ‘Non sicuri’

    Da luglio su Google Chrome i siti non HTTPs saranno indicati come ‘Non sicuri’

    Google fa sapere che dal prossimo mese di luglio tutti i siti ancora HTTP, quelli non criptati, verranno indicati come “Non sicuri” su Chrome, a partire dalla versione 68. Ad oggi tutti i siti HTTPS sono indicati con un lucchetto in verde e la scritta “Sicuro”.

    Con un post pubblicato dalla security product manager Emily Schechter, Google fa sapere che dal prossimo mese di luglio tutti i siti ancora HTTP, quelli non criptati, saranno indicati come “Non sicuri” sulla nuova versione di Chrome, la numero 68. Ad oggi i siti criptati, quindi quelli HTTPS, vengono visualizzati con il lucchetto in verde e la scritta “Sicuro”.

    L’intento è quello di rendere la navigazione dell’utente su siti sicuri e il progresso verso siti criptati lo scorso anno è stato notevole. Più del 68% del traffico su Android e Windows risulta protetto; più del 78% del traffico su Chrome, su OS e Mac, risulta oggi protetto; e ancora, l’81% dei siti top 100 risulta essere criptato.

    google https

    Google sostiene che visto il ritmo crescente di siti che passano da HTTP a HTTPS, dal prossimo mese di luglio sarà quindi doveroso indicare come “Non sicuri” quelli che ancora non hanno effettuato il passaggio.

    google chrome http https

    La crittografia HTTPS permette di proteggere la navigazione dell’utente sul sito dal browser che sta usando, è un modo per evitare che altri possano manomettere il traffico o spiare i dati della propria navigazione. Infatti, senza tale crittografia chiunque potrebbe intercettare le informazioni scambiate con il sito web oppure iniettare malware sulle pagine.

    InTime ha proceduto al passaggio alla versione criptata esattamente un anno fa, oggi l’operazione è comunque molto semplice con servizi automatici come “Let’s Encrypt“. Google invece suggerisce il proprio strumento “Lighthouse”. Il consiglio è quindi quello di operare il passaggio prima del mese di luglio!